Sindaco, batti un colpo: la responsabilità è tua

Rivendicare la continuità con Bruschini e alla prima crisi “incartarsi” come mai avrebbe fatto l’amato/odiato predecessore. Rischia di saltare – ce lo dicono le cronache in questi minuti – il Consiglio comunale convocato per domani, 18 febbraio, nel quale alcuni punti sono stati chiesti dall’opposizione. Sono quelli che una maggioranza litigiosa scansa, preferisce non affrontare, preoccupata di deleghe tolte, promesse, di un assessore diventato “scomodo” come Ranucci e delle parole pronunciate dal procuratore della Dda Prestipino e dal prefetto di Roma in commissione antimafia.

Il sindaco, all’indomani del ritiro delle deleghe – tra l’altro con beffa, molti assessori (d’altro canto pagati dalla collettività) hanno continuato a essere negli uffici e a organizzare eventi, Salsedo su tutti – ha ribadito che non c’era crisi e che stavano lavorando bene per Anzio, ha richiamato il nuovo “nemico” – l’opposizione che prova a dire la sua – ricordando che si vede in consiglio comunale se c’è crisi. Ebbene domani rischia di saltare tutto e come De Angelis diceva di Bruschini, se si è in questa situazione la responsabilità è sua. Di nessun altro.

Magari temendo di andare a casa, in extremis, domani mattina trovano una specie di “quadra” e raggiungono il numero legale, ma De Angelis sa bene che non è la strada per andare avanti. Per questo farebbe bene a battere un colpo, se vuole mantenere la credibilità che lo ha contraddistinto in passato. Dica alla città quali sono i problemi di una maggioranza che si è frantumata nonostante l’allargamento, spieghi i motivi per i quali dopo diversi “passaggi” da un gruppo all’altro alcuni consiglieri sui social continuano a fare distinguo – da ultimo Silani, eletto con la lista del sindaco e oggi di Fratelli d’Italia – dica se davvero c’era una manovra per portare Cafà alla presidenza del consiglio comunale con Piccolo “recuperata” in un assessorato e Ranucci fuori dalla giunta. Dica se è un problema il patto della pizza – o del popolo – quello che sicuramente, conoscendo il personaggio, definirà dei “vecchi e superati” (utili però quando servivano i voti…) se non di chi “ha rovinato Anzio”.

Dica se sono questi, i problemi, e non dover spiegare ai cittadini la biogas che apre, i poco di buono sulla soglia del Comune e vicini a troppi che “fanno” politica, il bilancio che fa acqua, il porto fallito, una gestione dei rifiuti che se fosse stata di Placidi lo avrebbe visto primo degli oppositori a urlare in consiglio comunale e non certo a vedere se l’appalto a Camassa va inteso dal 2015 o da quando è stato firmato il contratto, l’anno dopo. Non se la prenda con “avversari” sì bocciati dalle urne, i cittadini sono sovrani, ma ancora liberi di esprimersi in Consiglio e fuori.

Batti un colpo, sindaco: la responsabilità è tua. Sai che non meritiamo questa decadenza.

Sindaco “ostaggio”, meglio staccare la spina

Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha fatto bene ad azzerare la giunta, ma poteva e doveva fare meglio. Ad esempio entrare in Comune questa mattina e revocare l’assessorato a Giuseppe Ranucci dopo lo “show” di ieri in diretta televisiva planetaria. Conosco Pino da quando siamo ragazzini, so quali sono i suoi modi di fare e lo sanno anche in maggioranza, ha detto senza peli sulla lingua quello che pensa dei suoi alleati. Lo ha fatto alzando la voce, come da ex consigliere interruppe la riunione della massima assise civica o come intervenne nel passaggio tra Giva e Parco di Veio minacciando i presenti o come, guarda caso per una vicenda relativa all’affidamento di palestre, poco più di un anno fa a Villa Sarsina. Pino è così, ma dopo le pesanti accuse di ieri è evidentemente incompatibile con la sua funzione. Per un semplice motivo che il sindaco non ignora: se passa il “metodo Ranucci” da domani mattina ciascun cittadino è autorizzato a entrare in Comune e pretendere a suon di parole pesanti o, peggio, di minacce. Il problema, però, non è Ranucci (come in passato non era solo Placidi) è che questo metodo è proprio di una maggioranza dove vince chi urla di più, dove se un primo dei non eletti si permette di chiedere chiarimenti viene minacciato, dove si mandano messaggi nemmeno tanto trasversali, dove ciascuno ha i suoi interessi che saranno pure legittimi ma che a volte cozzano con la funzione pubblica.

Con un elemento che si è aggiunto dopo ieri e che speriamo non sia vero: dicono che qualche consigliere abbia manifestato la sua preoccupazione a partecipare al chiarimento politico odierno a Villa Sarsina e che lo abbia fatto per paura. Sì, paura che finisse quantomeno a schiaffi. Come si rischiò nei seggi, nel 2018, quando le prove muscolari la fecero da padrone.

Di questa maggioranza e di quella confluita nel cosiddetto “Patto del popolo” – che lo hanno fatto eleggere, altrimenti al primo turno non avrebbe mai vinto – De Angelis è “ostaggio”. Adesso, e con l’azzeramento della giunta, prova a dire che sta facendo sul serio e il sindaco è lui. Se ha il coraggio deve andare avanti, mandando via Ranucci – certo – ma anche gli altri. E staccare la spina. Perché il video dell’assessore ai lavori pubblici se ci fosse una Procura che avesse voglia di occuparsi delle cose di Anzio dice molte cose. Troppe. E se quella dell’azzeramento è una pantomima, l’ennesima del centro-destra anziate, con queste premesse De Angelis sa bene che non va lontano.

Quando Luciano Bruschini è diventato sindaco per la seconda volta, nel 2008, dopo l’esperienza degli anni ’90, gli chiesi in una intervista quale fosse la principale differenza rispetto al passato. Rispose, mostrando il telefono cellulare: “Questo… ti stanno sempre a chiamare”. Oggi De Angelis, dodici anni dopo la fine dei primi due mandati, deve fare i conti con i social. Lui che è così attento a quello che si pubblica è “vittima” di chi, nella sua maggioranza e non altrove, scrive e crea i casi che poi sono reali. E’ bastato il post sulla piscina di Vasoli – che molti indicano come erede designato di De Angelis – per far dire ad esempio a Di Carlo che era solidale con Ranucci e che se in Comune qualcuno aveva sbagliato avrebbe pagato e per far esplodere lo stesso assessore ai lavori pubblici. Un post, pensate, la miccia che ha avviato una deflagrazione. Pensate a chi dopo il “sold out” va a cercare Anzio su google e vede la trasmissione con Ranucci. Facebook è globale, non dimentichiamolo, si vede in tutto il mondo e Anzio ha fatto una figura pessima, insieme all’amministrazione che lo guida. Dice “Ci vediamo ad Anzio, l’anno prossimo”. Già, questo rischiamo qualche schiaffone…

Ma come De Angelis aveva l’abitudine di dire del suo predecessore, che poi lo ha “incoronato”, il responsabile di questa situazione era, è e resta lui: il sindaco . E non gli è bastato, evidentemente, allargare la maggioranza a due ex avversari come candidati primo cittadino, se le premesse sono queste. Il De Angelis che abbiamo conosciuto aveva cacciato Ranucci da tempo, come fece ad esempio con Di Carlo nel primo mandato perché al posto dell’allora assessore ai lavori pubblici in Comune ci andava Piero Marigliani. O come fece con Guerrisi che aprì “abusivamente” un bar mentre era assessore. Un sindaco che non era “ostaggio”.

E che oggi per correre dietro a queste vicende finge di non vedere un bilancio che per i revisori fa acqua, una società per il porto praticamente fallita, i rifiuti che riempiono le strade, la biogas pronta ad aprire, la vicinanza pericolosa di personaggi legati alla criminalità alla soglia di Villa Sarsina, le singolarità in alcune procedure per troppe cose, dall’ex commissariato per la polizia locale e fino alla piscina. Un sindaco che potrà pure prendersela con chi scrive – senza contradditorio – o con l’opposizione, con la Regione o l’Area metropolitana, ma non attacca più. Il fallimento ce l’ha davanti e al suo interno e se vuole uscirne faccia come all’epoca Castore Marigliani: scenda con le sue gambe le scale del Comune, stacchi la spina. Potrà sempre vantarsi del fatto che senza di lui non si vinceva e dire che ha provato a rinnovare, però glielo hanno impedito. C’è chi sarebbe ancora disposto a credergli.

Complimenti sindaco, però pensa a governare. Grazie

Comincio con i complimenti. Si dice che ognuno si mostri per quello che è, quindi è giusto riconoscere al sindaco di Anzio e alla sua amministrazione la validità delle iniziative legate alla destagionalizzazione turistica attraverso il pescato locale. Vedete, ci sono vicende che vanno oltre le affermazioni gratuite che un sindaco fa,  approfittando di un moderno mezzo mediatico 3.0, salvo criticare questo sul quale mi esprimo. E le iniziative positive per la città vengono prima di certe parole, ripeto gratuite, pronunciate da Candido de Angelis sul mio conto durante la puntata di “Ocricolum” di Agostino Gaeta. Che il “Deco” ottenuto per la minestra di pesce facesse parte del programma di #unaltracittà, così come la revoca di “Puccini” che ha effettuato, lo ricordo ma interessa poco. Sono positive per Anzio e non cerco primogeniture, né mi attendo onestà intellettuale. Perché è noto che avessi l’ardire di essere io al posto di De Angelis, poco più di un anno e mezzo fa. I cittadini hanno scelto diversamente e li rispetto, io ho spiegato che se avessi fatto il sindaco avrei cambiato mestiere, ma che il ruolo di consigliere non era opportuno con il lavoro che svolgo. L’ho detto e l’ho fatto, ma stranamente continuo a essere nei pensieri del primo cittadino. Sarà la “continuità” che rivendica con Bruschini, salvo scrivere nel programma che lui avrebbe rappresentato la “discontinuità”.

Però mi chiedo: fossi stato eletto, mi sarei preoccupato di De Angelis o dei 55.000 e passa residenti ad Anzio? No perché si rasenta la patologia – lo dico in senso amichevole – quando con una maggioranza che si allarga sempre di più, un’attività che non trova praticamente ostacoli, i #brand, i #soldout e compagnia ci si continua a preoccupare di me. Addirittura a chiedere – quasi in maniera sprezzante – quanti libri io abbia venduto. Libri, per chi vuole approfondire qui c’è una sintesi, che riguardano uno scandalo nazionale che forse nei cinque anni da senatore dovrebbe avere sfiorato in qualche modo il nostro sindaco.

Ma non voglio scegliere al suo livello, diciamo che se lo fossi diventato io, sindaco, anziché replicare a eventuali sue critiche sulla visione della città o su fatti concreti, non sarei andato da Gaeta a chiedere quanto pesce vende l’azienda di De Angelis. O a preoccuparmi di altre vicende personali. No, avrei parlato di città e di cosa farne.

Però capisco, il personaggio è così e non da oggi. Questa città ha la memoria corta, nel ’90 da giovane virgulto Dc il buon De Angelis si unì come “dissidente” a Marco Garzia e Umberto Succi, divenne pure assessore per qualche mese ma poi lasciò. L’impeto di chi o governa o sfascia l’ha sempre avuto. E ha goduto, nel precedente decennio da sindaco, di una situazione di tranquillità senza eguali, perché i democristiani che avversava (Tuscano, Borrelli….) e i socialisti dell’epoca (Bruschini su tutti) non solo erano suoi alleati, ma gli avevano dato carta bianca. Erano troppi due commissariamenti di fila, per Anzio. Ma servivano avversari, il personaggio è così: giù ai “basisti”, a cominciare da Pasetto. Il quale, con il suo entourage, a dire il vero se l’era cercata sulla vicenda porto.Poi è andato in Senato, è nata Fli (e ha ottenuto una sede in via Aldobrandini in due giorni….) e ha iniziato a opporsi a Bruschini (“ma dategli un posto nel quale sia eleggibile”, disse Lucianone nel consiglio concluso da De Angelis tra le lacrime) che lui aveva messo lì, poi l’ha sfidato da sindaco perdendo per qualche centinaio di voti, poI ci si è accordato di nuovo. Perché Luciano – piaccia o meno – ricuce ciò che De Angelis (da 29 anni protagonista della vita politica di Anzio) ha fretta di strappare.

Ha vinto e ha tutto il diritto/dovere di governare. Preoccupandosi della città, non di chi oltre a svolgere una professione si diletta a scrivere di questo territorio su un umile blog (è un moderno mezzo di comunicazione, a cosa si riferiscano i contenuti del mio si trova qui) dopo averlo fatto su un glorioso settimanale locale, e fa notare incongruenze, stranezze, vicende nero su bianco.

Perché vedete, io avrò avuto il 10% come candidato sindaco e ne prendo atto, sarò “mister 6%” per la figuraccia del Pd e ci sta, di amministrazione capirò nulla, come sostiene il primo cittadino, ma che la Capo d’Anzio vada sciolta e che il “suo” porto sia un fallimento è nero su bianco su una relazione approvata in Consiglio comunale. Direi cose non vere? Peccato siano suffragate da atti o pubbliche promesse. Ricordate la Biogas? “O ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Parole pronunciate dal sindaco, allora di lotta e di governo, il quale presto andrà anziché all’Onu come promesso per non fare la centrale, a tagliare il nastro del primo impianto voluto dal centro-destra. E già che siamo in zona, visto che io racconterei fantasie, i cittadini di Sacida aspettano ancora di pagare meno Imu per i terreni mai resi edificabili. Ora che la Cafà è tornata in maggioranza, magari penserà lei a ricordarglielo. E visto che mi piacciono tanto i documenti, uniti alla “legalità delle cose quotidiane”, qual è il problema a rispondere a un mio accesso agli atti sulle affissioni degli spettacoli estivi? No, caro sindaco, non ho in mente solo Malasuerte della quale conosci (e bene) le contiguità con la politica e quello che si legge nella sentenza ovvero le “pressioni esercitate nella vicenda da rappresentanti delle istituzioni comunali”. Sono quelli con i quali ti sei alleato per vincere. Mi piacerebbe sapere perché si consente che i protagonisti di quella vicenda occupino a un prezzo irrisorio spazi della Capo d’Anzio, ma non è arrivata risposta a un accesso agli atti se non “monca”. E ci sono anche Touchdown – rileggi le intercettazioni, ad esempio sulla Biogas…. – Ecocar, le cosiddette “27 proroghe”, il passaggio da Giva a Parco di Veio con botte e minacce. Sai come la penso, penalmente ciascuno ha le sue responsabilità ma è politicamente disdicevole fare certi accordi. O girarsi dall’altra parte.

Ho aspettato qualche giorno a esprimere questo pensiero – e resto convinto che i cittadini meritino altro, non le beghe che tanto piacciono al sindaco – perché non avevo ancora saldato la Tari 2019. L’ho fatto e mi piace ricordare una vicenda di qualche anno fa, quando tirai fuori su questo umile spazio e venni sbeffeggiato in consiglio comunale, senza che De Angelis o altri dicessero una parola, la vicenda dei “morosi”. Non si seppe mai nulla, ma il sindaco sa bene che avevo pienamente ragione. E si guardi intorno, a proposito di possibili incompatibilità, ineleggibilità, soprattutto di inopportunità. E pensi a governare, non a me. Grazie!

Il sindaco, Ranucci, l’Udc e il “patto della pizza”

Come se niente fosse. Un assessore si dimette sbattendo la porta, il sindaco passato dall’annunciata discontinuità alla rivendicata continuità “nzagnende”, i media locali annunciano incontri, rientri e via discorrendo ma alla fine dal canale istituzionale del Comune arriva la sorpresa. Si “allarga” la maggioranza non a una forza politica che c’era già bensì a due avversari dell’ultima campagna elettorale, Cafà e Palomba. A chi ha provato a farlo perdere, De Angelis, il quale era cosciente che o superava il 50% o sarebbe stata la fine di questa classe politica e dei suoi modi di fare. Ma ormai il sindaco è politico navigato, così quando quasi un anno fa ha rischiato di andare sotto in consiglio comunale (era il 28 dicembre) si è precipitato a salvarsi.

Prima evitando – attraverso Patrizio Placidi – che il consigliere Massimiliano Marigliani facesse mancare il numero legale nella seduta di bilancio, poi aprendo a Cafà e Palomba, “transitati” per Fratelli d’Italia il tempo necessario a dire che Alessandroni non si toccava (che in politica equivale a scaricarlo, così è stato) e poi accasati nell’Udc e organici alla maggioranza con il benestare degli altri capigruppo. A memoria non ricordo senatori o deputati – a partire da quelli locali – così presenti ad Anzio per alchimie di maggioranza o dichiarazioni, ma ai tempi della “dichiarazia” tutto è possibile.


Così leggiamo di attestati di stima da una parte e ringraziamenti dall’altra, ma rischiamo di perdere di vista il caos che regna nella coalizione che guida la città e non da oggi. In poco più di un anno Alessandroni è stato messo alla porta, Ranucci se n’è andato, il sindaco grazie alla coalizione e alle centinaia di voti di preferenza anche degli ex assessori appena citati, ha potuto fare quel “rinnovamento” al quale tanto teneva ma che è inevitabilmente passato per chi i voti li ha presi. Non a caso, per la prima volta da quando si presenta, De Angelis ha ottenuto meno dei voti delle liste. E non a caso – ma ci arrivo tra poco – nasce il “patto della pizza” e lui allarga la maggioranza.

Ma prima Ranucci, il quale se non vuole fare come Cafà e Nolfi nella precedente consiliatura deve starsene a casa. Al posto del sindaco, l’ho scritto, ce l’avrei mandato quando ha fatto lo “show” a Villa Sarsina per la vicenda dell’affidamento della palestra del Centro formazione professionale. Con la scusa che il personaggio è così, prendere o lasciare, si è andati avanti. Come sostenni allora, il De Angelis conosciuto nei precedenti mandati avrebbe detto “arrivederci e grazie”. Ora sembra quasi togliersi un peso. Ranucci, suo fidatissimo anche nella campagna contro Bruschini del 2013, se ne va e lo fa sostenendo che certe critiche non le ha digerite. Suvvia, Pino…. Il ruolo pubblico impone critiche anche dall’interno, il “fuoco amico” – al tempo dei social a maggior ragione – va messo in conto.

Allora ha ragione Luca Brignone: Ranucci e il sindaco devono dirci cosa è successo per davvero. Non è questione di opere pubbliche, quelle grazie ai piani triennali precedenti le avrebbe fatte chiunque. Forse evitando i “selfie” che Ranucci ha postato spesso e la esposizione mediatica su mezzi chi sembravano pendere dalle sue, ma si sarebbero fatte. Perché in bilancio i soldi c’erano.

Dà fastidio l’attivismo di Ranucci? Sembra strano… Certo è che in una maggioranza abituata ad alzare i toni – chiedere ad Amato Toti cosa è successo dopo un suo accesso agli atti…. ma qui si dimentica in fretta – una delle novità è il “patto della pizza” che vede protagonista non solo Patrizio Placidi ormai organico al movimento di Toti, ma tutti coloro che sostenuto De Angelis si sono ritrovati con un pugno di mosche. E se la logica è quella di chi ha portato voti, prima o poi quel “patto” al sindaco andrà a chiedere conto. Il “sistema Anzio” è questo. E De Angelis non è Bruschini, che mediava, metteva pace, rinviava, no: lui manda tutti a quel paese nel momento in cui ha raggiunto il risultato. Quel “patto” – che definirebbe in vari modi (e lo sanno) visto che il sindaco non è che li sopporti molto (però i loro voti servivano) – può metterlo in difficoltà e non è un caso l’allargamento della maggioranza. Che sta creando più di qualche fibrillazione. Al punto – e se Agostino Gaeta scrive, segno che qualcosa ha carpito – di far vacillare la giunta. In tutto questo che la Capo d’Anzio va sciolta – come è scritto nella relazione al bilancio consolidato – non sembra interessare. E la città invasa dai rifiuti? Che problema c’è…. Ci sono “crisi” da seguire, posizioni “politiche” da conquistare….

Certo, candidarsi contro De Angelis e poi trovarcisi alleati non è che sia segno di grande coerenza per Cafà e Palomba. Avranno le loro ragioni, per carità, cambiare idea ci può stare, ma sarebbe il caso di sapere cosa ne pensa il resto dell’Udc locale e rileggere le solenni prese di posizione della campagna elettorale. E sapere cosa ne pensano i sostenitori di Cafà (che bene o male tornano a casa, nel centro-destra) e quelli di Palomba, a partire da coloro che oggi sono tornati in pompa magna nel Pd. Evviva Anzio!

La discontinuità mancata, il #brand e chi vive qui tutto l’anno

Uno degli slogan elettorali di De Angelis. I cumuli sono rimasti, il sistema non è cambiato

Doveva essere discontinuità, voi l’avete vista? Francamente era difficile smarcarsi dalla passata amministrazione per un sindaco che ha messo insieme – poco più di un anno fa- chi sosteneva la maggioranza di Luciano Bruschini e chi in teoria doveva esserne all’opposizione ma poi piano piano si era ri-alleato. E allora dimentichiamo la annunciata discontinuità e proviamo a stare ai fatti, quelli che fra #brand, campagne social ripetute e giornali meno attenti di un tempo, sembrano essere sfuggiti.


Come le divisioni in maggioranza, la maretta seguita all’allargamento a Cafà e Palomba, sapientemente celata accontentando o provando ad accontentare ogni esigenza. Come faceva Luciano Bruschini e come, evidentemente, vogliono le esigenze della politica di casa nostra. Solo che De Angelis non ha il carattere di “padre Luciano” , continua a urlare e sbattere i pugni, a ricordare “quando facevate questo e quello ” ignorando che li ha scelti come alleati e dimenticando – come mi piace dire – che non arriva a fare il sindaco da Marte. E che a certe logiche si è inevitabilmente e opportunamente adattato.


Ma immaginiamo cosa sarebbe successo se Bruschini avesse impegnato una cospicua somma per uno dei candidati della sua coalizione per spettacoli estivi? Apriti cielo… Qui pare, invece, che il criterio per alcune manifestazioni sia quello di essere stati in lista o avere in qualche modo sostenuto e/o aderito alla maggioranza. I grossi nomi del cartellone (al quale va un sincero apprezzamento) sembrano avere offuscato questi aspetti. Sui criteri nessuno chiede, quando ci si adirava – e giustamente – perché il delegato al turismo, allora omonimo del sindaco – metteva il suo telefono cellulare per la vendita dei biglietti.


E la città rispetto alla gestione Bruschini/Placidi è più pulita? No, è evidente. Anzi la situazione è peggiorata e basta fare un giro per Anzio. Come? Ah… la ditta appaltatrice, alla quale ultimamente nemmeno si fanno più sanzioni a quanto pare. Tutti- a cominciare dai dipendenti di Camassa – aspettano la nuova. Come con Placidi aspettavano “la sentenza”. Cosa è cambiato? Meno di niente.

Per non parlare dell’episodio – penalmente irrilevante ma politicamente significativo- dell’intervento sulla gara dei mastelli fatto dall’assessore all’ambiente. Persino il de Angelis di lotta e di governo all’epoca di Bruschini sindaco ne avrebbe chiesto le dimissioni. Qui è tutto a posto, l’opposizione non si fida di quanto scrive (e dimostra) controcorrente, mentre dall’ufficio i dipendenti scappano. Forse qualcuno li vorrebbe “allineati” come leggiamo nelle carte giudiziarie riguardanti questa coalizione? Speriamo di no. Come ci auguriamo che la segretaria generale non sia “in cassaforte” come Placidi diceva della precedente.

Perché Patrizio era così. E oggi che è tornato in campo e ha rilasciato una intervista dove i non detto pesano più delle affermazioni, la maggioranza dovrà farci i conti. Lo sa anche il sindaco, lo hanno capito anche i giovani virgulti convinti che essendo stati eletti loro è tutto nuovo. Speriamo, ma non sembra.

Placidi ha incarnato in questa città la figura del “male assoluto”, di certo condivido nulla del suo modo di agire e delle scelte fatte per Anzio. Però quello che diceva è agli atti e per esempio sulla Biogas pesa quel “eravamo tutti d’accordo”. Si riferiva alla maggioranza di prima che è stata totalmente nelle liste di De Angelis. Il quale prometteva di andare all’Onu per non realizzarla ma presto andrà alla cerimonia di inaugurazione dell’impianto. Era scontato, la vera discontinuità sarebbe stata non allearsi con chi l’aveva voluta ovvero ammettere “ce l’abbiamo per causa nostra, vogliamo chiudere il ciclo dei rifiuti, vediamo di ridurne l’impatto”. No, ora sembra si lavori per verificare quali benefit ci saranno (se ci saranno) per la bolletta dei rifiuti di casa nostra.

E’ sicuramente un bene, poi, realizzare i lavori sulle strade e annunciare i cambiamenti del piano triennale, ma francamente dei selfie sui social dell’assessore Ranucci e di diversi consiglieri ci facciamo poco se senza andare in periferia – basta fare le strade secondarie di Santa Teresa – abbiamo voragini ovunque. La vedete la discontinuità? Francamente no. Poi che amministrare è difficile è vero, ma siccome i cittadini dovevano avere certezze scegliendo la ventennale esperienza del centro-destra, non sembra vada così.

Ciliegina sulla torta, il porto: il bando è andato deserto, la società Capo d’Anzio è decotta, priva di presidente, le presenze di imbarcazioni – così a vista – sono notevolmente diminuite. Su quel mega progetto ho messo, anni fa, la faccia. L’ho difeso. Di fronte al fallimento che si palesava dopo la prima gara deserta ho chiesto scusa. Sarebbe ora che lo facesse anche il sindaco, restituendo una concessione che è ferma da 7 anni. La palla torni alla Regione, rimasta in silenzio dopo una mozione unanime per la revoca. Pure lì, evidentemente, c’è chi è di lotta e di governo.

Scusate il silenzio eh, come spesso ripeto ho molti altri impegni, ma ogni tanto sento il dovere di ricordare che ad Anzio c’è chi ci vive tutto l’anno. E’ bella e indovinata la campagna di marketing con le piazze piene e lo slogan “ci vediamo l’anno prossimo”. Qualcuno dovrà pur dirlo che in questo è cambiato poco o nulla.

Il #brand, i cassonetti di Fontana, l’inutile caccia alle streghe

Anni fa venni convocato in Procura a Roma, nel lancio Ansa che dava la notizia dell’arresto di presunti talebani ad Anzio c’era la mia sigla. Avevo semplicemente riportato ai colleghi della redazione quello che avevo saputo, non c’era o era impegnata la corrispondente di Anzio e quindi una volta verificato che la vicenda era fondata misero in fondo un J10, la sigla che appunto mi identificava.

La notizia fece il giro del mondo, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu andò su tutte le furie, venne aperta e chiusa l’inchiesta sulla “fuga” di informazioni della quale ero accusato perché spiegai che quanto accaduto non era un segreto: “Siamo in un porto di mare”. Perdonate l’aneddoto (e il lungo silenzio su questo spazio, gli impegni si moltiplicano) ma sono partito dall’episodio perché leggo che in Comune – ad Anzio – si va cercando chi possa aver fornito a Controcorrente la notizia di un intervento “a gamba tesa” su una gara in corso – come scrive Agostino Gaeta – dell’assessore all’ambiente e vice sindaco Danilo Fontana. E della “fuga” di dipendenti. Sotto “processo” finisce Angela Santaniello, dirigente fino a poco tempo fa del delicato settore, accusata di aver divulgato la notizia e persino insultata, cosa che spero non vera. Se ha una “colpa”, la dirigente, è quella di aver fatto il suo dovere revocando quella gara. Ed è un merito, attenzione.

Mi piace ricordare al sindaco che non arriva da Marte a svolgere questo ruolo, è stato primo cittadino per un decennio, Senatore, è in Comune dal ’90, sa quanto l’ente sia “un porto di mare” e sa qual è la professionalità di Angela Santaniello. Anziché prendersela con lei o fare la caccia alle streghe su chi avrebbe dato la notizia, ci si dovrebbe chiedere se è vera (e lo è) e preoccuparsi di cosa è accaduto.

Insieme al sindaco dovrebbe farlo la responsabile dell’anti corruzione. Perché vedete, l’assessore Fontana che ha chiesto e ottenuto l’elenco dei partecipanti a una gara per poche decine di migliaia di euro non ha commesso reati, e si sarà reso conto egli stesso di aver commesso quantomeno una ingenuità, ma prima di eventuali risvolti penali ci sono responsabilità etiche, deontologiche e politiche. Di questo deve rispondere l’assessore e, di conseguenza, il primo cittadino.

Il tanto sbandierato #brand, unito ai vari #workinprogress e compagnia (a proposito, complimenti per la campagna di marketing) qui si scontra con qualcosa che comunque la si giri è grave. E non perché viola il decreto legislativo 267 del 2000 che dice chiaramente qual è il confine tra assessore e uffici, ma proprio per le responsabilità che dicevamo. E’ grave perché a segretarie “in cassaforte” e dipendenti “allineati” – come diceva l’ex assessore Placidi – abbiamo già dato e se ha da esserci “discontinuità” come il sindaco spesso ricorda e ha scritto nel programma, non è questa.

Ma voi immaginate cosa sarebbe successo se Placidi avesse fatto una cosa del genere? Erano piene le pagine dei giornali… E se la città fosse stata – come era – nelle condizioni attuali? Vi sembra pulita Anzio? No, però nel settore per primi i lavoratori dell’appalto non aspettano altro che “la nuova ditta”. Lo sa bene pure il sindaco e immaginiamo la scena: lui che urla a Fontana, l’assessore che si sfoga in ufficio, i dipendenti stufi che se ne vanno.

L’altro De Angelis sindaco, quello che tolse la delega a Guerrisi per aver aperto un bar senza autorizzazione, anche in questo caso (dopo quello dell’assessore ai lavori pubblici che diede in escandescenza per una gara sulle palestre) sarebbe già intervenuto anziché fare la caccia alle streghe.

E per favore, eviti di raccontarci la storiella di “mister 6%” e compagnia, se vuole intervenire spieghi cosa ha fatto dopo questo scivolone del suo vice e cosa pensa di quanto accaduto in un settore – quello dell’ambiente – che non è delicato: di più.

Un’ultima cosa: il 5 luglio si discute la “sfiducia” voluta dalla maggioranza nei confronti della presidente della commissione trasparenza. Il mio pensiero a riguardo l’ho già espresso, ma sarebbe bello che in quella seduta – tra le varie ed eventuali – l’opposizione tutta chiedesse lumi (e documenti) su questa vicenda dei cassonetti di Fontana. Altro che #brand….

La spiaggia della discordia e il sindaco che “dimentica”

La riunione sulla convenzione per la spiaggia di Lido dei Pini

Anziché dire “nzognende” e provare a ricucire come faceva il suo predecessore, il sindaco di Anzio accusa i componenti della sua maggioranza. La vicenda del bando in fretta e furia per la convenzione con la spiaggia di Lido dei Pini (brava Linda Di Benedetto a scovarla e renderla pubblica) riapre una spaccatura mai sopita in maggioranza. O diciamo “dimenticata” solo durante la campagna elettorale di un anno fa. C’era l’uomo vincente, era l’unico capace di mettere tutti d’accordo, addio divisioni e andiamo avanti. In questi mesi il sindaco qualche “sassolino” se l’è tolto, sconfessando più di qualcuno di chi l’ha portato nuovamente alla guida della città – a cominciare da Alberto Alessandroni – tornando al noto fare dirigista che tutti ben conosciamo. Soprattutto colui che ama ripetere “senza di me non vincevate“, pur prendendo 200 voti meno delle liste che lo sostenevano. Lo dico da “mister 6%” come ha avuto modo di definirmi, senza rinunciare a poter esprimere qualche concetto che va oltre i voti presi.

Lo sapevano anche i suoi sostenitori come la pensasse e come facesse il sindaco, ma poi per come vanno le cose nella politica di casa nostra un bando e 1500 metri di spiaggia diventano l’ennesimo motivo di scontro (ce ne sono altri, purtroppo con poco seguito mediatico) e il sindaco sbotta. Amo ripetere che non viene da Marte a fare il primo cittadino e nell’ultimo periodo di Luciano Bruschini è stato parte integrante della maggioranza. Nel primo ha fatto una opposizione “di lotta e di governo“. Ebbene oggi che il capogruppo di Forza Italia, Massimiliano Marigliani, va a chiedere spiegazioni sul bando e organizza riunioni, il sindaco non ci sta e “tuona

Venisse da Marte, appunto, avrebbe tutte le ragioni. Ma giova ricordare che Marigliani è stato anche assessore all’ambiente – sia pure per un breve periodo – in questa città. Lo avrebbe fatto, secondo il sindaco “senza cognizione“. Peccato che in quello stesso periodo De Angelis stringeva l’accordo per dare continuità al centro-destra e a Bruschini. Che avevano un assessore “senza cognizione“. E peccato che sugli impianti dei rifiuti e i “modus operandi” dice bene Patrizio Placidi – intercettato, sono atti pubblici – come siano andate le cose e quali fossero gli interessi. Non di De Angelis, è evidente, ma di chi lo ha ampiamente sostenuto un anno fa. A cominciare proprio da Placidi che ha in Marigliani il suo “delfino” e l’altro giorno era lì a Lido dei Pini alla riunione sulla spiaggia. E oltre l’ex assessore imputato in più procedimenti, in quelle carte ci sono i nomi – fatti da Placidi – di chi era nelle liste di De Angelis. I “modus operandi” dei quali parla il sindaco sono quello che amo definire il “sistema Anzio” . Forse “dimentica“, ma erano con lui. E non interessano i risvolti penali, per carità, ma quelli politici.

La spiaggia, allora: forse era destinata già ai titolari del vicino campeggio? Di certo servirebbe avere già attrezzature da decine di migliaia di euro e 15 bagnini disponibili per almeno 200.000 euro. Ma la spiaggia per la maggioranza e le sue tensioni è una scusa, alla fine, la discordia è quella che emerge palesemente e cova in altre stanze. Oltre a essere legata ai risultati del voto europeo e della vicina Nettuno.

Poi il sindaco è bravo, comunica le cose che non vanno (dalla sanità alla Nettunense), gode al solito di ottimo seguito, ma un anno dopo – esclusi il bilancio in tempo da record e l’annunciata stagione estiva dei grandi nomi – aspettiamo di vedere punti del programma attuati. Ad esempio che fine abbia fatto il porto. Ah, scusate, quello sul programma copiato e incollato dal 2013 (quando molti che l’hanno sottoscritto erano avversari) non ce l’avevano messo.

ps: rimpiango il sindaco che nella prima stesura del piano regolatore aveva “cancellato” le villette sulla duna, purtroppo i potenti proprietari fecero valere il fatto che erano su area demaniale….

Droga (?!), indagini e le responsabilità della politica

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Oh, ma chi è?” oppure “Ma dai, sarà una stupidaggine figurati…” Ho scambiato messaggi e risposto a decine di telefonate dopo che sulla sua pagina facebook Agostino Gaeta ha scritto di un consigliere comunale di maggioranza di Anzio indagato per traffico internazionale di droga. Molti colleghi locali cercano lo spunto per smentire – è comprensibile – perché se è vero sarebbe un “buco” di dimensioni colossali.

Una cosa mi lascia perplesso e l’ho ripetuta a tutti: per traffico internazionale di droga ti arrestano, non ti avvisano. Circola un nome con insistenza negli ambienti della politica di casa nostra, ma io non lo farò. Mi limiterò a dire che tanto fa bene il sindaco ad andare dal Prefetto dopo la vicenda di Lina Giannino e delle ruote squarciate, quanto al suo rientro dalle cerimonie a Bad Pyrmont deve convocare la maggioranza. Per capire se Agostino ha scritto una castroneria o se davvero c’è questa accusa che pesa sì sul singolo consigliere, ma coinvolge il nome di una città già martoriata da altre inchieste.

Perché se Gaeta ha scritto una stupidaggine – assumendosi una grave responsabilità – allora deve partire una querela. Subito. Alla stessa veemente maniera con la quale il sindaco l’ha annunciata proprio alla Giannino – che chiedeva lumi sui “tempi” del ricorso al Tar della proprietà Puccini – al suo rientro deve andare e denunciare se non è vero.

Ma prima, forse, dovrebbe convocare la maggioranza e capire se qualcuno ha ricevuto quell’avviso di garanzia o – più probabilmente – una notifica di conclusione delle indagini. Perché se è vero diventa uno “scoop” e prima di andare dal Prefetto è il caso di fare un bell’esame all’interno di una maggioranza che – l’ho sostenuto e lo ripeto – al di là di responsabilità penali che sono personali, affonda le radici in vicende giudiziarie come Malasuerte, Evergreen, Touchdown, nelle proroghe record. Le affonda negli atteggiamenti da spacconi, nei toni muscolari, nelle aggressioni in Comune per essere pagati, in quello che leggiamo negli atti giudiziari delle operazioni citate, in ciò che abbiamo visto ai seggi durante lo spoglio, nelle persone che rappresentavano certe liste. E non basterà dire, se è vero, che “sono cose vecchie” o “tanto c’avemo i voti d’aaa ggente”. Scontato e inutile.

Prima di andare dal Prefetto, c’è bisogno di chiedersi quali sono le responsabilità di una politica locale che bene o male era riuscita a tenere distanti i poco di buono e che – in particolare dalla campagna elettorale del 2013 – ha fatto mettere loro il vestito bello. Inutile continuare a negare o a fare spallucce. Perché sono emersi i rapporti che certi personaggi vicini, vicinissimi o facenti parte della politica hanno avuto. Non ha condizionato un’amministrazione tutto questo? Sono il primo a esserne felice, ma prima di andare dal Prefetto c’è ben altro da fare e sono certo che il sindaco non si girerà dall’altra parte.

Ps, a proposito dei “toni” è bene rileggere quanto sostenevo tempo fa…

La sfida elettorale: l’impegno di sempre, la proposta alternativa

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Inizia un’avventura. Una sfida nuova e affascinante, con la certezza di avere un progetto alternativo a quello di chi ha governato Anzio ma anche la consapevolezza della forza – in termini di consensi – che ha chi è alla guida della città.

Abbiamo aperto questa mattina il comitato elettorale che da qui al 24 giugno ospiterà le iniziative di “Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà”. Sì, 24 giugno, perché non sarà una passeggiata di salute ma sono convinto che arriveremo al ballottaggio e che lì potremo giocarcela fino in fondo, riuscendo a mandare a casa il centro-destra.

Il Comitato, che ho voluto ad Anzio Colonia dove sono nato e cresciuto, in uno dei quartieri più popolosi e popolari, sarà la casa non solo delle liste ma dei cittadini che vorranno essere dei nostri, nella maniera che riterranno più opportuna. Abbiamo la lista Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà e quella del Pd, a un’altra stiamo lavorando. Ma c’è da fare i volontari, si può dare un contributo economico, di idee, quello che si ritiene.

A proposito di Pd: ad Anzio è minoranza da 20 anni, magari non avrà brillato (e spesso io stesso l’ho sottolineato) ma non governava, lo hanno fatto altri. Ecco, ricordiamocelo. E ricordiamo pure che non si vota per l’Italia, non c’è Renzi, ma si sceglie il sindaco di Anzio ed è una indicazione tra chi vuole portare avanti il passato e chi pensa al futuro.

Ho voluto il comitato ad Anzio Colonia che è la dimostrazione dell’inefficienza di questa amministrazione in quanto a intervento nei quartieri, tutti. Quando parliamo di sviluppo senza mattone, dopo anni di cementificazione e un modello che si è esaurito, intendiamo riqualificare e rigenerare, dare servizi, migliorare la vivibilità di tutta Anzio, partendo dalle aree più dimenticate.

Il Comitato sarà anche sede di iniziative, per il sindaco e tutti i candidati. Ringrazio chi ci ha messo a disposizione lo spazio, altri possono contare su sedi pubbliche delle quali non pagano i canoni da anni o usano Villa Sarsina per riunioni di maggioranza, noi siamo altro. Sembrerà banale, ma dal giorno dell’apertura pagheremo la Tariffa sui rifiuti, lunedì spediremo in Comune il modulo. E ovviamente le utenze, acqua e luce.

Si chiama legalità delle cose quotidiane e ringrazio infinitamente il magistrato in pensione Antonio Giannino che ha accettato di essere il garante di ciò che faremo al Comitato.

Per la nostra sfida abbiamo di fronte principalmente chi da 20 anni è al potere, con lo sfascio che vediamo e un bilancio (in notevole ritardo, tanto per cambiare) che chiude grazie a una vendita a dir poco dubbia di 17 milioni di beni comunali. Come ho detto in passato, poi, ci sono questioni penali di questa maggioranza che non mi interessano ma responsabilità politiche serie di chi si è girato dall’altra parte. C’è anche chi ne è uscito, ma ha condiviso moltissimo di quel percorso. Abbiamo poi chi non ha ancora fatto sapere chi sarà il candidato in attesa di certificazioni “milanesi” ma dove governa non brilla e punta sulla protesta fine a se stessa. Noi rappresentiamo una alternativa seria e credibile, di proposta. Quella di un modello di sviluppo basato sulle bellezze di Anzio, su iniziative di respiro nazionale e internazionale. Non possiamo promettere lavoro domani mattina, magari in una cooperativa creata ad hoc e dalla quale abbiamo avuto consensi: faremmo come loro. Ma possiamo e dobbiamo far crescere questa città, quindi stare meglio tutti. Dobbiamo avere una visione, pensare ad Anzio da qui al 2058.

Fare politica è – a mio modesto parere – sì amministrare una città ma dire anche come farla crescere, sviluppare, dare servizi ai residenti e ai turisti. Noi pensiamo che si debba fermare il consumo di suolo, ad esempio, che i diritti debbano prendere il posto dei favori, che sui rifiuti società pubbliche virtuose sono meglio di appalti che tanto interessavano chi ha governato finora. È uno degli slogan scelti per la campagna: proposta, non protesta.

A tutti i candidati sindaco, comunque, faccio un augurio sincero per questi mesi e dico che il confronto – per ciò che mi riguarda – sarà sul programma che proponiamo e nel quale personalmente metto la credibilità di una vita. A proposito di programma le pareti del locale del Comitato saranno presto coperte con gli spunti, ai quali aggiungere – anche di passaggio, fermandosi un attimo, dialogando con i volontari – il proprio contributo di idee.

Fra gli slogan ho scelto anche due che la dicono lunga sul mio impegno: fuori dagli schemi e interessi zero. Tradotto: non ho bisogno di “fare” politica per ottenere qualcosa, di questa città mi occupo da una vita e continuerò a farlo a prescindere da come andranno le elezioni. Non cerco tornaconti di alcun genere. Ha sintetizzato bene Maria Vittoria Frittelloni (la ringrazio) che pochi lo sanno, ma avendo una “visione” di sviluppo ha fatto sì quando era assessore che ad Anzio arrivasse il Liceo Classico. La professoressa afferma che sono a disposizione: “senza opportunismi né secondi fini, rischiando di mettere i piedi nel fango, mantenendo le mani pulite“.

Non ho bisogno di fare il consigliere comunale, sono candidato sindaco e sono in corsa per essere eletto. Se avviene, vado in aspettativa dal giornale e lo stipendio da primo cittadino è più che sufficiente per andare avanti. Della mia esperienza porterò la passione e il rigore, il dover capire affinché si possa spiegare ad altri.

Se non avviene, torno al lavoro. Formalmente non c’è una incompatibilità, ma è questione di opportunità. Se la chiedi agli altri, devi essere il primo a praticarla. Non potrei stare la mattina a fare un’interrogazione sui rifiuti (che portiamo ad Aprilia) e il pomeriggio a “passare un pezzo” – visto che non me ne occupo direttamente – nella redazione di Latina. Non mi interessa “contare” perché avrei un ruolo in Comune, non ho pacchetti di voti da promettere a qualcuno, ero, sono e resto impegnato in questa città e se andasse male le proposte del programma si trasformerebbero, con il gruppo consiliare che uscirà dalle urne, in proposte di delibera. E #unaltracittà continuerebbe il suo impegno. Ma sono certo che ci spetterà governare Anzio, solo che voglio essere chiaro da subito. E come scrivevo qualche giorno fa sui social, entro dalle porte principali. Non mi candido sindaco con l’obiettivo di fare il consigliere, ma per vincere.

Scusate la lunghezza, fatemi concludere salutando anche da qui la tanta gente che ho rivisto con piacere dopo tempo, persone che mi hanno visto crescere e credono in questo progetto, chi (anche da partiti e liste avversarie) ha fatto gli auguri, chi è passato, chi mi ha fatto commuovere ricordando persone che non ci sono più e alle quali debbo tutto.

Il grazie più grande, però, a chi quasi scherzando ha avuto l’idea di #unaltracittà e ha condiviso con me questo percorso, da mezza Italia e per il bene che vogliamo ad Anzio. Ma soprattutto a chi in questi ultimi giorni ha lavorato senza sosta per sistemare i locali del comitato, a chi ha risolto problemi piccoli o grandi,   a chi si è occupato della grafica e della comunicazione. Sono i volontari che mi stanno aiutando. Grazie! E avanti per #unaltracittà.

Una candidatura fuori dagli schemi, proposte per Anzio 2058

maraschino

Questa mattina ho tenuto una conferenza stampa per aggiornare sulla candidatura e rispondere ad alcune polemiche recenti. L’ho fatta al “Maraschino“, come in passato ho scelto che si vedesse il mare perché questo sarà l’asse portante delle proposte programmatiche.

Uno spunto lo trovate riassunto qui 

Chi ha la pazienza di rivedere il video della conferenza, invece, può collegarsi a questo link  

Grazie e buona Pasqua!