Il porto al fallimento, ultimo schiaffo alla città

Il passaggio del bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio. Era tutto già scritto…

Si dice da queste parti che se la foglia si muove, il vento tira. Quelle che arrivano dalla Capo d’Anzio sono raffiche, se solo la metà di quello che si sente in banchina e a Villa Sarsina è vero. Che la società fosse decotta e che il problema – prima del mega progetto – sia sempre stato quello dell’assetto della Spa, è fatto noto.

Andava liquidata secondo la relazione al bilancio consolidato del Comune di Anzio del 2018 – scritto da chi oggi guida l’area economica del Comune ha provato a tenerla in piedi arrampicandosi sugli specchi – non conosciamo ancora i bilanci del 2019 e 2020 (ultima visita sul sito alle 15,30 del 2 novembre 2021), ma sappiamo che la Finanza si è affacciata dalle parti della sede sociale e di quella operativa, così come sappiamo che si parla con insistenza di liquidazione e/o fallimento per evitare guai peggiori.

Il neo amministratore, Gianluca Ievolella, è uomo di grande esperienza e nessuna “vicinanza” al sindaco può fargli compiere atti contrari a ciò che deve fare chi ha una responsabilità del genere. Alcuni cenni nella risposta inviata al consigliere Marco Maranesi lo dimostrano. E che certi atti vanno compiuti lo sa anche il professore presidente Ernesto Monti, in passato finito in vicende poco piacevoli proprio per un crack.

Pensate, la Finanza va a vedere i documenti e scopre che la prima stesura del bilancio 2018 prevedeva una perdita, poi magicamente sanata. Qualcuno barava prima o ha barato dopo. Peccato che la Capo d’Anzio non sia di chi governa – che ne ha fatto un luogo di sottopotere – bensì dei cittadini, i quali si ritroveranno a pagare i debiti in caso di liquidazione o fallimento.

Intanto il sindaco – che ci ha portato Marconi e la sua ingegneria finanziaria – starà già studiando con chi prendersela. Ignorando che alcune proposte, ahimè sbeffeggiate, per salvare la Capo d’Anzio erano state avanzate in tempi non sospetti dal Pd, compreso chi oggi ha cambiato parere entrando nel “recinto”.

Se la Capo d’Anzio fallisce o viene liquidata per evitare un crack peggiore (si chiama bancarotta fraudolenta) il porto resterà una chimera e la città avrà preso l’ennesimo schiaffo. Del quale nelle urne si dimenticherà, vedrete.

Intanto un sonoro ceffone è arrivato dalla scrittrice ebrea Edith Bruck che ha rinunciato al premio per la pace usando parole forti nei confronti del primo cittadino e smascherando l’ipocrisia di chi – la citazione è di Francesco Guccini – prova a dire cose vecchie con il vestito nuovo. Già Paolo Borrometi, ritirando quel premio, non fu tenero…. Ma tanto qui la maggioranza dei cittadini ha la memoria corta ed è come il Pasquale della scenetta di Totò, il quale prende schiaffi per vedere fin dove vuole arrivare la persona che ha di fronte….

Sarebbe il caso di smetterla.

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