Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

 

E’ un biglietto da visita, su questo non ci sono dubbi. Le modalità per ottenere la Bandiera blu saranno pure disponibili ma dei parametri vanno rispettati. Adesso, alla vigilia dell’ennesimo vessillo della Fee, si ripropone il dibattito se Anzio la meriti o meno e se sia oppure no “vera”. 

Sostengo da tempo che è meglio averla che non e che se fosse veramente il caso di “acquistarla” lo farebbero tutti i Comuni per avere un biglietto da visita turistico. Ecco, il punto è questo: Anzio la ottiene, rispetta dei parametri, ma poi questo “biglietto” non lo sfrutta. Tutt’altro.

Altro e più serio discorso è quello della trasparenza. Anni fa, quando si scoprì che uno degli obiettivi da raggiungere era l’accesso al mare dei disabili e che Anzio l’aveva centrato ci si chiese – sulle pagine del settimanale “Il Granchio” – come fosse possibile. “Li portiamo a spalle” – replicò la responsabile dei balneari, Daniela Di Renzoni. Possibile, ma conoscere i parametri, sapere cosa ha fatto Anzio nel rispondere alle richieste della Fee, mettere on line la “griglia” e i risultati ottenuti è un dovere. L’assessore che torna, Patrizio Placidi, due anni fa decise di farli pubblicare. Lui fa “concessioni” dall’alto del suo consenso elettorale e politico, evidentemente, ma adesso le norme sulla trasparenza sono più stringenti e sapere come abbiamo preso la Bandiera blu per capire, per farne un motivo di vanto o perché no di critica, è indispensabile. Tutto on line, insomma, che ci vuole?

Ben venga questo riconoscimento, a patto che si sappia se realmente rispettiamo i parametri e come la Fee controlla e a patto di saperne fare un biglietto da visita vero. Altrimenti meglio lasciar perdere.

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Lavori sui resti archeologici, le prime verità

Lavori sui resti archeologici, le prime verità

 

Prime verità sui lavori al porto neroniano. Le annuncia il comitato di difesa che ha chiesto formalmente gli atti ma nel frattempo ha potuto vedere alcuni documenti importanti. Pieno sostegno al comitato e urgenza di fare massima chiarezza. Subito. 

Bilancio, il dirigente dell’area finanziaria: “Spese vincolate alle entrate correnti”

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Lo scrivente vincolerà le spese correnti e in conto capitale finanziate dalle entrate correnti alla effettiva riscossione di queste ultime”. Lo mette nero su bianco il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio, Franco Pusceddu, scrivendo a sindaco, assessori, consiglieri comunali, segretario , dirigenti e responsabili di unità organizzative e servizi. Si tratta di una “misura di contenimento rispetto al fenomeno della formazione dei residui passivi” e arriva “a seguito dei rilievi mossi dall’organo di revisione in sede di rilascio del parere sul consuntivo 2013 e in occasione di sedute del consiglio comunale”.

I revisori hanno fatto notare – dando parere sfavorevole al consuntivo – che sui residui mancano le dovute determinazioni. In consiglio, sia Maria Teresa Lo Fazio del Pd sia Candido De Angelis avevano sottolineato come i conti non tornassero. In particolare l’ex sindaco aveva sollevato il problema dei flussi di cassa – riferendosi ai rifiuti – chiedendo di “non comprare i fiorellini se le entrate non ci sono” e di “fermare le macchine per verificare i soldi che entrano” .

Le poche righe scritte da Pusceddu, il quale fa bene a mettere le mani avanti, dovevano forse arrivare dal sindaco  che dovrebbe essere a conoscenza della situazione e da tempo doveva aver preso provvedimenti. Ci diceva, invece, che era tutto in regola. Bloccare i pagamenti o vincolarli è una scelta politica, qui la politica ha voluto fare altro. Spendendo i risparmi della discarica senza pensare ai crediti inesigibili, dilapidando il rimborso della Recordati e chi più ne ha ne metta.

Quelle righe dicono – chiaramente – che se non ci sono entrate certe le spese non verranno liquidate dalla Ragioneria. Un anticipo della nuova contabilità che entrerà in vigore dal prossimo anno, ma anche il Comune che adesso rischia la paralisi. 

Un vecchio adagio recita che “senza soldi non si canta messa” e ad Anzio – dopo anni di “è tutto a posto” o “sono solo difficoltà di cassa” ancora “i residui sono sotto controllo” – siamo arrivati a questo. 

Bilancio, salta il consiglio. Le dure accuse di Zucchini, la vetero politica e burocrazia

ImmagineLa dura presa di posizione del vice sindaco, Giorgio Zucchini, sul rinvio del consiglio comunale, diffusa dall’ufficio comunicazione e riportata di seguito, dopo la diffusione della notizia del rinvio.

Il Consiglio Comunale di Anzio, previsto per il 29 aprile, è stato rinviato al prossimo 20 maggio, alle ore 16.30, in modo da consentire agli Uffici Comunali di adeguare gli atti del Rendiconto 2013 ai rilievi sollevati dal Collegio dei Revisori dei Conti. In particolare dovranno essere chiarite le risultanze contabili con la Tesoreria (Unicredit) ed adottate le determinazioni dei residui attivi e passivi da parte dei singoli Responsabili di Servizio dell’Ente.

Detto questo è del tutto evidente che, nonostante i Dirigenti mi avessero certificato la completezza della documentazione riferita al Rendiconto 2013, la macchina amministrativa del Comune mostra segni di inefficienza. La considerazione che ne consegue, come avevo sostenuto nei giorni scorsi, è la necessità di rimodulare indennità e premio di risultato a vantaggio di quest’ultimo con altri valori premianti relativi ai parametri di efficienza, puntualità e gradimento dell’utenza rispetto ai servizi erogati.

L’attività di formazione di atti qualificanti quali il Bilancio preventivo e consuntivo non può essere ulteriormente ritenuta, da parte della Dirigenza, un’attività noiosa e residuale. Al contrario tutti devono impegnarsi molto di più al fine di rendere servizi dovuti alla cittadinanza nonché all’Amministrazione che è impegnata ad attuare il programma amministrativo che gli stessi cittadini hanno scelto. Ribadisco, inoltre, che l’Amministrazione è impegnata a rispettare tutte le leggi e tutti gli adempimenti, compresi quelli in materia di trasparenza e che non potranno più essere tollerati ulteriori ritardi da parte di nessuno”.

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E’ evidente che la “guerra” tra politica e dirigenza – più volte evidenziata qui e in altre sedi – va avanti. C’è da chiedersi cosa faccia Zucchini che è assessore ma è stato, in passato, per dieci anni al vertice della macchina amministrativa. Non si accorge che mancano dei documenti prima di rispondere in consiglio comunale, non più tardi di una settimana fa? Possibile? I dirigenti avranno pure commesso i loro errori, ma quando Zucchini era direttore generale l’allora sindaco Candido De Angelis diceva che se avevano sbagliato i dirigenti era lui a prendersene la responsabilità.

Adesso, con questa sottile disputa che va avanti da tempo, emerge a pieno il sistema nel quale una mano lava l’altra ed entrambe lavano il viso. Della serie la politica chiede, il dirigente consente, se a sua volta ha qualcosa da ottenere nessuno dalla politica andrà a chiedere spiegazioni. Tutto nella liceità, attenzione, ma evidentemente l’ingranaggio si è rotto. Il modo vetero politico-burocratico di intendere l’amministrazione non è più adeguato.

Ora – ad esempio – ci sono revisori dei conti che non sono più nominati dalla politica e che se hanno da fare le pulci le fanno come e meglio di prima, senza dover rendere conto a nessuno. A loro si era rivolto il Pd, a loro avevano scritto i consiglieri che fanno capo allo schieramento di Candido De Angelis. Sui residui da anni si chiedono – inutilmente – dei chiarimenti che forse finalmente arriveranno. Sono passati, per anni, bilanci senza gli allegati della Capo d’Anzio e della Volsca, giova ricordare che le contestazioni della Ragioneria dello Stato parlano di scarsa correttezza e trasparenza. A proposito della quale la legge continua a essere calpestata, i ritardi ai quali fa riferimento Zucchini sono dovuti al segretario generale. Anche con lui, evidentemente, non corre buon sangue. O, meglio, viene fatto notare che l’ufficio per ciò che riguarda la trasparenza non funziona.

 

Anzio, i revisori non firmano il bilancio: salta il consiglio comunale

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Niente consiglio comunale, domani, sul bilancio consuntivo del 2013. Alle rimostranze dell’opposizione – prima quella di centrodestra e poi il Pd avevano sollevato il caso della mancanza di documenti – si è aggiunta la mancata firma dei revisori dei conti.

Senza il loro via libera, infatti, il bilancio non può essere portato all’attenzione del consiglio comunale. Dalle prime informazioni, sembra che siano gli stessi revisori a lamentare la carenza di documenti e quindi ad aver bloccato la delibera.

Il Pd, durante l’ultimo consiglio comunale, aveva reso noto di aver scritto al Prefetto lamentando il mancato rispetto dei tempi per avere gli atti. Prima ancora Danilo Fontana si era rivolto all’ufficio territoriale del governo. I revisori dei conti, però, hanno fatto più presto.

Morto l’ingegnere Guglielmo Natalini, le sue battaglie per acqua, rifiuti e… Nerone

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E’ morto oggi Guglielmo Natalini, ingegnere, ex consigliere comunale prima negli anni ’70 e poi tra l’85 e il ’95, per un breve periodo anche assessore alla cultura a metà degli anni ’90. Aveva 85 anni, aveva militato nella Dc e poi ne aveva seguito l’evoluzione, era stato dipendente della Palmolive, poi a lungo consulente della stessa azienda e del Comune in materia ambientale. Appassionato di storia, ha scritto – fra l’altro – libri su Amilcare Cipriani, Nerone e Caligola. Colto da malore in casa, è deceduto poco dopo in ospedale. I funerali martedì alle 11,30 a Santa Teresa. Un abbraccio ai familiari. 

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Di recente non ci eravamo “trovati”. Succede. Sono certo, però, che ci fosse stima reciproca. Anzi, proprio quella spesso ci teneva a discutere a lungo. Era ingegnere, quindi meticoloso, se iniziava una battaglia non mollava e sciorinava dati in ogni occasione. Fosse per la raccolta differenziata o per Acqualatina. Aveva passione, Guglielmo Natalini, e per Anzio e la sua storia forse più di qualcuno che si definisce portodanzese. Su Nerone aveva avviato – inascoltato proprio ad Anzio, tanto che presentò l’opera a Forte Sangallo, a Nettuno – una battaglia per fare in modo che fosse “riabilitato”. E l’aveva fatto studiando e andando in giro per il mondo.
Era di “area”, aveva presieduto l’associazione “Anzio 2000” e animato “Anzio futura” però pensava con la sua testa. Sempre.
 

Un po’ narciso, come molti certo che il giornale – parliamo in questo caso del Granchio, ce l’avesse con lui perché non pubblicava sistematicamente ciò che mandava, ma sempre disponibile se c’era bisogno di qualche informazione. Un po’ rompiscatole, certo, ma sempre prodigo di consigli. Mi aprì anche la sua casa, quando un tempo eravamo vicini – nella stessa via – e c’era una vicenda relativa proprio ai rifiuti da discutere e poi pubblicare.

Tra i ricordi più piacevoli la presentazione di un suo libro, al Paradiso sul Mare, si parlava di “Caligola, l’imperatore che voleva la luna” e toccava a me intervistarlo. Lo presi in castagna su una didascalia mancante, se non ricordo male, e commentò dicendo “si vede che hai letto il libro”. Lo presi come un complimento che conservo, adesso, ricordando l’ingegnere.

La stampa inglese e quella italiana

La stampa inglese e quella italiana

Questa riflessione è in parte condivisibile, molto spesso noi giornalisti sbagliamo e – quel che è peggio – facciamo fatica a riconoscerlo. Va sottolineato che esistono delle differenze – e come se esistono… – tra chi legge in Inghilterra e chi in Italia, di conseguenza cambia il mercato di riferimento. 

E non va dimenticato che qui facciamo i conti con “se l’ha detto l’agenzia...” o “la macchina è partita...” o, sempre peggio, “è su internet“. Va considerato, poi, che siamo sempre meno e verificare è più difficile di fare copia e incolla, poi ai vertici c’è sempre il timore di sbagliare o, peggio, la volontà di aggraziarsi questo o quel politico. C’è, più o meno consapevolmente, semplicemente il timore di fare il nostro mestiere. Che è quello di andare, vedere, raccontare. 

Ricordarlo, forse, eviterebbe qualche figuraccia, forse farebbe vendere qualche copia in più o avere più contatti su internet, ma l’Italia resta l’Italia e l’Inghilterra (o la Germania, gli Stati Uniti) è altro.