Porto, la notizia (a metà) di Natale. I nodi che restano

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Il 2017 sarà, forse, veramente l’anno dell’avvio dei lavori del porto. Il beneficio del dubbio va concesso dopo un ventennio di attese vane. La notizia che arriva alla vigilia di Natale è positiva, si tratta di un passo avanti – l’ennesimo – verso l’agognata prima pietra. Ma è una notizia a metà, perché mentre la Capo d’Anzio guarda giustamente avanti, torna alla sua “mission” iniziale che era quella di farlo, il porto, prima di gestirlo, dimentica gli impegni di adesso.

Lavoratori e cooperative che svolgono un service per la società hanno trascorso feste amare. Stando a quanto leggiamo sui social i pagamenti annunciati una quindicina di giorni fa dai vertici della Capo d’Anzio non sono avvenuti. Difficoltà finanziarie possono averle tutti, in questo periodo, ci mancherebbe, ma la buona notizia di Natale stride con questa situazione e non è l’unico nodo che resta da sciogliere. L’abnegazione del presidente Alessio Mauro e dell’amministratore delegato Antonio Bufalari non si discute, ma ancora una volta il grande assente è il socio di maggioranza, vale a dire il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Assente per i lavoratori assunti dalla Capo d’Anzio – ai quali non è stata erogata la tredicesima – e per quelli in “service” (voluto dalla politica di casa nostra) delle cooperative che sono indietro nella liquidazione delle fatture. Intanto, per il “service” stesso aspettiamo ancora che si esprima l’Anac. Si poteva fare o non? Chissà, ma intanto paghiamo almeno chi lavora.

Assente per i cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote, che hanno il diritto di sapere. Leggiamo – e condividiamo – che si ricorrerà alla finanza pubblica ovvero alla Cassa depositi e prestiti con un piano finanziario  che speriamo venga illustrato a breve, altrimenti si farà una gara tra banche. Sindaco, l’ultima uscita “pubblica” – con i capigruppo consiliari – era stata fatta per un fondo maltese che portava con sé mille dubbi, è stato archiviato?

Non è il solo nodo che resta da sciogliere, inoltre, perché il bando che rischia di diventare una telenovela non lo conosciamo ancora, perché la Cassa depositi e prestiti non risponderà in due giorni (e speriamo di sbagliare) perché non sappiamo ancora cosa dice la perizia sul valore della società, quella sui conti da regolare con le cooperative dal giorno della concessione all’intesa, con soldi messi in bilancio che rischiamo di erodere perché nel frattempo usiamo di quelle coop le attrezzature. Vicende che un socio di maggioranza deve tenere sotto controllo, altrimenti addio, e che se la maggioranza è pubblica deve rendere conto ai cittadini.

E vogliamo parlare di trasparenza? A oggi sul sito del Comune al link “nuovo porto” esce il vecchio sito  della Capo d’Anzio che andrebbe cancellato per carità di patria. Nella sezione “amministrazione trasparente“, al link “società partecipaterisulta ancora Luigi D’Arpino presidente, Franco Pusceddu consigliere (ha fatto in tempo ad andare in pensione e tornare….) Enrico Aliotti amministratore delegato e l’ultimo bilancio pubblicato è del 2014. Tutto questo nonostante la responsabile della trasparenza e anti corruzione del Comune socio di maggioranza al 61%, la segretaria generale Marina Inches, sia – bontà sua – anche componente del consiglio d’amministrazione della società. Risolta la vicenda “quote rosa“, è in palese contrasto con quanto previsto dall’Anac, ma anche qui è stato chiesto un parere e aspettiamo. Eppure l’Anac è stata chiarissima già nel 2014….

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Ecco, forse nel 2017 arriveremo davvero alla fatidica prima pietra, ma intanto la Capo d’Anzio un impegno deve prenderlo: dragare il canale di accesso. Nessuna “furbizia“, per favore, è vero che l’obbligo scatta dall’apertura del cantiere, ma è altrettanto vero che non si può – come soleva dire il mio ex editore Peppino Ciarrapico – “andare insieme a zappare la vigna e poi l’uva la raccogli da solo“. Tradotto: non possiamo immaginare che il pubblico paga e la Capo d’Anzio prende solo gli onori della gestione.

Infine una constatazione temporale. Se davvero nel 2017 saranno avviati i lavori, saranno trascorsi 24 anni dall’idea del “raddoppio” proposta dal Consorzio nautico, 20 da quando il sindaco Renzo Mastracci fece inserire il progetto – questo progetto – nel piano regionale di coordinamento dei porti, 18 dalla votazione in consiglio comunale di costituzione della Capo d’Anzio, 17 dalla formalizzazione dal notaio, 12 dalla richiesta di concessione, 7 dalla firma dell’accordo di programma, 6 da quella della firma della concessione stessa, 3 da quando sono state consegnate le aree. Nessuna impresa al mondo può permettersi tempi del genere.

Ebbene se partiranno, quelli previsti nel 2017 sono pressapoco gli stessi lavori nel bacino interno sui quali la politica si divise nel 1990, quando Piero Marigliani “impose” che a fare il porto fosse Marine investimenti, al posto di Condotte d’acqua.

Arrivò tangentopoli, finì un’era e quel plastico – presentato in una cena per le elezioni regionali – è finito chissà dove. Abbiamo impiegato 27 anni per tornare al punto di partenza e i protagonisti della politica di casa nostra sono – ma no? – in larghissima parte gli stessi di allora. Con i loro “riti“, i loro “ragionamenti“, i contatti “romani” e via discorrendo. Non serve aggiungere altro.

 

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Metodo diverso e nessun voto, fatevene una ragione. Auguri!

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È vero, a Natale siamo soliti aspettarci dei regali. Una città diversa da quella che viviamo, però, nessuno ce la donerà. Non chi la sta governando con i metodi, ben presto appresi anche dagli ultimi arrivati, da Prima Repubblica. Non chi fa opposizione di lotta e di governo o chi prova a farla ma si ferma sempre sul più bello.

C’è una intera classe politica che ha fatto il suo tempo, è evidente, ma che è legittimamente al suo posto. È stata votata democraticamente dai cittadini di Anzio, tra i principali specialisti in lamentele che puntualmente si “dimenticano” nelle urne.

Costruire quella che insieme a qualche amico abbiamo immaginato come #unaltracittà non è e non può essere un regalo di Natale. Non piove dal cielo il cambiamento se non proviamo a realizzarlo da cittadini. Certo, è più facile seguire il politico di turno, provare a “infilarsi” in una situazione di potere, parlare con qualcuno che conta “a Roma”, essere in un partito e battersi con le liturgie – tipo quelle del Pd – per farsi garantire la candidatura. Ma cosa avremmo fatto di diverso? Nulla.

Il discorso, come ho avuto modo di dire, va rovesciato. Partiamo dalle cose che vorremmo fare e con chi, poi pensiamo al resto. Partiamo dalle idee, poi cerchiamo l’eventuale consenso. C’è chi fa i conti, nei bar della politica locale, con i “pacchetti” di voti, senza accorgersi che il mondo è cambiato. Già, la “po-li-ti-ca” quella di casa nostra che guarda al particolare, alla posizione di potere, non al futuro della città, annunciato a più riprese e rimasto sempre una chimera. Forse ha ragione, serviranno ancora quei 1000-2000 consensi dei quali si è sicuri per “accreditarsi” in qualche coalizione. E forse vinceranno ancora.

Ma quale sviluppo vogliamo dare ad Anzio? Basato su quale scelta – questa sì – politica? Come immaginiamo di ricostruire un’economia massacrata in ogni settore? Poniamoci queste domande, proviamo a costruire intorno una proposta, vediamo chi ci sta o meno. Solo dopo – al contrario di quello che ha sempre fatto la politica di casa nostra – si può immaginare di presentarsi al giudizio dei cittadini.

Qui, lo ribadisco, non c’è un voto, solo la voglia di cambiamento che passa attraverso concetti semplici: nessuna intesa possibile con chi ha portato la città a queste condizioni; un progetto fatto da cittadini, per i cittadini, senza aspettare le indicazioni di qualche “guru” da Genova o da una srl che fa firmare contratti per candidarsi; legalità assoluta, a partire dalle piccole cose per le quali il Comune deve dare l’esempio; un’idea di sviluppo senza mattone e sostenibile. Il rispetto per chi la pensa diversamente, non il facile dileggio.

Un percorso condiviso da chi vuole davvero – non per infingimento o peggio convenienza “po-li-ti-ca” – che questa classe dirigente vada a casa. Se riesce, bene, altrimenti  pazienza. È per l’ennesima volta nero su bianco, si parla di metodo e scelte diverse, non di candidati che a oggi sono inesistenti.Speriamo che quanti perdono il loro tempo intorno a questi ultimi se ne facciano una ragione.

Auguri, buon Natale!

Il sistema che si riproduce, i silenzi, ciò che non sapremo

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Le nonne hanno sempre ragione, la mia poi… Amava dire, in dialetto, che “i cojonati so de Dio”. Ad Anzio – e più in generale in Italia – dobbiamo essere tutti nelle grazie del Signore. Sia consentita questa divagazione per affrontare vicende che sono molto più serie ma alla politica di casa nostra, a quel sistema che grazie ai cittadini riproduce se stesso praticamente dal dopo-guerra a oggi, non sembrano una priorità. O che, quando diventano qualcosa di serio, si affrontano secondo l’antico (e vincente, finora) metodo della “po-li-ti-ca”. Chi abbiamo al Ministero dell’Interno? Tranquilli, “arriviamo” ad Alfano….

E ci saranno arrivati, dopo la raffica di richieste di commissione d’accesso partite alla volta dell’ex ministro Angelino, nel frattempo promosso agli esteri. Sapremo mai se c’è il condizionamento della malavita, più o meno organizzata, sull’attività del Comune di Anzio? Probabilmente no. Hanno fatto interrogazioni in tal senso Sel, Gruppo misto, Movimento 5Stelle e Pd. Ma tutto tace. Chi le ha presentate sembra averle dimenticate, chi deve rispondere se ne sta buono buono. E’ la politica, di che vogliamo stupirci? Saranno arrivati ad Alfano, questi avrà chiesto al Prefetto di prendere tempo, verificare, a sua volta la rappresentante del governo in provincia avrà chiesto relazioni su situazioni che dovrebbero essere già di sua conoscenza, magari qualcuno avrà risposto – da oste locale – che il vino è buono. Così sono passati mesi, è arrivato il referendum, la crisi di governo, ora è Natale, Alfano il suo l’ha fatto, ora se la vedesse Minniti.

Ecco, come ho detto in altre occasioni la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei. So che ci sono inchieste e le ho raccontate, che bruciano auto a esponenti politici o loro compagni, che in Comune il clima è pesantissimo. Per questo mi piacerebbe sapere da chi è chiamato a decidere se c’è o meno la necessità di insediarla. A chi altri interessa?

I consiglieri comunali d’opposizione tacciono. I parlamentari che hanno presentato le interrogazioni, pure. Il Pd addirittura due, al Senato e alla Camera, ma ora ha da fare con il possibile congresso, il dopo Renzi le liturgie di partito…. La commissione antimafia, poi, avrà giustamente altro a cui pensare, i cittadini non sapranno mai se quelle richieste erano campate in aria o meno. E poi tu vuoi mandare una commissione d’accesso nella città dove va in vacanza il presidente del consiglio Gentiloni? Non scherziamo, su…

Ricordiamo però che quel democristiano con senso delle istituzioni che risponde al nome di Giuseppe Pisanu, da ministro dell’interno di Forza Italia, non guardò in faccia Gianfranco Fini, leader di An e di casa – allora – da queste parti. Né Pierferdinando Casini, eletto in questo collegio: sciolse il Comune di Nettuno, primo nel Lazio. Il suo successore in quel dicastero, Roberto Maroni che insieme a Salvini viene a parlarci di rispetto delle regole, si macchiò del mancato scioglimento di Fondi, dove rispetto a Nettuno c’erano cento volte più motivi. Senso delle istituzioni, appunto…. Ma è l’Italia, ragazzi, così ad Anzio non sapremo più nulla e come diciamo “l’omo campa, male ma campa”.

Restano le domande: serve o non la commissione? Ci sono, com’è dimostrato, interessi di ‘ndrangheta e camorra sul territorio e hanno o meno rapporti in Comune? La criminalità locale ha in qualche modo condizionato delle decisioni?

Ecco, di fronte alle mancate risposte viene quasi da sorridere su come il sistema che ad Anzio ha rigenerato se stesso è capace di insabbiare, rinviare, aspettare, dire “ma che ti metti a fare….” , dileggiare chi prova a esprimersi fuori dal coro. Perché non concepiscono che si possa essere diversi rispetto a ciò che è stato finora, il loro brodo di coltura è questo.

Un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? Un potenziale concorso in falso e abuso d’ufficio? Ma che vuoi…. quello è bravo, nessuno ha pensato di aprire un’indagine, nessuno ha fatto ricorso, chi è arrivato secondo è andato a Nettuno – non credo per un accordo politico come si vocifera, ma a pensar male come diceva Andreotti…. – e “l’omo campa”. Poi in un Paese dove uno diventa ministro, all’istruzione, e scrive su un curriculum una cosa per un’altra che vai a guardare? Il titolo diverso di chi ha vinto un avviso pubblico? Pazienza… Il messaggio che mandi? “Facciamo come ci pare”. Complimenti. E vuoi andare a guardare i titoli dell’altro, il comandante dei vigili che praticamente non ha mai diretto niente? O la segretaria generale che in barba alle indicazioni dell’Anac svolge il ruolo di controllore e controllato? No no, ti spiegano che la politica…. E poi per la Capo d’Anzio un parere è stato chiesto, nell’attesa….

I consiglieri comunali? Tacciono, mica si rispettano le regole qua. Perché nell’anarchia stanno bene tutti, che ti metti a fare? Domani potrebbe servirti che di fronte a una tua mancanza qualcuno debba girarsi dall’altra parte, meglio non sollevare polveroni. E quanti si sono girati, negli anni…. Demolizioni non avvenute, ad esempio, o chi è ancora moroso e siede in consiglio comunale o in giunta. Anzi no, potrebbe aver regolarizzato la posizione ma ai cittadini non è mai stato detto e pure il povero Ivano Bernardone s’è stancato di chiederlo al presidente a vita del Consiglio comunale, Sergio Borrelli.

Così come è andato via un segretario generale che doveva al Comune, secondo la relazione del Ministero dell’economia e finanze, qualche decina di migliaia di euro ma non sappiamo se ha mai pagato. Di certo gli abbiamo liquidato il dovuto, mentre ignoriamo – dopo due anni – quali provvedimenti abbiano adottato il sindaco e gli uffici rispetto a quelle prescrizioni.

Funziona così e il sistema non si pesta i piedi – a volte finge di farlo – non chiede, non crea caos, perché domani si potrebbe essere alleati e non si sa mai, perché c’è lo spettro dei grillini, perché in maggioranza si urla e si ottengono deleghe ma nessuno può andarsene. Altrimenti crollerebbe il castello messo in piedi, a suon di incarichi, cooperative, lavoro al quale si dovrebbe tornare dopo una vita, entrate da assessore che altrimenti non ci sarebbero, posizioni di potere e via discorrendo.

La Politica – sì, P maiuscola – quella intesa come città da immaginare, sviluppo da condividere, visione, impegno per il prossimo, coerenza tra ciò che si promette e quello che si realizza? Ma quando mai…

Anzio? Aspetta, ha votato e scelto, decide da una vita che va così, urla ma poi va a cercare il lavoretto, l’incarico e tutto ciò che sappiamo. Ripeteva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”. Parafrasando potremmo dire che finché saranno gli interessi particolari ad avere la meglio, non ne usciremo. Possiamo provarci, ma ci ritroveremo in pochi, temo.

Chi non sta a questo andazzo? Può sempre consolarsi con la frase di nonna e pensare di essere nelle grazie di Dio, mentre il sistema continua imperterrito, impunito e purtroppo vincente. Fate pure, auguri!

I 50 anni di sacerdozio di Padre Francesco, tanti auguri e….

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Ci sono momenti nella vita di una comunità cittadina che debbono giustamente essere sottolineati. I 50 anni di sacerdozio di padre Francesco Trani sono fra questi. Domani il parroco della chiesa intorno alla quale Anzio è rinata, arriverà a questo prestigioso traguardo.

Si racconta che quando divenne parroco, l’1 settembre del 1979, al posto del “venerato” padre Vincenzo Vendetti che nel dopoguerra aveva contribuito alla ricostruzione del paese, mise subito le cose in chiaro: “Sono qui a formare cristiani, non democristiani“. Era ad Anzio da 5 anni e aveva compreso bene cosa ruotasse intorno alla parrocchia dove si era formata un’intera classe politica e dove la presidenza dell’Azione cattolica era una sorta di garanzia per diventare sindaco. Dirompente per l’epoca – eravamo nel pieno degli anni di piombo – forse anche per quello si avviò una petizione – vado a memoria, ero poco più che bambino – affinché padre Vincenzo restasse. Aneddoti, poco più. Padre Francesco rimase fino al ’91, poi per il voto di obbedienza che è tra quelli dei sacerdoti girò per le diverse parrocchie affidate ai francescani, quindi nel 2009 il ritorno a Santi Pio e Antonio. Dove tra oggi e domani sarà giustamente festeggiato.

Grande cultore di arte e musica, in passato insegnante al Liceo classico – il San Francesco di Nettuno – non è uno che le manda a dire. Dal pulpito ma anche nella vita di tutti i giorni. Senza mai dimenticare “fede, umiltà e umanità” – come ha ricordato sui social network Alfredo Pincini.

Ricordare questi 50 anni è anche momento di riflessione sul ruolo che la Chiesa ha in  città (intorno alla parrocchia, anche se a volte poco visibili, ci sono realtà come Caritas, Centro aiuto alla vita e altri che sono di grande supporto a chi ha bisogno) e su quello della parrocchia centrale.

Padre Francesco è contemporaneo, ad altri spetterà dire se potrà essere paragonato a quello che i nostri nonni ritenevano “un santo“, come padre Leone Turco che visse le ferite della guerra, aiutò centinaia di anziati, andò a trovarli nei luoghi di sfollamento, li avviò alla ricostruzione. Oppure a padre Vincenzo, il sacerdote che intuì la città che cambiava, fece politica come pochi, immaginò le nuove parrocchie da insediare dove nascevano i quartieri e la “Francescana” – antesignana casa di riposo – dove andò a morire perché la “sua” Anzio non l’aveva mai dimenticata, né i concittadini avevano e hanno dimenticato lui. Altre situazioni, certo, altra società, la Chiesa che era ancora l’unico punto di riferimento, o quasi, insieme ai grandi partiti organizzati.

Ecco, pensando al “San Francesco” e alla “Francescana” sulle operazioni della Provincia dei frati minori conventuali qualche domanda si pone, ma non è questa la sede né è materia del parroco di Anzio.

Bene, saranno altri a dire chi è stato padre Francesco, qui – senza nulla togliere ai parroci che si sono alternati in questi anni – posso solo dire che ritengo  entrerà nel novero di chi ad Anzio non sarà dimenticato. Potrà piacere o meno, nei suoi modi a volte spicci, ma è in prima linea e non arretra, in quel presidio di certezze che era, è e certamente resterà la Chiesa di piazza Pia, quella che noi amabilmente continuiamo a chiamare di “Sant’Antonio“, san Pio avrà compreso ormai….

Dio ce lo preservi a lungo, auguri Padre Francesco!

 

Il 3.0 che dimentica Gentiloni, se ripartissimo da chi come lui…

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Gentiloni mentre firma la campagna Fai i luoghi del cuore

Ci aveva promesso il 3.0, ma è domenica e non avrà trovato modo di far scrivere qualcosa. Domani, forse, con calma ragionerà se è il caso di fare gli auguri al Presidente del consiglio incaricato, Paolo Gentiloni, frequentatore di Anzio da una vita.

Sapete com’è, il nostro sindaco ha da pensare alla maggioranza, alle tensioni di sempre, alla campagna elettorale, deve tenere a bada i cinque che gli hanno scritto, Salsedo e Bruschini junior che “sposano” Noi con il cuore dell’ex avversario Candido De Angelis. Prima doveva preoccuparsi della potenziale candidatura di chi scrive, ora lo stanno convincendo che ci pensa pure l’avvocato Guido Fiorillo al quale – come per me – non basta smentire. Ma ragazzi, quando la “po-li-ti-ca” si mette in testa una cosa è difficile toglierla. Di che vuoi che parlano nei bar, altrimenti? Quello sta con Tizio che sicuramente andrà con Caio e allora lì dobbiamo….

Mica ha tempo per Gentiloni, dai… Eppure ultimamente Bruschini ci aveva abituato bene, incaricando chi è deputato a comunicare di pubblicare piccanti smentite, annunciare maxi richieste di risarcimento, farci sapere che è stato chiuso il procedimento relativo alle “quote rosa” per la Capo d’Anzio dopo la nomina della segretaria. Speriamo ci faccia sapere anche quello che dirà l’Anac, a riguardo, dato che chi si occupa di anti-corruzione non dovrebbe avere incarichi di gestione, ma pazienza….

Si poteva usare almeno la pagina facebook e dire “Buon lavoro, Gentiloni, Anzio la aspetta…” ma che vuoi da chi deve occuparsi delle beghe quotidiane? C’è Pusceddu che rientra, il sito del Comune che annuncia un’organizzazione e la segretaria che (pare) ne vuole un’altra, c’è la vicenda da risolvere di chi sta lì con un titolo per un altro…. Dai, pazienza per il Presidente del consiglio. Dopotutto è solo “incaricato“.

Proviamo, allora, a rovesciare il discorso. Partiamo da Gentiloni e dai tanti personaggi noti come lui, se non oltre (basta pensare a Mario Draghi) che da Anzio non sono mai andati via, continuano a frequentarla d’estate e quando possono. Noi anziati che nei confronti dei “signori” tanto teneri non siamo mai stati, immaginandoli in troppi casi come quelli che venivano, dovevano pagare (tanto) e poi sbrigare ad andarsene, non ci siamo preoccupati di costruire una città a misura di chi la frequentava.

Lo dimostra l’ultimo strumento urbanistico, così come il precedente: case, case, case e basta. L’economia “tirava“, potevi accontentare appetiti trasversali, dare lavoro, pazienza se consumando suolo e facendo edilizia non straordinaria, hai abbassato la qualità. C’è un’intera classe politica, trasversale, che ha voluto questo. Ed è stata votata negli anni.

Continuano a venire Gentiloni, Draghi e tanti altri, ma intorno hai creato un sistema di pendolari che una casa a Roma con 100.000 euro non l’avrebbero mai vista nemmeno in cartolina e che certo non innalza la qualità del tessuto sociale. Gente che se non lavora viene a chiedere una soluzione in Comune, fosse pure quella di tre mesi con una cooperativa. Abbassando la soglia, hai guardato a uno sviluppo effimero e non duraturo.

Ora, immaginando #unaltracittà, si può provare a rovesciare il discorso. A essere anzitutto per qualcosa e non contro qualcuno. Si ha il dovere di pensare prima a quale città vogliamo, anziché perdere tempo nei bar a fare elucubrazioni sui candidati vincenti o meno.

Allora proviamo a parlare di sviluppo senza mattone.  Di convenzioni che si fanno quando è possibile, non andando incontro a chi uscito dalla porta vuole rientrare dalla finestra, vedi caso Puccini-Vignarola. Di legalità che parte dalle piccole cose e riguarda inevitabilmente anche le grandi, di appalti trasparenti e fatti per tempo, scadenze rispettate, città pulita (con quello che paghiamo…) e via discorrendo.

Proviamo a parlare di eventi internazionali e per un target medio-alto, anziché le stagioni per gli amici degli amici. Di coinvolgere in questo discorso chi, come Gentiloni e tanti altri, Anzio la frequenta e  continuerà a farlo per attaccamento, perché ha la casa, perché in fondo in fondo si sta bene, per  mille altri motivi.  Certo, sono forse di più – in termini di votanti – quelli che hanno comprato la casa a 100.000 euro e che vanno a bussare in Comune per trovare il posto in qualche cooperativa di disperati. Forse anche per questo non si è trovato il modo di mandare un messaggio a Gentiloni.

Buon lavoro da questo umile spazio, Presidente, ne ha bisogno. E arrivederci ad Anzio.

Illegalità e casi singolari, chi tace è complice

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Sono accadute e accadono ad Anzio tante vicende diciamo singolari all’interno del nostro Comune. Cose a volte spiegate con una frase banale, ma che è un po’ come il prezzemolo, sta sempre bene: “E’ la politica….” Certo, la vostra.

Un anno fa di questi tempi ero alle prese con querele notificate e denunce da fare per la vicenda degli “sgarrupati“, legata ai consiglieri comunali e assessori morosi nei confronti dell’Ente. Ebbene molti hanno sistemato la loro posizione, che li rendeva incompatibili, ma quell’argomento in consiglio comunale non è più stato trattato. A oggi, non sappiamo chi ancora è moroso nei confronti del Comune ma come niente fosse decide, magari minaccia crisi, sta lì impunito. Non mette l’argomento all’ordine del giorno il presidente, Sergio Borrelli, non sembra interessata alla vicenda la segretaria e responsabile dell’anti corruzione del Comune, Marina Inches.

Si parla di legalità, si tengono corsi sulla trasparenza, ma il sito è ancora un rebus per chi cerca gli atti. Sono piccole cose, certo, nessuno ha la bacchetta magica, ma intanto….

Che fine hanno fatto, allora, e parliamo di vicende più serie, le contestazioni del Mef? Quanti soldi ha recuperato il Comune rispetto a ciò che veniva detto? Che provvedimenti sono stati adottati? Silenzio. Della “politica” e di chi dovrebbe fare in modo che gli uffici facessero il loro senza subire influenze. Anche piccole, anche i “che ti metti a fare…” perché quella cooperativa interessa all’assessore Tizio, l’associazione a Caio, quello ha le bancarelle, quell’altro i lavori da fare. Se qualcosa non torna, basta minacciare una crisi…. Storie arcinote, nelle quali si è infilato qualche poco di buono come dicono le carte delle Procure della Repubblica.

Già, il presunto condizionamento. Quello per il quale più parlamentari e di più gruppi hanno chiesto la commissione d’accesso per verificare se esista o meno chi “detta” le cose da fare, in particolare nel settore delle cooperative e soprattutto dopo quanto emerso da “Mala Suerte“. Il sindaco Bruschini si è difeso: “Nessuna mafia“. Negare non è il massimo, è stato ribadito questa mattina nel corso dell’incontro al Chris Cappel College dalla collega sotto scorta Federica Angeli, ma è comprensibile da parte di chi è nato, cresciuto e vive in un sistema politico che rigenera se stesso da anni. Il problema, ormai, non è chi ha presentato le interrogazioni né chi si difende – peraltro annunciando improbabili richieste di risarcimento del danno a La7 – ma chi finora non è intervenuto: il Prefetto di Roma. Abbiamo il diritto di sapere, ma invece si tace… E ora che il governo non c’è più forse non sapremo mai se c’è bisogno o meno di quella commissione.

E parliamo di cose serie, ma torniamo per un attimo alla legalità di quelle quotidiane. Quella che  inizia dalle piccole cose e nella ipotetica #unaltracittà sarà al primo posto.

Si riorganizza il Comune? Va benissimo, ma nella delibera di giunta ci sono allegati in contrasto fra loro. Uno dice: ok, ne prendo atto, rettifico… Ma quando mai… Sulla base di quella riorganizzazione e dell’errato pensionamento del dirigente Franco Pusceddu si prende un sostituto all’area finanziaria? Bene, ma si scopre che ha un titolo diverso da quello del bando. Anche qui: ho sbagliato, cerco una soluzione. No, si va avanti, con sfrontatezza, prepotenza quasi (e l’avesse fatto Candido De Angelis il Comune sarebbe stato “circondato” da forze dell’ordine) e non è finita. Perché anche nel prendere il dirigente della polizia locale qualche errore ci sarebbe. Sai com’è, la “politica” voleva quelli e quelli ha ottenuto, ma le cose vanno fatte secondo le regole. Invece qui si aggirano, si calpestano, si interpretano e via discorrendo. Ci si fa credere di aver vinto una causa quando è stata persa, ma poi ci si appella. Si tiene fuori chi ha una sentenza e dovrebbe rientrare, si fa un caso politico – quando bastava una determina – su Pusceddu, ma intanto come scrive controcorrente si “aggiusta” (speriamo si sbagli) la commissione per la gara delle mense. Per non parlare degli incarichi – sempre alla responsabile dell’anti corruzione – di chi al tempo stesso è controllore e controllato.

E nessuno chiede, nessuno prova a convocare un consiglio comunale, nessuno dice: ok, o rispondete o non si va avanti.  Sai com’è “E’ la politica….” No, si chiama complicità.

Gli unici a provare, di recente, a rompere questo meccanismo sono stati Andrea Mingiacchi con la richiesta – poi “dimenticata” – di revocare in autotutela la nomina del dirigente dell’area finanziaria (c’è chi ha fatto notare che i problemi erano altri, è vero, ma sono anche questi….) e stasera il Meetup Grilli di Anzio che a proposito dei recenti bandi per dirigenti ha scoperto un’altra chicca. Pubblico di seguito la loro nota.

Sembrava cosa fatta con il cambio del Segretario Generale e con il conseguente arrivo della Dott.ssa Inches. Speravamo che con Lei la trasparenza degli atti amministrativi del Comune di Anzio avrebbe trovato ragion d’essere. Ma a quanto rileviamo dal monitoraggio albo pretorio, le buone intenzioni non vanno oltre alcuni cambiamenti.

Sono stati banditi due concorsi dirigenziali, uno per una posizione amministrativa e un altro per la Polizia Locale. In entrambi i casi, la pubblicazione del bando di concorso è stata effettuata esclusivamente sull’albo pretorio del Comune e non sulla Gazzetta Ufficiale, contravvenendo così all’obbligo di pubblicità dei concorsi pubblici ai quali deve essere data massima diffusione per tutti i cittadini, indipendentemente dal loro luogo di residenza.

Quest’obbligo è stato ribadito da una sentenza del Consiglio di Stato del 10/12/2015 n.227. La sentenza rileva che la mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale comporta l’annullabilità dei concorsi, che possono essere legittimamente impugnati da chiunque ne abbia interesse, ovvero da tutti coloro che non hanno potuto parteciparvi a causa proprio della mancata pubblicazione.

La Segretaria Generale, dunque, o non si accorge di tutto questo o non sa. In ogni caso, si viola un norma sulla #trasparenza da parte di chi è pagato per tutelarla (la Dott.ssa Inches riveste anche il ruolo di responsabile della corruzione e trasparenza amministrativa) e si mette a rischio il buon andamento dell’organizzazione comunale, visto che chiunque potrebbe impugnare il bando. Una superficialità che non ci saremmo mai aspettati. Per questo abbiamo inoltrato segnalazione all’Anac e al Dipartimento della Funzione Pubblica“.

 

La vita, così strana… Ciao Enrico

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Eravamo giovani, non belli, quello eventualmente facciamolo dire ad altri. Certamente spensierati. Crescevamo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, vivendo nella stessa scuola, partecipando alle feste di allora, in sella ai primi motorini, io e te anche nell’esperienza degli scout, caro Enrico….

La vita ci ha allontanato, ha fatto prendere a noi due, ma anche ai tanti che oggi erano lì e sono stati parte della nostra esperienza, strade diverse. Che strana sensazione ritrovarsi per salutare uno di noi, rivederci in una triste occasione. Rivedere, quasi che il tempo non fosse passato, gli amici di allora, i tuoi genitori, tua sorella, i genitori di altri che hanno condiviso il nostro percorso. Ne è passato di tempo, sì, ma ho avuto come la sensazione che fossimo intorno al Casello – la tua casa – o a una delle feste di tanti anni fa, con le mamme e i papà che venivano a prenderci. E che oggi erano lì a piangere insieme a noi.

Sì. eravamo lì per salutarti, per dirci quanto sia strana questa vita che ha già scritta quando nasciamo la parola “Fine” per ciascuno di noi, ignari ovviamente di quando e come sarà.

Non ci sentivamo e vedevamo da tempo, per questo è stato ancora più difficile scrivere il tuo nome, l’altra sera, sulle pagine del Messaggero e sul sito del giornale. Sì, è strana la vita: “Oh ragazzi, brutto incidente ad Aprilia, sembra mortale….” Telefoni, cerchi conferme, mandi il corrispondente, senti le fonti e scrivi, come nulla fosse, con una sorta di cinismo quasi innato o che piano piano ti ha aiutato a farti una corazza di fronte alle tragedie. “E’ di Anzio….” e allora avvisi i colleghi romani. “Abbiamo il nome….” e lì ti crolla il mondo addosso.

Ho chiesto più volte conferma, se aveva capito bene, l’età…. Non c’erano dubbi. Che brutto scherzo mi hai fatto, dover scrivere il tuo nome, aggiungere al pezzo di una tragedia quel Enrico Fabiani. E ripensare a quegli anni spensierati, in pochi istanti l’altra sera e più a fondo oggi. Già, è così strana la vita… Ciao Enrico.

Referendum, il mio Sì è noto…

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Scrive l’autorevole giornalista Riccardo Cucchi sul suo profilo facebook e condivido: “Questa orrenda campagna elettorale rischia di farci perdere di vista qual è il diritto – dovere che dobbiamo esercitare : 1 – se riteniamo che i nuovi articoli della Costituzione siano migliorativi, dobbiamo votare si 2 – se riteniamo che i cambiamenti siano peggiorativi dobbiamo votare no“.

Sintesi che è propria di chi fa radio e che ricorda, a tutti noi, per cosa siamo chiamati alle urne. Il resto è stata la polemica di questi giorni e di questa lunga campagna elettorale.

Li ritengo migliorativi ed è  noto che voterò Sì, rispettando l’opinione di quanti – fra i quali molti amici e conoscenti – sceglieranno il contrario. Lo farò non per Renzi, le banche, le menate varie ma semplicemente per quello che è scritto sulla scheda elettorale. E che è stato scritto – giova ricordarlo – come previsto dalla Costituzione che non si può difendere solo quando ci piace.

Arriviamo a questo appuntamento dopo il voto parlamentare, a più riprese, che non ha avuto la maggioranza richiesta dalla Costituzione e pertanto sarà sottoposto al giudizio dei cittadini. Dovremmo esserne felici, perché le garanzie c’erano, ci sono e ci saranno ancora.

Voterò Sì perché sono stufo dei “rimbalzi” tra un ramo e l’altro del Parlamento, delle lungaggini della politica, delle maggioranze da rabberciare – compresa quella attuale – per governare un Paese. Chi vince governa, chi perde fa opposizione e fra cinque anni si presenta come alternativa. Per l’Italia, non contro il presidente del consiglio di turno, ieri Berlusconi e oggi Renzi. Portando proposte, non semplicemente attaccando l’avversario politico quando si vota.

Ho ascoltato dibattiti per il “” e per il “No“, ci sono questioni tra questi ultimi degne di nota e che andrebbero fatte proprie, ma fra 730 parlamentari domani e 945 da tenermi per chissà ancora quanto, scelgo di ridurli. Fra il Cnel eliminato domani o tenermelo chissà ancora quanto, lo tolgo. Se serviranno più firme per chiedere un Referendum abrogativo ma il quorum sarà più basso, mi sembra una garanzia per chi propone i quesiti e non una diminuzione di democrazia. Fra l’altro parlano e hanno parlato tanti che per decenni osteggiarono i grandi e indimenticati referendum dei Radicali che vincevano, loro sì, praticamente soli contro tutti.

Fra consiglieri regionali che non prenderanno più cifre spropositate domani e doverli tenere con super stipendi per chissà ancora quanto, preferisco il vecchio adagio di chi deve riscuotere dei soldi e dice “pochi, maledetti e subito“.  Dei risparmi – ad esempio – si è parlato a lungo,  Openpolis offre un quadro reale e “terzo“. Ecco, tra lasciare la situazione attuale e avere 86 milioni di euro eliminati subito, altri 30 potenziali ma praticamente certi, preferisco fare tagli di questo genere.

L’Italicum? Non è soggetto al referendum e i “combinato disposto” lasciamoli ai giuristi. Se Renzi se ne va, votiamo con questa legge e va a finire come nel ’94, quando si criticava il Mattarellum perché la Dc avrebbe preso “meno voti e più seggi“, ma una volta vinte le elezioni erano tutti pronti a occupare – la volta successiva – i collegi “sicuri“. Oggi – tra vecchi e nuovi della politica, seguaci del “guru” compresi, c’è chi farebbe i conti per vedere se sarà fra i 340 di chi prende il premio di maggioranza.

Fra cambiare e lasciare tutto com’è, pensando che domani si farà un accordo che in Italia non si riesce a fare da 70 anni, provo a cambiare.