I nuovi morosi e la legalità delle cose quotidiane…

Mi viene da sorridere, perché sono trascorsi quasi quattro anni e torna di stringente attualità una vicenda che sollevai all’epoca e ho avuto l’ardire di riproporre all’unico Consiglio comunale al quale ho preso parte, dopo il voto. Il 20 ottobre 2015 su questo umile spazio, diedi l’informazione di consiglieri comunali ai quali era stato chiesto di “rientrare” dall’esposizione nei confronti dell’Ente, pena la decadenza.

Ne seguì uno dei dibattiti peggiori della storia dell’assise civica, almeno a memoria di chi scrive, al quale erano presenti molti dell’attuale maggioranza, sindaco in testa. Venni definito pseudo giornalista, al meglio, ma per chi volesse tutta la querelle è riassunta qui

E oggi? Ci risiamo… Si legge di minacce, addirittura, nei confronti di chi è andato a chiedere “lumi” forse con l’intenzione di prendere il posto del consigliere Di Carlo. C’è chi vede in questo una macchinazione politica (eh sì…) chi fa selfie e dice chiaramente da che parte sta, visto che è il capogruppo della sua lista.

Ma il problema non è Di Carlo – al quale mi lega fra l’altro un sincero affetto – non solo almeno. Perché se si mette mano a questo settore, in nome dell’annunciata (e poco vista) discontinuità, si scopre il vaso di Pandora. Il sindaco – che continuo a ribadire, non arriva da Marte a ricoprire il prestigioso ufficio – lo sa bene e conosce anche i modi usati per affrontare eventuali difficoltà in casi del genere. Un problema possono averlo tutti, ci mancherebbe, e non si è incompatibili fino a quando non si apre un contenzioso con il Comune. E qui sta il nocciolo della questione, qui si torna a quella che mi piace definire legalità delle cose quotidiane.

Si fanno piani di rientro, spero tanto di sbagliare, si paga una rata e si dimentica il resto. Fino al prossimo “polverone”. E lo si fa con uffici che rischiano di diventare “complici”, cosa che nessuno si augura. Il neo dirigente dell’area finanziaria, Luigi D’Aprano (auguri!) ricorderà di essere stato quasi “processato” per avere fatto le 16 lettere nel 2015, pertanto stavolta non si giri dall’altra parte e provveda a verificare immediatamente qual è la situazione. Perché è facile rispondere “non risultano messi in mora”, più difficile far rispettare i piani di rientro ovvero aprire i contenziosi che porterebbero alle incompatibilità. Ce ne sono? Magari in un gesto di trasparenza potrebbe dircelo lo stesso primo cittadino.

E questione di principio, chi segue questo spazio lo sa: ho chiesto in Consiglio comunale che cosa sarebbe stato delle nostre dichiarazioni sulla eleggibilità e compatibilità ovvero assenza di conflitti con l’Ente. La segretaria di allora, Marina Inches, rispose che c’erano state verifiche e non risultava nulla, ma ne sarebbero state fatte altre. Alla sua sostituta – Pierpaola Tomasello – ho scritto, con accesso agli atti, per conoscere cosa era stato fatto ed è arrivata dagli uffici la risposta che “non risultano situazioni per cui ci sia stata legalmente la messa in mora“. Altri – Amato Toti, primo dei non eletti – si sono rivolti all’Ente e sembra scoppiare un putiferio.

Come fu nel 2015, non c’è solo l’eventuale morosità/furbizia di pagare una rata e andare avanti, contando nella magnanimità che si ha nei confronti di chi “fa” politica ad Anzio, ma un reato. Perché se dichiari che è tutto a posto e non lo è, se lo confermi in consiglio comunale a precisa domanda e le cose sono diverse, si chiama falso. Altri, a quanto sembra, se ne stanno finalmente occupando. Ma dei reati, qui, interessa poco: era e resta questione di responsabilità politica. E della volontà, o meno, di ripartire dalla legalità delle cose quotidiane.

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La balaustra e gli altri “sfregi” alle Grotte

Siamo tutti indignati per quello che è accaduto alla balaustra alle Grotte di Nerone. Il sindaco, attraverso la pagina facebook del Comune, auspica che siano individuati i responsabili e che a breve funzioni la videosorveglianza.

A commento della notizia la consigliera dei 5Stelle Rita Pollastrini ha messo in evidenza che le telecamere, lì, ci sono già. Evidentemente non funzionano e quella immagine – insieme a un altro paio delle quali parlo tra poco – confermano come sono andate le cose in questa città.

E’ un affronto quel danno, siamo d’accordo, vanno individuati i responsabili e speriamo avvenga presto. E’ stato toccato un simbolo di Anzio e non ci piove.

Però facciamocela qualche domanda, perché il sindaco – come amo ripetere – non arriva da Marte a fare il primo cittadino, né i suoi sostenitori vecchi e nuovi possono ignorare quelle telecamere che stanno lì e ciò che è accaduto – in termini di sfregio – sul sito archeologico. Altrimenti nella smania di comunicare #soldout e #brandAnzio facciamo a dimenticare, mettiamo taglie e tutti contenti.

Ebbene partiamo dall’immagine delle telecamere di piazza Caduti di Nassirya, montate, pagate (o da pagare in qualche debito fuori bilancio prossimo venturo) e dobbiamo desumere mai entrate in funzione. O comunque fuori uso, a oggi, altrimenti sapremmo già chi ha buttato giù la balaustra. Quando quelle telecamere venivano installate e più di qualcuno esprimeva dubbi, il sindaco e diversi suoi sostenitori avevano già un ruolo in questa città ma siccome è “politica”, non si interviene su vicende che riguardano altri. Sapete? Quelle telecamere ci portano – sbaglierò… – ai debiti fuori bilancio pagati per la sorveglianza della stazione ferroviaria e – sbaglierò ancora – ai lavori all’ex commissariato. Ecco, oggi indignarsi è sacrosanto ma se quelle telecamere non funzionano forse forse il “sistema Anzio” ci ha messo del suo.

E chi si indignò, dei vecchi e nuovi politici di casa nostra, quando una ruspa venne posizionata proprio tra i ruderi? Pochi… Era la metà del 2013, non c’è bisogno di ricordare chi amministrasse e chi fingesse di fare opposizione. Gli stessi pochi, cittadini, che segnalarono come la ditta che stava realizzando l’opera di “protezione” ormai lasciata come ecomostro aveva una interdittiva antimafia. Da questo umile spazio – così, per ricordare – affermavo: “Da quando una ruspa della ditta che poi è stata allontanata per l’interdittiva antimafia è stata piazzata sui ruderi e nessuno ha detto nulla, si capisce quale fosse l’interesse a difendere una delle principali bellezze del territorio“. Dal Comune il sindaco “nzognende” – principale sponsor e alleato della conferma dell’attuale – faceva spallucce, ricordava che i lavori erano di competenza regionale. Non ci furono provvedimenti per la ruspa sui ruderi, la stessa Regione se la prese con calma per mandare via la ditta, quel molo di “protezione” è rimasto lì a deturpare il paesaggio.

I cittadini che denunciavano, quelli che facevano comitati per in concorso “Fai” e riportavano il complesso della Villa imperiale al centro dell’attenzione – penso a Silvia Bonaventura, Chiara Di Fede e Francesco Silvia, ma anche a Claudio Tondi – chi si batteva per farne un monumento naturale era considerato “ominicchio” o “viperella” dall’allora primo cittadino, veniva deriso o si parlava di “strumentalizzazione”, termine molto caro ai politici di casa nostra. Oggi chi prova a dire cose diverse da chi governa è iscritto secondo l’attuale sindaco al “club dei rancorosi”. Sa che non è così, ma pazienza.

Chiudo prendendo da facebook una frase della giornalista Linda Di Benedetto che – è noto – non usa mezzi termini e pone anche qualche altra vicenda sul complesso archeologico: “La balaustra divelta alle Grotte di Nerone è solo un altro atto, che denuncia l’incuria e l’abbandono di questo sito archeologico. I granai della Villa Imperiale sono pieni d’immondizia, un uomo scava tra i resti da sempre, accogliendo addirittura i turisti ed è stato costruito un braccio di cemento armato sui resti del porto neroniano. Chi sono i vandali?