Vigili, nuova sede senza taglio del nastro. E ora il Paradiso sul mare…

L’inaugurazione dell’ufficio turistico (foto http://www.comune.anzio.roma.it)

Da qualche tempo, ormai, la Polizia locale di Anzio usa la nuova sede. Quella nei locali dell’ex commissariato di polizia, in via del Faro, dopo i lavori ultimati con una procedura a dir poco singolare.

L’obiettivo è raggiunto, dirà qualcuno, era indispensabile una collocazione dignitosa e finalmente c’è. Gli eventuali accertamenti su procedura e costi ci diranno se è tutto a posto o meno, di certo in Comune non si è trovato il tempo di andare a tagliare il nastro come – invece – è stato per l’ufficio turistico in piazza Pia. Lì fra #brand, selfie di consiglieri e affini, c’è stata una inaugurazione in pompa magna. Per i vigili, nulla. Motivo? Chissà, forse non c’era tempo. O forse, come si vocifera, i rapporti tra sindaco e dirigente non sono così idilliaci. Vicende loro.

Di certo l’ufficio del turismo dà lustro. E’ costato oltre 50.000 euro, speriamo di vedere i frutti di tanto impegno, ma è una cosa che mancava, anche se servirebbe molto di più l’ufficio relazioni con il pubblico per il quale si continua a violare la legge. Ed era indispensabile la sede della polizia locale, proprio per questo a proposito di #brand sentiamo di lanciare una provocazione.

Se per l’ex commissariato è stato seguito un iter che si ritiene corretto, il sindaco affidi al dirigente della polizia locale la ristrutturazione del Paradiso sul Mare. Un nuovo #brand, quello dei lavori pubblici “metodo Anzio”. Sì, perché nel primo caso si è agito sotto la soglia dei 40.000 euro, con una spesa che poi è andata lievitando e gli atti – anche su segnalazione della consigliera Lina Giannino – sono finiti all’attenzione della magistratura.

Per il Paradiso sul Mare, grazie anche allo sblocca-cantieri, basta chiedere tre preventivi e immaginare che si possano spendere 150.000 euro come allora si pensò che per l’ex commissariato ne bastavano 35.000. Vuoi che non si trovano tre ditte? Si comincia e poi si segue il #brand lavori pubblici “metodo Anzio” voluto da Bruschini e proseguito, per lo stabile di via del Faro, con De Angelis. Diventeremmo da esempio a livello nazionale…

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La Corte dei conti, la condanna e il “filo rosso” del sistema Anzio

Vanno lette con attenzione le 42 pagine della sentenza della Corte dei Conti che condanna, in primo grado, l’ex assessore Patrizio Placidi e l’ex dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio. Al solito in questo spazio si presume l’innocenza di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie e quella delle cosiddette “27 proroghe” penalmente è ancora in piedi, mentre la magistratura contabile ha inteso condannare al risarcimento i due. Le responsabilità sono personali e ciascuno ne risponde quando le sentenze sono definitive, ma quello che interessa sono gli oneri dei quali la politica si è fatta carico.

Per questo vanno lette con attenzione quelle pagine – direi soprattutto da colleghi giornalisti troppo presi a esaltare #brand e compagnia – perché aveva ragione il sindaco, allora consigliere di opposizione (?!), che nell’assise comunale disse dopo l’arresto: “Placidi è vittima del sistema“.

Non vittima, ma parte importante, insieme a tanti altri, molti dei quali decisivi per la sua vittoria un anno e qualche mese fa. Solo che pagato Placidi, sembra esserci liberati di tutto il resto.

Che invece riemerge prepotentemente in quelle 42 pagine. Perché se “gli artificiosi frazionamenti, con cadenze mensili, hanno di fatto impedito al Comune di conoscere la reale entità della spesa necessaria per tale servizio rilevata soltanto a consuntivo al termine di ciascun periodo di proroga” c’era chi doveva accorgersene e non lo ha fatto. Perché si tollerava (e si tollera ancora con altre realtà, vedi affidamenti di spettacoli estivi che rasentano il voto di scambio) che ci fosse chi utilizzava “le cooperative sociali, e i responsabili delle stesse – secondo le accuse- a fini elettorali” .

Le cooperative – che sono Giva e Pana – riferimento dell’allora estranea alla politica Valentina Salsedo (imputata con Placidi e altri nelle “27 proroghe”), poi candidata in “ticket” con Giorgio Zucchini e oggi assessore e presentatrice dell’estate, ci portano dritte dritte ad altre due indagini. Una è quella, con sentenza definitiva, nota come “Malasuerte”, l’altra quella per il passaggio da Giva a Parco di Veio del servizio proprio a Villa Adele. Nella prima il marito dell’oggi assessore era entrato nel settore dei parcheggi al porto e poi si è ritirato a seguito di un incontro al quale presero parte l’ex vice sindaco e il fratello dell’ex sindaco. Incontro che non ha avuto risvolti per i partecipanti, ma si è trasformato in una estorsione per la titolare di una delle attività ancora oggi presenti al porto. Nella seconda l’attuale assessore Ranucci fu protagonista – ed è sotto inchiesta – di un’aggressione perché tra quelli che non erano stati confermati c’era un suo parente e lui diede in escandescenza.

Il “filo rosso”, a voler seguire i nomi, ci porta alle intercettazioni sulla Biogas e sul secondo impianto – poi bocciato dalla Regione – nessuna responsabilità penale ma politiche, pesanti, certamente sì. E spiega come e perché si cercassero – come sembra qualcuno provi a fare anche adesso – dipendenti “allineati”.

E se Alessandroni è stato cacciato – nonostante il sindaco gli facesse i complimenti nella lettera notificatagli – perché si tengono gli altri? Ed è mai stato chiarito quanto affermato proprio da Alessandroni sugli “interessi personali” dietro il suo allontanamento?

Misteri della politica. Come sono misteri delle indagini quelli che portano ai domiciliari per un “Durc” mancante l’ex assessore Colarieti e la dirigente Santaniello (poi scagionati, ma intanto pesantemente compromessi da quella vicenda) e non si accorgono di quelli mancanti nelle 27 proroghe, come scrive la Corte dei Conti.

Ma il “filo rosso” del sistema Anzio è anche oltre, perché la Corte dei Conti riduce la condanna a Placidi e Dell’Accio in quanto “il responsabile del servizio finanziario avrebbe dovuto e potuto evidenziare, le anomalie nelle procedure di spesa avendo il dirigente provveduto direttamente a liquidare i corrispettivi 41 con determinazioni di impegno e di liquidazione adottate dopo la presentazione delle fatture, in palese violazione delle procedure di spesa” mentre “i revisori non hanno svolto alcuna attività di controllo sulla gestione del servizio da parte del settore di competenza in presenza di proroghe e/o rinnovi disposti senza adeguata motivazione per un lungo periodo temporale, senza gara“. Revisori che all’epoca, giova ricordarlo, erano ancora scelti dalla politica. E guai a disturbare il manovratore.

Sapete dove ritroviamo il responsabile del servizio finanziario, insieme ad altri? Nell’indagine sul Deportivo, la gestione singolare dello spazio della piscina trasformato in locale di intrattenimento ai danni del Comune.

Serve altro?

A tutto #brand, ma silenzio sui parcheggi al porto

Va bene, è l’estate del #brand e dei grandi personaggi. Dei siti di informazione che non sono primi in Italia ma vengono spacciati come tali (basterebbe leggere audiweb), dell’ufficio turistico in piazza costato oltre 50.000 euro tra lavori, creativi e arredamento. E’ l’estate delle foto di consiglieri e assessori sorridenti, perché va tutto bene.

E sia, avremo anche il “sold out” – prudenzialmente rivisitato in “numeroso pubblico” – ma le abitudini restano quelle di un tempo. Ho presentato il 17 giugno richiesta di accesso agli atti sui parcheggi concessi al porto alle società che gestiscono il traffico diretto a Ponza.

Comune e Capo d’Anzio, della quale l’ente detiene la totalità ma resta in “lite” con il privato, si sono ben guardate dal rispondere. Sul porto è calata una coltre di silenzio che deve riguardare, evidentemente, anche le vicende ben trattate nell’indagine “Malasuerte” ovvero la “Pressione esercitata dal coinvolgimento di esponenti delle istituzioni comunali” . Perché su quegli spazi – sarà un’impressione sbagliata – poco è cambiato.

Ebbene nessuno ha sentito il dovere, in oltre un mese e mezzo, di rispondere. Né la plenipotenziaria segretaria generale e responsabile della trasparenza, controllora e controllata con gli ultimi incarichi nei quali deve occuparsi anche di gare e contratti (alla faccia dell’anti corruzione), tanto meno la Capo d’Anzio del plenipotenziario amministratore delegato che è diventato “padrone” del porto.

Chiedevo e chiedo:

  • Criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia, delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca alla volta dell’isola di Ponza;
  • Contratto sottoscritto tra Capo d’Anzio e società di parcheggio, durata e introiti previsti per la partecipata del Comune di Anzio, penali previste in caso di inadempienze;
  • Situazione dei pagamenti riferite agli anni precedenti;
  • Eventuali sanzioni/contestazioni riferite agli anni precedenti da parte della Capo d’Anzio ovvero della polizia locale

Sì, la Polizia locale grazie alla quale ottennero l’area gratis due anni fa, su indicazione del dirigente appena arrivato e anch’egli plenipotenziario ormai nel Comune guidato da De Angelis.

Per questo ho coinvolto il difensore civico dell’area metropolitana, ho chiesto alla presidente della commissione trasparenza di interessarsi della vicenda e anche alla Procura, ammesso voglia seguire gli sviluppi di “Malasuerte”