La Corte dei conti, la condanna e il “filo rosso” del sistema Anzio

Vanno lette con attenzione le 42 pagine della sentenza della Corte dei Conti che condanna, in primo grado, l’ex assessore Patrizio Placidi e l’ex dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio. Al solito in questo spazio si presume l’innocenza di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie e quella delle cosiddette “27 proroghe” penalmente è ancora in piedi, mentre la magistratura contabile ha inteso condannare al risarcimento i due. Le responsabilità sono personali e ciascuno ne risponde quando le sentenze sono definitive, ma quello che interessa sono gli oneri dei quali la politica si è fatta carico.

Per questo vanno lette con attenzione quelle pagine – direi soprattutto da colleghi giornalisti troppo presi a esaltare #brand e compagnia – perché aveva ragione il sindaco, allora consigliere di opposizione (?!), che nell’assise comunale disse dopo l’arresto: “Placidi è vittima del sistema“.

Non vittima, ma parte importante, insieme a tanti altri, molti dei quali decisivi per la sua vittoria un anno e qualche mese fa. Solo che pagato Placidi, sembra esserci liberati di tutto il resto.

Che invece riemerge prepotentemente in quelle 42 pagine. Perché se “gli artificiosi frazionamenti, con cadenze mensili, hanno di fatto impedito al Comune di conoscere la reale entità della spesa necessaria per tale servizio rilevata soltanto a consuntivo al termine di ciascun periodo di proroga” c’era chi doveva accorgersene e non lo ha fatto. Perché si tollerava (e si tollera ancora con altre realtà, vedi affidamenti di spettacoli estivi che rasentano il voto di scambio) che ci fosse chi utilizzava “le cooperative sociali, e i responsabili delle stesse – secondo le accuse- a fini elettorali” .

Le cooperative – che sono Giva e Pana – riferimento dell’allora estranea alla politica Valentina Salsedo (imputata con Placidi e altri nelle “27 proroghe”), poi candidata in “ticket” con Giorgio Zucchini e oggi assessore e presentatrice dell’estate, ci portano dritte dritte ad altre due indagini. Una è quella, con sentenza definitiva, nota come “Malasuerte”, l’altra quella per il passaggio da Giva a Parco di Veio del servizio proprio a Villa Adele. Nella prima il marito dell’oggi assessore era entrato nel settore dei parcheggi al porto e poi si è ritirato a seguito di un incontro al quale presero parte l’ex vice sindaco e il fratello dell’ex sindaco. Incontro che non ha avuto risvolti per i partecipanti, ma si è trasformato in una estorsione per la titolare di una delle attività ancora oggi presenti al porto. Nella seconda l’attuale assessore Ranucci fu protagonista – ed è sotto inchiesta – di un’aggressione perché tra quelli che non erano stati confermati c’era un suo parente e lui diede in escandescenza.

Il “filo rosso”, a voler seguire i nomi, ci porta alle intercettazioni sulla Biogas e sul secondo impianto – poi bocciato dalla Regione – nessuna responsabilità penale ma politiche, pesanti, certamente sì. E spiega come e perché si cercassero – come sembra qualcuno provi a fare anche adesso – dipendenti “allineati”.

E se Alessandroni è stato cacciato – nonostante il sindaco gli facesse i complimenti nella lettera notificatagli – perché si tengono gli altri? Ed è mai stato chiarito quanto affermato proprio da Alessandroni sugli “interessi personali” dietro il suo allontanamento?

Misteri della politica. Come sono misteri delle indagini quelli che portano ai domiciliari per un “Durc” mancante l’ex assessore Colarieti e la dirigente Santaniello (poi scagionati, ma intanto pesantemente compromessi da quella vicenda) e non si accorgono di quelli mancanti nelle 27 proroghe, come scrive la Corte dei Conti.

Ma il “filo rosso” del sistema Anzio è anche oltre, perché la Corte dei Conti riduce la condanna a Placidi e Dell’Accio in quanto “il responsabile del servizio finanziario avrebbe dovuto e potuto evidenziare, le anomalie nelle procedure di spesa avendo il dirigente provveduto direttamente a liquidare i corrispettivi 41 con determinazioni di impegno e di liquidazione adottate dopo la presentazione delle fatture, in palese violazione delle procedure di spesa” mentre “i revisori non hanno svolto alcuna attività di controllo sulla gestione del servizio da parte del settore di competenza in presenza di proroghe e/o rinnovi disposti senza adeguata motivazione per un lungo periodo temporale, senza gara“. Revisori che all’epoca, giova ricordarlo, erano ancora scelti dalla politica. E guai a disturbare il manovratore.

Sapete dove ritroviamo il responsabile del servizio finanziario, insieme ad altri? Nell’indagine sul Deportivo, la gestione singolare dello spazio della piscina trasformato in locale di intrattenimento ai danni del Comune.

Serve altro?

Deportivo “fraudolento”, altro esempio del “sistema Anzio”

Lo hanno dissequestrato, è vero, e il Comune si è sbrigato a farci sapere che era tornato in possesso anche dell’area nota come “Deportivo”. Aspettiamo ancora il bando per la gestione della piscina, quello che gli uffici avevano predisposto non andava bene al sindaco, all’area finanziaria abbiamo come dirigente la segretaria generale (che controlla se stessa e non ha certo il tempo di fare il bando) e quindi prosegue il rapporto con la Federazione italiana nuoto. Quello, per intenderci, che se i soldi non bastano li mette il Comune.

Per decenni la gestione di quello spazio è stata affidata con il “sistema Anzio”, e lo ricorda nella sua relazione il Procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, Andrea Lupi, che all’inaugurazione odierna dell’anno giudiziario ha detto che è stato contestato il danno erariale “conseguente al fraudolento, gratuito ed esclusivo utilizzo, per fini commerciali (discoteca, sala da ballo night – club e simili con ristorazione), di una consistente parte del bene “Piscina Comunale”, facente parte del patrimonio immobiliare indisponibile del Comune di Anzio. Il danno per l’ente locale, pari a euro 172.115,60, è stato quantificato sulla base del mancato introito dei relativi canoni, ed è stato imputato al Dirigente dell’Area economico-finanziaria del Comune di Anzio, nonché Dirigente dell’Unità organizzativa politiche delle attività produttive, che materialmente gestiva l’attività commerciale, all’Associazione concessionaria della gestione del bene immobile e al suo legale rappresentante“.

Avete letto bene: fraudolento. Il Procuratore non sa – o evita di scrivere – che a gestire il Deportivo era l’ex potente dirigente dell’area finanziaria del Comune, uno che dell’amministrazione conosce vita, morte e miracoli e che evidentemente era meglio avere dalla propria parte. Deportivo? E va bene, la piscina, i corsi, la squadra di pallanuoto vanto cittadino, “i regazzini….

E non sa – o evita di scrivere – che quello spazio del Comune, cioè degli anziati, è stato utilizzato per le feste elettorali del centro-destra, diviso e unito. La politica conosceva bene la situazione, l’ha avallata, tollerata, si è sbrigata a far costruire un muro dichiarato pericolante dai vigili del fuoco ma che servì ad ampliare lo spazio proprio del Deportivo e a realizzare le uscite di sicurezza che non c’erano. Il Procuratore non scrive che il Deportivo era utilizzato per una gestione “familiare” e che senza i cittadini a lamentarsi – spesso inascoltati in Comune – non si sarebbe arrivati a tanto. La Corte dei conti non sa che il comodato d’uso tra Asd Anzio nuoto e pallanuoto e il Deportivo non è mai stato rispettato da quest’ultima associazione per quanto concerne le manutenzioni. E oggi la stessa società, ormai estromessa dalla gestione, chiede al Comune i soldi per le opere di manutenzione fatte nel corso degli anni.

Ebbene siamo finora a una contestazione, il processo penale è agli inizi, come sempre dobbiamo aspettare l’esito ma quello che è accaduto – e che si denunciava sui media o nelle interrogazioni in Consiglio (venne sbeffeggiata dall’allora e attuale sindaco Mariolina Zerella) – è un ulteriore esempio del “sistema Anzio”

Aspettiamo il nuovo bando, doveva già esserci, sarebbe interessante conoscere il rendiconto della gestione Fin e quanto costerà al Comune. Ah, sbaglieremo, ma il Latina sarà il prossimo gestore dell’impianto.

Incarichi, falsi, Corte dei Conti e opposizione silente

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(…) Per poter conferire incarichi dirigenziali, sia pur temporanei, a soggetti non vincitori di pubblico concorso, occorre previamente verificare ed accertare l’effettivo possesso di idonei ed elevati requisiti (…)” Lo scrive la Corte dei Conti della Lombardia con la sentenza del 10 luglio scorso che è possibile scaricare qui.

Lo scrive per una vicenda che sembra fare il paio – a grandi linee – con quella accaduta ad Anzio, circa un anno fa, per la nomina del dirigente dell’area finanziaria. Storia che mentre si fanno le pulci altrove, sembra finita nel dimenticatoio e che, invece, vede aperta una indagine. Così il sindaco ha riferito al consigliere Mingiacchi, capogruppo Pd, che chiedeva gli atti dopo aver presentato – ed essere stato anche deriso da certa stampa, prima ancora che “richiamato” dal partito – una richiesta di revoca in autotutela dell’intera vicenda.

Ecco, questo Comune funziona così. Che vai a guardare, su…  lascia perdere… Se uno dichiara di avere un titolo equipollente a quello richiesto dal bando (e non lo è) se nessuno in  commissione  fa una verifica (in buona fede, ne sono certo) e avviene la nomina, quando c’è chi lo fa notare si dovrebbe intervenire e riparare. Proprio perché si è scelta una persona capace – questo viene sbandierato ai quattro venti e non ho motivo di dubitare – si fa in modo che le cose siano o vadano a posto.  Quando mai…

Sembrerà una cosa di poco conto, tutto sommato il dirigente è uno che lavora, perché questo “accanimento“? Semplice, è nella illegalità delle cose quotidiane che si dà spazio, poi, a quella diffusa. Nulla di personale, ci mancherebbe altro, non conosco il dirigente con il quale ho avuto corrispondenza per altre vicende, non ci tengo e posso solo augurare – a lui e ai conti del Comune – che lavori per il meglio. Anzi, ne sono convinto.

Però, giratelo come vi pare, quello che si è verificato è un falso, un abuso, una svista… Si poteva e doveva intervenire.

Ora da quel poco che emerge la Corte dei Conti, proprio come in Lombardia, ha scritto al Comune chiedendo spiegazioni. Sarebbe il caso di sapere cosa chiede, in virtù della trasparenza, senza celarsi dietro all’indagine aperta per negare le carte. Ma se neanche l’opposizione prova a far valere il proprio diritto di avere i documenti, di cosa vogliamo parlare? Ci sono cose più serie, vero, di una nomina sotto la lente d’ingrandimento, ma l’opposizione tace. Da ultimo, in consiglio comunale, su piscina con i sigilli e impianti in generale.

Il capogruppo Pd “flirta” con il sindaco e posta “selfie” su facebook, la mostra della quale è direttore artistico ottiene il catalogo pagato dal Comune,  perché rompere le scatole?

E’ una cosa piccola, anche questa, che ti metti a fare… lascia perdere… la mostra è un evento di rilievo (e lo è, vanno fatti i complimenti all’associazione 00042) le cose in questa città vanno così…

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è, invece, stabilire criteri certi e universali su cosa il Comune patrocina e finanzia, fosse pure con un catalogo, in modo che tutti sappiano se hanno diritto o meno di avere il supporto. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

La nuova maggioranza alla prova Corte dei Conti

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Consiglio comunale convocato d’urgenza per lunedì prossimo ad Anzio. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla Corte dei Conti dopo i pesanti rilievi mossi sulla fidejussione prestata alla banca per la concessione del porto e altre vicende di una macchina amministrativa sballata.

Il Comune, dopo che la vicenda era stata resa nota ai consiglieri, ha mandato le sue controdeduzioni ma a quanto pare ai magistrati contabili non basta. Serve un voto del Consiglio comunale e, a questo punto, sarà il primo banco di prova per l’allargata maggioranza.

Voteranno tutti uniti, dicendo che le contestazioni sono – al solito – una specie di “accanimento” nei confronti di Anzio (sono sempre incapaci gli altri, anche quelli della Ragioneria dello Stato) o De Angelis e i suoi, finora mai teneri su questo argomento, manterranno le distanze? Voteranno tutti uniti dicendo che sono “stupidaggini” e tutto si supera?

Qui si gioca sulle tasche di ciascuno, si tratta di responsabilità erariali per le quali un giorno si potrebbe essere chiamati a rispondere, va bene la maggioranza allargata ma…

Basterà aspettare lunedì per verificare se il “patto del Turcotto” poi annunciato in Consiglio, si sarà già sciolto come neve al sole o reggerà. Aspetto che piace a chi “ragiona” e passa le giornate a pensare a maggioranze, voti e intese possibili.

Qui interessa altro: cosa ha risposto il Comune a quelle contestazioni? Perché si va di corsa in Consiglio? Chi ha ragione?

Biogas, abbiamo scherzato. Il sindaco resiste

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La copertina che il Granchio ha anticipato ieri ha un titolo eloquente: “Alla canna della biogas“. Riassume bene le convulse giornate che la maggioranza di Anzio ha vissuto fino a ieri sera, quando la pace è nuovamente scesa perché altrimenti il sindaco si sarebbe dimesso, perché l’intervista di Candido De Angelis ha fatto salire la preoccupazione a molti, perché altrimenti arriva il commissario e i giochi sono finiti. I problemi, alla fine, sono questi e della città sembra veramente importare poco. Ai gerontocrati della politica di casa nostra e ai giovani virgulti che fingono di lottare ma si allineano senza problemi.

Facciamo un passo indietro: mercoledì sembrava finita, si indicava già il 18 febbraio come data entro la quale sciogliere il Consiglio per votare a giugno, c’era il vice sindaco Giorgio Zucchini che annunciava dichiarazioni dirompenti prima di spegnere il telefono e non farsi trovare più dai giornalisti che lui stesso andava cercando.

Il problema? La mozione contro le centrali biogas che è stata firmata anche da alcuni assessori e da consiglieri di maggioranza, insieme a parte dell’opposizione, dopo il sì unanime della commissione ambiente. Non sia mai….

Il primo impianto, quello già autorizzato dalla Regione Lazio, sembra che sia “vicino” a  Patrizio Placidi. Lo dicono sfacciatamente negli ambienti di maggioranza. Una cosa è certa: Placidi e il suo assessorato in conferenza dei servizi hanno dato via libera. Il secondo impianto, quello a biometano presentato ad agosto, è più “vicino” a Zucchini e non ne fa mistero. Qui il Comune non ha presentato osservazioni nei termini.

Il sindaco che in Consiglio comunale diceva di “non sapere” (al solito) è ora un difensore di entrambi gli impianti. Ci consentirebbero di risparmiare sul trasporto in discarica. Con buona pace di “mare, cultura e natura” del progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, che diventa “varianti, cemento e monnezza“. Già, perché i volumi di entrambi gli impianti superano di gran lunga non solo quanto si “produce” ad Anzio, ma anche a Nettuno e in almeno altri due centri limitrofi.

Non conosciamo mozioni che hanno bloccato centrali (vedi la Turbogas di Aprilia, per esempio) ma qui siamo a una politica che pensa a preservare una maggioranza, ad accordi elettorali, a tutto fuorché al territorio e al suo sviluppo. Ora si lavora a una mozione che – si dice – sarà più “morbida“. L’auspicio è che quanti avevano firmato la prima abbiano il coraggio di spiegare perché non va più bene. Non sappiamo se i due impianti si faranno, di certo la loro eventuale realizzazione avrà un “peso” su una città che avrebbe bisogno di altro.

Del famoso e fallimentare porto, ad esempio, con il sindaco che rassicura gli ormeggiatori che non si muoveranno – visto mai, parte della maggioranza “minaccia” l’addio – quindi non va a riprendersi le aree, non fa partire un’opera cantierabile, disconosce le decisioni prese in assemblea e gli accordi firmati con Marconi, annunciando un bando impossibile.

Porto sul quale la Corte dei Conti ha paventato il danno erariale per chi ha votato la fidejussione, con un prestito pagato dal Comune ma che la Capo d’Anzio avrebbe tranquillamente restituito se fosse stata messa in grado di operare.

Il sindaco ha assicurato che andrà lui a parlare con la Corte dei  conti e risolverà la vicenda, ma dimentica di aver mandato un “piano di razionalizzazione” dove mancano persino i dipendenti che la società ha assunto. Ma la colpa, dice, “è dei dirigenti“. Gli stessi ai quali va, sistematicamente, il 100% del risultato. Ma sono bravi o non? In realtà quando non si riesce a rispondere, si cerca la responsabilità di altri. Facile.

Gli altri problemi, il 3.0 fallimentare, un programma non rispettato in ciascuno dei suoi punti, è come se non ci fossero. Bruschini resiste, questo importa alla maggioranza. Complimenti.

Corte dei conti, le puerili scuse 3.0

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La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi

Al di là di come andrà a finire con le contestazioni della Corte dei Conti sul rilascio della fidejussione a favore della Capo d’Anzio da parte del Comune, indicata come “grave irregolarità” e per la quale si paventa un danno erariale, c’è una cosa che balza agli occhi immediatamente nelle dodici pagine della deliberazione della magistratura contabile.

E’ un passaggio nelle premesse, dove si ricostruiscono contestazioni e richieste di risposta, fino alla convocazione il 12 gennaio alla quale hanno partecipato il responsabile dell’area tributi, Luigi D’Aprano, quello dell’area finanziaria Tonino Morvillo e il vice sindaco e assessore alle Finanze Giorgio Zucchini che hanno candidamente dichiarato “di aver tardivamente appreso dell’adunanza pubblica, regolarmente comunicata via Pec all’indirizzo istituzionale del Comune, per un disguido interno all’ente“.

Ecco, qui paradossalmente non interessano le pesanti contestazioni mosse dalla Corte dei Conti, quello che i revisori del Comune scrivono rispetto alla fidejussione, le giustificazioni del Comune sulla Capo d’Anzio “controllata” sistematicamente smontate dai magistrati contabili. Non interesse neanche ciò che apprendiamo sulla Tares, con un introito inserito in bilancio come recupero evasione quando in realtà era un ruolo aggiuntivo. No, fermiamoci alla puerile scusa del disguido.

Perché non è la prima del genere, perché la campagna elettorale sulla città 3.0 l’ha fatta Luciano Bruschini insieme alla sua maggioranza, non altri, e dire che non si legge una posta certificata o che questo accade in ritardo suona come una presa in giro. L’ennesima.

E’ successo sistematicamente quando si faceva la corsa contro il tempo sul bilancio, per esempio, quando una mail non partiva o non arrivava, quando il sistema informatico è andato in tilt guarda caso proprio in prossimità di importanti scadenze, al punto che Agostino Gaeta arrivò a parlare di “sabotaggio“.

No, per favore, smettetela. Difficile trovare, oggi, chi creda a scuse del genere. Anzi, ammesso che ci sia stato davvero il “disguido interno all’ente” è la conferma di una macchina senza guida e dove, a proposito di informatica e di 3.0, ognuno va per proprio conto.

Ma nessuno legge una posta elettronica certificata.  Già, negli anni ’90 – quando questa classe politica era già in auge – c’erano appena i fax.

Il 3.0? Uno slogan elettorale.

Bilancio, “voci” di pre dissesto e ci mancava il complotto

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Diciamo la verità, il complotto ci mancava. Il sindaco Luciano Bruschini, a oggi ancora senza parere dei revisori dei conti sul consuntivo 2014 che per legge andava approvato entro il 30 aprile, tira fuori dal cilindro la denuncia in Procura.

Speriamo che stavolta ci vada davvero e non faccia come quando annunciò che chiamava i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano. Certo, c’è la divisione tra la parte politica e quella gestionale, ma un sindaco ha il dovere di farla funzionare tutta la macchina, nel suo insieme. Però speriamo davvero che vada in Procura, cominciando a denunciare se stesso.

Perché se arriviamo a questa situazione di incertezza sul consuntivo, un atto dovuto, un documento del quale si conoscevano i tempi, è per una situazione che si trascina da tempo. Quando gli ispettori della Ragioneria dello Stato facevano ben 27 contestazioni la vicenda, in Comune, veniva liquidata pressapoco in “tutte stupidaggini” o “vanno in tutti gli enti locali“.

Quando la Corte dei Conti metteva nero su bianco criticità che si trascinano da anni (residui, gestione delle entrate, anticipazioni, inventario) a Villa Sarsina politici e dirigenti facevano spallucce “ma sì…” e come al solito “stanno messi così tutti“. Dimenticando che in casi del genere mal comune non è mezzo gaudio, anzi…

E vogliamo ricordare i sette punti contestati, pressapoco un anno fa, dagli stessi revisori dei conti? E’ bastato il primo bilancio redatto in presenza di tecnici “terzi” e non nominati dalla politica che i nodi sono venuti al pettine e oggi dobbiamo dedurre che siano rimasti. Ora apprendiamo che il collegio di professionisti ha rinviato a data da destinarsi l’arrivo ad Anzio per l’ultimo confronto. Un parere, comunque, dovranno esprimerlo e l’auspicio è che stavolta a nessuno venga la febbre. Perché ci sarà pure un complotto come dice Bruschini, ma va ricordato che un anno fa il parere dei revisori era firmato solo da due dei tre componenti del collegio. Una era malata. Ma sì, in questa città tutti dimenticano, che vai a guardare….

Sulla febbre del revisore di un anno fa nessun dubbio, mentre qualcuno ci assale – e dovrebbe far riflettere anche il sindaco 3.0 – sui guasti che puntualmente si verificano in prossimità di scadenze di rilievo. I dati perduti (per aver acquistato di tutto, meno un sistema cloud), le firme digitali che non partono, i sistemi che faticano a dialogare, la posta elettronica certificata che si blocca…. Francamente sembrano, ormai, un po’ come le giustificazioni che dà in “Un giorno in Pretura” Alberto Sordi e se davvero il sindaco andrà in Procura sarebbe il film simbolo da mostrare.

Magari anche al Prefetto, che nel frattempo è cambiato e sembra meno accondiscendente del predecessore. Perché, complotto o meno, chi guida l’amministrazione – e il suo vice che si occupa proprio delle finanze –  deve rispondere su ciò che è stato fatto dopo le contestazioni arrivate da organi dello Stato, deve dire perché non abbiamo riscosso e non riscuotiamo, come si arriva a 58 milioni di residui e a 14 di avanzo di amministrazione e non cercare scuse che non reggono più. O vie d’uscita, come sentiamo dire da giorni, ma si tratta di “voci” non confermate purtroppo, di  dichiarazione di predissesto. Le condizioni, del resto, ci sono tutte. Sarebbe ora di ammetterlo e trarne le conseguenze, prima di andare in Procura.

Comune, quando spariscono mail e protocolli “sgraditi”

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Gli esperti di informatica sapranno essere di conforto, ancora di più quelli di ufficio protocollo negli enti pubblici. Perché, veramente, qualcosa non quadra con gli indirizzi mail al Comune di Anzio e meno che mai con le carte spedite a Villa Sarsina e che, misteriosamente, non si trovano. Altre, invece, hanno dei percorsi virtuosi.

Partiamo dalla vicenda dei chiarimenti richiesti il 21 marzo dalla Corte dei conti. Sembra – così viene riferito in Comune – che sia arrivato solo il sollecito una decina di giorni fa. Della precedente richiesta… nulla. E’ vero, questi della Corte dei conti un po’ singolari lo sono: hanno usato una mail normale e non certificata, chiesto a ufficio.ragioneria@comune.anzio.roma.it di inoltrare al sindaco la pesante richiesta. Della mail, però, non c’è traccia! Ecco la necessità degli esperti di informatica: ci sarà, ad Anzio, un “filtro” che si accorge della posta elettronica sgradita? Dobbiamo pensarle tutte.

A dire il vero, e non si dovrebbe ma qui occorre citare un caso personale, anche usare la posta certificata non garantisce – nonostante l’avvenuta consegna – che i documenti arrivino a destinazione. E’ questione di qualche giorno fa, per un accesso agli atti chiesto da marzo e misteriosamente finito non si da dove. Forse vittima di qualche “filtro”.

Oppure del mal funzionamento – ma solo in determinati casi, come vedremo – dell’ufficio protocollo. Serve ricapitolare i casi più eclatanti? Ma sì, proviamoci.

Il parere del Ministero dell’interno sull’incompatibilità di Placidi: il 17 maggio 2011 viene spedito dal Viminale, lo aveva chiesto il Comune l’11 aprile. Dice che l’assessore è incompatibile se non paga per la condanna della Corte dei conti, ma sparisce. Viene portato alla luce, un anno dopo, da chi scrive, grazie a una nota della Prefettura che fa riferimento proprio a quel parere. Disarmanti le risposte: il direttore generale dell’epoca, Franco Pusceddu, dichiara di non averlo visto, lo stesso dicasi per il segretario Pompeo Savarino, il sindaco ammette candidamente in consiglio comunale “sarà una delle tante carte che mi capita di non leggere”.

E vogliamo parlare del mare inquinato? E’ il 20 luglio 2012, l’Arpa rileva coliformi fecali oltre la norma. Se la prende con calma, spedisce via fax (eh già, vogliamo prendercela solo con chi gestisce Anzio?) al Comune il 24 quando gli uffici, però, sono già chiusi. La lettera viene vista il 25 ma protocollata solo il 30. Per i cittadini che hanno segnalato l’inquinamento l’assessore Patrizio Placidi ha presentato denuncia.

Dicevamo degli esempi virtuosi, però, per capire se sono eccezioni o se, veramente, il Comune potrebbe funzionare sempre così e non fingere di ignorare le carte più scottanti. Sagra del peperoncino, circa 12.000 euro pubblici: proposta protocollata l’1 ottobre 2012 e approvata tre giorni dopo in giunta.

E la proposta di “comando” dalla Provincia al Comune arrivata il 21 marzo 2013 e deliberata il 25?

Ma c’è stato anche di meglio, le approvazioni… a posteriori. Ricordate il caso del corso di tennis gratis (15.000 euro a carico del Comune) per i ragazzi dei circoli di Anzio? E’ il 29 luglio 2011 quando l’associazione “La Lupa” presenta la proposta. Il Comune la trova “di notevole interesse” e paga. Si era già svolta, a Monte Livata, dal 18 al 23 luglio. Il sindaco dirà “Me lo ha chiesto Adriano…” Leggi Panatta, il quale deve aver trovato da queste parti – finché è stato possibile – la gallina dalle uova d’oro, dati anche i precedenti e i costi dell’Off shore.

Morale? I “filtri” ci sono, eccome. Non sono informatici – a meno che gli esperti ci dicano altro – ma semplicemente dipendono da cosa c’è scritto nelle missive inviate all’Ente e da chi sono recapitate. Se danno fastidio, spariscono o aspettano. Se arrivano dagli amici degli amici, si trova una corsia preferenziale.