Il Granchio e la denuncia per stalking, siamo all’assurdo

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Con Il Granchio​ abbiamo rotto molti schemi. Fondato un giornale “nostro“, fatto cronaca più che politica, dato voce a chi aveva qualcosa da dire e non alle interviste tanto per fare, fatto inchieste. Abbiamo anche rotto, molto, le scatole. E’ il nostro mestiere.

Sono tra i fondatori di una straordinaria esperienza editoriale locale, ho preso per diversi motivi altre strade  e oggi che il direttore Ivo Iannozzi è stato denunciato addirittura per stalking, faccio ancora più parte di quella famiglia. E dovrebbero sentirsene parte i lettori, da sempre i veri padroni del settimanale, gli inserzionisti, quanti credono nel ruolo della stampa libera.

Le querele, per i giornalisti, sono pane quotidiano. Sono sempre più temerarie e per questo chi le fa dovrebbe automaticamente risarcire se i procedimenti vengono archiviati o i cronisti assolti. Dovrebbero dare, sull’unghia, almeno la metà dei soldi che vorrebbe con maxi quanto pretestuose richieste di risarcimento. A molti passerebbe la voglia.

Questa dello stalking, però, ci mancava. Ed è  grave perché somiglia, ancora di più, a un tentativo di bavaglio. Anni fa, con un personaggio che voleva 300 milioni delle vecchie lire, con il giornale che in caso di condanna al risarcimento avrebbe chiuso, il giudice affermò non solo che quanto avevamo scritto era corretto ma che la cronaca “per il giornalista di un periodico locale configura anche un dovere di informazione della collettività locale“. Ecco: dovere. Ancora più forte in piccole cittadine. Più forte degli schiaffi, delle querele, di chi pensa – da ultimo l’assessore Giorgio Bianchi in consiglio comunale – ai “giornaletti“, delle pressioni di ogni genere, degli insulti, delle minacce, del “chi te lo fa fare” e via discorrendo.

Ricordo l’episodio di una signora, in ospedale, ad Anzio. Alcuni medici si lamentavano per un “incidente” che c’era stato con il Granchio. Un’incomprensione, poi chiarita, con il reparto di pediatria, ma i due sanitari c’erano tornati sopra. Lei si intromise e in nettunese stretto disse “a dottò, nci fosse o Granchio tante cose nse saprebbero“. Poi il Granchio sbaglia, come sbagliamo tutti, senza malafede, ma informa e fa il suo mestiere. Ci sono le rettifiche, le precisazioni, anche le querele. Ma lo stalking è una novità assoluta, anzi è un assurdo provare a contestarlo. Vedremo come andrà a finire. Intanto faccio mia la nota di Stampa Romana e del Sindacato cronisti mandando a Ivo e a tutta la redazione un grande abbraccio.

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Antium, il nuovo vino e le eccellenze di questa città…

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E’ stato giustamente ricordato quando in ogni casa, anche ad Anzio, nell’allora “campagna“, c’era inevitabilmente il “pezzo di vigna“. Si faceva il vino per la famiglia e qualche amico, spesso – a ripensarci oggi – di pessimo gusto. Ma quello c’era e soprattutto erano lontani i tempi dei sommelier e della diffusione della cultura del buon bere, oltre quella del buon mangiare.

La presentazione di Antium, la nuova etichetta che accompagna il vino prodotto da Casale del Giglio  con uve Bellone – a noi, ma soprattutto ai cugini nettunesi più note come Cacchione – è stato un momento per conoscere il prodotto, ma soprattutto per apprezzare ancora una volta le eccellenze di questa città. La qualità dalla quale dovrebbe ripartire, se vuole rinascere.

La stupenda struttura del Paradiso sul Mare – ancora oggi affidata all’istituto alberghiero che è uno dei fiori all’occhiello nel panorama dell’istruzione locale e non solo –  che il Comune deve necessariamente valorizzare trovando finalmente un’intesa con l’Area metropolitana. Una cantina che è sì alle Ferriere, ma può essere considerata patrimonio del territorio per come il suo “guru” Antonio Santarelli ha inteso  interpretare ciò che lo circonda. Dagli scavi dell’università di Amsterdam nella sua azienda, fino alla riscoperta – a Ponza, prima ancora che ad Anzio – di nicchie di prodotto che contraddistinguono un territorio. Un’enoteca che è un punto di riferimento in città ma anche per produttori nazionali. Quattro ristoratori tra i più rinomati, i quali hanno promosso i loro piatti, quelli di Anzio, della tradizione e non solo, abbinandoli al nuovo vino. Che ovviamente nulla ha a che vedere con quelli che preparavano i nostri nonni.

Una rondine, dice il vecchio adagio, non fa primavera. Al posto delle campagne di un tempo ora c’è la villettopoli a tutti nota, purtroppo, che ha finito di coprire di case ciò che aveva già prodotto l’abusivismo ampiamente tollerato negli anni.

Ma serate come quella di qualche giorno fa sono un segnale di come andrebbe invertita la tendenza. Puntando sugli imprenditori che ci mettono faccia e soldi (anche accettando sfide come quella di un nuovo vino) sulla qualità, sulle eccellenze che questa città ancora possiede.

Benvenuto ad Antium, dunque, con un solo “rimprovero” campanilistico: perché l’immagine di Torre Astura sull’etichetta?

Bilancio, “voci” di pre dissesto e ci mancava il complotto

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Diciamo la verità, il complotto ci mancava. Il sindaco Luciano Bruschini, a oggi ancora senza parere dei revisori dei conti sul consuntivo 2014 che per legge andava approvato entro il 30 aprile, tira fuori dal cilindro la denuncia in Procura.

Speriamo che stavolta ci vada davvero e non faccia come quando annunciò che chiamava i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano. Certo, c’è la divisione tra la parte politica e quella gestionale, ma un sindaco ha il dovere di farla funzionare tutta la macchina, nel suo insieme. Però speriamo davvero che vada in Procura, cominciando a denunciare se stesso.

Perché se arriviamo a questa situazione di incertezza sul consuntivo, un atto dovuto, un documento del quale si conoscevano i tempi, è per una situazione che si trascina da tempo. Quando gli ispettori della Ragioneria dello Stato facevano ben 27 contestazioni la vicenda, in Comune, veniva liquidata pressapoco in “tutte stupidaggini” o “vanno in tutti gli enti locali“.

Quando la Corte dei Conti metteva nero su bianco criticità che si trascinano da anni (residui, gestione delle entrate, anticipazioni, inventario) a Villa Sarsina politici e dirigenti facevano spallucce “ma sì…” e come al solito “stanno messi così tutti“. Dimenticando che in casi del genere mal comune non è mezzo gaudio, anzi…

E vogliamo ricordare i sette punti contestati, pressapoco un anno fa, dagli stessi revisori dei conti? E’ bastato il primo bilancio redatto in presenza di tecnici “terzi” e non nominati dalla politica che i nodi sono venuti al pettine e oggi dobbiamo dedurre che siano rimasti. Ora apprendiamo che il collegio di professionisti ha rinviato a data da destinarsi l’arrivo ad Anzio per l’ultimo confronto. Un parere, comunque, dovranno esprimerlo e l’auspicio è che stavolta a nessuno venga la febbre. Perché ci sarà pure un complotto come dice Bruschini, ma va ricordato che un anno fa il parere dei revisori era firmato solo da due dei tre componenti del collegio. Una era malata. Ma sì, in questa città tutti dimenticano, che vai a guardare….

Sulla febbre del revisore di un anno fa nessun dubbio, mentre qualcuno ci assale – e dovrebbe far riflettere anche il sindaco 3.0 – sui guasti che puntualmente si verificano in prossimità di scadenze di rilievo. I dati perduti (per aver acquistato di tutto, meno un sistema cloud), le firme digitali che non partono, i sistemi che faticano a dialogare, la posta elettronica certificata che si blocca…. Francamente sembrano, ormai, un po’ come le giustificazioni che dà in “Un giorno in Pretura” Alberto Sordi e se davvero il sindaco andrà in Procura sarebbe il film simbolo da mostrare.

Magari anche al Prefetto, che nel frattempo è cambiato e sembra meno accondiscendente del predecessore. Perché, complotto o meno, chi guida l’amministrazione – e il suo vice che si occupa proprio delle finanze –  deve rispondere su ciò che è stato fatto dopo le contestazioni arrivate da organi dello Stato, deve dire perché non abbiamo riscosso e non riscuotiamo, come si arriva a 58 milioni di residui e a 14 di avanzo di amministrazione e non cercare scuse che non reggono più. O vie d’uscita, come sentiamo dire da giorni, ma si tratta di “voci” non confermate purtroppo, di  dichiarazione di predissesto. Le condizioni, del resto, ci sono tutte. Sarebbe ora di ammetterlo e trarne le conseguenze, prima di andare in Procura.

I richiedenti asilo, gli immigrati, i dati e la pantomima sull’hotel

Umberto Succi

Umberto Succi

Un paio d’ore di discussione, l’uscita schietta e provocatoria  da parte di Danilo Fontana a dire che lui è razzista, i richiami alla dottrina sociale della Chiesa anche da parte di chi non ha mai messo piede in una parrocchia o l’ultima volta che l’ha fatto è stato per la prima comunione e via. Nessun ordine del giorno, alla fine, al consiglio comunale di Anzio, dei diversi proposti sulla vicenda dei richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino, all’hotel Succi e presto in un’altra sistemazione perché qui sono 200 i destinati, come nelle città oltre 50.000 abitanti in tutta Italia.

Soprattutto nessuna idea di politica sull’integrazione. Fortuna che facciamo da soli. Già, ieri risuonava in Consiglio 8.136, come uno spauracchio. E’ il numero di iscritti regolarmente all’anagrafe, molti dei quali alla seconda generazione. Sono circa il 14% sulla popolazione residente, media di 2 punti superiore a quella del Lazio e di 6 a quella dell’Italia. Ci dobbiamo preoccupare? A sentire certi consiglieri sì. Forse non frequentano le nostre scuole o società sportive, non sanno che i bambini non si fanno problemi e che tra genitori c’è una sintonia che supera tutto. Sono troppi? Rispetto a cosa? E delinquono più di noi o, invece, in molti casi lavorano per chi preferisce tenerli – italianissimamente – a “nero“?

Ma vanno aggiunti gli irregolari!” Ha detto qualcuno. Certo. Insieme a controlli inesistenti se non alla tolleranza verso realtà di sfruttamento e irregolarità che tutti conoscono, salvo girarsi dall’altra parte. Via del Cinema in primo luogo.

Cosa dovrebbe fare un Comune, allora, anziché un ordine del giorno? Bernardone e Lo Fazio hanno provato a spiegare che parlarne per tempo forse avrebbe consentito di affrontare diversamente anche la vicenda dei richiedenti asilo. Non c’è dubbio. A maggior ragione va chiesto all’amministrazione e al Consiglio nel suo insieme, le politiche sull’integrazione quali sono? Di questi “pericolosi” 8.136 quanti indiani, romeni, ucraini, filippini, nordafricani? Quali esigenze? Come contemperarle? Non dovrebbe essere difficile avere i dati nel Comune 3.0 e mettersi a studiare. No. E’ più facile cavalcare l’onda perché “non ce la facciamo” e perché servono più agenti di polizia e carabinieri. Allora: quanti reati sono commessi da stranieri ad Anzio e quanti da italiani? Qualcuno prima di aprire bocca se lo è chiesto? Lo sa? Stando all’esperienza da cronista siamo lì. E’ che “fanno” più notizia gli immigrati.

A maggior ragione i richiedenti asilo arrivati e in arrivo, visti come una minaccia ma sui quali in realtà c’è chi sta speculando. Con compiacenza politico-istituzionale, come nella vicenda di Succi che vedremo fra breve.

In tre casi sul territorio, ad Anzio, Nettuno e Ardea, ai richiedenti asilo sono riservate strutture inidonee, usate da chi fa affari con questa storia ai danni dei migranti e delle comunità che li ospitano.  Ieri il sindaco ha detto in consiglio comunale che la Asl ha segnalato la mancanza di norme igienico sanitarie a via dell’Armellino. Ma no? A Nettuno la situazione è nota, ad Ardea il primo cittadino ha impedito che arrivassero in mancanza di agibilità. E qui? Su Succi è andata in scena ieri l’ultima pantomima. Nulla di personale, sia chiaro, lo dicevano più o meno tutti ieri. C’è il bon ton istituzionale. Non si toccano le vicende personali e via discorrendo.

Bene, nessuno ha sentito il dovere di dire: chi ha autocertificato e consentito alla “Tre Fontane” di dire che era tutto a posto in presenza di un’ordinanza di chiusura? E’ vero che un agente immobiliare con ruolo istituzionale ha predisposto la pratica, anzi l’ha urlato ai quattro venti in Comune? Nulla di personale…. ma tutti  a dire che non era il caso di mandarli lì, la stagione è compromessa, sono un rischio, serve la polizia, addirittura che se Succi chiude è perché il Comune mette zero sul bilancio per cultura e turismo. Ma per piacere!

Diciamo, allora, che non ci si può nascondere dietro la foglia di fico della comunicazione arrivata 4 giorni dopo dalla Prefettura, come ha fatto il sindaco. Perché se si sa che la Asl riapre la parte che è possibile riaprire in quell’hotel il 12 marzo e si scrive l’ordinanza di parziale revoca della precedente  il giorno stesso (è così per tutti i cittadini o solo per i consiglieri comunali?), si sa anche dove arriveranno i richiedenti asilo. Se ne parlava negli ambienti politici, lo scrivevano i giornali, l’assessore Cafà era arrivata a Roma ed è tornata indietro quando ha saputo. Ebbene nessuna emergenza giustifica che su una struttura chiusa da un sindaco, si possa fare altro. E un sindaco va lì con la fascia e non consente di farlo, venisse il prefetto ad aprirlo. Invece la comunicazione è arrivata tardi… che vuoi fare? E la comunicazione è dello stesso vice prefetto oggi sub commissario a Nettuno che viene citato nei verbali di “Mafia capitale”? E’ lo stesso che convoca la Cafà che da pasdaran diventa un tranquillo assessore?

Succi ha fatto il suo, con la politica a guardare se non a sostenere, a inalberarsi mentre la Cafà andava dal prefetto: non perché aveva troppa visibilità ma perché si creavano problemi a un’operazione evidentemente già decisa altrove. Per questo ieri abbiamo assistito a una pantomima, senza che dal dibattito emergesse una richiesta di chiarimento sull’hotel – nulla di personale… – ma soprattutto si aggiungesse un’azione, una, positiva nei confronti degli immigrati residenti. Molti dei quali – ormai – nati e cresciuti ad Anzio.

Continuano a dirci che è tutto a posto, beati loro…

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Non c’è un argomento, uno, che fili liscio al Comune di Anzio. Lo ricordava sabato il Granchio, esaminando le diverse criticità che emergono per l’amministrazione guidata da Luciano Bruschini. Chi fa parte della maggioranza, però, continua a dirci che è tutto a posto. Vedremo già al Consiglio comunale di domani qual è la situazione, dato che la pantomima di sempre “io non entro, anzi forse, diciamo di sì, va bene per senso di responsabilità…” si annuncia come sempre.

All’ordine del giorno domani c’è la vicenda dei richiedenti asilo arrivati nell’hotel che non è più del consigliere Umberto Succi, il quale però si affanna a fare dichiarazioni a destra e manca per spiegare e mostra di avere in quell’attività un interesse diretto. Si legge dai giornali in edicola e on line che mentre era – ed è – chiusa la parte alberghiera con un’ordinanza del sindaco, un rappresentante istituzionale ha certificato che era tutto a posto. Una cura peggiore del male, speriamo che la cosa sia smentita, perché calpestare un’ordinanza sindacale non è mai una cosa positiva, a maggior ragione se lo fa chi è in amministrazione. Così come non pubblicare sull’albo pretorio quella relativa alla parziale riapertura. I migranti ormai sono arrivati e ce li teniamo, abbiamo il dovere di farlo e sarebbero arrivati comunque. Ma se l’hotel non fosse stato di Succi e dietro non ci fosse stato un agente immobiliare, con un’operazione “politica” che è lampante, sarebbe andata così? Ma è tutto a posto, ci dicono.

Si parla, sempre domani, dell’attuazione del programma e qui viene in mente il porto: non sappiamo nulla della gestione della Capo d’Anzio che entra nella fase operativa secondo quanto approvato dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco, né del fantomatico bando sempre pronto e mai noto, annunciato dallo stesso sindaco. A chi dobbiamo credere?

E vogliamo ricordare le due gare che tanto sconquasso hanno prodotto? Della revoca di quella sulle mense non c’è traccia sull’albo pretorio, ma i documenti sarebbero partiti in tal senso, mentre sulla gestione delle riscossioni siamo tornati all’età della pietra: bollettini in bianco negli zaini dei bambini. Pagherà chi vuole, sarà difficile risalire a chi non l’ha fatto, un’impresa registrare chi è in regola. Ci piacerebbe tanto sapere come e perché i tre sistemi costati circa 100.000 euro non hanno funzionato nel dopo Santaniello e che fine hanno fatto quei dati. O non erano 3.0?

La vicenda rifiuti rasenta l’incredibile e non comprendiamo il motivo per il quale l’assessore Placidi si scaldi tanto, affrettandosi a far sapere che i documenti sono in arrivo per la vicenda dell’interdittiva. La procedura è stata seguita, se la prima arrivata dimostrerà di avere le carte in regola si riprenderà l’appalto, ma un assessore dovrebbe preoccuparsi delle politiche ambientali e non della gestione delle gare. Ma è tutto a posto, ci dicono.

Così nessuno sembra preoccuparsi di un rendiconto 2014 che si discute il 4 giugno, arriva in ritardo per il “solito” guasto informatico (altro che 3.0…) – che somiglia tanto a una scusa puerile – ed è pieno di criticità, a partire dai residui e da un avanzo di amministrazione che speriamo abbiano una spiegazione. Altrimenti sarà la certificazione di un dissesto prossimo venturo. Nello stesso consiglio, lo dice il sindaco e l’ha confermato oggi l’assessore Giorgio Bianchi, arriva la vicenda Carrefour. Intorno al regolamento qualcosa è successo, inutile girarci intorno, si parla di vertici addirittura con il presidente a vita Sergio Borrelli a intervenire sull’attività gestionale che non gli compete. Questa storia ricorda tanto quella di Anzio 2: “Non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” – gridava in consiglio comunale Luigi Bruschini, dai banchi del Psi, ormai una vita fa, mentre quelli avevano già deciso l’investimento. Comunque, dissidi politici a parte, l’assessore Bianchi dà delle notizie e ci incuriosisce quella del “mercato ecologico“. Basterebbe cominciare a far pulire adeguatamente i mercati che ci sono….

Comunque è tutto a posto, così ci ripetono. Beati loro….

Il ricordo di Falcone, che emozione in quella scuola

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Un passaggio fugace, un semplice saluto a chi aveva organizzato la giornata per ricordare Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta brutalmente assassinati dalla mafia 23 anni fa, e una grande emozione in quella scuola.

Oggi che ci sono gli “istituti comprensivi”, per chi la ricorda in costruzione prima (al posto di vecchie “baracche“) e come succursale del “Cesare Battisti“, essere in un istituto intitolato a Falcone è già un passo avanti. Che brutto quel giorno e come vola il tempo. A scuola, oggi, c’erano quanti come me nel ’92 si affacciavano appena al mondo del lavoro e adesso sono genitori. C’erano persone che io vedevo già adulte quando ero bambino ed erano lì per assistere al lavoro dei nipoti. C’erano quegli alunni nati dieci anni dopo la strage di Capaci e in grado di ricostruire quanto accaduto e comprendere il messaggio di Falcone che prima era stato di Chinnici, Dalla Chiesa, poi di Borsellino e di tutti quelli che la mafia ha ucciso. Un messaggio di legalità, speranza, senso di giustizia, coraggio, perché: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” – come ci ricordava proprio Falcone.

Vedere i lavori dei ragazzi, vederli indossare le maglie “No alla mafia“, vedere il fermento dei genitori che hanno organizzato (complimenti ad Andrea e Manuela, non me ne vogliano gli altri che purtroppo non conosco), leggere qualcosa al volo, fermarsi a sbirciare un video, dice che c’è un Paese che non si arrenderà mai.  E che Falcone e gli altri sono stati uccisi, vero, ma vivranno per sempre.

Tenendo a mente una frase proprio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Una tessera o un interesse particolare rispetto a quello generale, l’interpretazione errata del proprio ruolo pubblico o il potere usato per fare favori anziché amministrare, a volte intimidire anziché rispondere.

Quei ragazzi stamattina ci hanno detto altro ovvero che questa battaglia si può e si deve vincere.

Il porto, i lavori, i silenzi di sempre

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Mai usata quella di Piazza Pia, nel frattempo finita a un non ancora meglio specificato museo delle conchiglie, la Capo d’Anzio ha avviato i lavori per la sede di riviera Zanardelli, ospite dell’Associazione marinai d’Italia. La stagione è alle porte e lungi dall’iniziare le opere per il porto, la società mista (61% Comune-39% Marinedi ovvero Renato Marconi) si avvia alla gestione degli spazi ottenuti. Cosa per la quale una sede fisica è indispensabile.

Spazi tutti, fuorché quelli degli ormeggiatori che hanno ottenuto dal Tar la sospensiva e ora dovranno difendersi dal ricorso al Consiglio di Stato della Capo d’Anzio. La società sapeva – e bene – che mettere mano al porto non sarebbe stata una passeggiata di salute, lo conferma anche la vicenda di oggi, ma essendo la  titolare della concessione non può certo stare a guardare.

A fronte di questo e del poco che trapela, grazie ai colleghi che seguono le vicende del porto, la società e in particolare chi ha la maggioranza della Capo d’Anzio, continua con i silenzi di sempre.

Del bilancio approvato per la prima volta in leggero attivo ignoriamo tutto eppure per il 61% siamo i proprietari. Ci sono – così viene spiegato – dei tempi tecnici e dovremo attendere. Di sapere, ad esempio, se abbiamo iniziato a pagare o meno la Banca Popolare del Lazio e che intenzione abbiamo di fare con i creditori tra i quali quelli del progetto “Life”

Sappiamo da una determina, intanto, che il Comune vuole riprendersi le quote del privato e ha dato mandato a un avvocato, forse troppo tardi rispetto a quando si era deciso di farlo, mentre con Marconi si è condiviso tutto e di più dal suo ingresso a oggi.

Non sappiamo, invece, che fine abbia fatto il fantomatico nuovo bando di gara  annunciato a più riprese dal sindaco per realizzare – e far gestire ad altri – tutto il porto. Bando, ricordiamolo, che va nella direzione esattamente contraria rispetto a quanto lo stesso sindaco ha deciso in assemblea dei soci ovvero all’inversione del crono programma, alla gestione per “fasi” dell’attuale bacino  almeno fino a tempi migliori.

Un comportamento diciamo singolare, dunque, e i silenzi di sempre. Meno male che questa era l’opera per rilanciare l’economia della città…

La scuola chiusa per lavori, il centro cottura delle mense no.

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Chiude di nuovo il plesso “Virgilio”, dal pomeriggio odierno a martedì “causa ulteriori interventi manutentivi“. Il sindaco ha firmato nei giorni scorsi l’ordinanza che segue sopralluoghi e analisi da parte dell’azienda sanitaria locale secondo i quali nella pavimentazione c’è presenza di fibre d’amianto.

Sono “confinate all’interno di una matrice estremamente compatta” e non ci sono “rischi particolari di esposizione per alunni e personale scolastico” ma vanno comunque rimosse. Da qui il piano di lavoro, la prima chiusura e adesso questa nuova ordinanza. Se non ci sono rischi poco si capisce l’urgenza, dato che la scuola è finita, ma se il sindaco ha deciso così avrà i suoi buoni motivi e non c’è da discutere quando c’è di mezzo la salute pubblica.

Nella stessa scuola, anche se in ambienti diversi, c’è uno dei centri di cottura del servizio mensa scolastica. Dobbiamo immaginare che lì la situazione sia sotto controllo perché non risulta alcuna chiusura. Siamo certi, anzi, che qualcuno si sia preoccupato del fatto che mentre si smantella il pavimento da una parte non ci sono rischi di alcun genere – fossero anche le polveri di cantiere – dall’altra.

Non vogliamo credere che nessuno si sia preoccupato, per questo – oltre l’ordinanza – sarebbe necessario avere un’assicurazione dal Comune.

L’investimento di mafia, il clan Mazzei e quella singolare coincidenza

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Il sequestro di 24 immobili di proprietà della società Civico Otto di Aprilia, avvenuto ad Anzio su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catania, nell’ambito di un provvedimento emesso su scala nazionale è l’ennesima conferma di come la criminalità organizzata investe sui territori.

La storia di quell’insediamento in viale Europa, però, è ancora più complessa. Era uno dei “palazzoni” regalatoci dal vecchio piano regolatore e rimasto sostanzialmente inutilizzato. Intervennero tre diverse società ed è a una di queste che per 14 appartamenti si rivolse il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie allontanate dal palazzo pericolante di via Cristoforo Colombo, ad Anzio Colonia, poi demolito. Appartamenti affittati da una società che all’epoca era in debito con il Comune per l’Ici, quindi acquistati dall’ente a un prezzo di mercato forse superiore a quello normale. Ma c’era da rispondere a un’esigenza e così venne data una risposta, oggi 14 famiglie pagano il canone al Comune.

Poi ci sono altre due società, una è la Civico Otto proprietaria di 24 appartamenti, oggi destinataria del provvedimento cautelare perché ritenuta vicina al clan di mafia dei Mazzei. L’altra è alle prese con una vicenda giudiziaria per cui gli affittuari versano direttamente il canone a un procuratore speciale presso il Tribunale di Latina. Se sono collegate o meno tra loro non emerge, si parla con insistenza – ma senza riscontri – di fratelli che in quella zona rilevarono diversi immobili. Palazzi frutto, sempre, del vecchio piano e di una delle convenzioni scellerate quale fu Anzio 2. Sul possibile ruolo dei fratelli, però, non c’è contezza.

Allora emerge altro, spulciando nella memoria del cronista, il nome del clan Mazzei dalle parti di viale Europa si era già sentito. Era gennaio del 2009 quando venne arrestato un uomo ritenuto esponente di spicco di quella famiglia catanese. Una singolare coincidenza, senza dubbio, ma il signore in questione viveva proprio in uno dei quattordici appartamenti acquistati e poi assegnati dal Comune. Non vuol dire nulla, attenzione, ma al posto dei nostri amministratori – affaccendati nei “ricatti” di questo o quell’esponente di maggioranza secondo i boatos che arrivano da Palazzo in vista del consiglio comunale – andremmo a rivedere a chi sono stati pagati i 14 appartamenti e se c’è o meno un collegamento con la Civico Otto.  O chiederemmo, comunque, “lumi” alla magistratura. Per stare tutti più tranquilli.

Informatica in Comune, guasti a orologeria e beffe. Sindaco, per piacere….

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Chi li ha acquistati? Perché non funzionano? Due semplici domande che il sindaco 3.0 dovrebbe porre ai dirigenti vecchi e nuovi ogni volta che c’è un problema con l’informatica in Comune. L’ultimo – non nuovo – è quello legato al bilancio. Sembra un sistema a orologeria: siamo in ritardo, non rispettiamo un termine che è uno, et voilà: guasto informatico.

Nessun guasto, invece, per la fatturazione elettronica. Se ne parla dal 2008, una proroga dopo l’altra, è in vigore dall’1 aprile con delibera adottata in extremis dalla giunta (il 31 marzo) ma non parte. Motivo? Il programma della Maggioli non è stato avviato. Sì sì’, avete capito bene, sempre la solita azienda – a dire il vero leader in questo settore – della quale fatichiamo a vedere i benefici nei Tributi e che ora torna protagonista alle mense, dove facciamo un salto indietro di quasi dieci anni perché si emettono i bollettini ma non c’è più la tracciabilità di chi paga e chi non.

E nel Comune 3.0 è largamente in uso che ognuno compra i programmi che vuole, tanto nessuno andrà a dire nulla perché ha altro da pensare. Così sono trascorsi quasi due mesi dall’avvio della fatturazione elettronica e ancora nessun fornitore viene pagato perché chi ha dato il programma non lo avvia. Ma siamo su “Scherzi a parte”? Tempo fa il sindaco ammise di avere l’impressione che ognuno, nell’informatica che oggi muove il mondo ma fa arretrare come i gamberi il Comune di Anzio, facesse un po’ come voleva,

Questa della fatturazione, i guasti a orologeria, il “crash” della Ragioneria che non aveva neanche una memoria esterna mica il “cloud“…, le mense, il mezzo cassetto tributario e chi più ne ha ne metta. Sindaco, per piacere… E’ ora di mettere un po’ d’ordine, anche se il tempo è scaduto.