La scuola chiusa per lavori, il centro cottura delle mense no.

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Chiude di nuovo il plesso “Virgilio”, dal pomeriggio odierno a martedì “causa ulteriori interventi manutentivi“. Il sindaco ha firmato nei giorni scorsi l’ordinanza che segue sopralluoghi e analisi da parte dell’azienda sanitaria locale secondo i quali nella pavimentazione c’è presenza di fibre d’amianto.

Sono “confinate all’interno di una matrice estremamente compatta” e non ci sono “rischi particolari di esposizione per alunni e personale scolastico” ma vanno comunque rimosse. Da qui il piano di lavoro, la prima chiusura e adesso questa nuova ordinanza. Se non ci sono rischi poco si capisce l’urgenza, dato che la scuola è finita, ma se il sindaco ha deciso così avrà i suoi buoni motivi e non c’è da discutere quando c’è di mezzo la salute pubblica.

Nella stessa scuola, anche se in ambienti diversi, c’è uno dei centri di cottura del servizio mensa scolastica. Dobbiamo immaginare che lì la situazione sia sotto controllo perché non risulta alcuna chiusura. Siamo certi, anzi, che qualcuno si sia preoccupato del fatto che mentre si smantella il pavimento da una parte non ci sono rischi di alcun genere – fossero anche le polveri di cantiere – dall’altra.

Non vogliamo credere che nessuno si sia preoccupato, per questo – oltre l’ordinanza – sarebbe necessario avere un’assicurazione dal Comune.

Succi e l’ordinanza a tempo di record. Ora così per tutti i cittadini

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Sull’albo pretorio ancora non c’è. Misteri della trasparenza del nostro Comune o forse hanno evitato di metterla perché dimostra – ancora una volta – che ci sono figli e figliastri. Parliamo della vicenda dell’hotel Succi, di una nota della Asl “scomparsa” a dicembre 2013, di una chiusura a giugno 2014 e di una revoca parziale – avvenuta il 12 marzo – dell’ordinanza emessa dal sindaco appunto il 9 giugno di un anno fa.

E’ l’ordinanza della quale Umberto Succi, consigliere comunale che formalmente non c’entra con la gestione dell’hotel di famiglia ma che dimostra di avere un interesse ben preciso, parla nell’intervista al “Granchio” di sabato scorso.

Ordinanza emessa il 12 marzo, sulla base di una nota della Asl arrivata il giorno stesso. Quando si dice l’efficienza del Comune… Oggi arriva la nota dell’azienda sanitaria e oggi – quando normalmente il protocollo addirittura “smarrisce” dei documenti o quando pareri del Ministero restano nei cassetti – si riapre il piano terra. Va benissimo, a patto che da questo momento in poi, ciascun cittadino deve avere lo stesso diritto di chi gestisce quella struttura a tempi così celeri nella preparazione degli atti da parte degli uffici e alla firma del sindaco. Non è giusto, lo ammetterà lo stesso sindaco, che se uno si chiama Succi ed è consigliere comunale prima si evita un’ordinanza a dicembre 2013, poi si fa perché non ci sono alternative ma senza preoccuparsi se l’attività prosegue o meno, quindi il girono che la Asl scrive ci si precipita a revocarla parzialmente. Oppure è giustissimo, a patto che si faccia così con tutti da questo momento in poi.

Detto ciò è confermata la mancanza di idoneità del resto dell’hotel, nel quale da ieri sono ospitati i richiedenti asilo. Nel vicino Comune di Ardea il sindaco è riuscito a ottenere che i migranti non alloggiassero in locali privi dell’agibilità, qui nessuno sembra preoccuparsi di questo aspetto. A via dell’Armellino o nella struttura dell’hotel Succi.

Come questa mattina commentava un collega al quale “rubo” la frase, lì volere è potere, qui evidentemente è l’esatto contrario.

Francescana, finalmente si prende coscienza. Ma quante responsabilità…

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Fa piacere che finalmente ci si renda conto della Francescana. E’ servito arrivare a un’ordinanza di chiusura per svegliare più di qualche coscienza. Quella degli uffici comunali, anzitutto, che si sono accorti – dopo molte lettere alla Asl nelle quali si affermava che “nulla osta” allo svolgimento delle attività – che era necessario chiudere. La stessa dirigente che quando era assessore Italo Colarieti sollecitava la Asl dicendo che si poteva andare avanti, ha poi ordinato la chiusura della struttura. Ma non è questo il punto.

I problemi sorgono prima. Quando nessuno si è preoccupato – era sindaco Candido De Angelis – di difendersi dall’usucapione avviato dalla Provincia romana dei frati minori conventuali nei confronti del Comune. Andava detto che l’opera assolutamente lungimirante di padre Vincenzo Vendetti era stata realizzata su terreni gravati da uso civico e anche grazie al contributo delle casse comunali (30 milioni di lire l’anno dal ’69 al ’74) oltre che dei cittadini che nelle buste fatte circolare in parrocchia e casa per casa mettevano ciò che potevano.

I problemi sorgono quando nessuno è intervenuto di fronte al “passaggio” dalla gestione delle suore a quella imprenditoriale – era sindaco Luciano Bruschini, suo fratello era il gestore in pectore ma poi intervenne la Fondazione Omnia prima della Upf medical center – e le dipendenti venivano messe alla porta.

Non ricordiamo commissioni o richieste di chiarimento sul ruolo che lì dentro ha svolto fino alla vigilia dell’arresto l’ex assessore Colarieti. La legge regionale 41 esisteva già e se l’incompatibilità formalmente non era contestabile – ed è da dimostrare – c’era l’opportunità politica di non essere controllore e controllato. Com’è avvenuto, nel silenzio della città e dei suoi esponenti politici. Con il sindaco che faceva spallucce e l’opposizione che stava a guardare. Quante responsabilità su questa vicenda…

Non è un caso se la vicenda Francescana rientra negli atti del processo a Colarieti, condannato in primo grado con la dirigente Angela Santaniello e il presidente della cooperativa Raimbow che otteneva le proroghe in Comune ma poi con lo stesso personale – ma sotto forma di Onlus – lavorava nella casa di riposo.

Tutto scritto a più riprese sul Granchio e qui, documentato. Così come a più riprese ha scritto Controcorrentenotizie rispetto a documenti sui quali gli investigatori avrebbero sorvolato e a rapporti diciamo commerciali da chiarire.

Ma ora che c’è l’ordinanza  si corre. Giusto, ci sono gli anziani da salvaguardare e c’è una struttura che è un pezzo di storia della città. Lo era anche prima, però, peccato che in molti l’abbiano dimenticato. Persino chi ha firmato l’ordinanza senza notificarla al sindaco.

Adesso l’occasione, forse, è un’altra: parlare di Francescana ma riflettere su quanti sono gli anziani “fragili” nelle case di riposo di Anzio, in che condizioni sono le strutture, cosa fa il Comune, se dovremo assistere ad altri tentativi maldestri tipo la “trasformazione” dell’hotel Succi, quale politica attiva intende portare avanti l’assessore Cafà. Prima della prossima emergenza, per favore.

Ordinanza alla Francescana, che tristezza ma quante stranezze

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Un dispiacere enorme e il pensiero che corre a padre Vincenzo Vendetti, il parroco di Anzio che intuì la necessità di una casa di riposo e che adesso si starà rivoltando nella tomba. L’ordinanza di chiusura della Francescana è l’epilogo di una vicenda gestita male dal Comune e sulla quale si sono susseguite mire affaristiche e di potere. Senza contare la copiosa corrispondenza nella quale – siamo al 2012 – la Asl chiedeva lumi e chi oggi chiude la struttura diceva che “nulla osta” a che si andasse avanti.

Proviamo a ricapitolare, a capire perché dietro quella che un tempo era l’avveniristica casa di riposo siamo arrivati fino a oggi. Quando la Provincia dei frati minori conventuali ha deciso di cedere dal Comune hanno taciuto. Dimenticando che se quella struttura è stata realizzate è anche grazie a finanziamenti del Comune stesso, alla fine degli anni ’60, oltre che al superamento di un vincolo di uso civico che gravava sull’area. Di più, quando i frati hanno deciso di proporre usucapione il Comune ha scelto di non difendersi, arrivando a stupire persino il giudice che scrive la sentenza.

Poi i sacerdoti hanno deciso di lasciare e la struttura era prossima ad assere acquisita dalla famiglia Bruschini che gestisce già la “Teresiana”. Un passaggio che gli stessi frati, nel corso del loro “capitolo”, giudicano positivo in quanto la continuità è garantita con un’azienda di Anzio. Qualcosa succede e dalla “Teresiana” si passa alla fondazione “Omnia”, qualcosa a che fare con la Romania, sede nel viterbese. Fondazione che come primo atto licenzia le dipendenti, la scusa sono corsi “oss” sui quali si fa a scaricabarile, anche qui nel silenzio del Comune.

Il “regista” dell’operazione, del resto, è l’allora assessore ai servizi sociali Italo Colarieti che ha lasciato la clinica   Villa dei Pini e punta a realizzare nella vicina casa di riposo una moderna struttura socio-sanitaria specializzata negli anziani. Omnia lascia dopo un anno e arriva l’Upf medical center, Colarieti è direttore generale e formalmente compatibile ma di fatto in evidente conflitto di interesse. E’ lui, per esempio, a firmare un verbale di contestazione dei vigili urbani…

Nei “passaggi” di gestione andrebbe rifatta l’autorizzazione sanitaria ma in Comune preferiscono soprassedere, né si preoccupano dell’incompatibilità – sia pure di semplice opportunità – almeno fino a quando l’assessore finisce agli arresti. La Francescana c’entra perché secondo l’accusa la stessa cooperativa che lavora sui pulmini del Comune con proroghe su proroghe svolge, gratis, lavori nella casa di riposo. Cambia solo il nome della coop, i soggetti sono sempre gli stessi. La Procura si ferma lì, ma stando a quanto a più riprese scrive Controcorrente volendo c’era qualcosa da approfondire. Prima degli arresti, comunque,  la Asl scrive a più riprese sulla situazione della struttura, ma dal Comune ribadiscono che “nulla osta”.

La gestione della Francescana passa alla moglie di Colarieti, il quale anche per vicende personali, non vi metterà più piede.  I controlli continuano e si arriva all’ordinanza odierna. E la storia ci porta poco lontano, a un’ordinanza che risulta ancora non eseguita. Quella nei confronti dell’hotel Succi – che tristezza, anche lì, uno dei migliori alberghi del litorale fino a qualche anno fa – dove in una parte destinata ad albergo per anziani ci sono degli ospiti di un’azienda messa in piedi, ancora una volta, da Colarieti. In questo caso in una struttura di fatto del consigliere comunale Umberto Succi.

Possibile che dove ci sono interessi dei politici di mezzo, assolutamente legittimi, debba finire così? Sembra proprio di sì, anche se ancora su Controcorrente, quello di oggi, scopriamo che Colarieti ha addirittura denunciato Succi.

In queste storie di carte bollate e anziani, strutture che dovrebbero chiudere e restano aperte – come nel caso di Succi – case di riposo delle quali si ordina la chiusura (qui sarà eseguita?),  c’è un comune denominatore: la politica che cerca di sfruttare il potere per un business tanto lecito, se fatto nel rispetto delle regole, quanto redditizio come quello degli anziani.

Nel caso di padre Vincenzo per la Francescana doveva essere l’esatto contrario, ma sono passati decenni, è cambiato il mondo, e soprattutto prima De Angelis non s’è opposto all’usucapione e poi Bruschini non ha avuto nulla da dire sui vari “passaggi”. Le conseguenze le vediamo.

L’hotel chiuso, il dispiacere e i percorsi tortuosi in Comune

E’ una brutta notizia quella della chiusura dell’hotel Succi (http://www.inliberuscita.it/cronoca/34473/mancano-le-condizioni-igieniche-chiuso-lhotel-succi/). Brutta perché riguarda un’attività storica del territorio, finita purtroppo nel modo peggiore. Dispiace perché – negli anni – è stato un fiore all’occhiello dell’accoglienza alberghiera e della ristorazione. Poi problemi di diversa natura hanno portato a una mesta fine.

La vicenda del passaggio di azienda che ha “trasformato” l’hotel Succi in una struttura alberghiera “anche per anziani” – come si legge sul sito di Villa Aurora – apre un capitolo diverso. Il Comune ha chiuso l’hotel Succi, il sindaco ha firmato un’ordinanza nei confronti della Fe.Fra. società proprietaria della struttura, senza fare cenno al resto.

Nessun dubbio sulla regolarità del passaggio del ramo di azienda, ci mancherebbe, né si può chiedere all’ex assessore Italo Colarieti di smettere di lavorare dopo le sue vicissitudini e dopo essere stato, alla “Francescana”, al limite della compatibilità.

Quello che colpisce è come in questo Comune tutto abbia risvolti singolari quando ci sono vicende che riguardano la politica.

L’hotel Succi – per esempio – ha rischiato di creare una crisi politica per una fattura che andava liquidata, è arrivata fino in giunta perché nessuno si sentiva di pagarla ed è stata rispedita al mittente. Motivo? Mancava un atto che autorizzasse la famiglia ospitata nell’albergo a stare lì. Ma prima ancora c’era stata una vicenda legata alla concessione della spiaggia, revocata ma rimasta aperta nelle more di un ricorso.

Il sindaco ha firmato l’ordinanza di chiusura dell’albergo il 9 giugno sulla base di una relazione arrivata il 4 dalla Asl, ma nell’ordinanza stessa si fa riferimento anche a una nota del 24 dicembre rispetto a “un sopralluogo effettuato finalizzato al reperimento della documentazione attestante le modalità di approvvigionamento idrico”. Cosa diceva e non si poteva/doveva intervenire allora?

A febbraio il passaggio dalla Fe.Fra. Alla Bra.Co. E l’avvio di un’attività alberghiera diversa e con il chiaro intento di fornire servizi agli anziani. Ora l’ordinanza di chiusura all’hotel.

Ma possibile che ogni iniziativa che riguardi personaggi della politica locale debba avere percorsi tortuosi?

Da ricordare, fra le altre, le vicende del supermercato Tuodì aperto a tempo di record e dopo aver “riscoperto” un condono edilizio. Ma anche la misteriosa scomparsa del parere del Ministero dell’Interno secondo il quale l’allora vice sindaco Placidi era incompatibile. Senza contare la vicenda della Capo d’Anzio sulla quale il sindaco, in rappresentanza del Comune che è socio di maggioranza, non informa i cittadini di numerose novità, dal bilancio in rosso ai possibili lavori. E non dimentichiamo che la delibera della sagra del peperoncino – è solo un esempio – si approva in tempo di record, mentre tante richieste regolarmente protocollate addirittura “spariscono” .