Campo del Falasche, l’ultimo scandalo a favore degli “amici”

Si è fatto un gran parlare, negli ultimi giorni, di possibili avvisi di garanzia arrivati ad Anzio a rappresentanti di giunta, consiglio comunale e funzionari. Notizia che non trova conferma, ma come è noto qui l’aspetto penale interessa poco. Quello di una gestione a dir poco singolare, invece, sì. Torniamo a parlare, allora, del campo di Falasche, già oggetto in passato di approfondimenti su questo spazio, e lo facciamo perché – indagine o meno – emergono particolari a dir poco interessanti.

Da quando la commissione d’accesso voluta dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si è insediata in Comune a febbraio, il sindaco ha amato ripetere che “gli atti sono regolari”. Ci mancherebbe. Ora si scopre che l’assegnazione al FalascheLavinio sarà anche stata senza macchia, ma il debito della precedente società nessuno lo ha pagato. Circa 100.000 euro, per i quali il dirigente “signorsì” e il responsabile del patrimonio (e prima ancora dell’ambiente) hanno cominciato giustamente a preoccuparsi.

Un passo indietro: l’impianto viene messo a bando, il Falasche che nel frattempo era passato dall’ex assessore Alberto Alessandroni alla nuova gestione si “fonde” con il Lavinio e mantiene la categoria calcistica (Eccellenza) che sarà una delle caratteristiche per ottenere l’affidamento dell’impianto. Un bando a “misura”? Chissà, non ci stupiamo ormai più di nulla. Il debito? Affari del Comune, perché la società dice di essere “nuova” e disconosce il passato: debiti e crediti. Si aggiudica il bando, ovviamente, e gestisce l’impianto, fino a quando arriva la Commissione che nel frattempo ha lasciato Anzio e preparato una corposa relazione. Se il Comune sarà sciolto o meno lo stabiliranno le istituzioni preposte, ma la singolare gestione resta e il votificio del campo di Falasche ne è l’ennesima dimostrazione. Il vice prefetto e gli ufficiali di carabinieri e finanza si sono concentrati, a lungo, sulla gestione proprio del patrimonio. Non sono sprovveduti, sanno che lì si può favorire o meno qualche “amico” (come era stato per il Deportivo, ad esempio) e se tra questi c’è qualche coniuge di una famiglia vicina alla ‘ndrangheta che il campo lo frequenta con un ruolo ben preciso….

Il dirigente “signorsì” e il funzionario, capiscono che forse qualcosa va chiarito. Così viene chiesto un parere legale. Quando arriva in Comune, raccontano i bene informati, il sindaco va su tutte le furie. Perché a De Angelis si possono muovere molte critiche, ma non è certo uno stupido e leggendo quanto afferma l’avvocato sa bene che l’ente si è infilato in un vicolo cieco. Motivo? Il professionista stabilisce due cose: c’è continuità tra una società e l’altra, quei soldi vanno richiesti, anzi se fosse stato riconosciuto allora che esisteva un debito nemmeno potevano partecipare al bando. Chi lo avrebbe spiegato all’assessore Mazzi – che quel campo lo frequenta quasi più dell’ex Alessandroni, anche per riunioni con la protezione civile – e alla consigliera Tirocchi che è moglie del presidente del Falasche?

Ma c’è dell’altro, la società ha risposto picche alla richiesta di rientrare dal debito, sostenendo che se fosse stato così, appunto, non poteva essere affidataria e che tutto sommato delle opere le ha realizzate e quindi….

Se questa vicenda ha portato ai vociferati avvisi di garanzia o meno, lo ignoriamo, però i fatti sono questi. Poi chissà se ci scioglieranno, comunque la destra continuerà a vincere, ma certi metodi fanno francamente ribrezzo.

Furbi e onesti, per Trenitalia sono tutti uguali

Sono talmente convinto che il regolamento sia quello citatomi dallo zelante capotreno del regionale 12716 in viaggio da Frosinone a Roma il 15 settembre che ho scelto di pagare subito. Una sanzione salata, 50 euro (oltre al costo del biglietto), quanto per un viaggio da Roma a Milano con Trenitalia o un volo low cost in una capitale europea, ritorno compreso.

Il problema non è evidentemente chi si trova ad affrontare la situazione, ma chi ha deciso – in questo caso Trenitalia o chi gestisce le linee regionali tra le tante società che si occupano di trasporto per conto della holding e godono di laute concessioni regionali – che i furbi e gli onesti sono uguali. Che provare a viaggiare “a scrocco” o recarsi dal capotreno per non avere fatto il biglietto, a causa di un malfunzionamento dell’app Trenitalia, sia la stessa cosa.

Non è questione personale, ho presentato un reclamo e aspetterò volentieri i 30 giorni previsti, ma racconto questa vicenda perché è bastato un post su facebook per capire che ha riguardato molti.

Ricapitoliamo, il treno parte alle 16,22 e “devo” prenderlo per essere a Roma, il successivo è alle 17,09, troppo tardi per l’appuntamento. Ho il tempo necessario per arrivare dal centro alla stazione, Frosinone non è una metropoli, e prima di mettermi alla guida uso l’app Trenitalia come faccio sempre, con metodo di pagamento Satispay. Sono le 16,15 e l’applicazione dà “confermato”. Arrivo in stazione, parcheggio, apro il cellulare e vedo che il biglietto non c’è, qualcosa è andato storto. Sono le 16,20 e o mi fermo in biglietteria o prendo il treno, binario 3. Scelgo questa seconda opzione, il capotreno è all’inizio del convoglio, sul marciapiedi, salgo in carrozza e lo raggiungo. Sbagliato! “Se mi avesse fatto segno prima avrei capito che c’era un problema”. Ah, ecco. E poi: “Nelle stazioni dove c’è biglietteria quando siamo partiti non posso fare nulla”. Ha l’aria da brava persona, conosce bene il regolamento, sembra pure dispiaciuto ma “o devo chiederle un documento o deve pagare subito”.

Non è lui, il problema, ma chi mette sullo stesso piano persone che ci “provano” e se il controllore non passa hanno viaggiato gratis o si fanno fare multe che chissà se e quando pagheranno, e persone che vanno a esporre un problema reale e quel biglietto volevano farlo… Magari maggiorato, per carità, ma non con una sanzione uguale a quella dei “furbi”. Questa è una piccola ingiustizia, degna dei burocrati che scrivono i regolamenti e magari un treno nemmeno l’hanno mai preso. Questo è un pessimo insegnamento a chi dice che l’onestà è un modello di vita, va perseguita sempre, perché alla fine premia. Sì, certo, ma intanto ti fa pagare una sanzione come quella di un disonesto.

Ignoro chi abbia scritto quel regolamento, forse un giorno lo scoprirò anche, così come mi pento di avere immaginato tanti anni fa che possa esistere creatività in una burocrazia, al punto di farne una tesi di laurea. Se pure avesse voluto, il buon capotreno, “il tablet non mi fa emettere biglietti”. Biglietti con multe annesse sì, però.

Non è una ragione di Stato, sia chiaro, ma è un sistema che non funziona come dovrebbe e che dà un pessimo esempio a chi per spiegare cosa era accaduto, ha pagato biglietto e sanzione. La beffa? Pochi minuti dopo, l’applicazione di pagamento mi fa sapere che Trenitalia mi ha restituito i 5,10 euro del biglietto che avevo fatto alle 16,15 ma che non è mai stato emesso. Vedremo il reclamo che fine farà. Intanto, per la cronaca, nel viaggio di ritorno partito alle 20,42 del controllore neanche l’ombra. Che avessi il biglietto, ovviamente, è fuori discussione.

Rifiuti: come previsto, arriva l’aumento. E la città è sporca

L’immagine che pubblica il Granchio è emblematica. Siamo in piazza, certo saranno stati degli incivili, ma quella foto è la dimostrazione che il servizio di raccolta rifiuti non funziona. In centro, come in periferia. Lo scorso anno, in consiglio comunale, con la città sommersa dai rifiuti (e gli encomi all’ex assessore e al funzionario) il sindaco disse che se fosse accaduto ancora si sarebbe dimesso. Non lo ha fatto e non lo farà, ci salviamo dall’emergenza solo perché Rida Ambiente di Aprilia (dove andammo in fretta e furia) non ha ancora chiuso come fa di solito. Del servizio che svolge Aet da mesi, però, il miglioramento lo vedono solo il primo cittadino e i suoi accoliti.

Quello delle politiche ambientali è uno dei fallimenti di chi guida Anzio dal ’98 a oggi. Siamo passati per appalti, società pubbliche fallimentari (leggi Volsca, scelta all’epoca sempre da De Angelis), ancora gare infinite perché “doveva” vincere chi poi non s’è visto assegnare il servizio, Camassa usata come serbatoio elettorale (e per sistemare qualcuno vicino alla ‘ndrangheta) e adesso la Aet che i conti così a posto non ce l’ha. In tutto questo si è guardato a chi si aggiudicasse il servizio, negli atti di “Tritone” si parla di tangenti per due funzionari ancora al loro posto, squadre “volanti”, ma a migliorarlo mai. Se davvero fossero stati così bravi come dicono, oggi avremmo la raccolta differenziata di Fondi – dove pure il centro-destra governa da 25 anni – e un costo pro capite inferiore. Invece no, eccolo il fallimento.

Basta collegarsi alla banca dati di Ispra Ambiente per rendersi conto da soli. Ad Anzio il dato 2020 parla di raccolta differenziata al 48,6%, a Fondi di 84,07%. Il costo pro capite ad Anzio è di 256,12 euro, a Fondi 207,4. E’ evidente che se i nostri amministratori fossero stati il “modello” del quale si vantano, oggi la situazione sarebbe quella di Fondi e noi pagheremmo meno. Invece, con l’arrivo della Tari 2022 c’è stata anche l’attesa stangata. Sì, perché passando con Aet – che ha sostanzialmente copiato e incollato, aggiungendo ben poco, il capitolato che avevano predisposto gli uffici ma a un certo punto non è più andato bene – c’è stato un aumento di circa 2 milioni di euro che finora non ha corrisposto a un miglioramento del servizio. Si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo, assumendone le conseguenze.

Invece con la Tari 2022 arriva il conguaglio 2021 e in più l’aumento. Prendiamo un esempio concreto e diretto, quello di chi scrive: bolletta 2021 pari a 278 euro, conguaglio 26 euro, totale 304 euro in linea con gli anni precedenti. Bolletta 2022: 382 euro cioè 78 euro in più pari al 25% di aumento. E’ più o meno così per tutti i cittadini.

La novità sono i dati della differenziata inseriti in bolletta, allineati a quelli Ispra fino al 2020 e pari al 50,08% secondo il Comune nel 2021. Vedremo quando usciranno i dati dell’istituto per l’ambiente se questa percentuale corrisponde al vero. In passato c’erano delle difformità. Finito, poi, il cassetto tributario tanto caro al dirigente “signorsì” (che funzionava, va riconosciuto) siamo passati ai servizi tributari on line https://anzio.comune-online.it/ Peccato che entrando con Spid – a oggi – ci sia solo l’accesso all’anagrafe e non anche ai tributi. Se vogliamo un altro fallimento, anche quello sull’informatica andrebbe approfondito. L’attuale dirigente “signorsì”, ai tempi del secondo mandato De Angelis e con Placidi assessore alle Finanze, mentre arrivavano lettere dai toni estorsivi addirittura a chi era passato a miglior vita da anni, oltre a chi aveva pagato, rispose no alla domanda “se uno muore stanotte, domani i tributi lo sanno?”

Poco è cambiato, anzi nulla. Però dicono di essere bravi…

Comuni da sciogliere o non? Servitori dello Stato cercansi

La Prefettura di Roma

Nei prossimi giorni terminerà il mandato delle commissioni d’accesso nominate dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e al lavoro ormai dai sei mesi nei Comuni di Anzio e Nettuno. Non conosciamo cosa proporranno al rappresentante del governo nel nostro territorio, ma per il profondo rispetto che abbiamo delle Istituzioni sentiamo di chiedere di non tenere appese queste città.

Motivo? La scadenza del lavoro delle commissioni coincide – in pratica – con la presentazione delle liste per le elezioni di Camera e Senato e l’avvio ufficiale della campagna elettorale. Il prefetto ha 45 giorni di tempo per decidere se proporre o meno lo scioglimento qualora ne ricorrano i presupposti. Vuol dire che – se li prendesse tutti – saremmo andati già oltre le elezioni del 25 settembre. Il governo Draghi è – e sarebbe ancora, a quella data – operativo per gli “affari correnti” che comprendono anche l’eventuale scioglimento dei Comuni per il condizionamento della criminalità organizzata. Ma siamo in Italia, si sa, e spesso alle esigenze della politica si sono piegate quelle dell’ordinaria amministrazione. Lo scenario potrebbe essere, allora, che le commissioni hanno verificato il condizionamento, il prefetto chiede lo scioglimento, ma il ministro rimanda al governo “politico” una decisione che, invece, non deve essere tale. Ma può darsi anche che le commissioni abbiano verificato il mancato condizionamento e si decida comunque di aspettare l’esito del voto.

Ecco, evitateci questa attesa. Siate, tutti, servitori dello Stato che non antepongono altro al ruolo che svolgono. Niente calcoli, strategie, rinvii, soprattutto niente vie infinite che ad Anzio già nel 2018 evitarono di fare luce. I Comuni sono da sciogliere o non? Ditecelo subito, pazienza se qualcuno farà campagna elettorale su questo. Lo sono? Si provveda, al di là delle elezioni, perché non possiamo trascinare oltre questa onta alla quale chi guida le città o le guidava (come a Nettuno) ci ha sottoposto. Sono stati loro, e non altri, ad avere certi contatti per vincere e a trovare sponde in funzionari poi “premiati”.

Si faccia presto, dunque, in un caso o nell’altro. Se poi, come si vocifera, in caso di vittoria del centro-destra alle politiche il prefetto Piantedosi sarebbe in pole per essere ministro dell’Interno, siamo certi che Giorgia Meloni e i suoi alleati apprezzerebbero molto un servitore dello Stato che ha fatto il suo dovere fino in fondo, senza tenere “appese” due città.

A maggior ragione a 30 anni dalle celebrate (spesso a parole e basta) stragi di Capaci e Via d’Amelio e a 40 dal barbaro assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo, mandato a combattere la mafia con armi spuntate, che non a caso diceva: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non riusciremo mai a vincere”.

Il Nautico a rischio, l’inutile “rimpallo”. Si facciano i lavori

La chiusura per problemi di sicurezza della succursale di Anzio dell’istituto nautico è una sconfitta. Nell’italico rimpallo di responsabilità, le scuole superiori sono di competenza della Provincia (oggi Città metropolitana di Roma) ma quella struttura che fino a qualche anno fa ospitava il tribunale è di proprietà del Comune.

Che la mise a disposizione senza cedere l’immobile, così volle il sindaco Luciano Bruschini. Sostenendo che è sempre un patrimonio ed è bene tenerselo. Si poteva fare? Evidentemente sì, ma quella scelta – come molte altre – non è mai piaciuta al sindaco di oggi, Candido De Angelis, il quale prima del consiglio comunale che discuterà anche del nautico incontrerà i dirigenti scolastici e i rappresentanti della Città metropolitana per trovare una soluzione. E’ noto che di Bruschini, del resto, gli sono sempre e solo serviti i voti, in nome di un’unità vincente alle urne ma di fatto mai esistita se non faticosamente nell’amministrare la città. Che non a caso è allo sbando.

Il punto non è questo, però. Avere una scuola vuol dire rispondere a una visione, dire che in questa città serve il Nautico, formare giovani per una delle vocazioni di Anzio. Il successo avuto lo dimostra, non è semplicemente la scuola “sotto casa” ma risponde a determinate esigenze. E’ noto come tra me e Laura Nolfi le posizioni siano distanti, ma quando venne annunciata quella scuola le feci i complimenti. Che ripeto oggi.

Per avere il Liceo classico che oggi è un gioiello l’allora amministrazione guidata da Giulio D’Amico, assessore Maria Vittoria Frittelloni, mise a disposizione un seminterrato a Lavinio per iniziare. Poi si acquistò l’ex Asilo Savoia. Non è che si brillasse per sicurezza e rispetto delle norme, anzi. Erano sicuramente altri tempi, ma oggi fare quei lavori al Nautico è un dovere. Non dimentichi, il sindaco, che ospita la polizia locale in uno stabile ristrutturato a forza di lavori sotto soglia, se è stato fatto quello (e lui si tenne il dirigente) non saranno i lavori per tenere aperta una scuola, in uno stabile del Comune, a mandarlo in rovina. Si facciano le procedure d’urgenza, quello che è consentito dalla legge, si valuti dopo tutti questi passaggi se cedere lo stabile alla Città metropolitana, ma non si perda quella scuola.

Avremmo perso tutti.

Sorpresa, apre il palazzetto dello sport. Ma è agibile?

Da non credere. Con un’amministrazione comunale latitante, sotto la lente d’ingrandimento della commissione d’accesso, incapace di dire una parola sul giovane morto ammazzato e la città fuori controllo, domani – martedì 26 luglio – apre il palazzetto dello sport. Niente taglio del nastro, né roboanti comunicati, tanto meno inviti in massa alle autorità e ai cittadini. E neppure una partita di basket, pallavolo, calcetto (che già lo avrebbe usato) o esibizioni di pattinaggio (idem). Non ci saranno atleti, perché lo si apre per espletare le prove del concorso per l’assunzione di cinque vigili urbani. I partecipanti hanno ricevuto la convocazione per andare lì.

Peccato che dopo aver speso molto di più di quanto fosse preventivato – circa 400.000 euro dal 2019 oggi tra ripristini, pulizie straordinarie e chi più ne ha ne metta – dopo averlo trasformato in deposito per le compostiere mai usate, aver chiesto pareri con colpevole ritardo, quel posto non abbia ancora le carte in regola. Sì, avete capito bene. Si continua a calpestare la legalità delle cose quotidiane, incuranti del rispetto di basilari norme.

Pensate si legge in una delle tante determine che: “in fase di sopralluogo congiunto con la Commissione Spettacolo, è emersa l’assenza di parere da parte del Coni sul progetto iniziale”. Quello di oltre dieci anni fa. Chiedersi chi fosse sindaco e chi fossero gli zelanti dirigenti “signorsì” è retorico, sono sempre loro. Ebbene quel parere non c’è ancora, non è bastato fare domanda e versare il dovuto. Per chi vuole approfondire le norme del Coni sono queste ma si sa che ad Anzio spesso ci sono interpretazioni a soggetto. Persino il responsabile del servizio patrimonio, rivolgendosi al Coni, ha scritto nella determina che: “la validazione di progetti per impianti sportivi privi del parere costituisce una violazione dei compiti del responsabile del procedimento e può portare alla nullità degli atti con tutte le possibili relative conseguenze amministrative”. Una semplice domanda, allora: come si fa a usare la struttura? Sono a posto tutte le carte?

L’inaugurazione è stata annunciata e rinviata più volte perché ci si accorgeva di una serie di mancanze e a mettere la parola fine era stata la richiesta del consigliere Giorgio Buccolini sull’agibilità dell’impianto. Panico, ci si è accorti che non c’era.

E non è che nel frattempo sia arrivata, anzi pare che l’ultima commissione pubblico spettacolo – aspettando il parere del Coni che andava richiesto all’epoca – abbia sollevato dei dubbi. Dalle tribune alle porte anti panico, fino ai servizi igienici.

Però, domani, ci entreranno gli aspiranti agenti di polizia locale, quelli che un giorno dovrebbero controllare l’applicazione delle norme. Diteci che è uno scherzo, su…. E speriamo, per chi si assume la responsabilità di usare quella struttura, che nessuno abbia problemi. Altrimenti quel palazzetto che domani sarà usato per una finalità diversa da quella prevista, non aprirà più. Forse prima di citare in ogni dove Giulio Rinaldi, al quale sarà intitolata la struttura, era il caso di preoccuparsi per tempo.

Quel morto ammazzato, noi, le responsabilità delle Istituzioni

Era facile essere profeti. Si sapeva che prima o poi ci sarebbe scappato il morto. Questa città è senza controllo e non da oggi. Cambia poco quale sia il movente – sembra legato a vicende di droga – che ha portato a uccidere un ragazzo di 25 anni e il padre della vittima a reagire e accoltellare due buttafuori che non avrebbero “protetto” il figlio. L’ha fatto, inaudito, dentro al commissariato.

E’ un male che parte da lontano, con precise responsabilità della politica ma anche dei vari prefetti, questori, comandanti provinciali dei carabinieri, procuratori capo che si sono alternati in questi anni. Dovremmo riprendere i comunicati dei sindaci, sempre gli stessi dal ’98 a oggi (“continuiamo insieme….”), che indicavano come “sotto controllo” la situazione. O quelli dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica che invitavano a “non fare allarmismo”. Come se tutti vivessero altrove. Qui, invece, lo raccontavamo in pochi ed eravamo pure “schifati”, mentre oggi tanti si ergono a paladini della legalità anche tra illustri colleghi. Pazienza.

Facile, adesso, fare sociologia spicciola. Certo, le famiglie venute meno al loro ruolo, le agenzie educative scomparse, la pandemia, i social…. Va bene, ma vogliamo parlare di come si è arrivati a fare di Anzio un luogo di far west? A trasformare quella riviera in un posto nel quale avere paura? A dimenticarsi che le forze dell’ordine chiedono aiuto da anni?

Proviamoci. Non penso che un omicidio possa essere direttamente collegato alla figura del sindaco, sgomberiamo il campo da questa facile associazione. Il primo cittadino e la maggioranza che guida la città da 25 anni, però, hanno responsabilità precise. Il sindaco stavolta non inonda i social di foto e dichiarazioni, forse teme le reazioni dei cittadini e siccome non è stupido sa pure che ormai sono rimasti pochi a volerlo alla guida del Comune. Però dice all’Adn Kronos che lui ha fatto un’ordinanza dove ha: “rivisto e integrato le misure di prevenzione e contrasto ai fenomeni legati alla movida, disponendo la chiusura alle 2 di notte per tutti i locali, l’interruzione della musica a mezzanotte, vietata la vendita di alcol ai minori. Ho dovuto perfino discutere con i commercianti per questa ‘ristrettezza’. Ho deciso comunque di tenere il punto e oggi eccoci qui”. Qualche domanda possiamo porla? Quali commercianti, quelli di un’associazione mai prona a un’amministrazione comunale quanto quella attuale? O quelli per i quali il sindaco chiama l’allora dirigente della polizia locale affinché vengano tolti i sigilli a un’attività come emerge dall’indagine “Tritone”? Quali vigili urbani possono andare a verificare se si vende alcol ai minori, poi, se il locale oggi sotto sequestro è chiaramente riferibile a un consigliere comunale di maggioranza? Che pure lui sia in “Tritone” è un dettaglio. E se non vai lì, non vai nemmeno altrove…. Ecco, la polizia locale dovrebbe svolgere un ruolo di prevenzione, occuparsi meno di sensi unici e multe, e far rispettare un minimo decoro. Lo fa? Fateci vedere i dati. O è solo forte con i deboli e debole con i forti?

Le responsabilità di un sindaco e di chi governa? Basta leggere qui sotto il programma elettorale del 2018, copiato da quello del 2013 (quando De Angelis perse contro Bruschini, correndo poi ad allearsi di nuovo con lui e con chi voleva mandare “a lavorare”) per dire che sulla sicurezza è un fallimento. E’ stato fatto nulla.

Leggiamo che le forze dell’ordine cercano le immagini delle telecamere, per esempio. Auguri! Non ci sono e quelle che esistono non funzionano. Eppure chi era a sostegno dell’attuale sindaco fece – tra 2013 e 2018 – un piano avveniristico, basta andare a ricercare le determine di liquidazione. Tutto inutile per la città, servito forse a prendere qualche consenso.

Ecco, in nome delle preferenze si è passati – in particolare dal 2013 a oggi – sopra a tutto. Quando ci sono le scene che abbiamo visto in consiglio comunale e fuori, le sistematiche prevaricazioni, il “c’avemo i voti” urlato quasi con rabbia, le prove di forza, le alleanze con chi si sapeva da che ambienti veniva, si è svenduta la funzione pubblica che dovrebbe essere di garanzia ed è divenuta, invece, ostentazione del potere fine a se stessa. E siccome le parole sono importanti, oggi pesa come un macigno quel “se soffre mi fijo soffre pure er tuo” che il sindaco rivolse alla consigliera Pollastrini. Oggi un nostro figlio è stato ammazzato. Nostro, sì, perché poteva esserci qualsiasi ragazzo l’altra notte in mezzo a quella confusione e beccarsi una coltellata.

Poi c’è tutto il resto, gli errori di aver fatto Caracol e Zodiaco nel passato, divenuti polveriere o serbatoi di voti (anche qui, basta associare una consigliera citata in “Tritone” e vedere per cosa si è battuta), di aver fatto un “affare” con appartamenti che non si vendevano a Corso Italia, acquistati dal Comune di Roma con complicità di qualche assessore anziate di allora a un prezzo superiore a quello di mercato, avere svenduto il territorio con la “villettopoli” del piano regolatore. Uno strumento che ha consentito, soprattutto a fasce medio-basse, di acquistare case di pessima qualità che non avrebbero mai sognato in quartieri malfamati di Roma. E che, come conseguenza, ha portato a necessità di lavoro, richieste al politico di turno, “squadre volanti” per i rifiuti e via discorrendo. Che tutto questo, come stare vicino alla politica, interessasse ‘ndrangheta e camorra è un altro dettaglio. Che la politica romana e le sue “vie infinite” abbiano consentito di votare ad Anzio nel 2018 è una pesante responsabilità. Che quella locale – per chissà quali tatticismi – abbia deciso di non discutere in consiglio comunale sulla sicurezza estiva la proposta di Giorgio Buccolini, è una grande responsabilità. Ha fatto bene a dimettersi, allora, il consigliere di “Io amo Anzio”. Basta con una istituzione che è travolta dall’indagine “Tritone”, ha avuto rapporti con la ‘ndrangheta – penalmente ancora irrilevanti ma politicamente disdicevoli – manda in giro chi trattava per debiti di droga a fare premiazioni.

Eppure che ci fossero problemi su quella riviera era noto, cosa è stato fatto? Dove sono state le forze dell’ordine? E non si sapeva, forse, che per la processione si stava mettendo a punto la contestazione a chi governa? Se è una polveriera, si interviene prevenendo, dando quella “sicurezza percepita” della quale tutti parlano ma che non vediamo. Così body guard con aspetti spesso poco rassicuranti rischiano di diventare i “padroni” e la percezione, garantito, è tutt’altra.

Ecco, alle responsabilità politiche si uniscono quelle di prefetti e questori che conoscendo bene la situazione non hanno mai potenziato le attività su questo territorio, né dotato di strumenti adeguati le forze dell’ordine. Quanti anni sono che gli agenti di polizia lamentano scarsità di uomini e mezzi? E’ vero o non che d’inverno c’è una sola “volante” che deve coprire dal confine con Pomezia a quello con Latina? Quale prevenzione vuoi fare? Non va meglio con i carabinieri. Per non parlare di una Procura che mandava in galera per abuso d’ufficio ma non è pervenuta su affidamenti sotto soglia o tangenti citate sempre nell’indagine della Dda.

Da domenica abbiamo schieramenti mai visti di forze dell’ordine, aspettiamoci “pattuglioni” e più controlli, dureranno un po’ e poi Anzio tornerà a essere il far west. Le responsabilità sono note. C’è, purtroppo, un morto in più. E sulla riviera – pensate – nessuno ha pensato a lasciare almeno un mazzo di fiori…

Capo d’Anzio, l’inchiesta sul falso e il silenzio che continua

Non sappiamo se la montagna partorirà il topolino anche questa volta. Certo un’indagine che vede coinvolto l’ex amministratore della Capo d’Anzio – Gianluca Ievolella – che in quel momento nemmeno era nel Consiglio di amministrazione parte con il piede sbagliato. Solo che qualcuno, prima o poi, doveva fare chiarezza su alcuni punti della società moribonda che doveva fare il porto e in 20 anni ha accumulato solo debiti. Uno di questi è proprio relativo ai bilanci, con il falso contestato dalla Procura che oltre a Ievolella, estraneo sui conti 2018 e 2019, ha iscritto nel registro degli indagati l’ex presidente – il professore specializzato in crack, Ernesto Monti – l’ex amministratore delegato Antonio Bufalari, gli ex componenti del c d’a Vittoria Biego, Raffaella Barone e Francesco Novara. Tutti innocenti fino a prova del contrario, questo è uno spazio da sempre garantista ma forse finalmente avremo un po’ di chiarezza sui conti del 2018 e 2019.

A presentare denuncia era stato il socio privato, Marinedi, sulle mancate poste in bilancio al direttore del porto, per il quale non c’era un incarico formale ma che quel ruolo svolgeva. Ebbene la Procura afferma che hanno taroccato i conti. Senza appostare il credito vantato dal direttore, nemmeno in via precauzionale, e portando in attivo un bilancio che in realtà non lo era. Bilanci, però, che né Bufalari né Biego hanno votato, in rappresentanza del socio privato, affermando che ci fossero delle irregolarità.

Socio privato, ricordiamocelo, che è entrato nella Capo d’Anzio grazie a chi attualmente guida la città, con una operazione politica attraverso Gianfranco Fini che allora era un plenipotenziario e impose Italia Navigando. Società nella quale era già presente Renato Marconi. Per quello che è successo dopo il riassunto è qui e che sui bilanci c’erano delle domande poste a una commissione trasparenza che non ha mai risposto, è un dettaglio.

Che ci sia un’indagine non fa esultare chi scrive ma forse farà finalmente chiarezza su quei conti. Che in tutto questo la Capo d’Anzio varrà meno di nulla nel momento in cui sarà liquidata, come vorrebbe fare il nostro sindaco a settembre, deve farci stare molto attenti. Perché a quel punto ci sono due possibilità: la prima che ripetiamo da tempo è che Renato Marconi si prenda tutto, forte di un credito iscritto a bilancio di 650.000 euro al quale aggiungerebbe qualche altro spicciolo oppure che il primo cittadino sia già d’accordo con qualche investitore, un po’ come i turchi napoletani degli anni di Bruschini. D’altra parte è stato lui stesso a parlare di continuità.

In tutto questo e dopo le dimissioni al veleno del nuovo amministratore unico, il socio pubblico che è il Comune e cioè i cittadini, si distingue per una sola cosa: tacere.

Capo d’Anzio, un altro addio e quel falso in bilancio. Sindaco, lascia…

Nessun alzabandiera né roboanti comunicati per miracolosi campi boa. Questa volta il Comune – che per conto dei cittadini detiene il 100% delle quote della Capo d’Anzio – non ci fa sapere che si è dimesso l’amministratore unico Francesco Lombardo. Però trova il tempo di dirci che Umberto Tozzi, “saltato” per la festa del patrono, suonerà il 10 luglio e che “ha espressamente richiesto il recupero di questo concerto per poter incontrare il pubblico di Anzio, che attendeva, con ansia, questo importante evento live sul nuovo palco di Piazza Garibaldi”. Bene, ma sulla Capo d’Anzio?

Il porto che doveva rilanciare la città al pari di un investimento della Fiat (ma lì con Marchionne moribondo si sbrigarono a far sapere cosa stava accadendo) continua a essere cosa loro e non dei cittadini. Se ne va l’amministratore salutato solennemente un paio di mesi fa e tutto tace.

Forse perché se ne va sbattendo la porta. Se è vera la metà di quello che si dice tra la banchina e Villa Sarsina, la lettera con la quale si è dimesso ha contenuti di fuoco. Saranno vere dimissioni o un modo come quello di uno dei predecessori, il generale Marchetti, per ripensarci e tornare, poi andare via di nuovo, o definitive? Lo vedremo. Certo è che se metti un magistrato della Corte dei Conti a svolgere quel ruolo, qualche pulce te la fa. Su questo e sui toni spesso accesi del sindaco, pare si sia consumato lo strappo.

Ma il discorso è un altro e cioè che la società fa acqua da tutte le parti. Oggi, come ieri, il problema del porto non è il progetto – allora avveniristico e oggi irrealizzabile – ma la società e le sue condizioni. Doveva farlo, il porto, la Capo d’Anzio. Si limita a gestire l’esistente usando – come ha fatto per anni – pontili altrui, catenarie, o cacciando (da ultimo) chi fa rimessaggio. Non è “bancabile” per la situazione di contenzioso con Marconi e per i bilanci che ha. A proposito dei quali sembra che finalmente se ne sia accorta anche la Procura. Sarà un caso ma il presidente se ne va all’indomani della convocazione di più di qualcuno negli uffici giudiziari per chiedere spiegazioni sull’ipotesi di falso in bilancio rispetto ai documenti del 2018 e 2019. Per il primo una relazione del consiglio di amministrazione – votata anche dai rappresentanti del socio pubblico – parlava di una perdita. Il dirigente dell’area finanziaria “signorsì” scrisse sulla nota integrativa del consuntivo 2018 del Comune (approvato da questa maggioranza) che la Capo d’Anzio andava liquidata.

Poi la magia, l’arrivo del professore specializzato in crack finanziari Ernesto Monti e i conti a posto. O lui o chi aveva fatto prima quel bilancio, ha detto una bugia che si è “trascinata” nel successivo esercizio e su cui la Procura ha aperto un fascicolo, ascoltando testimoni come “persone informate sui fatti”

Sarà stato per l’arrivo della commissione d’accesso – bloccata nel 2018 dalle “vie infinite della politica” – ma tutti i nodi cominciano a venire al pettine. Compreso quello dei consiglieri che all’atto della nomina hanno dichiarato il falso e che non avrebbero potuto partecipare alle attività del Comune. Alcuni per questioni veniali, fra l’altro nel frattempo hanno saldato, altri per vicende più serie delle quali né anti corruzione né dirigenti “signorsì” sembrano essersi accorti. Se aggiungiamo che due di loro, secondo l’operazione Tritone, sono l’anello di congiunzione con la Ndrangheta il gioco è fatto. Che a sollevarlo, prima qui e poi anche in consiglio comunale nell’unica partecipazione sia stato chi scrive, è un dettaglio.

Caro sindaco, cos’altro deve accadere per dire basta? Non lo chiede un amico profondamente deluso (per orgoglio, non lo faresti mai) e fuori da qualsiasi pretesa politica , ma la città. E’ ora che te ne renda conto

La città, la processione, l’indifferenza di chi governa

Al sindaco di Anzio vanno sinceri auguri di pronta guarigione. Conoscendolo, deve essergli costato tantissimo essere assente alla processione di Sant’Antonio che finalmente è stato possibile rivivere dopo due anni di pandemia. Non sono tra coloro che fanno dietrologia, a memoria non si ricorda un sindaco assente all’evento che unisce la città tra sacro e profano come nessun altro. Quindi le ragioni sono sicuramente serie. Sulla salute non si scherza, nemmeno si ironizza, tanto meno si fanno battaglie politiche.

Una riflessione – dopo un po’ di tempo ed eventi che mi tengono lontano da questo spazio – l’avrei fatta a prescindere. Dall’arrivo della commissione d’accesso a oggi, dall’operazione “Tritone” in poi, chi governa la città ha fatto come se nulla fosse accaduto. Una sostanziale indifferenza, anzi la spinta a mostrare e mostrarsi. Della serie: ecco cosa abbiamo fatto, guardate quanto siamo bravi, gli atti stanno a posto (e ci mancherebbe altro), con la ‘ndrangheta non c’entriamo.

Formalmente anche ineccepibile, se vogliamo: nessuno è indagato, tra i politici, e chi è finito in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso (e finora c’è rimasto, l’accusa ha retto fino in Cassazione) è innocente finché non sarà condannato definitivamente.

Il sindaco, per primo, è persona intelligente e sa che la forma in questi casi non basta. Ignoriamo se il Comune verrà sciolto o meno, ma nelle carte di “Tritone” ci sono i pesanti legami con un mondo che dalla politica dovrebbe stare lontano e che invece era contiguo, se non imponeva certe scelte. Non sappiamo cosa proporrà la commissione d’accesso al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e il rispetto per le istituzioni non verrà meno qualunque sia l’indicazione. Chi ha fatto dell’istituzione comunale altro, è in quelle carte. Lo sa il sindaco, lo sanno gli assessori e i consiglieri rimasti nel “fortino”, i nuovi entrati, la segretaria generale controllore e controllata. Le cronache degli ultimi giorni raccontano il ritorno della Dda in Comune, le attenzioni su ambiente e demanio per vicende che in pochi abbiamo raccontato in questi anni.

Allora l’indifferenza, il mostrarsi ora a premiare uno, ora ad annunciare altro, ora a rivendicare bandiere, ora a mettere nomi degli assessori su un bus, diventa quasi un’offesa. Come se in “Tritone” non ci fossero aspiranti consiglieri che andavano a casa di un presunto boss ai domiciliari, non telefonassero per chiedere voti, come se le proroghe “sine die” alla Camassa fossero la norma per garantire il posto a figli di presunti boss, parenti e amici che avrebbero garantito pacchetti di consensi. Come se non ci fossero promesse di lavori pubblici, intese per affidarne altri, minacce a ex consiglieri (in lista con la coalizione vincente nel 2018) e dipendenti del Comune. E non c’è un consigliere comunale che “tratta” per un debito di droga e oggi è onnipresente? Certo. E qui non vale il principio per cui la politica è una cosa e la vita privata un’altra o che non si è indagati. No, dispiace, quando si ha un incarico pubblico si deve (dovrebbe) essere al di sopra di ogni sospetto. Il sindaco si riferisce spesso alle precedenti gestioni del Comune, cercando come suo solito di scrollarsi di dosso una responsabilità politica che è sua per intero: con le precedenti gestioni ha convissuto facendo finta opposizione, fino a un certo punto, poi le ha “imbarcate” per vincere al primo turno. Che oggi qualcuno si sia dimesso, altri si siano allontanati, non ammanta di nuovo qualcosa che è stantìo. Basta ascoltare gli echi che arrivano da Villa Sarsina e parlano delle tensioni in maggioranza persino per far togliere le strutture per il passaggio della processione.

Il metodo non è cambiato, anzi. Le urla, la sopraffazione, tutto quello che sappiamo, con la commissione d’accesso sembrano persino aumentati. Della serie: dopo di noi, il diluvio. Povera città