Le zanzare, l’allarme infondato, la comunicazione e i dubbi…

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I dati sono del Ministero della Salute, circolare sul piano nazionale di sorveglianza

Non ci fosse stato il caso della povera bimba morta di malaria la vicenda dei casi di virus della zanzara Chikungunya registrati ad Anzio sarebbe passata inosservata.  Perché in Italia quel virus – insieme allo Zika e alla Dengue – viene registrato ogni anno e non ha mai mietuto vittime. La tabella che apre questa riflessione è del Ministero della Salute.

Chiaramente a seguito del decesso a Brescia, delle polemiche sollevate da ignoranti alla Matteo Salvini, dei titoli di giornali assolutamente non condivisibili e per i quali bene hanno fatto Ordine dei giornalisti e Federazione della stampa a intervenire,  le zanzare e lo stop alle donazioni “fanno” notizia. Nulla da eccepire, conosco bene il meccanismo.

Con il collega Antonio Bertizzolo, di Latina Oggi, avevamo appuntato diversi casi di quella che chiamiamo “comunicazione scellerata“. Si verifica in casi del genere, da qualche tempo è amplificata dai social network dove tutti diventano scienziati o sollevano questioni poco attinenti. Comprensibile, per carità.  Proprio per tale motivo  – e seguendo da tempo questo settore come giornalista – appresa la notizia ieri sera ho scritto sul mio profilo facebook: “Prima che si scateni l’allarme, proviamo a spiegare che questa zanzara non uccide e che la nostra zona era già ‘attenzionata’, tanto che donando il sangue si veniva sottoposti a un test in più. Avendo riscontrato i tre casi le donazioni sono state sospese. Non c’entrano i ‘negri’, state sereni…

Ma come si dice nelle redazioni “la macchina è partita” e così dirette, interventi, spasmodiche ricerche di esperti. Sacrosanto. Ma questi virus sono riscontrati da tempo e se uno di Anzio, Pomezia o Tivoli fosse andato a donare il sangue in qualsiasi parte d’Italia, dopo il questionario informativo avrebbero fatto test specifici perché proveniente da una zona ritenuta a rischio come la provincia di Roma. Il motivo? Poteva essere stato punto, non avere sintomi, e poteva “trasmettere” il virus ad altri. Il che non sarebbe equivalso a farli morire, sia chiaro, ma la forma influenzale attraverso quel sangue a un paziente anziano con malattie croniche  poteva avere effetti che in altri  casi non davano danni. Per questo si previene e non da oggi. Per questo si fanno i test. Per questo oggi le donazioni vengono bloccate per 28 giorni. Per ciò l’allarme per queste zanzare è infondato.

La nostra sanità ha mille difetti – per esempio colpisce l’assordante silenzio dei vertici della Asl Roma 6 su questa vicenda  – ma sistemi di controllo che esistono. Sui quali possono esserci dei dubbi, li vediamo tra un po’, ma che esistono.

Prima è bene chiarire – come fa l’istituto superiore di sanità nella nota che è possibile scaricare qui – cos’è questo virus e cosa comporta. Un rischio “molto basso“, per esempio. Poi, se si vuole approfondire, c’è questa circolare del Ministero della Salute che spiega di cosa parliamo e quali provvedimenti vanno adottati.

Ecco, i dubbi – ingenerati dalla comunicazione arrivata alle agenzie e di conseguenza ai siti, quindi a tv e  giornali – riguardano le procedure seguite. Qualche giorno fa per il Messaggero ho scritto di inchiostro per tatuaggi con batteri e muffe importato da un’azienda pontina. Gli esami erano del 19 maggio, il divieto di vendita dell’11 agosto. La società importatrice, per fortuna, aveva autonomamente provveduto al ritiro dei lotti sospetti.

Qui ci è stato detto ufficialmente  che i sintomi sono del “mese di agosto“, la circolare – per chi ha la bontà di leggerla – indica passaggi da fare immediatamente. E’ avvenuto? E se non, perché?

Questo dobbiamo chiederci, di fronte a una notifica resa nota l’8 settembre. Perché se un sistema di sorveglianza esiste, deve essere in grado di funzionare al  meglio e mettere tutti gli attori in condizioni di agire subito. Il sindaco ci informa di ulteriori disinfestazioni, in via precauzionale, e fa bene. Una cosa è certa: quelle zanzare c’erano, ci sono e ci saranno. Non le ha portate Bruschini, come gli immigrati non portano la malaria, ma il responsabile della salute pubblica ha il dovere di farci sapere quando è stato informato e cosa ha fatto fino a ieri. Se poi anche lui lo ha appreso l’8 settembre, allora qualche passaggio è stato a vuoto e sarà necessario capire perché. Non per le zanzare, sostanzialmente innocue, ma per casi più gravi che potrebbero verificarsi.

Comunque la  Chikungunya non uccide, diciamolo a gran voce. E se non ci fosse stato il caso di malaria neanche avrebbe fatto notizia, povera zanzara….

 

Centro alta diagnostica come il porto: la peggiore burocrazia

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Ma sì, ammettiamo che la Fondazione Roma si voglia buttare avanti e dica “ce ne andiamo” per mettere la Regione alle strette. Se pure fosse? Il rischio che il centro alta diagnostica non si faccia più a Latina o si faccia pure nel capoluogo ma non al “Goretti” è il trionfo della peggiore burocrazia. Sembra di assistere alla tiritera del porto di Anzio – è un caso che anche in questo caso governi il centro-sinistra? – quando ci si celava dietro a “procedure” inesistenti per dire di no.
Qui è ancora peggio, in Regione c’è chi ha provato in extremis a bloccare il trasloco del 118, al posto del quale sarebbe andato il centro, e non c’è riuscito perché il trasferimento era già avvenuto. C’è chi ha detto “tanto a Latina non si farà mai”. C’è chi sta nascondendo una lettera spedita alla Asl a dicembre 2013 con le motivazioni che non consentirebbero di aprire il centro. Sì, nascondendo. L’ha chiesta invano il consigliere regionale Pino Simeone. Chi scrive ha attivato una richiesta di accesso agli atti. Nulla.
Perché non si può aprire il centro dopo protocolli firmati e delibere vigenti? Nessuno lo dice ufficialmente. Sembra che ci sarebbero intoppi sulla proprietà dei macchinari, sull’uso “privato” di un bene pubblico (la sede dell’ex 118) nonostante le prestazioni gratis garantite alla Asl, la Fondazione “guadagnerebbe” – reinvestendo sul centro, mica intascando i soldi… – e chi più ne ha ne metta.
Qui la Fondazione, che certo ci “prova” e vuole mettere la Regione alle strette, di sicuro investe. Fior di milioni di euro, per un macchinario unico in Italia, destinato a richiamare studiosi da mezzo mondo. Questo non conta per i burocrati, ancora meno per i politici a quanto pare. Quelli che promettono da oltre dieci anni la terapia intensiva neonatale, ad esempio, mentre i bambini con problemi continuano a essere a rischio. Quelli che con il Dea di II livello giocano a carta vince carta perde: Marrazzo lo inserisce ma non lo crea, la Polverini lo toglie, Zingaretti lo reinserisce ma formalmente c’è ancora da aspettare.
Certo nel caso dell’alta diagnostica, il macchinario resterebbe privato e c’è da dire meno male. Perché basta fare quattro passi al “Goretti” per vedere in che condizioni sono quelli pubblici e cosa occorre fare per sostituirli. A cominciare – i burocrati conoscono – dall’acceleratore lineare. Indispensabile per la radioterapia, la cura dei tumori. Chi impedì la gara per il nuovo? Basta chiedere in Regione, negli uffici lo sanno bene. Si sono persi tra spesa corrente e spesa in conto capitale quando la Asl propose di pagarlo con fondi di bilancio. Lo stiamo ancora aspettando e al primo guasto dell’unico funzionante partiranno i viaggi della speranza per Roma.
Il macchinario del centro per alta diagnostica non avrebbe di questi problemi, pagherebbe tutto la fondazione Roma. Ma se una cosa decidi di non farla fare, il modo in Italia lo trovi. La Regione, attraverso pareri “a soggetto“, è stata capace di rinviare finché ha potuto l’approvazione del nuovo porto di Anzio decretandone il fallimento quando è stato autorizzato in piena crisi della nautica. Adesso in Regione c’è chi – per motivi ufficialmente sconosciuti – intende bloccare a Latina un investimento, la possibilità di fare ricerca, la diagnostica senza eguali per i tumori.

Verranno a dirci che c’è il “piano di rientro“, la ricetta che ormai usano per ogni “no“. Un’ultima curiosità: la Regione che ha aperto senza “autorizzazione all’esercizio” la casa della salute di Sezze è la stessa che sta impedendo il centro di alta diagnostica. Complimenti!