Comune, l’ultima “tegola”. Sindaco, è meglio lasciare

candidocampagna2013

È bastato cambiare sindaco? Ponevo questa domanda qualche giorno fa, riferendomi al “sistema Anzio”. La ripongo oggi, poiché l’indagine che riguarda il sindaco e la sua attività di famiglia esula da quel “sistema” perché in alcun modo – al contrario delle altre – è legata al Comune. E come è stato per chiunque , di indagine si tratta per cui un sequestro non è una condanna. Non scopro il garantismo oggi e chi ha la bontà e la pazienza di seguirmi sa bene come la penso. Da sempre.

Certo De Angelis si trova al posto dove lo ha messo il 25% dell’elettorato nel momento peggiore per la classe politica di questa città, travolta non da vicende penali che sono di ciascuno bensì da un metodo che traspare dalle carte e avvertiamo ogni giorno. Ci si trova  dopo un accordo con chi quel “sistema” lo ha creato, tollerato, agevolato e che lui conosceva a menadito. E ci si trova nel momento sbagliato.

Non è per l’accusa di evasione – dobbiamo tenere conto della sua versione e conosciamo la storia della famiglia e dell’azienda- ma perché se guardiamo solo al periodo da quando è stato eletto non ne è andata bene una.

Si è infilato nella vicenda dell’aumento dei compensi dovuto per legge ma inopportuno – a maggior ragione con un bilancio che fa acqua ovunque e dove vanno recuperati i soldi di chi ha evaso ed eluso – e lo ha giustificato con un comunicato che definire sgrammaticato è poco.  Ha commesso un errore sulla vicenda dell’ottavo assessore e non ha ancora risolto la vicenda quote rosa, naviga a vista sul porto ma soprattutto non dimostra l’annunciata discontinuità. Anzi, in Comune – e anche nelle riunioni di queste ore a livello politico – si va avanti a chi fa la voce più grossa.

Se poi  aggiungiamo le “eredità” ricevute (situazione amministrativa che doveva essergli nota e le vicende penali intorno ai rifiuti) ma anche un’indagine Ecocar che apre scenari inimmaginabili per quanto c’è nelle carte e quelle appena avviate su Bambinopoli,  Consorzio di Lavinio e sempre un’azienda legata ai rifiuti, si capisce che ci sono responsabilità politiche enormi. Quelle penali si decideranno altrove.  Ma data la situazione, non vorremmo essere al posto del segretario generale del Comune quando ci sarà da scrivere il piano anti-corruzione, per esempio.

Inoltre De Angelis oggi non può dire alla pletora di inquisiti che ha a fianco di fare un passo indietro come stava immaginando, perché gli farebbero notare (nei vari e focosi  “vertici”  del centro destra è già emerso) che è nella loro stessa condizione.

Per tutto questo, per il clima tutt’altro che sereno  – non per una presunta evasione (altro che mafia, per piacere….) – De Angelis deve lasciare. Per tutto questo, se ha davvero le mani libere rispetto al “sistema Anzio”, deve provare a uscire come avrebbe fatto nella sua precedente esperienza da sindaco.

ps: per una possibile evasione fiscale frutto anche di questo “sistema Anzio” sarebbe interessante un approfondimento dei bilanci della Capo d’Anzio

 

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Porto, l’offerta di Marconi? Bene, paghi e se ne vada. Subito

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Leggiamo di un’offerta di Marinedi per rilevare le quote del Comune in seno alla società “Capo d’Anzio”. Se fosse davvero di 5 milioni di euro riusciremmo sì e no a pagare i debiti della società. Però se l’ingegnere Renato Marconi – patron della Marinedi – vuole pagare davvero per il porto di Anzio, faccia pure. Ma per andarsene.

Che le sue intenzioni fossero tali, in questo umile spazio lo si racconta da tempo. Che la politica di casa nostra abbia contribuito affinché si creassero le condizioni di questo sfascio, pure.  Basta avere la bontà di leggere, anche se averlo detto in tempi non sospetti conta poco in questo momento. Se davvero esiste un’offerta, l’unico modo che esiste per accettarla è che Marinedi paghi il Comune per andare via, la chiudiamo qui e amici come prima. Perché 5 milioni di euro sono un’elemosina per rilevare il porto, anzitutto, e di essere presi in giro su questo argomento siamo francamente stufi. Poi ci sono un’altra serie di motivi.

Il primo è che, dopo aver aperto un contenzioso con “Italia Navigando” che (sbaglieremo) ci ritroveremo pari pari dalle nostre parti, si è ritrovato 10 porti. Un’operazione che solo di spese notarili ha avuto costi record e che ha avuto un via libera “bipartisan“, sulla quale l’allora senatore Candido De Angelis fece una puntuale interrogazione parlamentare che ottenne come risposta, sintetizziamo al massimo, “è così e basta”. Di fatto Marconi, senza un euro o quasi, si è ritrovato 10 porti e fra questi guarda caso proprio Anzio. Che conosceva non bene, benissimo.

Per essere stato tra i progettisti del vicino “Marina di Nettuno” anni addietro e per aver firmato, proprio con Candido De Angelis i “patti parasociali” tra Comune e Italia Navigando. Quando in consiglio comunale si decise che le azioni di “tipo b” non sarebbero più state dei cittadini. Tanto la “rete” dei porti sarebbe stata pubblica, si parlava di fondi stanziati in finanziaria, c’era la “garanzia” di Gianfranco Fini. Quando Marconi firmava, Italia Navigando non era già più completamente pubblica,  perché l’ingegnere che vantava un credito nei confronti della società si era fatto dare una parte di quote. Quando venne scoperto, con la copertina sul Granchio “Italia naufrgando”, il Comune non fece nulla Ora, ad Anzio, sembra le voglia tutte quelle quote…

I “patti parasociali” prevedevano, fra l’altro, che “Italia navigando” trovasse i finanziamenti per realizzare il porto entro un anno dalla concessione. Quell’anno è scaduto a settembre 2012, Marinedi rilevando – senza che nessuno avvisasse il Comune come invece era previsto – quelle quote, si è assunto gli oneri di “Italia navigando” e Marconi come prima cosa ha “disconosciuto” i patti parasociali. Sostenendo – così ci raccontava l’ex sindaco Luciano Bruschini – di aver firmato altro ancora con De Angelis, dopo quei patti, e di averli “superati”.

Basterebbe e avanzerebbe questo, il recitare più parti in commedia da parte dell’ingegnere, per dire “grazie, ci dia i soldi e vada”.  Ma c’è stato altro, dal 2012 a oggi, con precise responsabilità politiche di  chi ha guidato la città e – di conseguenza – di chi ci si è alleato.

Marconi si è inventato “Marina di Capo d’Anzio” senza che il Comune trovasse qualcosa da dire, ha mandato il suo avvocato – sicuramente mettendo in conto chissà quanto – a fare i contratti “porta a porta”. In Comune, nel frattempo, si votavano ordini del giorno all’unanimità sul porto pubblico, puntualmente disattesi, si teneva nei cassetti il parere di Cancrini senza fare causa, si diceva – rispondendo proprio a De Angelis – “Parola d’onore, caccio Marconi” ma poi ci si firmava la “road map”. Pensando, fino a qualche settimana fa, che tanto con l’ingegnere era tutto a posto. Alla “Capo d’Anzio” cambiavano i presidenti e si affrettavano ad annunciare bandi impossibili, mentre la parte privata immaginava un fondo maltese, preparava i documenti, i business plan,  i progetti e teneva i bilanci, creando – come è stato  per “Italia navigando” – i presupposti per avere un credito nella “Capo d’Anzio”.  Salvo scrivere, nel documento mandato in Camera di commercio al posto del bilancio, che loro – benché soci – non si assumono responsabilità.

Ecco, andassero altrove se l’apporto che devono dare è questo. E intervenga la Regione, una volta per tutte. L’offerta di Marinedi è un’offesa. Se vuole pagare, va ribadito, lo faccia per andare via.

Il porto è di Anzio, pubblico, questo carrozzone messo in piedi ha fallito, ma nessuno può venire a offrire una miseria sperando magari in protezioni politiche “bipartisan” com’è stato finora.