Polizia locale, per la sede tutto da rifare. E le mie scuse

excommissariato

Non ci voleva molto, alla precedente procedura mancavano una serie di documenti che adesso ci sono, a cominciare dalla relazione tecnica nella quale si afferma che solo una parte dei locali dell’ex commissariato saranno adibiti a sede della polizia locale.

Il dirigente della polizia locale, dopo due avvisi pubblici – uno andato a vuoto, l’altro revocato con una determina adottata ieri – adesso ha predisposto una nuova lettera d’invito e rivisto anche l’importo dei lavori, elevandolo a 51.000 euro.

Debbo delle scuse: commentando la notizia data dal sindaco Bruschini della giunta che citando Guccini prova a dirci “cose vecchie con il vestito nuovo“, avevo fatto un post su facebook ripreso da alcuni media.  “Tra gli altri annunci – dicevo – il Sindaco parla del nuovo comando della polizia locale. Magari! Sanno lui e il successore incaricato che con 29.000 euro più Iva si e no lì si aprono le porte e si dà una pulita? Sanno che l’affidamento è andato a una ditta al 50% di un dipendente comunale? E che sulla procedura c’è più di qualche dubbio?”

Si era già intervenuti, mentre scrivevo, ma la determina è stata pubblicata questa sera.  Non sono più 29.000 euro più iva, le procedure sono state sistemate e l’incarico alla ditta è stato revocato. Mi piace pensare che, a volte, certe segnalazioni servono. Comunque ne prendo atto e spero che si provveda presto a sistemare “i locali con minore necessità di interventi” – come si legge nella relazione – e a dare una sede più degna. Forse non a gennaio, come si diceva in qualche intervista, ma basta che ci sia

Diciamo che da agosto a oggi, però, è stato seguito un percorso un po’ tortuoso. Almeno su questo, in Comune, vorranno convenire…

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Gli errori, i soldi pubblici, l’arroganza degli impuniti

consiglioanzio

Si può commettere un errore? Certo. Nessuno è perfetto, a partire da chi scrive su questo spazio, ma se uno sbaglia ha il dovere di ammetterlo e correggere, scusarsi se è del caso. Succede normalmente, ovunque ci sia buona fede, ma non al Comune di Anzio. Dove chi fa notare un errore diventa “nemico” ed anche se l’errore stesso è palese, non si corregge.

Il consigliere comunale Marco Del Villano, uno che non fa certo le barricate ma quando ci si mette è puntiglioso, è intervenuto nel corso della riunione del 6 ottobre sollevando la vicenda del compenso del capo di gabinetto. Un passo indietro e per l’ennesima volta un chiarimento: chi occupa il ruolo non c’entra, ma è il metodo che non va.

Dice Del Villano, nel verbale di quel consiglio recentemente pubblicato:

(…)L’ultima questione, onestamente forse farà un po’ scalpore Sindaco, però ha bisogno di un minimo di chiarezza. Tu hai istituito e poi farlo giustamente, la tua segreteria, il capo della segreteria. La cosa che io effettivamente non riesco a concepire e probabilmente è solo un problema di chiarezza, è su come è stato formato l’atto e capire in base a quale contratto è stata inquadrata questa figura, perché tra le cifre che ho visto assegnate stiamo parlando di risorse mensili importanti, circa 10.000 euro al mese lordi, per una figura che tutto sommato non ha queste responsabilità che hanno altri in questo Comune e che prendono sicuramente meno di un terzo, allora probabilmente ci sarà una ragione però siccome stiamo parlando di importi importanti…
Interviene fuori campo audio il Sindaco
Del Villano M.:- Sindaco, io non lo so però siccome i numeri li so leggere, non sto citando a memoria, sono scritti qua, 39.000 euro e rotti euro per quattro mesi, per me fa circa 10.000 euro al mese. Poi possiamo discutere che magari non capisco le parti…
Interviene fuori campo audio il Sindaco
Del Villano M.:- No, alla fine del quadrimestre. Poi se è scritto male va corretta la determina, perché effettivamente è impressionante…
Interviene fuori campo audio il Sindaco
Del Villano M.:- Allora va corretta la determina (…)

E’ stata corretta? No. Al solito, la risposta – scontata – è “va be’ ma che vai a guardare, su…” solo che qui parliamo di soldi pubblici, “impegnati” dal 24 agosto al 31 dicembre per una cifra che corrisponde a 9.889,91 euro al mese. Del Villano non si è fermato, ha chiesto di revocare la determina, ma per tutta risposta il dirigente dell’area finanziaria – sul quale è stato commesso e mai sanato un altro errore, relativo al titolo di accesso al bando al quale ha partecipato, ha scritto che è tutto a posto, o quasi.

Dice che la cifra è quella indicata in determina (e “impegnata” sul bilancio) per il periodo dal 24 agosto al 31 dicembre  però che si tratta di un emolumento annuale.  Delle due l’una eh…. Comunque ci crediamo, abbiamo capito, è così, ma allora c’è un errore. Ci vuole tanto a correggerlo? O si deve rispondere sempre con arroganza, pensando di essere impuniti o di avere – evidentemente – le giuste protezioni?

Il capo di gabinetto non prende quella somma, è evidente, ma ci vuole tanto ad ammetterlo? Evidentemente sì. Se poi arriva la Corte dei Conti – com’è stato per il titolo sbagliato nel bando per dirigente dell’area finanziaria – ovviamente è un poco di buono chi lo ha fatto notare…

Per piacere, su…

ps, c’è un altro errore evidente e noto agli uffici, riguarda i lavori per l’ex commissariato. Anche lì è il caso di intervenire, perché affidare un’opera all’azienda per metà di un dipendente comunale non è il massimo. Ah, ma siamo ad Anzio…

Da “Sciuscià” al Falasche: privacy, etica e altre storie. Riflettiamo

lucianola7

Anni fa ebbi un’accesa discussione con uno degli inviati di “Sciuscià“, la trasmissione di Michele Santoro, per molti icona del giornalismo italiano. La troupe era a Nettuno, al Campo della Memoria, e feci notare al collega che non mi erano piaciute le immagini di un tunisino in manette, inebetito, nei corridoi del Tribunale di Milano. Lui, uno dei tanti “inviati di un giorno” – di quelli che vengono, trovano tappeti rossi stesi e se ne vanno senza dover rendere conto ogni giorno di ciò che fanno sul territorio – spiegò con veemenza: “Avevamo la liberatoria“. Peggio, dissi io, perché un giornalista ha il dovere di sapere dove fermarsi. Autorizzazione o non. Ma loro dovevano dimostrare che Cesare Previti (lo ricordate?) non veniva processato, mentre il povero tunisino sì e pazienza le regole.

Pensavo allora e penso adesso che ci sono limiti da tenere a mente e che se le persone in manette non possono essere mostrate, non c’è autorizzazione che tenga. Al tempo stesso – e che discussione con il compianto professor Stefano Rodotà – sostengo il paradosso che i giornalisti debbano accedere ai verbali di pronto soccorso. Sapendo i dati che possono pubblicare e il limite che non possono superare.  I giornalisti e non solo. Vale a maggior ragione per i minori. Sulla  vicenda del ragazzo del Falasche che ha colpito una giovane arbitro ed è stato squalificato il sindaco   di Anzio, Luciano Bruschini, quel limite l’ha superato. Per fini nobili, o presunti tali – com’era mostrare il tunisino per dire che Previti non si processava e lui sì – ma rivelando particolari che il buon senso prima delle norme sulla privacy impongono.  Poteva dire ugualmente, entrando in questioni che fra l’altro non gli competono, che la squalifica gli sembrava eccessiva senza rivelare vicende private del ragazzo, parte delle quali note solo al Comune, che nessuna autorizzazione può far divulgare.

E qui si apre un altro capitolo. Se la legge 150 del 2000 impone che a occuparsi di comunicazione istituzionale siano i giornalisti, un motivo ci sarà. Ho iniziato citando un esempio che a mio parere fu di pessimo giornalismo, ma chi è iscritto a questo malandato Ordine ha se non altro il dovere di rispettare le norme che si è dato e se non lo fa è (dovrebbe essere) sanzionato. Un giornalista avrebbe evitato – per deontologia – di dare quelle indicazioni che violano la legge sulla privacy e il testo unico dei doveri che recepisce, fra l’altro, la “Carta di Treviso” che tutela i minori. Invece il comunicato è circolato (ora non compare più sul sito, forse anche grazie a una segnalazione di chi scrive al Garante dell’infanzia e a quello della privacy), i giornali locali lo hanno ripreso – a mio parere  sbagliando – e chi non conosceva il passato di quel ragazzo, reso facilmente identificabile, ora lo sa.

Poi però si parla di etica, dopo aver dato ai cittadini ora degli “imbecilli locali“, ora dei “disturbati mentali”, ora degli “ominicchi e viperette“, dopo averli denunciati perché dicevano – lo diceva l’Arpa, a dire il vero – che si era verificato un inquinamento in mare. Il sindaco lo fa prendendosela con Chiara Di Fede, direttrice dell’università civica di Nettuno. Ha un ruolo istituzionale, vero, cosa che dal punto di vista della comunicazione deve rendere più attenti – ricorderete le mie “tirate d’orecchi” a Luigi D’Arpino che da presidente della Capo d’Anzio andava giù pesante sui social – ma se uno ti dice qualcosa sulle scuola cosa c’entra il lavoro che fa? E di quale etica vogliamo parlare?

Ecco, i social. Ieri sul mio profilo facebook ho scritto quale sarebbe stata la giunta, la collega Elisabetta Bonanni ha argutamente fatto notare che a darla era il “candidato Del Giaccio” . Ma nell’epoca dei social, appunto – ed è la riflessione che vorrei fare anche con Bruschini e la sua maggioranza, con quanti faranno la campagna elettorale – chi decide cosa si può scrivere o meno?

Il rispetto delle persone e delle regole, a mio parere, per questo torno al caso del ragazzo del Falasche ma anche ai toni che il sindaco usa nei confronti di chi dissente. Non ci siamo. Non mi sognerei mai di andare in piazza – e quella di facebook e degli altri social lo è virtualmente ma amplifica molto più di quella reale – e dare dell’imbecille a un cittadino, meno che mai da sindaco. Direi che nel ruolo che ha il politico x aveva promesso una cosa e non l’ha fatta, che nel suo ruolo istituzionale ha avuto un comportamento poco consono, proporrei un’idea diversa a quella che avanza e cercherei di convincerlo o di capire perché la sua è una alternativa migliore.

Si chiama confronto, se avremo la fiducia dei cittadini ne faremo una caratteristica di #unaltracittà

Nuova sede della polizia locale, evviva. Ma fateci capire…

excommissariato

Sarà recuperato e destinato a nuova (e indispensabile) sede della polizia locale l’ex commissariato di Anzio. Addirittura, si parla di trasferimento nei primi mesi del nuovo anno. E’ certamente una bella notizia, ma o ad Anzio si è in grado di moltiplicare pani e pesci – come raccontato nei Vangeli – o forse è il caso di capire cosa si voglia e possa fare con 35.868 euro, iva compresa, quelli dell’unica offerta presentata.

Vedete, nella richiesta di manifestazione d’interesse che potete scaricare al link seguente  bandoexcommissariato ci sono dodici punti per i lavori da eseguire. Quella richiesta, immaginiamo, è nata sulla scorta del sopralluogo di un tecnico o comunque di una perizia che agli atti, però, non c’è. Pazienza, solo una domanda: bastano i soldi stanziati per fare dalla pulizia all’impianto elettrico, dai pavimenti agli infissi?

E risulta, ma questo può dircelo solo l’ufficio tecnico, che esiste invece un progetto per l’intero stabile che si aggira sui 700.000 euro?

Ripetiamo, ben venga la nuova sede, comprensibile l’entusiasmo su un imminente trasferimento, ma a memoria lì cade tutto a pezzi e nell’ultimo periodo di permanenza del commissariato uno degli agenti che faceva sindacato si “calò” in una voragine che metteva a rischio la stabilità del palazzo, restando fuori solo con la testa.

L’impressione, sbaglieremo, è che sul patrimonio pubblico si continui ad avere poche idee e anche confuse. Speriamo, davvero, che bastino quei soldi e che a gennaio la polizia locale vada a via del Faro. Temiamo, invece, che servirà molto di più.

Ah, a proposito di patrimonio. Ecco cosa è successo oggi – dopo il sequestro dei mesi scorsi-  per il Deportivo. Nel silenzio della politica di casa nostra, ovvio.

Candidato sindaco, ma non “per forza”. Alleiamoci

altracitta

Ho incontrato nel pomeriggio all’enoteca Del Gatto i colleghi giornalisti del territorio, rompendo gli indugi e indicando la mia candidatura a sindaco. Ho preso un po’ tutti di sorpresa, a cominciare da chi (e me ne scuso) aveva condiviso con me parte di questo percorso. L’ho fatto perché mentre noi – giustamente – diciamo che vengono prima i programmi, quello che vogliamo fare, poi eventualmente i candidati, altrove si “corre“. Gli avversari politici – forti anche del potere che gestiscono e attraverso il quale spesso comunicano – sono in campo da tempo e così mi è sembrato opportuno mettere un punto fermo.

Questo non vuol dire, come ho spiegato in altre occasioni, che se non sono il candidato salta tutto, anzi. Non devo esserlo “per forza“, però è ora di pensare a chi rappresenterà un cartello necessariamente alternativo a chi ci governa da un ventennio. Se il mio nome, spesso circolato a sproposito e a volte vilipeso da chi rappresenta le Istituzioni locali, serve a unire, eccolo. Se c’è un nome che mette insieme più del mio, ben venga.

Avrà a disposizione il sostegno, per quel poco che vale, del sottoscritto.

L’obiettivo? Arrivare al ballottaggio e vincerlo. Dimostrare che in questa città che ha votato e dato fiducia a un centro-destra che non la rappresenta più come prima e che sta facendo conti spietati al suo interno, c’è qualcosa di diverso e credibile. Che la Politica, sì la maiuscola è voluta, può ancora dire la sua. Nei confronti di chi l’ha intesa – nonostante i plebisciti di questi anni – con la p minuscola e di chi, invece, ha fatto dell’anti politica etero guidata da una srl il suo cavallo di battaglia. Posizioni rispettabilissime, sia chiaro, ma che non condivido.

Ho fatto una conferenza stampa senza claque – al contrario di chi è solito persino annunciarle in pompa magna – ma solo con i giornalisti, in uno dei luoghi di eccellenza di questa nostra amata Anzio. Ce ne sono altri, per fortuna, come sono certo che esistono persone di buona volontà che vanno al di là dell’appartenenza politica ma hanno fatto del loro impegno civico – più o meno visibile – una bandiera.

Alle ultime amministrative i candidati Bernardone, Pollastrini e Garzia hanno preso, insieme, i voti necessari per andare al ballottaggio. Perché non si fece un’alleanza è cosa per gli appassionati di dietrologie, qui si deve guardare avanti. Non fare oggi un’alleanza tra chi c’era allora e chi – invece – si è francamente scocciato di questo centro-destra, sarebbe un suicidio che non possiamo permetterci. Soprattutto non possiamo chiudere la porta in faccia a chi – non avendo governato – proviene da un’area moderata che risulta ancora essere la maggioranza ad Anzio.

Questo è lo spirito, alleiamoci e proviamoci. Sarò io il candidato? Eccomi. Toccherà ad altri? Eccomi. A patto che non ci sia chi ha governato finora e chi – vecchio e nuovo – ha sostenuto questa maggioranza, magari dopo averne dette di tutti i colori.

Di certo non  sarò candidato di “bandiera“, senza fare troppi giri non lo sarò da solo con una civica tanto per fare presenza, né esclusivamente per il Pd, come espressione di un partito che ho sempre criticato (molti lo sottolineano, è vero) ma che dal ’98 non ha responsabilità di governo in città. Al quale va riconosciuto, comunque, di avere messo in campo un rinnovamento – che sono certo non è solo anagrafico – con la scelta di Gabriele Federici segretario.

Un Comune non si occupa di ius soli, di fine vita, di testamento biologico. Sul fatto che un Comune deve tappare le buche e raccogliere i rifiuti, tenere le scuole aperte e offrire servizi efficienti siamo tutti d’accordo, è sul come che si fanno le differenze. E’ su queste che dovremo confrontarci ed essere più credibili di chi c’è stato finora. E’ sul modello di sviluppo alternativo a quello che ci ha portato varianti, cemento e furberie anziché mare cultura e natura che dovremo convincere i cittadini che è possibile #unaltracittà

Uno sviluppo – e basterebbe solo il mare, davvero – che ci porti ad Anzio del 2058, quando tanti di noi non ci saranno più, ma magari si sarà affermato un modello per il quale le scelte Politiche (una città lanciata a livello internazionale, per esempio) hanno creato sviluppo e non fatto del Comune un anomalo ufficio di collocamento.

Poi decideranno i cittadini, sempre sovrani. Ma abbiamo il dovere di provarci

 

 

La criminalità di Ostia, quella di casa nostra. Parliamone

fnsi

Giovedì a Ostia si terrà la manifestazione organizzata dalla Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) e da Libera, a seguito dell’aggressione dell’inviato di Nemo, ma soprattutto del clima che si vive sul litorale romano. Anzio, purtroppo, non è molto lontana e la manifestazione di giovedì – alla quale speravo di poter essere presente, cosa impossibile per ragioni di lavoro – riguarda più in generale l’aggressione all’articolo 21 della Costituzione.

Domani mattina, con i giornalisti sotto scorta, il ministro Minniti sarà in Fnsi a parlare dei cronisti minacciati, aggrediti fisicamente e dalle querele temerarie, dalle maxi richieste di risarcimento, mentre giovedì a Ostia ci sarà da difendere il diritto – di tutti – alla libera espressione del pensiero. Minacciato, a qualche chilometro da noi, dagli Spada e dintorni.

E qui? Che esiste un problema di criminalità e illegalità diffusa – da quella spicciola a Malasuerte, dalla presenza di clan che hanno fatto affari (lo affermano delle sentenze) a vicende ancora in fase di accertamento relative alla gestione del Comune – è cosa nota.

Che esistano pressioni, con toni diciamo “accesi” ma comunque intollerabili, è altrettanto vero. Questa vicenda è stata affrontata a luglio 2016 in un dibattito a Villa Sarsina, senza simboli di partito ma alla presenza di autorevoli esponenti del Pd e – successivamente – con annessa polemica sulla mancata concessione della sala, dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra italiana.

Sono maturi i tempi, a modesto parere di chi scrive, per tornare ad affrontare l’argomento. Quelli che le forze dell’ordine chiamano “reati spia” qui ci sono tutti. Parliamone.

Caso Savarino all’Anac, le questioni che restano aperte

sindacosegretario

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Sarà in ogni caso approfondita ogni valutazione necessaria in ordine alla compatibilità tra i fatti ascritti e la piena e completa operatività della funzione del responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza. Proprio al fine della miglior valutazione, il segretario generale della Giunta ha già informato l’autorità nazionale anti corruzione“.

Si conclude così la risposta che il presidente della giunta regionale, Nicola Zingaretti, ha inviato al consigliere Fabrizio Santori che aveva sollevato con una interrogazione il caso dell’ex segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino. Quest’ultimo, infatti, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti per un riconoscimento di “alta professionalità” al responsabile della segreteria del sindaco e dell’ufficio comunicazione che secondo la magistratura contabile non poteva essere fatto in quei termini e al quale la giunta provò a mettere una “pezza“. La decisione della Corte dei conti, ricordiamoci che è di primo grado e c’è ancora l’appello, si può leggere qui.

La vicenda, oltre che dai media locali, fu ripresa da Repubblica e il consigliere Fabrizio Santori di Fratelli d’Italia – molto attento alle vicende del nostro territorio – aveva presentato una interrogazione alla quale è giunta risposta. Il presidente Zingaretti sottolinea come Savarino stia facendo bene in Regione, come il fatto sia  avvenuto in un ente diverso e si tratti di “unica contestazione” (e vedi pure…), ma ovviamente mette le mani avanti e spedisce tutto all’Autorità nazionale anti corruzione, diventata una sorta di unto per tutti i mali e che spesso “insabbia” – nel senso che le cose si perdono nei meandri dei numerosi procedimenti aperti – anziché intervenire. Ma certo all’Anac  dovranno preoccuparsi, prima o poi, di quello che succede ad Anzio perché ad esempio questa vicenda dell’alta professionalità porta con sé – a cascata – un’altra serie di questioni. Se poi l’Anac vuole c’è pure qualche titolo sbagliato, qualche incompatibilità, ma restiamo alla vicenda attuale.

Savarino ha esercitato ad Anzio un ruolo da protagonista, da primattore, come fanno ormai i segretari generali anche e soprattutto nella funzione di responsabile della trasparenza e anti corruzione. C’è stato un momento in cui il “Palazzo” ha tremato perché l’allora segretario passava più tempo in Prefettura a raccontare di pressioni, a quanto pare, che in Comune. Poi è finito tutto in una bolla di sapone, come da italico andazzo.

Ma alcuni passaggi interni sono rimasti, quella “alta professionalità” è stata decisiva, ad esempio, per decidere chi dovesse diventare dirigente e capo di gabinetto del sindaco Luciano Bruschini, partendo da una posizione – ben nota a Savarino –  che il ministero dell’economia e finanze ritiene “illegittima” ma che in Comune (e non c’è motivo di dubitare, davvero) si dice ampiamente risolta.

Ebbene, a questo punto resta aperta un’altra vicenda che, di fatto, ci lascia in “eredità” per le scelte fatte e oggetto di contestazione l’ex segretario. Il compenso del capo di gabinetto. C’è una determina, è indicata una cifra consistente,  Marco Del Villano ha chiesto lumi in consiglio comunale e il sindaco ha detto che è sbagliata. Nessuno l’ha ancora revocata (o comunque all’albo on line non ve ne è traccia) così come non è ancora visibile la tabella dei compensi che su “amministrazione trasparente” deve comparire per ciascun dirigente. Com’era? 3.0…

Piccole questioni? Forse. Diciamo, come ripeto da tempo, legalità delle cose quotidiane. Di certo nulla contro le persone (si sta facendo un eccellente lavoro di comunicazione istituzionale, va riconosciuto), ripeto da tempo che sono i metodi che non condivido. E le cose, dopo Savarino, non è che siano cambiate. Anzi…

Ciao Luciano, che festa quella sera…

lucianovenga

E’ mancato Luciano “Venga“, a suo modo personaggio di questa città. Mi piace ricordarlo con quanto scrissi per il Granchio, dopo la festa per i suoi 70 anni nella quale ci coinvolse, con Domenico e Nino. Come ho avuto modo di dire su facebook c’è solo un modo per salutarlo: “Ansio, Ansio, Ansio…. Evviva Sant’Antonio!”. Un abbraccio ai familiari e peccato non aver dato seguito a quella festa…

Il testo del febbraio 2011

Metà dicembre 2010. Piazza Pollastrini ad Anzio centro. Incontriamo Luciano, meglio conosciuto come “Venga”, supertifoso dell’Anziolavinio (e della Roma…) Gli auguri di Natale sono d’obbligo. “Per me la festa è doppia visto che a febbraio compio 70 anni”, dice Luciano. “E allora vorrà dire che quel giorno festeggeremo il tuo compleanno con una bella pizza”. “Magari, sarei proprio contento”, risponde il buon Luciano “Venga”. E gli brillano gli occhi all’idea di riunire tanti amici per festeggiare il proprio compleanno. “Allora sento Patrizio (Colantuono, direttore del Museo dello Sbarco ndr.) perché lui è bravo ad organizzare”, lo rassicuriamo. Dieci minuti dopo parte la telefonata a Patrizio. “Luciano “Venga” compie 70 anni il 13 febbraio e bisogna organizzare una bella pizza”, gli diciamo. “Veramente il 17 febbraio è anche il mio compleanno, faccio 60 anni”, risponde dall’altro capo del telefono. “E allora festa doppia, vai Patrizio”. Il giorno dopo il numero dei festeggiati sale a tre: il 5 febbraio compie 60 anni anche Enrico Pigliacampi direttore della filiale di Anzio della Banca Popolare del Lazio. E allora festa sia Luciano, Patrizio e anche Enrico, 190 anni in tre. L’appuntamento è per il 17 febbraio al ristorante “Grecale” da Silvestro, sulla Rivera Zanardelli. E già prima di Natale inizia una serie frenetica di telefonate per invitare gli amici comuni ai tre festeggiati. E al “Grecale” si ritrovano per lo più i ragazzi degli anni ’60 per una rimpatriata allegra e nostalgica, oltre a qualche “infiltrato” giornalista ma soprattutto amico, a chi collabora o ha un legame di amicizia con uno dei festeggiati. Serata esilarante, battute e aneddoti che piano piano diventeranno storia “orale” della città. Dai tempi dei film che si giravano uno dopo l’altro ad Anzio e grazie ai quali, come comparse, tanti dei presenti hanno visto “un sacco di soldi”. Chi li reclutava aveva pacchi di denaro contanti, quelli che realmente finivano nelle tasche delle comparse non erano molti ma comunque rappresentavano un’entrata. Film improbabili, a volte neanche usciti, ma era un vero e proprio boom e pressoché tutti hanno avuto una “parte”. Scene che a raccontarle oggi ti fanno piegare in due dalle risate, perché girare era un’impresa titanica con persone alle prime armi che prendevano la cosa quasi per scherzo. Come quella volta che uno era vestito da poliziotto e per strada aveva fermato un’auto chiedendo i documenti. Scena che con il film, neanche a dirlo, non c’entrava proprio. Ci si calava nella parte, insomma. E poi le disavventure di Patrizio nei viaggi in treno o quelle dietro ai reduci, i ricordi di Luciano e quelli di Enrico, quelli degli amici che nella lunga passeggiata al porto che conclude la cena si inseguono uno con l’altro, dalla pallanuoto giocata al porto alle partite dell’Anzio calcio, dagli scherzi di un tempo a quelli più recenti. La sorpresa più gradita è la telefonata con Stefano Colantuono, mister dell’Atalanta, che arriva durante la cena. Immancabile e quasi commovente un “Anzio Anzio!” gridato a squarciagola come se fossimo allo stadio. Chiude Luciano, quasi a dare il senso di quanto questo paese sia legato – alla fine – a dei simboli, con un “Evviva Sant’Antonio!”. Alla prossima festa.

Malasuerte e le pressioni delle istituzioni comunali

commissariatoanzio

Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“. E’ un piccolo passaggio della sentenza del Tribunale di Velletri sulla vicenda Malasurte. E’ nel capitolo che riguarda la storia del “pizzo” per la gestione dei parcheggi delle auto di chi si imbarca per Ponza  che qualcuno voleva far passare per un patto commerciale e che, invece, era una richiesta di denaro per evitare fastidi.

Quello che l’indagine aveva messo a nudo, oggi è nero su bianco nella sentenza e ha trovato ampio riscontro anche in sede dibattimentale, quando i testi hanno ricostruito quella storia. Quel passaggio (e non solo) forse andrebbe fatto leggere a un Prefetto e un Ministro che con troppa fretta sembrano aver archiviato il caso Anzio.

C’è stata pressione da esponenti delle istituzioni: lo sapevamo, l’abbiamo detto, ora lo scrivono dei giudici. Non è penalmente rilevante, a quanto è emerso, ma resta politicamente disdicevole. La vicenda Malasuerte, infatti, è la cartina al tornasole di come questa maggioranza abbia intessuto rapporti, ottenuto consensi, supportato cooperative, mediato se c’era da “sistemare” una storia come quella dei parcheggi e – a questo punto – chissà quante altre.  I nomi che compaiono in quella sentenza tra gli imputati li ritroviamo in altre inchieste, sempre relative al Comune, sempre con le stesse cooperative.  Dalle proroghe alle aggressioni nel passaggio di consegne dell’appalto del verde. Ho già avuto modo di parlarne qui. I nomi dei politici, invece – chi teste, chi imputato – cambiano e in alcuni casi coincidono.

Ma il punto non era e non è giudiziario, chi pure è stato condannato in primo grado resta innocente fino a sentenza definitiva. No, il discorso è di responsabilità politica.

Ci lasciano una città dove la delinquenza comune ha messo il vestito bello, ha avvicinato/è stata avvicinata dalla politica, ma cosa più preoccupante ha stretto, in questo caso, contatti con esponenti del clan dei Casalesi. Di questo si accorgono o non? Hanno nulla da dire?

E non ritroviamo, forse, nelle espressioni “muscolari” verso i cittadini,  ora “imbecilli locali” ora “disturbati mentali”, nel disprezzo verso i comitati, i giornalisti, chiunque non appartenga al loro sistema di potere,  il clima che traspare dalle pagine di quella indagine e della sentenza emessa, fatto di minacce, gente schiaffeggiata, pistole sui tavoli?

Ci lasciano i veleni che li hanno contraddistinti nel 2013 e che oggi sembrano magicamente superati, dimenticando che in quel clima a farne le spese fu, a margine del primo consiglio comunale, il direttore del settimanale “il Granchio” aggredito. Qualcuno pensò all’epoca che tutto sommato avevano fatto bene, vero?, come pensa oggi che sia il minimo prendersela con chi riporta degli atti e chiede spiegazioni, arrivando quasi a prendere a schiaffi l’editore di Controcorrente.

No, è intollerabile. Le istituzioni comunali non dovrebbero fare pressioni, meno che mai gli accoliti politici o chi ha dato loro consensi. No, le istituzioni dovrebbero avere rispetto, di tutti, chi fa politica e vince avrebbe il dovere di attuare il programma che si è dato,   immaginare una città diversa, impegnarsi perché si realizzi. Invece è passato e passa il principio “abbiamo vinto, facciamo come vogliamo“. A partire da quella che mi piace definire come la legalità delle cose quotidiane, sistematicamente calpestata.

Una cosa è certa, questa sentenza mette un punto fermo. Nel 2018, quando voteremo, c’è chi avrà la responsabilità politica di averci regalato Malasuerte (e chissà quante altre situazioni del genere) e chi non.

Sarà una netta linea di demarcazione.