Da “Sciuscià” al Falasche: privacy, etica e altre storie. Riflettiamo

lucianola7

Anni fa ebbi un’accesa discussione con uno degli inviati di “Sciuscià“, la trasmissione di Michele Santoro, per molti icona del giornalismo italiano. La troupe era a Nettuno, al Campo della Memoria, e feci notare al collega che non mi erano piaciute le immagini di un tunisino in manette, inebetito, nei corridoi del Tribunale di Milano. Lui, uno dei tanti “inviati di un giorno” – di quelli che vengono, trovano tappeti rossi stesi e se ne vanno senza dover rendere conto ogni giorno di ciò che fanno sul territorio – spiegò con veemenza: “Avevamo la liberatoria“. Peggio, dissi io, perché un giornalista ha il dovere di sapere dove fermarsi. Autorizzazione o non. Ma loro dovevano dimostrare che Cesare Previti (lo ricordate?) non veniva processato, mentre il povero tunisino sì e pazienza le regole.

Pensavo allora e penso adesso che ci sono limiti da tenere a mente e che se le persone in manette non possono essere mostrate, non c’è autorizzazione che tenga. Al tempo stesso – e che discussione con il compianto professor Stefano Rodotà – sostengo il paradosso che i giornalisti debbano accedere ai verbali di pronto soccorso. Sapendo i dati che possono pubblicare e il limite che non possono superare.  I giornalisti e non solo. Vale a maggior ragione per i minori. Sulla  vicenda del ragazzo del Falasche che ha colpito una giovane arbitro ed è stato squalificato il sindaco   di Anzio, Luciano Bruschini, quel limite l’ha superato. Per fini nobili, o presunti tali – com’era mostrare il tunisino per dire che Previti non si processava e lui sì – ma rivelando particolari che il buon senso prima delle norme sulla privacy impongono.  Poteva dire ugualmente, entrando in questioni che fra l’altro non gli competono, che la squalifica gli sembrava eccessiva senza rivelare vicende private del ragazzo, parte delle quali note solo al Comune, che nessuna autorizzazione può far divulgare.

E qui si apre un altro capitolo. Se la legge 150 del 2000 impone che a occuparsi di comunicazione istituzionale siano i giornalisti, un motivo ci sarà. Ho iniziato citando un esempio che a mio parere fu di pessimo giornalismo, ma chi è iscritto a questo malandato Ordine ha se non altro il dovere di rispettare le norme che si è dato e se non lo fa è (dovrebbe essere) sanzionato. Un giornalista avrebbe evitato – per deontologia – di dare quelle indicazioni che violano la legge sulla privacy e il testo unico dei doveri che recepisce, fra l’altro, la “Carta di Treviso” che tutela i minori. Invece il comunicato è circolato (ora non compare più sul sito, forse anche grazie a una segnalazione di chi scrive al Garante dell’infanzia e a quello della privacy), i giornali locali lo hanno ripreso – a mio parere  sbagliando – e chi non conosceva il passato di quel ragazzo, reso facilmente identificabile, ora lo sa.

Poi però si parla di etica, dopo aver dato ai cittadini ora degli “imbecilli locali“, ora dei “disturbati mentali”, ora degli “ominicchi e viperette“, dopo averli denunciati perché dicevano – lo diceva l’Arpa, a dire il vero – che si era verificato un inquinamento in mare. Il sindaco lo fa prendendosela con Chiara Di Fede, direttrice dell’università civica di Nettuno. Ha un ruolo istituzionale, vero, cosa che dal punto di vista della comunicazione deve rendere più attenti – ricorderete le mie “tirate d’orecchi” a Luigi D’Arpino che da presidente della Capo d’Anzio andava giù pesante sui social – ma se uno ti dice qualcosa sulle scuola cosa c’entra il lavoro che fa? E di quale etica vogliamo parlare?

Ecco, i social. Ieri sul mio profilo facebook ho scritto quale sarebbe stata la giunta, la collega Elisabetta Bonanni ha argutamente fatto notare che a darla era il “candidato Del Giaccio” . Ma nell’epoca dei social, appunto – ed è la riflessione che vorrei fare anche con Bruschini e la sua maggioranza, con quanti faranno la campagna elettorale – chi decide cosa si può scrivere o meno?

Il rispetto delle persone e delle regole, a mio parere, per questo torno al caso del ragazzo del Falasche ma anche ai toni che il sindaco usa nei confronti di chi dissente. Non ci siamo. Non mi sognerei mai di andare in piazza – e quella di facebook e degli altri social lo è virtualmente ma amplifica molto più di quella reale – e dare dell’imbecille a un cittadino, meno che mai da sindaco. Direi che nel ruolo che ha il politico x aveva promesso una cosa e non l’ha fatta, che nel suo ruolo istituzionale ha avuto un comportamento poco consono, proporrei un’idea diversa a quella che avanza e cercherei di convincerlo o di capire perché la sua è una alternativa migliore.

Si chiama confronto, se avremo la fiducia dei cittadini ne faremo una caratteristica di #unaltracittà

Annunci

Chi ha sparato a chi? Questa (e altre) mezze notizie

Nei giorni scorsi le cronache locali si sono occupate di un episodio molto grave. Gli spari a Santa Teresa, ad altezza d’uomo, verso una palazzina. I Carabinieri hanno fatto sapere di aver arrestato un ragazzo di 20 anni, hanno diffuso il video delle telecamere di sorveglianza che riprendono una scena che di solito vediamo in zone di ben altra criminalità, e lì si sono fermati.

Le forze dell’ordine, ormai, sono specializzate anche nel fornire supporti fotografici e video che accontentano le esigenze dei siti e dei giornalisti. Ma chi è il ventenne che ha sparato? Con chi ce l’aveva? Mistero. Se va bene, ormai, ottieni le iniziali di arrestati anche con decine di chilogrammi di droga, in nome di una privacy che viene interpretata a soggetto da chi – quale fonte – fornisce l’informazione e decide. Si tratti di un esponente delle forze dell’ordine o di un magistrato.

Si dimentica – e i primi a non ricordarlo sono i giornalisti, a maggior ragione a livello locale – che quanti svolgono questo straordinario lavoro non sono e non hanno da essere dei passacarte. Certo, ci sono i rapporti da mantenere. Certo, l’arrestato non è un condannato. Ma diamo una ripassata al codice di autoregolamentazione della privacy che i giornalisti si sono dati e andiamo a vedere: rilevanza sociale del fatto, particolare evento e via discorrendo.

E allora? Si deve sapere o meno chi ha sparato e verso chi erano diretti quei colpi? Certamente sì, ma gli investigatori non danno nomi e anzi invitano a non chiedere oltre. Ebbene, sarebbe ora che se vogliono che diamo mezze notizie, cominciamo a scrivere che l’ufficiale P.C. e il magistrato Z.M. hanno riferito che…. Privacy per chi compie atti rilevanti socialmente e sul nome dei quali il giornalista ha una deontologia che stabilisce quali pubblicare e quali non? Privacy per tutti . E’ una provocazione, evidente, ma di fronte alle mezze notizie qualcosa va pur sostenuto.

Dagli spari al voto imminente a Nettuno e alla campagna su Anzio che è già nel vivo. Ebbene titoloni, annunci e analisi su Danilo Fontana – consigliere comunale di Anzio e consigliere dell’area metropolitana di Roma – che si candida a Nettuno. Fa un comunicato senza sconti, parla di “vecchi volponi” della politica, è una cosa che fa certamente notizia. Soprattutto se va a sostenere Nicola Burrini che ha il suo riferimento – nel Pd – tra quanti secondo Candido De Angelis (che Fontana sostenne e del quale è alleato) votarono Bruschini al ballottaggio di Anzio. Bene, ma poi? Fontana non può candidarsi per legge, a meno di dimettersi da consigliere comunale e perdere anche l’area metropolitana o diventare assessore. Lui si guarda bene dal farlo sapere, ma i giornalisti di casa nostra lo sanno. Da una parte la notizia non esce, dall’altra si dice che “ha rinunciato“.

E’ solo un esempio delle mezze notizie di casa nostra. Liberissimi, tutti, di fare come vogliono. Ma un po’ di attenzione in più non guasterebbe. Per i lettori, anzitutto.

Alla faccia dei bavagli: vecchi, nuovi e… minacciati

Alla faccia dei bavagli: vecchi, nuovi e… minacciati

Ecco a cosa servono gli organismi di categoria. L’Unione nazionale cronisti, la Federazione della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno ottenuto un importante riconoscimento. Non per quella che alcuni considerano la “casta” dei giornalisti, ma sempre per il diritto imprescindibile dei cittadini di sapere…