Deportivo “fraudolento”, altro esempio del “sistema Anzio”

Lo hanno dissequestrato, è vero, e il Comune si è sbrigato a farci sapere che era tornato in possesso anche dell’area nota come “Deportivo”. Aspettiamo ancora il bando per la gestione della piscina, quello che gli uffici avevano predisposto non andava bene al sindaco, all’area finanziaria abbiamo come dirigente la segretaria generale (che controlla se stessa e non ha certo il tempo di fare il bando) e quindi prosegue il rapporto con la Federazione italiana nuoto. Quello, per intenderci, che se i soldi non bastano li mette il Comune.

Per decenni la gestione di quello spazio è stata affidata con il “sistema Anzio”, e lo ricorda nella sua relazione il Procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, Andrea Lupi, che all’inaugurazione odierna dell’anno giudiziario ha detto che è stato contestato il danno erariale “conseguente al fraudolento, gratuito ed esclusivo utilizzo, per fini commerciali (discoteca, sala da ballo night – club e simili con ristorazione), di una consistente parte del bene “Piscina Comunale”, facente parte del patrimonio immobiliare indisponibile del Comune di Anzio. Il danno per l’ente locale, pari a euro 172.115,60, è stato quantificato sulla base del mancato introito dei relativi canoni, ed è stato imputato al Dirigente dell’Area economico-finanziaria del Comune di Anzio, nonché Dirigente dell’Unità organizzativa politiche delle attività produttive, che materialmente gestiva l’attività commerciale, all’Associazione concessionaria della gestione del bene immobile e al suo legale rappresentante“.

Avete letto bene: fraudolento. Il Procuratore non sa – o evita di scrivere – che a gestire il Deportivo era l’ex potente dirigente dell’area finanziaria del Comune, uno che dell’amministrazione conosce vita, morte e miracoli e che evidentemente era meglio avere dalla propria parte. Deportivo? E va bene, la piscina, i corsi, la squadra di pallanuoto vanto cittadino, “i regazzini….

E non sa – o evita di scrivere – che quello spazio del Comune, cioè degli anziati, è stato utilizzato per le feste elettorali del centro-destra, diviso e unito. La politica conosceva bene la situazione, l’ha avallata, tollerata, si è sbrigata a far costruire un muro dichiarato pericolante dai vigili del fuoco ma che servì ad ampliare lo spazio proprio del Deportivo e a realizzare le uscite di sicurezza che non c’erano. Il Procuratore non scrive che il Deportivo era utilizzato per una gestione “familiare” e che senza i cittadini a lamentarsi – spesso inascoltati in Comune – non si sarebbe arrivati a tanto. La Corte dei conti non sa che il comodato d’uso tra Asd Anzio nuoto e pallanuoto e il Deportivo non è mai stato rispettato da quest’ultima associazione per quanto concerne le manutenzioni. E oggi la stessa società, ormai estromessa dalla gestione, chiede al Comune i soldi per le opere di manutenzione fatte nel corso degli anni.

Ebbene siamo finora a una contestazione, il processo penale è agli inizi, come sempre dobbiamo aspettare l’esito ma quello che è accaduto – e che si denunciava sui media o nelle interrogazioni in Consiglio (venne sbeffeggiata dall’allora e attuale sindaco Mariolina Zerella) – è un ulteriore esempio del “sistema Anzio”

Aspettiamo il nuovo bando, doveva già esserci, sarebbe interessante conoscere il rendiconto della gestione Fin e quanto costerà al Comune. Ah, sbaglieremo, ma il Latina sarà il prossimo gestore dell’impianto.

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Il porto, l’illuminazione, il rischio Depfa bank…

E’ di qualche giorno fa la notizia che il Tribunale ha dato ragione al Comune di Anzio sulle quote della società che doveva realizzare e gestire il porto, sostenendo che quanto previsto dai patti parasociali andava rispettato. A un anno dalla concessione – quindi settembre 2012 – dovevano esserci i soldi che il socio minoritario si era impegnato a mettere. Non sono mai arrivati, addio.

Le quote che erano di “Italia navigando” e che il suo “inventore” Renato Marconi si era preso, insieme a quelle di altri nove porti (di fatto senza tirar fuori un soldo ma “monetizzando” un contenzioso milionario) tornano al Comune. Per la prima volta l’ingegnere vede svanire una partecipazione ottenuta in un modo che a parere di chi scrive era e resta singolare.

E’ una buona notizia quella della restituzione delle quote che erano nate originariamente per essere dei cittadini di Anzio, ma intorno alle quali si sono giocate, evidentemente, ben altre partite.

La domanda, adesso, è che fine fa la “Capo d’Anzio” che agonizzante era e agonizzante resta. C’è un bando pubblicato per la realizzazione del porto e in una intervista il sindaco (che da senatore chiese invano “lumi” sull’operazione Italia Navigando/Marconi, sentendosi rispondere che era tutto a posto) ha parlato di un prestito di Marinedi. Cioè dello stesso Marconi. Non c’era ancora stata la sentenza, arrivata dopo solleciti a non finire all’ex sindaco Bruschini, un mandato pieno del Consiglio comunale su proposta dell’allora consigliere Pd De Micheli (il resto non entrava in aula, consentendo a un Bruschini in difficoltà di governare comunque il consiglio comunale….) e dopo che la caparbietà di Marco Maranesi consentì di avere il parere dell’avvocato Cancrini, coperto persino da “segreto di Stato”. Ebbene il bando è pubblicato, non crediamo che Marinedi dia ancora quei 7 milioni dopo la sentenza, anzi aspettiamoci un ulteriore contenzioso. Ma se volesse darli, sarebbe il caso di dire: no, grazie…. Si è sostenuto in questo umile spazio che dovrebbe essere Marconi a pagarci per andare via, siamo certi che il sindaco non vorrà cedere a proposte diverse.

Perché un eventuale finanziamento, attraverso un fondo che poco piace, ricorda l’operazione che Acqualatina fece con Depfa Bank. La società che gestisce il servizio idrico integrato ha rischiato di finire in mano alla banca irlandese, qui andremo verso un gruppo maltese sconosciuto o quasi. Anche no, grazie….

Resta la necessità intanto di manutenere il porto, a cominciare dal canale di accesso. La Capo d’Anzio non ha mai ottemperato alla concessione, ora la Regione Lazio è pronta a intervenire “in danno” e potrebbe essere il primo passo per rimettere sul tavolo l’intera vicenda porto. Certo, Zingaretti ha altro a cui pensare adesso, ma può dimostrare una volta ancora che la Regione ha chiuso il periodo buio del “porto ad Anzio non si fa” e dire che la Regione stessa diventa parte attiva nel suo rilancio: porto pubblico, a partire dal bacino interno sistemato.

Non è facile dal punto di vista burocratico/amministrativo, ma sarebbe un’azione qualificante e quando vuole la Politica (la maiuscola è voluta) le soluzioni sa trovarle.

Sembra l’uovo di Colombo, cambiando radicalmente argomento, quello dell’illuminazione pubblica. In un apprezzabile slancio comunicativo, avremo anche una conferenza nella quale la società aggiudicataria spiegherà i benefici per la cittadinanza dell’adesione alla convenzione Consip. Ricordiamo il sindaco che all’epoca del primo mandato ci evitò provvidenzialmente una “Anzio servizi”, mentre Nettuno, Aprilia, Pomezia e mezza Italia si infilavano in un vortice del quale ancora si pagano le conseguenze. Qui, speriamo di sbagliare, si parte da una base (gli atti li conosce solo la giunta che li approvati, all’albo pretorio non ci sono) ma non sappiamo cosa succede se chi interviene sul territorio scopre che – banalizziamo – i pali non a norma sono di più, come le luci da cambiare e via discorrendo. Anche in questo caso, torna utile l’esempio Depfa Bank. L’istituto mise nero su bianco: voi fate, se non riuscite ci prendiamo tutto noi. E’ stato evitato, per fortuna, anche se in extremis.

Dire “voi fate” alla società che rifarà l’illuminazione necessita di un controllo capillare, perché a passare da circa 10 milioni a molto di più ci vuole poco e avere evitato la “Anzio servizi” per infilarsi in un vortice con l’illuminazione, sarebbe poco onorevole.

Il piano del centro, il copia incolla, i cinema spariti

Vanno fatti i complimenti al Granchio che sul numero in edicola sabato scorso, svela come alcuni passaggi della variante di piano del centro di Anzio siano copiati di sana pianta da realtà urbanistiche lontane anni luce dalla nostra. Lo dico con una punta di orgoglio, immaginando di aver seminato bene in quella esperienza. Nel ’92 o ’93, con molti dei protagonisti della odierna politica di casa nostra già attivi, scoprimmo da quelle colonne che le strisce a piazza Garibaldi erano state riaffidate alla stessa ditta nel giro di poche settimane. All’epoca non c’era l’albo pretorio sul web, dovevi farti aprire le bacheche al Comune, però la smania di verificare era la stessa di oggi.

E scoprimmo, ad esempio, che la Sofim voleva fare il porto turistico, certo, ma grazie alla “vicinanza con l’aeroporto di Punta Raisi“. L’attuale sindaco, anche allora primo cittadino, disse ovviamente che potevano accomodarsi, anche per avere malamente copiato e incollato. Il piano del centro, invece, lo ha votato, insieme a quella che era nel frattempo diventata la maggioranza che lo avrebbe sostenuto alle elezioni. Non sapeva del “copia incolla“, è evidente, sarebbe interessante conoscere il suo parere ora che è stato scoperto.

Al Granchio ci dicono anche un’altra cosa rilevante, sfuggita a chi scrive e a molti degli osservatori della politica di casa nostra: il progettista del piano del centro è lo stesso che ha messo in piedi i “4 cantoni” alla Vignarola/Puccini. Sarà un caso, certamente, ma come riferiscono i consiglieri comunali Luca Brignone e Lina Giannino il progettista sia per il piano sia per lo “spacchettamento” di fronte Tor Caldara, sembra avere una propria interpretazione del piano territoriale paesistico regionale.

Certo, molti di quelli che dal pulpito di Alternativa per Anzio parlano di urbanistica sono gli stessi che negli anni il loro contributo allo scempio che abbiamo sul territorio lo hanno dato. Su questo sono sempre stato franco: c’era chi investiva, chi progettava e chi realizzava. Sull’urbanistica siamo stai maestri di “trasversalità” in questo Comune e gli archivi di chi scrive – come sempre – sono a disposizione.

E veniamo al piano del centro, che nell’attuale e litigiosa maggioranza ha trovato persino consiglieri che ritenevano inopportuno presentare osservazioni, come se aver vinto le elezioni consenta di derogare a disposizioni di legge.

Ne ho fatte alcune anch’io, da semplice cittadino. Nella proposta, come abbiamo visto in parte copiata e incollata, ci sono due “progetti unitari” denominati PU2 e PU3. Per entrambi si prevede la demolizione e ricostruzione dei fabbricati esistenti, con una premialità del 100% rispetto alle attuali cubature. Parliamo – per intenderci – dei fabbricati dove si trovano i cinema Astoria e Moderno. Nella proposta si afferma che andranno realizzati “servizi privati a uso pubblico”, ma questo non garantisce che le sale cinematografiche – le uniche nel centro urbano – siano in esercizio anche dopo l’eventuale intervento edificatorio. Per spazi privati a uso pubblico – è un esempio – intendiamo anche le residenze sanitarie assistenziali…

A proposito di cinema, parliamo – ho fatto notare nelle osservazioni – dei pochi spazi di promozione culturale e luogo di aggregazione del centro urbano. Da qui la proposta di inserire nel piano un vincolo, quello che parte delle nuove realizzazioni siano destinate a “una sala cinematografica/teatrale almeno della stessa superficie di quella esistente” . Non sono entrato – non ho le competenze – in calcoli di cubature, mi impressiona quel 100% di premialità, credo che il Consiglio comunale debba valutarne al meglio l’impatto.

Un’altra osservazione, poi, riguarda i parcheggi. Ho chiesto per entrambi i progetti unitari “di prevedere che i parcheggi indicati siano “ceduti gratuitamente al Comune”, al pari delle piazze urbane e delle aree indicate negli stessi“. Sembra una cosa scontata, ma nessuno vieta a chi realizza di farne un business, meglio sia il Comune eventualmente a incassare il dovuto.

Anzio, quell’albero tagliato e una città senza controllo

Stavolta non ci sono fotografi, né mirabolanti operazioni da “vendere” (anche quando è stato fatto ben poco) o da rendere note. Stavolta non si parla di dipingere i muri di uno stabile per il quale sono stati spesi, irritualmente, quasi 200.000 euro evitando una gara e mettersi in bella mostra. Davanti, però, perché se qualcuno avesse girato l’angolo si sarebbe accorto che le scritte ci sono ancora.

E non ci sono foto di lavori per le strade con i commenti da social nei quali sono tutti “grandi”. Né comunicati ufficiali per dirci qualcosa di positivo che si prova faticosamente a fare, abilmente comunicato dopo mesi di silenzio voluto a Villa Sarsina.

No, stavolta si deve ammettere il fallimento dei controlli sul territorio e l’emblema è lo storico albero tagliato sulla Riviera Zanardelli. Il segno della decadenza, del menefreghismo, delle regole calpestate (e meno male che si doveva ripartire proprio da quelle…) in un Comune dove continuano a fare notizia le tensioni di maggioranza, persino le denunce tra chi ha parlato di “marchette” per i debiti fuori bilancio – figli in larga parte di quello che continuo a definire il “sistema Anzio” – e chi ha pensato bene di prendersela con la struttura.

Ma sì, tutti contro tutti, importante era vincere e questa maggioranza l’ha fatto. Importante era mantenere gli equilibri e se questi passavano per qualche dirigente da tenere, dopo che si giurava di “cacciarli” in campagna elettorale, pazienza. D’altro canto, si dovevano mandare “a lavorare” nel 2013 assessori che sono ancora lì o ex che sono stati determinanti per la vittoria e in Comune sono ancora tutti i giorni, che vuoi che sia?

La storia dell’albero tagliato è emblematica, allora: nessuno è passato da Riviera Zanardelli, nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Peggio, se una pattuglia della polizia locale è transitata – e mi rifiuto di credere che non l’abbia fatto – a nessuno è venuto in mente di chiedere se era tutto a posto. Perché l’assunto, in questo Comune – dove ad esempio chi crea tensioni per i parcheggi poi se li vede assegnare gratis, che fa, o pagando una cifra irrisoria l’anno dopo – è che è meglio non vedere.

Certo, la responsabilità è di chi ha deciso di intervenire tagliando l’albero senza autorizzazione. Dopo una richiesta al Comune che è stata presentata priva dei requisiti minimi e perciò non accolta. Perché chi aveva fatto l’hotel “Banzai” (che tempi….) lo aveva lasciato lì quell’albero, costruendoci intorno, comprendendone allora l’importanza. Qualche ignorante, oggi, lo ha tolto. Pazienza i vincoli esistenti, pazienza la specie protetta, pazienza la strada che inevitabilmente sarà stata chiusa o ristretta per eseguire un lavoro del genere. Siamo ad Anzio e tutto si può.

Ora sarà bene risalire alle responsabilità, dare un segno tangibile – a partire da chi voleva ripartire dalle regole – ammettere la carenza dei controlli e agire di conseguenza. Perché alla stessa stregua di quell’albero tagliato, domani mattina potremmo trovarci un magazzino tirato su in una notte a piazza Pia o le fondamenta di una discoteca alla Piccola o la fontana dello Speziale, lì vicino al “Banzai”, chiusa perché dà fastidio.

Qui l’aggravante è che tutto è avvenuto in pieno giorno, alla luce del sole e contando sulla mancanza di qualsiasi controllo.

Vorremmo tanto essere smentiti, ma siamo ad Anzio e tutto si può. Dispiace per “sceriffi”, adulatori e postulatori da social, ma quell’albero è l’emblema di una tristissima realtà.

ps, per chi ha la bontà di seguire questo spazio: perdonate l’assenza di questo periodo, sappiate che ci sono… E Francesco Guccini perdonerà ma “io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi….

I fuori bilancio figli del “sistema Anzio”. Altro che modello…

Va fatta una premessa indispensabile: chiunque avesse vinto le elezioni, i debiti fuori bilancio che domani arrivano in Consiglio comunale avrebbe dovuto pagarli. Al contrario dell’attuale amministrazione, però, chiunque avrebbe potuto dire ai cittadini “ci dispiace, ma non c’entriamo”. Questa no. Perché saranno pure dell’ultimo decennio, con alcuni che partono anche da prima, ma sono la certificazione del fallimento gestionale di quel “modello di amministrazione” che tale non è stato.

Speriamo che all’albo pretorio finiscano le delibere con tutti gli allegati, in modo che i cittadini possano rendersi conto di come sono stati creati gli oltre 540.000 euro che da domani pagheremo e ai quali – stando a quanto si apprende negli ambienti di Villa Sarsina – se ne aggiungeranno altri.

Intanto ribadisco le scuse, l’hotel del quale si parlava non è tra i debiti di domani. Speriamo non ci sia in futuro. Al netto di sentenze che possono essere spese inattese e da saldare, però, emergono situazioni paradossali e che dimostrano in maniera lampante come il bilancio che ci dicevano a posto, le sbandierate grandi capacità del centro-destra di questi anni, non erano altro che un Comune trasformato a uso e consumo del “sistema Anzio”. Quello che c’era e c’è ancora, direttamente o non, in consiglio comunale.

Questi debiti e il modo con il quale sono stati fatti – nella maggioranza dei casi al di fuori delle previsioni dell’articolo 191 del testo unico degli enti locali – lo dicono chiaramente. E dicono che c’è parte della “macchina” che si è prestata, forse per l’eccessiva invadenza della politica. O forse no.

Vediamolo qualcuno di questi debiti, allora… Una cena in pizzeria può costarci 5000 euro, ad esempio? A tanto ammonta il debito, dopo che si era concordato con l’allora assessore Succi per 36 persone a 12 euro ciascuna, se ne presentarono 50, presero anche degli extra e in Comune qualcuno fece notare che i patti non erano quelli e non pagò. Che fa? Dall’originaria fattura di 944 euro siamo arrivati a oltre cinque volte tanto… E l’allora assessore è – oggi con l’Udc – ancora uno dei protagonisti della vita politica di Anzio.

Era assessore ai lavori pubblici, lo è di nuovo ai servizi sociali, Alessandroni. C’è un debito per la pista ciclabile di viale Severiano del 2011 (già allora  i mattoni si muovevano) era di 17.000 euro diventati 23.000. Nessuno pagò quelle fatture, nessuno si è opposto al decreto ingiuntivo. Nessuno ha chiesto conto, ma l’assessore è sempre lì.

E ci vogliamo mettere il ricorso perso al Tar contro un cittadino al quale era stato ordinato di demolire un abuso? Ma sì, dai… io ordino, tu fai ricorso, io non mi costituisco, tu tieni in piedi quello che io ritenevo un abuso e ti pago anche le spese. Evviva! Nessuno del centro-destra in questi anni ha sentito il bisogno di capire, o forse c’è chi è intervenuto a dettare la linea di ciò che si doveva opporre e cosa no.

Lo ha fatto di sicuro l’ex sindaco Bruschini, su una vicenda già affrontata in questo umile spazio: i cartelli della Bandiera blu. In Comune il dirigente dice che nessuno li aveva chiesti, quando arriva il decreto ingiuntivo si nomina un avvocato, è una causa vinta: se nessuno ha ordinato, perché dobbiamo pagare? Invece no, cinque giorni dopo l’allora sindaco dice che non ci si oppone. Sarà un caso, ma la ditta è la stessa che realizzò i cartelli elettorali 6 metri x 3 alle amministrative 2013. Per Bruschini e per Placidi, assessore all’ambiente e gran fautore della Bandiera blu, tornato in Comune ormai quotidianamente, in pompa magna, ed esponente di questa alleanza politica. Al posto di chi è deputato a indagare andrei a cercare tra le spese elettorali se c’è Rt2… Ah, per Placidi paghiamo anche una fornitura di mobili di ufficio, ricordo che quando lo scrivemmo sul Granchio si adirò non poco… Perché a qualcuno piace dire che nel “sistema” c’eravamo tutti, dimenticando che ci sono interi archivi a smentirlo…

Inizia dalla seconda consiliatura De Angelis, invece, la vicenda del distributore di fronte a Tor Caldara, e oggi arriva tra i debiti da pagare quello relativo alle spese dell’originario ricorso. Gli atti, dopo che il Consiglio di Stato si è pronunciato su un’ulteriore ricorso perso dall’Ente, sono stati mandati già in Procura. I magistrati amministrativi nel trasmettere il fascicolo ai colleghi penali, parlano di “singolare gestione” e “comportamento ondivago” del Comune.

Non erano scelte “politiche”, inoltre, quelle delle aziende di sicurezza? Abbiamo fatto controllare la stazione ferroviaria ma non abbiamo pagato, lo stesso vale per un’altra società che si occupava del museo. Tutte ritenute “vicine” a chi ha governato, governa o è stato in lista per questa coalizione. Oggi, a quanto si dice, in parte attive nei lavori dell’ex commissariato fatti seguire in modo irrituale e passati dagli originali 35.000 a circa 200.000 euro. Per fortuna non fuori bilancio.

Ma vogliamo parlare di “Estate blu”? Quella che regalava biglietti omaggio a consiglieri e amici degli amici? Quella di cui non abbiamo mai compreso i criteri di programmazione e sistematicamente pagato le fatture “numero 1” a qualche associazione, fino al 2018? Ciò che esula dal programma e dagli impegni finanziari si ordina, si fa realizzare, poi non si paga. E i costi, quando arrivano tra i debiti fuori bilancio, aumentano. Il “service” che sarà pagato non era per l’intera stagione 2014, sarebbe interessante capire chi e perché lo ha chiesto. Così come il materiale tipografico dello stesso anno.

E risalgono addirittura a un contratto stipulato nel 2002, sindaco era l’attuale, i circa 6000 euro che daremo a una ditta per il rifacimento di strade.

Aggiungiamo energia elettrica non pagata, lavori per le scuole o la partecipazione a una fiera, la scelta di non liquidare le spese a un avvocato di controparte dopo un ricorso perduto, materiali edili, multe notificate irregolarmente e bocciate dal giudice di pace e perché no le spedizioni, anche queste spesso con sponsor “politico”. Ma sì…

Altri debiti fuori bilancio, comunque, sono in arrivo. Già in Comune, pronto a certificare che la gestione non è stata così eccelsa, c’è chi li ha creati, non se n’è accorto o ha fatto finta di non accorgersene quando era teoricamente opposizione (votando comunque gli ultimi bilanci), chi ci diceva che questo è un Comune dove tutto funziona e magari cercava funzionari “allineati” o da tenere “in cassaforte”.

Bene o male sono tutti lì, i protagonisti politici di questo sfascio. Legittimamente eletti, ci mancherebbe, ma anche responsabili di una situazione che non è quella che vorrebbero farci credere.

Sbarco, Unicivica e new media. Precedente pericoloso

Al posto del commissario di Nettuno, Bruno Strati, avrei fatto la stessa cosa. Avrei cacciato Chiara Di Fede e Roberto Fantozzi, dandoli in pasto ai vendicatori da social o a quanti si fermano alle “certezze” dei new media. Ma sì, facciamo vedere che esiste una amministrazione pubblica che non guarda in faccia nessuno, decisionista e che non usa mezze misure. L’avrei fatto, se avessi avuto la certezza che quanto sostenuto da interrogazioni parlamentari, da redivivi personaggio del Pd locale, da ambienti del Ministero della difesa e da copia- incollatori di comunicati corrispondeva al vero. Ma così non è.

Ho atteso di capire. Ho letto le ricostruzioni di Controcorrente e del Granchio e ho maturato ancora di più la convinzione che il commissario – evidentemente preoccupato di lasciare Nettuno senza macchie sulla propria carriera- abbia ignorato le responsabilità sue e della struttura. Semplicemente perché se presidente e direttore della Università civica pagano per avere inserito nel programma – noto all’Amministrazione – iniziative alle quali partecipava Pietro Cappellari, allora dovevano essere rimossi tutti quelli che sapevano. E quelli che nel corso di questi anni lo hanno ammesso in Comune per altre manifestazioni. No, Chiara e Roberto non hanno pagato per questo, bensì per le esternazioni che lo storico ha fatto sulla sua pagina Facebook al di fuori di iniziative ufficiali, durante le quali è invece tutto filato liscio.

Affermazioni da rispedire al mittente e fuori dalla storia, senza se e senza ma. Certamente, però,  chi è Cappellari e come la pensa tutti lo sappiamo. Personalmente non condivido nulla di lui, ma una cosa va ricordata: il fatto che proprio grazie alla vittoria della democrazia oggi lui può esprimere le sue posizioni. Al contrario, se avessero vinto quelli di cui è nostalgico oggi non avremmo lo stesso diritto. Questa è la cosa migliore che possiamo opporre a lui e a quanti condividono posizioni fuori dalla  storia.
Il fatto che i social hanno permesso di esprimere tali posizioni a livello globale e che Cappellari lo abbia fatto in modo maldestro (ma nessuno si indignava quando gli stessi “tedeschi” erano ad Anzio) non autorizza a mandare via chi ha predisposto il programma. A farlo – Magari – per “rispondere alla politica”, come scrive il Granchio. O per distogliere l’attenzione da una vicenda – sbaglierò- come quella delle Pro Loco che sembra molto più seria.


Allora va bene seguire e “abituarsi” ai new media, va benissimo farne una fonte – per tutti -ma poi occorre verificare. Perché altrimenti si arriva – come in questo caso – ai licenziamenti causa posizioni altrui scritte su Facebook e si crea un precedente pericoloso. Pericolosissimo. 

Ps, anche il 75′ anniversario dello sbarco è stato- a mio modesto parere- una occasione mancata per far crescere questo territorio 
Ps1, è apprezzabile quanto dichiarato dal sindaco di Anzio sul fatto che finché ci sarà lui non si faranno “guerre” sulla spiaggia che sono anti storiche e abbiamo sopportato (e pagato) per troppi anni. Speriamo solo che nelle mostre fotografiche “liquidate” ci sia qualche immagine nuova, diversa, altrimenti è una ennesima “prebenda”