I fuori bilancio figli del “sistema Anzio”. Altro che modello…

Va fatta una premessa indispensabile: chiunque avesse vinto le elezioni, i debiti fuori bilancio che domani arrivano in Consiglio comunale avrebbe dovuto pagarli. Al contrario dell’attuale amministrazione, però, chiunque avrebbe potuto dire ai cittadini “ci dispiace, ma non c’entriamo”. Questa no. Perché saranno pure dell’ultimo decennio, con alcuni che partono anche da prima, ma sono la certificazione del fallimento gestionale di quel “modello di amministrazione” che tale non è stato.

Speriamo che all’albo pretorio finiscano le delibere con tutti gli allegati, in modo che i cittadini possano rendersi conto di come sono stati creati gli oltre 540.000 euro che da domani pagheremo e ai quali – stando a quanto si apprende negli ambienti di Villa Sarsina – se ne aggiungeranno altri.

Intanto ribadisco le scuse, l’hotel del quale si parlava non è tra i debiti di domani. Speriamo non ci sia in futuro. Al netto di sentenze che possono essere spese inattese e da saldare, però, emergono situazioni paradossali e che dimostrano in maniera lampante come il bilancio che ci dicevano a posto, le sbandierate grandi capacità del centro-destra di questi anni, non erano altro che un Comune trasformato a uso e consumo del “sistema Anzio”. Quello che c’era e c’è ancora, direttamente o non, in consiglio comunale.

Questi debiti e il modo con il quale sono stati fatti – nella maggioranza dei casi al di fuori delle previsioni dell’articolo 191 del testo unico degli enti locali – lo dicono chiaramente. E dicono che c’è parte della “macchina” che si è prestata, forse per l’eccessiva invadenza della politica. O forse no.

Vediamolo qualcuno di questi debiti, allora… Una cena in pizzeria può costarci 5000 euro, ad esempio? A tanto ammonta il debito, dopo che si era concordato con l’allora assessore Succi per 36 persone a 12 euro ciascuna, se ne presentarono 50, presero anche degli extra e in Comune qualcuno fece notare che i patti non erano quelli e non pagò. Che fa? Dall’originaria fattura di 944 euro siamo arrivati a oltre cinque volte tanto… E l’allora assessore è – oggi con l’Udc – ancora uno dei protagonisti della vita politica di Anzio.

Era assessore ai lavori pubblici, lo è di nuovo ai servizi sociali, Alessandroni. C’è un debito per la pista ciclabile di viale Severiano del 2011 (già allora  i mattoni si muovevano) era di 17.000 euro diventati 23.000. Nessuno pagò quelle fatture, nessuno si è opposto al decreto ingiuntivo. Nessuno ha chiesto conto, ma l’assessore è sempre lì.

E ci vogliamo mettere il ricorso perso al Tar contro un cittadino al quale era stato ordinato di demolire un abuso? Ma sì, dai… io ordino, tu fai ricorso, io non mi costituisco, tu tieni in piedi quello che io ritenevo un abuso e ti pago anche le spese. Evviva! Nessuno del centro-destra in questi anni ha sentito il bisogno di capire, o forse c’è chi è intervenuto a dettare la linea di ciò che si doveva opporre e cosa no.

Lo ha fatto di sicuro l’ex sindaco Bruschini, su una vicenda già affrontata in questo umile spazio: i cartelli della Bandiera blu. In Comune il dirigente dice che nessuno li aveva chiesti, quando arriva il decreto ingiuntivo si nomina un avvocato, è una causa vinta: se nessuno ha ordinato, perché dobbiamo pagare? Invece no, cinque giorni dopo l’allora sindaco dice che non ci si oppone. Sarà un caso, ma la ditta è la stessa che realizzò i cartelli elettorali 6 metri x 3 alle amministrative 2013. Per Bruschini e per Placidi, assessore all’ambiente e gran fautore della Bandiera blu, tornato in Comune ormai quotidianamente, in pompa magna, ed esponente di questa alleanza politica. Al posto di chi è deputato a indagare andrei a cercare tra le spese elettorali se c’è Rt2… Ah, per Placidi paghiamo anche una fornitura di mobili di ufficio, ricordo che quando lo scrivemmo sul Granchio si adirò non poco… Perché a qualcuno piace dire che nel “sistema” c’eravamo tutti, dimenticando che ci sono interi archivi a smentirlo…

Inizia dalla seconda consiliatura De Angelis, invece, la vicenda del distributore di fronte a Tor Caldara, e oggi arriva tra i debiti da pagare quello relativo alle spese dell’originario ricorso. Gli atti, dopo che il Consiglio di Stato si è pronunciato su un’ulteriore ricorso perso dall’Ente, sono stati mandati già in Procura. I magistrati amministrativi nel trasmettere il fascicolo ai colleghi penali, parlano di “singolare gestione” e “comportamento ondivago” del Comune.

Non erano scelte “politiche”, inoltre, quelle delle aziende di sicurezza? Abbiamo fatto controllare la stazione ferroviaria ma non abbiamo pagato, lo stesso vale per un’altra società che si occupava del museo. Tutte ritenute “vicine” a chi ha governato, governa o è stato in lista per questa coalizione. Oggi, a quanto si dice, in parte attive nei lavori dell’ex commissariato fatti seguire in modo irrituale e passati dagli originali 35.000 a circa 200.000 euro. Per fortuna non fuori bilancio.

Ma vogliamo parlare di “Estate blu”? Quella che regalava biglietti omaggio a consiglieri e amici degli amici? Quella di cui non abbiamo mai compreso i criteri di programmazione e sistematicamente pagato le fatture “numero 1” a qualche associazione, fino al 2018? Ciò che esula dal programma e dagli impegni finanziari si ordina, si fa realizzare, poi non si paga. E i costi, quando arrivano tra i debiti fuori bilancio, aumentano. Il “service” che sarà pagato non era per l’intera stagione 2014, sarebbe interessante capire chi e perché lo ha chiesto. Così come il materiale tipografico dello stesso anno.

E risalgono addirittura a un contratto stipulato nel 2002, sindaco era l’attuale, i circa 6000 euro che daremo a una ditta per il rifacimento di strade.

Aggiungiamo energia elettrica non pagata, lavori per le scuole o la partecipazione a una fiera, la scelta di non liquidare le spese a un avvocato di controparte dopo un ricorso perduto, materiali edili, multe notificate irregolarmente e bocciate dal giudice di pace e perché no le spedizioni, anche queste spesso con sponsor “politico”. Ma sì…

Altri debiti fuori bilancio, comunque, sono in arrivo. Già in Comune, pronto a certificare che la gestione non è stata così eccelsa, c’è chi li ha creati, non se n’è accorto o ha fatto finta di non accorgersene quando era teoricamente opposizione (votando comunque gli ultimi bilanci), chi ci diceva che questo è un Comune dove tutto funziona e magari cercava funzionari “allineati” o da tenere “in cassaforte”.

Bene o male sono tutti lì, i protagonisti politici di questo sfascio. Legittimamente eletti, ci mancherebbe, ma anche responsabili di una situazione che non è quella che vorrebbero farci credere.

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Pizza, hotel e cartelli. Anche nei fuori bilancio il “sistema Anzio”

All’ordine del giorno del consiglio comunale convocato per il 5 febbraio ci sono una mole di debiti fuori bilancio. L’eredità del sindaco Luciano Bruschini e della sua amministrazione, ben nota al predecessore/successore che per un periodo ha “tuonato” e poi i bilanci li ha votati. Ma non è solo questo il punto. In quei numerosi atti da approvare c’è un sistema di gestione fallimentare. Ci sono posizioni non liquidate benché ci fossero gli “impegni” sul bilancio, seguiti a previsioni di spesa, ma soprattutto ci sono situazioni di dubbia provenienza rispetto all’articolo 191 (fossi soprattutto nei giovani consiglieri di maggioranza, prima di alzare la mano lo rileggerei bene) del testo unico degli enti locali. E che confermano il “sistema Anzio”.

Un paio, in questo umile spazio, furono segnalate a suo tempo. Si va in consiglio comunale, per esempio, per i cartelloni che nel 2013 nessuno chiese sulla bandiera blu e per i quali l’ex sindaco dispose di non opporsi al decreto ingiuntivo fatto dall’azienda. Su quei cartelli, nella campagna 2013, De Angelis fece giustamente fuoco e fiamme, Bernardone andò in Procura (ma conosciamo Velletri, quindi fece probabilmente un viaggio a vuoto), oggi il sindaco paga. E certo, sembra si sia obbligati a farlo, ma al posto suo avrei cercato ogni strada per dire: no, grazie, se la vedano altri. Quando la vicenda venne resa pubblica De Angelis – ma anche Fontana, Ranucci, Ruggiero… – erano opposizione (!?) ma nulla fecero. Oggi pagano, anzi mettono a carico dei cittadini ciò che la loro alleanza ha fatto per la campagna elettorale di Bruschini e Placidi – allora avversari – del 2013.
Allora, se pure siamo obbligati a deliberare, comunque il sindaco faccia di tutto perché alla fine paghi chi ha fatto quel debito. Anche se oggi è nella sua maggioranza. Per chi vuole, la storia è riassunta qui

E si va in consiglio comunale – molto probabilmente, anche se spero di essere smentito e perciò chiedo scusa sin d’ora – per un singolare conto tra il Comune e l’hotel dell’ex assessore, consigliere e oggi attivista Udc Succi. La vicenda si può leggere qui. E’ questo il debito?

Quello che avevo solo sentito dire ma che mai immaginavo diventasse un debito fuori bilancio è relativa al conto di Pizzamore, dove qualcuno dal Comune mandò a mangiare i ragazzi del gemellaggio con dire che poi si sarebbe pagato… Ovviamente non c’era impegno e nulla, oggi lo ritroviamo tra i fuori bilancio. Che a chiedere quella cena, oggi a carico della collettività, fosse chi ancora oggi naviga dalle parti della maggioranza è semplicemente scontato.

Il “sistema Anzio” è anche questo…

Debiti fuori bilancio, nodi al pettine. Finalmente capiremo, forse

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E’ francamente difficile, per un profano, cosa sia cambiato dall’1 agosto a oggi. Allora è stato approvato il bilancio di previsione del Comune di Anzio – con la situazione che conosciamo e le contestazioni che saranno oggetto di un ricorso al Tar – ora si torna in consiglio comunale per riconoscere debiti fuori bilancio. Sono stati “scoperti” solo ora? C’è poco da crederci, mentre una versione più realistica è che per anni siamo stati presi in giro.

Ci raccontavano, lo raccontavano anche ai loro consiglieri di maggioranza che “osavano” chiedere, che i conti erano a posto. Ci dicevano che la Corte dei Conti o la Ragioneria dello Stato muovevano contestazioni che non avevano fondamento. Spiegavano che i 700.000 euro risparmiati in discarica non potevano andare per coprire i residui come chiedevano i dirigenti perché andavano usati per i servizi, così come venivano “sperperati” i 700.000 euro circa del rimborso Recordati, usati persino per pagare dei quadri a Villa Sarsina. Lo dicevano, da una maggioranza boriosa, a chiunque osasse porre dei dubbi. Adesso, però, i nodi arrivano al pettine. Quei debiti, fattura per fattura, andranno certificati, votati, pagati. Ovviamente saranno i cittadini a pagare, mica chi per anni ha messo la testa sotto la sabbia e ha finto di non sapere o ha voluto farci credere che era tutto a posto. Rileggiamo le interviste del sindaco Luciano Bruschini, le dichiarazioni dell’allora assessore Giuseppe Mercuri, e scopriamo che la parola d’ordine è sempre stata che non avevamo debiti. Alla faccia. Ora, finalmente, capiremo qual è la reale situazione. Almeno speriamo.

Così come, forse, comprenderemo qual è la condizione della Capo d’Anzio per la quale c’è una fidejussione da rinnovare con garanzia del consiglio comunale. Speriamo che il sindaco voglia dire – una volta per tutte – cosa si prevede per il porto e fare il quadro finanziario dell’intera operazione. Perché una fidejussione al buio non si può dare. Qualcuno provi a farlo notare anche in maggioranza, magari…