“Che c’è dietro…” E se invece guardassimo davanti?

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Non è da tutti avere l’onore di una risposta del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che dalla sua pagina facebook controbatte a quanto scritto qui nei giorni scorsi sulle conclusioni della Ragioneria dello Stato. Di solito tace, stavolta passa all’attacco.

Infilandosi nella politichese vicenda della potenziale candidatura di chi scrive, sente il dovere di esprimere la sua posizione. Ci mancherebbe altro. Rassicuro il primo cittadino – e con lui gli altri tanto preoccupati della “discesa in campo” del sottoscritto – che finché faccio questo lavoro continuerò a raccontare fatti, verificare indiscrezioni, esprimere opinioni. Qualora decidessi di avventurarmi nell’agone politico rispetterei le regole che impongono ai giornalisti di astenersi dal loro ruolo. Lo facesse più di qualche incompatibile al Comune, staremmo meglio.

Regole, appunto, quelle che secondo la Ragioneria dello Stato – ma prima ancora secondo la Corte dei Conti sul bilancio – qui sono state calpestate. Con la nota responsabilità di dirigenti e funzionari, non c’è dubbio, ma con quella politica – lo ribadisco – del sindaco.

Non sono solito fare accordi per comunicati, lo sa Bruschini e lo sanno quanti in tanti anni di questo lavoro hanno sbattuto il muso se volevano in qualche modo concordare “la linea”, e se il segretario del Pd ha inteso farne uno dico semplicemente che era ora. Se l’opposizione ha scelto di svegliarsi, lo riconoscerà anche Bruschini, è buon segno.

Poi finché è sindaco lo è anche per me e finché gli elettori premieranno il centro-destra, non si potranno che accettare le scelte dei cittadini. E’ la democrazia. Qui, forse, inquinata da qualche voto di scambio all’attenzione della Procura. Ma è solo un’inchiesta, aspettiamo gli esiti.

Di sicuro questa vicenda della Ragioneria dello Stato, per la quale in Comune sono stati bravi un paio di mesi a tenerla segreta, ha fatto ripartire la macchina della dietrologia. Che c’è dietro a inliberauscita che  ha fatto lo scoop e chi avrà “tradito” al punto di dare la notizia?

Fermi tutti, si muovono gli altri, chi pensa che si tratti di un attacco al segretario – in una guerra tra dirigenti che solo Bruschini finge di non vedere – al punto che arriva la bordata a Pusceddu e all’avvocato Fiorillo. Dietro a Maranesi ci sarà Savarino?

Qui, chi c’è dietro, interessa poco. Anzi per niente. Perché anziché preoccuparsi di chi dà o meno quelle che erano e restano notizia, sì no-ti-zie, che tanto danno fastidio, è ora di guardare davanti.

E di vedere una impietosa relazione della Ragioneria dello Stato che boccia il Comune di Anzio. Guidato non da dirigenti e funzionari ma da questo sindaco e dalla sua maggioranza. Di vedere in che condizioni è la città. Di accorgersi delle “marchette” per assessori, consiglieri e amici degli amici.

Ha ragione Bruschini, ha davanti altri tre anni, pensasse a invertire la tendenza. E ha diritto di vedere ancora unito il centro-destra, lo dicesse a Placidi, Alessandroni e affini che avvisano già i loro alleati dicendo “ci vediamo al ballottaggio“.

Governasse, anziché pensare a che c’è dietro. Troverà chi scrive a raccontare, senza pregiudizi di sorta. Come sempre.

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La Ragioneria dello Stato, una città alla deriva, la responsabilità politica

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Stavolta non l’ha tenuta dentro ai cassetti. Quelle otto pagine della Ragioneria dello Stato non sono state “una delle tante carte che mi capita di non leggere” – come ebbe a dire del parere sull’incompatibilità di Patrizio Placidi. No, questa volta il sindaco Luciano Bruschini si è sbrigato e ha dato immediatamente corso alla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

E’ quello che doveva fare dal punto di vista formale, ma le responsabilità politiche di questa situazione e di una macchina amministrativa allo sfascio restano tutte in capo a lui.

Si arriva a questo per l’assenza della politica – come si è umilmente avuto modo di dire in questo spazio – ovvero per la strana confusione di ruoli che si è creata ad Anzio con la dirigenza.

Chi tiene nei cassetti il parere del quale parlavamo all’inizio, del resto, ha poi mani libere su qualche altra cosa e il sindaco, che dovrebbe indirizzare e pretendere che le indicazioni programmatiche arrivassero a conclusione, non può fare nulla. Lo stesso vale se il segretario anziché essere in Comune è al quartier generale di Bruschini a festeggiare la vittoria per il secondo mandato, mentre il sistema elettorale dà ancora solo i risultati di un terzo delle sezioni. E’ uno degli esempi di come ci si sia “incartati” non rispettando quello che dice il decreto legislativo 267 del 2000. Bruschini sa, ne siamo convinti, anche per questo stavolta si è sbrigato. Cosa che non lo assolve.

Prima la relazione della Ragioneria dello Stato – di fronte alla quale al solito si è detto che erano dei folli, avevano preso una cantonata, si sono fatte spallucce – e oggi le conclusioni, accertano responsabilità amministrative che sono del segretario, dei dirigenti, dei funzionari chiamati in causa.

Ce n’è una molto più grande: è quella di Luciano Bruschini di essersi girato dall’altra parte, aver alimentato o avallato situazioni, aver “tuonato” che sarebbe andato dai Carabinieri sapendo di non poterlo fare perché se ai dirigenti hai chiesto o c’è chi lo ha fatto per te (assessori, delegati, consiglieri) e hai ottenuto,  poi sei nella condizione di non poter parlare.

Tutto nella norma, sia chiaro, magari con qualche interpretazione generosa, ma la relazione è un’altra delle “perle” che ci ha regalato questa amministrazione. Un’altra delle tante, troppe, prime volte che mai avremmo voluto vedere.

Il Bruschini degli anni ’90 avrebbe già tratto le conseguenze, quello di oggi sta impiegando fin troppo tempo. Con una città alla deriva.

Bilancio, “voci” di pre dissesto e ci mancava il complotto

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Diciamo la verità, il complotto ci mancava. Il sindaco Luciano Bruschini, a oggi ancora senza parere dei revisori dei conti sul consuntivo 2014 che per legge andava approvato entro il 30 aprile, tira fuori dal cilindro la denuncia in Procura.

Speriamo che stavolta ci vada davvero e non faccia come quando annunciò che chiamava i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano. Certo, c’è la divisione tra la parte politica e quella gestionale, ma un sindaco ha il dovere di farla funzionare tutta la macchina, nel suo insieme. Però speriamo davvero che vada in Procura, cominciando a denunciare se stesso.

Perché se arriviamo a questa situazione di incertezza sul consuntivo, un atto dovuto, un documento del quale si conoscevano i tempi, è per una situazione che si trascina da tempo. Quando gli ispettori della Ragioneria dello Stato facevano ben 27 contestazioni la vicenda, in Comune, veniva liquidata pressapoco in “tutte stupidaggini” o “vanno in tutti gli enti locali“.

Quando la Corte dei Conti metteva nero su bianco criticità che si trascinano da anni (residui, gestione delle entrate, anticipazioni, inventario) a Villa Sarsina politici e dirigenti facevano spallucce “ma sì…” e come al solito “stanno messi così tutti“. Dimenticando che in casi del genere mal comune non è mezzo gaudio, anzi…

E vogliamo ricordare i sette punti contestati, pressapoco un anno fa, dagli stessi revisori dei conti? E’ bastato il primo bilancio redatto in presenza di tecnici “terzi” e non nominati dalla politica che i nodi sono venuti al pettine e oggi dobbiamo dedurre che siano rimasti. Ora apprendiamo che il collegio di professionisti ha rinviato a data da destinarsi l’arrivo ad Anzio per l’ultimo confronto. Un parere, comunque, dovranno esprimerlo e l’auspicio è che stavolta a nessuno venga la febbre. Perché ci sarà pure un complotto come dice Bruschini, ma va ricordato che un anno fa il parere dei revisori era firmato solo da due dei tre componenti del collegio. Una era malata. Ma sì, in questa città tutti dimenticano, che vai a guardare….

Sulla febbre del revisore di un anno fa nessun dubbio, mentre qualcuno ci assale – e dovrebbe far riflettere anche il sindaco 3.0 – sui guasti che puntualmente si verificano in prossimità di scadenze di rilievo. I dati perduti (per aver acquistato di tutto, meno un sistema cloud), le firme digitali che non partono, i sistemi che faticano a dialogare, la posta elettronica certificata che si blocca…. Francamente sembrano, ormai, un po’ come le giustificazioni che dà in “Un giorno in Pretura” Alberto Sordi e se davvero il sindaco andrà in Procura sarebbe il film simbolo da mostrare.

Magari anche al Prefetto, che nel frattempo è cambiato e sembra meno accondiscendente del predecessore. Perché, complotto o meno, chi guida l’amministrazione – e il suo vice che si occupa proprio delle finanze –  deve rispondere su ciò che è stato fatto dopo le contestazioni arrivate da organi dello Stato, deve dire perché non abbiamo riscosso e non riscuotiamo, come si arriva a 58 milioni di residui e a 14 di avanzo di amministrazione e non cercare scuse che non reggono più. O vie d’uscita, come sentiamo dire da giorni, ma si tratta di “voci” non confermate purtroppo, di  dichiarazione di predissesto. Le condizioni, del resto, ci sono tutte. Sarebbe ora di ammetterlo e trarne le conseguenze, prima di andare in Procura.

La riorganizzazione del Comune, la “guerra” di potere. Altro che burocrazia zero

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E’ noto che a pensar male si fa peccato, anche se spesso ci si indovina. E se avesse ragione Paride Tulli? Il segretario del Psdi parla di una spartizione politica, l’ennesima “mediazione” in una maggioranza a dir poco litigiosa e nella quale tutti pretendono. Parliamo della riorganizzazione del Comune di Anzio, forse l’unico dei punti del programma di Bruschini realizzato. Era scritto che avremmo avuto “burocrazia zero (…) anche attraverso una concreta riorganizzazione degli uffici e servizi del Comune. Eccola. Da consigliere comunale di maggioranza l’attuale vice sindaco Giorgio Zucchini predicava la riduzione dei dirigenti ma ne restano previsti nove in una dotazione organica che è ufficialmente scoperta per 132 posti. Si continuano a inserire sapendo che non si potranno mai assumere, ma tant’è. In realtà la partita che si è giocata è altra e riguarda l’ormai nota “guerra” più o meno dichiarata tra politica e dirigenza, all’interno della dirigenza stessa, quella con il segretario al quale da oggi saranno tolte la gran parte delle deleghe – a dire il vero era per certi versi controllore e controllato, caso non unico in Italia – e quella nella maggioranza. E’ noto che molti consiglieri comunali, per esempio, sono soliti lamentarsi perché il dirigente X o Y non li fa “lavorare”. Tradotto non acconsente a ciò che vogliono che spesso è al di fuori anche della indicazione politica alla quale chi lavora in Comune dovrebbe stare.

Quello che emerge è ancora altro. Se si prevede una nuova “area” serve anche un dirigente e con la delibera immediatamente esecutiva non c’è. Nell’atto è scritto che va prevista l’assunzione ma sembra che l’amministrazione se ne guardi bene. In ogni modo, assunzione o meno, nel frattempo ciò che è previsto nell’area amministrativa sarà “diviso” tra gli attuali dirigenti. Franco Pusceddu a interim dovrebbe occuparsi di affari generali, contenzioso, risorse umane, al segretario generale resterebbe la segreteria tecnica del sindaco – dove spunta addirittura un servizio Anzio Film (!?), mentre per la prima volta nella storia della città turismo, spettacolo e sport – quella che un tempo era la quarta ripartizione – con l’aggiunta dell’ufficio Europa, passa alle dipendenze dell’ambiente ovvero di Walter Dell’Accio che a quanto sembra sovrintenderà anche i servizi demografici. Saremo stati facili profeti? Era il 24 aprile, magari si può rileggere quello che si sapeva già allora….

Senza contare che finora l’intera macchina amministrativa non ha brillato o, almeno, è stata pesantemente messa sotto accusa dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato, dalla Corte dei Conti e per altri aspetti – relativi all’ambiente – è sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica. Ovviamente tutti innocenti fino a prova del contrario, diciamo che queste vicende dovrebbero almeno sollevare qualche dubbio.

Altra cosa che emerge dalla delibera è che il segretario generale – che secondo il regolamento di uffici e servizi pure qualcosa conta nell’organizzazione…. – non è stato messo al corrente del nuovo disegno se non “brevi manu” dal sindaco. E non solo Savarino ignorava, anche il resto della dirigenza stando a quello che si apprende in Comune.

Cosa sia successo oggi, quando la delibera immediatamente esecutiva è entrata in vigore, lo ignoriamo. Il sindaco, Placidi e Zucchini che sarebbero gli ispiratori della nuova organizzazione avranno deciso a tavolino il da farsi. Chissà se i decreti con l’assegnazione delle deleghe saranno resi noti sul sito del Comune che notoriamente non rispetta le norme sulla trasparenza.

A proposito di sito: è indicato in home page l’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) obbligatorio per legge. Non c’è nulla oltre quella indicazione, né un telefono e tanto meno una mail. Forse anche per questo sulla dotazione organica non c’è traccia di quell’ufficio. Troviamo, invece, il Suap – lo sportello unico delle attività produttive – che doveva essere on line da tempo ma resta ancora una “casella” sul disegno organizzativo. Una domanda finale: quanto la riorganizzazione aiuterà i cittadini in direzione della “burocrazia zero” e quanto, invece, è servita semplicemente per gli ennesimi giochi di potere? 

ps Il sindaco ha dato seguito all’accusa contro i dirigenti e all’annuncio che avrebbe chiamato i Carabinieri dati ritardi e inefficienze? Se sì che risultati ha prodotto? Se no, perché? Visto che dall’opposizione nessuno ha sentito il dovere di chiederlo, lo facciamo da qui…

Debiti fuori bilancio, nodi al pettine. Finalmente capiremo, forse

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E’ francamente difficile, per un profano, cosa sia cambiato dall’1 agosto a oggi. Allora è stato approvato il bilancio di previsione del Comune di Anzio – con la situazione che conosciamo e le contestazioni che saranno oggetto di un ricorso al Tar – ora si torna in consiglio comunale per riconoscere debiti fuori bilancio. Sono stati “scoperti” solo ora? C’è poco da crederci, mentre una versione più realistica è che per anni siamo stati presi in giro.

Ci raccontavano, lo raccontavano anche ai loro consiglieri di maggioranza che “osavano” chiedere, che i conti erano a posto. Ci dicevano che la Corte dei Conti o la Ragioneria dello Stato muovevano contestazioni che non avevano fondamento. Spiegavano che i 700.000 euro risparmiati in discarica non potevano andare per coprire i residui come chiedevano i dirigenti perché andavano usati per i servizi, così come venivano “sperperati” i 700.000 euro circa del rimborso Recordati, usati persino per pagare dei quadri a Villa Sarsina. Lo dicevano, da una maggioranza boriosa, a chiunque osasse porre dei dubbi. Adesso, però, i nodi arrivano al pettine. Quei debiti, fattura per fattura, andranno certificati, votati, pagati. Ovviamente saranno i cittadini a pagare, mica chi per anni ha messo la testa sotto la sabbia e ha finto di non sapere o ha voluto farci credere che era tutto a posto. Rileggiamo le interviste del sindaco Luciano Bruschini, le dichiarazioni dell’allora assessore Giuseppe Mercuri, e scopriamo che la parola d’ordine è sempre stata che non avevamo debiti. Alla faccia. Ora, finalmente, capiremo qual è la reale situazione. Almeno speriamo.

Così come, forse, comprenderemo qual è la condizione della Capo d’Anzio per la quale c’è una fidejussione da rinnovare con garanzia del consiglio comunale. Speriamo che il sindaco voglia dire – una volta per tutte – cosa si prevede per il porto e fare il quadro finanziario dell’intera operazione. Perché una fidejussione al buio non si può dare. Qualcuno provi a farlo notare anche in maggioranza, magari…

Comune, anche i conti vacillano da un pezzo

La vicenda dell’ispezione della Ragioneria generale dello Stato getta un’ombra rilevante sulla gestione del Comune nel periodo che va dal 2008 al 2013. E’ solo una, però, delle criticità dell’ente locale. In questa città, infatti, molti hanno la memoria corta.

La situazione dei conti, per esempio, non è mai stata chiarita fino in fondo. Il bilancio ha seri problemi di cassa – come nel resto d’Italia – ma qui rispettare le regole ultimamente è sempre stato un optional. Andiamo a qualche mese fa, allora, quando il Comune andava commissariato per la mancata approvazione del rendiconto 2011. Il prefetto di Roma non lo fece, si era in piena campagna elettorale, ma quello che scrisse la Corte dei Conti resta. E parliamo di maggio 2013…

La mancata approvazione del rendiconto 2011 nei termini di legge rappresenta una irregolarità contabile suscettibile di pregiudicare, anche in prospettiva, l’equilibrio economico-finanziario dell’Ente”.

Affermazione fatta nell’ambito della “verifica del rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilità (…)” ma soprattutto – per il rendiconto 2011 – in base a richieste del 14 settembre 2012 e del 14 novembre 2012 con le quali gli organi di revisione contabile dei Comuni “sono stati formalmente invitati a produrre la relazione-questionario sul rendiconto 2011 nel termine del 15 dicembre 2012”. Ad Anzio lo hanno “dimenticato” e fino al 2 maggio 2013 non risultava “pervenuta a questa Sezione la relazione-questionario sul consuntivo 2011” e “a tale data, non risulta approvato dal consiglio comunale dell’Ente il bilancio consuntivo 2011”. Lo sarà, con molta calma, dopo il voto…

La Corte ricordava come “il rendiconto della gestione si inserisce nel sistema del bilancio e rappresenta un momento essenziale del processo di pianificazione e di controllo sul quale si articola l’intera gestione economico-finanziaria dell’Ente” e richiamava una serie di norme, fra le altre quella secondo la quale “al bilancio di previsione deve essere allegato il rendiconto deliberato del penultimo esercizio antecedente quello cui si riferisce il bilancio di previsione, quale documento necessario per il controllo da parte del competente organo regionale”. Non solo, il testo unico sugli enti locali “prevede che la mancata approvazione del rendiconto della gestione nel termine di legge (30 aprile) comporta l’assoggettamento, in via provvisoria, dell’ente locale inadempiente alla condizione di ente strutturalmente deficitario fino all’approvazione dello stesso, cioè l’assoggettamento ai controlli centrali in materia di copertura del costo di alcuni servizi nonché la sospensione dell’ultima rata del contributo ordinario dell’anno nel quale avviene l’inadempienza” e “rappresenta un’inadempienza suscettibile di produrre effetti molteplici e di diversa natura”.

La Corte, fra l’altro, faceva notare che quello del 2011 “non rappresenta un episodio isolato per l’Ente. Infatti, nella serie storica 2008-2011, questa sezione ha dovuto operare continui solleciti per le relazioni-questionari, il cui mancato invio da parte dell’Organo di revisione dell’Ente locale costituisce violazione di un preciso obbligo di legge ed impedisce lo svolgimento dei compiti di controllo”. Il Comune veniva invitato “all’adozione delle opportune misure correttive”. 

 

 

Comune, le contestazioni della Ragioneria dello Stato: “Irregolarità e carenze”

Immagine Stavolta sono riusciti a nascondere tutto per neanche due settimane. Al Comune di Anzio perdono colpi. Il parere sull’incompatibilità dell’allora assessore Patrizio Placidi – pronto a tornare al suo posto, secondo quanto affermato oggi – sparì misteriosamente per oltre un anno. Stavolta no, la relazione della Ragioneria generale dello Stato che contesta una serie di punti all’amministrazione è circolata subito.

 Il protocollo del Ministero è del 13 febbraio, della voluminosa relazione si parlava da qualche giorno, ora è nota almeno l’introduzione con 27 contestazioni riportate in oltre cento pagine. Nemmeno il tentativo di negarla ai consiglieri comunali – come oggi è stato con Danilo Fontana che ne chiedeva copia in commissione trasparenza – è servito.

 Le pagine che illustrano le contestazioni circolano da qualche ora e adesso, è inevitabile, anziché preoccuparsi di quei 27 punti partirà la caccia a chi ha “tradito” e dato il materiale alla stampa… Vecchio e consumato “sport” degli amministratori di casa nostra.

 Ma cosa dice il Ministero rispetto alla “verifica amministrativo-contabile” svolta nei mesi scorsi? Intanto che i punti che vengono indicati sono un semplice riassunto e che si rinvia “al contenuto della relazione per un’analitica cognizione delle irregolarità e carenze emerse”. Relazione che a questo punto andrebbe resa pubblica, anche se difficilmente avverrà da parte del Comune.

 L’amministrazione viene invitata a “rimuovere le predette situazioni di irregolarità o criticità” e a comunicare le azioni intraprese al ministero “anche sulla scorta dei suggerimenti formulati nel referto ispettivo”. Inutile dire che la relazione è spedita anche alla Corte dei Conti, ai revisori del Comune, al Ministero dell’Interno, in Prefettura e in Regione.

 E veniamo alle contestazioni principali: mancato rispetto della progressiva diminuzione delle spese del personale tra 2008 e 2010; mancato consolidamento delle spese di personale relative a una società partecipata; contratti di lavoro a tempo determinato senza procedura di selezione; irregolarità nelle “progressioni verticali”; irregolarità negli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa e omessa comunicazione all’anagrafe delle prestazioni; non corretta attribuzione di incarichi di collaborazione occasionale esterna; irregolare aumento dell’indennità di risultato destinata ai titolari di posizione organizzativa; non corretta erogazione del compenso per il recupero Ici evasa e illegittima erogazione del compenso incentivante Tia evasa; irregolare incremento del fondo dirigenti; illegittimo incremento della retribuzione di posizione ai dirigenti; mancanza di trasparenza nella fissazione della retribuzione di risultato dei dirigenti; erogazione dei compensi ai dirigenti in violazione della omnicomprensività della retribuzione; erogazione compensi al direttore generale e al segretario per la partecipazione al nucleo di valutazione.

 Proprio sicuri che al Comune funzioni tutto bene?