Il bilancio dimenticato. Niente febbre o computer, per favore…

consiglioanzio

Pensi che avranno una specie di scadenzario, sapranno – come avviene nelle case di tutti noi – quando c’è da pagare qualcosa, si deve predisporre un atto e via discorrendo. Invece sembra proprio di no. Al Comune di Anzio, con questa classe politica che amministra, l’opposizione che sta a guardare e i dirigenti che cambiano ma non fanno nulla di diverso dai predecessori, del preventivo 2017 non sappiamo ancora nulla.

E’ vero che siamo abituati ad arrivare sempre con il fiatone, a farci diffidare dal Prefetto e convocare i consigli all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, ma tutto questo speravamo fosse superato dai nuovi innesti. Abbiamo una segretaria con quattro ruoli in contemporanea e quindi oberata di cose da fare – immaginiamo – ma è pur sempre il garante delle procedure dell’ente, possibile che al 30 novembre non ci sia ancora traccia dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione? Eppure andavano approvati entro il 15…. E il preventivo 2017 spedito entro il 31 dicembre….

E abbiamo un dirigente dell’area finanziaria – che resta al suo posto nel silenzio generale, nonostante il titolo con il quale ha partecipato alla procedura ex articolo 110 sia diverso da quello richiesto dal bando – che è sicuramente bravo e preparato, avrà certamente trovato una situazione difficile, ma dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione non ha fatto ancora recapitare nulla ai consiglieri comunali. I quali, pazienza la maggioranza che alza la mano a prescindere e finge ogni tanto qualche crisi, se ne stanno zitti zitti. Il presidente Sergio Borrelli, ovviamente, nemmeno si sogna di convocare l’assise, magari per spiegarci una volta per tutte chi voterà ancora atti essendo moroso nei confronti del Comune.

Tre cortesie: se nel frattempo sono cambiati i termini o i documenti sono stati forniti,  chiedo scusa in anticipo. Se i termini sono corretti, invece, non inventiamoci qualche febbre o i computer rotti, per piacere. Questo nel passato è stato la regola, speravamo in un futuro diverso. Se in Consiglio, se e quando si farà, qualcuno chiederà lumi, evitiamo la pantomima della colpa sui dirigenti oggi, perché tanto diventano tutti bravi domani e portano a casa il loro 100% di risultato….

Certo è che in un’altra città, ripartendo dalle regole e dalla loro certezza per tutti, i tempi si farà in modo di rispettarli. Senza se e senza ma.

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Contributi, parcheggi, piccole cose. Se ripartissimo da qui…

banchivuotiSi sapeva, è vero. Non è una novità che un’associazione prenda dei soldi per partecipare a manifestazioni pubbliche indette dal Comune o per conto dello stesso. Che tra queste ci sia anche la processione di Sant’Antonio mi ha fatto decidere, da quando si è saputo, di non parteciparvi più. Cosa che magari interessa pochi, ma è una scelta precisa. Comunque esiste una convenzione tra il Comune e questa associazione, quindi gli atti sono corretti e non c’è da obiettare dal punto di vista formale. Come non c’è da obiettare, formalmente, sulle associazioni di varia estrazione che prendono contributi per spettacoli o simili – spesso con la prima fattura dell’anno – e sono “di” o fanno “riferimento a…” questo o quell’esponente politico.

E si sapeva, è vero, anche che il sindaco ha “regolarmente autorizzato” chi parcheggia le auto nel piazzale di Villa Sarsina. Nei giorni scorsi ha risposto in modo piccato alle foto pubblicate su inliberauscita.it, inviate da qualche genitore degli alunni che – purtroppo – continuano veder passare tra i bambini le auto dei “potenti” (sistematicamente impuniti) che possono parcheggiare lì.

Si sa pure, inoltre, che ci sono assegnatari di sedi pubbliche che non pagano il dovuto e che questi assegnatari coincidono spesso con partiti o simili. E’  noto, inoltre, che c’erano 16 morosi tra consiglieri comunali e assessori, un anno fa, per non aver pagato tributi al Comune e che alcuni lo sono ancora.

Ecco, non servono strategie “po-li-ti-che“, né alleanze o chissà quali  “ragionamenti”. Se ripartissimo da piccole cose, troveremmo più convergenze di  quelle che i nostri scienziati della politica locale immaginano.

Vogliamo dare contributi alle associazioni? Prima decidiamo che cosa vogliamo da loro, poi facciamo un bando vero e trasparente. Qui, invece, siamo al chi si alza prima si veste.

E quanti sono quelli che hanno un posto auto “regolarmente autorizzato” dal sindaco, magari solo perché hanno un potere? Ecco, decidiamo che viene premiato chi parcheggia lontano, fa qualche passo e dà l’esempio. Lasciamo il piazzale di Villa Sarsina per le sole e reali esigenze istituzionali, togliamo a chi li ha i ticket gratuiti. Perché se i cittadini prima pagavano solo l’estate e adesso sono costretti a farlo tutto l’anno, è bene che i primi a dare l’esempio siano politici e dirigenti del Comune.

Sulle sedi, finora, regolamenti e buone intenzioni, ma un quadro chiaro non sembra averlo nemmeno il Comune. Alla faccia del 3.0. Anche qui, forse qualcosa potrebbe addirittura essere messo a reddito per uso riunioni, incontri o simili, ma vanno stabiliti i criteri e poi le assegnazioni. E chi era moroso, parte dall’ultimo posto della graduatoria o non può proprio partecipare. Così come chi da un anno a questa parte ancora non ha sanato la sua posizione nei confronti del Comune ma siede ancora in consiglio comunale o in giunta, andrebbe rimosso.

Ecco, se ripartissimo da queste piccole cose, quelle sulle quali la “po-li-ti-ca” si è invece fatta forte, troveremmo il modo di fare meglio anche tutto il resto. Regole certe e rispettate, l’esatto contrario di quello che fa chi sistematicamente le “interpreta” quando non le aggira o le calpesta.

La vicenda Schioppa, emblema di questa amministrazione

COMANDANTE

Foto anzionettuno.info

Non voglio annoverarmi tra i giuristi da bar, quindi pubblico qui la sentenza sulla vicenda di Bartolomeo Schioppa, l’ex dirigente della polizia locale al quale il Comune deve 52.000 euro più interessi. A seguire, invece, il comunicato– non comparso sul sito, ma diffuso dall’ufficio comunicazione e presente sul profilo facebook del sindaco – con il quale il legale che ha assistito l’ente dice che è andata bene.

Ciascuno potrà farsi un’idea, il discorso è altro. Schioppa è arrivato ad Anzio per una precisa scelta politica. Si sapeva – era noto al sindaco, Luciano Bruschini e a quanti si sono occupati del caso – dei problemi con la giustizia, ma anche del fatto che ovunque non si era lasciato bene con le amministrazioni. Legittimo, sia chiaro, ma quando scegli devi mettere in conto tutto. L’impressione, invece, è che a un certo punto si è cercato di mettere “pezze“.

Tra le tante convocazioni ricevute c’è a mio carico quella per un procedimento disciplinare, intentato dal Comune contro Schioppa. Ne parlo perché la vicenda è chiusa e perché andai a quell’incontro – da testimone – con l’articolo scritto all’arrivo del dirigente, intervistato per il Granchio nell’allora stanza del sindaco, alla presenza di Luciano Bruschini. Feci una domanda precisa a Schioppa, relativa alle sue pendenze. Ebbene in quel procedimento lo accusavano di non saperlo o non averlo reso noto, quando in realtà lo sapevano anche i sassi.

Ecco perché, al di là delle ragioni, di una sentenza passata in giudicato per corruzione nei confronti dell’ex dirigente, di un licenziamento tutto da verificare che la neo segretaria si è sbrigata a fare e che è stato depositato in corso di causa quando ormai i giochi erano fatti, la vicenda di Schioppa è l’emblema di come (non) funziona questa amministrazione.

Prima scegli o ti fanno scegliere, sei certo del “buon lavoro” che farà il comandante, poi finisce come stiamo vedendo in questi giorni. L’unica certezza? I cittadini che pagano….

ps  A proposito del danno d’immagine, il dirigente l’avrà pure fatto, ma a Ravenna e non ad Anzio.

 

Gli infami, i silenzi, i no e il futuro del quale non si parla

Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Il presidente della Regione Campania, Vncenzo De Luca, minaccia querele. Come se aver riportato le sue pesantissime e inaccettabili parole sulla presidente della commissione antimafia, Rosi Bindi, fosse lesa maestà. Ha fatto bene la Federazione nazionale della stampa a intervenire, meglio il presidente del Senato, Piero Grasso,  a ricordare che certi termini li sentiva all’antimafia.

Un po’ “infame” lo sono stato pure io, poi con il presidente del consiglio comunale Sergio Borrelli la vicenda si è chiarita. Certo, dobbiamo ancora sapere chi tra eletti e assessori deve pagare l’ente e chi non, ma francamente sono stanco e ci pensassero i consiglieri comunali a chiedere lumi, visto che è trascorso inutilmente un anno. Da “infame” di paese e per quello che vale, va la solidarietà alla presidente dell’antimafia, che pure non era stata tenera sul presidente campano. Beghe “politiche” ci spiegano, questioni di partito, ma lo spunto dalla vicenda De Luca – che per il poco che conto non dovrebbe restare un minuto in più al suo posto – porta a un ragionamento più generale. Al clima di odio, di disprezzo, al quale la “politica” ci ha condotto.

Restiamo un momento alla Bindi,  approfittiamone per chiedere a lei, presidente dell’antimafia, di far terminare l’agonia alla quale siamo sottoposti come cittadini di Anzio: c’è o no l’esigenza di nominare la commissione d’accesso? E’ stata chiesta da più gruppi parlamentari, alla Camera e al Senato, è ora che la città abbia una risposta. I silenzi non servono, fomentano il clima di sospetti quando non di prevaricazione. La presidente svolga il suo ruolo, per favore, convochi chi di dovere (signora Prefetto, se c’è batta un colpo….) e ci dica. Nel frattempo un’altra auto è andata a fuoco e questo clima non ci piace affatto. Ed è figlio del clima che dichiarazioni come quelle di De Luca non fanno altro che alimentare.

Lo vediamo, per esempio, nella campagna del referendum. Sempre meno si confrontano, sempre più provano a prevaricare, insultare. E se lo fa De Luca, ormai possiamo farlo tutti…. Non è così, non funziona così. Le parole del presidente della Campania “giustificano“, a questo punto, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini che dà degli imbecilli ai cittadini, fanno dire a chi di questa “politica” si è beatamente rotto che andassero tutti a quel paese.

In tutto questo del futuro meglio tacere. Si inseguono i presunti candidati sindaco (fortuna che sono in discesa in questa “classifica“) ma si fa fatica a capire cosa si voglia fare, di diverso, per questa città. Nei giorni scorsi nel simpatico spazio dell’Edicola Rolando, su facebook, l’assessore Placidi ci ha parlato di turismo e ha detto che non dobbiamo fare masturbazioni mentali sulla biogas. E certo, quella l’ha “incassata” (a proposito, domenica c’è l’assemblea pubblica del Comitato del No al multisala cinema Lido), avanti un altro…

Detto da un novello della politica come lui – è lì ormai da una quarantina d’anni, venti dei quali ininterrottamente assessore – dovremmo crederci…. Sarà sicuramente uno dei candidati sindaco, anzi a oggi è l’unico in corsa, la sua credibilità rispetto alle promesse del passato e meno di zero ma tanto va avanti come un treno.

Qual è l’alternativa che vogliamo costruire ai Placidi e Bruschini? Urlarci contro? Accusarci a vicenda? Cercare dossier? Inseguire il metodo di fare accordi alla vecchia maniera? Diventare tutti “grillini“?

No, dovremmo sforzarci di fare altro. Di immaginare la città che vorremmo, tenendo lontane beghe paesane e di partito. Dovremmo riappropriarci dell’essere cittadini che pensano con la propria testa, non a seconda della tessera che hanno in tasca o di chi hanno scelto alle ultime elezioni. Per quello che si vede in giro sarà tutt’altro che facile. Impegnarci a parlare del futuro, prima che del candidato sindaco, sarebbe già un passo avanti.

ps: chiedo scusa per il silenzio degli ultimi giorni, ma tra le vicende di cronaca di Latina  (dove com’è noto lavoro) e la presentazione del libro, gli impegni hanno preso il sopravvento. Questo spazio è un piacevole passatempo, nulla di più

Per Santaniello “Fine pena mai…”

angela

Facessero una cosa al Comune di Anzio, va. E’ un paradosso, attenzione, ma licenziassero pure Angela Santaniello. La dirigente, ancora formalmente in organico anche se sospesa meno di 24 ore dopo una condanna che nel frattempo ha ampiamente scontato, è un ingombro. Se licenziata, si libererebbe un’altra casella nella dotazione che si sta nuovamente cambiando, stavolta per eliminare chi è ritenuto “scomodo” in altro modo. C’è da immaginare che Giorgio Zucchini dopo l’esperienza di direttore generale voglia brevettare una sorta di gioco da tavolo, insieme alla neo segretaria Marina Inches, una specie di Monopoli dell’organizzazione dei Comuni. Si cambia a seconda delle carte che escono, si passa in pochi mesi dalla “rivoluzionesenza dirigenti dando spazio a coloro che saranno “la dirigenza del futuro” alla delibera con allegati diversi tra loro, poi scoppia la grana Pusceddu e si cambia ancora, con l’intenzione anche di tenere a bada chi non è tanto allineato alle esigenze della politica.

Ma sì, licenziato Bartolomeo Schioppa con una procedura a dir poco singolare – sapevano tutti dei suoi precedenti, di certo il sindaco che era presente all’intervista del sottoscritto – e poi va bene che non eravamo ancora 3.0 ma su google ci si poteva andare tranquillamente…. Ebbene Schioppa è stato tenuto sostanzialmente a scaldare una sedia da quando la condanna di Ravenna è diventata definitiva, ma ora per evitare di pagare eventuali differenze – così si dice in Comune – arriva il licenziamento post-pensione. Eh sì, perché l’atto è del 28 ottobre ma all’ex dirigente è stato notificato una settimana dopo. Vedremo se il Comune pagherà o meno, di sicuro non ha ancora corrisposto il dovuto (ci sono sentenze che si eseguono a tempo di record e altre per le quali si aspetta) alla Santaniello. Che ha un altro procedimento, resta sospesa, ma prima o poi presenterà il conto. E se dovremo pagare, di chi sarà la responsabilità? Intanto per lei sembra vigere il principio degli ergastolani: “Fine pena mai”. Non è bastato far scontare 7 mesi di domiciliari, espiando di fatto una condanna prima che venisse emessa, ormai è il capro espiatorio.

Gli stessi che sollevano il caso di Luca Gramazio ancora in carcere – e lo fanno a ragione, al di là delle contestazioni mosse all’ex consigliere regionale – da noi non trovano una parola da spendere per questo.

Allora, se dovessimo pagare di chi sarà la responsabilità? Dello stesso che deve al Comune circa 46.000 euro come stabilito da un’ispezione del Ministero dell’Economia e finanze ma intanto incassa senza colpo ferire i quasi 12.000 di indennità di risultato?

Sollecitata in consiglio comunale da Candido De Angelis e poi da un formale accesso del capogruppo del Pd, anche dal meetup “Grilli di Anzio” durante un incontro, sulla vicenda Mef la segretaria sembra fare orecchie da mercante. Pare ignorasse (sai com’è, nel passaggio di consegne di queste bazzecole mica si parla e poi come dice Bruschini? “Nzognende”) l’esistenza della contestazione. E non sappiamo nemmeno che fine hanno fatto le altre 26…

Per un pensionato da licenziare, come ricorda Paride Tulli, ce n’è uno da riassumere. La storia di Franco Pusceddu sta rasentando il grottesco, non è bastato neanche il viaggio a Roma di sindaco e segretaria, arrivati fino all’Inps per chiarire la situazione. Pusceddu ha fatto ricorso, altre spese da pagare, la “macchina” è in fibrillazione e non sappiamo ancora se deve tornare o meno. Il rischio è che debba tornare dall’1 settembre e quindi lo pagheremo da allora. Complimenti, un ente che funziona alla perfezione… Una città di quasi 60.000 abitanti non può permettersi questo, altro che Monopoli da brevettare….

Ah, una raccomandazione. Al sindaco, agli assessori e alla segretaria: per la prossima pianta organica, per favore, vedete prima cosa votate e allegate alla delibera. Nell’ultima sul personale ci sono due cose diverse e in contrasto tra loro.

Infine una vicenda che, ne devo prendere atto, sembra appassionare solo chi scrive. In questo viavai di sospensioni, licenziamenti, incarichi che si sovrappongono in barba all’anticorruzione, legge che al solito per gli amici si “interpreta” e agli altri si applica, c’è la “chicca” del dirigente dell’area finanziaria.

Confermato, sottoscritto, ribadito: Patrizio Belli è bravo e capace, ma sul bando non era prevista la laurea con la quale ha partecipato. Nessuno se n’è accorto o si è  finto di non accorgersene. Sarebbe – se una Procura o la polizia giudiziaria volesse occuparsene dopo l’uscita della notizia – un potenziale falso. Ovunque, non ad Anzio, dove le regole sono un optional e questa vicenda è emblematica. Forse anche un consiglio comunale meno distratto chiederebbe lumi, ma lì dopo un anno non si sa ancora chi è moroso (quindi incompatibile) e chi non, vuoi che si occupino di questo? Ma via….

L’allergia ai giornalisti, le pessime figure

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Torniamo protagonisti sul notiziario di “Ossigeno“, l’osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati e nei confronti dei quali arrivano maxi richieste di risarcimento del danno. Non è la prima volta, purtroppo, che il Comune di Anzio è protagonista di pessime figure.

L’ultima vicenda è quella nei confronti di “La7” che qui viene riassunta dall’osservatorio. Non basta, la storia è parte anche dell’editoriale di Alberto Spampinato, nel quale si ricorda come secondo i dati presentati di recente 92 cause su 100 finiscono in una bolla di sapone, ma nel frattempo i giornalisti – che hanno fatto semplicemente il loro lavoro – devono spiegare al direttore, all’editore (quando ce l’hanno), prendersi un avvocato, pagare, rimettere insieme i pezzi di carta e soprattutto devono fare i conti con la vocina interna che dice: “Ma chi te lo fa fare? Ma non ti basta? Ma vuoi rovinarti?

Ecco, quando arrivano maxi richieste di risarcimento ci pensi, eccome. Alberto fa bene a chiedersi, inoltre – e sottoscrivo – che “sarebbe interessante sapere se il sindaco di Anzio intende promuovere questa lite, che a noi sembra temeraria, a sue spese o a spese del Comune, e in tal caso con quale deliberazione, con quale previsione di spesa e a carico di quale capitolo del bilancio comunale“.

Vedremo.

Porto, la via d’uscita e le risposte che ci deve il sindaco

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Forse c’è una via d’uscita per il porto pubblico, una soluzione alle criticità poste dalla legge Madia e dal fatto che il Comune ha presentato un piano di razionalizzazione che portava dritto dritto alla dismissione. Il presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, la spiega in una nota che si riporta di seguito. Nel frattempo la società ha iniziato finalmente a comunicare in maniera più puntuale, ha reso noto che nel consiglio d’amministrazione entra la segretaria generale e tuttofare del Comune, Marina Inches (ma si aspetta parere Anac, speriamo non faccia la fine di quello degli ormeggiatori) e che è pronta a “convocare un incontro con il Consiglio Comunale”. Alt, magari è il contrario. Anzi, il consiglio comunale aspetta ancora di sentire – ad esempio – la relazione dell’avvocato Cancrini sulla vicenda delle quote a Marconi. Inoltre si apprende che è arrivato il Via, sia pure parziale, e che si farà ricorso alla finanza pubblica (Cassa depositi e prestiti) ovvero alle banche, in alternativa al fondo maltese del quale si era parlato. Va tutto bene, ci mancherebbe, ma sarebbe ora che il nostro socio di riferimento, il sindaco che rappresenta il 61% che è di ciascun cittadino, decidesse di informarci compiutamente una volta per tutte. È assolutamente apprezzabile lo sforzo del presidente e del consiglio d’amministrazione, ma sull’operazione porto continuano a esserci dubbi che il primo cittadino ci deve assolutamente chiarire.

P.s Cosa è cambiato al Circolo della vela rispetto all’originaria proposta? E chi paga il tempo e i soldi spesi a correre dietro un ricorso impossibile?

***

Sulla Madia, l’intervento dell’avvocato Mauro.

Legge Madia, d.lvo 175/2016, e Capo d’Anzio S.p.A.

La realizzazione di uno “Stato Impresa” attraverso:

acquisto (de iure condendo, promozione della attività di impresa con le soc. part.)

mantenimento le partecipate (de iure condito)

gestione (de iure condendo e de iure condito)

c’è uno sdoppiamento del soggetto pubblico dell’attività, per la presenza di uno sua partecipazione: il richiamo alla concorrenza, in effetti, non postula regimi monopolistici e, dunque, si prefigura un nuovo modo di guardare allo “Stato Impresa” che sia il solo operatore sul mercato, che deve essere sviluppato con le soc. part.

Il punto di partenza è l’art. 1 della legge Madia laddove fa salve le disposizioni di legge o regolamenti afferenti a società sorte in funzione di scopi specifici da individuare alla luce del percorso normativo cui esse fanno riferimento ed all’interesse pubblico, generale, ovvero alla missione che sottendono.

In specie, si ricorda che il Porto di Anzio venne addirittura contemplato nella legge regionale 29.11.1984, n. 72 che disciplinò le modalità di attuazione degli “Interventi Regionali per l’adeguamento del sistema portuale laziale”. Già questo ne comprova l’interesse regionale nonché la missione sottesa agli interventi per riqualificazione di tutto l’asset regionale laziale.

Ma non è tutto.

Ai sensi dell’art. 14 della legge in commento si prefigurava, già allora, la possibilità di affidare in concessione ad operatori economici l’attività di scopo suddetta, con procedura di evidenza pubblica.

In tale quadro si innesta la approvazione del Piano Regolatore Portuale di Anzio da parte della Giunta Regionale Lazio avvenuto in data 6 agosto 2004, che a sua volta conferma e richiama il contenuto del Piano di Coordinamento dei Porti della Regione Lazio approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 491/1998.

Ricorrono, dunque, i requisiti che la Madia contempla ai fini della “salvezza” (!) delle disposizioni già vigenti alla data della sua entrata in vigore, 23.09.2016:

  • ricorre la previsione normativa – (art. 1, comma 4, “restano ferme le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali che disciplinano società a partecipazione pubblica (…)” – che in specie è data dalla legge regionale 29-11-1984, n. 72, a mente della quale, come detto, il Porto di Anzio ricade nella programmazione strategica regionale, da attuare a mezzo di interventi specifici, che nel nostro caso sono proprio quelli contenuti nell’Accordo di Programma approvato con decreto del presidente della giunta regionale n. 79 dell’11-03-2011, atto prodromico al rilascio della conseguente concessione demaniale marittima n. 6586/2011 a favore della Capo d’Anzio S.p.A.;

  • ricorre anche l’ulteriore requisito previsto all’art. 1, comma 4, lett. (a, afferente al “società (…) per il perseguimento di una specifica missione di pubblico interesse (…)” laddove per pubblico interesse deve intendersi anche la realizzazione e la gestione portuale oggetto della concessione e della Società Capo d’Anzio S.p.A., come meglio spiegato dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 6488/2012: “la natura giuridica del servizio di gestione dei porti turistici debba essere definita come servizio pubblico di rilevanza economica”.

Resta inteso che la Società Capo d’Anzio S.p.A. pur nella sussistenza dei requisiti di cui sopra, che sembrano confermare la sua permanenza nel panorama normativo pubblicistico del settore portuale (ove condivisa con le Autorità preposte per legge alla interpretazione delle norme di nuovo conio), dovrà via via adeguare il proprio trend di ricavi alle prescrizioni ivi contenute, anche attraverso un piano di razionalizzazione che di fatto si identifica con business plan in corso di aggiornamento, il tutto secondo l’art. 26 della stessa legge Madia, la quale prevede la operatività del piano di razionalizzazione a far data dal 2018 per l’anno 2017.

Il problema della Villa non è Pietro, però con l’occasione…

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Non si fa. Nessuno di noi, domani, può andare al Colosseo, al teatro di Minturnae o a quello di Taormina, alla città fantasma di Carsulae o in qualsiasi area archeologica e mettersi a “pulire” autonomamente. Un attimo dopo il gesto, pur nobile, arrivano le forze dell’ordine e ci portano via. Com’è stato oggi ad Anzio, con Pietro Salvini che ha fatto ciò che da mesi ritiene giusto senza essere finito – finora – sotto l’occhio dei riflettori.

Dire che sto con Pietro – che denuncia un problema reale – è scontato, anche se questa mattina sono stato mandato benevolmente a quel paese in quanto “al soldo dei potenti“. Pazienza, il personaggio è noto per il suo modo di essere e subito dopo ha detto di volermi bene. Ne sono certo. Sto con lui per la denuncia che arriva dal suo gesto, non per quello che fa. Perché sono resti archeologici, perché se tocchi un sasso rischi di far venire giù tutto, perché come è giusto che non ci siano accampamenti d’estate, gente che fa la brace (come oggi….) o che va a dormire nelle grotte, è altrettanto giusto che non si facciano interventi che pur con le migliori intenzioni rischiano di creare danno. Peggio ancora sarebbe – come sta avvenendo nei dibattiti on line – mettere da una parte l’orgoglio dei portodanzesi incarnato oggi da Salvini che “fa solo pulizie” e dall’altra i “fagottari zozzoni“. O mettere da una parte il comitato che da qualche anno ha rilanciato l’attenzione su quei resti, ha fatto sì che l’area diventasse monumento naturale, e chi vede quei cittadini come il fumo negli occhi.

Perché il punto non è questo, ma una volta per tutte la tutela, la pulizia, la salvaguardia di quel patrimonio che stiamo perdendo. Un’amministrazione comunale lungimirante sarebbe intervenuta da tempo, non avrebbe lasciato all’iniziativa di un singolo volenteroso l’iniziativa. Non avrebbe “rincorso” i servizi televisivi prima di  intervenire, com’è successo l’estate scorsa. Avrebbe messo in piedi un progetto per provvedere alle pulizie, alla salvaguardia, a tutto ciò che è necessario per salvare il salvabile, sotto la guida di chi è esperto in questo settore. Poi si usavano pure tutti i volontari possibili.

Ecco, quanto accaduto questa mattina diventi un’occasione. Perché oggi il problema non è Salvini, ieri non lo era chi “alloggiava” alle Grotte, né lo saranno di nuovo i “fagottari” l’estate prossima. Il problema è chi ci amministra e su questo argomento – come su tutti gli altri – naviga a vista.