Il #brand, i cassonetti di Fontana, l’inutile caccia alle streghe

Anni fa venni convocato in Procura a Roma, nel lancio Ansa che dava la notizia dell’arresto di presunti talebani ad Anzio c’era la mia sigla. Avevo semplicemente riportato ai colleghi della redazione quello che avevo saputo, non c’era o era impegnata la corrispondente di Anzio e quindi una volta verificato che la vicenda era fondata misero in fondo un J10, la sigla che appunto mi identificava.

La notizia fece il giro del mondo, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu andò su tutte le furie, venne aperta e chiusa l’inchiesta sulla “fuga” di informazioni della quale ero accusato perché spiegai che quanto accaduto non era un segreto: “Siamo in un porto di mare”. Perdonate l’aneddoto (e il lungo silenzio su questo spazio, gli impegni si moltiplicano) ma sono partito dall’episodio perché leggo che in Comune – ad Anzio – si va cercando chi possa aver fornito a Controcorrente la notizia di un intervento “a gamba tesa” su una gara in corso – come scrive Agostino Gaeta – dell’assessore all’ambiente e vice sindaco Danilo Fontana. E della “fuga” di dipendenti. Sotto “processo” finisce Angela Santaniello, dirigente fino a poco tempo fa del delicato settore, accusata di aver divulgato la notizia e persino insultata, cosa che spero non vera. Se ha una “colpa”, la dirigente, è quella di aver fatto il suo dovere revocando quella gara. Ed è un merito, attenzione.

Mi piace ricordare al sindaco che non arriva da Marte a svolgere questo ruolo, è stato primo cittadino per un decennio, Senatore, è in Comune dal ’90, sa quanto l’ente sia “un porto di mare” e sa qual è la professionalità di Angela Santaniello. Anziché prendersela con lei o fare la caccia alle streghe su chi avrebbe dato la notizia, ci si dovrebbe chiedere se è vera (e lo è) e preoccuparsi di cosa è accaduto.

Insieme al sindaco dovrebbe farlo la responsabile dell’anti corruzione. Perché vedete, l’assessore Fontana che ha chiesto e ottenuto l’elenco dei partecipanti a una gara per poche decine di migliaia di euro non ha commesso reati, e si sarà reso conto egli stesso di aver commesso quantomeno una ingenuità, ma prima di eventuali risvolti penali ci sono responsabilità etiche, deontologiche e politiche. Di questo deve rispondere l’assessore e, di conseguenza, il primo cittadino.

Il tanto sbandierato #brand, unito ai vari #workinprogress e compagnia (a proposito, complimenti per la campagna di marketing) qui si scontra con qualcosa che comunque la si giri è grave. E non perché viola il decreto legislativo 267 del 2000 che dice chiaramente qual è il confine tra assessore e uffici, ma proprio per le responsabilità che dicevamo. E’ grave perché a segretarie “in cassaforte” e dipendenti “allineati” – come diceva l’ex assessore Placidi – abbiamo già dato e se ha da esserci “discontinuità” come il sindaco spesso ricorda e ha scritto nel programma, non è questa.

Ma voi immaginate cosa sarebbe successo se Placidi avesse fatto una cosa del genere? Erano piene le pagine dei giornali… E se la città fosse stata – come era – nelle condizioni attuali? Vi sembra pulita Anzio? No, però nel settore per primi i lavoratori dell’appalto non aspettano altro che “la nuova ditta”. Lo sa bene pure il sindaco e immaginiamo la scena: lui che urla a Fontana, l’assessore che si sfoga in ufficio, i dipendenti stufi che se ne vanno.

L’altro De Angelis sindaco, quello che tolse la delega a Guerrisi per aver aperto un bar senza autorizzazione, anche in questo caso (dopo quello dell’assessore ai lavori pubblici che diede in escandescenza per una gara sulle palestre) sarebbe già intervenuto anziché fare la caccia alle streghe.

E per favore, eviti di raccontarci la storiella di “mister 6%” e compagnia, se vuole intervenire spieghi cosa ha fatto dopo questo scivolone del suo vice e cosa pensa di quanto accaduto in un settore – quello dell’ambiente – che non è delicato: di più.

Un’ultima cosa: il 5 luglio si discute la “sfiducia” voluta dalla maggioranza nei confronti della presidente della commissione trasparenza. Il mio pensiero a riguardo l’ho già espresso, ma sarebbe bello che in quella seduta – tra le varie ed eventuali – l’opposizione tutta chiedesse lumi (e documenti) su questa vicenda dei cassonetti di Fontana. Altro che #brand….

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La politica, i dirigenti. Bentornata dottoressa

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Arrivata la sentenza d’appello, la dottoressa Angela Santaniello è stata immediatamente reintegrata nei ruoli e domani tornerà in servizio ad Anzio. Va dato atto alla segretaria generale di essere stata celere come il suo predecessore che sospese immediatamente la Santaniello dopo la sentenza di condanna.

Ma il punto non è questo, né lo sono le prese di posizioni che arrivano dalla politica locale, indaffarata a trovare un posto alla dirigente riammessa o a farle complimenti. Si comprendono quelli del sindaco che parlò in Tribunale della “migliore dirigente che ho“, meno quelli del consigliere Maranesi che denunciò la Santaniello, poi si espresse ancora sulla sua richiesta di reintegro, mentre lei a sua volta presentò una dettagliata denuncia sulle pressioni subite rispetto alla gara della mensa.

Ho scritto qualche giorno fa che non era il caso di usare ipocrisia da parte della politica – tutta – che vuole continuare a mettere bocca nelle vicende che non le competono. Così, come per la “processione” il giorno dopo la condanna,  per cortesia domani niente fiori ma qualche certezza sul ruolo che dovrà svolgere.

Era dirigente di area, ha diritto ad averne una. Sceglie il sindaco, quindi guardi bene tra le varie riorganizzazioni come si può sistemare la vicenda. La segretaria generale, ad esempio, sta svolgendo il ruolo di controllore e controllato – essendo responsabile dell’anti corruzione e gestendo l’area amministrativa – sarebbe la soluzione migliore e ripristinerebbe ciò che dovrebbe essere per legge e buon senso, senza aspettare che sia l’Anac a dircelo. Ma c’è anche Pusceddu nel doppio ruolo, Servizi alla persona e Area tecnica. Insomma, si decida e si faccia lavorare al meglio la Santaniello. Con la quale, in passato, sulla gestione quotidiana ci siamo scontrati spesso, ma che ha pagato un prezzo indegno in un Paese civile nella sua vicenda penale.

Si faccia lavorare senza le pressioni politiche che lei stessa ha denunciato sulla vicenda mense, per esempio, e che la portarono alla condanna di primo grado nella vicenda che poi l’ha vista assolta. Le pressioni politiche che hanno portato Walter Dell’Accio – ad esempio – a essere imputato perché “le proroghe favorivano i soci elettori di Placidi“.

Per questo – sembra una banalità, ma non lo è – la politica deve pensare a programmare, la dirigenza a eseguire, nel rispetto delle regole. In passato – e anche di recente – non è stato così. Perché al politico serve il favore, fosse anche per una pratica X, e il dirigente da quel momento può fare ciò che vuole o quasi.

Se vogliamo costruire una città diversa, dovremo ripartire da qui: ruoli certi e definiti, con un piccolo esempio. Se la politica decide che tutte le strade devono essere verdi, i dirigenti devono fare in modo che siano verdi, applicando le norme e garantendo criteri di imparzialità ed economicità. Senza mettersi a dire “ma guarda questi, sono meglio gialle….” e a cominciare a porre ostacoli. Se poi un consigliere comunale o un assessore o il sindaco per farsi belli vanno dal dirigente a chiedere che la strada del loro quartiere, dove li votano in tanti, deve essere blu, hanno il dovere di rispondere “non si fa“, perché altrimenti saranno venuti meno al loro ruolo ma soprattutto potranno “ricattare” domani il politico, magari facendo tendere al giallo le strade che dovevano essere verdi. L’ho fatta terra terra, ma la realtà – ad Anzio e non solo – è stata questa.

Bentornata, dunque, dottoressa Santaniello. Speriamo la facciano lavorare in pace e soprattutto: occhio agli ipocriti.

Santaniello assolta, il “sistema” e nessuno pagherà

angela

L’assoluzione di Angela Santaniello avvenuta oggi in appello è la conferma che in questo Paese si è ancora innocenti fino a prova del contrario. Sulla vicenda mi sono espresso a più riprese, anche nell’immediatezza della condanna di primo grado, e non cambio idea.

Dalle riflessioni di allora, però, ne derivano necessariamente altre. La magistratura va rispettata, ci mancherebbe altro, le sentenze ancora di più, ma in quella vicenda più di qualcosa – lo dico sommessamente – non è quadrato. Se la Cassazione – che già in sede preliminare aveva fatto notare che la corruzione non c’era per Santaniello – confermerà la sentenza odierna chi pagherà? La dirigente del Comune di Anzio ha fatto 7 mesi di ingiusta detenzione, è stata condannata e sospesa in meno di 24 ore, ha dovuto appellarsi a più tribunali per vedere riconosciute le sue ragioni e non riesce ancora a vedere un euro, il minimo che possa fare oggi il Comune è emettere un provvedimento domani mattina. La segretaria generale faccia come il suo predecessore, a tempo di record decida che la dottoressa va riammessa in servizio come lui la sospese.

Ma questo, paradossalmente, è il meno. Perché 7 mesi di vita nessuno te li restituisce, l’onta dell’arresto, di tutto quello che ne è conseguito e – peggio – l’onta di far finire negli atti di indagine ciò che non era assolutamente attinente, nessuno li pagherà. L’avvocato Michele Monaco, che ha seguito la vicenda, sicuramente chiederà il risarcimento per ingiusta detenzione, ma alla fine sarà a carico dei cittadini, non del Tribunale, della Procura e tanto meno della Guardia di Finanza che indagò con sistemi che si usano forse per il traffico internazionale di droga più che per presunta corruzione e abuso d’ufficio. Che restano reati, sia chiaro, ma in questo caso la montagna ha partorito il topolino. E se questa indagine serviva alla Procura di Velletri per dire che si è occupata di Anzio, beh non ci siamo.

Il “sistema” che emerge da quelle carte c’era e c’è, l’assessore Colarieti – pena ridotta da due a un anno e  6 mesi – abusava del suo ruolo a favore della “sua” cooperativa, affidata ad Augusto De Berardinis (assistito dall’avvocato Christian Milita, pena dimezzata, da 2 a 1 anno) che aveva necessità di lavorare e si piegava alle volontà del potente di turno. Quel “sistema” è purtroppo la norma, ad Anzio, lo dimostrano altre inchieste, non lo vedono solo i ciechi, ma nessuno è stato arrestato preventivamente scontando prima del processo la potenziale condanna. Sono tutti al loro posto, allora occorre (occorreva) essere garantisti in ogni occasione. Al limite sospendere dagli incarichi, trovare un’alternativa, ma privare della libertà per una proroga di fronte a quello che vediamo quotidianamente era ed è abnorme.

C’è l’aspetto – non penale ma forse ancora più grave – della politica che entra a gamba tesa negli appalti, fa assumere chi dice lei, si presta a mediazioni all’attenzione della magistratura. Della politica diventata altro, rispetto alla città da immaginare e governare.

Però, ripeto, nella patria di Cesare Beccaria era necessario arrestare, mettere carte che non c’entravano e che alla prima udienza è stato chiesto di “espungere” dalla difesa, andare oltre il dovuto? Serviva? E perché? Tornano in mente le battaglie sulla “giustizia giusta” di Marco Pannella e dei Radicali, avanti sull’argomento 30 e più anni fa.

No, non era necessario e dispiace sia stato fatto. Ma nessuno pagherà. Anzi sì, i cittadini.

ps, agli stessi che in Comune andarono in “processione” dalla Santaniello il giorno dopo la condanna di primo grado e poi si sono celati dietro a “vorrei ma non posso“, un consiglio: state a casa

Per Santaniello “Fine pena mai…”

angela

Facessero una cosa al Comune di Anzio, va. E’ un paradosso, attenzione, ma licenziassero pure Angela Santaniello. La dirigente, ancora formalmente in organico anche se sospesa meno di 24 ore dopo una condanna che nel frattempo ha ampiamente scontato, è un ingombro. Se licenziata, si libererebbe un’altra casella nella dotazione che si sta nuovamente cambiando, stavolta per eliminare chi è ritenuto “scomodo” in altro modo. C’è da immaginare che Giorgio Zucchini dopo l’esperienza di direttore generale voglia brevettare una sorta di gioco da tavolo, insieme alla neo segretaria Marina Inches, una specie di Monopoli dell’organizzazione dei Comuni. Si cambia a seconda delle carte che escono, si passa in pochi mesi dalla “rivoluzionesenza dirigenti dando spazio a coloro che saranno “la dirigenza del futuro” alla delibera con allegati diversi tra loro, poi scoppia la grana Pusceddu e si cambia ancora, con l’intenzione anche di tenere a bada chi non è tanto allineato alle esigenze della politica.

Ma sì, licenziato Bartolomeo Schioppa con una procedura a dir poco singolare – sapevano tutti dei suoi precedenti, di certo il sindaco che era presente all’intervista del sottoscritto – e poi va bene che non eravamo ancora 3.0 ma su google ci si poteva andare tranquillamente…. Ebbene Schioppa è stato tenuto sostanzialmente a scaldare una sedia da quando la condanna di Ravenna è diventata definitiva, ma ora per evitare di pagare eventuali differenze – così si dice in Comune – arriva il licenziamento post-pensione. Eh sì, perché l’atto è del 28 ottobre ma all’ex dirigente è stato notificato una settimana dopo. Vedremo se il Comune pagherà o meno, di sicuro non ha ancora corrisposto il dovuto (ci sono sentenze che si eseguono a tempo di record e altre per le quali si aspetta) alla Santaniello. Che ha un altro procedimento, resta sospesa, ma prima o poi presenterà il conto. E se dovremo pagare, di chi sarà la responsabilità? Intanto per lei sembra vigere il principio degli ergastolani: “Fine pena mai”. Non è bastato far scontare 7 mesi di domiciliari, espiando di fatto una condanna prima che venisse emessa, ormai è il capro espiatorio.

Gli stessi che sollevano il caso di Luca Gramazio ancora in carcere – e lo fanno a ragione, al di là delle contestazioni mosse all’ex consigliere regionale – da noi non trovano una parola da spendere per questo.

Allora, se dovessimo pagare di chi sarà la responsabilità? Dello stesso che deve al Comune circa 46.000 euro come stabilito da un’ispezione del Ministero dell’Economia e finanze ma intanto incassa senza colpo ferire i quasi 12.000 di indennità di risultato?

Sollecitata in consiglio comunale da Candido De Angelis e poi da un formale accesso del capogruppo del Pd, anche dal meetup “Grilli di Anzio” durante un incontro, sulla vicenda Mef la segretaria sembra fare orecchie da mercante. Pare ignorasse (sai com’è, nel passaggio di consegne di queste bazzecole mica si parla e poi come dice Bruschini? “Nzognende”) l’esistenza della contestazione. E non sappiamo nemmeno che fine hanno fatto le altre 26…

Per un pensionato da licenziare, come ricorda Paride Tulli, ce n’è uno da riassumere. La storia di Franco Pusceddu sta rasentando il grottesco, non è bastato neanche il viaggio a Roma di sindaco e segretaria, arrivati fino all’Inps per chiarire la situazione. Pusceddu ha fatto ricorso, altre spese da pagare, la “macchina” è in fibrillazione e non sappiamo ancora se deve tornare o meno. Il rischio è che debba tornare dall’1 settembre e quindi lo pagheremo da allora. Complimenti, un ente che funziona alla perfezione… Una città di quasi 60.000 abitanti non può permettersi questo, altro che Monopoli da brevettare….

Ah, una raccomandazione. Al sindaco, agli assessori e alla segretaria: per la prossima pianta organica, per favore, vedete prima cosa votate e allegate alla delibera. Nell’ultima sul personale ci sono due cose diverse e in contrasto tra loro.

Infine una vicenda che, ne devo prendere atto, sembra appassionare solo chi scrive. In questo viavai di sospensioni, licenziamenti, incarichi che si sovrappongono in barba all’anticorruzione, legge che al solito per gli amici si “interpreta” e agli altri si applica, c’è la “chicca” del dirigente dell’area finanziaria.

Confermato, sottoscritto, ribadito: Patrizio Belli è bravo e capace, ma sul bando non era prevista la laurea con la quale ha partecipato. Nessuno se n’è accorto o si è  finto di non accorgersene. Sarebbe – se una Procura o la polizia giudiziaria volesse occuparsene dopo l’uscita della notizia – un potenziale falso. Ovunque, non ad Anzio, dove le regole sono un optional e questa vicenda è emblematica. Forse anche un consiglio comunale meno distratto chiederebbe lumi, ma lì dopo un anno non si sa ancora chi è moroso (quindi incompatibile) e chi non, vuoi che si occupino di questo? Ma via….

Mense, primo intoppo. Ci fosse stata la Santaniello….

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Un’amministrazione 3.0 sarà certamente attenta ai social network, dai quali apprendiamo che ieri – all’esordio del nuovo servizio mensa – ci sono stati ritardi considerevoli nella consegna dei pasti. Lasciamo stare il 3.0 spesso “de noantri”, sicuramente dal Comune – a partire dall’assessore Laura Nolfi e fino ad arrivare a chi si occupa della materia negli uffici – qualcuno avrà verificato com’è andato il servizio.

Avrà saputo, quindi, del ritardo, di insalata al posto delle patate scritte sul menu pubblicato sul sito del Comune, di pietanze portate già con il parmigiano quando i condimenti dovrebbero essere a parte.

Diamo alla All Food – che nel contestato bando precedente era arrivata tra le ultime – il beneficio dell’esordio? Ma sì….

D’altra parte quel bando era stato aggiudicato, secondo l’Anac, da una commissione formata in modo illegittimo, e quindi risolto quel problema ora se i pasti arrivano tardi che vai a vedere?

Come funzioneranno i pagamenti, poi, tra un data entry e l’altro – con ennesimo affidamento alla Maggioli – tra buste da spedire ed esperti vari, è ancora tutto da capire. Approfondiremo in seguito.

Oggi preme solo una domanda: fosse stata ancora dirigente la Santaniello, nel frattempo sospesa per le vicende relative alla condanna in primo grado, cosa sarebbe successo non tanto per i pagamenti, ma per il ritardo?  Un caos che è facile immaginare.

Dove sono, invece, gli zelanti consiglieri che scoprono le mense a seconda, evidentemente, di convenienze politiche? I comunicatori seriali che fidano in chi “copia e incolla“? Tutti assenti. Ah, per favore: non diteci che mentre qui comunque si mangia, a Nettuno e in altri centri i bambini restano senza pasto. Francamente vorremmo sapere come funzionano le cose a Carpi o in altri Comuni dove le cose si fanno per bene.

Speriamo solo che dalle denunce del passato – il consigliere Maranesi sulla commissione, la Santaniello sulle pressioni che dice di aver subito – si faccia intanto chiarezza

Mense, la Nolfi avrà una soluzione. Altrimenti vada via

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

L’assessore alla pubblica istruzione Laura Nolfi avrà certamente la soluzione per l’annosa vicenda delle mense. Altrimenti se ne sarebbe già andata. Anzi, se non ha una soluzione farebbe bene a lasciare. Chi lo dice è un genitore che richiama le figlie se dicono che la mensa “fa schifo” e che ha sempre pensato di dover pagare, prima di contestare, oltre a ricordare che siamo in una mensa e non a casa propria e magari adattarsi può anche starci. Così come non dice che le cose vanno male a prescindere, per partito preso, provando a basarsi sulle carte e sui fatti. Per questo,  davvero, o la Nolfi sa come uscirne o è bene ne esca lei. Proviamo a ricapitolare.

Il sopralluogo di Velia Fontana dei giorni scorsi e di una commissione mense “spuntata“, figlia di un regolamento vetusto, confermano quante cose non vanno nel servizio. Quando vicende del genere le sosteneva Paride Tulli “strumentalizzava“, ora che Marco Maranesi chiede chiarimenti e scopre un mondo “strumentalizza“, qui i rilievi – serissimi – li muove una consigliera di maggioranza, per giunta insegnante, e non ci sono risposte se non quelle di maniera dell’assessore, riportate nell’articolo che si può “linkare” sopra. Non ci fosse stato il sopralluogo, quel pollo “non idoneo” sarebbe stato servito? Questo vogliono sapere i genitori.

Giova ricordare che all’azienda vincitrice sono stati affidati 70 punti per l’offerta tecnica presentata e che già la documentazione fornita al consigliere Davide Gatti, dopo più di qualche resistenza, dimostrava che la commissione era stata diciamo di “manica larga” o che l’azienda non rispettava quanto scritto in quell’offerta.

E qui veniamo a un’altra vicenda. La costituzione di quella commissione è stata giudicata “illegittima” dall’Autorità nazionale anti corruzione, interpellata dal segretario generale su mandato del sindaco Luciano Bruschini. Sono ormai trascorsi i trenta giorni indicati in quel parere e ancora non si sa se il Comune procederà o meno alla revoca. Anzi, pare che nel suo periodo di “interim” – senza titoli per ricoprire quel ruolo – dell’area pubblica istruzione l’ingegnere Walter Dell’Accio abbia sostenuto che non essendoci stati ricorsi sulla composizione della commissione si va avanti così. E’ così o non assessore? Se sì sarà pure il caso di firmare un contratto con la cooperativa Solidarietà e lavoro e di pagarla, perché è vero – lo abbiamo appreso in Tribunale dalle parole del funzionario Aurelio Droghini al processo a carico dell’ex assessore Colarieti – che qui “i contratti si firmano dopo“, ma ci chiediamo: cosa è possibile contestare, in queste condizioni, a una ditta che fornisce un servizio scadente?

Non dimentichiamo che al momento non ci sono né il contratto, tanto meno chi deve vigilare sull’esecuzione e il responsabile unico del procedimento che doveva fare le contestazioni. Le mense stanno funzionando in una sostanziale anarchia e la ditta – bontà sua – ancora non prende un euro. Ciò non significa che può fare come vuole, però.

Per questo l’auspicio è che la Nolfi  abbia una soluzione. E che magari dia risposte a quanto sostenne la nutrizionista Raimonda Dessì sull’avvio del servizio o a quanto scritto adesso, nero su bianco, dalla funzionaria incaricata di mandare avanti il sistema e che ha sostenuto – di fatto – di non aver trovato i dati. Ma come? Spendiamo quasi 100.000 euro in tre anni per informatizzare il tutto, siccome con Tecnorg funziona lo affidiamo a Maggioli, i genitori non si collegano più e pazienza, affidiamo a Mercurio service l’ulteriore “data entry” e i dati non ci sono? O volete dirci che serviva un “passaggio di consegne” per dimostrare come si accende un computer e funziona un data base? Nel Comune 3.0?

Il risultato, a oggi, è che non sono stati emessi bollettini e l’anno scolastico volge al termine, con un rischio di danno erariale dietro l’angolo. Ci sono cose gestionali, non c’è dubbio, ma la politica che intende portare avanti l’assessore in questo delicato settore qual è? Sicuramente  sbaglieremo, ma l’impressione è che chiunque si occupi della vicenda mense tenda più a stare dalla parte delle aziende vincitrici che dei cittadini e soprattutto degli alunni che (non) mangiano.

ps. Una cosa per la quale la Nolfi è estranea: che fine hanno fatto le denunce di Angela Santaniello che dice di aver subito “pressioni” durante lo svolgimento della gara e quella di Marco Maranesi che sostiene di temere per la sua incolumità?

Il caos delle gare, quello della politica. Suvvia, presidente…

Il segretario e Borrelli prima dell'appello contestato

Borrelli (a destra) e il segretario

Non c’è pace per le gare. Il dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio, decide di non guardare in faccia nessuno e assegna la gara per la gestione dei rifiuti alla seconda arrivata. Se l’Ecocar e i suoi affini non hanno la certificazione antimafia in regola e risultano, secondo la nota della Prefettura indicata in determina, “tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata” , il servizio passa alla seconda arrivata: la Camassa ambiente.

Si racconta che in Comune sia successo un putiferio, certo è che Dell’Accio oltre non sarebbe potuto andare. Il servizio è in proroga da due anni e spendiamo una fortuna, la gara è stata bandita a gennaio del 2014, le offerte sono arrivate a maggio, la commissione costituita a giugno, l’assegnazione era del 4 dicembre, francamente arrivare al quarto mese di incertezza dopo l’aggiudicazione non era possibile. Della vicenda dell’interdittiva antimafia si sapeva da luglio, a buste praticamente appena aperte. Da allora, fra ricorsi dell’azienda e rinvii del Tar, voci che non trovano conferme ufficiali, la gara ha in qualche modo “rallentato”. Non sappiamo se dal Comune abbiano chiesto o meno informazioni sul da farsi, di certo il 4 dicembre la seconda arrivata ha fatto scrivere a verbale che chiedeva l’esclusione dell’Ecocar-Gesam “perché la mandataria è stata attinta da provvedimento interdittivo antimafia” e ciò “inibisce a contrarre con la pubblica amministrazione”. Di contro la potenziale aggiudicataria ha fatto mettere a verbale che per ogni appalto “sia necessario, singolo e distinto sub procedimento di informazione”. Il ricorso al Tar era ancora pendente, per chiedere di revocare l’interdittiva. L’8 gennaio una nuova riunione della commissione per chiedere chiarimenti all’Ecocar-Gesam “poiché l’offerta economica ha raggiunto un punteggio superiore ai 4/5 del massimo previsto”, circostanza che l’azienda era chiamata a spiegare. Cosa che ha fatto e che la commissione ha valutato – sempre in pendenza di ricorso – il 13 gennaio, ritenendo “non necessaria la convocazione dell’impresa in contraddittorio, ritenendo gli elementi forniti esaustivi”. L’interdittiva, però, restava… e non si poteva andare avanti troppo a lungo. Anche perché la nota arrivata dalla Prefettura e un parere legale – entrambi citati nella determina di revoca – davano poco spazio al dirigente. Che alla fine ha proceduto. E ha fatto bene, la corda non si poteva tirare oltre.

MENSE

Sempre lui, che è stato nominato a “interim” per l’intera area amministrativa anche se non potrebbe ricoprire quel ruolo, si trova al centro di un’altra vicenda. Quella delle mense. Il famigerato parere dell’Anac parla di “procedimento illegittimo” rispetto alla costituzione della commissione e su questo si è scatenato il mondo. Che fare? E’ vincolante o, come dice una parte della struttura, è praticamente carta straccia? Intanto Dell’Accio pare non possa revocare un bel niente, pur volendo, perché non avrebbe accettato formalmente l’interim e perché se fosse illegittimo in quel ruolo sarebbe, di conseguenza, irregolare anche la revoca. Bel caos, vero? Ma i politici che l’hanno creato sembrano sguazzarci. Senza preoccuparsi, magari, che ai bollettini delle mense nessuno pensa, tra un sistema inaccessibile e personale che non c’è più.

Sostanzialmente l’ingegnere non se la sente affatto – e ha ragione – di essere la nuova vittima sacrificale sull’altare degli interessi della politica dopo Angela Santaniello. Per le “cooperative di Italo” ha pagato fin troppo e sta ancora pagando.

Non si può sempre dire, però,  che la Corte dei conti ce l’ha con noi, l’Anac non capisce, i rilievi del Ministero sono stupidaggini…

Soprattutto si decida prima se Dell’Accio può stare o meno in quel posto, altrimenti si nomini a interim chi ha i titoli. Non ci vuole andare? Prego, si accomodi, quella è la porta… No, gli equilibri sono altri e quelli precari tra politica e dirigenza guai a toccarli. E comunque a mali estremi, estremi rimedi: revocasse l’atto il segretario, se proprio si deve, Pompeo Savarino trovi un modo insomma se quel parere è così pesante come sembra alla lettura di un profano.

La vicenda, poi, ha del paradossale per quanto riguarda proprio la politica. Quando la dirigente non forniva gli atti, risulta che il sindaco abbia detto al segretario di rivolgersi all’Anac. Autorità che a lui ha risposto ma alla Santaniello no, così va l’Italia, ma ora che il parere c’è è bene almeno discuterne. Invece sembra un tabù. Perché? Non solo, il consiglio comunale – è vero riferendosi alla relazione della nutrizionista – ha dato mandato al sindaco e all’amministrazione “affinché si incarichi il Segretario Generale per accertare se esitano o meno gravi inadempienze (…) e a riferire al Consiglio Comunale”. Il presidente a vita Sergio Borrelli ha rispedito, invece, il parere al segretario: non è materia di Consiglio. Ha ragione, formalmente gli eletti non devono confermare o revocare nulla. Ma sapere quello che è successo sì. Suvvia, presidente…

Un Comune da sciogliere, prima che sia troppo tardi

consiglioanzio

Fa bene il sindaco facente funzioni, Giorgio Zucchini, a rassicurare le famiglie sulla prosecuzione del servizio mense. E nel contesto generale che si è creato, sembra francamente che interessi a pochi ciò che mangiano i nostri figli. Zucchini è politico di lungo corso e si è preoccupato dell’unica cosa da fare in questo momento, ma è chiaro che l’amministrazione non può cavarsela così.

Il punto, infatti, non è questo. Oggi Marco Maranesi ha messo nero su bianco e riferito pubblicamente – intervenendo sul parere dell’Autorità nazionale anti corruzione rispetto alla gara delle mense – che ha subito pressioni e teme per la sua incolumità. Dichiarazioni gravissime, mai sentite in questo Comune. Ha detto di non aver sporto denuncia, come invece ha fatto nei confronti di Angela Santaniello e Franco Pusceddu, ma la sua dichiarazione pubblica è equivalente.

Prima di lui, sulla stessa gara e in tempi non sospetti, la dirigente oggi sospesa Angela Santaniello aveva scritto a carabinieri, prefetto e sindaco denunciando a sua volta un “contesto” tutt’altro che sereno. Da ultimo, nella denuncia richiamata oggi da Maranesi che si è detto orgoglioso di averla ricevuta,  riferisce di “continue sollecitazioni pervenute sia dal segretario generale dell’ente che da alcuni esponenti della classe politica“. Dice di più, nella richiesta di convocazione della commissione trasparenza – che Mingiacchi non tenne – chiesta da Maranesi e da alcuni capigruppo c’erano “terminologie, riferimenti e informazioni coperti dal segreto d’ufficio e simili a quelle presenti nella documentazione resa dalla ditta Serenissima all’Ente in riscontro all’esclusione per anomalia e nella richiesta di accesso agli atti“. Chi ha ragione lo stabilirà a questo punto un Tribunale ma sono denunce gravi e – perdoneranno gli avvocati – si equivalgono.

Non solo, la responsabile unica del procedimento, oggi rimossa, Annamaria Scagnetti, denuncia a sua volta una situazione inimmaginabile nel settore mense e parla di dati non disponibili e password negate.

Basta, fermiamoci qua. Chiediamoci in che clima vive questo Comune. Al pensionando prefetto Pecoraro si chiede un gesto prima che sia troppo tardi. Perché Maranesi teme per la sua incolumità, Santaniello è “sollecitata“, ad Alessandroni sparano a casa, a Placidi avevano già sparato e domani si prepara a una conferenza sull’appalto rifiuti revocato, la Scagnetti segnala anomalie da Procura, di altri episodi legati all’amministrazione è piena la cronaca di questi mesi. Basta.

Poi la commissione che ha aggiudicato la gara sulle mense è illegittima come dice l’Anac, la Santaniello alla stessa Anac si era rivolta senza avere risposta, così come per tutto il periodo di assegnazione ha puntualmente informato carabinieri e prefetto. Difficile stabilire chi ha ragione, certo è che il neo dirigente – senza titoli, lo ricordiamo a sua tutela – Walter Dell’Accio dovrà assumersi una grande responsabilità. E in questo clima non è facile, perché in Comune c’è già la fazione di chi dice che il parere dell’Anac è praticamente carta straccia e chi dice che va seguito.

Mense e denunce, qualcuno non la racconta giusta

determinagaramense

Ormai è chiaro. Al di là di quello che mangiano i nostri figli, in attesa di un regolamento sulla commissione mense degno di tale nome e aspettando che la “rivoluzione” voluta dal segretario generale per il settore sortisca i suoi effetti, la vicenda mense si discuterà nelle aule di un Tribunale.

La dirigente sospesa dal servizio dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio, Angela Santaniello, ha dichiarato al Granchio che denuncia la nutrizionista Raimonda Dessì. Da un rapporto che negli ambienti si definisce solido e cordiale, alla querela. Motivo? La nutrizionista ha messo nero su bianco che la Santaniello le avrebbe impedito di svolgere i controlli nel mese di ottobre, appena avviato il servizio con la nuova azienda. Quel rapporto è finito, come ha detto in consiglio comunale il segretario del Comune, già in Procura. La dirigente replica: Dessì non doveva avere alcuna autorizzazione, poteva andare dove e quando voleva, senza riferire nulla preventivamente. E’ chiaro che siamo di fronte a una delle due parti che non dice il vero e a questo punto sarà un giudice, con tutta probabilità, a stabilire chi ha ragione.

Qui si torna a chiedere, umilmente, di conoscere i rapporti che la Dessì ha fatto nei confronti della ditta precedente, la Serenissima, mentre la dirigente era in servizio. Si farebbe più chiarezza anche alla luce di quanto sta avvenendo.

E comunque, pure si risolvessero le questioni tra Santaniello e Dessì, inevitabilmente si finirebbe in un’aula di giustizia. Alla Procura si è rivolto, infatti, il consigliere Marco Maranesi che aveva chiesto – senza ottenerli – “lumi” sulla composizione della commissione giudicatrice che riteneva illegittima. L’Autorità nazionale anti corruzione è intervenuta sullo stesso argomento, dopo la segnalazione del segretario che non riceveva ancora i documenti, e ha mandato la Finanza in Comune. Nel frattempo c’è stata  la storia delle chiavi “scomparse” e dei documenti “segreti” per i consiglieri comunali che li chiedevano, relativi all’aggiudicazione, e prima ancora era stata la stessa Santaniello – in corso di gara – a segnalare alcuni eventi a Carabinieri e Prefettura.

Questo è il clima, purtroppo. Peccato che di ciò che mangiano i bambini sembra interessare a pochi.

Il sindaco che ci ripensa, il segretario, il gioco delle parti. La città può attendere

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

La disputa interna al Comune di Anzio, dove ormai da anni andiamo sostenendo che esiste una “guerra” tra politica e dirigenti, tra dirigenti stessi, tra questi e il segretario, si è ulteriormente palesata in questi giorni dopo la sospensione decretata da Pompeo Savarino – segretario generale e responsabile dell’anticorruzione – della dirigente Angela Santaniello condannata in primo grado per abuso d’ufficio.

Un gioco delle parti che ha avuto risvolti politici perché le scelte del segretario, a quanto sembra, non sono state gradite. La sospensione in primo luogo, l’indicazione della funzionaria per la pubblica istruzione subito dopo.

Ma cosa ha fatto il segretario? Quello che al momento dell’arresto della Santaniello, a novembre 2012, fece il direttore generale Franco Pusceddu: ha indicato due funzionari “spacchettando” le deleghe che aveva la dirigente e facendo firmare a loro gli atti finali ovvero le determine. Tornata la Santaniello, tutto è ripreso come prima. Adesso che lo fa il segretario non va bene? O non va bene solo chi è stata nominata all’istruzione? E perché? Ce lo dicano l’assessore Nolfi e il primo cittadino Bruschini. Ai cittadini, ma anche ai quattro forzisti che a questo sistema di restaurazione non ci stanno e sono pronti ad aprire la crisi.

Sì, perché allora il sindaco accettò le scelte di Pusceddu, questa volta ha deciso di fare diversamente e ha nominato – o si appresta a nominare – proprio l’ex direttore generale dando a lui una delega a interim al posto della Santaniello. Avrebbe spiegato ai consiglieri di maggioranza che chiedevano lumi la necessità di sostituire un dirigente con un altro. A novembre 2012 andò diversamente, ma tant’è.

Nel gioco delle parti – alla faccia dei servizi per i cittadini e del funzionamento del Comune, la città può attendere – oggi il “nemico” è il segretario generale. Che avrà pure i suoi difetti, sarà stato protagonista anche a Civitavecchia di qualche disputa (ma si sapeva, come era noto chi fosse Bartolomeo Schioppa), ma è pur sempre chi è chiamato a far rispettare le regole.

Bruschini deve aver cambiato idea su di lui, insieme a buona parte della maggioranza, del resto il sindaco qualche mese fa voleva chiamare i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano abbastanza, ma non risulta che l’Arma sia mai arrivata in Comune per questo.

In particolare deve averla cambiata su Savarino. Già perché poco più di un anno fa, in occasione del ballottaggio, anziché essere in Comune nel suo ufficio a sovrintendere le operazioni elettorali, il segretario era nel quartier generale del sindaco al ristorante “Boccuccia” dove si festeggiava la vittoria appena ottenuta. E di recente il segretario ha “tollerato” i 10′ di ritardo sull’avvio del consiglio comunale, prima ancora ha “tollerato” che si aspettasse ad adeguare il sito del Comune al decreto legislativo 33/2013, in passato ha affermato di non aver mai ricevuto il parere del Ministero dell’Interno che pure aveva chiesto lui sulla posizione di incompatibilità di Patrizio Placidi, tirato fuori un anno dopo dal “Granchio” e sparito in Comune.

Ora che Savarino ha deciso di svolgere fino in fondo il suo ruolo, compreso quello di responsabile dell’anti-corruzione e adesso che ha indicato una funzionaria “sgradita” alla pubblica istruzione, nel gioco delle parti tutti ce l’hanno con lui. Che starà pure giocando la sua di parte, ma ha un ruolo che impone il rispetto della legalità. Se Savarino andava bene prima, deve andare bene anche adesso… Qualcuno evidentemente non la pensa così