Droga (?!), indagini e le responsabilità della politica

agostinodroga

Oh, ma chi è?” oppure “Ma dai, sarà una stupidaggine figurati…” Ho scambiato messaggi e risposto a decine di telefonate dopo che sulla sua pagina facebook Agostino Gaeta ha scritto di un consigliere comunale di maggioranza di Anzio indagato per traffico internazionale di droga. Molti colleghi locali cercano lo spunto per smentire – è comprensibile – perché se è vero sarebbe un “buco” di dimensioni colossali.

Una cosa mi lascia perplesso e l’ho ripetuta a tutti: per traffico internazionale di droga ti arrestano, non ti avvisano. Circola un nome con insistenza negli ambienti della politica di casa nostra, ma io non lo farò. Mi limiterò a dire che tanto fa bene il sindaco ad andare dal Prefetto dopo la vicenda di Lina Giannino e delle ruote squarciate, quanto al suo rientro dalle cerimonie a Bad Pyrmont deve convocare la maggioranza. Per capire se Agostino ha scritto una castroneria o se davvero c’è questa accusa che pesa sì sul singolo consigliere, ma coinvolge il nome di una città già martoriata da altre inchieste.

Perché se Gaeta ha scritto una stupidaggine – assumendosi una grave responsabilità – allora deve partire una querela. Subito. Alla stessa veemente maniera con la quale il sindaco l’ha annunciata proprio alla Giannino – che chiedeva lumi sui “tempi” del ricorso al Tar della proprietà Puccini – al suo rientro deve andare e denunciare se non è vero.

Ma prima, forse, dovrebbe convocare la maggioranza e capire se qualcuno ha ricevuto quell’avviso di garanzia o – più probabilmente – una notifica di conclusione delle indagini. Perché se è vero diventa uno “scoop” e prima di andare dal Prefetto è il caso di fare un bell’esame all’interno di una maggioranza che – l’ho sostenuto e lo ripeto – al di là di responsabilità penali che sono personali, affonda le radici in vicende giudiziarie come Malasuerte, Evergreen, Touchdown, nelle proroghe record. Le affonda negli atteggiamenti da spacconi, nei toni muscolari, nelle aggressioni in Comune per essere pagati, in quello che leggiamo negli atti giudiziari delle operazioni citate, in ciò che abbiamo visto ai seggi durante lo spoglio, nelle persone che rappresentavano certe liste. E non basterà dire, se è vero, che “sono cose vecchie” o “tanto c’avemo i voti d’aaa ggente”. Scontato e inutile.

Prima di andare dal Prefetto, c’è bisogno di chiedersi quali sono le responsabilità di una politica locale che bene o male era riuscita a tenere distanti i poco di buono e che – in particolare dalla campagna elettorale del 2013 – ha fatto mettere loro il vestito bello. Inutile continuare a negare o a fare spallucce. Perché sono emersi i rapporti che certi personaggi vicini, vicinissimi o facenti parte della politica hanno avuto. Non ha condizionato un’amministrazione tutto questo? Sono il primo a esserne felice, ma prima di andare dal Prefetto c’è ben altro da fare e sono certo che il sindaco non si girerà dall’altra parte.

Ps, a proposito dei “toni” è bene rileggere quanto sostenevo tempo fa…

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I proiettili alla Inches, la “sfida” della commissione d’accesso

prefettura

La Prefettura di Roma

Il nostro sindaco è fatto così. Arrivano chiare minacce all’ex segretaria comunale, con la quale ha condiviso l’avvio del suo percorso nel terzo mandato alla guida della città e il periodo nel quale – con Bruschini sindaco – è stato in maggioranza? Torna a fare ciò che fece nel 2005, lanciare una “sfida“. I media riportano che auspica l’invio della commissione d’accesso: “Magari la mandassero”.

A parte averci ripensato, rispetto a quanto dichiarava   sulla precedente amministrazione – ci spiegano che è la “politica” – e alla presa di posizione sua e di quella che sarebbe diventata la sua giunta (Fontana, Ranucci e Ruggiero) a ottobre 2016 riguardo all’arrivo della Commissione, c’è un elemento da rimarcare.

Lo faccio da “avversario scorretto” (è l’ultimo epiteto nei miei confronti, pazienza) e da chi si ostina a raccontare in maniera diversa questo territorio. Lo faccio ricordando al primo cittadino che rispetto alla sfida che lanciò al magistrato De Ficchy nel 2005 e al suo intervento da senatore, nel 2011, quando il Prefetto mise nero su bianco che non serviva una commissione d’accesso, il mondo in questa città è cambiato. E lui ci si è alleato.

Non saremo condizionati ed è noto come la penso sulla commissione d’accesso, ma nel 2005 e ancora nel 2011 c’erano da una parte i rappresentanti eletti – alcuni dei quali chiacchierati – e dall’altra la delinquenza comune. Il confine era abbastanza netto.

Dal 2013 a parte di questa è stato fatto indossare il vestito bello, è stata fatta avvicinare se non entrare dalla porta principale a Villa Sarsina e a sua volta ha avvicinato personaggi poco raccomandabili, in odore di criminalità organizzata. Il sindaco conosce – sono pubblici – gli atti di Malasuerte, Evergreen, Touchdown, la vicenda delle 27 proroghe. Sa meglio di chi scrive quali sono i toni che si usano negli ambienti. Qualche giorno fa l’ho riassunto qui.

Su una cosa ha ragione: siamo stanchi e vorremmo sapere. Chi e perché ha sparato a casa di Placidi (ma dalle carte delle indagini forse si comprende) chi e perché ad Alessandroni, chi e perché ha bruciato le auto di Zucchini o danneggiato quelle del compagno dell’assessore Nolfi, chi ha spedito i proiettili alla Inches. Vorremmo sapere anche che fine hanno fatto le denunce dei dirigenti e dei segretari. Tutte vicende di anni recenti, segno di una situazione precipitata e – dati gli scarsi risultati – sfuggita evidentemente a chi deve investigare o nota solo in parte.

Non siamo più nel 2005 o 2011, dunque, e a proposito della “sfida” della commissione d’accesso un altro piccolo ricordo: perché sciolsero Nettuno – a mio parere facendo un torto dato quello che poi è stato “abbonato” a Fondi  – e cosa rischiamo.

Prefetto e Ministro, servono certezze: dobbiamo sapere

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Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto da wikipedia.it)

Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla compagna, lo diceva senza mezzi termini.  Cosa c’entra con Anzio? Provo a sintetizzarlo.

Si susseguono voci disparate sull’arrivo o meno di una commissione d’accesso al Comune, annunciato sabato in un convegno (dopo un articolo di qualche giorno prima) da Federica Angeli. Strumento di prevenzione che – qualora fosse inviato – arriverebbe fuori tempo massimo, anche se il punto non è questo ma come ci si sta facendo gioco di una città intera.

Dopo le prime richieste – ministro all’epoca Alfano, area vicina a esponenti di maggioranza di Anzio – la politica si è mossa per “frenare“. Funziona così, lo scandalo del mancato scioglimento del Comune di Fondi è ancora lì a dimostrarlo. Oggi la politica – il ministro è Minniti, del Pd – dalla parte della maggioranza di Bruschini cerca “sponde“, da quella del Pd “studia” il da farsi, da quella che compone Leu e dai 5Stelle sembra cavalcare l’onda.

Tutti sanno, tutti hanno certezze, tutti si “muovono” ma ai cittadini nessuno dà le risposte dovute. Chiariamo: qui ci sono sentenze a dimostrare la presenza di una ‘ndrina locale. Ci sono beni sequestrati dai Carabinieri qualche giorno fa, nell’ambito di una indagine di Milano denominata “Area 51” «che aveva consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato ad Arluno (Milano) e collegato alla cosca “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (Catanzaro) con ramificazioni sia in Lombardia che nei comuni di  Anzio e Nettuno (Roma)» come recita un comunicato dell’Arma.

Poi ci sono beni sequestrati appartenuti alla camorra, alla banda della Magliana e a un clan di mafia. Negare quelle che non sono infiltrazioni, ma presenza, è da sciocchi. Altro è capire se queste presenze hanno – o meno – inquinato il Comune. Bruschini dice di no, altri la pensano diversamente, così abbiamo due versioni.

Quella del sindaco e del suo entourage  secondo la quale è tutta una bufala, la Angeli ha citato un atto della Bindi, secondo “indiscrezioni” il Prefetto è infuriata e farà un comunicato congiunto con il Comune del quale – però – ancora non vi è traccia. L’altra è quella dei “bene informati“, secondo i quali la commissione è pronta, mancano un paio di nomi e arriva. Ma siamo su Scherzi a parte? Non possiamo stare in balìa delle voci, dei “si dice” o di non meglio specificate fonti.

Caro Prefetto (e caro Ministro, se il Prefetto continua a tacere), abbiamo il diritto di avere certezze e avete il dovere di darcele. Senza pensare a opportunità politiche o meno, ma solo rispondendo se esistono o non i presupposti per l’invio di una commissione d’accesso. Dobbiamo sapere, subito. Ne va della credibilità delle Istituzioni, non certo delle tessere di questo o quel partito.

 

 

 

Vice sindaco, non si scherza. Giusto chiedere al Prefetto

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La Prefettura di Roma

Ce lo abbiamo o non il vice sindaco, dato che il primo cittadino – Luciano Bruschini – è in ferie fino al 7 novembre? Secondo quanto scrive Il Clandestino sì e c’è da crederci, ma atti ufficiali non ne vediamo. La trasparenza, è noto, non appartiene al 3.0 promesso in campagna elettorale, quindi all’albo pretorio non c’è traccia di nomine. Eppure fino a ieri, 28 ottobre, dal sito del Comune ci informavano della puntata di “Linea Blu“, ma nessuno evidentemente ha avuto il tempo di inserire l’atto. Perché deve esserci.

Non è uno scherzo, il Comune – al di là della fascia da indossare per la visita di Papa Francesco a Nettuno il 2 novembre – deve avere una guida. Al momento di lasciare, sia pure per qualche giorno, il sindaco è tenuto a comunicare in Prefettura chi lo sostituisce, “passandogli” i pieni poteri. Scelta che ricade sul vice, ovvio, solo che qui la giunta è azzerata e l’articolo 46 del testo unico degli enti locali recita  che il sindaco nomina “(…) i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco“. Si può avere quest’ultimo senza una giunta, dato che è azzerata dal 20 ottobre?

Ad Anzio siamo abituati a tutto e di più, quindi non c’è da stupirsi. Diciamo pure che di sicuro sarà possibile, non crediamo che in Comune si spingano a fare cose del genere o a mettere “pezze“.  Sarebbe una figuraccia istituzionale senza precedenti.

Bene hanno fatto a farlo notare dal Meetup Grilli di Anzio“. Chi scrive, invece, si è preoccupato di spedire via pec – da semplice cittadino – una richiesta al Prefetto e per conoscenza alla segretaria generale del Comune nella quale si segnala la situazione e si chiedono chiarimenti. Speriamo di averli già oggi, dall’albo on line. Anche se quell’articolo 46 sembra chiaro.

Intanto, nella maggioranza ormai allargata, la trattativa continua…

 

Bindi, la mafia, quello che non vediamo

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Ero, sono e resto convinto che Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, non è un mafioso e nulla ha a che fare con organizzazioni criminali. Lo stesso vale per assessori e consiglieri comunali. Partiamo da questo assunto per sgomberare il campo da una facile equazione che in maggioranza viene fatta da quando – è ormai trascorso un anno -c’è chi sollecita l’invio di una commissione d’accesso per valutare l’eventuale condizionamento della politica e della struttura comunale da parte della criminalità. Organizzata e non.

L’equazione è: non siamo indagati per vicende “mafiose“, non ci hanno arrestato, siamo vittime di intimidazioni, come fate a dire che ci condizionano e a paragonare Anzio alla mafia? Sono argomentazioni già sentite, a Nettuno (Comune poi sciolto) come a Fondi (scandalosamente salvato). Nessuno sembra inquadrare una norma, tra l’altro più volte modificata, che era e resta di prevenzione. Ho detto e ripeto che per Anzio anche la semplice nomina della commissione sarebbe un’onta, ma ci sono sviluppi recenti che vanno valutati. Il 30 maggio, in Prefettura, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi è stata chiara su Anzio e ha  ribadito che l’accesso è stato chiesto al Prefetto.

L’uso della violenza anche nella lotta politica sta portando al blocco delle elezioni”, ha detto la Bindi. “Abbiamo chiesto al prefetto di Roma Paola Basilone di valutare se ci siano gli estremi per una commissione d’accesso ad Anzio – ha aggiunto – perché i fatti che si sono verificati ci preoccupano molto. So che la prefettura sta monitorando la situazione“. Già, la violenza… Basterebbe quella verbale quotidiana nei confronti di chiunque la pensa diversamente, ma se la Bindi arriva a dire cose del genere siamo ben oltre.

Il Prefetto nicchia, diciamo che in assenza di arresti – che a Nettuno arrivarono, a Fondi furono inutili e per l’operazione Damasco, giova ricordarlo, ci sono condanne per associazione mafiosa – non se la sente di muoversi. Roma è una vetrina importante, sbagliare significa compromettere una carriera, giustamente la Basilone si muove con i piedi di piombo.

Ma attenzione, in quella commissione il procuratore di Roma Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno riferito cose che sono state secretate. Di 37 dei 40 minuti di intervento non conosciamo il contenuto, né può essere riferito nel dettaglio da chi era presente. Sappiamo solo che parlando del basso Lazio si è fatto chiaro riferimento ad Anzio, Nettuno e Ardea oltre che al litorale della provincia di Latina. No, non sono “le solite cose“, come qualcuno dalle equazioni facili starà immaginando. Non lo sono semplicemente perché non sarebbero state secretate.

Aggiungiamo che il sindaco, Luciano Bruschini, questa volta nel replicare ha scelto toni istituzionali e corretti. Nessuna richiesta di risarcimento, né epiteti di “disturbati mentali” o peggio, riservate a chi si era espresso finora . Il primo cittadino ci ricorda che un paio di mesi fa il Ministero ha riferito che non serve una commissione d’accesso. Vero, ma nella risposta di sei pagine che il sottosegretario Giampiero Bocci invia al senatore Massimo Cervellini si legge, tra l’altro, che  in un “contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali” vanno inseriti “atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale“. Gli spari a Placidi e Alessandroni non erano “bravate“. E probabilmente non lo sono nemmeno le vicende successive. Le indagini dei Carabinieri, però, finora non hanno sortito effetti. Comunque “pur riconoscendo la gravità di alcuni fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale“.

Rispetto a quella nota è cambiato qualcosa? Forse sì. C’è stata l’affermazione, per esempio, del pubblico ministero del processoMala suerte” sulla presenza di camorra in questa città.  Operazione citata anche nella risposta a Cervellini, anche se secondo il Ministero “l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali“.

Non sono indagati, vero, ma alcuni sono coinvolti eccome, altri hanno avuto sostegno elettorale da chi è finito in quell’inchiesta. Che è la punta di un iceberg se Pignatone e Prestipino fanno secretare gli atti.

Vado ripetendo da tempo che se un errore ha commesso chi ci sta amministrando è quello di aver dato a qualche  delinquente locale o a figure  “border line” la possibilità di indossare il vestito bello, di  avvicinarsi alla politica, ignorando che – nel frattempo – questi personaggi erano stati avvicinati dalla camorra.

E questo è quello che vediamo, magari girandoci dall’altra parte. Questo non servirà a sciogliere il consiglio comunale, anche se è bene ricordare perché fu sciolta Nettuno.

Però, come ricordava un ufficiale dei Carabinieri in ogni occasione, è bene sempre preoccuparsi di quello che non è tangibile.  Per questo il timore, di fronte alla situazione evidente nella nostra città, è proprio per quello che non vediamo.

Lo scioglimento di Nettuno, quello che rischiamo

Ci sono state diverse richieste di commissione d’accesso per il Comune di Anzio. Ho sostenuto pubblicamente che si tratta dell’ultima cosa che vorrei e ho scritto a più riprese che a Nettuno (nel 2005)  è stata usata la mano pesante, mentre a Fondi (quattro anni dopo) – dove la situazione era molto, ma molto più grave – si è scritta una pagina vergognosa della storia del nostro Paese.

Ebbene mentre in Comune si fanno “spallucce“, fingendo di non vedere né sapere, mentre in Prefettura si prende tempo per decidere, la situazione di Anzio precipita ogni giorno di più. Da ultimo con due incendi in 24 ore, compreso il secondo in due mesi ai danni del vice sindaco.

Ho pensato, allora, di riprendere la relazione che portò allo scioglimento del Comune di Nettuno e fare un paragone – per sommi capi – con quella che è la situazione di Anzio. Ciascuno potrà trarre le sue conclusioni.

Andrebbero sciolti per incapacità. Poi sì, la mafia…

 

banchivuoti

La nuova richiesta di intervento al governo per il condizionamento del Comune di Anzio da parte della criminalità, arrivata dal Movimento 5stelle, è la terza della serie dopo Sel e gruppo misto. Manca all’appello il Pd che starà “ragionando” e facendo le sue solite strategie, preoccupato – in alcune sue importanti componenti – di come perdere  anche le prossime elezioni ovvero farle vincere restando perdenti di successo.

Arriverà anche la richiesta del Pd, poi finalmente il ministro dell’interno Angelino Alfano (già contattato, sembra, da esponenti di maggioranza) e il prefetto di Roma Paola Basilone (che avrebbe incontrato il sindaco rassicurandolo), dovranno dirci di che morte dobbiamo morire rispetto a condizionamenti che sono palesi e altrove hanno portato alla nomina di commissione d’accesso e allo scioglimento dei consigli comunali. Fatta eccezione per Fondi che era, è e resta uno scandalo nazionale da addebitare al governo Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni, il leghista evidentemente forte coi deboli e debole con i forti. In quest’ultimo caso il senatore e plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Latina, Claudio Fazzone.

Ma torniamo ad Anzio, dove più di qualcuno ha avviato la litania “non ci sono stati arresti“, quando la vicenda “Mala suerte” chiama direttamente in causa esponenti di questa maggioranza, eletti con i voti di quella gente. “Non ci sono condanne“, vero, salvo una per la vicenda più banale che esista, ma procedimenti molto pesanti che per una iniziativa di prevenzione qual è la commissione d’accesso, bastano e avanzano. Vogliamo proseguire? Parlare delle intimidazioni? Meglio di no.

Perché prima dello scioglimento per i condizionamenti – non necessariamente mafiosi, si legga la norma – ci dovrebbe essere quello per manifesta incapacità di guidare la città. Non c’è una cosa del programma di Luciano Bruschini che sia stata realizzata da otto anni a questa parte, c’è una “guerra” interna alla maggioranza palese, l’assessore Placidi non avvia le isole ecologiche perché il Comune non paga la luce ma si affretta a comunicare che arriveranno altre foto trappole per chi getta i rifiuti, mentre la città è sommersa.

I rilievi della Corte dei conti e del Ministero dell’economia e finanze sono talmente pesanti che qui si fanno spallucce ma si evita di farci sapere quali risposte sono state fornite. Intanto viaggiamo su 25 milioni di residui di dubbia esigibilità, non riscuotiamo i tributi, la macchina amministrativa tra una riorganizzazione e l’altra è paralizzata, la trasparenza è ormai una presa in giro, la gara per le mense non si è fatta perché – è nero su bianco . non è stata scelta per tempo la stazione unica appaltante. Così ci teniamo, per un altro anno tra una cosa e l’altra, la ditta che nella gara fatta a suo tempo era arrivata ultima e che è stata “bocciata” dagli utenti e cacciata in altri Comuni.

Già, i tributi. Chi segue questo spazio ricorderà a novembre la scoperta fatta da chi scrive, la vicenda dei morosi. Nonostante fossero consiglieri comunali e assessori e – ancora una volta – al netto delle difficoltà che chiunque può avere, per loro è stata invocata la privacy. Nei giorni scorsi è invece emerso un nome, quello di Roberta Cafà. Poi è uscita la vicenda del “fraintendimento“, pezza a colori messa dal responsabile dei tributi sottoposto chissà a quale fuoco di fila.

Dispiace che sia uscito solo il nome dell’assessore, la quale pensa a chissà quale “complotto” e che certo insieme alla collega Nolfi con la storia delle dimissioni “irrevocabili” non ha fatto una bella figura. Dispiace e le va umana solidarietà, perché ci sono due consiglieri nella stessa condizione e il presidente del Consiglio comunale Sergio Borrelli si guarda bene dal portare la cosa in aula. All’epoca della scoperta della vicenda, l’attenzione fu puntata su un termine scritto da me, non sulla gravità della cosa. Dei “cinque sei giorni” per chiarire non si è saputo più nulla e la cosa sembra non interessare più nemmeno al Pd, dopo che Bernardone- offeso dal termine usato – aveva dato la stura a uno dei dibattiti più stucchevoli che il Consiglio comunale di Anzio abbia mai registrato. Ma sì, che vai a vedere….

La verità è che in questi mesi di certo un assessore e i due consiglieri – non sappiamo di altri – hanno continuato a esercitare il loro ruolo non potendolo fare. Come Placidi a fare l’assessore, all’epoca, da incompatibile perché condannato dalla Corte dei Conti. Il tutto nel clima “annacquato” della politica di casa nostra. Ora, in un Comune incapace di riscuotere come certifica la Corte dei Conti, se non pagano per primi eletti e nominati, perché dovrebbero farlo i cittadini?

Infine il porto. Già il fatto che una società a maggioranza pubblica ha un presidente di mera facciata perché non può firmare una carta  è singolare, ma le idee della Capo d’Anzio sono poche e pure confuse. Dal fondo maltese siamo passati agli “strumenti di finanza pubblica” (quali? indebitando chi?) contenuti all’interno di un comunicato praticamente incomprensibile. Il bando previsto per metà settembre e più volte annunciato attende perché manca la valutazione di impatto ambientale, non siamo stati capaci dal 2011 (anno della concessione) a oggi ad avere una strategia coerente, ma aspettiamo sempre la manna dal cielo accontentandoci almeno della gestione avviata del bacino attuale. La Capo d’Anzio era nata per altro….

Ecco, ci sono i condizionamenti a parere di chi scrive. Sono quelli di chi ha dato voti in cambio di lavoro ed è in rapporti stretti, strettissimi, con delinquenti poco raccomandabili. Ma Bruschini e la prima Repubblica che lo sostiene (in maggioranza e all’opposizione), insieme a giovani virgulti che si sono ben presto adattati a questo sistema, andrebbero sciolti perché non sono più in grado di guidare il Comune.

A questo, però, non c’è prefetto che possa rispondere. Devono farlo i cittadini, convinti da un’alternativa reale tutta da costruire e che non c’entri con i “giochetti” della politica o qualche candidato etero-diretto da Grillo & associati.

Il sindaco, le assicurazioni, la commissione d’accesso

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La Prefettura di Roma

Il sindaco si è assunto la responsabilità di dire che non ci sono condizionamenti e che la sua amministrazione agisce nelle regole. Ne prendiamo atto e siamo tenuti a crederci. Anzi, speriamo sia così.

Non sappiamo se verrà o meno la commissione d’accesso chiesta da Sel e che – l’ha annunciato in consiglio comunale Maria Teresa Lo Fazio – sarà proposta anche dal Pd.

Sappiamo che la misura è colma, ma istituzionalmente siamo tenuti a credere a Bruschini che al solito “non sa” ma stavolta è sicurissimo. Né sembra preoccuparsi di pesanti accuse che emergono dagli atti nei confronti di suoi assessori e consiglieri comunali. Accuse, non condanne, è vero. Ma allora cerchiamo di capire cos’è una commissione d’accesso e quando viene nominata. Capiremo che non è necessario che ci siano arresti o vicende simili. E che non basta – lo fece anche Vittorio Marzoli a Nettuno – dire: “E’ tutto a posto“.

Cito dal blog di Francesco Carotenuto, un giovane di Scafati (Salerno). Una scelta non casuale, perché – e speriamo di sbagliare, davvero – la situazione di questa città ha preso da tempo una deriva campana.

Ecco cos’è la commissione d’accesso, anche per far fare un’idea anche ad alcuni consiglieri comunali che oggi un po’ di confusione l’hanno fatta:

La commissione d’accesso rientra nell’architettura giuridica del controllo esterno sugli organi e sugli atti e che troviamo regolamentata nel Testo Unico degli Enti Locali. Proprio rispetto al Tuel (dlgs.267/00) è fondamentale considerare l’art.135 in cui all’art. 1 si dispone che ” Il prefetto, nell’esercizio dei poteri conferitigli dalla legge o a lui delegati dal Ministro dell’interno […] qualora ritenga, sulla base di fondati elementi comunque acquisiti, che esistano tentativi di infiltrazioni di tipo mafioso nelle attività riguardanti appalti, concessioni, subappalti, cottimi, noli a caldo o contratti similari per la realizzazione di opere e di lavori pubblici, ovvero quando sia necessario assicurare il regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni, richiede ai competenti organi statali e regionali gli interventi di controllo e sostitutivi previsti dalla legge”.

La Commissione di accesso ha poteri investigativi e nel termine di 90 giorni dovrà passare al setaccio l’attività amministrativa comunale. Viene nominata dal Prefetto con una relazione che tiene anche conto di elementi acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie.

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’ Amministrazione Comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all’emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all’infuenza della criminalità organizzata.

Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi.

Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell’Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.

Bilancio, ora manca solo il guasto informatico

 

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

A questo punto manca solo il guasto informatico, poi la consueta pantomima sui ritardi legati al bilancio di previsione sarà completa. Ieri sera la notizia del rischio che salti tutto, nei giorni scorsi l‘uscita del vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini sul ritardo degli uffici. A quando un black out elettrico – e ieri c’è stato davvero – o un programma saltato o qualche mail che non parte com’è stato negli ultimi anni?

Perché far quadrare un bilancio non è mai semplice, mettere insieme il colabrodo che stanno servendo per l’ennesima volta ai cittadini e ai consiglieri di maggioranza che andranno ad alzare la mano, di più. Senza contare che siamo di fronte a una diffusa irregolarità nella consegna dei documenti, ma questo sembra interessare poco. Che sarà mai… I termini? Ma sì, pazienza, abbiamo sempre fatto così…. Convocazione entro la data della diffida e tempo guadagnato, stile primissima Repubblica.

Ecco perché a scioglimento e possibile commissario non c’è da credere, al neo prefetto di Roma – che speriamo diverso dai predecessori – qualcosa andranno a raccontare. E magari anche quest’anno uno dei revisori avrà la febbre e non firmerà. Il prefetto di Latina che dopo la diffida del 18 maggio (stessa data di Anzio) scioglie Ventotene perché manca il parere dei revisori? Ma sì, è un Comune piccolo, un’altra provincia….

La verità è che stanno impegnando chiunque arrivi dopo – eventuale commissario compreso – a dover fare i conti con un bilancio al dissesto o quantomeno che necessita di entrare in riequilibrio. Un Comune incapace di riscuotere – lo dice la Corte dei Conti, lo confermano i revisori – ma che continua a spendere oltre il dovuto e che quando si passerà al bilancio “per cassa” dovrà bloccare alcuni servizi.

Ma questo interessa poco alla maggioranza di casa nostra e a chi le si avvicina senza grossi risultati. Così come una città sommersa dai rifiuti non sembra argomento di discussione. Si pensa all’anno e mezzo che resta, evidentemente, a qualche spettacolino estivo, al lavoro da assegnare a una coop particolarmente vicina, ai “grillini” che avanzano da Nettuno, a chi verrà dopo Luciano Bruschini (a proposito, bentornato) per guidare un centro-destra che ha finito da tempo di essere esempio di governo

L’hotel, il lavoro, la politica. Salvate il soldato Succi

Il prefetto Franco Gabrielli (Ansa)

Il prefetto Franco Gabrielli (Ansa)

Ma tu guarda questo 3.0… non fai in tempo a dichiarare che la struttura è idonea che subito dopo esce la notizia di una denuncia. Tardiva, forse, perché per un anno tutti sapevano che era rimasto aperto ma nessuno è intervenuto fino al “caso” immigrati.

Comunque è il tempo dei giornali via web, delle notizie che corrono e che restano tali, qualunque sia il mezzo utilizzato per divulgarle. Notizie intorno alle quali il consigliere comunale Umberto Succi, che interviene direttamente a difesa di un hotel che formalmente non è suo, ponendosi in condizione di sostanziale incompatibilità, continua la sua battaglia. Viene da parafrasare il film “Salvate il soldato Ryan”

Così il “soldato Succi” arriva ad annunciare denunce e persino le dimissioni, al termine dell’ennesima giornata convulsa intorno a una struttura che – a oggi – risulta ancora chiusa da ordinanza del sindaco. Si sta premendo sulla Asl per risolvere la vicenda, a quanto apprendiamo, ma aspettiamo le carte.

E’ chiaro che il consigliere tira l’acqua al suo mulino, altrettanto evidente che c’è chi lo ascolta e scrive, ma proviamo per un attimo a immaginare un ristorante chiuso con un’ordinanza nel quale – dopo che la struttura è stata affittata – si apre una pizzeria? E’ un esempio per dire che se è chiuso l’albergo non si può aggirare l’ostacolo con la storia dell’accoglienza. Potremmo fare tanti altri esempi, ma è lo stesso consigliere a venirci in soccorso e a far porre una riflessione che lui per primo – a nostro modesto parere – insieme al sindaco e alla maggioranza, dovrebbe fare. Succi afferma, nel primo articolo di ieri mattina, che lavoro e politica vanno tenuti distinti. Ha ragione. Ma se non fosse stato consigliere comunale forse l’hotel sarebbe stato chiuso a dicembre 2013, quando una nota della Asl è misteriosamente sparita in Comune. Sono trascorsi altri sei mesi e forse lì non si sarebbero ospitati anziani, con una vicenda che ha portato ai ferri corti lo stesso Succi e l’ex assessore Italo Colarieti.

Forse, quando il 12 marzo scorso – 10 mesi dopo l’ordinanza e i dirigenti brutti e cattivi – la Asl ha detto che poteva essere riaperto il piano terra, non avrebbe avuto una revoca parziale dell’ordinanza stessa il medesimo giorno. L’esatto contrario dello “stalking amministrativo” del quale parla Succi. A meno che il sindaco – che l’ha firmata – non dimostri che è così per tutti i cittadini. Forse, se non fosse stato consigliere comunale, quindi personaggio pubblico e che interviene costantemente sulla vicenda, non ci sarebbe stata tutta questa attenzione.

E non c’entra la politica con l’arrivo di profughi? Speriamo proprio di no…

Stiamo leggendo ogni giorno come funzionavano le cose con queste cooperative e le pesanti, pesantissime, responsabilità di una Prefettura che pur di sistemare gli immigrati fa bandi l’8 maggio con scadenza l’11, passa su case inagibili, alberghi chiusi, strutture fatiscenti, si prodiga per Castelnuovo di Porto. Intanto cooperative al centro di una delle più grandi inchieste degli ultimi anni si “ingrassano”, assumono politici, garantiscono che non ci siano problemi all’arrivo dei richiedenti asilo.  Ad Anzio, Nettuno, Ardea, ovunque. Ecco, se questo è lo Stato sul territorio diciamo che Succi e il nostro Comune lo interpretano al meglio, di cosa vogliamo lamentarci? Servirebbe un colpo di reni del neo prefetto Franco Gabrielli. Chissà…

Ps: l’annuncio via web di denunce è stato preceduto, per il sottoscritto, da quello a voce, riferito da una terza persona, lunedì. Stavolta le intenzioni sono state più veloci del 3.0