Sicurezza, l’appalto impossibile. Parola di Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il progetto circola per gli uffici ma non risulta protocollato, l’assessore Giorgio Zucchini apprende da questo spazio della sua esistenza e taglia corto: “Non lo conosco, ma se pure mi fosse stato presentato non abbiamo certo 300.000 euro da spendere per una cosa del genere“.

Abbiamo raccolto, evidentemente, qualche voce un po’ troppo preoccupata oltre ad avere tra le mani un documento molto ben dettagliato. Ne prendiamo atto volentieri, se Zucchini ignora – e non abbiamo motivo di non credergli – e visto che le finanze dipendono da lui, non avremo “ronde” armate.

In consiglio comunale abbiamo approvato il regolamento per le telecamere, quello sì, ma non c’è altro e far rifunzionare quelle che abbiamo già o installarne delle nuove non costerà più di 20-25.000 euro. Il resto, ripeto, se pure fosse proposto non avrebbe alcuna copertura finanziaria e quindi non si potrebbe fare“.

Se si vuole appaltare anche la sicurezza

corpetto_0000

L’idea piace a un paio di assessori. Se è frutto o meno della commissione sicurezza non è noto. Il sindaco, da quanto si sa, non gradisce. Ma è pronto ad accettare al suo rientro dopo un intervento e la convalescenza programmata, di trovarsi davanti all’atto compiuto. Potrà sempre dire che “non sapeva“.  Di certo i consiglieri comunali, anche i più solerti comunicatori, finora ignorano la vicenda o fingono di ignorarla.

E dire che parliamo di un argomento importantissimo e sul quale si vuole costruire un appalto che oscilla fra i 300 e i 350.000 euro annui. Parliamo di sicurezza e del sistema che il Comune sta valutando per affidarsi a un istituto di vigilanza privato. Che farebbe tutto 24 ore su 24, dalla sicurezza all’arginare i fenomeni di bullismo, dal vandalismo alla micro criminalità, dallo spaccio di stupefacenti agli scippi, proponendosi di agire in azioni di contrasto e di prevenzione. Su quest’ultima si può essere anche d’accordo, ma il contrasto non è demandato alle forze dell’ordine?

Invece si legge di “vigilanza armata” e maggiore presenza sulle strade, verifiche nei siti a rischio e nelle scuole, di una pattuglia con regolare porto d’armi h24, di ronde e servizio di telecamere. Queste ultime ci sono, del loro funzionamento o meno si sono perse le tracce. Tra le proposte, invece, si legge di una centrale operativa da attivare e che valuterebbe se e come intervenire. Scusate, ma 112 e 113?

Ora, le difficoltà delle forze dell’ordine sono note, così come la situazione ai minimi termini della sicurezza percepita dai cittadini, ma forse prima di passare a un progetto del genere e a sostenere costi simili è bene intervenire su quello che c’è. Con meno soldi e maggiore integrazione, una diversa organizzazione sul territorio, l’idea che aveva nel suo programma Ivano Bernardone di coinvolgere sì gli istituti di vigilanza privati ma nei compiti che già anno. Della serie se i metronotte X sono nella zona di Lavinio Mare, la polizia può fare un giro a Falasche e i carabinieri in centro.

Altrimenti si può anche immaginare di appaltare la sicurezza, ma fermo restando che la competenza di intervenire è delle forze di polizia. Gli “sceriffi” non servono.

Il questore di Roma Nicolò D’Angelo avrà mille altre cose da pensare, sicuramente, però prima di procedere sarebbe forse il caso di sentire il suo parere.

La politica che “gioca”, la criminalità, le aste giudiziarie…

carrefour

I locali che dovrebbero ospitare il supermercato in centro

Mentre la politica locale sembra tutta presa sulla vicenda del supermercato in centro, vale a dire sull’ennesimo esempio di mancata programmazione di chi ci governa, domani si va in Consiglio comunale su questioni di assoluto rilievo: gli spari all’indirizzo dell’abitazione di Alberto Alessandroni, la situazione dell’ordine e sicurezza pubblica ai minimi termini (da ultimo la rapina alla gioielleria Musilli) e la vicenda del porto. E’ stato necessario che a convocare l’assemblea civica fosse l’opposizione, perché la maggioranza è evidentemente alle prese con una situazione interna a Forza Italia legata al nuovo capogruppo – che sarà a quanto sembra Massimiliano Millaci – e alla delega che andrà da lui a Valentina Salsedo. Salvo sorprese dell’ultima ora. Sullo sfondo il ruolo dell’uno e trino Patrizio Placidi, contemporaneamente assessore, leader della Lista Enea ma anche di Forza Italia. Nel frattempo assistiamo – con conseguenti “copia e incolla” da parte di diverse testate locali – all’ex capogruppo e ormai battitore libero Marco Maranesi che ne ha per tutti, a repliche e controrepliche. La politica di casa nostra è così, “gioca“.

La realtà è che dei problemi reali dei cittadini interesse ben poco. Ci si mandano “messaggi” con i comunicati, si pensa già al dopo Bruschini, si mette da parte tutto ciò che non è “politichese”.

Nessuno che vada, per esempio, a guardarsi un dato sul quale un’amministrazione dovrebbe riflettere e che – a proposito di criminalità – è molto significativo. Sono le aste giudiziarie di beni immobili. I faciloni di casa nostra, quelli che non si presentano a parlare del porto o fanno spallucce per gli spari ad Alessandroni, diranno sicuramente che “è la crisi”. In parte è sicuramente così, ci sono difficoltà nazionali e locali. Per il resto, però, è un campanello d’allarme serio e riguarda chi pensava – a torto – di “svoltare” costruendo palazzi e si è trovato con un pugno di mosche in mano. Sarà un caso che Anzio, in provincia di Roma ed esclusa ovviamente la Capitale, è la località con il maggior numero di immobili all’asta? Sono 178, nella vicina Nettuno 95, in città della stessa grandezza 104 a Pomezia, 111 a Velletri. Nella vicina Ardea sono 125. Se ai 4513 immobili all’asta in provincia di Roma togliamo i 2446 della Capitale arriviamo a 2067 e solo quelli disponibili ad Anzio rappresentano quasi il 9% di questo patrimonio fuori dalla Città eterna. Non è poco e non può essere solo la crisi.

Il rischio – e un’amministrazione accorta si dovrebbe porre il problema, sollecitando le forze dell’ordine a monitorare il fenomeno – sono a questo punto gli investimenti facili. E’ noto che uno dei sistemi per riciclare denaro da parte della criminalità è quello di intervenire alle aste giudiziarie. E’ risaputo che molti Prefetti sollecitano i sindaci, prime “sentinelle” sul territorio, a tenere d’occhio operazioni sospette. Magari di questa vicenda delle aste si accorgerà anche la commissione sicurezza che muove i primi passi, ma finora è stata altro motivo di comunicati e scambi di pareri a distanza, senza ancora aver avviato alcuna attività.

Gli spari ad Alessandroni, la sicurezza percepita: guai a minimizzare

villa_sarsina_fronte_anzio

Stavolta vedremo se ci sarà la maggioranza e se il presidente “a vita” del consiglio comunale, Sergio Borrelli, risponderà all’appello dell’opposizione di fare presto nella convocazione chiesta sull’ordine pubblico.

Perché c’è un solo errore che si può fare in questo momento, dopo gli spari all’abitazione di Alberto Alessandroni: minimizzare. O, peggio, liquidare con vicende estranee alla vita amministrativa quanto accaduto, come sentiamo fare a investigatori da bar. Perché l’obiettivo era Alessandroni, del quale registriamo ovviamente la presa di posizione ma dal quale ci aspettiamo che chiarisca il possibile con la polizia.

La solidarietà all’assessore è scontata, a nessuno piace essere intimidito e cose del genere qui non s’erano mai viste. E’ accaduto prima a Patrizio Placidi, ora a suo cugino, guarda caso i recordman delle preferenze. Almeno il dubbio che c’entri la vita amministrativa volete lasciarcelo? O il fatto che qualcuno, magari per una promessa mancata, sia invidioso di certi tenori di vita? Gli investigatori non lasciano nulla al caso, in tal senso. Perché è chiaro che le forze dell’ordine devono fare chiarezza, perciò speriamo di sapere presto chi ha aperto il fuoco mandando un segnale ad Alessandroni e perché. Non facciamo che resti un mistero come quello di Placidi, insomma.

Guai a minimizzare, dicevamo, come il sindaco ha già fatto il 18 settembre scorso evitando di partecipare in Senato alla commissione sulle intimidazioni ai pubblici amministratori. E’ evidente che la situazione di tensione esiste, ricordiamo pure quanto accaduto nel passaggio dalla Giva alla Parco di Veio, ad esempio, le maniere forti usate in Comune per farsi pagare fatture arretrate, quanto sta accadendo intorno al porto, la condanna – sia pure in primo grado – di un ex assessore e una dirigente. E’ inevitabile che Sel chieda l’intervento dell’antimafia, stavolta non parliamo di vicende remote come quando la chiese il Pd ma di fatti concreti e vicini. E per avere una commissione d’accesso non serve la presenza della mafia intesa come tale, basta dimostrare l’ipotetico condizionamento.

Sarebbe un’onta per la città, a maggior ragione è bene andare in consiglio comunale e dire le cose come stanno, cominciare a preoccuparsi per gli spari ma anche per la sicurezza percepita dei cittadini che è in calo vertiginoso. Altro che “ronde”, ispettori ambientali “sceriffi” o commissione che ancora non produce un atto: qui occorre un’azione politica forte per chiedere la giusta attenzione alle forze di polizia. Non vengano a dirci che i reati sono in calo, le statistiche in casi del genere lasciano il tempo che trovano poiché a volte i cittadini nemmeno perdono tempo a sporgere denuncia per piccoli furti. Non a caso si parla di sicurezza percepita, indicatore sulla base del quale si organizza il lavoro di polizia e carabinieri.  Si faccia e al più presto, quel consiglio, e si dica ai cittadini come stanno realmente le cose.

Previeni i tumori e passi tra i bambini, la battaglia (persa) di Villa Sarsina

Immagine

L’ultimo della serie è il furgone della prevenzione tumori. Questa mattina, intorno alle 8,30, il mezzo della Asl è passato tra genitori e bambini che entravano nelle scuole di via Ambrosini. E’ una vicenda mai risolta, purtroppo, quella della strada che dalla via conduce fino alla sede del Comune, a Villa Sarsina.

Pochi metri nei quali vige il divieto di transito imposto dal buon senso prima ancora che da un cartello. Lo  hanno ignorato, nel tempo, il segretario generale, l’ex dirigente della ragioneria, una pattuglia dei carabinieri, dipendenti della ditta di vigilanza, altri mezzi diretti al Comune o in uscita da lì. Nei giorni scorsi, lunedì intorno alle 14,20, anche il presidente del Consiglio comunale che lasciava Villa Sarsina.

La battaglia è persa, non c’è dubbio, quando la scuola si mise d’accordo con l’allora dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa per sperimentare una settimana di chiusura di via Ambrosini il sindaco decise all’ultimo istante di bloccare tutto. Non si chiude via Ambrosini – nemmeno per un esperimento – figuriamoci se c’è chi rinuncia al “privilegio” di entrare e parcheggiare a Villa Sarsina o chi non si accorge – banalmente – che è il caso di aspettare qualche minuto. Non si chiude via Ambrosini, dove quotidianamente si rischia che qualcuno si faccia male, figuriamoci quel piccolo tratto che sia per una buona causa come quella della Asl o per un diritto acquisito in base al ruolo ricoperto, consente di passare…

Che esempio hanno dato, questa mattina, i responsabili del camper che arriva lì per fare prevenzione e calpesta una banalissima regola, passando tra i bambini con tutti i rischi che ciò comporta?  E dov’era il vigile? 

E’ una battaglia persa, è vero, e magari si arriverà a chiudere almeno quando passano i bambini per entrare e uscire da scuola solo dopo una disgrazia. Ci auguriamo mai, anzi resti sempre tutto aperto.

Speriamo che si apra almeno la mente di chi dovrebbe semplicemente usare un minimo di buon senso e avere la capacità di capire che se dei bambini – da 3 a 11 anni – stanno entrando o uscendo da scuola, è il caso di aspettare.