Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/1

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“Servono 120.000 euro per la campagna elettorale? Io li trovo, altri non lo so”. Patrizio Placidi non sa ovviamente di essere registrato e non sappiamo se la cifra che indica è una pura coincidenza. Già, perché la registrazione è agli atti del processo Evergreen e adesso, i 120.000 euro, li ritroviamo nell’indagine sulla Ecocar. L’azienda che ad Anzio “doveva” vincere, arrivata prima nella gara sui rifiuti ma bloccata da una interdittiva antimafia. E proprio dalla direzione distrettuale antimafia era partita l’indagine Ecocar. La Procura aveva chiesto misure cautelari con aggravante mafiosa per i presunti rapporti tra il gruppo Deodati  (Ecocar, Ipi….) e il clan dei Casalesi. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto esistere l’aggravante e ha rimesso gli atti alla Procura di Cassino, competente per la zona di Gaeta e Minturno da dove un’associazione antimafia – la “Caponnetto” – aveva segnalato delle anomalie. La chiusura di quella indagine che ha riguardato anche la nostra città  ci restituisce il “sistema Anzio” che non era e non è solo Placidi. Il quale si preoccupa, insieme agli imprenditori, di rassicurare tutti (dipendenti dell’appalto compresi) che con i giudici amministrativi andrà bene. Si legge nelle carte dell’indagine di Velletri, nata da quella registrazione, e in quella della direzione distrettuale antimafia. Che svela un mondo, quello di un Comune nel quale politici e qualche funzionario con voglia di far carriera, si preoccupano delle sorti di imprenditori amici prima che dei cittadini. Perché ci sono possibili utilità e, ovviamente, posti di lavoro. “Doveva” vincere Ecocar perché prometteva più assunzioni e lo ritroviamo anche nelle carte. “Doveva” vincere Ecocar perché – lo scrivono i magistrati – quei 120.000 euro erano praticamente cosa fatta. “Doveva” vincere Ecocar perché intorno ai rifiuti si sono giocate le campagne elettorali. Placidi disse apertamente in Consiglio comunale di preferire la prima classificata. Lo stesso fece il sindaco, Luciano Bruschini. Forse è anche per questo che la bolletta dei rifiuti dei cittadini costa 4-5 milioni in più di quella che si paga in città simili ad Anzio.

L’attuale primo cittadino, dopo la “battaglia” del 2013 nella quale denunciava ciò che accadeva intorno all’avvio del “porta a porta” che oggi è un fallimento, di quel “sistema” si è servito per vincere e tornare alla guida della città. Perché se Alberto Alessandroni è ancora assessore, nonostante la vicenda Falasche (quella dell’evasione su un impianto pubblico) è per i voti che ha preso. Pazienza se i soldi che i cittadini versano all’assessore servono anche a pagare quell’evasione… Direte e che c’entra? Lo leggiamo nelle carte della Direzione distrettuale antimafia, quelle delle quali politici e imprenditori si preoccupano quando avviene l’acquisizione anche ad Anzio. Si preoccupano perché ne scrivono i giornali,  ma Alessandroni fa di più: sente il bisogno, dopo ciò che usciva su questo blog, di avvisare con un messaggio i rappresentanti di Ecocar: “Il DE GIACCIO, di cui al precedente sms – scrivono i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico – si identifica in DEL GIACCIO Gianni titolare di un blog nel quale ha criticato aspramente la gestione dei rifiuti nel comune di Anzio”. Questa era la preoccupazione del “sistema” che oggi siede ancora in giunta. Agli atti finisce – deriso da molti degli appartenenti al mondo della politica di casa nostra – quello che scrive Agostino Gaeta che dopo gli spari ad Alessandroni parla delle sue ferie con quegli imprenditori. Cosa che i carabinieri confermano. Amicizia, certo, non lo mettiamo in dubbio. Ma dovrebbe restare fuori dalla politica e dall’amministrazione, invece…

Il “sistema” è anche in Consiglio comunale, dove Patrizio Placidi ha piazzato il suo “delfino” come capogruppo di Forza Italia. Non interessano, l’ho scritto mille volte e l’ho detto in Consiglio comunale, le responsabilità penali ma quelle politiche sono evidenti. Perché l’assessore ai lavori pubblici – oggi ai servizi sociali – si preoccupa dei rifiuti? E che bisogno ha di “mediare” tra chi deve realizzare la Biogas e un funzionario del Comune che spiega “c’è un problema con la captazione dell’acqua”? Ovviamente l’assessore viene rassicurato dall’imprenditore che tanto è tutto a posto. E la biogas oggi è pronta ad aprire. Sì, quella per la quale “prima erano tutti d’accordo e mo il vuzzo me lo incollo io”. Parole – insieme a quelle sul secondo impianto – sempre di Placidi. Quella per cui la proposta di retroattività che stava per passare in Consiglio comunale, proposta da Chiara Di Fede, aveva “creato un problema”. Parole ancora  di Placidi. Del quale dai banchi del Consiglio comunale, dopo l’arresto, l’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – disse che era “vittima del sistema”. No, Placidi è  uno dei gangli del sistema, la punta dell’iceberg, e chi ha condiviso con lui oltre venti anni di amministrazione deve avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Come di ammettere che sulla biogas ci ha preso in giro anche in campagna elettorale. Perché quel “tutto” è una maggioranza che adesso si è ritrovata insieme. Per vincere e per tenere in piedi quel “sistema” dove i funzionari – parlando tra loro – commentano di visite di assessori, consiglieri e compagnia.  Emerge un fermento che a tutto somiglia, meno che a fare gli interessi della collettività. Perché comunque vada nei Tribunali, se metti insieme le carte della Dda con quelle di Evergreen e di Touchdown, il clima è quello che quasi un anno fa indicavo in questo umile spazio di denuncia. Perché se metti insieme anche Malasuerte e l’indagine sulle 27 proroghe   ritrovi gli stessi personaggi e passi come nulla fosse dalla vicinanza a esponenti di ‘ndrangheta – che andranno a testimoniare in Tribunale – a quelli ritenuti contigui al clan dei Casalesi. Da una parte quelli di Malasuerte (lo ha confermato il pubblico ministero durante il processo) vicini a Raffaele Letizia, dall’altra quelli di Ecocar, vicino a Francesco Bidognetti, come scrivono alla Dda.

Le responsabilità penali sono personali, ribadisco, ma quelle politiche per essere arrivati a tanto sono evidenti. Restare a guardare è inutile e dannoso.

1/continua

E per chi vuole approfondire ciò che ho sostenuto sui rifiuti, basta un clic

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Alessandroni (e non solo) simbolo di un sistema finito

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Anche nel caso che riguarda Alberto Alessandroni, arrivato a far causa al Comune per far ridurre il pignoramento nei suoi confronti, potrei essere soddisfatto ma non ci riesco. Perché personalmente non ho nulla contro di lui, come non ce l’avevo con Placidi e Campa, come con Luciano Bruschini, sindaco e responsabile di questo sistema che è finito.

La vicenda di Alessandroni aiuta a raccontarlo, ma come spesso ho sostenuto parlando del caso Falasche, di quell’impianto che ha dato e dà una serie di grattacapi all’ex assessore ed ex presidente di quella società – della quale resta un punto di riferimento – è solo la punta dell’iceberg. Quello che emerge del sistema Anzio e di chi “fa” politica per aggiustare vicende che altrimenti, in un posto con un minimo di regole, sarebbero finite da un pezzo. Invece no.

Alberto aveva i voti, tanti, era decisivo per vincere o perdere le elezioni, e poi “fa er sociale“, sta lì “pe i ragazzini“, che vai a controllare l’impianto di Falasche? Ma quando mai… Su quello spazio, pubblico, pagato da tutti noi, si è consumata una maxi evasione con sponsorizzazioni fasulle. Fatture da diverse migliaia di euro, Iva che le aziende “scaricavano” e che la società non versava. Storia vecchia, che “sapevano tutti” – nell’ambiente fanno così quando scrivi, per sminuire – ma che oggi arriva al pettine. Su quell’impianto, pubblico e pagato da tutti noi, si sono attaccati abusivamente all’energia elettrica, sono in causa per la mancata assicurazione negli spazi affittati, hanno ripreso a pagare quello che dovevano al Comune dopo ciò che è stato scritto qui e sul Granchio. Non c’entra “er sociale“, nemmeno “i ragazzini“. Troppo comodo. Il sistema si girava dall’altra parte perché Alberto aveva i voti, anzi aumentava i consensi utilizzando quello spazio.

E non aveva i voti Patrizio Placidi? Certo. Anche qui, tutti sapevano e tutti si giravano dall’altra parte, salvo scaricarlo quando lo hanno arrestato. Eppure non era il male assoluto, ma è meglio farlo passare per tale. Bruschini dimentica (e De Angelis insieme a lui, ma allora era avversario e oggi alleato) che il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria fu decisivo per vincere nel 2013. Dimentica che ha tollerato quanto oggi leggiamo nelle carte processuali ma che pochi scrivevano, prendendosi improperi se non minacce. Dimentica la Biogas, voluta anche da Placidi, ma che è evidente interessava a tutti.

E non vai a festeggiare prima del ballottaggio al “Deportivo“? Tutto senza regole – lo dice la Finanza, anni dopo – ma lì c’era un potente ex dirigente del Comune, uno che conosce vita, morte e miracoli di Bruschini e della sua gestione.

Poi hanno i voti anche gli altri, certo.

Chi aveva un albergo chiuso da un’ordinanza e l’ha affittato alle coop che gestiscono l’affare migranti o si è visto revocare una concessione perché non pagava i  canoni, provvedimento oggi sospeso dal Consiglio di Stato. Chi ha società a lui riconducibili che devono al Comune decine di migliaia di euro e si inalbera se qualcuno lo scrive. Chi è imputato, con Placidi, per le proroghe che “favorivano i soci elettori” – lo dice il magistrato – ed è un pezzo importante della vecchia e nuova maggioranza. Chi è riferimento per certe cooperative, a cominciare da quelle dei parcheggi al porto finite nell’indagine “Malasuerte” o di associazioni che ottengono spazi, poi se hanno pagato o meno i rifiuti si vedrà.  Ce li ha pure, ma non lo abbiamo mai saputo (ah, la privacy….), chi era moroso nei confronti del Comune e non poteva restare al suo posto.

Altro che Alessandroni, il sistema che è arrivato al capolinea è questo e il quadro – c’è da temere – è per difetto. E c’è arrivato con la distrazione, diciamo così, di chi doveva preoccuparsi dell’anti-corruzione ma lo ha fatto evidentemente poco. Di chi sta lì e deve rispondere alla politica, perché c’è arrivato con titoli tutt’altro che a posto.

A proposito: spendiamo 1600 euro per un avvocato che dovrà difendere il Comune da un ex assessore (non s’era mai visto….) ma per dire cosa? Il “terzo pignorato”, di solito, non si presenta. A meno che non debba andare a dire che l’ex assessore ha ragione. Sai com’è, se c’è da opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelli della bandiera blu 2013 si decide di soprassedere, ma se c’è da aiutare chi ha portato voti…

Poi il centro-destra, unito, diviso, fintamente litigioso, potrà ancora vincere le elezioni e se ciò avverrà i cittadini avranno fatto la loro scelta. Che andrà democraticamente rispettata.

Continuo a pensare, da inguaribile ottimista, che ad Anzio possa ancora nascere #unaltracittà.

Il Falasche inizia a pagare, non si doveva arrivare a tanto

Un messaggio arrivato via whatsapp, la fine – speriamo – di una brutta pagina. Ripeto che quella del Falasche è solo la punta dell’iceberg di una situazione legata al patrimonio pubblico che appare fuori controllo. Comunque, primo pagamento effettuato, ora non si ripeta l’errore del passato. Perché non si doveva arrivare a tanto. Né dovevano passare 7 anni prima di versare la prima rata. In un qualsiasi rapporto senza esponenti politici di mezzo ci sarebbero stati i conseguenti atti.  Anzi, sarebbe interessante conoscere i termini dell’accordo. Lo impone la trasparenza, a questo punto, e chissà che si svegli qualche consigliere comunale: hanno brillato per assenza su questa vicenda, si sa che la “politica” tende a difendere sé stessa.

Comunque, va ribadito, non ho mai messo in discussione quello che viene fatto per i ragazzi, però questo non poteva e non può rappresentare un alibi. Da parte mia, a questo punto, regolarizzerò la posizione relativa ai rifiuti. A proposito, la delibera sulle tariffe 2017 non è ancora stata approvata in Consiglio comunale…

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Il GSD Falasche comunica che, dallo scorso 1 settembre, ha dato seguito al piano di rateizzazione predisposto dal Comune di Anzio, per estinguere l’importo di euro 57.911,44, comprensivo di interessi e rivalutazione monetaria, versando la prima rata mensile pari ad euro 1258,94 per il rimborso dei lavori di manutenzione straordinaria effettuati presso gli impianti sportivi comunali di Villa Claudia. Anche in questa circostanza il GSD Falsche ribadisce l’impegno sportivo, sociale ed educativo svolto dalla società, in tutti questi anni, per la crescita dei giovani del territorio, all’interno di un contesto “sano”, costituito da tante persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per il bene della collettività“.

Il Falasche e la politica, da quale pulpito…

Avevo intenzione di non scrivere più delle vicende del Falasche “moroso” nei confronti del Comune di Anzio, anche su sollecitazioni arrivate da più parti di “lasciare stare Alberto“. Inteso come Alessandroni,  il “dominus” di quella società e assessore ai lavori pubblici in carica. Ho ricevuto nei giorni scorsi la nota che segue, ma come avevo preannunciato prima di oggi non sarei tornato a scrivere per altri impegni. La pubblico, per chi ha la bontà di arrivare in fondo c’è anche una replica. Grazie.

***

Caro signor Del Giaccio, come GS DIL FALASCHE ci sembra arrivato il momento di chiarire alcuni fatti.
Per ciò che riguarda la situazione nella quale ci tira sempre in ballo ormai da molto tempo, confermiamo di aver trovato un accordo con il Comune che provvederemo ad onorare non appena il Responsabile dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Anzio ci fornirà i bollettini o qualsiasi altro riferimento per il pagamento, fermo restando che questo Gruppo Sportivo non ha mai fatto un passo indietro per quanto riguarda gli impegni presi con l’Ente.

Bisogna però fare un po’ di chiarezza su alcuni punti:

– la somma a cui fa riferimento, è per il lavoro di rifacimento del manto in erba sintetica dei campi da calcio a 5 e calciotto, lavori di MANUTENZIONE STRAORDINARIA per i quali Noi ci siamo offerti di farci carico di una parte che altrimenti non sarebbe dovuta, e comunque le opere compiute hanno accresciuto il valore del bene che è di proprietà del comune e non del GS DIL FALASCHE. 

– il continuo tirare in ballo un assessore comunale, che ha la “colpa” di essere stato Presidente della nostra associazione ormai 9 anni fa, è palesemente un attacco politico in vista delle prossime elezioni comunali (#unaltracittà non è certo un comitato di quartiere…….) e non c’entra nulla con l’attività svolta al “Villa Claudia”.

– negli anni la struttura, che ripetiamo bene patrimoniale del comune, è stata migliorata ed è passata dall’avere 1 campo in terra con 4 spogliatoi, ad essere composta da un piazzale interamente asfaltato, 1 campo da calcio a 11, 1 da calcio a 5 e 1 da calciotto tutti in erba sintetica, 2 tribune in cemento di cui 1 coperta, 13 spogliatoi, 1 sala medica, 2 segreterie, ed 1 sala da 250 mq nella quale si svolgono varie manifestazioni soprattutto per il sociale (centri anziani, scuole, altre associazioni sportive, ecc.). Tutto questo senza gravare sulle casse del comune, e per molte opere il merito è stato del “Dominus” a lei tanto a cuore già da prima che lo stesso diventasse assessore di questo Comune.
La nostra realtà, invidiata da molti e per questo appetita, non si tocca. Siamo un associazione che coinvolge 450 persone tra atleti e addetti ai lavori con relative famiglie. Siamo il GS DIL FALASCHE dal 1972, 45 anni, e in tutti questi anni grazie alla passione di poche persone ci siamo sempre stati, nonostante le difficoltà del momento, basti pensare a realtà calcistiche che hanno dovuto ripartire da zero e altre purtroppo sparite come ad esempio il baseball ad Anzio (a Lei tanto caro). Fare sport con bambini che si autofinanziano non è difficile (allenatori, materiale sportivo, lavanderia, ecc.), ma mantenere atleti in agonistica, haihaihai, quello sì che è fare del sociale e noi ne abbiamo 200.

I centri di aggregazione giovanile tipo il nostro o il rugby o l’atletica, TUTTI, andrebbero tutelati e non infangati per giochi politici nei quali, ripetiamo, non vogliamo entrare, e Lei purtroppo in questi mesi ci ha descritti come se fossimo dei “banditi”. Ci dispiace molto ma questo non lo accettiamo perché siamo sportivi e passiamo le nostre giornate a fare sport e non politica, dedichiamo il nostro tempo alla crescita dei bambini e non chiacchierando in un bar, ci svegliamo presto la domenica mattina per vedere una squadra di ragazzini correre dietro un pallone non per screditare comodamente da dietro la tastiera di un computer.

Caro Del Giaccio, Lei che si professa sportivo, a settembre riapre l’attività calcistica e ci farebbe piacere averla come ospite in modo tale da rendersi conto che qui si fa sport e non politica“.

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Parto dalla fine e credo questa foto sia emblematica, visto che è ancora pubblicata sulla pagina facebook della società. Che lì non si fa politica dovete dirlo all’ex presidente e ancora personaggio di riferimento della vostra società e non a me. Prendo atto dell’accordo con il Comune e aspetto con ansia che sia reso pubblico, ricordo che quando sarà stato onorato riprenderò a pagare la tariffa sui rifiuti. Sarebbe interessante, comunque, conoscere i termini dell’accordo. Attacco politico, suvvia… non credete alle favole. A oggi la situazione è questa: il vostro “dominus” è un assessore in carica, se finora nessuno aveva sollecitato i pagamenti dovuti è per il ruolo che riveste in Comune, io come tutti coloro che hanno più di 18 anni sono un potenziale candidato e resto un cittadino attento alle vicende di Anzio, non da oggi. Chi è che ha usato la “politica“, finora? Poi certo, quello è un bene patrimoniale del Comune, ma offrirvi di fare i lavori vi ha consentito di allungare una concessione che altrimenti sarebbe scaduta tra qualche mese. Se poi il “Dominus” ex presidente ha fatto così bene, ne posso solo prendere atto. Era e resta un patrimonio pubblico. Una cosa è certa, prima di parlare e arrivare a coinvolgere sport nei quali – da tempo – non ho più alcun ruolo, informatevi. Per quanto riguarda l’attività che ho svolto in passato quale tecnico di baseball, sempre a titolo gratuito, posso dirvi che conosco bene cosa significhi fare sport, avere a che fare con i giovani e svegliarsi di buon mattino. Così come posso garantire  che “stare dietro a una tastiera” non equivale a screditare, al contrario di quello che insinuate voi nei confronti del sottoscritto. Comunque ritengo, con una punta di presunzione, è vero, di avere tanti “scudetti” in giro: ragazzi che avrebbero preso una strada diversa e che ancora oggi si fermano a salutarmi. Ho sempre insegnato loro una cosa, prima del baseball: le regole si rispettano.

Comunque finisce qui, di questa situazione si dovrà occupare – se non lo sta già facendo – la magistratura. Come ha già fatto per una maxi evasione Iva (su un impianto pubblico), un furto di energia elettrica (su un impianto pubblico) e  per infortuni non coperti da assicurazione (su un impianto pubblico, affittato per giocare a calcetto). Spiegate anche questo ai vostri tesserati. Saluti.  (gdg)

Falasche, manca ancora un atto ma che sorpresa…

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L’assessore Alberto Alessandroni

Capisci perché ci hanno provato a non darti i documenti. Lo capisci perché leggendoli ti rendi conto, ancora meglio, di come vanno le cose in questo Comune e di come chi lo governa si è costruito il consenso. Ci sono voluti quasi tre mesi, una prima risposta insufficiente e poi l’intervento del difensore civico dell’Area metropolitana per avere gli atti sulla vicenda del Falasche calcio. La società di riferimento dell’assessore Alberto Alessandroni non ha mai restituito un euro di quelli avuti dal Comune per rifare i campi in erba sintetica di calcio a 5 e 8, sui quali si giocherà pure qualche campionato federale ma che di sicuro vengono affittati all’esterno. Che non avesse pagato si era capito ormai da tempo, ma la richiesta d’accesso (e meno male che finalmente, per legge, ne abbiamo diritto) mirava a ricostruire l’intera storia. Che ha dell’allucinante.

Scrivere al difensore civico – che è intervenuto (qui la precedente ricostruzione) è servito, alla fine. Vuoi perché al contrario della volta scorsa il dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, anziché una raccomandata ha spedito una posta elettronica certificata e vuoi perché, finalmente, ha fornito gli atti richiesti e a tempo di record. Tutti meno uno, come vedremo.  Ma andiamo con ordine e partiamo dal 22 marzo del 2010, quando secondo la delibera di giunta del 27 luglio dello stesso anno il Falasche (Alessandroni è stato presidente fino all’anno prima, ma a quella delibera per pudore, forse, è assente) la società ha chiesto “l’intervento dell’amministrazione” per realizzare l’intervento di sostituzione del manto erboso data la pericolosità dello stesso. In attesa dell’adozione della delibera il servizio patrimonio del Comune aveva “provveduto con propria perizia a stimare come importo complessivo dei lavori la somma di 89.000 euro iva esclusa“. Metà importo a carico del Comune, l’altro del Falasche.

Dalla stessa delibera si evince che il 22 giugno lo stesso servizio aveva comunicato al Falasche stesso “il quantum dovuto per gli interventi” e indicato il piano di rientro per la quota a carico della società che, in cambio, avrebbe avuto il prolungamento della concessione fino al 2021. Piano che prevedeva “un importo complessivo di 56.137,20 euro (tasso di interesse vigente legale all’1%) per un periodo di 10 anni a partire dal mese successivo la dichiarazione di fine lavori“. Il 30 giugno la società accetta, il 14 luglio si stipula la convenzione per la gestione dell’impianto, il 27 luglio c’è la delibera che abbiamo citato e – con un antesignano 3.0 – lo stesso giorno la determina che dispone i lavori e paga la prima rata (35.600 euro) “da considerarsi quale anticipo sull’acquisto dei materiali“. A chi?

Qui viene il bello. Tra gli atti ricevuti –  si chiedeva il capitolato dei lavori concordati –  spunta un preventivo della “Sis” datato 8 giugno 2010. Sì, avete capito bene. Confrontate da soli le date: qualcuno ha chiesto quel documento che è diventato, di fatto, la “perizia” del Comune. E’ un foglio anonimo, non c’è destinatario (non nel materiale fornito a chi scrive), la società che deve fare i lavori elenca dettagliatamente quello che è previsto e c’è chi, evidentemente, accetta senza colpo ferire.  Com’è successo di nuovo, nel 2014, sempre a Falasche e sempre per dei lavori, con una storia singolare che potete leggere qui.

Non solo, trovate un solo fornitore, uno solo, di qualsiasi Comune d’Italia che si vede anticipare i soldi da un ente locale per i “costi del materiale“. E trovatene un altro che il 25 novembre, quattro mesi dopo la prima determina, si vede liquidare 71.200 euro, il saldo. In quella stessa determina si ripercorre la storia e si ribadisce che il Falasche pagherà rate costanti da 467,81 euro per 120 mesi, a partire da dicembre dello stesso 2010. Cosa che non ha mai fatto, nonostante i solleciti partiti da tempo e ribaditi ora.  L’ammontare del debito è 56.137,20 euro.

E il certificato di fine lavori? E’ il documento mancante rispetto alla richiesta di accesso agli atti e, a questo punto, devo dedurre che non c’è, come qualcuno da tempo mi ha segnalato.  Speriamo non sia la scusa usata dal Falasche per non pagare finora, perché dal danno erariale passeremmo alla truffa

In pratica, così andavano e vanno le cose in questo Comune, sono stati spesi 89.000 euro più Iva anticipando l’acquisto dei materiali e liquidando il saldo, senza sapere se quelle opere siano a regola d’arte  o meno, senza sapere se quei lavori sono stati eseguiti per intero o non. Ma a casa loro farebbero così? Ma voi liquidereste l’azienda che vi rifà il bagno, i termosifoni, l’impianto elettrico o ciò che volete  senza un collaudo? Le carte ottenute dal Comune, a meno che il dirigente abbia dimenticato di inserire quel documento, dicono che il certificato di fine lavori non c’è.

Ecco, il metodo è questo, usato lì e in chissà quante altre occasioni. La domanda è sempre la stessa: non fosse stato Alessandroni il punto di riferimento di quella società, il trattamento per il Falasche sarebbe stato lo stesso? E alla luce di quanto emerge, nero su bianco, è ancora compatibile con il ruolo di assessore uno che continua a gestire, frequentare e a decidere sull’impianto per il quale la società non ha mai pagato?

E possibile che nessuno – dall’ultimo consigliere comunale al sindaco, dal collega di giunta, alla responsabile dell’anticorruzione – senta il dovere di intervenire?

Basterebbe rileggere l’articolo 5 della convenzione (“sopravvenute ragioni di interesse pubblico“, più di queste?), il 16 (assicurazione, ci sono cause pendenti perché non era stipulata),  il 17 (“accertate violazioni del concessionario“, come i mancati pagamenti) e il 18 (“reiterati inadempimenti“) per aver già revocato la concessione. La certezza, più che il timore, è che non sia avvenuto proprio perché è coinvolto un assessore.

ps, questa vicenda di Falasche è ormai nota, come ripeto da sempre è la punta dell’iceberg, altre mi vengono segnalate, approfondirò.

 

Falasche, ora gli atti. Lo dice anche il difensore civico

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Il Comune di Anzio e in particolare il dirigente dell’area finanziaria deve rispondere “con sollecitudine” e consegnare i documenti che ha tenuto per sé rispetto alla vicenda del Falasche calcio che non paga quanto dovuto. A seguito della risposta che… non risponde che, volendo, potete approfondire qui, ho presentato istanza al difensore civico regionale. Questi, per competenza, l’ha mandata a quello della Città metropolitana che oggi, cortesemente, mi ha fatto pervenire la nota spedita in Comune.

I punti 1, 2, 3 e 5 della richiesta presentata vanno soddisfatti, per 4 e 6 è bastato dire che sono in corso fasi “endoprocedimentali“. Ne prendo atto e rispetto la decisione del difensore civico, aspetto ora “con sollecitudine“: copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori;  ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune;   il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria. Vale a dire i punti mancanti sui quali si è preferito glissare.

E’ comprensibile quello che ha fatto il dirigente dell’area finanziaria, attenzione, c’è di mezzo un assessore, gli avranno detto che “giocano i regazzini….” che questo rompiscatole “è candidato” che “tanto mo sistemano” e via discorrendo. Si capisce anche la deferenza nei confronti di chi ti tiene in un posto per il quale   è stato presentato un titolo per un altro, va bene tutto.

Le norme, però, sono chiare e dispiace per lui quelle richieste “sono volte a conseguire dati e documenti, oggetto del diritto di accesso generalizzato” – come scrive il difensore civico. Lo spieghi a sindaco, assessore e a quanti si saranno prodigati per continuare a insabbiare ciò che era ed è – lo ribadisco – la punta dell’iceberg della gestione del patrimonio ad Anzio.

Una cosa fa riflettere: quei documenti potrebbe averli immediatamente uno qualsiasi dei consiglieri comunali nell’esercizio del suo ruolo. Sarebbe loro compito – una volta uscito qui e su media il potenziale danno al Comune, se non la truffa – andare a verificare. Dovrebbero farlo, a maggior ragione, perché  quella società continua a difenderla pubblicamente un assessore che dovrebbe scegliere se restare dominus del Falasche o fare l’amministratore. Dovrebbe farlo un’opposizione – quel che ne resta – degna di tale nome. Non è successo e non succederà, la classe politica è abituata ad assolvere se stessa.  Ma quei documenti, vedremo con quanta “sollecitudine“, prima o poi usciranno.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 non è solo quella di rendere pubblici e trasparenti tutti gli affidamenti del patrimonio dopo aver realizzato delle schede, ma cominciare a smetterla con questo atteggiamento di perbenismo tra eletti in Consiglio e soprattutto con il familismo amorale. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

Caso Falasche, la risposta (inutile) e la pessima lezione

La risposta del Comune sull’accesso agli atti per la vicenda del Falasche calcio – del quale l’assessore Alberto Alessandroni resta il “dominus” – è arrivata e ha due aspetti positivi. Le scuse per il ritardo (la richiesta è del 10 aprile, il protocollo del 16 giugno) e la presa in giro che contiene e mi fa pensare al vecchio adagio di mia nonna secondo il quale “i cojonati so de Dio“. Niente altro di positivo, anzi, la pessima conferma di quanto le cose in questa città non funzionino. A partire dalla spedizione di una inutile (e costosa, basta vedere l’appalto a Postacity) raccomandata in luogo di una posta certificata: bastava rispondere alla mail spedita con quel sistema. Non eravamo il Comune 3.0?

Sopra trovate la richiesta di chi scrive, di fianco la risposta che… non risponde. Capitolato e certificato di fine lavori dove sono? Li indica la delibera con la quale il Comune concede il finanziamento, per questo li avevo chiesti. Anzi, il pagamento doveva iniziare proprio da quel certificato, esiste? Singolare che “organizzazione e tempi dei suddetti lavori” siano stati “gestiti dalla società concessionaria”. Quali controlli ha effettuato il Comune che, intanto, aveva finanziato? Come dire che una banca concede un mutuo ma non si preoccupa dello stato di avanzamento lavori. A meno che quel mutuo non sia di qualche dirigente. Qui i lavori erano per la società dell’assessore e quindi….

Ma non è tutto, perché “verifiche e attivazione di iniziative di recupero sono in fase endoprocedimentale“. Bel termine, vero? Il dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, che siede in quel posto in virtù della partecipazione a un bando per il quale ha presentato un titolo non previsto (W Anzio…..), usa un parolone inesistente nei vocabolari della lingua italiana ma presente in quello dell’amministrazione pubblica. Il dirigente lo conosce, evidentemente, ma lo usa a sproposito, perché poco poco ma pure noi abbiamo studiato. Il motivo? Si parla di atto endoprocedimentale quando si deve adottare una decisione complessa, la valutazione attiene a più uffici o pubbliche amministrazioni e i loro pareri sono  propedeutici alla decisione  finale. Qui cosa c’è da studiare? Il Comune ha concesso un prestito, il Falasche dell’assessore Alessandroni non l’ha restituito, sono passati sette anni,   c’è un danno erariale se non una truffa, si fanno gli atti per recuperare i soldi e si revoca la convenzione. In un posto normale funziona così, invece qui abbiamo la “fase endoprocedimentale” e di fatto – se ho ben capito – ignoriamo pure a quanto ammonta il debito della società. O è noto ma non si dice nella risposta all’accesso.

Provo a tradurla? L’impianto è gestito da un assessore, va  preso tempo. Infatti Belli ha scritto al Falasche (altri avevano avviato procedure prima di lui), loro martedì scorso – dopo mesi – hanno incontrato il sindaco e proposto un piano di rientro… Ma sì, sarà questa la  “fase endoprocedimentale“: ci sono i bambini, il “sociale” (!?), la campagna elettorale…..

Ecco, siccome il dirigente è persona preparata si informi su cosa è accaduto – negli anni – intorno a quell’impianto pubblico e valuti se c’è ancora da “coprire” qualcosa. E già che c’è, si informi su tutti gli impianti pubblici e renda note sul sito le “schede” di ciascuno come sommessamente è stato chiesto in questo spazio. Si chiama trasparenza e tutelerebbe tutti.

Per la cronaca, a Falasche, c’è stata un’indagine per evasione dell’Iva, risulta una segnalazione per furto di energia elettrica, non si ha notizia rispetto agli allacci di acqua e gas, ci sono cause per infortuni non coperti da assicurazione. E l’impianto è del Comune eh… Chi deve/doveva controllare? O gli assessori hanno una sorta di “zona franca“?

Può darsi, ma il pessimo esempio che arriva ai cittadini è che se non paghi non succede nulla. Allora vorrà dire che prima di versare la prossima rata della Tari – controlli, dottor Belli, sono in regola da sempre – aspetterò la fase “endoprocedimentale“. Se tutti facessimo come il Falasche e Alessandroni il Comune sarebbe fallito. Molti lo hanno fatto, a dire il vero (compresi personaggi pubblici), altrimenti non avremmo la mole di residui che ci sta portando al dissesto finanziario. Ecco perché la vicenda Falasche è la punta di un iceberg di come vanno le cose in questa sgangherata città.

Per questo la risposta del dirigente  somiglia a una foglia di fico per coprire ciò che non può più essere coperto, grazie a chi ha fatto circolare dei documenti e a chi li ha approfonditi,  qui e su altri organi di informazione.

Per quanto mi riguarda, la vicenda era già e resta affidata all’Anac, alla Funzione pubblica e al  difensore civico regionale per gli atti che pure con questa nota non sono arrivati. Sul resto – se non ha già aperto un fascicolo dopo la pubblicazione di “notizie criminis” – ci penserà la Procura della Repubblica.

 

Caso Falasche, l’accesso e le domande senza risposta

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Il sindaco è stato chiaro, ieri, nel corso della presentazione del libro “Utopia di un Comune (e come realizzarla)” a Villa Sarsina. “Sulla trasparenza siamo tutti d’accordo, io pubblicherei pure le lettere che scrivo, è giusto, ma poi mica compete a me, sono gli uffici a dover pubblicare e vi assicuro che non è cattiva volontà, spesso ci sono delle difficoltà“. E sono tante, a vedere il sito del Comune di Anzio, queste difficoltà. Alcune comprensibili, come ho avuto modo di dire sempre nel dibattito di ieri.

Difficoltà alle quali si aggiunge quella di rispondere a richieste di accesso agli atti come disciplinate dalla legge. Una l’ha presentata chi scrive e riguarda il caso, segnalato qui e poi ripreso dal settimanale Il Granchio“, del Falasche calcio. Va ribadito un concetto: nessuno ce l’ha con la società, l’attività che svolge, i ragazzi che giocano. Nessuno. Si fa notare, però, che il Comune di Anzio ha dato un finanziamento alla società e non è stato restituito. Caso vuole che di quella società sia stato presidente e sia ancora “dominus” l’assessore ai lavori pubblici, Alberto Alessandroni.

Ripetiamo, se prendiamo un mutuo e non restituiamo un centesimo per sette anni, una banca per quanto “comprensiva” e per quanta amicizia si può avere, il conto lo presenta e manda la casa all’asta. Ecco, a proposito di trasparenza su questa vicenda – che è emblematica di un sistema dove il politico cerca di avere un vantaggio e la macchina amministrativa controlla poco e male – è stata presentata da chi scrive una formale richiesta di accesso agli atti. Era il 10 aprile, si chiedeva copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori; l’ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune; le iniziative adottate dal Comune di Anzio per il recupero delle somme dovute e per l’eventuale decadenza della concessione in essere; il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria; ogni altra iniziativa adottata a tutela dell’ente, delle sue entrate e del bene pubblico dato in concessione.

Nessuna risposta nei 30 giorni previsti, un po’ di tolleranza, ma ora basta. Al punto che oggi è partita una nota per l’Organismo indipendente di valutazione, spedita per conoscenza all’Anac, al Dipartimento per la Funzione pubblica e alla Procura di Velletri. Servirà a sapere se e cosa è stato fatto nel caso Falasche? Forse.

Certo è che un’amministrazione 3.0, che pure ha difficoltà a rispettare i canoni della trasparenza, a rispondere a un “accesso“, almeno dice: “Ricevuto, abbia pazienza...” Niente. Vedremo se questa ulteriore iniziativa porterà a conoscere qualche cosa in più. E ad avere, un giorno, pubblicate sul sito del Comune le schede di ciascun impianto con gestore, canone (a proposito, vengono riscossi?) data della concessione, scadenza, interventi effettuati dai gestori e lavori eseguiti dall’ente.

Quando si dice l’utopia….

Bene sul caso Falasche, ma con le schede sarebbe meglio

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Apprendiamo dall’ultimo numero del Granchio che il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio ha chiesto al Falasche la restituzione delle somme ricevute nel 2010 per la sistemazione del terreno di gioco. La società, fino alla data di quella richiesta, non aveva ancora versato una delle rate previste ormai sette anni fa. Ignoriamo se lo abbia fatto nel frattempo e sarebbe interessante che l’assessore Alberto Alessandroni – che di quella società resta il leader indiscusso – oltre a farci sapere che sono ultimati i lavori sulle strade cittadine, ci dicesse pure a che punto è la situazione rispetto al prestito.

Lui è ancora assessore e come ricorda anche il Granchio “dominus” del Falasche che usa ancora quell’impianto pubblico senza avere restituito un euro. “Se Alberto Alessandroni fosse stato solo presidente e non anche amministratore comunale avrebbe avuto una corsia preferenziale in una storia che ha causato anche un danno erariale alle casse del Comune? Crediamo proprio di no” – scrive ancora il settimanale.

Condivido e buon senso vorrebbe che questa vicenda si risolvesse. Perché è facile dire “non c’entro“, come in diversi hanno provato a fare: dai morosi che ricordano di non entrarci direttamente, perché dei tributi non versati risponde la Srl (della quale magari fanno parte) a quelli che compaiono ovunque (siti, giornali, social) rispetto, a società ma quando il Comune chiede di pagare il dovuto minacciano querele o richieste di risarcimento.

Comunque ben venga la richiesta di restituzione dei soldi  per il Falasche che nessuno vuole cacciare –  sia chiaro –  ma che deve stare alle regole. Vero, come ricorda il Granchio, che nessun dirigente comunale si era preoccupato prima (e pure qui, i doppi ruoli di assessori e consiglieri forse “pesano“, come nel caso di ordinanze mai eseguite, spiagge non revocate, tributi chiesti quando non era più possibile rinviare) ma sulla vicenda c’è un accesso agli atti e aspetto di avere il materiale richiesto. Magari ci si è mossi dopo la pubblicazione su questo blog, ma meglio tardi che mai.

Intanto rilancio la sfida 3.0: mettere on line – se esistono – tutte le schede del patrimonio pubblico. Con atto di assegnazione, eventuale canone, situazione dei pagamenti, scadenza del contratto e via discorrendo. Come ho avuto modo di dire quella del Falasche è solo la punta di un iceberg…

Falasche, punta dell’iceberg del sistema di potere (e consenso)

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C’è chi ha fatto i complimenti, chi va cercando di capire come possa essere venuta fuori una cosa del genere e persino chi l’abbia commissionata (!?) poi c’è chi afferma candidamente “ma lo sapevano tutti”. I primi vanno ringraziati, ma non interessa. I secondi si diano pace, le notizie escono e non ci sono strategie di sorta dietro la loro pubblicazione. I terzi meritano un approfondimento, perché tra i “tutti” non c’è chi scrive, il quale appena saputo ha approfondito, cercato documenti e reso noto ai tanti che pure ignoravano la situazione legata alla gestione dell’impianto pubblico di calcio di Villa Claudia.

Che non solo è quella descritta, ma vede ulteriori cose che in un posto normale dovrebbero essere approfondite da altri. Perché la convenzione – ad esempio – è a vantaggio di una società che ha una partita Iva, mentre ne esiste un’altra che è in liquidazione costituita nel 2009, e quella che manda in campo le squadre (ma qui non abbiamo conferma) potrebbe essere un’altra ancora. Di sicuro i comunicati portano una dicitura, le liste presentate in campo un’altra.

In un paese normale l’assessore Alberto Alessandroni che del Falasche è stato presidente e del movimento che ruota intorno a quell’impianto è ancora un punto di riferimento, si sarebbe dimesso perché questa vicenda è incompatibile con il ruolo pubblico che ricopre. Non lo farà. Né il sindaco, Luciano Bruschini, gli revocherà l’incarico. Né in maggioranza – vecchia e “allargata” ai pentiti del 2013 di De Angelis – si porrà il problema. Vedremo all’opposizione, dove sulle vicende del patrimonio va dato atto a Ivano Bernardone di aver sollevato il problema in qualche occasione, come dopo l’aggressione al comitato per la pineta di Lido dei Pini. Fuori dal consiglio comunale lo ha fatto il Meetup “Grilli di Anzio” che ha ottenuto se non altro la pubblicazione sul sito dovuta per legge dell’elenco dei beni e di quanto incassa il Comune.

Che c’entra il patrimonio? Semplice, la vicenda Falasche è solo la punta dell’iceberg. Sappiamo chi gestisce tutto il resto (sedi, impianti sportivi, locali) chi paga e chi non, come si fa a ottenere uno spazio, quali opere sono state realizzate e pagate da chi? Quando mai… Anni fa provò Mariolina Zerella a sollevare il caso della discoteca a fianco della piscina, ad esempio, nessuno fece nulla.

Perché va così: che ti metti a fare, è per lo sport, è per il sociale… Con questa scusa ora un assessore, ora un consigliere, ora uno “vicino” e che magari ha portato voti o li garantirà in futuro, gestisce un impianto o ha un lavoro affidato, una cooperativa, un’associazione. Funziona in questo modo e se Alessandroni se ne va – o peggio, viene mandato via – tolta una carta crolla l’intero castello. Quello che faticosamente si cerca di tenere in piedi avendo già indicato il successore di Bruschini, che poi è anche il suo predecessore ed ex avversario, Candido De Angelis. Nessuno se ne andrà. La chiamano politica.

Ebbene la vicenda Falasche nella storia del patrimonio (e non solo) è solo la punta dell’iceberg di un sistema di potere e costruzione del consenso basato su quello che abbiamo provato a raccontare.

In un posto normale, dove una società e un terreno di gioco pubblico sono anche gestiti da chi segue la politica cittadina, l’assegnazione di quell’impianto era stata già revocata per il mancato pagamento di quanto stabilito. Se non paghi il mutuo di casa, dopo sei anni è già all’asta. Qui dal 2010 almeno fino a settembre 2016 non è stato versato un euro nelle casse del Comune. Se è accaduto dopo, lo vedremo. Non sappiamo cosa hanno fatto o faranno gli uffici, ma ha ragione Agostino Gaeta quando scrive sulla sua pagina facebook che quello sollevato in questo spazio è un caso da anti corruzione.

Ebbene la segretaria generale, Marina Inches, come ha denunciato le pressioni sulla gara per le mense recandosi dai Carabinieri, approfondisca anche questa storia e denunci, se del caso, la possibile truffa ai danni del Comune. Non ascolti la politica di casa nostra e avrà pieno appoggio. Intanto, anche per aiutarla a ricostruire la vicenda, chi scrive ha presentato formale accesso agli atti.

ps: a proposito di pressioni, oggi vicende più o meno note sono anche sul Corriere della sera. Una ulteriore richiesta di risarcimento del danno da parte del sindaco possiamo aspettarcela, quello che è incomprensibile è il silenzio di Prefetto e Ministro dell’Interno. Ci dicano una volta per tutte: la criminalità, comune e/o organizzata condiziona il Comune oppure è tutto a posto.