Caso Falasche, la risposta (inutile) e la pessima lezione

La risposta del Comune sull’accesso agli atti per la vicenda del Falasche calcio – del quale l’assessore Alberto Alessandroni resta il “dominus” – è arrivata e ha due aspetti positivi. Le scuse per il ritardo (la richiesta è del 10 aprile, il protocollo del 16 giugno) e la presa in giro che contiene e mi fa pensare al vecchio adagio di mia nonna secondo il quale “i cojonati so de Dio“. Niente altro di positivo, anzi, la pessima conferma di quanto le cose in questa città non funzionino. A partire dalla spedizione di una inutile (e costosa, basta vedere l’appalto a Postacity) raccomandata in luogo di una posta certificata: bastava rispondere alla mail spedita con quel sistema. Non eravamo il Comune 3.0?

Sopra trovate la richiesta di chi scrive, di fianco la risposta che… non risponde. Capitolato e certificato di fine lavori dove sono? Li indica la delibera con la quale il Comune concede il finanziamento, per questo li avevo chiesti. Anzi, il pagamento doveva iniziare proprio da quel certificato, esiste? Singolare che “organizzazione e tempi dei suddetti lavori” siano stati “gestiti dalla società concessionaria”. Quali controlli ha effettuato il Comune che, intanto, aveva finanziato? Come dire che una banca concede un mutuo ma non si preoccupa dello stato di avanzamento lavori. A meno che quel mutuo non sia di qualche dirigente. Qui i lavori erano per la società dell’assessore e quindi….

Ma non è tutto, perché “verifiche e attivazione di iniziative di recupero sono in fase endoprocedimentale“. Bel termine, vero? Il dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, che siede in quel posto in virtù della partecipazione a un bando per il quale ha presentato un titolo non previsto (W Anzio…..), usa un parolone inesistente nei vocabolari della lingua italiana ma presente in quello dell’amministrazione pubblica. Il dirigente lo conosce, evidentemente, ma lo usa a sproposito, perché poco poco ma pure noi abbiamo studiato. Il motivo? Si parla di atto endoprocedimentale quando si deve adottare una decisione complessa, la valutazione attiene a più uffici o pubbliche amministrazioni e i loro pareri sono  propedeutici alla decisione  finale. Qui cosa c’è da studiare? Il Comune ha concesso un prestito, il Falasche dell’assessore Alessandroni non l’ha restituito, sono passati sette anni,   c’è un danno erariale se non una truffa, si fanno gli atti per recuperare i soldi e si revoca la convenzione. In un posto normale funziona così, invece qui abbiamo la “fase endoprocedimentale” e di fatto – se ho ben capito – ignoriamo pure a quanto ammonta il debito della società. O è noto ma non si dice nella risposta all’accesso.

Provo a tradurla? L’impianto è gestito da un assessore, va  preso tempo. Infatti Belli ha scritto al Falasche (altri avevano avviato procedure prima di lui), loro martedì scorso – dopo mesi – hanno incontrato il sindaco e proposto un piano di rientro… Ma sì, sarà questa la  “fase endoprocedimentale“: ci sono i bambini, il “sociale” (!?), la campagna elettorale…..

Ecco, siccome il dirigente è persona preparata si informi su cosa è accaduto – negli anni – intorno a quell’impianto pubblico e valuti se c’è ancora da “coprire” qualcosa. E già che c’è, si informi su tutti gli impianti pubblici e renda note sul sito le “schede” di ciascuno come sommessamente è stato chiesto in questo spazio. Si chiama trasparenza e tutelerebbe tutti.

Per la cronaca, a Falasche, c’è stata un’indagine per evasione dell’Iva, risulta una segnalazione per furto di energia elettrica, non si ha notizia rispetto agli allacci di acqua e gas, ci sono cause per infortuni non coperti da assicurazione. E l’impianto è del Comune eh… Chi deve/doveva controllare? O gli assessori hanno una sorta di “zona franca“?

Può darsi, ma il pessimo esempio che arriva ai cittadini è che se non paghi non succede nulla. Allora vorrà dire che prima di versare la prossima rata della Tari – controlli, dottor Belli, sono in regola da sempre – aspetterò la fase “endoprocedimentale“. Se tutti facessimo come il Falasche e Alessandroni il Comune sarebbe fallito. Molti lo hanno fatto, a dire il vero (compresi personaggi pubblici), altrimenti non avremmo la mole di residui che ci sta portando al dissesto finanziario. Ecco perché la vicenda Falasche è la punta di un iceberg di come vanno le cose in questa sgangherata città.

Per questo la risposta del dirigente  somiglia a una foglia di fico per coprire ciò che non può più essere coperto, grazie a chi ha fatto circolare dei documenti e a chi li ha approfonditi,  qui e su altri organi di informazione.

Per quanto mi riguarda, la vicenda era già e resta affidata all’Anac, alla Funzione pubblica e al  difensore civico regionale per gli atti che pure con questa nota non sono arrivati. Sul resto – se non ha già aperto un fascicolo dopo la pubblicazione di “notizie criminis” – ci penserà la Procura della Repubblica.

 

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