Ma non è una cosa seria…

Ma non è una cosa seria…

 

Ma non è una cosa seria…

Sì, quello che accade con i tesseramenti nel nostro baseball è a dir poco singolare. Da tempo si trascinava questa vicenda di Mendez. C’è chi ha risposto anche in modo piccato a baseball.it (http://www.baseball.it/leggi_articolo.asp?id=21741) che semplicemente chiedeva chi fosse per aggiornare il suo archivio, oggi scopriamo che c’era una irregolarità. Come c’è stata a San Marino per D’Amico, come qualcosa è accaduto – sia pure nel rispetto delle regole – per Florian.

Insomma, se questo è il massimo che esprime il nostro baseball – con un campionato che purtroppo è quello che è – siamo messi male. Molto male. E purtroppo non è la prima volta, perché fra i tanti va ricordato il caso Vigna per il quale nessuno si accorse del doppio tesseramento e poi la Fibs intervenne per portarlo con la Nazionale al torneo pre olimpico…

Non siamo nuovi a vicende del genere, dunque, e la storia di Mendez purtroppo conferma quanto pressapochismo ci sia in questo sport…  

 

 

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Porto e Life, uno dei progettisti fa sapere…

Ricevo e pubblico volentieri questa precisazione di Giacomo Cozzolino, uno dei progettisti del Life.

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“Leggo nel tuo ultimo post la frase “Infine i conti della Capo d’Anzio, in profondo rosso, con i soldi del Life usati per fare altro e da restituire”. 

Ci tengo, per precisione e tua informazione, a precisare quanto segue.

Il cofinanziamento della Commissione Europea dovrebbe essere utilizzato, almeno parzialmente e  se ancora c’è uno stato di diritto in Italia (laddove a fronte di un contratto e di prestazioni effettuate con esito positivo, come si può evincere anche dalle comunicazioni della Commissione Europea), per pagare i compensi di diversi mesi di attività (per qualche professionista, circa 2 anni) che spettano al gruppo di lavoro.

Mi farebbe piacere poter leggere, nelle opportune valutazioni ed analisi che fai della situazione del Porto, una preoccupazione per quelli che vengono chiamati “fornitori” o “consulenti”, ma che di fatto sono persone che lavorano o hanno lavorato e che, anziché un rapporto lavorativo da dipendenti, utilizzano la propria partita Iva.

Sarebbe un’inchiesta utile capire quante persone e aziende vantano crediti nei confronti della Capo d’Anzio (non solo noi del progetto LIFE) e sapere se la Società vuole onorare gli impegni contrattuali o, come si vocifera, preferire proposte di decurtazioni sostanziali di quanto dovuto (prendendo “per il collo” chi si trova in sofferenza finanziaria).

Tanto ti dovevo.

dott. Giacomo Cozzolino

La guerra, la “musarola” e “a chi appartieni”, addio a Iole e alle sue storie

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Ti riconosceva dalla “musarola” e poi ti diceva “tu appartieni a...” come si faceva da queste parti per spiegare di che famiglia fossi. Se n’è andata ieri, proprio mentre iniziava la Messa di Sant’Antonio, quella dove non era mai mancata praticamente da sempre. Stavolta Iole Figliamonti, vedova Pigliacampi, era in clinica dove si è spenta a 95 anni. Si è portata dietro un ultimo pezzo di paese, di quello che ci piace ancora chiamare Portod’Anzio, anche se ormai è una città che fatica a crescere. I ricordi di “appena rientrati”, quella statua di Sant’Antonio con il fucile in braccio e l’elmetto, la chiesa distrutta come il resto della città, la difficile ricostruzione, padre Leone Turco detto “Presidente”…

Una donna forte, fino all’ultimo, che ha raccontato aneddoti e momenti di vita vissuta indimenticabili, ci dato la sua “storia orale”. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla – e di essere riconosciuto dalla “musarola” – potrà confermare.

Agli amici Augusto ed Enrico, figli di Iole, va un grande abbraccio e l’invito a preservare i ricordi di quella storia che appartiene, a pieno titolo, a quella della nostra città.  

Porto, vogliono fare il castello ma i soldi sono per un monolocale. Basta

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Proviamo a fare un paragone. C’è chi ha grandi ambizioni e con la sua società vuole costruire un castello per venderne le stanze. Ha tanti debiti da pagare, ma conta sull’appoggio di una banca – alla quale deve già dei soldi – per riuscire nel suo intento. La sorpresa è amara, perché fra debiti e capacità finanziaria non può farsi altro che una casa di una cinquantina di metri quadrati e la banca non concede ulteriori finanziamenti, quindi il castello resta un sogno. Però la società ha la concessione per farlo…

E le ambizioni non le cambia, né si rende conto che rischia di infilarsi in una strada senza ritorno. Si trova sulla strada un ingegnere che con una singolare manovra ha ottenuto parte delle quote della società, è nel settore da sempre, si propone di dare qualche soldo “a titolo fruttuoso” e di svolgere una serie di attività per conto della società. E’ la svolta, ma non si vede un euro e ci sono i debiti da pagare… L’ingegnere immagina un consorzio di imprese che possa intanto avviare le opere, in attesa di tempi migliori, poi ci si ricorda che qualcuno le stanze voleva comprarle. Certo, su 1284 solo 72 le avevano opzionate, molti si sono fatti restituire i soldi, ma restano 25 volenterosi… Si parte! Qualche debito verrà pagato, intanto l’ingegnere si muove per il resto, importante è che si posi la prima pietra…

Vi ricorda nulla? Sì, è la storia del porto di Anzio. E va fermata. Lo dice chi dall’inizio ha sostenuto il progetto del doppio porto, ha inseguito il sogno di una città che diventasse tale e non rimanesse un paesone di provincia, quello di un’opera che la qualificasse e ne facesse parlare a livello internazionale. Purtroppo siamo in Italia e tra burocrazia e politica, spesso con interessi trasversali, il progetto si è arenato. La convinzione che senza un atteggiamento ostile della Regione guidata da Marrazzo e dei suoi burocrati con parere a soggetto oggi avremmo il porto resta, ma è poca cosa.

Intanto è arrivata la crisi della nautica, la scelta di Italia Navigando si è rivelata un fallimento, la società Capo d’Anzio che è al 61% del Comune da totalmente pubblica ha il 39% di un privato.

Prima l’intervista in streaming del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, ai “Cittadini cinque stelle”, poi le sue dichiarazioni al “Granchio”, lasciano stupefatti. Vendendo 25 posti barca si parte per iniziare i lavori. Ma stiamo scherzando?

Ci sono una serie di opere, previste dalla concessione e dall’atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune, che potranno pure essere “traslate” come dice il presidente ma vanno fatte. C’è l’escavo, e quello è da subito a carico della Capo d’Anzio appena la Regione invertirà il cronoprogramma. Ci sono i canoni concessori da pagare alla stessa Regione con la quale ora è il rapporto della società. Il Comune ha un ruolo però, quello di proprietario del 61%, per questo la città ha da essere informata.

Invece no, il sindaco che doveva andare da Sacida a Falasche, da Lavinio ad Anzio Colonia a spiegare le ricadute positive che avrebbe avuto il porto si ben guardato addirittura dal far applicare i patti parasociali sulla base dei quali le quote dovevano tornare al Comune un anno dopo la concessione. A meno che Italia Navigando non avesse portato i soldi per fare il porto. Quei patti, da amministratore proprio di Italia Navigando, li aveva sottoscritti Renato Marconi, l’ingegnere che poi li ha disconosciuti… Il sindaco, nonostante il mandato unanime del consiglio comunale, è rimasto a guardare e oggi vorrebbe far partire un’operazione con la certezza di avere appena 25 posti prenotati, nemmeno il 2% del totale, con pochi spiccioli rispetto ai 130 milioni di euro necessari. E’ fuori da ogni logica. E’ voler fare il castello quando si ha, sì e no, la possibilità di costruire un monolocale.

Infine i conti della Capo d’Anzio, in profondo rosso, con i soldi del Life usati per fare altro e da restituire, con un prestito da onorare con la Banca popolare del Lazio che non aspetta più, il capitale sociale da ricostituire. Tempo fa, in questo umile spazio, si parlava delle grandi manovre di Marconi. Ecco, se sarà lui a ricapitalizzare perché il Comune non ha i soldi per farlo il passaggio sarà completo. Un rischio che è dietro l’angolo, per questo è ora di dire basta, fare un bagno d’umiltà e i passi a seconda della gamba.    

Niente processione di Sant’Antonio, finché c’è chi è pagato

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Non sarò alla processione di Sant’Antonio, domani sera. La cosa interesserà a pochi, mi rendo conto, ma dopo una vita per arrivare in tempo all’uscita della statua dalla chiesa e per poi seguire l’evento – restando ogni volta senza fiato al momento dell’uscita in mare – ho deciso di dire basta. Se il lavoro me lo consentirà arriverò per la messa, ma poi niente corteo. “Che ci importa…” dirà giustamente qualcuno. Comprendo perfettamente. Liberissimi, come sempre, di proseguire nella lettura o fermarsi.

Perché c’è un motivo alla base di questa scelta, semplicissimo. Ho scoperto dopo la processione dello scorso anno che un’associazione – sicuramente meritoria, non discuto – ha presentato fattura al Comune ed è stata liquidata. Oggetto della fattura? “Partecipazione alla processione di Sant’Antonio”. Sì, avete letto bene. Il servizio rientra in alcuni, più ampi, che l’associazione svolge per conto del Comune in occasione di manifestazioni di rilievo, così come il pagamento è una parte di quello che lo stesso Comune riconosce ogni anno. Va benissimo, per carità – anche se “taglierei” ogni contributo – ma la fattura per partecipare alla processione no, non mi piace. E quindi resto a casa, finché ci sarà chi andrà in processione pagato. E continuerò, il 13 giugno, a essere in Chiesa per la messa solenne, nel giorno del nostro Santo, snobbata da chi domani sera farà a pugni per un posto sulla barca più importante…

E’ questione di principio, mi rendo conto, alla quale aggiungere la disorganizzazione dell’evento di un anno fa. Nel pieno del momento solenne, quello della benedizione alla città, quando la barca del Santo è al centro del porto, quando per un fenomeno inspiegabile c’è un silenzio irreale, qualche addetto del Comune ha dato il via ai fuochi d’artificio. Che hanno coperto la benedizione. Ma sì, che sarà mai, ti metti a fare questioni di principio…. Sì, mi spiace, perché se c’è un evento che mette insieme i cittadini, credenti o meno, è quello della processione. Con i suoi riti, i momenti solenni – ad esempio l’uscita dalla chiesa, la consegna dei fiori al porto da parte del Comandante, l’imbarco del Santo sulle note della “Ritirata” della Marina, la già citata benedizione – e i suoi tempi. Chi gestisce l’evento dovrebbe almeno informarsi, perché come recita un vecchio adagio di casa nostra “ci vonno de fuligno li funari…“.

E comunque, evviva Sant’Antonio!  

Tassa rifiuti anche ai morti, la storia si ripete. Il 3.0 è un fallimento

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La pubblicazione su facebook è inequivocabile: da una parte la fattura della Tari – acconto 2014 – dall’altra il certificato di morte dell’intestatario della stessa, passato a miglior vita più di sei mesi fa… E’ l’emblema del Comune 3.0 promesso da Bruschini in campagna elettorale ma che, evidentemente, è ancora a carta, penna e calamaio per quanto riguarda l’informatizzazione.

Correva l’anno 2007 quando il Comune pensò di affidarsi per il recupero delle morosità alla società Cse. Bastarono pochi solleciti inviati, al limite del minatorio, le maxi richieste di risarcimento per morosità e al rientro da un periodo di ferie Candido De Angelis, allora sindaco, revocò l’affidamento.

Assessore al bilancio, finanze e patrimonio era allora Patrizio Placidi – sì, sempre lui… – e convocò d’urgenza una conferenza stampa per spiegare. Anche in quell’occasione c’erano solleciti inviati a persone decedute e chiesi, sommessamente: “Ma se io muoio stanotte, domani l’ufficio tributi lo sa?” Placidi rispose: “E’ una domanda tecnica, D’Aprano risponda lei…” Anche allora Luigi D’Aprano era il responsabile dei tributi e ammise, candidamente: “No, non lo sa…”

Sono trascorsi sette anni, una vita nel mondo dell’informatica, ma evidentemente se uno muore, non viene riferito all’ufficio tributi che continua a emettere le sue fatture senza preoccuparsi di fare una verifica oberato com’è di lavoro. E’ normale questo? Magari ci spiegheranno che è un onere che spetta agli eredi, quello di andare a riferire del decesso, ma francamente nel 2014, mentre anche un ragazzino sa usare lo smartphone, al Comune la mano destra continua a non sapere cosa fa la sinistra a livello informatico e informativo.

Vogliamo ricordare quattro siti in uno? Il cassetto tributario delle beffe? L’albo pretorio dove le cose compaiono “a soggetto”?  Ma forse è meglio ricordare che è andata in tilt, ormai da tempo, la Ragioneria e che far funzionare la posta elettronica è spesso un optional, il sistema delle paghe è saltato…

A proposito, fra i crediti inesigibili fatti pagare a noi, quanti sono riferiti a persone decedute? O quegli elenchi sono stati “puliti”? 

Il povero nonno di Alessio Guain che su facebook ha postato immagini inequivocabili rispetto alla fattura si farà una risata da lassù. Dicendo forse che quando c’erano carta e penna andava meglio, perché qui tra sistemi informatici che non dialogano e qualche professore di troppo le figuracce sono all’ordine del giorno. Ormai solo quelle sono 3.0, il resto è all’anno 0 e basta.

Ospedale, il sindaco ha ragione. D’Alba faccia il manager

Ospedale, il sindaco ha ragione. D’Alba faccia il manager

 

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha ragione. L’ospedale è al collasso, mentre nella stessa Asl ci sono strutture sanitarie a pieno organico. Purtroppo quando si dice che la politica deve uscire dalla sanità non si va oltre i solenni impegni. Speriamo che il direttore generale della Asl, Fabrizio D’Alba – che nell’ambiente ci vive da quando è bambino, dato l’incarico di prestigio che la mamma ha avuto in Regione – dia un segnale. Quello di fare il manager e non ascoltare amministratori, politici e sindacati che chiedono di non spostare personale dai Castelli ad Anzio o dove serve. Perché, purtroppo, funziona così. A Priverno, anni fa, chiuso il reparto di ostetricia e ginecologia (300 parti l’anno, sic…), si pensava che le sei ostretriche sarebbero arrivate a risolvere i problemi di Latina (2.000 parti l’anno) ma solo una è in servizio. Le altre cinque? Due sono diventate sindacaliste, una è in ufficio grazie a qualche “sponsorizzazione”, due hanno scoperto di avere diritto alla legge 104 per assistere familiari disabili. Ecco, questa è l’Italia. D’Alba è giovane e si faccia valere perché il sindaco ha ragione ed essere presi in giro sarebbe troppo.   

Parte civile, anzi no. Trasparenza, l’atto introvabile. Tanto per cambiare

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Tu chiamala se vuoi, trasparenza…” Parte? Boh, abbiamo perso il conto. Abusiamo ancora del povero Lucio Battisti per una nuova “chicca” che arriva dal sito del Comune di Anzio. Tutto in pochi giorni, perché quando vuole la burocrazia sa avere tempi da record.

Vediamo: il 30 maggio viene affidato l’incarico all’avvocato Giuseppe De Falco di costituirsi parte civile nel procedimento penale 643/13. Il 6 giugno il segretario generale, con oggetto “Revoca derminazione 171 del…” toglie quell’incarico poiché “con nota prot. n. 101 del 04/06/2014 il Sindaco ha comunicato di non ritenere opportuno costituirsi parte civile nel Procedimento di cui sopra

Chi fa questo lavoro è sempre incuriosito da rettifiche o revoche, quindi vuole capire quale sia il procedimento indicato con il solo numero nel quale il sindaco ha deciso di non costituirsi solo quattro giorni dopo la scelta di farlo. Cerchiamo la determina numero 171 e… non c’è!

E’ l’ennesimo esempio, purtroppo, di come le elementari norme sulla trasparenza siano quotidianamente calpestate. L’immagine a corredo di questa notizia è “catturata”stasera, la determina 171 sul sito non si trova. Sarà un procedimento sciocco, una questione davvero di opportunità nel non costituirsi. Diciamo di più, non ci sarà la volontà di nascondere nulla. E’ semplice superficialità, sciatteria – numeri che saltano, ordine incomprensibile – incapacità di rendersi conto di avere un sito inguardabile e fuori legge. Senza contare il fatto che la determina è del 6, esecutiva dal 10 ma la pubblicazione è avvenuta solo oggi. Come funziona, di grazia?

La curiosità, comunque, a questo punto resta: contro chi il Comune aveva deciso di costituirsi e poi il sindaco non ha ritenuto opportuno?

Grotte di Nerone, lasciamo stare… O diamo una lezione

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Provocazione: lasciamo stare i luoghi del cuore, la proposta di monumento naturale, la travagliata storia del cemento che deturpa i resti del porto neroniano, la tutela di una delle aree più belle in giro per il mondo. Sì, lasciamo stare, perché tanto questa città non merita nulla. Chi la amministra non merita nulla perché incapace – da anni – di rendere la spiaggia libera che tutti noi conosciamo come Grotte di Nerone minimamente fruibile. Vale a dire pulita, controllata, decorosa. Senza grandi sforzi, attenzione, semplicemente con un ticket d’ingresso simbolico o la gestione come spiaggia libera attrezzata. Incapaci, prima gli amministratori e poi i controllori dell’opposizione, in questi anni, di immaginare e proporre un tipo di gestione diversa, moderna, degna di un paese civile…

Ma no, non è possibile. Il motivo è semplice e disarmante. Durante il primo mandato Bruschini rischiò la crisi perché in maggioranza non si mettevano d’accordo su quale cooperativa, vicina a questo o quel consigliere, dovesse pulire la spiaggia.

Nessuno che abbia mai immaginato di copiare – sì, anche copiare – una buona pratica in qualsiasi parte d’Italia o del mondo per siti del genere. Ebbene i risultati sono l’immondizia lasciata da cittadini assolutamente incivili che approfittano del fatto che non si paga un centesimo, mancano i secchioni o sono insufficienti, non c’è controllo di sorta. Così, come ogni anno, e come segnala su facebook la pagina “sei incivile se…” (https://www.facebook.com/638186729595887/photos/pcb.660083337406226/660082807406279/?type=1&theater) non manca chi si è attrezzato una tenda che – quanto sarebbe bello sbagliare…. – nessuno andrà a far rimuovere. C’è persino un filo dell’energia elettrica…

Siamo alle solite, insomma. E francamente c’è da cominciare a pensare che stia bene così alla stragrande maggioranza della classe politica di questa città oltre che dei residenti, per non parlare di quanti arrivano, sporcano e se ne vanno dopo un giorno.

Faccio parte di una piccola minoranza, è così su molte questioni, e torno alla provocazione iniziale: ma sì, lasciamo perdere… Non c’è sordo peggiore di quello che non vuole sentire. O diamo una lezione, proviamo almeno: boom di firme per i luoghi del cuore, (http://iluoghidelcuore.it/luoghi/roma/anzio/grotte-di-nerone/10230#) avanti con il monumento naturale, proposta per una regolamentazione dell’accesso e per il controllo della spiaggia.
Hai visto mai?

 

Anzio, i partiti non pagano le sedi. La diffida (inutile) del Comune

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Governano la città e chiedono sacrifici o ricordano che dobbiamo pagare tutti. Corrono dietro (o almeno dicono di provarci) a evasori ed elusori e quando non ce la fanno dichiarano i crediti inesigibili. Facendoli pagare a noi. Poi ci sono quelli che stanno all’opposizione e urlano, parlano di spese da tagliare e di mala amministrazione. Sono i partiti e le loro “aderenze”, accomunati praticamente tutti da una diffida spedita tre mesi fa dagli uffici del Comune e rimasta senza risposta.

Sì, una diffida a pagare i canoni – già di per sé irrisori – delle sedi pubbliche che occupano per la loro attività politica.

Poca cosa per le disastrate casse del Comune, vero, circa 23.000 euro che i partiti non versano. Gli altri, i cittadini, devono pagare. Loro pensano di no.

Il record spetta al circolo Pse, che ospita la sede del redivivo Psdi di Anzio dal quale il segretario Paride Tulli lancia strali – carte alla mano – all’amministrazione e agli uffici. L’arretrato (del Pse, chissà se esiste ancora…) a marzo era di 11.457 euro. Segue Forza Italia, il partito del sindaco, coordinato dall’assessore all’abiente Patrizio Placidi, che ha accumulato arretrati per 3.315 euro. Visto che siamo in argomento, quanto 10 cittadini che vivono in una famiglia di 4 persone con una casa di circa 100 metri e si sono visti arrivare l’acconto della Tari, la tassa sui rifiuti.

Lì di fianco un tempo c’era la sede storica del Msi, poi passata ad An e in fretta e furia assegnata a Fli che non aveva ancora fatto in tempo a nascere ma nel frattempo è pure deceduto. Morale: 2.016 euro sono quelli che deve versare An, 703 Fli.

Subito dopo c’è l’Udc (ma esiste ancora?) che sempre su via Aldobrandini ha uno spazio per il quale ha accumulato 2.644 euro di debito verso il Comune. Arriviamo in piazza Pia e qui a dover pagare è un altro partito che non c’è più: La Margherita. Dove un tempo era la Dc oggi ci sono un centro culturale e la sede della Cisl, con arretrati riconducibili appunto alla Margherita (ma non è confluita nel Pd? Boh!) per 1.337 euro.

Qualcuno ha notizie della Dc per le autonomie? In Comune sì, anche se politicamente non si sa che fine abbia fatto deve all’ente 942 euro per la sede in via Oratorio di Santa Rita. Chiude il Partito della Rifondazione comunista che per lo spazio in via Fratini deve appena 206 euro.

Attenzione, parliamo di canoni di poche decine di euro al mese, qui c’è chi ha accumulato anni di ritardi, evidentemente.

A oggi, in Comune, non risultano pagamenti dopo le diffide ma conoscendo i tempi della burocrazia c’è da scusarsi sin d’ora con chi avesse saldato i conti e fosse finito su questa lista perché il pagamento non è ancora registrato.

Lo spazio è a disposizione, molto volentieri, per tutti quelli che dimostreranno di aver pagato. Solo così si potranno presentare, a testa alta, ai cittadini chiedendo loro di versare i tributi o promettendo ricette miracolose per la città.