Sedi di partito "espropriate", ma hanno pagato?

Le hanno occupate senza pagare, utilizzate fino all’ultima campagna elettorale senza averne – è il caso della Lega – alcun titolo, ora annunciano in pompa magna che le sedi di partito saranno “espropriate“.

Bene, era ora, ma sindaco e assessore alle Finanze dovrebbero dirci se i partiti morosi, nel frattempo, hanno pagato. A dicembre 2017 Forza Italia, per esempio, doveva oltre 10.000 euro al Comune, l’Udc aveva mandato a dire che non si capiva a quale titolo gli venivano chiesti i soldi, ignoriamo se Futuro e libertà per l’Italia – che ebbe la sede in fretta e furia, concessa dal sindaco Bruschini al neonato gruppo che faceva capo al senatore De Angelis – abbia mai versato il proprio canone. E non sappiamo se alle ultime elezioni la Lega abbia sentito l’esigenza di versare qualche euro e a che titolo fosse lì, come ignoriamo perché ci fossero le liste che sostenevano il sindaco….

Mi piace chiamarla, da tempo, legalità delle cose quotidiane. Ci dicessero, sindaco e assessore, se i soldi “espropriati” finora alle casse del Comune (e quindi ai cittadini) da partiti della loro coalizione sono stati versati o meno. Intanto essersi ripresi quegli spazi è comunque un grande passo.

Ah, prima che lo diciate voi: so che il Pd era (a luglio 2018) indietro di un anno. Poca cosa rispetto a strane assegnazioni o a mancati pagamenti per anni, ma vale lo stesso discorso

E per chi volesse, su sedi e criteri, qui c’è un’ampia rassegna.

Lavori in corso, le sedi “fai da te”. Capo d’Anzio in piazza? No, sorpresa….

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Noti un insolito viavai in piazza Pia, nei locali che furono dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo,  del Comando vigili urbani, del centro per disabili “Elena Castellacci“, quindi concessi per manifestazioni temporanee, dalle primarie del Pd alla raccolta di generi per l’alluvione in Sardegna. L’ultimo in ordine di tempo a “occuparli” è stato il delegato al turismo, Luciano Bruschini, per vendita biglietti e promozione degli eventi l’estate scorsa, il quale sottolineò come aveva sistemato i locali a sue spese.

In realtà quello spazio è stato assegnato, da tempo, alla Capo d’Anzio, la società nata per la realizzazione e gestione del porto, oggi ospite dell’Associazione marinai d’Italia. Lo sancisce una delibera di giunta, sulla base della quale – udite udite – l’ufficio patrimonio del Comune ha chiesto alla società arretrati per 33.000 euro. C’è la delibera, vero, ma la Capo d’Anzio non ha usato nemmeno per un giorno la sede che doveva essere di rappresentanza, in pieno centro, per promuovere l’idea del nuovo porto che rischia di rimanere una mera intenzione. Ma intanto si chiedono gli arretrati, a conferma che la mano destra non sa quello che fa la sinistra in questo Comune.

Allora pensi che i lavori, finalmente, siano per dare una sede quando forse ormai è troppo tardi alla Capo d’Anzio. Sbagliato! Lì ci andrà un non meglio specificato museo delle conchiglie. Lo sappiamo per sentito dire, perché di atti ufficiali non ce ne sono o se esistono vengono tenuti nei cassetti. Di certo nessuno ha formalmente revocato i locali alla Capo d’Anzio per assegnarli a chi deve fare il museo. Quindi sulla base di quale presupposto si stanno facendo quei lavori? Chi li ha autorizzati? Chi li paga?

Dimentichiamo, siamo ad Anzio, dove della Casa delle libertà è rimasto il motto televisivo di Corrado Guzzanti e si fa un po’ come si vuole. Sulle sedi, poi, sentiamo di combattere una battaglia persa e ci facciamo prendere in giro da chi dice di fare inventari da anni quando invece  si scopre che la Corte dei Conti ci “bacchetta” proprio perché ignoriamo la consistenza del nostro patrimonio. E perché ancora oggi non c’è un criterio secondo il quale si assegnano gli spazi, basta pensare che il centro anziani al posto di quella che doveva essere la casa delle associazioni è “provvisorio“.

Comunque, di grazia, se è possibile sapere chi sta facendo il museo, qual è il valore aggiunto per Anzio, in quale proposta culturale rientra (ne sa nulla, assessore Nolfi?), qual è il criterio seguito per assegnare quei locali, che indotto si presume in termini di visitatori e via discorrendo, ne saremo grati.

Anzio, i partiti non pagano le sedi. La diffida (inutile) del Comune

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Governano la città e chiedono sacrifici o ricordano che dobbiamo pagare tutti. Corrono dietro (o almeno dicono di provarci) a evasori ed elusori e quando non ce la fanno dichiarano i crediti inesigibili. Facendoli pagare a noi. Poi ci sono quelli che stanno all’opposizione e urlano, parlano di spese da tagliare e di mala amministrazione. Sono i partiti e le loro “aderenze”, accomunati praticamente tutti da una diffida spedita tre mesi fa dagli uffici del Comune e rimasta senza risposta.

Sì, una diffida a pagare i canoni – già di per sé irrisori – delle sedi pubbliche che occupano per la loro attività politica.

Poca cosa per le disastrate casse del Comune, vero, circa 23.000 euro che i partiti non versano. Gli altri, i cittadini, devono pagare. Loro pensano di no.

Il record spetta al circolo Pse, che ospita la sede del redivivo Psdi di Anzio dal quale il segretario Paride Tulli lancia strali – carte alla mano – all’amministrazione e agli uffici. L’arretrato (del Pse, chissà se esiste ancora…) a marzo era di 11.457 euro. Segue Forza Italia, il partito del sindaco, coordinato dall’assessore all’abiente Patrizio Placidi, che ha accumulato arretrati per 3.315 euro. Visto che siamo in argomento, quanto 10 cittadini che vivono in una famiglia di 4 persone con una casa di circa 100 metri e si sono visti arrivare l’acconto della Tari, la tassa sui rifiuti.

Lì di fianco un tempo c’era la sede storica del Msi, poi passata ad An e in fretta e furia assegnata a Fli che non aveva ancora fatto in tempo a nascere ma nel frattempo è pure deceduto. Morale: 2.016 euro sono quelli che deve versare An, 703 Fli.

Subito dopo c’è l’Udc (ma esiste ancora?) che sempre su via Aldobrandini ha uno spazio per il quale ha accumulato 2.644 euro di debito verso il Comune. Arriviamo in piazza Pia e qui a dover pagare è un altro partito che non c’è più: La Margherita. Dove un tempo era la Dc oggi ci sono un centro culturale e la sede della Cisl, con arretrati riconducibili appunto alla Margherita (ma non è confluita nel Pd? Boh!) per 1.337 euro.

Qualcuno ha notizie della Dc per le autonomie? In Comune sì, anche se politicamente non si sa che fine abbia fatto deve all’ente 942 euro per la sede in via Oratorio di Santa Rita. Chiude il Partito della Rifondazione comunista che per lo spazio in via Fratini deve appena 206 euro.

Attenzione, parliamo di canoni di poche decine di euro al mese, qui c’è chi ha accumulato anni di ritardi, evidentemente.

A oggi, in Comune, non risultano pagamenti dopo le diffide ma conoscendo i tempi della burocrazia c’è da scusarsi sin d’ora con chi avesse saldato i conti e fosse finito su questa lista perché il pagamento non è ancora registrato.

Lo spazio è a disposizione, molto volentieri, per tutti quelli che dimostreranno di aver pagato. Solo così si potranno presentare, a testa alta, ai cittadini chiedendo loro di versare i tributi o promettendo ricette miracolose per la città.