I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.

Fu proposta “assessore” ad Anzio, arrestata per mafia

Aggiornamento del 5 giugno: a “proporre” assessore ad Anzio una esponente della famiglia Fragalà è stato un esponente Pd di Pomezia, nel frattempo espulso dal partito. E’ ancora più grave, perché qui amministrava il centro-destra e conferma purtroppo la “trasversalità” di certi rapporti nel “sistema Anzio“. Che squallore….

Di seguito quello che scrivevo ieri.

Assessore ad Anzio, per fortuna, non c’è mai diventata e va dato atto a chi ha detto “no, grazie“. Ma il fatto che qualcuno vicino al clan Fragalà, sgominato oggi dai Carabinieri sia arrivato a proporla deve comunque rappresentare un campanello d’allarme.

E continuare a ripetere che poco interessano le vicende penali, è la politica a dover prendere distanze nette da certa gente. Astrid Fragalà, così si racconta in una intercettazione, venne “sponsorizzata” per fare l’assessore ad Anzio “tu sei stata in lista per fare l’assessore ad Anzio (…) ma là , tu
quello che sei qui è una cosa, a … a quaranta chilometri … non c’è il collegamento!
“, si legge nelle carte dell’inchiesta. La conversazione risale al 2015 e non è escluso che l’interlocutore possa aver millantato.

Ma ormai non c’è vicenda giudiziaria che non arrivi ad Anzio, da Mafia Capitale (Buzzi disse di aver “buttato 150.000 euro” ad Anzio, non sappiamo per cosa o chi) alla nostrana Malasuerte che coinvolge pesantemente la politica, passando per le vicende Ecocar di Cassino e fino alle proroghe degli appalti per il verde o alle minacce per un cambio di azienda (sempre per il verde), da Evergreen a Velletri a Touchdown a Latina, arrivando fino agli omissis dei pentiti del clan Di Silvio che raccontano dei loro legami con esponenti di camorra e ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno.

Bene chi ha detto “no” a quell’assessore, ma continuare a negare l’evidenza di certi rapporti è un errore clamoroso.

“L’appello” arriva primo e va a Giffoni, ora mandiamolo a Riina

lappello1
Nel giorno in cui imperversa la polemica sulla scarcerazione di Riina (alla quale sono assolutamente contrario, per il simbolo che ancora rappresenta e per il messaggio devastante che avrebbe la concessione dei domiciliari) i ragazzi della scuola “Rodari” di Anzio vincono con “L’Appello” la votazione on line e saranno al Giffoni film festival. Complimenti a tutti, di cuore.
Io, dignitosamente, farei vedere a Riina da qui al resto dei suoi giorni quel “corto” e come a lui ai giudici di Cassazione – che certamente avranno applicato un principio generale – e ai familiari del boss. Perché i carnefici restano tali e le vittime non ce le restituisce nessuno. Perché i cattivi stanno da una parte – e sono i mafiosi attraverso le loro organizzazioni e chi li fiancheggia – e i buoni dall’altra. L’anti Stato è Riina, lo Stato sono i ragazzini del III istituto comprensivo e quanti ancora credono che si debba combattere e provare a vincere contro la criminalità organizzata.
Certezza della pena, andiamo ripetendo da anni,  così come giustizia-giusta. Vero. In linea di principio una persona anziana e malata ha sì diritto a una fine dignitosa. Ma ripeto, Riina era, è ancora e probabilmente continuerà a essere un simbolo. A lui, così come ai boss ancora oggi “omaggiati” se vengono arrestati, francamente preferisco i simboli rappresentati dai bambini alzandosi in piedi nel cortometraggio, insieme ai vari Dalla Chiesa, Chinnici, Mattarella, Siani, Impastato e via discorrendo.

Gli atteggiamenti mafiosi, gli insulti. Caro sindaco…

WCENTER 0WNGAFRDIM  -  ( David Nicolo - Luciano Bruschini DSC_0023.jpg )

Caro sindaco, caro Luciano…

Continuo a permettermi il tono confidenziale che è proprio della nostra conoscenza, per raccontarti una storia. Faccio questo lavoro da anni, ho incontrato le persone più disparate e mai, dico mai, ad Anzio c’era stato qualcuno che avesse paura di vedermi. Accortezze, quelle certo, normali quando si fa un lavoro delicato.

Stavolta, invece, alla voglia di incontrarmi è subentrato il terrore, quello di farmi vedere del materiale, sentirsi dire che era cosa da Guardia di Finanza prima ancora che da cronisti. Paura, tanta, di essere scoperto e di perdere il lavoro legato – purtroppo – al mondo che si muove tra la politica di casa nostra superata spesso dagli affari.

Ecco, Luciano, questa è la città che ci lasciate e che, con la candidatura De Angelis, volete continuare a mandare avanti. Come sai, se sta bene ai cittadini va bene a tutti e non sono mai stato fra coloro che dice “gli elettori non capiscono”. No, capiscono benissimo e purtroppo spesso sono stati costretti ad adeguarsi.

Nei giorni scorsi abbiamo saputo che il Ministero dell’Interno non manderà una commissione d’accesso. Come ho avuto modo di dire, sono sollevato, sarebbe stata un’onta troppo grande. Né, dico la verità, mi preoccupano più di tanto ‘ndrangheta e camorra che pure qui hanno le loro ramificazioni e hanno fatto i loro investimenti.

No, sono peggio gli atteggiamenti mafiosi, chi ha paura di questi, chi viene a dirmi di fare attenzione perché mi vuole bene, questo clima che si trascina tra voi del centro-destra dalle elezioni del 2013 e dal quale non riuscite a venire fuori.

Vedi Luciano, io da cronista sono abituato a stare ai fatti e questi sono chiari. Non hai mai avuto problemi con la giustizia in 40 anni di vita politica e ti va riconosciuto, vorrai però prendere atto che qualcosa è successo tra chi ti sta attorno e ti ha sostenuto. Non c’è bisogno di condanne per dire che se “i soci elettori di…” sono stati favoriti da alcune proroghe date dal Comune questo se non è penalmente rilevante è politicamente disdicevole. Come lo sono tante altre cose che ormai sono stanco di ripetere. Ho detto qual è la responsabilità, parere personalissimo, che avete: ci sono nomi che tornano in ogni indagine, avete fatto mettere il vestito bello alla micro-criminalità di casa nostra, l’avete fatta entrare – sia pure non direttamente – nella stanza dei bottoni, fingete di non sapere che questa è stata avvicinata da personaggi (sono atti processuali, pubblici) in odor di camorra.

Torniamo a quel clima, allora, al 2013, alle bassezze che vi siete fatti e avete dimenticato in nome ora di una prossima santa alleanza. Torniamo lì perché appena uno prova a parlare non sapete far altro che lanciare accuse.

Qualche mese fa hai dato degli imbecilli ai cittadini, ricordi? Ora siamo ai disturbati mentali, passando per ominicchi e viperelle. Non è un linguaggio consono a un sindaco, ho provato già a spiegare il perché e il motivo per il quale siamo arrivati a tanto.

Allora mi chiedo se ci sono denunce di serie A (possibili solo ad alcuni) e quelle di serie B che danno fastidio e per le quali devono partire gli insulti seriali. Nessuno, caro sindaco, ha mai nemmeno pensato di dirti che sei imbecille, ominicchio, disturbato mentale. Nessuno, ne sono certo, e se lo sentissi sarei il primo a difenderti. Possiamo non essere d’accordo con l’azione portata avanti, i programmi non rispettati, chiedere documenti, segnalare cose che non ci piacciono e tutto il resto, ma gli insulti no.

Chi ha fatto del gettare fango sugli avversari una sorta di professione sono i tuoi alleati, vecchi e nuovamente vicini.

Perché chi denuncia difficoltà, problemi, mancanza di legalità dalle piccole cose quotidiane, lo fa almeno con lo stesso amore per Anzio che dici di avere te e forse anziché solo il nome della città, vuole difenderne pure l’integrità.

E non è diverso da te che vai dai Carabinieri per la “famosa” tangente (mai scoperta) sulle mense, non dall’ex segretario Savarino che ci va perché avrebbe subito pressioni, né dalla dirigente Santaniello che va a denunciare ingerenze nella vecchia gara delle mense o della segretaria Inches che trova persino una possibile spy story. E chi c’è al governo di Anzio, di grazia? Che facciamo, quello che denunci te va bene, se lo fanno gli altri sono “disturbati mentali”? Non funziona così.

Per il linguaggio, per il ruolo istituzionale, soprattutto per la mancanza di rispetto verso chi ha disturbi mentali, quelli veri. Ecco, finisco con un’altra storia. Quella della testimone a un processo che mi vedeva imputato per diffamazione: era il caso di un maltrattamento a un paziente con disagio psichico, la signora presiedeva l’associazione di familiari che aveva denunciato il caso. All’avvocato di parte civile che le chiedeva cosa ne sapesse di malattie mentali rispose accorata: “Ho l’insegnamento della vita”. Ecco, Luciano, nella foga di accusare chi fa notare quello che è palese, lo scivolone più grande lo hai fatto forse proprio nei confronti di chi combatte ogni giorno con il disturbo mentale e conoscendo l’attenzione che hai nei confronti del mondo della disabilità, non è da te.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

minniti_marco_0

Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

Intimidazioni mafiose, Maranesi va tutelato

maranesi1

Il consigliere comunale di Anzio Marco Maranesi non usa mezzi termini e parla di “intimidazioni mafiose” nei suoi riguardi.

Lo fa dicendo chiaramente di non essere indagato per il presunto voto di scambio nel settore degli appalti per i rifiuti di Anzio, insieme all’assessore Patrizio Placidi. Se l’intimidazione mafiosa è la pubblicazione della notizia – che lui contesta annunciando come un politico navigato la richiesta di risarcimento, un classico – è fuori strada. E se si preoccupa dell’uscita in concomitanza con il direttivo del Pd è fuori strada.

Chi scrive ha qualche anno in più del giovane consigliere e conosce a fondo le dinamiche del giornalismo, non solo locale. Correre  al “che c’è dietro” e alle “coincidenze” non porta da nessuna parte, perché in 99,9 casi su 100 le notizie escono quando ci sono. Questa vicenda sembra simile a quella del “Caro estinto“, a dire il vero, ricorda gli articoli e il clima che c’era.

Se poi si tratta di notizie false Maranesi fa bene a denunciare, ma siccome parla di “intimidazioni mafiose” se permette siamo tutti preoccupati. Perché sarebbero rivolte a lui, immaginiamo, che ha un ruolo pubblico e rappresenta i cittadini che lo hanno votato. Perché questo avviene in un Comune dove la situazione è tutt’altro che rosea, anzi non ci fosse stata Mafia Capitale forse le procedure di scioglimento erano già partite.

Nessuna voce si è alzata – negli ambienti della politica locale – dopo la pesante denuncia e questo dispiace. Se quelle intimidazioni ci sono – e non abbiamo motivo di non credere – Maranesi va tutelato. Forse è più importante questo di una querela ai giornali – quelle vanno sempre di moda – sicuramente è più importante pensare a questo e alla città che non alle notizie o alle presunte strategie.

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

comune-nettuno011

Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.

Il ricordo di Falcone, che emozione in quella scuola

falcone

Un passaggio fugace, un semplice saluto a chi aveva organizzato la giornata per ricordare Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta brutalmente assassinati dalla mafia 23 anni fa, e una grande emozione in quella scuola.

Oggi che ci sono gli “istituti comprensivi”, per chi la ricorda in costruzione prima (al posto di vecchie “baracche“) e come succursale del “Cesare Battisti“, essere in un istituto intitolato a Falcone è già un passo avanti. Che brutto quel giorno e come vola il tempo. A scuola, oggi, c’erano quanti come me nel ’92 si affacciavano appena al mondo del lavoro e adesso sono genitori. C’erano persone che io vedevo già adulte quando ero bambino ed erano lì per assistere al lavoro dei nipoti. C’erano quegli alunni nati dieci anni dopo la strage di Capaci e in grado di ricostruire quanto accaduto e comprendere il messaggio di Falcone che prima era stato di Chinnici, Dalla Chiesa, poi di Borsellino e di tutti quelli che la mafia ha ucciso. Un messaggio di legalità, speranza, senso di giustizia, coraggio, perché: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” – come ci ricordava proprio Falcone.

Vedere i lavori dei ragazzi, vederli indossare le maglie “No alla mafia“, vedere il fermento dei genitori che hanno organizzato (complimenti ad Andrea e Manuela, non me ne vogliano gli altri che purtroppo non conosco), leggere qualcosa al volo, fermarsi a sbirciare un video, dice che c’è un Paese che non si arrenderà mai.  E che Falcone e gli altri sono stati uccisi, vero, ma vivranno per sempre.

Tenendo a mente una frase proprio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Una tessera o un interesse particolare rispetto a quello generale, l’interpretazione errata del proprio ruolo pubblico o il potere usato per fare favori anziché amministrare, a volte intimidire anziché rispondere.

Quei ragazzi stamattina ci hanno detto altro ovvero che questa battaglia si può e si deve vincere.

L’investimento di mafia, il clan Mazzei e quella singolare coincidenza

clan-mazzei

Il sequestro di 24 immobili di proprietà della società Civico Otto di Aprilia, avvenuto ad Anzio su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catania, nell’ambito di un provvedimento emesso su scala nazionale è l’ennesima conferma di come la criminalità organizzata investe sui territori.

La storia di quell’insediamento in viale Europa, però, è ancora più complessa. Era uno dei “palazzoni” regalatoci dal vecchio piano regolatore e rimasto sostanzialmente inutilizzato. Intervennero tre diverse società ed è a una di queste che per 14 appartamenti si rivolse il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie allontanate dal palazzo pericolante di via Cristoforo Colombo, ad Anzio Colonia, poi demolito. Appartamenti affittati da una società che all’epoca era in debito con il Comune per l’Ici, quindi acquistati dall’ente a un prezzo di mercato forse superiore a quello normale. Ma c’era da rispondere a un’esigenza e così venne data una risposta, oggi 14 famiglie pagano il canone al Comune.

Poi ci sono altre due società, una è la Civico Otto proprietaria di 24 appartamenti, oggi destinataria del provvedimento cautelare perché ritenuta vicina al clan di mafia dei Mazzei. L’altra è alle prese con una vicenda giudiziaria per cui gli affittuari versano direttamente il canone a un procuratore speciale presso il Tribunale di Latina. Se sono collegate o meno tra loro non emerge, si parla con insistenza – ma senza riscontri – di fratelli che in quella zona rilevarono diversi immobili. Palazzi frutto, sempre, del vecchio piano e di una delle convenzioni scellerate quale fu Anzio 2. Sul possibile ruolo dei fratelli, però, non c’è contezza.

Allora emerge altro, spulciando nella memoria del cronista, il nome del clan Mazzei dalle parti di viale Europa si era già sentito. Era gennaio del 2009 quando venne arrestato un uomo ritenuto esponente di spicco di quella famiglia catanese. Una singolare coincidenza, senza dubbio, ma il signore in questione viveva proprio in uno dei quattordici appartamenti acquistati e poi assegnati dal Comune. Non vuol dire nulla, attenzione, ma al posto dei nostri amministratori – affaccendati nei “ricatti” di questo o quell’esponente di maggioranza secondo i boatos che arrivano da Palazzo in vista del consiglio comunale – andremmo a rivedere a chi sono stati pagati i 14 appartamenti e se c’è o meno un collegamento con la Civico Otto.  O chiederemmo, comunque, “lumi” alla magistratura. Per stare tutti più tranquilli.

Mafia capitale, il Consorzio che opera anche ad Anzio

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

La determina è criptica, come lo sono spesso gli atti di un Comune – quello di Anzio – che continua a essere poco trasparente. Il titolo, però, per chi vuole approfondire qualcosa dice: “Impegno somme a Cns convenzione Consip pulizia immobili comunali“.

Sì, Cns… Sarà il Consorzio nazionale servizi finito – sia pure indirettamente – nelle vicende di Mafia Capitale? Il Consorzio al quale, di recente, l’autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone ha commissariato due appalti a Roma?

Dalla determina non si evince, quello che apprendiamo è che “all’Ufficio Patrimonio, cui compete la gestione del Patrimonio Comunale, afferiscono le competenze relative alla pulizia degli immobili” e che “le somme a disposizione non sono sufficienti a coprire il budget, pertanto si è provveduto ad allocare la ulteriore somma di € 4.500“. Siamo al 30 dicembre, la pubblicazione è del giorno successivo, nessuno deve essersi preoccupato di capire se Cns fosse la stessa finita su tutti i mezzi di comunicazione nel mese e mezzo precedente e tanto meno del commissariamento di qualche giorno prima.

Ulteriori verifiche fatte da chi scrive, invece, hanno consentito di avere la certezza che Cns è proprio quello. Dell’affidamento dell’appalto per la pulizia – andando a scavare sempre sul sito – non si trova traccia. Dal titolo della determina dobbiamo dedurre che si tratti di un affidamento attraverso Consip la “centrale di committenza nazionale” che “realizza il programma di razionalizzazione degli acquisti” attraverso specifiche convenzioni. Insomma, se Cns (che nei settori dei quali si occupa è un colosso) è accreditato con la Consip ad Anzio sono andati – al momento dell’affidamento – sul velluto. A scavare ancora sul sito, per quel poco che si trova, si scopre pure che c’è il 18 aprile un “Affidamento  Cns-Atto aggiuntivo 2 convenzione Consip pulizia stazioni” e quindi si deduce che il consorzio nel quale Salvatore Buzzi – uno dei leader di Mafia Capitale – aveva mano libera, si occupa anche di quello.

Tutto assolutamente regolare, sia chiaro, e in Comune hanno seguito per affidare quei servizi le procedure previste. Il problema che si pone è un altro: qualcuno, alla luce di quanto emerge adesso, vuole chiedere “lumi” a  Cantone sul da farsi?