Fu proposta “assessore” ad Anzio, arrestata per mafia

Aggiornamento del 5 giugno: a “proporre” assessore ad Anzio una esponente della famiglia Fragalà è stato un esponente Pd di Pomezia, nel frattempo espulso dal partito. E’ ancora più grave, perché qui amministrava il centro-destra e conferma purtroppo la “trasversalità” di certi rapporti nel “sistema Anzio“. Che squallore….

Di seguito quello che scrivevo ieri.

Assessore ad Anzio, per fortuna, non c’è mai diventata e va dato atto a chi ha detto “no, grazie“. Ma il fatto che qualcuno vicino al clan Fragalà, sgominato oggi dai Carabinieri sia arrivato a proporla deve comunque rappresentare un campanello d’allarme.

E continuare a ripetere che poco interessano le vicende penali, è la politica a dover prendere distanze nette da certa gente. Astrid Fragalà, così si racconta in una intercettazione, venne “sponsorizzata” per fare l’assessore ad Anzio “tu sei stata in lista per fare l’assessore ad Anzio (…) ma là , tu
quello che sei qui è una cosa, a … a quaranta chilometri … non c’è il collegamento!
“, si legge nelle carte dell’inchiesta. La conversazione risale al 2015 e non è escluso che l’interlocutore possa aver millantato.

Ma ormai non c’è vicenda giudiziaria che non arrivi ad Anzio, da Mafia Capitale (Buzzi disse di aver “buttato 150.000 euro” ad Anzio, non sappiamo per cosa o chi) alla nostrana Malasuerte che coinvolge pesantemente la politica, passando per le vicende Ecocar di Cassino e fino alle proroghe degli appalti per il verde o alle minacce per un cambio di azienda (sempre per il verde), da Evergreen a Velletri a Touchdown a Latina, arrivando fino agli omissis dei pentiti del clan Di Silvio che raccontano dei loro legami con esponenti di camorra e ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno.

Bene chi ha detto “no” a quell’assessore, ma continuare a negare l’evidenza di certi rapporti è un errore clamoroso.

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“L’appello” arriva primo e va a Giffoni, ora mandiamolo a Riina

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Nel giorno in cui imperversa la polemica sulla scarcerazione di Riina (alla quale sono assolutamente contrario, per il simbolo che ancora rappresenta e per il messaggio devastante che avrebbe la concessione dei domiciliari) i ragazzi della scuola “Rodari” di Anzio vincono con “L’Appello” la votazione on line e saranno al Giffoni film festival. Complimenti a tutti, di cuore.
Io, dignitosamente, farei vedere a Riina da qui al resto dei suoi giorni quel “corto” e come a lui ai giudici di Cassazione – che certamente avranno applicato un principio generale – e ai familiari del boss. Perché i carnefici restano tali e le vittime non ce le restituisce nessuno. Perché i cattivi stanno da una parte – e sono i mafiosi attraverso le loro organizzazioni e chi li fiancheggia – e i buoni dall’altra. L’anti Stato è Riina, lo Stato sono i ragazzini del III istituto comprensivo e quanti ancora credono che si debba combattere e provare a vincere contro la criminalità organizzata.
Certezza della pena, andiamo ripetendo da anni,  così come giustizia-giusta. Vero. In linea di principio una persona anziana e malata ha sì diritto a una fine dignitosa. Ma ripeto, Riina era, è ancora e probabilmente continuerà a essere un simbolo. A lui, così come ai boss ancora oggi “omaggiati” se vengono arrestati, francamente preferisco i simboli rappresentati dai bambini alzandosi in piedi nel cortometraggio, insieme ai vari Dalla Chiesa, Chinnici, Mattarella, Siani, Impastato e via discorrendo.

Gli atteggiamenti mafiosi, gli insulti. Caro sindaco…

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Caro sindaco, caro Luciano…

Continuo a permettermi il tono confidenziale che è proprio della nostra conoscenza, per raccontarti una storia. Faccio questo lavoro da anni, ho incontrato le persone più disparate e mai, dico mai, ad Anzio c’era stato qualcuno che avesse paura di vedermi. Accortezze, quelle certo, normali quando si fa un lavoro delicato.

Stavolta, invece, alla voglia di incontrarmi è subentrato il terrore, quello di farmi vedere del materiale, sentirsi dire che era cosa da Guardia di Finanza prima ancora che da cronisti. Paura, tanta, di essere scoperto e di perdere il lavoro legato – purtroppo – al mondo che si muove tra la politica di casa nostra superata spesso dagli affari.

Ecco, Luciano, questa è la città che ci lasciate e che, con la candidatura De Angelis, volete continuare a mandare avanti. Come sai, se sta bene ai cittadini va bene a tutti e non sono mai stato fra coloro che dice “gli elettori non capiscono”. No, capiscono benissimo e purtroppo spesso sono stati costretti ad adeguarsi.

Nei giorni scorsi abbiamo saputo che il Ministero dell’Interno non manderà una commissione d’accesso. Come ho avuto modo di dire, sono sollevato, sarebbe stata un’onta troppo grande. Né, dico la verità, mi preoccupano più di tanto ‘ndrangheta e camorra che pure qui hanno le loro ramificazioni e hanno fatto i loro investimenti.

No, sono peggio gli atteggiamenti mafiosi, chi ha paura di questi, chi viene a dirmi di fare attenzione perché mi vuole bene, questo clima che si trascina tra voi del centro-destra dalle elezioni del 2013 e dal quale non riuscite a venire fuori.

Vedi Luciano, io da cronista sono abituato a stare ai fatti e questi sono chiari. Non hai mai avuto problemi con la giustizia in 40 anni di vita politica e ti va riconosciuto, vorrai però prendere atto che qualcosa è successo tra chi ti sta attorno e ti ha sostenuto. Non c’è bisogno di condanne per dire che se “i soci elettori di…” sono stati favoriti da alcune proroghe date dal Comune questo se non è penalmente rilevante è politicamente disdicevole. Come lo sono tante altre cose che ormai sono stanco di ripetere. Ho detto qual è la responsabilità, parere personalissimo, che avete: ci sono nomi che tornano in ogni indagine, avete fatto mettere il vestito bello alla micro-criminalità di casa nostra, l’avete fatta entrare – sia pure non direttamente – nella stanza dei bottoni, fingete di non sapere che questa è stata avvicinata da personaggi (sono atti processuali, pubblici) in odor di camorra.

Torniamo a quel clima, allora, al 2013, alle bassezze che vi siete fatti e avete dimenticato in nome ora di una prossima santa alleanza. Torniamo lì perché appena uno prova a parlare non sapete far altro che lanciare accuse.

Qualche mese fa hai dato degli imbecilli ai cittadini, ricordi? Ora siamo ai disturbati mentali, passando per ominicchi e viperelle. Non è un linguaggio consono a un sindaco, ho provato già a spiegare il perché e il motivo per il quale siamo arrivati a tanto.

Allora mi chiedo se ci sono denunce di serie A (possibili solo ad alcuni) e quelle di serie B che danno fastidio e per le quali devono partire gli insulti seriali. Nessuno, caro sindaco, ha mai nemmeno pensato di dirti che sei imbecille, ominicchio, disturbato mentale. Nessuno, ne sono certo, e se lo sentissi sarei il primo a difenderti. Possiamo non essere d’accordo con l’azione portata avanti, i programmi non rispettati, chiedere documenti, segnalare cose che non ci piacciono e tutto il resto, ma gli insulti no.

Chi ha fatto del gettare fango sugli avversari una sorta di professione sono i tuoi alleati, vecchi e nuovamente vicini.

Perché chi denuncia difficoltà, problemi, mancanza di legalità dalle piccole cose quotidiane, lo fa almeno con lo stesso amore per Anzio che dici di avere te e forse anziché solo il nome della città, vuole difenderne pure l’integrità.

E non è diverso da te che vai dai Carabinieri per la “famosa” tangente (mai scoperta) sulle mense, non dall’ex segretario Savarino che ci va perché avrebbe subito pressioni, né dalla dirigente Santaniello che va a denunciare ingerenze nella vecchia gara delle mense o della segretaria Inches che trova persino una possibile spy story. E chi c’è al governo di Anzio, di grazia? Che facciamo, quello che denunci te va bene, se lo fanno gli altri sono “disturbati mentali”? Non funziona così.

Per il linguaggio, per il ruolo istituzionale, soprattutto per la mancanza di rispetto verso chi ha disturbi mentali, quelli veri. Ecco, finisco con un’altra storia. Quella della testimone a un processo che mi vedeva imputato per diffamazione: era il caso di un maltrattamento a un paziente con disagio psichico, la signora presiedeva l’associazione di familiari che aveva denunciato il caso. All’avvocato di parte civile che le chiedeva cosa ne sapesse di malattie mentali rispose accorata: “Ho l’insegnamento della vita”. Ecco, Luciano, nella foga di accusare chi fa notare quello che è palese, lo scivolone più grande lo hai fatto forse proprio nei confronti di chi combatte ogni giorno con il disturbo mentale e conoscendo l’attenzione che hai nei confronti del mondo della disabilità, non è da te.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

Intimidazioni mafiose, Maranesi va tutelato

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Il consigliere comunale di Anzio Marco Maranesi non usa mezzi termini e parla di “intimidazioni mafiose” nei suoi riguardi.

Lo fa dicendo chiaramente di non essere indagato per il presunto voto di scambio nel settore degli appalti per i rifiuti di Anzio, insieme all’assessore Patrizio Placidi. Se l’intimidazione mafiosa è la pubblicazione della notizia – che lui contesta annunciando come un politico navigato la richiesta di risarcimento, un classico – è fuori strada. E se si preoccupa dell’uscita in concomitanza con il direttivo del Pd è fuori strada.

Chi scrive ha qualche anno in più del giovane consigliere e conosce a fondo le dinamiche del giornalismo, non solo locale. Correre  al “che c’è dietro” e alle “coincidenze” non porta da nessuna parte, perché in 99,9 casi su 100 le notizie escono quando ci sono. Questa vicenda sembra simile a quella del “Caro estinto“, a dire il vero, ricorda gli articoli e il clima che c’era.

Se poi si tratta di notizie false Maranesi fa bene a denunciare, ma siccome parla di “intimidazioni mafiose” se permette siamo tutti preoccupati. Perché sarebbero rivolte a lui, immaginiamo, che ha un ruolo pubblico e rappresenta i cittadini che lo hanno votato. Perché questo avviene in un Comune dove la situazione è tutt’altro che rosea, anzi non ci fosse stata Mafia Capitale forse le procedure di scioglimento erano già partite.

Nessuna voce si è alzata – negli ambienti della politica locale – dopo la pesante denuncia e questo dispiace. Se quelle intimidazioni ci sono – e non abbiamo motivo di non credere – Maranesi va tutelato. Forse è più importante questo di una querela ai giornali – quelle vanno sempre di moda – sicuramente è più importante pensare a questo e alla città che non alle notizie o alle presunte strategie.

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

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Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.

Il ricordo di Falcone, che emozione in quella scuola

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Un passaggio fugace, un semplice saluto a chi aveva organizzato la giornata per ricordare Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta brutalmente assassinati dalla mafia 23 anni fa, e una grande emozione in quella scuola.

Oggi che ci sono gli “istituti comprensivi”, per chi la ricorda in costruzione prima (al posto di vecchie “baracche“) e come succursale del “Cesare Battisti“, essere in un istituto intitolato a Falcone è già un passo avanti. Che brutto quel giorno e come vola il tempo. A scuola, oggi, c’erano quanti come me nel ’92 si affacciavano appena al mondo del lavoro e adesso sono genitori. C’erano persone che io vedevo già adulte quando ero bambino ed erano lì per assistere al lavoro dei nipoti. C’erano quegli alunni nati dieci anni dopo la strage di Capaci e in grado di ricostruire quanto accaduto e comprendere il messaggio di Falcone che prima era stato di Chinnici, Dalla Chiesa, poi di Borsellino e di tutti quelli che la mafia ha ucciso. Un messaggio di legalità, speranza, senso di giustizia, coraggio, perché: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” – come ci ricordava proprio Falcone.

Vedere i lavori dei ragazzi, vederli indossare le maglie “No alla mafia“, vedere il fermento dei genitori che hanno organizzato (complimenti ad Andrea e Manuela, non me ne vogliano gli altri che purtroppo non conosco), leggere qualcosa al volo, fermarsi a sbirciare un video, dice che c’è un Paese che non si arrenderà mai.  E che Falcone e gli altri sono stati uccisi, vero, ma vivranno per sempre.

Tenendo a mente una frase proprio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Una tessera o un interesse particolare rispetto a quello generale, l’interpretazione errata del proprio ruolo pubblico o il potere usato per fare favori anziché amministrare, a volte intimidire anziché rispondere.

Quei ragazzi stamattina ci hanno detto altro ovvero che questa battaglia si può e si deve vincere.

L’investimento di mafia, il clan Mazzei e quella singolare coincidenza

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Il sequestro di 24 immobili di proprietà della società Civico Otto di Aprilia, avvenuto ad Anzio su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catania, nell’ambito di un provvedimento emesso su scala nazionale è l’ennesima conferma di come la criminalità organizzata investe sui territori.

La storia di quell’insediamento in viale Europa, però, è ancora più complessa. Era uno dei “palazzoni” regalatoci dal vecchio piano regolatore e rimasto sostanzialmente inutilizzato. Intervennero tre diverse società ed è a una di queste che per 14 appartamenti si rivolse il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie allontanate dal palazzo pericolante di via Cristoforo Colombo, ad Anzio Colonia, poi demolito. Appartamenti affittati da una società che all’epoca era in debito con il Comune per l’Ici, quindi acquistati dall’ente a un prezzo di mercato forse superiore a quello normale. Ma c’era da rispondere a un’esigenza e così venne data una risposta, oggi 14 famiglie pagano il canone al Comune.

Poi ci sono altre due società, una è la Civico Otto proprietaria di 24 appartamenti, oggi destinataria del provvedimento cautelare perché ritenuta vicina al clan di mafia dei Mazzei. L’altra è alle prese con una vicenda giudiziaria per cui gli affittuari versano direttamente il canone a un procuratore speciale presso il Tribunale di Latina. Se sono collegate o meno tra loro non emerge, si parla con insistenza – ma senza riscontri – di fratelli che in quella zona rilevarono diversi immobili. Palazzi frutto, sempre, del vecchio piano e di una delle convenzioni scellerate quale fu Anzio 2. Sul possibile ruolo dei fratelli, però, non c’è contezza.

Allora emerge altro, spulciando nella memoria del cronista, il nome del clan Mazzei dalle parti di viale Europa si era già sentito. Era gennaio del 2009 quando venne arrestato un uomo ritenuto esponente di spicco di quella famiglia catanese. Una singolare coincidenza, senza dubbio, ma il signore in questione viveva proprio in uno dei quattordici appartamenti acquistati e poi assegnati dal Comune. Non vuol dire nulla, attenzione, ma al posto dei nostri amministratori – affaccendati nei “ricatti” di questo o quell’esponente di maggioranza secondo i boatos che arrivano da Palazzo in vista del consiglio comunale – andremmo a rivedere a chi sono stati pagati i 14 appartamenti e se c’è o meno un collegamento con la Civico Otto.  O chiederemmo, comunque, “lumi” alla magistratura. Per stare tutti più tranquilli.

Mafia capitale, il Consorzio che opera anche ad Anzio

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

Salvatore Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros

La determina è criptica, come lo sono spesso gli atti di un Comune – quello di Anzio – che continua a essere poco trasparente. Il titolo, però, per chi vuole approfondire qualcosa dice: “Impegno somme a Cns convenzione Consip pulizia immobili comunali“.

Sì, Cns… Sarà il Consorzio nazionale servizi finito – sia pure indirettamente – nelle vicende di Mafia Capitale? Il Consorzio al quale, di recente, l’autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone ha commissariato due appalti a Roma?

Dalla determina non si evince, quello che apprendiamo è che “all’Ufficio Patrimonio, cui compete la gestione del Patrimonio Comunale, afferiscono le competenze relative alla pulizia degli immobili” e che “le somme a disposizione non sono sufficienti a coprire il budget, pertanto si è provveduto ad allocare la ulteriore somma di € 4.500“. Siamo al 30 dicembre, la pubblicazione è del giorno successivo, nessuno deve essersi preoccupato di capire se Cns fosse la stessa finita su tutti i mezzi di comunicazione nel mese e mezzo precedente e tanto meno del commissariamento di qualche giorno prima.

Ulteriori verifiche fatte da chi scrive, invece, hanno consentito di avere la certezza che Cns è proprio quello. Dell’affidamento dell’appalto per la pulizia – andando a scavare sempre sul sito – non si trova traccia. Dal titolo della determina dobbiamo dedurre che si tratti di un affidamento attraverso Consip la “centrale di committenza nazionale” che “realizza il programma di razionalizzazione degli acquisti” attraverso specifiche convenzioni. Insomma, se Cns (che nei settori dei quali si occupa è un colosso) è accreditato con la Consip ad Anzio sono andati – al momento dell’affidamento – sul velluto. A scavare ancora sul sito, per quel poco che si trova, si scopre pure che c’è il 18 aprile un “Affidamento  Cns-Atto aggiuntivo 2 convenzione Consip pulizia stazioni” e quindi si deduce che il consorzio nel quale Salvatore Buzzi – uno dei leader di Mafia Capitale – aveva mano libera, si occupa anche di quello.

Tutto assolutamente regolare, sia chiaro, e in Comune hanno seguito per affidare quei servizi le procedure previste. Il problema che si pone è un altro: qualcuno, alla luce di quanto emerge adesso, vuole chiedere “lumi” a  Cantone sul da farsi?

Il nostro “mondo di mezzo”, una riflessione

Mafia: Buzzi,"immigrati rendono più del traffico di droga"

C’è un mondo di mezzo” anche da queste parti. Non avremo gli ex Nar o Banda della Magliana, ma il sistema messo a nudo a Roma è quello che si trova un po’ ovunque in Italia. Perché siamo fatti così, perché ci rivolgiamo al mondo di “sopra”, quello del politico/potente di turno, per ottenere qualcosa che serva al nostro, a quello di “sotto”. Perché anziché far valere i nostri diritti per quelli che sono, preferiamo la strada più corta, la legge del più furbo o – peggio – del più forte.

Non da oggi denuncio, per esempio, le cooperative collocamento di disperati. E’ noto che in una di queste c’è chi ha detto – vantandosi – di essere “uno della camorra”. Millantando o meno, lo ignoro, ma questo è il nostro “mondo di mezzo”.

Non abbiamo Carminati – almeno, non sappiamo di averlo – ma personaggi con un passato diciamo singolare che abitualmente frequentano gli ambienti di maggioranza, a volte il consiglio comunale. Certo, anche Buzzi – oggi agli arresti per Mafia Capitale – dopo aver commesso un omicidio si era redento e gestiva un impero di cooperative, qui non si vuole condannare nessuno, ma il clima – l’ho scritto a più riprese – non è gradevole.

Il nostro “mondo di mezzo” è quello di un assessore al quale hanno sparato sul cancello di casa – vicenda finita nel dimenticatoio – che quando doveva restituire i soldi al Comune per una condanna della Corte dei conti si era messo a rate con lo stipendio che percepiva in qualità appunto di assessore. Scopriamo oggi, da una sua conferenza stampa, che è imprenditore e ha diversi dipendenti. Sappiamo bene che lo era già prima – più o meno formalmente – e che i suoi interessi spaziavano e spaziano dai distributori di carburante ai bar. Distributori nei quali a fare rifornimento, magari, vanno mezzi di società che svolgono servizi per il Comune. Tutto lecito, attenzione, ma lasciateci il beneficio di segnalarlo in una città diversamente appiattita su se stessa. Dove nessuno si chiede per quale motivo un parere del Ministero dell’Interno che sanciva l’incompatibilità di quell’assessore sia misteriosamente scomparso dagli uffici del Comune. Intanto c’è chi segnala che non sono regolari gli “ispettori ambientali”, che non c’entrano con la polizia locale, che hanno a controllarli chi fa parte delle associazioni che li forniscono (senza bando, né criteri) e nessuno fa nulla. Si dovevano “accontentare” con un rimborso di 10 euro al giorno, quelli più fortunati magari in campagna elettorale avevano ottenuto un’assunzione di qualche mese.

Intanto l’appalto per il nuovo servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, rinviato per mesi, è assegnato a una società con interdittiva antimafia (sottoposta ora a verifica del ribasso anomalo) sulla quale molti erano pronti a scommettere prima della conclusione della gara. E’ il “mondo di mezzo” dove paghiamo il doppio rispetto alle città limitrofe la fattura dei rifiuti, grazie anche a piani finanziari ricchi di formule e formulette ma difficilmente comprensibili. Così nonostante la differenziata spendiamo più di prima.

Poi c’è il caso di un altro assessore, quello che mentre era in carica gestiva una struttura per anziani che il Comune controllava. Formalmente compatibile – così ci spiegano – anche se la situazione andava evitata. Invece non solo è andata avanti, ma una cooperativa che lavorava per il Comune otteneva proroghe dalla dirigente che doveva – fra l’altro – anche controllare quella casa di riposo e poi i soci della stessa cooperativa lavoravano nella struttura dell’assessore. C’è stato un processo per questo, ex assessore, dirigente e un ragazzo che in questo “mondo di mezzo” se voleva lavorare doveva stare a quelle regole sono stati condannati in primo grado. E tutti sapevano di chi erano quelle cooperative. Come tutti sanno a chi fanno riferimento associazioni, comitati, altre cooperative. Una di queste, per essere saldata, ha dovuto mandare il marito di una consigliere comunale a chiedere il pagamento. A farsi sentire, insomma. Altre, per anni, si sono viste fare affidamenti diretti, poi il capitolo di bilancio si esauriva, l’amministrazione lo “rimpinguava” e arrivava un altro affidamento diretto, così le gare venivano aggirate.

Il nostro “mondo di mezzo” sono i presidenti di cooperative – aziende spesso con incarichi solo in questo Comune – candidati con alcune liste e oggi al centro di inchieste. Sono i consiglieri comunali che non rispettano l’ordinanza di chiusura del sindaco, dopo essersi messi in affari e aver poi rotto i rapporti con l’ex assessore di cui sopra, il quale intanto continua investimenti nel settore dell’accoglienza.

Sono i dirigenti forti con i deboli e deboli con i forti, i quali  continuano a comprare – per esempio – programmi informatici a mani basse senza che se ne vedano i benefici. Tanto se i politici vanno a chiedere un favore e lo ottengono, poi non possono sindacare sulle scelte gestionali. Solo per software e aggiornamenti sono state spese – senza risultati tangibili – decine di migliaia di euro. Ecco, il “mondo di mezzo” è un Comune che doveva essere 3.0 ma perde addirittura i suoi archivi che nessuno evidentemente aveva salvato altrove, costringendo i cittadini a riparare. Sono i libri nei quali si scrive una cosa per un editore che poi vende anche programmi al Comune, ma che all’atto pratico non vengono applicati perché la politica dà un’indicazione diversa alla quale sottostare. Funziona così, del resto. Per non parlare di un “cassetto tributario” pagato per il secondo anno consecutivo dai cittadini e diciamo a lungo in rodaggio…

Sono i consiglieri comunali che minacciano crisi ma poi rientrano, tanto c’è la promessa che le associazioni di loro riferimento saranno pagate per gli spettacoli e le manifestazioni prive di richiamo – e inizialmente anche di copertura finanziaria – che hanno fatto durante l’estate. Sono le tante, troppe, fatture “numero uno” di chi svolge servizi, evidentemente, solo per il Comune e invece dovrebbe essere un esperto del settore.

O sono i consiglieri comunali che corrono a più non posso, in campagna elettorale, per chi oggi è indagato per associazione mafiosa nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma. O quelli che chiedono un pezzo di suolo pubblico, ne occupano di più, vengono sanzionati e se la prendono. Così intanto si rimuove il comandante della polizia locale, giusto che paghi lui che ha “osato” sanzionare…

E’ anche la grande attenzione per un appalto, quello delle mense, dove si confrontano e si scontrano una specie di fazioni contrapposte senza preoccuparsi troppo – per la verità – dei bambini, ma forse di qualche altro interesse. Intanto non si forniscono documenti a chi li chiede legittimamente, si arriva a far intervenire l’anti corruzione, ci si preoccupa se viene sostituita una dipendente, si oppone il “segreto” a documenti che sono pubblici, persone che lavoravano non si sa a che titolo in Comune – proprio per le mense – improvvisamente non ci sono più, così come dopo tre informatizzazioni in quattro anni i genitori non accedono alla loro posizione. Mense per le quali, ricordiamolo, non si sa che fine abbia fatto la presunta tangente denunciata anni fa dall’ex capogruppo Pdl Mario Pennata e al centro di due indagini rimaste senza esito.

E’ un “mondo di mezzo” de noantri, chiamiamolo così, dove il piano regolatore che doveva essere “mare, cultura e natura” è diventato varianti, cemento e furberie. Chi ha controllato, se mai è stato fatto, se ci sono stati investimenti sospetti dopo il piano? E’ il “mondo” dove sul porto che doveva rappresentare il rilancio della città si continua a non avere informazioni ufficiali e chiare. Come la trasparenza continua a essere, in generale, un problema.

E’ un “mondo di mezzo” dove chi ha il potere lo esercita o prova a farlo come meglio ritiene. Dove persino chi era nato per dare colpi al “sistema”, come il Movimento 5 stelle, qui preferisce tacere.

E’ quello che molti cittadini preferiscono, diciamocelo chiaramente. Perché non ci sarebbe, altrimenti, un “mondo di mezzo”… E chissà – è la riflessione che provo a condividere – se c’è ancora un pezzo di questa città che ha voglia di reagire.