La città, la processione, l’indifferenza di chi governa

Al sindaco di Anzio vanno sinceri auguri di pronta guarigione. Conoscendolo, deve essergli costato tantissimo essere assente alla processione di Sant’Antonio che finalmente è stato possibile rivivere dopo due anni di pandemia. Non sono tra coloro che fanno dietrologia, a memoria non si ricorda un sindaco assente all’evento che unisce la città tra sacro e profano come nessun altro. Quindi le ragioni sono sicuramente serie. Sulla salute non si scherza, nemmeno si ironizza, tanto meno si fanno battaglie politiche.

Una riflessione – dopo un po’ di tempo ed eventi che mi tengono lontano da questo spazio – l’avrei fatta a prescindere. Dall’arrivo della commissione d’accesso a oggi, dall’operazione “Tritone” in poi, chi governa la città ha fatto come se nulla fosse accaduto. Una sostanziale indifferenza, anzi la spinta a mostrare e mostrarsi. Della serie: ecco cosa abbiamo fatto, guardate quanto siamo bravi, gli atti stanno a posto (e ci mancherebbe altro), con la ‘ndrangheta non c’entriamo.

Formalmente anche ineccepibile, se vogliamo: nessuno è indagato, tra i politici, e chi è finito in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso (e finora c’è rimasto, l’accusa ha retto fino in Cassazione) è innocente finché non sarà condannato definitivamente.

Il sindaco, per primo, è persona intelligente e sa che la forma in questi casi non basta. Ignoriamo se il Comune verrà sciolto o meno, ma nelle carte di “Tritone” ci sono i pesanti legami con un mondo che dalla politica dovrebbe stare lontano e che invece era contiguo, se non imponeva certe scelte. Non sappiamo cosa proporrà la commissione d’accesso al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, e il rispetto per le istituzioni non verrà meno qualunque sia l’indicazione. Chi ha fatto dell’istituzione comunale altro, è in quelle carte. Lo sa il sindaco, lo sanno gli assessori e i consiglieri rimasti nel “fortino”, i nuovi entrati, la segretaria generale controllore e controllata. Le cronache degli ultimi giorni raccontano il ritorno della Dda in Comune, le attenzioni su ambiente e demanio per vicende che in pochi abbiamo raccontato in questi anni.

Allora l’indifferenza, il mostrarsi ora a premiare uno, ora ad annunciare altro, ora a rivendicare bandiere, ora a mettere nomi degli assessori su un bus, diventa quasi un’offesa. Come se in “Tritone” non ci fossero aspiranti consiglieri che andavano a casa di un presunto boss ai domiciliari, non telefonassero per chiedere voti, come se le proroghe “sine die” alla Camassa fossero la norma per garantire il posto a figli di presunti boss, parenti e amici che avrebbero garantito pacchetti di consensi. Come se non ci fossero promesse di lavori pubblici, intese per affidarne altri, minacce a ex consiglieri (in lista con la coalizione vincente nel 2018) e dipendenti del Comune. E non c’è un consigliere comunale che “tratta” per un debito di droga e oggi è onnipresente? Certo. E qui non vale il principio per cui la politica è una cosa e la vita privata un’altra o che non si è indagati. No, dispiace, quando si ha un incarico pubblico si deve (dovrebbe) essere al di sopra di ogni sospetto. Il sindaco si riferisce spesso alle precedenti gestioni del Comune, cercando come suo solito di scrollarsi di dosso una responsabilità politica che è sua per intero: con le precedenti gestioni ha convissuto facendo finta opposizione, fino a un certo punto, poi le ha “imbarcate” per vincere al primo turno. Che oggi qualcuno si sia dimesso, altri si siano allontanati, non ammanta di nuovo qualcosa che è stantìo. Basta ascoltare gli echi che arrivano da Villa Sarsina e parlano delle tensioni in maggioranza persino per far togliere le strutture per il passaggio della processione.

Il metodo non è cambiato, anzi. Le urla, la sopraffazione, tutto quello che sappiamo, con la commissione d’accesso sembrano persino aumentati. Della serie: dopo di noi, il diluvio. Povera città

La ‘ndrangheta accantonata e la gestione singolare…

Dai “sumari” alle scuse è stato un attimo. Così come dalla denuncia di una possibile estorsione – fatta pubblicamente – a non mettere a disposizione la richiesta che aveva fatto lo “scudiero” del neo consigliere comunale Giorgio Buccolini. Ah, già: l’aveva divulgata, nel frattempo, un sito fidato. Ci sta, la strategia del primo cittadino di Anzio – travolto dagli eventi e insofferente alla commissione d’accesso – è chiara: siamo bravi, gli atti sono a posto, chi non è con me è contro di me. Insomma, la ‘ndrangheta viene accantonata mentre si dimentica il “sistema” messo in piedi e foraggiato, oltre le frequentazioni che emergono dalle carte dell’inchiesta “Tritone”.

Non ci sono politici indagati, vero, ma la responsabilità politica è enorme come è stato ribadito anche durante il dibattito LegalizzAnzio di ieri, 10 aprile 2022. Sono cose che andiamo ripetendo, in pochi, da anni. Di fronte alle quali chi amministrava e amministra negli ultimi 25 anni ha sempre fatto spallucce.

È quella che interessa, la responsabilità politica, perché chi ha avuto rapporti con affiliati alla ‘ndrangheta sta in maggioranza e non da oggi. Ci sono i fedelissimi del sindaco e come è noto l’eventuale scioglimento del Comune prescinde da aspetti penali. Se ci sarà o meno lo vedremo, il quadro che ne emerge è comunque sconvolgente.

Ma quello che è emerso dopo la sfuriata del primo cittadino contro lo “scudiero” e i “sumari” è, invece, l’esempio della gestione singolare di questo Comune. Dove i criteri per i finanziamenti alle associazioni sono a soggetto, per esempio, ma una delle caratteristiche è quella di avere sostenuto i vincitori.

Non avrebbe fatto storie, Claudio Di Giovanni, se quei 30.000 euro richiesti fossero stati concessi. Sarebbe stato uno dei tanti sodali (ormai ex) ad avere un riscontro. L’elenco è lunghissimo, dal consigliere non eletto che fa la stagione lirica a quello che ha sostenuto un candidato e scalpella gli scogli, da chi ha avuto locali a chi contributi per un museo “di proprietà”, alla solidarietà pagata da noi e via discorrendo.

Quello che rivela Di Giovanni è ancora altro: a chiedergli di occuparsi dei social erano stati il sindaco e il suo vice, a chiedere di ridurre il preventivo addirittura la segretaria generale.

Sulla quale si è espressa – e dice che lo aveva fatto anche finché era all’interno – anche l’ex assessore Laura Nolfi alla quale diamo il benvenuto nel club di chi ha posto il problema del controllore e controllato proprio rispetto alla segretaria.

Ecco, si governa con il “volemose bene”, spacciando questo per modello di amministrazione. Si impongono scelte come quella dell’Aet di Ciampino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno e dopo avere consentito una proroga “infinita” alla Msa-Camassa per non avere avuto una “visione” delle politiche ambientali. Bastano i dati della differenziata a ricordarlo. E l’elenco, anche qui, sarebbe lunghissimo. Il sindaco sa bene che non basta lo sforzo comunicativo, il bilancio consuntivo approvato dal quale apprendiamo che il credito vantato nei confronti della Capo d’Anzio (la famosa fiejussione di 517.000 euro) diventa “di dubbia esigibilità” per un porto che non si farà mai e che i residui calano, è vero, ma sono ancora enormi. Sa che qualcuno è entrato in Consiglio avendo forse dichiarato il falso sui debiti verso l’ente e che c’è chi si è girato dall’altra parte, provando a farlo di nuovo anche adesso quando la Finanza è andata a chiedere lumi. Sa che il mare è tutto, fuorché una tavola, in questa gestione singolare. E la ‘ndrangheta un pesante dettaglio.

Sindaco, minacce e cultura mafiosa. Le mie scuse (per altri) agli elettori

Al sindaco possiamo dire tutto, tranne che sia uno stupido o uno sprovveduto. La sua veemente presa di posizione in Consiglio comunale è la risposta al fatto che sa bene – benissimo – che da qui all’esito della commissione d’accesso è costretto a “sopravvivere” nell’amministrare la città. Sa ancora meglio che si gioca il tutto per tutto continuando a ripetere che gli atti sono regolari (e ci mancherebbe pure) e a parlare di infiltrazioni, quando è dimostrato non da oggi che esistono delle presenze criminali. Poteva, ad esempio, costituirsi parte civile nel processo Appia Mithos già nel 2005 ma se ne è ben guardato. Era ‘ndrangheta, la stessa di adesso. Con la differenza che allora, forse, era ancora lontana dal Comune. La sua responsabilità e quella di chi ha governato prima di lui, è quella di non essersi accorto di cosa stava accadendo o di avere minimizzato mentre altri lanciavano l’allarme.

ITALIA VIVA

Il sindaco sa, ancora meglio, che se la commissione d’accesso accerterà il condizionamento del voto e dell’amministrazione, avrà indegnamente concluso la sua carriera politica. E preferisce “sopravvivere”, grazie a surroghe fatte in fretta e furia, con il numero legale mantenuto da chi ha fatto una campagna elettorale contro e ora si ritrova, anche lei, in maggioranza: Anna Marracino. Vedete, non è bastato vincere al primo turno, sbeffeggiare gli altri per il pessimo risultato ottenuto, avere 16 consiglieri su 24. No, per poter “sopravvivere” come ha fatto in pratica dal primo giorno, ha dovuto prima prendere due sfidanti alla carica di sindaco, Cafà (promossa presidente) e Palomba, quindi ha avuto il via libera da Italia Viva che evidentemente a governare con Lega e Fratelli d’Italia si trova a suo agio, pazienza essere stata eletta avendo un altro programma e contestare (allora) la destra anziate in tutte le sue forme. Siccome il candidato sindaco della coalizione con la quale la Marracino è entrata in consiglio comunale era chi scrive, chiedo scusa io agli elettori per questa inversione di rotta.

I SILENZI/1

Ma restiamo al primo cittadino. Come è stato all’epoca per i “ricattatori seriali”, poi per i “72 milioni che volavano” rispetto alla gara dei rifiuti, ci auguriamo che abbia sporto regolare denuncia anche per la presunta estorsione della quale ha parlato in consiglio comunale, dando un minaccioso “benvenuto” al neo entrato Giorgio Buccolini.

Perché se ci sono irregolarità vanno denunciate. Va ricordato al sindaco, comunque, che se pure avessero chiesto un contributo forse sono gli unici a non averlo ottenuto. La lista, tra spettacoli, manifestazioni, associazioni culturali, incarichi e locali pubblici (uno a una neo entrata consigliera, è compatibile questo?), è piena di suoi sostenitori alle ultime elezioni. La chiamano “buona amministrazione”.

LO “SPETTACOLO”

Frequentando il consiglio comunale dal 1990 – eletto nelle fila Dc – il sindaco sa bene che le sue prese di posizione fuori dalle righe, minacciose e arroganti, sono uno dei momenti più bassi dell’istituzione che con toni solo apparentemente da Luciano Bruschini indica ai neo entrati come il posto nel quale esprimersi. Peccato avesse usato, prima, quelli più coloriti alla Piero Marigliani (ha governato con entrambi). Forse solo uno “show” al centro ecumenico (sindaco Mastracci) e le bestemmie ascoltate alla palestra della scuola “Giovanni Falcone” (sindaco Bertollini) sono stati momenti peggiori. Lui c’era, in entrambi i casi. L’istituzione, con la presidente che consente di tutto, è vilipesa dall’atteggiamento del primo cittadino. Sa anche questo, ma non conosce modi diversi: “poi vediamo”, “facciamo i conti”, “sumari” e via accuse “a quelli che scrivono sui giornali” e agli “odiatori seriali su facebook”. No, non è consentito usare certi toni e non chiediamoci, poi, perché la cultura mafiosa ha attecchito ad Anzio. Se un sindaco può esprimersi come ha fatto – e non è la prima volta – per quale motivo un cittadino non dovrebbe fare altrettanto? E se questo cittadino è abituato a delinquere e magari è stato molto vicino a chi ha amministrato la città – come dicono le carte della Dda – o che si appresta ad amministrarla, il gioco è fatto.

I SILENZI/2

Per evitare di rispondere alla perdita di sei consiglieri e un assessore, di parlare della criminalità e dell’indagine e dare una risposta politica (finora dalla maggioranza nessuno ha condannato la ‘ndrangheta) il sindaco, al suo solito, l’ha buttata in confusione. L’altro assessore, grande protagonista nelle carte della Dda, è andato via senza motivazioni e il ringraziamento è singolare. I dati Ispra sono questi, pubblici, dove e come siano migliorate le cose lo sa solo il sindaco, insieme forse a un funzionario che non dovrebbe continuare a stare lì finché non risolve la vicenda della condanna della Corte dei conti. Lo stesso vale per i consiglieri entranti che potrebbero essere incompatibili e sui quali persino la segretaria generale ha glissato. E non abbiamo mai avuto risposte sul pirotecnico addio dell’allora assessore Ranucci.

Il sindaco che invoca il confronto, all’unico fatto in campagna elettorale nel 2018 chiedeva applausi ai suoi sodali e diceva “ma che so venuto a fa”. Il sindaco che dice di non avere avuto contestazioni in consiglio su gare e appalti, dimentica quello che chi resta all’opposizione ha fatto rispetto, ad esempio, al frettoloso ingresso in Aet o alla nuova fideiussione per il porto. Prima della commissione d’accesso venuta per gli arresti di ‘ndrangheta, allora, c’è stato il modo di “sopravvivere” di questa amministrazione coperto dalle sparate del primo cittadino nella sede istituzionale e nella tv pagata con i soldi dei cittadini. Che “c’avemo la televisione” come si legge nelle carte Dda, è un pesante dettaglio. Su una cosa, infine, sentiamo di essere d’accordo: “Se qualcuno ha sbagliato pagherà, a cominciare da me”. Non c’era bisogno che arrivasse la Dda, doveva accorgersene prima.

Ci scioglieranno? Chissà. Ma se per voi è normale che…

Al Comune di Anzio continuano a inondare la pagina facebook istituzionale delle cose fatte, riprendendo campagne del passato. Provano – parafrasando Guccini – a dirci cose vecchie con il vestito nuovo. Comprensibile, dato il marasma che sta vivendo la città. Nel “fortino” di Villa Sarsina c’è chi assicura – dicono sindaco in testa – che non ci sarà lo scioglimento per condizionamento della criminalità. Continuano a uscire carte (e articoli di giornale) nelle quali leggiamo il contrario, però non si decide in base a quello e ci sono sempre “le vie infinite della politica”.

Facciamola lavorare, quindi, la commissione. Solo che ciò che hanno appurato la Dda e i carabinieri pesa come un macigno. Al di là dei reati, ricordo che la responsabilità penale è personale e si è innocenti fino a prova del contrario, lì emerge in maniera evidente il “sistema”. Nelle carte ci sono i collegamenti con ogni indagine precedente (Malasuerte, Evergreen…) gli interessi sui rifiuti, le assunzioni, i voti, persino le tangenti che avrebbero preso due funzionari che però in carcere non ci sono andati, forse per aver “consegnato” quello che era considerato il male oscuro dell’amministrazione. Invece…

Ecco, chissà se il Comune guidato dal ’98 dalla destra subirà l’onta dello scioglimento, ma possibile che questa città si sia abituata al fatto che tutto “è normale”?

Sì, per chi guida l’amministrazione e chi la sostiene “è normale” che si facessero accordi con persone diciamo poco raccomandabili, anche mentre erano ai domiciliari, oppure che si procurassero lavori e vantaggi. Normale che ci sia chi interviene per un debito di droga, viene minacciato per non compare una pescheria o perché ci sono lavori finiti a un’azienda di Aprilia e non alla loro. Normale che si faccia la conta dei voti e alla fine si dica “te ne hanno dati 10 di meno” ovvero che esistano liste di persone da far assumere alla Camassa, guarda caso in pieno periodo elettorale. Come accadde – pari pari – nel 2013, quando chi guida la città voleva “mandare a lavorare” chi poi è stato suo alleato nel 2018 e oggi lo porta dritto nell’inferno che leggiamo.

E a proposito di Camassa, ma anche di ingresso in Aet – la municipalizzata di Ciampino – è interessante l’interrogazione parlamentare presentata di recente da De Petris e Ruotolo

Ciò che emerge dall’indagine Tritone è che la politica – che dovrebbe essere un argine al malaffare – si è prestata in ogni modo e non sarà reato, non ci scioglieranno, ma si deve smettere di pensare che tutto questo sia “normale”.

Mentre c’è chi cita – con il suo ruolo istituzionale – Pierpaolo Pasolini, annunciando eventi prossimi venturi (la cultura è sempre un bene) qui è il caso di riprendere il famoso “Io so…” Così, per ricordare che qualcuno – tra i quali chi scrive, ma è un dettaglio – certe cose non le ritiene “normali” e non da oggi. Il “sistema Anzio” è a nudo, nero su bianco, non sarà reato e non ci scioglieranno ma per i danni fatti all’immagine della città, alle istituzioni, ai cittadini, è ora che vada a casa.

“Sistema Anzio”. A futura memoria

Quello che sabato ho detto alla manifestazione “Il silenzio è mafia” è ciò che racconto e scrivo su questo territorio da circa 40 anni. Andavo in piazza “Contro ogni crimine” quando alcuni dei protagonisti della vita pubblica di Anzio non erano forse ancora nati e altri, invece, già erano seduti in consiglio comunale. Ho fatto del mio lavoro anche un impegno civile, che molti amano limitare alla sola candidatura a sindaco del 2018. Le cose che ho scritto e raccontato le ho dette in quella campagna elettorale e nell’unico consiglio comunale al quale ho partecipato, mantenendo fede alla parola data.

Non ho altri scopi, non devo “fare” politica, non sono in campagna elettorale permanente ed effettiva come chi guida la città dal ’98 a oggi e le sue maggioranze. Come è noto nel 2018 non sono stato eletto e rispetto profondamente la scelta dei cittadini, se avessi avuto l’onore di diventare sindaco più che dire in continuazione le percentuali degli avversari avrei prestato tempo ad ascoltarli. Se fossi diventato sindaco, nessuno in odore di ‘ndrangheta avrebbe detto “abbiamo sbancato ad Anzio, prefigurando chissà quali affari. Al posto di chi si innervosisce per le cose che ho ripetuto in piazza – citando atti giudiziari e documenti o vicende di questa amministrazione – mi preoccuperei di chi in odore di ‘ndrangheta dice di aver sostenuto più di qualche eletto in questa maggioranza. E mi preoccuperei di dove è stata portata questa martoriata città e dell’onta che loro – nessun altro – le sta facendo subire. A futura memoria.

“Il silenzio è mafia”, l’importanza di esserci

Ad Anzio non sarà un giorno qualunque, quello di domani, sabato 26 febbraio 2022. E sarà importante esserci, perché saremo in piazza a ribadire il no a qualsiasi forma di criminalità. La manifestazione si chiama “Il silenzio è mafia” e sappiamo bene quanto lo stare zitti, evitare di denunciare, essere omertosi, equivalga a far crescere chi fa del malaffare il suo mestiere. Allora andare in piazza equivarrà a dire che esiste un tessuto sano che non ha nulla da dividere con ‘ndrangheta e camorra che da tempo qui hanno messo radici e fanno affari. Che si sono pericolosamente avvicinate alle amministrazioni pubbliche.

Sarà il modo di dire, tutti insieme, che esiste chi è diverso e non si piega. Lo faremo come giornalisti che da anni seguono le vicende del territorio, con chi approfondisce questi aspetti professionalmente, con i rappresentanti di partiti (senza bandiere, è meglio), associazioni, ma anche semplici cittadini stanchi di uno stato di cose che l’operazione “Tritone” ha solo scoperchiato. Nessun giustizialismo ma tanta voglia di dire basta.

Anzio e Nettuno hanno dimostrato, negli anni, di avere anticorpi. Fu così negli anni ’80 contro il racket, fu così quando al passaggio del corteo “Contro ogni crimine” i commercianti abbassarono le serrande, sarà così domani.

“Sistema Anzio” tra mala amministrazione, ‘ndrangheta e camorra

Nei bar dove albergano fini “giuristi” di casa nostra, molti dei quali impegnati in politica, l’argomento del giorno è l’operazione “Tritone”. Già, i 65 arresti di ‘ndrangheta e i legami che ci sarebbero con esponenti dell’amministrazione locale. I quali o li conoscevano gli esponenti della ‘ndrina e ci hanno parlato assumendo persino degli impegni – come dimostrano certe intercettazioni –oppure devono denunciarli perché sono dei millantatori. Sono gli stessi locali – pressapoco – dove si svolgevano trattative per la giunta, riunioni semi carbonare, si andavano a prendere a mo’ di caporalato quelli che dovevano lavorare nelle squadre “volanti” per i rifiuti e lì si scervellano per dire se è meglio dimettersi o restare, se fare l’ennesimo comunicato per dire che va tutto bene o sperare che cada l’accusa di 416 bis. “Eh, se non c’è quella non ci sciolgono…” Dai su, l’avete sentita anche voi… E così chi ha illustri pareri legali, chi ha chiesto aiuto al “tutore” romano (ma solo uno finora si è espresso e nemmeno il più autorevole), chi ha le aderenze giuste, c’è questa nuova convinzione.

SENZA REATI

Ebbene voglio ribadire un concetto: non interessano gli aspetti penali, di quelli ciascuno risponde per sé, ma il “sistema Anzio” prescinde dai reati. È quello che leggiamo in queste e altre carte d’inchiesta, nel comportamento di chi amministra, in atti di dubbio gusto prima che di dubbia legittimità. Ebbene riallacciamo i fili del “sistema” da qualche anno a questa parte. Evitando nomi, perché siamo in presenza di mafie stanziali (altro che infiltrazioni) e non si sa mai, dato il clima… Del resto – ribadisco – è sull’aver fatto della cosa pubblica il proprio “votificio” da parte di chi ci amministra dal ’98 a oggi che dobbiamo concentrarci. Tra indagini, strafalcioni, mala amministrazione spacciata per un modello che tale non è. Poi, certo, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra come dicono le carte di indagini e processi.

LE VICENDE

Cominciamo dalle “cooperative di…” che portano a un processo poi concluso con tutte assoluzioni. Vedete? Non è un problema penale, ma il fatto che esistano “cooperative di…” ovvero riconducibili a un allora assessore, la dice lunga. E quelle coop devono lavorare. C’è un ragazzo che ha bisogno, finisce pure ingiustamente ai domiciliari, le cooperative si occupano dei parcheggi al porto, ce n’è una che fa riferimento a una futura candidata al consiglio comunale. Nella “guerra” dei parcheggi sfocia la vicenda Malasuerte. Per mettere d’accordo i contendenti vanno a trattare personaggi pubblici, peccato che l’intesa diventi una tangente che quel povero ragazzo (lo stesso di prima) deve portare ogni quindici giorni al “Casalese” – così si fa chiamare – e che i soldi finiscano alla famiglia di un detenuto al 416 bis per camorra. Il quale, quando era libero, incontra pure un marito di chi è in politica da tempo… Che è reato? Suvvia. Scrive il Tribunale nella sentenza definitiva: “Sulla vicenda hanno pesato le pressioni dei rappresentanti delle istituzioni comunali”. Riannodiamoli, quei fili, in “Malasuerte” finisce un noto pregiudicato il fratello del quale è di casa in Comune e – intercettato – sta “a piscià a Villa Sarsina”. Prende incarichi per la guardiania delle spiagge? Mica è reato. E se quei parcheggi prima vengono ceduti gratis, poi a un prezzo irrisorio, e la società pubblica che deve fare il porto ci rimette, mica è camorra o ‘ndrangheta, sono favori magari a qualche elettore o un singolare modo di amministrare.

Andiamo avanti, arriviamo all’indagine “Evergreen” dove spunta – per la prima volta – il boss del locale di ‘ndrangheta finito ora in carcere. Tratta con lui un assessore, promette lavori, il capo della ‘ndrina presta anche dei soldi a politici secondo l’indagine ma non è reato. Il processo è in corso. Sempre nel settore ambiente l’indagine sulle “27 proroghe”, guarda caso a una cooperativa riconducibile alla stessa che aveva i parcheggi al porto, presieduta da chi si sarebbe candidata con un noto politico locale che ha avuto ruoli di primissimo piano. Tra prescrizioni e assoluzioni leggiamo che nelle cooperative che ottenevano proroghe c’erano “i soci elettori di….”. La Corte dei conti ha condannato un funzionario che il sindaco attuale ha tenuto in quel posto, senza ancora chiedere – da quanto risulta – il risarcimento dovuto. “E che ‘n se po fa?” No, non si può. E c’è chi si gira dall’altra parte.

Altra inchiesta, ancora ambiente, si incappa per caso (a Latina) nelle vicende anziati. C’è un imprenditore che vorrebbe appoggiarsi a uno dei politici più in vista di casa nostra per “ammazzarne” un altro, il quale viene indagato per aver chiesto l’assunzione di quattro persone nelle coop del verde. Che una di queste sia coinvolta in “Malasuerte” è una coincidenza, cosa volete che sia?

È finita nel dimenticatoio l’indagine Ecocar della Procura di Cassino. Volevano arrestarli tutti per mafia, alla Dda, ma il gip ha respinto e mandato sul territorio. Nelle intercettazioni si fa riferimento agli impianti biogas “prima eravamo tutti d’accordo, ora è responsabilità mia” dice un assessore, il quale – riferendosi al secondo impianto – chiama in causa noti politici e imprenditori che avrebbero avuto interessi diretti. E che non si può fare? Per carità… siamo ad Anzio. Dove c’è chi ha – o millanta di avere – una segretaria “in cassaforte” e funzionari “allineati”.

Ma soprattutto in quelle carte si legge delle forti pressioni per far vincere a una ditta piuttosto che a un’altra l’appalto dei rifiuti, ditta dove – scopriamo oggi dalla Dda – ci sono riferimenti certi per la ‘ndrangheta assunti perché “ce li hanno messi loro”, dicono gli atti. Cioè i politici di casa nostra. Anche nel passaggio da una coop (vedi sempre parcheggi al porto e proroghe) all’altra per il verde, interviene un ex consigliere e dà in escandescenza (non è nuovo a episodi del genere), minaccia di morte un passante, insieme a lui – sarà sempre un caso – è imputato lo stesso che stava nelle estorsioni di “Malasuerte” ed è stato fatto assumere secondo l’indagine “Touchdown”. Che tra le vittime di quello show c’è anche colui che poi sarà suo responsabile del servizio, è un dettaglio del quale nemmeno l’anticorruzione s’è accorta.

Da non credere, vero? Mica è finita, perché esasperato dai controlli farà qualcosa di mai visto ad Anzio, finendo su tutti i media e poi dimettendosi. Ne avrebbe tante da raccontare, dice, ma non lo fa e nessun investigatore lo chiama. Lo sentivano spesso, però, quelli coinvolti nelle ultime vicende dell’indagine “Tritone”.

C’è chi qualche guaio l’ha avuto per come ha gestito un impianto pubblico, a lungo senza restituire quanto prestato dal Comune e finendo in una maxi evasione Iva. Che sia nelle carte della biogas a sollecitare un atto per la captazione di acqua a un solerte funzionario (poi promosso dirigente a Nettuno) e nelle ultime, pazienza. Se amministri, sarà che vengono a cercarti…

E stai bene a dire che il traffico internazionale di droga per il quale ti accusano è una cosa – come ha fatto un altro che troviamo sempre anche nelle carte della biogas e in queste – e l’impegno politico un’altra. Cosa vuoi che sia….

Però su come veniva gestita la piscina comunale, con annessa discoteca dove tutti nel centro-destra andavano a festeggiare in campagna elettorale, più di qualcuno ha chiuso gli occhi e così oggi si ritrovano a pagare i danni al Comune funzionari pubblici e dirigenti di quella società. L’amministrazione si girava dall’altra parte, consenziente

Aste truccate nell’avellinese con una società che ha sede ad Anzio dove c’era un ufficio usato anche come point elettorale? Ops, pazienza…

Il sostegno alle ultime elezioni da parte di condannati per “Appia Mithos” (‘ndrangheta) a chi era candidato con questa maggioranza? Tutti sapevano, ma è dovuta arrivare la Dda a dircelo.

Solo coincidenza i “150.000 euro buttati ad Anzio” che spuntano dall’inchiesta Mafia capitale o la presenza di investimenti (con beni sequestrati) del clan Casalese Schiavone-Noviello. Misteriosi, finora, gli attentati a politici e loro congiunti con spari e auto bruciate, i latori dei proiettili all’ex segretaria e a una consigliera comunale. Nessuna nuova sulle pressioni denunciate da due ex segretari e da una dirigente.

A proposito di dirigente, ne abbiamo avuto uno all’area finanziaria scelto – su precisa indicazione politica – nonostante un titolo per un altro. Indagine (e condanna in appello) della Corte dei conti.

E quello della polizia locale che ha seguito i lavori dell’ex commissariato di fatto senza gare passando da una spesa originaria di 35.000 a 230.000 euro? Va così….

I trenta punti contestati dal “Mef”? Alcuni ancora irrisolti, ma nulla succede. Ci sarebbero i residui attivi da record in bilancio, la tariffa sui rifiuti che pagano la metà dei cittadini, se poi vogliamo parlare della Capo d’Anzio e di 20 anni di prese in giro, fideiussioni e debiti, prego accomodiamoci…

Vogliamo parlare dei criteri inesistenti per affidare spettacoli, prebende ad associazioni amiche, soldi a chi ha il solo merito di essersi candidato con i vincenti? Hotel chiusi e magicamente riaperti, distributori per i quali il Comune ha avuto un “comportamento ondivago” e paga i danni?

Sedi a partiti assegnate non si sa come – anche nel 2018 – e che non hanno mai pagato? Che sarà mai…. Minacce per un accesso agli atti del primo dei non eletti? Tutto a posto. Tributi dovuti da chi amministra e sui quali c’è qualche dubbio? Anche. Non ci siamo fatti mancare nulla, è un elenco forse parziale, ma la dice lunga su come è stata intesa da queste parti la cosa pubblica. E non ci sono responsabili diversi da quelle della maggioranza che guida la città dal ’98

Poi sì, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra ormai stanziali, con esponenti che abbiamo visto molto vicini al Comune. Commissione d’accesso? Nel 2016 facevo un paragone con quanto accadde a Nettuno anni prima. Adesso la situazione è ancora più grave.

Comune: ‘ndrangheta e arroganza nel “sistema Anzio”. A casa

Il baseball mi ha insegnato che non si infierisce, è la cultura del rispetto dovuto a chi perde e in quel momento è in disgrazia. In questi giorni che vedono la nostra città e la vicina Nettuno finire nuovamente sulle cronache nazionali e internazionali, per gravi vicende legate alla presenza della ‘ndrangheta, non mi viene di gioire. O fare quello che lo aveva detto. Facile, scontato. Inutile.

Sì, come inutile è stato il vouyerismo che dall’altra mattina c’è stato per i nomi, i passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare, i chi sono e che hanno fatto. Ci si deve concentrare su altro, su quello che da tempo definiamo – io e pochi altri – il “sistema Anzio”. Da tempo, appunto, venendo sbeffeggiati nella migliore delle ipotesi. Com’è noto ebbi l’ardire di candidarmi sindaco nel 2018, denunciando a più riprese quello che avveniva in questa città come avevo fatto anche prima di entrare nell’agone elettorale. La storia personale non si cancella, quindi continuai e misi un paletto accettando la candidatura: va bene, ma se divento sindaco mi porto capo di gabinetto un prefetto che è stato commissario nei comuni sciolti per mafia. Nel programma – condiviso da qualcuno che poi lo ha definito “libro dei sogni” – avevamo scritto: “ #unaltratrasparenza – Certezza delle regole, per tutti. Perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale”. Lo era prima? No. Lo è stata dal 2018 a oggi? No.

Anche negli ambienti del Pd e di sinistra qualcuno storse il naso, chi guida la città andava in tv a dire che ero fissato con Malasuerte e la legalità e rideva di “mister 6%”.

Non solo, prima, conoscendo la realtà di Anzio, chiesi la cortesia a un magistrato di specchiata professionalità di presiedere il comitato elettorale, unico caso che io ricordi da quando seguo le elezioni di Anzio. Perché il problema c’era e c’è. Perché la commissione d’accesso – che è strumento di prevenzione, ricordiamolo – oggi arriva tardi. E le “vie infinite della politica” che il sindaco con la sua prosopopea andò a illustrare in tv, spiegando come fu bloccata la precedente, hanno consentito al “sistema” di continuare a proliferare.

L’INTERVENTO IN CONSIGLIO

Come è noto ragioni professionali non mi hanno consentito di restare consigliere comunale, ma nell’unico intervento fatto nel consesso civico dissi queste parole: “(…)ripartire dalle regole per una coalizione che ha fatto della libera interpretazione delle regole il suo modo di essere, che affonda le radici in vicende che conosciamo come Malasuerte, Evergreen, Touchdown , e ripeto non mi interessano gli aspetti penali, non mi interessano, quelli sono personali ma il sistema che è stato messo in campo. Una coalizione Candido, che ha preso 200 voti più di te, tu sei l’unico Sindaco che ha preso meno delle coalizioni, e che quindi ti ha sostenuto in pieno, ripeto un sistema che affonda le radici in prove muscolari che abbiamo visto anche nei seggi, nei toni letti in quelle carte delle indagini che citavo prima e sentiti anche durante la campagna elettorale. C’è chi cercava funzionari allineati Sindaco, io ho detto in campagna elettorale e lo ripeto qui, hai bisogno di funzionari lineari non allineati, quindi fai attenzione perché il responsabile adesso sei tu di questa situazione. Basta con gli affidamenti sotto soglia, basta con le emergenze create ad arte per fare le squadre volanti ed andare a pulire il territorio e andare a prendere i lavoratori in qualche bar ad Anzio Colonia, basta con le fatture n.1 a qualche associazione di amici degli amici, basta.” Era giugno 2018 e alla fine di quel consiglio venni anche aggredito verbalmente da un assessore.

Oggi quelle parole suonano profetiche, ma seguendo la cronaca del nostro paese da ormai quasi 40 anni sono le stesse che – sempre a Villa Sarsina – dissi in occasione della presentazione del rapporto sulla criminalità nel Lazio. E prima ancora nelle scuole, quando qualcuno organizzava iniziative su questi argomenti o sfilando – era il ’93 – “contro ogni crimine” da Anzio a Nettuno con un migliaio di cittadini.

IL SISTEMA

Per questo i nomi (che sono pubblici in quanto contenuti in una ordinanza e riferiti a chi ha un ruolo pubblico) e le vicende penali contano, sì, ma meno del metodo che emerge e delle responsabilità politiche di chi guida la città e ha permesso tutto questo. Di chi, ancora oggi, finge di non vedere e si aggrappa a comunicati disperati quando dovrebbe chiedere scusa e andare via restituendo dignità a una Istituzione che loro hanno martoriato e nessun altro. Non ci sono colpe altrui, adesso, nemmeno a cercarle con il lanternino. Le carte sono note, ci sono i lavori divisi, gli appalti da assegnare, la promessa di soldi e avvocati al figlio del boss “e poi venissero a cercarmi”, c’è il controllo del territorio e del Comune da parte di certi personaggi, consiglieri che si prestano per far avere a quelle ditte un servizio piuttosto che un altro, dipendenti soggiogati e pronti a firmare per quieto vivere. Nell’unico dibattito pubblico che io e De Angelis facemmo in quella campagna elettorale, posi il problema delle squadre volanti per l’ambiente e ricevetti un ironico applauso da lui. Chi è nelle carte dell’indagine si preoccupa perché ci saranno venti assunzioni alla Camassa e sapendolo promette e dà voti. E che dire di funzionari del Comune che parlando tra loro – siamo sempre nel settore dei rifiuti – affermano “i nomi ce li hanno dati loro” riferendosi a chi andava assunto su sponsorizzazione politica: “Ce li hanno messi loro”. Così come il sindaco si è tenuto, all’ambiente, un funzionario che non potrebbe starci almeno finché non paga quanto stabilito dalla Corte dei conti. E le squadre “volanti” sono istituzionalizzate anche entrando nell’Aet di Ciampino, passaggio per il quale i carabinieri l’altro giorno hanno portato via tutta la documentazione.

Se poi qualcuno volesse spiegarci, a partire dal sindaco, come mai i mariti di un paio di assessore sono protagonisti in queste carte (uno anche nelle precedenti) e a quale titolo sempre uno di loro dopo aver “mediato” ha anche di recente partecipato all’incontro con i pescatori sportivi glie ne saremmo grati. Vedete? Non è questione penale ma di metodo, comportamenti, arroganza. Di anti corruzione che a volte ha guardato altrove.

Puerile il tentativo di affermare che si è “esercitato liberamente il ruolo conferito dagli elettori” a fronte delle minacce che leggiamo a consiglieri e assessori, come quello di chiedere una commissione che ormai sta arrivando dopo essersi beato delle “vie infinite della politica”. Chi volesse approfondire su anni di richieste inevase, può farlo qui.

L’INVESTIGATORE

Dopo lo show di Pino Ranucci all’esterno della sua palestra scrissi che se ci fosse un investigatore avremmo avuto tante risposte. Fra l’altro sottolineavo “(…) la vicinanza di noti pregiudicati a sostegno di certi eletti se non quella delle famiglie di ‘ndrangheta” e che “Troverebbe tanti volti noti della maggioranza di ieri e di oggi – che in fondo è sempre quella – gli stessi nomi di Malasuerte in più occasioni. Magari anziché soprassedere come è stato in passato, indagherebbe sui “soci elettori” dei quali si legge in altra inchiesta, sul rapporto tra politica e camorra emerso proprio nell’indagine partita su un’estorsione per i parcheggi al porto e i soldi che finivano al boss Raffaele Letizia. Storia nella quale hanno pesato “le pressioni esercitate dalla politica” come si legge nella sentenza (…)”. L’investigatore è arrivato, stava lavorando, non è delle forze dell’ordine locali ma pazienza. Dobbiamo solo ringraziare Dda e carabinieri. Questo processo se tutto andrà bene si chiuderà tra 10 anni, i politici non sono indagati ma il sistema che emerge è lapalissiano.

Infine grazie, a chi – anche da destra – ha sentito la necessità di chiamarmi per scusarsi. Agli amici che erano preoccupati quattro anni fa e mi dicevano di stare attento, i quali adesso commentano “è peggio di quello che dicevi”. Il tempo è galantuomo, ma il baseball e la vita mi hanno insegnato a non infierire. C’è già chi lo ha fatto contro la città, per questo è ora che vada a casa.

Altro arresto per ‘ndrangheta, Prefetto e Ministro ci siete?

 

E’ di poco fa la notizia dell’arresto per ‘ndrangheta e di perquisizioni anche ad Anzio nell’ambito di un’operazione della Guardia di Finanza di Bologna. Estorsioni aggravate con metodo mafioso.

Dopo lo scambio di battute e successivi comunicati a seguito del convegno organizzato da Sinistra italiana  il 13 gennaio, con l’annuncio di Federica Angeli dell’arrivo di una commissione d’accesso e le rassicurazioni del sindaco, tutto tace dalla Prefettura di Roma e – di conseguenza – dal Ministero dell’Interno. I cittadini – a oggi – non hanno il diritto di sapere se ha “fantasticato” la giornalista di Repubblica (conoscendola, non mi sembra il caso) e quindi possono stare tranquilli  o se le Istituzioni hanno deciso di tenerci appesi ancora per quanto tempo e perché. Condizionato o meno il Comune – e le contiguità tra certi personaggi e pezzi dell’amministrazione sono agli atti, su quello le Istituzioni dovrebbero dirci cosa ne pensano – oggi c’è un altro arresto per ‘ndrangheta.

Operazione che – è evidente – è tutta nell’ambito della criminalità organizzata. Continuare a negare che qui esista e sia radicata – come affermano sentenze, non chi scrive né qualche giornalista “sgradito” – è girarsi dall’altra parte. Sapere se ha fatto affari o avuto favori nel nostro Comune, è un diritto dei cittadini.

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Pubblico il comunicato della Finanza. Non fa i nomi degli arrestati, quindi elimino anche quelli dei magistrati indicati. Privacy per tutti….

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con i colleghi dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), e l’ausilio dei Comandi Provinciali di Ravenna, Reggio Calabria e di Roma, hanno tratto in arresto, tra l’Emilia-Romagna, il Lazio e la Calabria, tre pregiudicati ritenuti affiliati alla ‘Ndrangheta e responsabili di un episodio di estorsione maturato e consumato in un contesto di malavita organizzata sul territorio emiliano-romagnolo.
In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di
Bologna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa
dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna,   su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia,  nei confronti di F.B., classe 1983 residente a Siderno (RC), C.F.,
residente a Siderno ma domiciliato in Anzio (RM) e L.C., classe 1967 residente in Massa
Lombarda (RA) .
L’odierna operazione, denominata “Scramble”, trae origine dalle dichiarazioni rese dal
collaboratore di giustizia Nicola Femia (condannato per associazione mafiosa a seguito
della storica sentenza emessa dal Tribunale di Bologna il 22 febbraio 2017 che lo ha
ritenuto capo e promotore di un’associazione di stampo mafioso operante nel settore del
gioco illegale) il quale aveva riferito di comportamenti delittuosi, in particolare di natura
estorsiva, posti in essere da alcuni soggetti di origine calabrese attivi sul territorio emilianoromagnolo e riconducibili alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno (RC) una delle consorterie criminali più antiche, pericolose e potenti della ‘Ndrangheta reggina, con importanti ramificazioni in Emilia-Romagna e nel nord Italia, attiva in diversi settori illeciti, primi fra tutti quelli del narcotraffico, delle estorsioni e del controllo delle attività commerciali e imprenditoriali.
La vicenda originaria risale al gennaio 2011, allorquando l’attuale collaboratore di giustizia riceveva le prime richieste estorsive collegate alla gestione di una sala scommesse da costui diretta a Roma. Le successive vicende giudiziarie, che avevano coinvolto in tempi diversi ed a vario titolo sia gli estorsori che l’estorto, avevano fatto registrare delle battute di arresto nelle indebite pretese di denaro.
Successivamente, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, nonostante il Femia fosse ristretto in regime carcerario, anche a seguito del suo arresto intervenuto con l’operazione “Black Monkey” del G.I.C.O. di Bologna, le richieste illecite, per un ammontare di 250mila euro, sono riprese nei confronti dei suoi figli, residenti in provincia di Ravenna, fino ad arrivare al 05 novembre del 2016 quando le minacce rivolte nei confronti di costoro, direttamente presso le loro abitazioni in Conselice (RA), non li convinsero a pagare in tre soluzioni 50mila euro.
L’attività investigativa, anche di natura tecnica, svolta anche avvalendosi dei filmati delle
telecamere di sorveglianza installate presso il municipio del comune ravvenate, come scrive il GIP nell’ordinanza, “ha permesso di riscostruire e riscontrare analiticamente la vicenda estorsiva che ha visto coinvolti a Conselice (RA), da un lato, come parti offese, i figli del noto boss Nicola Femia e dall’altro, nella veste di autori del delitto estorsivo, gli odierni indagati, inseriti o gravitanti nell’orbita della ‘ndrina “Bellocco”, comunque avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal gruppo criminale di stampo ‘ndranghetista.”
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento cautelare sono state eseguite
perquisizioni a Conselice e Massa Lombarda in Provincia di Ravenna, Siderno, Rosarno e
Palmi in Provincia di Reggio Calabria e ad Anzio in Provincia di Roma“.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.