Ex commissariato, come previsto: non c’è idoneità ma intanto si spende

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Adesso è ufficiale. Lo stabile dell’ex commissariato di Anzio, destinato a sede della polizia locale,  non ha un certificato di agibilità e meno ancora uno di idoneità statica. Lo apprendiamo (ma era ampiamente noto in Comune e nessuno ha fiatato) dalla determina con la quale il dirigente della polizia locale dà incarico di procedere allo “Studio di sicurezza statica e di vulnerabilità sismica dell’immobile denominato Villa Angelita“. Un incarico di 15.000 euro che vanno a unirsi agli oltre 100.000 già impegnati per lavori, porte, arredi, pulizia e da ultimo il sistema di video sorveglianza affidato senza cercare sul “Mepa” (il mercato elettronico della pubblica amministrazione).

Soldi che rischiano di essere buttati se lo studio “Inea” certificasse quello che dalle cronache degli anni ’90 e 2000 – come abbiamo provato a raccontare qualche giorno fa in questo intervento – si evince chiaramente.

L’incarico post lavori conferma quanto questo Comune sia allo sbando e lo metta pure nero su bianco.

  • In primo luogo “non risultando presenti progetti di realizzazione dello stabile denominato “Villa Angelita”” cioè abbiamo uno stabile che è stato assegnato dal Demanio e non uno straccio di documento che ci dica come è stato realizzato.  Nessuno – ufficio tecnico, patrimonio – nessuno ha gli atti. Ma è normale?
  • In secondo luogo: “appare necessario sottoporre a più approfondito controllo tecnico lo stabile in questione al fine di renderlo idoneo a quanto destinato“. Della serie prima abbiamo fatto i lavori – con la irrituale procedura di un sindaco che incarica il dirigente della polizia locale – e oggi ci preoccupiamo del resto. Adesso, non prima, si controlla e si scopre che quel posto non è idoneo. Non ancora, almeno.
  • Terzo punto: Il dirigente trova la foglia di fico dei sindacati che hanno chiesto – e meno male – di attuare le verifiche necessarie ” al fine di certificare l’idoneità e l’agibilità dei locali di cui trattasi“. Meglio tardi che mai, perché qualcuno – al sindacato – doveva conoscere la situazione di quello stabile. Ma pazienza.
  • Quarto: se oggi si dà un incarico ” al fine di certificare lo studio della vulnerabilità sismica e determinare il livello di sicurezza sismico e statico dell’immobile in questione” vuol dire che finora tutto ciò non c’era.  E che si è andati avanti senza preoccuparsene, fino a quando dall’opposizione – Lina Giannino in primis – si è cominciato a sollevare il caso. A dire il vero nell’intervento che ho avuto modo di fare in consiglio comunale, prima delle dimissioni, dissi fra l’altro al sindaco: “ti invito a verificare la vicenda dei lavori dell’ex Commissariato dove si stanno facendo affidamenti uno dopo l’altro

Come si dice ad Anzio “è passato l’Angelo e ha detto amen“. Perché quei lavori in un posto del quale non abbiamo un progetto e non a norma sono anche una sorta di “spacchettamento” e tutto questo dovrebbe interessare qualche investigatore, non solo l’opposizione o pochi cittadini di buona volontà.

E comunque tutto questo avviene in perfetta continuità con la precedente amministrazione, inutile girarci intorno, senza che il primo cittadino senta il dovere di intervenire e capire.  Viene da sorridere a pensare cosa avrebbe fatto l’opposizione di lotta e di governo mica tanto, un anno fa, se una cosa del genere fosse accaduta con Bruschini sindaco…

Ma come detto in passato: siamo ad Anzio, non dimentichiamolo.

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Ciao Guido, continueremo a lottare contro ogni bavaglio

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Guido Columba con il megafono in mano, durante una manifestazione a Latina, nel 2008

E dove vuoi che vadano se c’è un incidente? Sul posto no, inutile che lo scrivi...”  Ho conosciuto Guido Columba quando ero corrispondente Ansa da Latina e provincia e lui era alla “romana“, prima di passare agli Interni.  Ci scherzavamo: “Ah, adesso sei tra quelli che chiedono il pezzo da su…” Succedeva in casi particolari, quando la notizia aveva una eco nazionale, da “su” – il piano superiore rispetto alla sede della “romana“, dove si trovava il servizio – chiedevano e quindi sollecitava.

Ho condiviso con lui l’esperienza del comitato di redazione, quella nell’Unione nazionale cronisti (organizzammo un congresso nazionale a San Felice Circeo) la battaglia contro ogni bavaglio. “Liberi di informare, liberi di sapere” è lo slogan che ci accompagnava e che continuerà ad accompagnarci oggi che Guido ci ha lasciati.

Nel ricordo dell’attuale presidente dell’Unione cronisti, Alessandro Galimberti, c’è il sunto di ciò che è stato. Nel libro realizzato per la prima “Giornata della memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo” che lui ha istituito, Guido scrive – come ci ricorda Romano Bartoloni:  “Nessuno di loro aveva la vocazione dell’eroe, ma tutti non si sono mai accontentati della versione ufficiale, di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto giornalismo di inchiesta, sono andati a vedere di persona, hanno raccontato ciò che gli altri non vedevano o non volevano vedere. Costituiscono un monito e anche un ancoraggio per i cronisti di oggi”.

I ricordi sono molteplici, dall’organizzazione di quel congresso al premio che mi consegnò a Viareggio, dal suo viaggio in moto ad Anzio con il telefonino finito chissà dove alla burrascosa riunione con i vertici dell’Agenzia quando paragonai uno di loro a Ciarrapico. Dalla biciclettata contro una delle tanti leggi bavaglio alle lettere ai Prefetti, dalle manifestazioni nelle piazze, agli scazzi in quel Cdr dell’Ansa, fino a quello che è stato l’ultimi incontro: era già malato ma non volle mancare all’esterno del Tribunale di Roma, dove Federica Angeli avrebbe  testimoniato contro i clan di Ostia.

Gli chiesi di venire a presentare il mio libro “Sangue sporco” ad Anzio e disse subito di sì “ma prima fammi leggere“. Perché – come ricorda ancora Romano Bartoloni – ci sono  cose che lo hanno guidato sempre:  “la coscienza professionale, i diritti della persona, i codici e le leggi“. E se un libro non lo leggi, inutile che vai a fare domande.

Per questo c’è un ricordo che porto dietro gelosamente, il complimento più bello che si possa ricevere in questo lavoro: “Sei andato, hai visto e hai raccontato. Bravo“. E’ il succo del mestiere di cronista e leggendo il libro aveva avuto questa impressione.

Grazie di tutto, Guido, e stai certo che le tue battaglie andranno avanti. E comprendici, “da su“, se commetteremo qualche errore.

I proiettili alla Inches, la “sfida” della commissione d’accesso

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La Prefettura di Roma

Il nostro sindaco è fatto così. Arrivano chiare minacce all’ex segretaria comunale, con la quale ha condiviso l’avvio del suo percorso nel terzo mandato alla guida della città e il periodo nel quale – con Bruschini sindaco – è stato in maggioranza? Torna a fare ciò che fece nel 2005, lanciare una “sfida“. I media riportano che auspica l’invio della commissione d’accesso: “Magari la mandassero”.

A parte averci ripensato, rispetto a quanto dichiarava   sulla precedente amministrazione – ci spiegano che è la “politica” – e alla presa di posizione sua e di quella che sarebbe diventata la sua giunta (Fontana, Ranucci e Ruggiero) a ottobre 2016 riguardo all’arrivo della Commissione, c’è un elemento da rimarcare.

Lo faccio da “avversario scorretto” (è l’ultimo epiteto nei miei confronti, pazienza) e da chi si ostina a raccontare in maniera diversa questo territorio. Lo faccio ricordando al primo cittadino che rispetto alla sfida che lanciò al magistrato De Ficchy nel 2005 e al suo intervento da senatore, nel 2011, quando il Prefetto mise nero su bianco che non serviva una commissione d’accesso, il mondo in questa città è cambiato. E lui ci si è alleato.

Non saremo condizionati ed è noto come la penso sulla commissione d’accesso, ma nel 2005 e ancora nel 2011 c’erano da una parte i rappresentanti eletti – alcuni dei quali chiacchierati – e dall’altra la delinquenza comune. Il confine era abbastanza netto.

Dal 2013 a parte di questa è stato fatto indossare il vestito bello, è stata fatta avvicinare se non entrare dalla porta principale a Villa Sarsina e a sua volta ha avvicinato personaggi poco raccomandabili, in odore di criminalità organizzata. Il sindaco conosce – sono pubblici – gli atti di Malasuerte, Evergreen, Touchdown, la vicenda delle 27 proroghe. Sa meglio di chi scrive quali sono i toni che si usano negli ambienti. Qualche giorno fa l’ho riassunto qui.

Su una cosa ha ragione: siamo stanchi e vorremmo sapere. Chi e perché ha sparato a casa di Placidi (ma dalle carte delle indagini forse si comprende) chi e perché ad Alessandroni, chi e perché ha bruciato le auto di Zucchini o danneggiato quelle del compagno dell’assessore Nolfi, chi ha spedito i proiettili alla Inches. Vorremmo sapere anche che fine hanno fatto le denunce dei dirigenti e dei segretari. Tutte vicende di anni recenti, segno di una situazione precipitata e – dati gli scarsi risultati – sfuggita evidentemente a chi deve investigare o nota solo in parte.

Non siamo più nel 2005 o 2011, dunque, e a proposito della “sfida” della commissione d’accesso un altro piccolo ricordo: perché sciolsero Nettuno – a mio parere facendo un torto dato quello che poi è stato “abbonato” a Fondi  – e cosa rischiamo.

I proiettili alla Inches, il clima, la chiarezza indispensabile

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Dispiace l’intimidazione all’ex segretaria comunale Marina Inches e spero si faccia piena chiarezza. Il clima di questa città era e resta pesante. La mia solidarietà e la richiesta, forte, di avere finalmente risposte su incendi, spari, messaggi minatori“. L’ho scritto di getto, su twitter e facebook, appena appreso dello scoop del Granchio – perché tale è, bravi – sul proiettile indirizzato all’ex segretaria generale del Comune.

Non ci siamo mai presi, con la Inches, e la diffidenza era reciproca. Come si dice, il posto è piccolo e la gente mormora: più di qualcuno mi ha riferito i suoi pensieri… Almeno io lo scrivevo pubblicamente, dati alla mano, e per la sua funzione pubblica.  Ma non è questo il punto. Siamo di fronte a una vicenda di una gravità inaudita e l’auspicio è che non resti l’ennesimo mistero di casa nostra.

La Inches ha denunciato pressioni a marzo del 2017 sulla vicenda mense, prima di lei era stato dai Carabinieri e in Prefettura il suo predecessore, Pompeo Savarino, anche la dirigente Angela Santaniello – sempre per le mense – si era rivolta all’Arma. Non è stata mai chiarita, invece, la presunta tangente finita ad Anzio e della quale si parlò in un vertice di maggioranza del 2011. E non ci sono solo le mense, attenzione: Walter Dell’Accio fu costretto, in un “burrascoso” passaggio di consegne tra Giva e Parco di Veio, a barricarsi in ufficio e a denunciare chi era andato a minacciarlo. Gente vicina, molto vicina, alla maggioranza vecchia e nuova. Per non parlare del servizio di parcheggio per Ponza, con il Comune che si piega alle volontà di chi ha creato disordine al porto.

L’ex segretaria, è vero, si è prestata un po’ troppo – almeno all’apparenza – a quella che ho amato definire la illegalità delle cose quotidiane.  Addirittura viene ritenuta “in cassaforte” dall’ex assessore Placidi, intercettato insieme all’attuale presidente del consiglio comunale. Oggi che riceve un proiettile che la invita a tacere, in classico stile mafioso, non basta la solidarietà. Servono certezze, per dire ai cittadini che la sicurezza è garantita.

La chiede anche il sindaco, si sbriga a dire che con lei non ha mai collaborato. Scaricando eventualmente al recente passato (che lui ha fatto proprio, accordandosi con Bruschini e tutto il “cucuzzaro“) questioni poco chiare nelle quali la Inches aveva ficcato il naso.

Ebbene serve fare chiarezza, una volta per tutte, su episodi rimasti nel limbo: dagli spari a Placidi a quelli ad Alessandroni, dalle auto a fuoco e i proiettili a Zucchini ai mezzi bruciati al compagno dell’assessore Nolfi, fino alle pressioni segnalate da ex segretari e dirigenti. C’è un caso risolto? Sembra proprio di no. I vertici delle forze dell’ordine e quelli della magistratura, hanno nulla da dire?

Al tempo stesso è bene che la politica di casa nostra, chi da venti anni ci governa, smetta di fare spallucce. Il riassunto è qui, per chi ha la bontà di leggerlo. L’ex sindaco – che ha “incaricato” l’attuale, chiudendo intorno a lui l’accordo politico – definiva “ominicchi“, “viperette“, “disturbati mentali” e via discorrendo chi li denunciava.

Mancano episodi che vengono presi per scherzo,  come l’imprenditore (ex assessore, vicino a questa maggioranza) che aggredisce un dirigente e viene liquidato ora con una puntualità svizzera. Come chi ha interrotto il consiglio comunale, è uscito quasi tra gli applausi, ed oggi è assessore. Come chi tira calci alle porte, sbraita, viene liquidato e oggi è spesso presente in Comune, forse come “vice” assessore. Come chi “piscia” a Villa Sarsina e negli uffici, si racconta, è rimasto una presenza fissa e via discorrendo. L’elenco è lungo, noto, così come è risaputo – ho avuto modo di ricordarlo al sindaco durante il dibattito al mio primo e unico consiglio comunale – che questa maggioranza affonda le radici in vicende come Malasuerte, Evergreen e compagnia. Non mi interessavano e non mi interessano gli aspetti penali, quelli di una politica che si è girata dall’altra parte o ha fatto mettere il vestito bello a qualche delinquente locale, sì.

E’ mafia? Sono reati spia evidenti, chi indaga dovrebbe dirci di più. L’amministrazione è condizionata? In qualche episodio, basta rileggere le cronache, evidentemente lo è stata.

Sull’invio di una commissione d’accesso ad Anzio è noto il mio pensiero, dico solo una cosa – sommessamente – al signor prefetto di Roma: convinta davvero che sia tutto a posto? Di certo vorremmo che sui proiettili alla Inches e su tutto il resto, si faccia chiarezza una volta per tutte.

ps, in tutto questo hanno incendiato anche l’auto della dirigente del Commissariato, qualche mese fa. Non solo a Gela e dintorni funziona così…

Ex commissariato, quanti dimenticano. Ad Anzio funziona così

 Occorre dare ragione a Marco Maranesi, ormai portavoce ufficiale della maggioranza di Anzio, al quale va il merito di metterci la faccia: ce la vogliamo prendere con il dirigente della polizia locale per aver dato una sede ai vigili? Suvvia….

No, allora, non vogliamo prendercela con lui ma la vicenda dell’ex commissariato è la dimostrazione lampante di come vanno le cose in questo Comune. Il buon dirigente poteva sapere che con la delibera 21, del 26 marzo 1999, il consiglio comunale votava un atto nel quale si afferma che “a causa delle serie problematiche di carattere strutturale e di sicurezza, nonché igienico sanitarie dell’attuale sede del commissariato” era stata convocata una conferenza dei servizi per sbrigarsi a trasferire i poliziotti altrove?

Certo che no. Dovevano saperlo, e bene, Luciano Bruschini che ha incaricato il dirigente di procedere all’esecuzione dei lavori e il suo predecessore e successore, Candido De Angelis. Quest’ultimo convocò quella conferenza dei servizi ed era consigliere comunale di opposizione (!?!?) quando Bruschini ha conferito al dirigente della polizia locale, in modo irrituale, l’incarico di occuparsi di una ristrutturazione, anziché solo di viabilità e controlli sul territorio.

E insieme a De Angelis, in consiglio – da opposizione di lotta e di governo – c’erano l’assessore ai lavori pubblici Pino Ranucci, quello alle Finanze Eugenio Ruggiero, all’ambiente Danilo Fontana. L’attuale sindaco sbandierava ai quattro venti che avrebbe “cacciato” il dirigente della polizia locale, arrivato ad Anzio – si racconta – grazie ai buoni uffici dell’ex vice sindaco Zucchini. Evidentemente, in nome degli equilibri di maggioranza, è andata diversamente. Per lui e per quello dell’area finanziaria, arrivato con un titolo per un altro e lì rimasto.

Ma torniamo all’ex commissariato, perché davvero chi guida la polizia locale non sapeva, ma gli altri sì. Lui fa la prima gara, quella sotto i 40.000 euro, c’è un primo “incidente” di percorso perché la vince una ditta che al 50% è di un dipendente del Comune. Si decide, allora, di nominare un responsabile del procedimento che sia dell’ufficio tecnico. Ecco, lui dovrebbe conoscere la situazione, sapere che solo tra il ’99 e il 2001 lì è successo di tutto, come se non altro dimostra la stampa dell’epoca. E l’allora sindaco, che poi è sempre quello di oggi, si occupò con grande impegno della cosa, evitando il “trasloco” a Nettuno e riuscendo a far realizzare il nuovo commissariato. Perché il vecchio, da ultimo a novembre 2002 “Cade letteralmente a pezzi” – come scriveva il Messaggero dopo che una parte del cornicione “si è staccato ed è caduto sulla strada danneggiando alcune auto in sosta”. Come se non bastasse “i crolli hanno coinciso con l’inquietante apertura di crepe all’interno dell’edificio”. Prima ancora, a marzo del ’99, la “buca” della quale avevo già parlato qui. Dal “Granchio” e dal “Messaggero” leggiamo che “la buca si è aperta proprio all’altezza della crepa perpendicolare che attraversa l’edificio dal solaio fino al piano stradale. Una crepa instabile, come conferma la rottura delle tre bitte di vetro incastonate anni fa nel muro proprio per verificare la stabilità della palazzina”. In mezzo, nel 2001, la visita dell’allora Questore a una “struttura ormai fatiscente”.

Ecco, il dirigente non sapeva – ma forse aveva il dovere di informarsi – altri sì. A cominciare da chi guida la città e dalla sua maggioranza che è la naturale prosecuzione delle precedenti. Ma secondo le regole non scritte della politica di casa nostra, tutti zitti.

Poi possiamo discutere dei soldi spesi, non 200.000 euro (anche se le determine traggono in inganno) ma poco più di un terzo, con un frazionamento singolare, e che rischiano di essere stati buttati al vento.

Sembra, ma in Comune preferiscono la caccia alle streghe, che un certificato di agibilità non esista, né ci siano garanzie sulla stabilità di quel palazzo. Sembra, ma questo dovrebbero dircelo Luciano Bruschini e il suo successore che esista un progetto dell’ufficio tecnico di circa 600.000 euro per rifare l’intero palazzo. I soldi non c’erano e ci si doveva sbrigare, così il sindaco “incarica” il dirigente e arriviamo ai giorni nostri, alla vicenda della stabilità dell’immobile ancora non chiarita.

Siamo ad Anzio, non dimentichiamolo. Funziona così.

Piscina: felici, contenti e con ristoro. Ma il Comune ci rimette

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Partiamo dal dato positivo: l’attività di circa mille ragazzi è garantita, la pallanuoto avrà un posto nel quale continuare a giocare grazie all’affidamento alla Fin, a breve (così dicono) sarà pronto il bando che da ottobre 2017 a oggi nessuno è stato in grado di “partorire” e quindi avremo un affidamento della piscina di Anzio degno di tale nome. Fine.

Non ti sta bene mai niente, però...” Esatto, perché questa vicenda dell’affidamento alla Federazione italiana nuoto – del quale si parla da mesi e che si è formalizzato secondo la delibera adottata in giunta ai primi di settembre – sembra tutto fuorché un vantaggio per il Comune. Attenzione, non che l’ente debba lucrare sui propri impianti – nessuno se lo sogna – ma almeno ricevere un canone per lo spazio che concede, quello sì. Martedì la vicenda sarà affrontata in commissione trasparenza e speriamo di saperne di più. Per adesso siamo agli atti.

La Federnuoto gestirà tutto e se andasse male “Il Comune, in considerazione della già richiamata natura provvisoria dell’affidamento della gestione, delle difficoltà di quest’ultima di intervenire nella conduzione dell’Impianto senza aver potuto provvedere ad una adeguata programmazione delle attività nonché della conseguente impossibilità di provvedere ad un ammortamento degli impegni economici assunti su più esercizi, si impegna inoltre a valutare, al termine del periodo di gestione temporanea della FIN, interventi a favore di quest’ultima in caso di saldo passivo di gestione da documentarsi con apposito rendiconto gestionale analitico, supportato da idonea documentazione di spesa”. Da non credere, ma è così. Anche se non vogliamo nemmeno lontanamente immaginare che la Fin non abbia le capacità di gestire un impianto simile chiudendo in pareggio.

Intanto il Comune provvede alla manutenzione ordinaria (che prima era a carico del gestore) e straordinaria (a questa già pensava prima) sperando che non ci siano muri pericolanti, come accadde per allargare il “Deportivo” e consentire di realizzare le uscite di sicurezza.  Il Comune “abbona” anche la tassa rifiuti e qui sarebbe interessante sapere se la società uscente – che da sempre gestisce l’impianto – è o meno in regola con i pagamenti. Ma anche cosa deve fare un cittadino per avere lo stesso trattamento della Fin….

Nel frattempo la Fin potrà fare o dare in gestione “attività accessorie di accoglienza-ristoro-bar” e c’è da immaginare che anche per quelle, lo smaltimento dei rifiuti sarà a carico del Comune. Sempre che non si voglia realizzare un Deportivo 2. Perché insistiamo? Perché la vicenda – anche penale – di quella discoteca/ristoro su un luogo pubblico e in danno del Comune, secondo l’accusa, è legata a doppio filo alla gestione della piscina. Lo spazio esterno era dato in “comodato d’uso” in cambio di una manutenzione ordinaria che a quanto pare nessuno ha visto o che non deve essere stata sufficiente se anche nell’intesa con la Fin si fa riferimento alla manutenzione da svolgere.  

La delibera e la convenzione allegate dicono molto, allora, ma non tutto.

Ad esempio, chi sta gestendo e per conto di chi le iscrizioni pubblicizzate in ogni dove? Chi pagherà le mensilità arretrate agli istruttori della piscina? Chi selezionerà i nuovi (che poi sono sempre gli stessi, da quanto si apprende) e chi li pagherà? Chi gestirà l’impianto, la Fin direttamente o chi è uscito dalla porta rientra dalla finestra? Si parla di una soluzione con Latina, anche questa circola da tempo, ma di atti non se ne vedono: è vero?

Per questo è bene che in commissione trasparenza sia chiarito ogni dubbio, a partire dalla interpretazione – speriamo non sia come per la virgola dell’ottavo assessore o la percentuale delle quote di genere – relativa all’affidamento diretto.

Non ti sta bene mai niente, però… E tu che avresti fatto?

Giusto. Premesso che la foglia di fico di essere stati eletti il 10 giugno non regge, dato che questa è la prosecuzione della maggioranza di Luciano Bruschini, intanto mi sarei chiesto perché da ottobre 2017 il bando non è stato preparato. In quel settore, guidato da chi è lì con un titolo per un altro (e che questo sindaco, ben sapendo, ha confermato) hanno saputo copiare e incollare una delibera di Civitavecchia per il nodo dei pagamenti, indicando anche il dirigente del Comune a nord di Roma, non sono stati capaci di prendere un bando e “ritagliarlo” sulle esigenze di Anzio? Ci credo poco. Bastava andare su google, in provincia di Avellino – non a Treviso o Sondrio – nel 2012 già si affidava l’impianto così…  (http://www.pratolaserra.gov.it/garebandiappalti/1908-bando-per-laffidamento-in-gestione-della-piscina-comunale-del-capoluogo ) ma gli esempi, volendo, sono decine.

Avranno avuto pressioni dalla maggioranza passata e presente? Si sa che sul patrimonio pubblico c’è chi ha costruito fortune politiche, basta arrivare a Falasche per esempio…

Di certo non darei 100 su 100 al raggiungimento degli obiettivi del dirigente medesimo (vedrete, lo avrà…) e neanche l’avrei tenuto in quel posto. Pur eletto a fine giugno, proprio per non lasciare 1000 ragazzini per strada, mantenere le tradizioni e via discorrendo avrei optato per l’affidamento “ponte” di un anno: avviso al quale rispondere entro un mese (fine luglio, inizio agosto) aperto alla partecipazione dei gestori uscenti e di altri, al miglior offerente partendo dalle condizioni date.

Nel frattempo si sarebbe finalmente predisposto il bando, quello con le migliorie da apportare che danno punteggio, l’esperienza acquisita, i titoli vinti e via discorrendo.

Qui ci ritroviamo, è vero, con la piscina aperta, i ragazzini, la squadra, gli istruttori che lavorano…. Siamo tutti felici e contenti, avremo anche il punto ristoro (e vedrete che ci sarà….) ma il Comune ci rimette.

Ex commissariato alla Polizia locale: l’iter e… starà in piedi?

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La prima immagine che viene in mente pensando all’ex commissariato di Anzio, noto anche come “Villa Angelita”, prossima sede della polizia locale, è quella dell’amico Tommaso Bove. Perdonerà: lo rivedo in una buca, infilato fino al collo, proprio a due passi dall’ingresso della struttura fatiscente. Tommaso ricorderà e capirà questo coinvolgimento. Allora, nella Polizia di Stato, oltre a lavorare in prima linea faceva anche il sindacalista. E’ una immagine che serve per ricordare che la situazione di quella struttura – allora demaniale, poi passata al Comune – non era delle migliori.

Tra qualche giorno, al termine di una procedura fatta di passaggi che ci permettiamo di definire singolari, un piano dell’ex commissariato ospiterà i vigili. Giusta scelta, ma è bene ricostruire il tortuoso iter che ha portato a diversi affidamenti e partendo dall’illusione di poter fare tutto con meno di 40.000.

Ricapitoliamo: il 16 agosto dello scorso anno il dirigente della polizia locale bandisce un avviso pubblico per realizzare i lavori sotto la soglia di 40.000 euro. Rispondono due aziende, qualcosa non quadra tanto che “penalizzandone l’esclusione” (è scritto nell’atto) si deve ripetere la procedura. Ancora sotto i 40.000 chi vince dovrà rifare tutto. Dodici i punti previsti dal dirigente: dalla pulizia alla sostituzione delle porte, dalle mattonelle allo smaltimento, dalla manutenzione dell’impianto elettrico agli infissi, avvolgibili, rampa per disabili, rasatura e tinteggiatura, vetro della chiostrina.
Ripensando all’immagine di Tommaso, con quella cifra solo un miracolo sarebbe possibile. Arriviamo al 3 novembre, si affidano i lavori per 35.868 euro a un’azienda che per metà è di un dipendente comunale, lo stesso giorno il dirigente nomina un responsabile del procedimento – appartenente all’ufficio tecnico – che dovrà rivedere i lavori da fare e predisporre un computo metrico che prima non c’era.

Arriviamo al 27 novembre, si rettifica la determina di affidamento (la ditta assegnataria nel frattempo aveva rinunciato) il quadro economico che emerge dalla relazione parla di 51.000 euro di spese per sistemare almeno gli spazi necessari al comando.

Si fa un ulteriore avviso, il 27 dicembre viene affidato il lavoro a una ditta di Roma che propone 47.123 euro. Si scopre ad aprile che ci sono state “spese impreviste e imprevedibili” e la spesa sale a 48.500 euro.

Un affarone comunque, date le condizioni di partenza e la “modesta qualità costruttiva” di un immobile “in stato di abbandono ma in discrete condizioni di conservazione” – come scrive il tecnico che ha predisposto il quadro economico – benché chiuso da una quindicina d’anni. Starà in piedi, evidentemente, nonostante l’immagine di Tommaso in quella buca… O forse è meglio chiedere, starà in piedi? Non c’è traccia di documenti in tal senso, tra le carte che autorizzano i lavori. 

Intanto, però – e c’è sempre un però – si scopre che nonostante le previsioni all’impianto elettrico va fatta la manutenzione e si arriva – tra richiami a impegni precedenti e aggiustamenti – a 54.000 euro. I vetri della porta blindata che erano indicati nel primo atto? Beh, non sono compresi e quindi sono 5.734 euro. Perché le porte da sostituire? Anche quelle erano inizialmente indicate, ma servono altri 5.221 euro, ai quali aggiungerne 6.823 per le pulizie.

Pezzeto per pezzetto, si superano i 71.000 euro, somma per la quale – ma possiamo sbagliare – ci sono procedure diverse da seguire. Siamo, del resto, ben oltre il quadro economico dell’ufficio tecnico comunale. Si dice che ne esista un altro, molto più oneroso, per risistemare l’intero stabile, ma il Comune non aveva soldi a sufficienza. Ecco: lo scopo, si dirà, è quello di riutilizzare almeno in parte un immobile e dare una sede dignitosa alla polizia locale. Giusto. Ma ripetiamo la domanda: starà in piedi?

Com’era la storia di “ripartire dalle regole”? Prima di andare a tagliare il nastro, sarà il caso che il sindaco ne verifichi il rispetto.

Mingiacchi, un uomo che “c’era”sempre. Ciao Luciano!

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E chiediamo a Luciano...” Chissà quanti lo avranno fatto, sapendo che lui – soprattutto quando si trattava di salute – c’era. Per un posto letto da trovare, un contatto su Roma, un esame. la segnalazione se c’era uno spazio di lavoro. Non guardava ad appartenenze, si prodigava e basta. Era il suo modo di fare e la politica c’entrava poco. Con Luciano Mingiacchi è facile dire che se ne va un pezzo di storia, scontato forse, perché lui è stato protagonista fino all’ultimo e ha “attraversato” in ruoli diversi la vita contemporanea di questa città.

Personalmente perdo una persona cara – a me e alla mia famiglia – e come gli dissi dopo la disavventura giudiziaria (si è sempre professato innocente, fra l’altro) anche stavolta “tocca a me“. Nel senso di scrivere e ricordare. L’impegno suo, il mio, gli aneddoti, ciò che Mingiacchi è stato fino all’ultimo. Uno scambio di messaggi, per esempio, qualche giorno fa per sapere chi fosse un esperto di edilizia sanitaria al quale rivolgermi per un servizio. Non s’era tirato indietro, nonostante la malattia. E di lui conservo, gelosamente, una lettera che scrisse proprio durante quella disavventura, saputo del decesso di mio padre. Con il quale avevano diviso l’esperienza della corrente dei “basisti” nella Dc, Luciano tra i leader locali e papà portatore d’acqua, organizzatore di cene, di viaggi a Piglio, di quello in Irpinia dopo il terremoto con Mingiacchi sindaco, a portare roulotte e altri generi di conforto. Scrisse anche una toccante lettera al “Granchio” per ringraziare chi gli era stato  vicino, ad esempio l’allora senatore De Angelis che pure politicamente era lontano anni luce da lui. Io voglio ricordare che in un sistema nel quale la “giustizia giusta” resta una chimera, a Luciano negarono di dare l’ultimo saluto al padre in quel periodo. Una inutile cattiveria.

Come è stato ricordato da tutti i media locali – e bene ha fatto il sindaco a esprimere il cordoglio unanime di Anzio – Luciano è stato sindaco, direttore sanitario dell’ospedale, politico e direttore della Asl. E’ stato protagonista degli ultimi 50 anni, da medico e da politico. Sa che su molte cose non eravamo d’accordo, nella campagna elettorale che mi ha visto candidato sindaco aveva detto “non sei te il problema, ma il quadro politico da comporre” E come si fa Lucia’? “E quanti ca…. vuoi sape’….” però poi al comitato e nelle iniziative c’era, pur essendo quel quadro politico evidentemente compromesso. Almeno quello che lui immaginava.

Da sindaco rivendicava – e se oggi parliamo ancora di Vignarola e Puccini è bene ricordarlo – l’ordinanza di sgombero del campeggio a Tor Caldara. Peccato che in quegli stessi anni si firmavano le licenze per far costruire “Pesaris” che solo l’avvento di nuove norme sventò. Se ne parlavi con lui ti spiegava il contesto, le necessità dell’epoca, ti quasi convinceva. Ma non esserci riuscito è stato, forse, uno dei suoi crucci. Mi riteneva, forse per il legame che aveva con papà e quello ancora più forte con Aurelio Lo Fazio che è mio cugino, un prodotto del “vivaio” loro e quando iniziai a lavorare al Messaggero disse “Non c’hai seguito, ma c’avevamo visto bene“. Poche parole, sempre. E una vita che scorre.

Da quando nel ’90 tornò a fare l’assessore, nella prima esperienza di Bruschini sindaco, alla polemica sul servizio vaccinazioni in condizioni pietose, dalla vicenda che lo vide dimettersi dalla Asl per un’accusa poi rivelatasi infondata (mentre l’allora presidente Marrazzo si teneva i suoi segreti….) al suo essere in prima fila, al Senato, alla presentazione del mio libro. Dalle feste con le mie figlie e le sue nipoti nel “tinello” dove sono state scritte pagine di vita politica cittadina, alle iniziative del “Granchio

Luciano “c’era“, anche quando in maniera subdola l’allora presidente della Regione, Francesco Storace, volle punirlo mandandolo a dirigere l’ospedale di Rocca di Papa. Furono i rappresentanti locali del centro-destra a dire che non era il caso di fare “epurazioni“. Perché possiamo non condividere il metodo, avere ciascuno la sua idea, ma se serviva qualcosa lui era a disposizione. Ricordo l’idea di realizzare un mini campo da baseball all’interno di Villa Albani donando anche delle attrezzature: non aveva più un ruolo attivo alla Asl ma portò a pranzo l’allora direttore generale della Roma H, Fabrizio D’Alba, dicendo: “Di solito c’è gente che chiede, questi hanno dato e vogliono dare, vedi che puoi fare“. C’eravamo noi dello Stefano7baseballmeeting e il Comitato per la lotta contro il cancro. D’Alba non fece nulla, Luciano – se fosse stato al suo posto – avrebbe trovato una soluzione. Come se si voleva parlare con quel gruppo della ex Dc il riferimento e il diplomatico era sempre lui.

Poi in questi 50 anni, come amavo dirgli amichevolmente, lui e il suo gruppo erano sempre caduti in piedi, parti di un sistema di potere che si è auto riprodotto, ha inteso la politica come non pestarsi troppo i piedi o se vogliamo comprendere sempre le ragioni dell’altro perché non si sa mai…. Su questo non ci trovavamo e lo sapeva.

L’ultima mail per precisare un mio pensiero uscito proprio su questo blog. Chiamava difficilmente, ma quando vedevi comparire il suo numero sapevi che qualcosa era successo. “Manda una mail, oppure vai sul blog, basta che fai lì una replica” e lui “Seee e come se fa....” Gli risposi come lui qualche mese prima: “E quanti ca…. vuoi sape’….” e chiudemmo con una risata.

La porto con me, abbracciando forte Andrea, Chiara e Marta,  Luisa,  Monica e le sue figlie, tutti i familiari. Ciao Luciano!

 

La piscina riapre, a che titolo? E’ peggio del caso Falasche

deportivo

Quello della piscina comunale di Anzio rischia di diventare peggio del caso Falasche. Ho sempre sostenuto, del resto, che quella fosse la punta dell’iceberg sulla gestione degli impianti e più in generale del patrimonio pubblico. La società domani riapre le iscrizioni, ma la proroga per gestire l’impianto è scaduta “a metà luglio” come previsto dalla delibera 112 del 28 dicembre. Adottata dalla maggioranza uscente che è poi, pure, quella entrante.

Non fosse altro che Bruschini ha voluto e blindato la candidatura dell’attuale sindaco, Attoni e Zucchini erano candidati, la Nolfi è stata eletta ed è tornata a fare l’assessore, l’ex delegato allo sport Millaci oggi è presidente del Consiglio comunale. Alessandroni si era dimesso, ma si è candidato ed è stato rieletto, quindi è tornato in giunta nonostante la inopportunità della vicenda Falasche.

Ma torniamo alla piscina, con in società (a meno che non sia cambiato qualcosa, nel frattempo) chi è finito sotto inchiesta per la vicenda Deportivo.

In quella vasca si sono vissuti momenti storici per questa città, soprattutto nel settore della pallanuoto arrivato negli anni ’90 fino alla serie A1. Ci sono intere generazioni passate da lì, ragazzini e adulti che hanno imparato a nuotare, è frequentata – si legge nella delibera – da circa 1000 iscritti e l’Asd Anzio nuoto e pallanuoto svolge una serie di attività per categorie disagiate, come è noto e come è riportato nello stesso atto.

Ma questo non basta, purtroppo: nella città del “ripartiamo dalle regole” e dell’annunciata “discontinuità” – benché fossero tutti nella maggioranza precedente – a che titolo viene occupato quello spazio? Di più, in Comune sanno bene che gli istruttori non hanno percepito, nonostante i 1000 iscritti dichiarati, gli ultimi due mesi di stipendi.

La delibera di dicembre è chiara: proroga fino a metà luglio, “nelle more della indizione di relativo avviso pubblico”. Sempre quell’atto stabiliva che “le procedure di gara dovranno essere espletate entro e non oltre la data della proroga”, cosa che non è avvenuta. Il dirigente con un titolo per un altro, avrà certamente avuto altri impegni.

Morale? Domani aprono le iscrizioni, il 12 settembre riprende l’attività come niente fosse e in presenza di una vicenda giudiziaria nella quale – in teoria – il Comune è parte lesa. Poi si  vedrà, del resto le costituzioni di parte civile sono “a soggetto”.

Allora la domanda è un’altra, a che titolo la società utilizza quegli spazi, da domani? L’ex sindaco avrebbe detto #nzognende, questo propende per #ncentrognende. Troppo comodo.

Puccini-Vignarola, dallo scoop a oggi: piccolo riassunto

Sono d’accordo con l’iniziativa organizzata, per domenica prossima, dal comitato che difende l’area della “Vignarola“. Lo sono non da oggi, è noto, ma purtroppo ragioni di lavoro mi impediscono di essere fisicamente lì.

Spero che tanti aderiscano, perché far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta sarebbe l’ennesima beffa di “Villettopoli“. Continuano a dirci che non ci saranno residenze, ma nessuno ci spiega l’esigenza di “spacchettare” le cubature che non può essere diversa da quella di un privato che vuole cedere l’area e nelle condizioni attuali non può, evidentemente. Ma il Comune deve pensare alla collettività, non alle esigenze di un privato.

In questo video ho riassunto qualche chicca.

Ripeto, spero che domenica si dia un segnale forte. Come quelli che, negli anni, diedero gli anziati: sfilando per “riprendersi” Tor Caldara (ero poco più che bambino), poi con manifestazioni, iniziative successive tipo “Caccia alla cartuccia“, con Festambiente dedicata a Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio in memoria dei quali lì abbiamo piantato un ulivo, con le tante attività che ha portato avanti l’indimenticabile Alfredo Cozzolino, fino alle ultime del Comitato, come quella delle “Avventure di Sam” o il ricorso presentato grazie ai contributi di numerosi cittadini.

Perché Tor Caldara – e la tutela di quell’area che è di fronte – restano un patrimonio della città.