Sindaco, batti un colpo: la responsabilità è tua

Rivendicare la continuità con Bruschini e alla prima crisi “incartarsi” come mai avrebbe fatto l’amato/odiato predecessore. Rischia di saltare – ce lo dicono le cronache in questi minuti – il Consiglio comunale convocato per domani, 18 febbraio, nel quale alcuni punti sono stati chiesti dall’opposizione. Sono quelli che una maggioranza litigiosa scansa, preferisce non affrontare, preoccupata di deleghe tolte, promesse, di un assessore diventato “scomodo” come Ranucci e delle parole pronunciate dal procuratore della Dda Prestipino e dal prefetto di Roma in commissione antimafia.

Il sindaco, all’indomani del ritiro delle deleghe – tra l’altro con beffa, molti assessori (d’altro canto pagati dalla collettività) hanno continuato a essere negli uffici e a organizzare eventi, Salsedo su tutti – ha ribadito che non c’era crisi e che stavano lavorando bene per Anzio, ha richiamato il nuovo “nemico” – l’opposizione che prova a dire la sua – ricordando che si vede in consiglio comunale se c’è crisi. Ebbene domani rischia di saltare tutto e come De Angelis diceva di Bruschini, se si è in questa situazione la responsabilità è sua. Di nessun altro.

Magari temendo di andare a casa, in extremis, domani mattina trovano una specie di “quadra” e raggiungono il numero legale, ma De Angelis sa bene che non è la strada per andare avanti. Per questo farebbe bene a battere un colpo, se vuole mantenere la credibilità che lo ha contraddistinto in passato. Dica alla città quali sono i problemi di una maggioranza che si è frantumata nonostante l’allargamento, spieghi i motivi per i quali dopo diversi “passaggi” da un gruppo all’altro alcuni consiglieri sui social continuano a fare distinguo – da ultimo Silani, eletto con la lista del sindaco e oggi di Fratelli d’Italia – dica se davvero c’era una manovra per portare Cafà alla presidenza del consiglio comunale con Piccolo “recuperata” in un assessorato e Ranucci fuori dalla giunta. Dica se è un problema il patto della pizza – o del popolo – quello che sicuramente, conoscendo il personaggio, definirà dei “vecchi e superati” (utili però quando servivano i voti…) se non di chi “ha rovinato Anzio”.

Dica se sono questi, i problemi, e non dover spiegare ai cittadini la biogas che apre, i poco di buono sulla soglia del Comune e vicini a troppi che “fanno” politica, il bilancio che fa acqua, il porto fallito, una gestione dei rifiuti che se fosse stata di Placidi lo avrebbe visto primo degli oppositori a urlare in consiglio comunale e non certo a vedere se l’appalto a Camassa va inteso dal 2015 o da quando è stato firmato il contratto, l’anno dopo. Non se la prenda con “avversari” sì bocciati dalle urne, i cittadini sono sovrani, ma ancora liberi di esprimersi in Consiglio e fuori.

Batti un colpo, sindaco: la responsabilità è tua. Sai che non meritiamo questa decadenza.

Ciao Angelo, possiamo solo dirti grazie

Era stato faticoso riportarlo sul campo di baseball. Aveva chiuso con quel mondo, un po’ nauseato, ma prima per lo “Stefano7” e poi per l’evento di 50 anni di baseball ad Anzio, c’era tornato. Perché quella era casa sua. Perché a noi tutti teneva come fossimo figli.

Oggi siamo qui a piangerlo, Angelo Scagnetti, presidente dell’Anzio baseball dei tempi d’oro, della promozione nella massima serie, degli scudetti giovanili, del campo da costruire. Siamo tutti noi che in quell’ambiente siamo cresciuti, abbiamo praticato questo fantastico sport con i figli, vediamo oggi proseguire una tradizione di famiglia con le nipoti. Angelo è stato un riferimento, dicevi Scagnetti in quegli anni e volevi dire baseball. Ma lui è stato anzitutto un grande artigiano, nella sua “bottega” – che dalla piazza, fino all’ultimo, ha sempre raggiunto a piedi – sono nate creazioni uniche. Ha avuto un ruolo importante nell’associazione di categoria, se n’è andato senza vedere realizzato il sogno di quella “Città artigiana” che aveva immaginato insieme ad altri e che aveva abbandonato dopo aver capito che c’era poco da fare. Anzio, da questo punto di vista, perde uno dei suoi artigiani migliori.

Anni fa mi raccontava delle sue opere in Belgio, per esempio, nelle boutique di diamanti, diceva che qui ci sono tante norme sulla sicurezza da rispettare “poi vai nel cuore dell’Europa dove fanno queste leggi ma trovi i fili elettrici volanti”. Conosceva il suo mestiere come pochi, era rimasto umile nonostante il presidente del Rimini baseball – Rino Zangheri – lo chiamasse “collega”, solo che lui aveva una falegnameria industriale e Angelo una bottega dove capitava di svolgere anche riunioni per parlare di baseball. Ci siamo cresciuti, tra il campo e quel posto, anche quando non era più presidente se ci incontrava chiedeva sempre come andassero le cose. Ci teneva, a tutti noi.

Gli episodi che vengono in mente sono tanti, dall’infortunio scendendo dal tabellone segnapunti dopo la prima vittoria in serie Nazionale, giocavamo allora a Nettuno, alla notte che lo svegliarono perché la prima squadra aveva vinto a Rimini e mica c’erano i telefonini, bisognava andare a casa e suonare…. Dalla riunione con l’allora sindaco Piero Marigliani che promise che il campo nuovo si sarebbe fatto – eravamo alle “4 casette” – alla prima volta in quello stadio dove raccoglievamo l’erba per far giocare la prima partita e lui montava le panchine per gli spogliatoi che sono ancora lì, dalla trasferta negli Usa nel ’90 a quando mi disse “tu alleni, ma non ti possiamo mica pagare, fai tutti i corsi e quelli sono a carico nostro, studia te che sei portato”. E l’amore per Anzio, l’arredamento del museo dello sbarco o l’idea di eseguire i lavori a Villa Sarsina “li farei pure gratis”. Mi diede anche uno “stipendio”, una volta, conservo da qualche parte la copia di un assegno di 250.000 lire che usai per l’università. Non avevamo vinto una partita quell’anno, ma volle premiare la mia costanza, la passione che ci mettevo nel seguire i ragazzini. E lo sentivi poco, però tornato dai corsi o dalle convention dovevi dirgli come era andata, fargli sapere che novità c’erano.

Non l’ho mai sentito dire una parola fuori posto, quando ho allenato e lui era dirigente non ha mai fatto mancare nulla ai ragazzi che sentiva – come era stato con noi – un po’ “suoi”. Ho visto in lui sempre una straordinaria passione. E’ quella che ha tramandato ai figli per il lavoro e per il baseball, è quella che abbiamo conosciuto noi che possiamo solo stringerci alla moglie Teresa, ai figli Pino, Laura e Andrea, a tutti i nipoti in un grande abbraccio.

Manchi già Angelo e grazie presidente, possiamo solo dirti questo.

Sindaco "ostaggio", meglio staccare la spina

Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha fatto bene ad azzerare la giunta, ma poteva e doveva fare meglio. Ad esempio entrare in Comune questa mattina e revocare l’assessorato a Giuseppe Ranucci dopo lo “show” di ieri in diretta televisiva planetaria. Conosco Pino da quando siamo ragazzini, so quali sono i suoi modi di fare e lo sanno anche in maggioranza, ha detto senza peli sulla lingua quello che pensa dei suoi alleati. Lo ha fatto alzando la voce, come da ex consigliere interruppe la riunione della massima assise civica o come intervenne nel passaggio tra Giva e Parco di Veio minacciando i presenti o come, guarda caso per una vicenda relativa all’affidamento di palestre, poco più di un anno fa a Villa Sarsina. Pino è così, ma dopo le pesanti accuse di ieri è evidentemente incompatibile con la sua funzione. Per un semplice motivo che il sindaco non ignora: se passa il “metodo Ranucci” da domani mattina ciascun cittadino è autorizzato a entrare in Comune e pretendere a suon di parole pesanti o, peggio, di minacce. Il problema, però, non è Ranucci (come in passato non era solo Placidi) è che questo metodo è proprio di una maggioranza dove vince chi urla di più, dove se un primo dei non eletti si permette di chiedere chiarimenti viene minacciato, dove si mandano messaggi nemmeno tanto trasversali, dove ciascuno ha i suoi interessi che saranno pure legittimi ma che a volte cozzano con la funzione pubblica.

Con un elemento che si è aggiunto dopo ieri e che speriamo non sia vero: dicono che qualche consigliere abbia manifestato la sua preoccupazione a partecipare al chiarimento politico odierno a Villa Sarsina e che lo abbia fatto per paura. Sì, paura che finisse quantomeno a schiaffi. Come si rischiò nei seggi, nel 2018, quando le prove muscolari la fecero da padrone.

Di questa maggioranza e di quella confluita nel cosiddetto “Patto del popolo” – che lo hanno fatto eleggere, altrimenti al primo turno non avrebbe mai vinto – De Angelis è “ostaggio”. Adesso, e con l’azzeramento della giunta, prova a dire che sta facendo sul serio e il sindaco è lui. Se ha il coraggio deve andare avanti, mandando via Ranucci – certo – ma anche gli altri. E staccare la spina. Perché il video dell’assessore ai lavori pubblici se ci fosse una Procura che avesse voglia di occuparsi delle cose di Anzio dice molte cose. Troppe. E se quella dell’azzeramento è una pantomima, l’ennesima del centro-destra anziate, con queste premesse De Angelis sa bene che non va lontano.

Quando Luciano Bruschini è diventato sindaco per la seconda volta, nel 2008, dopo l’esperienza degli anni ’90, gli chiesi in una intervista quale fosse la principale differenza rispetto al passato. Rispose, mostrando il telefono cellulare: “Questo… ti stanno sempre a chiamare”. Oggi De Angelis, dodici anni dopo la fine dei primi due mandati, deve fare i conti con i social. Lui che è così attento a quello che si pubblica è “vittima” di chi, nella sua maggioranza e non altrove, scrive e crea i casi che poi sono reali. E’ bastato il post sulla piscina di Vasoli – che molti indicano come erede designato di De Angelis – per far dire ad esempio a Di Carlo che era solidale con Ranucci e che se in Comune qualcuno aveva sbagliato avrebbe pagato e per far esplodere lo stesso assessore ai lavori pubblici. Un post, pensate, la miccia che ha avviato una deflagrazione. Pensate a chi dopo il “sold out” va a cercare Anzio su google e vede la trasmissione con Ranucci. Facebook è globale, non dimentichiamolo, si vede in tutto il mondo e Anzio ha fatto una figura pessima, insieme all’amministrazione che lo guida. Dice “Ci vediamo ad Anzio, l’anno prossimo”. Già, questo rischiamo qualche schiaffone…

Ma come De Angelis aveva l’abitudine di dire del suo predecessore, che poi lo ha “incoronato”, il responsabile di questa situazione era, è e resta lui: il sindaco . E non gli è bastato, evidentemente, allargare la maggioranza a due ex avversari come candidati primo cittadino, se le premesse sono queste. Il De Angelis che abbiamo conosciuto aveva cacciato Ranucci da tempo, come fece ad esempio con Di Carlo nel primo mandato perché al posto dell’allora assessore ai lavori pubblici in Comune ci andava Piero Marigliani. O come fece con Guerrisi che aprì “abusivamente” un bar mentre era assessore. Un sindaco che non era “ostaggio”.

E che oggi per correre dietro a queste vicende finge di non vedere un bilancio che per i revisori fa acqua, una società per il porto praticamente fallita, i rifiuti che riempiono le strade, la biogas pronta ad aprire, la vicinanza pericolosa di personaggi legati alla criminalità alla soglia di Villa Sarsina, le singolarità in alcune procedure per troppe cose, dall’ex commissariato per la polizia locale e fino alla piscina. Un sindaco che potrà pure prendersela con chi scrive – senza contradditorio – o con l’opposizione, con la Regione o l’Area metropolitana, ma non attacca più. Il fallimento ce l’ha davanti e al suo interno e se vuole uscirne faccia come all’epoca Castore Marigliani: scenda con le sue gambe le scale del Comune, stacchi la spina. Potrà sempre vantarsi del fatto che senza di lui non si vinceva e dire che ha provato a rinnovare, però glielo hanno impedito. C’è chi sarebbe ancora disposto a credergli.

La piscina, le istituzioni, gli amici degli amici…

Non credo di essere mancato a molti, diciamo che i diversi impegni mi tengono un po’ lontano da questo blog. Però le recenti vicende anziati portano a una riflessione, intorno alle istituzioni – sulle quali do ragione al sindaco sul “rispetto” che vale sempre – e a come, però, si “usano” in questa città . Partiamo dalla vicenda della piscina che ha riaperto a tempo di record dopo che le analisi Asl hanno sancito l’assenza di carica batterica. Ne sono felice. Mi definisco un cittadino consapevole, ribadisco che la mia esperienza politica è finita, rivendico il ruolo di “oppositore” da questo umile spazio in perfetta continuità con ciò che ho sempre fatto: portare alla luce vicende a dir poco singolari. Ebbene stiamo ai fatti: il 27 di gennaio la Asl scrive al sindaco e chiede una ordinanza di chiusura della piscina, lui è l’autorità sanitaria sul territorio, il Granchio ne dà notizia il 29 riportando una nota di Lina Giannino. Il giorno dopo è la società che gestisce l’impianto – denominata Anzio Waterpolis, ma aggiudicataria come Latina pallanuoto – a chiudere in “autotutela”. Principio che vale – ma ho già ammesso la mia ignoranza – per le amministrazioni pubbliche…. Però chiude e mostra al tempo stesso analisi del laboratorio privato “Simo” datate 28 gennaio e “post trattamento”. Non ci sono batteri. Solo che valgono le analisi Asl, nel frattempo effettuate e che danno esito negativo, quindi si può accedere in acqua. È l’1 febbraio, l’azienda sanitaria chiede al sindaco di revocare ciò che non ha mai emesso. Questi sono i fatti. Si parla – ma le chiacchiere le porta il vento – di chissà quali “sabotaggi” e intorno a questa vicenda si scatena un putiferio che è tutto interno alla maggioranza che governa Anzio. Il consigliere Vasoli cita (e poi cambia il post su facebook) i “competitor” e non si fa attendere la replica delle altre due piscine di Anzio, una delle quali fa capo notoriamente all’assessore Ranucci e al figlio che, invece, è consigliere a Nettuno.

L’assessore è andato in tv, ha confermato che la palestra è praticamente sua che è andato a vedere gli atti della piscina, ha sparato a zero – non facendo fare una figura eccelsa alla città, diciamolo – e chissà se De Angelis lo terrà ancora in giunta o meno, dopo averlo fatto rientrare a seguito delle dimissioni.

Certo è che è in atto una “guerra” ed è tutta in maggioranza, il consigliere Di Carlo commentando i fatti della piscina ha annunciato che “se qualcuno ha sbagliato paga”. Una guerra – lo lamenta anche il presidente della pallanuoto – ma per cosa? Parliamo di impianti, da tempo un tallone di Achille per le amministrazioni di centro-destra ovvero uno dei modi di gestire il potere. Vi dice nulla Falasche? Ecco, ad Alessandroni (ritengo ancora, giustamente) sono state fatte sempre le pulci, è bene prestare massima attenzione su tutti gli impianti.

E dicevamo delle istituzioni: il sindaco che non firma l’ordinanza fa – in perfetta continuità, del resto l’ha rivendicato – pari pari quello che il suo predecessore fece per l’hotel di un consigliere di maggioranza, oggi politicamente schierato con questa. L’ordinanza arrivò mesi dopo, quando non era più possibile girarsi altrove. Perché quando ci sono i propri sostenitori o chi è particolarmente vicino all’amministrazione, tutto è possibile ad Anzio.

Come fu per la precedente gestione della piscina, attuale e passata maggioranza tutte presenti, che si girò sulla questione Deportivo. Se il consigliere Vasoli – insieme al presidente della Latina pallanuoto – vogliono sapere chi ha ridotto la piscina nello stato attuale basta chiedere da De Angelis in giù. E basta rileggersi il comodato tra società e Deportivo, mai rispettato, passato sotto silenzio. O un affidamento sul quale provò a fare un’interrogazione Mariolina Zerella e venne sbeffeggiata. Ah, il muro venne fatto d’urgenza (a spese del Comune) perché ufficialmente pericolante. Serviva in realtà per le uscite di sicurezza della discoteca, usata indovinate da chi, in campagna elettorale?

Ma guai a far notare certe cose. Ben vengano gli investimenti, l’affidamento, il bando. Ben vengano i posti di lavoro, anche se cinque persone sostengono di non essere state confermate. Sommessamente, si può far notare che presentandosi questa società – da sola – in una prima fase ha “dimenticato” di allegare il progetto? E che per decidere se accettare o meno la sua proposta, prima di cambiare procedura, il Comune ha pagato 3000 euro di parere legale? Si può dire o è vietato? E che uno dei progettisti – sarà un caso – è anche presidente dell’associazione che per fare beneficenza ha incassato meno dei soldi ottenuti dal Comune per due spettacoli?

Perché qui funziona così, si va per amici degli amici, come è stato per circa 40 anni con la piscina, fino a che non si è scoperto un potenziale danno al Comune che dovrebbe pagare – in solido – chi ha consentito tutto quello. A proposito di istituzioni…

Ecco, il sindaco “concede” il consiglio comunale all’opposizione che chiede di parlare di porto, ospedale e biogas. Lo fa da “re”, dando degli incapaci agli oppositori e richiamando persino la presidente del consiglio comunale che lo aveva negato all’ultimo giorno utile perché mancano le firme autografe dei consiglieri. Formalmente ineccepibile, forse, ma siccome la presidente frequenta i tribunali, sa un po’ da trucco da “avvocato Paglietta”. Bastava chiamare i consiglieri e dire firmate, non cercare scuse tipo la Pec che non si trova e arriva solo dopo una quindicina di giorni sul suo tavolo. Suvvia… Le analisi della piscina sono arrivate in tempo reale, come mai? Diciamo che i temi proposti sono scomodi. La Capo d’Anzio è al fallimento, sull’ospedale siamo alle promesse e la casa della salute è un palliativo, la biogas apre senza alcuna opposizione di chi doveva persino andare all’Onu. A proposito di istituzioni, ci sono cose delle quali non si “deve” parlare?

Ho iniziato dando ragione al sindaco, sinceramente, e concludo con un plauso a lui, all’assessore Nolfi e agli uffici per le iniziative legate allo sbarco. Suggerisco dal 2021 in poi di ristampare e distribuire nelle scuole “Diario di uno sfollato anziate” di Padre Leone Turco.

Ricordo che con De Angelis immaginavamo – all’indomani del 22 gennaio istituito come giornata della pace – il premio che è stato conferito nei giorni scorsi al collega Paolo Borrometi. Il quale ha detto palesemente – nel silenzio della buona parte dei media locali – che Anzio e Palermo sono accomunate da “mafia e guerra”. Poi Paolo, il quale vive sotto scorta, ha detto la sua sul Campo della memoria e questo ha fatto notizia come è giusto che fosse.

Il richiamo alla mafia è sfuggito, continuo a sostenere che la situazione di Anzio dovesse essere attenzionata tempo fa per il pericoloso avvicinamento di certi personaggi alla cosa pubblica, sanciti dalla precedente commissione antimafia e sui quali anche quella attuale si concentrerà come annunciato dal presidente Nicola Morra. A proposito di istituzioni, solo l’allora prefetto Paola Basilone ignorò tutto, con la complicità del ministro Pd Minniti. Ma anche di questo non si deve parlare.

La riflessione su facebook, la replica del Comune. A proposito di continuità…

Fai una riflessione su facebook e hai l’onore di una replica ufficiale dal Comune. La continuità Bruschini/De Angelis adesso è perfetta. Spero che le repliche riguardino tutti i cittadini che quotidianamente segnalano disagi sui social, sarebbe straordinario….. Buche a….. “Risolto!” Monnezza a…. “Zitto tu, sei stato candidato con Tizio!” Sicurezza a Zodiaco: “C’erano i democristiani quando è stato fatto, so stati l’architetti del Pci!”. Biogas… “L’Onu era chiusa, mannaggia”. Ecco, replichiamo a tutti, sarebbe uno spasso.Rispetto alla decedenza, ho poco da aggiungere. Gli atti parlano chiaro, l’associazione ha ottenuto il finanziamento per due eventi – uno a pagamento con incasso in beneficenza e uno gratuito – e l’incasso è stato inferiore ai costi sostenuti dal Comune. Nessuno ha criticato il progetto De Andrè, né associazioni, scuole, volontari e compagnia. Non sono in campagna elettorale, ne ho fatta una mi è bastata e avanzata, non ne farò altre, resto un cittadino vigile e quando posso partecipe. Ho una parola e l’ho mantenuta, cosa che pochi possono dire tra un cambio di casacca e l’altro in Comune. Comunque se da Villa Sarsina vogliono replicare anche alle tensioni di questi giorni con l’assessore Ranucci – in copertina sul giornale di Agostino Gaeta, relative a quanto dicono alla piscina, saremo grati. Magari si scopre che certi personaggi tra associazione e lavori sono gli stessi… Ma l’indecente sarei io. Ai colleghi una indicazione, se posso: non limitatevi a copiare e incollare, approfondite.
Buona lettura, ecco la replica arrivata dal Comune e che mi è stata fatta gentilmente avere, dato che non scrivendo più del territorio da anni non sono più nella mailing list istituzionale.

La nota del Comune
Il Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, replica al giornalista Giovanni Del Giaccio: “Orgogliosi del progetto De Andrè, dei nostri studenti e delle nostre eccellenze cittadine. Superato il limite della decenza” “Tra i professionisti a me vicini, uno dei più vicini è stato il giornalista Gianni Del Giaccio. C’è un limite a tutto, ma provare a sporcare, dopo un anno, con basse insinuazioni, lo straordinario lavoro di chi ha curato il progetto De André, con otto mesi di appassionato impegno e con prove infinite, che ha visto protagonisti, in ben quattro eventi, a Villa Sarsina, al teatro di Villa Adele, al Cinema Moderno ed in Piazza Garibaldi, gli studenti del Liceo Musicale Chris Cappell, della Scuola Media Virgilio, del Liceo Innocenzo XII, del terzo Circolo di Nettuno, la Corale Polifonica, la Banda Musicale, cantanti e musicisti di valore assoluto, è un atto che supera il limite della decenza”. E’ la replica del Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, al giornalista, Giovanni Del Giaccio, candidato Sindaco del Pd alle elezioni amministrative del 2018. “Il Comune di Anzio – prosegue De Angelis – ha coperto i costi di un progetto culturale dei nostri ragazzi e delle nostre eccellenze cittadine, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio morale della Fondazione De Andrè e la partecipazione di oltre tremila persone, con il ricavato delle emozionanti serate, pari ad ottomila euro, devoluto al Comitato per la lotta contro il Cancro di Anzio e Nettuno, per l’acquisto di un macchinario per la salute pubblica. Su tutto questo non ti consento di infangare le eccellenze della Città, per la quale noi continuiamo a lavorare. La campagna elettorale è finita da un pezzo, anche per te che hai portato il Pd sotto il minimo nazionale!”. Sulla vicenda interviene anche l’Assessore alle politiche culturali e della scuola, Laura Nolfi “Colgo l’occasione per ringraziare l’Associazione Rinascimento e l’arch. Giovan Battista Lo Fazio che, soltanto per amore della città, con la massima trasparenza e spesso intervenendo di tasca sua, ha ottimamente coordinato tutta una serie di eventi di altissimo livello culturale e sociale. Allo stesso tempo, per la collaborazione gratuita, ringrazio il Cinema Moderno,l’Hotel, i Ristoranti, la Banda, la Corale, gli artisti, i docenti, le scuole, i volontari e tutti gli studenti che, ancora una volta, hanno dato prova del loro straordinario talento. A prescindere dalla beneficenza, che comunque è stata fatta nella serata di Villa Adele, con una donazione di ottomila euro, – conclude l’Assessore Nolfi – come Amministrazione avremmo comunque investito diecimila euro per coprire i costi vivi dell’intero progetto (SIAE, service, sicurezza, pubblicità, servizi, stampa del materiale, ecc), con al centro le performance artistiche dei nostri ragazzi dei quali siamo orgogliosi”.

Il post che avevo scritto ieri

Sono strano, è noto, ma con la notizia dell’ennesima donazione all’ospedale di Anzio-Nettuno da parte di associazioni del territorio mi viene una riflessione. Tralasciamo il Comitato del quale ho fatto parte, ma ogni anno ci sono meritevoli iniziative di beneficenza per la nostra struttura ospedaliera. Tutte senza contributi pubblici, forse il patrocinio o qualche targa ricordo. Tutte, tranne una. Che dal Comune ha ottenuto 12.000 euro per una serata e ne ha incassati – quindi dati in beneficenza – sembra 10.000. Succede, se l’associazione è di noti professionisti vicini al sindaco e ben introdotti in Comune. Si chiama Rinascimento…. A spese della collettività

Bilancio, revisori, Capo d'Anzio e quella fidejussione… condannata

Per primi i colleghi della stampa locale sono attratti dai gruppi che si formano, da intese tra chi era contro in campagna elettorale o oggi si ritrova, persino da chi potrebbe essere il futuro candidato sindaco. Va così, è il chiacchiericcio che “tira”, piace a chi frequenta gli ambienti della politica locale. E ormai le notizie seguono il filo dei social, quando non del mero copia e incolla, così basta che un assessore o un consigliere dica la sua lì e sembra venir meno l’impegno a verificare.

Il Natale sul mare è andato benissimo? Vero. L’estate scorsa c’era il “sold out”? Altrettanto vero, anche se dagli incassi della tassa di soggiorno non sembra. Ma i problemi vogliamo guardarli o non? Dell’ultimo consiglio comunale, quello sul bilancio, sappiamo che c’è un piano triennale delle opere pubbliche (in parte ereditato dal passato) che promette scintille ma obiettivamente sarà difficile da realizzare. Sappiamo inoltre, ma ha poca eco, che i revisori dei conti dicono finalmente che le cose – nel bilancio – non vanno. Sono le stesse che l’attuale sindaco, da opposizione di lotta e di governo, imputava a Bruschini del quale, oggi, rappresenta la continuità. Vediamole, a mo’ di esempio: “le previsioni di cassa relative alle entrate sono fin troppo ottimistiche […] e in particolare il parere al bilancio è favorevole ma condizionato allo stanziamento nel Fcde degli introiti da accertamento Imu”. Fermiamoci un attimo: Fcde è il fondo crediti dubbia esigibilità e all’accertamento Imu c’è chi dopo aver collaborato a creare il “buco” da funzionario corre a mettere pezze da dirigente.

Attenzione, perché il Fcde inserito in bilancio, come ricorda il consigliere Luca Brignone “non appare congruo in relazione all’andamento storico delle riscossioni rispetto agli accertamenti ed ai crediti dichiarati inesigibili e questo ha reso necessario approvare un emendamento che sottrae ulteriori 300.000 euro alle spese del Comune“.

Ancora i revisori: “I singoli dirigenti o responsabili di servizi non hanno partecipato alle proposte di previsione di autorizzazione di cassa anche ai fini dell’accertamento preventivo di compatibilità di cui all’art. 183 comma 8 del Testo unico degli enti locali” (il quale ha l’obiettivo di evitare ritardi nei pagamenti e la formazione di debiti pregressi) oppure “l’Ente non si è dotato di scritture contabili atte a determinare in ogni momento l’entità della giacenza della cassa vincolata per rendere possibile la conciliazione con la cassa vincolata del tesoriere” e – ancora – “l’Ente non ha provveduto nel corso del 2019 a pubblicare l’ammontare complessivo dei debiti di cui all’articolo 33 del Dlgs 33/2013” cioè gli obblighi di pubblicazione concernenti i tempi di pagamento dell’amministrazione. Trasparenza, questa sconosciuta.

Una situazione difficile, non da oggi, segnalata negli anni anche dalla Corte dei conti e di fronte alla quale si è andati avanti dicendo che i residui attivi (somme messe in bilancio come entrate e mai incassati) non erano un problema. Lo sono eccome, ne è a conoscenza anche il sindaco, ma “fanno” notizia le tante iniziative ben pubblicizzate e non una condizione ai limiti della sopportabilità finanziaria.

Di più, si sta raschiando il fondo del barile inviando avvisi a raffica a chi ha pagato e spendendo fior di soldi pubblici per raccomandate, scomodando i cittadini, ignorando dati che dovrebbero essere noti se mai si fosse solo immaginato quel Comune 3.0 del quale De Angelis dice apertamente di essere la continuità. Dal punto di vista dell’informatizzazione era e resta un fallimento. E da aprile, quando andrà in pensione chi tiene insieme i pezzi, non si sa come verrà gestito quello che resta.

E già che abbiamo parlato di Corte dei Conti è bene ricordare la Capo d’Anzio. Sembra finita nel dimenticatoio, è prossima al fallimento ma in Comune si cerca l’ultimo colpo di teatro di un ipotetico finanziatore, l’opposizione è pronta (se non l’ha già fatto) a convocare un consiglio comunale specifico per sentire cosa ha da dire il sindaco.

Ebbene la Corte dei Conti su una fidejussione come quella concessa dal Comune all’epoca alla società (invane le rimostranze dell’allora consigliere Pd Gianni De Micheli) e poi rimborsata, ha condannato un sindaco e scrive Antonio Tirelli nel suo commento alla vicenda: “E’ una delle tante Sentenze di condanna di Amministratori che hanno gestito “Società” pubbliche per attività le più diverse. In questo caso il Sindaco, autorizzato a suo tempo dal Consiglio Comunale ha sottoscritto (poi rinnovato) una fideiussione palesemente illegittima fin dall’inizio. Occorre sottolineare che il Sindaco era anche Amministratore della Società/Consorzio e che non ha funzionato alcun controllo interno. È interessante leggere la stampa locale sulla decisione del Tribunale (gli Amministratori del Comune e del Consorzio sono stati oggetto di una vicenda giudiziaria per bancarotta semplice); risulta che nei 10 anni di vita del Consorzio il Comune aveva sempre dovuto ripianare perdite, sempre maggiori ogni annualità, sempre portate a nuovo, tanto da accumulare perdite per Euro 479.000“.

Qui il sindaco non era amministratore, ma partecipava alle assemblee, ma la storia sembra proprio quella della Capo d’Anzio. Con un piccolo particolare: le perdite si avvicinano ai 4 milioni di euro. Però va tutto bene….

"Fare" il giornale, grazie Gigi

Sapevamo e abbiamo taciuto. Anche a noi stessi. Conoscevamo la tua riservatezza, caro Gigi, così quando ci incontravamo tra colleghi nessuno ne accennava. E dire che in più di qualche occasione ci era capitato di parlare di quei tempi, di quella straordinaria palestra che è stata “Latina Oggi”. Da ultimo quando è mancato Giuseppe Ciarrapico. Ha ragione uno dei tanti che ti ha ricordato sui social, il “romano” Claudio Barnini che nella sua esperienza con il Ciarra ha almeno vissuto spensierato gli anni con noi a Latina: speriamo siate in posti diversi lassù…

Perché Luigi Cardarelli, lo ricordo qualche giorno dopo la triste notizia della sua scomparsa, non meritava quell’editore così ingombrante in vita, meno ancora nel riposo eterno.

Lo so, a Gigi non sarebbe piaciuto nemmeno il clamore mediatico che ha avuto il suo passaggio, sarebbe stato schivo anche in quel momento se avesse potuto. E quando ci avvicinavamo alla cattedrale di San Marco (che “battaglie” con l’allora vescovo Pecile….) per l’estremo saluto, con Rita Cammarone ci siamo detti che in fondo in fondo si era scelto anche il clima.

Per avere meno gente, forse, o magari tenere lontano qualche ipocrita che invece c’era… Quelli che non varcavano la soglia di Corso della Repubblica, non provavano nemmeno a offrirti un caffè (freddo e amaro, d’estate) perché tanto avresti scritto ciò che volevi. Quelli che da un certo punto in poi hanno deciso che il loro riferimento era il Ciarra. Il quale inizialmente fece solo scena, poi entrò prepotentemente nelle scelte. L’inizio della fine, 1999 se non ricordo male.

Lo sapevi, ma non ammettesti (e quando mai…) che in fondo in fondo io e Lidano Grassucci avevamo ragione ad andar via. La situazione era diventata insopportabile, quando squillava il telefono nel “gabbiotto” sudavamo freddo perché avremmo dovuto rivedere un’apertura o ospitare uno sgrammaticato editoriale del presidente. E che pena quei fogli con i quali stabiliva di chi scrivere e chi non o i fantomatici ordini di servizio.

Tu, Gigi, hai tenuto botta finché hai potuto, hai provato a salvaguardare la “sacralità” che ci avevi tramandato della redazione, di questo straordinario lavoro, della necessità di fare la guardia “a tutti i Palazzi, comunque intesi”, come scrivesti sull’editoriale (attualissimo, 27 anni dopo) del primo numero del “Granchio”.

Ti chiesi la cortesia di scriverlo dopo averti chiesto l’autorizzazione a collaborare a quella intrapresa. Mi mettesti di “corta” ogni mercoledì, giorno di chiusura del “Granchio” ed era il tuo modo per dire: vai e fai. Dicono che mi consideravi un po’ come tuo “erede”, cosa alla quale non ho mai creduto. Paola un giorno a pranzo a casa tua mi disse che ti rivedevi in me da giovane, forse lo pensavi davvero, per questo vivesti come un “tradimento” il mio addio al giornale. Ecco, non ne abbiamo mai parlato, ce lo siamo sempre tenuti per noi, oggi vorrei dirti ancora e semplicemente: grazie. Come quella sera che chiusi dietro le mie spalle la porta di Corso della Repubblica. Grazie per la fiducia che non hai dato a me – affidandomi la responsabilità a un certo punto di sostituirti al giornale e all’Ansa – bensì a tutti i colleghi cresciuti in quella palestra. Ci ha fatto “fare” i giornalisti, per questo maestro è un termine riduttivo e che non avresti apprezzato.

Eri più felice di me quando il Messaggero stava per portarmi a Roma, cosa che a te il Tempo aveva sempre negato, rispondesti “lo sapevo” e rimanesti deluso quando non se ne fece più nulla. Meglio così, Gigi, dammi retta, E meglio che la mia “carriera” politica – che non hai condiviso, anzi… – sia finita presto. Anche di questo non abbiamo mai parlato, era il modo non solo per “controllare” il Palazzo ma rivoluzionarlo. Lo so, ai giornalisti compete altro, ma conosci la mia viscerale passione per Anzio, un po’ come l’idea “Europea” che avevi di Latina citando Muzio e Corona.

Schivo sì, riservato pure, ma quel “grazie” dopo il grande lavoro fatto sul piano regolatore di Cervellati, detto a ciascuno di noi, resta indelebile nella memoria. Perché, lo sai, lo ha ricordato Francesco leggendo in Chiesa, noi il giornale lo abbiamo “fatto” finché abbiamo potuto. Vallo a spiegare, per esempio, all’intellighenzia di Latina, della città non a caso “incompiuta” come l’hai descritta nel tuo ultimo libro, che quella sera della vittoria di Finestra noi avevamo pronta una analoga prima pagina con il titolo Di Resta. Vallo a spiegare che con i primi mezzi informatici che avevamo e grazie al compianto Massimo Santarelli ingrandimmo il corpo dei caratteri e perdemmo un pomeriggio. Perché non c’era la rapidità di oggi, non c’erano gli strumenti, i social nemmeno immaginavamo cosa fossero, però il giornale lo “facevamo” e chiunque avesse vinto il ballottaggio dovevamo essere pronti. E vallo a spiegare che quando ancora c’erano i menabò avevi una precisione maniacale con quel “tratto pen” passato sui fogli, tenevi alla grafica come a una notizia ma questa doveva venire sempre prima di sommari, sommarietti e arzigogoli vari. Perché – quante volte me la sono rivenduta – i giornali “si fanno, non si riempiono”. Perché l’essenza di questo lavoro è la notizia, è trovarla, è curiosare, è scriverla come nessun altro farebbe. Che scempio il “copia incolla” di oggi, vero Gigi? E non aveva forse ragione Umberto Eco rispetto a chi ha avuto sui social una voce che sì e no sarebbe rimasta al bar? Chissà quanto avremmo discusso sul fatto che i vari facebook, twitter e compagnia sono diventati una fonte…

E quanti ricordi, quanti… una vita professionale e non solo. Tremavo quando mi facesti chiudere dentro una cartellina pezzi, titoli, foto e menabò di una pagina da spedire… Il primo contratto articolo 36, quello da praticante per il quale andammo a “estorcere” la firma a Brunori, a Cassino, e ci fermammo a mangiare al ritorno a Priverno quando anche Mastrorilli della diffusione si infilò, la festa per la mia laurea, il matrimonio (“è la prima volta che resto fino al termine”), la tua scarsa affezione per il sindacato, le critiche ai sociologi – ma dicevi che non ce l’avevi con me – la passione per Montale, quella per Mina, quel piatto di prosciutto condiviso con pochi ma selezionati colleghi, le tragedie vissute in redazione per Susetta e Massimo che ci hanno lasciato troppo presto, il racconto di quando a Sezze fosti “recluso” dai Carabinieri per evitare guai dopo il delitto De Rosa o della preparazione del processo per il massacro del Circeo, i nostri processi per diffamazione, la gioia ogni volta che vincevamo al Tribunale di Cassino. A un certo punto eravamo diventati come la Lazio di quegli anni, la nostra Lazio che ieri sera ha voluto ricordarti – ne sono certo – con una di quelle vittorie che solo noi possiamo capire. Conservo la cassetta “Vhs” degli ultimi istanti dell’Olimpico e la contemporanea con Perugia… 14 maggio del 2000, uno scudetto indimenticabile.

Altro che “orso”, caro Gigi, c’erano slanci di grande divertimento. Basta che non si toccasse la “sacralità” del lavoro e che non si scherzasse sugli affetti familiari. Le parole lette da Francesco, in Chiesa, hanno riassunto al meglio. E sono certo ci sia la mano di Maddalena.

Noi sapevamo, Gigi, ma non ce lo dicevamo. Avevi già combattuto e vinto, alla grande, contro un tumore. Questo ha avuto la meglio. Resti nel cuore di Paola, Maddalena e Francesco – li abbraccio ancora forte – dei tuoi familiari, di chiunque ti ha apprezzato davvero. Resti nel mio. E come quella sera ti dico grazie, mentre in sottofondo su youtube (eh sì, i moderni mezzi…) Mina canta “E se domani….”

Capo d'Anzio in Consiglio subito e la Regione dia tutto all'autorità portuale

Continuare a pensare di salvare la Capo d’Anzio affinché realizzi e gestisca il porto secondo la concessione ottenuta più di otto anni fa è utopia. La società, anche alla luce delle ultime notizie (avvio della decadenza della concessione, altra assemblea deserta, ulteriore debito con la Regione per l’escavo del porto) va liquidata. Come sistemare le esposizioni debitorie sarà materia da affrontare più avanti, ma questa storia deve finire e pure subito.

E va affrontata intanto in Consiglio comunale, se non a quello sul bilancio in uno che spero l’opposizione abbia la forza di convocare superando ogni steccato. Un Consiglio nel quale si prende atto del fallimento. Sì, so bene che il sindaco dirà che è tutta colpa del centro-sinistra e della Regione che sotto la gestione Marrazzo/Montino bloccò tutto. Ha ragione, forse oggi il porto lo avremmo. Solo che i se e i ma non fanno la storia e da quando la concessione è stata ottenuta la Regione ha fatto di tutto per agevolare la Capo d’Anzio. Prima con la Polverini, poi con Zingaretti. Nel corso della gestione dell’attuale presidente si è invertito il crono-programma, inutilmente. E nel corso della gestione dell’attuale presidente si sono chiusi gli occhi, negli uffici, sui canoni di concessione non pagati, il comitato tecnico che non si riuniva, gli avanzamenti lavori che non c’erano. Chiusi almeno al pari dell’epoca in cui si dava parere negativo ad Anzio e si diceva sì a Formia e Fiumicino.

Regione che, adesso, deve riprendere la concessione e far sì che il porto resti pubblico. Dimostrare che non è contro Anzio – sì, De Angelis dirà anche questo e ripeto che in parte ha ragione, anzi ha già spostato il tiro sui finanziamenti culturali solo per i Castelli, com’è noto ha bisogno del “nemico” – ma vuole mantenere il controllo sul porto.

Perché le strade possibili, tolta la Capo d’Anzio, sono diverse. Proviamo ad analizzarle:

  1. Tornare alle mini-concessioni spezzettate di un tempo, con un porto in mano a pochi e gestito alla bene e meglio
  2. Fare un bando per una nuova concessione, “privatizzando” il porto. Torneremmo ai tempi di “Marine investimenti” (inizio anni ’90) creata ad hoc o alle mire di Sofim e compagnia che avevano chiesto la concessione per “frenare” Capo d’Anzio in infinite conferenze dei servizi. Come sostengo da tempo, il primo a intervenire sarebbe l’ingegnere Renato Marconi che un po’ di guai alla società li ha creati, da Italia Navigando in poi. Ah, Italia Navigando ci venne presentata – dall’allora e oggi sindaco – come la panacea di tutti i mali.
  3. Prendere atto del fatto che la situazione è quantomeno ingarbugliata e fare una scelta politica forte: far entrare anche il porto di Anzio in quelli di “Roma” ovvero nell’Autorità portuale. Qui c’è un problema, si occupa solo – almeno finora – di scali commerciali. Ecco la necessità di un ragionamento fuori dagli schemi e dai tatticismi: interessa Anzio? Sì? Allora il modo di usare l’Autorità portuale si trova.

E il porto resta pubblico, non sarà più – come avevamo pensato – gestito “dalla città” – ma non avremo un privato a dirci cosa fare. Tipo a Nettuno, per intenderci.

E’ un’idea, se qualcuno vuole farsene carico…

Porto, concessione addio. Capo d'Anzio al bivio e… Malasuerte

Presi dai #brand e dai #soldout, capaci a comunicare quello che fanno, dai lavori pubblici ai partiti “espropriati” ma dei quali non sappiamo ancora se hanno pagato gli arretrati, fino al Natale (bello l’allestimento, davvero) c’è una cosa che non ci hanno fatto sapere. O che deve essere sfuggita a chi scrive, nel qual caso sarebbe grave. La Regione Lazio, il 21 ottobre scorso, ha avviato la procedura di decadenza della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo porto di Anzio. La società Capo d’Anzio, titolare della concessione e in maggioranza del Comune ovvero dei cittadini, ha risposto un mese dopo ma non conosciamo il contenuto della missiva. Dopo otto anni dalla concessione, però, sappiamo perfettamente che i lavori non è che non sono finiti, non sono mai iniziati. E non è servito invertire il crono programma, né bandire due gare, andate deserte. Così la Regione ha deciso di dire basta e staccare la spina a un malato terminale.

Vale a dire alla Capo d’Anzio, un tempo “start up” e una il colosso che avrebbe garantito sviluppo e lavoro, dove fra giocare a “nascondino” (vedi assemblee deserte), provare a trattare fra Comune e Marconi, il socio privato che il Tribunale ha messo alla porta ma che ancora ci ritroviamo, e il capitale sociale ormai sparito, tornerà a riunirsi giovedì. Almeno, l’assemblea dei soci è convocata, si vedrà se sarà tenuta o meno. La convocazione arriva dal plenipotenziario amministratore delegato, l’avvocato Antonio Bufalari, dato che il presidente (che nomina il Comune) è dimissionario da un anno e non è mai stato sostituito. Il generale Ugo Marchetti, che sognava Montecarlo e si era fatto dare anche un ufficio a Villa Sarsina, messo lì da De Angelis in accordo con Bruschini, quando ha capito la mala parata ha detto arrivederci e grazie. Lo stesso ha fatto un revisore dei conti, anch’egli mai sostituito.

E si capisce il perché, molto facilmente: la società non ha un euro, alla perdita del 2018 che è di oltre 82.000 euro e che ha eroso il capitale sociale (ma il bilancio va ancora approvato, pensate…) se ne aggiunge un’altra di 9.000 (poco, vero, ma la tendenza è chiarissima) al 30 settembre scorso, ha debiti per più di 3 milioni, un pignoramento presso terzi dall’Agenzia delle entrate, e ora deve decidere cosa fare.

Dicevamo dei revisori, i quali indicano chiaramente la strada: ricostituire il capitale sociale, attraverso un versamento dei soci che il Comune difficilmente può onorare dati i vincoli che gravano sul bilancio di un ente. Altrimenti una “riqualificazione” degli importi prestati alla società (il Comune ha pagato la fidejussione di 517.000 euro per intero, ad esempio, Marconi vanta un credito di 21.000 euro) che diventerebbero un finanziamento in “conto futuro aumento di capitale” . Altra ipotesi, la trasformazione da società per azioni in società a responsabilità limitata. Infine, la liquidazione.

Diciamocelo senza infingimenti: le prime tre strade, benché percorribili, somigliano alla “ingegneria finanziaria” tanto cara a Marconi. Così ha inventato “Italia Navigando”, così se ne è presa un pezzo e una decina di porti, Anzio compreso. L’ultima sarebbe la più onesta intellettualmente, ma immaginiamo che si farà di tutto per non percorrerla. Nonostante i revisori dicano chiaramente che in caso di ricapitalizzazione occorre: a) accertarsi che la Regione non prosegua nella decadenza della concessione, altrimenti non ci sarebbe ragione di essere per la Capo d’Anzio; b) dotare la società di risorse per affrontare con tranquillità il prosieguo del progetto. Ora, i revisori non vengono da Marte e conoscono la Capo d’Anzio da un decennio almeno, immaginiamo che abbiano sorriso mettendo nero su bianco il discorso delle risorse che non ci sono mai state.

Potevano esserci, però. E qui torna utile Malasuerte, la mia “fissazione” secondo il primo cittadino. Ebbene, nel tentativo di salvare il salvabile il buon amministratore stima che dai parcheggi si potrebbero incassare – udite udite – 200.000 euro. Sì, avete letto bene. Chiudiamo il bilancio con una perdita di 80.000 al 2018 però abbiamo “regalato” per un anno gli spazi alle società che fanno i trasporti per Ponza, poi li abbiamo concessi allo stesso prezzo che pagano i cittadini. Quando si poteva incassare molto di più. Serve ricordare che lo spazio è stato concesso per un presunto interesse pubblico?

In pratica scopriamo – fatte le debite proporzioni – che Aeroporti di Roma pensa al traffico aereo a Fiumicino e Ciampino ma i parcheggi (che costano un occhio della testa, da quelle parti) li dà a terzi prima gratis e poi in cambio di un’inezia.

Di più, la Capo d’Anzio su quelli che gli restano a piazzale Marinai d’Italia non è capace di riscuotere e tanto meno di controllare. Figuriamoci di fare il porto. Con quei soldi non si sarebbe chiuso in perdita il bilancio. Basta questo per dire che è ora di togliere il disturbo. Concessione alla Regione, lavori all’Autorità portuale del Lazio e debiti della Capo d’Anzio (purtroppo) a carico della collettività, mentre chi ci governa brilla nei selfie.

Anche se c’è sempre la Corte dei Conti….

Sedi di partito "espropriate", ma hanno pagato?

Le hanno occupate senza pagare, utilizzate fino all’ultima campagna elettorale senza averne – è il caso della Lega – alcun titolo, ora annunciano in pompa magna che le sedi di partito saranno “espropriate“.

Bene, era ora, ma sindaco e assessore alle Finanze dovrebbero dirci se i partiti morosi, nel frattempo, hanno pagato. A dicembre 2017 Forza Italia, per esempio, doveva oltre 10.000 euro al Comune, l’Udc aveva mandato a dire che non si capiva a quale titolo gli venivano chiesti i soldi, ignoriamo se Futuro e libertà per l’Italia – che ebbe la sede in fretta e furia, concessa dal sindaco Bruschini al neonato gruppo che faceva capo al senatore De Angelis – abbia mai versato il proprio canone. E non sappiamo se alle ultime elezioni la Lega abbia sentito l’esigenza di versare qualche euro e a che titolo fosse lì, come ignoriamo perché ci fossero le liste che sostenevano il sindaco….

Mi piace chiamarla, da tempo, legalità delle cose quotidiane. Ci dicessero, sindaco e assessore, se i soldi “espropriati” finora alle casse del Comune (e quindi ai cittadini) da partiti della loro coalizione sono stati versati o meno. Intanto essersi ripresi quegli spazi è comunque un grande passo.

Ah, prima che lo diciate voi: so che il Pd era (a luglio 2018) indietro di un anno. Poca cosa rispetto a strane assegnazioni o a mancati pagamenti per anni, ma vale lo stesso discorso

E per chi volesse, su sedi e criteri, qui c’è un’ampia rassegna.