Lo stadio della Roma, il nuovo porto di Anzio, Igea banca…

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Eletto il sindaco, conosceremo finalmente (forse) il bando per il bacino interno del porto di Anzio annunciato da mesi, sempre pronto ma mai reso noto alla città. Nel suo programma elettorale, copiato da quello del 2013, a dire il vero De Angelis il porto non lo ha proprio citato. Però c’è la continuità con l’amministrazione di Luciano Bruschini e il fatto che il presidente della Capo d’Anzio sia stato indicato proprio dal sindaco neo eletto, indica forse che si andrà nella direzione del bando.

Ebbene di recente si era parlato, senza che l’ex sindaco sentisse il dovere di dire una parola, di un finanziamento di 10 milioni da parte di Igea Banca. Su quello che chiesi in questo intervento, invano, magari adesso risponderà De Angelis.

Intanto c’è una coincidenza di non poco conto. La banca che era (è? sarebbe?) pronta a finanziare i lavori per il porto, è la stessa che è entrata nell’operazione del nuovo stadio della Roma sul quale sono in corso accertamenti della Magistratura.

Il principio che ogni indagato è innocente fino a prova del contrario è qualcosa che tutelo da sempre, così come è corretto dire che la banca non è citata negli atti. Prendiamo solo atto di una coincidenza, l’istituto da queste parti era interessato allo stadio della Roma e al porto di Anzio.

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La sconfitta, il mio impegno, le spine che restano a De Angelis

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Ho perso, non c’è dubbio, e la mia area di riferimento non avrebbe vinto nemmeno se avessimo deciso di andare tutti insieme. Magra consolazione… Abbiamo cercato – purtroppo – le ragioni per dividerci piuttosto che quelle che unissero. Per quanto mi riguarda, la responsabilità che è personale me la prendo, però il discorso va necessariamente allargato.  Voglio augurare a Candido De Angelis buon lavoro. Ne ha bisogno, perché nonostante i molti nuovi consiglieri comunali  non sarà facile tenere a bada i vecchi volponi della sua maggioranza. Come ho fatto telefonicamente, poi, ringrazio Luciano Bruschini, con il quale spesso sono stato distante, ma che nel bene e nel male ha guidato la città per un lungo periodo.

Cosa emerge dal voto? Lo strapotere del centro-destra. Noto e riconfermato con la scelta di De Angelis, ennesimo “capolavoro” politico proprio di Bruschini, capace di mettere da parte insulti e tutto il resto per puntare ancora alla “staffetta“. I cittadini hanno scelto e hanno ragione, per me, ogni volta che votano. Anche se lo fanno per altri.

Va sottolineato che il 46% di loro ha preferito restare a casa e questa è la prima sfida da cogliere come futura opposizione. Riconquistare la fiducia di chi è stanco di promesse vane, far comprendere che anche se minoranza potremo avere voce in capitolo. Come? Proponendo, mettendo in difficoltà una maggioranza che si è dimostrata litigiosa prima ancora di cominciare, basta vedere quanto è successo nei seggi. Non sarà facile e come ho detto ai candidati e sostenitori, dovremo essere bravi ad andare avanti. A fare tesoro di questa esperienza insieme, per molti – a cominciare da me – la prima in assoluto. Dovremo farlo mettendo in difficoltà De Angelis trasformando in atti le nostre idee programmatiche. A Luca Brignone ho proposto di fare un unico gruppo consiliare, sarebbe un segnale di distensione dopo le discussioni che purtroppo hanno riguardato più vecchi soloni della politica di casa nostra che noi candidati. Vedremo. Lo stesso andrà fatto con Palomba. I consiglieri siano la voce di un movimento che si è diviso alle elezioni ma che ora deve fare fronte comune. Dentro e fuori dall’assise civica, anche con chi – come Valerio Pollastrini – ha fatto un passo indietro. O con Umberto Spallotta, con il quale sono più le cose che  uniscono di quelle che dividono.

Come scrissi all’inizio di questa avventura non resterò in Consiglio: ho una sola parola e quella resta. Non posso, lavorando a Latina, parlare di rifiuti in Comune e poi scrivere il pomeriggio di Rida ambiente, ad esempio, stesso discorso per Acqualatina o la sanità. E’ una questione di opportunità e ci tengo, molto. E se la chiedo per altri, devo pretenderla da me stesso. In queste ore sono numerosi gli inviti al ripensamento, trovare una strada è difficile se non impossibile, ma l’impegno di una vita non verrà meno.

Cosa è successo? Il Pd si è lacerato nella guerra interna tra il gruppo di Gianni De Micheli e quello di Aurelio Lo Fazio. Era cosa nota, speravo che il mio nome mettesse d’accordo e invece non è servito. A partire dalla lista. Hanno pensato a “contarsi” nelle preferenze, ora qualcuno farà la gara per “prendersi” il partito e dire che è “suo“.  Auguri, con meno del 10%…. C’è da scrivere un libro, ma si vedrà…

Intanto ho proposto ai candidati e sostenitori di andare avanti oltre il Pd, costruire un’alternativa in città sfruttando i consiglieri comunali eletti per proseguire certe battaglie e allargare il fronte. Farlo sui temi, senza pensare alle liturgie. E’ la sfida che abbiamo di fronte. Possiamo immaginare una “giunta ombra” o qualcosa di simile, si può essere opposizione – e personalmente lo sono stato per anni – anche da fuori il Consiglio comunale. #unaltracittà non finisce qui. La sconfitta del candidato sindaco deve farci fare tesoro degli errori commessi, a partire da quelli del sottoscritto.

Dico la verità, immaginavo di essere terzo e speravo di recuperare sui 5stelle e andare al ballottaggio. Così non è stato, anzi i grillini sono arrivati secondi e ottengono tre consiglieri. Auguri anche a loro, ovvio, su alcuni temi si può (si deve) andare oltre qualsiasi appartenenza. Vedremo.

Voglio ringraziare ancora tutti i miei candidati, i sostenitori, i volontari rimasti dietro le quinte (Laura, Giuliano, Paola, Alfonso….), chi ha pensato a comunicazione e grafica (Giuseppe, Laura, Samantha, Lidano, Stefano) o alle foto (Gabriele e Paola), chi ha aperto la sua casa per conoscere il programma e i cittadini che hanno espresso per me e la coalizione il proprio voto.

Infine il centro-destra. Candido aveva promesso un rinnovamento radicale e c’è quasi riuscito. Sa che l’eredità di Bruschini è pesantissima, conosce le tensioni della coalizione, sa che avrà dalla sua parte chi nel 2013 voleva mandare “a lavorare“. E sa che il clima non è dei migliori. Mettere d’accordo tutti non sarà facile, però porta in consiglio sei volti nuovi, due “ritorni” e otto che si sono confermati a suon di preferenze. Intorno – stando a quello che si è visto nei seggi – c’è un clima di “guerriglia“che il sindaco che torna dovrà tenere a bada con capacità diplomatiche che non sono quelle di Bruschini. Così come restano aperte questioni non indifferenti che se vuole “ripartire dalle regole”  difficilmente gli faranno dormire sonni tranquilli.

“Appena rientrati”, il 25 aprile, l’eredità e il bilancio di domani

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La cerimonia dello scorso anno per Mario Battistini

Appena rientrati….” Lo dicevano i nostri nonni e genitori, lo ricordano i libri su quel periodo ed è bene attualizzare – oggi, 25 aprile, festa della liberazione – quella frase alla situazione di Anzio. “Appena rientrati….” si riferiva alla fine della guerra e dello sfollamento, a un paese di poche migliaia di anime ridotto in macerie.

Oggi, 73 anni dopo, è come fossimo “appena rientrati“, perché non ci sono le macerie della guerra ma una gestione della città che ha portato sottosviluppo. Si immaginavano mare, cultura e natura, ci lasciano varianti, cemento e furbizie. Per anni il mattone è stata l’unica proposta economica rivelatasi effimera. Per anni si è parlato, a vanvera, di turismo.  Un dato? Nel bilancio che si approva domani – ampiamente fuori i termini di legge – la cifra stanziata per la “missione” è di 61.000 euro.

Occorre immaginare una Anzio diversa, realizzarla anche. #unaltracittà nasce con questa idea, si presenta al voto, sarà valutata dai cittadini.

Ma siamo davvero nella situazione dei nostri nonni, ormai, quella di “appena rientrati“. Basta guardarsi intorno e notare cosa ci ha lasciato in termini di disservizi il centro-destra, a cui aggiungere una situazione finanziaria disastrosa. Chiunque sarà sindaco – anche il favoritissimo De Angelis che sembra rimettere d’accordo il centro-destra che cinque anni fa contestava e lo contestava e che primo cittadino lo è già stato  – dovrà fare i conti con 39 milioni e mezzo di residui, una somma che pone a rischio gli equilibri stessi del bilancio. Chiunque domani voterà il documento a favore lascerà in eredità alla prossima amministrazione 17 milioni 387.734,49 di entrate extra tributarie per “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni” a dir poco dubbie. Sono cose che ha fatto chi ha governato, non chi era in minoranza. Proviamo a ricordarlo. Ricordiamocelo.

Chi approva il documento unico di programmazione rispetto ai piani di edilizia residenziale pubblica e ai piani di edilizia economico popolare sa che deve essere anche cosciente del fatto che non ci sono indicazioni sulle strategie ipotizzate.  Che ci sono molti crediti da recuperare a rischio di prescrizione. Che esistono molte vertenze giudiziarie di esito incerto che potrebbero vedere il Comune soccombere e quindi dover pagare somme anche elevate. Infine che i debiti fuori bilancio devono rappresentare un evento eccezionale e non ricorrente. Forse nemmeno sono tutti indicati lì. Altri – si dice – sono dietro l’angolo.

Per questo servirà rigore assoluto e un’operazione-verità sui conti, andando a spiegare anche in piazza, se necessario, cosa abbiamo trovato e in che modo possiamo intervenire.

Ecco, siamo nella situazione dei nostri nonni, il centro-destra lascia macerie e non può rappresentare una soluzione ai problemi che ha creato. Siamo “Appena rientrati….”   e abbiamo la grande occasione di realizzare #unaltracittà

ps, detto ciò, faccio mie le parole del sindaco, Luciano Bruschini, nel ricordo di Mario Battistini e dei valori universali di questa giornata.

La sfida elettorale: l’impegno di sempre, la proposta alternativa

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Inizia un’avventura. Una sfida nuova e affascinante, con la certezza di avere un progetto alternativo a quello di chi ha governato Anzio ma anche la consapevolezza della forza – in termini di consensi – che ha chi è alla guida della città.

Abbiamo aperto questa mattina il comitato elettorale che da qui al 24 giugno ospiterà le iniziative di “Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà”. Sì, 24 giugno, perché non sarà una passeggiata di salute ma sono convinto che arriveremo al ballottaggio e che lì potremo giocarcela fino in fondo, riuscendo a mandare a casa il centro-destra.

Il Comitato, che ho voluto ad Anzio Colonia dove sono nato e cresciuto, in uno dei quartieri più popolosi e popolari, sarà la casa non solo delle liste ma dei cittadini che vorranno essere dei nostri, nella maniera che riterranno più opportuna. Abbiamo la lista Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà e quella del Pd, a un’altra stiamo lavorando. Ma c’è da fare i volontari, si può dare un contributo economico, di idee, quello che si ritiene.

A proposito di Pd: ad Anzio è minoranza da 20 anni, magari non avrà brillato (e spesso io stesso l’ho sottolineato) ma non governava, lo hanno fatto altri. Ecco, ricordiamocelo. E ricordiamo pure che non si vota per l’Italia, non c’è Renzi, ma si sceglie il sindaco di Anzio ed è una indicazione tra chi vuole portare avanti il passato e chi pensa al futuro.

Ho voluto il comitato ad Anzio Colonia che è la dimostrazione dell’inefficienza di questa amministrazione in quanto a intervento nei quartieri, tutti. Quando parliamo di sviluppo senza mattone, dopo anni di cementificazione e un modello che si è esaurito, intendiamo riqualificare e rigenerare, dare servizi, migliorare la vivibilità di tutta Anzio, partendo dalle aree più dimenticate.

Il Comitato sarà anche sede di iniziative, per il sindaco e tutti i candidati. Ringrazio chi ci ha messo a disposizione lo spazio, altri possono contare su sedi pubbliche delle quali non pagano i canoni da anni o usano Villa Sarsina per riunioni di maggioranza, noi siamo altro. Sembrerà banale, ma dal giorno dell’apertura pagheremo la Tariffa sui rifiuti, lunedì spediremo in Comune il modulo. E ovviamente le utenze, acqua e luce.

Si chiama legalità delle cose quotidiane e ringrazio infinitamente il magistrato in pensione Antonio Giannino che ha accettato di essere il garante di ciò che faremo al Comitato.

Per la nostra sfida abbiamo di fronte principalmente chi da 20 anni è al potere, con lo sfascio che vediamo e un bilancio (in notevole ritardo, tanto per cambiare) che chiude grazie a una vendita a dir poco dubbia di 17 milioni di beni comunali. Come ho detto in passato, poi, ci sono questioni penali di questa maggioranza che non mi interessano ma responsabilità politiche serie di chi si è girato dall’altra parte. C’è anche chi ne è uscito, ma ha condiviso moltissimo di quel percorso. Abbiamo poi chi non ha ancora fatto sapere chi sarà il candidato in attesa di certificazioni “milanesi” ma dove governa non brilla e punta sulla protesta fine a se stessa. Noi rappresentiamo una alternativa seria e credibile, di proposta. Quella di un modello di sviluppo basato sulle bellezze di Anzio, su iniziative di respiro nazionale e internazionale. Non possiamo promettere lavoro domani mattina, magari in una cooperativa creata ad hoc e dalla quale abbiamo avuto consensi: faremmo come loro. Ma possiamo e dobbiamo far crescere questa città, quindi stare meglio tutti. Dobbiamo avere una visione, pensare ad Anzio da qui al 2058.

Fare politica è – a mio modesto parere – sì amministrare una città ma dire anche come farla crescere, sviluppare, dare servizi ai residenti e ai turisti. Noi pensiamo che si debba fermare il consumo di suolo, ad esempio, che i diritti debbano prendere il posto dei favori, che sui rifiuti società pubbliche virtuose sono meglio di appalti che tanto interessavano chi ha governato finora. È uno degli slogan scelti per la campagna: proposta, non protesta.

A tutti i candidati sindaco, comunque, faccio un augurio sincero per questi mesi e dico che il confronto – per ciò che mi riguarda – sarà sul programma che proponiamo e nel quale personalmente metto la credibilità di una vita. A proposito di programma le pareti del locale del Comitato saranno presto coperte con gli spunti, ai quali aggiungere – anche di passaggio, fermandosi un attimo, dialogando con i volontari – il proprio contributo di idee.

Fra gli slogan ho scelto anche due che la dicono lunga sul mio impegno: fuori dagli schemi e interessi zero. Tradotto: non ho bisogno di “fare” politica per ottenere qualcosa, di questa città mi occupo da una vita e continuerò a farlo a prescindere da come andranno le elezioni. Non cerco tornaconti di alcun genere. Ha sintetizzato bene Maria Vittoria Frittelloni (la ringrazio) che pochi lo sanno, ma avendo una “visione” di sviluppo ha fatto sì quando era assessore che ad Anzio arrivasse il Liceo Classico. La professoressa afferma che sono a disposizione: “senza opportunismi né secondi fini, rischiando di mettere i piedi nel fango, mantenendo le mani pulite“.

Non ho bisogno di fare il consigliere comunale, sono candidato sindaco e sono in corsa per essere eletto. Se avviene, vado in aspettativa dal giornale e lo stipendio da primo cittadino è più che sufficiente per andare avanti. Della mia esperienza porterò la passione e il rigore, il dover capire affinché si possa spiegare ad altri.

Se non avviene, torno al lavoro. Formalmente non c’è una incompatibilità, ma è questione di opportunità. Se la chiedi agli altri, devi essere il primo a praticarla. Non potrei stare la mattina a fare un’interrogazione sui rifiuti (che portiamo ad Aprilia) e il pomeriggio a “passare un pezzo” – visto che non me ne occupo direttamente – nella redazione di Latina. Non mi interessa “contare” perché avrei un ruolo in Comune, non ho pacchetti di voti da promettere a qualcuno, ero, sono e resto impegnato in questa città e se andasse male le proposte del programma si trasformerebbero, con il gruppo consiliare che uscirà dalle urne, in proposte di delibera. E #unaltracittà continuerebbe il suo impegno. Ma sono certo che ci spetterà governare Anzio, solo che voglio essere chiaro da subito. E come scrivevo qualche giorno fa sui social, entro dalle porte principali. Non mi candido sindaco con l’obiettivo di fare il consigliere, ma per vincere.

Scusate la lunghezza, fatemi concludere salutando anche da qui la tanta gente che ho rivisto con piacere dopo tempo, persone che mi hanno visto crescere e credono in questo progetto, chi (anche da partiti e liste avversarie) ha fatto gli auguri, chi è passato, chi mi ha fatto commuovere ricordando persone che non ci sono più e alle quali debbo tutto.

Il grazie più grande, però, a chi quasi scherzando ha avuto l’idea di #unaltracittà e ha condiviso con me questo percorso, da mezza Italia e per il bene che vogliamo ad Anzio. Ma soprattutto a chi in questi ultimi giorni ha lavorato senza sosta per sistemare i locali del comitato, a chi ha risolto problemi piccoli o grandi,   a chi si è occupato della grafica e della comunicazione. Sono i volontari che mi stanno aiutando. Grazie! E avanti per #unaltracittà.

La scelta di Valerio, la partita da giocare: centro-destra a casa

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La scelta di Valerio Pollastrini di fermare qui la sua corsa e le parole spese sul mio conto (grazie!), confermano e rafforzano la stima che ho nell’uomo e non da oggi. Così come nel percorso che ha compiuto, insieme all’associazione “Ora“. Quel gruppo – certamente più numeroso e strutturato di quello di #unaltracittà –  insieme alle diverse realtà civiche del territorio, sono a dirci che esiste un fermento che la politica di casa nostra non ha voluto/saputo recepire. Nasceva anche per questo il   “tavolo” che ci ha visto protagonisti fino a qualche giorno fa e nascevano le nostre candidature a sindaco.

Perché il “tavolo” si sia diviso – qualcuno sosteneva lì che io e Valerio avevamo esternato la candidatura, altri ambivano ma tacevano – ho provato a spiegarlo in conferenza stampa (qui il link) e non ci torno sopra.

Le esperienze civiche che provano ad andare oltre i partiti, pur con componenti che ne fanno parte, nascono per dire che il “sistema” di tessere, conta dei voti, prese di posizione fini a se stesse o fatte per essere chiamati e mettersi d’accordo, va superato.

Di questo sistema fa parte anche il Pd, non c’è dubbio, e qui come recita il proverbio “casca l’asino“. Un partito del quale tutti sparliamo ma che, poi, c’è chi vuole “conquistare” o intorno al quale si giocano partite di nessuna utilità quando si va al voto. Come se “prendere” il Pd serva a chissà cosa. Nella logica della politica di casa nostra, quella nota fino a oggi, è forse servito ad avere un ruolo nello scacchiere delle vicende anziati. Personalmente, avessi voluto una cosa del genere, avrei dato retta a mio padre 35 anni fa e avrei “fatto” politica cercando tornaconti magari nel sottobosco, cadendo in piedi pure perdendo, “sistemandomi” con una poltrona alla Rai, perché no…, ma ho preso una strada diversa.

Anche per questo, nell’accettare l’indicazione venuta dal partito che nel 2007 ho fondato e che ho sempre aspramente criticato per non essere diventato ciò che si pensava allora, ho chiesto (e ottenuto) di uscire da certe logiche. Di poter allargare, anche a chi non avrebbe mai messo piede nella sezione di quel partito.  Di poter avere mani libere qualora si vincesse. Cosa tutt’altro che semplice, attenzione, ma se accade non sarò lì a fare l’agnello sacrificale né la fine di Renzo Mastracci, per intenderci. Tanto meno a prendere ordini da qualcuno, cosa che piace tanto a chi deve rispondere alla “Casaleggio” e a Grillo.

Ho detto sabato – e ripeto qui – che in questi venti anni il centro-sinistra è stato minoranza e che pur dando un’impressione diversa e pur non brillando è stato all’opposizione.  Valgono su tutte le battaglie per il bilancio, ad esempio. Il problema, allora, sarà anche il Pd, d’accordo, ma prima lo è chi ha governato e governa Anzio.  Rischia di esserlo, invece, chi altrove è andato al governo sull’onda della protesta ma non sta brillando.

E’ allo sfascio che ereditiamo che dobbiamo far fronte, non a questioni di un partito che ha fatto una scelta – per alcuni non condivisibile, è evidente – ma che in questo momento è stata ritenuta la più indicata.   Altri erano convinti che si sarebbe “virato” su Palomba, altri che arriverà un “candidato da Roma“, qualcuno che avrebbero commissariato il Pd. Spiace per loro, è andata diversamente. Si è scelto un candidato fuori dagli schemi.

Parlavamo, in questi mesi, di attacco a due punte. Qualcuno ironizzava sui social (dove oggi, e giustamente, al passo indietro di Valerio vengono dati numerosi riconoscimenti) ma era evidente non potessero esserci due candidati.

Continuo a pensare, comunque, che possa ancora esserci una “squadra” e l’esperienza fatta da Valerio e dalla sua associazione possano e debbano essere utili in tal senso. Non sono in campo per aiutare il centro-destra – questa mi sembra francamente un’eresia – e sui punti del programma sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. La partita è tutta da giocare e siamo in campo per vincerla: #unaltracittà non ha obiettivi diversi da quello di mandare a casa il centro-destra con una proposta alternativa, seria e credibile.

La protesta fine a se stessa appartiene ad altri.

Una candidatura fuori dagli schemi, proposte per Anzio 2058

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Questa mattina ho tenuto una conferenza stampa per aggiornare sulla candidatura e rispondere ad alcune polemiche recenti. L’ho fatta al “Maraschino“, come in passato ho scelto che si vedesse il mare perché questo sarà l’asse portante delle proposte programmatiche.

Uno spunto lo trovate riassunto qui 

Chi ha la pazienza di rivedere il video della conferenza, invece, può collegarsi a questo link  

Grazie e buona Pasqua!

 

L’aggressione a Belli, i precedenti “tollerati” dalla politica

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E’ grave l’aggressione al dirigente del Comune di Anzio, Patrizio Belli. E’ grave ma, purtroppo, non stupisce. Perché il clima che si vive a Villa Sarsina è questo e non da oggi.

A Palazzo ora con la scusa di un errore, ora con quella del “ma che te metti a fa“, si è tollerato di tutto. Molti, in questo periodo elettorale, soprattutto nella maggioranza allargata che è certa di rimanere in sella, preferiscono non ricordare.

E invece dobbiamo raccontare, dire che se chi “piscia a Villa Sarsina” sta nell’emiciclo alle spalle del sindaco, va in barca a Sant’Antonio e ha accesso libero qualcosa non quadra.

Se un ex consigliere comunale interrompe i lavori e tutto finisce a tarallucci e vino, se lo stesso nel passaggio di un appalto diventa capopopolo e viene indagato, se un assessore blocca l’ingresso di Villa Adele mentre c’è chi va a sfasciare la porta del dirigente Dell’Accio, qualcosa non quadra. Se lo stesso Dell’Accio parla in atti pubblici di pressioni per adottarli, è di una gravità inaudita.

Se il marito di una consigliera  dà in escandescenza in Comune e poi viene pagato, se un imprenditore che ospita immigrati urla e viene ascoltato a Villa Sarsina, se un allora assessore prende a schiaffi il direttore generale, qualcosa non quadra.

E non va bene neanche che ex assessori, com’è stato in passato, minaccino i dipendenti perché ritenuti “amici” della stampa. Tutto dimenticato, vero? Ma sì… La buona amministrazione…. Quella che continua a concedere lavori, magari sotto soglia, a chi finisce in ogni indagine riguardi il territorio. Da ultimo l’operazione anti droga dell’altro ieri.

Questo è il clima che ha tollerato Luciano Bruschini, questo il centro-destra che si è fatto la guerra cinque anni fa e continua a usare toni “muscolari” oggi pur stando insieme. Ah, che continua a non pagare le sedi che occupa, mentre gli imprenditori che hanno in questa coalizione il loro riferimento vanno in Comune, pretendono e menano.

Perché tutto ciò viene tollerato,  il sindaco e chi si candida a prenderne il posto dovrebbero spiegarlo alla città.

A Patrizio Belli la solidarietà totale e l’invito a sporgere denuncia. La faccia dimostrando di essere diverso da questo sistema che lo ha scelto in modo irrituale, non si renda partecipe dell’omertà che accompagna certa politica.

E già che non potrei parlare, come vorrebbe qualcuno, perché sarei candidato, ribadisco un tweet fatto ieri: se con #unaltracittà avremo l’onore e l’onere di guidare Anzio, siamo pronti a ospitare già nel 2019 la giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie. Un grande impegno, non simbolico, e un segnale chiaro a chi nega l’evidenza, a partire da episodi solo apparentemente piccoli come l’aggressione odierna.

ps: signor prefetto e signor ministro dell’interno, tranquilli: ad Anzio è tutto a posto…

Le cause “ondivaghe” del Comune: silenzi e atti in Procura

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Lo dico subito, così sgomberiamo il campo. Qualora #unaltracittà dovesse arrivare alla guida di Anzio, chi fa causa al Comune viene contrastato in ogni sede e se si arriva a un’intesa prima di una eventuale sentenza, devono esserci dei vantaggi concreti per i cittadini.

Che c’entra? Voglio raccontare un paio di storie, quella di spazi pubblicitari e di un distributore. Sono emblematiche di questa maggioranza che guida Anzio e che è ormai allargata anche agli ex avversari di centro-destra. Una l’ho accennata in passato, fu motivo di scontro nel 2013 proprio con chi oggi è alleato e ha deciso di metterci una pietra sopra. La chiamano politica, beati loro.

Riguarda la cartellonistica, una “sanatoria” in piena campagna elettorale, spazi 6×3 tutti presi dalla coalizione del sindaco. Apriti cielo: De Angelis “tuona“, Bernardone va in Procura, la cosa sembra finire lì. Invece no, perché fra i tanti cartelli ci sono quelli “istituzionali” – che fra l’altro in campagna elettorale non potrebbero essere posizionati – sulla conquista della Bandiera blu. Tutto bene? Macché…. Quando in Comune arriva la richiesta di pagamento si scopre che nessuno li ha ordinati, perciò nessuno paga. L’azienda presenta ricorso per decreto ingiuntivo, il Comune si oppone – come fa ogni volta – ma il sindaco dispone (lui che dice di non sapere  mai, lui che dice di non conoscere gli atti dei dirigenti e di non entrarci) che quella opposizione va bloccata. Non conosciamo l’esito del procedimento, ma il Comune sarà condannato a pagare, con spese e interessi, e quello sarà un debito fuori bilancio che chiunque andrà ad amministrare si troverà a pagare. Ora a pensar male si fa peccato, vero, ma l’idea è che la “sanatoria” dei cartelli, la disponibilità degli stessi per la campagna elettorale solo di alcuni e la mancata opposizione a quel decreto ingiuntivo, abbiano un collegamento. Se qualcuno volesse approfondire, a partire dall’anti – corruzione…

Poi c’è una esemplare sentenza del Consiglio di Stato, riguarda il distributore in costruzione di fronte a Tor Caldara. Indirettamente è coinvolto un consigliere di maggioranza, la storia ha inizio addirittura nel 2003, e nel concluderla il Consiglio di Stato (la vicenda è ben riepilogata nella sentenza che si può scaricare qui) pone le spese “a carico del Comune di Anzio, che con il proprio comportamento ondivago ha dato origine alla presente controversia“. Tradotto, prima ha rinunciato a un ricorso, poi se ne è fatto fare un altro, poi è stato condannato a 265.000 euro di risarcimento, quindi ha provato a opporsi troppo tardi. Lo stesso Consiglio di Stato “In considerazione delle singolarità che hanno caratterizzato la vicenda in esame” ha disposto la trasmissione della sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri e alla Procura regionale della Corte dei conti  per il Lazio“.  Difficilmente procederanno, però…

Due esempi – ma spulciando chissà quanti altri ce ne saranno – di come per interessi di maggioranza si decida come comportarsi quando c’è chi fa causa al Comune. E’ quello che ci lasciano e che vorrebbero portare avanti, è ciò che combattiamo affinché con #unaltracittà non ci siano figli e figliastri a seconda delle convenienze della politica.

 

Le responsabilità penali, quelle della politica di casa nostra

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Vado ripetendolo da tempo: se c’è una responsabilità  che ha chi governa la città e – di conseguenza – anche chi ci si allea, è quella di aver fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica, portare i voti o farlo sostenere questa maggioranza.

Le responsabilità penali – e ribadisco che non si è colpevoli fino a prova del contrario – sono personali. Quelle di aver spalancato le porte del Comune a certi personaggi no. Di averne fatto dei punti di riferimento se c’erano lavori da affidare a qualche cooperativa, pure.

La candidatura della quale oggi parla Repubblica è frutto di questa gestione dell’amministrazione, ad Anzio.  Provare a dire che non c’entra è negare il sostegno palese a Luciano Bruschini, Patrizio Placidi,  Adriano Palozzi e via discorrendo. E’ vietato? Certo che no, diciamo poco opportuno.

Ma di più lo sono i toni “muscolari” che da tempo aleggiano in questa maggioranza, il dileggio verso gli avversari quando non le velate minacce, i veti incrociati tra presunti alleati,  le opposizioni a certe cause sì e ad altre no (un distributore, i cartelli della bandiera blu 2013….) per convenienza “politica“,  il silenzio su palesi illegalità nelle cose quotidiane solo apparentemente piccole, perché se parli tu, poi parlo pure io…. Questo è il desolante quadro che emerge. La candidatura è solo la punta di un iceberg.

La consiliatura che si chiude – e con essa l’esperienza di Luciano Bruschini sindaco, mai sfiorato dalle inchieste come ci tiene tanto a sottolineare – passerà alla storia come quella con il maggior numero di arresti e indagini su personaggi dell’amministrazione o contigui a essa. Le responsabilità sono penali, ribadisco, ma la politica ha taciuto o si è girata dall’altra parte o – peggio – ha l’aria di sfida di chi dice “ma sì, agitatevi, tanto il mare è una tavola….” o “chiacchierate, tanto vincemo noi“. Auguri!

Immaginando #unaltracittà – con illusione, forse, e un pizzico di utopia – dico che i metodi usati dalla politica, da esponenti di questa maggioranza o loro sostenitori, emersi nelle indagini Malasuerte o Evergreen, in quella Touchdown, ma anche le sfuriate, i toni di sfida e tutto il resto  non mi appartengono.

Come ho scritto qualche tempo fa (chi vuole può collegarsi a questo link) il problema è negare l’evidenza. Un’ultima cosa: qualunque ruolo avrò nella campagna elettorale ormai in corso, l’auspicio è che fili tutto liscio. Con quelle che è emerso in questi anni – nella sostanziale assenza delle Istituzioni – sarebbe già un successo.