Porto e Capo d’Anzio addio, la società va sciolta

No, stavolta non si comunica. Nessun #brand, né #soldout, tanto meno mirabolanti primati nazionali o mondiali. Niente di tutto questo, perché si deve prendere atto di un fallimento, uno di quelli pubblici per cui – e meno male – non avremmo primati. Il fallimento della Capo d’Anzio e – di conseguenza – del porto dei miracoli. ” Nel corso dell’esercizio del 2018 la società ha però fatto evidenziare una perdita di esercizio che ha eroso il capitale sociale al di sotto del minimo legale (Euro 50.000,00 per le S.p.A.), configurandosi così una causa di scioglimento ai sensi dell’art. 2484 comma 1 codice civile“. E’ scritto nella nota integrativa al bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio, approvato dalla giunta.

Il passaggio della nota integrativa al bilancio consolidato del Comune di Anzio

Sono finiti i tempi – cari anzitutto all’ingegnere Renato Marconi, portatoci dal primo De Angelis sindaco (“via” Fini), ma anche a Bruschini che prima voleva cacciarlo e poi siglava la “road map” – dell’ingegneria finanziaria. Sono finiti i tempi del presidente suggerito dall’attuale sindaco, il generale Marchetti, che si è dimesso quando ha capito la mal parata. Pensate, la società è senza guida da oltre un anno, non c’è un rappresentante del Comune a presiederla. E’ stata fatta morire e non da oggi. E’ nero su bianco. Era nero su bianco quando lo riportavo in questo umile spazio e prima ancora sul Granchio, dalle colonne del quale scoprimmo e denunciammo “Italia naufragando” e la presenza di un privato (Marconi) nel capitale che doveva essere pubblico. Vicenda che nel 2007 era nota anche all’attuale sindaco e che risulta dai verbali nei quali ci si preoccupava di risolvere la situazione, perché altrimenti la Regione avrebbe fatto storie.

Quando questo era segnalato – da anni – dal Pd (il primo a mettere il dito nella piaga della società fu Aurelio Lo Fazio, poi ci fu il tentativo di De Micheli di lanciare l’aumento di capitale destinato a terzi che venne sbeffeggiato, andrebbe risentito l’intervento di Anna Marracino in consiglio comunale sul bilancio dello scorso anno con puntuali osservazioni) e qualcuno della intellighenzia di sinistra di questo strano paese che è Anzio continuava a preoccuparsi del progetto.

Che ci avessi creduto, a quella idea, è noto. Che abbia seguito gli sviluppi proprio per averci creduto, senza fare sconti, è altrettanto dimostrabile e per chi vuole un riassunto è qui.

Sostenevo che i libri dovessero andare in Tribunale e forse è il caso che ci vadano. L’ultima perdita di esercizio – bilancio 2018 – è di 73.979 euro che uniti ai debiti fa saltare ogni tavolo. Il già ridotto capitale sociale – per ripianare precedenti perdite – non c’è più e il patrimonio netto della Capo d’Anzio è di appena 18.680 euro. Vogliamo aggiungere i 517.794 euro “ballerini” di una fideiussione per registrare la concessione che il Comune ha pagato e la Capo d’Anzio mai restituito? E’ iscritta all’attivo del primo come crediti verso altre amministrazioni, al passivo della seconda come debiti verso il Comune. Che ha già provveduto a saldare la Banca Popolare del Lazio, a carico della collettività.

E per quella concessione, i canoni pagati a una Regione Lazio sorda e cieca, sono stati ben pochi se non nulli, così come è ormai scaduto non il termine per iniziare i lavori ma ultimarli. Solo dopo la presentazione di un ordine del giorno in Consiglio regionale proposto da Mattia e Minnucci (Pd) e approvato, qualche burocrate – magari gli stessi che dicevano no al progetto di Anzio ma approvavano Fiumicino e Formia – sembra essersi svegliato.

Ricordare i passaggi, a questo punto, serve per dire che c’era chi poneva dubbi e veniva preso per matto da una parte e il “sistema” Anzio dall’altra. Ad esempio le illusioni di cordate americane, di finanziatori turco-napoletani, di Igea banca, del fondo maltese? E le annunciate manifestazioni d’interesse, seguite da bandi inesorabilmente deserti? Montecarlo? Le centinaia di posti di lavoro?

Aveva un senso, questa operazione, forse quando la pensò il compianto Gianni Billia. Viene da dire che se ci fosse stato lui sarebbe realizzato da un pezzo. Anche per rispetto alla sua memoria, è bene che il sindaco stacchi la spina: lui l’ha creata e lui la chiude, la Capo d’Anzio. Ne uscirà meglio di quanto pensi.

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Malasuerte, il bar, la camorra. E scusate il silenzio

Tu guarda questi giornalisti campani, danno una notizia e mettono via Roma – ad Anzio – indicando proprio il luogo dove un tempo c’era il bar omonimo. Chiuso in fretta e furia, dopo un arresto eccellente.

A qualcuno piace dire che sono “fissato” con la camorra, con questa vicenda di Malasuerte. Di recente anche una vittima di estorsione in quella storia mi ha detto se ho finito di scrivere. Dispiace, ma no. Perché in Malasuerte – la sentenza è di Cassazione – c’è stata: ““Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Esponenti che un anno e qualche mese fa erano tutti nelle liste che hanno eletto la maggioranza che guida Anzio.

Il riepilogo sulla vicenda – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – lo trovate qui. La novità è che il bar citato nella vicenda “Malasuerte” ora finisce anche nelle carte di un’indagine sui Casalesi che ha portato a 11 arresti eseguiti dalla Dia di Napoli. Certo, per “Malasuerte” nessun politico o affine è stato indagato, importa poco a chi guida la città che il pubblico ministero – mentre gli avvocati di un boss che oggi riemerge da questa indagine si opponevano – abbia detto che ad Anzio la camorra c’è. Ancora meno che quell’estorsione era destinata proprio al boss e che qualcuno dei protagonisti si aggiri ancora proprio per i parcheggi di chi è diretto a Ponza, quando non nelle stanze del Comune.

Io sarò “fissato”, i colleghi locali tutti presi dai roboanti comunicati, ma sarebbe il caso di fare attenzione.

Ah, scusate il silenzio di queste settimane. Altri impegni professionali e di studio mi hanno preso, ma ci sono ancora state tranquilli. A presto! Anzi, parafrasando il mitico Marco Pannella: a subito!

L’aggressione, il “sistema”, la città senza futuro

Dopo l’aggressione al giovane nigeriano avvenuta ad Anzio nei giorni scorsi ho scritto, di getto, su facebook che la città non è questa. Una posizione criticata – e ci mancherebbe – ma che provo a spiegare meglio qui, anche alla luce dei particolari che stanno emergendo.

Partiamo dai precedenti, almeno da quelli che ricordo per averne raccontato negli ultimi 30 anni: egiziano pestato in piazza Pia, spedizione punitiva al residence “Corallo” a Nettuno (mica arrivano solo oggi, i migranti), indiano bruciato alla stazione di Nettuno, aggressione nei pressi dell’allora “Caravella” ad Anzio ai danni di un tunisino. Possiamo dire che basta questo per associare alle città il razzismo? O vogliamo dire che ci sono tanti, tantissimi esempi di integrazione? E tanti, tantissimi cittadini – da ultimo Franco Gallinari che ha soccorso il ragazzo nigeriano – pronti a intervenire al di là del colore della pelle?
Ecco, io penso che Anzio e Nettuno siano Franco, siano i bambini che frequentano le scuole e che parlano meglio italiano della loro lingua “madre”, siano il centro accoglienza Don Orione – che bruciò misteriosamente e siamo stati in grado di ricostruire meglio di prima, facendo continuare a svolgere il suo ruolo indispensabile – o le tante associazioni che si occupano di integrazione.
Poi c’è altro, il clima di odio che non è di oggi e non riguarda solo chi ha governato fino al mese scorso ma che un ministro come Salvini ha certamente acuito.
Ma non è questo il punto, a modesto parere di chi scrive, come non lo sono le prese di posizione ufficiali della politica di casa nostra o coloro che in risposta a un nigeriano aggredito ad Anzio postano su facebook le “gesta” di un migrante in qualsiasi altro posto d’Italia.
La questione è altra e va posta a chi ci governa da oltre un ventennio. Uno dei genitori dei ragazzi che hanno aggredito il nigeriano ha detto “la politica l’abbiamo vista quando c’erano da attaccare i manifesti per le elezioni, a 8 euro”. Indovinate per chi li attaccavano, dai non è difficile…
Cosa c’entra? Provo a dirlo: cosa ha fatto la politica di casa nostra – al di là del “sistema Anzio” che ruotava e ruota intorno all’appalto dell’immondizia e ad altri pubblici – per i suoi ragazzi e quelli immigrati? Oltre quello che definisco “collocamento per disperati” – nel quale gli aggressori sono purtroppo cresciuti – quali politiche di integrazione sono state portate avanti? Quali politiche sociali – non i fondi a pioggia – sono state poste in essere? Non c’entra semplicisticamente il razzismo, no. Anzi, è quasi troppo comodo. C’è sicuramente anche un razzismo più che latente – basta leggere certe risposte sui social – e dobbiamo interrogarci su cosa lo alimenti, non c’è dubbio. Ma la città che accoglie ha sempre dimostrato di essere più forte. È debole la città figlia del “sistema Anzio”, quella sì. La città che deve ricorrere al “collocamento dei disperati”, di chi con il miraggio di una casa a basso costo si è trasferito, è residente, e che non conosciamo. E su questo servono risposte.

Le deve fornire anzitutto l’amministrazione (dopo mesi di brand e sold out, non troviamo la presa di posizione del sindaco sul sito ufficiale del Comune rispetto a questa aggressione, per esempio) dobbiamo provare a darle tutti insieme. È una sfida, bella e difficile. Perché c’è la vittima dell’aggressione e ci sono due ragazzi altrettanto vittime. Di una città senza futuro.

“A peggio de noi!”. Ciao Avvocato, quante battaglie

Mario Mammola (foto da http://www.ilgranchio.it)

Se oggi Villa Albani svolge ancora una funzione per gli handicappati gravi e gravissimi lo dobbiamo a Mario Mammola, al secolo “l’Avvocato” ed Alvaro Del Vecchio. Lo ricorda bene “Il Granchio” che insieme ai due strenui difensori dell’ospedale ha seguito tutte quelle battaglie. Non c’erano i selfie, i social, sì e no vecchi ciclostile e primi computer, macchine da scrivere e telefoni a gettoni. Si incatenarono, Mario e Alvaro, affinché non venisse smantellato quell’ospedale. Affinché non venisse meno il ruolo che aveva avuto per disabili come i loro figli. Per quel diritto alla salute che oggi – con l'”Avvocato” che ci lascia – dovrebbe far fischiare le orecchie al direttore generale della Asl, Narciso Mostarda, e al suo arrampicarsi sugli specchi rispetto all’ospedale di Anzio.

Mario e Alvaro hanno difeso quel diritto che non era semplicemente dei loro figli, non lo avrebbero fatto solo per loro, ma di una comunità intera. Ma l'”Avvocato” non era solo la battaglia per Villa Albani, era l’amore per la sua Anzio. Per il calcio e per il baseball. La passione per lo sport e mai una parola fuori posto, verso gli avversari, ai quali male che andasse riservava un epiteto che era “a peggio de noi! Sete peggio de noi!

Ciao Mario, forse in quelle battaglie siamo stati “peggio de te”, ma è stato bello condividerle. Qualcuno, alla Asl e in Comune, dovrebbe ricordarselo e magari intitolare anche solo una sala di Villa Albani a te e Alvaro.

Parcheggi, “Malasuerte”. Scoperte (e silenzi) dell’accesso civico

Non ho il piacere di conoscere la segretaria generale del Comune di Anzio. Sul ruolo da protagonista che questa figura è andata assumendo nel corso degli anni ho avuto modo di esprimermi in passato, è una personale posizione, ma ricevere la risposta a un accesso civico generalizzato dopo tre mesi e sentirsi quasi “bacchettare” è singolare. Ma pazienza. Voglio semplicemente sottolineare che poco è cambiato, anzi nulla, rispetto al passato sul tema della trasparenza in questo Comune e che anziché vedere come fantasmi i cittadini che chiedono lumi, si potrebbe intanto rispondere nei tempi dovuti. La trasparenza – e con essa l’accesso civico dei cittadini, anche a documenti “non oggetto di pubblicazione obbligatoria“, come mi fa notare la segretaria che al tempo stesso è pure dirigente, controllore e controllata (accadeva anche in passato, siamo ad Anzio suvvia!) – sono una garanzia per tutti. Primi i vertici di un Comune.

Ebbene veniamo al motivo del “contendere“, agli accessi civici che da semplice cittadino ho presentato. Uno riguardava la vicenda dei parcheggi affidati alle società che li gestiscono da sempre e finite al centro della sentenza “Malasuerte” per le note “pressioni” della politica locale. Vicenda che forse sfugge alla segretaria, così come al Difensore civico dell’Area metropolitana al quale ho dovuto chiedere di intervenire perché dal Comune non rispondevano. Non era dato sapere i criteri di assegnazione, quanto pagassero, se ci fossero vicende pregresse e/o sanzioni. Richiesta del 18 giugno, risposta arrivata il 19 settembre, appunto dopo il sollecito del difensore civico (che nega alcuni atti, quello tra Capo d’Anzio e società di parcheggio è un contratto privato, come se la Capo d’Anzio non fosse dei cittadini, ma pazienza) e una serie di post su facebook che hanno avuto se non altro il merito di far finalmente rispondere. L’amministratore della Capo d’Anzio aveva impiegato dal 18 giugno al 9 agosto per farlo, spedendo la lettera al sindaco che l’aveva tenuta nel cassetto.

Ebbene le società hanno diritto allo spazio sulla base di una delibera di giunta del 2016, quando le “pressioni” erano già emerse e chi governava (ed è parte di questa maggioranza) ne era stato protagonista; Capo d’Anzio ha provato a dire no alla concessione di spazi ma ha fatto marcia indietro per evitare che chiedessero i danni; non è stato possibile effettuare sanzioni per auto in sosta fuori dagli spazi (e ce ne erano eh, quante ce ne erano…) perché nonostante la richiesta di intervento anche alla polizia locale “non è stato possibile ricondurre la sosta vietata a….“. Polizia locale che fu determinante nel far concedere gratis gli spazi alle due società. E quanto pagano oggi? Nella relazione non viene riferito, però non ho dimenticato il mestiere che faccio e ve lo dico io: per ciascuno spazio quanto un cittadino normale, con la differenza che io non ho diritto al posto, né posso riaffittarlo ad altri, loro sì. Perché la “Capo d’Anzio” non sia in grado di gestire un servizio che consentirebbe entrate certe resta un mistero, diciamo per fare un paragone azzardato che è come se a Fiumicino la società Aeroporti di Roma rinunciasse a gestire i parcheggi, ma tant’è… A mio modesto parere le “pressioni” restano forti, vedremo se quella delibera resterà in vigore o ci sarà il coraggio di revocarla.

Dicevo della Polizia locale, un accesso agli atti sui costi per le ambulanze in occasione della Roger Waters night e della festa del Patrono ha fatto scoprire che c’è stato un “breve lasso di tempo” per organizzare le manifestazioni. Come se non celebrassimo Sant’Antonio da oltre un secolo, ma lo avessimo scoperto solo qualche giorno prima. Pazienza, quel costo – se c’erano come si afferma cinque ambulanze con equipaggio (15 persone, fra cui tre medici) e cinque squadre “appiedate” (10 persone in tutto) è congruo. Non ero alle manifestazioni, immagino ci fossero i mezzi indicati. Tralascio grammatica e sintassi della risposta, ricordo solo che un po’ di attenzione non guasterebbe: sono atti ufficiali di un Comune.

Dal quale aspetto risposta – è abbondantemente trascorso il mese previsto dalla legge, a proposito di quella che amavo e amo definire legalità delle cose quotidiane – sulle affissioni estive. Abbiamo visto tutti lo “spettacolo” dei manifesti ovunque, allora ho provato sommessamente a chiedere se:

  • le società alle quali sono affidati gli spettacoli, le compagnie teatrali ovvero il management degli artisti hanno presentato richiesta di affissione o meno
  • copia dell’eventuale concessione di patrocinio da parte del Comune che esclude le società organizzatrici o altri dal pagamento delle tasse di affissione
  • nel caso non ci fosse patrocinio gratuito, quanto ha incassato finora il Comune per le affissioni e/o eventuali multe elevate alle società o altri alle quali sono stati affidati gli spettacoli per manifesti al di fuori degli spazi consentiti.

Mi rivolgerò a breve, in caso di mancata risposta, di nuovo al difensore civico dell’Area metropolitana. So bene, anche qui, che non c’è “obbligo di pubblicazione“. Però sapere se oltre i lauti finanziamenti elargiti a chi organizzava spettacoli (con un cartellone apprezzabile, sia chiaro) e a chi era candidato nelle liste di questa maggioranza o le sosteneva, sia stato anche concesso altro, ritengo sia un diritto di tutti i cittadini. Lo dice – per la cronaca – un decreto legislativo. Ben noto a chi guida il Comune, immagino.

Ospedale, quanta ipocrisia. E adesso chiudetelo…

La sollevazione del mondo politico contro la chiusura del reparto di ostetricia e della pediatria del “Riuniti” di Anzio e Nettuno è ipocrita e tardiva. Fa sorridere come gli stessi che – trasversalmente – per anni sono andati a prendere voti, si sono ingraziati i direttori generali e commissari chiedendo ora di spostare un dirigente, ora di nominare un primario, ora di avere una Uos – unità operativa semplice – e ora una Uoc, complessa, per il medico amico, oggi scendano in campo. C’è da chiedersi dove fossero, da destra a sinistra, quelli che non si sono accorti che di 10 ragazzini registrati all’anagrafe di Anzio, solo 3 nascono in ospedale, contro gli 8 di mica tanto tempo fa. Perché accade questo? Semplice, disarmante direi: quel reparto è stato abbandonato a se stesso dalla Asl, non si è “investito” su personale e mezzi, così da fiore all’occhiello è diventato un luogo in cui si viene, si “sverna”, magari si portano i pazienti verso Roma o altre località, perché qui non ci sono prospettive.

I sindaci, poi, quelli che si sono fatti il “selfie” con il direttore generale Mostarda, da una vita in questo ambiente, personaggio più navigato dei politici di casa nostra. Che ci dirà ora? Che sono i dati? O che arriverà qualche macchinario programmato e atteso da tempo e i nostri primi cittadini saranno più contenti? Oggi si indignano, ma ieri – non tanto Coppola da Nettuno che ancora non c’era quanto il nostro De Angelis, attraverso il suo vice Fontana – hanno consentito che si svuotasse anche otorino. Basta leggere il verbale dell’ultima conferenza dei sindaci. Almeno, stavolta, qualcuno c’è andato. Con Bruschini, del quale il nostro stesso sindaco rimangiandosi gli impegni solenni dice di essere la continuità, alle conferenze non si andava ma poi si facevano i “tavoli” e arrivavano le promesse. Inutili. Perché via via si perdevano la senologia, il centro trasfusionale e via discorrendo. E non è certo esente da responsabilità la Regione Lazio, a guida Pd – unico ancora a non esprimersi sulla vicenda a livello locale – che taglia oggi e taglia domani, apri un ospedale pressoché vuoto come quello dei Castelli, ha perso di vista le necessità di un territorio. E non da oggi, perché se passi da 800 a 300 parti non accade in un anno, hai scientemente scelto di non preoccuparti. Come fu, giova ricordarlo, in campagna elettorale. Quando per rispondere alle divisioni interne del Pd l’assessore D’Amato pose “impegni pregressi” e non partecipò a un dibattito al quale aveva dato la sua disponibilità. Gli impegni erano una inaugurazione a Pomezia, dalla quale Anzio dista 20′. Ecco, le logiche manco di partito ma di corrente, questo è.

E pagano i cittadini, pagheranno ulteriormente le donne private prima della senologia, ora di ostretricia e ginecologia che mica tanto, 10 anni fa, presentava un lavoro a livello internazionale sull’incontinenza urinaria ed era tra i reparti migliori del Lazio. Era un’eccellenza, con i vari Gilardi e Ambrogi, poi è finito tutto. E’ stato fatto finire tutto.

Non è un problema di pediatri – che mancano qui come altrove, in provincia di Latina hanno dovuto pagare cifre enormi e farli arrivare da una società di Bologna – è di scelte mancate. Si metterà anche una “pezza”, adesso, ma non basta. Perché la Regione Lazio deve dirci – e non lo ha fatto – cosa vuole fare di questo ospedale. E deve dircelo oltre le pie intenzioni e le belle parole, nei fatti. Devono dircelo – e non lo hanno fatto – sindaci, assessori, consiglieri comunali di lotta e di governo, magari medici in servizio e al tempo stesso impegnati in politica, proprio con l’ospedale bacino elettorale.

Perché i cittadini sono stanchi di essere presi in giro da chi si ricorda ora di fare una “battaglia” che andava combattuta nella conferenza locale sulla sanità e con i consiglieri regionali di riferimento, adesso è tardi. Perché Zingaretti, l’assessore D’Amato, Mostarda e chi c’è stato prima di loro – amo dire banalizzando che Storace ha gestito la sanità con le unità operative dell’unghia incarnita e Marrazzo dell’osso al piede, mentre negli anni precedenti c’è chi come Pasetto fantasticava di nuovi ospedali proprio al confine, ricordate? – devono prendere coraggio e dirci: signori, qui si chiude. Oppure, signori: qui resta un grande pronto soccorso (ma con il personale adeguato, non con le carenze di sempre) e per il resto dovete andare altrove, dove troverete le eccellenze (!?!) oppure vi arrangerete.

Perché se davvero “prendessero in carico” – e non in giro – i cittadini fragili e i malati cronici, dell’ospedale ci sarebbe bisogno solo per le urgenze reali. Ma si deve trovare il coraggio, una volta per tutte, e con altrettanta determinazione queste comunità debbono dimostrare che per un’utenza di 120.000 abitanti che raddoppiano l’estate serve un ospedale non che abbia tutto ma il minimo indispensabile e di livello. Non i medici che ora arriveranno dal “Bambino Gesù” e poi chissà, non i contratti a termine, non chi è qui sperando di andare via o di restare perché “sono voti”. Guardiamola in faccia, la realtà, è così. E o si investe per rilanciare i reparti e servizi che resteranno, sulla “presa in carico”, oppure meglio chiuderlo l’ospedale. E senza “selfie”.

Sì a Verdone, cosa resta del #brand e la “Città siamo noi”

Non sarò il 30 agosto a Villa Adele per la cittadinanza onoraria a Carlo Verdone. Mi spiace e magari interessa a pochi, però con l’idea di dare all’illustre attore e regista questo riconoscimento sono d’accordo. E non da oggi. È uno degli argomenti che insieme al sindaco abbiamo discusso spesso, in passato, immaginando come poter dare visibilità a una città che aveva bisogno di riprendersi il suo ruolo. Verdone è riconosciuto a livello internazionale, decanta Anzio ogni volta che può, l’ha inserita in un libro, è un nome da condividere

Come lo sono – ad esempio – Mario Draghi che ad Anzio trascorre le sue vacanze o i Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico che fra l’altro ritrovarono i beni trafugati nel nostro museo, dove chi amministrava (sempre loro) aveva “dimenticato” un pezzo di allarme. Come lo sono tanti altri che ad Anzio hanno messo radici e come lo è Adele Di Consiglio, frettolosamente archiviata dalla maggioranza, mesi fa – andrebbe detto a Verdone – per ragioni ideologiche e non altro.

Del resto il sindaco ha detto che lui fa un po’ come vuole, ha vinto, governa, “la città siamo noi” e stessero zitti o quasi gli altri. Deve essere l’impeto leghista, unito al ripensamento rispetto al passato. Oggi, infatti, è “Orgoglioso” di essere la continuità di Luciano Bruschini, la pensava diversamente nel 2013 e anche prima – quando nel primo mandato scatenò i consiglieri passati a Fli insieme a lui che seguì Fini da An al Pdl e poi nell’esperienza nata e morta lì (Ricordate? Chissà che fine ha fatto…). Lo aveva scritto anche nel programma del 2018 di voler essere “discontinuità” ma pazienza. Anche nelle parole, ormai, rappresenta appieno il suo predecessore.

Ma sulla cittadinanza onoraria, ripeto, sono d’accordo. Dissento sull’enfasi, mi piacerebbe conoscere le spese – dell’evento e dell’intera estate, alcune delle quali al limite del voto di scambio – e soprattutto da “sparuta” quanto orgogliosa minoranza provo a chiedere: e poi?

In quale città Verdone – e mi auguro gli altri – saranno calati? Finiti #brand, #soldout, rinascimento (sarà una coincidenza, lo stesso nome dell’associazione con fidati professionisti vicini al sindaco che guarda caso hanno organizzato eventi) il modello di sviluppo che propongono De Angelis e la sua maggioranza sono gli eventi ben montati dal punto di vista mediatico e del marketing e molto partecipati o una città nella quale si crea sviluppo per tutti? Il porto delle nebbie, una società come la Capo d’Anzio decotta, è ancora un obiettivo o dopo 20 anni di annunci si restituisce la concessione e si prende atto del fallimento? E cosa si vuole fare – per restare al quotidiano, alla legalità delle cose quotidiane – dei parcheggi rimasti a chi è stato “vittima” di “Malasuerte” per interessi della politica con la quale dice di essere in continuità?

Per il Paradiso sul Mare, oltre deridere le proposte altrui, esiste un piano? E visto che voleva cacciare la Camassa, con una città sommersa dai rifiuti, perché non lo ha fatto? Cosa l’ha impedito, al punto di volere addirittura proseguire non sulla base della scadenza del bando ma del contratto? Se Anzio fosse stata nelle condizioni che abbiamo visto e vediamo con Placidi assessore, cosa avrebbe detto il De Angelis di lotta e di governo?

E dopo “villettopoli”, un territorio svenduto, l’inevitabile arrivo di un ceto medio-basso, cosa si intende fare con il piano del centro? Ci sono le osservazioni, a breve, e una maggioranza più litigiosa di quello che si vuole far credere sembra molto agguerrita e interessata. Per non parlare – a proposito di maggioranza – di un Udc che ha visto finire altrove le sue ambizioni, dopo l’ingresso di Cafà in maggioranza. Basta leggere qualche post e sentire gli ambienti, ma si sa di cosa parliamo.

Fortuna, intanto, che questa “sparuta minoranza” ha in qualche modo costretto il sindaco a revocare la delibera sui “quattro cantoni” alla Vignarola, unica cosa in discontinuità con la precedente amministrazione.

Eventi furono anche, fra gli altri, Paolo Conte o Bob Dylan (con il Comune che pagò profumatamente), la Fanciulla d’Anzio e la conferenza delle città del Mediterraneo, ma cosa è rimasto? Qual è il ruolo che ha Anzio? Mordi e fuggi, villettopoli o una città che va oltre le manifestazioni di chi spesso ha il solo merito di essere vicino all’amministrazione se non di essersi candidato? E cosa rimarrà dopo questa stagione di visibilità mediatica (in parte a pagamento, ricordiamolo) nella quale si è fatto credere che un quotidiano on line è il primo in Italia (ma non per contatti, è il primo a essere stato creato) e che l’indagine sulle spiagge ci premia? Vero, ma nel Lazio è stata valutata solo Anzio.

Sono tecniche, è noto, lo sa pure il sindaco che “sputa” sui social che dal Comune usano a mani basse (e pensare che voleva cacciarlo a Bruno Parente) e che lui scruta ossessivamente.

Un saluto da una minima e orgogliosa parte di “sparuta minoranza”, senza rancore. Torno in Italia il 10 settembre, continuerò a chiedere e proporre. La città non è di chi ha preso più voti, anche se lo fa da oltre venti anni. La città è di tutti e la democrazia non è la maggioranza vince, ma le minoranze sono rispettate. Tutte. Sarà d’accordo anche Verdone: benvenuto, illustre concittadino.

Parcheggi, non si può sapere tutto. Ma io insisto e “sfido”

Il Comune di Anzio e la Capo d’Anzio hanno fatto bene a tacere. Non posso sapere tutto sui parcheggi. Riporto, di seguito, la risposta del difensore civico dell’Area metropolitana che accoglie parzialmente la mia richiesta:

Con riferimento all’istanza di riesame indicata in oggetto, si invita codesta Amministrazione a disporre in favore del ricorrente l’ostensione dei seguenti atti: – I criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca per l’isola di Ponza. Le altre due richieste del ricorrente non possono essere accolte. Infatti: – Il contratto sottoscritto tra la società Capo d’Anzio e la società di parcheggio fa parte della fase esecutiva dell’appalto, fase che essendo disciplinata dalle norme di diritto privato non è soggetta a quelle pubblicistiche in materia di diritto d’accesso: sul punto cfr. TAR Marche Sez. I n. 677/2018 e TAR Toscana Sez. III n. 577/2019. – La situazione dei pagamenti e le eventuali contestazioni/sanzioni alle società concessionarie non possono essere accolte in quanto generiche, esplorative e massive: tali richieste infatti non indicano né gli anni di riferimento, né il nome o il numero dei concessionari, né altri estremi per identificarli“.

Ne prendo atto, ho sempre rispetto per le istituzioni. Che il contratto sia disciplinato da norme di diritto privato è una delle anomalie in presenza di una società pubblica, ma pazienza. Mentre per la seconda parte insisto e sfido un’amministrazione che si dice in discontinuità con la precedente a fornire ugualmente i dati. Se non a me a qualche consigliere comunale di buona volontà, nell’esercizio del suo mandato. Ha ragione il difensore civico, non indico anni di riferimento né nome o numero dei concessionari, ma in Comune e alla Capo d’Anzio hanno capito benissimo e tutti noi sappiamo ciò che l’avvocato Alessandro Licheri non è tenuto a conoscere. Per questo insisto e sfido l’amministrazione: qual è la situazione dei pagamenti? Ci sono state sanzioni?

E intanto Comune e Capo d’Anzio, provvedano a rilasciare quanto richiesto anche dal difensore civico. Ribadisco: non ci fosse stata “Malasuerte” e il “coinvolgimento nella vicenda di esponenti della politica locale”, tutto ciò avrebbe un interesse minore. Ma anche questo l’avvocato Licheri non era tenuto a saperlo.

Vigili, nuova sede senza taglio del nastro. E ora il Paradiso sul mare…

L’inaugurazione dell’ufficio turistico (foto http://www.comune.anzio.roma.it)

Da qualche tempo, ormai, la Polizia locale di Anzio usa la nuova sede. Quella nei locali dell’ex commissariato di polizia, in via del Faro, dopo i lavori ultimati con una procedura a dir poco singolare.

L’obiettivo è raggiunto, dirà qualcuno, era indispensabile una collocazione dignitosa e finalmente c’è. Gli eventuali accertamenti su procedura e costi ci diranno se è tutto a posto o meno, di certo in Comune non si è trovato il tempo di andare a tagliare il nastro come – invece – è stato per l’ufficio turistico in piazza Pia. Lì fra #brand, selfie di consiglieri e affini, c’è stata una inaugurazione in pompa magna. Per i vigili, nulla. Motivo? Chissà, forse non c’era tempo. O forse, come si vocifera, i rapporti tra sindaco e dirigente non sono così idilliaci. Vicende loro.

Di certo l’ufficio del turismo dà lustro. E’ costato oltre 50.000 euro, speriamo di vedere i frutti di tanto impegno, ma è una cosa che mancava, anche se servirebbe molto di più l’ufficio relazioni con il pubblico per il quale si continua a violare la legge. Ed era indispensabile la sede della polizia locale, proprio per questo a proposito di #brand sentiamo di lanciare una provocazione.

Se per l’ex commissariato è stato seguito un iter che si ritiene corretto, il sindaco affidi al dirigente della polizia locale la ristrutturazione del Paradiso sul Mare. Un nuovo #brand, quello dei lavori pubblici “metodo Anzio”. Sì, perché nel primo caso si è agito sotto la soglia dei 40.000 euro, con una spesa che poi è andata lievitando e gli atti – anche su segnalazione della consigliera Lina Giannino – sono finiti all’attenzione della magistratura.

Per il Paradiso sul Mare, grazie anche allo sblocca-cantieri, basta chiedere tre preventivi e immaginare che si possano spendere 150.000 euro come allora si pensò che per l’ex commissariato ne bastavano 35.000. Vuoi che non si trovano tre ditte? Si comincia e poi si segue il #brand lavori pubblici “metodo Anzio” voluto da Bruschini e proseguito, per lo stabile di via del Faro, con De Angelis. Diventeremmo da esempio a livello nazionale…

La Corte dei conti, la condanna e il “filo rosso” del sistema Anzio

Vanno lette con attenzione le 42 pagine della sentenza della Corte dei Conti che condanna, in primo grado, l’ex assessore Patrizio Placidi e l’ex dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio. Al solito in questo spazio si presume l’innocenza di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie e quella delle cosiddette “27 proroghe” penalmente è ancora in piedi, mentre la magistratura contabile ha inteso condannare al risarcimento i due. Le responsabilità sono personali e ciascuno ne risponde quando le sentenze sono definitive, ma quello che interessa sono gli oneri dei quali la politica si è fatta carico.

Per questo vanno lette con attenzione quelle pagine – direi soprattutto da colleghi giornalisti troppo presi a esaltare #brand e compagnia – perché aveva ragione il sindaco, allora consigliere di opposizione (?!), che nell’assise comunale disse dopo l’arresto: “Placidi è vittima del sistema“.

Non vittima, ma parte importante, insieme a tanti altri, molti dei quali decisivi per la sua vittoria un anno e qualche mese fa. Solo che pagato Placidi, sembra esserci liberati di tutto il resto.

Che invece riemerge prepotentemente in quelle 42 pagine. Perché se “gli artificiosi frazionamenti, con cadenze mensili, hanno di fatto impedito al Comune di conoscere la reale entità della spesa necessaria per tale servizio rilevata soltanto a consuntivo al termine di ciascun periodo di proroga” c’era chi doveva accorgersene e non lo ha fatto. Perché si tollerava (e si tollera ancora con altre realtà, vedi affidamenti di spettacoli estivi che rasentano il voto di scambio) che ci fosse chi utilizzava “le cooperative sociali, e i responsabili delle stesse – secondo le accuse- a fini elettorali” .

Le cooperative – che sono Giva e Pana – riferimento dell’allora estranea alla politica Valentina Salsedo (imputata con Placidi e altri nelle “27 proroghe”), poi candidata in “ticket” con Giorgio Zucchini e oggi assessore e presentatrice dell’estate, ci portano dritte dritte ad altre due indagini. Una è quella, con sentenza definitiva, nota come “Malasuerte”, l’altra quella per il passaggio da Giva a Parco di Veio del servizio proprio a Villa Adele. Nella prima il marito dell’oggi assessore era entrato nel settore dei parcheggi al porto e poi si è ritirato a seguito di un incontro al quale presero parte l’ex vice sindaco e il fratello dell’ex sindaco. Incontro che non ha avuto risvolti per i partecipanti, ma si è trasformato in una estorsione per la titolare di una delle attività ancora oggi presenti al porto. Nella seconda l’attuale assessore Ranucci fu protagonista – ed è sotto inchiesta – di un’aggressione perché tra quelli che non erano stati confermati c’era un suo parente e lui diede in escandescenza.

Il “filo rosso”, a voler seguire i nomi, ci porta alle intercettazioni sulla Biogas e sul secondo impianto – poi bocciato dalla Regione – nessuna responsabilità penale ma politiche, pesanti, certamente sì. E spiega come e perché si cercassero – come sembra qualcuno provi a fare anche adesso – dipendenti “allineati”.

E se Alessandroni è stato cacciato – nonostante il sindaco gli facesse i complimenti nella lettera notificatagli – perché si tengono gli altri? Ed è mai stato chiarito quanto affermato proprio da Alessandroni sugli “interessi personali” dietro il suo allontanamento?

Misteri della politica. Come sono misteri delle indagini quelli che portano ai domiciliari per un “Durc” mancante l’ex assessore Colarieti e la dirigente Santaniello (poi scagionati, ma intanto pesantemente compromessi da quella vicenda) e non si accorgono di quelli mancanti nelle 27 proroghe, come scrive la Corte dei Conti.

Ma il “filo rosso” del sistema Anzio è anche oltre, perché la Corte dei Conti riduce la condanna a Placidi e Dell’Accio in quanto “il responsabile del servizio finanziario avrebbe dovuto e potuto evidenziare, le anomalie nelle procedure di spesa avendo il dirigente provveduto direttamente a liquidare i corrispettivi 41 con determinazioni di impegno e di liquidazione adottate dopo la presentazione delle fatture, in palese violazione delle procedure di spesa” mentre “i revisori non hanno svolto alcuna attività di controllo sulla gestione del servizio da parte del settore di competenza in presenza di proroghe e/o rinnovi disposti senza adeguata motivazione per un lungo periodo temporale, senza gara“. Revisori che all’epoca, giova ricordarlo, erano ancora scelti dalla politica. E guai a disturbare il manovratore.

Sapete dove ritroviamo il responsabile del servizio finanziario, insieme ad altri? Nell’indagine sul Deportivo, la gestione singolare dello spazio della piscina trasformato in locale di intrattenimento ai danni del Comune.

Serve altro?