Villa dei Pini Covid, prese in giro e inspiegabili silenzi

Avevano proposto di fare una Rsa Covid, ci sono riusciti. Diciamo le cose come stanno, a Villa dei Pini c’è un focolaio e quello che è uscito ufficialmente dalla porta, è rientrato dalla finestra.

Fingere che non esista il problema, come si ostinano a fare al Comune nel quotidiano bollettino che specifica i positivi al Covid 19 solo residenti, sa francamente di presa in giro. Come lo sa il silenzio della Regione Lazio che per altre strutture ha fatto fuoco e fiamme e ammesso che nelle Rsa ci sono stati pochi controlli (giusto, assessore D’Amato?) e di una Asl che quei controlli dovrebbe farli. I pazienti positivi da altre Rsa sono stati spostati (vedi la San Michele di Aprilia, per esempio), qui no: perché?

Gentilmente, qualcuno vuole spiegare ai cittadini cosa è successo a Villa dei Pini? Come sia stato possibile che si sia arrivati al focolaio? Quali misure si stanno adottando?

Nessuno, l’ho detto in tempi non sospetti, vorrebbe essere oggi al posto di un sindaco o di un amministratore pubblico con l’emergenza che stiamo vivendo. Ma ciò non toglie che i cittadini vadano rispettati. I malati, vittime evidentemente di qualche manchevolezza nell’adozione di misure idonee a prevenire l’infezione da Covid 19 in quella struttura, e coloro che devono fare i “salti mortali” per comprendere quanti sono realmente i casi ad Anzio e se corrono rischi. Al netto delle polemiche, degli “ultras” pro o contro chi guida la città, di chi spara a zero contro presunte “bufale” che tali non sono. Ad Anzio esiste un focolaio – un cluster, chiamatelo come volete – ed è in una struttura che voleva essere Rsa Covid, è stata salutata dal sindaco come “eccellenza sanitaria” quando ha detto che avrebbe rinunciato a quell’investimento, ora ospita quei malati tra poca indignazione e tanti silenzi.

Ha nulla da dire il plenipotenziario direttore generale della Asl, capitano di lungo corso della sanità che – come la stragrande maggioranza dei manager in questo settore – deve le sue “fortune” in buona parte alla politica? E l’assessore regionale? Oltre chiudere servizi all’ospedale – ci sarebbe da ragionare a lungo, non è il momento – e darci una scatola vuota come la “Casa della salute” che fatica a prendere in carico realmente i cittadini, sulla vicenda Villa dei Pini intendono fare chiarezza? Perché c’è poco da fare: la Regione autorizza, la Asl deve controllare. Quella struttura non è autorizzata Covid, o sì?

Il Comune? Nella smania comunicativa del primo cittadino aver “salutato” quella eccellenza ha costretto a fare retromarcia qualche giorno dopo e a chiedere ad Asl e Regione come stessero le cose. Ha chiesto controlli, sicuramente urlato alla sua maniera, così ora preferisce celarsi dietro ai casi dei residenti e pazienza. Cosa hanno fatto le altre istituzioni? Il sindaco è stato informato o non? Lui è la principale autorità sanitaria sul territorio e se quel gruppo imprenditoriale pubblicamente ringraziato per avere ritirato la richiesta di realizzare la Rsa Covid oggi di fatto la ospita, sicuro che non può fare nulla? E l’assessore alle politiche sanitarie del Comune che in un video su facebook invita chi lo critica a “guardarlo in faccia”, ha nulla da dire a proposito?

Restiamo ai dati, allora: da inizio epidemia Anzio ha registrato 68 casi, i numeri di Salute Lazio sono chiari. Non dividono tra residenti e non. Nella vicina provincia di Latina, per esempio, si contano 32 decessi tra i quali una donna originaria di Cremona e un senza fissa dimora tedesco, perché i casi sono avvenuti in quella Asl. Non si conta, pensate, un uomo di Fondi che però è morto ad Albano. Possiamo discutere sul metodo, ma i dati a oggi sono questi e i conti si fanno così.

Ad Anzio esiste, una “prevalenza” cioè i casi in rapporto alla popolazione in un determinato periodo che è vicino a 30 ogni 10.000 residenti, tra i più alti in questo momento nel Lazio. Ed esiste un gruppo che voleva una Rsa Covid, si è tirato indietro, ma ce l’ha ugualmente. Come e perché nessuno sa o vuole dircelo, tra Comune, Asl e Regione Lazio.

Siamo di fronte a una pandemia, nessuno gioisce – anzi – ma i silenzi e le prese in giro no. Sono troppo.

Il Comune, il sindacato, il viavai delle lauree

Un dirigente con un titolo per un altro ce lo abbiamo avuto, chi prometteva di “cacciarlo” se lo è tenuto prima che questi salutasse senza troppa benevolenza. Stavolta meglio non correre rischi, così sulla copertura di due posti di istruttore di vigilanza categoria D/1 (uno dei quali per personale interno) riservati alla polizia locale e per i sei di istruttore direttivo amministrativo (sempre metà agli interni) al Comune di Anzio si fanno sei atti in pochi giorni. Quelli del 16 e del 23 aprile sull’albo pretorio sono – per i modesti mezzi di chi scrive – introvabili. Però una copia, per fortuna, quando si scarica può essere conservata.

Direte: ma assumono! E certo, ne siamo tutti felici. Primo atto, servono lauree specialistiche o magistrali che vanno da giurisprudenza a relazioni internazionali, da scienze politiche a scienze dell’amministrazione, fino a scienze economico-aziendali, con relativi riferimenti alle lauree del vecchio ordinamento. Servono sia per i vigili, sia per gli amministrativi. E’ il 16 aprile.

Una settimana dopo, con l’intento di assicurare “la massima partecipazione”, il bando viene integrato alle lauree triennali che riguardano – ancora – le aree precedenti. E’ il 23 aprile. Tra le motivazioni dell’ampliamento “la particolare situazione emergenziale che ha provocato una non prevedibile criticità economica e occupazionale sull’intero territorio nazionale”. I posti non si aumentano, andrebbe rifatta la delibera e trovati i fondi necessari, ma le possibilità di partecipare causa Covid 19 sì.

Si racconta in Comune che ci sia particolare attenzione alla vicenda da parte di delegati sindacali, uno in particolare: non è pubblica ma ci sarebbe persino una lettera che invita a indicare altri classi di laurea. Arriviamo al 5 maggio, alle lauree triennali per gli istruttori di vigilanza si aggiunge quella di scienze dell’educazione e della formazione, mentre alle magistrali quella di ingegneria chimica. Agli amministrativi si aggiunge la prima, ma non la seconda.

Un viavai di lauree, dunque, qualche preciso sollecito, pare. Si sa, la difesa dei lavoratori…

Addio a Luciano, cittadino perbene

Luciano Dell’Aglio

“Ma sto Dell’Aglio esiste?” A un certo punto, negli ambienti politici di Anzio, cominciarono a chiederselo in molti. Potenza dei social network, dove Luciano aveva iniziato una delle sue tante battaglie civiche. Sulla Tari, se non ricordo male. Esiste eccome, rispondevo io, e fareste bene ad ascoltarlo. Ma si sa, chi governa Anzio pensa sempre a cosa possa esserci “dietro”, non si fida, preferisce far decantare… E purtroppo lo segue anche chi ha fatto della burocrazia uno scudo, non un sistema per rendere efficiente la macchina amministrativa.

Luciano Dell’Aglio se n’è andato ieri, la sua patologia respiratoria cronica si era aggravata e lui, un leone per lunghissimo tempo, aveva mollato. Tranquilli a Villa Sarsina o in Prefettura, non c’è più bisogno di rispondere alle Pec di un cittadino perbene, uno che chiedeva semplicemente chiarimenti o che si metteva a disposizione se ci fosse un problema da risolvere. Da ultimo i pdf “editabili” – realizzati prima di quelli del Comune – per chiedere il contributo necessario ad acquistare i tablet e il resto in occasione della pandemia. Perché Luciano, un napoletano diventato manager in General motors e preciso più degli americani, si appassionava. Testardamente, senza mollare, scoprendo tra le pieghe – per esempio – che sull’ultima delibera per la tariffa rifiuti c’era una cifra e sul piano finanziario un’altra – con una differenza di decine di migliaia di euro – e realizzando un modellino per calcolare da soli la reale cifra da pagare. O smascherando qualche anomalia sul “Cassetto tributario” che avevamo pagato e altri registrato… O semplicemente trovando la soluzione con un programmino a qualche problema sulla “lettura” di documenti o dati da mettere insieme per una tesi.

Molti della politica anziate gli dicevano di sì, poi uscivano da casa sua (che è stata aperta a chiunque avesse voglia di ascoltare o avere un consiglio, anche solo di informatica) e dimenticavano.

Oggi che se ne è andato posso dire che è stata una delle persone migliori tra quelle conosciute passando dal virtuale dei social, al reale di un aperitivo “infinito” vicino casa sua, quando mi spiegò come aveva scelto Anzio, il suo essere combattente, la patologia con la quale conviveva, la passione per il tennis, l’essere stato arbitro di calcio…. Quella malattia lo teneva in casa, dove era diventata una bella abitudine andare a prendere un caffè per parlare della sua ultima “scoperta” attraverso i documenti del Comune, del programma per le mense che lui “suggerì” facendo risparmiare decine di migliaia di euro a un ente che comprava continui aggiornamenti per qualcosa che non funzionava, di come in questa sgangherata Italia i pazienti cronici siano lasciati a loro stessi. Ad esempio se scade un piano terapeutico e serve uno pneuomologo, ma non puoi muoverti, quello domiciliare c’è solo sulla carta. Altro che “Casa della salute” e “presa in carico” dei cittadini. Lo mandava in bestia questo sistema, il fatto che pochi reagissero o che nessuno – a Villa Albani o alla Roma 6 – si assumesse la responsabilità di dirgli come fare. Che si dovesse chiamare qualche “conoscenza” per venirne a capo.

Il nostro caffè si era diradato nel tempo per i miei impegni, ma era tra gli appuntamenti da non mancare. Aveva scritto la parte relativa all’informatica del programma di #unaltracittà, avrebbe spiegato che molto di quello che avevamo intenzione di fare era già compreso negli strumenti a disposizione e che bastava far partire e seguire la “macchina” senza pensare a compromessi politici o, peggio, agli aggiornamenti venduti dai soliti noti.

In questo difficile momento dico alla signora Adriana, ai figli che ho avuto modo di conoscere di sfuggita, ai nipoti, di farsi “anema e curaggio”, come avrebbe detto nel suo napoletano mai abbandonato. Conserverò per sempre quel “sient a papà” che in un momento di mia difficoltà disse, poggiandomi una mano sulla spalla, e il suo gesto una settimana fa, quando non c’era un caffè da prendere ma un amico da salutare. Sapevo che era grave, lui forse ha voluto “dirmi” che sarebbe stata l’ultima volta.

Addio Luciano, cittadino perbene. Grazie della tua amicizia.

Rifiuti, biogas, Covid e “ricattatori”: non ci siamo

Diciamo la verità: nessuno vorrebbe trovarsi a fare il sindaco durante una pandemia con ricadute sociali ed economiche devastanti. E diciamo la verità: gli sforzi fatti dal Comune di Anzio – che ha unito fondi propri a quelli nazionali dei quali leggiamo sull’albo pretorio – vanno apprezzati. Al netto di una retorica che ha accompagnato ogni azione, comprensibile ma che era il caso di evitare.

Così come – in tempi di open data – è inutile distinguere i casi positivi al Covid 19 tra residenti e non. Come se il ministro Speranza,  dopo i due cinesi curati allo Spallanzani, avesse detto “nessun italiano positivo”. I dati relativi ai contagi avvenuti ad Anzio dall’inizio della epidemia sono consultabili qui e chi scrive sa bene che con certi numeri non ci sarà alcuna zona rossa, tanto meno la auspica. Continuiamo ad adottare le misure previste e ne usciremo. Ma prendere per scemi i cittadini o peggio “bannarli” dalla pagina Facebook del Comune se dicono qualcosa di sgradito, non è certo il massimo.


Come non lo è quanto accaduto intorno alla vicenda biogas e rifiuti, dimissioni della dirigente, incarico a uno che non potrebbe assumerlo (solo ora si cerca un parere) e ritorno al servizio ambiente di chi è indagato per una serie di vicende legate a quel settore (e resta innocente fino a prova contraria) ma è stato vittima di minacce e vede l’assessore di riferimento imputato in quel fascicolo. Ci spiegheranno che non c’è incompatibilità ed è probabilmente vero, l’assessore ha minacciato altri non il dirigente, ma al posto di chi si occupa di anti corruzione una questione di opportunità la solleveremmo. Siamo ad Anzio e tutto si può, anche emettere una ordinanza per mandare rifiuti in un impianto che si vuole chiudere (a parole e nelle lettere ufficiali) senza prevedere alcun impegno di spesa. Sì, al momento non esiste e senza quello difficilmente si può scaricare. A meno che quelli che “o ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile” – come ebbe a dire il sindaco prima di tornare alla guida della città – siano benefattori. Cosa che non risulta, visto che avrebbero posto – ma questo potrebbe confermarcelo l’assessore – un limite alle tonnellate conferibili che è pressoché la metà di quelle che si producono ad Anzio. Speriamo non sia vero, come auspichiamo che i consiglieri di opposizione abbiano capito male e non ci sia alcuna “trattativa” ma si conosca già il prezzo di conferimento. Lo aveva proposto – a 100 euro a tonnellata – la stessa società ma in cambio di una “convenzione”, senza la quale evidentemente qualcosa è cambiato. Certo finora non spendevamo più del doppio, come sarebbe emerso in commissione ambiente. Basta andare a leggere le determine. Nettuno, intanto, conferisce a 150 euro ma con una “intermediaria” che sta ad Aprilia ma qualche interesse sportivo ad Anzio ce lo avrebbe, come ha scoperto Agostino Gaeta. Si sa, lo sport, il sociale, i “ragazzini”, quante volte ci si è girati altrove con queste scuse…

In tutto questo il sindaco ha sentito il dovere di urlare ai quattro venti (social e media locali) contro “ricattatori seriali”. Lasciamo stare gli altri aggettivi, degni del suo predecessore del quale egli stesso ha detto di essere la continuità, mancherebbero “ominicchi”, “viperette” e “ingegneri navali” ma non è questo il punto. Chi sono i “ricattatori seriali”? Il sindaco è ricattato? E da chi? Per cosa? Ha denunciato chi prova a ostacolarne l’azione? Questo, finora, nessuno (sempre meglio il “copia e incolla”, suvvia….) ha sentito il dovere di chiederlo. Perché parlare di ricatti è grave, ben sapendo come solo qualche “santo in paradiso” – con l’attiva partecipazione del Pd e del ministro Minniti – ha evitato che la Prefettura approfondisse certi rapporti tra criminalità e ambienti politici. Sarà bene, allora, che venga fatta chiarezza sui ricatti dei quali parla il sindaco. C’è anche una petizione on line in tal senso. Perché gli sfoghi possiamo pure dire che fanno parte del personaggio, è noto, poi è un periodaccio per tutti e non è semplice gestire l’emergenza, ma un sindaco ricattato proprio no.

Rifiuti, biogas e sistema Anzio: ricapitolando…

Nella nostra città la memoria è corta. Cortissima. Il fatto che i rifiuti “umidi” vadano nella Biogas che a parole la maggioranza – in perfetta continuità con la precedente – vuole chiudere, può stupire gli ingenui. Asja ambiente aveva proposto – tempo fa – una convenzione al Comune e più di qualcuno si sarebbe speso perché fosse sottoscritta. La dirigente non lo ha fatto, ha deciso di bandire una gara, la segretaria le ha detto che c’era un errore e la gara è stata revocata. Il resto è cronaca di questi giorni.

Ma siccome, dicevamo, qui si dimentica presto, per chi vuole approfondire si può leggere come – dalle indagini e non solo – sia emerso in maniera lampante il “Sistema Anzio” che intorno ai rifiuti e alla biogas ha dato e continua a dare il peggio di sé. Penalmente ognuno è responsabile per sé, politicamente sappiamo quale maggioranza governa ininterrottamente da anni.

Rifiuti, biogas, Onu e quella dirigente “scomoda”

Avrei taciuto volentieri. In questo momento di emergenza nazionale dovremmo tutti pensare a uscire dal tunnel nel quale ci ha messo il Covid 19. Però la storia della biogas di Anzio – che in questo umile spazio venne “scoperta” – mi affascina assai. Se poi quello che accade in Comune porta alle dimissioni dagli incarichi a interim della dirigente Angela Santaniello, significa che qualcosa è successo di serio. E vorrei provare a capirlo.

Andiamo con ordine. Ci sono da conferire i “rifiuti umidi” , e il sindaco con propria ordinanza stabilisce che debbano andare nella biogas di via della Spadellata della Anziobiowaste. Sì, avete capito. Asja ambiente – che quell’impianto lo ha costruito e l’ha messo in funzione – ha rilevato la società che lo aveva proposto alla Regione con il benestare dell’allora assessore Patrizio Placidi e del dirigente dell’epoca Walter Dell’Accio, nel silenzio del sindaco #nzognende Luciano Bruschini.

Nel documento si legge che la decisione è adottata “a seguito di revoca di affidamento di incarico ad impianto di conferimento rifiuti da parte del dirigente dell’area tecnica”. Siamo al 23 aprile, il dirigente è ancora la Santaniello, a “interim”. Quale affidamento ha revocato? Mistero, perché all’albo pretorio (siamo pur sempre nel Comune della trasparenza “a soggetto”) non c’è traccia. Scopriamo dal Granchio che avrebbe tolto l’affidamento alla stessa Biowaste, perché la procedura adottata è stata contestata dalla segretaria generale. In autotutela, quindi, la dirigente ha revocato. Lesa maestà, evidentemente…. Così il sindaco ha deciso che i rifiuti vanno comunque lì. La spiegazione, dopo che del “terremoto” in Comune sono emerse le prime notizie, è che c’erano rischi per la salute pubblica e risparmieremo. Così recita un comunicato ufficiale.

Ora il sindaco è lo stesso che in campagna elettorale prometteva di andare all’Onu per non far aprire la biogas. Slogan per attirare voti, si dirà (un po’ come quello “Porto, inizio lavori 2005” della campagna per il secondo mandato). Bene, ma il sindaco è lo stesso che ha chiesto alla Regione – il 23 dicembre scorso – la revoca delle autorizzazioni per quell’impianto. Sostenendo, fra l’altro che: “la scrivente Amministrazione Comunale ritiene che la realizzazione dell’impianto sia incompatibile con la tutela paesaggistico territoriale e con la salute dei cittadini evidenziando nuovamente la presenza, nelle immediate vicinanze dell’impianto in questione (raggio minore di trecento metri). di siti sensibili quali due scuole, un centro commerciale ed un importante nucleo abitativo.
Che detti siti sensibili sono stati ritenuti dalla stessa Regione Lazio motivi di diniego dell’autorizzazione per la realizzazione di un impianto simile nella stessa area (Green Future). Che l’Amministrazione Comunale conferma la propria contrarietà alla realizzazione di impianti di trattamento di rifiuti potenzialmente nocivi per la salute dei cittadini”. D’accordo, ma il sindaco è lo stesso che per essere eletto si è accordato con Bruschini, Placidi e compagnia che quell’impianto lo avevano autorizzato. E lo avrebbero fatto anche con il secondo, se non fosse nata una sollevazione popolare. Perché poi dalle intercettazioni telefoniche è emerso quali fossero gli interessi politici intorno alla biogas. Il sindaco e la sua intera giunta, chi in maggioranza chi in “opposizione” (!?) erano in quel consiglio comunale. L’ex assessore Patrizio Placidi – intercettato in una delle inchieste che hanno riguardato l’ambiente in questa città – descrive perfettamente il meccanismo. Nel quale “Prima erano tutti d’accordo, mo il vuzzo me lo devo incollà io”. Vanno rilette quelle carte, descrivono bene il “sistema Anzio”, spiegano alla perfezione ciò che l’allora consigliere e oggi sindaco diceva a proposito degli impianti: “O vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. L’hanno trovato, evidentemente. Perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

E allora se la Santaniello fa qualcosa che non piace torna a essere “scomoda”, in perfetta continuità con quanto accadde quando sindaco era Bruschini che in Tribunale diceva “è la migliore dirigente che ho” e in Comune la lasciava sospesa, in mezzo a una “guerra” tra segretario di allora e dirigenti che sembra riemergere oggi. A quel “sistema Anzio” la Santaniello ha dato, pagando con una detenzione domiciliare ingiusta e uscendo assolta. Ma come funzionassero le cose – benché alla fine, penalmente irrilevanti – era chiaro già in quel procedimento. L’assessore, la cooperativa vicina e via discorrendo. Dissi in tempi non sospetti come la pensavo, su dirigenti e politica, proprio in occasione del ritorno al lavoro della dottoressa Santaniello. Poco deve essere cambiato

Ora che è diventata “scomoda” si sostituisce, dando l’interim a un dirigente a tempo (Luigi D’Aprano) sul quale era forse il caso di farsi venire qualche dubbio, almeno leggendo cosa dice la Corte dei conti

Ma in questo Comune abbiamo controllori e controllati, abbiamo avuto dirigenti con titoli sbagliati, sceriffi scelti dalla politica (e tenuti da questo sindaco) figuriamoci qual è il problema… Personale che le pressioni della politica le ha subite: lo hanno messo nero su bianco in molti (dall’ex segretaria Inches destinataria pure di un proiettile al suo predecessore Savarino, fino alla Santaniello) in denunce rimaste sulla carta.

Ma ad Anzio il mare è una tavola, così il neo dirigente a interim nomina all’ambiente una vecchia conoscenza come Walter Dell’Accio. Che per quel settore è indagato (e per chi scrive innocente, fino a prova del contrario) ma in un procedimento è vittima. Quello del passaggio da Giva a Parco di Veio, con minacce pesanti subite. Che in quella – come in altre inchieste dove troviamo sempre nomi di questa maggioranza o molto vicini – emerga palese il “sistema Anzio” è noto, ma che tra gli imputati figuri l’attuale assessore all’ambiente che darà l’indirizzo politico a Dell’Accio è un dettaglio che pure al responsabile dell’anti corruzione deve essere sfuggito.

I migranti, l’hotel e gli smemorati

Vengo meno al silenzio che mi ero imposto in un periodo drammatico, nel quale abbiamo ben altre emergenze da affrontare. Però di fronte a quanto leggo per lo spostamento di alcuni richiedenti asilo da Nettuno all’ex hotel “Succi” è bene ristabilire i fatti.

Uno capisce – De Andrè perdonerà, – che c’è chi “Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, ma è ora che chi ininterrottamente governa questa città dal ’98 si assuma le proprie responsabilità. O quanto meno riconosca che ha lasciato correre su alcune questioni, guarda caso riferite a chi era, è e probabilmente continuerà a essere negli ambienti politici o se vogliamo in quello che mi piace definire il “sistema Anzio”.

Una premessa è necessaria: se i cittadini non possono muoversi, non si capisce quale “genio” della Prefettura disponga lo spostamento di una cinquantina di loro, pur comprendendo il rischio sanitario in uno dei centri dove erano accolti. Né – se è vero – si capisce il motivo per il quale la cosa sia passata “sopra” la testa dei Comuni come riferiscono i sindaci. Sì, quello di Nettuno – dove la manifestazione non autorizzata e capeggiata da amministratori pubblici (sic!) è una delle peggiori pagine che si ricordi – e quello di Anzio. Possibile?

Detto questo, non è accettabile che tutti dimentichino, per primo chi oggi si adira per la presenza di migranti all’ex hotel, come sia stata fatta quella operazione e come siano arrivati. Come sia stato trattato chi, allora, provava a chiedere lumi, ad esempio l’ex consigliere regionale Fabrizio Santori e il movimento “Città futura”, chi scriveva questo blog o il comitato di cittadini. Perché il centro – lo ricorda la Asl in una sua lettera del 14 agosto 2015 – è stato aperto “all’interno di ambienti per i quali vige tuttora l’ordinanza sindacale del 9 giugno 2014 che imponeva la sospensione dell’attività alberghiera e l’immediata chiusura dei locali stessi”. Ordinanza, poi, parzialmente revocata. Sappiamo che il sindaco era Luciano Bruschini, sappiamo che una lettera della Asl del dicembre 2013 era rimasta nei cassetti, sappiamo che l’attuale sindaco De Angelis era consigliere comunale e come lui in quell’aula c’erano (all’opposizione?) gli oggi assessori Fontana, Ranucci, Ruggiero. Ma l’ex hotel era di un allora consigliere di maggioranza, la politica non pesta i piedi a chi la “fa”, così quel centro aprì ed è ancora al suo posto perché molti si girarono dall’altra parte. Compreso il resto dell’opposizione (leggi Pd e allora esponente 5stelle) che si fermò a qualche interrogazione. E compresa una Procura (leggi Velletri) che non tenne conto dell’esposto presentato dai cittadini.

Oggi prendersela con la Prefettura – se davvero nessuno sapeva – ci può anche stare. Ma è la stessa Prefettura che – complice la politica e i suoi “aggiustamenti” – ha evitato l’onta di una commissione d’accesso che era praticamente pronta per Anzio. E che se fosse arrivata avrebbe scoperto che non solo le ordinanze non si rispettano, ma se metti insieme le carte di qualche inchiesta ritrovi sempre gli stessi personaggi e sempre intorno ad affari. Dai parcheggi dietro al porto alla biogas, dall’appalto dei rifiuti alle cooperative del verde. Aspetti che penalmente saranno pure irrilevanti, ma restano – opinione personale – almeno disdicevoli.

Ma c’è dell’altro relativamente a quella struttura e si legge in una perizia che era stata depositata in Tribunale, vale a dire la presenza di un abuso per il quale – nel 2002 – era stata emessa ordinanza sindacale “mai eseguita”. Chi era sindaco? E chi amministrava la città? Sempre gli stessi, non ci si può sbagliare.

Ad ogni modo, siccome non è la prima volta che racconto queste vicende, chi vuole approfondire trova tutto qui

Restiamo a casa, infine, e prendiamo atto dell’impegno dell’amministrazione di Anzio a favore dei cittadini in questo delicatissimo momento. Quando ci vuole, ci vuole.

Sindaco, batti un colpo: la responsabilità è tua

Rivendicare la continuità con Bruschini e alla prima crisi “incartarsi” come mai avrebbe fatto l’amato/odiato predecessore. Rischia di saltare – ce lo dicono le cronache in questi minuti – il Consiglio comunale convocato per domani, 18 febbraio, nel quale alcuni punti sono stati chiesti dall’opposizione. Sono quelli che una maggioranza litigiosa scansa, preferisce non affrontare, preoccupata di deleghe tolte, promesse, di un assessore diventato “scomodo” come Ranucci e delle parole pronunciate dal procuratore della Dda Prestipino e dal prefetto di Roma in commissione antimafia.

Il sindaco, all’indomani del ritiro delle deleghe – tra l’altro con beffa, molti assessori (d’altro canto pagati dalla collettività) hanno continuato a essere negli uffici e a organizzare eventi, Salsedo su tutti – ha ribadito che non c’era crisi e che stavano lavorando bene per Anzio, ha richiamato il nuovo “nemico” – l’opposizione che prova a dire la sua – ricordando che si vede in consiglio comunale se c’è crisi. Ebbene domani rischia di saltare tutto e come De Angelis diceva di Bruschini, se si è in questa situazione la responsabilità è sua. Di nessun altro.

Magari temendo di andare a casa, in extremis, domani mattina trovano una specie di “quadra” e raggiungono il numero legale, ma De Angelis sa bene che non è la strada per andare avanti. Per questo farebbe bene a battere un colpo, se vuole mantenere la credibilità che lo ha contraddistinto in passato. Dica alla città quali sono i problemi di una maggioranza che si è frantumata nonostante l’allargamento, spieghi i motivi per i quali dopo diversi “passaggi” da un gruppo all’altro alcuni consiglieri sui social continuano a fare distinguo – da ultimo Silani, eletto con la lista del sindaco e oggi di Fratelli d’Italia – dica se davvero c’era una manovra per portare Cafà alla presidenza del consiglio comunale con Piccolo “recuperata” in un assessorato e Ranucci fuori dalla giunta. Dica se è un problema il patto della pizza – o del popolo – quello che sicuramente, conoscendo il personaggio, definirà dei “vecchi e superati” (utili però quando servivano i voti…) se non di chi “ha rovinato Anzio”.

Dica se sono questi, i problemi, e non dover spiegare ai cittadini la biogas che apre, i poco di buono sulla soglia del Comune e vicini a troppi che “fanno” politica, il bilancio che fa acqua, il porto fallito, una gestione dei rifiuti che se fosse stata di Placidi lo avrebbe visto primo degli oppositori a urlare in consiglio comunale e non certo a vedere se l’appalto a Camassa va inteso dal 2015 o da quando è stato firmato il contratto, l’anno dopo. Non se la prenda con “avversari” sì bocciati dalle urne, i cittadini sono sovrani, ma ancora liberi di esprimersi in Consiglio e fuori.

Batti un colpo, sindaco: la responsabilità è tua. Sai che non meritiamo questa decadenza.

Ciao Angelo, possiamo solo dirti grazie

Era stato faticoso riportarlo sul campo di baseball. Aveva chiuso con quel mondo, un po’ nauseato, ma prima per lo “Stefano7” e poi per l’evento di 50 anni di baseball ad Anzio, c’era tornato. Perché quella era casa sua. Perché a noi tutti teneva come fossimo figli.

Oggi siamo qui a piangerlo, Angelo Scagnetti, presidente dell’Anzio baseball dei tempi d’oro, della promozione nella massima serie, degli scudetti giovanili, del campo da costruire. Siamo tutti noi che in quell’ambiente siamo cresciuti, abbiamo praticato questo fantastico sport con i figli, vediamo oggi proseguire una tradizione di famiglia con le nipoti. Angelo è stato un riferimento, dicevi Scagnetti in quegli anni e volevi dire baseball. Ma lui è stato anzitutto un grande artigiano, nella sua “bottega” – che dalla piazza, fino all’ultimo, ha sempre raggiunto a piedi – sono nate creazioni uniche. Ha avuto un ruolo importante nell’associazione di categoria, se n’è andato senza vedere realizzato il sogno di quella “Città artigiana” che aveva immaginato insieme ad altri e che aveva abbandonato dopo aver capito che c’era poco da fare. Anzio, da questo punto di vista, perde uno dei suoi artigiani migliori.

Anni fa mi raccontava delle sue opere in Belgio, per esempio, nelle boutique di diamanti, diceva che qui ci sono tante norme sulla sicurezza da rispettare “poi vai nel cuore dell’Europa dove fanno queste leggi ma trovi i fili elettrici volanti”. Conosceva il suo mestiere come pochi, era rimasto umile nonostante il presidente del Rimini baseball – Rino Zangheri – lo chiamasse “collega”, solo che lui aveva una falegnameria industriale e Angelo una bottega dove capitava di svolgere anche riunioni per parlare di baseball. Ci siamo cresciuti, tra il campo e quel posto, anche quando non era più presidente se ci incontrava chiedeva sempre come andassero le cose. Ci teneva, a tutti noi.

Gli episodi che vengono in mente sono tanti, dall’infortunio scendendo dal tabellone segnapunti dopo la prima vittoria in serie Nazionale, giocavamo allora a Nettuno, alla notte che lo svegliarono perché la prima squadra aveva vinto a Rimini e mica c’erano i telefonini, bisognava andare a casa e suonare…. Dalla riunione con l’allora sindaco Piero Marigliani che promise che il campo nuovo si sarebbe fatto – eravamo alle “4 casette” – alla prima volta in quello stadio dove raccoglievamo l’erba per far giocare la prima partita e lui montava le panchine per gli spogliatoi che sono ancora lì, dalla trasferta negli Usa nel ’90 a quando mi disse “tu alleni, ma non ti possiamo mica pagare, fai tutti i corsi e quelli sono a carico nostro, studia te che sei portato”. E l’amore per Anzio, l’arredamento del museo dello sbarco o l’idea di eseguire i lavori a Villa Sarsina “li farei pure gratis”. Mi diede anche uno “stipendio”, una volta, conservo da qualche parte la copia di un assegno di 250.000 lire che usai per l’università. Non avevamo vinto una partita quell’anno, ma volle premiare la mia costanza, la passione che ci mettevo nel seguire i ragazzini. E lo sentivi poco, però tornato dai corsi o dalle convention dovevi dirgli come era andata, fargli sapere che novità c’erano.

Non l’ho mai sentito dire una parola fuori posto, quando ho allenato e lui era dirigente non ha mai fatto mancare nulla ai ragazzi che sentiva – come era stato con noi – un po’ “suoi”. Ho visto in lui sempre una straordinaria passione. E’ quella che ha tramandato ai figli per il lavoro e per il baseball, è quella che abbiamo conosciuto noi che possiamo solo stringerci alla moglie Teresa, ai figli Pino, Laura e Andrea, a tutti i nipoti in un grande abbraccio.

Manchi già Angelo e grazie presidente, possiamo solo dirti questo.

Sindaco “ostaggio”, meglio staccare la spina

Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha fatto bene ad azzerare la giunta, ma poteva e doveva fare meglio. Ad esempio entrare in Comune questa mattina e revocare l’assessorato a Giuseppe Ranucci dopo lo “show” di ieri in diretta televisiva planetaria. Conosco Pino da quando siamo ragazzini, so quali sono i suoi modi di fare e lo sanno anche in maggioranza, ha detto senza peli sulla lingua quello che pensa dei suoi alleati. Lo ha fatto alzando la voce, come da ex consigliere interruppe la riunione della massima assise civica o come intervenne nel passaggio tra Giva e Parco di Veio minacciando i presenti o come, guarda caso per una vicenda relativa all’affidamento di palestre, poco più di un anno fa a Villa Sarsina. Pino è così, ma dopo le pesanti accuse di ieri è evidentemente incompatibile con la sua funzione. Per un semplice motivo che il sindaco non ignora: se passa il “metodo Ranucci” da domani mattina ciascun cittadino è autorizzato a entrare in Comune e pretendere a suon di parole pesanti o, peggio, di minacce. Il problema, però, non è Ranucci (come in passato non era solo Placidi) è che questo metodo è proprio di una maggioranza dove vince chi urla di più, dove se un primo dei non eletti si permette di chiedere chiarimenti viene minacciato, dove si mandano messaggi nemmeno tanto trasversali, dove ciascuno ha i suoi interessi che saranno pure legittimi ma che a volte cozzano con la funzione pubblica.

Con un elemento che si è aggiunto dopo ieri e che speriamo non sia vero: dicono che qualche consigliere abbia manifestato la sua preoccupazione a partecipare al chiarimento politico odierno a Villa Sarsina e che lo abbia fatto per paura. Sì, paura che finisse quantomeno a schiaffi. Come si rischiò nei seggi, nel 2018, quando le prove muscolari la fecero da padrone.

Di questa maggioranza e di quella confluita nel cosiddetto “Patto del popolo” – che lo hanno fatto eleggere, altrimenti al primo turno non avrebbe mai vinto – De Angelis è “ostaggio”. Adesso, e con l’azzeramento della giunta, prova a dire che sta facendo sul serio e il sindaco è lui. Se ha il coraggio deve andare avanti, mandando via Ranucci – certo – ma anche gli altri. E staccare la spina. Perché il video dell’assessore ai lavori pubblici se ci fosse una Procura che avesse voglia di occuparsi delle cose di Anzio dice molte cose. Troppe. E se quella dell’azzeramento è una pantomima, l’ennesima del centro-destra anziate, con queste premesse De Angelis sa bene che non va lontano.

Quando Luciano Bruschini è diventato sindaco per la seconda volta, nel 2008, dopo l’esperienza degli anni ’90, gli chiesi in una intervista quale fosse la principale differenza rispetto al passato. Rispose, mostrando il telefono cellulare: “Questo… ti stanno sempre a chiamare”. Oggi De Angelis, dodici anni dopo la fine dei primi due mandati, deve fare i conti con i social. Lui che è così attento a quello che si pubblica è “vittima” di chi, nella sua maggioranza e non altrove, scrive e crea i casi che poi sono reali. E’ bastato il post sulla piscina di Vasoli – che molti indicano come erede designato di De Angelis – per far dire ad esempio a Di Carlo che era solidale con Ranucci e che se in Comune qualcuno aveva sbagliato avrebbe pagato e per far esplodere lo stesso assessore ai lavori pubblici. Un post, pensate, la miccia che ha avviato una deflagrazione. Pensate a chi dopo il “sold out” va a cercare Anzio su google e vede la trasmissione con Ranucci. Facebook è globale, non dimentichiamolo, si vede in tutto il mondo e Anzio ha fatto una figura pessima, insieme all’amministrazione che lo guida. Dice “Ci vediamo ad Anzio, l’anno prossimo”. Già, questo rischiamo qualche schiaffone…

Ma come De Angelis aveva l’abitudine di dire del suo predecessore, che poi lo ha “incoronato”, il responsabile di questa situazione era, è e resta lui: il sindaco . E non gli è bastato, evidentemente, allargare la maggioranza a due ex avversari come candidati primo cittadino, se le premesse sono queste. Il De Angelis che abbiamo conosciuto aveva cacciato Ranucci da tempo, come fece ad esempio con Di Carlo nel primo mandato perché al posto dell’allora assessore ai lavori pubblici in Comune ci andava Piero Marigliani. O come fece con Guerrisi che aprì “abusivamente” un bar mentre era assessore. Un sindaco che non era “ostaggio”.

E che oggi per correre dietro a queste vicende finge di non vedere un bilancio che per i revisori fa acqua, una società per il porto praticamente fallita, i rifiuti che riempiono le strade, la biogas pronta ad aprire, la vicinanza pericolosa di personaggi legati alla criminalità alla soglia di Villa Sarsina, le singolarità in alcune procedure per troppe cose, dall’ex commissariato per la polizia locale e fino alla piscina. Un sindaco che potrà pure prendersela con chi scrive – senza contradditorio – o con l’opposizione, con la Regione o l’Area metropolitana, ma non attacca più. Il fallimento ce l’ha davanti e al suo interno e se vuole uscirne faccia come all’epoca Castore Marigliani: scenda con le sue gambe le scale del Comune, stacchi la spina. Potrà sempre vantarsi del fatto che senza di lui non si vinceva e dire che ha provato a rinnovare, però glielo hanno impedito. C’è chi sarebbe ancora disposto a credergli.