Il “sold out” da paese, il modello della città

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Ammettiamolo, Anzio ha avuto un boom di presenze. Non ci sono dati ufficiali, ma è bastato andare un poco in giro per rendersene conto. Questo fa gongolare chi ci amministra e, pensate, ha persino finalmente capito che si doveva investire in pubblicità sui media nazionali.

Ma le presenze, da sole, bastano? E cosa abbiamo offerto? Luciano Bruschini va ripetendo che questi risultati sono frutto del lavoro svolto, ignorando di aver mostrato una città sommersa dai rifiuti, per esempio.

Allora proviamo a fare qualche considerazione. Il paese si “accontenta“, fa una “stagione” buona, se ne va in letargo e spera che la prossima estate vada ancora bene così. La città guarda allo sviluppo tutto l’anno e al futuro.

Nelle varie proposte estive, ad esempio, quelle messe in piedi dal Museo archeologico sono da riproporre durante un periodo più lungo e con un investimento reale. Ma si deve scegliere, meno cose nazional-popolari e maggiore qualità. Magari all’inizio meno gente, ma di spessore diverso.

Quando più di qualcuno mi fa notare che da questo spazio si muovono esclusivamente critiche, invito sempre a leggere e poi provo – umilmente – a fornire le mie indicazioni. Questa è una. Diamo la cittadinanza onoraria a Maurizio Battista, presenza fissa a Villa Adele e gran professionista, ma l’anno prossimo spendiamo i soldi per altro.

La politica ha il dovere di immaginare un modello di città, mentre il paese si accontenta di aver fatto scoppiare un boom edilizio fine a se stesso e del quale pagheremo le conseguenze per decenni. Lo sviluppo immaginato dal centro-destra negli anni 2000 – e contrastato, purtroppo, con sterili “no” e osservazioni volte a ottenere più cubature dal centro-sinistra – ha fallito. Siamo al “sold out” delle costruzioni e invece, teoricamente, se ne possono realizzare ancora migliaia.  Ecco, forse chi dice che si critica e basta dovrebbe avere la bontà di rileggere queste pagine

Il “Mare, cultura e natura” di Cervellati, progettista del piano regolatore, si è trasformato in “Varianti, cemento e furberie” all’atto pratico e chi lo ha fatto si candida a guidare ancora la città, anzi se ne vanta.  Non solo, siccome ci dicevano che si sarebbero finalmente potuti costruire alberghi – non previsti dal precedente strumento urbanistico – si vuole fare altro di quello che andava realizzato nell’area “Puccini-La Vignarola” e uno che esiste, “La Bussola“, in pieno centro, sarà presto in parte trasformato in appartamenti.  Attenzione, non basta dire che non conviene fare hotel perché se siamo “sold out“…. Ma si vede che anche chi dovrebbe investire in quel settore ha le sue perplessità sul fatto che un albergo possa lavorare tutto l’anno, non 60-70 giorni, e non per questo dobbiamo accontentarlo con i “quattro cantoni” di fronte a Tor Caldara.

Eppure quel messaggio della relazione del progettista ha – avrebbe – ancora una sua valenza. Se la città, non il paese che si accontenta, pensasse a metterlo in pratica: bloccando il consumo di suolo, investendo su eventi internazionali e de-stagionalizzati, lasciando da parte gli amici degli amici, puntando sulla qualità.

Ecco, per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 questo è un altro elemento di demarcazione fra la “politica” di casa nostra e #unaltracittà.

ps, per qualche giorno non vi tedierò, salvo casi clamorosi…

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La città del baseball, bravo Mauro. Qualche riflessione

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La presentazione dell’altra sera (Foto da “il Clandestino”)

C’ero anch’io tra le centinaia di persone che l’altra sera, a Nettuno, hanno assistito alla presentazione della “Città del baseball“, organizzata dall’associazione “Nettuno olim Antium” e condotta dal collega Mauro Cugola. Un bel lavoro, bravo Mauro, e una punta di orgoglio per aver visto “crescere” professionalmente e umanamente questo ragazzo, passato come molti dalla “palestra” del Granchio.

Ho aspettato l’esito della semifinale, purtroppo andata nel modo peggiore, prima di esprimere qualche considerazione. La squadra di D’Auria ricorda – e molto – quella che nell’88 riconquistò la finale contro Rimini e nel 1990 tornò a vincere, dopo 17 anni, lo scudetto. C’è un’analogia: nel 2018 saranno trascorsi 17 anni dall’ultimo tricolore del Nettuno e per gli amanti della cabala…

Ma torniamo al lavoro di documentazione presentato l’altra sera. Se sale la commozione a chi – come me – con il Nettuno baseball c’entra poco e parte un applauso spontaneo, il più forte forse, quando sullo schermo compare Rolando Belleudi ovvero “il Cittadino“, è segno che quel lavoro e la storia che contiene, hanno un senso. Si tratta di qualcosa che è ancora “artigianale“, lo stesso Mauro ha ammesso che doveva fare la regia da sé tra un filmato e l’altro, ma sono memorie che non devono assolutamente andare perdute. Se altri hanno fatto “City of baseball“, il materiale che è stato illustrato l’altra sera e quello che i curatori hanno, meritano quantomeno un documentario. Ma anche, come spiegava Mauro, un sito dedicato ovvero un museo virtuale, dove entrare e vedere – per esempio – la partita contro Cuba del 1969 che pure a un appassionato come me era sfuggita.

Il baseball è certamente un valore aggiunto per Nettuno e quella memoria non va dispersa, così come – e concordo con le parole pronunciate da Mauro – “La storia non si compra al mercato“.

La storia c’è, è importante, va valorizzata. Si parlava di un museo al “Borghese“, ad esempio, va assolutamente integrato con i documenti raccolti da Mauro e gli altri e reso visitabile, interattivo, multimediale.

Poi c’è qualcosa che deve andare oltre. Sono in questo ambiente da una vita, ho rivisto l’altra sera una serie di passaggi – da quando ero bambino (le tribune del vecchio stadio) a quando da cronista, insieme al fotografo Marco Rossi, entrammo per primi in campo dopo la vittoria dell’Europeo del ’91. Dall’attesa in piazza nel ’90 – con la preparazione di una edizione straordinaria di “Prima Pagina” – allo scandalo di una finale persa in casa che mi portò a essere “indagato” dalla Procura federale per le mie frasi sulla Fibs, da tesserato. Dal tonfo del 44 a 0 subito dall’Anzio (ma Mauro, dolosamente, non ricorda il derby vinto 12-10 da noi il 21 luglio del ’79….) alla finale di Parma raccontata per Radio Omega nel ’96. Ebbene, Nettuno ha rappresentato sempre un punto di riferimento non solo con la prima squadra ma soprattutto con giovanili che in Italia “comandavano“.

Da quando c’è chi promette – letteralmente – l’America, si pensa che possedere un cartellino sia un’assicurazione sulla vita, ci si divide su tutto anziché mettere insieme i migliori (quando allenavo, lo facevano San Giacomo e Nettuno, a rotazione)  il risultato  è che si pensa di avere grandi prospetti ma non si vince più nulla e, peggio, ho l’impressione che si formi sempre meno. Nel 2016, una delle rare volte da quando ricordi, nessuna squadra di Nettuno ha ottenuto uno scudetto e non ci sono stati – mai accaduto prima – atleti convocati nella Juniores azzurra. Se allarghiamo il discorso al Lazio (che è in buona parte Nettuno), l’ultima spedizione al torneo delle Regioni ha messo insieme ben poco.

Lo do come spunto di riflessione, partendo dalle immagini dell’altra sera. Un valore aggiunto per Nettuno – con quello che si auspica essere il museo – che deve esserlo per chi ha l’ambizione (e ci mette tempo, entusiasmo, soldi, fatica) di formare i ragazzi che in futuro indosseranno quella maglia. Che deve tornare, ha ragione Mauro, a essere una sola.

Rifiuti, basta scaricabarile: fallimento di sindaco e assessore

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Prima di dire che è pronto a mandare via la Camassa, il sindaco di Anzio dovrebbe ammettere di aver fallito – insieme all’assessore Patrizio Placidi – sul servizio dei rifiuti e trarne le conseguenze ovvero andarsene.

Il “porta a porta” avviato in fretta e furia nel 2013, in piena campagna elettorale (allora Candido De Angelis “tuonava“, oggi in vista dell’intesa sul prossimo voto, tace) senza copertura finanziaria perché i soldi della Provincia erano stati già spesi, ha portato alla situazione attuale e i responsabili politici sono chiari: sindaco e assessore. Quando dalle colonne del Granchio si provavano a scrivere queste cose, quando Mario Pennata, Ivano Bernardone e Romeo De Angelis denunciavano, si era presi per scemi. Così come quando si faceva notare che i dirigenti chiedevano di utilizzare il risparmio ottenuto nel conferimento in discarica per far fronte a eventuali crediti inesigibili dei rifiuti, invece quei soldi (oltre 600.000 euro) sono stati spesi in fiori e varie amenità, mentre gli inesigibili sono a carico dei cittadini. Questo è successo intorno alla gestione dei rifiuti ad Anzio. Questo succede.

Accorgersi oggi di un’emergenza che si è creata da quando l’appalto non lo ha vinto un’azienda che lo stesso Bruschini e Placidi hanno apertamente detto di preferire, è tardivo quanto inutile. Volevano Gesam-Ecocar, garantiva più posti, ma aveva un’interdittiva antimafia. Ha vinto Camassa, ne garantiva meno ma nel frattempo si è fatto di tutto per far assumere altri, e ha avuto anch’essa un’interdittiva. Ovvio, un conto è trattare con il titolare di un’azienda, un altro con un commissario.

Bisogna partire dal 2013, da quella fretta ad avviare un servizio per assumere chi – non ci giriamo intorno – avrebbe votato per la continuità amministrativa.  Chi, ad appalto assegnato, anziché pensare a pulire le strade è diventato cultore del diritto e aspettava sentenze come manna dal cielo. Fino a qualche settimana fa, credendo che fosse addirittura la Corte europea dei diritti dell’uomo a dover ribaltare le decisioni della magistratura italiana. Ma per favore…

Il personale è stato assunto/usato in campagna elettorale, oggi viene “scaricato” dopo che in molti casi ha seguito – sbagliando – le indicazioni dette e non  che venivano dalla politica. La gente va messa in condizione di lavorare, punto, non condizionata – come in molti casi sembra trasparire – per qualche indicazione arrivata da chi gestisce il Comune. Pensate, è stato difficile persino posizionare una delle isole ecologiche in centro – prima su Riviera Mallozzi, oggi a Largo Bragaglia – e non ci si è accorti né ci si accorge che sono, tutte, messe male, pericolose per il passaggio di auto, spesso non si aprono, sono ricettacolo di rifiuti gettati ovunque e in preda a topi e rischio infezioni quotidianamente.

Chi oggi “tuona“, gira per la città? O crediamo davvero a Placidi e al suo “orgoglio Anzio” ogni volta che pulisce – chi amministra ci sta per farle le cose…. – ai suoi fan, e riteniamo brutti e cattivi i cittadini che hanno l’immondizia non ritirata sotto casa e lo rendono pubblico? O abbiamo dimenticato i “balletti” sul ritiro della plastica? Su, per piacere….

La Camassa ha le sue responsabilità, non c’è dubbio, ma ha risposto punto su punto a quanto affermato dal sindaco che sembra – invece – voler creare le condizioni per un “colpo di teatro” per il quale – a oggi e sulla base del capitolato vigente – non ha una pezza d’appoggio.

Venne revocata una volta ad Anzio, una ditta, si chiamava “Colucci“: Stefano Bertollini era sindaco, Paride Tulli capogruppo di Forza Italia, Candido De Angelis di An, Vincenzo De Cupis assessore all’ambiente. Così, per ricordare. Il Comune ha pagato, poi, fior di centinaia di milioni delle lire di un tempo. Per revocare una società – piaccia o meno – occorre avere contestazioni certe e qui o il sindaco (e il suo dirigente) dice una bugia o la dice la ditta: esistono o non le contestazioni con relative sanzioni? C’è un consigliere comunale di buona volontà che vuole accertarlo? Marco Maranesi ha ragione, il danno è incalcolabile, per questo vada fino in fondo.

La verità è che su questo – come su tutto ciò che questa amministrazione ha messo in piedi – si naviga a vista. Ce la si può prendere con la ditta, con i lavoratori, con gli incivili (tanti, vero, ma cosa è stato fatto nei loro confronti?) ma il fallimento è  politico, è di sindaco e assessore. Gli stessi, guarda caso, che ci lasciano in “regalo” una biogas autorizzata – con il benestare del Comune in conferenza dei servizi (Bruschini vuole ancora farci credere che non sapesse) – una biometano e un centro di trasferenza quasi.

Dai sindaco, ecco la prossima scusa: è colpa di chi ha presentato i progetti. Non fa una piega, no?

Per chi vuole approfondire sull’argomento, qui trova una serie di precedenti. Per chi immagina #unaltracittà, l’idea su come affrontare il discorso è contenuta in “Territorio zero“, del quale qui trovate una recensione.

Falasche e non solo, ecco il rugby. Si vada in Consiglio

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Nell’estate del “sold out” basato, per adesso, sulle sensazioni e sulla gente che in realtà vediamo in giro, sembra finire nel dimenticatoio una vicenda che è, invece, il vaso di Pandora. Quella degli impianti sportivi. Da questo umile spazio – e da altri media – è uscita fuori la storia del Falasche ancora irrisolta: la società che fa riferimento all’assessore Alberto Alessandroni non ha restituito il dovuto al Comune e su quell’impianto è stata commessa più di qualche irregolarità. La Finanza ha tirato fuori – dopo le perplessità emerse negli anni in Consiglio comunale, espresse dai cittadini e riprese dalla stampa – la vicenda del Deportivo, sequestrando il club annesso alla piscina. Adesso, dopo un ricorso al Tar perduto, l’Anzio Rugby chiede l’accesso agli atti sull’impianto del centro sportivo. La notizia è stata ripresa da diversi siti locali e il comunicato della società si può scaricare per intero nel documento seguente (camporugby)  Qui interessa poco chi abbia ragione o meno, di sicuro qualcosa non quadra.

Come si va ripetendo da tempo, sul patrimonio pubblico sono stati spesso costruiti consensi e fortune politiche. Non è questione di persone, sia chiaro, ma chi amministra ha (avrebbe) il dovere di dare l’esempio e questo troppo spesso non è avvenuto.

C’è chi si diverte a dire,   basandosi sui “sentito dire” che tanto piacciono nei bar della politica di casa nostra, che da questo spazio si rompono le scatole e basta: “Facile criticare sempre“. Non è così, ma per capirlo bisognerebbe leggere. Sugli impianti, ad esempio, l’amministrazione non ha mai raccolto la sfida di rendere pubbliche le schede – ammesso esistano – di ciascuna struttura: affidata a chi, a quali costi, con quali opere ottenute in cambio e via discorrendo

Ora andiamo oltre: data la situazione disastrosa di questo settore,  acuita da anni di noncuranza, mancati controlli, “complicità” politiche di vario genere, siamo arrivati alla scadenza delle principali convenzioni. L’idea, prima di mettere tutto a bando, è quella di andare in Consiglio comunale e dire, una volta per tutte, qual è la situazione impianto per impianto. Solo allora, con il benestare dell’assemblea civica, decidere che si possa dare una minima proroga a chi gestisce attualmente, ma solo se in regola con i pagamenti. Si affronti la questione pubblicamente, senza sotterfugi, senza piaceri di sorta a questo o quel potenziale grande elettore, a maggior ragione in campagna elettorale. Se andranno date proroghe, dovrà avvenire alla luce del sole e con un preciso mandato. Si vada in Consiglio, faccia iscrivere un punto all’ordine del giorno l’amministrazione o si trovino – tra opposizione (!?) e maggioranza – le cinque firme necessarie.

Sarà chi governerà nel 2018, poi  – chiunque andrà alla guida di Anzio – a dettare le nuove regole e a procedere alle assegnazioni in base a quelle.

Certo, rivincesse il centro-destra attuale e chi lo sostiene o è pronto ad allearsi,  cambierebbe poco. Sono cresciuti e si sono moltiplicati girandosi altrove e favorendo gli amici degli amici, “garantendo” ora Tizio ora Caio. Con #unaltracittà le regole sarebbero uguali per tutti, le assegnazioni trasparenti e gli unici a dover essere “garantiti” sarebbero i cittadini.

Porto, le informazioni a rate. Replica Capo d’Anzio

Dobbiamo affidarci, e ringraziarlo, alla replica dell’amministratore delegato della Capo d’Anzio per avere alcune risposte alle recenti e non perplessità sollevate in questo spazio. Chi ha voglia può leggerle qui. L’avvocato Antonio Bufalari, rappresentante della parte privata nella Capo d’Anzio, fornisce alcune informazioni e non altre. Con il rispetto dovuto, continuo a pensare che debba essere il socio di maggioranza (pubblica) a spiegare ai cittadini (proprietari del 61% delle quote) qual è la situazione. E se non lui, il proprio rappresentante ovvero il nuovo presidente che non ha mai pensato nemmeno di presentarsi alla città. Pubblico la replica, qualche informazione – sia pure a rate – esce fuori…. Chi sapeva, ad esempio, che c’erano state 11 manifestazioni d’interesse? Sui conti e sul resto, aspettiamo fiduciosi.

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antonio bufalari

Antonio Bufalari

Egregio dott. Del Giaccio,

Anche se pubblicamente il suo ultimo articolo non si riferisce al sottoscritto bensì al precedente ed all’attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio S.p.A., come Amministratore Delegato della Società non posso esimermi dal puntualizzare un paio di questioni. Innanzitutto Le confermo che la Cassa Depositi e Prestiti non ha detto “no grazie” al progetto della Capo d’Anzio, anzi ha trovato modalità e ipotesi per restare in collegamento con il progetto – anche tramite la propria controllata SACE – visto l’interesse della stessa iniziatica. In secondo luogo avendo ottenuto alla fine di luglio la definitiva chiusura della procedura di verifica di ottemperanza al Decreto VIA dal Ministero dell’Ambiente (chiusura di carattere definitivo in quanto il Ministero si è anche pronunciato sul nuovo piano dragaggi, approvandolo), solo oggi la Capo d’Anzio ha potuto riavviare i dialoghi incardinati con il ceto finanziario e bancario già da diversi mesi ma che attendevano la chiusura definitiva dell’iter amministravo con il suddetto Dicastero dell’Ambiente.

Anzi proprio con il ceto finanziario e bancario abbiamo condiviso e aggiornato il piano industriale redatto al fine della definizione dell’operazione. Per quel che riguarda, poi, la bozza di bando questa è stata redatta e rivista prima delle ferie di agosto dal prof. Tedeschini con il quale condivideremo ogni osservazione e revisione alla riapertura degli Uffici prima dell’invio in ANAC, come da protocollo di vigilanza collaborativo avviato.

Ovviamente le diverse, in totale undici da parte di grandi operatori economici nazionali, manifestazioni di interesse ricevute a seguito della pubblicazione del relativo avviso ci danno ottime speranze di positiva riuscita. Quindi non direi proprio che la Società è ferma anzi è in grande movimento. Forse è vero nelle ultime settimane non abbiamo fatto numerosi comunicati, ma questo non significa che ci stiamo celando dietro chissà qualche ardito complotto ottocentesco o vogliamo nasconder chissà cosa…anzi, ho appena terminato una intensa settimana passata completamente in banchina a parlare con tanti clienti e cittadini di Anzio interessati alle vicende del porto. Ciò sta soprattutto a significare che in questo periodo dell’anno siamo solo più concentrati sulla promozione estiva del porto per raccogliere quante più barche possibili e magari per far arrivare qualche transito di Maxy yacht e per valorizzare la vela e aumentare il numero di imbarcazioni da regata durante i campionati invernali organizzati dai Circoli velici. Siamo concentrati sulla pulizia dell’ambito portuale dato l’elevato numero di rifiuti (molti presenti da anni in porto) che abbiamo smaltito nelle ultime settimane. Siamo altresì a lavorare alacremente sulla valorizzazione del turismo nautico di Anzio, ovviamente per quanto ci compete. Abbiamo avuto i primi scambi tra i porti della rete Marinedi (come Procida, Forio d’Ischia o Villasimius) con grande vantaggio per i diportisti che decidono di tenere la barca da noi per tutto l’anno. Abbiamo concluso la messa in sicurezza degli Ormeggi  e a breve Anzio avrà la possibilità di ormeggiare (non all’ancora ma al corpo morto) Maxy Yacht fino a 50 mt. Sono stati lavori lunghi avviati subito dopo Pasqua e conclusosi solo oggi ma che con certosina dedizione permetteranno maggior sicurezza portuale.

Grazie, anche, all’opera avviata dal sottoscritto assieme al precedente Presidente Mauro abbiamo avuto la restituzione delle aree oggetto di concessione demaniale e finalmente abbiamo portato a reddito la Società dopo 15 anni dalla propria costituzione. Il tutto avviato in pochi anni, una cura che continua oggi e continuerà nel prossimo futuro per solidificare le fondamenta della Capo d’Anzio e permetterle la realizzazione del porto che già da oggi è un punto di riferimento per il tirreno centrale.

Per il resto eravamo e siamo, come ha avuto sempre modo di vedere, disponibili ad ogni tipo di dialogo e a rispondere ad ogni domanda e richiesta, non spegniamo i telefoni. Quindi quando ha qualche dubbio…anche da “cartavetrata”…ci chiami e se in caso  non rispondessimo immediatamente sarà perché siamo in banchina occupati ad ormeggiare qualche barca…ma sicuramente La richiameremo subito dopo!!!

Bruschini, gli ultimi fuochi e il caso Villa Adele

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Quelli di ieri sera, belli, sono stati gli ultimi fuochi d’artificio con Luciano Bruschini sindaco. Macchiati da quanto avvenuto la sera prima a Villa Adele, con la vicenda dei disabili in ultima fila e della stampa rimasta fuori. Ecco, dopo gli ultimi fuochi il sindaco ci faccia vedere che è tale e faccia un gesto indispensabile: togliere la delega al turismo al suo omonimo finto dimissionario altrimenti revocare gli incarichi ad Angela Santaniello e al capo della sua segreteria e capo di gabinetto in pectore Bruno Parente. I due dirigenti hanno messo nero su bianco cose gravi. Gravissime. Mentre il delegato ha provato a scusarsi con i giornalisti e a spiegare che per i disabili c’è stata “l’alta affluenza” e c’era “esiguo personale in servizio”. Ovviamente con la “claque” pronta su facebook a dire che era tutto a posto e lui a dire che questa è “la sua verità“. Ma per piacere… Guardate la foto qui sopra, eccola la verità, eccola la visuale dei disabili.

No, quanto è accaduto e gli “affarucci” – sì sindaco, piccoli affari – che ruotano intorno a Villa Adele meritano un intervento. Non te lo chiederà la maggioranza, ognuno ha un “orticello” da guardare né l’opposizione – chi ha avuto il palco in quella stessa villa, chi i libri pagati, chi valuta un accordo elettorale –  mentre non sembrano da tempo particolarmente attente le forze di polizia e la magistratura. Allora provo da questo umile spazio civico a mettere in fila quello che succede e che non puoi fingere di ignorare.

Nel riportare quanto accaduto sabato sera, inliberauscita ha fornito un dato sul quale pochi sembrano soffermarsi: l’organizzatore ha detto che non c’era posto per la stampa perché il delegato aveva a disposizione 100 – sì cento – ingressi gratuiti. Lo sapevi sindaco, sì? I cento ingressi gratis (a chi, per quale motivo?) non sono stati raggiunti nemmeno con Bob Dylan per il quale arrivarono richieste anche dalla Presidenza del Consiglio. Qui, invece, ci sono e il primo “affare” è quello di mettere in piedi una stagione  – della quale ancora ignoriamo i criteri – per fare entrare gli amici degli amici. Ai quali aggiungere, basta affacciarsi dal lato polizia locale, chi si mette il tesserino del Comune e manda dentro gente. E’ finita? No, veniamo alla questione accrediti e chiariamo una volta per tutte: i giornalisti, piaccia o meno, raccontano questo territorio, li avete invitati voi, la pantomima non funziona e non decide un delegato o tanto meno un organizzatore chi entra e chi non. Fra l’altro gli accrediti stampa, per la cronaca, non sono soggetti a Siae. Lo dico senza avere accrediti in questa città da una vita, perché lavoro altrove. Roberta Sciamanna ha ricordato che non vado più a Villa Adele (sono andato per Papaleo, pagando, ma solo perché erano usciti i dati sui costi dell’estate 2016) perché non c’è chiarezza sulla gestione. Così come evito di andare a Villa Sarsina, dove qualcuno (leggere gli atti di “Malasuerte“) preferiva fare i suoi bisogni.

Ma restiamo a Villa Adele, a questa specie di extraterritorialità, per cui il delegato al turismo chiede “lumi” sull’Iva per gli spettacoli. Già, è prevista o non? Ma soprattutto, perché se ne interessa lui? Non lo sapevi sindaco? Adesso lo sai. Magari dillo anche all’anti corruzione, visto mai che decida finalmente di intervenire

Forse  ignori pure che mentre vi prendete 100 ingressi gratuiti, c’è un problema con il “service“, quello delle luci e del suono. Nella gara ne è stato preso uno di buon livello, ma in occasioni come gli Audio 2 o Battista ne serve uno migliore. Sai chi paga? Il Comune…. Sai chi è attivissimo nel cercare soluzioni? Il delegato… Della serie che agli organizzatori diamo il palco con service, un contributo, il prezzo dei biglietti (esclusi i 100, ovvio) e poi un ulteriore contributo per il service aggiuntivo. I problemi tecnici per gli Audio 2 erano questi, oltre ai pochi ticket venduti, non lo sapevi? Adesso sì….

Ce n’è abbastanza, non credi? E c’è un solo responsabile di questa situazione allo sbando come tante altre nella città, proprio te sindaco. Domani non succederà nulla, non ci saranno provvedimenti per il delegato perché le ragioni di una rabberciata maggioranza vengono prima di quelle della città e non da oggi. Allora “lascia fa, andiamo avanti, che te metti a fa….” E’ questa la tua  maggiore responsabilità.

Buon Ferragosto, di cuore, i fuochi – almeno quelli – sono finiti.

Porto “annunci” e la Cassa depositi e prestiti dice no

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Bufalari e Mauro un anno fa allo Splash Down (Foto ilcaffè.tv)

Un anno fa, più o meno, abbattendo lo Splash down ci dicevano che era la prima opera del nuovo porto. In questi mesi ci hanno riempito di speranze, non perdendo mai occasione di dare come imminente la realizzazione del nuovo bacino.

E’ notizia recente, invece, che la Cassa depositi e prestiti alla quale la “Capo d’Anzio” si era rivolta con il proprio progetto di finanza ha detto “no, grazie“. Ufficialmente perché finanzia solo porti commerciali, anche se eventualmente sarebbe disponibile con la “controllata” Sace.

Dal 19 aprile, data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avviso di consultazione di mercato , sono trascorsi da un pezzo i venti giorni indicati per presentare le proposte. Quante ne sono arrivate? Da parte di chi? Cosa dicono?

Al contrario del suo predecessore, l’avvocato Alessio Mauro, che era particolarmente loquace e che in questo senso aveva colto l’esigenza di dare informazioni ai cittadini (che fino a prova contraria restano i proprietari del 61% della Capo d’Anzio e quindi del porto)  da quando è stato nominato Francesco Capolei non ha mai avvertito  l’esigenza nemmeno di farsi conoscere. Si sa, le nomine si fanno nelle segrete stanze e poi…. Restano le domande, finora senza risposta, di un mese e mezzo fa e che potete leggere qui. Anzi, se ne aggiungono altre: quanto sta incassando la società rispetto al 2016 per il parcheggio dietro al porto e dove pensa, adesso, di trovare i soldi per realizzare l’opera?

Dopo i “turchi napoletani“, i fondi maltesi e qualche altra ipotesi di ingegneria finanziaria, pare si stia pensando a delle banche. Il compianto Gianni Billia, oggi il porto sarebbe operativo, non v’è dubbio, parlava allora di rivolgersi alla Banca europea degli investimenti. Altri tempi, oggi chissà…

Il capo di gabinetto, le cose da capire

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La prossima nomina di Bruno Parente a capo di gabinetto del sindaco di Anzio mi dà l’occasione per augurare buon lavoro a un uomo che conosco da tempo e che nei rapporti personali e professionali è sempre stato di una correttezze unica. Non avevo e non ho nulla contro di lui e lo sa.

Com’è noto a chi segue questo spazio, però, la domanda per quel posto l’avevo fatta – provocatoriamente – pure io, riscoprendo una mai sopita anima Radicale. Non ambivo a tale nomina e se mai fosse avvenuta avrei rinunciato,   lavoro in uno dei quotidiani più importanti d’Italia, ma volevo vedere cosa sarebbe successo. Nel curriculum che ho spedito al Comune e che potete scaricare qui di seguito (CVE_gdgxsito) c’è una frase del grande giornalista, inviato e scrittore Ryszard Kapuściński: “Non bisogna mai stancarsi di studiare il mondo”. Ecco, provo a farlo. E in questo tentativo mi soccorre un’altra frase, quella del professor Domenico De Masi che ci spronava, a lezione, a “vivere e studiare per sputtanare questi disgraziati millantatori di cultura“. Lo so, si rischia di vivere male, però…

Può darsi che non avessi, come si sostiene nel verbale difficilmente trovabile sull’albo pretorio del Comune di Anzio, i requisiti professionali. Ho lavorato sempre nel privato, vero, dirigendo anche servizi in un paio di redazioni e credo questo non abbia convinto chi ha visto il curriculum. Pazienza.  Questa valutazione, però, mi dà l’occasione di segnalare delle cose che vanno capite su come si interpretano e fanno le cose in questo Comune. Quel verbale con ammessi e non, ad esempio, non ha una firma. Chi avrà deciso? Mistero. Di certo l’ha fatto a tempo di record, quando siamo abituati – ad esempio per un accesso agli atti – a “riti” di durata infinita o quasi. Ma va bene, l’efficienza quando si mostra va premiata. Non era 3.0? Eccolo…

Questo consente di dire un altro paio di cose. La prima: ci fosse stato lo stesso zelo nel valutare il titolo (sbagliato rispetto al bando) del dirigente dell’area finanziaria, un anno fa sarebbe stato escluso com’è accaduto – oggi – a Sabina De Luca e Mauro Nasi.  Ma attenzione, rispetto alla laurea chiesta allora (Economia o equipollente, e Giurisprudenza non lo è) il bando per il capo di gabinetto recita all’articolo 1, tra i requisiti specifici: “Diploma di laurea (DL) del vecchio ordinamento universitario, oppure laurea specialistica (LS) o magistrale (LM) del nuovo ordinamento universitario in: Sociologia, Scienze Politiche o Scienze della Comunicazione“. Se ci fermiamo alla virgola, a casa mia “diploma di laurea del vecchio ordinamento” vuol dire qualsiasi laurea… Sbaglierò?

La seconda: ci fosse stata la medesima attenzione nel valutare i profili di provenienza dei candidati per il posto di dirigente della polizia locale, forse chi c’è oggi non ci sarebbe stato. Qui ho l’impressione che, invece, sia accaduto il contrario. Conosco Nasi, per esempio, e se uno in un Comune svolge le funzioni chieste dal bando di Anzio (potete scaricare il curriculum sul sito di Cisterna di Latina) perché non avrebbe i “requisiti professionali“? Altro mistero.

Non solo, la procedura seguita è quella per l’articolo 90, vale a dire che il sindaco può scegliere chi vuole, senza mettere in piedi questa selezione che era noto (e giusto, sostanzialmente) fosse destinata a Bruno. La domanda è se un incarico dirigenziale può essere affidato così o non serva la procedura ex articolo 110. Ah, ma solo per curiosità, la legge 150 del 2000 prevede che la “comunicazione istituzionale”  –  uno dei requisiti decisivi ai fini dell’assegnazione dell’incarico – sia affidata agli iscritti all’Ordine dei giornalisti.

Questioni che sottolineo, lo ribadisco, solo perché troppo spesso le regole, nel nostro Comune, si interpretano a soggetto. Anche per questo è necessaria #unaltracittà

ps, scommessa con Bruno Parente: c’è chi è già venuto a dirti in ufficio, riferendosi a me “Hai visto l’amico tuo….” Vero?

Il punto blu, le assunzioni, il box pagato due volte

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Con i toni trionfalistici che stanno accompagnando ultimamente la diffusione di notizie del Comune di Anzio siamo stati informati, nei giorni scorsi, dell’apertura del “Punto blu” in piazza Pia. In una città dove i colleghi della stampa – non me ne vogliano – si limitano spesso a copiare e incollare, nessuno sembra chiedersi come quello “sportello” sia finito nel box che un tempo era del “Centro commerciale naturale“. Figuriamoci se ci pensa l’opposizione o quel che ne resta, a chiederselo…

Allora proviamo a ricostruire, partendo dal comunicato ufficiale. Il “Punto blu” faceva parte del progetto del “Borgo Marinaro di Nerone” e allegati alla  delibera del 16 febbraio scorso con la quale si chiedevano alla Regione Lazio 50.000 euro (10.000 sono a carico del Comune) ci sono la “scheda del progetto” (vuota, ma in giunta le carte le vedono o non?) e la “sintesi del progetto” che prevede – fra le altre cose – “L’installazione di un INFOPOINT nel parco di Villa Adele a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria : un centro polifunzionale con nuovi servizi per l’accoglienza del turista“. La previsione di spesa per realizzarlo è di 7.000 euro.

Risultato? Quel box lo abbiamo pagato due volte. Eh sì, perché il nuovo a Villa Adele non c’è e sistemarlo in quello esistente ci è sicuramente costato qualcosa. Torniamo al “Centro commerciale naturale“, all’aborto di quella iniziativa, perché nel 2011 sempre la giunta aveva affidato all’associazione che doveva realizzarlo (ed è poi sparita) la “struttura in metallo di forma ottagonale con superficie di circa 16 metri quadrati sita in Piazza Pia dotata al suo interno di impianto video lcd ed impianto audio per filodiffusione; 14 paline per la denominazione delle vie del Centro Commerciale Naturale; Punto Informativo Turistico dotato di touch screen che, attraverso un software dedicato, consente la visualizzazione di informazioni e notizie utili alla fruizione del territorio comunale (in fase di istallazione); – 4 paline informative bifacciali (tipo bacheche) con telaio in ferro di colore blu per l’affissione di messaggi promozionali o pubblicitari; sito internet con dominio anzioinpiazza.it; rete wi-fi funzionante nel perimetro del centro per consentire la connessione gratuita ad internet.”  Tutto questo era stato affidato all’associazione “al fine di elevare e qualificare la fruibilità delle strutture e dei servizi da parte dei cittadini e di garantire la prosecuzione di tutte le attività ed i programmi attualmente in atto”. Li avete mai visti?

Fortuna che almeno il sito anzioinpiazza non esiste più, perché per anni ha messo tra i piatti tipici della città gli spaghetti alla sorrentina. E fortuna che hanno tolto il touch screen che a Ferragosto augurava buon Natale. Ebbene tra le spese di quel Centro commerciale naturale – sostenute da Regione e Comune  per un totale che supera i 250.000 euro –  alla voce “arredo urbano” troviamo:    14 paline, 7 fioriere, 15 panchine, 4 totem indicatori, altrettante paline informative, 10 cestini porta rifiuti, 100 stendardi in nylon da appendere all’esterno di ogni esercizio e per l’aggiornamento della toponomastica  e la realizzazione del chiosco ottagonale in piazza Pia: 53.055 euro. Vuol dire che lo abbiamo pagato caro. Adesso lo paghiamo di nuovo, sembra (ma va verificato, l’assessore Bianchi può illuminarci?) dopo averlo revocato alla ormai misteriosa associazione “Centro commerciale naturale”.  Se è così revochiamo anche le bacheche arrugginite e facciamo almeno pagare i danni… 

Non è tutto, perché se leggete la delibera e l’allegato, non troverete fra le spese previste quelle per il personale. Eppure c’è chi sta lavorando lì, anzi ha addirittura   firmato contratti, in Municipio. Avete letto avvisi pubblici o simili? Ricerche di persone che hanno esperienza nell’accoglienza turistica, conoscono le lingue e sanno di cosa parlano? No, quindi sarebbe interessante sapere chi ha scelto e “assunto” chi  è pagato per stare all’info point. Ah,  i contratti – o qualcosa di simile – sono stati firmati negli uffici dell’assessorato all’ambiente.  Non solo, molti – assessori e consiglieri comunali di maggioranza compresi – hanno appreso dell’inaugurazione solo da internet. Vittime del 3.0, dai….

Conclusione: anche le cose che partono con buone intenzioni in questo Comune prendono sempre strade contorte. La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 è quella di fare percorsi certi e lineari. E’ un’altra linea di demarcazione, chiara, tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà.

Bene il Vallo Volsco, stavolta sindaco hai ragione

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Il taglio del nastro (Foto Raniero Avvisati/Comune di Anzio)

Sono stato questa mattina all’inaugurazione del Vallo Volsco, è uno dei giorni importanti nella vita di una città e concordo – non suoni strano – con quanto ha affermato il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Ci sono momenti nei quali non esistono punti di vista differenti sulla gestione dell’amministrazione civica che possano allontanare, tutt’altro.

Ha fatto bene, il sindaco, anche a ringraziare il suo predecessore Candido De Angelis – presente, insieme ad altri consiglieri di maggioranza e opposizione – perché quel progetto parte da lontano. Da quel disegno di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è purtroppo diventata altro. Non è il momento di parlarne ora, qui piace ricordare le chiacchierate – rimaste teoria, purtroppo – con il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, su quello che poteva essere questa città nell’idea che era affidata alla relazione e lì è rimasta. Il Vallo Volsco era uno dei pezzi di quel “parco delle ville” che a 15 anni dall’adozione e 12 dall’approvazione del piano non vediamo, ma ripeto niente polemiche.

Quello spazio nasce, lo ricordava lo stesso Bruschini, come orto botanico, poi ci sono stati sviluppi, problemi, e senza l’accordo con il Comitato di Santa Teresa forse non avrebbe mai aperto. Ecco un esempio di sinergia tra amministrazione civica e comitati che sono – tutti, anche quelli che segnalano e denunciano – una risorsa per il Comune. Vanno fatti complimenti sinceri e detto grazie, come ha sottolineato Bruschini (qui c’è il video), a chiunque si è prodigato per arrivare a questo risultato.

Nel clima di festa il sindaco non ha evitato di lamentarsi di chi fa critiche, con ciò sottolineando che chi se la prende con la città “critica se stesso“, ribadendo che ad Anzio occorre volere bene. Hai ragione sindaco, consentimi solo un appunto: criticare non significa necessariamente voler male, anzi, ma preoccuparsi spesso di cose che non vanno e dare anche possibili soluzioni.

Chiusa qui: complimenti e un grazie sincero. Oggi è un giorno importante.