Falasche e non solo, ecco il rugby. Si vada in Consiglio

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Nell’estate del “sold out” basato, per adesso, sulle sensazioni e sulla gente che in realtà vediamo in giro, sembra finire nel dimenticatoio una vicenda che è, invece, il vaso di Pandora. Quella degli impianti sportivi. Da questo umile spazio – e da altri media – è uscita fuori la storia del Falasche ancora irrisolta: la società che fa riferimento all’assessore Alberto Alessandroni non ha restituito il dovuto al Comune e su quell’impianto è stata commessa più di qualche irregolarità. La Finanza ha tirato fuori – dopo le perplessità emerse negli anni in Consiglio comunale, espresse dai cittadini e riprese dalla stampa – la vicenda del Deportivo, sequestrando il club annesso alla piscina. Adesso, dopo un ricorso al Tar perduto, l’Anzio Rugby chiede l’accesso agli atti sull’impianto del centro sportivo. La notizia è stata ripresa da diversi siti locali e il comunicato della società si può scaricare per intero nel documento seguente (camporugby)  Qui interessa poco chi abbia ragione o meno, di sicuro qualcosa non quadra.

Come si va ripetendo da tempo, sul patrimonio pubblico sono stati spesso costruiti consensi e fortune politiche. Non è questione di persone, sia chiaro, ma chi amministra ha (avrebbe) il dovere di dare l’esempio e questo troppo spesso non è avvenuto.

C’è chi si diverte a dire,   basandosi sui “sentito dire” che tanto piacciono nei bar della politica di casa nostra, che da questo spazio si rompono le scatole e basta: “Facile criticare sempre“. Non è così, ma per capirlo bisognerebbe leggere. Sugli impianti, ad esempio, l’amministrazione non ha mai raccolto la sfida di rendere pubbliche le schede – ammesso esistano – di ciascuna struttura: affidata a chi, a quali costi, con quali opere ottenute in cambio e via discorrendo

Ora andiamo oltre: data la situazione disastrosa di questo settore,  acuita da anni di noncuranza, mancati controlli, “complicità” politiche di vario genere, siamo arrivati alla scadenza delle principali convenzioni. L’idea, prima di mettere tutto a bando, è quella di andare in Consiglio comunale e dire, una volta per tutte, qual è la situazione impianto per impianto. Solo allora, con il benestare dell’assemblea civica, decidere che si possa dare una minima proroga a chi gestisce attualmente, ma solo se in regola con i pagamenti. Si affronti la questione pubblicamente, senza sotterfugi, senza piaceri di sorta a questo o quel potenziale grande elettore, a maggior ragione in campagna elettorale. Se andranno date proroghe, dovrà avvenire alla luce del sole e con un preciso mandato. Si vada in Consiglio, faccia iscrivere un punto all’ordine del giorno l’amministrazione o si trovino – tra opposizione (!?) e maggioranza – le cinque firme necessarie.

Sarà chi governerà nel 2018, poi  – chiunque andrà alla guida di Anzio – a dettare le nuove regole e a procedere alle assegnazioni in base a quelle.

Certo, rivincesse il centro-destra attuale e chi lo sostiene o è pronto ad allearsi,  cambierebbe poco. Sono cresciuti e si sono moltiplicati girandosi altrove e favorendo gli amici degli amici, “garantendo” ora Tizio ora Caio. Con #unaltracittà le regole sarebbero uguali per tutti, le assegnazioni trasparenti e gli unici a dover essere “garantiti” sarebbero i cittadini.

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