Parcheggi, “Malasuerte”. Scoperte (e silenzi) dell’accesso civico

Non ho il piacere di conoscere la segretaria generale del Comune di Anzio. Sul ruolo da protagonista che questa figura è andata assumendo nel corso degli anni ho avuto modo di esprimermi in passato, è una personale posizione, ma ricevere la risposta a un accesso civico generalizzato dopo tre mesi e sentirsi quasi “bacchettare” è singolare. Ma pazienza. Voglio semplicemente sottolineare che poco è cambiato, anzi nulla, rispetto al passato sul tema della trasparenza in questo Comune e che anziché vedere come fantasmi i cittadini che chiedono lumi, si potrebbe intanto rispondere nei tempi dovuti. La trasparenza – e con essa l’accesso civico dei cittadini, anche a documenti “non oggetto di pubblicazione obbligatoria“, come mi fa notare la segretaria che al tempo stesso è pure dirigente, controllore e controllata (accadeva anche in passato, siamo ad Anzio suvvia!) – sono una garanzia per tutti. Primi i vertici di un Comune.

Ebbene veniamo al motivo del “contendere“, agli accessi civici che da semplice cittadino ho presentato. Uno riguardava la vicenda dei parcheggi affidati alle società che li gestiscono da sempre e finite al centro della sentenza “Malasuerte” per le note “pressioni” della politica locale. Vicenda che forse sfugge alla segretaria, così come al Difensore civico dell’Area metropolitana al quale ho dovuto chiedere di intervenire perché dal Comune non rispondevano. Non era dato sapere i criteri di assegnazione, quanto pagassero, se ci fossero vicende pregresse e/o sanzioni. Richiesta del 18 giugno, risposta arrivata il 19 settembre, appunto dopo il sollecito del difensore civico (che nega alcuni atti, quello tra Capo d’Anzio e società di parcheggio è un contratto privato, come se la Capo d’Anzio non fosse dei cittadini, ma pazienza) e una serie di post su facebook che hanno avuto se non altro il merito di far finalmente rispondere. L’amministratore della Capo d’Anzio aveva impiegato dal 18 giugno al 9 agosto per farlo, spedendo la lettera al sindaco che l’aveva tenuta nel cassetto.

Ebbene le società hanno diritto allo spazio sulla base di una delibera di giunta del 2016, quando le “pressioni” erano già emerse e chi governava (ed è parte di questa maggioranza) ne era stato protagonista; Capo d’Anzio ha provato a dire no alla concessione di spazi ma ha fatto marcia indietro per evitare che chiedessero i danni; non è stato possibile effettuare sanzioni per auto in sosta fuori dagli spazi (e ce ne erano eh, quante ce ne erano…) perché nonostante la richiesta di intervento anche alla polizia locale “non è stato possibile ricondurre la sosta vietata a….“. Polizia locale che fu determinante nel far concedere gratis gli spazi alle due società. E quanto pagano oggi? Nella relazione non viene riferito, però non ho dimenticato il mestiere che faccio e ve lo dico io: per ciascuno spazio quanto un cittadino normale, con la differenza che io non ho diritto al posto, né posso riaffittarlo ad altri, loro sì. Perché la “Capo d’Anzio” non sia in grado di gestire un servizio che consentirebbe entrate certe resta un mistero, diciamo per fare un paragone azzardato che è come se a Fiumicino la società Aeroporti di Roma rinunciasse a gestire i parcheggi, ma tant’è… A mio modesto parere le “pressioni” restano forti, vedremo se quella delibera resterà in vigore o ci sarà il coraggio di revocarla.

Dicevo della Polizia locale, un accesso agli atti sui costi per le ambulanze in occasione della Roger Waters night e della festa del Patrono ha fatto scoprire che c’è stato un “breve lasso di tempo” per organizzare le manifestazioni. Come se non celebrassimo Sant’Antonio da oltre un secolo, ma lo avessimo scoperto solo qualche giorno prima. Pazienza, quel costo – se c’erano come si afferma cinque ambulanze con equipaggio (15 persone, fra cui tre medici) e cinque squadre “appiedate” (10 persone in tutto) è congruo. Non ero alle manifestazioni, immagino ci fossero i mezzi indicati. Tralascio grammatica e sintassi della risposta, ricordo solo che un po’ di attenzione non guasterebbe: sono atti ufficiali di un Comune.

Dal quale aspetto risposta – è abbondantemente trascorso il mese previsto dalla legge, a proposito di quella che amavo e amo definire legalità delle cose quotidiane – sulle affissioni estive. Abbiamo visto tutti lo “spettacolo” dei manifesti ovunque, allora ho provato sommessamente a chiedere se:

  • le società alle quali sono affidati gli spettacoli, le compagnie teatrali ovvero il management degli artisti hanno presentato richiesta di affissione o meno
  • copia dell’eventuale concessione di patrocinio da parte del Comune che esclude le società organizzatrici o altri dal pagamento delle tasse di affissione
  • nel caso non ci fosse patrocinio gratuito, quanto ha incassato finora il Comune per le affissioni e/o eventuali multe elevate alle società o altri alle quali sono stati affidati gli spettacoli per manifesti al di fuori degli spazi consentiti.

Mi rivolgerò a breve, in caso di mancata risposta, di nuovo al difensore civico dell’Area metropolitana. So bene, anche qui, che non c’è “obbligo di pubblicazione“. Però sapere se oltre i lauti finanziamenti elargiti a chi organizzava spettacoli (con un cartellone apprezzabile, sia chiaro) e a chi era candidato nelle liste di questa maggioranza o le sosteneva, sia stato anche concesso altro, ritengo sia un diritto di tutti i cittadini. Lo dice – per la cronaca – un decreto legislativo. Ben noto a chi guida il Comune, immagino.

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Ospedale, quanta ipocrisia. E adesso chiudetelo…

La sollevazione del mondo politico contro la chiusura del reparto di ostetricia e della pediatria del “Riuniti” di Anzio e Nettuno è ipocrita e tardiva. Fa sorridere come gli stessi che – trasversalmente – per anni sono andati a prendere voti, si sono ingraziati i direttori generali e commissari chiedendo ora di spostare un dirigente, ora di nominare un primario, ora di avere una Uos – unità operativa semplice – e ora una Uoc, complessa, per il medico amico, oggi scendano in campo. C’è da chiedersi dove fossero, da destra a sinistra, quelli che non si sono accorti che di 10 ragazzini registrati all’anagrafe di Anzio, solo 3 nascono in ospedale, contro gli 8 di mica tanto tempo fa. Perché accade questo? Semplice, disarmante direi: quel reparto è stato abbandonato a se stesso dalla Asl, non si è “investito” su personale e mezzi, così da fiore all’occhiello è diventato un luogo in cui si viene, si “sverna”, magari si portano i pazienti verso Roma o altre località, perché qui non ci sono prospettive.

I sindaci, poi, quelli che si sono fatti il “selfie” con il direttore generale Mostarda, da una vita in questo ambiente, personaggio più navigato dei politici di casa nostra. Che ci dirà ora? Che sono i dati? O che arriverà qualche macchinario programmato e atteso da tempo e i nostri primi cittadini saranno più contenti? Oggi si indignano, ma ieri – non tanto Coppola da Nettuno che ancora non c’era quanto il nostro De Angelis, attraverso il suo vice Fontana – hanno consentito che si svuotasse anche otorino. Basta leggere il verbale dell’ultima conferenza dei sindaci. Almeno, stavolta, qualcuno c’è andato. Con Bruschini, del quale il nostro stesso sindaco rimangiandosi gli impegni solenni dice di essere la continuità, alle conferenze non si andava ma poi si facevano i “tavoli” e arrivavano le promesse. Inutili. Perché via via si perdevano la senologia, il centro trasfusionale e via discorrendo. E non è certo esente da responsabilità la Regione Lazio, a guida Pd – unico ancora a non esprimersi sulla vicenda a livello locale – che taglia oggi e taglia domani, apri un ospedale pressoché vuoto come quello dei Castelli, ha perso di vista le necessità di un territorio. E non da oggi, perché se passi da 800 a 300 parti non accade in un anno, hai scientemente scelto di non preoccuparti. Come fu, giova ricordarlo, in campagna elettorale. Quando per rispondere alle divisioni interne del Pd l’assessore D’Amato pose “impegni pregressi” e non partecipò a un dibattito al quale aveva dato la sua disponibilità. Gli impegni erano una inaugurazione a Pomezia, dalla quale Anzio dista 20′. Ecco, le logiche manco di partito ma di corrente, questo è.

E pagano i cittadini, pagheranno ulteriormente le donne private prima della senologia, ora di ostretricia e ginecologia che mica tanto, 10 anni fa, presentava un lavoro a livello internazionale sull’incontinenza urinaria ed era tra i reparti migliori del Lazio. Era un’eccellenza, con i vari Gilardi e Ambrogi, poi è finito tutto. E’ stato fatto finire tutto.

Non è un problema di pediatri – che mancano qui come altrove, in provincia di Latina hanno dovuto pagare cifre enormi e farli arrivare da una società di Bologna – è di scelte mancate. Si metterà anche una “pezza”, adesso, ma non basta. Perché la Regione Lazio deve dirci – e non lo ha fatto – cosa vuole fare di questo ospedale. E deve dircelo oltre le pie intenzioni e le belle parole, nei fatti. Devono dircelo – e non lo hanno fatto – sindaci, assessori, consiglieri comunali di lotta e di governo, magari medici in servizio e al tempo stesso impegnati in politica, proprio con l’ospedale bacino elettorale.

Perché i cittadini sono stanchi di essere presi in giro da chi si ricorda ora di fare una “battaglia” che andava combattuta nella conferenza locale sulla sanità e con i consiglieri regionali di riferimento, adesso è tardi. Perché Zingaretti, l’assessore D’Amato, Mostarda e chi c’è stato prima di loro – amo dire banalizzando che Storace ha gestito la sanità con le unità operative dell’unghia incarnita e Marrazzo dell’osso al piede, mentre negli anni precedenti c’è chi come Pasetto fantasticava di nuovi ospedali proprio al confine, ricordate? – devono prendere coraggio e dirci: signori, qui si chiude. Oppure, signori: qui resta un grande pronto soccorso (ma con il personale adeguato, non con le carenze di sempre) e per il resto dovete andare altrove, dove troverete le eccellenze (!?!) oppure vi arrangerete.

Perché se davvero “prendessero in carico” – e non in giro – i cittadini fragili e i malati cronici, dell’ospedale ci sarebbe bisogno solo per le urgenze reali. Ma si deve trovare il coraggio, una volta per tutte, e con altrettanta determinazione queste comunità debbono dimostrare che per un’utenza di 120.000 abitanti che raddoppiano l’estate serve un ospedale non che abbia tutto ma il minimo indispensabile e di livello. Non i medici che ora arriveranno dal “Bambino Gesù” e poi chissà, non i contratti a termine, non chi è qui sperando di andare via o di restare perché “sono voti”. Guardiamola in faccia, la realtà, è così. E o si investe per rilanciare i reparti e servizi che resteranno, sulla “presa in carico”, oppure meglio chiuderlo l’ospedale. E senza “selfie”.

Sì a Verdone, cosa resta del #brand e la “Città siamo noi”

Non sarò il 30 agosto a Villa Adele per la cittadinanza onoraria a Carlo Verdone. Mi spiace e magari interessa a pochi, però con l’idea di dare all’illustre attore e regista questo riconoscimento sono d’accordo. E non da oggi. È uno degli argomenti che insieme al sindaco abbiamo discusso spesso, in passato, immaginando come poter dare visibilità a una città che aveva bisogno di riprendersi il suo ruolo. Verdone è riconosciuto a livello internazionale, decanta Anzio ogni volta che può, l’ha inserita in un libro, è un nome da condividere

Come lo sono – ad esempio – Mario Draghi che ad Anzio trascorre le sue vacanze o i Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico che fra l’altro ritrovarono i beni trafugati nel nostro museo, dove chi amministrava (sempre loro) aveva “dimenticato” un pezzo di allarme. Come lo sono tanti altri che ad Anzio hanno messo radici e come lo è Adele Di Consiglio, frettolosamente archiviata dalla maggioranza, mesi fa – andrebbe detto a Verdone – per ragioni ideologiche e non altro.

Del resto il sindaco ha detto che lui fa un po’ come vuole, ha vinto, governa, “la città siamo noi” e stessero zitti o quasi gli altri. Deve essere l’impeto leghista, unito al ripensamento rispetto al passato. Oggi, infatti, è “Orgoglioso” di essere la continuità di Luciano Bruschini, la pensava diversamente nel 2013 e anche prima – quando nel primo mandato scatenò i consiglieri passati a Fli insieme a lui che seguì Fini da An al Pdl e poi nell’esperienza nata e morta lì (Ricordate? Chissà che fine ha fatto…). Lo aveva scritto anche nel programma del 2018 di voler essere “discontinuità” ma pazienza. Anche nelle parole, ormai, rappresenta appieno il suo predecessore.

Ma sulla cittadinanza onoraria, ripeto, sono d’accordo. Dissento sull’enfasi, mi piacerebbe conoscere le spese – dell’evento e dell’intera estate, alcune delle quali al limite del voto di scambio – e soprattutto da “sparuta” quanto orgogliosa minoranza provo a chiedere: e poi?

In quale città Verdone – e mi auguro gli altri – saranno calati? Finiti #brand, #soldout, rinascimento (sarà una coincidenza, lo stesso nome dell’associazione con fidati professionisti vicini al sindaco che guarda caso hanno organizzato eventi) il modello di sviluppo che propongono De Angelis e la sua maggioranza sono gli eventi ben montati dal punto di vista mediatico e del marketing e molto partecipati o una città nella quale si crea sviluppo per tutti? Il porto delle nebbie, una società come la Capo d’Anzio decotta, è ancora un obiettivo o dopo 20 anni di annunci si restituisce la concessione e si prende atto del fallimento? E cosa si vuole fare – per restare al quotidiano, alla legalità delle cose quotidiane – dei parcheggi rimasti a chi è stato “vittima” di “Malasuerte” per interessi della politica con la quale dice di essere in continuità?

Per il Paradiso sul Mare, oltre deridere le proposte altrui, esiste un piano? E visto che voleva cacciare la Camassa, con una città sommersa dai rifiuti, perché non lo ha fatto? Cosa l’ha impedito, al punto di volere addirittura proseguire non sulla base della scadenza del bando ma del contratto? Se Anzio fosse stata nelle condizioni che abbiamo visto e vediamo con Placidi assessore, cosa avrebbe detto il De Angelis di lotta e di governo?

E dopo “villettopoli”, un territorio svenduto, l’inevitabile arrivo di un ceto medio-basso, cosa si intende fare con il piano del centro? Ci sono le osservazioni, a breve, e una maggioranza più litigiosa di quello che si vuole far credere sembra molto agguerrita e interessata. Per non parlare – a proposito di maggioranza – di un Udc che ha visto finire altrove le sue ambizioni, dopo l’ingresso di Cafà in maggioranza. Basta leggere qualche post e sentire gli ambienti, ma si sa di cosa parliamo.

Fortuna, intanto, che questa “sparuta minoranza” ha in qualche modo costretto il sindaco a revocare la delibera sui “quattro cantoni” alla Vignarola, unica cosa in discontinuità con la precedente amministrazione.

Eventi furono anche, fra gli altri, Paolo Conte o Bob Dylan (con il Comune che pagò profumatamente), la Fanciulla d’Anzio e la conferenza delle città del Mediterraneo, ma cosa è rimasto? Qual è il ruolo che ha Anzio? Mordi e fuggi, villettopoli o una città che va oltre le manifestazioni di chi spesso ha il solo merito di essere vicino all’amministrazione se non di essersi candidato? E cosa rimarrà dopo questa stagione di visibilità mediatica (in parte a pagamento, ricordiamolo) nella quale si è fatto credere che un quotidiano on line è il primo in Italia (ma non per contatti, è il primo a essere stato creato) e che l’indagine sulle spiagge ci premia? Vero, ma nel Lazio è stata valutata solo Anzio.

Sono tecniche, è noto, lo sa pure il sindaco che “sputa” sui social che dal Comune usano a mani basse (e pensare che voleva cacciarlo a Bruno Parente) e che lui scruta ossessivamente.

Un saluto da una minima e orgogliosa parte di “sparuta minoranza”, senza rancore. Torno in Italia il 10 settembre, continuerò a chiedere e proporre. La città non è di chi ha preso più voti, anche se lo fa da oltre venti anni. La città è di tutti e la democrazia non è la maggioranza vince, ma le minoranze sono rispettate. Tutte. Sarà d’accordo anche Verdone: benvenuto, illustre concittadino.

Parcheggi, non si può sapere tutto. Ma io insisto e “sfido”

Il Comune di Anzio e la Capo d’Anzio hanno fatto bene a tacere. Non posso sapere tutto sui parcheggi. Riporto, di seguito, la risposta del difensore civico dell’Area metropolitana che accoglie parzialmente la mia richiesta:

Con riferimento all’istanza di riesame indicata in oggetto, si invita codesta Amministrazione a disporre in favore del ricorrente l’ostensione dei seguenti atti: – I criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca per l’isola di Ponza. Le altre due richieste del ricorrente non possono essere accolte. Infatti: – Il contratto sottoscritto tra la società Capo d’Anzio e la società di parcheggio fa parte della fase esecutiva dell’appalto, fase che essendo disciplinata dalle norme di diritto privato non è soggetta a quelle pubblicistiche in materia di diritto d’accesso: sul punto cfr. TAR Marche Sez. I n. 677/2018 e TAR Toscana Sez. III n. 577/2019. – La situazione dei pagamenti e le eventuali contestazioni/sanzioni alle società concessionarie non possono essere accolte in quanto generiche, esplorative e massive: tali richieste infatti non indicano né gli anni di riferimento, né il nome o il numero dei concessionari, né altri estremi per identificarli“.

Ne prendo atto, ho sempre rispetto per le istituzioni. Che il contratto sia disciplinato da norme di diritto privato è una delle anomalie in presenza di una società pubblica, ma pazienza. Mentre per la seconda parte insisto e sfido un’amministrazione che si dice in discontinuità con la precedente a fornire ugualmente i dati. Se non a me a qualche consigliere comunale di buona volontà, nell’esercizio del suo mandato. Ha ragione il difensore civico, non indico anni di riferimento né nome o numero dei concessionari, ma in Comune e alla Capo d’Anzio hanno capito benissimo e tutti noi sappiamo ciò che l’avvocato Alessandro Licheri non è tenuto a conoscere. Per questo insisto e sfido l’amministrazione: qual è la situazione dei pagamenti? Ci sono state sanzioni?

E intanto Comune e Capo d’Anzio, provvedano a rilasciare quanto richiesto anche dal difensore civico. Ribadisco: non ci fosse stata “Malasuerte” e il “coinvolgimento nella vicenda di esponenti della politica locale”, tutto ciò avrebbe un interesse minore. Ma anche questo l’avvocato Licheri non era tenuto a saperlo.

Vigili, nuova sede senza taglio del nastro. E ora il Paradiso sul mare…

L’inaugurazione dell’ufficio turistico (foto http://www.comune.anzio.roma.it)

Da qualche tempo, ormai, la Polizia locale di Anzio usa la nuova sede. Quella nei locali dell’ex commissariato di polizia, in via del Faro, dopo i lavori ultimati con una procedura a dir poco singolare.

L’obiettivo è raggiunto, dirà qualcuno, era indispensabile una collocazione dignitosa e finalmente c’è. Gli eventuali accertamenti su procedura e costi ci diranno se è tutto a posto o meno, di certo in Comune non si è trovato il tempo di andare a tagliare il nastro come – invece – è stato per l’ufficio turistico in piazza Pia. Lì fra #brand, selfie di consiglieri e affini, c’è stata una inaugurazione in pompa magna. Per i vigili, nulla. Motivo? Chissà, forse non c’era tempo. O forse, come si vocifera, i rapporti tra sindaco e dirigente non sono così idilliaci. Vicende loro.

Di certo l’ufficio del turismo dà lustro. E’ costato oltre 50.000 euro, speriamo di vedere i frutti di tanto impegno, ma è una cosa che mancava, anche se servirebbe molto di più l’ufficio relazioni con il pubblico per il quale si continua a violare la legge. Ed era indispensabile la sede della polizia locale, proprio per questo a proposito di #brand sentiamo di lanciare una provocazione.

Se per l’ex commissariato è stato seguito un iter che si ritiene corretto, il sindaco affidi al dirigente della polizia locale la ristrutturazione del Paradiso sul Mare. Un nuovo #brand, quello dei lavori pubblici “metodo Anzio”. Sì, perché nel primo caso si è agito sotto la soglia dei 40.000 euro, con una spesa che poi è andata lievitando e gli atti – anche su segnalazione della consigliera Lina Giannino – sono finiti all’attenzione della magistratura.

Per il Paradiso sul Mare, grazie anche allo sblocca-cantieri, basta chiedere tre preventivi e immaginare che si possano spendere 150.000 euro come allora si pensò che per l’ex commissariato ne bastavano 35.000. Vuoi che non si trovano tre ditte? Si comincia e poi si segue il #brand lavori pubblici “metodo Anzio” voluto da Bruschini e proseguito, per lo stabile di via del Faro, con De Angelis. Diventeremmo da esempio a livello nazionale…

La Corte dei conti, la condanna e il “filo rosso” del sistema Anzio

Vanno lette con attenzione le 42 pagine della sentenza della Corte dei Conti che condanna, in primo grado, l’ex assessore Patrizio Placidi e l’ex dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio. Al solito in questo spazio si presume l’innocenza di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie e quella delle cosiddette “27 proroghe” penalmente è ancora in piedi, mentre la magistratura contabile ha inteso condannare al risarcimento i due. Le responsabilità sono personali e ciascuno ne risponde quando le sentenze sono definitive, ma quello che interessa sono gli oneri dei quali la politica si è fatta carico.

Per questo vanno lette con attenzione quelle pagine – direi soprattutto da colleghi giornalisti troppo presi a esaltare #brand e compagnia – perché aveva ragione il sindaco, allora consigliere di opposizione (?!), che nell’assise comunale disse dopo l’arresto: “Placidi è vittima del sistema“.

Non vittima, ma parte importante, insieme a tanti altri, molti dei quali decisivi per la sua vittoria un anno e qualche mese fa. Solo che pagato Placidi, sembra esserci liberati di tutto il resto.

Che invece riemerge prepotentemente in quelle 42 pagine. Perché se “gli artificiosi frazionamenti, con cadenze mensili, hanno di fatto impedito al Comune di conoscere la reale entità della spesa necessaria per tale servizio rilevata soltanto a consuntivo al termine di ciascun periodo di proroga” c’era chi doveva accorgersene e non lo ha fatto. Perché si tollerava (e si tollera ancora con altre realtà, vedi affidamenti di spettacoli estivi che rasentano il voto di scambio) che ci fosse chi utilizzava “le cooperative sociali, e i responsabili delle stesse – secondo le accuse- a fini elettorali” .

Le cooperative – che sono Giva e Pana – riferimento dell’allora estranea alla politica Valentina Salsedo (imputata con Placidi e altri nelle “27 proroghe”), poi candidata in “ticket” con Giorgio Zucchini e oggi assessore e presentatrice dell’estate, ci portano dritte dritte ad altre due indagini. Una è quella, con sentenza definitiva, nota come “Malasuerte”, l’altra quella per il passaggio da Giva a Parco di Veio del servizio proprio a Villa Adele. Nella prima il marito dell’oggi assessore era entrato nel settore dei parcheggi al porto e poi si è ritirato a seguito di un incontro al quale presero parte l’ex vice sindaco e il fratello dell’ex sindaco. Incontro che non ha avuto risvolti per i partecipanti, ma si è trasformato in una estorsione per la titolare di una delle attività ancora oggi presenti al porto. Nella seconda l’attuale assessore Ranucci fu protagonista – ed è sotto inchiesta – di un’aggressione perché tra quelli che non erano stati confermati c’era un suo parente e lui diede in escandescenza.

Il “filo rosso”, a voler seguire i nomi, ci porta alle intercettazioni sulla Biogas e sul secondo impianto – poi bocciato dalla Regione – nessuna responsabilità penale ma politiche, pesanti, certamente sì. E spiega come e perché si cercassero – come sembra qualcuno provi a fare anche adesso – dipendenti “allineati”.

E se Alessandroni è stato cacciato – nonostante il sindaco gli facesse i complimenti nella lettera notificatagli – perché si tengono gli altri? Ed è mai stato chiarito quanto affermato proprio da Alessandroni sugli “interessi personali” dietro il suo allontanamento?

Misteri della politica. Come sono misteri delle indagini quelli che portano ai domiciliari per un “Durc” mancante l’ex assessore Colarieti e la dirigente Santaniello (poi scagionati, ma intanto pesantemente compromessi da quella vicenda) e non si accorgono di quelli mancanti nelle 27 proroghe, come scrive la Corte dei Conti.

Ma il “filo rosso” del sistema Anzio è anche oltre, perché la Corte dei Conti riduce la condanna a Placidi e Dell’Accio in quanto “il responsabile del servizio finanziario avrebbe dovuto e potuto evidenziare, le anomalie nelle procedure di spesa avendo il dirigente provveduto direttamente a liquidare i corrispettivi 41 con determinazioni di impegno e di liquidazione adottate dopo la presentazione delle fatture, in palese violazione delle procedure di spesa” mentre “i revisori non hanno svolto alcuna attività di controllo sulla gestione del servizio da parte del settore di competenza in presenza di proroghe e/o rinnovi disposti senza adeguata motivazione per un lungo periodo temporale, senza gara“. Revisori che all’epoca, giova ricordarlo, erano ancora scelti dalla politica. E guai a disturbare il manovratore.

Sapete dove ritroviamo il responsabile del servizio finanziario, insieme ad altri? Nell’indagine sul Deportivo, la gestione singolare dello spazio della piscina trasformato in locale di intrattenimento ai danni del Comune.

Serve altro?

A tutto #brand, ma silenzio sui parcheggi al porto

Va bene, è l’estate del #brand e dei grandi personaggi. Dei siti di informazione che non sono primi in Italia ma vengono spacciati come tali (basterebbe leggere audiweb), dell’ufficio turistico in piazza costato oltre 50.000 euro tra lavori, creativi e arredamento. E’ l’estate delle foto di consiglieri e assessori sorridenti, perché va tutto bene.

E sia, avremo anche il “sold out” – prudenzialmente rivisitato in “numeroso pubblico” – ma le abitudini restano quelle di un tempo. Ho presentato il 17 giugno richiesta di accesso agli atti sui parcheggi concessi al porto alle società che gestiscono il traffico diretto a Ponza.

Comune e Capo d’Anzio, della quale l’ente detiene la totalità ma resta in “lite” con il privato, si sono ben guardate dal rispondere. Sul porto è calata una coltre di silenzio che deve riguardare, evidentemente, anche le vicende ben trattate nell’indagine “Malasuerte” ovvero la “Pressione esercitata dal coinvolgimento di esponenti delle istituzioni comunali” . Perché su quegli spazi – sarà un’impressione sbagliata – poco è cambiato.

Ebbene nessuno ha sentito il dovere, in oltre un mese e mezzo, di rispondere. Né la plenipotenziaria segretaria generale e responsabile della trasparenza, controllora e controllata con gli ultimi incarichi nei quali deve occuparsi anche di gare e contratti (alla faccia dell’anti corruzione), tanto meno la Capo d’Anzio del plenipotenziario amministratore delegato che è diventato “padrone” del porto.

Chiedevo e chiedo:

  • Criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia, delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca alla volta dell’isola di Ponza;
  • Contratto sottoscritto tra Capo d’Anzio e società di parcheggio, durata e introiti previsti per la partecipata del Comune di Anzio, penali previste in caso di inadempienze;
  • Situazione dei pagamenti riferite agli anni precedenti;
  • Eventuali sanzioni/contestazioni riferite agli anni precedenti da parte della Capo d’Anzio ovvero della polizia locale

Sì, la Polizia locale grazie alla quale ottennero l’area gratis due anni fa, su indicazione del dirigente appena arrivato e anch’egli plenipotenziario ormai nel Comune guidato da De Angelis.

Per questo ho coinvolto il difensore civico dell’area metropolitana, ho chiesto alla presidente della commissione trasparenza di interessarsi della vicenda e anche alla Procura, ammesso voglia seguire gli sviluppi di “Malasuerte”

Il fallimento del porto, l’urbanistica dimenticata

Per una volta persino la stampa locale è d’accordo. Di fallimento ha parlato Controcorrente, di illusione finita il Granchio. Giratela come vi pare, la telenovela del porto è terminata e fra qualche anno sarà un Tribunale a dirci se  Renato Marconi ha fatto un altro miracolo di ingegneria finanziaria ovvero se il Comune aveva ragione ma dal rapporto con una società inizialmente pubblica (Italia navigando) poi divenuta parzialmente privata (con il 3% di quote a Marconi, anche mentre firmava i patti con Anzio) e definitivamente affidata all’ingegnere, ci ha solo rimesso.

Come ho detto in tempi non sospetti al porto ho creduto, alla capacità di una città di gestire il “suo” bacino. E’ stato sacrificato su più di qualche altare politico e chi ha la voglia e la pazienza di rileggere quanto scritto in questo umile spazio o sulle colonne del Granchio (viene in mente la copertina “Italia naufragando”) può comprendere bene cosa è avvenuto per non farlo, il porto. Certo è che a 20 anni dalla costituzione della Capo d’Anzio, a 14 dalla richiesta di concessione, a ormai 8 da quando la società ne è titolare è stato fatto nulla. Ne va preso atto, restituendo la concessione stessa alla Regione e sperando che possa intervenire l’autorità portuale perché altrimenti anziché realizzarlo, il porto lo chiudiamo.

Regione che, anzi, ha atteso sin troppo a intervenire. E attenzione, dopo il 2005 e per l’intero mandato di Marrazzo/Montino continuo a pensare che in nome di una non meglio specificata “politica” sia stato fatto un danno alla città, ma la Polverini prima e Zingaretti poi hanno fatto tutto e di più. Allora il fallimento del porto è quello di 20 anni di centro-destra che guida Anzio, inutile girarci intorno. Dispiace che per saperne qualcosa siano dovute arrivare le interrogazioni di Brignone e Pollastini in Consiglio e che finora nessuno abbia risposto alle puntuali richieste della capogruppo Pd Marracino sul bilancio e le quote della Capo d’Anzio. Che deve portare i libri in Tribunale, non ci sono alternative purtroppo. E alla Corte dei conti, perché non siano i cittadini a pagare dove altri hanno sbagliato. E come Bruschini, De Angelis ha evitato il discorso del porto che è “di” Anzio, non di chi guida il Comune. Ci hanno fatto tre/quattro campagne elettorali, nell’ultimo programma nemmeno lo avevano inserito, quando dal Pd si ribadiva che il problema era proprio la società facevano spallucce o ci presentavano improbabili fondi maltesi (Marconi), gruppi di turchi-napoletani o singolari cordate ovvero banche pronte a mettere soldi (Bruschini). Basta: la Capo d’Anzio doveva realizzare il porto, non limitarsi a gestirlo. Non lo ha fatto, non è in grado di farlo, non ha rispettato un solo punto dell’intesa con la Regione e va chiusa.

“Mi fido di un sindaco che si batte come un leone per il porto del quale non vedrà l’inizio dei lavori”. Il sindaco era (ed è) Candido De Angelis. La frase è di Pierluigi Cervellati, progettista della Villettopoli che il centro destra ha regalato a questa città, finendo di devastarla. Lo disse a chi scrive in un servizio per “Il Granchio”, commentando una sua intervista all’Espresso nella quale affermava che non si fidava dei sindaci. Di De Angelis sì, proprio perché voleva fortemente il porto. E quell’idea era centrale nello sviluppo indicato dallo stesso Cervellati: mare, cultura e natura, diventati ben presto varianti, cemento e furbizie.

L’ultima riguarda lo strano silenzio sul piano del centro urbano, l’ultimo tentativo di “sacco” della città. Dopo l’adozione della  variante – portata dall’allora assessore Attoni e votata in Consiglio anche dal gruppo De Angelis che era ancora di lotta e di governo in quel periodo ma di lì a poco avrebbe “riappallato” il centro-destra – ci sono state le osservazioni.

Qualche consigliere comunale, forse inesperto, si è “divertito” a commentare sui media sulla opportunità di discuterne e altri ha invitato i cittadini a presentarle. Fatto sta che ci sono ma l’urbanistica è sparita dal dibattito. Tra #brand e compagnia non si capisce qual è   l’orientamento di un’amministrazione che dopo aver candidato (e vinto) tutti gli uscenti dell’amministrazione Bruschini/Placidi, si vantava di esserne la discontinuità. Fatichiamo a vederla, ma c’è il #workinprogress o il #soldout e sono tutti contenti in maggioranza, 

Ma ci sono le osservazioni, si deve andare in Consiglio, resta aperta la questione delle altezze   richiamate nel “Ptp” regionale che vanno affrontate. E ci sono vicende ataviche, come Villa Adriana o Bambinopoli, sulle quali in questa maggioranza più di qualcuno ha delle mire. Come nel ’92, ad esempio, quando Bruschini era sindaco, De Angelis per un periodo fece l’assessore, Tuscano doveva diventare primo cittadino ma la “staffetta” non si realizzò e la discussione sull’urbanistica alla fine mandò tutto all’aria. Già allora si parlava di Bambinopoli, già allora i protagonisti erano quelli di oggi. Serve altro per parlare di vittorie elettorali che sono proseguite nel tempo e non si discutono (i cittadini hanno scelto e hanno sempre ragione) ma di un evidente fallimento politico?  

Estate, rispunta Cappellari. Indignati ne abbiamo?

Chi sia e come la pensi Pietro Cappellari è noto. Non da oggi, né dalle sue esternazioni sulla propria pagina Facebook in occasione delle manifestazioni sul 75°  anniversario dello sbarco che hanno portato alla “cacciata” dei vertici della università civica. Personalmente il mio pensiero è lontano anni luce dal suo, ma in una democrazia tutti hanno il diritto di esprimersi. Chi sia e come la pensi sulla Storia del nostro Paese e di questo territorio – in uno dei periodi più bui dell’Italia –  è ed era noto quando. – oggi come in passato- viene inserito nel cartellone ufficiale dell’estate nettunese il suo “Premio Tridente”


Giusto. Come era giusto (e noto chi lo proponeva, Cappellari appunto) inserirlo nel programma delle manifestazioni di gennaio, anche in virtù di quanto organizzato nei 7 anni precedenti con il premio. Solo che l’ex commissario Strati e la stessa dirigente che disse sì allora come oggi, si sbrigarono in fretta e furia a far pagare al vertice della Università civica le esternazioni di Cappellari non durante le cerimonie ma sui social.

Bene, se sono valide quelle ragioni qualcuno oggi vuole spiegare perché è nel programma ufficiale? E se qualcuno gli ha già imposto di non esprimersi sui social ovvero lo controllerà a vista? Perché se così non fosse nemmeno andava inserito nel programma.

Qualche mese fa  la vicenda finì addirittura in Parlamento, risvegliò dal letargo persino qualche giovane virgulto del Pd, poi poco votato alle elezioni. Il commissario cacciò la direttrice dell’Università civica e decapitò il “board”  a furor di popolo. Aveva dimenticato, insieme alla stessa dirigente,  di avere autorizzato tutto. E adesso, indignati ne abbiamo? Parlamentari di lotta e di governo? Qualcuno che chiede le dimissioni di Coppola o la “cacciata” della dirigente ?

Eh no, dovrebbero adirarsi solo perché si dà spazio a chi la pensa diversamente. Non il massimo della democrazia ovvero il medesimo comportamento che avremmo avuto se 75 anni fa avessero vinto quelli che Cappellari prova a riabilitare.

La discontinuità mancata, il #brand e chi vive qui tutto l’anno

Uno degli slogan elettorali di De Angelis. I cumuli sono rimasti, il sistema non è cambiato

Doveva essere discontinuità, voi l’avete vista? Francamente era difficile smarcarsi dalla passata amministrazione per un sindaco che ha messo insieme – poco più di un anno fa- chi sosteneva la maggioranza di Luciano Bruschini e chi in teoria doveva esserne all’opposizione ma poi piano piano si era ri-alleato. E allora dimentichiamo la annunciata discontinuità e proviamo a stare ai fatti, quelli che fra #brand, campagne social ripetute e giornali meno attenti di un tempo, sembrano essere sfuggiti.


Come le divisioni in maggioranza, la maretta seguita all’allargamento a Cafà e Palomba, sapientemente celata accontentando o provando ad accontentare ogni esigenza. Come faceva Luciano Bruschini e come, evidentemente, vogliono le esigenze della politica di casa nostra. Solo che De Angelis non ha il carattere di “padre Luciano” , continua a urlare e sbattere i pugni, a ricordare “quando facevate questo e quello ” ignorando che li ha scelti come alleati e dimenticando – come mi piace dire – che non arriva a fare il sindaco da Marte. E che a certe logiche si è inevitabilmente e opportunamente adattato.


Ma immaginiamo cosa sarebbe successo se Bruschini avesse impegnato una cospicua somma per uno dei candidati della sua coalizione per spettacoli estivi? Apriti cielo… Qui pare, invece, che il criterio per alcune manifestazioni sia quello di essere stati in lista o avere in qualche modo sostenuto e/o aderito alla maggioranza. I grossi nomi del cartellone (al quale va un sincero apprezzamento) sembrano avere offuscato questi aspetti. Sui criteri nessuno chiede, quando ci si adirava – e giustamente – perché il delegato al turismo, allora omonimo del sindaco – metteva il suo telefono cellulare per la vendita dei biglietti.


E la città rispetto alla gestione Bruschini/Placidi è più pulita? No, è evidente. Anzi la situazione è peggiorata e basta fare un giro per Anzio. Come? Ah… la ditta appaltatrice, alla quale ultimamente nemmeno si fanno più sanzioni a quanto pare. Tutti- a cominciare dai dipendenti di Camassa – aspettano la nuova. Come con Placidi aspettavano “la sentenza”. Cosa è cambiato? Meno di niente.

Per non parlare dell’episodio – penalmente irrilevante ma politicamente significativo- dell’intervento sulla gara dei mastelli fatto dall’assessore all’ambiente. Persino il de Angelis di lotta e di governo all’epoca di Bruschini sindaco ne avrebbe chiesto le dimissioni. Qui è tutto a posto, l’opposizione non si fida di quanto scrive (e dimostra) controcorrente, mentre dall’ufficio i dipendenti scappano. Forse qualcuno li vorrebbe “allineati” come leggiamo nelle carte giudiziarie riguardanti questa coalizione? Speriamo di no. Come ci auguriamo che la segretaria generale non sia “in cassaforte” come Placidi diceva della precedente.

Perché Patrizio era così. E oggi che è tornato in campo e ha rilasciato una intervista dove i non detto pesano più delle affermazioni, la maggioranza dovrà farci i conti. Lo sa anche il sindaco, lo hanno capito anche i giovani virgulti convinti che essendo stati eletti loro è tutto nuovo. Speriamo, ma non sembra.

Placidi ha incarnato in questa città la figura del “male assoluto”, di certo condivido nulla del suo modo di agire e delle scelte fatte per Anzio. Però quello che diceva è agli atti e per esempio sulla Biogas pesa quel “eravamo tutti d’accordo”. Si riferiva alla maggioranza di prima che è stata totalmente nelle liste di De Angelis. Il quale prometteva di andare all’Onu per non realizzarla ma presto andrà alla cerimonia di inaugurazione dell’impianto. Era scontato, la vera discontinuità sarebbe stata non allearsi con chi l’aveva voluta ovvero ammettere “ce l’abbiamo per causa nostra, vogliamo chiudere il ciclo dei rifiuti, vediamo di ridurne l’impatto”. No, ora sembra si lavori per verificare quali benefit ci saranno (se ci saranno) per la bolletta dei rifiuti di casa nostra.

E’ sicuramente un bene, poi, realizzare i lavori sulle strade e annunciare i cambiamenti del piano triennale, ma francamente dei selfie sui social dell’assessore Ranucci e di diversi consiglieri ci facciamo poco se senza andare in periferia – basta fare le strade secondarie di Santa Teresa – abbiamo voragini ovunque. La vedete la discontinuità? Francamente no. Poi che amministrare è difficile è vero, ma siccome i cittadini dovevano avere certezze scegliendo la ventennale esperienza del centro-destra, non sembra vada così.

Ciliegina sulla torta, il porto: il bando è andato deserto, la società Capo d’Anzio è decotta, priva di presidente, le presenze di imbarcazioni – così a vista – sono notevolmente diminuite. Su quel mega progetto ho messo, anni fa, la faccia. L’ho difeso. Di fronte al fallimento che si palesava dopo la prima gara deserta ho chiesto scusa. Sarebbe ora che lo facesse anche il sindaco, restituendo una concessione che è ferma da 7 anni. La palla torni alla Regione, rimasta in silenzio dopo una mozione unanime per la revoca. Pure lì, evidentemente, c’è chi è di lotta e di governo.

Scusate il silenzio eh, come spesso ripeto ho molti altri impegni, ma ogni tanto sento il dovere di ricordare che ad Anzio c’è chi ci vive tutto l’anno. E’ bella e indovinata la campagna di marketing con le piazze piene e lo slogan “ci vediamo l’anno prossimo”. Qualcuno dovrà pur dirlo che in questo è cambiato poco o nulla.