Il porto, la trasparenza, il “Carrozzone”

“Il carrozzone va avanti da sé…” cantava Renato Zero e le vicende del porto e della Capo d’Anzio sembrano ricalcare alla perfezione quel testo. Regine, fanti e re – aggiungerei guitti di paese – abbiamo visto di tutto in 21 anni dalla costituzione della società e in 10 da quando ha ottenuto la concessione.

Ebbene mettiamoli dei punti fermi, perché al gioco di dare responsabilità sempre agli altri occorre rispondere con fatti concreti. Il primo: Italia Navigando – e quindi Renato Marconi che ne era amministratore delegato e già socio con una piccola quota, anche se in Comune se ne accorgeranno solo dopo, perché al momento delle visure non compariva ancora – è stata portata ad Anzio dall’attuale sindaco. Il suo successore, Luciano Bruschini, era un autorevole esponente di maggioranza e sapeva bene cosa stava avvenendo. La regia, si dice, era di Gianfranco Fini, all’epoca leader di An.

Il secondo: si poteva ottenere la “delega di funzioni” nel 2004 ma l’allora presidente della Regione, Storace, fece sapere che già si era chiuso un occhio sul piano regolatore, dopo la vittoria se ne sarebbe riparlato. Perse.

Il terzo: dopo una conferenza dei servizi che sembrava risolutiva, tra luglio 2006 e settembre 2006 qualcosa è cambiato e la Regione guidata da Marrazzo ha detto che non andava più bene la “doppia progettazione e unica procedura”. Cosa sia accaduto in un mese e mezzo lo sanno l’allora (e attuale) sindaco e un ex primo cittadino che è stato, anche lui, senatore. Molto influente nelle scelte del centro-sinistra di Anzio.

Il quarto: si poteva ottenere la concessione – chiesta nel 2005 – ma buona parte del centro-sinistra fece di tutto per non farla avere, mentre mandava avanti i porti degli amici a Formia e Fiumicino. Intanto si era scoperto che Marconi era socio e l’allora (e attuale) sindaco si preoccupava (è nei verbali delle assemblee) perché era un problema con la Regione. A sollevare i problemi legati alla società già allora era solo Aurelio Lo Fazio, il resto si concentrava sul progetto. Con la copertina “Italia naufragando” il Granchio svelò la drammatica situazione della società. Il Comune fece poco e niente.

Il quinto: l’accordo di programma poteva essere firmato, ma la Regione guidata da Montino (Marrazzo si era dimesso per lo scandalo) disse no, prendendo in giro il sindaco Luciano Bruschini. L’attuale primo cittadino era senatore e conosceva bene quello che accadeva, anche ad Anzio.

Il sesto: la Polverini firmò nel 2010 l’accordo ma solo un anno dopo arrivò la concessione, intanto Italia Navigando per “accontentare” Marconi che aveva fatto causa cominciava un’operazione di ingegneria finanziaria che avrebbe consegnato all’ingegnere dieci porti, Anzio compreso.

Il settimo: nel 2012, proposto da Gianni De Micheli, allora Pd, il consiglio comunale ha votato all’unanimità un ulteriore ordine del giorno nel quale si ribadiva che il porto doveva essere pubblico e che andava respinto l’ingresso di Marconi nella Capo d’Anzio. Parte del Pd era sull'”Aventino”, a togliere le castagne dal fuoco al sindaco Bruschini che aveva una maggioranza vacillante, anche perché l’ex sindaco – all’epoca senatore – aveva cominciato a remare contro il suo successore, quello del “Continuiamo insieme”. L’ordine del giorno ne seguiva uno degli anni precedenti, presentato da Ivano Bernardone, sempre Pd, per la pubblicità del porto.

L’ottavo: dopo lo scontro elettorale tra Bruschini e l’attuale sindaco, nel 2013, vinto da primo, si decide di chiedere un parere allo studio Cancrini per capire se il Comune poteva tornare in possesso delle quote e come. Quel parere sarà “secretato” e solo Marco Maranesi riuscirà a tirarlo fuori dai cassetti. Due anni dopo

Il nono: sollecitato dall’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – Bruschini afferma in consiglio comunale: “Caccio Marconi, parola d’onore”. Dieci giorni dopo firma con l’ingegnere la “road map” per realizzare il porto. Nel frattempo la Regione di Zingaretti invertiva il cronoprogramma, faceva l’escavo che era invece a carico della Capo d’Anzio e chiudeva gli occhi sul canone di concessione mai pagato.

Il decimo: non è vero che l’attuale sindaco per un decennio non s’è occupato del porto, era senatore (e fece un’interrogazione sulla scissione di Italia Navigando) e poi consigliere, almeno per “sentito dire” sapeva bene ciò che accadeva e ha fatto nulla.

Sulle vicende relative a Marconi (che oggi, guarda caso, va in Procura….) nome, debiti, progetti, ormeggiatori, cordate, banche, fideiussione e compagnia se avete la bontà di leggere trovate qui una serie di interventi. Se non altro come andassero le cose c’è chi lo ha messo nero su bianco, chi fa politica in questa città doveva almeno incuriosirsi. Non è questione di scaricare responsabilità: se non abbiamo un porto degno di tale nome e una società fallimentare è grazie al “sistema Anzio” nel suo insieme.

Considerato che giovedì la vicenda va in Commissione trasparenza, ho scritto alla presidente e ai capigruppo per chiedere che sia trasmessa in streaming e che siano lette – se ritengono – dieci domande su questioni pratiche.

Un’ultima cosa: solo Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio scelto nell’accordo per il quale Bruschini sarebbe andato a fare il sindaco, ha avuto il coraggio di trattare in un’assemblea pubblica la questione Capo d’Anzio. Doveva essere il porto della città, è stato quello di pochi.

Carriera “Alias”, questione di civiltà

Segnalo la battaglia dell’associazione Famiglie Genderlens e l’interrogazione parlamentare del senatore Tommaso Nannicini per una vicenda che riguarda – da vicino – anche il nostro territorio. La scuola include, non discrimina…

Carriera Alias per ragazzi/e trans, alcune scuole discriminano:

intervenga il Ministro dell’Istruzione

Ci sono Scuole che comprendono l’importanza delle istanze di ragazzi/e trans (cioè persone, anche piccole, che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita in base al sesso biologico) e attivano  la “carriera alias.” Mentre altre Scuole si rifiutano di farlo, adducendo come motivazione la mancanza di norme o Linee Guida ministeriali che ne permettano l’attivazione.

Per questo motivo noi genitori salutiamo con favore l’interrogazione parlamentare del Senatore Tommaso Nannicini e degli altri firmatari (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Sindisp/0/1209927/index.html) che chiedono al Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di intervenire per porre fine alle discriminazioni di cui sono vittime le nostre figlie/figli trans, valutando così l’opportunità di attivare in tutte le Scuole la “carriera alias” per studenti trans.

In Italia mancano delle Linee Guida specifiche nazionali e uniformate, a cui le Scuole, di ogni ordine e grado, possano fare riferimento per redigere appositi protocolli.

Queste Linee Guida servirebbero anche per porre fine a disparità di trattamento tra Scuole che applicano la “carriera alias “facendo appello alla norme nazionali in materia di autonomia scolastica (Art. 21,comma 10, Legge n.59/97 e Art. 4, comma 1, DPR n. 275/99), e le Scuole che si rifiutano di farlo, provocando disparità di intervento tra Scuole e territori.

La “carriera alias” è un accordo di riservatezza tra la Scuola, studente trans e famiglia (nel caso di studente minorenne), attraverso cui la persona trans, anche piccola, chiede di modificare nel registro elettronico il nome anagrafico con quello di elezione.

Una procedura di semplice​ applicazione, una buona prassi che evita a queste/i studenti forzati e continui coming out e la sofferenza di subire bullismo e discriminazioni

Secondo i dati riportati, tra studenti trans l’abbandono scolastico è stimato al 34% e quello dei tentati suicidi al 40% (contro l’1,6% nazionale).

Inoltre la “carriera alias” è un atto di rispetto, oltre che di tutela della privacy, verso le istanze di studenti trans che hanno il diritto ad essere riconosciuti per ciò che sono per vivere in sicurezza e benessere il loro percorso scolastico.

Queste buone prassi possono rappresentare occasioni di crescita culturale per tutta la comunità scolastica, se accompagnate dalla traduzione in azioni concrete di convivenza consapevole, parità, educazione alle differenze e prevenzione di tutte le forme di discriminazione.

Siamo certi che il Ministro dell’Istruzione accoglierà con favore la nostra richiesta.

Ciao “Gatto”, indimenticabili quegli anni

Benedetto Salesi (Foto il Granchio”)

“Batte Gardella, alto, lungo, sembra un fuoricampo. Fuoricampo di Gardella, tre punti e vittoria dell’Anzio!”. Abbiamo chiuso con quella registrazione di Radio Anzio il cinquantesimo anniversario di baseball ad Anzio, la storica vittoria nel derby con il Nettuno il 21 luglio del 1979. Da allora ne ho fatto la suoneria del mio cellulare e se questo è stato possibile è perché allora c’era quella radio, idea innovativa che ebbe il “Gatto Rosso”, al secolo Benedetto Salesi. Cosa fossero per l’informazione locale quegli anni lo hanno ben riassunto Ivo Iannozzi e Nino Visalli sul Granchio, appresa la scomparsa di un personaggio che a questa città, nel suo settore, ha dato molto. E ha continuato a farlo finché ha potuto anche nell’attività del Centro anziani, una delle ultime cose delle quali avevamo parlato. Avevo 10 anni, invece, ai tempi di quella radio e potevo essere solo un ascoltatore, fossero le dirette del baseball o i notiziari, ma anche le immancabili ricette di Mirella che altre signore commentavano accapigliandosi via etere sugli ingredienti da aggiungere o meno. Quella radio accompagnava Anzio ora per ora, altre ne erano sorte in quel periodo che ha segnato una svolta storica nel Paese.

Al ristorante “Gatto rosso”, più tardi per quelli della mia età, abbiamo trascorso più di qualche serata per un piatto di pasta o una birra, era aperto fino a tardi e il “rito” di andarci una volta finite le partite di baseball era rimasto negli anni. In quel palchetto con un microfono sempre aperto si sono “esibiti” in molti e lo stesso “Gatto” tra un piatto e l’altro regalava aneddoti e battute.

Un abbraccio a Leonardo e ai fratelli, mi piace immaginare che anche lassù Benedetto si sia fatto largo – come faceva tra i tavoli – con un immancabile “non spingete, scendo alla prossima”.

Comune, nuova caccia alle streghe. Santaniello: “Voci inspiegabili”

La dirigente del Comune di Anzio, Angela Santaniello, ha diffuso una lettera su presunti provvedimenti nei suoi confronti dei quali ha avuto sentore. Evidentemente è ripartita la caccia alle streghe, già nota a Villa Sarsina ormai da tempo.

La nota della Santaniello: “Considerato che da alcuni giorni circolano voci insistenti  circa il fatto che la sottoscritta sia stata destinataria di un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Velletri relativamente a fatti e circostanze a me sconosciute, mi preme rappresentare che alla data odierna nulla è stato notificato.
Nell’assoluta serenità e nel pieno rispetto dell’operato della Magistratura e delle eventuali attività investigative in essere, naturali per la funzione e la tipologia dell’incarico professionale da me rivestito nella Pubblica Amministrazione, stupisce che tali indiscrezioni, fondate o meno,  possano essere patrimonio di persone diverse dalla mia”.


Angela Santaniello

“Patalocco”, l’ultima rovesciata. Ciao Antonio

Una rovesciata di Antonio Rotelli (Foto Il Granchio)

E’ facile dire che con Antonio Rotelli se ne va un pezzo di storia di Anzio. Scontato, forse. Allora è bene aggiungere che se ne va un’altra parte di quella città “genuina” che abbiamo avuto la fortuna di conoscere. Antonio, detto “Patalocco” per le sue gesta calcistiche, era stato un’ottima mezz’ala – termine che nel calcio moderno è scomparso – una bandiera di quell’Anzio che univa il paese intero, senza pensare a quote societarie o carriere politiche, “cordate” o rendite di posizione. Le “rovesciate alla Patalocco” sono, ancora oggi, qualcosa che raccontiamo sia per la capacità tecnica (piace immaginare che lo straordinario primo gol in serie B dell’anziate Cassio Cardoselli, proprio su rovesciata, abbia un qualche legame con quei con i funambolismi di allora sui campi in terra battuta) sia per qualche strafalcione in politica. Perché dopo il calcio, Antonio è stato per 15 anni protagonista della vita amministrativa della città. Tra l’80 e il ’95 consigliere comunale e assessore per il Psdi, una passione che non è mai venuta meno anche successivamente. Era una politica, anche quella, più “pane e salame” come avrebbe scritto Gianni Mura. Al quale un personaggio come Antonio sarebbe certamente piaciuto.

Era una politica senza social, senza insulti, più “umana” ma anche durante la quale Anzio è rimasta paese, senza mai decollare verso la città alla quale poteva e doveva ambire. Non è un mistero che per il suo ruolo all’Inps, Antonio fosse un punto di riferimento se c’erano pratiche da sistemare. Lui ascoltava e risolveva, anche se non eri del Psdi, ma era ed è quell’andazzo paesano a chiedere e ottenere favori che evidentemente non è mai venuto meno. Un paese che in questo senso è rimasto al familismo amorale studiato in sociologia. Però in quella politica più “genuina” c’erano il rispetto oggi perduto, il valore di una stretta di mano, c’era la voglia di trovare soluzioni e non di “eliminare” avversari.

Ultimamente ci confrontavamo in piazza, prima dell’emergenza Covid, in precedenza quando accompagnava o prendeva i nipoti a scuola (un abbraccio a distanza a Fabio, Gianluca e tutti i familiari). Sulla mia candidatura disse – e lo sapevamo – che le speranze erano poche, perché avrebbe vinto l’arroganza. Quella che non ha mai avuto e che in quel mondo politico che lascia con la sua ultima “rovesciata”, non c’era. Ciao Antonio.

Antonio Rotelli (Foto Il Granchio)

La Corte dei conti, il fallimento di un sistema. Buon Natale

C’è una cosa che il sindaco di Anzio può fare per dimostrare definitivamente la continuità con il suo predecessore, dire che non sapeva niente e che “è tutto a posto”. Sa bene che non è così, però. Le 32 pagine della delibera spedite ai consiglieri comunali di recente, con la quale la Corte dei conti decreta il fallimento di un sistema di governo della città, infatti, pesano come un macigno. No, non è semplicemente “colpa di Bruschini” – come sta cercando di dire su altre vicende a lui ben note – se ci sono contestazioni che partono dal 2006-2007 e arrivano al 2019.

Saranno i consiglieri comunali – c’è da augurarsi anche quelli di maggioranza – a chiedere lumi su questioni che definire singolari è poco. Qui solo qualche accenno, serve tempo per gli approfondimenti e altre vicende mi tengono impegnato. Però la gestione dei residui (sollevata già cinque anni fa, l’attuale sindaco e i suoi accoliti erano consiglieri), la Tari mai riscossa, i debiti fuori bilancio, la “situazione di incertezza sulla gestione dei beni pubblici”, spese di rappresentanza eccessive come le definisce la magistratura contabile, anticipazioni di cassa che non trovano giustificazione e soprattutto “acquisizione di beni e servizi senza impegno di spesa in violazione della basilare regola della contabilità finanziaria”. Il sindaco che si è sempre vantato del bilancio a posto, guida un Comune che funziona come dice la Corte dei conti e che ha caratteristiche di pre-dissesto. Inutile girarci intorno, è così.

Sui debiti fuori bilancio c’è una storia emblematica, l’abbiamo raccontata tante volte: cartelli che nessuno ha ufficialmente chiesto in Comune per la Bandiera blu 2013, azienda che li ha realizzati (guarda caso la stessa che faceva pubblicità elettorali per Bruschini, Placidi e l’attuale sindaco allora loro avversario e poi alleato), ha presentato fatture, non è stata giustamente pagata e ha fatto decreto ingiuntivo. Il Comune ha nominato un legale per opporsi, poi ci ha ripensato. L’esposto fatto da Bernardone, allora candidato sindaco Pd, si è perso nei meandri della Procura di Velletri. E questo è solo uno degli esempi…

Allora sarebbe interessante sapere – sui locali pubblici – se per esempio hanno finalmente pagato i partiti dei quali l’attuale primo cittadino ha occupato le sedi fino all’ultima campagna elettorale con le sue liste. Se la vicenda del campo di Falasche è definita, come sono messe le cose sulla gestione di prima (e di adesso) della piscina.

Sulla Tari il sindaco, l’assessore Ruggiero, il dirigente di area, dovrebbero finalmente dirci se stanno dalla parte dei cittadini o da quella di chi non paga. Spiegarci cioè se la mole di soldi non riscossi (in tutto sono 33 milioni, molti dei quali per Tari) sono di qualche povero disgraziato che per arrivare a fine mese non paga la tassa sui rifiuti o di qualcuno che non “deve” pagarla o, peggio, di chi una volta scoperto si è messo a rate, ha pagato la prima e poi arrivederci. Stesso discorso per il recupero delle spese di sentenze della Corte dei conti: è tutto a posto, sono tutti in regola, stanno versando i ratei o hanno “dimenticato” di farlo e nessuno glielo ricorda in Comune? Sapete com’è, sono amici…. Sempre sui locali pubblici c’è una storia singolare, riguarda Anzio Colonia, in una città che ha la memoria corta giova ricordare che l’allora consigliera Mariolina Zerella presentò un’interrogazione e il sindaco (lo stesso di oggi) ovviamente la prese in giro. I nodi, ora, arrivano al pettine.

Come quelli della Capo d’Anzio, per la quale scopriamo che il Comune ha fatto un’azione contro il socio privato ai sensi del codice civile, due ex amministratori sono stati liquidati con posti barca, non c’è il fatturato sufficiente per mandare avanti la società pubblica ai sensi di legge. Società che deve al Comune 517.000 e rotti euro della fideiussione (pure qui, chi dall’opposizione parlava veniva preso in giro, vedi Bernardone, Lo Fazio, De Micheli) ma deve al privato oltre 650.000 euro di progettazione (!?!?) prevista dai patti parasociali e pure in qualche delibera dell’assemblea dei soci. Anche su questa la Corte dei conti era intervenuta nel 2015. C’erano tutti, governavano loro, questo sistema ha fallito ma “c’ha i voti” come ama ripetere.

E’ la democrazia, ma ci sono i controlli. Avranno pochi effetti, questa è l’impressione, perché tanto “è tutto a posto”. Buon Natale!

La colpa? “E’ di Bruschini…” Prefetto, ora valuti

Anzio che finisce di nuovo in Parlamento con una richiesta di commissione d’accesso? Il clima pesante dentro e fuori il Comune? Le indagini in corso? C’è un responsabile, signori: Luciano Bruschini. E’ quanto avrebbe riferito il sindaco nell’incontro avuto con il Prefetto di Roma, dopo che c’era stata una nuova levata di scudi nei confronti della città con lo “show” dell’ex assessore Ranucci e a seguito delle dichiarazioni dello stesso primo cittadino, secondo il quale quella commissione non era arrivata – nel 2018 – grazie alle “vie infinite della politica”. Sapete che c’è? Il sindaco ha ragione: il responsabile è il suo predecessore che lo ha proposto per quel ruolo, appianando le divisioni del 2013, dimenticando cose poco gradevoli, riconoscendo che solo uno poteva mettere d’accordo il centro-destra e vincere. Così è stato, ma siccome la gratitudine non è di questo mondo, ora Bruschini torna il nemico pubblico numero uno. Come nel 2013, anzi forse peggio.

Di tutti i candidati sindaco alle elezioni del 2018, però, solo uno non aveva l’alibi di dire “non c’ero” o “ho ereditato una situazione difficile”. Alibi, attenzione, che per un sindaco nuovo dura lo spazio di qualche mese, sì e no. Perché poi le buche le devi tappare, l’immondizia raccogliere, l’erba la devi tagliare, devi far mangiare i bambini a mensa e via discorrendo. Chi non ha quell’alibi, però, nemmeno per i primi mesi (e ora sono passati due anni e mezzo) è proprio il sindaco attuale. E sapete perché? Alla faccia della sbandierata “discontinuità” indicata nel programma 2018 (copiato e incollato dal 2013) ha detto più volte di essere la “continuità” del centro-destra che lo vede al governo dal 1998, prima sindaco (per due mandati) poi senatore che appena eletto ha lanciato un gruppo che metteva zizzania in maggioranza, di nuovo sindaco. Tranne la breve parentesi iniziale del 2013, dopo una campagna elettorale nella quale si sono rischiate le fucilate, il sindaco attuale è stato in maggioranza con Bruschini, ne ha votato i bilanci e con lui Danilo Fontana, Pino Ranucci, Eugenio Ruggiero. C’è di più, il sindaco festeggia proprio quest’anno le 30 primavere in politica, eletto giovane e battagliero consigliere con la Dc, poi passato ad An, quindi a Fli e via via a tutto il resto. E allora davvero la colpa è di Bruschini se certa gente in Comune ha avuto il tappeto rosso? Da consigliere comunale e a un certo punto componente di maggioranza, dopo aver espresso le preoccupazioni per l’onta che la città rischiava di subire, non s’è accorto di nulla?

Sembra di no, anzi sa bene cosa succedeva e succede, ma scarica le responsabilità su altri dopo esserci alleato. Un classico.

Il Prefetto non può sapere tutto, ma è stata ricevuta anche Lina Giannino che – da quanto emerge – ha spiegato chi sia Luciano Bruschini e come il suo successore sia stato frutto di quella alleanza dove c’erano i Placidi, gli Alessandroni, i Zucchini, gli Attoni che cinque anni prima osteggiava e poi gli sono serviti per vincere. Non c’è bisogno di scomodare i Vangeli per ricordare chi rinnegò chi, serve invece ristabilire un fondo di verità: questa amministrazione è la continuità delle precedenti, sono cambiati alcuni orchestrali ma non la musica. Poi hanno i voti e vincono, vanno rispettati e fatti governare. A chi scrive – e pochi altri purtroppo – resta il diritto di dissentire e dare una versione diversa da quella che vogliono farci credere.

Un’ultima cosa: Bruschini dopo gli incontri con il Prefetto ci faceva sapere che era “tutto a posto”, anche se spesso non era così. Qui vige il silenzio, è stato lo stesso titolare dell’ufficio territoriale del governo a riferire che c’era stato anche il sindaco, prima della Giannino. Allora speriamo solo che dopo i due incontri – e con carte che può facilmente reperire da quelle lasciate dai predecessori e presenti in commissione antimafia – il Prefetto valuti e decida una volta per tutte. Tanto comunque vada, sarà “colpa di Bruschini….” Ma sì, prendiamola a ridere va.

Commissione d’accesso, il problema non è la mafia…

La Prefettura di Roma

Al netto delle castronerie ascoltate in Parlamento dai banchi dell’una e dell’altra parte, nell’affrontare la vicenda di Anzio per esprimere solidarietà a Lina Giannino, il problema della presenza criminale esiste e lo conferma – da ultimo – la sentenza di Cassazione sull’operazione “Appia Mithos”. Parliamo di ‘ndrangheta, clan Gallace. Così come parliamo di camorra quando, da queste parti, sequestrano società che operano nelle aste immobiliari (è l’ultima della serie) o abbiamo le confische di beni del clan Noviello, leggi Casalesi.

Ma se arriva una commissione d’accesso – per la quale sembra esserci un rinnovato interesse – il problema di chi guida la città non è la criminalità organizzata. Che c’è, basterebbe leggere le pagine tra 97 e 100 – dell’ultima relazione dell’antimafia, con nomi e collegamenti.

Il problema, allora, non è l’etichetta che viene assegnata ad Anzio. No. Paradossalmente l’arrivo di un prefetto, insieme a ufficiali delle forze dell’ordine, metterebbe fine a una serie di attività amministrative diciamo singolari. Chi avrebbe coraggio di “trattare con la Camassa” – come ha detto l’ex assessore Ranucci in tv? E a mettersi d’accordo, come si dice, sul nuovo appalto per i rifiuti? Non sarebbe più possibile, perché per tre-sei mesi c’è chi si fermerebbe a controllare tutto. Ad esempio come affidare servizi dei quali non ci sono ancora atti all’albo pretorio, tipo le luminarie. O far diventare debito fuori bilancio quello con un’associazione di volontariato, perché no quello con il Consorzio di Lavinio del quale ci saranno certamente le pezze d’appoggio. Non sarebbero possibili le fatture “numero uno” a qualche associazione vicina. Né sarebbero consentite le vicende raccontate in questi anni, che se ci fosse un investigatore.

Quando in passato – su questo spazio – già si parlava della commissione, feci un paragone con Nettuno. Tempo fa l’ex sindaco, Vittorio Marzoli, ha raccontato che la sua città fu sacrificata sull’altare della politica. Di recente il primo cittadino di Anzio ha riferito che ad Anzio la commissione che il prefetto aveva chiesto, è stata evitata dalle “vie infinite della politica”. Ma le situazioni che c’erano a Nettuno, sono anche qui. Ad esempio i favori a soggetti “collegati, direttamente o indirettamente, con gli ambienti malavitosi”. Una commissione li tirerebbe fuori.

Il problema, dunque, è anche la presenza criminale. Poi la commissione non arriverà, ma minimizzare come fanno alcuni è peggio. Molto peggio.

Le minacce, il Prefetto, il Consiglio, Lina. E noi lì sotto…

A memoria, non si ricorda un prefetto che telefona a un consigliere comunale vittima di una intimidazione. Il gesto di quello di Roma, Matteo Piantedosi, che ha chiamato Lina Giannino, si presta a due chiavi di lettura: la semplice – quanto insolita – vicinanza istituzionale, con la vicenda che si chiude qui, o una rinnovata attenzione sulle vicende di Anzio. C’è già un prefetto – Paola Basilone – che ha fatto una pessima figura, annunciando alla giornalista Federica Angeli una commissione d’accesso che poi ha evitato di mandare, vedremo come si muoverà quello attuale. Il gesto che ha compiuto, comunque, è già apprezzabile. Da questo umile spazio, possiamo solo chiedere che mantenga alta la guardia su certe dinamiche di questa città. E speriamo che stavolta non c’entrino le “vie infinite della politica” delle quali ha parlato il sindaco in tv.

È stato altrettanto apprezzabile che si sia deciso di convocare immediatamente un Consiglio comunale straordinario, perché quel proiettile è arrivato a Lina Giannino ma riguarda l’intera istituzione democratica. Trasformare quella sede in una sorta di “processo” alla consigliera Pd per le affermazioni fatte in conferenza stampa, si poteva evitare. Soprattutto quando a fare la morale è più di qualche imputato in procedimenti che saranno personali, ma spesso sfiorano – come ci dicono le indagini – il ruolo che si ha o si è avuto in Comune.

Già nei tardivi e piccati comunicati stampa del centro-destra c’era qualche riferimento singolare. Ad esempio si fa notare – insinuando chissà cosa – che i proiettili arrivano al protocollo. E dove, altrimenti? O c’è qualche messaggio trasversale che ai più sfugge, ma negli ambienti di maggioranza conoscono? Poi si fa riferimento ai precedenti attentati che – a dire del centro-destra – ebbero scarsa attenzione. E da chi dipese? Quando spararono a casa di Placidi, per esempio, una delle sue prime dichiarazioni fu che nessuno aveva sentito nemmeno l’esigenza di telefonargli di quell’amministrazione. Quando bruciarono le auto a Zucchini e poi gli inviarono un proiettile, quella maggioranza si limitò a poche righe. Nessuno fiatò per le auto bruciate al compagno dell’ex assessore Nolfi. È una colpa esprimere solidarietà alla Giannino e far notare che in questa città esistono consorterie criminali? Lo dicono le sentenze. Nelle quali è scritto – così, a mo’ di esempio – che le “pressioni esercitate nella vicenda dalle istituzioni comunali” sono state decisive nella storia di Malasuerte e che in quella estorsione i soldi andavano a un boss di camorra. Si può dire o è vietato? E chi infanga la città? Chi è stato protagonista in quella storia (come in altre…) e ha sostenuto la coalizione del sindaco alle ultime elezioni o chi lo racconta?

Ha fatto bene Luca Brignone a ricostruire, con grande lucidità, i diversi passaggi. In particolare l’intervento dell’attuale sindaco a febbraio 2016, quando esprimeva preoccupazione per le ombre che si addensavano sulla città e ne chiedeva conto a Bruschini. Si può far notare che a ottobre dello stesso anno votava il bilancio di quell’amministrazione? E lo faceva insieme a Ranucci (che nel frattempo si è dimesso, ma nessuno ancora chiarisce sulle sue dichiarazioni), Fontana e Ruggiero? Opposizione di lotta e di governo che lo ha portato a essere indicato, dallo stesso Bruschini, come suo successore. Nel programma elettorale copiato e incollato dal 2013 si presentava come discontinuità, salvo poi rivendicare la continuità e prendere – oggi – di nuovo le distanze chiedendo a Brignone di indicare le date degli eventi e dicendo che c’era Bruschini, mica lui. Comodo, vero? Il problema della commissione d’accesso, allora, non è dipingere la città come mafiosa o sovvertire il voto democratico. No, è il timore che chi governa da oltre venti anni ha che siano scoperte se non altro vicende amministrative poco chiare, legate guarda caso a cooperative, appalti, fatture numero uno e chi più ne ha, ne metta. Ha ragione il sindaco, è accaduto prima che arrivasse lui. Ma ci si è alleato e ha vinto, grazie a quel sistema che ha ancora dalla sua parte. Ed è stato lui – salvo provare a buttarla sullo scherzo – a spiegare perché non è arrivata la commissione d’accesso e a far riaccendere i fari. Fra l’altro l’attuale sindaco non stava su Marte, ma sedeva in Consiglio comunale: anche quando ne fu svolto un altro surreale, sulle minacce al Comitato di Lido dei Pini – chiesto da Ivano Bernardone e dal Pd – che ovviamente da vittima fu passato per essere “carnefice”. Se l’erano andata a cercare….

Eccoli gli atteggiamenti di silenzio, omertà, menefreghismo, prevaricazione. Qualcuno vuole chiedere ad Amato Toti cosa è successo quando ha “osato” fare un accesso agli atti sulle eventuali pendenze tributarie degli eletti? È solo un altro piccolo esempio eh…

Uno dei tanti che se davvero, come dice nell’ordine del giorno approvato si vogliono “individuare i responsabili”, andrebbe approfondito. Se ci fosse un investigatore…

Di fronte a ciò e al proiettile a Lina ci siamo ritrovati, in poche decine, a Villa Sarsina per esprimere preoccupazione e solidarietà. Pochi? Tanti? Era importante esserci: è stato organizzato in fretta e furia, era lunedì e a un orario in cui molti lavorano. È stato organizzato prima che venisse convocato il consiglio comunale ed è stato comunque bello essersi ritrovati e dire che non ci stiamo a piegare la testa alle logiche del malaffare. Potevamo anche essere due, sarebbe stato comunque un successo.

I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.