Porto, concessione addio. Capo d'Anzio al bivio e… Malasuerte

Presi dai #brand e dai #soldout, capaci a comunicare quello che fanno, dai lavori pubblici ai partiti “espropriati” ma dei quali non sappiamo ancora se hanno pagato gli arretrati, fino al Natale (bello l’allestimento, davvero) c’è una cosa che non ci hanno fatto sapere. O che deve essere sfuggita a chi scrive, nel qual caso sarebbe grave. La Regione Lazio, il 21 ottobre scorso, ha avviato la procedura di decadenza della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo porto di Anzio. La società Capo d’Anzio, titolare della concessione e in maggioranza del Comune ovvero dei cittadini, ha risposto un mese dopo ma non conosciamo il contenuto della missiva. Dopo otto anni dalla concessione, però, sappiamo perfettamente che i lavori non è che non sono finiti, non sono mai iniziati. E non è servito invertire il crono programma, né bandire due gare, andate deserte. Così la Regione ha deciso di dire basta e staccare la spina a un malato terminale.

Vale a dire alla Capo d’Anzio, un tempo “start up” e una il colosso che avrebbe garantito sviluppo e lavoro, dove fra giocare a “nascondino” (vedi assemblee deserte), provare a trattare fra Comune e Marconi, il socio privato che il Tribunale ha messo alla porta ma che ancora ci ritroviamo, e il capitale sociale ormai sparito, tornerà a riunirsi giovedì. Almeno, l’assemblea dei soci è convocata, si vedrà se sarà tenuta o meno. La convocazione arriva dal plenipotenziario amministratore delegato, l’avvocato Antonio Bufalari, dato che il presidente (che nomina il Comune) è dimissionario da un anno e non è mai stato sostituito. Il generale Ugo Marchetti, che sognava Montecarlo e si era fatto dare anche un ufficio a Villa Sarsina, messo lì da De Angelis in accordo con Bruschini, quando ha capito la mala parata ha detto arrivederci e grazie. Lo stesso ha fatto un revisore dei conti, anch’egli mai sostituito.

E si capisce il perché, molto facilmente: la società non ha un euro, alla perdita del 2018 che è di oltre 82.000 euro e che ha eroso il capitale sociale (ma il bilancio va ancora approvato, pensate…) se ne aggiunge un’altra di 9.000 (poco, vero, ma la tendenza è chiarissima) al 30 settembre scorso, ha debiti per più di 3 milioni, un pignoramento presso terzi dall’Agenzia delle entrate, e ora deve decidere cosa fare.

Dicevamo dei revisori, i quali indicano chiaramente la strada: ricostituire il capitale sociale, attraverso un versamento dei soci che il Comune difficilmente può onorare dati i vincoli che gravano sul bilancio di un ente. Altrimenti una “riqualificazione” degli importi prestati alla società (il Comune ha pagato la fidejussione di 517.000 euro per intero, ad esempio, Marconi vanta un credito di 21.000 euro) che diventerebbero un finanziamento in “conto futuro aumento di capitale” . Altra ipotesi, la trasformazione da società per azioni in società a responsabilità limitata. Infine, la liquidazione.

Diciamocelo senza infingimenti: le prime tre strade, benché percorribili, somigliano alla “ingegneria finanziaria” tanto cara a Marconi. Così ha inventato “Italia Navigando”, così se ne è presa un pezzo e una decina di porti, Anzio compreso. L’ultima sarebbe la più onesta intellettualmente, ma immaginiamo che si farà di tutto per non percorrerla. Nonostante i revisori dicano chiaramente che in caso di ricapitalizzazione occorre: a) accertarsi che la Regione non prosegua nella decadenza della concessione, altrimenti non ci sarebbe ragione di essere per la Capo d’Anzio; b) dotare la società di risorse per affrontare con tranquillità il prosieguo del progetto. Ora, i revisori non vengono da Marte e conoscono la Capo d’Anzio da un decennio almeno, immaginiamo che abbiano sorriso mettendo nero su bianco il discorso delle risorse che non ci sono mai state.

Potevano esserci, però. E qui torna utile Malasuerte, la mia “fissazione” secondo il primo cittadino. Ebbene, nel tentativo di salvare il salvabile il buon amministratore stima che dai parcheggi si potrebbero incassare – udite udite – 200.000 euro. Sì, avete letto bene. Chiudiamo il bilancio con una perdita di 80.000 al 2018 però abbiamo “regalato” per un anno gli spazi alle società che fanno i trasporti per Ponza, poi li abbiamo concessi allo stesso prezzo che pagano i cittadini. Quando si poteva incassare molto di più. Serve ricordare che lo spazio è stato concesso per un presunto interesse pubblico?

In pratica scopriamo – fatte le debite proporzioni – che Aeroporti di Roma pensa al traffico aereo a Fiumicino e Ciampino ma i parcheggi (che costano un occhio della testa, da quelle parti) li dà a terzi prima gratis e poi in cambio di un’inezia.

Di più, la Capo d’Anzio su quelli che gli restano a piazzale Marinai d’Italia non è capace di riscuotere e tanto meno di controllare. Figuriamoci di fare il porto. Con quei soldi non si sarebbe chiuso in perdita il bilancio. Basta questo per dire che è ora di togliere il disturbo. Concessione alla Regione, lavori all’Autorità portuale del Lazio e debiti della Capo d’Anzio (purtroppo) a carico della collettività, mentre chi ci governa brilla nei selfie.

Anche se c’è sempre la Corte dei Conti….

Sedi di partito "espropriate", ma hanno pagato?

Le hanno occupate senza pagare, utilizzate fino all’ultima campagna elettorale senza averne – è il caso della Lega – alcun titolo, ora annunciano in pompa magna che le sedi di partito saranno “espropriate“.

Bene, era ora, ma sindaco e assessore alle Finanze dovrebbero dirci se i partiti morosi, nel frattempo, hanno pagato. A dicembre 2017 Forza Italia, per esempio, doveva oltre 10.000 euro al Comune, l’Udc aveva mandato a dire che non si capiva a quale titolo gli venivano chiesti i soldi, ignoriamo se Futuro e libertà per l’Italia – che ebbe la sede in fretta e furia, concessa dal sindaco Bruschini al neonato gruppo che faceva capo al senatore De Angelis – abbia mai versato il proprio canone. E non sappiamo se alle ultime elezioni la Lega abbia sentito l’esigenza di versare qualche euro e a che titolo fosse lì, come ignoriamo perché ci fossero le liste che sostenevano il sindaco….

Mi piace chiamarla, da tempo, legalità delle cose quotidiane. Ci dicessero, sindaco e assessore, se i soldi “espropriati” finora alle casse del Comune (e quindi ai cittadini) da partiti della loro coalizione sono stati versati o meno. Intanto essersi ripresi quegli spazi è comunque un grande passo.

Ah, prima che lo diciate voi: so che il Pd era (a luglio 2018) indietro di un anno. Poca cosa rispetto a strane assegnazioni o a mancati pagamenti per anni, ma vale lo stesso discorso

E per chi volesse, su sedi e criteri, qui c’è un’ampia rassegna.

Il centro, la piazza, i commercianti, le responsabilità

Lo avevano scritto nel programma e lo stanno facendo. Per una volta diamo atto al sindaco De Angelis e alla sua maggioranza (fra l’altro divisa sull’argomento, almeno Maranesi non la pensa così) che mantengono un impegno. Non straordinario, sia chiaro, ma la riapertura al traffico di piazza Pia era nero su bianco lì. Una delle poche cose non copiate e incollate dal programma di cinque anni prima.

Il punto, consentite, non è questo. Perché prima di parlare di piazza occorre confrontarsi sul centro. Cioè su un quartiere dormitorio nel quale, ormai, vive sì e no il 5% della popolazione di Anzio. Un centro che – secondo il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati – semplicemente “non esiste”. Non per come intendiamo i centri storici nel nostro Paese, almeno. Negli anni la parte centrale della città – diciamo da Villa Albani alle due riviere – è stata sistematicamente svuotata e i primi responsabili siamo noi, cittadini di Anzio. Sono coloro che d’estate affittavano ai “signori” e andavano al magazzino o in campagna e che poi hanno pensato bene di fare una casa lontano dal centro (magari abusiva, tanto poi si sana tutto) vendendo l’appartamento nel nucleo iniziale di Anzio. Magari agli stessi “signori” che investivano nella seconda casa che oggi tengono chiusa, fingendo pure di essere residenti perché il Fisco lo devi aggirare, altrimenti mica sei italiano su…. La domanda, allora, prima di riaprire la piazza al traffico dovrebbe essere come riportare residenti in centro. Nessuno ha la bacchetta magica, è evidente. Ma lo sviluppo immaginato da chi ha guidato la città dal dopoguerra a oggi è sempre stato il mattone: case, case, case e pazienza se in centro nessuno abitava più. Nell’idea che avevamo di realizzare #unaltracittà – e che gli elettori hanno bocciato, quindi evidentemente preferiscono altro – immaginavamo incentivi legati alla rigenerazione urbana per chi riqualifica le abitazioni, mette ascensori, realizza alberghi diffusi o b&b. Anche semplicemente per chi decide di spostare la residenza (vera) in centro e magari per un periodo vede ridursi l’Imu o la Tari. Chi ci governavava (Bruschini) e governa in perfetta continuità (De Angelis) hanno predisposto un piano particolareggiato che porta semplicemente altro cemento. E poi?

E poi pazienza, che vanno cercando i pochi oppositori rimasti. “Abbiamo vinto e non ci frega niente”: sembra di sentirli, a Villa Sarsina. Ed ecco la piazza da riaprire, peccato De Angelis che la chiuse si sgolasse ai quattro venti a dire – 20 anni fa – che era una opportunità, avremmo avuto un salotto e che comunque la delibera per i lavori mica era la sua, ma della giunta di Luciano Bruschini nella quale c’era pure Luciano Mingiacchi (che nel frattempo ci ha lasciato). I “nemici” li aveva individuati già allora, dimenticando che della maggioranza che sosteneva la giunta del ’90 faceva parte. Dettagli.

Altro discorso è legato ai commercianti, per i quali si riaprirebbe la piazza. Le auto che passano in centro portano “movimento” e più acquisti? Un’eresia. Proviamo a fare un piccolo paragone: tra l’outlet di Castel Romano e la zona che da via Gramsci arriva ad Angelita. Si lascia l’auto lontano, si cammina, si va per negozi. Qual è la differenza? Ah certo, a Castel Romano si va per fare “affari”, qui per prendere un caffè dobbiamo arrivare davanti al bar con l’auto. Lì ci sono negozi moderni, con tante offerte certo, di grandi catene è vero, qui tante attività che sono rimaste agli anni che furono. Senza offesa, guardiamo e guardate – commercianti – in faccia la realtà. Che è difficile, non c’è dubbio, che ha a che fare con la crisi globale, il mercato elettronico e tutto ciò che volete, ma una grande occasione l’avete avuta e sprecata. Sì, il famigerato “Centro commerciale naturale”, quello costato 250.000 euro di soldi pubblici per promuovere Anzioinpiazza e miseramente fallito. Di investimenti privati nemmeno uno. Abbiamo regalato soldi per la progettazione a un centro servizi di Confcommercio che ha copiato e incollato ovunque le stesse proposte, ci siamo tenuti un box arrugginito, qualche panchina, cartelli doppi e per anni un sito che promuoveva gli spaghetti alla sorrentina tra le tipicità di Anzio. Dimenticato, vero? Ma sì… riapriamola la piazza, dimentichiamo il recente passato, che vai cercando… Pazienza che altrove i centri commerciali naturali qualcosa lo fanno, investendo anche del loro. Vedi Formia, ad esempio.

Il centro commerciale naturale doveva essere attrattivo, portare i cittadini lì come vanno all’Anteo o a Zodiaco o a Castel Romano. A proposito di Anteo, chi ricorda Luigi Bruschini, fratello dell’ex sindaco e a lungo nella politica di questa città, dire in Consiglio “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” quando avevano già comprato? E a Zodiaco non si fecero prima i locali e poi si diedero le licenze? Alle responsabilità della politica, vogliamo aggiungere quelle dei cittadini ai quali è stata sempre bene, commercianti compresi?

Solo quel visionario di Giorgio Moscatelli poteva immaginare di fare sindacato con l’Associazione commercianti anziché ingraziarsi la politica. Andrebbero ripresi i numeri di “Nuova Linea” di fine anni ’80 prima che quell’associazione si trasformasse in altro…. Dovrebbe spiegare lui che cos’era l’idea di una “Oasi pedonale” – non di un’isola – o perché i commercianti di Anzio si tirarono indietro di fronte all’idea di una società propria per prendere la licenza al centro Anteo.

Oggi con il mondo cambiato, non il commercio, aprire una piazza pensando che si faccia uno scontrino in più fa sorridere. Mettere delle navette a proprie spese come l’estate scorsa hanno fatto alcuni ristoratori è, invece, lungimirante. Aprire una piazza e spendere 60.000 euro di soldi pubblici ci può stare, certo, se non fosse che i dissuasori a scomparsa che non hanno mai funzionato dovrebbero già esserci a vicolo dei Fabbri e alla fine di via Aldobrandini. Ma sì, che andiamo cercando, ormai basta un post su facebook e si è “top” o “grande” e l’assessore di turno si esalta, ignorando un passato che ad Anzio è stato bene e continua evidentemente a godere dei favori dei cittadini, a partire dai commercianti.

Un’ultima domanda: come si decide di realizzare l’area “eventi” nella viabilità nuova? Nel disegno che vedete è tratteggiata in blu, e coincide casualmente con un’attività molto “vicina” a un consigliere di maggioranza.

Come? Vero, siamo ad Anzio…. Scusate

Il ritorno di Ranucci, la pagina "sparita": tutto previsto

Doveva essere discontinuità, è perfetta continuità. “Le parole – diceva Nanni Moretti, tanto caro al nostro sindaco – sono importanti“. E lui ne ha usata una nel programma elettorale – discontinuità, appunto – e ne applica un’altra a Villa Sarsina, dicendosi orgoglioso di essere la continuità di Bruschini. Ci sarebbe da chiedersi se il buon Luciano va orgoglioso della “investitura” fatta superando ogni ostacolo, ma non è questo il punto.

Partiamo dalle rientrate dimissioni di Ranucci, il quale a proposito di continuità fa quello che fece (e per due volte) “il vero sindaco di Anzio” – come l’ha definita – e cioè Roberta Cafà, entrata in una maggioranza che non è mai stata così ampia. Sì, sì, l’impeto, le ragioni politiche, i chiarimenti, va bene tutto. Ma è difficile distinguere passato e presente. Ed era previsto che Ranucci rientrasse, bene hanno fatto Il Granchio e Laura D’Amore su Controcorrente a scrivere di “sceneggiata”. Come lo fu, allora, quella della Cafà e della Nolfi che pure si dimise e tornò sui propri passi. E’ Anzio, signori, non ci stupiamo. Qui, però, almeno ci si toglie lo sfizio di farlo notare.

Tra “Patto della pizza”, fuga da Forza Italia, nomi che iniziano a circolare, abbiamo la medesima continuità: pensare al prossimo candidato sindaco e non alle cose da fare per la città. Come – ad esempio – provvedere all’emergenza buche, già che parliamo di Ranucci. Mica una cosa difficile, su: i soldi in bilancio c’erano, bastava utilizzarli bene. Non come a via di Valle Schioia rifatta e già colabrodo o nelle zone limitrofe di Lavinio e in tutto il resto del territorio.

Stupisce, nel frattempo, che sia “sparita” la pagina facebook del Comune di Anzio, ma anche qui era ampiamente previsto e prevedibile. E sapete perché? Non basta avere un comunicatore ufficiale – che dimostra di saper fare bene le campagne – si pagava chi aggiornava quella pagina. Perché il “sistema Anzio” mica è solo di Placidi e compagnia, non prendiamoci in giro… Fa comodo dire che fosse tutta causa sua (ma i voti, al momento opportuno, sono serviti) ma poi nel “sistema” ci sono le associazioni vicine al sindaco che parlano di Rinascimento, quelle delle fatture numero 1 a settembre e via discorrendo. Ebbene qualcuno ha fatto notare – giustamente – che non si può pagare per aggiornare una pagina facebook dato che paghiamo già chi comunica ed è sparita. Pensate, nel suo maccheronico 3.0 anche Luciano Bruschini aveva capito l’importanza dei social, il sindaco consulta spesso facebook, la pagina finora era stata utilizzata al meglio per promuovere le iniziative dell’Ente ma si è volatilizzata.

E’ un errore, al quale va posto rimedio e pure subito. Ammesso che sia stato tolto un incarico che facciamo, il “dispetto” di tenerci le password? Suvvia… Peccato che solo il consigliere Marco Maranesi abbia sentito l’esigenza di far notare – sui social – che si buttava un decennio di lavoro. Al suo posto – e di qualche altro eletto di buona volontà (non disperiamo…) – andrei ad analizzare le spese che per aggiornamenti, software e compagnia ha il Comune ogni anno. C’eravamo rifatti da un pezzo l’intero sistema informatico. Ma questa sarebbe stata #unaltracittà e come ama dire il nostro sindaco, gli elettori hanno scelto diversamente.

La continuità, appunto.

Puccini-Vignarola, un bel passo avanti ma guai a mollare

L’intervento del consigliere Ognibene

E’ un bel passo avanti quello della proposta di legge per tutelare l’area di Puccini-Vignarola. L’idea illustrata ieri mattina dal consigliere regionale Daniele Ognibene e fatta propria anche dal sindaco, Candido De Angelis, dice che esistono argomenti sui quali si può superare qualsiasi ostacolo.

La maggioranza che ha sostenuto De Angelis alle elezioni la pensava diversamente, va riconosciuto al sindaco che dopo aver fatto bocciare una mozione dei consiglieri di opposizione che impegnava la nuova amministrazione a revocare i “quattro cantoni”, ha mantenuto l’impegno assunto in campagna elettorale, stracciato la delibera dei predecessori e la previsione per l’area resta quella di piano regolatore. Cioè un albergo con centro congressi, in cambio del resto del terreno al Comune.

Il piano regolatore di Anzio, la “villettopoli” che vediamo, aveva alcune intuizioni e una era proprio il “Central park” (non quello dell’ex ospedale militare, sbandierato e lì rimasto) di fronte a Tor Caldara. Cosa fare del parco che nascerà? Una indicazione era già contenuta nella relazione del progettista del piano, Pierluigi Cervellati: “Senza scandalizzare nessuno. Un parco non deve essere di necessità pubblico. E’ indispensabile che possa essere visitato, frequentato, vissuto dalla comunità a cui appartiene di fatto e di diritto (…) Un parco deve avere caratteristiche precise per innescare un processo in cui il privato possa contribuire alla sua gestione e alla sua custodia. L’indotto che il parco promuove dev’essere a beneficio della comunità. D’accordo. Un parco all’interno di un territorio urbanizzato qual’è quello di Anzio, difficilmente potrà rimanere con le caratteristiche di natura quasi incontaminata come ha, per esempio Tor Caldara. Però un parco se non ha al suo interno percorsi, mete, piste per correre o per andare in bicicletta, galoppatoi ecc., non è un parco (urbano) ma un’area di riserva cui l’urbano non può accedervi. Un’area di riserva ambientale non può essere circondata da una miriade di costruzioni“. Tralasciamo l’affidamento al privato, un ente di gestione sarà comunque necessario (servirebbe anche per Tor Caldara, come qualcuno ha ricordato ieri siamo contro legge, ma ad Anzio è “normale”) così come confrontarsi su cosa vorremmo farne di quel parco. Come renderlo fruibile, ad esempio immaginando – la butto lì – un percorso ciclabile che dalla stazione di Villa Claudia conduca al suo interno, unito a uno che da quella di Padiglione porti a Lido dei Gigli. Idee non nuove, con i compianti Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio, insieme ad alcuni dei presenti ieri all’iniziativa per la Vignarola, lo mettemmo nero su bianco quasi 30 anni fa in un programma elettorale avveniristico allora, attualissimo oggi. Non è mai troppo tardi, ma come ha ricordato giustamente Renzo Mastracci “la pelle dell’orso ancora non ce l’abbiamo“.

E allora, riconoscendo al Comitato il gran lavoro svolto, non abbassiamo la guardia: iter spedito in Regione, pungolo continuo al sindaco e alla maggioranza che guida la città, contrasto a ogni iniziativa del privato che ha presentato ricorso per i “quattro cantoni” . Se e quando potrà, realizzerà l’albergo. Intanto mettiamoci un parco davanti.

ps, qualcuno ieri faceva cenno al distributore di fronte a Tor Caldara. E’ una delle tante vicende del “sistema Anzio” e pensate, i giudici amministrativi hanno spedito gli atti in Procura (ma a Velletri tutto si ferma) e alla Corte dei Conti per il “comportamento ondivago del Comune“. Chi lo ha governato in questi anni, lo sappiamo.

Complimenti sindaco, però pensa a governare. Grazie

Comincio con i complimenti. Si dice che ognuno si mostri per quello che è, quindi è giusto riconoscere al sindaco di Anzio e alla sua amministrazione la validità delle iniziative legate alla destagionalizzazione turistica attraverso il pescato locale. Vedete, ci sono vicende che vanno oltre le affermazioni gratuite che un sindaco fa,  approfittando di un moderno mezzo mediatico 3.0, salvo criticare questo sul quale mi esprimo. E le iniziative positive per la città vengono prima di certe parole, ripeto gratuite, pronunciate da Candido de Angelis sul mio conto durante la puntata di “Ocricolum” di Agostino Gaeta. Che il “Deco” ottenuto per la minestra di pesce facesse parte del programma di #unaltracittà, così come la revoca di “Puccini” che ha effettuato, lo ricordo ma interessa poco. Sono positive per Anzio e non cerco primogeniture, né mi attendo onestà intellettuale. Perché è noto che avessi l’ardire di essere io al posto di De Angelis, poco più di un anno e mezzo fa. I cittadini hanno scelto diversamente e li rispetto, io ho spiegato che se avessi fatto il sindaco avrei cambiato mestiere, ma che il ruolo di consigliere non era opportuno con il lavoro che svolgo. L’ho detto e l’ho fatto, ma stranamente continuo a essere nei pensieri del primo cittadino. Sarà la “continuità” che rivendica con Bruschini, salvo scrivere nel programma che lui avrebbe rappresentato la “discontinuità”.

Però mi chiedo: fossi stato eletto, mi sarei preoccupato di De Angelis o dei 55.000 e passa residenti ad Anzio? No perché si rasenta la patologia – lo dico in senso amichevole – quando con una maggioranza che si allarga sempre di più, un’attività che non trova praticamente ostacoli, i #brand, i #soldout e compagnia ci si continua a preoccupare di me. Addirittura a chiedere – quasi in maniera sprezzante – quanti libri io abbia venduto. Libri, per chi vuole approfondire qui c’è una sintesi, che riguardano uno scandalo nazionale che forse nei cinque anni da senatore dovrebbe avere sfiorato in qualche modo il nostro sindaco.

Ma non voglio scegliere al suo livello, diciamo che se lo fossi diventato io, sindaco, anziché replicare a eventuali sue critiche sulla visione della città o su fatti concreti, non sarei andato da Gaeta a chiedere quanto pesce vende l’azienda di De Angelis. O a preoccuparmi di altre vicende personali. No, avrei parlato di città e di cosa farne.

Però capisco, il personaggio è così e non da oggi. Questa città ha la memoria corta, nel ’90 da giovane virgulto Dc il buon De Angelis si unì come “dissidente” a Marco Garzia e Umberto Succi, divenne pure assessore per qualche mese ma poi lasciò. L’impeto di chi o governa o sfascia l’ha sempre avuto. E ha goduto, nel precedente decennio da sindaco, di una situazione di tranquillità senza eguali, perché i democristiani che avversava (Tuscano, Borrelli….) e i socialisti dell’epoca (Bruschini su tutti) non solo erano suoi alleati, ma gli avevano dato carta bianca. Erano troppi due commissariamenti di fila, per Anzio. Ma servivano avversari, il personaggio è così: giù ai “basisti”, a cominciare da Pasetto. Il quale, con il suo entourage, a dire il vero se l’era cercata sulla vicenda porto.Poi è andato in Senato, è nata Fli (e ha ottenuto una sede in via Aldobrandini in due giorni….) e ha iniziato a opporsi a Bruschini (“ma dategli un posto nel quale sia eleggibile”, disse Lucianone nel consiglio concluso da De Angelis tra le lacrime) che lui aveva messo lì, poi l’ha sfidato da sindaco perdendo per qualche centinaio di voti, poI ci si è accordato di nuovo. Perché Luciano – piaccia o meno – ricuce ciò che De Angelis (da 29 anni protagonista della vita politica di Anzio) ha fretta di strappare.

Ha vinto e ha tutto il diritto/dovere di governare. Preoccupandosi della città, non di chi oltre a svolgere una professione si diletta a scrivere di questo territorio su un umile blog (è un moderno mezzo di comunicazione, a cosa si riferiscano i contenuti del mio si trova qui) dopo averlo fatto su un glorioso settimanale locale, e fa notare incongruenze, stranezze, vicende nero su bianco.

Perché vedete, io avrò avuto il 10% come candidato sindaco e ne prendo atto, sarò “mister 6%” per la figuraccia del Pd e ci sta, di amministrazione capirò nulla, come sostiene il primo cittadino, ma che la Capo d’Anzio vada sciolta e che il “suo” porto sia un fallimento è nero su bianco su una relazione approvata in Consiglio comunale. Direi cose non vere? Peccato siano suffragate da atti o pubbliche promesse. Ricordate la Biogas? “O ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Parole pronunciate dal sindaco, allora di lotta e di governo, il quale presto andrà anziché all’Onu come promesso per non fare la centrale, a tagliare il nastro del primo impianto voluto dal centro-destra. E già che siamo in zona, visto che io racconterei fantasie, i cittadini di Sacida aspettano ancora di pagare meno Imu per i terreni mai resi edificabili. Ora che la Cafà è tornata in maggioranza, magari penserà lei a ricordarglielo. E visto che mi piacciono tanto i documenti, uniti alla “legalità delle cose quotidiane”, qual è il problema a rispondere a un mio accesso agli atti sulle affissioni degli spettacoli estivi? No, caro sindaco, non ho in mente solo Malasuerte della quale conosci (e bene) le contiguità con la politica e quello che si legge nella sentenza ovvero le “pressioni esercitate nella vicenda da rappresentanti delle istituzioni comunali”. Sono quelli con i quali ti sei alleato per vincere. Mi piacerebbe sapere perché si consente che i protagonisti di quella vicenda occupino a un prezzo irrisorio spazi della Capo d’Anzio, ma non è arrivata risposta a un accesso agli atti se non “monca”. E ci sono anche Touchdown – rileggi le intercettazioni, ad esempio sulla Biogas…. – Ecocar, le cosiddette “27 proroghe”, il passaggio da Giva a Parco di Veio con botte e minacce. Sai come la penso, penalmente ciascuno ha le sue responsabilità ma è politicamente disdicevole fare certi accordi. O girarsi dall’altra parte.

Ho aspettato qualche giorno a esprimere questo pensiero – e resto convinto che i cittadini meritino altro, non le beghe che tanto piacciono al sindaco – perché non avevo ancora saldato la Tari 2019. L’ho fatto e mi piace ricordare una vicenda di qualche anno fa, quando tirai fuori su questo umile spazio e venni sbeffeggiato in consiglio comunale, senza che De Angelis o altri dicessero una parola, la vicenda dei “morosi”. Non si seppe mai nulla, ma il sindaco sa bene che avevo pienamente ragione. E si guardi intorno, a proposito di possibili incompatibilità, ineleggibilità, soprattutto di inopportunità. E pensi a governare, non a me. Grazie!

Paride e il “patto della pizza”, non ce l’avevo con te…

Devo delle scuse a Paride Tulli, da qualche giorno ho ricevuto una sua mail rispetto al “Patto della pizza” che pubblico solo ora. Un paio di precisazioni preliminari: non ce l’avevo con lui quando mi riferivo a chi rientra nel Pd, ma ai membri di quel direttivo che non mi volevano candidato e scelsero apertamente di andare con Palomba. Sul “sistema Anzio” non è riferito alla scelta delle candidature e lo sa bene, ma è quello di certi affari….

La replica

Caro Gianni,

una precisazione sul tuo articolo uscito oggi, il sottoscritto al quale ovviamente ti riferivi in chiusura, non è affatto rientrato nel PD rimanendo un socialdemocratico convinto come dissi nel 2013 uscendo da quel PD renziano e a guida locale De Micheli. Rivendico la mia, e credo di tutti i candidati della lista Palomba, convinta opposizione a questa amministrazione nonostante la scelta censurabile dello stesso Palomba di passare in maggioranza con l’UDC senza l’avallo di quei 24 candidati che gli hanno consentito di fare il consigliere. Riguardo il “patto della pizza” ero l’unico dei presenti a non aver votato De Angelis quindi fuori da logiche “vendicative” e presente per spirito di amicizia tra ex assessori e ex consiglieri a ricordare passate vicende più o meno piacevoli, del resto a quel consesso erano presenti i rappresentati politici di tre consiglieri di maggioranza: Marigliani, Cafà e Palomba. Pertanto ogni spirito revanscista contro De Angelis si spegneva sulla realtà dei fatti, almeno per quanto mi riguarda. Del resto il sistema Anzio lo conosci bene pure tu, quando si accetta di essere candidati solo di mezzo partito, evitando le primarie con gli altri candidati della sinistra, compreso Palomba, il risultato non poteva essere che quello, e te lo dice uno che solo dieci anni fa ha preso come candidato sindaco il 30% con solo due liste e portato il PD al 25% con otto consiglieri, tanto per la cronaca.

Paride Tulli

Il sindaco, Ranucci, l’Udc e il “patto della pizza”

Come se niente fosse. Un assessore si dimette sbattendo la porta, il sindaco passato dall’annunciata discontinuità alla rivendicata continuità “nzagnende”, i media locali annunciano incontri, rientri e via discorrendo ma alla fine dal canale istituzionale del Comune arriva la sorpresa. Si “allarga” la maggioranza non a una forza politica che c’era già bensì a due avversari dell’ultima campagna elettorale, Cafà e Palomba. A chi ha provato a farlo perdere, De Angelis, il quale era cosciente che o superava il 50% o sarebbe stata la fine di questa classe politica e dei suoi modi di fare. Ma ormai il sindaco è politico navigato, così quando quasi un anno fa ha rischiato di andare sotto in consiglio comunale (era il 28 dicembre) si è precipitato a salvarsi.

Prima evitando – attraverso Patrizio Placidi – che il consigliere Massimiliano Marigliani facesse mancare il numero legale nella seduta di bilancio, poi aprendo a Cafà e Palomba, “transitati” per Fratelli d’Italia il tempo necessario a dire che Alessandroni non si toccava (che in politica equivale a scaricarlo, così è stato) e poi accasati nell’Udc e organici alla maggioranza con il benestare degli altri capigruppo. A memoria non ricordo senatori o deputati – a partire da quelli locali – così presenti ad Anzio per alchimie di maggioranza o dichiarazioni, ma ai tempi della “dichiarazia” tutto è possibile.


Così leggiamo di attestati di stima da una parte e ringraziamenti dall’altra, ma rischiamo di perdere di vista il caos che regna nella coalizione che guida la città e non da oggi. In poco più di un anno Alessandroni è stato messo alla porta, Ranucci se n’è andato, il sindaco grazie alla coalizione e alle centinaia di voti di preferenza anche degli ex assessori appena citati, ha potuto fare quel “rinnovamento” al quale tanto teneva ma che è inevitabilmente passato per chi i voti li ha presi. Non a caso, per la prima volta da quando si presenta, De Angelis ha ottenuto meno dei voti delle liste. E non a caso – ma ci arrivo tra poco – nasce il “patto della pizza” e lui allarga la maggioranza.

Ma prima Ranucci, il quale se non vuole fare come Cafà e Nolfi nella precedente consiliatura deve starsene a casa. Al posto del sindaco, l’ho scritto, ce l’avrei mandato quando ha fatto lo “show” a Villa Sarsina per la vicenda dell’affidamento della palestra del Centro formazione professionale. Con la scusa che il personaggio è così, prendere o lasciare, si è andati avanti. Come sostenni allora, il De Angelis conosciuto nei precedenti mandati avrebbe detto “arrivederci e grazie”. Ora sembra quasi togliersi un peso. Ranucci, suo fidatissimo anche nella campagna contro Bruschini del 2013, se ne va e lo fa sostenendo che certe critiche non le ha digerite. Suvvia, Pino…. Il ruolo pubblico impone critiche anche dall’interno, il “fuoco amico” – al tempo dei social a maggior ragione – va messo in conto.

Allora ha ragione Luca Brignone: Ranucci e il sindaco devono dirci cosa è successo per davvero. Non è questione di opere pubbliche, quelle grazie ai piani triennali precedenti le avrebbe fatte chiunque. Forse evitando i “selfie” che Ranucci ha postato spesso e la esposizione mediatica su mezzi chi sembravano pendere dalle sue, ma si sarebbero fatte. Perché in bilancio i soldi c’erano.

Dà fastidio l’attivismo di Ranucci? Sembra strano… Certo è che in una maggioranza abituata ad alzare i toni – chiedere ad Amato Toti cosa è successo dopo un suo accesso agli atti…. ma qui si dimentica in fretta – una delle novità è il “patto della pizza” che vede protagonista non solo Patrizio Placidi ormai organico al movimento di Toti, ma tutti coloro che sostenuto De Angelis si sono ritrovati con un pugno di mosche. E se la logica è quella di chi ha portato voti, prima o poi quel “patto” al sindaco andrà a chiedere conto. Il “sistema Anzio” è questo. E De Angelis non è Bruschini, che mediava, metteva pace, rinviava, no: lui manda tutti a quel paese nel momento in cui ha raggiunto il risultato. Quel “patto” – che definirebbe in vari modi (e lo sanno) visto che il sindaco non è che li sopporti molto (però i loro voti servivano) – può metterlo in difficoltà e non è un caso l’allargamento della maggioranza. Che sta creando più di qualche fibrillazione. Al punto – e se Agostino Gaeta scrive, segno che qualcosa ha carpito – di far vacillare la giunta. In tutto questo che la Capo d’Anzio va sciolta – come è scritto nella relazione al bilancio consolidato – non sembra interessare. E la città invasa dai rifiuti? Che problema c’è…. Ci sono “crisi” da seguire, posizioni “politiche” da conquistare….

Certo, candidarsi contro De Angelis e poi trovarcisi alleati non è che sia segno di grande coerenza per Cafà e Palomba. Avranno le loro ragioni, per carità, cambiare idea ci può stare, ma sarebbe il caso di sapere cosa ne pensa il resto dell’Udc locale e rileggere le solenni prese di posizione della campagna elettorale. E sapere cosa ne pensano i sostenitori di Cafà (che bene o male tornano a casa, nel centro-destra) e quelli di Palomba, a partire da coloro che oggi sono tornati in pompa magna nel Pd. Evviva Anzio!

Porto e Capo d’Anzio addio, la società va sciolta

No, stavolta non si comunica. Nessun #brand, né #soldout, tanto meno mirabolanti primati nazionali o mondiali. Niente di tutto questo, perché si deve prendere atto di un fallimento, uno di quelli pubblici per cui – e meno male – non avremmo primati. Il fallimento della Capo d’Anzio e – di conseguenza – del porto dei miracoli. ” Nel corso dell’esercizio del 2018 la società ha però fatto evidenziare una perdita di esercizio che ha eroso il capitale sociale al di sotto del minimo legale (Euro 50.000,00 per le S.p.A.), configurandosi così una causa di scioglimento ai sensi dell’art. 2484 comma 1 codice civile“. E’ scritto nella nota integrativa al bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio, approvato dalla giunta.

Il passaggio della nota integrativa al bilancio consolidato del Comune di Anzio

Sono finiti i tempi – cari anzitutto all’ingegnere Renato Marconi, portatoci dal primo De Angelis sindaco (“via” Fini), ma anche a Bruschini che prima voleva cacciarlo e poi siglava la “road map” – dell’ingegneria finanziaria. Sono finiti i tempi del presidente suggerito dall’attuale sindaco, il generale Marchetti, che si è dimesso quando ha capito la mal parata. Pensate, la società è senza guida da oltre un anno, non c’è un rappresentante del Comune a presiederla. E’ stata fatta morire e non da oggi. E’ nero su bianco. Era nero su bianco quando lo riportavo in questo umile spazio e prima ancora sul Granchio, dalle colonne del quale scoprimmo e denunciammo “Italia naufragando” e la presenza di un privato (Marconi) nel capitale che doveva essere pubblico. Vicenda che nel 2007 era nota anche all’attuale sindaco e che risulta dai verbali nei quali ci si preoccupava di risolvere la situazione, perché altrimenti la Regione avrebbe fatto storie.

Quando questo era segnalato – da anni – dal Pd (il primo a mettere il dito nella piaga della società fu Aurelio Lo Fazio, poi ci fu il tentativo di De Micheli di lanciare l’aumento di capitale destinato a terzi che venne sbeffeggiato, andrebbe risentito l’intervento di Anna Marracino in consiglio comunale sul bilancio dello scorso anno con puntuali osservazioni) e qualcuno della intellighenzia di sinistra di questo strano paese che è Anzio continuava a preoccuparsi del progetto.

Che ci avessi creduto, a quella idea, è noto. Che abbia seguito gli sviluppi proprio per averci creduto, senza fare sconti, è altrettanto dimostrabile e per chi vuole un riassunto è qui.

Sostenevo che i libri dovessero andare in Tribunale e forse è il caso che ci vadano. L’ultima perdita di esercizio – bilancio 2018 – è di 73.979 euro che uniti ai debiti fa saltare ogni tavolo. Il già ridotto capitale sociale – per ripianare precedenti perdite – non c’è più e il patrimonio netto della Capo d’Anzio è di appena 18.680 euro. Vogliamo aggiungere i 517.794 euro “ballerini” di una fideiussione per registrare la concessione che il Comune ha pagato e la Capo d’Anzio mai restituito? E’ iscritta all’attivo del primo come crediti verso altre amministrazioni, al passivo della seconda come debiti verso il Comune. Che ha già provveduto a saldare la Banca Popolare del Lazio, a carico della collettività.

E per quella concessione, i canoni pagati a una Regione Lazio sorda e cieca, sono stati ben pochi se non nulli, così come è ormai scaduto non il termine per iniziare i lavori ma ultimarli. Solo dopo la presentazione di un ordine del giorno in Consiglio regionale proposto da Mattia e Minnucci (Pd) e approvato, qualche burocrate – magari gli stessi che dicevano no al progetto di Anzio ma approvavano Fiumicino e Formia – sembra essersi svegliato.

Ricordare i passaggi, a questo punto, serve per dire che c’era chi poneva dubbi e veniva preso per matto da una parte e il “sistema” Anzio dall’altra. Ad esempio le illusioni di cordate americane, di finanziatori turco-napoletani, di Igea banca, del fondo maltese? E le annunciate manifestazioni d’interesse, seguite da bandi inesorabilmente deserti? Montecarlo? Le centinaia di posti di lavoro?

Aveva un senso, questa operazione, forse quando la pensò il compianto Gianni Billia. Viene da dire che se ci fosse stato lui sarebbe realizzato da un pezzo. Anche per rispetto alla sua memoria, è bene che il sindaco stacchi la spina: lui l’ha creata e lui la chiude, la Capo d’Anzio. Ne uscirà meglio di quanto pensi.

Malasuerte, il bar, la camorra. E scusate il silenzio

Tu guarda questi giornalisti campani, danno una notizia e mettono via Roma – ad Anzio – indicando proprio il luogo dove un tempo c’era il bar omonimo. Chiuso in fretta e furia, dopo un arresto eccellente.

A qualcuno piace dire che sono “fissato” con la camorra, con questa vicenda di Malasuerte. Di recente anche una vittima di estorsione in quella storia mi ha detto se ho finito di scrivere. Dispiace, ma no. Perché in Malasuerte – la sentenza è di Cassazione – c’è stata: ““Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Esponenti che un anno e qualche mese fa erano tutti nelle liste che hanno eletto la maggioranza che guida Anzio.

Il riepilogo sulla vicenda – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – lo trovate qui. La novità è che il bar citato nella vicenda “Malasuerte” ora finisce anche nelle carte di un’indagine sui Casalesi che ha portato a 11 arresti eseguiti dalla Dia di Napoli. Certo, per “Malasuerte” nessun politico o affine è stato indagato, importa poco a chi guida la città che il pubblico ministero – mentre gli avvocati di un boss che oggi riemerge da questa indagine si opponevano – abbia detto che ad Anzio la camorra c’è. Ancora meno che quell’estorsione era destinata proprio al boss e che qualcuno dei protagonisti si aggiri ancora proprio per i parcheggi di chi è diretto a Ponza, quando non nelle stanze del Comune.

Io sarò “fissato”, i colleghi locali tutti presi dai roboanti comunicati, ma sarebbe il caso di fare attenzione.

Ah, scusate il silenzio di queste settimane. Altri impegni professionali e di studio mi hanno preso, ma ci sono ancora state tranquilli. A presto! Anzi, parafrasando il mitico Marco Pannella: a subito!