Addio a Giorgio: la città, la politica, le nostre incomprensioni

“Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”. E’ una frase di Fabrizio De Andrè. La voglio usare per dire, subito, quale fosse il mio rapporto con Giorgio Pasetto deceduto oggi. Tante incomprensioni e pochi “slanci”, lui – come Luciano Mingiacchi – non mi ha mai “perdonato” di non essere tra le schiere di chi lo seguiva. Forse perché dopo aver “cresciuto” Aurelio Lo Fazio, mio cugino, e vista la passione che mio padre metteva in quella corrente della Dc (i “basisti”) pensava fosse naturale che ci fossi pure io. Invece no, erano più scontri che intese, com’è normale soprattutto quando provi a raccontare in maniera diversa la città da come si era fatto fino ad allora. Quando volevo fare questo mestiere, il collega Marcello Ciotti che ci diede i primi rudimenti disse: “All’inizio non vi fileranno, li dovrete cercare, ma poi saranno loro a chiamarvi”. Si riferiva ai politici. Giorgio chiamava poco, ma quando lo faceva sapevi quando entravi e mai quando saresti andato via. Partiva da A, finiva a Z, ricominciava da M e tu chiedevi di essere concreto ma nulla…

Aveva preso, quando era in Regione, a convocarci per Natale e raccontare cosa si stava immaginando. Tra questo il nuovo ospedale che doveva sorgere tra Anzio e Nettuno, ad esempio. Poi, dopo la sconfitta alle politiche del ’94 nel “suo” collegio capì che la città che quattro anni prima lo aveva portato in Regione dove fu prima assessore e poi presidente della Giunta, si era ribellata in nome del “nuovo” allora rappresentato da Forza Italia. Incassò, attraversando sempre da protagonista la Dc prima, i Popolari, la Margherita, l’Ulivo e da ultimo il Pd. Era stato il sindaco più giovane di Anzio, quando la classe politica che aveva ricostruito la città dalle macerie aveva individuato alla fine degli anni ’60, in quel ragazzo uscito dall’Azione cattolica, un giovane sul quale puntare. Non avevano sbagliato, perché si poteva essere d’accordo o meno ma Giorgio era un cavallo di razza. Che come la stragrande maggioranza dei politici ricordava, però, sempre l’ultimo articolo, quello sgradito, e mai i precedenti. “Non mi intervisti mai” – diceva se lo incontravi con la bici sempre più arruginita e l’immancabile Lacoste, nei pressi dell’edicola di Rolando. “Le interviste si fanno quando c’è qualcosa da dire”, replicavo. Storceva un po’ la bocca, si avvicinava all’amico di una vita Luciano Mingiacchi e andava via. Aveva vissuto in una Anzio diversa e non aveva compreso, forse, la pessima china che aveva preso. O lo aveva capito benissimo, tanto da proporre studi su studi, incontri, nel tentativo di rimettere al centro le scelte politiche, quelle con la P maiuscola. Peccato che al capezzale del malato ci fossero, senza grandi successi, gli stessi dottori. Così era spesso un dibattito fine a se stesso, la città aveva virato, i consensi crollavano, le seconde e terze linee di quella che era stata la “sua” Dc avanzavano. Gli era rimasto, quando era già parlamentare, l’incontro del sabato mattina con gli intimi nella villa a Ponente, le scelte che pochi compresero – come quella di dire no a prescindere al nuovo porto – fatte nelle stanze del potere, l’incapacità di creare un’alternativa seria e credibile. “Abbiamo dato alla città le menti migliori” – amava dire riferendosi a personaggi vicini alla sua corrente. Ma le menti, ormai, non si avvicinavano più. E non se ne faceva una ragione.

Va detto che ripensando a quegli anni, visto il decadimento della classe politica e dirigente, i “re” delle preferenze, manca non Pasetto ma ciò che hanno rappresentato quei partiti. Con tutto il rispetto, c’è gente che in quelle organizzazioni non sarebbe stata fatta entrare o al massimo avrebbe attaccato i manifesti. Rimpianti? No, quella vituperata “Prima Repubblica” ha commesso errori a non finire, però aveva una dignità e una preparazione che si sono perduti nel corso degli anni.

Ammise – e gli costò tantissimo – che chi aveva sottratto dalle edicole tutte le copie del “Granchio” che riportavano la sua vicenda giudiziaria alla vigilia del voto per la Camera del ’94, aveva commesso un errore. Ne parlammo, uscì un’intervista, e ce ne furono altre successivamente. “Devi darmi una notizia” ripetevo, ma lui continuava a partire da A, finire con Z e poi tornare indietro… Aveva studiato, era cresciuto a pane e politica, se ha commesso un errore è stato quello di stringere sempre di più la sua cerchia su Anzio, come se il tempo non fosse passato. Ci incontrammo altre volte a Roma, al Senato (“qui pago io”, disse, e risposi che visto che costava così poco poteva pure farlo una volta…) o alla sede di Teorema. Non lo sentivo da tempo, sapevo del malanno e so che in fondo in fondo mi stimava. Mi piace ricordare che tra i “portatori d’acqua” c’era mio padre, ci fosse da raccogliere voti o da cucinare alle “tre giorni” di studio che si tenevano a Piglio. Era un altro mondo, un’altra politica, e certi modi li ho sempre avversati. E’ stato meglio lasciarci, dunque, ma oggi ad Anzio finisce un’epoca come riconosciuto anche dal sindaco De Angelis e a Giorgio Pasetto va se non altro l’onore delle armi e il riconoscimento di essere stato un gigante, in un mondo (quello della politica e non solo) fatto sempre più da piccoli uomini.

La ‘ndrangheta accantonata e la gestione singolare…

Dai “sumari” alle scuse è stato un attimo. Così come dalla denuncia di una possibile estorsione – fatta pubblicamente – a non mettere a disposizione la richiesta che aveva fatto lo “scudiero” del neo consigliere comunale Giorgio Buccolini. Ah, già: l’aveva divulgata, nel frattempo, un sito fidato. Ci sta, la strategia del primo cittadino di Anzio – travolto dagli eventi e insofferente alla commissione d’accesso – è chiara: siamo bravi, gli atti sono a posto, chi non è con me è contro di me. Insomma, la ‘ndrangheta viene accantonata mentre si dimentica il “sistema” messo in piedi e foraggiato, oltre le frequentazioni che emergono dalle carte dell’inchiesta “Tritone”.

Non ci sono politici indagati, vero, ma la responsabilità politica è enorme come è stato ribadito anche durante il dibattito LegalizzAnzio di ieri, 10 aprile 2022. Sono cose che andiamo ripetendo, in pochi, da anni. Di fronte alle quali chi amministrava e amministra negli ultimi 25 anni ha sempre fatto spallucce.

È quella che interessa, la responsabilità politica, perché chi ha avuto rapporti con affiliati alla ‘ndrangheta sta in maggioranza e non da oggi. Ci sono i fedelissimi del sindaco e come è noto l’eventuale scioglimento del Comune prescinde da aspetti penali. Se ci sarà o meno lo vedremo, il quadro che ne emerge è comunque sconvolgente.

Ma quello che è emerso dopo la sfuriata del primo cittadino contro lo “scudiero” e i “sumari” è, invece, l’esempio della gestione singolare di questo Comune. Dove i criteri per i finanziamenti alle associazioni sono a soggetto, per esempio, ma una delle caratteristiche è quella di avere sostenuto i vincitori.

Non avrebbe fatto storie, Claudio Di Giovanni, se quei 30.000 euro richiesti fossero stati concessi. Sarebbe stato uno dei tanti sodali (ormai ex) ad avere un riscontro. L’elenco è lunghissimo, dal consigliere non eletto che fa la stagione lirica a quello che ha sostenuto un candidato e scalpella gli scogli, da chi ha avuto locali a chi contributi per un museo “di proprietà”, alla solidarietà pagata da noi e via discorrendo.

Quello che rivela Di Giovanni è ancora altro: a chiedergli di occuparsi dei social erano stati il sindaco e il suo vice, a chiedere di ridurre il preventivo addirittura la segretaria generale.

Sulla quale si è espressa – e dice che lo aveva fatto anche finché era all’interno – anche l’ex assessore Laura Nolfi alla quale diamo il benvenuto nel club di chi ha posto il problema del controllore e controllato proprio rispetto alla segretaria.

Ecco, si governa con il “volemose bene”, spacciando questo per modello di amministrazione. Si impongono scelte come quella dell’Aet di Ciampino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno e dopo avere consentito una proroga “infinita” alla Msa-Camassa per non avere avuto una “visione” delle politiche ambientali. Bastano i dati della differenziata a ricordarlo. E l’elenco, anche qui, sarebbe lunghissimo. Il sindaco sa bene che non basta lo sforzo comunicativo, il bilancio consuntivo approvato dal quale apprendiamo che il credito vantato nei confronti della Capo d’Anzio (la famosa fiejussione di 517.000 euro) diventa “di dubbia esigibilità” per un porto che non si farà mai e che i residui calano, è vero, ma sono ancora enormi. Sa che qualcuno è entrato in Consiglio avendo forse dichiarato il falso sui debiti verso l’ente e che c’è chi si è girato dall’altra parte, provando a farlo di nuovo anche adesso quando la Finanza è andata a chiedere lumi. Sa che il mare è tutto, fuorché una tavola, in questa gestione singolare. E la ‘ndrangheta un pesante dettaglio.

Ciao Carletto “Pescecane”, formidabili quegli anni

Mi dissero “hanno eletto Carletto Marigliani, Pescecane”. Confesso, non sapevo chi fosse e appena lo vidi dissi tra me e me “all’anima di Carletto”. Iniziavo a fare questo lavoro più seriamente – fine anni ’80 – e all’epoca l’Associazione commercianti era una fonte autorevole. Un sindacato che cercava, come poteva, di pungolare l’amministrazione perché sul piatto c’era il nuovo piano del commercio. Anzi, forse il primo sindacato che non aveva un collegamento diretto con la politica dato che negli anni precedenti era stato spesso ad appannaggio di personaggi dell’allora Dc. Carlo – che ci ha lasciato nei giorni scorsi – mi inquadrò subito e nacque una reciproca simpatia, diventata stima con il tempo. Partecipai, ricordo, a un’assemblea alla veranda ex Garda. Si parlava, fra l’altro, del problema della panificazione che ad Ardea era possibile e ad Anzio no nei festivi, in realtà c’erano meno di 200 metri di distanza. E si parlava del piano che il Comune stava predisponendo, delle iniziative da portare avanti per migliorare l’attività, dei corsi di lingue, i viaggi all’estero, l’organizzazione di un carnevale che resterà nella storia. In giro deve esserci ancora qualche vetrofania con “Ascom Anzio”, fra l’altro. E se avevi un problema, c’era una risposta. Avevano messo insieme, lui e altri, un avveniristico Centro servizi che terminò la sua esperienza per problemi diversi ma dimostrarono di essere avanti. Fecero anche un giornale, “Nuova Linea”, che concesse allora uno spazio a noi ragazzi per un inserto autogestito.

In quella riunione disse con il suo inconfondibile sorriso “aho, occhio che ci sta pure il giornalista”. Se volevi sapere le cose, dovevi andare, ascoltare, parlare con le persone. Lì come ai consigli comunali. Ma al contrario dei politici di casa nostra, Carlo non ha mai detto “con te non ci parlo”. E non c’erano telefonini, sì e no i primi fax, senza andare in giro le notizie non le trovavi. A proposito di consigli resta nella memoria quello in cui lui – da presidente dell’Ascom – irruppe contestando l’autore del piano del commercio che aveva definito “grossi negozi” quelli che poi sarebbero diventati supermercati. E se c’è un errore strategico che quell’associazione commise, fu quello di non “prendersi” quella che poi divenne la Standa e oggi è la Conad. Di non credere, cioè, che ci sarebbe stata la forza di bloccare quel colosso e lasciare sul territorio i soldi spesi. L’idea – che era di Giorgio Moscatelli, a dire il vero – cadde nel vuoto e mentre Luigi Bruschini, allora consigliere del Psi con il fratello già sindaco, urlava “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi”, l’investimento da Milano era già fatto. Così “Carletto” e pochi altri andarono a protestare all’apertura, ma si resero conto presto che la battaglia era perduta. Provarono qualche altro “sciopero” per vicende diverse, abbassarono le serrande quando con il Granchio organizzammo “Contro ogni crimine” a seguito delle operazioni legate al traffico di stupefacenti. Altri hanno sottolineato la sua passione per il calcio e l’attaccamento all’Anzio. Tra gli aneddoti c’è una telefonata a Teleobiettivo dove i commercianti tenevano una trasmissione per dialogare con i cittadini durante la quale una signora si lamentava di aver pagato troppo al ristorante e lui rispose – facendo un rapido conto e citando le cifre massime di ogni pietanza – che forse aveva sbagliato paese…. Era così, schietto con tutti, diretto, genuino. Mai uno screzio e sempre un sorriso ma questo non lo scopro certo io che ho voluto, con qualche giorno di ritardo, ricordare un po’ di aneddoti. Su “Carletto Pescecane” e quel periodo. Non di storia da libri, per carità, ma di vita quotidiana di quegli anni a loro modo formidabili.

Sindaco, minacce e cultura mafiosa. Le mie scuse (per altri) agli elettori

Al sindaco possiamo dire tutto, tranne che sia uno stupido o uno sprovveduto. La sua veemente presa di posizione in Consiglio comunale è la risposta al fatto che sa bene – benissimo – che da qui all’esito della commissione d’accesso è costretto a “sopravvivere” nell’amministrare la città. Sa ancora meglio che si gioca il tutto per tutto continuando a ripetere che gli atti sono regolari (e ci mancherebbe pure) e a parlare di infiltrazioni, quando è dimostrato non da oggi che esistono delle presenze criminali. Poteva, ad esempio, costituirsi parte civile nel processo Appia Mithos già nel 2005 ma se ne è ben guardato. Era ‘ndrangheta, la stessa di adesso. Con la differenza che allora, forse, era ancora lontana dal Comune. La sua responsabilità e quella di chi ha governato prima di lui, è quella di non essersi accorto di cosa stava accadendo o di avere minimizzato mentre altri lanciavano l’allarme.

ITALIA VIVA

Il sindaco sa, ancora meglio, che se la commissione d’accesso accerterà il condizionamento del voto e dell’amministrazione, avrà indegnamente concluso la sua carriera politica. E preferisce “sopravvivere”, grazie a surroghe fatte in fretta e furia, con il numero legale mantenuto da chi ha fatto una campagna elettorale contro e ora si ritrova, anche lei, in maggioranza: Anna Marracino. Vedete, non è bastato vincere al primo turno, sbeffeggiare gli altri per il pessimo risultato ottenuto, avere 16 consiglieri su 24. No, per poter “sopravvivere” come ha fatto in pratica dal primo giorno, ha dovuto prima prendere due sfidanti alla carica di sindaco, Cafà (promossa presidente) e Palomba, quindi ha avuto il via libera da Italia Viva che evidentemente a governare con Lega e Fratelli d’Italia si trova a suo agio, pazienza essere stata eletta avendo un altro programma e contestare (allora) la destra anziate in tutte le sue forme. Siccome il candidato sindaco della coalizione con la quale la Marracino è entrata in consiglio comunale era chi scrive, chiedo scusa io agli elettori per questa inversione di rotta.

I SILENZI/1

Ma restiamo al primo cittadino. Come è stato all’epoca per i “ricattatori seriali”, poi per i “72 milioni che volavano” rispetto alla gara dei rifiuti, ci auguriamo che abbia sporto regolare denuncia anche per la presunta estorsione della quale ha parlato in consiglio comunale, dando un minaccioso “benvenuto” al neo entrato Giorgio Buccolini.

Perché se ci sono irregolarità vanno denunciate. Va ricordato al sindaco, comunque, che se pure avessero chiesto un contributo forse sono gli unici a non averlo ottenuto. La lista, tra spettacoli, manifestazioni, associazioni culturali, incarichi e locali pubblici (uno a una neo entrata consigliera, è compatibile questo?), è piena di suoi sostenitori alle ultime elezioni. La chiamano “buona amministrazione”.

LO “SPETTACOLO”

Frequentando il consiglio comunale dal 1990 – eletto nelle fila Dc – il sindaco sa bene che le sue prese di posizione fuori dalle righe, minacciose e arroganti, sono uno dei momenti più bassi dell’istituzione che con toni solo apparentemente da Luciano Bruschini indica ai neo entrati come il posto nel quale esprimersi. Peccato avesse usato, prima, quelli più coloriti alla Piero Marigliani (ha governato con entrambi). Forse solo uno “show” al centro ecumenico (sindaco Mastracci) e le bestemmie ascoltate alla palestra della scuola “Giovanni Falcone” (sindaco Bertollini) sono stati momenti peggiori. Lui c’era, in entrambi i casi. L’istituzione, con la presidente che consente di tutto, è vilipesa dall’atteggiamento del primo cittadino. Sa anche questo, ma non conosce modi diversi: “poi vediamo”, “facciamo i conti”, “sumari” e via accuse “a quelli che scrivono sui giornali” e agli “odiatori seriali su facebook”. No, non è consentito usare certi toni e non chiediamoci, poi, perché la cultura mafiosa ha attecchito ad Anzio. Se un sindaco può esprimersi come ha fatto – e non è la prima volta – per quale motivo un cittadino non dovrebbe fare altrettanto? E se questo cittadino è abituato a delinquere e magari è stato molto vicino a chi ha amministrato la città – come dicono le carte della Dda – o che si appresta ad amministrarla, il gioco è fatto.

I SILENZI/2

Per evitare di rispondere alla perdita di sei consiglieri e un assessore, di parlare della criminalità e dell’indagine e dare una risposta politica (finora dalla maggioranza nessuno ha condannato la ‘ndrangheta) il sindaco, al suo solito, l’ha buttata in confusione. L’altro assessore, grande protagonista nelle carte della Dda, è andato via senza motivazioni e il ringraziamento è singolare. I dati Ispra sono questi, pubblici, dove e come siano migliorate le cose lo sa solo il sindaco, insieme forse a un funzionario che non dovrebbe continuare a stare lì finché non risolve la vicenda della condanna della Corte dei conti. Lo stesso vale per i consiglieri entranti che potrebbero essere incompatibili e sui quali persino la segretaria generale ha glissato. E non abbiamo mai avuto risposte sul pirotecnico addio dell’allora assessore Ranucci.

Il sindaco che invoca il confronto, all’unico fatto in campagna elettorale nel 2018 chiedeva applausi ai suoi sodali e diceva “ma che so venuto a fa”. Il sindaco che dice di non avere avuto contestazioni in consiglio su gare e appalti, dimentica quello che chi resta all’opposizione ha fatto rispetto, ad esempio, al frettoloso ingresso in Aet o alla nuova fideiussione per il porto. Prima della commissione d’accesso venuta per gli arresti di ‘ndrangheta, allora, c’è stato il modo di “sopravvivere” di questa amministrazione coperto dalle sparate del primo cittadino nella sede istituzionale e nella tv pagata con i soldi dei cittadini. Che “c’avemo la televisione” come si legge nelle carte Dda, è un pesante dettaglio. Su una cosa, infine, sentiamo di essere d’accordo: “Se qualcuno ha sbagliato pagherà, a cominciare da me”. Non c’era bisogno che arrivasse la Dda, doveva accorgersene prima.

Il Titanic, le dimissioni e il coraggio: adesso staccate la spina

C’è una scena del Titanic nota a tutti, è quella in cui il primo violino dice ai musicisti “Signori, è stato un onore suonare con voi stasera”. La situazione della maggioranza che ininterrottamente guida Anzio dal ’98 è forse peggio a quella del transatlantico che si schiantò sugli iceberg nel 1912. Qui la commissione d’accesso, conseguente agli arresti per ‘ndrangheta e agli interessi dell’organizzazione criminale sulle elezioni del 2018, è solo la punta di quell’iceberg.

Il Titanic della destra ha iniziato ad affondare molto prima, dalla lotta fratricida nel 2013 in poi si è rimasti insieme a suon di messaggi trasversali, minacce, voce grossa e favori ad amici degli amici. Ha provato, la destra, anche a darsi una riverniciata ma non è servito. Perché la prevaricazione, le urla, gli ultimi tentativi di salvare tutto dicendo “tiro fuori le carte” – come avrebbe fatto il sindaco mentre alcuni andavano a dirgli che si sarebbero dimessi – sono lì a certificare un fallimento. Stai bene a dire che apre il palazzetto e hai rifatto le strade – ci mancherebbe non le avessi fatte… – o ad autoproclamarti “capitale della cultura”. Questa città è morta e sepolta: zero progettazione europea, politiche ambientali alla giornata (ma grossi interessi sulle assunzioni alla ditta appaltatrice), bilancio che fa acqua nonostante le rassicurazioni, servizi sociali per i quali si litiga con Nettuno ma privi di una visione, villettopoli asfissiante, legalità delle cose quotidiane spesso calpestata, società per realizzare il porto prossima al default, indagini passate e presenti.

Basterebbe prendere il programma del 2018 e leggere cosa è stato fatto e cosa non per dire che è ora di staccare la spina. Ma c’è un fallimento che è ancora più grande, del sindaco in particolare. Al Titanic della destra aveva provato a dare una verniciata, una volta eletto aveva tolto di mezzo qualcuno che nel 2013 voleva “mandare a lavorare” (vedi Alessandroni) e aveva portato in Consiglio volti nuovi: l’ormai ex “delfino” Vasoli, la Amaducci, Camilli, Galasso. Gente che non si era mai affacciata in consiglio comunale e non “vive” di politica. Era alla seconda esperienza ed era stata premiata (giustamente) con la presidenza del consiglio comunale, ma poi defenestrata per allargare la maggioranza all’ex avversaria Cafà, Giusy Piccolo che di mestiere fa l’avvocato. Più navigato Marco Maranesi, il quale dalla maggioranza, anzi dal “recinto” si era già allontanato. Lo stesso avevano fatto Amaducci, Piccolo e Vasoli con il loro “Progetto Anzio”. Si sono dimessi, con un gesto coraggioso e non scontato, voltando le spalle a quello che ormai tutti chiamano il “Re”.

Al sindaco restano i fedelissimi e nemmeno tutti, perché Ranucci se ne era già andato dopo lo show nel quale aveva lanciato accuse pesantissime anche al primo cittadino. Oggi l’ex assessore all’ambiente è tra i più presenti nelle carte della Dda (non indagato) così come il suo successore, Gualtiero Di Carlo, altro fedelissimo di De Angelis. E chissà se chi entra in consiglio sarà o meno nel “recinto”, a questo punto.

Serviva coraggio ad andare via dal Titanic che stava già affondando, con decisioni non condivise o dubbie (vedi ingresso in Aet o fidejussione Capo d’Anzio), oggi che è arrivata la Commissione d’accesso anche di più. No, non è l’ammissione di una colpa che non hanno i dimissionari, è un gesto d’amore verso la città che si trascinerà per i prossimi mesi tra surroghe, paure, scioglimento sì o no, e sarà inevitabilmente ingessata. E’ un gesto di trasparenza e rispetto verso un’istituzione che altri hanno vilipeso.

Aveva questa grande occasione anche il sindaco, andarsene a modo suo, urlare che era colpa della “magistratura rossa” e del “sistema dei media” o della “macchina del fango”, dire che era “tutto regolare” (e vedi che non lo sia, salvo minacciare di “tirare fuori le carte”, quali?) ma ha preferito restare. E dai più “nuovi”, adesso, ha avuto una lezione. Non sappiamo come andrà a finire, ma oggi Amaducci, Camilli, Galasso, Maranesi, Piccolo e Vasoli hanno dato uno scossone forte. Sarebbe ora che un uomo che le istituzioni le conosce per aver ricoperto anche l’incarico di senatore, staccasse la spina

Già, si è dimessa anche l’assessore Nolfi ma questo non fa quasi più notizia perché in passato si contano tre analoghi tentativi e altrettanti ripensamenti. Stendiamo un velo pietoso sulla diatriba all’opposizione tra convocazione del consiglio o mozione di sfiducia (che non erano inconciliabili, anzi) e magari cerchiamo di pretendere che nella sede istituzionale per eccellenza l’argomento criminalità venga affrontato. E’ impossibile fare finta che non è successo niente, basterebbe dire “signori, è stato un onore suonare con voi” e andare a casa.

“Sistema Anzio”. A futura memoria

Quello che sabato ho detto alla manifestazione “Il silenzio è mafia” è ciò che racconto e scrivo su questo territorio da circa 40 anni. Andavo in piazza “Contro ogni crimine” quando alcuni dei protagonisti della vita pubblica di Anzio non erano forse ancora nati e altri, invece, già erano seduti in consiglio comunale. Ho fatto del mio lavoro anche un impegno civile, che molti amano limitare alla sola candidatura a sindaco del 2018. Le cose che ho scritto e raccontato le ho dette in quella campagna elettorale e nell’unico consiglio comunale al quale ho partecipato, mantenendo fede alla parola data.

Non ho altri scopi, non devo “fare” politica, non sono in campagna elettorale permanente ed effettiva come chi guida la città dal ’98 a oggi e le sue maggioranze. Come è noto nel 2018 non sono stato eletto e rispetto profondamente la scelta dei cittadini, se avessi avuto l’onore di diventare sindaco più che dire in continuazione le percentuali degli avversari avrei prestato tempo ad ascoltarli. Se fossi diventato sindaco, nessuno in odore di ‘ndrangheta avrebbe detto “abbiamo sbancato ad Anzio, prefigurando chissà quali affari. Al posto di chi si innervosisce per le cose che ho ripetuto in piazza – citando atti giudiziari e documenti o vicende di questa amministrazione – mi preoccuperei di chi in odore di ‘ndrangheta dice di aver sostenuto più di qualche eletto in questa maggioranza. E mi preoccuperei di dove è stata portata questa martoriata città e dell’onta che loro – nessun altro – le sta facendo subire. A futura memoria.

“Il silenzio è mafia”, l’importanza di esserci

Ad Anzio non sarà un giorno qualunque, quello di domani, sabato 26 febbraio 2022. E sarà importante esserci, perché saremo in piazza a ribadire il no a qualsiasi forma di criminalità. La manifestazione si chiama “Il silenzio è mafia” e sappiamo bene quanto lo stare zitti, evitare di denunciare, essere omertosi, equivalga a far crescere chi fa del malaffare il suo mestiere. Allora andare in piazza equivarrà a dire che esiste un tessuto sano che non ha nulla da dividere con ‘ndrangheta e camorra che da tempo qui hanno messo radici e fanno affari. Che si sono pericolosamente avvicinate alle amministrazioni pubbliche.

Sarà il modo di dire, tutti insieme, che esiste chi è diverso e non si piega. Lo faremo come giornalisti che da anni seguono le vicende del territorio, con chi approfondisce questi aspetti professionalmente, con i rappresentanti di partiti (senza bandiere, è meglio), associazioni, ma anche semplici cittadini stanchi di uno stato di cose che l’operazione “Tritone” ha solo scoperchiato. Nessun giustizialismo ma tanta voglia di dire basta.

Anzio e Nettuno hanno dimostrato, negli anni, di avere anticorpi. Fu così negli anni ’80 contro il racket, fu così quando al passaggio del corteo “Contro ogni crimine” i commercianti abbassarono le serrande, sarà così domani.

‘Ndrangheta, omissis e perché arriva una commissione

La Prefettura di Roma

Sono assolutamente fuori luogo le parole del sindaco di Anzio, Candido De Angelis, di fronte a quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Dire che qualcuno “vuole sovvertire l’ordine democratico” – ricordiamo che è un’indagine dell’antimafia – o che si esulta per la “mortificazione mediatica”, equivale a non aver compreso cosa è accaduto e sta accadendo con l’indagine “Tritone”. L’invio di una commissione d’accesso da parte del Prefetto dovrà verificare la correttezza degli atti dei quali parla il primo cittadino, un tempo uso a leggerli uno per uno, e deciderà se è il caso di proporre o meno lo scioglimento del Consiglio comunale. Sono le regole, quando si verificano vicende della portata di quella che stiamo vivendo. Senza esultare, anzi vergognandoci e al tempo stesso indignandoci per dove ci ha portato chi guida la città. Dire che qualcuno vuole sovvertire l’ordine democratico equivale all’infelice frase del suo collega di Sperlonga, all’epoca presidente della Provincia di Latina, che sulla commissione d’accesso a Fondi parlò di “pezzi deviati dello Stato”. Sappiamo bene che il mancato scioglimento di quel Comune – grazie alle “vie infinite della politica” che proprio il nostro sindaco ricordava in tv tempo fa – resta uno scandalo italiano. Targato centro-destra, perché il governo era guidato da Berlusconi e il ministro dell’interno era il leghista Roberto Maroni. Adesso facciamola lavorare, la commissione, e speriamo che fra tre mesi ci dica che è tutto a posto. Avrà ragione il sindaco e ne saremo felici, ma resta il fatto che al di là delle inchieste e dei reati, il sistema messo in piedi è smascherato.

La commissione, ad Anzio, doveva arrivare molto prima e lo sa anche De Angelis. Oggi il prefetto – di fronte a quello che si legge nelle carte – non poteva fare altro. Se poi arrivasse lo scioglimento – ma ripeto, aspettiamo – è noto come il Consiglio di Stato nel 2018 abbia affermato: “La natura del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non è di tipo sanzionatorio, ma preventivo, ciò comporta che quale presupposto si richiede solo la presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, ma che non devono necessariamente concretarsi in situazioni di accertata volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, né in forme di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori”. Anche per questo andava fatta prima, quella commissione, non c’era bisogno di aspettare queste carte.

Che tutti conoscono, ormai, delle quali c’è chi ha usato cose che benché pubbliche non sarebbero pubblicabili, ma che ci dicono ancora tanto. Ci sono numerosi “omissis” quando i pentiti parlano. Facciamo un esempio che non è nei documenti: se io dico – sentito dal magistrato – che ad Anzio “ho pagato la tangente a omissis” vuol dire che si sta indagando per verificare se il pentito dice il vero.

Per questo non è finita, anche se è difficile ipotizzare i tempi delle verifiche e di eventuali altri interventi. Sulla presenza di clan, ad Anzio come a Nettuno, non c’erano né ci sono dubbi. Solo gli sciocchi possono parlare di “infiltrazioni” quando la ‘ndrangheta ha messo radici e la camorra fa affari. Se e quanti elementi o collegamenti con l’amministrazione ci sono, dovrà dircelo la commissione. Lasciamola lavorare.

“Sistema Anzio” tra mala amministrazione, ‘ndrangheta e camorra

Nei bar dove albergano fini “giuristi” di casa nostra, molti dei quali impegnati in politica, l’argomento del giorno è l’operazione “Tritone”. Già, i 65 arresti di ‘ndrangheta e i legami che ci sarebbero con esponenti dell’amministrazione locale. I quali o li conoscevano gli esponenti della ‘ndrina e ci hanno parlato assumendo persino degli impegni – come dimostrano certe intercettazioni –oppure devono denunciarli perché sono dei millantatori. Sono gli stessi locali – pressapoco – dove si svolgevano trattative per la giunta, riunioni semi carbonare, si andavano a prendere a mo’ di caporalato quelli che dovevano lavorare nelle squadre “volanti” per i rifiuti e lì si scervellano per dire se è meglio dimettersi o restare, se fare l’ennesimo comunicato per dire che va tutto bene o sperare che cada l’accusa di 416 bis. “Eh, se non c’è quella non ci sciolgono…” Dai su, l’avete sentita anche voi… E così chi ha illustri pareri legali, chi ha chiesto aiuto al “tutore” romano (ma solo uno finora si è espresso e nemmeno il più autorevole), chi ha le aderenze giuste, c’è questa nuova convinzione.

SENZA REATI

Ebbene voglio ribadire un concetto: non interessano gli aspetti penali, di quelli ciascuno risponde per sé, ma il “sistema Anzio” prescinde dai reati. È quello che leggiamo in queste e altre carte d’inchiesta, nel comportamento di chi amministra, in atti di dubbio gusto prima che di dubbia legittimità. Ebbene riallacciamo i fili del “sistema” da qualche anno a questa parte. Evitando nomi, perché siamo in presenza di mafie stanziali (altro che infiltrazioni) e non si sa mai, dato il clima… Del resto – ribadisco – è sull’aver fatto della cosa pubblica il proprio “votificio” da parte di chi ci amministra dal ’98 a oggi che dobbiamo concentrarci. Tra indagini, strafalcioni, mala amministrazione spacciata per un modello che tale non è. Poi, certo, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra come dicono le carte di indagini e processi.

LE VICENDE

Cominciamo dalle “cooperative di…” che portano a un processo poi concluso con tutte assoluzioni. Vedete? Non è un problema penale, ma il fatto che esistano “cooperative di…” ovvero riconducibili a un allora assessore, la dice lunga. E quelle coop devono lavorare. C’è un ragazzo che ha bisogno, finisce pure ingiustamente ai domiciliari, le cooperative si occupano dei parcheggi al porto, ce n’è una che fa riferimento a una futura candidata al consiglio comunale. Nella “guerra” dei parcheggi sfocia la vicenda Malasuerte. Per mettere d’accordo i contendenti vanno a trattare personaggi pubblici, peccato che l’intesa diventi una tangente che quel povero ragazzo (lo stesso di prima) deve portare ogni quindici giorni al “Casalese” – così si fa chiamare – e che i soldi finiscano alla famiglia di un detenuto al 416 bis per camorra. Il quale, quando era libero, incontra pure un marito di chi è in politica da tempo… Che è reato? Suvvia. Scrive il Tribunale nella sentenza definitiva: “Sulla vicenda hanno pesato le pressioni dei rappresentanti delle istituzioni comunali”. Riannodiamoli, quei fili, in “Malasuerte” finisce un noto pregiudicato il fratello del quale è di casa in Comune e – intercettato – sta “a piscià a Villa Sarsina”. Prende incarichi per la guardiania delle spiagge? Mica è reato. E se quei parcheggi prima vengono ceduti gratis, poi a un prezzo irrisorio, e la società pubblica che deve fare il porto ci rimette, mica è camorra o ‘ndrangheta, sono favori magari a qualche elettore o un singolare modo di amministrare.

Andiamo avanti, arriviamo all’indagine “Evergreen” dove spunta – per la prima volta – il boss del locale di ‘ndrangheta finito ora in carcere. Tratta con lui un assessore, promette lavori, il capo della ‘ndrina presta anche dei soldi a politici secondo l’indagine ma non è reato. Il processo è in corso. Sempre nel settore ambiente l’indagine sulle “27 proroghe”, guarda caso a una cooperativa riconducibile alla stessa che aveva i parcheggi al porto, presieduta da chi si sarebbe candidata con un noto politico locale che ha avuto ruoli di primissimo piano. Tra prescrizioni e assoluzioni leggiamo che nelle cooperative che ottenevano proroghe c’erano “i soci elettori di….”. La Corte dei conti ha condannato un funzionario che il sindaco attuale ha tenuto in quel posto, senza ancora chiedere – da quanto risulta – il risarcimento dovuto. “E che ‘n se po fa?” No, non si può. E c’è chi si gira dall’altra parte.

Altra inchiesta, ancora ambiente, si incappa per caso (a Latina) nelle vicende anziati. C’è un imprenditore che vorrebbe appoggiarsi a uno dei politici più in vista di casa nostra per “ammazzarne” un altro, il quale viene indagato per aver chiesto l’assunzione di quattro persone nelle coop del verde. Che una di queste sia coinvolta in “Malasuerte” è una coincidenza, cosa volete che sia?

È finita nel dimenticatoio l’indagine Ecocar della Procura di Cassino. Volevano arrestarli tutti per mafia, alla Dda, ma il gip ha respinto e mandato sul territorio. Nelle intercettazioni si fa riferimento agli impianti biogas “prima eravamo tutti d’accordo, ora è responsabilità mia” dice un assessore, il quale – riferendosi al secondo impianto – chiama in causa noti politici e imprenditori che avrebbero avuto interessi diretti. E che non si può fare? Per carità… siamo ad Anzio. Dove c’è chi ha – o millanta di avere – una segretaria “in cassaforte” e funzionari “allineati”.

Ma soprattutto in quelle carte si legge delle forti pressioni per far vincere a una ditta piuttosto che a un’altra l’appalto dei rifiuti, ditta dove – scopriamo oggi dalla Dda – ci sono riferimenti certi per la ‘ndrangheta assunti perché “ce li hanno messi loro”, dicono gli atti. Cioè i politici di casa nostra. Anche nel passaggio da una coop (vedi sempre parcheggi al porto e proroghe) all’altra per il verde, interviene un ex consigliere e dà in escandescenza (non è nuovo a episodi del genere), minaccia di morte un passante, insieme a lui – sarà sempre un caso – è imputato lo stesso che stava nelle estorsioni di “Malasuerte” ed è stato fatto assumere secondo l’indagine “Touchdown”. Che tra le vittime di quello show c’è anche colui che poi sarà suo responsabile del servizio, è un dettaglio del quale nemmeno l’anticorruzione s’è accorta.

Da non credere, vero? Mica è finita, perché esasperato dai controlli farà qualcosa di mai visto ad Anzio, finendo su tutti i media e poi dimettendosi. Ne avrebbe tante da raccontare, dice, ma non lo fa e nessun investigatore lo chiama. Lo sentivano spesso, però, quelli coinvolti nelle ultime vicende dell’indagine “Tritone”.

C’è chi qualche guaio l’ha avuto per come ha gestito un impianto pubblico, a lungo senza restituire quanto prestato dal Comune e finendo in una maxi evasione Iva. Che sia nelle carte della biogas a sollecitare un atto per la captazione di acqua a un solerte funzionario (poi promosso dirigente a Nettuno) e nelle ultime, pazienza. Se amministri, sarà che vengono a cercarti…

E stai bene a dire che il traffico internazionale di droga per il quale ti accusano è una cosa – come ha fatto un altro che troviamo sempre anche nelle carte della biogas e in queste – e l’impegno politico un’altra. Cosa vuoi che sia….

Però su come veniva gestita la piscina comunale, con annessa discoteca dove tutti nel centro-destra andavano a festeggiare in campagna elettorale, più di qualcuno ha chiuso gli occhi e così oggi si ritrovano a pagare i danni al Comune funzionari pubblici e dirigenti di quella società. L’amministrazione si girava dall’altra parte, consenziente

Aste truccate nell’avellinese con una società che ha sede ad Anzio dove c’era un ufficio usato anche come point elettorale? Ops, pazienza…

Il sostegno alle ultime elezioni da parte di condannati per “Appia Mithos” (‘ndrangheta) a chi era candidato con questa maggioranza? Tutti sapevano, ma è dovuta arrivare la Dda a dircelo.

Solo coincidenza i “150.000 euro buttati ad Anzio” che spuntano dall’inchiesta Mafia capitale o la presenza di investimenti (con beni sequestrati) del clan Casalese Schiavone-Noviello. Misteriosi, finora, gli attentati a politici e loro congiunti con spari e auto bruciate, i latori dei proiettili all’ex segretaria e a una consigliera comunale. Nessuna nuova sulle pressioni denunciate da due ex segretari e da una dirigente.

A proposito di dirigente, ne abbiamo avuto uno all’area finanziaria scelto – su precisa indicazione politica – nonostante un titolo per un altro. Indagine (e condanna in appello) della Corte dei conti.

E quello della polizia locale che ha seguito i lavori dell’ex commissariato di fatto senza gare passando da una spesa originaria di 35.000 a 230.000 euro? Va così….

I trenta punti contestati dal “Mef”? Alcuni ancora irrisolti, ma nulla succede. Ci sarebbero i residui attivi da record in bilancio, la tariffa sui rifiuti che pagano la metà dei cittadini, se poi vogliamo parlare della Capo d’Anzio e di 20 anni di prese in giro, fideiussioni e debiti, prego accomodiamoci…

Vogliamo parlare dei criteri inesistenti per affidare spettacoli, prebende ad associazioni amiche, soldi a chi ha il solo merito di essersi candidato con i vincenti? Hotel chiusi e magicamente riaperti, distributori per i quali il Comune ha avuto un “comportamento ondivago” e paga i danni?

Sedi a partiti assegnate non si sa come – anche nel 2018 – e che non hanno mai pagato? Che sarà mai…. Minacce per un accesso agli atti del primo dei non eletti? Tutto a posto. Tributi dovuti da chi amministra e sui quali c’è qualche dubbio? Anche. Non ci siamo fatti mancare nulla, è un elenco forse parziale, ma la dice lunga su come è stata intesa da queste parti la cosa pubblica. E non ci sono responsabili diversi da quelle della maggioranza che guida la città dal ’98

Poi sì, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra ormai stanziali, con esponenti che abbiamo visto molto vicini al Comune. Commissione d’accesso? Nel 2016 facevo un paragone con quanto accadde a Nettuno anni prima. Adesso la situazione è ancora più grave.

Comune: ‘ndrangheta e arroganza nel “sistema Anzio”. A casa

Il baseball mi ha insegnato che non si infierisce, è la cultura del rispetto dovuto a chi perde e in quel momento è in disgrazia. In questi giorni che vedono la nostra città e la vicina Nettuno finire nuovamente sulle cronache nazionali e internazionali, per gravi vicende legate alla presenza della ‘ndrangheta, non mi viene di gioire. O fare quello che lo aveva detto. Facile, scontato. Inutile.

Sì, come inutile è stato il vouyerismo che dall’altra mattina c’è stato per i nomi, i passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare, i chi sono e che hanno fatto. Ci si deve concentrare su altro, su quello che da tempo definiamo – io e pochi altri – il “sistema Anzio”. Da tempo, appunto, venendo sbeffeggiati nella migliore delle ipotesi. Com’è noto ebbi l’ardire di candidarmi sindaco nel 2018, denunciando a più riprese quello che avveniva in questa città come avevo fatto anche prima di entrare nell’agone elettorale. La storia personale non si cancella, quindi continuai e misi un paletto accettando la candidatura: va bene, ma se divento sindaco mi porto capo di gabinetto un prefetto che è stato commissario nei comuni sciolti per mafia. Nel programma – condiviso da qualcuno che poi lo ha definito “libro dei sogni” – avevamo scritto: “ #unaltratrasparenza – Certezza delle regole, per tutti. Perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale”. Lo era prima? No. Lo è stata dal 2018 a oggi? No.

Anche negli ambienti del Pd e di sinistra qualcuno storse il naso, chi guida la città andava in tv a dire che ero fissato con Malasuerte e la legalità e rideva di “mister 6%”.

Non solo, prima, conoscendo la realtà di Anzio, chiesi la cortesia a un magistrato di specchiata professionalità di presiedere il comitato elettorale, unico caso che io ricordi da quando seguo le elezioni di Anzio. Perché il problema c’era e c’è. Perché la commissione d’accesso – che è strumento di prevenzione, ricordiamolo – oggi arriva tardi. E le “vie infinite della politica” che il sindaco con la sua prosopopea andò a illustrare in tv, spiegando come fu bloccata la precedente, hanno consentito al “sistema” di continuare a proliferare.

L’INTERVENTO IN CONSIGLIO

Come è noto ragioni professionali non mi hanno consentito di restare consigliere comunale, ma nell’unico intervento fatto nel consesso civico dissi queste parole: “(…)ripartire dalle regole per una coalizione che ha fatto della libera interpretazione delle regole il suo modo di essere, che affonda le radici in vicende che conosciamo come Malasuerte, Evergreen, Touchdown , e ripeto non mi interessano gli aspetti penali, non mi interessano, quelli sono personali ma il sistema che è stato messo in campo. Una coalizione Candido, che ha preso 200 voti più di te, tu sei l’unico Sindaco che ha preso meno delle coalizioni, e che quindi ti ha sostenuto in pieno, ripeto un sistema che affonda le radici in prove muscolari che abbiamo visto anche nei seggi, nei toni letti in quelle carte delle indagini che citavo prima e sentiti anche durante la campagna elettorale. C’è chi cercava funzionari allineati Sindaco, io ho detto in campagna elettorale e lo ripeto qui, hai bisogno di funzionari lineari non allineati, quindi fai attenzione perché il responsabile adesso sei tu di questa situazione. Basta con gli affidamenti sotto soglia, basta con le emergenze create ad arte per fare le squadre volanti ed andare a pulire il territorio e andare a prendere i lavoratori in qualche bar ad Anzio Colonia, basta con le fatture n.1 a qualche associazione di amici degli amici, basta.” Era giugno 2018 e alla fine di quel consiglio venni anche aggredito verbalmente da un assessore.

Oggi quelle parole suonano profetiche, ma seguendo la cronaca del nostro paese da ormai quasi 40 anni sono le stesse che – sempre a Villa Sarsina – dissi in occasione della presentazione del rapporto sulla criminalità nel Lazio. E prima ancora nelle scuole, quando qualcuno organizzava iniziative su questi argomenti o sfilando – era il ’93 – “contro ogni crimine” da Anzio a Nettuno con un migliaio di cittadini.

IL SISTEMA

Per questo i nomi (che sono pubblici in quanto contenuti in una ordinanza e riferiti a chi ha un ruolo pubblico) e le vicende penali contano, sì, ma meno del metodo che emerge e delle responsabilità politiche di chi guida la città e ha permesso tutto questo. Di chi, ancora oggi, finge di non vedere e si aggrappa a comunicati disperati quando dovrebbe chiedere scusa e andare via restituendo dignità a una Istituzione che loro hanno martoriato e nessun altro. Non ci sono colpe altrui, adesso, nemmeno a cercarle con il lanternino. Le carte sono note, ci sono i lavori divisi, gli appalti da assegnare, la promessa di soldi e avvocati al figlio del boss “e poi venissero a cercarmi”, c’è il controllo del territorio e del Comune da parte di certi personaggi, consiglieri che si prestano per far avere a quelle ditte un servizio piuttosto che un altro, dipendenti soggiogati e pronti a firmare per quieto vivere. Nell’unico dibattito pubblico che io e De Angelis facemmo in quella campagna elettorale, posi il problema delle squadre volanti per l’ambiente e ricevetti un ironico applauso da lui. Chi è nelle carte dell’indagine si preoccupa perché ci saranno venti assunzioni alla Camassa e sapendolo promette e dà voti. E che dire di funzionari del Comune che parlando tra loro – siamo sempre nel settore dei rifiuti – affermano “i nomi ce li hanno dati loro” riferendosi a chi andava assunto su sponsorizzazione politica: “Ce li hanno messi loro”. Così come il sindaco si è tenuto, all’ambiente, un funzionario che non potrebbe starci almeno finché non paga quanto stabilito dalla Corte dei conti. E le squadre “volanti” sono istituzionalizzate anche entrando nell’Aet di Ciampino, passaggio per il quale i carabinieri l’altro giorno hanno portato via tutta la documentazione.

Se poi qualcuno volesse spiegarci, a partire dal sindaco, come mai i mariti di un paio di assessore sono protagonisti in queste carte (uno anche nelle precedenti) e a quale titolo sempre uno di loro dopo aver “mediato” ha anche di recente partecipato all’incontro con i pescatori sportivi glie ne saremmo grati. Vedete? Non è questione penale ma di metodo, comportamenti, arroganza. Di anti corruzione che a volte ha guardato altrove.

Puerile il tentativo di affermare che si è “esercitato liberamente il ruolo conferito dagli elettori” a fronte delle minacce che leggiamo a consiglieri e assessori, come quello di chiedere una commissione che ormai sta arrivando dopo essersi beato delle “vie infinite della politica”. Chi volesse approfondire su anni di richieste inevase, può farlo qui.

L’INVESTIGATORE

Dopo lo show di Pino Ranucci all’esterno della sua palestra scrissi che se ci fosse un investigatore avremmo avuto tante risposte. Fra l’altro sottolineavo “(…) la vicinanza di noti pregiudicati a sostegno di certi eletti se non quella delle famiglie di ‘ndrangheta” e che “Troverebbe tanti volti noti della maggioranza di ieri e di oggi – che in fondo è sempre quella – gli stessi nomi di Malasuerte in più occasioni. Magari anziché soprassedere come è stato in passato, indagherebbe sui “soci elettori” dei quali si legge in altra inchiesta, sul rapporto tra politica e camorra emerso proprio nell’indagine partita su un’estorsione per i parcheggi al porto e i soldi che finivano al boss Raffaele Letizia. Storia nella quale hanno pesato “le pressioni esercitate dalla politica” come si legge nella sentenza (…)”. L’investigatore è arrivato, stava lavorando, non è delle forze dell’ordine locali ma pazienza. Dobbiamo solo ringraziare Dda e carabinieri. Questo processo se tutto andrà bene si chiuderà tra 10 anni, i politici non sono indagati ma il sistema che emerge è lapalissiano.

Infine grazie, a chi – anche da destra – ha sentito la necessità di chiamarmi per scusarsi. Agli amici che erano preoccupati quattro anni fa e mi dicevano di stare attento, i quali adesso commentano “è peggio di quello che dicevi”. Il tempo è galantuomo, ma il baseball e la vita mi hanno insegnato a non infierire. C’è già chi lo ha fatto contro la città, per questo è ora che vada a casa.