Le dimissioni, l’opposizione, il Pd. Ma prima ascoltate…

gdgconsiglio

Dieci minuti, poco più. Prendeteveli, ascoltate il video in questo link: da 1 ora e 19 minuti a 1 ora e 30. È Il mio intervento nel corso del primo consiglio comunale. Alcuni scienziati della politica da social ironizzano, altri si lanciano in “analisi”, altri ancora usano – come era stato in campagna elettorale – termini poco consoni, ignorando il mio impegno civile in questa città. Pazienza. Ascoltate e poi traete le conclusioni. Era una cosa annunciata prima del voto, è una parola rispettata, ribadisco che se sollevo questioni di opportunità per gli altri, sono il primo a dovermi porre il problema e ad agire di conseguenza

Della sconfitta mi sono assunto la responsabilità. I cittadini ci hanno mandato all’opposizione e quella dobbiamo fare, anzi abbiamo iniziato a farla. Nel consiglio di domani (auguri a Lina Giannino che prende il mio posto) si discute la mozione che impegna sindaco e giunta a revocare i “quattro cantoni” a Puccini. Il sindaco si è detto d’accordo, è un passo avanti rispetto a un altro pezzo di “villettopoli” mascherata da strutture turistiche.

Opposizione che controlla (per davvero, senza sconti) ma fa anche proposte. Questo è l’impegno assunto, anche da chi scrive, insieme a chi ha fatto parte dell’esperienza della campagna elettorale e non si tira indietro, anzi.

In questo quadro riemerge la polemica tutta interna al Pd sulla convocazione di un’assemblea per analizzare il voto. Legittimo, per carità, tra chi lo chiede però c’è chi alle amministrative sosteneva altri candidati apertamente. C’è pure chi, quando si è trattato di indicare un nome, pensava a chi davvero fino a qualche settimana prima aveva sostenuto candidati di destra alle regionali, dicendo falsamente che io ero “uomo di De Angelis”. È un gioco delle parti che ho imparato a conoscere meglio nelle settimane di campagna elettorale, con molto “fuoco amico” purtroppo. Dovevo metterlo in conto e ripeto: la responsabilità è di chi perde.

Dispiace che qualcuno che per quella sconfitta ha gioito oggi voglia “processare” il Pd, dopo aver fatto altrove la campagna elettorale. Dispiace che mentre si prova a costruire un’opposizione che non farà sconti – e De Angelis se ne è già accorto ed è molto nervoso di fronte alle iniziative adottate – qualcuno continui a seguire logiche che a me non appartengono.

Ah, in campagna elettorale ho ricordato – anche a chi oggi convoca riunioni che da quanto so comunque sono già previste – che i rapporti personali sono una cosa, le posizioni rispetto alla visione della città sono altro. L’ho ribadito anche in Consiglio a De Angelis, se qualcuno avesse la bontà di ascoltare…

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Il porto, i “giorni importanti”, quello che dobbiamo sapere

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L’ultimo annuncio sul porto, dopo quelli dei bandi e dei lavori imminenti, campeggia nella home page del Comune di Anzio. Anche stavolta, sembra fatta e i lavori dietro l’angolo. Sarà così? Difficile.

Alla realizzazione del bacino da parte della Capo d’Anzio – che si limita a gestirlo – ho smesso di credere da tempo dopo un’infatuazione per la quale ho chiesto scusa. Troppe le cose che non vanno, né si può immaginare che ogni volta sia “un giorno importante” come leggiamo nella nota.

Lo era l’avvento di Marconi e della sua Italia Navigando (via Gianfranco Fini ) con De Angelis sindaco la prima volta, salvo scoprire poi che la società non era pubblica ma l’ingegnere aveva già il 3% delle quote. “Siamo stati truffati“, ha detto in campagna elettorale lo stesso De Angelis quando ho avuto modo di ricordarglielo.  Ma nulla abbiamo fatto, dopo averlo scoperto.

Il suo predecessore, nel 2014, aveva detto rispondendo proprio a lui in consiglio comunale “parola d’onore caccio Marconi“. Dieci giorni dopo firmava la “road map” che potete leggere qui. Per questo non è la prima volta che “parte pubblica e parte privata della Capo d’Anzio, trovano e formalizzano un comune accordo per la realizzazione del nuovo Porto“. E’ la prima della gestione del presidente Marchetti, forse era più corretto dire così.

Così come, ci si accorda oggi ma in Tribunale si è ancora “avversari” per il capolavoro italico della scissione di “Italia Navigando”, con la quale Marconi si è ritrovato dieci porti come liquidazione della sua attività nella società. Nessuno chiese il parere di Anzio, Marconi non ha mai rispettato i patti parasociali che firmò da rappresentante di Italia Navigando sui soldi da trovare entro un anno dalla concessione (anzi, li ha disconosciuti), tra affidare l’incarico all’avvocato Cancrini, fare causa e rendere noto il parere è stato anteposto perfino il “segreto di Stato” a Marco Maranesi – oggi consigliere di maggioranza – che chiedeva quel documento. Abbiamo agito tardi e male. Ora si attende la sentenza.

Da senatore, De Angelis, presentò una interrogazione  ma la risposta fu che era tutto regolare. L’ingegnere, del resto, aveva e ha copertura politica molto ampia.

Era “un giorno importante”  la firma dell’accordo di programma, quindi una concessione che la Capo d’Anzio ha dal 2012 inutilmente. E sono stati spacciati come “giorni importanti” ora la demolizione dello Splash down, ora la “cacciata” degli ormeggiatori che Bruschini votava in assemblea e smentiva quando li incontrava in Comune prendendosela con Luigi D’Arpino messo lì proprio in virtù dell’accordo politico tra lui e De Angelis. Lo era anche la gara promessa dall’ex presidente Ciro Alessio Mauro che ha almeno rimesso in sesto dal punto di vista normativo le vicende societarie.

Molto è avvenuto mentre De Angelis, di lotta e di governo rispetto all’amministrazione Bruschini, era in consiglio comunale. Adesso è sindaco e quale socio di maggioranza, in rappresentanza con quel 61% dei cittadini di Anzio, teoricamente ancora proprietari del porto, deve spiegare meglio quello che sta accadendo. Soprattutto  questo “regalo” di Marconi (che continuo a pensare presenterà, alla fine, un conto salatissimo) e i 20 milioni di euro di finanziamento dei quali parla “il Granchio” nell’edizione in edicola. Ero rimasto ai 10 di Igea Banca (potete leggere qui )  e Bruschini ovviamente non rispose.

Vediamo se De Angelis è davvero la discontinuità. Non è a me che deve la risposta, ma ai cittadini dei quali rappresenta il 61% delle quote nella Capo d’Anzio. Ah, già che c’è, se volesse rispondere pure sulla storia dei parcheggi affidati agli eredi di “Malasuerte” dalla società controllata dal Comune… Grazie!

Gemellaggio, la festa a Bad Pyrmont dimenticata in Comune

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La festa è in programma dal 18 al 21 ottobre a Bad Pyrmont, la città con la quale Anzio è gemellata da 60 anni. Le iscrizioni vanno mandate entro il 15 luglio, quindi manca una settimana, ma nel corso di una recente visita il delegato tedesco si è reso conto che nessuno sa nulla di questa possibilità.

Sarà stata una dimenticanza, saranno state le elezioni, sarà stato quello che volete ma “aspettiamo da marzo le risposte delle associazioni sportive e culturali ma nessuna aveva mai sentito del progetto” – dice l’organizzatore.  L’idea che   si è fatta è palese: “Il Comune sembra aver dimenticato di informare i cittadini della festa“. Un evento nel quale coinvolgere, appunto, realtà associative e sportive. Nulla.

A marzo c’era ancora sindaco Luciano Bruschini, il suo successore incaricato Candido De Angelis era al lavoro per le liste. Del gemellaggio si occupava (se ne occupa ancora?) l’uomo per ogni stagione, Umberto Succi. Allora era consigliere comunale – andato anche di recente nella città “gemella” – e poi candidato in una delle liste a sostegno di De Angelis,  senza grande fortuna.

Va be’, ma la cerimonia è a ottobre perché tanta preoccupazione? I tedeschi sono precisi, è noto, ma qui c’è una vicenda che riveste ancora maggiore importanza: hanno ricevuto un contributo dell’Unione europea per l’evento e se arrivano le iscrizioni entro il 15 luglio i ragazzi saranno ospiti in famiglia e non pagheranno il volo, se invece si va oltre questo limite dovranno pagare 200 euro ciascuno.

In Comune sanno tutto, chi doveva avvisare evidentemente non lo ha fatto. Ora immaginiamo la corsa contro il tempo. Meglio tardi che mai.

Il Consiglio, le dimissioni, l’alterco. Andiamo avanti

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Comincio dalla fine. A lavori dell’odierno Consiglio comunale conclusi, l’assessore Alberto Alessandroni si è avvicinato e ha iniziato a inveire verbalmente nei miei confronti. Avevo sollevato, durante il mio intervento, due questioni che lo riguardano: una direttamente, l’altra legata alla ormai famosa vicenda Falasche. Ha alzato la voce, l’ho invitato a non farlo, ci sono stati attimi di tensione. Poco dopo, davanti al sindaco, ho ribadito (come avevo detto in Consiglio) che non faccio questioni personali, ma di ruolo che si ricopre. E ho sottolineato che certi toni non vanno usati. Con me e con nessun altro. La vicenda che riguarda il Comune costretto a nominare un avvocato per difendersi da Alessandroni è risolta (e bastava dirlo in aula) quella del Falasche resta in piedi e Candido De Angelis si è impegnato in Consiglio comunale  a risolvere l’intera vicenda degli impianti sportivi. Sa che lo marcheremo stretto.

E qui torniamo all’inizio. Prendendo la parola – e confesso un po’ di emozione, benché celata – ho ammesso la sconfitta, mi sono assunto le responsabilità (con il senno di poi, ho commesso degli errori) e ho informato il consesso, quindi la città, che nei prossimi giorni rassegnerò le dimissioni. Era un impegno preso (trovate qui volendo le ragioni), c’è una questione di inopportunità non di incompatibilità formale,  è una parola mantenuta. Non è da tutti. Ho anche detto che non significa abdicare, l’impegno di una vita prosegue, con chi ha condiviso l’esperienza elettorale stiamo mettendo in piedi una “squadra” che continuerà a lavorare, De Angelis avrà l’opposizione che non gli darà tregua su regole, legalità, ambiente, bilancio e che non dirà semplicemente no, si farà eventualmente dire di no a delle proposte.

Oggi, come primo atto, io e Anna Marracino abbiamo presentato una mozione,  condivisa da Luca Brignone, Roberto Palomba, Rita Pollastrini, Maria Teresa Russo e Alessio Guain, affinché venga revocata la delibera della variante “Puccini“, nota anche come “Vignarola“. Il prossimo consiglio comunale dovrà votare, dando mandato a sindaco e giunta di provvedere. De Angelis si è impegnato a farlo, lì torneranno le previsioni di piano ovvero albergo e centro congressi se e quando potranno realizzarli.

Su proposta di Roberto Palomba, poi, è stata presentata una mozione dall’intera opposizione sui lavori a Casello 45, anche qui c’è stato l’impegno di De Angelis. Iniziative che dicono come insieme, sui temi, l’opposizione può lavorare. Brignone ci ha invitato a coordinarci, oggi era la prima uscita, sono certo che in futuro lo faremo.

A De Angelis ho sottolineato che avrà pure rinnovato, come voleva, buona parte del Consiglio e della Giunta, ma che la coalizione della quale ha preso 200 voti in meno ed è stata determinante per la sua vittoria, affonda le radici in Malasuerte, Evergreen, Touchdown, le proroghe alle cooperative. Non interessano le responsabilità penali, ma il sistema che emerge da quelle carte è chiaro, i metodi usati, e ora è il sindaco a dover dimostrare discontinuità. Ha detto che riparte dalle regole, ha scelto come dirigente uno che non sembra avere i titoli a posto e sul quale sono in corso accertamenti della Corte dei conti, deve intervenire sugli impianti sportivi, le sedi di partito. Non deve cercare, come chi è citato in quelle indagini, dirigenti e funzionari allineati ma lineari. Ha parlato di posta che non arriva, omettendo che forse la gara per quel servizio non è stata il massimo. Di crediti da riscuotere, dimenticando che fino a ieri era maggioranza. Gli ho detto di fare attenzione ai lavori per l’ex commissariato, ai debiti fuori bilancio per la nota storia della Bandiera blu (si può leggere qui) di evitare affidamenti sotto soglia sistematici, emergenze volute per fare squadre volanti nel settore ambiente, fatture “numero 1” ad associazioni di amici degli amici.

Per quello che ci riguarda le proposte che erano nel programma, proveremo a condividerle e realizzarle. In campagna elettorale avevo assunto un impegno con un’associazione di disagiati mentali e nei prossimi giorni verificherò quale dei beni confiscati al Comune può essere messo a disposizione per una residenza destinata a questi ragazzi da reinserire. Sarà, forse, la prima cosa sulla quale l’amministrazione ci dirà sì.

Per il resto auguri a De Angelis, auguri alla giunta, ai consiglieri tutti. Auguri ad Anzio. Io non sparisco, state tranquilli.

 

 

“Appena rientrati”, il 25 aprile, l’eredità e il bilancio di domani

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La cerimonia dello scorso anno per Mario Battistini

Appena rientrati….” Lo dicevano i nostri nonni e genitori, lo ricordano i libri su quel periodo ed è bene attualizzare – oggi, 25 aprile, festa della liberazione – quella frase alla situazione di Anzio. “Appena rientrati….” si riferiva alla fine della guerra e dello sfollamento, a un paese di poche migliaia di anime ridotto in macerie.

Oggi, 73 anni dopo, è come fossimo “appena rientrati“, perché non ci sono le macerie della guerra ma una gestione della città che ha portato sottosviluppo. Si immaginavano mare, cultura e natura, ci lasciano varianti, cemento e furbizie. Per anni il mattone è stata l’unica proposta economica rivelatasi effimera. Per anni si è parlato, a vanvera, di turismo.  Un dato? Nel bilancio che si approva domani – ampiamente fuori i termini di legge – la cifra stanziata per la “missione” è di 61.000 euro.

Occorre immaginare una Anzio diversa, realizzarla anche. #unaltracittà nasce con questa idea, si presenta al voto, sarà valutata dai cittadini.

Ma siamo davvero nella situazione dei nostri nonni, ormai, quella di “appena rientrati“. Basta guardarsi intorno e notare cosa ci ha lasciato in termini di disservizi il centro-destra, a cui aggiungere una situazione finanziaria disastrosa. Chiunque sarà sindaco – anche il favoritissimo De Angelis che sembra rimettere d’accordo il centro-destra che cinque anni fa contestava e lo contestava e che primo cittadino lo è già stato  – dovrà fare i conti con 39 milioni e mezzo di residui, una somma che pone a rischio gli equilibri stessi del bilancio. Chiunque domani voterà il documento a favore lascerà in eredità alla prossima amministrazione 17 milioni 387.734,49 di entrate extra tributarie per “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni” a dir poco dubbie. Sono cose che ha fatto chi ha governato, non chi era in minoranza. Proviamo a ricordarlo. Ricordiamocelo.

Chi approva il documento unico di programmazione rispetto ai piani di edilizia residenziale pubblica e ai piani di edilizia economico popolare sa che deve essere anche cosciente del fatto che non ci sono indicazioni sulle strategie ipotizzate.  Che ci sono molti crediti da recuperare a rischio di prescrizione. Che esistono molte vertenze giudiziarie di esito incerto che potrebbero vedere il Comune soccombere e quindi dover pagare somme anche elevate. Infine che i debiti fuori bilancio devono rappresentare un evento eccezionale e non ricorrente. Forse nemmeno sono tutti indicati lì. Altri – si dice – sono dietro l’angolo.

Per questo servirà rigore assoluto e un’operazione-verità sui conti, andando a spiegare anche in piazza, se necessario, cosa abbiamo trovato e in che modo possiamo intervenire.

Ecco, siamo nella situazione dei nostri nonni, il centro-destra lascia macerie e non può rappresentare una soluzione ai problemi che ha creato. Siamo “Appena rientrati….”   e abbiamo la grande occasione di realizzare #unaltracittà

ps, detto ciò, faccio mie le parole del sindaco, Luciano Bruschini, nel ricordo di Mario Battistini e dei valori universali di questa giornata.

La scelta di Valerio, la partita da giocare: centro-destra a casa

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La scelta di Valerio Pollastrini di fermare qui la sua corsa e le parole spese sul mio conto (grazie!), confermano e rafforzano la stima che ho nell’uomo e non da oggi. Così come nel percorso che ha compiuto, insieme all’associazione “Ora“. Quel gruppo – certamente più numeroso e strutturato di quello di #unaltracittà –  insieme alle diverse realtà civiche del territorio, sono a dirci che esiste un fermento che la politica di casa nostra non ha voluto/saputo recepire. Nasceva anche per questo il   “tavolo” che ci ha visto protagonisti fino a qualche giorno fa e nascevano le nostre candidature a sindaco.

Perché il “tavolo” si sia diviso – qualcuno sosteneva lì che io e Valerio avevamo esternato la candidatura, altri ambivano ma tacevano – ho provato a spiegarlo in conferenza stampa (qui il link) e non ci torno sopra.

Le esperienze civiche che provano ad andare oltre i partiti, pur con componenti che ne fanno parte, nascono per dire che il “sistema” di tessere, conta dei voti, prese di posizione fini a se stesse o fatte per essere chiamati e mettersi d’accordo, va superato.

Di questo sistema fa parte anche il Pd, non c’è dubbio, e qui come recita il proverbio “casca l’asino“. Un partito del quale tutti sparliamo ma che, poi, c’è chi vuole “conquistare” o intorno al quale si giocano partite di nessuna utilità quando si va al voto. Come se “prendere” il Pd serva a chissà cosa. Nella logica della politica di casa nostra, quella nota fino a oggi, è forse servito ad avere un ruolo nello scacchiere delle vicende anziati. Personalmente, avessi voluto una cosa del genere, avrei dato retta a mio padre 35 anni fa e avrei “fatto” politica cercando tornaconti magari nel sottobosco, cadendo in piedi pure perdendo, “sistemandomi” con una poltrona alla Rai, perché no…, ma ho preso una strada diversa.

Anche per questo, nell’accettare l’indicazione venuta dal partito che nel 2007 ho fondato e che ho sempre aspramente criticato per non essere diventato ciò che si pensava allora, ho chiesto (e ottenuto) di uscire da certe logiche. Di poter allargare, anche a chi non avrebbe mai messo piede nella sezione di quel partito.  Di poter avere mani libere qualora si vincesse. Cosa tutt’altro che semplice, attenzione, ma se accade non sarò lì a fare l’agnello sacrificale né la fine di Renzo Mastracci, per intenderci. Tanto meno a prendere ordini da qualcuno, cosa che piace tanto a chi deve rispondere alla “Casaleggio” e a Grillo.

Ho detto sabato – e ripeto qui – che in questi venti anni il centro-sinistra è stato minoranza e che pur dando un’impressione diversa e pur non brillando è stato all’opposizione.  Valgono su tutte le battaglie per il bilancio, ad esempio. Il problema, allora, sarà anche il Pd, d’accordo, ma prima lo è chi ha governato e governa Anzio.  Rischia di esserlo, invece, chi altrove è andato al governo sull’onda della protesta ma non sta brillando.

E’ allo sfascio che ereditiamo che dobbiamo far fronte, non a questioni di un partito che ha fatto una scelta – per alcuni non condivisibile, è evidente – ma che in questo momento è stata ritenuta la più indicata.   Altri erano convinti che si sarebbe “virato” su Palomba, altri che arriverà un “candidato da Roma“, qualcuno che avrebbero commissariato il Pd. Spiace per loro, è andata diversamente. Si è scelto un candidato fuori dagli schemi.

Parlavamo, in questi mesi, di attacco a due punte. Qualcuno ironizzava sui social (dove oggi, e giustamente, al passo indietro di Valerio vengono dati numerosi riconoscimenti) ma era evidente non potessero esserci due candidati.

Continuo a pensare, comunque, che possa ancora esserci una “squadra” e l’esperienza fatta da Valerio e dalla sua associazione possano e debbano essere utili in tal senso. Non sono in campo per aiutare il centro-destra – questa mi sembra francamente un’eresia – e sui punti del programma sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. La partita è tutta da giocare e siamo in campo per vincerla: #unaltracittà non ha obiettivi diversi da quello di mandare a casa il centro-destra con una proposta alternativa, seria e credibile.

La protesta fine a se stessa appartiene ad altri.

L’aggressione a Belli, i precedenti “tollerati” dalla politica

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E’ grave l’aggressione al dirigente del Comune di Anzio, Patrizio Belli. E’ grave ma, purtroppo, non stupisce. Perché il clima che si vive a Villa Sarsina è questo e non da oggi.

A Palazzo ora con la scusa di un errore, ora con quella del “ma che te metti a fa“, si è tollerato di tutto. Molti, in questo periodo elettorale, soprattutto nella maggioranza allargata che è certa di rimanere in sella, preferiscono non ricordare.

E invece dobbiamo raccontare, dire che se chi “piscia a Villa Sarsina” sta nell’emiciclo alle spalle del sindaco, va in barca a Sant’Antonio e ha accesso libero qualcosa non quadra.

Se un ex consigliere comunale interrompe i lavori e tutto finisce a tarallucci e vino, se lo stesso nel passaggio di un appalto diventa capopopolo e viene indagato, se un assessore blocca l’ingresso di Villa Adele mentre c’è chi va a sfasciare la porta del dirigente Dell’Accio, qualcosa non quadra. Se lo stesso Dell’Accio parla in atti pubblici di pressioni per adottarli, è di una gravità inaudita.

Se il marito di una consigliera  dà in escandescenza in Comune e poi viene pagato, se un imprenditore che ospita immigrati urla e viene ascoltato a Villa Sarsina, se un allora assessore prende a schiaffi il direttore generale, qualcosa non quadra.

E non va bene neanche che ex assessori, com’è stato in passato, minaccino i dipendenti perché ritenuti “amici” della stampa. Tutto dimenticato, vero? Ma sì… La buona amministrazione…. Quella che continua a concedere lavori, magari sotto soglia, a chi finisce in ogni indagine riguardi il territorio. Da ultimo l’operazione anti droga dell’altro ieri.

Questo è il clima che ha tollerato Luciano Bruschini, questo il centro-destra che si è fatto la guerra cinque anni fa e continua a usare toni “muscolari” oggi pur stando insieme. Ah, che continua a non pagare le sedi che occupa, mentre gli imprenditori che hanno in questa coalizione il loro riferimento vanno in Comune, pretendono e menano.

Perché tutto ciò viene tollerato,  il sindaco e chi si candida a prenderne il posto dovrebbero spiegarlo alla città.

A Patrizio Belli la solidarietà totale e l’invito a sporgere denuncia. La faccia dimostrando di essere diverso da questo sistema che lo ha scelto in modo irrituale, non si renda partecipe dell’omertà che accompagna certa politica.

E già che non potrei parlare, come vorrebbe qualcuno, perché sarei candidato, ribadisco un tweet fatto ieri: se con #unaltracittà avremo l’onore e l’onere di guidare Anzio, siamo pronti a ospitare già nel 2019 la giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie. Un grande impegno, non simbolico, e un segnale chiaro a chi nega l’evidenza, a partire da episodi solo apparentemente piccoli come l’aggressione odierna.

ps: signor prefetto e signor ministro dell’interno, tranquilli: ad Anzio è tutto a posto…

Le cause “ondivaghe” del Comune: silenzi e atti in Procura

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Lo dico subito, così sgomberiamo il campo. Qualora #unaltracittà dovesse arrivare alla guida di Anzio, chi fa causa al Comune viene contrastato in ogni sede e se si arriva a un’intesa prima di una eventuale sentenza, devono esserci dei vantaggi concreti per i cittadini.

Che c’entra? Voglio raccontare un paio di storie, quella di spazi pubblicitari e di un distributore. Sono emblematiche di questa maggioranza che guida Anzio e che è ormai allargata anche agli ex avversari di centro-destra. Una l’ho accennata in passato, fu motivo di scontro nel 2013 proprio con chi oggi è alleato e ha deciso di metterci una pietra sopra. La chiamano politica, beati loro.

Riguarda la cartellonistica, una “sanatoria” in piena campagna elettorale, spazi 6×3 tutti presi dalla coalizione del sindaco. Apriti cielo: De Angelis “tuona“, Bernardone va in Procura, la cosa sembra finire lì. Invece no, perché fra i tanti cartelli ci sono quelli “istituzionali” – che fra l’altro in campagna elettorale non potrebbero essere posizionati – sulla conquista della Bandiera blu. Tutto bene? Macché…. Quando in Comune arriva la richiesta di pagamento si scopre che nessuno li ha ordinati, perciò nessuno paga. L’azienda presenta ricorso per decreto ingiuntivo, il Comune si oppone – come fa ogni volta – ma il sindaco dispone (lui che dice di non sapere  mai, lui che dice di non conoscere gli atti dei dirigenti e di non entrarci) che quella opposizione va bloccata. Non conosciamo l’esito del procedimento, ma il Comune sarà condannato a pagare, con spese e interessi, e quello sarà un debito fuori bilancio che chiunque andrà ad amministrare si troverà a pagare. Ora a pensar male si fa peccato, vero, ma l’idea è che la “sanatoria” dei cartelli, la disponibilità degli stessi per la campagna elettorale solo di alcuni e la mancata opposizione a quel decreto ingiuntivo, abbiano un collegamento. Se qualcuno volesse approfondire, a partire dall’anti – corruzione…

Poi c’è una esemplare sentenza del Consiglio di Stato, riguarda il distributore in costruzione di fronte a Tor Caldara. Indirettamente è coinvolto un consigliere di maggioranza, la storia ha inizio addirittura nel 2003, e nel concluderla il Consiglio di Stato (la vicenda è ben riepilogata nella sentenza che si può scaricare qui) pone le spese “a carico del Comune di Anzio, che con il proprio comportamento ondivago ha dato origine alla presente controversia“. Tradotto, prima ha rinunciato a un ricorso, poi se ne è fatto fare un altro, poi è stato condannato a 265.000 euro di risarcimento, quindi ha provato a opporsi troppo tardi. Lo stesso Consiglio di Stato “In considerazione delle singolarità che hanno caratterizzato la vicenda in esame” ha disposto la trasmissione della sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri e alla Procura regionale della Corte dei conti  per il Lazio“.  Difficilmente procederanno, però…

Due esempi – ma spulciando chissà quanti altri ce ne saranno – di come per interessi di maggioranza si decida come comportarsi quando c’è chi fa causa al Comune. E’ quello che ci lasciano e che vorrebbero portare avanti, è ciò che combattiamo affinché con #unaltracittà non ci siano figli e figliastri a seconda delle convenienze della politica.

 

Le responsabilità penali, quelle della politica di casa nostra

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Vado ripetendolo da tempo: se c’è una responsabilità  che ha chi governa la città e – di conseguenza – anche chi ci si allea, è quella di aver fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica, portare i voti o farlo sostenere questa maggioranza.

Le responsabilità penali – e ribadisco che non si è colpevoli fino a prova del contrario – sono personali. Quelle di aver spalancato le porte del Comune a certi personaggi no. Di averne fatto dei punti di riferimento se c’erano lavori da affidare a qualche cooperativa, pure.

La candidatura della quale oggi parla Repubblica è frutto di questa gestione dell’amministrazione, ad Anzio.  Provare a dire che non c’entra è negare il sostegno palese a Luciano Bruschini, Patrizio Placidi,  Adriano Palozzi e via discorrendo. E’ vietato? Certo che no, diciamo poco opportuno.

Ma di più lo sono i toni “muscolari” che da tempo aleggiano in questa maggioranza, il dileggio verso gli avversari quando non le velate minacce, i veti incrociati tra presunti alleati,  le opposizioni a certe cause sì e ad altre no (un distributore, i cartelli della bandiera blu 2013….) per convenienza “politica“,  il silenzio su palesi illegalità nelle cose quotidiane solo apparentemente piccole, perché se parli tu, poi parlo pure io…. Questo è il desolante quadro che emerge. La candidatura è solo la punta di un iceberg.

La consiliatura che si chiude – e con essa l’esperienza di Luciano Bruschini sindaco, mai sfiorato dalle inchieste come ci tiene tanto a sottolineare – passerà alla storia come quella con il maggior numero di arresti e indagini su personaggi dell’amministrazione o contigui a essa. Le responsabilità sono penali, ribadisco, ma la politica ha taciuto o si è girata dall’altra parte o – peggio – ha l’aria di sfida di chi dice “ma sì, agitatevi, tanto il mare è una tavola….” o “chiacchierate, tanto vincemo noi“. Auguri!

Immaginando #unaltracittà – con illusione, forse, e un pizzico di utopia – dico che i metodi usati dalla politica, da esponenti di questa maggioranza o loro sostenitori, emersi nelle indagini Malasuerte o Evergreen, in quella Touchdown, ma anche le sfuriate, i toni di sfida e tutto il resto  non mi appartengono.

Come ho scritto qualche tempo fa (chi vuole può collegarsi a questo link) il problema è negare l’evidenza. Un’ultima cosa: qualunque ruolo avrò nella campagna elettorale ormai in corso, l’auspicio è che fili tutto liscio. Con quelle che è emerso in questi anni – nella sostanziale assenza delle Istituzioni – sarebbe già un successo.

Inchiesta servizi sociali, la montagna e il topolino

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La sentenza della Cassazione che annulla la condanna in appello di Italo Colarieti e Augusto De Berardinis, rinviandola ad altra sezione, dopo che già in secondo grado era stata assolta Angela Santaniello, conferma le lacune di un’indagine nata male e finita peggio. Ci vorrà un ulteriore grado di giudizio, vedremo se l’appello che affronterà il caso la penserà diversamente dal Tribunale di Velletri e da chi aveva rivisto leggermente le pene pur confermando l’ipotesi accusatoria rispetto alle proroghe ai servizi sociali che nel 2012 portarono agli arresti dell’allora assessore, della dirigente e del presidente della cooperativa.

Conosco le carte di quella inchiesta: uomini, mezzi, soldi pubblici impegnati come fossero da scovare dei narcotrafficanti. Gente tenuta ai domiciliari per sette mesi, di fatto scontando – prima della ipotetica condanna – più di un terzo della pena “edittale” come direbbero i conoscitori del diritto.  Vicende private finite nelle carte dell’inchiesta, così tanto al chilo, che problema c’è?

Sbagliano i magistrati? Certo, come sbagliamo tutti. In quel caso, però, l’impressione è che qualcosa non abbia funzionato all’origine. Il prezzo della corruzione, poche migliaia di euro, un’auto da poter usare, un assegno in bianco fra l’altro inutilizzabile, proroghe che forse non andavano fatte, “Durc” irregolari. Tutto qui? Da garantista – e non dell’ultima ora – sollevai una serie di dubbi. Ma c’erano i provvedimenti cautelari, le intercettazioni, soprattutto le ingenuità commesse dagli indagati. Era, in quel momento, “la” notizia. Che andava data, con tutti i particolari. Ma proprio conoscendoli e seguendo il processo, ci si rendeva conto di quanto la montagna stesse partorendo il topolino.

Indagare, certo, ma prima di arrivare ad arrestare e tenere ai domiciliari per mesi una persona occorre pensarci bene. Soprattutto quando ci sono provvedimenti alternativi che possono essere adottati ed evitare, ad esempio, la possibilità che si possa continuare a inquinare le prove. Invece no, si andò avanti. Creando danni alle persone, non dimentichiamolo.

Poi è arrivato l’appello per Santaniello – sulla quale già la Cassazione, pronunciandosi sulla misura cautelare, aveva messo nero su bianco l’inesistenza della corruzione – e adesso c’è l’annullamento per gli altri imputati. Ah, Colarieti nel frattempo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune, mentre ora rischia di andare assolto dal punto di vista penale. Mentre la Santaniello, giustamente, vuole essere risarcita dal Comune per la sospensione comminatale anche oltre il dovuto.

Quando si dice la magistratura… Per carità, fa il suo lavoro e nella stragrande maggioranza dei casi lo fa al meglio, soprattutto quando affronta vicende legate alla criminalità organizzata. Nel caso che stiamo trattando non ha brillato. Soprattutto perché più che delle proroghe o dei “Durc” avrebbe dovuto occuparsi dell’intera vicenda “Francescana“, dei flussi di denaro – quelli veri –  e non di 5.000 euro, dei diversi “passaggi” intorno alla struttura realizzata anche con soldi pubblici (ormai tantissimi anni fa) e finita in mani private.

Ma ormai è acqua passata, questa vicenda sarà uno dei tanti errori giudiziari nel nostro Paese, il problema era ed è: chi paga? L’ingiusta detenzione, la denigrazione degli imputati, l’Ente al centro di una questione che si è rivelata non grave come la si immaginava. E’ retorica: non pagherà nessun altro che il cittadino.

Il compianto Marco Pannella si battè inutilmente sulla responsabilità civile dei magistrati. Si sbaglia, è umano, ma come recita il vecchio adagio inglese: gli errori dei giudici finiscono in carcere, quelli dei medici al cimitero, quelli dei giornalisti in prima pagina.

Li ho lasciati per ultimi, i giornalisti, perché qualche illuminato da tastiera si è divertito sui social a commentare questa vicenda prendendosela, ovviamente, con la stampa. Che ha riportato dei fatti, non dimentichiamolo, e ha provato a ragionare su questa come su tante altre storie, sin dal primo momento. Comprendo che è sport nazionale, ma prima di parlare è sempre bene informarsi.

ps Ricordo una stretta di mano di Italo Colarieti, una volta scarcerato, al quale non avevo mai risparmiato critiche nella sua gestione politico amministrativa. Mi disse: “Scusa per prima, grazie per adesso“. Risposi che non ero un poco di buono prima, non ero il più bravo poi. Semplicemente ho il maledetto vizio di non fare mai questioni di persona e, soprattutto, di documentarmi…