Grotte di Nerone, il Comitato propone. Ora il sindaco faccia vedere da che parte sta

Ci sono i proclami, i “nemici” che si vedono ovunque, quelli che improvvisamente scoprono una vicenda e si ergono a paladini. Poi ci sono gli atti concreti, quelli che il Comitato tutela Villa e Grotte di Nerone ha fatto prima e propone anche adesso. Ora che l’indagine è chiusa e che i protagonisti di quello schiaffo alla città sono accusati di avere dato e/o incassato tangenti, chiede al sindaco di costituirsi parte civile nel processo. Crediamo non abbia problemi ad aderire. Serve un atto concreto – oltre i proclami – per far sapere da che parte si sta. Di seguito la nota spedita dai portavoce al primo cittadino.

“Alla c.a. de Sindaco di Anzio Dott. Candido De Angelis

È notizia di qualche giorno fa la chiusura dell’indagine, avviata nel 2014, conclusasi con la richiesta di rinvio a giudizio di 9 persone tra funzionari e dirigenti di diversi enti pubblici e di un consigliere regionale, per presunti illeciti in appalti di lavori in diversi bacini portuali. I fatti riguardano anche Anzio, per la realizzazione della barriera di protezione (o presunta tale) del sito archeologico delle Grotte di Nerone e rimasta incompiuta dal giorno in cui i lavori si interruppero poiché appaltati ad una ditta, la Icem srl, raggiunta nel Novembre 2013 da interdittiva antimafia. Circostanze e fatti che questo comitato conosce bene, avendo dato battaglia, sin dal 2013, contro la realizzazione dell’ecomostro in cemento sul sito archeologico neroniano, progetto il cui ente proponente era, ricordiamolo, proprio il Comune di Anzio già nel lontano 2002. Il progetto fu poi stralciato, ridotto alla lingua di cemento che vediamo e la Valutazione Impatto Ambientale fu aggirata poichè il manufatto avrebbe dovuto, con urgenza, essere posto a difesa dei reperti archeologici in mare. Ci muovemmo presso il Consiglio Comunale anziate, facendo approvare nel 2013, con l’aiuto di consiglieri volenterosi, all’unanimità, un manifesto contenente linee guida a tutela del sito ed a promozione del prezioso patrimonio che rappresenta. Un ordine del giorno disatteso e mai attuato. Sollecitammo la Regione, l’Ardis e la Soprintendenza partecipando a commissioni e conferenze dei servizi tra il 2014 ed il 2016, portando a conoscenza della città la circostanza dell’interdittiva antimafia alla ditta appaltatrice. I lavori si bloccarono e la politica locale, che aveva assistito inerme allo scempio, ci accusò di essere responsabili dell’incompiuto lavoro perché, se non avessimo sollevato tanta polvere, arrivando a denunciare lo stato vergognoso in cui versava il sito in un servizio del TG1, i lavori sarebbero proseguiti. Partecipammo con notevole successo ai Luoghi del cuore del FAI, raccogliendo oltre 5000 firme e classificandoci tra i primi venti siti censiti, incassando, dopo molti sforzi una delibera di giunta di cofinanziamento di 35.000 euro da destinare alla riqualificazione dell’area. Una riqualificazione mai avvenuta. Non sono mancate le denigrazioni a nostro carico, gli appellativi ironici, sui quali abbiamo sempre riso ed i bastoni tra le ruote messi da amministratori locali che, nell’interesse della collettività, avrebbero dovuto lottare al nostro fianco. Fortunatamente alcuni consiglieri regionali trasversalmente ci offrirono il loro supporto ed è giusto ricordarlo. Alla luce di ben 7 anni di attività questo comitato, nello spirito che lo ha sempre animato, rivolge al Sindaco di Anzio l’invito a valutare se ricorrano gli estremi per la costituzione di parte civile nel procedimento che si celebrerà a breve e che, nelle presunte azioni illecite commesse dagli indagati, ha cagionato un grave danno alla nostra città con il lascito di uno scempio in cemento nel cuore del prezioso sito archeologico noto come Grotte di Nerone. Restiamo altresì a disposizione per un incontro essendo noi, nostro malgrado, umile memoria storica di questa vicenda. Cordiali saluti

Comitato tutela Villa e Grotte di Nerone

I portavoce Silvia Bonaventura Chiara Di Fede Francesco Silvia”

Rifiuti, biogas e “fuga” dal settore ambiente…

Accontentiamoci del risparmio, teniamoci la biogas (come era nelle cose, dopo che i responsabili politici dell’autorizzazione a quella centrale sono rimasti alla guida di Anzio), ricordiamo – questa città è usa dimenticare in fretta – chi prometteva di andare all’Onu o ammetteva che “vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Entrambe le cose, chi guida la città lo sa talmente bene da essersi alleato con chi li ha chiamati o ha dato disponibilità. Teniamoci tutto, a partire da questa litigiosa maggioranza (nulla di nuovo sotto il sole) e dalle prime manovre su chi saranno i candidati sindaco nel 2023 (!!), ma anche una città sporca e abbandonata a se stessa per la quale non è possibile prendersela con Placidi che non è più assessore e allora va bene così. Lo fosse stato, ne avremmo sentite delle belle. Accontentiamoci dei selfie del neo assessore, delle foto con zone pulite messe sui social, ma diamo pure un’occhiata in giro. Perché al netto degli incivili (i primi responsabili del degrado, non c’è dubbio) basta un giro per Anzio per rendersi conto del degrado e di un servizio che non funziona.

Ma il punto nemmeno è questo, bensì la “fuga” dall’ambiente. Dalla dirigente scomoda, Angela Santaniello, che proprio sul conferimento alla biogas ha rimesso le sue deleghe, a una delibera che è stata annunciata ma ancora non si trova all’albo pretorio dopo oltre una settimana. E’ il 3.0 “de noantri”, vero, ma perché non c’è quella delibera? Perché i cittadini – visto che risparmiano – non debbono sapere quante tonnellate si conferiscono, quanto costa, perché si va lì con quello che sembra un affidamento diretto “mascherato”? E non c’è già un affidamento in corso per parte dei servizi che nel frattempo andranno alla Spadellata? Con Placidi assessore cosa sarebbe successo se l’azienda X avesse proposto una convenzione al prezzo Y e l’amministrazione l’avesse affidata? Apriti cielo…. Questa vicenda, allora, è molto più complessa. La Nolfi ha pagato, così si dice negli ambienti, la sua opposizione al conferimento in convenzione alla biogas. Può dircelo solo lei, ma anche qui i cittadini avrebbero diritto di sapere perché si caccia un assessore che fa il suo lavoro almeno come gli altri e si premia una ex avversaria alle elezioni, nominando la sua “portaborse”. Roba che nemmeno nella prima Repubblica…. Della dirigente scomoda si è detto, ma adesso il funzionario che aveva detto sì all’impianto (Walter Dell’Accio) ed è stato rimesso all’ambiente nonostante le sue pendenze giudiziarie sul settore, ha detto “arrivederci e grazie”. Motivo? A saperlo… Sempre negli ambienti le versioni sono due: non ha personale a sufficienza per le verifiche (quante multe a Camassa, ad esempio, che in campagna elettorale si voleva cacciare ed è sempre lì?) e ha mollato o è arrivato un parere Anac che dice che in quel posto non può stare. E’ innocente fino a prova del contrario, lo ribadiamo, ma opportunità avrebbe voluto che non tornasse ad avere a che fare con quel settore per il quale ha un paio di indagini aperte. Tra l’altro, caso forse unico al mondo, il suo assessore di riferimento è imputato in un procedimento nel quale il funzionario è vittima… Questione di minacce, siamo ad Anzio, e l’assessore è chiamato in causa per un episodio che non coinvolge il funzionario però il processo è lo stesso. Deve essersene finalmente accorta anche la responsabile dell’anti corruzione. Alla quale, sempre secondo quel poco che trapela dal fortino di Villa Sarsina, la Corte dei conti ha notificato la sentenza sulle famose “27 proroghe” che riguarda l’ex assessore Placidi e il funzionario, mentre le aziende beneficiarie erano quelle dell’allora estranea alla politica e oggi assessore Valentina Salsedo. Ce n’è abbastanza per far desistere anche il dirigente a interim Luigi D’Aprano, chiamato per le finanze, appoggiato anche all’ambiente dopo l’addio della Santaniello, nominato regolarmente – secondo un dotto parere della segretaria generale – nonostante sia a tempo e che adesso avrebbe riconsegnato l’incarico. Poco trapela, si pensa agli spettacoli estivi dei soliti noti. Ma la “fuga” dal settore ambiente ha tutta l’aria di essere una cosa molto seria.

In Regione la biogas delle beffe, cosa inventeranno ora?

Si potrebbe sempre fare ricorso alla frase di Alberto Sordi “A me m’ha bloccato la malattia” perché è difficile immaginare cosa andranno a dire domani in Regione, alla commissione incaricata di analizzare la richiesta di revoca dell’autorizzazione alla biogas di Anzio. Il sindaco potrebbe uscirsene dicendo che ad autorizzare quell’impianto è stato il suo predecessore insieme al dirigente dell’epoca e all’assessore “cattivo” Patrizio Placidi, potrebbe dire che lui era formalmente all’opposizione benché facesse azione di lotta e di governo. E poi potrebbe anche dire che in campagna elettorale ha promesso – vero – che sarebbe andato fino all’Onu pur di non far realizzare un impianto per il quale i lavori erano praticamente già iniziati, ma era solo uno slogan. Qualche difensore d’ufficio da tastiera, riferendosi alla campagna elettorale, parla del secondo impianto per il quale si sarebbe andati all’Onu, cercando di “assolvere” il sindaco dalla figuraccia. Solo che a leggere le carte di qualche indagine è proprio Placidi a ricordare di chi fossero gli interessi sulla seconda biogas. Nomi e cognomi, tutti candidati o sostenitori dell’attuale maggioranza.

Direte va be’, acqua passata… No, perché con chi l’ha autorizzata e con chi aveva interessi sulla seconda il sindaco si è alleato per tornare alla guida della città. Quando in consiglio comunale dove lui, gli attuali assessori Fontana, Ruggiero e Ranucci sedevano sui banchi dell’opposizione – almeno formalmente – è arrivata la richiesta di retroattività di quell’impianto si sono allineati al sindaco Bruschini. Il quale spiegò come non ci fossero le condizioni politiche per approvare quel provvedimento che avrebbe bloccato la realizzazione della biogas. Atto – ce lo dicono sempre le carte delle indagini – che avrebbe creato qualche problema a chi quell’impianto lo voleva, cioè alla maggioranza di centro destra vecchia e nuova che poi è sempre la stessa dal 1998 a oggi. Si potrebbe usare la frase di Alberto Sordi per togliersi dall’impaccio, suvvia, e magari ricordare che il Comune presentò anche un ricorso al TAR per bloccare l’impianto sentendosi rispondere che prima lo aveva autorizzato. O magari potrebbe provare a spiegare perché a dicembre si chiede la revoca dell’autorizzazione e poi si conferiscono oggi lì i rifiuti umidi del Comune. Cosa inventeranno, insomma?

Perché questo è successo, la biogas delle beffe è stata prima autorizzata e oggi viene utilizzata per portarci l’umido prodotto dai cittadini ai quali si vuole ancora far credere alle favole che quell’impianto non si vuole. Gli ultimi fatti dimostrano il contrario: la proprietà presenta una proposta di convenzione a 100 euro a tonnellata, la dirigente Santaniello prova a spiegare che non si può perché si deve fare una gara, adotta e revoca atti, quindi lascia l’incarico. Si evince – ma questo dovrebbero accertarlo altri – che la volontà politica è chiaramente di andare alla biogas che nel frattempo si è chiesto di chiudere per la vicinanza alla scuola e tutto il resto. La Santaniello lascia, il sindaco emette una ordinanza, spiega che risparmieremo (se il criterio è questo, w la biogas!) e nomina a dirigere l’ambiente chi per contratto è chiamato a fare altro e non potrebbe assumere quell’incarico. Il dottor Luigi D’Aprano, facente funzioni, indica a responsabile del servizio l’ingegnere Walter Dell’Accio. Rimette al suo posto, cioè, colui che ha dato il via libera alla biogas con Placidi – e pazienza – ma che opportunità vorrebbe si occupasse di altro. Perché in quel settore risulta indagato (e innocente fino a prova del contrario, sia chiaro) per un paio di vicende, ma anche vittima in un procedimento nel quale è imputato il “suo” assessore di riferimento. E’ un dettaglio, poi, che l’attuale sindaco lo ritenesse il responsabile, con Placidi, di avere avviato un “porta a porta” fallimentare in piena campagna elettorale nel 2013.

Cosa fa il responsabile? Un avviso nel quale si cerca chi possa offrire il servizio, partendo dal prezzo di 100 euro a tonnellata. Regolarissimo, sicuramente, ma vi immaginate se l’azienda X avesse proposto una convenzione al Comune per un servizio qualsiasi indicando un prezzo e questi poi sarebbe diventato la base di partenza per un avviso pubblico? Immaginate se a fare una procedura del genere ci fosse stato il “cattivo” Placidi insieme a Bruschini? Ecco, forse spiegare tutto questo a una commissione regionale, provare a salvare la faccia con quello che resta del comitato cittadino, sarà una impresa. Meglio la frase di Alberto Sordi.

Infine, sarebbe stato il caso di parlare di ciclo dei rifiuti prima. Della necessità di chiuderlo il più vicino possibile, certo. Di come funzionerebbe se ci fosse un vero “porta a porta”, il compostaggio domestico (altra beffa), la filosofia del “rifiuto zero”, la tariffa puntuale che premia i cittadini virtuosi e via discorrendo. Ma come disse l’attuale sindaco, chi proponeva gli impianti “o viene perché lo chiamano o perché sa che trova terreno fertile”. Ci sentiamo di dire che è per entrambe le cose. E’ lui ad essercisi alleato.

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Rifiuti, biogas, Covid e “ricattatori”: non ci siamo

Diciamo la verità: nessuno vorrebbe trovarsi a fare il sindaco durante una pandemia con ricadute sociali ed economiche devastanti. E diciamo la verità: gli sforzi fatti dal Comune di Anzio – che ha unito fondi propri a quelli nazionali dei quali leggiamo sull’albo pretorio – vanno apprezzati. Al netto di una retorica che ha accompagnato ogni azione, comprensibile ma che era il caso di evitare.

Così come – in tempi di open data – è inutile distinguere i casi positivi al Covid 19 tra residenti e non. Come se il ministro Speranza,  dopo i due cinesi curati allo Spallanzani, avesse detto “nessun italiano positivo”. I dati relativi ai contagi avvenuti ad Anzio dall’inizio della epidemia sono consultabili qui e chi scrive sa bene che con certi numeri non ci sarà alcuna zona rossa, tanto meno la auspica. Continuiamo ad adottare le misure previste e ne usciremo. Ma prendere per scemi i cittadini o peggio “bannarli” dalla pagina Facebook del Comune se dicono qualcosa di sgradito, non è certo il massimo.


Come non lo è quanto accaduto intorno alla vicenda biogas e rifiuti, dimissioni della dirigente, incarico a uno che non potrebbe assumerlo (solo ora si cerca un parere) e ritorno al servizio ambiente di chi è indagato per una serie di vicende legate a quel settore (e resta innocente fino a prova contraria) ma è stato vittima di minacce e vede l’assessore di riferimento imputato in quel fascicolo. Ci spiegheranno che non c’è incompatibilità ed è probabilmente vero, l’assessore ha minacciato altri non il dirigente, ma al posto di chi si occupa di anti corruzione una questione di opportunità la solleveremmo. Siamo ad Anzio e tutto si può, anche emettere una ordinanza per mandare rifiuti in un impianto che si vuole chiudere (a parole e nelle lettere ufficiali) senza prevedere alcun impegno di spesa. Sì, al momento non esiste e senza quello difficilmente si può scaricare. A meno che quelli che “o ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile” – come ebbe a dire il sindaco prima di tornare alla guida della città – siano benefattori. Cosa che non risulta, visto che avrebbero posto – ma questo potrebbe confermarcelo l’assessore – un limite alle tonnellate conferibili che è pressoché la metà di quelle che si producono ad Anzio. Speriamo non sia vero, come auspichiamo che i consiglieri di opposizione abbiano capito male e non ci sia alcuna “trattativa” ma si conosca già il prezzo di conferimento. Lo aveva proposto – a 100 euro a tonnellata – la stessa società ma in cambio di una “convenzione”, senza la quale evidentemente qualcosa è cambiato. Certo finora non spendevamo più del doppio, come sarebbe emerso in commissione ambiente. Basta andare a leggere le determine. Nettuno, intanto, conferisce a 150 euro ma con una “intermediaria” che sta ad Aprilia ma qualche interesse sportivo ad Anzio ce lo avrebbe, come ha scoperto Agostino Gaeta. Si sa, lo sport, il sociale, i “ragazzini”, quante volte ci si è girati altrove con queste scuse…

In tutto questo il sindaco ha sentito il dovere di urlare ai quattro venti (social e media locali) contro “ricattatori seriali”. Lasciamo stare gli altri aggettivi, degni del suo predecessore del quale egli stesso ha detto di essere la continuità, mancherebbero “ominicchi”, “viperette” e “ingegneri navali” ma non è questo il punto. Chi sono i “ricattatori seriali”? Il sindaco è ricattato? E da chi? Per cosa? Ha denunciato chi prova a ostacolarne l’azione? Questo, finora, nessuno (sempre meglio il “copia e incolla”, suvvia….) ha sentito il dovere di chiederlo. Perché parlare di ricatti è grave, ben sapendo come solo qualche “santo in paradiso” – con l’attiva partecipazione del Pd e del ministro Minniti – ha evitato che la Prefettura approfondisse certi rapporti tra criminalità e ambienti politici. Sarà bene, allora, che venga fatta chiarezza sui ricatti dei quali parla il sindaco. C’è anche una petizione on line in tal senso. Perché gli sfoghi possiamo pure dire che fanno parte del personaggio, è noto, poi è un periodaccio per tutti e non è semplice gestire l’emergenza, ma un sindaco ricattato proprio no.

Bilancio, revisori, Capo d’Anzio e quella fidejussione… condannata

Per primi i colleghi della stampa locale sono attratti dai gruppi che si formano, da intese tra chi era contro in campagna elettorale o oggi si ritrova, persino da chi potrebbe essere il futuro candidato sindaco. Va così, è il chiacchiericcio che “tira”, piace a chi frequenta gli ambienti della politica locale. E ormai le notizie seguono il filo dei social, quando non del mero copia e incolla, così basta che un assessore o un consigliere dica la sua lì e sembra venir meno l’impegno a verificare.

Il Natale sul mare è andato benissimo? Vero. L’estate scorsa c’era il “sold out”? Altrettanto vero, anche se dagli incassi della tassa di soggiorno non sembra. Ma i problemi vogliamo guardarli o non? Dell’ultimo consiglio comunale, quello sul bilancio, sappiamo che c’è un piano triennale delle opere pubbliche (in parte ereditato dal passato) che promette scintille ma obiettivamente sarà difficile da realizzare. Sappiamo inoltre, ma ha poca eco, che i revisori dei conti dicono finalmente che le cose – nel bilancio – non vanno. Sono le stesse che l’attuale sindaco, da opposizione di lotta e di governo, imputava a Bruschini del quale, oggi, rappresenta la continuità. Vediamole, a mo’ di esempio: “le previsioni di cassa relative alle entrate sono fin troppo ottimistiche […] e in particolare il parere al bilancio è favorevole ma condizionato allo stanziamento nel Fcde degli introiti da accertamento Imu”. Fermiamoci un attimo: Fcde è il fondo crediti dubbia esigibilità e all’accertamento Imu c’è chi dopo aver collaborato a creare il “buco” da funzionario corre a mettere pezze da dirigente.

Attenzione, perché il Fcde inserito in bilancio, come ricorda il consigliere Luca Brignone “non appare congruo in relazione all’andamento storico delle riscossioni rispetto agli accertamenti ed ai crediti dichiarati inesigibili e questo ha reso necessario approvare un emendamento che sottrae ulteriori 300.000 euro alle spese del Comune“.

Ancora i revisori: “I singoli dirigenti o responsabili di servizi non hanno partecipato alle proposte di previsione di autorizzazione di cassa anche ai fini dell’accertamento preventivo di compatibilità di cui all’art. 183 comma 8 del Testo unico degli enti locali” (il quale ha l’obiettivo di evitare ritardi nei pagamenti e la formazione di debiti pregressi) oppure “l’Ente non si è dotato di scritture contabili atte a determinare in ogni momento l’entità della giacenza della cassa vincolata per rendere possibile la conciliazione con la cassa vincolata del tesoriere” e – ancora – “l’Ente non ha provveduto nel corso del 2019 a pubblicare l’ammontare complessivo dei debiti di cui all’articolo 33 del Dlgs 33/2013” cioè gli obblighi di pubblicazione concernenti i tempi di pagamento dell’amministrazione. Trasparenza, questa sconosciuta.

Una situazione difficile, non da oggi, segnalata negli anni anche dalla Corte dei conti e di fronte alla quale si è andati avanti dicendo che i residui attivi (somme messe in bilancio come entrate e mai incassati) non erano un problema. Lo sono eccome, ne è a conoscenza anche il sindaco, ma “fanno” notizia le tante iniziative ben pubblicizzate e non una condizione ai limiti della sopportabilità finanziaria.

Di più, si sta raschiando il fondo del barile inviando avvisi a raffica a chi ha pagato e spendendo fior di soldi pubblici per raccomandate, scomodando i cittadini, ignorando dati che dovrebbero essere noti se mai si fosse solo immaginato quel Comune 3.0 del quale De Angelis dice apertamente di essere la continuità. Dal punto di vista dell’informatizzazione era e resta un fallimento. E da aprile, quando andrà in pensione chi tiene insieme i pezzi, non si sa come verrà gestito quello che resta.

E già che abbiamo parlato di Corte dei Conti è bene ricordare la Capo d’Anzio. Sembra finita nel dimenticatoio, è prossima al fallimento ma in Comune si cerca l’ultimo colpo di teatro di un ipotetico finanziatore, l’opposizione è pronta (se non l’ha già fatto) a convocare un consiglio comunale specifico per sentire cosa ha da dire il sindaco.

Ebbene la Corte dei Conti su una fidejussione come quella concessa dal Comune all’epoca alla società (invane le rimostranze dell’allora consigliere Pd Gianni De Micheli) e poi rimborsata, ha condannato un sindaco e scrive Antonio Tirelli nel suo commento alla vicenda: “E’ una delle tante Sentenze di condanna di Amministratori che hanno gestito “Società” pubbliche per attività le più diverse. In questo caso il Sindaco, autorizzato a suo tempo dal Consiglio Comunale ha sottoscritto (poi rinnovato) una fideiussione palesemente illegittima fin dall’inizio. Occorre sottolineare che il Sindaco era anche Amministratore della Società/Consorzio e che non ha funzionato alcun controllo interno. È interessante leggere la stampa locale sulla decisione del Tribunale (gli Amministratori del Comune e del Consorzio sono stati oggetto di una vicenda giudiziaria per bancarotta semplice); risulta che nei 10 anni di vita del Consorzio il Comune aveva sempre dovuto ripianare perdite, sempre maggiori ogni annualità, sempre portate a nuovo, tanto da accumulare perdite per Euro 479.000“.

Qui il sindaco non era amministratore, ma partecipava alle assemblee, ma la storia sembra proprio quella della Capo d’Anzio. Con un piccolo particolare: le perdite si avvicinano ai 4 milioni di euro. Però va tutto bene….

Capo d’Anzio in Consiglio subito e la Regione dia tutto all’autorità portuale

Continuare a pensare di salvare la Capo d’Anzio affinché realizzi e gestisca il porto secondo la concessione ottenuta più di otto anni fa è utopia. La società, anche alla luce delle ultime notizie (avvio della decadenza della concessione, altra assemblea deserta, ulteriore debito con la Regione per l’escavo del porto) va liquidata. Come sistemare le esposizioni debitorie sarà materia da affrontare più avanti, ma questa storia deve finire e pure subito.

E va affrontata intanto in Consiglio comunale, se non a quello sul bilancio in uno che spero l’opposizione abbia la forza di convocare superando ogni steccato. Un Consiglio nel quale si prende atto del fallimento. Sì, so bene che il sindaco dirà che è tutta colpa del centro-sinistra e della Regione che sotto la gestione Marrazzo/Montino bloccò tutto. Ha ragione, forse oggi il porto lo avremmo. Solo che i se e i ma non fanno la storia e da quando la concessione è stata ottenuta la Regione ha fatto di tutto per agevolare la Capo d’Anzio. Prima con la Polverini, poi con Zingaretti. Nel corso della gestione dell’attuale presidente si è invertito il crono-programma, inutilmente. E nel corso della gestione dell’attuale presidente si sono chiusi gli occhi, negli uffici, sui canoni di concessione non pagati, il comitato tecnico che non si riuniva, gli avanzamenti lavori che non c’erano. Chiusi almeno al pari dell’epoca in cui si dava parere negativo ad Anzio e si diceva sì a Formia e Fiumicino.

Regione che, adesso, deve riprendere la concessione e far sì che il porto resti pubblico. Dimostrare che non è contro Anzio – sì, De Angelis dirà anche questo e ripeto che in parte ha ragione, anzi ha già spostato il tiro sui finanziamenti culturali solo per i Castelli, com’è noto ha bisogno del “nemico” – ma vuole mantenere il controllo sul porto.

Perché le strade possibili, tolta la Capo d’Anzio, sono diverse. Proviamo ad analizzarle:

  1. Tornare alle mini-concessioni spezzettate di un tempo, con un porto in mano a pochi e gestito alla bene e meglio
  2. Fare un bando per una nuova concessione, “privatizzando” il porto. Torneremmo ai tempi di “Marine investimenti” (inizio anni ’90) creata ad hoc o alle mire di Sofim e compagnia che avevano chiesto la concessione per “frenare” Capo d’Anzio in infinite conferenze dei servizi. Come sostengo da tempo, il primo a intervenire sarebbe l’ingegnere Renato Marconi che un po’ di guai alla società li ha creati, da Italia Navigando in poi. Ah, Italia Navigando ci venne presentata – dall’allora e oggi sindaco – come la panacea di tutti i mali.
  3. Prendere atto del fatto che la situazione è quantomeno ingarbugliata e fare una scelta politica forte: far entrare anche il porto di Anzio in quelli di “Roma” ovvero nell’Autorità portuale. Qui c’è un problema, si occupa solo – almeno finora – di scali commerciali. Ecco la necessità di un ragionamento fuori dagli schemi e dai tatticismi: interessa Anzio? Sì? Allora il modo di usare l’Autorità portuale si trova.

E il porto resta pubblico, non sarà più – come avevamo pensato – gestito “dalla città” – ma non avremo un privato a dirci cosa fare. Tipo a Nettuno, per intenderci.

E’ un’idea, se qualcuno vuole farsene carico…

Porto, concessione addio. Capo d’Anzio al bivio e… Malasuerte

Presi dai #brand e dai #soldout, capaci a comunicare quello che fanno, dai lavori pubblici ai partiti “espropriati” ma dei quali non sappiamo ancora se hanno pagato gli arretrati, fino al Natale (bello l’allestimento, davvero) c’è una cosa che non ci hanno fatto sapere. O che deve essere sfuggita a chi scrive, nel qual caso sarebbe grave. La Regione Lazio, il 21 ottobre scorso, ha avviato la procedura di decadenza della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo porto di Anzio. La società Capo d’Anzio, titolare della concessione e in maggioranza del Comune ovvero dei cittadini, ha risposto un mese dopo ma non conosciamo il contenuto della missiva. Dopo otto anni dalla concessione, però, sappiamo perfettamente che i lavori non è che non sono finiti, non sono mai iniziati. E non è servito invertire il crono programma, né bandire due gare, andate deserte. Così la Regione ha deciso di dire basta e staccare la spina a un malato terminale.

Vale a dire alla Capo d’Anzio, un tempo “start up” e una il colosso che avrebbe garantito sviluppo e lavoro, dove fra giocare a “nascondino” (vedi assemblee deserte), provare a trattare fra Comune e Marconi, il socio privato che il Tribunale ha messo alla porta ma che ancora ci ritroviamo, e il capitale sociale ormai sparito, tornerà a riunirsi giovedì. Almeno, l’assemblea dei soci è convocata, si vedrà se sarà tenuta o meno. La convocazione arriva dal plenipotenziario amministratore delegato, l’avvocato Antonio Bufalari, dato che il presidente (che nomina il Comune) è dimissionario da un anno e non è mai stato sostituito. Il generale Ugo Marchetti, che sognava Montecarlo e si era fatto dare anche un ufficio a Villa Sarsina, messo lì da De Angelis in accordo con Bruschini, quando ha capito la mala parata ha detto arrivederci e grazie. Lo stesso ha fatto un revisore dei conti, anch’egli mai sostituito.

E si capisce il perché, molto facilmente: la società non ha un euro, alla perdita del 2018 che è di oltre 82.000 euro e che ha eroso il capitale sociale (ma il bilancio va ancora approvato, pensate…) se ne aggiunge un’altra di 9.000 (poco, vero, ma la tendenza è chiarissima) al 30 settembre scorso, ha debiti per più di 3 milioni, un pignoramento presso terzi dall’Agenzia delle entrate, e ora deve decidere cosa fare.

Dicevamo dei revisori, i quali indicano chiaramente la strada: ricostituire il capitale sociale, attraverso un versamento dei soci che il Comune difficilmente può onorare dati i vincoli che gravano sul bilancio di un ente. Altrimenti una “riqualificazione” degli importi prestati alla società (il Comune ha pagato la fidejussione di 517.000 euro per intero, ad esempio, Marconi vanta un credito di 21.000 euro) che diventerebbero un finanziamento in “conto futuro aumento di capitale” . Altra ipotesi, la trasformazione da società per azioni in società a responsabilità limitata. Infine, la liquidazione.

Diciamocelo senza infingimenti: le prime tre strade, benché percorribili, somigliano alla “ingegneria finanziaria” tanto cara a Marconi. Così ha inventato “Italia Navigando”, così se ne è presa un pezzo e una decina di porti, Anzio compreso. L’ultima sarebbe la più onesta intellettualmente, ma immaginiamo che si farà di tutto per non percorrerla. Nonostante i revisori dicano chiaramente che in caso di ricapitalizzazione occorre: a) accertarsi che la Regione non prosegua nella decadenza della concessione, altrimenti non ci sarebbe ragione di essere per la Capo d’Anzio; b) dotare la società di risorse per affrontare con tranquillità il prosieguo del progetto. Ora, i revisori non vengono da Marte e conoscono la Capo d’Anzio da un decennio almeno, immaginiamo che abbiano sorriso mettendo nero su bianco il discorso delle risorse che non ci sono mai state.

Potevano esserci, però. E qui torna utile Malasuerte, la mia “fissazione” secondo il primo cittadino. Ebbene, nel tentativo di salvare il salvabile il buon amministratore stima che dai parcheggi si potrebbero incassare – udite udite – 200.000 euro. Sì, avete letto bene. Chiudiamo il bilancio con una perdita di 80.000 al 2018 però abbiamo “regalato” per un anno gli spazi alle società che fanno i trasporti per Ponza, poi li abbiamo concessi allo stesso prezzo che pagano i cittadini. Quando si poteva incassare molto di più. Serve ricordare che lo spazio è stato concesso per un presunto interesse pubblico?

In pratica scopriamo – fatte le debite proporzioni – che Aeroporti di Roma pensa al traffico aereo a Fiumicino e Ciampino ma i parcheggi (che costano un occhio della testa, da quelle parti) li dà a terzi prima gratis e poi in cambio di un’inezia.

Di più, la Capo d’Anzio su quelli che gli restano a piazzale Marinai d’Italia non è capace di riscuotere e tanto meno di controllare. Figuriamoci di fare il porto. Con quei soldi non si sarebbe chiuso in perdita il bilancio. Basta questo per dire che è ora di togliere il disturbo. Concessione alla Regione, lavori all’Autorità portuale del Lazio e debiti della Capo d’Anzio (purtroppo) a carico della collettività, mentre chi ci governa brilla nei selfie.

Anche se c’è sempre la Corte dei Conti….

Sedi di partito “espropriate”, ma hanno pagato?

Le hanno occupate senza pagare, utilizzate fino all’ultima campagna elettorale senza averne – è il caso della Lega – alcun titolo, ora annunciano in pompa magna che le sedi di partito saranno “espropriate“.

Bene, era ora, ma sindaco e assessore alle Finanze dovrebbero dirci se i partiti morosi, nel frattempo, hanno pagato. A dicembre 2017 Forza Italia, per esempio, doveva oltre 10.000 euro al Comune, l’Udc aveva mandato a dire che non si capiva a quale titolo gli venivano chiesti i soldi, ignoriamo se Futuro e libertà per l’Italia – che ebbe la sede in fretta e furia, concessa dal sindaco Bruschini al neonato gruppo che faceva capo al senatore De Angelis – abbia mai versato il proprio canone. E non sappiamo se alle ultime elezioni la Lega abbia sentito l’esigenza di versare qualche euro e a che titolo fosse lì, come ignoriamo perché ci fossero le liste che sostenevano il sindaco….

Mi piace chiamarla, da tempo, legalità delle cose quotidiane. Ci dicessero, sindaco e assessore, se i soldi “espropriati” finora alle casse del Comune (e quindi ai cittadini) da partiti della loro coalizione sono stati versati o meno. Intanto essersi ripresi quegli spazi è comunque un grande passo.

Ah, prima che lo diciate voi: so che il Pd era (a luglio 2018) indietro di un anno. Poca cosa rispetto a strane assegnazioni o a mancati pagamenti per anni, ma vale lo stesso discorso

E per chi volesse, su sedi e criteri, qui c’è un’ampia rassegna.

Il centro, la piazza, i commercianti, le responsabilità

Lo avevano scritto nel programma e lo stanno facendo. Per una volta diamo atto al sindaco De Angelis e alla sua maggioranza (fra l’altro divisa sull’argomento, almeno Maranesi non la pensa così) che mantengono un impegno. Non straordinario, sia chiaro, ma la riapertura al traffico di piazza Pia era nero su bianco lì. Una delle poche cose non copiate e incollate dal programma di cinque anni prima.

Il punto, consentite, non è questo. Perché prima di parlare di piazza occorre confrontarsi sul centro. Cioè su un quartiere dormitorio nel quale, ormai, vive sì e no il 5% della popolazione di Anzio. Un centro che – secondo il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati – semplicemente “non esiste”. Non per come intendiamo i centri storici nel nostro Paese, almeno. Negli anni la parte centrale della città – diciamo da Villa Albani alle due riviere – è stata sistematicamente svuotata e i primi responsabili siamo noi, cittadini di Anzio. Sono coloro che d’estate affittavano ai “signori” e andavano al magazzino o in campagna e che poi hanno pensato bene di fare una casa lontano dal centro (magari abusiva, tanto poi si sana tutto) vendendo l’appartamento nel nucleo iniziale di Anzio. Magari agli stessi “signori” che investivano nella seconda casa che oggi tengono chiusa, fingendo pure di essere residenti perché il Fisco lo devi aggirare, altrimenti mica sei italiano su…. La domanda, allora, prima di riaprire la piazza al traffico dovrebbe essere come riportare residenti in centro. Nessuno ha la bacchetta magica, è evidente. Ma lo sviluppo immaginato da chi ha guidato la città dal dopoguerra a oggi è sempre stato il mattone: case, case, case e pazienza se in centro nessuno abitava più. Nell’idea che avevamo di realizzare #unaltracittà – e che gli elettori hanno bocciato, quindi evidentemente preferiscono altro – immaginavamo incentivi legati alla rigenerazione urbana per chi riqualifica le abitazioni, mette ascensori, realizza alberghi diffusi o b&b. Anche semplicemente per chi decide di spostare la residenza (vera) in centro e magari per un periodo vede ridursi l’Imu o la Tari. Chi ci governavava (Bruschini) e governa in perfetta continuità (De Angelis) hanno predisposto un piano particolareggiato che porta semplicemente altro cemento. E poi?

E poi pazienza, che vanno cercando i pochi oppositori rimasti. “Abbiamo vinto e non ci frega niente”: sembra di sentirli, a Villa Sarsina. Ed ecco la piazza da riaprire, peccato De Angelis che la chiuse si sgolasse ai quattro venti a dire – 20 anni fa – che era una opportunità, avremmo avuto un salotto e che comunque la delibera per i lavori mica era la sua, ma della giunta di Luciano Bruschini nella quale c’era pure Luciano Mingiacchi (che nel frattempo ci ha lasciato). I “nemici” li aveva individuati già allora, dimenticando che della maggioranza che sosteneva la giunta del ’90 faceva parte. Dettagli.

Altro discorso è legato ai commercianti, per i quali si riaprirebbe la piazza. Le auto che passano in centro portano “movimento” e più acquisti? Un’eresia. Proviamo a fare un piccolo paragone: tra l’outlet di Castel Romano e la zona che da via Gramsci arriva ad Angelita. Si lascia l’auto lontano, si cammina, si va per negozi. Qual è la differenza? Ah certo, a Castel Romano si va per fare “affari”, qui per prendere un caffè dobbiamo arrivare davanti al bar con l’auto. Lì ci sono negozi moderni, con tante offerte certo, di grandi catene è vero, qui tante attività che sono rimaste agli anni che furono. Senza offesa, guardiamo e guardate – commercianti – in faccia la realtà. Che è difficile, non c’è dubbio, che ha a che fare con la crisi globale, il mercato elettronico e tutto ciò che volete, ma una grande occasione l’avete avuta e sprecata. Sì, il famigerato “Centro commerciale naturale”, quello costato 250.000 euro di soldi pubblici per promuovere Anzioinpiazza e miseramente fallito. Di investimenti privati nemmeno uno. Abbiamo regalato soldi per la progettazione a un centro servizi di Confcommercio che ha copiato e incollato ovunque le stesse proposte, ci siamo tenuti un box arrugginito, qualche panchina, cartelli doppi e per anni un sito che promuoveva gli spaghetti alla sorrentina tra le tipicità di Anzio. Dimenticato, vero? Ma sì… riapriamola la piazza, dimentichiamo il recente passato, che vai cercando… Pazienza che altrove i centri commerciali naturali qualcosa lo fanno, investendo anche del loro. Vedi Formia, ad esempio.

Il centro commerciale naturale doveva essere attrattivo, portare i cittadini lì come vanno all’Anteo o a Zodiaco o a Castel Romano. A proposito di Anteo, chi ricorda Luigi Bruschini, fratello dell’ex sindaco e a lungo nella politica di questa città, dire in Consiglio “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” quando avevano già comprato? E a Zodiaco non si fecero prima i locali e poi si diedero le licenze? Alle responsabilità della politica, vogliamo aggiungere quelle dei cittadini ai quali è stata sempre bene, commercianti compresi?

Solo quel visionario di Giorgio Moscatelli poteva immaginare di fare sindacato con l’Associazione commercianti anziché ingraziarsi la politica. Andrebbero ripresi i numeri di “Nuova Linea” di fine anni ’80 prima che quell’associazione si trasformasse in altro…. Dovrebbe spiegare lui che cos’era l’idea di una “Oasi pedonale” – non di un’isola – o perché i commercianti di Anzio si tirarono indietro di fronte all’idea di una società propria per prendere la licenza al centro Anteo.

Oggi con il mondo cambiato, non il commercio, aprire una piazza pensando che si faccia uno scontrino in più fa sorridere. Mettere delle navette a proprie spese come l’estate scorsa hanno fatto alcuni ristoratori è, invece, lungimirante. Aprire una piazza e spendere 60.000 euro di soldi pubblici ci può stare, certo, se non fosse che i dissuasori a scomparsa che non hanno mai funzionato dovrebbero già esserci a vicolo dei Fabbri e alla fine di via Aldobrandini. Ma sì, che andiamo cercando, ormai basta un post su facebook e si è “top” o “grande” e l’assessore di turno si esalta, ignorando un passato che ad Anzio è stato bene e continua evidentemente a godere dei favori dei cittadini, a partire dai commercianti.

Un’ultima domanda: come si decide di realizzare l’area “eventi” nella viabilità nuova? Nel disegno che vedete è tratteggiata in blu, e coincide casualmente con un’attività molto “vicina” a un consigliere di maggioranza.

Come? Vero, siamo ad Anzio…. Scusate

Il ritorno di Ranucci, la pagina “sparita”: tutto previsto

Doveva essere discontinuità, è perfetta continuità. “Le parole – diceva Nanni Moretti, tanto caro al nostro sindaco – sono importanti“. E lui ne ha usata una nel programma elettorale – discontinuità, appunto – e ne applica un’altra a Villa Sarsina, dicendosi orgoglioso di essere la continuità di Bruschini. Ci sarebbe da chiedersi se il buon Luciano va orgoglioso della “investitura” fatta superando ogni ostacolo, ma non è questo il punto.

Partiamo dalle rientrate dimissioni di Ranucci, il quale a proposito di continuità fa quello che fece (e per due volte) “il vero sindaco di Anzio” – come l’ha definita – e cioè Roberta Cafà, entrata in una maggioranza che non è mai stata così ampia. Sì, sì, l’impeto, le ragioni politiche, i chiarimenti, va bene tutto. Ma è difficile distinguere passato e presente. Ed era previsto che Ranucci rientrasse, bene hanno fatto Il Granchio e Laura D’Amore su Controcorrente a scrivere di “sceneggiata”. Come lo fu, allora, quella della Cafà e della Nolfi che pure si dimise e tornò sui propri passi. E’ Anzio, signori, non ci stupiamo. Qui, però, almeno ci si toglie lo sfizio di farlo notare.

Tra “Patto della pizza”, fuga da Forza Italia, nomi che iniziano a circolare, abbiamo la medesima continuità: pensare al prossimo candidato sindaco e non alle cose da fare per la città. Come – ad esempio – provvedere all’emergenza buche, già che parliamo di Ranucci. Mica una cosa difficile, su: i soldi in bilancio c’erano, bastava utilizzarli bene. Non come a via di Valle Schioia rifatta e già colabrodo o nelle zone limitrofe di Lavinio e in tutto il resto del territorio.

Stupisce, nel frattempo, che sia “sparita” la pagina facebook del Comune di Anzio, ma anche qui era ampiamente previsto e prevedibile. E sapete perché? Non basta avere un comunicatore ufficiale – che dimostra di saper fare bene le campagne – si pagava chi aggiornava quella pagina. Perché il “sistema Anzio” mica è solo di Placidi e compagnia, non prendiamoci in giro… Fa comodo dire che fosse tutta causa sua (ma i voti, al momento opportuno, sono serviti) ma poi nel “sistema” ci sono le associazioni vicine al sindaco che parlano di Rinascimento, quelle delle fatture numero 1 a settembre e via discorrendo. Ebbene qualcuno ha fatto notare – giustamente – che non si può pagare per aggiornare una pagina facebook dato che paghiamo già chi comunica ed è sparita. Pensate, nel suo maccheronico 3.0 anche Luciano Bruschini aveva capito l’importanza dei social, il sindaco consulta spesso facebook, la pagina finora era stata utilizzata al meglio per promuovere le iniziative dell’Ente ma si è volatilizzata.

E’ un errore, al quale va posto rimedio e pure subito. Ammesso che sia stato tolto un incarico che facciamo, il “dispetto” di tenerci le password? Suvvia… Peccato che solo il consigliere Marco Maranesi abbia sentito l’esigenza di far notare – sui social – che si buttava un decennio di lavoro. Al suo posto – e di qualche altro eletto di buona volontà (non disperiamo…) – andrei ad analizzare le spese che per aggiornamenti, software e compagnia ha il Comune ogni anno. C’eravamo rifatti da un pezzo l’intero sistema informatico. Ma questa sarebbe stata #unaltracittà e come ama dire il nostro sindaco, gli elettori hanno scelto diversamente.

La continuità, appunto.