Le pressioni sui dirigenti nel “fortino” di Villa Sarsina

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Luciano Bruschini se ne sta chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina. Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera politica, e sono il primo a dire che ha ragione quando sostiene di non essere mai stato sfiorato da inchieste. Quello che si prova a contestargli – ma siamo pochi – è la responsabilità politica di quanto accade, il fingere di non sapere, il negare l’evidenza.

Ne ha viste tante, ma non tutte, perché gli arresti di questi giorni – ribadisco, al di là dell’aspetto penale sul quale non entro – sono la macchia peggiore sulla sua lunga carriera. Sono arresti, non condanne – siamo assolutamente d’accordo – ma qui a essere condannata da questo sistema è una città. E non sono i primi arresti, perché in passato c’è stato il troppo presto dimenticato caso Colarieti, con una mai approfondita – dagli investigatori – questione Francescana.

Facile, oggi (ma lo ha fatto anche in passato) dire che gli atti li firmano i dirigenti. Certo, lo sappiamo… ma i dirigenti li sceglie il sindaco e molti di loro – se non tutti – si sono rivolti alle forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto pressioni. Lo ha fatto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino – primo ad andare in Prefettura ed esprimere preoccupazioni per il clima che c’era – lo ha fatto l’attuale segretaria, Marina Inches. Lo scrive in una determina agli atti dell’operazione “Evergreen” Walter Dell’Accio, praticamente “costretto” ad adottare quell’atto su indicazione di Placidi. Dell’Accio che denunciò di essere stato anche aggredito nella delicata fase di passaggio da Giva a Parco di Veio, quando il sindaco “non sapeva” ma un assessore bloccava l’ingresso di Villa Adele a chi era subentrato. E quando il sindaco avrebbe detto, in Consiglio comunale “avete voluto fa le gare? Ecco il risultato“.

E’ andata a denunciare pressioni Angela Santaniello, sulla vicenda mense, quando più di qualche personaggio finito in “Malasuerte” si aggirava per la sede dell’assessorato. Si è lamentato il dirigente dell’area finanziaria (con un titolo per un altro, ricordiamolo a proposito dell’anti corruzione che funziona, come dice il sindaco ) Patrizio Belli, quando ha dovuto revocare la concessione di un consigliere comunale ed è stato “bombardato” dalla politica. Vero? E lo sa l’ex responsabile dei Tributi, Luigi D’Aprano, messo sotto processo perché aveva chiesto ai consiglieri comunali e agli assessori morosi di pagare il dovuto all’ente che rappresentano e nel quale dovrebbero dare l’esempio. O sbaglio?

Hanno denunciato pressioni dall’ufficio tecnico – il sindaco c’è stato di recente, per una riunione sui ritardi nei lavori, dicono – mentre è noto che a Villa Adele c’è chi venne chiuso in una stanza per sapere chi forniva le notizie al Granchio, anni fa. Tutto scritto, all’epoca come oggi, ma evidentemente Bruschini non è solito leggere, né sentire quello che tutti dicono in Comune. A proposito, chi ha chiesto all’ufficio legale di non opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelloni “elettorali” della Bandiera blu 2013?

Non sappiamo l’esito di queste denunce, ma da quello che emerge  le pressioni non erano perché siamo in ritardo sul bilancio o non inizia un’opera fondamentale. No, caro sindaco, se non sai chiedi ad assessori e consiglieri.  Informati a cosa si riferiscono le pressioni, chiedi perché c’è chi andò a dare calci alle porte a Villa Sarsina visto che non pagavano una cooperativa o per quale motivo l’allora direttore generale venne preso a schiaffi.  E se non lo sai, lo riscrivo qui. Nella sentenza “Malasuerte” si afferma che chi pagava il pizzo lo faceva per la  “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. E in quel processo, lo ricordiamo, si è parlato di “persone vicine ai camorristi“.

Chi andò a fare pressioni per un accordo commerciale trasformatosi in “pizzo“? Almeno questo Bruschini dovrebbe saperlo.

Perché attenzione, c’è Placidi – in maggioranza più di qualcuno ha vissuto il suo arresto come una liberazione, o sbaglio?, ma quando portava i voti tutti in fila da Patrizio – (e non basta avere revocato l’incarico al neo assessore all’ambiente, troppo tardi) ma è la punta di un iceberg  che si sta scoprendo. Del quale si denunciano da anni – qui come altrove – le scelte fatte per amici degli amici, cooperative “vicine“, persino spettacoli a Tizio o Caio, illegalità delle cose quotidiane che – guarda caso – coincide in almeno un paio di casi con la scelta dei dirigenti oggi “scaricati“.

Solo il sindaco finge di non accorgersene, chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina.

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Placidi, il Comune: chi denunciava e chi “reggeva”

Al gioco di “sapevano tutti” non possiamo starci. Né a quello di chi fa “spallucce” parlando di bolla di sapone e di amministrazione che tutto sommato non c’entra. La vicenda “Evergreen” ripropone questioni che sì, si trascinano da tempo, ma di fronte alle quali la politica – in particolar modo la maggioranza che guida Anzio da 20 anni – ha preferito girarsi altrove. Non solo  la classe politica di questa città,  brava a organizzare un “Aventino” quando il sindaco – nella prima legislatura Bruschini – vacillava, si rifiutava di vedere.  Invece in quella occasione il sindaco andava già mandato a casa, anche per quello che un “giornaletto” – come amavano definirci – scriveva. Denunciavamo, dalle colonne del “Granchio“, come è sempre stato. Qualche investigatore, evidentemente, non ha trovato i riscontri e la vecchia politica – al solito – o si è girata o ha “retto” il sistema. D’altro canto a Placidi “tutti chiedono posti” – come disse nell’intervista subito dopo gli spari

A chi, oggi, ha la memoria corta, ma anche ai novelli scopritori della legalità, ripropongo quanto da un piccolo foglio di provincia è stato fatto. All’indomani degli spari a casa di Patrizio Placidi, insieme a Ivo Iannozzi  scrivevamo nell’editoriale, riferendoci alla pista che ad aprire il fuoco sarebbe stato uno deluso per non aver avuto il lavoro: “(…) Se è così siamo di fronte a una situazione più preoccupante, a nostro modesto parere, della presenza di criminalità organizzata. Sì, perché si è fatto del sottobosco delle cooperative, degli incarichi affidati a quanto sembra con una rigida spartizione politica, un mercato diventato ormai ingovernabile. Placidi ha espresso alcuni dubbi ai carabinieri, nell’intervista al nostro giornale non nasconde che il suo assessorato è diventato una sorta di ufficio di collocamento al quale tutti vanno a chiedere. Se è così, lo ripetiamo, è peggio della criminalità organizzata. Perché quei lavori, spesso precari e di poche centinaia di euro, altro non sono che un modo per dire – domani – chi votare. Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, la politica non ha sempre fatto questo? Vero, ma se la corda si tira troppo poi c’è il rischio che si spezzi. E forse siamo arrivati al punto. Allora c’è da chiedersi quale risposta si dà per lo sviluppo della città, per creare non l’occasione di un posto in cooperativa con la raccomandazione di Tizio o di Caio ma occupazione stabile. E qui il panorama si fa desolante, perché allo sviluppo non si pensa ma si preferisce “gestire” dalla cooperativa all’associazione che otterrà un contributo per un’iniziativa spesso solo pseudo culturale. Basta avere un ritorno di consensi (…)“.

Rispetto ad allora, la criminalità organizzata si è infilata nel gioco delle cooperative, come emerso in “Mala suerte“. La situazione si è involuta, il condizionamento – al quale allora non credevamo forse perché posto male – c’è. Solo il Prefetto di Roma e il Ministero dell’Interno (a guida Pd…) non se ne accorgono.

Una settimana dopo, articolo che mandò Placidi su tutte le furie, scrivevo in cronaca: “(…) gli investigatori cercano di andare oltre. All’attività amministrativa e politica di Placidi, infatti, se ne affiancano sia pure non ufficialmente molte altre. Il vice sindaco – formalmente – vive con il rimborso del Comune per il suo lavoro in giunta tanto che per quanto è dato sapere è da quello vengono detratti i soldi che sta rimborsando, mensilmente, per la condanna della Corte dei conti. Ma è notorio che i suoi interessi – per carità legittimi – sono praticamente in ogni settore. Dai distributori di benzina ai supermercati, dai posti di lavoro in un noto fast food a mediazioni immobiliari, sembra non ci sia cosa ad Anzio per la quale non si debba parlare con Placidi. Solo voci, delazioni della politica o ci sono aspetti che invece meritano di essere valutati? E chi dice, a questo punto, che il motivo degli spari non debba essere cercato altrove?” 

Ecco, c’è chi scriveva, chi denunciava e chi sapeva, fingeva o “reggeva“. Una parte siede ancora al governo della città, quella che era in Consiglio e doveva essere opposizione ma si girava, ancora fa “strategie” con pezzi di maggioranza. Sarà un  confine oltre il quale realizzare #unaltracittà

Arresti, nessuna rivincita né brindisi. Ostia è già qui

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Foto da ilclandestino.it

Non è l’ora della rivincita. Troppo facile e scontato. Chi ti definì “pseudo giornalista” in consiglio comunale (poi scusandosi) è ai domiciliari, chi hai avversato una vita sull’agire politico – nei diversi ruoli che ha avuto in oltre 20 anni – pure. E tu dovresti esultare o brindare? Neanche per idea. Certo, sarebbe la cosa più semplice, di fronte a te invitato a “fare un esame di coscienza” e ai cittadini ora “imbecilli locali”, ora “disturbati mentali”, ora denunciati per aver detto che il mare era inquinato e ora bollati come “ominicchi e viperelle” o mandati a lezione di “etica”. Invece nessuna rivincita, né brindisi, perché ero, sono e resto garantista di fronte alle indagini della magistratura e agli arresti. Ieri come oggi, quando sono state eseguite le ordinanze per l’operazione Evergreen.

Che al di là degli accertamenti della magistratura – c’è chi si affretta a dirci che 4.000 euro di tangenti sono poca cosa… – ci dicono che il sistema è crollato. Il vaso di Pandora, se la Procura di Velletri vuole davvero, è scoperchiato. Per questo è bene leggere a fondo il comunicato della finanza.

Oggi è facile dire che si sapeva di Placidi, ma per un ventennio ha fatto l’assessore, è stato ed è un alleato, e alle ultime elezioni i suoi voti – con il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria – sono stati decisivi per far vincere Luciano Bruschini. Né si può immaginare che la magistratura, oggi, abbia risolto un problema con il quale la politica, questa politica e questa maggioranza – vecchia e nuova – hanno convissuto tacendo. Problema di metodo, attenzione, il penale spetta ad altri. Dire oggi, come si cerca di far passare in maggioranza, che “visto? Bruschini non l’aveva confermato” è una colossale fesseria, perché da ultimo qualche giorno fa Placidi spiegava di non aver accettato l’assessorato e di continuare a sostenere questa coalizione, al punto di aver fatto il nome del suo successore. Basta leggere qui sotto.

placidisugiunta

Il problema è che qui un po’ tutti sono Placidi e – ripeto – non parliamo di vicende penali.

Questa maggioranza e questa classe politica che da un ventennio imperversa si è mossa sempre sulla base di favori, cooperative vicine, amici da sistemare. Ognuno il suo settore, senza pestarsi i piedi. Fosse un lavoro o la gestione di un impianto pubblico (tra la vicenda del Falasche che non pagava e l’evasione del Deportivo non saprei quale scegliere), la storia di un hotel o i tributi da pagare con calma, un terreno da sbloccare o qualsiasi altra vicenda nella quale entrasse la “politica”. Ne hanno fatto un metodo di governo e controllo che con l’agire politico non c’entra: è stato solo potere per il potere, costruzione di consenso per “comandare”.

Fino a quando è stato fatto mettere il vestito bello a qualche esponente della malavita locale, lo si è fatto avvicinare alla politica, gli sono state spalancate le porte del Comune. Il 16 dicembre c’è un’udienza preliminare che riguarda Placidi e le proroghe alle cooperative per il verde. Secondo il pubblico ministero quelle proroghe garantivano “i soci elettori” dell’assessore. Non fu il sindaco a dire “avete voluto fare le gare? Ecco il risultato” dopo il durissimo passaggio da Giva a Parco di Veio? Insieme a Placidi sono imputati il dirigente Walter Dell’Accio – forse vittima sacrificale in tutta questa storia – e la consigliera Valentina Salsedo che di una delle cooperative è stata presidente fino alla vigilia del voto. Elezioni dove si è presentata in “ticket” con Giorgio Zucchini, attuale vice sindaco, colui che per la storia dei parcheggi finita nell’indagine “Malasuerte” andò a mediare in un incontro presente il marito della consigliera – gestore di un servizio di parcheggio che poi si ritirò – e il fratello del sindaco, indicato dallo stesso primo cittadino, come emerso in Tribunale durante il processo. L’azienda che pagò il “pizzo” – altro che accordo commerciale – lo fece secondo i giudici di primo grado anche per “le pressioni della politica”. Cosa che penalmente non ha rilevanza ma è a dir poco inopportuna. Quei soldi andarono – lo dice l’indagine, lo conferma la sentenza – ai familiari di un detenuto al 41 bis. E il pubblico ministero, in udienza, parlò apertamente di camorra.

Non servivano gli arresti odierni a dirci qual è la situazione, a ipotizzare come leggiamo nel comunicato della Finanza “possibile la sussistenza di accordi illeciti anche con esponenti della criminalità locale, in passato indagati per reati di criminalità organizzata“. Lo sapevamo. Come apertamente, anche in consiglio comunale, Placidi e il sindaco venivano a spiegarci che era meglio per i rifiuti vincesse la Ecocar-Gesam. Oggi sappiamo perché, una parte dell’indagine riguarda i rifornimenti che la seconda faceva nel distributore di Placidi, quello dal quale ogni mattina – nell’ultima campagna elettorale – partivano le “squadre” di galoppini. Una delle tante attività imprenditoriali dell’assessore.

Per questo oggi una commissione d’accesso – chiesta da più parti politiche in passato, con precise interrogazioni – sarebbe facile quanto inutile. Tutte queste cose erano note a un Prefetto che ha preferito prendere tempo, a un Ministero secondo il quale non c’erano i legami tra certe vicende e la politica. C’è Ostia come emergenza, vero? Ma Ostia è già tra noi.

Dispiace che un uomo delle istituzioni, un sindaco che si vanta (e ha ragione) di non essere mai stato sfiorato da indagini in vita sua, non si sia accorto di tutto questo o abbia fatto spallucce. La responsabilità politica è sua, per intero. Da queste vicende alla illegalità delle cose quotidiane, sulla quale abbiamo perso le tracce della responsabile dell’anti corruzione che per la verità in un paio ci ha messo del suo.

Non brindo, non sono contento, non c’entra la possibile candidatura. Dicevo e dico che tutto questo non mi piace – anzi è preoccupante – e che Anzio non lo merita. Qui non c’è solo il sindaco a essere basito – come dice in un comunicato – ma una città vilipesa. Sarebbe il caso che Bruschini e quel che resta della sua maggioranza ne traessero le conseguenze.

Polizia locale, per la sede tutto da rifare. E le mie scuse

excommissariato

Non ci voleva molto, alla precedente procedura mancavano una serie di documenti che adesso ci sono, a cominciare dalla relazione tecnica nella quale si afferma che solo una parte dei locali dell’ex commissariato saranno adibiti a sede della polizia locale.

Il dirigente della polizia locale, dopo due avvisi pubblici – uno andato a vuoto, l’altro revocato con una determina adottata ieri – adesso ha predisposto una nuova lettera d’invito e rivisto anche l’importo dei lavori, elevandolo a 51.000 euro.

Debbo delle scuse: commentando la notizia data dal sindaco Bruschini della giunta che citando Guccini prova a dirci “cose vecchie con il vestito nuovo“, avevo fatto un post su facebook ripreso da alcuni media.  “Tra gli altri annunci – dicevo – il Sindaco parla del nuovo comando della polizia locale. Magari! Sanno lui e il successore incaricato che con 29.000 euro più Iva si e no lì si aprono le porte e si dà una pulita? Sanno che l’affidamento è andato a una ditta al 50% di un dipendente comunale? E che sulla procedura c’è più di qualche dubbio?”

Si era già intervenuti, mentre scrivevo, ma la determina è stata pubblicata questa sera.  Non sono più 29.000 euro più iva, le procedure sono state sistemate e l’incarico alla ditta è stato revocato. Mi piace pensare che, a volte, certe segnalazioni servono. Comunque ne prendo atto e spero che si provveda presto a sistemare “i locali con minore necessità di interventi” – come si legge nella relazione – e a dare una sede più degna. Forse non a gennaio, come si diceva in qualche intervista, ma basta che ci sia

Diciamo che da agosto a oggi, però, è stato seguito un percorso un po’ tortuoso. Almeno su questo, in Comune, vorranno convenire…

Da “Sciuscià” al Falasche: privacy, etica e altre storie. Riflettiamo

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Anni fa ebbi un’accesa discussione con uno degli inviati di “Sciuscià“, la trasmissione di Michele Santoro, per molti icona del giornalismo italiano. La troupe era a Nettuno, al Campo della Memoria, e feci notare al collega che non mi erano piaciute le immagini di un tunisino in manette, inebetito, nei corridoi del Tribunale di Milano. Lui, uno dei tanti “inviati di un giorno” – di quelli che vengono, trovano tappeti rossi stesi e se ne vanno senza dover rendere conto ogni giorno di ciò che fanno sul territorio – spiegò con veemenza: “Avevamo la liberatoria“. Peggio, dissi io, perché un giornalista ha il dovere di sapere dove fermarsi. Autorizzazione o non. Ma loro dovevano dimostrare che Cesare Previti (lo ricordate?) non veniva processato, mentre il povero tunisino sì e pazienza le regole.

Pensavo allora e penso adesso che ci sono limiti da tenere a mente e che se le persone in manette non possono essere mostrate, non c’è autorizzazione che tenga. Al tempo stesso – e che discussione con il compianto professor Stefano Rodotà – sostengo il paradosso che i giornalisti debbano accedere ai verbali di pronto soccorso. Sapendo i dati che possono pubblicare e il limite che non possono superare.  I giornalisti e non solo. Vale a maggior ragione per i minori. Sulla  vicenda del ragazzo del Falasche che ha colpito una giovane arbitro ed è stato squalificato il sindaco   di Anzio, Luciano Bruschini, quel limite l’ha superato. Per fini nobili, o presunti tali – com’era mostrare il tunisino per dire che Previti non si processava e lui sì – ma rivelando particolari che il buon senso prima delle norme sulla privacy impongono.  Poteva dire ugualmente, entrando in questioni che fra l’altro non gli competono, che la squalifica gli sembrava eccessiva senza rivelare vicende private del ragazzo, parte delle quali note solo al Comune, che nessuna autorizzazione può far divulgare.

E qui si apre un altro capitolo. Se la legge 150 del 2000 impone che a occuparsi di comunicazione istituzionale siano i giornalisti, un motivo ci sarà. Ho iniziato citando un esempio che a mio parere fu di pessimo giornalismo, ma chi è iscritto a questo malandato Ordine ha se non altro il dovere di rispettare le norme che si è dato e se non lo fa è (dovrebbe essere) sanzionato. Un giornalista avrebbe evitato – per deontologia – di dare quelle indicazioni che violano la legge sulla privacy e il testo unico dei doveri che recepisce, fra l’altro, la “Carta di Treviso” che tutela i minori. Invece il comunicato è circolato (ora non compare più sul sito, forse anche grazie a una segnalazione di chi scrive al Garante dell’infanzia e a quello della privacy), i giornali locali lo hanno ripreso – a mio parere  sbagliando – e chi non conosceva il passato di quel ragazzo, reso facilmente identificabile, ora lo sa.

Poi però si parla di etica, dopo aver dato ai cittadini ora degli “imbecilli locali“, ora dei “disturbati mentali”, ora degli “ominicchi e viperette“, dopo averli denunciati perché dicevano – lo diceva l’Arpa, a dire il vero – che si era verificato un inquinamento in mare. Il sindaco lo fa prendendosela con Chiara Di Fede, direttrice dell’università civica di Nettuno. Ha un ruolo istituzionale, vero, cosa che dal punto di vista della comunicazione deve rendere più attenti – ricorderete le mie “tirate d’orecchi” a Luigi D’Arpino che da presidente della Capo d’Anzio andava giù pesante sui social – ma se uno ti dice qualcosa sulle scuola cosa c’entra il lavoro che fa? E di quale etica vogliamo parlare?

Ecco, i social. Ieri sul mio profilo facebook ho scritto quale sarebbe stata la giunta, la collega Elisabetta Bonanni ha argutamente fatto notare che a darla era il “candidato Del Giaccio” . Ma nell’epoca dei social, appunto – ed è la riflessione che vorrei fare anche con Bruschini e la sua maggioranza, con quanti faranno la campagna elettorale – chi decide cosa si può scrivere o meno?

Il rispetto delle persone e delle regole, a mio parere, per questo torno al caso del ragazzo del Falasche ma anche ai toni che il sindaco usa nei confronti di chi dissente. Non ci siamo. Non mi sognerei mai di andare in piazza – e quella di facebook e degli altri social lo è virtualmente ma amplifica molto più di quella reale – e dare dell’imbecille a un cittadino, meno che mai da sindaco. Direi che nel ruolo che ha il politico x aveva promesso una cosa e non l’ha fatta, che nel suo ruolo istituzionale ha avuto un comportamento poco consono, proporrei un’idea diversa a quella che avanza e cercherei di convincerlo o di capire perché la sua è una alternativa migliore.

Si chiama confronto, se avremo la fiducia dei cittadini ne faremo una caratteristica di #unaltracittà

Nuova sede della polizia locale, evviva. Ma fateci capire…

excommissariato

Sarà recuperato e destinato a nuova (e indispensabile) sede della polizia locale l’ex commissariato di Anzio. Addirittura, si parla di trasferimento nei primi mesi del nuovo anno. E’ certamente una bella notizia, ma o ad Anzio si è in grado di moltiplicare pani e pesci – come raccontato nei Vangeli – o forse è il caso di capire cosa si voglia e possa fare con 35.868 euro, iva compresa, quelli dell’unica offerta presentata.

Vedete, nella richiesta di manifestazione d’interesse che potete scaricare al link seguente  bandoexcommissariato ci sono dodici punti per i lavori da eseguire. Quella richiesta, immaginiamo, è nata sulla scorta del sopralluogo di un tecnico o comunque di una perizia che agli atti, però, non c’è. Pazienza, solo una domanda: bastano i soldi stanziati per fare dalla pulizia all’impianto elettrico, dai pavimenti agli infissi?

E risulta, ma questo può dircelo solo l’ufficio tecnico, che esiste invece un progetto per l’intero stabile che si aggira sui 700.000 euro?

Ripetiamo, ben venga la nuova sede, comprensibile l’entusiasmo su un imminente trasferimento, ma a memoria lì cade tutto a pezzi e nell’ultimo periodo di permanenza del commissariato uno degli agenti che faceva sindacato si “calò” in una voragine che metteva a rischio la stabilità del palazzo, restando fuori solo con la testa.

L’impressione, sbaglieremo, è che sul patrimonio pubblico si continui ad avere poche idee e anche confuse. Speriamo, davvero, che bastino quei soldi e che a gennaio la polizia locale vada a via del Faro. Temiamo, invece, che servirà molto di più.

Ah, a proposito di patrimonio. Ecco cosa è successo oggi – dopo il sequestro dei mesi scorsi-  per il Deportivo. Nel silenzio della politica di casa nostra, ovvio.

Candidato sindaco, ma non “per forza”. Alleiamoci

altracitta

Ho incontrato nel pomeriggio all’enoteca Del Gatto i colleghi giornalisti del territorio, rompendo gli indugi e indicando la mia candidatura a sindaco. Ho preso un po’ tutti di sorpresa, a cominciare da chi (e me ne scuso) aveva condiviso con me parte di questo percorso. L’ho fatto perché mentre noi – giustamente – diciamo che vengono prima i programmi, quello che vogliamo fare, poi eventualmente i candidati, altrove si “corre“. Gli avversari politici – forti anche del potere che gestiscono e attraverso il quale spesso comunicano – sono in campo da tempo e così mi è sembrato opportuno mettere un punto fermo.

Questo non vuol dire, come ho spiegato in altre occasioni, che se non sono il candidato salta tutto, anzi. Non devo esserlo “per forza“, però è ora di pensare a chi rappresenterà un cartello necessariamente alternativo a chi ci governa da un ventennio. Se il mio nome, spesso circolato a sproposito e a volte vilipeso da chi rappresenta le Istituzioni locali, serve a unire, eccolo. Se c’è un nome che mette insieme più del mio, ben venga.

Avrà a disposizione il sostegno, per quel poco che vale, del sottoscritto.

L’obiettivo? Arrivare al ballottaggio e vincerlo. Dimostrare che in questa città che ha votato e dato fiducia a un centro-destra che non la rappresenta più come prima e che sta facendo conti spietati al suo interno, c’è qualcosa di diverso e credibile. Che la Politica, sì la maiuscola è voluta, può ancora dire la sua. Nei confronti di chi l’ha intesa – nonostante i plebisciti di questi anni – con la p minuscola e di chi, invece, ha fatto dell’anti politica etero guidata da una srl il suo cavallo di battaglia. Posizioni rispettabilissime, sia chiaro, ma che non condivido.

Ho fatto una conferenza stampa senza claque – al contrario di chi è solito persino annunciarle in pompa magna – ma solo con i giornalisti, in uno dei luoghi di eccellenza di questa nostra amata Anzio. Ce ne sono altri, per fortuna, come sono certo che esistono persone di buona volontà che vanno al di là dell’appartenenza politica ma hanno fatto del loro impegno civico – più o meno visibile – una bandiera.

Alle ultime amministrative i candidati Bernardone, Pollastrini e Garzia hanno preso, insieme, i voti necessari per andare al ballottaggio. Perché non si fece un’alleanza è cosa per gli appassionati di dietrologie, qui si deve guardare avanti. Non fare oggi un’alleanza tra chi c’era allora e chi – invece – si è francamente scocciato di questo centro-destra, sarebbe un suicidio che non possiamo permetterci. Soprattutto non possiamo chiudere la porta in faccia a chi – non avendo governato – proviene da un’area moderata che risulta ancora essere la maggioranza ad Anzio.

Questo è lo spirito, alleiamoci e proviamoci. Sarò io il candidato? Eccomi. Toccherà ad altri? Eccomi. A patto che non ci sia chi ha governato finora e chi – vecchio e nuovo – ha sostenuto questa maggioranza, magari dopo averne dette di tutti i colori.

Di certo non  sarò candidato di “bandiera“, senza fare troppi giri non lo sarò da solo con una civica tanto per fare presenza, né esclusivamente per il Pd, come espressione di un partito che ho sempre criticato (molti lo sottolineano, è vero) ma che dal ’98 non ha responsabilità di governo in città. Al quale va riconosciuto, comunque, di avere messo in campo un rinnovamento – che sono certo non è solo anagrafico – con la scelta di Gabriele Federici segretario.

Un Comune non si occupa di ius soli, di fine vita, di testamento biologico. Sul fatto che un Comune deve tappare le buche e raccogliere i rifiuti, tenere le scuole aperte e offrire servizi efficienti siamo tutti d’accordo, è sul come che si fanno le differenze. E’ su queste che dovremo confrontarci ed essere più credibili di chi c’è stato finora. E’ sul modello di sviluppo alternativo a quello che ci ha portato varianti, cemento e furberie anziché mare cultura e natura che dovremo convincere i cittadini che è possibile #unaltracittà

Uno sviluppo – e basterebbe solo il mare, davvero – che ci porti ad Anzio del 2058, quando tanti di noi non ci saranno più, ma magari si sarà affermato un modello per il quale le scelte Politiche (una città lanciata a livello internazionale, per esempio) hanno creato sviluppo e non fatto del Comune un anomalo ufficio di collocamento.

Poi decideranno i cittadini, sempre sovrani. Ma abbiamo il dovere di provarci

 

 

La criminalità di Ostia, quella di casa nostra. Parliamone

fnsi

Giovedì a Ostia si terrà la manifestazione organizzata dalla Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) e da Libera, a seguito dell’aggressione dell’inviato di Nemo, ma soprattutto del clima che si vive sul litorale romano. Anzio, purtroppo, non è molto lontana e la manifestazione di giovedì – alla quale speravo di poter essere presente, cosa impossibile per ragioni di lavoro – riguarda più in generale l’aggressione all’articolo 21 della Costituzione.

Domani mattina, con i giornalisti sotto scorta, il ministro Minniti sarà in Fnsi a parlare dei cronisti minacciati, aggrediti fisicamente e dalle querele temerarie, dalle maxi richieste di risarcimento, mentre giovedì a Ostia ci sarà da difendere il diritto – di tutti – alla libera espressione del pensiero. Minacciato, a qualche chilometro da noi, dagli Spada e dintorni.

E qui? Che esiste un problema di criminalità e illegalità diffusa – da quella spicciola a Malasuerte, dalla presenza di clan che hanno fatto affari (lo affermano delle sentenze) a vicende ancora in fase di accertamento relative alla gestione del Comune – è cosa nota.

Che esistano pressioni, con toni diciamo “accesi” ma comunque intollerabili, è altrettanto vero. Questa vicenda è stata affrontata a luglio 2016 in un dibattito a Villa Sarsina, senza simboli di partito ma alla presenza di autorevoli esponenti del Pd e – successivamente – con annessa polemica sulla mancata concessione della sala, dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra italiana.

Sono maturi i tempi, a modesto parere di chi scrive, per tornare ad affrontare l’argomento. Quelli che le forze dell’ordine chiamano “reati spia” qui ci sono tutti. Parliamone.

Caso Savarino all’Anac, le questioni che restano aperte

sindacosegretario

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Sarà in ogni caso approfondita ogni valutazione necessaria in ordine alla compatibilità tra i fatti ascritti e la piena e completa operatività della funzione del responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza. Proprio al fine della miglior valutazione, il segretario generale della Giunta ha già informato l’autorità nazionale anti corruzione“.

Si conclude così la risposta che il presidente della giunta regionale, Nicola Zingaretti, ha inviato al consigliere Fabrizio Santori che aveva sollevato con una interrogazione il caso dell’ex segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino. Quest’ultimo, infatti, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti per un riconoscimento di “alta professionalità” al responsabile della segreteria del sindaco e dell’ufficio comunicazione che secondo la magistratura contabile non poteva essere fatto in quei termini e al quale la giunta provò a mettere una “pezza“. La decisione della Corte dei conti, ricordiamoci che è di primo grado e c’è ancora l’appello, si può leggere qui.

La vicenda, oltre che dai media locali, fu ripresa da Repubblica e il consigliere Fabrizio Santori di Fratelli d’Italia – molto attento alle vicende del nostro territorio – aveva presentato una interrogazione alla quale è giunta risposta. Il presidente Zingaretti sottolinea come Savarino stia facendo bene in Regione, come il fatto sia  avvenuto in un ente diverso e si tratti di “unica contestazione” (e vedi pure…), ma ovviamente mette le mani avanti e spedisce tutto all’Autorità nazionale anti corruzione, diventata una sorta di unto per tutti i mali e che spesso “insabbia” – nel senso che le cose si perdono nei meandri dei numerosi procedimenti aperti – anziché intervenire. Ma certo all’Anac  dovranno preoccuparsi, prima o poi, di quello che succede ad Anzio perché ad esempio questa vicenda dell’alta professionalità porta con sé – a cascata – un’altra serie di questioni. Se poi l’Anac vuole c’è pure qualche titolo sbagliato, qualche incompatibilità, ma restiamo alla vicenda attuale.

Savarino ha esercitato ad Anzio un ruolo da protagonista, da primattore, come fanno ormai i segretari generali anche e soprattutto nella funzione di responsabile della trasparenza e anti corruzione. C’è stato un momento in cui il “Palazzo” ha tremato perché l’allora segretario passava più tempo in Prefettura a raccontare di pressioni, a quanto pare, che in Comune. Poi è finito tutto in una bolla di sapone, come da italico andazzo.

Ma alcuni passaggi interni sono rimasti, quella “alta professionalità” è stata decisiva, ad esempio, per decidere chi dovesse diventare dirigente e capo di gabinetto del sindaco Luciano Bruschini, partendo da una posizione – ben nota a Savarino –  che il ministero dell’economia e finanze ritiene “illegittima” ma che in Comune (e non c’è motivo di dubitare, davvero) si dice ampiamente risolta.

Ebbene, a questo punto resta aperta un’altra vicenda che, di fatto, ci lascia in “eredità” per le scelte fatte e oggetto di contestazione l’ex segretario. Il compenso del capo di gabinetto. C’è una determina, è indicata una cifra consistente,  Marco Del Villano ha chiesto lumi in consiglio comunale e il sindaco ha detto che è sbagliata. Nessuno l’ha ancora revocata (o comunque all’albo on line non ve ne è traccia) così come non è ancora visibile la tabella dei compensi che su “amministrazione trasparente” deve comparire per ciascun dirigente. Com’era? 3.0…

Piccole questioni? Forse. Diciamo, come ripeto da tempo, legalità delle cose quotidiane. Di certo nulla contro le persone (si sta facendo un eccellente lavoro di comunicazione istituzionale, va riconosciuto), ripeto da tempo che sono i metodi che non condivido. E le cose, dopo Savarino, non è che siano cambiate. Anzi…

Ciao Luciano, che festa quella sera…

lucianovenga

E’ mancato Luciano “Venga“, a suo modo personaggio di questa città. Mi piace ricordarlo con quanto scrissi per il Granchio, dopo la festa per i suoi 70 anni nella quale ci coinvolse, con Domenico e Nino. Come ho avuto modo di dire su facebook c’è solo un modo per salutarlo: “Ansio, Ansio, Ansio…. Evviva Sant’Antonio!”. Un abbraccio ai familiari e peccato non aver dato seguito a quella festa…

Il testo del febbraio 2011

Metà dicembre 2010. Piazza Pollastrini ad Anzio centro. Incontriamo Luciano, meglio conosciuto come “Venga”, supertifoso dell’Anziolavinio (e della Roma…) Gli auguri di Natale sono d’obbligo. “Per me la festa è doppia visto che a febbraio compio 70 anni”, dice Luciano. “E allora vorrà dire che quel giorno festeggeremo il tuo compleanno con una bella pizza”. “Magari, sarei proprio contento”, risponde il buon Luciano “Venga”. E gli brillano gli occhi all’idea di riunire tanti amici per festeggiare il proprio compleanno. “Allora sento Patrizio (Colantuono, direttore del Museo dello Sbarco ndr.) perché lui è bravo ad organizzare”, lo rassicuriamo. Dieci minuti dopo parte la telefonata a Patrizio. “Luciano “Venga” compie 70 anni il 13 febbraio e bisogna organizzare una bella pizza”, gli diciamo. “Veramente il 17 febbraio è anche il mio compleanno, faccio 60 anni”, risponde dall’altro capo del telefono. “E allora festa doppia, vai Patrizio”. Il giorno dopo il numero dei festeggiati sale a tre: il 5 febbraio compie 60 anni anche Enrico Pigliacampi direttore della filiale di Anzio della Banca Popolare del Lazio. E allora festa sia Luciano, Patrizio e anche Enrico, 190 anni in tre. L’appuntamento è per il 17 febbraio al ristorante “Grecale” da Silvestro, sulla Rivera Zanardelli. E già prima di Natale inizia una serie frenetica di telefonate per invitare gli amici comuni ai tre festeggiati. E al “Grecale” si ritrovano per lo più i ragazzi degli anni ’60 per una rimpatriata allegra e nostalgica, oltre a qualche “infiltrato” giornalista ma soprattutto amico, a chi collabora o ha un legame di amicizia con uno dei festeggiati. Serata esilarante, battute e aneddoti che piano piano diventeranno storia “orale” della città. Dai tempi dei film che si giravano uno dopo l’altro ad Anzio e grazie ai quali, come comparse, tanti dei presenti hanno visto “un sacco di soldi”. Chi li reclutava aveva pacchi di denaro contanti, quelli che realmente finivano nelle tasche delle comparse non erano molti ma comunque rappresentavano un’entrata. Film improbabili, a volte neanche usciti, ma era un vero e proprio boom e pressoché tutti hanno avuto una “parte”. Scene che a raccontarle oggi ti fanno piegare in due dalle risate, perché girare era un’impresa titanica con persone alle prime armi che prendevano la cosa quasi per scherzo. Come quella volta che uno era vestito da poliziotto e per strada aveva fermato un’auto chiedendo i documenti. Scena che con il film, neanche a dirlo, non c’entrava proprio. Ci si calava nella parte, insomma. E poi le disavventure di Patrizio nei viaggi in treno o quelle dietro ai reduci, i ricordi di Luciano e quelli di Enrico, quelli degli amici che nella lunga passeggiata al porto che conclude la cena si inseguono uno con l’altro, dalla pallanuoto giocata al porto alle partite dell’Anzio calcio, dagli scherzi di un tempo a quelli più recenti. La sorpresa più gradita è la telefonata con Stefano Colantuono, mister dell’Atalanta, che arriva durante la cena. Immancabile e quasi commovente un “Anzio Anzio!” gridato a squarciagola come se fossimo allo stadio. Chiude Luciano, quasi a dare il senso di quanto questo paese sia legato – alla fine – a dei simboli, con un “Evviva Sant’Antonio!”. Alla prossima festa.