Piscina: felici, contenti e con ristoro. Ma il Comune ci rimette

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Partiamo dal dato positivo: l’attività di circa mille ragazzi è garantita, la pallanuoto avrà un posto nel quale continuare a giocare grazie all’affidamento alla Fin, a breve (così dicono) sarà pronto il bando che da ottobre 2017 a oggi nessuno è stato in grado di “partorire” e quindi avremo un affidamento della piscina di Anzio degno di tale nome. Fine.

Non ti sta bene mai niente, però...” Esatto, perché questa vicenda dell’affidamento alla Federazione italiana nuoto – del quale si parla da mesi e che si è formalizzato secondo la delibera adottata in giunta ai primi di settembre – sembra tutto fuorché un vantaggio per il Comune. Attenzione, non che l’ente debba lucrare sui propri impianti – nessuno se lo sogna – ma almeno ricevere un canone per lo spazio che concede, quello sì. Martedì la vicenda sarà affrontata in commissione trasparenza e speriamo di saperne di più. Per adesso siamo agli atti.

La Federnuoto gestirà tutto e se andasse male “Il Comune, in considerazione della già richiamata natura provvisoria dell’affidamento della gestione, delle difficoltà di quest’ultima di intervenire nella conduzione dell’Impianto senza aver potuto provvedere ad una adeguata programmazione delle attività nonché della conseguente impossibilità di provvedere ad un ammortamento degli impegni economici assunti su più esercizi, si impegna inoltre a valutare, al termine del periodo di gestione temporanea della FIN, interventi a favore di quest’ultima in caso di saldo passivo di gestione da documentarsi con apposito rendiconto gestionale analitico, supportato da idonea documentazione di spesa”. Da non credere, ma è così. Anche se non vogliamo nemmeno lontanamente immaginare che la Fin non abbia le capacità di gestire un impianto simile chiudendo in pareggio.

Intanto il Comune provvede alla manutenzione ordinaria (che prima era a carico del gestore) e straordinaria (a questa già pensava prima) sperando che non ci siano muri pericolanti, come accadde per allargare il “Deportivo” e consentire di realizzare le uscite di sicurezza.  Il Comune “abbona” anche la tassa rifiuti e qui sarebbe interessante sapere se la società uscente – che da sempre gestisce l’impianto – è o meno in regola con i pagamenti. Ma anche cosa deve fare un cittadino per avere lo stesso trattamento della Fin….

Nel frattempo la Fin potrà fare o dare in gestione “attività accessorie di accoglienza-ristoro-bar” e c’è da immaginare che anche per quelle, lo smaltimento dei rifiuti sarà a carico del Comune. Sempre che non si voglia realizzare un Deportivo 2. Perché insistiamo? Perché la vicenda – anche penale – di quella discoteca/ristoro su un luogo pubblico e in danno del Comune, secondo l’accusa, è legata a doppio filo alla gestione della piscina. Lo spazio esterno era dato in “comodato d’uso” in cambio di una manutenzione ordinaria che a quanto pare nessuno ha visto o che non deve essere stata sufficiente se anche nell’intesa con la Fin si fa riferimento alla manutenzione da svolgere.  

La delibera e la convenzione allegate dicono molto, allora, ma non tutto.

Ad esempio, chi sta gestendo e per conto di chi le iscrizioni pubblicizzate in ogni dove? Chi pagherà le mensilità arretrate agli istruttori della piscina? Chi selezionerà i nuovi (che poi sono sempre gli stessi, da quanto si apprende) e chi li pagherà? Chi gestirà l’impianto, la Fin direttamente o chi è uscito dalla porta rientra dalla finestra? Si parla di una soluzione con Latina, anche questa circola da tempo, ma di atti non se ne vedono: è vero?

Per questo è bene che in commissione trasparenza sia chiarito ogni dubbio, a partire dalla interpretazione – speriamo non sia come per la virgola dell’ottavo assessore o la percentuale delle quote di genere – relativa all’affidamento diretto.

Non ti sta bene mai niente, però… E tu che avresti fatto?

Giusto. Premesso che la foglia di fico di essere stati eletti il 10 giugno non regge, dato che questa è la prosecuzione della maggioranza di Luciano Bruschini, intanto mi sarei chiesto perché da ottobre 2017 il bando non è stato preparato. In quel settore, guidato da chi è lì con un titolo per un altro (e che questo sindaco, ben sapendo, ha confermato) hanno saputo copiare e incollare una delibera di Civitavecchia per il nodo dei pagamenti, indicando anche il dirigente del Comune a nord di Roma, non sono stati capaci di prendere un bando e “ritagliarlo” sulle esigenze di Anzio? Ci credo poco. Bastava andare su google, in provincia di Avellino – non a Treviso o Sondrio – nel 2012 già si affidava l’impianto così…  (http://www.pratolaserra.gov.it/garebandiappalti/1908-bando-per-laffidamento-in-gestione-della-piscina-comunale-del-capoluogo ) ma gli esempi, volendo, sono decine.

Avranno avuto pressioni dalla maggioranza passata e presente? Si sa che sul patrimonio pubblico c’è chi ha costruito fortune politiche, basta arrivare a Falasche per esempio…

Di certo non darei 100 su 100 al raggiungimento degli obiettivi del dirigente medesimo (vedrete, lo avrà…) e neanche l’avrei tenuto in quel posto. Pur eletto a fine giugno, proprio per non lasciare 1000 ragazzini per strada, mantenere le tradizioni e via discorrendo avrei optato per l’affidamento “ponte” di un anno: avviso al quale rispondere entro un mese (fine luglio, inizio agosto) aperto alla partecipazione dei gestori uscenti e di altri, al miglior offerente partendo dalle condizioni date.

Nel frattempo si sarebbe finalmente predisposto il bando, quello con le migliorie da apportare che danno punteggio, l’esperienza acquisita, i titoli vinti e via discorrendo.

Qui ci ritroviamo, è vero, con la piscina aperta, i ragazzini, la squadra, gli istruttori che lavorano…. Siamo tutti felici e contenti, avremo anche il punto ristoro (e vedrete che ci sarà….) ma il Comune ci rimette.

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Ex commissariato alla Polizia locale: l’iter e… starà in piedi?

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La prima immagine che viene in mente pensando all’ex commissariato di Anzio, noto anche come “Villa Angelita”, prossima sede della polizia locale, è quella dell’amico Tommaso Bove. Perdonerà: lo rivedo in una buca, infilato fino al collo, proprio a due passi dall’ingresso della struttura fatiscente. Tommaso ricorderà e capirà questo coinvolgimento. Allora, nella Polizia di Stato, oltre a lavorare in prima linea faceva anche il sindacalista. E’ una immagine che serve per ricordare che la situazione di quella struttura – allora demaniale, poi passata al Comune – non era delle migliori.

Tra qualche giorno, al termine di una procedura fatta di passaggi che ci permettiamo di definire singolari, un piano dell’ex commissariato ospiterà i vigili. Giusta scelta, ma è bene ricostruire il tortuoso iter che ha portato a diversi affidamenti e partendo dall’illusione di poter fare tutto con meno di 40.000.

Ricapitoliamo: il 16 agosto dello scorso anno il dirigente della polizia locale bandisce un avviso pubblico per realizzare i lavori sotto la soglia di 40.000 euro. Rispondono due aziende, qualcosa non quadra tanto che “penalizzandone l’esclusione” (è scritto nell’atto) si deve ripetere la procedura. Ancora sotto i 40.000 chi vince dovrà rifare tutto. Dodici i punti previsti dal dirigente: dalla pulizia alla sostituzione delle porte, dalle mattonelle allo smaltimento, dalla manutenzione dell’impianto elettrico agli infissi, avvolgibili, rampa per disabili, rasatura e tinteggiatura, vetro della chiostrina.
Ripensando all’immagine di Tommaso, con quella cifra solo un miracolo sarebbe possibile. Arriviamo al 3 novembre, si affidano i lavori per 35.868 euro a un’azienda che per metà è di un dipendente comunale, lo stesso giorno il dirigente nomina un responsabile del procedimento – appartenente all’ufficio tecnico – che dovrà rivedere i lavori da fare e predisporre un computo metrico che prima non c’era.

Arriviamo al 27 novembre, si rettifica la determina di affidamento (la ditta assegnataria nel frattempo aveva rinunciato) il quadro economico che emerge dalla relazione parla di 51.000 euro di spese per sistemare almeno gli spazi necessari al comando.

Si fa un ulteriore avviso, il 27 dicembre viene affidato il lavoro a una ditta di Roma che propone 47.123 euro. Si scopre ad aprile che ci sono state “spese impreviste e imprevedibili” e la spesa sale a 48.500 euro.

Un affarone comunque, date le condizioni di partenza e la “modesta qualità costruttiva” di un immobile “in stato di abbandono ma in discrete condizioni di conservazione” – come scrive il tecnico che ha predisposto il quadro economico – benché chiuso da una quindicina d’anni. Starà in piedi, evidentemente, nonostante l’immagine di Tommaso in quella buca… O forse è meglio chiedere, starà in piedi? Non c’è traccia di documenti in tal senso, tra le carte che autorizzano i lavori. 

Intanto, però – e c’è sempre un però – si scopre che nonostante le previsioni all’impianto elettrico va fatta la manutenzione e si arriva – tra richiami a impegni precedenti e aggiustamenti – a 54.000 euro. I vetri della porta blindata che erano indicati nel primo atto? Beh, non sono compresi e quindi sono 5.734 euro. Perché le porte da sostituire? Anche quelle erano inizialmente indicate, ma servono altri 5.221 euro, ai quali aggiungerne 6.823 per le pulizie.

Pezzeto per pezzetto, si superano i 71.000 euro, somma per la quale – ma possiamo sbagliare – ci sono procedure diverse da seguire. Siamo, del resto, ben oltre il quadro economico dell’ufficio tecnico comunale. Si dice che ne esista un altro, molto più oneroso, per risistemare l’intero stabile, ma il Comune non aveva soldi a sufficienza. Ecco: lo scopo, si dirà, è quello di riutilizzare almeno in parte un immobile e dare una sede dignitosa alla polizia locale. Giusto. Ma ripetiamo la domanda: starà in piedi?

Com’era la storia di “ripartire dalle regole”? Prima di andare a tagliare il nastro, sarà il caso che il sindaco ne verifichi il rispetto.

Mingiacchi, un uomo che “c’era”sempre. Ciao Luciano!

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E chiediamo a Luciano...” Chissà quanti lo avranno fatto, sapendo che lui – soprattutto quando si trattava di salute – c’era. Per un posto letto da trovare, un contatto su Roma, un esame. la segnalazione se c’era uno spazio di lavoro. Non guardava ad appartenenze, si prodigava e basta. Era il suo modo di fare e la politica c’entrava poco. Con Luciano Mingiacchi è facile dire che se ne va un pezzo di storia, scontato forse, perché lui è stato protagonista fino all’ultimo e ha “attraversato” in ruoli diversi la vita contemporanea di questa città.

Personalmente perdo una persona cara – a me e alla mia famiglia – e come gli dissi dopo la disavventura giudiziaria (si è sempre professato innocente, fra l’altro) anche stavolta “tocca a me“. Nel senso di scrivere e ricordare. L’impegno suo, il mio, gli aneddoti, ciò che Mingiacchi è stato fino all’ultimo. Uno scambio di messaggi, per esempio, qualche giorno fa per sapere chi fosse un esperto di edilizia sanitaria al quale rivolgermi per un servizio. Non s’era tirato indietro, nonostante la malattia. E di lui conservo, gelosamente, una lettera che scrisse proprio durante quella disavventura, saputo del decesso di mio padre. Con il quale avevano diviso l’esperienza della corrente dei “basisti” nella Dc, Luciano tra i leader locali e papà portatore d’acqua, organizzatore di cene, di viaggi a Piglio, di quello in Irpinia dopo il terremoto con Mingiacchi sindaco, a portare roulotte e altri generi di conforto. Scrisse anche una toccante lettera al “Granchio” per ringraziare chi gli era stato  vicino, ad esempio l’allora senatore De Angelis che pure politicamente era lontano anni luce da lui. Io voglio ricordare che in un sistema nel quale la “giustizia giusta” resta una chimera, a Luciano negarono di dare l’ultimo saluto al padre in quel periodo. Una inutile cattiveria.

Come è stato ricordato da tutti i media locali – e bene ha fatto il sindaco a esprimere il cordoglio unanime di Anzio – Luciano è stato sindaco, direttore sanitario dell’ospedale, politico e direttore della Asl. E’ stato protagonista degli ultimi 50 anni, da medico e da politico. Sa che su molte cose non eravamo d’accordo, nella campagna elettorale che mi ha visto candidato sindaco aveva detto “non sei te il problema, ma il quadro politico da comporre” E come si fa Lucia’? “E quanti ca…. vuoi sape’….” però poi al comitato e nelle iniziative c’era, pur essendo quel quadro politico evidentemente compromesso. Almeno quello che lui immaginava.

Da sindaco rivendicava – e se oggi parliamo ancora di Vignarola e Puccini è bene ricordarlo – l’ordinanza di sgombero del campeggio a Tor Caldara. Peccato che in quegli stessi anni si firmavano le licenze per far costruire “Pesaris” che solo l’avvento di nuove norme sventò. Se ne parlavi con lui ti spiegava il contesto, le necessità dell’epoca, ti quasi convinceva. Ma non esserci riuscito è stato, forse, uno dei suoi crucci. Mi riteneva, forse per il legame che aveva con papà e quello ancora più forte con Aurelio Lo Fazio che è mio cugino, un prodotto del “vivaio” loro e quando iniziai a lavorare al Messaggero disse “Non c’hai seguito, ma c’avevamo visto bene“. Poche parole, sempre. E una vita che scorre.

Da quando nel ’90 tornò a fare l’assessore, nella prima esperienza di Bruschini sindaco, alla polemica sul servizio vaccinazioni in condizioni pietose, dalla vicenda che lo vide dimettersi dalla Asl per un’accusa poi rivelatasi infondata (mentre l’allora presidente Marrazzo si teneva i suoi segreti….) al suo essere in prima fila, al Senato, alla presentazione del mio libro. Dalle feste con le mie figlie e le sue nipoti nel “tinello” dove sono state scritte pagine di vita politica cittadina, alle iniziative del “Granchio

Luciano “c’era“, anche quando in maniera subdola l’allora presidente della Regione, Francesco Storace, volle punirlo mandandolo a dirigere l’ospedale di Rocca di Papa. Furono i rappresentanti locali del centro-destra a dire che non era il caso di fare “epurazioni“. Perché possiamo non condividere il metodo, avere ciascuno la sua idea, ma se serviva qualcosa lui era a disposizione. Ricordo l’idea di realizzare un mini campo da baseball all’interno di Villa Albani donando anche delle attrezzature: non aveva più un ruolo attivo alla Asl ma portò a pranzo l’allora direttore generale della Roma H, Fabrizio D’Alba, dicendo: “Di solito c’è gente che chiede, questi hanno dato e vogliono dare, vedi che puoi fare“. C’eravamo noi dello Stefano7baseballmeeting e il Comitato per la lotta contro il cancro. D’Alba non fece nulla, Luciano – se fosse stato al suo posto – avrebbe trovato una soluzione. Come se si voleva parlare con quel gruppo della ex Dc il riferimento e il diplomatico era sempre lui.

Poi in questi 50 anni, come amavo dirgli amichevolmente, lui e il suo gruppo erano sempre caduti in piedi, parti di un sistema di potere che si è auto riprodotto, ha inteso la politica come non pestarsi troppo i piedi o se vogliamo comprendere sempre le ragioni dell’altro perché non si sa mai…. Su questo non ci trovavamo e lo sapeva.

L’ultima mail per precisare un mio pensiero uscito proprio su questo blog. Chiamava difficilmente, ma quando vedevi comparire il suo numero sapevi che qualcosa era successo. “Manda una mail, oppure vai sul blog, basta che fai lì una replica” e lui “Seee e come se fa....” Gli risposi come lui qualche mese prima: “E quanti ca…. vuoi sape’….” e chiudemmo con una risata.

La porto con me, abbracciando forte Andrea, Chiara e Marta,  Luisa,  Monica e le sue figlie, tutti i familiari. Ciao Luciano!

 

La piscina riapre, a che titolo? E’ peggio del caso Falasche

deportivo

Quello della piscina comunale di Anzio rischia di diventare peggio del caso Falasche. Ho sempre sostenuto, del resto, che quella fosse la punta dell’iceberg sulla gestione degli impianti e più in generale del patrimonio pubblico. La società domani riapre le iscrizioni, ma la proroga per gestire l’impianto è scaduta “a metà luglio” come previsto dalla delibera 112 del 28 dicembre. Adottata dalla maggioranza uscente che è poi, pure, quella entrante.

Non fosse altro che Bruschini ha voluto e blindato la candidatura dell’attuale sindaco, Attoni e Zucchini erano candidati, la Nolfi è stata eletta ed è tornata a fare l’assessore, l’ex delegato allo sport Millaci oggi è presidente del Consiglio comunale. Alessandroni si era dimesso, ma si è candidato ed è stato rieletto, quindi è tornato in giunta nonostante la inopportunità della vicenda Falasche.

Ma torniamo alla piscina, con in società (a meno che non sia cambiato qualcosa, nel frattempo) chi è finito sotto inchiesta per la vicenda Deportivo.

In quella vasca si sono vissuti momenti storici per questa città, soprattutto nel settore della pallanuoto arrivato negli anni ’90 fino alla serie A1. Ci sono intere generazioni passate da lì, ragazzini e adulti che hanno imparato a nuotare, è frequentata – si legge nella delibera – da circa 1000 iscritti e l’Asd Anzio nuoto e pallanuoto svolge una serie di attività per categorie disagiate, come è noto e come è riportato nello stesso atto.

Ma questo non basta, purtroppo: nella città del “ripartiamo dalle regole” e dell’annunciata “discontinuità” – benché fossero tutti nella maggioranza precedente – a che titolo viene occupato quello spazio? Di più, in Comune sanno bene che gli istruttori non hanno percepito, nonostante i 1000 iscritti dichiarati, gli ultimi due mesi di stipendi.

La delibera di dicembre è chiara: proroga fino a metà luglio, “nelle more della indizione di relativo avviso pubblico”. Sempre quell’atto stabiliva che “le procedure di gara dovranno essere espletate entro e non oltre la data della proroga”, cosa che non è avvenuta. Il dirigente con un titolo per un altro, avrà certamente avuto altri impegni.

Morale? Domani aprono le iscrizioni, il 12 settembre riprende l’attività come niente fosse e in presenza di una vicenda giudiziaria nella quale – in teoria – il Comune è parte lesa. Poi si  vedrà, del resto le costituzioni di parte civile sono “a soggetto”.

Allora la domanda è un’altra, a che titolo la società utilizza quegli spazi, da domani? L’ex sindaco avrebbe detto #nzognende, questo propende per #ncentrognende. Troppo comodo.

Puccini-Vignarola, dallo scoop a oggi: piccolo riassunto

Sono d’accordo con l’iniziativa organizzata, per domenica prossima, dal comitato che difende l’area della “Vignarola“. Lo sono non da oggi, è noto, ma purtroppo ragioni di lavoro mi impediscono di essere fisicamente lì.

Spero che tanti aderiscano, perché far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta sarebbe l’ennesima beffa di “Villettopoli“. Continuano a dirci che non ci saranno residenze, ma nessuno ci spiega l’esigenza di “spacchettare” le cubature che non può essere diversa da quella di un privato che vuole cedere l’area e nelle condizioni attuali non può, evidentemente. Ma il Comune deve pensare alla collettività, non alle esigenze di un privato.

In questo video ho riassunto qualche chicca.

Ripeto, spero che domenica si dia un segnale forte. Come quelli che, negli anni, diedero gli anziati: sfilando per “riprendersi” Tor Caldara (ero poco più che bambino), poi con manifestazioni, iniziative successive tipo “Caccia alla cartuccia“, con Festambiente dedicata a Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio in memoria dei quali lì abbiamo piantato un ulivo, con le tante attività che ha portato avanti l’indimenticabile Alfredo Cozzolino, fino alle ultime del Comitato, come quella delle “Avventure di Sam” o il ricorso presentato grazie ai contributi di numerosi cittadini.

Perché Tor Caldara – e la tutela di quell’area che è di fronte – restano un patrimonio della città.

Rifiuti, residui da 7 a 30 milioni. Protagonisti? Sempre gli stessi

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Tutto ha inizio da una lettera del responsabile del settore tributi. E’ il 30 agosto dello scorso anno, i reisidui attivi ovvero i fondi che il Comune ha iscritto in bilancio ma materialmente non ha ancora riscosso, ammontano a...”

Potremmo scriverlo oggi e non sarebbe cambiato nulla, anzi no: è cambiato, perché dai 7 milioni 150.650,99 euro di residui dell’epoca siamo arrivati a oltre 30 solo per i rifiuti, circa 50 in totale. Sapete a quando risale questa storia? Marzo-aprile 2007, oltre 11 anni fa e il sindaco era Candido De Angelis. Era appena “scoppiato” lo scandalo Cse, la società alla quale il Comune si era affidato per recuperare, appunto, i soldi di chi non pagava e l’allora Gerit non andava a cercare. Una storia che torna di attualità dopo il pagamento – tra i debiti fuori bilancio – della parcella al legale che curò la causa dopo la rescissione del contratto con la Cse. La società non solo usava metodi vessatori, ma non aveva prodotto la fidejussione dovuta e De Angelis la cacciò.

Potremmo scriverlo oggi – e siamo qui a scriverlo – perché all’epoca si affermava già che la storia Cse consentiva “la scoperta, in un bilancio che ci è sempre stato indicato come florido, sano, da imitare, di un residuo così ampio e così datato nel tempo. Delle due una: o il Comune non se ne è accorto o si è fidato troppo di chi doveva riscuotere e non l’ha fatto”. Non ci dicono ancora che il bilancio è a posto?

Sostenevamo, sempre nel 2007 – sono molti a parlare per stereotipi e ad avere la memoria corta – che “il Comune non ha la situazione sotto controllo. Quanti sono i contribuenti? Quali sono i morosi? Esiste un archivio degno di tale nota? Vogliamo prendere atto che in questo settore il Comune ha quantomeno un po’ di confusione? Continuano ad arrivare, sono in queste spedizioni, richieste di denaro ai morti. C’è chi ha pagato e non è stato “scaricato”. un Comune efficiente ha, deve avere, la situazione sotto controllo. Invece arriva la Tia e le fatture vengono mandate anche a morti, trasferiti, per case vendute e via discorrendo perché l’anagrafe non “parla” con i tributi. Arrivano i crediti inesigibili e senza “scremarli”, incrociarli con qualche dato che pure ci sarà in ufficio, si girano a una società che indistintamente riceverà 12 euro a pratica. Si fosse investito realmente in questo settore oggi avremmo non solo la “card” attraverso la quale conoscere la propria posizione, pagare Ici, Tia, mense e trasporti scolastici, loculi cimiteriali e quant’altro ma il Comune saprebbe realmente qual è la situazione”.

Aprile 2007, appunto. Sindaco Candido De Angelis, assessore alle finanze Patrizio Placidi (poi passato all’ambiente, prima delle vicissitudini giudiziarie, fervido sostenitore di Massimo Marigliani – oggi capogruppo di Forza Italia – alle ultime amministrative), presidente della commissione Eugenio Ruggiero (oggi assessore), capogruppo di Forza Italia Luciano Bruschini che un anno dopo – circa – avrebbe preso il posto di De Angelis alla guida della città con lo slogan “continuiamo insieme”, direttore generale Giorgio Zucchini (assessore alle finanze dopo Placidi, candidato a sostegno di De Angelis alle ultime amministrative).

Quei residui hanno superato i 30 milioni. Dalla lettera del responsabile dei tributi del 30 agosto 2006 a oggi, cosa è stato fatto in questo periodo è evidentemente niente. I cittadini devono pagare, è ovvio, ma qui è passato il messaggio che tanto poi si vedrà… I protagonisti, come vediamo, sono sempre quelli: con l’aggravante che non avendo “investito” in questo settore e anzi avendolo sostanzialmente abbandonato, hanno ridotto il Comune sul lastrico.

Cerchi il bilancio, trovi il piano. Così vorrebbero fare il porto

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Il bilancio 2017 della Capo d’Anzio? Cerchi in Camera di commercio, scopri che è stato depositato, clicchi e scarichi il documento ma – sorpresa – esce fuori il piano finanziario che la società ha presentato per l’ennesimo tentativo di realizzare il porto. Deve esserci anche il bilancio, sia chiaro, ma evidentemente non è stato ancora “caricato” dalla Camera di commercio. Né compare – come invece è previsto per legge – sul sito della società (vedere questo link) né su quello del Comune (siamo fermi al 2015, cliccare qui ) e questa è una prima segnalazione alla neo segretaria comunale Giosy Tomasello, insieme all’augurio di buon lavoro.

Ma torniamo al piano che, invece, qualcosa ci dice. Intanto che è aggiornato a gennaio 2018, poi che Marinedi – socio privato della Capo d’Anzio, al 39% – informa di averlo elaborato “esclusivamente su informazioni fornite dalla Capo d’Anzio“. Come se loro fossero soci di altro… Ma non è nemmeno questo il punto, perché gli autori del piano mettono le mani avanti dicendo: “Prospettive, previsioni e proiezioni indicate dal cliente ed enunciate nel presente documento, si riferiscono a eventi futuri e sono basate su presupposti che potrebbero non rimanere validi per l’intero periodo considerato. Conseguentemente, su di esse non si può fare affidamento e Marinedi non esprime alcuna opinione su quanto i risultati effettivamente conseguiti rifletteranno ciascuna delle prospettive, proiezioni e previsioni enunciate“. Ancora: “Marinedi non fornisce alcuna dichiarazione o garanzia, con riferimento all’accuratezza o completezza delle informazioni contenute nel presente documento o dei risultati conseguiti all’applicazione del modello, nonché rispetto a qualsiasi altra comunicazione scritta o orale eventualmente trasmessa o resa disponibile a terzi. Marinedi declina espressamente qualsiasi tipo di responsabilità fondata su tali informazioni ovvero derivante dalla loro omessa comunicazione“. Della serie: io il piano – che riguarda l’arco temporale 2015-2029-  lo faccio, ma non garantisco. Andiamo bene…

Lo studio è elaborato “per analizzare le concrete possibilità di realizzare la seconda fase dei lavori” e in riferimento ai precedenti piani finanziari “costituisce un aggiornamento che succede alla realizzazione dei lavori di fase 1″ quelli di “messa in sicurezza, funzionali all’avvio dell’operatività, conclusi fra fine 2016 e inizi del 2017“. Chi li ha visti? Andiamo avanti e scopriamo che sono 236.000 euro spesi evidentemente per qualche rattoppo, non certo per la messa in sicurezza che originariamente era ben altro.

Ancora, vediamo la seconda fase: realizzazione di un bacino di ormeggio di 593 posti barca, oltre a 81 destinati alla pesca, circa 300 posti auto scoperti e 33 box. “L’ammontare dell’investimento previsto è pari a 20 milioni 129.256 oltre iva, al netto di un ribasso in fase di gara stimato prudenzialmente al 10% rispetto a una media di settore del 25%“.

Nel piano sono inserite anche le “posizioni debitorie” della Capo d’Anzio, a partire da quella con la Banca Popolare del Lazio pari a 226.182 euro fino ad “altri debiti”. L’intenzione è quella di chiudere i conti entro il 31 dicembre 2019 con la Bpl, entro il 2021 con i fornitori, il 2022 per chiudere almeno il 50% degli “altri” e poi procedere “progressivamente al saldo negli anni successivi”. A quanto ammonta il totale nel 2017 non è dato sapere, mancando il bilancio, sappiamo che i debiti accumulati fino al 2016 erano 2 milioni 494.938 euro.

Nel piano ci sono grafici, tabelle, incrementi previsti e contratti stimati da stipulare, ma come si affronta la spesa per la realizzazione? Ecco la spiegazione a gennaio 2018, recenti interviste sembrano dire altro, ma restiamo ai documenti: 10 milioni di euro di mutuo; finanziamento della linea Iva e rimborso al termine dei lavori mediante cessione del credito Iva per complessivi 4 milioni; 5,7 milioni a carico della ditta aggiudicataria dei lavori, tramite cessione per l’intera durata della concessione di “dolt” (i diritti di ormeggio a lungo termine) di eguale importo a una tariffa speciale di 2.100 euro al metro; 3,5 milioni derivanti dalla cessione dei “dolt” alla tariffa standard di 2.750 euro al metro e 2,1 milioni dai flussi di cassa derivanti dalla cessione dei “dolt” e dalla gestione corrente fino al 2029 per il pagamento degli interessi. Totale previsto, 26 milioni 617.000 euro, iva inclusa.

Ah, per la cronaca. Il bilancio non c’è, ma nel piano si legge che il risultato 2017 è stimato in un utile di 127.212 euro, destinato secondo lo studio a salire di anno in anno fino a 1 milione 457.000 del 2029 ma – tornando all’inizio e a quello che afferma Marinedi – “su di esse non si può fare affidamento

ps,  chi ha perso le puntate precedenti o ha la memoria corta, può approfondire qui

Il sindaco, la piscina, gli impianti, il “sistema Anzio”

Nel giorno in cui il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, si preoccupa via facebook del motivo per il quale – a fronte dei successi italiani nel nuoto – non abbiamo una squadra e una tradizione natatoria, nonostante le piscine a disposizione, giunge una lettera che tra le righe spiega anche il perché. E’ dei cittadini che hanno speso notti insonni (causa rumori) e tanto tempo nel denunciare ciò che accadeva in quell’impianto e che non si sono arresi. Fino a quando il “Deportivo” è stato sequestrato.

La lettera ripercorre le diverse tappe e illustra alla perfezione il “sistema Anzio“, mentre a oggi la proroga per la gestione della piscina è scaduta e come per gli altri impianti affidati a società sportive, siamo nel limbo di chi è amico e chi non.

Ho sempre sostenuto che la vicenda  Falasche (tuttora irrisolta) fosse la punta dell’iceberg e la piscina lo dimostra. Basta aggiungere che gli istruttori hanno segnalato, ormai da circa un mese, che non hanno percepito gli ultimi due rimborsi.  Che siamo ad agosto e non si sa chi riaprirà l’impianto (se riaprirà) perché l’affidamento è scaduto e il bando scritto nella proroga non si vede. Ma leggete queste due pagine, è meglio di qualsiasi altra considerazione.

ps, De Angelis eviti la retorica: sa meglio di chiunque altro perché non abbiamo una tradizione natatoria…

“Caro il mio Candido”, la replica di Luciano Mingiacchi

 

In merito al pensiero espresso in questo blog (potete leggere qui) ospito la replica di Luciano Mingiacchi. 

***

Caro Gianni,

come ti ho anticipato per telefono, vorrei fare una mia piccola precisazione  personale in merito a quanto in oggetto.
Premetto che non seguo molto il tuo blog, per mancanza di tempo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho trovato interessante e pieno di notizie.
Nei giorni scorsi qualcuno mi aveva segnalato che nell’articolo in oggetto ero citato io, laddove hai scritto ”siamo nel 2018 e rispetto a 20 e 10 anni fa……..non ci sono i Bruschini a mediare ora con Luciano Mingiacchi ora con Enzo Toselli. a smorzare i  toni….”
Debbo dire  che tali affermazioni mi hanno stupito, perchè io, da quando De Angelis è stato eletto, sono stato quasi interamente occupato nel mio lavoro alla ASL RMH, dove dall’anno prima ero diventato Direttore Sanitario. Di conseguenza mi ero totalmente allontanato dalla politica locale.
E poi non sono mai stato in condizioni di mediare alcunché con Candido, perché fin dai tempi in cui militavamo entrambi nella DC anni 90 non facevamo altro che litigare. Il suo pessimo carattere, il suo scarso rispetto delle persone mi hanno sempre tenuto lontano da lui.
Perciò non ho potuto nel tempo fare altro che pensare al mio lavoro e dare solo qualche contributo di idee ai miei amici. Infine, quando nel 2003 concorsi di nuovo ed entrai in Consiglio Comunale (all’opposizione), non ho potuto far altro che una dura opposizione a lui e al sistema che aveva creato. Altro che mediazione!!! Mi creò anche una pesante serie di ostacoli sul lavoro. Poi  nel giugno 2005 me ne andai e cessò ogni rapporto con lui, se non quello istituzionale.
Ci tenevo a chiarire le cose su quanto hai scritto, perché non sono assolutamente aderenti alla nostra piccola vicenda locale, almeno per quello che mi riguarda.
Grazie dell’occasione e cordiali saluti.
Luciano Mingiacchi

Puccini-Vignarola, accetto la sfida dell’ex assessore Attoni

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Renzo Mastracci (a sinistra) discute con Sebastiano Attoni. Intorno altri rappresentanti del Comitato per la tutela della Vignarola

Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un messaggio dell’ex assessore all’urbanistica, candidato alle ultime elezioni nella coalizione a sostegno di Candido De Angelis (per il quale è stato nel 2003 assessore al turismo) Sebastiano Attoni.

Mi sfida a un dibattito pubblico sulla vicenda Puccini-Vignarola. Ho suggerito che era il caso di rivolgersi al Comitato che dal 2015 – da quando in questo umile spazio venne sollevato il problema – segue la vicenda.

Ma lui no, vuole farlo con me, il “nemico” anche di questa amministrazione evidentemente. In pubblico, ovviamente, e io ho dato l’ok. Informerò di dove e quando e coinvolgerò il Comitato che meglio di chi scrive ha  le carte a disposizione. Ne chiederò anche al Comune.

Il discorso era ed è chiaro: c’è una previsione di piano regolatore, per me quella deve restare. “Spacchettare” quell’hotel con centro congressi e farne “quattro cantoni” rischia di nascondere altro e ad Anzio abbiamo già dato.

Per questo nel programma elettorale di #unaltracittà avevo inserito la revoca di quella previsione passata in giunta (lo aveva fatto anche Luca Brignone) e per la quale adesso il privato chiede la nomina di un commissario.  Per questo avevamo proposto la mozione che impegnava sindaco e giunta a revocare quella delibera, malamente bocciata dalla maggioranza che ha smentito gli impegni solennemente assunti dal sindaco.

Che su una cosa ha ragione:  il commissariamento porterebbe ai “quattro cantoni” che dice non gli piacciono, e che “finché ci sarò io non si faranno mai“. Al tempo stesso va pure riconosciuto che a fronte del dibattito avviato, la proprietà ha deciso di rivolgersi per l’ennesima volta al Tribunale amministrativo. Finora ha sempre perso, dai tempi dei 500.000 metri cubi da realizzare alle vicende dell’ultimo piano regolatore, e speriamo che la “striscia” continui.

Il discorso è altro e l’ha raccontato bene il delfino di Patrizio Placidi in consiglio comunale: “Quell’area è privata“. Lo sappiamo bene, il Comune dovrebbe guardare all’interesse pubblico e non ad altro. Sarà il primo punto della “sfida” con Attoni. Non vedo l’ora.