Puccini/Vignarola, precedente pericoloso. Importante esserci

puccini

L’area Puccini vista da google.maps

Domani mattina sarò in piazza, all’iniziativa del comitato per la difesa della Vignarola. Non sono un componente del comitato, ho aiutato per quel poco che potevo – dando un piccolo contributo – l’iniziativa del ricorso al Tar, ho partecipato quando mi è stato possibile alle manifestazioni. Sarò in piazza perché occorre esserci, perché quella della difesa di Tor Caldara e dell’area nota come Vignarola, ma aggiungerei anche di quella in mare, è una battaglia che deve essere della città. Come lo è stata quando c’era da sfrattare un campeggio o da fare una legge regionale per la riserva che mettesse d’accordo comunisti e democristiani di allora ovvero di andare a “cacciare” le cartucce da una riserva non ancora aperta ma che doveva essere ripulita. Una riserva dove sono ricordati, giustamente, Alfredo Cozzolino, Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio per il loro impegno in quelle battaglie. Ben vengano, se servono a proseguirle, convocazioni di Consiglio e ordini del giorno. Dividersi su questioni del genere è un favore a chi vuole fare altro. Per questo la battaglia deve coinvolgere la città.

Motivo? L’amministrazione guidata dall’ex sindaco e quella attuale – sua naturale prosecuzione – stanno creando un precedente pericoloso.

Cerchiamo di capire. Nel piano regolatore del 1974 l’area di fronte Tor Caldara viene resa edificabile. Serve una convenzione, la cosiddetta “Puccini” che per fortuna non si farà mai. La previsione era di 500.000 metri cubi. La proprietà presentò una serie di ricorsi, a vuoto. Con l’incarico al progettista per il nuovo piano regolatore – nel ’99 – il Consiglio comunale, su proposta dell’allora capogruppo di Forza Italia Luciano Bruschini, decide che lì e alla cosiddetta “Pesaris” – Lido dei Gigli – non si dovesse costruire nulla. Salvo insediamenti turistico ricettivi. Nel caso di “Pesaris”, fra l’altro, il Comune ottenne pure in cambio un terreno e le licenze per costruire erano state rilasciate, ma le nuove norme lo impedirono.

Ma torniamo a “Puccini”. Nella prima stesura del Piano redatto da Pierluigi Cervellati l’area doveva essere completamente a verde, un “Parco urbano” annesso a Tor Caldara, un “central park” immaginato così nella relazione del progettista: “(…) D’accordo. Un parco all’interno di un territorio urbanizzato qual’è quello di Anzio, difficilmente potrà rimanere con le caratteristiche di natura quasi incontaminata come ha, per esempio Tor Caldara. Però un parco se non ha al suo interno percorsi, mete, piste per correre o per andare in bicicletta, galoppatoi ecc., non è un parco (urbano) ma un’area di riserva cui l’urbano non può accedervi. Un’area di riserva ambientale non può essere circondata da una miriade di costruzioni. (…)” La miriade di costruzioni c’è, del resto non vediamo nulla ma è un altro discorso. Restiamo all’ipotesi di piano: la proprietà presentò delle osservazioni, respinte, ma in Consiglio nella seconda stesura venne inserito ciò che era previsto fino alla delibera di giunta – anticipata in questo spazio – con la quale si arriva agli attuali “quattro cantoni”.

La previsione di piano, invece, inserisce un hotel con centro congressi nella zona nei pressi della chiesa di San Giuseppe, circa 200.000 metri cubi, con in cambio al Comune circa 60 ettari. La proprietà fa ricorso e perde in ogni sede. La vicenda sembra finire lì, ma nel 2015 arrivano i “quattro cantoni”. La maggioranza di centro-destra (poi allargata a chi governa oggi) approva in giunta, sostenendo che si tratta di una variante non sostanziale. Iniziano le proteste, la pratica va avanti, fino a tempi più recenti. All’ultima campagna elettorale che ha visto la “disavventura” di chi scrive come candidato sindaco. Nel programma avevamo inserito nel punto “Sviluppo senza mattone” a chiare lettere: revoca della variante Puccini. In un dibattito pubblico, l’unico svolto, con l’allora candidato e oggi sindaco De Angelis c’era stato l’impegno di quest’ultimo a mantenere le previsioni di piano. Feci notare che non era nel programma e lui disse ai suoi “va be’ scrivetelo….” Niente “quattro cantoni”, quindi. Al primo consiglio comunale presentammo – tutta la minoranza, esclusa Cafà che in giunta aveva votato lo “spacchettamento” – una mozione da me proposta  che impegnava la giunta a revocare la delibera 110 del 2015. Anche lì il sindaco ribadì che era d’accordo. Al Consiglio successivo, discutendo la mozione, cambiò idea e la proposta venne bocciata. E certo, le esigenze della maggioranza vengono prima di quelle della città…

Nel frattempo la proprietà – che finora aveva sempre perso – è andata al Tar a chiedere che il Comune si sbrighi a dare seguito ai “quattro cantoni” ed è stato nominato un commissario.

Nella sentenza è chiaramente scritto che c’è (c’era?) solo una cosa da fare: “se l’Amministrazione intendeva esercitare il proprio potere di autotutela avrebbe dovuto, semmai, adottare un atto di ritiro della delibera dalla stessa ritenuto illegittimo, cioè provvedere, e non paralizzare l’azione amministrativa”.

Ed eccolo il precedente, pericolosissimo: tu proprietà chiedi una modifica, io Comune la adotto pur sapendo che ci sarà chi dice no. Io amministrazione/maggioranza ti dico pure che, tanto quelli sono i “soliti”, non hanno i voti, non capiscono…. ma la faccia devo salvarla. Così se non ti rispondo, vai al Tar che avrai ragione. A quel punto io Comune non potrò più nulla, anzi sarò giustificato di fronte a chi protesta. Ovviamente la speranza è quella di sbagliare ovvero di avere un sindaco che rispetta il piano che ha votato nel 2002, l’impegno preso in un dibattito prima e nella massima assise civica poi: “Su quello che riguarda Puccini, possiamo fare quello che volete, io ho preso un impegno in campagna elettorale che per quello che riguarda Puccini rimangono quelle che sono le programmazioni di PRG a meno che qualcuno viene qui e fa una proposta talmente bella in Consiglio Comunale, non in Giunta ma in Consiglio Comunale perché ritengo che l’urbanistica sia di Consiglio Comunale, su cui noi siamo tutti entusiasti e la discuteremo. Allo stato attuale non mi sembra, per cui rimangono le programmazioni di PRG”. È il verbale del consiglio del 28 giugno

Un sindaco che convoca la giunta e revoca la delibera, a costo di andare a casa se a qualcuno della maggioranza non sta bene. 

Vedremo, intanto domani sarà importante esserci, per dire no all’ennesimo caso di varianti, cemento e furbizie nel quale il centro-destra ha trasformato lo slogan del piano regolatore che era: mare, cultura e natura. Ma quando mai…

ps, per chi vuole “ripassare” qualcosa sull’argomento, basta un clic  

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L’illuminazione in tutta fretta, le regole, gli atti che vanno pubblicati

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Volevano ripartire dalle regole. Così dicevano. Continuano a calpestarle. Su questa frettolosa vicenda dell’illuminazione pubblica – a memoria non ricordo una determina lo stesso giorno della delibera, tra l’altro delibera votata il giorno dopo una commissione nella quale non c’erano documenti disponibili – l’atto è all’albo pretorio.

Ebbene in quel documento  si fa riferimento a cose che la giunta evidentemente conosce, ma i cittadini no. E siccome la trasparenza deve essere totale – è la legge che lo dice, ad Anzio dovrebbe vigere come altrove – ho formalmente presentato istanza di accesso civico affinché si provveda a far sapere a tutti (quindi con la pubblicazione on line) cosa contiene la seguente documentazione, indicata in quella delibera, ripresa dalla determina a tempo di record: 01 – Piano Dettagliato Interventi 02 – Allegato A – Interventi e preventivo di spesa per contratto standard 03 – Allegato B – Interventi e preventivo di spesa per contratto esteso 04 – Allegato C – Verbali di sopralluogo 05 – Allegato D – Computi metrici tipologici e “Relazione di fattibilità tecnico-finanziaria ad oggetto “Servizio di pubblica illuminazione nel territorio comunale – Adesione Convenzione Consip “Servizio Luce 3 – Lotto 5” del responsabile del Servizio Pubblica Illuminazione”.

Ci dicono che è tutto a posto e che risparmieremo, va bene, intanto ignoriamo ancora chi ha deciso di incaricare una ditta neonata e per quale motivo sono stati dati 31.5000 euro in sei mesi a quell’azienda che ha svolto il lavoro preparatorio del quale beneficerà ora l’azienda che ha il lotto Consip, di fatto. Senza contare che intorno agli affidamenti pubblici come questo le ditte coinvolte ruotano o hanno ruotato intorno alla “galassia” di Verdini e soci.  Tutti innocenti, sempre, fino a prova del contrario.  Nel frattempo, però, almeno gli atti dovuti, è bene renderli noti.

Ah, sento dire che sono “pesanti”, ma chi prende il posto dell’amministrazione 3.0 avendone condiviso buona parte del percorso avrà nel frattempo trovato un modo di condividere attraverso un “link” file del genere. Suvvia…  

Illuminazione, il doppio incarico in 6 mesi a una società neonata…

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Alla fine, così dicono, risparmieremo sulla bolletta energetica del Comune. Lo stanno facendo anche altre città, esiste una convenzione Consip vantaggiosa e ad Anzio la morosità dell’ente per l’energia è molto elevata. Detto questo, la vicenda come sempre accade assume contorni singolari. Non saremmo , del resto, nell’ultradecennale impero del centro-destra di casa nostra. Proviamo ad andare con ordine, iniziando dalla delibera con la quale il giorno dopo la commissione lavori pubblici, la giunta ha deciso la “Adesione alla convenzione Consip- luce 3 lotto5” . Siamo al 4 gennaio 2019, delibera fatta in fretta e furia, sembra per evitare che si “esaurisse” il plafond a disposizione di Consip, un carrozzone all’italiana che a volte costringe a spendere più del dovuto ma in questo caso sembra vantaggioso.

Un impegno di oltre 9 milioni di euro per 9 anni, grazie al quale – stando alla delibera – ci sono una serie di vantaggi per il Comune “non solo sotto il profilo squisitamente economico ma anche sotto quello funzionale, in considerazione della connessa possibilità di mettere a norma gli impianti esistenti, contestualmente assicurandone la gestione da parte di soggetto specializzato, già a decorrere dalla data di attivazione della fornitura” Siamo d’accordo, però qualcosa non torna.

E restiamo alla delibera. Si afferma che la vicenda va avanti “dal 2016” e che esiste un “Piano Dettagliato degli Interventi (PDI) aggiornato a seguito dell’apposita richiesta comunale dalla Conversion & Lighting s.p.a. e acquisito in atti con prot. n.63727 del 27/11/2018 costituito dai seguenti elaborati: 01 – Piano Dettagliato Interventi 02 – Allegato A – Interventi e preventivo di spesa per contratto standard 03 – Allegato B – Interventi e preventivo di spesa per contratto esteso 04 – Allegato C – Verbali di sopralluogo 05 – Allegato D – Computi metrici tipologici”. Documenti che non sono allegati alla delibera, anche se forse sarebbe il caso di renderli noti. Delibera nella quale non si fa cenno, fra l’altro, al piano triennale delle opere pubbliche che di norma è un libro dei sogni, ma appena una settimana prima indicava per “potenziamento e adeguamento impianti di illuminazione” 125.000 euro. Risolveranno in qualche modo, non c’è dubbio. Proprio nei giorni successivi a  quel 27 novembre c’è stata baruffa in Comune, con la giunta che non ha votato e l’assessore ai lavori pubblici (questo raccontano le cronache) su tutte le furie, in particolare con gli esponenti della Lega. Ma questo riguarda i rapporti di maggioranza, così come l’attenzione che a questa vicenda avrebbe un noto esponente dell’Udc di Roma, un passato in Forza Italia. “Ma quale Udc – è la telefonata del presidente locale del partito, Piero Marigliani, avvenuta oggi 7 gennaio – se parliamo di Verzaschi, tanto lo sa tutta Anzio, non è mai stato dell’Udc“.

Restiamo ai documenti, allora. E torniamo al 3 gennaio, alla commissione. Ai presenti viene fornita, su richiesta, la documentazione relativa alla vicenda ed escono fuori tre studi predisposti da una società denominata Esco Tecnhology: consumi del Comune, fatturato e report finale a settembre 2018. Un lavoro dettagliato, non c’è dubbio, dal quale si evince anche la morosità della quale si diceva all’inizio.

Chi ha chiesto alla Esco di farlo? Nessuno: la società si è proposta da sola l’8 marzo 2017. Costituita appena sei mesi prima, con un capitale sociale di 10.000 euro, amministrata da una cittadina ucraina, la Esco technology si iscrive alla stazione unica appaltante Ardea-Anzio e si presenta. La richiesta per il lavoro è di 12.000 euro più iva, resta lì fino al 28 luglio, quando il responsabile dell’ufficio tecnico chiede al dirigente dell’area finanziaria di procedere. Detto e fatto, l’1 agosto arriva la determina. Chi oggi guida la città era in consiglio comunale, ma come è successo per molte cose la vicenda deve essere sfuggita alla loro attenzione. Eppure si dicevano all’opposizione, l’attuale sindaco e il suo assessore ai lavori pubblici.

Arriviamo al 18 maggio di quest’anno, in piena campagna elettorale, il dirigente – ad Anzio sempre con un titolo per un altro, ricordiamolo – scrive una nuova determina per la Esco, con il medesimo oggetto di agosto 2017: “Affidamento per l’esecuzione dell’attività di supporto alla diagnosi energetica ed anali dei consumi sostenuti dall’ente per edifici comunali”. La cifra? 19.500 euro più iva. Il 9 maggio l’ufficio tecnico aveva chiesto un preventivo, il 14 era arrivato, a tempo di record ecco la determina. Nella quale si afferma che c’era stato un precedente lavoro e “gli esiti di tale analisi sono stati trasmessi, con nota prot. 62116 del 12/12/2017, all’Ufficio Tecnico per le valutazioni ed iniziative di ordine tecnico-operativo”. Cosa dicevano? Chissà… Trasmessi ed evidentemente lì rimasti, se neanche sei mesi dopo si dà un altro incarico aumentando di oltre un terzo la spesa di quello precedente. In questo caso chi oggi guida la città era già parte integrante della maggioranza di allora, nella quale (solo per la cronaca) era l’assessore ai lavori pubblici chi oggi è ai servizi sociali.

Ora è evidente che il Comune ha speso  in due tranche 31.500 euro più iva per uno studio propedeutico all’adesione alla convenzione Consip, ma nella delibera non viene fatto cenno di questo, bensì di un lavoro (che in commissione non è stato fornito e alla delibera non è allegato) svolto dalla Conversion e lighting che si è aggiudicata il lotto Consip. Va bene tutto, per carità, ma forse andrebbe capito se pagheremo due volte lo stesso lavoro, se la Conversion ha fatto suoi i dati prodotti dalla Esco e pagati dal Comune o se i due incarichi alla società costituita nel 2016 sono stati una “esigenza” di qualche politico di casa nostra. Si sa, andava e va così…

Le tensioni in Consiglio e fuori, la responsabilità. Buon anno!

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Leggo le cronache del Consiglio comunale del 28 dicembre e trovo conferma del clima pesante che si è respirato. La scusa che “il sindaco è fatto così” non regge più e va la piena solidarietà a chi è stata apostrofata. Da lui e, sembra, da un assessore. Nel giorno in cui De Angelis poteva intestarsi di aver portato per la prima volta nella storia il preventivo nei tempi previsti, la situazione è degenerata. Com’era previsto e prevedibile, quando ti trovi con 4 consiglieri di maggioranza che non si presentano e fai fatica a raggiungere il numero legale.

No, non dipende dall’opposizione ma da promesse ai quattro venti – agli elettori e poi agli eletti – che sono difficili da mantenere. Dalla Biogas a tutto il resto. Ma il clima è teso non da oggi, ad Anzio, le cronache ce lo dicono. Quelle spicciole, attenzione, mica le indagini che pure travolgono l’amministrazione passata e presente che poi, alla fine, è sempre la stessa. Una tumultuosa riunione di giunta, per esempio, nella quale c’è stato un acceso scambio di veduto sull’illuminazione pubblica diventata improvvisamente una priorità. Vedremo.

Certo è che se siamo arrivati al voto, alle prove muscolari che dai seggi si sono spostate nella sede istituzionale per eccellenza dove nella scorsa consiliatura erano state già accennate, se il clima che si avverte era e resta pesante una responsabilità chiara esiste. E’ quella della Prefettura di Roma che aveva tutte le carte per tranquillizzarci, mandare una commissione d’accesso e verificare che le tensioni che avvertiamo sono normali, non dovute ad altro. E’ del Prefetto e di almeno due ministri sordi ai richiami di questo territorio, Alfano prima e Minniti poi. Certo, non erano loro a decidere, ma i documenti che ha il Prefetto sono inequivocabili. Le parole di Rosy Bindi   pesano come un macigno, come quelle sulla camorra nei verbali del processo Malasuerte e come il fatto che un esponente di ‘ndrangheta deporrà al processo Evergreen. Ripeto che le responsabilità penali sono personali, ma certi personaggi sostenevano e hanno sostenuto il centro-destra di Anzio, alcuni ancora sono presenza fissa al Comune.

Nell’augurare a Giusy Piccolo buon lavoro da presidente del Consiglio comunale, il primo appello a uno svolgimento sereno dell’assise civica va a lei.  Sul resto l’auspicio per il 2019 è che certi toni muscolari finiscano e si riparta da quella che ho amato definire “legalità delle cose quotidiane”.  A proposito va salutato l’ormai ex dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli. E’ stato in quel ruolo con un titolo per un altro, chi voleva ripartire dalle regole se lo è tenuto ben sapendo com’era entrato, ora va a Viterbo e ad Anzio ci teniamo un precedente pericoloso quanto emblematico di come vadano le cose. A proposito, del bando della piscina che sembra avesse preparato e che non andava bene al primo cittadino e che doveva essere pronto entro l’anno, non c’è traccia. Intanto all’impianto staccano la luce….

Ah, il 2018 è stato anche l’anno della mia “disavventura” elettorale. Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa bene perché ho lasciato ma conosce anche un impegno che continua. Avevamo un programma e le proposte si fanno in base a quello. Per esempio sull’asilo nido è condivisibile l’ordine del giorno di Anna Marracino, approvato all’unanimità e che diverrà una variazione di bilancio sulla quale è bene vigilare sin d’ora. Poi è chiaro che l’opposizione va fatta senza se e senza ma e che se c’è anche una minima possibilità di mandare a casa De Angelis va perseguita. E non per un’indagine che lo riguarda, ma per quello che ribadisco essere il “sistema Anzio” che emerge da ben altre inchieste e dalle tensioni recenti.

Come dite? Il Pd? Vero… continua a “fare” notizia per le sue evidenti divisioni. Dispiace, un’eterna fase congressuale, le correnti che continuano a scontrarsi, chi in campagna elettorale era altrove e rispunta, chi non ha rispetto. Certo, si fa di tutto per “fare” notizia, ma non va dimenticato che a governare ci sono altri. Ormai da oltre 20 anni.

Buon 2019, questo spazio continuerà a segnalare, raccontare, denunciare. Con tempi e modi legati ai molteplici altri impegni che ho. Venite a visitarlo, ogni tanto, sono certo che non ve ne pentirete. Auguri!

 

Placidi torna libero, non era la peste e ora sono curioso…

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Patrizio Placidi e l’immagine su facebook nella quale annuncia la liberazione

Patrizio Placidi potrà prendere parte ai processi che lo riguardano da uomo libero. Oggi gli sono stati revocati gli arresti domiciliari e lui, sulla sua pagina facebook, ha annunciato: “Da adesso la mia rinascita”. Oltre un anno di privazione della libertà, il Natale 2017 trascorso in carcere, non si augura a nessuno e in un Paese civile – non lo dico da oggi – si scontano le pene quando ci sono le sentenze, non prima. E’ una questione di diritto spicciolo spicciolo che vale per tutti, senza distinzione di appartenenza

Certo, l’ex assessore all’ambiente è implicato in più vicende ma come ricordavo giusto un anno fa, non era certo la peste ed è stato ingrato chi ha condiviso con lui un lungo percorso di alleanze e lo ha scaricato. Vedremo, usiamo sempre le sue parole da facebook, con quanta velocità si rimetterà in piedi.  Di mattoni, non di sassolini dalle scarpe, volendo ne ha tantissimi da tirare fuori ma ora spetta a un “animale” politico come lui decidere se farlo e sfasciare tutto o restare in attesa dell’esito giudiziario delle diverse vicende.

Il quadro, lo sa anche lui, è pesante, ma come emerge anche dalle carte della vicenda “Ecocar” della Procura di Cassino, Placidi era solo una parte di quello che ho definito il “sistema Anzio”.

E’ coinvolto anche un ragazzo che Placidi stesso aveva indicato come assessore all’ambiente a Nettuno qualora la sua parte di centro-destra avesse vinto le elezioni. E’ l’unico rimasto ai domiciliari e per lui, Marco Folco, vale la stessa identica presunzione di innocenza e la necessità che nel Paese di Cesare Beccaria la pena non sia preventiva. Si è fidato, evidentemente, forse invaghito di poter fare cose più grandi di lui, l’ex assessore in questo sa “esaltare” gli animi. Oggi è il vaso di coccio tra quelli di ferro.

Uno di questi vasi di ferro è proprio Patrizio Placidi, il quale torna a irrompere sulla scena in un momento particolarmente delicato per la vita politico-amministrativa di Anzio. Lo fa a carte scoperte, perché quelle di Ecocar le conoscono tutti e lì è chiaro come non fosse il solo, anzi…

Sa come la penso, siamo “avversari” da una vita, a maggior ragione ora sono particolarmente curioso di vedere come si muoverà. Bentornato.

Comune, l’ultima “tegola”. Sindaco, è meglio lasciare

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È bastato cambiare sindaco? Ponevo questa domanda qualche giorno fa, riferendomi al “sistema Anzio”. La ripongo oggi, poiché l’indagine che riguarda il sindaco e la sua attività di famiglia esula da quel “sistema” perché in alcun modo – al contrario delle altre – è legata al Comune. E come è stato per chiunque , di indagine si tratta per cui un sequestro non è una condanna. Non scopro il garantismo oggi e chi ha la bontà e la pazienza di seguirmi sa bene come la penso. Da sempre.

Certo De Angelis si trova al posto dove lo ha messo il 25% dell’elettorato nel momento peggiore per la classe politica di questa città, travolta non da vicende penali che sono di ciascuno bensì da un metodo che traspare dalle carte e avvertiamo ogni giorno. Ci si trova  dopo un accordo con chi quel “sistema” lo ha creato, tollerato, agevolato e che lui conosceva a menadito. E ci si trova nel momento sbagliato.

Non è per l’accusa di evasione – dobbiamo tenere conto della sua versione e conosciamo la storia della famiglia e dell’azienda- ma perché se guardiamo solo al periodo da quando è stato eletto non ne è andata bene una.

Si è infilato nella vicenda dell’aumento dei compensi dovuto per legge ma inopportuno – a maggior ragione con un bilancio che fa acqua ovunque e dove vanno recuperati i soldi di chi ha evaso ed eluso – e lo ha giustificato con un comunicato che definire sgrammaticato è poco.  Ha commesso un errore sulla vicenda dell’ottavo assessore e non ha ancora risolto la vicenda quote rosa, naviga a vista sul porto ma soprattutto non dimostra l’annunciata discontinuità. Anzi, in Comune – e anche nelle riunioni di queste ore a livello politico – si va avanti a chi fa la voce più grossa.

Se poi  aggiungiamo le “eredità” ricevute (situazione amministrativa che doveva essergli nota e le vicende penali intorno ai rifiuti) ma anche un’indagine Ecocar che apre scenari inimmaginabili per quanto c’è nelle carte e quelle appena avviate su Bambinopoli,  Consorzio di Lavinio e sempre un’azienda legata ai rifiuti, si capisce che ci sono responsabilità politiche enormi. Quelle penali si decideranno altrove.  Ma data la situazione, non vorremmo essere al posto del segretario generale del Comune quando ci sarà da scrivere il piano anti-corruzione, per esempio.

Inoltre De Angelis oggi non può dire alla pletora di inquisiti che ha a fianco di fare un passo indietro come stava immaginando, perché gli farebbero notare (nei vari e focosi  “vertici”  del centro destra è già emerso) che è nella loro stessa condizione.

Per tutto questo, per il clima tutt’altro che sereno  – non per una presunta evasione (altro che mafia, per piacere….) – De Angelis deve lasciare. Per tutto questo, se ha davvero le mani libere rispetto al “sistema Anzio”, deve provare a uscire come avrebbe fatto nella sua precedente esperienza da sindaco.

ps: per una possibile evasione fiscale frutto anche di questo “sistema Anzio” sarebbe interessante un approfondimento dei bilanci della Capo d’Anzio

 

Porto, l’offerta di Marconi? Bene, paghi e se ne vada. Subito

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Leggiamo di un’offerta di Marinedi per rilevare le quote del Comune in seno alla società “Capo d’Anzio”. Se fosse davvero di 5 milioni di euro riusciremmo sì e no a pagare i debiti della società. Però se l’ingegnere Renato Marconi – patron della Marinedi – vuole pagare davvero per il porto di Anzio, faccia pure. Ma per andarsene.

Che le sue intenzioni fossero tali, in questo umile spazio lo si racconta da tempo. Che la politica di casa nostra abbia contribuito affinché si creassero le condizioni di questo sfascio, pure.  Basta avere la bontà di leggere, anche se averlo detto in tempi non sospetti conta poco in questo momento. Se davvero esiste un’offerta, l’unico modo che esiste per accettarla è che Marinedi paghi il Comune per andare via, la chiudiamo qui e amici come prima. Perché 5 milioni di euro sono un’elemosina per rilevare il porto, anzitutto, e di essere presi in giro su questo argomento siamo francamente stufi. Poi ci sono un’altra serie di motivi.

Il primo è che, dopo aver aperto un contenzioso con “Italia Navigando” che (sbaglieremo) ci ritroveremo pari pari dalle nostre parti, si è ritrovato 10 porti. Un’operazione che solo di spese notarili ha avuto costi record e che ha avuto un via libera “bipartisan“, sulla quale l’allora senatore Candido De Angelis fece una puntuale interrogazione parlamentare che ottenne come risposta, sintetizziamo al massimo, “è così e basta”. Di fatto Marconi, senza un euro o quasi, si è ritrovato 10 porti e fra questi guarda caso proprio Anzio. Che conosceva non bene, benissimo.

Per essere stato tra i progettisti del vicino “Marina di Nettuno” anni addietro e per aver firmato, proprio con Candido De Angelis i “patti parasociali” tra Comune e Italia Navigando. Quando in consiglio comunale si decise che le azioni di “tipo b” non sarebbero più state dei cittadini. Tanto la “rete” dei porti sarebbe stata pubblica, si parlava di fondi stanziati in finanziaria, c’era la “garanzia” di Gianfranco Fini. Quando Marconi firmava, Italia Navigando non era già più completamente pubblica,  perché l’ingegnere che vantava un credito nei confronti della società si era fatto dare una parte di quote. Quando venne scoperto, con la copertina sul Granchio “Italia naufrgando”, il Comune non fece nulla Ora, ad Anzio, sembra le voglia tutte quelle quote…

I “patti parasociali” prevedevano, fra l’altro, che “Italia navigando” trovasse i finanziamenti per realizzare il porto entro un anno dalla concessione. Quell’anno è scaduto a settembre 2012, Marinedi rilevando – senza che nessuno avvisasse il Comune come invece era previsto – quelle quote, si è assunto gli oneri di “Italia navigando” e Marconi come prima cosa ha “disconosciuto” i patti parasociali. Sostenendo – così ci raccontava l’ex sindaco Luciano Bruschini – di aver firmato altro ancora con De Angelis, dopo quei patti, e di averli “superati”.

Basterebbe e avanzerebbe questo, il recitare più parti in commedia da parte dell’ingegnere, per dire “grazie, ci dia i soldi e vada”.  Ma c’è stato altro, dal 2012 a oggi, con precise responsabilità politiche di  chi ha guidato la città e – di conseguenza – di chi ci si è alleato.

Marconi si è inventato “Marina di Capo d’Anzio” senza che il Comune trovasse qualcosa da dire, ha mandato il suo avvocato – sicuramente mettendo in conto chissà quanto – a fare i contratti “porta a porta”. In Comune, nel frattempo, si votavano ordini del giorno all’unanimità sul porto pubblico, puntualmente disattesi, si teneva nei cassetti il parere di Cancrini senza fare causa, si diceva – rispondendo proprio a De Angelis – “Parola d’onore, caccio Marconi” ma poi ci si firmava la “road map”. Pensando, fino a qualche settimana fa, che tanto con l’ingegnere era tutto a posto. Alla “Capo d’Anzio” cambiavano i presidenti e si affrettavano ad annunciare bandi impossibili, mentre la parte privata immaginava un fondo maltese, preparava i documenti, i business plan,  i progetti e teneva i bilanci, creando – come è stato  per “Italia navigando” – i presupposti per avere un credito nella “Capo d’Anzio”.  Salvo scrivere, nel documento mandato in Camera di commercio al posto del bilancio, che loro – benché soci – non si assumono responsabilità.

Ecco, andassero altrove se l’apporto che devono dare è questo. E intervenga la Regione, una volta per tutte. L’offerta di Marinedi è un’offesa. Se vuole pagare, va ribadito, lo faccia per andare via.

Il porto è di Anzio, pubblico, questo carrozzone messo in piedi ha fallito, ma nessuno può venire a offrire una miseria sperando magari in protezioni politiche “bipartisan” com’è stato finora.

Il porto? Cosa fatta… La parola (anzi le bugie) di Marinedi

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Vivessimo su Marte, pure pure. Ma siamo ad Anzio, la situazione della società ancora al 61% pubblica – la Capo d’Anzio – è pressoché fallimentare, però leggiamo su un periodico specializzato come “Nautica report” che il porto cresce.

Giova ricordare che la Capo d’Anzio è rimasta senza presidente per le dimissioni del generale Ugo Marchetti e dopo averne cambiati quattro in tre anni. La società da sette anni ha una concessione che non riesce a rendere operativa, da più di tre annuncia improbabili bandi, chiude i bilanci in rosso sistematicamente, ha un contenzioso aperto con gli ormeggiatori, uno ancora più serio tra soci, non paga i canoni di concessione, ha una fidejussione che non si poteva concedere ancora in piedi e sotto la lente della Corte dei Conti, ma continua a vendere fumo.

(…) Un progetto, dunque, impegnativo reso possibile dalla forte partnership pubblico-privato tra una amministrazione comunale lungimirante e una società specializzata nella portualità turistica – la Marinedi srl, forte di una rete di ben 13 marina operativi e 10 in sviluppo – nonché dalla volontà  appassionata di alcuni operatori locali come il “nostromo” Luigi d’Arpino, che hanno permesso il superamento delle iniziali difficoltà tecnico-burocratiche e delle consuete beghe locali di parte“.  La data sul post come potete vedere è quella del 29 novembre, dell’impegno di D’Arpino per il porto sappiamo bene, però non guida più la società ormai da tempo e anzi vanta (o vantava, non sappiamo se è stato risolta la vicenda) un credito per gli stipendi non avuti.

E le difficoltà tecnico-burocratiche non ci sono da quando, nel 2010, è stato firmato l’accordo di programma con la Regione che nel 2011 ha dato la concessione (giunte Polverini) e – nel 2014 (giunta Zingaretti) – ha invertito su richiesta della società il crono programma. Peccato che di quell’accordo, della concessione – che per esempio prevede l’escavo del canale di accesso – e dei vari piani finanziari dall’inversione del crono programma a oggi sia stato solo demolito l’ex Splash down, dipinta qualche bitta, fatto piccoli lavori che hanno “aperto” il cantiere che lì si è fermato. In cambio della gestione del bacino, dopo aver “sfrattato” cooperative che avevano certamente mille difetti (e comportamenti minacciosi) ma delle quali si stanno ancora usando – gratis –  le attrezzature. Peggio, indicando in bilancio la cifra di un potenziale risarcimento dalle stesse coop che nessuno ha ancora stabilito.

Che Marinedi punti a “prendersi” il porto non è un mistero, in questo umile spazio lo vado ripetendo da tempo e chi vuole può scaricare qui una serie di precedenti. E’ il caso che il socio di maggioranza si faccia almeno sentire (sembra abbia revocato i patti parasociali, è già qualcosa) così come la Regione Lazio, magari iniziando a rispondere alle puntuali richieste di Anna Marracino, capogruppo del Pd.

Delle bugie siamo stanchi.

Evergreen e non solo, il Comune si gira dall’altra parte

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Al processo per la vicenda nota come Evergreen che entrerà nel vivo il 25 febbraio il Comune di Anzio non ci sarà. Come avvenuto per la storia delle “27 proroghe” non ha ritenuto di costituirsi parte civile. La differenza è minima: in questa è a giudizio un assessore in carica (Salsedo, che ha sempre professato la sua innocenza), insieme all’allora dirigente del settore ambiente che ha sempre denunciato pressioni evidentemente inascoltate. Per Evergreen, invece, il processo riguarda lo stesso dirigente caduto in disgrazia – e per il quale non c’erano gli elementi dell’arresto secondo i giudici che lo hanno liberato – e fra gli altri l’ex assessore Patrizio Placidi. Il quale, piaccia o meno, benché ai domiciliari (e sarebbe ora che la misura finisse, scontare la pena prima di una presunta condanna non è degno di un Paese civile) ha detto la sua nell’ultima campagna elettorale. Negarlo è far torto alla propria intelligenza e sappiamo che non è atteggiamento del sindaco, al quale va l’augurio di una prontissima guarigione.

C’è da aspettarsi che  il Comune – come ente, rappresentativo dei cittadini e quindi non “proprietà” di una maggioranza – eviterà di costituirsi anche al processo che si apre il 20 dicembre e vede coinvolto un altro assessore, Pino Ranucci. All’epoca del passaggio da Giva (cooperativa delle 27 proroghe) a “Parco di Veio”, fu protagonista insieme ad alcuni dipendenti di aggressioni verbali e non solo. Qui, ironia della sorte, la parte lesa è anche Walter Dell’Accio, non più dirigente ma pure sempre dipendente del Comune, il quale oggi è “appoggiato” proprio all’ufficio tecnico dove l’assessore ha il suo ufficio.  Inutile dire che tra un’indagine e l’altra – a partire da Malasuerte – i personaggi che troviamo sono, gira gira, sempre gli stessi.

Più volte ho detto che le responsabilità penali sono personali e lo ripeto. Qui finora è stata fatta, però, una scelta politica. La costituzione di parte civile sarebbe stato un segnale, simbolico, di richiesta di legalità. Un’affermazione precisa di discontinuità evidentemente impossibile data l’alleanza sottoscritta con la precedente maggioranza. Un timido tentativo di dire: vero, il “sistema” è questo, il modo vincente di fare politica ad Anzio è questo, ma quando si arriva in Tribunale Anzio aspira a un risarcimento, fosse anche solo morale.

Non è così e non lo sarà nemmeno per la storia di Ecocar, quando arriverà di fronte a un Tribunale. Storia nella quale i personaggi tornano tutti prepotentemente. Le pagine della direzione distrettuale antimafia fanno riemergere, con ruoli diversi,  personaggi che da una parte parlavano di Biogas (pronta ad aprire, alla faccia delle solenni promesse), da un’altra si preoccupavano di “sistemare” i parcheggi per Ponza, da un’altra ancora chiudevano i cancelli di Villa Adele alla cooperativa che aveva vinto la gara per il verde. Gente accusata di presunti accordi con esponenti legati alla ‘ndrangheta ovvero di aver estorto soldi per un detenuto al 416 bis per camorra. Personaggi che qui avevano una proroga e lì una determina non proprio lineare, qui un impianto da gestire senza pagare e nel silenzio degli uffici e lì qualche dirigente ritenuto “in cassaforte” ovvero la nomina – pazienza i titoli – di chi è ritenuto “vicino”. Personaggi che hanno amministrato e amministrano questa città e loro portatori di voti.

Magari per questo – oltre che per una discontinuità che fatichiamo a vedere (basta sentire le cronache di Villa Sarsina, le liti, seguire le nuove indagini) non si fa il gesto,  per quanto simbolico, di costituirsi parte civile.

Ha ragione Agostino Gaeta – deriso nelle carte di Ecocar dalle quali traspare l’ossessione per chi racconta – quando scrive: “Non facciamo gli ipocriti, in una periferia senza risorse, senza futuro, dove i livelli di disoccupazione raggiungono cifre quasi nascoste per la vergogna, il Pil diventa la corruzione, la risorsa, i posti di lavoro nelle aziende dei rifiuti che gestiscono milioni e milioni di euro”.

Il Comune ha deciso di girarsi dall’altra parte. O forse ha scelto di alimentare tutto questo. Basta leggere a fondo le carte di Ecocar…

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/4

rifiutiplastica

Ma non lo sanno che pigliano una revolverata? Lo sanno questi che pigliano una revolverata?” Ecco come si esprimono gli imprenditori che “dovevano” vincere la gara dei rifiuti. Leggere le carte dell’indagine Ecocar è solo avere conferma di un clima irrespirabile all’interno del Comune, con assessori – non solo Placidi – sempre pronti a fare pressioni, consiglieri che chiedono in continuazione novità, gente che festeggia e un unico filo conduttore: avere un ritorno per sé o per qualcuno “vicino”. Ad esempio lamentandosi – come fa un assessore, non indagato in questa storia Ecocar  – che si lamenta con uno dei soci perché un altro “sta trattando male quel ragazzo”. Filo che porta alle imprese, pronte a tutto pur di vincere. Anche a pagare. O sparare. Ma come è stato detto più volte gli aspetti penali competono ai magistrati, è la collusione con la politica a preoccupare. Lo dicono gli stessi investigatori della Dda: “(…) va messo in evidenza come a un’offerta tecnica dell’Ati Eco.car srl – Gesam Srl, non certo la migliore delle quattro, in una gara in cui non è stato richiesto né presentato alcun progetto avveniristico e/o l’impiego di particolari tecnologie, sia conseguito, da parte della commissione giudicatrice, un sorprendente punteggio finale di 97,25/100, il quale non dovrà essere ritenuto – si badi bene – la manifestazione di un potere discrezionale ampio della stazione appaltante, bensì, come testimoniato da innumerevoli conversazione telefoniche e ambientali intercettate, il frutto di un rapporto collusivo e corruttivo tra alcuni amministratori del comune di Anzio, da un lato, e amministratori della Eco.Car Srl, dall’altro”.

E’ per questo che ci sono pressioni continue, come quelle che in questo umile spazio andiamo raccontando da tempo? E’ per questo che i funzionari sentono quasi il dovere di rapportarsi continuamente con gli imprenditori e/o i politici, pur ripetendo in continuazione che loro vanno avanti secondo le norme?

Si può essere condizionati – e la domanda è appositamente retorica  – quando si sa di avere a che fare con personaggi che affermano: “Se perdi la gara, secondo me solo una cosa si dovrebbe dire a quello, io già gliel’ho detto al cinema, tu spera sempre che io vinco la gara no? (…) e non si fa male nessuno! Se io perdo la gara…qualcuno si fa male”

Sono nero su bianco tante cose, dal fatto che si sapeva a chi faceva riferimento, politicamente, la ditta aggiudicataria a ciò che dicono i vincitori beffati all’ultimo istante dall’aggiudicazione alla seconda arrivata per i rifiuti “questo è un altro politico che fa parte del comune di Anzio che a noi ci serve però Placidi conta di più eh! Però, li deve tenere tutti”. E’ nero su bianco, anche in questa indagine, il discorso che i mezzi dei rifiuti dovevano rifornirsi in quel distributore – centro anche di incontri fra i protagonisti della storia – ma fare “anche colazione”, come viene disposto dai titolari delle aziende.

Ed emergono altri personaggi, come chi voleva candidarsi sindaco ma poi ci ha ripensato e aveva – sarà una coincidenza con quanto afferma Placidi nell’inchiesta “Evergreen” – già cinque liste pronte,  ed era molto attivo nel discorso dell’appalto Ecocar. Emerge che è l’assessore a dire che “è pronta la lettera che è stata chiesta oggi per l’atto di opposizione alla revoca dell’affidamento” o che consiglieri e delegati vanno a chiedere in continuazione aggiornamenti, come se dovessero occuparsi loro delle gare, mense comprese.

Emerge chi si prodiga di dire a un funzionario “guai chi ti tocca a te”, perché quella che chiamano politica si occupa anche dei ruoli da assegnare all’interno del Comune. 

Emerge che qualche volta si è ceduto, firmando autorizzazioni evidentemente “border line” e dando servizi con affidamenti diretti che non erano poi così consentiti.

Emerge che qualcuno teme “le conseguenze mediatiche che possa avere questa vicenda”, perciò magari si preoccupa di segnalare quello che esce su questo blog o su altri giornali.

Emergono i soldi che gli imprenditori dicono di aver versato e non solo a Placidi. L’elenco potrebbe continuare, ma ce n’è abbastanza

Dire “si sapeva” non basta, anzi è quasi peggio, bisogna dimostrare che questo sistema non esiste più all’interno del Comune. E’ bastato cambiare sindaco?

4/Continua