Sì a Verdone, cosa resta del #brand e la “Città siamo noi”

Non sarò il 30 agosto a Villa Adele per la cittadinanza onoraria a Carlo Verdone. Mi spiace e magari interessa a pochi, però con l’idea di dare all’illustre attore e regista questo riconoscimento sono d’accordo. E non da oggi. È uno degli argomenti che insieme al sindaco abbiamo discusso spesso, in passato, immaginando come poter dare visibilità a una città che aveva bisogno di riprendersi il suo ruolo. Verdone è riconosciuto a livello internazionale, decanta Anzio ogni volta che può, l’ha inserita in un libro, è un nome da condividere

Come lo sono – ad esempio – Mario Draghi che ad Anzio trascorre le sue vacanze o i Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico che fra l’altro ritrovarono i beni trafugati nel nostro museo, dove chi amministrava (sempre loro) aveva “dimenticato” un pezzo di allarme. Come lo sono tanti altri che ad Anzio hanno messo radici e come lo è Adele Di Consiglio, frettolosamente archiviata dalla maggioranza, mesi fa – andrebbe detto a Verdone – per ragioni ideologiche e non altro.

Del resto il sindaco ha detto che lui fa un po’ come vuole, ha vinto, governa, “la città siamo noi” e stessero zitti o quasi gli altri. Deve essere l’impeto leghista, unito al ripensamento rispetto al passato. Oggi, infatti, è “Orgoglioso” di essere la continuità di Luciano Bruschini, la pensava diversamente nel 2013 e anche prima – quando nel primo mandato scatenò i consiglieri passati a Fli insieme a lui che seguì Fini da An al Pdl e poi nell’esperienza nata e morta lì (Ricordate? Chissà che fine ha fatto…). Lo aveva scritto anche nel programma del 2018 di voler essere “discontinuità” ma pazienza. Anche nelle parole, ormai, rappresenta appieno il suo predecessore.

Ma sulla cittadinanza onoraria, ripeto, sono d’accordo. Dissento sull’enfasi, mi piacerebbe conoscere le spese – dell’evento e dell’intera estate, alcune delle quali al limite del voto di scambio – e soprattutto da “sparuta” quanto orgogliosa minoranza provo a chiedere: e poi?

In quale città Verdone – e mi auguro gli altri – saranno calati? Finiti #brand, #soldout, rinascimento (sarà una coincidenza, lo stesso nome dell’associazione con fidati professionisti vicini al sindaco che guarda caso hanno organizzato eventi) il modello di sviluppo che propongono De Angelis e la sua maggioranza sono gli eventi ben montati dal punto di vista mediatico e del marketing e molto partecipati o una città nella quale si crea sviluppo per tutti? Il porto delle nebbie, una società come la Capo d’Anzio decotta, è ancora un obiettivo o dopo 20 anni di annunci si restituisce la concessione e si prende atto del fallimento? E cosa si vuole fare – per restare al quotidiano, alla legalità delle cose quotidiane – dei parcheggi rimasti a chi è stato “vittima” di “Malasuerte” per interessi della politica con la quale dice di essere in continuità?

Per il Paradiso sul Mare, oltre deridere le proposte altrui, esiste un piano? E visto che voleva cacciare la Camassa, con una città sommersa dai rifiuti, perché non lo ha fatto? Cosa l’ha impedito, al punto di volere addirittura proseguire non sulla base della scadenza del bando ma del contratto? Se Anzio fosse stata nelle condizioni che abbiamo visto e vediamo con Placidi assessore, cosa avrebbe detto il De Angelis di lotta e di governo?

E dopo “villettopoli”, un territorio svenduto, l’inevitabile arrivo di un ceto medio-basso, cosa si intende fare con il piano del centro? Ci sono le osservazioni, a breve, e una maggioranza più litigiosa di quello che si vuole far credere sembra molto agguerrita e interessata. Per non parlare – a proposito di maggioranza – di un Udc che ha visto finire altrove le sue ambizioni, dopo l’ingresso di Cafà in maggioranza. Basta leggere qualche post e sentire gli ambienti, ma si sa di cosa parliamo.

Fortuna, intanto, che questa “sparuta minoranza” ha in qualche modo costretto il sindaco a revocare la delibera sui “quattro cantoni” alla Vignarola, unica cosa in discontinuità con la precedente amministrazione.

Eventi furono anche, fra gli altri, Paolo Conte o Bob Dylan (con il Comune che pagò profumatamente), la Fanciulla d’Anzio e la conferenza delle città del Mediterraneo, ma cosa è rimasto? Qual è il ruolo che ha Anzio? Mordi e fuggi, villettopoli o una città che va oltre le manifestazioni di chi spesso ha il solo merito di essere vicino all’amministrazione se non di essersi candidato? E cosa rimarrà dopo questa stagione di visibilità mediatica (in parte a pagamento, ricordiamolo) nella quale si è fatto credere che un quotidiano on line è il primo in Italia (ma non per contatti, è il primo a essere stato creato) e che l’indagine sulle spiagge ci premia? Vero, ma nel Lazio è stata valutata solo Anzio.

Sono tecniche, è noto, lo sa pure il sindaco che “sputa” sui social che dal Comune usano a mani basse (e pensare che voleva cacciarlo a Bruno Parente) e che lui scruta ossessivamente.

Un saluto da una minima e orgogliosa parte di “sparuta minoranza”, senza rancore. Torno in Italia il 10 settembre, continuerò a chiedere e proporre. La città non è di chi ha preso più voti, anche se lo fa da oltre venti anni. La città è di tutti e la democrazia non è la maggioranza vince, ma le minoranze sono rispettate. Tutte. Sarà d’accordo anche Verdone: benvenuto, illustre concittadino.

Annunci

Parcheggi, non si può sapere tutto. Ma io insisto e “sfido”

Il Comune di Anzio e la Capo d’Anzio hanno fatto bene a tacere. Non posso sapere tutto sui parcheggi. Riporto, di seguito, la risposta del difensore civico dell’Area metropolitana che accoglie parzialmente la mia richiesta:

Con riferimento all’istanza di riesame indicata in oggetto, si invita codesta Amministrazione a disporre in favore del ricorrente l’ostensione dei seguenti atti: – I criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca per l’isola di Ponza. Le altre due richieste del ricorrente non possono essere accolte. Infatti: – Il contratto sottoscritto tra la società Capo d’Anzio e la società di parcheggio fa parte della fase esecutiva dell’appalto, fase che essendo disciplinata dalle norme di diritto privato non è soggetta a quelle pubblicistiche in materia di diritto d’accesso: sul punto cfr. TAR Marche Sez. I n. 677/2018 e TAR Toscana Sez. III n. 577/2019. – La situazione dei pagamenti e le eventuali contestazioni/sanzioni alle società concessionarie non possono essere accolte in quanto generiche, esplorative e massive: tali richieste infatti non indicano né gli anni di riferimento, né il nome o il numero dei concessionari, né altri estremi per identificarli“.

Ne prendo atto, ho sempre rispetto per le istituzioni. Che il contratto sia disciplinato da norme di diritto privato è una delle anomalie in presenza di una società pubblica, ma pazienza. Mentre per la seconda parte insisto e sfido un’amministrazione che si dice in discontinuità con la precedente a fornire ugualmente i dati. Se non a me a qualche consigliere comunale di buona volontà, nell’esercizio del suo mandato. Ha ragione il difensore civico, non indico anni di riferimento né nome o numero dei concessionari, ma in Comune e alla Capo d’Anzio hanno capito benissimo e tutti noi sappiamo ciò che l’avvocato Alessandro Licheri non è tenuto a conoscere. Per questo insisto e sfido l’amministrazione: qual è la situazione dei pagamenti? Ci sono state sanzioni?

E intanto Comune e Capo d’Anzio, provvedano a rilasciare quanto richiesto anche dal difensore civico. Ribadisco: non ci fosse stata “Malasuerte” e il “coinvolgimento nella vicenda di esponenti della politica locale”, tutto ciò avrebbe un interesse minore. Ma anche questo l’avvocato Licheri non era tenuto a saperlo.

I nuovi morosi e la legalità delle cose quotidiane…

Mi viene da sorridere, perché sono trascorsi quasi quattro anni e torna di stringente attualità una vicenda che sollevai all’epoca e ho avuto l’ardire di riproporre all’unico Consiglio comunale al quale ho preso parte, dopo il voto. Il 20 ottobre 2015 su questo umile spazio, diedi l’informazione di consiglieri comunali ai quali era stato chiesto di “rientrare” dall’esposizione nei confronti dell’Ente, pena la decadenza.

Ne seguì uno dei dibattiti peggiori della storia dell’assise civica, almeno a memoria di chi scrive, al quale erano presenti molti dell’attuale maggioranza, sindaco in testa. Venni definito pseudo giornalista, al meglio, ma per chi volesse tutta la querelle è riassunta qui

E oggi? Ci risiamo… Si legge di minacce, addirittura, nei confronti di chi è andato a chiedere “lumi” forse con l’intenzione di prendere il posto del consigliere Di Carlo. C’è chi vede in questo una macchinazione politica (eh sì…) chi fa selfie e dice chiaramente da che parte sta, visto che è il capogruppo della sua lista.

Ma il problema non è Di Carlo – al quale mi lega fra l’altro un sincero affetto – non solo almeno. Perché se si mette mano a questo settore, in nome dell’annunciata (e poco vista) discontinuità, si scopre il vaso di Pandora. Il sindaco – che continuo a ribadire, non arriva da Marte a ricoprire il prestigioso ufficio – lo sa bene e conosce anche i modi usati per affrontare eventuali difficoltà in casi del genere. Un problema possono averlo tutti, ci mancherebbe, e non si è incompatibili fino a quando non si apre un contenzioso con il Comune. E qui sta il nocciolo della questione, qui si torna a quella che mi piace definire legalità delle cose quotidiane.

Si fanno piani di rientro, spero tanto di sbagliare, si paga una rata e si dimentica il resto. Fino al prossimo “polverone”. E lo si fa con uffici che rischiano di diventare “complici”, cosa che nessuno si augura. Il neo dirigente dell’area finanziaria, Luigi D’Aprano (auguri!) ricorderà di essere stato quasi “processato” per avere fatto le 16 lettere nel 2015, pertanto stavolta non si giri dall’altra parte e provveda a verificare immediatamente qual è la situazione. Perché è facile rispondere “non risultano messi in mora”, più difficile far rispettare i piani di rientro ovvero aprire i contenziosi che porterebbero alle incompatibilità. Ce ne sono? Magari in un gesto di trasparenza potrebbe dircelo lo stesso primo cittadino.

E questione di principio, chi segue questo spazio lo sa: ho chiesto in Consiglio comunale che cosa sarebbe stato delle nostre dichiarazioni sulla eleggibilità e compatibilità ovvero assenza di conflitti con l’Ente. La segretaria di allora, Marina Inches, rispose che c’erano state verifiche e non risultava nulla, ma ne sarebbero state fatte altre. Alla sua sostituta – Pierpaola Tomasello – ho scritto, con accesso agli atti, per conoscere cosa era stato fatto ed è arrivata dagli uffici la risposta che “non risultano situazioni per cui ci sia stata legalmente la messa in mora“. Altri – Amato Toti, primo dei non eletti – si sono rivolti all’Ente e sembra scoppiare un putiferio.

Come fu nel 2015, non c’è solo l’eventuale morosità/furbizia di pagare una rata e andare avanti, contando nella magnanimità che si ha nei confronti di chi “fa” politica ad Anzio, ma un reato. Perché se dichiari che è tutto a posto e non lo è, se lo confermi in consiglio comunale a precisa domanda e le cose sono diverse, si chiama falso. Altri, a quanto sembra, se ne stanno finalmente occupando. Ma dei reati, qui, interessa poco: era e resta questione di responsabilità politica. E della volontà, o meno, di ripartire dalla legalità delle cose quotidiane.

Minacce, dopo la giornalista tocca all’ex consigliere. Il clima è questo…

Dall’amministrazione anziate si sono affrettati – e hanno fatto bene – a emettere l’ordinanza per bloccare i lavori al distributore di fronte Tor Caldara e a esprimere solidarietà a Linda Di Benedetto, la cronista aggredita dagli operai che lavoravano nel cantiere. Il timore – rispetto all’impianto di carburanti – è che si chiuda la stalla dopo che i buoi sono scappati. Sempre per la “singolarità della vicenda” e il “comportamento ondivago” che non chi scrive né chi solleva dubbi attraverso diversi strumenti fanno notare, ma il Consiglio di Stato. La magistratura amministrativa – è bene ricordarlo – su quanto accaduto in Comune rispetto a quell’impianto ha trasmesso gli atti in Procura e alla Corte dei Conti. Come si può leggere di seguito

Succederà nulla, ma almeno c’è chi un sospetto lo ha insinuato sulla procedura singolare con la quale si è arrivati ad autorizzarlo. Il resto lo faranno, dopo aver acquisito gli atti anche in questi giorni, i Carabinieri forestali che stanno indagando sulla vicenda.

Dalle minacce alla giornalista, però, siamo passati a quelle a un ex consigliere comunale che avrebbe avuto l’ardire di chiedere se gli attuali rappresentanti sono in regola o meno rispetto ai pagamenti dovuti all’Ente. Posi la questione al primo e unico consiglio comunale al quale ho preso parte, dopo le elezioni del 2018, feci un accesso agli atti al quale risposero come si può leggere qui sotto. Era il 26 novembre scorso.

Ebbene qualcosa deve essere cambiato se l’iniziativa di un ex consigliere, candidato nelle liste che hanno portato alla vittoria al primo turno l’attuale sindaco, ha scatenato ire tali che lo stesso sembra essersi rivolto al commissariato di polizia. Se non lo ha fatto, speriamo lo faccia. Perché è bene mettere un punto a questo clima.

E torno a quel Consiglio, perché siccome le parole sono importanti, ricordavo che questa maggioranza nasce su “un sistema che affonda le radici in prove muscolari che abbiamo visto anche nei seggi, nei toni letti nelle carte delle indagini“. Le tensioni delle quali abbiamo letto e leggiamo in questi giorni, certi accadimenti minimizzati da chi governa e l’ultimo episodio ne sono la conferma. Il clima, purtroppo, è questo.

Distributore a Tor Caldara, lavori sospesi: ora chiarezza

I lavori del distributore davanti a Tor Caldara sono stati sospesi con una ordinanza della quale dà notizia il Comune di Anzio. E’ accaduto dopo l’increscioso episodio di questa mattina.

Ne prendiamo atto, ribadendo che serve massima chiarezza perché quel procedimento ha avuto già un iter che i giudici del Consiglio di Stato definiscono “singolare” e inoltre è già costato alle casse del Comune – quindi dei cittadini – un debito fuori bilancio da 250.000 euro circa.

Se in Comune è accaduto altro rispetto alla presunta richiesta di “deviare” la falda, è bene che sia reso noto con trasparenza. “Ripartire dalle regole” come diceva il sindaco nel suo programma è condivisibile. Bisogna farlo, però.

Il distributore a Tor Caldara, la giornalista aggredita: basta!

I Carabinieri di fronte al distributore (foto dall’Eco del Litorale)

Sulla vicenda del distributore in fase di realizzazione di fronte alla riserva naturale di Tor Caldara si risveglia sui social un certo dibattito. E’ sacrosanto, anche se purtroppo temo servirà a poco. Quell’impresa è autorizzata, c’è una sentenza del Consiglio di Stato che le dà ragione, e quindi può procedere.

Quello che dice la sentenza e ciò che emerge di recente, invece, è un altro classico esempio del “sistema Anzio”. In questo spazio ho già reso noto che i giudici amministrativi – caso più unico che raro – hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti, sottolineando il comportamento “ondivago” del Comune di Anzio e la singolarità dell’intera vicenda. Che inizia nel 2003 e termina con il pagamento – nel 2018 – di un sostanzioso debito fuori bilancio. Chi fossero i sindaci lo sappiamo, così come sappiamo che indirettamente è coinvolto un ex assessore ed ex consigliere comunale di maggioranza, candidato anche alle ultime amministrative nella coalizione vincente.

A quanto accertato dal Consiglio di Stato si aggiungono le vicende di questi giorni, la notizia di una “frana” nei pressi del cantiere e quella di una deviazione della falda. L’assessore Fontana – che pure ha avuto qualche ruolo in questo ventennio di centro-destra – ci informa che sì una deviazione c’è stata e l’amministrazione si è attivata da tempo. Per fare?

Perché i lavori di quel distributore proseguono e sembra che l’impresa – ricordiamolo, con buone aderenze in maggioranza – avesse chiesto di poter deviare il corso d’acqua. Richiesta che in Comune o non è stata vista o è stata sottovalutata o si è lasciata nei cassetti facendo scattare – e speriamo vivamente di no – il cosiddetto silenzio-assenso.

Ebbene c’è chi a questa storia prova ad andare in fondo, come Linda Di Benedetto che mette grande passione nel raccontare le vicende di questo territorio e stamattina è stata aggredita verbalmente e cacciata dal cantiere, in presenza di forze dell’ordine, perché era lì per raccontare. Se capisco bene, in quel cantiere c’erano lavoratori che si allontanavano di corsa – forse perché irregolari – e altri che si sono permessi addirittura di chiedere i documenti alla giornalista, provando a sostituirsi alle forze di polizia.

E’ ora di dire basta!. Questa città sta tollerando fin troppo situazioni al limite della legalità, gente che in Comune strilla, sfascia e resta al suo posto, toni pesanti, pressioni su chi lavora, minacce nemmeno tanto velate in ogni occasione e che sommessamente ho ricordato in aula consiliare riferendomi – ad esempio – a quello che avvenne nei seggi poco meno di un anno fa. Il clima era ed è questo: irrespirabile. Esattamente come (e forse peggio) di quando c’era Bruschini a guidare la città.

E’ ora che almeno sul distributore di fronte a Tor Caldara per primi gli amministratori – sindaco in testa – facciano chiarezza e rivedano i passaggi effettuati, si verifichi la regolarità del cantiere, tutto ciò che è possibile fare scevri da vicinanze politiche o meno ma ripartendo da quelle regole che De Angelis aveva messo nel suo programma ben presto accantonato.

A Linda, infine, la massima solidarietà.

Il sindaco, il Paradiso sul mare. A proposito di #brandAnzio

Al sindaco De Angelis piace prendere le cose di petto e gli va riconosciuto. La decisione di chiudere attraverso un’ordinanza il Paradiso sul Mare è coraggiosa e la dice comunque lunga sulle condizioni nelle quali si trova la struttura. Per troppi anni ci siamo persi sulle competenze, sullo scontro a distanza con la scuola e la Provincia, mentre quello straordinario palazzo andava in malora in assenza di qualsiasi programmazione da parte di chi guidava la città.

Per troppo tempo la politica di casa nostra ha “scherzato” quando si facevano iniziative dei cittadini per cercare di ridestare l’attenzione sull’abbandono, come fu per “I luoghi del cuore” del Fondo per l’ambiente italiano (Fai). A fatica firmò il sindaco Luciano Bruschini, alla fine Anzio ottenne un buon piazzamento, ma servono milioni di euro per risistemare il palazzo liberty e non le poche migliaia che si sarebbero ottenuti con il Fai. Milioni di euro che, oggi, nessuno ha e che se pure si trovassero (Stato? Regione?) comporterebbero i tempi infiniti di una gara e lascerebbero il dubbio della gestione.

L’idea che avevamo con #unaltracittà, quella di affidare a una Fondazione il Paradiso sul mare, rilanciata da questo umile spazio e poi in occasione della campagna elettorale, venne derisa da De Angelis. Normalmente quando le proposte arrivano da altri la risposta è sempre “non si può fare“. Le loro, invece, sono talmente realizzabili che fatichiamo a vederne una ultimata. A partire dal porto, per esempio, o dal palazzetto dello sport. Ma il punto non è questo, perché con l’ordinanza di chiusura è bene che l’intera città si interroghi sul futuro di quella struttura.

Nel suo programma copiato e incollato dal 2013 De Angelis ha scritto: “Recupero del Paradiso sul mare restituendolo ai cittadini di Anzio per una
destinazione condivisa
” senza dirci in che modo.

La proposta che facevamo noi era quella di: “Immaginare l’ingresso in una Fondazione già esistente e di spessore per realizzare eventi in sinergia (Musica per Roma o Ravello, ad esempio). Il patrimonio in dotazione può essere rappresentato dal Paradiso sul Mare che la Fondazione dovrebbe ristrutturare a proprio carico, in cambio della gestione, lasciando comunque l’uso pubblico del bene al Comune per le proprie necessità e/o iniziative“.

Era ed è un’idea percorribile, a nostro modesto parere. E’ anche una proposta di cosa fare del palazzo – coinvolgendo oltre a una importante istituzione la scuola alberghiera e il mondo della ristorazione locale – grazie al quale Fellini ha vinto un Oscar, progettato da uno dei maestri del Liberty, dove sono stati girati film e svolti eventi di assoluto spessore. Se ne può parlare?

Quali sono, invece, le iniziative che intendono prendere De Angelis e la sua amministrazione per restituire il Paradiso sul Mare ad Anzio? Sono arrivate proposte in Comune e da parte di chi?

Vista la campagna di comunicazione che il Comune sta svolgendo, una overdose di #brandAnzio che sembra l’unto per ogni male, facciamo del Paradiso sul mare un “brand” di questa città.

E’ una sfida, vediamo se arriverà l’ennesimo “no” a prescindere o se qualcuno avrà la bontà di ascoltare.

Qui, per chi ha voglia di approfondire, quanto sostenuto in precedenti occasioni.

Anzio, il carnevale “sold out” e quello quotidiano

Il carnevale in piazza Garibaldi (foto profilo facebook Comune di Anzio)

Fa piacere, lo dico sinceramente, che le manifestazioni del Comune riescano. Va dato atto agli assessori e consiglieri che si sono interessati del carnevale di aver ottenuto grande partecipazione, coinvolgendo realtà diverse e ottenendo un bel successo. Il “sold out” che riemerge dai tempi di Bruschini – ora che si è finalmente raggiunta la pace con il comunicatore che si è prima tenuto ai margini, poi cacciato e poi ripreso – sa un po’ di passato ma evidentemente funziona. Non è quella discontinuità che il sindaco voleva, ma d’altro canto l’uso di uno slogan è l’ultimo dei problemi che deve affrontare. Vale a dire un “carnevale” quotidiano, nel quale il primo cittadino ha comunque un ruolo da protagonista.

La vicenda della nomina di Velia Fontana (auguri e buon lavoro) è un’operazione tanto riuscita quanto rischiosa: De Angelis dà un’occasione alla Fontana che un pensiero alla presidenza del Consiglio comunale lo aveva fatto, risolve la vicenda delle quote rosa, porta nell’assise la cugina Federica (auguri anche a lei) e rafforza la maggioranza, proseguendo nel rinnovamento di volti già in parte riuscito al momento del voto. Soprattutto manda “a lavorare” con cinque anni e qualche mese di ritardo Alberto Alessandroni, uno dei nomi che aveva dovuto ingoiare per trovare la “quadra” e che risultava più scomodo non fosse altro per la vicenda del campo di Falasche con annessi e connesi. Oggi l’ex assessore replica, ricorda i suoi 700 voti e soprattutto fa una dichiarazione pesante: “Con il tempo verranno allo scoperto gli interessi privati, a svantaggio del cittadino onesto che vuole essere tutelato“. Le parole, come diceva Nanni Moretti tanto caro al sindaco, sono importanti… Interessi di chi?

Intanto nel rincorrersi di comunicati, precisazioni, prese di posizione sui cambiamenti in maggioranza, il sindaco ha inteso ringraziare tutti compreso il suo predecessore “per il sostegno e la manifestata condivisione delle scelte politiche di questi ultimi giorni” . Orbene Luciano Bruschini sostiene di non aver condiviso proprio nulla. O continua con #nzognende o – è più verosimile – ha compreso benissimo l’operazione di rafforzamento fatta da De Angelis, lo ha riferito ai suoi accoliti e questo è bastato al sindaco per dire che Bruschini ha condiviso. In realtà, per condividere, occorre almeno parlarsi e l’ex sindaco ribadisce che nessuno lo ha mai cercato in questi mesi. Proprio perché le parole sono importanti, a chi crediamo?

Singolare, poi, quanto accade in “Fratelli d’Italia” che non a caso Agostino Gaeta ha definito “1” e “2”, cioè chi sostiene il sindaco e chi ha provato a difendere Alessandroni. Sempre a proposito di parole, nel lasciare la Lega la ex capogruppo Cinzia Galasso è stata tutt’altro che tenera: “Il mio enorme risultato elettorale (per qualcuno evidentemente inaspettato) è stato fin dall’inizio visto forse come una minaccia ai loro interessi, ed ai loro piani pregressi”. Inoltre, rispetto alla presidenza del consiglio comunale, ha messo nero su bianco le “ingannevoli modalità” che sarebbero state utilizzate. Di nuovo: quali interessi? Quali piani? E qual è l’inganno?

 Cafà e Palomba, candidati sindaco qualche mese fa, la prima in aperta conflittualità proprio sull’indicazione di De Angelis, come nulla fosse sono passati in maggioranza. Ma sì, una pietra sopra a ciò che è stato, alle differenze rimarcate, al “nuovo” o quanto meno all’alternativo che si voleva rappresentare. Ma anche no… aspettate, ora vediamo… Ad Anzio la chiamano “politica”.

Così come è “politica” quello che da tempo chiamo sistema Anzio. Nei giorni scorsi il pomposo comunicato relativo al sequestro di un’azienda che lavora rifiuti. Si evita di dire che Antonio Geracitano – il titolare o comunque il punto di riferimento di quell’attività – nella scorsa legislatura è stato consigliere di maggioranza, presidente della commissione ambiente e che era candidato nelle liste a sostegno di De Angelis. Anche qui, prendi i voti e “scarica”. Forse senza il sistema Anzio quell’attività sarebbe stata controllata e chiusa prima. Come prima sarebbe arrivata l’ordinanza per un famoso hotel, in passato, e oggi non avremmo i rifugiati ospiti lì. Come non sarebbe stato nascosto, all’epoca, il documento del Ministero sulla incompatibilità di Placidi, né l’allora capogruppo Pd avrebbe annunciato senza presentare un esposto in Procura su quella vicenda. L’elenco – passando dal dirigente con un titolo per un altro al caso Deportivo – sarebbe lunghissimo.

E se non fosse stato necessario “rimediare” alla figuraccia per l’albero tagliato a Levante senza che nessuno se ne accorgesse e al richiamo pubblico alla polizia locale per la spettacolarizzazione della vicenda degli abusi sulla minore, sarebbero state usate forse parole diverse. Ora, ironia della sorte, nel “carnevale” assisteremo anche a una denuncia di Geracitano nei confronti del Comune e della “sua” maggioranza. Ma sì, evviva!

E vogliamo parlare della meritoria opera dei pescatori che raccolgono la plastica e la portano a terra, per la quale arriva il solenne impegno dell’assessore all’ambiente? Ma sì, dai… Qualche settimana fa è stata respinta al mittente la proposta del gruppo consiliare 5stelle sull’adesione al programma “plastic free” e si dimentica che almeno il bacino portuale, secondo il capitolato d’appalto dei rifiuti, va pulito dalla Camassa. Anche dalla plastica.

Infine una divagazione sulla vicina Nettuno, prossima al voto. Espressosi con il suo solito modo sul “Next stop Anzio” dell’allora sindaco Angelo Casto, De Angelis sembra puntare a un “Next stop Nettuno” e si schiera a fianco dell’ingegnere Alessandro Coppola. Lecito. Quanto condivisibile l’idea di mettere insieme alcuni servizi. In realtà si sta assistendo – dalla sua maggioranza – al tentativo di mettere becco anche nelle liste, com’è stato l’ultima volta. Chi ci ha provato allora, lo ricordiamo per la cronaca, non ha fatto una bella fine.

Alessandroni cacciato, la “vendetta” è (quasi) finita

Alberto Alessandroni

Mandiamoli a lavorare….” Ricordate? Era il 2013, il centro-destra si era spaccato e il senatore uscente Candido De Angelis si ripresentava come candidato sindaco per porre fine al mandato di Luciano Bruschini e con lui di Placidi, Alessandroni, Zucchini e compagnia. Fu una campagna durissima che De Angelis – abituato a vincere, al massimo a pareggiare ma solo se gli si riconosce che “ai punti” qualcosa in più l’avrebbe avuto – perse per 300 voti. Una campagna senza esclusione di colpi, della quale si sono avuti strascichi fino a un anno e mezzo fa circa, quando capita la mal parata l’ex sindaco Luciano Bruschini ha costruito il suo ultimo capolavoro: tutti uniti e l’unico che può tenerci insieme e farci vincere è De Angelis. Baci, abbracci, reciproci attestati di stima, ma un fuoco che è continuato a covare sotto la cenere.

In questo video – al netto delle mie illusioni elettorali – c’è un passaggio di quello che accadde e delle contraddizioni che oggi tornano palesi.
Il sindaco uscito vincitore al primo turno sapeva benissimo che senza il centro-destra unito aveva ben poche speranze di evitare il ballottaggio e lui, insieme a tutti i candidati delle liste, ripetevano fino all’ossessione che era necessario vincere subito. Il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di andare a casa. E nessuno voleva correrlo.

Dal primo giorno dopo l’elezione, però, ha cominciato a verificare quello che da consigliere non aveva visto o aveva lasciato correre in cinque anni, quello che altri denunciavano sui media o in campagna elettorale e lui difendeva. Dalla situazione dei debiti fuori bilancio (ha “ingoiato” persino quello della Rt, di fatto un uso pubblico dei cartelloni elettorali dei suoi allora avversari) ai conti del Comune che pure aveva approvato, al clima teso nella struttura.

Ha abbozzato inizialmente alle richieste della maggioranza, compresa quella di tenere i due dirigenti a tempo, uno dei quali con un titolo per un altro. D’altra parte le liste hanno preso 200 voti più di lui, così ha dovuto trovare la “quadra” sugli assessori prendendosi anche Alessandroni: “Alberto tornerà ai servizi sociali dove è stato già con me nel 2003/2008” – l’affermazione del primo consiglio comunale, quasi a sancire una continuità amministrativa che è nei fatti ma alla quale il sindaco è allergico. Non vuole che gli si ricordi.

Perché pur avendo condiviso buona parte di questi 20 anni ha sempre tenuto a “smarcarsi“, come fece agli esordi – nel ’90 – con la Dc, prima contestatore (con Succi e Marco Garzia), poi assessore per un breve periodo, poi via dalla giunta…

Oggi, invece, abbiamo la conferma che la frattura del 2013 era tutt’altro che sanata. Lo dimostrano le schermaglie di questi mesi: il neo consigliere Vasoli che parla (e giustamente) di “marchette” su buona parte dei fuori bilancio, lo scontro con Maranesi che difende quelle scelte e poi lancia bordate sul porto e il parere che avevano provato a nascondergli, il fare dirigista e a volte minaccioso di alcuni assessori e consiglieri, la disputa sulla presidenza, i “giochi” a passare da un partito all’altro, l’atteggiamento del sindaco “io sono io e voi…” arcinoto, il messo comunale mandato a notificare la revoca (come fece Bruschini con Ruggero Garzia, “reo” di aver fatto notare delle incongruenze) e i comunicati che si stanno inseguendo in queste ore.

Così quel 2013 doveva finire di “vendicarlo”, non era bastato portare una ventata di novità in Consiglio con diversi giovani e qualche ritorno, perché qualche zavorra c’era ancora. Pazienza aver vinto grazie ai voti di chi si voleva mandare a casa, altrimenti sarebbe stato difficile, ma poi serviva fare come dice lui.

E così il nuovo passo è stato la cacciata di Alberto Alessandroni. Del resto Placidi lo aveva messo fuori la magistratura e il suo “delfino” – il capogruppo di Forza Italia Marigliani – non sembra rispondere più di tanto a Patrizio, al quale evidentemente basta essere tornato quotidianamente in Comune. Zucchini e Attoni li hanno estromessi le poche preferenze rispetto ad altri, Bianchi e Succi pure – anche se tutti sono ancora attivamente interessati alle vicende politiche – Bruschini è pensionato…

Ma restiamo alla “cacciata” – che se non altro ristabilisce almeno le “quote rosa” per le quali aspettiamo ancora che il sindaco si dimetta…. – ampiamente annunciata. Giustificata, invece, dall’ingresso in maggioranza e in Fratelli d’Italia di Cafà e Palomba (quando si dice la coerenza) e del passaggio nello stesso gruppo della Galasso, i quali hanno chiesto di tenere Alessandroni.

Ma è davvero questo il problema? O il sindaco non aspettava altro? Perché in quali vicende si fosse cacciato l’assessore da “mandare a lavorare” nel 2013 lo sapeva bene, dall’evasione Iva sul campo di Falasche alla allegra gestione di quell’impianto (a proposito, la società sta pagando?). Solo che Alessandroni è uno da 700 voti, mettili e levali rischi di non superare il 50%, così prima si è tenuto buono e candidato, quindi è stato fatto inopportunamente assessore, si è consentito che parte del suo emolumento finisse all’Agenzia delle entrate per vicende legate proprio all’impianto sportivo e ora si trova uno stratagemma. Che è un’ingiustizia (con tutto ciò che da Alessandroni mi ha diviso e divide) se il criterio è quello dei voti presi. Né può valere il coinvolgimento – ma non da indagato – nella pesante vicenda Ecocar.

Perché se valessero le pendenze in Tribunale dovrebbero essere estromessi anche Salsedo e Ranucci, entrambi a giudizio per vicende che riguardano il Comune. No, non c’entrano le indagini, né il “sistema Anzio” che emerge dalle stesse prepotentemente e che tanto infastidisce il sindaco. Ha “mandato a lavorare” Alessandroni con cinque anni e qualche mese di ritardo. La “vendetta” su quanto accaduto nel 2013 è finita? Chissà…

Anzio, quell’albero tagliato e una città senza controllo

Stavolta non ci sono fotografi, né mirabolanti operazioni da “vendere” (anche quando è stato fatto ben poco) o da rendere note. Stavolta non si parla di dipingere i muri di uno stabile per il quale sono stati spesi, irritualmente, quasi 200.000 euro evitando una gara e mettersi in bella mostra. Davanti, però, perché se qualcuno avesse girato l’angolo si sarebbe accorto che le scritte ci sono ancora.

E non ci sono foto di lavori per le strade con i commenti da social nei quali sono tutti “grandi”. Né comunicati ufficiali per dirci qualcosa di positivo che si prova faticosamente a fare, abilmente comunicato dopo mesi di silenzio voluto a Villa Sarsina.

No, stavolta si deve ammettere il fallimento dei controlli sul territorio e l’emblema è lo storico albero tagliato sulla Riviera Zanardelli. Il segno della decadenza, del menefreghismo, delle regole calpestate (e meno male che si doveva ripartire proprio da quelle…) in un Comune dove continuano a fare notizia le tensioni di maggioranza, persino le denunce tra chi ha parlato di “marchette” per i debiti fuori bilancio – figli in larga parte di quello che continuo a definire il “sistema Anzio” – e chi ha pensato bene di prendersela con la struttura.

Ma sì, tutti contro tutti, importante era vincere e questa maggioranza l’ha fatto. Importante era mantenere gli equilibri e se questi passavano per qualche dirigente da tenere, dopo che si giurava di “cacciarli” in campagna elettorale, pazienza. D’altro canto, si dovevano mandare “a lavorare” nel 2013 assessori che sono ancora lì o ex che sono stati determinanti per la vittoria e in Comune sono ancora tutti i giorni, che vuoi che sia?

La storia dell’albero tagliato è emblematica, allora: nessuno è passato da Riviera Zanardelli, nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Peggio, se una pattuglia della polizia locale è transitata – e mi rifiuto di credere che non l’abbia fatto – a nessuno è venuto in mente di chiedere se era tutto a posto. Perché l’assunto, in questo Comune – dove ad esempio chi crea tensioni per i parcheggi poi se li vede assegnare gratis, che fa, o pagando una cifra irrisoria l’anno dopo – è che è meglio non vedere.

Certo, la responsabilità è di chi ha deciso di intervenire tagliando l’albero senza autorizzazione. Dopo una richiesta al Comune che è stata presentata priva dei requisiti minimi e perciò non accolta. Perché chi aveva fatto l’hotel “Banzai” (che tempi….) lo aveva lasciato lì quell’albero, costruendoci intorno, comprendendone allora l’importanza. Qualche ignorante, oggi, lo ha tolto. Pazienza i vincoli esistenti, pazienza la specie protetta, pazienza la strada che inevitabilmente sarà stata chiusa o ristretta per eseguire un lavoro del genere. Siamo ad Anzio e tutto si può.

Ora sarà bene risalire alle responsabilità, dare un segno tangibile – a partire da chi voleva ripartire dalle regole – ammettere la carenza dei controlli e agire di conseguenza. Perché alla stessa stregua di quell’albero tagliato, domani mattina potremmo trovarci un magazzino tirato su in una notte a piazza Pia o le fondamenta di una discoteca alla Piccola o la fontana dello Speziale, lì vicino al “Banzai”, chiusa perché dà fastidio.

Qui l’aggravante è che tutto è avvenuto in pieno giorno, alla luce del sole e contando sulla mancanza di qualsiasi controllo.

Vorremmo tanto essere smentiti, ma siamo ad Anzio e tutto si può. Dispiace per “sceriffi”, adulatori e postulatori da social, ma quell’albero è l’emblema di una tristissima realtà.

ps, per chi ha la bontà di seguire questo spazio: perdonate l’assenza di questo periodo, sappiate che ci sono… E Francesco Guccini perdonerà ma “io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi….