Scritte contro Lina, situazione degenerata e responsabilità

Voglio sperare che il sindaco di Anzio abbia chiamato la consigliera comunale Lina Giannino esprimendole solidarietà. E magari chiedendole scusa per come l’ha trattata anche nell’ultima seduta dell’assise civica. Se non lo ha fatto è sempre in tempo, così come ha la possibilità di fare subito tre cose. Una è mandare a cancellare quelle scritte – se non lo fa andiamoci noi cittadini, senza bandiere di partito – un’altra è comunicare ufficialmente che prende le distanze da certi modi di fare, la terza aprire il prossimo consiglio comunale impegnandosi a smetterla con gli atteggiamenti prevaricatori. È parte del personaggio, lo sappiamo, ma anche basta…. E come si dice? Quando il piccolo parla il grande ha già parlato e se un sindaco usa comportamenti poco ortodossi, da chi è nel suo entourage in giù si sentono autorizzati a fare di tutto. Detto ciò non c’è una responsabilità diretta del primo cittadino con quelle scritte – è palese – ma la degenerazione dei rapporti, quella sì. Degenerazione che parte dall’interno della coalizione (basterebbe ascoltare certe riunioni nei bar o i video postati sui social da chi invita a essere “guardato in faccia”), passa per il sindaco che dice di essere alla mercé di “ricattatori seriali” senza che nessuno senta il bisogno di chiedergliene conto e arriva fino a tante teste calde che questa maggioranza l’hanno sostenuta. È una responsabilità politica.

A Lina Giannino va la solidarietà assoluta, è entrata in Consiglio al posto di chi scrive, piace ricordare che in quella sede ebbi a sottolineare – fra l’altro – il clima di prevaricazione e tensione vissuto nei seggi nonostante la facile vittoria della coalizione di centro-destra.

È gente allergica alle regole, ci sono molte persone che hanno messo il vestito bello e sono entrate in politica, provocatori e prevaricatori di professione, gente che se non arriva urla e spacca. Compreso un assessore che è ancora al suo posto.

Ebbi a dire sempre in quella sede, rispetto a diverse vicende quantomeno “border line”, che il responsabile da quel momento era il sindaco. Parole entrate da un orecchio e uscite dall’altro.

Qual è l’esempio che viene dal primo cittadino e dalla sua maggioranza, nonché dai sostenitori vecchi e nuovi? Pessimo. Il dileggio degli avversari, le accuse personali e non le risposte sui fatti. Quando uscirà, finalmente, la delibera sul conferimento alla biogas – per esempio – non avremo spiegazioni tecniche sulla sua “sparizione” ma saremo presi in giro. Aspettiamo qualche giorno e ne avremo conferma.

Poi ci sono questi grandi coraggiosi che hanno fatto le scritte contro la Giannino e non hanno avuto nemmeno il coraggio di firmarsi. Vigliacchi due volte.

Ma perché prendersela con Lina? Ha sollevato alcune questioni, dai lavori “spacchettati” all’ex commissariato per cui venne ascoltata praticamente in diretta dalla Polizia, durante l’assise, fino a criticare il bando per gli spettacoli estivi che forse era il caso di evitare di fronte all’emergenza Covid. E poi ha segnalato anomalie, presentato interrogazioni, fatto notare contiguità singolari, svolto il suo ruolo di opposizione. Il che equivale – ad Anzio – comunque a toccare interessi. Quelli degli amici degli amici, quelli del “ma lascia stare” e via discorrendo.

Le minacce a Lina – alla quale avevano già squarciato gli pneumatici – seguono i proiettili all’ex segretaria generale, gli spari a Placidi e Alessandroni, le auto incendiate a Zucchini, quelle al compagno dell’ex assessore Nolfi. È un clima irrespirabile da anni, con episodi purtroppo mai chiariti dagli investigatori. Con la criminalità – non necessariamente organizzata – che è stata contigua se non dentro al Comune, come dimostrano certe indagini, da Malasuerte in giù. La richiesta della precedente commissione antimafia, le preoccupazioni sul voto che alla luce già di quei fatti non doveva svolgersi, sono rimaste lettera morta. Conosciamo i responsabili: l’allora prefetto Paola Basilone e il ministro Pd Marco Minniti, insieme a quanti – per mille motivi tra cui quella che chiamano “politica” – sono corsi a gettare acqua sul fuoco. Ne vediamo i risultati.

Avanti Lina, non si molla!

Rifiuti, biogas e “fuga” dal settore ambiente…

Accontentiamoci del risparmio, teniamoci la biogas (come era nelle cose, dopo che i responsabili politici dell’autorizzazione a quella centrale sono rimasti alla guida di Anzio), ricordiamo – questa città è usa dimenticare in fretta – chi prometteva di andare all’Onu o ammetteva che “vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Entrambe le cose, chi guida la città lo sa talmente bene da essersi alleato con chi li ha chiamati o ha dato disponibilità. Teniamoci tutto, a partire da questa litigiosa maggioranza (nulla di nuovo sotto il sole) e dalle prime manovre su chi saranno i candidati sindaco nel 2023 (!!), ma anche una città sporca e abbandonata a se stessa per la quale non è possibile prendersela con Placidi che non è più assessore e allora va bene così. Lo fosse stato, ne avremmo sentite delle belle. Accontentiamoci dei selfie del neo assessore, delle foto con zone pulite messe sui social, ma diamo pure un’occhiata in giro. Perché al netto degli incivili (i primi responsabili del degrado, non c’è dubbio) basta un giro per Anzio per rendersi conto del degrado e di un servizio che non funziona.

Ma il punto nemmeno è questo, bensì la “fuga” dall’ambiente. Dalla dirigente scomoda, Angela Santaniello, che proprio sul conferimento alla biogas ha rimesso le sue deleghe, a una delibera che è stata annunciata ma ancora non si trova all’albo pretorio dopo oltre una settimana. E’ il 3.0 “de noantri”, vero, ma perché non c’è quella delibera? Perché i cittadini – visto che risparmiano – non debbono sapere quante tonnellate si conferiscono, quanto costa, perché si va lì con quello che sembra un affidamento diretto “mascherato”? E non c’è già un affidamento in corso per parte dei servizi che nel frattempo andranno alla Spadellata? Con Placidi assessore cosa sarebbe successo se l’azienda X avesse proposto una convenzione al prezzo Y e l’amministrazione l’avesse affidata? Apriti cielo…. Questa vicenda, allora, è molto più complessa. La Nolfi ha pagato, così si dice negli ambienti, la sua opposizione al conferimento in convenzione alla biogas. Può dircelo solo lei, ma anche qui i cittadini avrebbero diritto di sapere perché si caccia un assessore che fa il suo lavoro almeno come gli altri e si premia una ex avversaria alle elezioni, nominando la sua “portaborse”. Roba che nemmeno nella prima Repubblica…. Della dirigente scomoda si è detto, ma adesso il funzionario che aveva detto sì all’impianto (Walter Dell’Accio) ed è stato rimesso all’ambiente nonostante le sue pendenze giudiziarie sul settore, ha detto “arrivederci e grazie”. Motivo? A saperlo… Sempre negli ambienti le versioni sono due: non ha personale a sufficienza per le verifiche (quante multe a Camassa, ad esempio, che in campagna elettorale si voleva cacciare ed è sempre lì?) e ha mollato o è arrivato un parere Anac che dice che in quel posto non può stare. E’ innocente fino a prova del contrario, lo ribadiamo, ma opportunità avrebbe voluto che non tornasse ad avere a che fare con quel settore per il quale ha un paio di indagini aperte. Tra l’altro, caso forse unico al mondo, il suo assessore di riferimento è imputato in un procedimento nel quale il funzionario è vittima… Questione di minacce, siamo ad Anzio, e l’assessore è chiamato in causa per un episodio che non coinvolge il funzionario però il processo è lo stesso. Deve essersene finalmente accorta anche la responsabile dell’anti corruzione. Alla quale, sempre secondo quel poco che trapela dal fortino di Villa Sarsina, la Corte dei conti ha notificato la sentenza sulle famose “27 proroghe” che riguarda l’ex assessore Placidi e il funzionario, mentre le aziende beneficiarie erano quelle dell’allora estranea alla politica e oggi assessore Valentina Salsedo. Ce n’è abbastanza per far desistere anche il dirigente a interim Luigi D’Aprano, chiamato per le finanze, appoggiato anche all’ambiente dopo l’addio della Santaniello, nominato regolarmente – secondo un dotto parere della segretaria generale – nonostante sia a tempo e che adesso avrebbe riconsegnato l’incarico. Poco trapela, si pensa agli spettacoli estivi dei soliti noti. Ma la “fuga” dal settore ambiente ha tutta l’aria di essere una cosa molto seria.

Carta vince, carta perde: Lavinio e il Consorzio…

Di chi sono le strade di Lavinio? Basterebbe dare questa semplice risposta per uscire da una situazione che si trascina da decenni, tra chi porta avanti il Consorzio di Lavinio e chi ne vorrebbe la chiusura.

Sì perché quelle che un tempo erano “strade vicinali”, nel frattempo sono state inserite nell’agglomerato urbano, mentre per la tassa di suolo pubblico il Comune – ormai dal 2007 – le considera “proprie”.

Perché, si chiedono quelli che un tempo avremmo definito i “dissidenti” del Consorzio, pagare due volte? Una serie di mail per posta elettronica certificata sono state spedite, finora senza risposta, al sindaco e al segretario generale del Comune. I cittadini contestano i pagamenti richiesti. Comune, fra l’altro, che non ha mai aggiornato il proprio catasto stradale. Carta vince e carta perde, insomma.

“Volendo riassumere in breve la situazione tecnico-legale relativa alle strade di Lavinio – scrive Fabrizio Faggioni che al tema ha dedicato pagine e pagine rimaste lettera morta in Comune – ne consegue che l’associazione denominata “Consorzio di Lavinio e Sant’Olivo” per la impreparazione, superficialità, approssimazione, arroganza tecnico-amministrativa del Comune di Anzio, (le Autorità competenti potranno verificare ed accertare eventuali più imbarazzanti e preoccupanti comportamenti e situazioni), ha operato abusivamente almeno dal 1992, ma volendo essere più “possibilisti”, sicuramente dal 2007, anno in cui il Comune ha ufficialmente dichiarato le strade di Lavinio come “suolo pubblico” e ne ha conseguentemente tratto un corrispondente profitto economico diretto. A lasciare molto perplesso il sottoscritto e molti cittadini circa la non limpida situazione e conduzione amministrativa e legale sia dell’associazione, sia delle amministrazioni comunali succedutesi almeno negli ultimi venti anni esistono anche le “Convenzioni” stipulate per le manutenzioni delle strade di Lavinio negli anni 2002, 2009, 2016, perplessità/irregolarità evidenziate e condivise anche dalla Delibera/sentenza n 33 del 6 Maggio 2015 dell’ANAC. In conclusione, in base alla semplice, ma attenta, lettura di leggi, decreti, normative e delibere è conseguente, logico e lecito sostenere che il Comune di Anzio e l’associazione denominata “ Consorzio di Lavinio e Sant’Olivo” per decenni hanno consapevolmente omesso di applicare gli articoli 6, 7, 8, 15,16 del Decreto Lgtn n 1446/1918 e che la succitata associazione ha omesso consapevolmente di osservare gli articoli 1,11,12,16,,17,20,26,33 dello Statuto consortile; e, cosa ben più grave, entrambi hanno omesso di rispettare per decenni leggi e decreti dello Stato citati nella presente relazione riguardanti la materia specifica della tipologia e della qualifica delle strade”.

Da qui una serie di istanze per interrompere l’erogazione di somme da parte del Comune e per bloccare le cartelle esattoriali emesse da Equitalia sud a nome del Consorzio. Una storia che andrebbe chiarita, una volta per tutte.

In Regione la biogas delle beffe, cosa inventeranno ora?

Si potrebbe sempre fare ricorso alla frase di Alberto Sordi “A me m’ha bloccato la malattia” perché è difficile immaginare cosa andranno a dire domani in Regione, alla commissione incaricata di analizzare la richiesta di revoca dell’autorizzazione alla biogas di Anzio. Il sindaco potrebbe uscirsene dicendo che ad autorizzare quell’impianto è stato il suo predecessore insieme al dirigente dell’epoca e all’assessore “cattivo” Patrizio Placidi, potrebbe dire che lui era formalmente all’opposizione benché facesse azione di lotta e di governo. E poi potrebbe anche dire che in campagna elettorale ha promesso – vero – che sarebbe andato fino all’Onu pur di non far realizzare un impianto per il quale i lavori erano praticamente già iniziati, ma era solo uno slogan. Qualche difensore d’ufficio da tastiera, riferendosi alla campagna elettorale, parla del secondo impianto per il quale si sarebbe andati all’Onu, cercando di “assolvere” il sindaco dalla figuraccia. Solo che a leggere le carte di qualche indagine è proprio Placidi a ricordare di chi fossero gli interessi sulla seconda biogas. Nomi e cognomi, tutti candidati o sostenitori dell’attuale maggioranza.

Direte va be’, acqua passata… No, perché con chi l’ha autorizzata e con chi aveva interessi sulla seconda il sindaco si è alleato per tornare alla guida della città. Quando in consiglio comunale dove lui, gli attuali assessori Fontana, Ruggiero e Ranucci sedevano sui banchi dell’opposizione – almeno formalmente – è arrivata la richiesta di retroattività di quell’impianto si sono allineati al sindaco Bruschini. Il quale spiegò come non ci fossero le condizioni politiche per approvare quel provvedimento che avrebbe bloccato la realizzazione della biogas. Atto – ce lo dicono sempre le carte delle indagini – che avrebbe creato qualche problema a chi quell’impianto lo voleva, cioè alla maggioranza di centro destra vecchia e nuova che poi è sempre la stessa dal 1998 a oggi. Si potrebbe usare la frase di Alberto Sordi per togliersi dall’impaccio, suvvia, e magari ricordare che il Comune presentò anche un ricorso al TAR per bloccare l’impianto sentendosi rispondere che prima lo aveva autorizzato. O magari potrebbe provare a spiegare perché a dicembre si chiede la revoca dell’autorizzazione e poi si conferiscono oggi lì i rifiuti umidi del Comune. Cosa inventeranno, insomma?

Perché questo è successo, la biogas delle beffe è stata prima autorizzata e oggi viene utilizzata per portarci l’umido prodotto dai cittadini ai quali si vuole ancora far credere alle favole che quell’impianto non si vuole. Gli ultimi fatti dimostrano il contrario: la proprietà presenta una proposta di convenzione a 100 euro a tonnellata, la dirigente Santaniello prova a spiegare che non si può perché si deve fare una gara, adotta e revoca atti, quindi lascia l’incarico. Si evince – ma questo dovrebbero accertarlo altri – che la volontà politica è chiaramente di andare alla biogas che nel frattempo si è chiesto di chiudere per la vicinanza alla scuola e tutto il resto. La Santaniello lascia, il sindaco emette una ordinanza, spiega che risparmieremo (se il criterio è questo, w la biogas!) e nomina a dirigere l’ambiente chi per contratto è chiamato a fare altro e non potrebbe assumere quell’incarico. Il dottor Luigi D’Aprano, facente funzioni, indica a responsabile del servizio l’ingegnere Walter Dell’Accio. Rimette al suo posto, cioè, colui che ha dato il via libera alla biogas con Placidi – e pazienza – ma che opportunità vorrebbe si occupasse di altro. Perché in quel settore risulta indagato (e innocente fino a prova del contrario, sia chiaro) per un paio di vicende, ma anche vittima in un procedimento nel quale è imputato il “suo” assessore di riferimento. E’ un dettaglio, poi, che l’attuale sindaco lo ritenesse il responsabile, con Placidi, di avere avviato un “porta a porta” fallimentare in piena campagna elettorale nel 2013.

Cosa fa il responsabile? Un avviso nel quale si cerca chi possa offrire il servizio, partendo dal prezzo di 100 euro a tonnellata. Regolarissimo, sicuramente, ma vi immaginate se l’azienda X avesse proposto una convenzione al Comune per un servizio qualsiasi indicando un prezzo e questi poi sarebbe diventato la base di partenza per un avviso pubblico? Immaginate se a fare una procedura del genere ci fosse stato il “cattivo” Placidi insieme a Bruschini? Ecco, forse spiegare tutto questo a una commissione regionale, provare a salvare la faccia con quello che resta del comitato cittadino, sarà una impresa. Meglio la frase di Alberto Sordi.

Infine, sarebbe stato il caso di parlare di ciclo dei rifiuti prima. Della necessità di chiuderlo il più vicino possibile, certo. Di come funzionerebbe se ci fosse un vero “porta a porta”, il compostaggio domestico (altra beffa), la filosofia del “rifiuto zero”, la tariffa puntuale che premia i cittadini virtuosi e via discorrendo. Ma come disse l’attuale sindaco, chi proponeva gli impianti “o viene perché lo chiamano o perché sa che trova terreno fertile”. Ci sentiamo di dire che è per entrambe le cose. E’ lui ad essercisi alleato.

Per gli approfondimenti sulla biogas e il pensiero di chi scrive nel corso del tempo, basta cliccare qui

Villa dei Pini Covid, prese in giro e inspiegabili silenzi

Avevano proposto di fare una Rsa Covid, ci sono riusciti. Diciamo le cose come stanno, a Villa dei Pini c’è un focolaio e quello che è uscito ufficialmente dalla porta, è rientrato dalla finestra.

Fingere che non esista il problema, come si ostinano a fare al Comune nel quotidiano bollettino che specifica i positivi al Covid 19 solo residenti, sa francamente di presa in giro. Come lo sa il silenzio della Regione Lazio che per altre strutture ha fatto fuoco e fiamme e ammesso che nelle Rsa ci sono stati pochi controlli (giusto, assessore D’Amato?) e di una Asl che quei controlli dovrebbe farli. I pazienti positivi da altre Rsa sono stati spostati (vedi la San Michele di Aprilia, per esempio), qui no: perché?

Gentilmente, qualcuno vuole spiegare ai cittadini cosa è successo a Villa dei Pini? Come sia stato possibile che si sia arrivati al focolaio? Quali misure si stanno adottando?

Nessuno, l’ho detto in tempi non sospetti, vorrebbe essere oggi al posto di un sindaco o di un amministratore pubblico con l’emergenza che stiamo vivendo. Ma ciò non toglie che i cittadini vadano rispettati. I malati, vittime evidentemente di qualche manchevolezza nell’adozione di misure idonee a prevenire l’infezione da Covid 19 in quella struttura, e coloro che devono fare i “salti mortali” per comprendere quanti sono realmente i casi ad Anzio e se corrono rischi. Al netto delle polemiche, degli “ultras” pro o contro chi guida la città, di chi spara a zero contro presunte “bufale” che tali non sono. Ad Anzio esiste un focolaio – un cluster, chiamatelo come volete – ed è in una struttura che voleva essere Rsa Covid, è stata salutata dal sindaco come “eccellenza sanitaria” quando ha detto che avrebbe rinunciato a quell’investimento, ora ospita quei malati tra poca indignazione e tanti silenzi.

Ha nulla da dire il plenipotenziario direttore generale della Asl, capitano di lungo corso della sanità che – come la stragrande maggioranza dei manager in questo settore – deve le sue “fortune” in buona parte alla politica? E l’assessore regionale? Oltre chiudere servizi all’ospedale – ci sarebbe da ragionare a lungo, non è il momento – e darci una scatola vuota come la “Casa della salute” che fatica a prendere in carico realmente i cittadini, sulla vicenda Villa dei Pini intendono fare chiarezza? Perché c’è poco da fare: la Regione autorizza, la Asl deve controllare. Quella struttura non è autorizzata Covid, o sì?

Il Comune? Nella smania comunicativa del primo cittadino aver “salutato” quella eccellenza ha costretto a fare retromarcia qualche giorno dopo e a chiedere ad Asl e Regione come stessero le cose. Ha chiesto controlli, sicuramente urlato alla sua maniera, così ora preferisce celarsi dietro ai casi dei residenti e pazienza. Cosa hanno fatto le altre istituzioni? Il sindaco è stato informato o non? Lui è la principale autorità sanitaria sul territorio e se quel gruppo imprenditoriale pubblicamente ringraziato per avere ritirato la richiesta di realizzare la Rsa Covid oggi di fatto la ospita, sicuro che non può fare nulla? E l’assessore alle politiche sanitarie del Comune che in un video su facebook invita chi lo critica a “guardarlo in faccia”, ha nulla da dire a proposito?

Restiamo ai dati, allora: da inizio epidemia Anzio ha registrato 68 casi, i numeri di Salute Lazio sono chiari. Non dividono tra residenti e non. Nella vicina provincia di Latina, per esempio, si contano 32 decessi tra i quali una donna originaria di Cremona e un senza fissa dimora tedesco, perché i casi sono avvenuti in quella Asl. Non si conta, pensate, un uomo di Fondi che però è morto ad Albano. Possiamo discutere sul metodo, ma i dati a oggi sono questi e i conti si fanno così.

Ad Anzio esiste, una “prevalenza” cioè i casi in rapporto alla popolazione in un determinato periodo che è vicino a 30 ogni 10.000 residenti, tra i più alti in questo momento nel Lazio. Ed esiste un gruppo che voleva una Rsa Covid, si è tirato indietro, ma ce l’ha ugualmente. Come e perché nessuno sa o vuole dircelo, tra Comune, Asl e Regione Lazio.

Siamo di fronte a una pandemia, nessuno gioisce – anzi – ma i silenzi e le prese in giro no. Sono troppo.

Addio a Luciano, cittadino perbene

Luciano Dell’Aglio

“Ma sto Dell’Aglio esiste?” A un certo punto, negli ambienti politici di Anzio, cominciarono a chiederselo in molti. Potenza dei social network, dove Luciano aveva iniziato una delle sue tante battaglie civiche. Sulla Tari, se non ricordo male. Esiste eccome, rispondevo io, e fareste bene ad ascoltarlo. Ma si sa, chi governa Anzio pensa sempre a cosa possa esserci “dietro”, non si fida, preferisce far decantare… E purtroppo lo segue anche chi ha fatto della burocrazia uno scudo, non un sistema per rendere efficiente la macchina amministrativa.

Luciano Dell’Aglio se n’è andato ieri, la sua patologia respiratoria cronica si era aggravata e lui, un leone per lunghissimo tempo, aveva mollato. Tranquilli a Villa Sarsina o in Prefettura, non c’è più bisogno di rispondere alle Pec di un cittadino perbene, uno che chiedeva semplicemente chiarimenti o che si metteva a disposizione se ci fosse un problema da risolvere. Da ultimo i pdf “editabili” – realizzati prima di quelli del Comune – per chiedere il contributo necessario ad acquistare i tablet e il resto in occasione della pandemia. Perché Luciano, un napoletano diventato manager in General motors e preciso più degli americani, si appassionava. Testardamente, senza mollare, scoprendo tra le pieghe – per esempio – che sull’ultima delibera per la tariffa rifiuti c’era una cifra e sul piano finanziario un’altra – con una differenza di decine di migliaia di euro – e realizzando un modellino per calcolare da soli la reale cifra da pagare. O smascherando qualche anomalia sul “Cassetto tributario” che avevamo pagato e altri registrato… O semplicemente trovando la soluzione con un programmino a qualche problema sulla “lettura” di documenti o dati da mettere insieme per una tesi.

Molti della politica anziate gli dicevano di sì, poi uscivano da casa sua (che è stata aperta a chiunque avesse voglia di ascoltare o avere un consiglio, anche solo di informatica) e dimenticavano.

Oggi che se ne è andato posso dire che è stata una delle persone migliori tra quelle conosciute passando dal virtuale dei social, al reale di un aperitivo “infinito” vicino casa sua, quando mi spiegò come aveva scelto Anzio, il suo essere combattente, la patologia con la quale conviveva, la passione per il tennis, l’essere stato arbitro di calcio…. Quella malattia lo teneva in casa, dove era diventata una bella abitudine andare a prendere un caffè per parlare della sua ultima “scoperta” attraverso i documenti del Comune, del programma per le mense che lui “suggerì” facendo risparmiare decine di migliaia di euro a un ente che comprava continui aggiornamenti per qualcosa che non funzionava, di come in questa sgangherata Italia i pazienti cronici siano lasciati a loro stessi. Ad esempio se scade un piano terapeutico e serve uno pneuomologo, ma non puoi muoverti, quello domiciliare c’è solo sulla carta. Altro che “Casa della salute” e “presa in carico” dei cittadini. Lo mandava in bestia questo sistema, il fatto che pochi reagissero o che nessuno – a Villa Albani o alla Roma 6 – si assumesse la responsabilità di dirgli come fare. Che si dovesse chiamare qualche “conoscenza” per venirne a capo.

Il nostro caffè si era diradato nel tempo per i miei impegni, ma era tra gli appuntamenti da non mancare. Aveva scritto la parte relativa all’informatica del programma di #unaltracittà, avrebbe spiegato che molto di quello che avevamo intenzione di fare era già compreso negli strumenti a disposizione e che bastava far partire e seguire la “macchina” senza pensare a compromessi politici o, peggio, agli aggiornamenti venduti dai soliti noti.

In questo difficile momento dico alla signora Adriana, ai figli che ho avuto modo di conoscere di sfuggita, ai nipoti, di farsi “anema e curaggio”, come avrebbe detto nel suo napoletano mai abbandonato. Conserverò per sempre quel “sient a papà” che in un momento di mia difficoltà disse, poggiandomi una mano sulla spalla, e il suo gesto una settimana fa, quando non c’era un caffè da prendere ma un amico da salutare. Sapevo che era grave, lui forse ha voluto “dirmi” che sarebbe stata l’ultima volta.

Addio Luciano, cittadino perbene. Grazie della tua amicizia.

I migranti, l’hotel e gli smemorati

Vengo meno al silenzio che mi ero imposto in un periodo drammatico, nel quale abbiamo ben altre emergenze da affrontare. Però di fronte a quanto leggo per lo spostamento di alcuni richiedenti asilo da Nettuno all’ex hotel “Succi” è bene ristabilire i fatti.

Uno capisce – De Andrè perdonerà, – che c’è chi “Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, ma è ora che chi ininterrottamente governa questa città dal ’98 si assuma le proprie responsabilità. O quanto meno riconosca che ha lasciato correre su alcune questioni, guarda caso riferite a chi era, è e probabilmente continuerà a essere negli ambienti politici o se vogliamo in quello che mi piace definire il “sistema Anzio”.

Una premessa è necessaria: se i cittadini non possono muoversi, non si capisce quale “genio” della Prefettura disponga lo spostamento di una cinquantina di loro, pur comprendendo il rischio sanitario in uno dei centri dove erano accolti. Né – se è vero – si capisce il motivo per il quale la cosa sia passata “sopra” la testa dei Comuni come riferiscono i sindaci. Sì, quello di Nettuno – dove la manifestazione non autorizzata e capeggiata da amministratori pubblici (sic!) è una delle peggiori pagine che si ricordi – e quello di Anzio. Possibile?

Detto questo, non è accettabile che tutti dimentichino, per primo chi oggi si adira per la presenza di migranti all’ex hotel, come sia stata fatta quella operazione e come siano arrivati. Come sia stato trattato chi, allora, provava a chiedere lumi, ad esempio l’ex consigliere regionale Fabrizio Santori e il movimento “Città futura”, chi scriveva questo blog o il comitato di cittadini. Perché il centro – lo ricorda la Asl in una sua lettera del 14 agosto 2015 – è stato aperto “all’interno di ambienti per i quali vige tuttora l’ordinanza sindacale del 9 giugno 2014 che imponeva la sospensione dell’attività alberghiera e l’immediata chiusura dei locali stessi”. Ordinanza, poi, parzialmente revocata. Sappiamo che il sindaco era Luciano Bruschini, sappiamo che una lettera della Asl del dicembre 2013 era rimasta nei cassetti, sappiamo che l’attuale sindaco De Angelis era consigliere comunale e come lui in quell’aula c’erano (all’opposizione?) gli oggi assessori Fontana, Ranucci, Ruggiero. Ma l’ex hotel era di un allora consigliere di maggioranza, la politica non pesta i piedi a chi la “fa”, così quel centro aprì ed è ancora al suo posto perché molti si girarono dall’altra parte. Compreso il resto dell’opposizione (leggi Pd e allora esponente 5stelle) che si fermò a qualche interrogazione. E compresa una Procura (leggi Velletri) che non tenne conto dell’esposto presentato dai cittadini.

Oggi prendersela con la Prefettura – se davvero nessuno sapeva – ci può anche stare. Ma è la stessa Prefettura che – complice la politica e i suoi “aggiustamenti” – ha evitato l’onta di una commissione d’accesso che era praticamente pronta per Anzio. E che se fosse arrivata avrebbe scoperto che non solo le ordinanze non si rispettano, ma se metti insieme le carte di qualche inchiesta ritrovi sempre gli stessi personaggi e sempre intorno ad affari. Dai parcheggi dietro al porto alla biogas, dall’appalto dei rifiuti alle cooperative del verde. Aspetti che penalmente saranno pure irrilevanti, ma restano – opinione personale – almeno disdicevoli.

Ma c’è dell’altro relativamente a quella struttura e si legge in una perizia che era stata depositata in Tribunale, vale a dire la presenza di un abuso per il quale – nel 2002 – era stata emessa ordinanza sindacale “mai eseguita”. Chi era sindaco? E chi amministrava la città? Sempre gli stessi, non ci si può sbagliare.

Ad ogni modo, siccome non è la prima volta che racconto queste vicende, chi vuole approfondire trova tutto qui

Restiamo a casa, infine, e prendiamo atto dell’impegno dell’amministrazione di Anzio a favore dei cittadini in questo delicatissimo momento. Quando ci vuole, ci vuole.

Sindaco “ostaggio”, meglio staccare la spina

Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha fatto bene ad azzerare la giunta, ma poteva e doveva fare meglio. Ad esempio entrare in Comune questa mattina e revocare l’assessorato a Giuseppe Ranucci dopo lo “show” di ieri in diretta televisiva planetaria. Conosco Pino da quando siamo ragazzini, so quali sono i suoi modi di fare e lo sanno anche in maggioranza, ha detto senza peli sulla lingua quello che pensa dei suoi alleati. Lo ha fatto alzando la voce, come da ex consigliere interruppe la riunione della massima assise civica o come intervenne nel passaggio tra Giva e Parco di Veio minacciando i presenti o come, guarda caso per una vicenda relativa all’affidamento di palestre, poco più di un anno fa a Villa Sarsina. Pino è così, ma dopo le pesanti accuse di ieri è evidentemente incompatibile con la sua funzione. Per un semplice motivo che il sindaco non ignora: se passa il “metodo Ranucci” da domani mattina ciascun cittadino è autorizzato a entrare in Comune e pretendere a suon di parole pesanti o, peggio, di minacce. Il problema, però, non è Ranucci (come in passato non era solo Placidi) è che questo metodo è proprio di una maggioranza dove vince chi urla di più, dove se un primo dei non eletti si permette di chiedere chiarimenti viene minacciato, dove si mandano messaggi nemmeno tanto trasversali, dove ciascuno ha i suoi interessi che saranno pure legittimi ma che a volte cozzano con la funzione pubblica.

Con un elemento che si è aggiunto dopo ieri e che speriamo non sia vero: dicono che qualche consigliere abbia manifestato la sua preoccupazione a partecipare al chiarimento politico odierno a Villa Sarsina e che lo abbia fatto per paura. Sì, paura che finisse quantomeno a schiaffi. Come si rischiò nei seggi, nel 2018, quando le prove muscolari la fecero da padrone.

Di questa maggioranza e di quella confluita nel cosiddetto “Patto del popolo” – che lo hanno fatto eleggere, altrimenti al primo turno non avrebbe mai vinto – De Angelis è “ostaggio”. Adesso, e con l’azzeramento della giunta, prova a dire che sta facendo sul serio e il sindaco è lui. Se ha il coraggio deve andare avanti, mandando via Ranucci – certo – ma anche gli altri. E staccare la spina. Perché il video dell’assessore ai lavori pubblici se ci fosse una Procura che avesse voglia di occuparsi delle cose di Anzio dice molte cose. Troppe. E se quella dell’azzeramento è una pantomima, l’ennesima del centro-destra anziate, con queste premesse De Angelis sa bene che non va lontano.

Quando Luciano Bruschini è diventato sindaco per la seconda volta, nel 2008, dopo l’esperienza degli anni ’90, gli chiesi in una intervista quale fosse la principale differenza rispetto al passato. Rispose, mostrando il telefono cellulare: “Questo… ti stanno sempre a chiamare”. Oggi De Angelis, dodici anni dopo la fine dei primi due mandati, deve fare i conti con i social. Lui che è così attento a quello che si pubblica è “vittima” di chi, nella sua maggioranza e non altrove, scrive e crea i casi che poi sono reali. E’ bastato il post sulla piscina di Vasoli – che molti indicano come erede designato di De Angelis – per far dire ad esempio a Di Carlo che era solidale con Ranucci e che se in Comune qualcuno aveva sbagliato avrebbe pagato e per far esplodere lo stesso assessore ai lavori pubblici. Un post, pensate, la miccia che ha avviato una deflagrazione. Pensate a chi dopo il “sold out” va a cercare Anzio su google e vede la trasmissione con Ranucci. Facebook è globale, non dimentichiamolo, si vede in tutto il mondo e Anzio ha fatto una figura pessima, insieme all’amministrazione che lo guida. Dice “Ci vediamo ad Anzio, l’anno prossimo”. Già, questo rischiamo qualche schiaffone…

Ma come De Angelis aveva l’abitudine di dire del suo predecessore, che poi lo ha “incoronato”, il responsabile di questa situazione era, è e resta lui: il sindaco . E non gli è bastato, evidentemente, allargare la maggioranza a due ex avversari come candidati primo cittadino, se le premesse sono queste. Il De Angelis che abbiamo conosciuto aveva cacciato Ranucci da tempo, come fece ad esempio con Di Carlo nel primo mandato perché al posto dell’allora assessore ai lavori pubblici in Comune ci andava Piero Marigliani. O come fece con Guerrisi che aprì “abusivamente” un bar mentre era assessore. Un sindaco che non era “ostaggio”.

E che oggi per correre dietro a queste vicende finge di non vedere un bilancio che per i revisori fa acqua, una società per il porto praticamente fallita, i rifiuti che riempiono le strade, la biogas pronta ad aprire, la vicinanza pericolosa di personaggi legati alla criminalità alla soglia di Villa Sarsina, le singolarità in alcune procedure per troppe cose, dall’ex commissariato per la polizia locale e fino alla piscina. Un sindaco che potrà pure prendersela con chi scrive – senza contradditorio – o con l’opposizione, con la Regione o l’Area metropolitana, ma non attacca più. Il fallimento ce l’ha davanti e al suo interno e se vuole uscirne faccia come all’epoca Castore Marigliani: scenda con le sue gambe le scale del Comune, stacchi la spina. Potrà sempre vantarsi del fatto che senza di lui non si vinceva e dire che ha provato a rinnovare, però glielo hanno impedito. C’è chi sarebbe ancora disposto a credergli.

La riflessione su facebook, la replica del Comune. A proposito di continuità…

Fai una riflessione su facebook e hai l’onore di una replica ufficiale dal Comune. La continuità Bruschini/De Angelis adesso è perfetta. Spero che le repliche riguardino tutti i cittadini che quotidianamente segnalano disagi sui social, sarebbe straordinario….. Buche a….. “Risolto!” Monnezza a…. “Zitto tu, sei stato candidato con Tizio!” Sicurezza a Zodiaco: “C’erano i democristiani quando è stato fatto, so stati l’architetti del Pci!”. Biogas… “L’Onu era chiusa, mannaggia”. Ecco, replichiamo a tutti, sarebbe uno spasso.Rispetto alla decedenza, ho poco da aggiungere. Gli atti parlano chiaro, l’associazione ha ottenuto il finanziamento per due eventi – uno a pagamento con incasso in beneficenza e uno gratuito – e l’incasso è stato inferiore ai costi sostenuti dal Comune. Nessuno ha criticato il progetto De Andrè, né associazioni, scuole, volontari e compagnia. Non sono in campagna elettorale, ne ho fatta una mi è bastata e avanzata, non ne farò altre, resto un cittadino vigile e quando posso partecipe. Ho una parola e l’ho mantenuta, cosa che pochi possono dire tra un cambio di casacca e l’altro in Comune. Comunque se da Villa Sarsina vogliono replicare anche alle tensioni di questi giorni con l’assessore Ranucci – in copertina sul giornale di Agostino Gaeta, relative a quanto dicono alla piscina, saremo grati. Magari si scopre che certi personaggi tra associazione e lavori sono gli stessi… Ma l’indecente sarei io. Ai colleghi una indicazione, se posso: non limitatevi a copiare e incollare, approfondite.
Buona lettura, ecco la replica arrivata dal Comune e che mi è stata fatta gentilmente avere, dato che non scrivendo più del territorio da anni non sono più nella mailing list istituzionale.

La nota del Comune
Il Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, replica al giornalista Giovanni Del Giaccio: “Orgogliosi del progetto De Andrè, dei nostri studenti e delle nostre eccellenze cittadine. Superato il limite della decenza” “Tra i professionisti a me vicini, uno dei più vicini è stato il giornalista Gianni Del Giaccio. C’è un limite a tutto, ma provare a sporcare, dopo un anno, con basse insinuazioni, lo straordinario lavoro di chi ha curato il progetto De André, con otto mesi di appassionato impegno e con prove infinite, che ha visto protagonisti, in ben quattro eventi, a Villa Sarsina, al teatro di Villa Adele, al Cinema Moderno ed in Piazza Garibaldi, gli studenti del Liceo Musicale Chris Cappell, della Scuola Media Virgilio, del Liceo Innocenzo XII, del terzo Circolo di Nettuno, la Corale Polifonica, la Banda Musicale, cantanti e musicisti di valore assoluto, è un atto che supera il limite della decenza”. E’ la replica del Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, al giornalista, Giovanni Del Giaccio, candidato Sindaco del Pd alle elezioni amministrative del 2018. “Il Comune di Anzio – prosegue De Angelis – ha coperto i costi di un progetto culturale dei nostri ragazzi e delle nostre eccellenze cittadine, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio morale della Fondazione De Andrè e la partecipazione di oltre tremila persone, con il ricavato delle emozionanti serate, pari ad ottomila euro, devoluto al Comitato per la lotta contro il Cancro di Anzio e Nettuno, per l’acquisto di un macchinario per la salute pubblica. Su tutto questo non ti consento di infangare le eccellenze della Città, per la quale noi continuiamo a lavorare. La campagna elettorale è finita da un pezzo, anche per te che hai portato il Pd sotto il minimo nazionale!”. Sulla vicenda interviene anche l’Assessore alle politiche culturali e della scuola, Laura Nolfi “Colgo l’occasione per ringraziare l’Associazione Rinascimento e l’arch. Giovan Battista Lo Fazio che, soltanto per amore della città, con la massima trasparenza e spesso intervenendo di tasca sua, ha ottimamente coordinato tutta una serie di eventi di altissimo livello culturale e sociale. Allo stesso tempo, per la collaborazione gratuita, ringrazio il Cinema Moderno,l’Hotel, i Ristoranti, la Banda, la Corale, gli artisti, i docenti, le scuole, i volontari e tutti gli studenti che, ancora una volta, hanno dato prova del loro straordinario talento. A prescindere dalla beneficenza, che comunque è stata fatta nella serata di Villa Adele, con una donazione di ottomila euro, – conclude l’Assessore Nolfi – come Amministrazione avremmo comunque investito diecimila euro per coprire i costi vivi dell’intero progetto (SIAE, service, sicurezza, pubblicità, servizi, stampa del materiale, ecc), con al centro le performance artistiche dei nostri ragazzi dei quali siamo orgogliosi”.

Il post che avevo scritto ieri

Sono strano, è noto, ma con la notizia dell’ennesima donazione all’ospedale di Anzio-Nettuno da parte di associazioni del territorio mi viene una riflessione. Tralasciamo il Comitato del quale ho fatto parte, ma ogni anno ci sono meritevoli iniziative di beneficenza per la nostra struttura ospedaliera. Tutte senza contributi pubblici, forse il patrocinio o qualche targa ricordo. Tutte, tranne una. Che dal Comune ha ottenuto 12.000 euro per una serata e ne ha incassati – quindi dati in beneficenza – sembra 10.000. Succede, se l’associazione è di noti professionisti vicini al sindaco e ben introdotti in Comune. Si chiama Rinascimento…. A spese della collettività

Il ritorno di Ranucci, la pagina “sparita”: tutto previsto

Doveva essere discontinuità, è perfetta continuità. “Le parole – diceva Nanni Moretti, tanto caro al nostro sindaco – sono importanti“. E lui ne ha usata una nel programma elettorale – discontinuità, appunto – e ne applica un’altra a Villa Sarsina, dicendosi orgoglioso di essere la continuità di Bruschini. Ci sarebbe da chiedersi se il buon Luciano va orgoglioso della “investitura” fatta superando ogni ostacolo, ma non è questo il punto.

Partiamo dalle rientrate dimissioni di Ranucci, il quale a proposito di continuità fa quello che fece (e per due volte) “il vero sindaco di Anzio” – come l’ha definita – e cioè Roberta Cafà, entrata in una maggioranza che non è mai stata così ampia. Sì, sì, l’impeto, le ragioni politiche, i chiarimenti, va bene tutto. Ma è difficile distinguere passato e presente. Ed era previsto che Ranucci rientrasse, bene hanno fatto Il Granchio e Laura D’Amore su Controcorrente a scrivere di “sceneggiata”. Come lo fu, allora, quella della Cafà e della Nolfi che pure si dimise e tornò sui propri passi. E’ Anzio, signori, non ci stupiamo. Qui, però, almeno ci si toglie lo sfizio di farlo notare.

Tra “Patto della pizza”, fuga da Forza Italia, nomi che iniziano a circolare, abbiamo la medesima continuità: pensare al prossimo candidato sindaco e non alle cose da fare per la città. Come – ad esempio – provvedere all’emergenza buche, già che parliamo di Ranucci. Mica una cosa difficile, su: i soldi in bilancio c’erano, bastava utilizzarli bene. Non come a via di Valle Schioia rifatta e già colabrodo o nelle zone limitrofe di Lavinio e in tutto il resto del territorio.

Stupisce, nel frattempo, che sia “sparita” la pagina facebook del Comune di Anzio, ma anche qui era ampiamente previsto e prevedibile. E sapete perché? Non basta avere un comunicatore ufficiale – che dimostra di saper fare bene le campagne – si pagava chi aggiornava quella pagina. Perché il “sistema Anzio” mica è solo di Placidi e compagnia, non prendiamoci in giro… Fa comodo dire che fosse tutta causa sua (ma i voti, al momento opportuno, sono serviti) ma poi nel “sistema” ci sono le associazioni vicine al sindaco che parlano di Rinascimento, quelle delle fatture numero 1 a settembre e via discorrendo. Ebbene qualcuno ha fatto notare – giustamente – che non si può pagare per aggiornare una pagina facebook dato che paghiamo già chi comunica ed è sparita. Pensate, nel suo maccheronico 3.0 anche Luciano Bruschini aveva capito l’importanza dei social, il sindaco consulta spesso facebook, la pagina finora era stata utilizzata al meglio per promuovere le iniziative dell’Ente ma si è volatilizzata.

E’ un errore, al quale va posto rimedio e pure subito. Ammesso che sia stato tolto un incarico che facciamo, il “dispetto” di tenerci le password? Suvvia… Peccato che solo il consigliere Marco Maranesi abbia sentito l’esigenza di far notare – sui social – che si buttava un decennio di lavoro. Al suo posto – e di qualche altro eletto di buona volontà (non disperiamo…) – andrei ad analizzare le spese che per aggiornamenti, software e compagnia ha il Comune ogni anno. C’eravamo rifatti da un pezzo l’intero sistema informatico. Ma questa sarebbe stata #unaltracittà e come ama dire il nostro sindaco, gli elettori hanno scelto diversamente.

La continuità, appunto.