Arresti, nessuna rivincita né brindisi. Ostia è già qui

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Foto da ilclandestino.it

Non è l’ora della rivincita. Troppo facile e scontato. Chi ti definì “pseudo giornalista” in consiglio comunale (poi scusandosi) è ai domiciliari, chi hai avversato una vita sull’agire politico – nei diversi ruoli che ha avuto in oltre 20 anni – pure. E tu dovresti esultare o brindare? Neanche per idea. Certo, sarebbe la cosa più semplice, di fronte a te invitato a “fare un esame di coscienza” e ai cittadini ora “imbecilli locali”, ora “disturbati mentali”, ora denunciati per aver detto che il mare era inquinato e ora bollati come “ominicchi e viperelle” o mandati a lezione di “etica”. Invece nessuna rivincita, né brindisi, perché ero, sono e resto garantista di fronte alle indagini della magistratura e agli arresti. Ieri come oggi, quando sono state eseguite le ordinanze per l’operazione Evergreen.

Che al di là degli accertamenti della magistratura – c’è chi si affretta a dirci che 4.000 euro di tangenti sono poca cosa… – ci dicono che il sistema è crollato. Il vaso di Pandora, se la Procura di Velletri vuole davvero, è scoperchiato. Per questo è bene leggere a fondo il comunicato della finanza.

Oggi è facile dire che si sapeva di Placidi, ma per un ventennio ha fatto l’assessore, è stato ed è un alleato, e alle ultime elezioni i suoi voti – con il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria – sono stati decisivi per far vincere Luciano Bruschini. Né si può immaginare che la magistratura, oggi, abbia risolto un problema con il quale la politica, questa politica e questa maggioranza – vecchia e nuova – hanno convissuto tacendo. Problema di metodo, attenzione, il penale spetta ad altri. Dire oggi, come si cerca di far passare in maggioranza, che “visto? Bruschini non l’aveva confermato” è una colossale fesseria, perché da ultimo qualche giorno fa Placidi spiegava di non aver accettato l’assessorato e di continuare a sostenere questa coalizione, al punto di aver fatto il nome del suo successore. Basta leggere qui sotto.

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Il problema è che qui un po’ tutti sono Placidi e – ripeto – non parliamo di vicende penali.

Questa maggioranza e questa classe politica che da un ventennio imperversa si è mossa sempre sulla base di favori, cooperative vicine, amici da sistemare. Ognuno il suo settore, senza pestarsi i piedi. Fosse un lavoro o la gestione di un impianto pubblico (tra la vicenda del Falasche che non pagava e l’evasione del Deportivo non saprei quale scegliere), la storia di un hotel o i tributi da pagare con calma, un terreno da sbloccare o qualsiasi altra vicenda nella quale entrasse la “politica”. Ne hanno fatto un metodo di governo e controllo che con l’agire politico non c’entra: è stato solo potere per il potere, costruzione di consenso per “comandare”.

Fino a quando è stato fatto mettere il vestito bello a qualche esponente della malavita locale, lo si è fatto avvicinare alla politica, gli sono state spalancate le porte del Comune. Il 16 dicembre c’è un’udienza preliminare che riguarda Placidi e le proroghe alle cooperative per il verde. Secondo il pubblico ministero quelle proroghe garantivano “i soci elettori” dell’assessore. Non fu il sindaco a dire “avete voluto fare le gare? Ecco il risultato” dopo il durissimo passaggio da Giva a Parco di Veio? Insieme a Placidi sono imputati il dirigente Walter Dell’Accio – forse vittima sacrificale in tutta questa storia – e la consigliera Valentina Salsedo che di una delle cooperative è stata presidente fino alla vigilia del voto. Elezioni dove si è presentata in “ticket” con Giorgio Zucchini, attuale vice sindaco, colui che per la storia dei parcheggi finita nell’indagine “Malasuerte” andò a mediare in un incontro presente il marito della consigliera – gestore di un servizio di parcheggio che poi si ritirò – e il fratello del sindaco, indicato dallo stesso primo cittadino, come emerso in Tribunale durante il processo. L’azienda che pagò il “pizzo” – altro che accordo commerciale – lo fece secondo i giudici di primo grado anche per “le pressioni della politica”. Cosa che penalmente non ha rilevanza ma è a dir poco inopportuna. Quei soldi andarono – lo dice l’indagine, lo conferma la sentenza – ai familiari di un detenuto al 41 bis. E il pubblico ministero, in udienza, parlò apertamente di camorra.

Non servivano gli arresti odierni a dirci qual è la situazione, a ipotizzare come leggiamo nel comunicato della Finanza “possibile la sussistenza di accordi illeciti anche con esponenti della criminalità locale, in passato indagati per reati di criminalità organizzata“. Lo sapevamo. Come apertamente, anche in consiglio comunale, Placidi e il sindaco venivano a spiegarci che era meglio per i rifiuti vincesse la Ecocar-Gesam. Oggi sappiamo perché, una parte dell’indagine riguarda i rifornimenti che la seconda faceva nel distributore di Placidi, quello dal quale ogni mattina – nell’ultima campagna elettorale – partivano le “squadre” di galoppini. Una delle tante attività imprenditoriali dell’assessore.

Per questo oggi una commissione d’accesso – chiesta da più parti politiche in passato, con precise interrogazioni – sarebbe facile quanto inutile. Tutte queste cose erano note a un Prefetto che ha preferito prendere tempo, a un Ministero secondo il quale non c’erano i legami tra certe vicende e la politica. C’è Ostia come emergenza, vero? Ma Ostia è già tra noi.

Dispiace che un uomo delle istituzioni, un sindaco che si vanta (e ha ragione) di non essere mai stato sfiorato da indagini in vita sua, non si sia accorto di tutto questo o abbia fatto spallucce. La responsabilità politica è sua, per intero. Da queste vicende alla illegalità delle cose quotidiane, sulla quale abbiamo perso le tracce della responsabile dell’anti corruzione che per la verità in un paio ci ha messo del suo.

Non brindo, non sono contento, non c’entra la possibile candidatura. Dicevo e dico che tutto questo non mi piace – anzi è preoccupante – e che Anzio non lo merita. Qui non c’è solo il sindaco a essere basito – come dice in un comunicato – ma una città vilipesa. Sarebbe il caso che Bruschini e quel che resta della sua maggioranza ne traessero le conseguenze.

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Candidato sindaco, ma non “per forza”. Alleiamoci

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Ho incontrato nel pomeriggio all’enoteca Del Gatto i colleghi giornalisti del territorio, rompendo gli indugi e indicando la mia candidatura a sindaco. Ho preso un po’ tutti di sorpresa, a cominciare da chi (e me ne scuso) aveva condiviso con me parte di questo percorso. L’ho fatto perché mentre noi – giustamente – diciamo che vengono prima i programmi, quello che vogliamo fare, poi eventualmente i candidati, altrove si “corre“. Gli avversari politici – forti anche del potere che gestiscono e attraverso il quale spesso comunicano – sono in campo da tempo e così mi è sembrato opportuno mettere un punto fermo.

Questo non vuol dire, come ho spiegato in altre occasioni, che se non sono il candidato salta tutto, anzi. Non devo esserlo “per forza“, però è ora di pensare a chi rappresenterà un cartello necessariamente alternativo a chi ci governa da un ventennio. Se il mio nome, spesso circolato a sproposito e a volte vilipeso da chi rappresenta le Istituzioni locali, serve a unire, eccolo. Se c’è un nome che mette insieme più del mio, ben venga.

Avrà a disposizione il sostegno, per quel poco che vale, del sottoscritto.

L’obiettivo? Arrivare al ballottaggio e vincerlo. Dimostrare che in questa città che ha votato e dato fiducia a un centro-destra che non la rappresenta più come prima e che sta facendo conti spietati al suo interno, c’è qualcosa di diverso e credibile. Che la Politica, sì la maiuscola è voluta, può ancora dire la sua. Nei confronti di chi l’ha intesa – nonostante i plebisciti di questi anni – con la p minuscola e di chi, invece, ha fatto dell’anti politica etero guidata da una srl il suo cavallo di battaglia. Posizioni rispettabilissime, sia chiaro, ma che non condivido.

Ho fatto una conferenza stampa senza claque – al contrario di chi è solito persino annunciarle in pompa magna – ma solo con i giornalisti, in uno dei luoghi di eccellenza di questa nostra amata Anzio. Ce ne sono altri, per fortuna, come sono certo che esistono persone di buona volontà che vanno al di là dell’appartenenza politica ma hanno fatto del loro impegno civico – più o meno visibile – una bandiera.

Alle ultime amministrative i candidati Bernardone, Pollastrini e Garzia hanno preso, insieme, i voti necessari per andare al ballottaggio. Perché non si fece un’alleanza è cosa per gli appassionati di dietrologie, qui si deve guardare avanti. Non fare oggi un’alleanza tra chi c’era allora e chi – invece – si è francamente scocciato di questo centro-destra, sarebbe un suicidio che non possiamo permetterci. Soprattutto non possiamo chiudere la porta in faccia a chi – non avendo governato – proviene da un’area moderata che risulta ancora essere la maggioranza ad Anzio.

Questo è lo spirito, alleiamoci e proviamoci. Sarò io il candidato? Eccomi. Toccherà ad altri? Eccomi. A patto che non ci sia chi ha governato finora e chi – vecchio e nuovo – ha sostenuto questa maggioranza, magari dopo averne dette di tutti i colori.

Di certo non  sarò candidato di “bandiera“, senza fare troppi giri non lo sarò da solo con una civica tanto per fare presenza, né esclusivamente per il Pd, come espressione di un partito che ho sempre criticato (molti lo sottolineano, è vero) ma che dal ’98 non ha responsabilità di governo in città. Al quale va riconosciuto, comunque, di avere messo in campo un rinnovamento – che sono certo non è solo anagrafico – con la scelta di Gabriele Federici segretario.

Un Comune non si occupa di ius soli, di fine vita, di testamento biologico. Sul fatto che un Comune deve tappare le buche e raccogliere i rifiuti, tenere le scuole aperte e offrire servizi efficienti siamo tutti d’accordo, è sul come che si fanno le differenze. E’ su queste che dovremo confrontarci ed essere più credibili di chi c’è stato finora. E’ sul modello di sviluppo alternativo a quello che ci ha portato varianti, cemento e furberie anziché mare cultura e natura che dovremo convincere i cittadini che è possibile #unaltracittà

Uno sviluppo – e basterebbe solo il mare, davvero – che ci porti ad Anzio del 2058, quando tanti di noi non ci saranno più, ma magari si sarà affermato un modello per il quale le scelte Politiche (una città lanciata a livello internazionale, per esempio) hanno creato sviluppo e non fatto del Comune un anomalo ufficio di collocamento.

Poi decideranno i cittadini, sempre sovrani. Ma abbiamo il dovere di provarci

 

 

Il Falasche inizia a pagare, non si doveva arrivare a tanto

Un messaggio arrivato via whatsapp, la fine – speriamo – di una brutta pagina. Ripeto che quella del Falasche è solo la punta dell’iceberg di una situazione legata al patrimonio pubblico che appare fuori controllo. Comunque, primo pagamento effettuato, ora non si ripeta l’errore del passato. Perché non si doveva arrivare a tanto. Né dovevano passare 7 anni prima di versare la prima rata. In un qualsiasi rapporto senza esponenti politici di mezzo ci sarebbero stati i conseguenti atti.  Anzi, sarebbe interessante conoscere i termini dell’accordo. Lo impone la trasparenza, a questo punto, e chissà che si svegli qualche consigliere comunale: hanno brillato per assenza su questa vicenda, si sa che la “politica” tende a difendere sé stessa.

Comunque, va ribadito, non ho mai messo in discussione quello che viene fatto per i ragazzi, però questo non poteva e non può rappresentare un alibi. Da parte mia, a questo punto, regolarizzerò la posizione relativa ai rifiuti. A proposito, la delibera sulle tariffe 2017 non è ancora stata approvata in Consiglio comunale…

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Il GSD Falasche comunica che, dallo scorso 1 settembre, ha dato seguito al piano di rateizzazione predisposto dal Comune di Anzio, per estinguere l’importo di euro 57.911,44, comprensivo di interessi e rivalutazione monetaria, versando la prima rata mensile pari ad euro 1258,94 per il rimborso dei lavori di manutenzione straordinaria effettuati presso gli impianti sportivi comunali di Villa Claudia. Anche in questa circostanza il GSD Falsche ribadisce l’impegno sportivo, sociale ed educativo svolto dalla società, in tutti questi anni, per la crescita dei giovani del territorio, all’interno di un contesto “sano”, costituito da tante persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per il bene della collettività“.

Il Falasche e la politica, da quale pulpito…

Avevo intenzione di non scrivere più delle vicende del Falasche “moroso” nei confronti del Comune di Anzio, anche su sollecitazioni arrivate da più parti di “lasciare stare Alberto“. Inteso come Alessandroni,  il “dominus” di quella società e assessore ai lavori pubblici in carica. Ho ricevuto nei giorni scorsi la nota che segue, ma come avevo preannunciato prima di oggi non sarei tornato a scrivere per altri impegni. La pubblico, per chi ha la bontà di arrivare in fondo c’è anche una replica. Grazie.

***

Caro signor Del Giaccio, come GS DIL FALASCHE ci sembra arrivato il momento di chiarire alcuni fatti.
Per ciò che riguarda la situazione nella quale ci tira sempre in ballo ormai da molto tempo, confermiamo di aver trovato un accordo con il Comune che provvederemo ad onorare non appena il Responsabile dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Anzio ci fornirà i bollettini o qualsiasi altro riferimento per il pagamento, fermo restando che questo Gruppo Sportivo non ha mai fatto un passo indietro per quanto riguarda gli impegni presi con l’Ente.

Bisogna però fare un po’ di chiarezza su alcuni punti:

– la somma a cui fa riferimento, è per il lavoro di rifacimento del manto in erba sintetica dei campi da calcio a 5 e calciotto, lavori di MANUTENZIONE STRAORDINARIA per i quali Noi ci siamo offerti di farci carico di una parte che altrimenti non sarebbe dovuta, e comunque le opere compiute hanno accresciuto il valore del bene che è di proprietà del comune e non del GS DIL FALASCHE. 

– il continuo tirare in ballo un assessore comunale, che ha la “colpa” di essere stato Presidente della nostra associazione ormai 9 anni fa, è palesemente un attacco politico in vista delle prossime elezioni comunali (#unaltracittà non è certo un comitato di quartiere…….) e non c’entra nulla con l’attività svolta al “Villa Claudia”.

– negli anni la struttura, che ripetiamo bene patrimoniale del comune, è stata migliorata ed è passata dall’avere 1 campo in terra con 4 spogliatoi, ad essere composta da un piazzale interamente asfaltato, 1 campo da calcio a 11, 1 da calcio a 5 e 1 da calciotto tutti in erba sintetica, 2 tribune in cemento di cui 1 coperta, 13 spogliatoi, 1 sala medica, 2 segreterie, ed 1 sala da 250 mq nella quale si svolgono varie manifestazioni soprattutto per il sociale (centri anziani, scuole, altre associazioni sportive, ecc.). Tutto questo senza gravare sulle casse del comune, e per molte opere il merito è stato del “Dominus” a lei tanto a cuore già da prima che lo stesso diventasse assessore di questo Comune.
La nostra realtà, invidiata da molti e per questo appetita, non si tocca. Siamo un associazione che coinvolge 450 persone tra atleti e addetti ai lavori con relative famiglie. Siamo il GS DIL FALASCHE dal 1972, 45 anni, e in tutti questi anni grazie alla passione di poche persone ci siamo sempre stati, nonostante le difficoltà del momento, basti pensare a realtà calcistiche che hanno dovuto ripartire da zero e altre purtroppo sparite come ad esempio il baseball ad Anzio (a Lei tanto caro). Fare sport con bambini che si autofinanziano non è difficile (allenatori, materiale sportivo, lavanderia, ecc.), ma mantenere atleti in agonistica, haihaihai, quello sì che è fare del sociale e noi ne abbiamo 200.

I centri di aggregazione giovanile tipo il nostro o il rugby o l’atletica, TUTTI, andrebbero tutelati e non infangati per giochi politici nei quali, ripetiamo, non vogliamo entrare, e Lei purtroppo in questi mesi ci ha descritti come se fossimo dei “banditi”. Ci dispiace molto ma questo non lo accettiamo perché siamo sportivi e passiamo le nostre giornate a fare sport e non politica, dedichiamo il nostro tempo alla crescita dei bambini e non chiacchierando in un bar, ci svegliamo presto la domenica mattina per vedere una squadra di ragazzini correre dietro un pallone non per screditare comodamente da dietro la tastiera di un computer.

Caro Del Giaccio, Lei che si professa sportivo, a settembre riapre l’attività calcistica e ci farebbe piacere averla come ospite in modo tale da rendersi conto che qui si fa sport e non politica“.

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Parto dalla fine e credo questa foto sia emblematica, visto che è ancora pubblicata sulla pagina facebook della società. Che lì non si fa politica dovete dirlo all’ex presidente e ancora personaggio di riferimento della vostra società e non a me. Prendo atto dell’accordo con il Comune e aspetto con ansia che sia reso pubblico, ricordo che quando sarà stato onorato riprenderò a pagare la tariffa sui rifiuti. Sarebbe interessante, comunque, conoscere i termini dell’accordo. Attacco politico, suvvia… non credete alle favole. A oggi la situazione è questa: il vostro “dominus” è un assessore in carica, se finora nessuno aveva sollecitato i pagamenti dovuti è per il ruolo che riveste in Comune, io come tutti coloro che hanno più di 18 anni sono un potenziale candidato e resto un cittadino attento alle vicende di Anzio, non da oggi. Chi è che ha usato la “politica“, finora? Poi certo, quello è un bene patrimoniale del Comune, ma offrirvi di fare i lavori vi ha consentito di allungare una concessione che altrimenti sarebbe scaduta tra qualche mese. Se poi il “Dominus” ex presidente ha fatto così bene, ne posso solo prendere atto. Era e resta un patrimonio pubblico. Una cosa è certa, prima di parlare e arrivare a coinvolgere sport nei quali – da tempo – non ho più alcun ruolo, informatevi. Per quanto riguarda l’attività che ho svolto in passato quale tecnico di baseball, sempre a titolo gratuito, posso dirvi che conosco bene cosa significhi fare sport, avere a che fare con i giovani e svegliarsi di buon mattino. Così come posso garantire  che “stare dietro a una tastiera” non equivale a screditare, al contrario di quello che insinuate voi nei confronti del sottoscritto. Comunque ritengo, con una punta di presunzione, è vero, di avere tanti “scudetti” in giro: ragazzi che avrebbero preso una strada diversa e che ancora oggi si fermano a salutarmi. Ho sempre insegnato loro una cosa, prima del baseball: le regole si rispettano.

Comunque finisce qui, di questa situazione si dovrà occupare – se non lo sta già facendo – la magistratura. Come ha già fatto per una maxi evasione Iva (su un impianto pubblico), un furto di energia elettrica (su un impianto pubblico) e  per infortuni non coperti da assicurazione (su un impianto pubblico, affittato per giocare a calcetto). Spiegate anche questo ai vostri tesserati. Saluti.  (gdg)

Il capo di gabinetto, le cose da capire

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La prossima nomina di Bruno Parente a capo di gabinetto del sindaco di Anzio mi dà l’occasione per augurare buon lavoro a un uomo che conosco da tempo e che nei rapporti personali e professionali è sempre stato di una correttezze unica. Non avevo e non ho nulla contro di lui e lo sa.

Com’è noto a chi segue questo spazio, però, la domanda per quel posto l’avevo fatta – provocatoriamente – pure io, riscoprendo una mai sopita anima Radicale. Non ambivo a tale nomina e se mai fosse avvenuta avrei rinunciato,   lavoro in uno dei quotidiani più importanti d’Italia, ma volevo vedere cosa sarebbe successo. Nel curriculum che ho spedito al Comune e che potete scaricare qui di seguito (CVE_gdgxsito) c’è una frase del grande giornalista, inviato e scrittore Ryszard Kapuściński: “Non bisogna mai stancarsi di studiare il mondo”. Ecco, provo a farlo. E in questo tentativo mi soccorre un’altra frase, quella del professor Domenico De Masi che ci spronava, a lezione, a “vivere e studiare per sputtanare questi disgraziati millantatori di cultura“. Lo so, si rischia di vivere male, però…

Può darsi che non avessi, come si sostiene nel verbale difficilmente trovabile sull’albo pretorio del Comune di Anzio, i requisiti professionali. Ho lavorato sempre nel privato, vero, dirigendo anche servizi in un paio di redazioni e credo questo non abbia convinto chi ha visto il curriculum. Pazienza.  Questa valutazione, però, mi dà l’occasione di segnalare delle cose che vanno capite su come si interpretano e fanno le cose in questo Comune. Quel verbale con ammessi e non, ad esempio, non ha una firma. Chi avrà deciso? Mistero. Di certo l’ha fatto a tempo di record, quando siamo abituati – ad esempio per un accesso agli atti – a “riti” di durata infinita o quasi. Ma va bene, l’efficienza quando si mostra va premiata. Non era 3.0? Eccolo…

Questo consente di dire un altro paio di cose. La prima: ci fosse stato lo stesso zelo nel valutare il titolo (sbagliato rispetto al bando) del dirigente dell’area finanziaria, un anno fa sarebbe stato escluso com’è accaduto – oggi – a Sabina De Luca e Mauro Nasi.  Ma attenzione, rispetto alla laurea chiesta allora (Economia o equipollente, e Giurisprudenza non lo è) il bando per il capo di gabinetto recita all’articolo 1, tra i requisiti specifici: “Diploma di laurea (DL) del vecchio ordinamento universitario, oppure laurea specialistica (LS) o magistrale (LM) del nuovo ordinamento universitario in: Sociologia, Scienze Politiche o Scienze della Comunicazione“. Se ci fermiamo alla virgola, a casa mia “diploma di laurea del vecchio ordinamento” vuol dire qualsiasi laurea… Sbaglierò?

La seconda: ci fosse stata la medesima attenzione nel valutare i profili di provenienza dei candidati per il posto di dirigente della polizia locale, forse chi c’è oggi non ci sarebbe stato. Qui ho l’impressione che, invece, sia accaduto il contrario. Conosco Nasi, per esempio, e se uno in un Comune svolge le funzioni chieste dal bando di Anzio (potete scaricare il curriculum sul sito di Cisterna di Latina) perché non avrebbe i “requisiti professionali“? Altro mistero.

Non solo, la procedura seguita è quella per l’articolo 90, vale a dire che il sindaco può scegliere chi vuole, senza mettere in piedi questa selezione che era noto (e giusto, sostanzialmente) fosse destinata a Bruno. La domanda è se un incarico dirigenziale può essere affidato così o non serva la procedura ex articolo 110. Ah, ma solo per curiosità, la legge 150 del 2000 prevede che la “comunicazione istituzionale”  –  uno dei requisiti decisivi ai fini dell’assegnazione dell’incarico – sia affidata agli iscritti all’Ordine dei giornalisti.

Questioni che sottolineo, lo ribadisco, solo perché troppo spesso le regole, nel nostro Comune, si interpretano a soggetto. Anche per questo è necessaria #unaltracittà

ps, scommessa con Bruno Parente: c’è chi è già venuto a dirti in ufficio, riferendosi a me “Hai visto l’amico tuo….” Vero?

Falasche, manca ancora un atto ma che sorpresa…

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L’assessore Alberto Alessandroni

Capisci perché ci hanno provato a non darti i documenti. Lo capisci perché leggendoli ti rendi conto, ancora meglio, di come vanno le cose in questo Comune e di come chi lo governa si è costruito il consenso. Ci sono voluti quasi tre mesi, una prima risposta insufficiente e poi l’intervento del difensore civico dell’Area metropolitana per avere gli atti sulla vicenda del Falasche calcio. La società di riferimento dell’assessore Alberto Alessandroni non ha mai restituito un euro di quelli avuti dal Comune per rifare i campi in erba sintetica di calcio a 5 e 8, sui quali si giocherà pure qualche campionato federale ma che di sicuro vengono affittati all’esterno. Che non avesse pagato si era capito ormai da tempo, ma la richiesta d’accesso (e meno male che finalmente, per legge, ne abbiamo diritto) mirava a ricostruire l’intera storia. Che ha dell’allucinante.

Scrivere al difensore civico – che è intervenuto (qui la precedente ricostruzione) è servito, alla fine. Vuoi perché al contrario della volta scorsa il dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, anziché una raccomandata ha spedito una posta elettronica certificata e vuoi perché, finalmente, ha fornito gli atti richiesti e a tempo di record. Tutti meno uno, come vedremo.  Ma andiamo con ordine e partiamo dal 22 marzo del 2010, quando secondo la delibera di giunta del 27 luglio dello stesso anno il Falasche (Alessandroni è stato presidente fino all’anno prima, ma a quella delibera per pudore, forse, è assente) la società ha chiesto “l’intervento dell’amministrazione” per realizzare l’intervento di sostituzione del manto erboso data la pericolosità dello stesso. In attesa dell’adozione della delibera il servizio patrimonio del Comune aveva “provveduto con propria perizia a stimare come importo complessivo dei lavori la somma di 89.000 euro iva esclusa“. Metà importo a carico del Comune, l’altro del Falasche.

Dalla stessa delibera si evince che il 22 giugno lo stesso servizio aveva comunicato al Falasche stesso “il quantum dovuto per gli interventi” e indicato il piano di rientro per la quota a carico della società che, in cambio, avrebbe avuto il prolungamento della concessione fino al 2021. Piano che prevedeva “un importo complessivo di 56.137,20 euro (tasso di interesse vigente legale all’1%) per un periodo di 10 anni a partire dal mese successivo la dichiarazione di fine lavori“. Il 30 giugno la società accetta, il 14 luglio si stipula la convenzione per la gestione dell’impianto, il 27 luglio c’è la delibera che abbiamo citato e – con un antesignano 3.0 – lo stesso giorno la determina che dispone i lavori e paga la prima rata (35.600 euro) “da considerarsi quale anticipo sull’acquisto dei materiali“. A chi?

Qui viene il bello. Tra gli atti ricevuti –  si chiedeva il capitolato dei lavori concordati –  spunta un preventivo della “Sis” datato 8 giugno 2010. Sì, avete capito bene. Confrontate da soli le date: qualcuno ha chiesto quel documento che è diventato, di fatto, la “perizia” del Comune. E’ un foglio anonimo, non c’è destinatario (non nel materiale fornito a chi scrive), la società che deve fare i lavori elenca dettagliatamente quello che è previsto e c’è chi, evidentemente, accetta senza colpo ferire.  Com’è successo di nuovo, nel 2014, sempre a Falasche e sempre per dei lavori, con una storia singolare che potete leggere qui.

Non solo, trovate un solo fornitore, uno solo, di qualsiasi Comune d’Italia che si vede anticipare i soldi da un ente locale per i “costi del materiale“. E trovatene un altro che il 25 novembre, quattro mesi dopo la prima determina, si vede liquidare 71.200 euro, il saldo. In quella stessa determina si ripercorre la storia e si ribadisce che il Falasche pagherà rate costanti da 467,81 euro per 120 mesi, a partire da dicembre dello stesso 2010. Cosa che non ha mai fatto, nonostante i solleciti partiti da tempo e ribaditi ora.  L’ammontare del debito è 56.137,20 euro.

E il certificato di fine lavori? E’ il documento mancante rispetto alla richiesta di accesso agli atti e, a questo punto, devo dedurre che non c’è, come qualcuno da tempo mi ha segnalato.  Speriamo non sia la scusa usata dal Falasche per non pagare finora, perché dal danno erariale passeremmo alla truffa

In pratica, così andavano e vanno le cose in questo Comune, sono stati spesi 89.000 euro più Iva anticipando l’acquisto dei materiali e liquidando il saldo, senza sapere se quelle opere siano a regola d’arte  o meno, senza sapere se quei lavori sono stati eseguiti per intero o non. Ma a casa loro farebbero così? Ma voi liquidereste l’azienda che vi rifà il bagno, i termosifoni, l’impianto elettrico o ciò che volete  senza un collaudo? Le carte ottenute dal Comune, a meno che il dirigente abbia dimenticato di inserire quel documento, dicono che il certificato di fine lavori non c’è.

Ecco, il metodo è questo, usato lì e in chissà quante altre occasioni. La domanda è sempre la stessa: non fosse stato Alessandroni il punto di riferimento di quella società, il trattamento per il Falasche sarebbe stato lo stesso? E alla luce di quanto emerge, nero su bianco, è ancora compatibile con il ruolo di assessore uno che continua a gestire, frequentare e a decidere sull’impianto per il quale la società non ha mai pagato?

E possibile che nessuno – dall’ultimo consigliere comunale al sindaco, dal collega di giunta, alla responsabile dell’anticorruzione – senta il dovere di intervenire?

Basterebbe rileggere l’articolo 5 della convenzione (“sopravvenute ragioni di interesse pubblico“, più di queste?), il 16 (assicurazione, ci sono cause pendenti perché non era stipulata),  il 17 (“accertate violazioni del concessionario“, come i mancati pagamenti) e il 18 (“reiterati inadempimenti“) per aver già revocato la concessione. La certezza, più che il timore, è che non sia avvenuto proprio perché è coinvolto un assessore.

ps, questa vicenda di Falasche è ormai nota, come ripeto da sempre è la punta dell’iceberg, altre mi vengono segnalate, approfondirò.

 

Il Falasche, il Deportivo e tanti altri impianti morosi

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Le lettere dal Comune sono arrivate anche di recente. Anni e anni di tariffa per i rifiuti non pagata, canoni annuali da versare all’ente  e mai arrivati benché simbolici (5-700 euro) dopo l’assegnazione degli impianti sportivi.

Pochi, pochissimi in regola, gli altri – chi più chi meno – devono al Comune migliaia di euro. L’ufficio tributi e quello patrimonio se n’erano accorti da tempo, avevano avviato le pratiche, la politica aveva provato a “frenare“, ma le carte sono andate avanti. Così c’è chi è andato a regolarizzare e chi spera, ancora, nel “miracolo” di qualche consigliere amico.

Attenzione: conosco bene le difficoltà che si incontrano nel fare sport, nel mandare avanti una società, nell’offrire a decine, centinaia di bambini, corsi a costi contenuti se non gratuiti. Il problema, infatti, non sono le attività sportive che vanno avanti tra sacrifici, volontariato e riescono a malapena a dare rimborsi ai tecnici. No, il problema era ed è chi si è girato dall’altra parte.

Ecco perché Falasche e Deportivo (finito persino sulla Gazzetta dello Sport, a firma dell’esperto di nuoto Stefano Arcobelli, tanto è il clamore che ha avuto la vicenda) sono solo la punta dell’iceberg, come vado ripetendo da tempo. Ecco perché sui beni pubblici c’è da affrontare e definire – una volta per tutte – la questione.

Non può farlo chi governa oggi, ha dimostrato di non essere in grado, e non regge la scusa che “è per lo sport“. No, perché lo sport – quello vero – insegna al rispetto delle regole e non ad aggirarle.  Vogliamo far chiudere tutti gli impianti e mandare a casa centinaia di ragazzini? Assolutamente no, ripeto il plauso a chiunque si spende per fare qualsiasi attività, a maggior ragione a favore dei giovani. Ma un punto va messo.

Nelle convenzioni siglate all’epoca di De Angelis sindaco, si faceva riferimento ai bilanci delle società e questo potrebbe essere un parametro da seguire, un po’ come l’Isee per le prestazioni pubbliche. Molte convenzioni sono in scadenza, però, nessuno si inventi proroghe decennali in campagna elettorale, meno che mai se ci sono posizioni da sanare. Ecco, questo sarebbe un segnale condivisibile. Ci sarà? La speranza è l’ultima a morire, ma sono noti gli interessi di diversi esponenti di maggioranza per alcune attività sportive…

Intanto numerose società sono alle prese con avvisi di accertamento spediti dagli uffici, quelli che qualche politico continua a ritenere – a torto – “brutti e cattivi” solo perché fanno il loro dovere.  Chi non lo ha fatto oggi, ad esempio per il Deportivo, ha un problema da affrontare con la Procura. A proposito, finché è sequestrato, la piscina è priva delle uscite di sicurezza (che sono dalla parte trasformata in discoteca) e quindi questa vicenda, trascinata per anni, rischia di mettere a repentaglio tutta l’attività dell’impianto.

E’ una responsabilità di chi fa le indagini, di chi scrive, o di chi per anni si è girato dall’altra parte?

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è guardare le cose e affrontarle, sempre nel tentativo di risolverle e mai con intento punitivo, ma soprattutto senza fingere di non sapere. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

 

Beni pubblici, politica e affari privati. E’ ora di dire basta

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La decisione del dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, di far decadere la concessione della spiaggia che fa riferimento alla famiglia Succi, segue un analogo provvedimento – legato ai mancati pagamenti – del 2012, poi risolto perché nel frattempo l’azienda aveva saldato. La determina che parla di abusi (uno risaliva al 2002 e nel 2012, secondo una perizia, era ancora lì) di richieste di proroga, di parte di sistemazione, ci dice chiaramente come vanno le cose ad Anzio. Soprattutto sul demanio e sul patrimonio pubblico. Soprattutto se chi è coinvolto “fa” politica. Si comprende, umanamente, ogni difficoltà, ma chi amministra  ha il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto. Il consigliere comunale Umberto Succi era nel 2012 ed è ancora oggi un “delegato” della società destinataria dell’ordinanza. Non ci sarà incompatibilità formale (questo dovrebbe dircelo la responsabile dell’anti corruzione), ma se finora non era successo nulla (o quasi) forse è proprio per il ruolo politico che ha.

Vogliamo ricordare la vicenda dell’hotel? Arriva una nota della Asl, resta nei cassetti per sei mesi, ne arriva un’altra e alla fine il sindaco deve firmare l’ordinanza di chiusura. Non ha alternative. Nonostante quella arrivano i richiedenti asilo, la Prefettura non sa o finge di non sapere che esiste un’ordinanza solo parzialmente revocata, il sindaco non va certo a fare le barricate come farà mesi dopo per Villa Anna e oggi la vicenda è al centro di un articolato accesso agli atti  presentato dal consigliere regionale Santori e da Chiara Di Fede per “Città futura“.

Ora arriva la decadenza, ci sarà ricorso e passerà l’estate, ci sono voluti mesi affinché l’ufficio tecnico rispondesse a quelli finanziari, ma arriva. Il dirigente Belli, in questo caso, sollecitato dagli uffici competenti, ha fatto come per la Ecoimballaggi che se non formalmente, è comunque molto “vicina” al consigliere comunale Geracitano.

Vogliamo parlare dell’assessore Alessandroni e del “suo” Falasche – società della quale ancora è dominus incontrastato – che non paga il dovuto al Comune (ed è solo la punta dell’iceberg) che intanto nega gli atti a chi li chiede? O della vicenda del Deportivo che coinvolge un ex potente dirigente di Villa Sarsina e porta a indagare tre funzionari, senza che la “politica” batta ciglio? O del “fraintendimento” che ha riguardato la Cafà lo scorso anno? Vogliamo ricordare i morosi – alcuni hanno saldato, altri ancora siedono in Consiglio senza averlo fatto – dopo le lettere dell’ufficio tributi per le quali tutti si preoccuparono di come fossero uscite sui giornali e nessuno della palese incompatibilità alla quale portavano? Vogliamo parlare di assessore e consigliere sui quali pendono richieste di rinvio a giudizio per proroghe di servizi? E le cooperative o le associazioni “vicine“?

Ecco, diciamo che alcuni di quelli che “fanno” politica hanno un atteggiamento verso i beni e servizi pubblici da Marchese del Grillo (della serie “io so io e voi non siete un c...”)  altri si girano dall’altra parte – emblematico l’ultimo Consiglio comunale, solo Bernardone e di “striscio” ha affrontato il caso piscina – altri ancora guardano solo al proprio orticello. Ecco, è ora di dire basta.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è rispettare le regole per primi, dare l’esempio, non sfruttare – nemmeno lontanamente – la propria posizione di eletti per fini personali. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

 

La città di “Mala suerte” e quella che non ci sta

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La sentenza sull’operazione “Mala suertescrive una prima pagina giudiziaria sulla vicenda che ha squarciato il velo su un giro di estorsioni, droga e armi e che ha lambito la politica di casa nostra. Al di là dell’aspetto penale – per chi scrive anche Madonna o Pellecchia e tutti gli altri  sono innocenti fino al terzo grado di giudizio – c’è quella che riguarda proprio gli ambienti politici che è rilevante.

Perché amministratori pubblici devono “mediare” per far trovare un accordo sulla gestione dei parcheggi, per esempio? Perché – sono atti del processo – si deve arrivare a coinvolgere il sindaco e si deve andare a un incontro per proporre un Consorzio? Riunione che finirà – ipotesi che in primo grado ha retto – con una estorsione?

Se i parcheggiatori vanno oltre il dovuto, oggi li richiami all’ordine, domani glielo ricordi, dopodomani togli le autorizzazioni.  Quest’anno, finalmente, e purtroppo dopo “Mala suerte” sembra essere stata trovata una soluzione. Va dato atto alla Capo d’Anzio – che pure aveva presentato una denuncia per “pressioni” – e al dirigente della polizia locale di essere riusciti a evitarci il brutto spettacolo al quale assistevamo al porto.

Ma il punto è un altro: è negli interrogatori in aula, è in quello che è emerso nell’indagine, è nei nomi che tornano (sempre gli stessi) e vanno da “Mala suerte” all’indagine per abuso d’ufficio relativa alle proroghe per il verde, dalle “cooperative di Italo” dell’inchiesta sulle proroghe ai servizi sociali alle questioni che riguardano il Falasche o il passaggio da “Giva” a “Parco di Veio“. Gente che ha apertamente sostenuto chi oggi siede in Consiglio, gente che ha presentato liste o si è candidata.  Innocente fino a prova del contrario, va ribadito, ma c’è un contatto – una commistione in certi casi – tra chi “fa” politica e chi finisce nelle indagini che è preoccupante al di là dell’aspetto penale. C’è chi è in quelle inchieste ed è stato eletto e chi “fa” politica prova, quasi goffamente, in Tribunale, a  dire che non sapeva.   No, emerge chiaramente che c’era una “sponda” in Comune e che era noto chi fossero e cosa volessero i responsabili delle cooperative.

Poi c’è la frase del pubblico ministero in una delle ultime udienze, quando chiede gli atti relativi al boss Raffaele Letizia (ai familiari del quale, secondo l’accusa, finivano i soldi del “pizzo“) e gli avvocati si oppongono e lui replica: “Presidente se parliamo di camorra ad Anzio questa è la
dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi. Poi lo possiamo anche stralciare, non stiamo parlando del sorvegliato speciale perché ruba dentro
casa. Qui parliamo di altri tipi di sorvegliati speciali ed è per questo che non viene gradita questa produzione“.

Le pagine apparse su Repubblica due settimane fa raccontano quanto si va dicendo da tempo, una situazione di fronte alla quale c’è chi continua a fare spallucce. Perché ha consentito – sicuramente in buona fede, non si discute, per qualche voto, per quieto vivere, per quello che si vuole – la città di “Mala suerte“.  Lo spiega in un condivisibile post su facebook anche Chiara Di Fede.

Ecco, la sfida per chi vuole amministrare Anzio dal 2018 è dire che c’è chi non vuole avere nulla a che fare  con certi metodi, consuetudini, commistioni, frequentazioni, voti da ottenere e via discorrendo.  E’ una ulteriore e  netta linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica e #unaltracittà

I manifesti di Casapound, chi non paga, il Falasche…

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Ci sono le affissioni abusive di Casapound sulle quali fa bene a intervenire Sinistra italiana. Per quanto attiene chi scrive vanno stigmatizzati i contenuti, ma viene fuori anche la vicenda che affiggere abusivamente ad Anzio – la città dove la legalità delle cose quotidiane è venuta meno da un pezzo – è normale.

Pagheranno quelli di Casapound? Forse, dopo il clamore mediatico, qualcuno andrà a cercarli. Forse li identificherà pure ed eleverà un verbale, ma se finora nessuno ha pagato perché dovrebbero iniziare loro? Certo, è facile fare i forti con i deboli e i deboli con i forti: io non condivido una delle iniziative di Casapound ma nella città dove le regole sono un optional sarebbe davvero una beffa cominciare da loro. O forse no, ma andiamo per ordine.

Sono trascorsi quattro anni, ad esempio, da quando Ivano Bernardone denunciò le affissioni abusive in campagna elettorale.  Lì i verbali vennero elevati, ma degli incassi non abbiamo visto traccia nei bilanci del Comune. Sbaglieremo, ma intanto l’azienda che montò quei cartelli pretende pure un pagamento per la pubblicità della Bandiera blu del 2013. Forse, se volesse approfondire dopo notizie di stampa, il dirigente dell’area finanziaria troverebbe il modo di scavare anche lì e capire cosa è successo.

Come sembra aver fatto nella vicenda del Falasche calcio – a seguito della pubblicazione su questo umile spazio e di accesso agli atti di chi scrive, al quale non c’è ancora risposta – e di altri impianti.

Leggo dal Granchio di oggi che la società che di fatto è dell’assessore Alberto Alessandroni ha presentato una proposta di rientro, dopo sette anni senza pagare un euro. A un normale cittadino avrebbero portato via casa, qui la politica prende tempo e giustifica. Addirittura il sindaco afferma: “Ci tengo a precisare   che i lavori agli impianti
sportivi del Falasche rientrano in un intervento di natura straordinaria e quindi sarebbero stati a carico dell’Ente. Dato che la società, in passato, si era volontariamente
impegnata a contribuire con il 50 per cento dell’importo, oggi è doveroso che venga onorato l’impegno“. Oggi, e finora? Ma sì, che problema c’è, la società dell’assessore – che a modesto parere di chi scrive in quel ruolo è incompatibile data questa vicenda – “si è impegnata a presentare a breve una proposta di rientro”.

Dispiace, signor sindaco, ma con i campi “a 5 ed a 8 presenti nel centro sportivo” oggetto dell’intervento secondo la delibera del 2010 c’è chi oltre a svolgere le attività della società ha incassi che avrebbero permesso di pagare il dovuto per tempo, oltre a onorare altri impegni sui quali ci sono già accertamenti della magistratura e di società di forniture di servizi. Dispiace che il piano di rientro allegato a quella delibera non sia mai stato rispettato e che nessuno, in Comune, abbia mai chiesto nulla.

Forse non l’avrebbe fatto nemmeno il neo dirigente, se non ci fosse stata l’attenzione mediatica e a dire il vero qualcosa – negli uffici – si era già mosso prima. Ma è chiaro che la politica copre se stessa, finge di non vedere cosa è successo e tira avanti.

Ecco, torniamo ai manifesti di Casapound che sono un problema, quindi se saranno scoperti gli autori andranno sanzionati. Facciano una cosa, però, i ragazzi di questa associazione: paghino, dimostrino di essere diversi, non cerchino “padrini” politici che chiedano agli uffici di chiudere gli occhi. Dimostrino di essere diversi, ma poi comincino a chiedere conto di tutti quelli che continuano a pontificare, parlare di futuro della città, annunciare lavori imminenti, svolte epocali, ma le multe sulle affissioni elettorali magari non le hanno ancora pagate…