Comune, nuova caccia alle streghe. Santaniello: “Voci inspiegabili”

La dirigente del Comune di Anzio, Angela Santaniello, ha diffuso una lettera su presunti provvedimenti nei suoi confronti dei quali ha avuto sentore. Evidentemente è ripartita la caccia alle streghe, già nota a Villa Sarsina ormai da tempo.

La nota della Santaniello: “Considerato che da alcuni giorni circolano voci insistenti  circa il fatto che la sottoscritta sia stata destinataria di un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Velletri relativamente a fatti e circostanze a me sconosciute, mi preme rappresentare che alla data odierna nulla è stato notificato.
Nell’assoluta serenità e nel pieno rispetto dell’operato della Magistratura e delle eventuali attività investigative in essere, naturali per la funzione e la tipologia dell’incarico professionale da me rivestito nella Pubblica Amministrazione, stupisce che tali indiscrezioni, fondate o meno,  possano essere patrimonio di persone diverse dalla mia”.


Angela Santaniello

La Corte dei conti, il fallimento di un sistema. Buon Natale

C’è una cosa che il sindaco di Anzio può fare per dimostrare definitivamente la continuità con il suo predecessore, dire che non sapeva niente e che “è tutto a posto”. Sa bene che non è così, però. Le 32 pagine della delibera spedite ai consiglieri comunali di recente, con la quale la Corte dei conti decreta il fallimento di un sistema di governo della città, infatti, pesano come un macigno. No, non è semplicemente “colpa di Bruschini” – come sta cercando di dire su altre vicende a lui ben note – se ci sono contestazioni che partono dal 2006-2007 e arrivano al 2019.

Saranno i consiglieri comunali – c’è da augurarsi anche quelli di maggioranza – a chiedere lumi su questioni che definire singolari è poco. Qui solo qualche accenno, serve tempo per gli approfondimenti e altre vicende mi tengono impegnato. Però la gestione dei residui (sollevata già cinque anni fa, l’attuale sindaco e i suoi accoliti erano consiglieri), la Tari mai riscossa, i debiti fuori bilancio, la “situazione di incertezza sulla gestione dei beni pubblici”, spese di rappresentanza eccessive come le definisce la magistratura contabile, anticipazioni di cassa che non trovano giustificazione e soprattutto “acquisizione di beni e servizi senza impegno di spesa in violazione della basilare regola della contabilità finanziaria”. Il sindaco che si è sempre vantato del bilancio a posto, guida un Comune che funziona come dice la Corte dei conti e che ha caratteristiche di pre-dissesto. Inutile girarci intorno, è così.

Sui debiti fuori bilancio c’è una storia emblematica, l’abbiamo raccontata tante volte: cartelli che nessuno ha ufficialmente chiesto in Comune per la Bandiera blu 2013, azienda che li ha realizzati (guarda caso la stessa che faceva pubblicità elettorali per Bruschini, Placidi e l’attuale sindaco allora loro avversario e poi alleato), ha presentato fatture, non è stata giustamente pagata e ha fatto decreto ingiuntivo. Il Comune ha nominato un legale per opporsi, poi ci ha ripensato. L’esposto fatto da Bernardone, allora candidato sindaco Pd, si è perso nei meandri della Procura di Velletri. E questo è solo uno degli esempi…

Allora sarebbe interessante sapere – sui locali pubblici – se per esempio hanno finalmente pagato i partiti dei quali l’attuale primo cittadino ha occupato le sedi fino all’ultima campagna elettorale con le sue liste. Se la vicenda del campo di Falasche è definita, come sono messe le cose sulla gestione di prima (e di adesso) della piscina.

Sulla Tari il sindaco, l’assessore Ruggiero, il dirigente di area, dovrebbero finalmente dirci se stanno dalla parte dei cittadini o da quella di chi non paga. Spiegarci cioè se la mole di soldi non riscossi (in tutto sono 33 milioni, molti dei quali per Tari) sono di qualche povero disgraziato che per arrivare a fine mese non paga la tassa sui rifiuti o di qualcuno che non “deve” pagarla o, peggio, di chi una volta scoperto si è messo a rate, ha pagato la prima e poi arrivederci. Stesso discorso per il recupero delle spese di sentenze della Corte dei conti: è tutto a posto, sono tutti in regola, stanno versando i ratei o hanno “dimenticato” di farlo e nessuno glielo ricorda in Comune? Sapete com’è, sono amici…. Sempre sui locali pubblici c’è una storia singolare, riguarda Anzio Colonia, in una città che ha la memoria corta giova ricordare che l’allora consigliera Mariolina Zerella presentò un’interrogazione e il sindaco (lo stesso di oggi) ovviamente la prese in giro. I nodi, ora, arrivano al pettine.

Come quelli della Capo d’Anzio, per la quale scopriamo che il Comune ha fatto un’azione contro il socio privato ai sensi del codice civile, due ex amministratori sono stati liquidati con posti barca, non c’è il fatturato sufficiente per mandare avanti la società pubblica ai sensi di legge. Società che deve al Comune 517.000 e rotti euro della fideiussione (pure qui, chi dall’opposizione parlava veniva preso in giro, vedi Bernardone, Lo Fazio, De Micheli) ma deve al privato oltre 650.000 euro di progettazione (!?!?) prevista dai patti parasociali e pure in qualche delibera dell’assemblea dei soci. Anche su questa la Corte dei conti era intervenuta nel 2015. C’erano tutti, governavano loro, questo sistema ha fallito ma “c’ha i voti” come ama ripetere.

E’ la democrazia, ma ci sono i controlli. Avranno pochi effetti, questa è l’impressione, perché tanto “è tutto a posto”. Buon Natale!

La colpa? “E’ di Bruschini…” Prefetto, ora valuti

Anzio che finisce di nuovo in Parlamento con una richiesta di commissione d’accesso? Il clima pesante dentro e fuori il Comune? Le indagini in corso? C’è un responsabile, signori: Luciano Bruschini. E’ quanto avrebbe riferito il sindaco nell’incontro avuto con il Prefetto di Roma, dopo che c’era stata una nuova levata di scudi nei confronti della città con lo “show” dell’ex assessore Ranucci e a seguito delle dichiarazioni dello stesso primo cittadino, secondo il quale quella commissione non era arrivata – nel 2018 – grazie alle “vie infinite della politica”. Sapete che c’è? Il sindaco ha ragione: il responsabile è il suo predecessore che lo ha proposto per quel ruolo, appianando le divisioni del 2013, dimenticando cose poco gradevoli, riconoscendo che solo uno poteva mettere d’accordo il centro-destra e vincere. Così è stato, ma siccome la gratitudine non è di questo mondo, ora Bruschini torna il nemico pubblico numero uno. Come nel 2013, anzi forse peggio.

Di tutti i candidati sindaco alle elezioni del 2018, però, solo uno non aveva l’alibi di dire “non c’ero” o “ho ereditato una situazione difficile”. Alibi, attenzione, che per un sindaco nuovo dura lo spazio di qualche mese, sì e no. Perché poi le buche le devi tappare, l’immondizia raccogliere, l’erba la devi tagliare, devi far mangiare i bambini a mensa e via discorrendo. Chi non ha quell’alibi, però, nemmeno per i primi mesi (e ora sono passati due anni e mezzo) è proprio il sindaco attuale. E sapete perché? Alla faccia della sbandierata “discontinuità” indicata nel programma 2018 (copiato e incollato dal 2013) ha detto più volte di essere la “continuità” del centro-destra che lo vede al governo dal 1998, prima sindaco (per due mandati) poi senatore che appena eletto ha lanciato un gruppo che metteva zizzania in maggioranza, di nuovo sindaco. Tranne la breve parentesi iniziale del 2013, dopo una campagna elettorale nella quale si sono rischiate le fucilate, il sindaco attuale è stato in maggioranza con Bruschini, ne ha votato i bilanci e con lui Danilo Fontana, Pino Ranucci, Eugenio Ruggiero. C’è di più, il sindaco festeggia proprio quest’anno le 30 primavere in politica, eletto giovane e battagliero consigliere con la Dc, poi passato ad An, quindi a Fli e via via a tutto il resto. E allora davvero la colpa è di Bruschini se certa gente in Comune ha avuto il tappeto rosso? Da consigliere comunale e a un certo punto componente di maggioranza, dopo aver espresso le preoccupazioni per l’onta che la città rischiava di subire, non s’è accorto di nulla?

Sembra di no, anzi sa bene cosa succedeva e succede, ma scarica le responsabilità su altri dopo esserci alleato. Un classico.

Il Prefetto non può sapere tutto, ma è stata ricevuta anche Lina Giannino che – da quanto emerge – ha spiegato chi sia Luciano Bruschini e come il suo successore sia stato frutto di quella alleanza dove c’erano i Placidi, gli Alessandroni, i Zucchini, gli Attoni che cinque anni prima osteggiava e poi gli sono serviti per vincere. Non c’è bisogno di scomodare i Vangeli per ricordare chi rinnegò chi, serve invece ristabilire un fondo di verità: questa amministrazione è la continuità delle precedenti, sono cambiati alcuni orchestrali ma non la musica. Poi hanno i voti e vincono, vanno rispettati e fatti governare. A chi scrive – e pochi altri purtroppo – resta il diritto di dissentire e dare una versione diversa da quella che vogliono farci credere.

Un’ultima cosa: Bruschini dopo gli incontri con il Prefetto ci faceva sapere che era “tutto a posto”, anche se spesso non era così. Qui vige il silenzio, è stato lo stesso titolare dell’ufficio territoriale del governo a riferire che c’era stato anche il sindaco, prima della Giannino. Allora speriamo solo che dopo i due incontri – e con carte che può facilmente reperire da quelle lasciate dai predecessori e presenti in commissione antimafia – il Prefetto valuti e decida una volta per tutte. Tanto comunque vada, sarà “colpa di Bruschini….” Ma sì, prendiamola a ridere va.

Le minacce, il Prefetto, il Consiglio, Lina. E noi lì sotto…

A memoria, non si ricorda un prefetto che telefona a un consigliere comunale vittima di una intimidazione. Il gesto di quello di Roma, Matteo Piantedosi, che ha chiamato Lina Giannino, si presta a due chiavi di lettura: la semplice – quanto insolita – vicinanza istituzionale, con la vicenda che si chiude qui, o una rinnovata attenzione sulle vicende di Anzio. C’è già un prefetto – Paola Basilone – che ha fatto una pessima figura, annunciando alla giornalista Federica Angeli una commissione d’accesso che poi ha evitato di mandare, vedremo come si muoverà quello attuale. Il gesto che ha compiuto, comunque, è già apprezzabile. Da questo umile spazio, possiamo solo chiedere che mantenga alta la guardia su certe dinamiche di questa città. E speriamo che stavolta non c’entrino le “vie infinite della politica” delle quali ha parlato il sindaco in tv.

È stato altrettanto apprezzabile che si sia deciso di convocare immediatamente un Consiglio comunale straordinario, perché quel proiettile è arrivato a Lina Giannino ma riguarda l’intera istituzione democratica. Trasformare quella sede in una sorta di “processo” alla consigliera Pd per le affermazioni fatte in conferenza stampa, si poteva evitare. Soprattutto quando a fare la morale è più di qualche imputato in procedimenti che saranno personali, ma spesso sfiorano – come ci dicono le indagini – il ruolo che si ha o si è avuto in Comune.

Già nei tardivi e piccati comunicati stampa del centro-destra c’era qualche riferimento singolare. Ad esempio si fa notare – insinuando chissà cosa – che i proiettili arrivano al protocollo. E dove, altrimenti? O c’è qualche messaggio trasversale che ai più sfugge, ma negli ambienti di maggioranza conoscono? Poi si fa riferimento ai precedenti attentati che – a dire del centro-destra – ebbero scarsa attenzione. E da chi dipese? Quando spararono a casa di Placidi, per esempio, una delle sue prime dichiarazioni fu che nessuno aveva sentito nemmeno l’esigenza di telefonargli di quell’amministrazione. Quando bruciarono le auto a Zucchini e poi gli inviarono un proiettile, quella maggioranza si limitò a poche righe. Nessuno fiatò per le auto bruciate al compagno dell’ex assessore Nolfi. È una colpa esprimere solidarietà alla Giannino e far notare che in questa città esistono consorterie criminali? Lo dicono le sentenze. Nelle quali è scritto – così, a mo’ di esempio – che le “pressioni esercitate nella vicenda dalle istituzioni comunali” sono state decisive nella storia di Malasuerte e che in quella estorsione i soldi andavano a un boss di camorra. Si può dire o è vietato? E chi infanga la città? Chi è stato protagonista in quella storia (come in altre…) e ha sostenuto la coalizione del sindaco alle ultime elezioni o chi lo racconta?

Ha fatto bene Luca Brignone a ricostruire, con grande lucidità, i diversi passaggi. In particolare l’intervento dell’attuale sindaco a febbraio 2016, quando esprimeva preoccupazione per le ombre che si addensavano sulla città e ne chiedeva conto a Bruschini. Si può far notare che a ottobre dello stesso anno votava il bilancio di quell’amministrazione? E lo faceva insieme a Ranucci (che nel frattempo si è dimesso, ma nessuno ancora chiarisce sulle sue dichiarazioni), Fontana e Ruggiero? Opposizione di lotta e di governo che lo ha portato a essere indicato, dallo stesso Bruschini, come suo successore. Nel programma elettorale copiato e incollato dal 2013 si presentava come discontinuità, salvo poi rivendicare la continuità e prendere – oggi – di nuovo le distanze chiedendo a Brignone di indicare le date degli eventi e dicendo che c’era Bruschini, mica lui. Comodo, vero? Il problema della commissione d’accesso, allora, non è dipingere la città come mafiosa o sovvertire il voto democratico. No, è il timore che chi governa da oltre venti anni ha che siano scoperte se non altro vicende amministrative poco chiare, legate guarda caso a cooperative, appalti, fatture numero uno e chi più ne ha, ne metta. Ha ragione il sindaco, è accaduto prima che arrivasse lui. Ma ci si è alleato e ha vinto, grazie a quel sistema che ha ancora dalla sua parte. Ed è stato lui – salvo provare a buttarla sullo scherzo – a spiegare perché non è arrivata la commissione d’accesso e a far riaccendere i fari. Fra l’altro l’attuale sindaco non stava su Marte, ma sedeva in Consiglio comunale: anche quando ne fu svolto un altro surreale, sulle minacce al Comitato di Lido dei Pini – chiesto da Ivano Bernardone e dal Pd – che ovviamente da vittima fu passato per essere “carnefice”. Se l’erano andata a cercare….

Eccoli gli atteggiamenti di silenzio, omertà, menefreghismo, prevaricazione. Qualcuno vuole chiedere ad Amato Toti cosa è successo quando ha “osato” fare un accesso agli atti sulle eventuali pendenze tributarie degli eletti? È solo un altro piccolo esempio eh…

Uno dei tanti che se davvero, come dice nell’ordine del giorno approvato si vogliono “individuare i responsabili”, andrebbe approfondito. Se ci fosse un investigatore…

Di fronte a ciò e al proiettile a Lina ci siamo ritrovati, in poche decine, a Villa Sarsina per esprimere preoccupazione e solidarietà. Pochi? Tanti? Era importante esserci: è stato organizzato in fretta e furia, era lunedì e a un orario in cui molti lavorano. È stato organizzato prima che venisse convocato il consiglio comunale ed è stato comunque bello essersi ritrovati e dire che non ci stiamo a piegare la testa alle logiche del malaffare. Potevamo anche essere due, sarebbe stato comunque un successo.

I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.

La Villa di Nerone, l’Unesco: quando il sindaco la pensava diversamente

A me l’idea di candidare il parco archeologico della villa imperiale e i resti dell’antico porto neroniano all’Unesco piace. È una di quelle iniziative che dovrebbero unire la città e sottoscrivo da subito ogni iniziativa. La sintesi sull’ordine del giorno trovata in commissione – dopo che il consigliere Luca Brignone aveva posto la questione in Consiglio ed era stato, al solito, sbeffeggiato dal sindaco – è un passo avanti. Il presidente Vasoli vada avanti, senza guardare ad appartenenze. Va comunque ricordato che se siamo arrivati a questo punto, sarà pur vero che nessuno della “politica” si accorse di quello che accadeva – e l’attuale sindaco era senatore, molti di quelli che sono nell’ambiente c’erano e ci sono, i giovani virgulti pendevano dalle labbra dei più esperti – ma un comitato pose la questione e venne deriso. Grazie a quel comitato c’è stata prima la campagna “Fai”, quindi l’area è stata dichiarata dal Consiglio regionale “Monumento naturale”, esiste ed è stata allegata alla relazione presentata in commissione una proposta per valorizzare il sito…. ieri. Così come lo sbandierato professor Felici, il suo contributo al lavoro del Comitato lo aveva già dato. Insomma, per andare all’Unesco non partiamo da zero, a patto che sia una cosa seria e non una battuta elettorale come quella sulla biogas che sarebbe stata portata fino all’Onu, intanto ha aperto e non sappiamo ancora se i rilievi per la messa in esercizio siano stati fatti o meno.

Ecco perché a partire dalla costituzione di parte civile non si scherza. Il sindaco in consiglio comunale ha – come al solito – provocato “smantellamento e costituzione di parte civile, la dovete votare” – ha detto alla sua maggioranza. Arrivando a ipotizzare che la costituzione era contro il consiglio comunale 2008-2013 e “su proposta di Leu” contro la Regione oggi guidata dal centro-sinistra.

Al primo cittadino piace – come diciamo da queste parti – “buttarla in caciara”. Quella costituzione di parte civile è – eventualmente – in un procedimento penale avviato dalla Direzione distrettuale antimafia, nel quale figurano personaggi riconducibili al periodo della giunta Polverini e c’è un attuale consigliere di Forza Italia coinvolto. Così, per dirlo a chi dovrà votare un ordine del giorno concordato in commissione e in consiglio rappresenta proprio quel partito. Vedremo se sta dalla parte del Comune e dei cittadini che hanno subito un danno o da quella del proprio schieramento politico.

Altro discorso riguarda lo smantellamento del molo in cemento. Su questo il Comitato e anche Brignone sono stati chiarissimi, il presidente della commissione parla di “riprogettazione” e commentando sui social ha scritto che servirebbero le bombe per togliere il cemento. Non dobbiamo escludere che al processo l’azienda potrebbe essere condannata, insieme agli altri al momento indagati, a ripristinare i luoghi. Passeranno anni e non possiamo permettercelo, è chiaro, per questo togliere quel cemento è intanto una strada da percorrere.

E siccome questa città ha una memoria cortissima, va ricordato che in consiglio comunale, il 20 maggio 2014 – i passaggi sono presi dal verbale della seduta – l’attuale sindaco (allora formalmente ancora all’opposizione di Luciano Bruschini, del quale oggi dice di essere ed è la continuità) disse “(…) Non ricordo che si parlasse di cemento ma può essere che la mia memoria sia labile e faccia fatica a ricordarlo ma non ricordo che si parlasse di cemento, perché obiettivamente l’opera si attesta male in quel sito ma al di là di questo, quello che io vorrei sapere è come si va avanti, cosa facciamo adesso. (…) Questo lavoro non aveva nulla di urgente, cioè l’urgenza era tanta perché il Terzo ormai è quasi scomparso, per cui c’era bisogno di un’opera a protezione ma perché dopo tanti anni non c’è stata una procedura di Via che potesse stabilire con la conferenza di servizi tutte le accortezze per intervenire in un luogo per noi sacro? Su questo avremmo dovuto avere la massima attenzione e fare tutto il necessario per poter salvaguardare le opere che andavano fatte in quella zona (…) per cui la mia domanda è questa: cosa abbiamo intenzione di fare per il futuro? La ditta ha lasciato il lavoro finito o lo ha lasciato a metà? (…) Rispetto a queste cose noi non siamo in grado di salvaguardare quella villa, probabilmente non stiamo facendo nemmeno le minime cose che dovremo fare, come la pulizia, l’attenzione, un controllo più serio, ecc.,. Io per esempio qualche sera sono passato e il sito è spento, c’è l’illuminazione ma non funziona. Allora chiedo al Sindaco la convocazione di una immediata conferenza dei servizi che possa vedere intorno ad un tavolo tutti gli attori principali a livello nazionale per quello che riguarda la salvaguardia di un monumento che per noi è fondamentale, è storia, è tradizione, e cultura. Una conferenza dei servizi con il ministero, con la Regione, con la Soprintendenza, con il Ministero dei beni culturali, con il Ministero dei lavori pubblici, Prefettura, Demanio, tutti gli attori interessati per mettere su un tavolo nazionale un problema che noi non siamo più in grado di affrontare (…).”

Sul cemento è evidente come la pensasse il sindaco, ha cambiato idea? E comunque dal 2014 a oggi la città era ed è governata da loro. Invece della conferenza dei servizi auspicata, sono continuate le derisioni verso i cittadini che si interessavano della vicenda. Sul resto poco è cambiato, anzi nulla. Però oggi – almeno – un obiettivo condiviso lo abbiamo.

Biogas, le carte che scottano. Altro che puzza…

O ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Sono le parole che l’attuale sindaco, allora consigliere di lotta e di governo formalmente all’opposizione, diceva ai media locali riferendosi al triangolo dei rifiuti di Sacida. Parliamo della biogas alla quale l’amministrazione – della quale egli stesso dice di essere la continuità – aveva dato il via libera e della quale “tutti sapevano”, come dice Patrizio Placidi in inequivocabili intercettazioni agli atti di un processo. Parliamo del secondo impianto, per il quale nelle carte ci sono nomi e cognomi di chi era direttamente interessato a terreni, mediazione e direzione e nell’ultima campagna elettorale è stato a sostegno dell’attuale sindaco. Impianto poi bocciato in Regione. E parliamo dell’impianto di pre selezione dei rifiuti, bloccato dai no di tutti. La biogas, invece, va avanti e chi li chiamava o gli faceva trovare terreno fertile siede in maggioranza. Inutile girarci intorno e prendersela con la Regione. Abbiamo conosciuto un sindaco che avrebbe già provveduto ad adottare i provvedimenti che annuncia, davanti alle carte emerse grazie a chi sul territorio prova ancora a fare informazione senza infingimenti. Carte che spiegano come quell’impianto ha aperto e mancava qualcosa. Non è questione di “molestie olfattive”, se cerchiamo solo la puzza della biogas commettiamo un errore. Perché dobbiamo approfondire quella di bruciato che c’è intorno, dalle preoccupazioni in consiglio comunale per un emendamento che avrebbe bloccato o rinviato – di fatto – la realizzazione (e le intercettazioni lo spiegano benissimo, con nomi e cognomi), fino alle strane manovre in Comune affinché lì e solo lì a un prezzo proposto dalla proprietà e fatto proprio dall’amministrazione si dovesse andare a scaricare.

Mettiamo insieme qualche carta: siamo al 23 marzo, in pieno lockdown e alla società che gestisce l’impianto mancano i “campionamenti delle emissioni in atmosfera” richiesti dal decreto legislativo 152 del 2006 “per la determinazione di tutti i parametri di cui i provvedimenti autorizzativi richiedono la verifica”. È la stessa Asja ambiente a riferirlo alla Regione e per conoscenza al Comune e all’Arpa. L’Agenzia regionale per l’ambiente ha programmato quelle verifiche – a dirlo è sempre Asja – il 7 e il 9 aprile – ma c’è l’emergenza Covid e le misure “potrebbero imporre un differimento dell’adempimento delle prescrizioni previste le emissioni in aria”.

La prima domanda da porsi, allora, è: c’è mai stato questo adempimento? In Comune, visto che con la scusa dei risparmi l’umido si “deve” portare lì, dovrebbero saperlo. Perché altrimenti si sta conferendo in un impianto che – puzza o meno – manca di un passaggio fondamentale. Il decreto legislativo 152 all’articolo 269 citato dalla società è chiaro: senza l’indicazione di quei valori, che devono essere nei limiti previsti dall’autorizzazione, non si va dalla “messa in esercizio” a quella “a regime”. Questi passaggi sono stati rispettati? Anche qui, in Comune – dato che lì si conferisce – dovrebbero saperlo.

A preoccuparsi, dopo la nota del 23 marzo, è l’allora dirigente all’ambiente Angela Santaniello che mette nero su bianco una frase chiarissima. Chiede cioè se l’eventuale differimento delle verifiche possa comportare “pregiudizio per il buon funzionamento dell’impianto o criticità sanitarie”. Sono gli stessi giorni – pressapoco – in cui proprio Asja manda in Comune la proposta con i 100 euro a tonnellata, si assegna e viene revocato l’affidamento per il conferimento, ci sono assessori che sembrano particolarmente interessati alla vicenda, mentre il sindaco “caccia” la Santaniello e firma un’ordinanza per portare l’umido alla biogas che diceva di non volere e per la quale aveva scritto alla Regione chiedendo la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale. Una foglia di fico.

Sono i giorni in cui, in maniera poco opportuna, viene rimesso come funzionario responsabile del settore un ex dirigente indagato per vicende relative ai rifiuti. E che troviamo nelle carte delle inchieste dove mezza maggioranza di ieri e parte di quella di oggi figurano ora citati, ora perché direttamente intervenuti nelle vicende che riguardano il “triangolo” dei rifiuti. Sono storie già scritte (da pochi, purtoppo) e che il primo cittadino ben conosce, solo che la colpa è sempre degli altri. Ad esempio dello spargimento di concime, se arrivano cattivi odori dalla zona. Davvero? E dove sono le carte a dimostrarlo? In Comune dovrebbero averne, se un sindaco arriva ad affermare tanto. O saranno semplici sensazioni? Un accesso agli atti forse sarebbe risolutivo, chissà… Intanto su quell’affidamento l’Anac ha dimostrato di esistere e chiesto informazioni. Se chi si occupa di anticorruzione in Comune segnalasse che il funzionario all’ambiente è vittima in un procedimento nel quale è indagato il suo assessore, sarebbe ancora meglio. Ma pazienza. Va così ad Anzio e sulla biogas tutti parlano, meno proprio l’assessore all’ambiente. Strano no?

È che in questo singolare paese sono bravi a buttarla in caciara. Così il sindaco se la prende con l’Arpa che dice di non essere mai stata chiamata dal Comune, poi prova a rettificare, il primo cittadino incontra il direttore dell’Agenzia e promette provvedimenti esemplari. C’è chi si prende gioco di decine di cittadini che vanno a protestare, ma va così… Ripetiamo la domanda: agli atti del Comune quei rilevamenti annunciati a marzo, ci sono? O fino a oggi si è fatto a “fidarsi”? Non è finita: i primi controllori del territorio, gli appartenenti alla polizia locale, vanno a cercare “molestie olfattive” – così le definisce il loro dirigente – e sono pronti a mandare tutto in Procura.

Diciamo che sulla base delle carte tirate fuori da chi non ha smesso di raccontare le singolarità di questo territorio, la Procura avrebbe già materiale sul quale muoversi. Ma si è a Velletri, non dimentichiamolo, e a cascata si arriva fino agli investigatori di casa nostra. Cercare i cattivi odori è come quando, per la vicenda “Francescana”, i finanzieri si fermarono sull’uscio della casa di riposo, fecero pagare un prezzo esagerato agli arrestati (poi assolti), ma non approfondirono ben altre vicende che pure emergevano. Qui si ha la stessa sensazione. Cioè che la biogas c’è e ce la teniamo e che è meglio cercare le pagliuzze (chi fa uscire le carte, chi vuole farne una questione politica e via discorrendo) anziché accorgersi delle travi. Vale a dire che se gli atti previsti dalla legge in Comune non ci sono (e come si fa a conferire lì?) e chi ha fatto i sopralluoghi non li ha chiesti, la vera puzza è questa.

Scritte contro Lina, situazione degenerata e responsabilità

Voglio sperare che il sindaco di Anzio abbia chiamato la consigliera comunale Lina Giannino esprimendole solidarietà. E magari chiedendole scusa per come l’ha trattata anche nell’ultima seduta dell’assise civica. Se non lo ha fatto è sempre in tempo, così come ha la possibilità di fare subito tre cose. Una è mandare a cancellare quelle scritte – se non lo fa andiamoci noi cittadini, senza bandiere di partito – un’altra è comunicare ufficialmente che prende le distanze da certi modi di fare, la terza aprire il prossimo consiglio comunale impegnandosi a smetterla con gli atteggiamenti prevaricatori. È parte del personaggio, lo sappiamo, ma anche basta…. E come si dice? Quando il piccolo parla il grande ha già parlato e se un sindaco usa comportamenti poco ortodossi, da chi è nel suo entourage in giù si sentono autorizzati a fare di tutto. Detto ciò non c’è una responsabilità diretta del primo cittadino con quelle scritte – è palese – ma la degenerazione dei rapporti, quella sì. Degenerazione che parte dall’interno della coalizione (basterebbe ascoltare certe riunioni nei bar o i video postati sui social da chi invita a essere “guardato in faccia”), passa per il sindaco che dice di essere alla mercé di “ricattatori seriali” senza che nessuno senta il bisogno di chiedergliene conto e arriva fino a tante teste calde che questa maggioranza l’hanno sostenuta. È una responsabilità politica.

A Lina Giannino va la solidarietà assoluta, è entrata in Consiglio al posto di chi scrive, piace ricordare che in quella sede ebbi a sottolineare – fra l’altro – il clima di prevaricazione e tensione vissuto nei seggi nonostante la facile vittoria della coalizione di centro-destra.

È gente allergica alle regole, ci sono molte persone che hanno messo il vestito bello e sono entrate in politica, provocatori e prevaricatori di professione, gente che se non arriva urla e spacca. Compreso un assessore che è ancora al suo posto.

Ebbi a dire sempre in quella sede, rispetto a diverse vicende quantomeno “border line”, che il responsabile da quel momento era il sindaco. Parole entrate da un orecchio e uscite dall’altro.

Qual è l’esempio che viene dal primo cittadino e dalla sua maggioranza, nonché dai sostenitori vecchi e nuovi? Pessimo. Il dileggio degli avversari, le accuse personali e non le risposte sui fatti. Quando uscirà, finalmente, la delibera sul conferimento alla biogas – per esempio – non avremo spiegazioni tecniche sulla sua “sparizione” ma saremo presi in giro. Aspettiamo qualche giorno e ne avremo conferma.

Poi ci sono questi grandi coraggiosi che hanno fatto le scritte contro la Giannino e non hanno avuto nemmeno il coraggio di firmarsi. Vigliacchi due volte.

Ma perché prendersela con Lina? Ha sollevato alcune questioni, dai lavori “spacchettati” all’ex commissariato per cui venne ascoltata praticamente in diretta dalla Polizia, durante l’assise, fino a criticare il bando per gli spettacoli estivi che forse era il caso di evitare di fronte all’emergenza Covid. E poi ha segnalato anomalie, presentato interrogazioni, fatto notare contiguità singolari, svolto il suo ruolo di opposizione. Il che equivale – ad Anzio – comunque a toccare interessi. Quelli degli amici degli amici, quelli del “ma lascia stare” e via discorrendo.

Le minacce a Lina – alla quale avevano già squarciato gli pneumatici – seguono i proiettili all’ex segretaria generale, gli spari a Placidi e Alessandroni, le auto incendiate a Zucchini, quelle al compagno dell’ex assessore Nolfi. È un clima irrespirabile da anni, con episodi purtroppo mai chiariti dagli investigatori. Con la criminalità – non necessariamente organizzata – che è stata contigua se non dentro al Comune, come dimostrano certe indagini, da Malasuerte in giù. La richiesta della precedente commissione antimafia, le preoccupazioni sul voto che alla luce già di quei fatti non doveva svolgersi, sono rimaste lettera morta. Conosciamo i responsabili: l’allora prefetto Paola Basilone e il ministro Pd Marco Minniti, insieme a quanti – per mille motivi tra cui quella che chiamano “politica” – sono corsi a gettare acqua sul fuoco. Ne vediamo i risultati.

Avanti Lina, non si molla!

Rifiuti, biogas e “fuga” dal settore ambiente…

Accontentiamoci del risparmio, teniamoci la biogas (come era nelle cose, dopo che i responsabili politici dell’autorizzazione a quella centrale sono rimasti alla guida di Anzio), ricordiamo – questa città è usa dimenticare in fretta – chi prometteva di andare all’Onu o ammetteva che “vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. Entrambe le cose, chi guida la città lo sa talmente bene da essersi alleato con chi li ha chiamati o ha dato disponibilità. Teniamoci tutto, a partire da questa litigiosa maggioranza (nulla di nuovo sotto il sole) e dalle prime manovre su chi saranno i candidati sindaco nel 2023 (!!), ma anche una città sporca e abbandonata a se stessa per la quale non è possibile prendersela con Placidi che non è più assessore e allora va bene così. Lo fosse stato, ne avremmo sentite delle belle. Accontentiamoci dei selfie del neo assessore, delle foto con zone pulite messe sui social, ma diamo pure un’occhiata in giro. Perché al netto degli incivili (i primi responsabili del degrado, non c’è dubbio) basta un giro per Anzio per rendersi conto del degrado e di un servizio che non funziona.

Ma il punto nemmeno è questo, bensì la “fuga” dall’ambiente. Dalla dirigente scomoda, Angela Santaniello, che proprio sul conferimento alla biogas ha rimesso le sue deleghe, a una delibera che è stata annunciata ma ancora non si trova all’albo pretorio dopo oltre una settimana. E’ il 3.0 “de noantri”, vero, ma perché non c’è quella delibera? Perché i cittadini – visto che risparmiano – non debbono sapere quante tonnellate si conferiscono, quanto costa, perché si va lì con quello che sembra un affidamento diretto “mascherato”? E non c’è già un affidamento in corso per parte dei servizi che nel frattempo andranno alla Spadellata? Con Placidi assessore cosa sarebbe successo se l’azienda X avesse proposto una convenzione al prezzo Y e l’amministrazione l’avesse affidata? Apriti cielo…. Questa vicenda, allora, è molto più complessa. La Nolfi ha pagato, così si dice negli ambienti, la sua opposizione al conferimento in convenzione alla biogas. Può dircelo solo lei, ma anche qui i cittadini avrebbero diritto di sapere perché si caccia un assessore che fa il suo lavoro almeno come gli altri e si premia una ex avversaria alle elezioni, nominando la sua “portaborse”. Roba che nemmeno nella prima Repubblica…. Della dirigente scomoda si è detto, ma adesso il funzionario che aveva detto sì all’impianto (Walter Dell’Accio) ed è stato rimesso all’ambiente nonostante le sue pendenze giudiziarie sul settore, ha detto “arrivederci e grazie”. Motivo? A saperlo… Sempre negli ambienti le versioni sono due: non ha personale a sufficienza per le verifiche (quante multe a Camassa, ad esempio, che in campagna elettorale si voleva cacciare ed è sempre lì?) e ha mollato o è arrivato un parere Anac che dice che in quel posto non può stare. E’ innocente fino a prova del contrario, lo ribadiamo, ma opportunità avrebbe voluto che non tornasse ad avere a che fare con quel settore per il quale ha un paio di indagini aperte. Tra l’altro, caso forse unico al mondo, il suo assessore di riferimento è imputato in un procedimento nel quale il funzionario è vittima… Questione di minacce, siamo ad Anzio, e l’assessore è chiamato in causa per un episodio che non coinvolge il funzionario però il processo è lo stesso. Deve essersene finalmente accorta anche la responsabile dell’anti corruzione. Alla quale, sempre secondo quel poco che trapela dal fortino di Villa Sarsina, la Corte dei conti ha notificato la sentenza sulle famose “27 proroghe” che riguarda l’ex assessore Placidi e il funzionario, mentre le aziende beneficiarie erano quelle dell’allora estranea alla politica e oggi assessore Valentina Salsedo. Ce n’è abbastanza per far desistere anche il dirigente a interim Luigi D’Aprano, chiamato per le finanze, appoggiato anche all’ambiente dopo l’addio della Santaniello, nominato regolarmente – secondo un dotto parere della segretaria generale – nonostante sia a tempo e che adesso avrebbe riconsegnato l’incarico. Poco trapela, si pensa agli spettacoli estivi dei soliti noti. Ma la “fuga” dal settore ambiente ha tutta l’aria di essere una cosa molto seria.

Carta vince, carta perde: Lavinio e il Consorzio…

Di chi sono le strade di Lavinio? Basterebbe dare questa semplice risposta per uscire da una situazione che si trascina da decenni, tra chi porta avanti il Consorzio di Lavinio e chi ne vorrebbe la chiusura.

Sì perché quelle che un tempo erano “strade vicinali”, nel frattempo sono state inserite nell’agglomerato urbano, mentre per la tassa di suolo pubblico il Comune – ormai dal 2007 – le considera “proprie”.

Perché, si chiedono quelli che un tempo avremmo definito i “dissidenti” del Consorzio, pagare due volte? Una serie di mail per posta elettronica certificata sono state spedite, finora senza risposta, al sindaco e al segretario generale del Comune. I cittadini contestano i pagamenti richiesti. Comune, fra l’altro, che non ha mai aggiornato il proprio catasto stradale. Carta vince e carta perde, insomma.

“Volendo riassumere in breve la situazione tecnico-legale relativa alle strade di Lavinio – scrive Fabrizio Faggioni che al tema ha dedicato pagine e pagine rimaste lettera morta in Comune – ne consegue che l’associazione denominata “Consorzio di Lavinio e Sant’Olivo” per la impreparazione, superficialità, approssimazione, arroganza tecnico-amministrativa del Comune di Anzio, (le Autorità competenti potranno verificare ed accertare eventuali più imbarazzanti e preoccupanti comportamenti e situazioni), ha operato abusivamente almeno dal 1992, ma volendo essere più “possibilisti”, sicuramente dal 2007, anno in cui il Comune ha ufficialmente dichiarato le strade di Lavinio come “suolo pubblico” e ne ha conseguentemente tratto un corrispondente profitto economico diretto. A lasciare molto perplesso il sottoscritto e molti cittadini circa la non limpida situazione e conduzione amministrativa e legale sia dell’associazione, sia delle amministrazioni comunali succedutesi almeno negli ultimi venti anni esistono anche le “Convenzioni” stipulate per le manutenzioni delle strade di Lavinio negli anni 2002, 2009, 2016, perplessità/irregolarità evidenziate e condivise anche dalla Delibera/sentenza n 33 del 6 Maggio 2015 dell’ANAC. In conclusione, in base alla semplice, ma attenta, lettura di leggi, decreti, normative e delibere è conseguente, logico e lecito sostenere che il Comune di Anzio e l’associazione denominata “ Consorzio di Lavinio e Sant’Olivo” per decenni hanno consapevolmente omesso di applicare gli articoli 6, 7, 8, 15,16 del Decreto Lgtn n 1446/1918 e che la succitata associazione ha omesso consapevolmente di osservare gli articoli 1,11,12,16,,17,20,26,33 dello Statuto consortile; e, cosa ben più grave, entrambi hanno omesso di rispettare per decenni leggi e decreti dello Stato citati nella presente relazione riguardanti la materia specifica della tipologia e della qualifica delle strade”.

Da qui una serie di istanze per interrompere l’erogazione di somme da parte del Comune e per bloccare le cartelle esattoriali emesse da Equitalia sud a nome del Consorzio. Una storia che andrebbe chiarita, una volta per tutte.