La droga, quella querela e il buon esempio di chi ha un ruolo…

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Massimiliano Millaci, come ogni altro indagato e non da oggi, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Però ha – come altri – un ruolo pubblico nel quale si dovrebbe essere di esempio. Le sue  dimissioni da presidente del Consiglio comunale – un ruolo istituzionale di non poco conto, sono un gesto apprezzabile. Rovinato dal fatto che serviranno a risolvere la vicenda quote rosa in giunta. Entrerà una donna (Piccolo?) che dovrà lasciare lo scranno di consigliere,  al suo posto subentrerà Ruggiero – primo dei non eletti – che ovviamente non sarà più assessore ma assumerà l’incarico di presidente.

Magìe da prima Repubblica,  ma almeno  Millaci da indagato si dimette, assessori da imputati o condannati no. Il problema penale, come spesso vado ripetendo, è personale e per questo – alla luce delle vicende anziati – voglio raccontare una delle più belle querele rispedite al mittente con proscioglimento confermato in Cassazione.

La Confcommercio di Latina organizzava una iniziativa sulla legalità e dalle carte di un processo di camorra era emerso che l’allora presidente dell’Associazione metteva a disposizione il suo locale per un boss. Non era indagato, il presidente, e quel passaggio dell’ordinanza di custodia era stato persino stralciato dall’indagine. Però il fatto “storico” c’era e forse era il caso che l’Associazione non si mettesse a dare esempio di legalità.

Cosa c’entra questo con Anzio? Semplice, vi immaginate il Comune che patrocina una iniziativa contro la droga domani mattina? O – perché no – sulla evasione fiscale quando un assessore aspetta solo la prescrizione dopo averla commessa su un impianto pubblico? E una su abusi d’ufficio e “soci elettori di…“, con un assessore a giudizio per questo?

Per non parlare del Comune che emerge dalle carte di Malasuerte o Evergreen o Touchdown,  scambiato per luogo di interessi propri o dei propri sostenitori e/o elettori. E il sindaco conosceva bene questa situazione quando ha accettato di riunire il centro-destra
Ripeto: per me sono innocenti tutti, il gesto di Millaci è pure apprezzabile,  ma se amministri la cosa pubblica hai a maggior ragione il dovere dell’esempio.

 

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Droga (?!), indagini e le responsabilità della politica

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Oh, ma chi è?” oppure “Ma dai, sarà una stupidaggine figurati…” Ho scambiato messaggi e risposto a decine di telefonate dopo che sulla sua pagina facebook Agostino Gaeta ha scritto di un consigliere comunale di maggioranza di Anzio indagato per traffico internazionale di droga. Molti colleghi locali cercano lo spunto per smentire – è comprensibile – perché se è vero sarebbe un “buco” di dimensioni colossali.

Una cosa mi lascia perplesso e l’ho ripetuta a tutti: per traffico internazionale di droga ti arrestano, non ti avvisano. Circola un nome con insistenza negli ambienti della politica di casa nostra, ma io non lo farò. Mi limiterò a dire che tanto fa bene il sindaco ad andare dal Prefetto dopo la vicenda di Lina Giannino e delle ruote squarciate, quanto al suo rientro dalle cerimonie a Bad Pyrmont deve convocare la maggioranza. Per capire se Agostino ha scritto una castroneria o se davvero c’è questa accusa che pesa sì sul singolo consigliere, ma coinvolge il nome di una città già martoriata da altre inchieste.

Perché se Gaeta ha scritto una stupidaggine – assumendosi una grave responsabilità – allora deve partire una querela. Subito. Alla stessa veemente maniera con la quale il sindaco l’ha annunciata proprio alla Giannino – che chiedeva lumi sui “tempi” del ricorso al Tar della proprietà Puccini – al suo rientro deve andare e denunciare se non è vero.

Ma prima, forse, dovrebbe convocare la maggioranza e capire se qualcuno ha ricevuto quell’avviso di garanzia o – più probabilmente – una notifica di conclusione delle indagini. Perché se è vero diventa uno “scoop” e prima di andare dal Prefetto è il caso di fare un bell’esame all’interno di una maggioranza che – l’ho sostenuto e lo ripeto – al di là di responsabilità penali che sono personali, affonda le radici in vicende giudiziarie come Malasuerte, Evergreen, Touchdown, nelle proroghe record. Le affonda negli atteggiamenti da spacconi, nei toni muscolari, nelle aggressioni in Comune per essere pagati, in quello che leggiamo negli atti giudiziari delle operazioni citate, in ciò che abbiamo visto ai seggi durante lo spoglio, nelle persone che rappresentavano certe liste. E non basterà dire, se è vero, che “sono cose vecchie” o “tanto c’avemo i voti d’aaa ggente”. Scontato e inutile.

Prima di andare dal Prefetto, c’è bisogno di chiedersi quali sono le responsabilità di una politica locale che bene o male era riuscita a tenere distanti i poco di buono e che – in particolare dalla campagna elettorale del 2013 – ha fatto mettere loro il vestito bello. Inutile continuare a negare o a fare spallucce. Perché sono emersi i rapporti che certi personaggi vicini, vicinissimi o facenti parte della politica hanno avuto. Non ha condizionato un’amministrazione tutto questo? Sono il primo a esserne felice, ma prima di andare dal Prefetto c’è ben altro da fare e sono certo che il sindaco non si girerà dall’altra parte.

Ps, a proposito dei “toni” è bene rileggere quanto sostenevo tempo fa…

I proiettili alla Inches, il clima, la chiarezza indispensabile

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Dispiace l’intimidazione all’ex segretaria comunale Marina Inches e spero si faccia piena chiarezza. Il clima di questa città era e resta pesante. La mia solidarietà e la richiesta, forte, di avere finalmente risposte su incendi, spari, messaggi minatori“. L’ho scritto di getto, su twitter e facebook, appena appreso dello scoop del Granchio – perché tale è, bravi – sul proiettile indirizzato all’ex segretaria generale del Comune.

Non ci siamo mai presi, con la Inches, e la diffidenza era reciproca. Come si dice, il posto è piccolo e la gente mormora: più di qualcuno mi ha riferito i suoi pensieri… Almeno io lo scrivevo pubblicamente, dati alla mano, e per la sua funzione pubblica.  Ma non è questo il punto. Siamo di fronte a una vicenda di una gravità inaudita e l’auspicio è che non resti l’ennesimo mistero di casa nostra.

La Inches ha denunciato pressioni a marzo del 2017 sulla vicenda mense, prima di lei era stato dai Carabinieri e in Prefettura il suo predecessore, Pompeo Savarino, anche la dirigente Angela Santaniello – sempre per le mense – si era rivolta all’Arma. Non è stata mai chiarita, invece, la presunta tangente finita ad Anzio e della quale si parlò in un vertice di maggioranza del 2011. E non ci sono solo le mense, attenzione: Walter Dell’Accio fu costretto, in un “burrascoso” passaggio di consegne tra Giva e Parco di Veio, a barricarsi in ufficio e a denunciare chi era andato a minacciarlo. Gente vicina, molto vicina, alla maggioranza vecchia e nuova. Per non parlare del servizio di parcheggio per Ponza, con il Comune che si piega alle volontà di chi ha creato disordine al porto.

L’ex segretaria, è vero, si è prestata un po’ troppo – almeno all’apparenza – a quella che ho amato definire la illegalità delle cose quotidiane.  Addirittura viene ritenuta “in cassaforte” dall’ex assessore Placidi, intercettato insieme all’attuale presidente del consiglio comunale. Oggi che riceve un proiettile che la invita a tacere, in classico stile mafioso, non basta la solidarietà. Servono certezze, per dire ai cittadini che la sicurezza è garantita.

La chiede anche il sindaco, si sbriga a dire che con lei non ha mai collaborato. Scaricando eventualmente al recente passato (che lui ha fatto proprio, accordandosi con Bruschini e tutto il “cucuzzaro“) questioni poco chiare nelle quali la Inches aveva ficcato il naso.

Ebbene serve fare chiarezza, una volta per tutte, su episodi rimasti nel limbo: dagli spari a Placidi a quelli ad Alessandroni, dalle auto a fuoco e i proiettili a Zucchini ai mezzi bruciati al compagno dell’assessore Nolfi, fino alle pressioni segnalate da ex segretari e dirigenti. C’è un caso risolto? Sembra proprio di no. I vertici delle forze dell’ordine e quelli della magistratura, hanno nulla da dire?

Al tempo stesso è bene che la politica di casa nostra, chi da venti anni ci governa, smetta di fare spallucce. Il riassunto è qui, per chi ha la bontà di leggerlo. L’ex sindaco – che ha “incaricato” l’attuale, chiudendo intorno a lui l’accordo politico – definiva “ominicchi“, “viperette“, “disturbati mentali” e via discorrendo chi li denunciava.

Mancano episodi che vengono presi per scherzo,  come l’imprenditore (ex assessore, vicino a questa maggioranza) che aggredisce un dirigente e viene liquidato ora con una puntualità svizzera. Come chi ha interrotto il consiglio comunale, è uscito quasi tra gli applausi, ed oggi è assessore. Come chi tira calci alle porte, sbraita, viene liquidato e oggi è spesso presente in Comune, forse come “vice” assessore. Come chi “piscia” a Villa Sarsina e negli uffici, si racconta, è rimasto una presenza fissa e via discorrendo. L’elenco è lungo, noto, così come è risaputo – ho avuto modo di ricordarlo al sindaco durante il dibattito al mio primo e unico consiglio comunale – che questa maggioranza affonda le radici in vicende come Malasuerte, Evergreen e compagnia. Non mi interessavano e non mi interessano gli aspetti penali, quelli di una politica che si è girata dall’altra parte o ha fatto mettere il vestito bello a qualche delinquente locale, sì.

E’ mafia? Sono reati spia evidenti, chi indaga dovrebbe dirci di più. L’amministrazione è condizionata? In qualche episodio, basta rileggere le cronache, evidentemente lo è stata.

Sull’invio di una commissione d’accesso ad Anzio è noto il mio pensiero, dico solo una cosa – sommessamente – al signor prefetto di Roma: convinta davvero che sia tutto a posto? Di certo vorremmo che sui proiettili alla Inches e su tutto il resto, si faccia chiarezza una volta per tutte.

ps, in tutto questo hanno incendiato anche l’auto della dirigente del Commissariato, qualche mese fa. Non solo a Gela e dintorni funziona così…

Rifiuti, residui da 7 a 30 milioni. Protagonisti? Sempre gli stessi

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Tutto ha inizio da una lettera del responsabile del settore tributi. E’ il 30 agosto dello scorso anno, i reisidui attivi ovvero i fondi che il Comune ha iscritto in bilancio ma materialmente non ha ancora riscosso, ammontano a...”

Potremmo scriverlo oggi e non sarebbe cambiato nulla, anzi no: è cambiato, perché dai 7 milioni 150.650,99 euro di residui dell’epoca siamo arrivati a oltre 30 solo per i rifiuti, circa 50 in totale. Sapete a quando risale questa storia? Marzo-aprile 2007, oltre 11 anni fa e il sindaco era Candido De Angelis. Era appena “scoppiato” lo scandalo Cse, la società alla quale il Comune si era affidato per recuperare, appunto, i soldi di chi non pagava e l’allora Gerit non andava a cercare. Una storia che torna di attualità dopo il pagamento – tra i debiti fuori bilancio – della parcella al legale che curò la causa dopo la rescissione del contratto con la Cse. La società non solo usava metodi vessatori, ma non aveva prodotto la fidejussione dovuta e De Angelis la cacciò.

Potremmo scriverlo oggi – e siamo qui a scriverlo – perché all’epoca si affermava già che la storia Cse consentiva “la scoperta, in un bilancio che ci è sempre stato indicato come florido, sano, da imitare, di un residuo così ampio e così datato nel tempo. Delle due una: o il Comune non se ne è accorto o si è fidato troppo di chi doveva riscuotere e non l’ha fatto”. Non ci dicono ancora che il bilancio è a posto?

Sostenevamo, sempre nel 2007 – sono molti a parlare per stereotipi e ad avere la memoria corta – che “il Comune non ha la situazione sotto controllo. Quanti sono i contribuenti? Quali sono i morosi? Esiste un archivio degno di tale nota? Vogliamo prendere atto che in questo settore il Comune ha quantomeno un po’ di confusione? Continuano ad arrivare, sono in queste spedizioni, richieste di denaro ai morti. C’è chi ha pagato e non è stato “scaricato”. un Comune efficiente ha, deve avere, la situazione sotto controllo. Invece arriva la Tia e le fatture vengono mandate anche a morti, trasferiti, per case vendute e via discorrendo perché l’anagrafe non “parla” con i tributi. Arrivano i crediti inesigibili e senza “scremarli”, incrociarli con qualche dato che pure ci sarà in ufficio, si girano a una società che indistintamente riceverà 12 euro a pratica. Si fosse investito realmente in questo settore oggi avremmo non solo la “card” attraverso la quale conoscere la propria posizione, pagare Ici, Tia, mense e trasporti scolastici, loculi cimiteriali e quant’altro ma il Comune saprebbe realmente qual è la situazione”.

Aprile 2007, appunto. Sindaco Candido De Angelis, assessore alle finanze Patrizio Placidi (poi passato all’ambiente, prima delle vicissitudini giudiziarie, fervido sostenitore di Massimo Marigliani – oggi capogruppo di Forza Italia – alle ultime amministrative), presidente della commissione Eugenio Ruggiero (oggi assessore), capogruppo di Forza Italia Luciano Bruschini che un anno dopo – circa – avrebbe preso il posto di De Angelis alla guida della città con lo slogan “continuiamo insieme”, direttore generale Giorgio Zucchini (assessore alle finanze dopo Placidi, candidato a sostegno di De Angelis alle ultime amministrative).

Quei residui hanno superato i 30 milioni. Dalla lettera del responsabile dei tributi del 30 agosto 2006 a oggi, cosa è stato fatto in questo periodo è evidentemente niente. I cittadini devono pagare, è ovvio, ma qui è passato il messaggio che tanto poi si vedrà… I protagonisti, come vediamo, sono sempre quelli: con l’aggravante che non avendo “investito” in questo settore e anzi avendolo sostanzialmente abbandonato, hanno ridotto il Comune sul lastrico.

Cerchi il bilancio, trovi il piano. Così vorrebbero fare il porto

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Il bilancio 2017 della Capo d’Anzio? Cerchi in Camera di commercio, scopri che è stato depositato, clicchi e scarichi il documento ma – sorpresa – esce fuori il piano finanziario che la società ha presentato per l’ennesimo tentativo di realizzare il porto. Deve esserci anche il bilancio, sia chiaro, ma evidentemente non è stato ancora “caricato” dalla Camera di commercio. Né compare – come invece è previsto per legge – sul sito della società (vedere questo link) né su quello del Comune (siamo fermi al 2015, cliccare qui ) e questa è una prima segnalazione alla neo segretaria comunale Giosy Tomasello, insieme all’augurio di buon lavoro.

Ma torniamo al piano che, invece, qualcosa ci dice. Intanto che è aggiornato a gennaio 2018, poi che Marinedi – socio privato della Capo d’Anzio, al 39% – informa di averlo elaborato “esclusivamente su informazioni fornite dalla Capo d’Anzio“. Come se loro fossero soci di altro… Ma non è nemmeno questo il punto, perché gli autori del piano mettono le mani avanti dicendo: “Prospettive, previsioni e proiezioni indicate dal cliente ed enunciate nel presente documento, si riferiscono a eventi futuri e sono basate su presupposti che potrebbero non rimanere validi per l’intero periodo considerato. Conseguentemente, su di esse non si può fare affidamento e Marinedi non esprime alcuna opinione su quanto i risultati effettivamente conseguiti rifletteranno ciascuna delle prospettive, proiezioni e previsioni enunciate“. Ancora: “Marinedi non fornisce alcuna dichiarazione o garanzia, con riferimento all’accuratezza o completezza delle informazioni contenute nel presente documento o dei risultati conseguiti all’applicazione del modello, nonché rispetto a qualsiasi altra comunicazione scritta o orale eventualmente trasmessa o resa disponibile a terzi. Marinedi declina espressamente qualsiasi tipo di responsabilità fondata su tali informazioni ovvero derivante dalla loro omessa comunicazione“. Della serie: io il piano – che riguarda l’arco temporale 2015-2029-  lo faccio, ma non garantisco. Andiamo bene…

Lo studio è elaborato “per analizzare le concrete possibilità di realizzare la seconda fase dei lavori” e in riferimento ai precedenti piani finanziari “costituisce un aggiornamento che succede alla realizzazione dei lavori di fase 1″ quelli di “messa in sicurezza, funzionali all’avvio dell’operatività, conclusi fra fine 2016 e inizi del 2017“. Chi li ha visti? Andiamo avanti e scopriamo che sono 236.000 euro spesi evidentemente per qualche rattoppo, non certo per la messa in sicurezza che originariamente era ben altro.

Ancora, vediamo la seconda fase: realizzazione di un bacino di ormeggio di 593 posti barca, oltre a 81 destinati alla pesca, circa 300 posti auto scoperti e 33 box. “L’ammontare dell’investimento previsto è pari a 20 milioni 129.256 oltre iva, al netto di un ribasso in fase di gara stimato prudenzialmente al 10% rispetto a una media di settore del 25%“.

Nel piano sono inserite anche le “posizioni debitorie” della Capo d’Anzio, a partire da quella con la Banca Popolare del Lazio pari a 226.182 euro fino ad “altri debiti”. L’intenzione è quella di chiudere i conti entro il 31 dicembre 2019 con la Bpl, entro il 2021 con i fornitori, il 2022 per chiudere almeno il 50% degli “altri” e poi procedere “progressivamente al saldo negli anni successivi”. A quanto ammonta il totale nel 2017 non è dato sapere, mancando il bilancio, sappiamo che i debiti accumulati fino al 2016 erano 2 milioni 494.938 euro.

Nel piano ci sono grafici, tabelle, incrementi previsti e contratti stimati da stipulare, ma come si affronta la spesa per la realizzazione? Ecco la spiegazione a gennaio 2018, recenti interviste sembrano dire altro, ma restiamo ai documenti: 10 milioni di euro di mutuo; finanziamento della linea Iva e rimborso al termine dei lavori mediante cessione del credito Iva per complessivi 4 milioni; 5,7 milioni a carico della ditta aggiudicataria dei lavori, tramite cessione per l’intera durata della concessione di “dolt” (i diritti di ormeggio a lungo termine) di eguale importo a una tariffa speciale di 2.100 euro al metro; 3,5 milioni derivanti dalla cessione dei “dolt” alla tariffa standard di 2.750 euro al metro e 2,1 milioni dai flussi di cassa derivanti dalla cessione dei “dolt” e dalla gestione corrente fino al 2029 per il pagamento degli interessi. Totale previsto, 26 milioni 617.000 euro, iva inclusa.

Ah, per la cronaca. Il bilancio non c’è, ma nel piano si legge che il risultato 2017 è stimato in un utile di 127.212 euro, destinato secondo lo studio a salire di anno in anno fino a 1 milione 457.000 del 2029 ma – tornando all’inizio e a quello che afferma Marinedi – “su di esse non si può fare affidamento

ps,  chi ha perso le puntate precedenti o ha la memoria corta, può approfondire qui

L’aggressione a Belli, i precedenti “tollerati” dalla politica

ccanzio

E’ grave l’aggressione al dirigente del Comune di Anzio, Patrizio Belli. E’ grave ma, purtroppo, non stupisce. Perché il clima che si vive a Villa Sarsina è questo e non da oggi.

A Palazzo ora con la scusa di un errore, ora con quella del “ma che te metti a fa“, si è tollerato di tutto. Molti, in questo periodo elettorale, soprattutto nella maggioranza allargata che è certa di rimanere in sella, preferiscono non ricordare.

E invece dobbiamo raccontare, dire che se chi “piscia a Villa Sarsina” sta nell’emiciclo alle spalle del sindaco, va in barca a Sant’Antonio e ha accesso libero qualcosa non quadra.

Se un ex consigliere comunale interrompe i lavori e tutto finisce a tarallucci e vino, se lo stesso nel passaggio di un appalto diventa capopopolo e viene indagato, se un assessore blocca l’ingresso di Villa Adele mentre c’è chi va a sfasciare la porta del dirigente Dell’Accio, qualcosa non quadra. Se lo stesso Dell’Accio parla in atti pubblici di pressioni per adottarli, è di una gravità inaudita.

Se il marito di una consigliera  dà in escandescenza in Comune e poi viene pagato, se un imprenditore che ospita immigrati urla e viene ascoltato a Villa Sarsina, se un allora assessore prende a schiaffi il direttore generale, qualcosa non quadra.

E non va bene neanche che ex assessori, com’è stato in passato, minaccino i dipendenti perché ritenuti “amici” della stampa. Tutto dimenticato, vero? Ma sì… La buona amministrazione…. Quella che continua a concedere lavori, magari sotto soglia, a chi finisce in ogni indagine riguardi il territorio. Da ultimo l’operazione anti droga dell’altro ieri.

Questo è il clima che ha tollerato Luciano Bruschini, questo il centro-destra che si è fatto la guerra cinque anni fa e continua a usare toni “muscolari” oggi pur stando insieme. Ah, che continua a non pagare le sedi che occupa, mentre gli imprenditori che hanno in questa coalizione il loro riferimento vanno in Comune, pretendono e menano.

Perché tutto ciò viene tollerato,  il sindaco e chi si candida a prenderne il posto dovrebbero spiegarlo alla città.

A Patrizio Belli la solidarietà totale e l’invito a sporgere denuncia. La faccia dimostrando di essere diverso da questo sistema che lo ha scelto in modo irrituale, non si renda partecipe dell’omertà che accompagna certa politica.

E già che non potrei parlare, come vorrebbe qualcuno, perché sarei candidato, ribadisco un tweet fatto ieri: se con #unaltracittà avremo l’onore e l’onere di guidare Anzio, siamo pronti a ospitare già nel 2019 la giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie. Un grande impegno, non simbolico, e un segnale chiaro a chi nega l’evidenza, a partire da episodi solo apparentemente piccoli come l’aggressione odierna.

ps: signor prefetto e signor ministro dell’interno, tranquilli: ad Anzio è tutto a posto…

Inchiesta servizi sociali, la montagna e il topolino

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La sentenza della Cassazione che annulla la condanna in appello di Italo Colarieti e Augusto De Berardinis, rinviandola ad altra sezione, dopo che già in secondo grado era stata assolta Angela Santaniello, conferma le lacune di un’indagine nata male e finita peggio. Ci vorrà un ulteriore grado di giudizio, vedremo se l’appello che affronterà il caso la penserà diversamente dal Tribunale di Velletri e da chi aveva rivisto leggermente le pene pur confermando l’ipotesi accusatoria rispetto alle proroghe ai servizi sociali che nel 2012 portarono agli arresti dell’allora assessore, della dirigente e del presidente della cooperativa.

Conosco le carte di quella inchiesta: uomini, mezzi, soldi pubblici impegnati come fossero da scovare dei narcotrafficanti. Gente tenuta ai domiciliari per sette mesi, di fatto scontando – prima della ipotetica condanna – più di un terzo della pena “edittale” come direbbero i conoscitori del diritto.  Vicende private finite nelle carte dell’inchiesta, così tanto al chilo, che problema c’è?

Sbagliano i magistrati? Certo, come sbagliamo tutti. In quel caso, però, l’impressione è che qualcosa non abbia funzionato all’origine. Il prezzo della corruzione, poche migliaia di euro, un’auto da poter usare, un assegno in bianco fra l’altro inutilizzabile, proroghe che forse non andavano fatte, “Durc” irregolari. Tutto qui? Da garantista – e non dell’ultima ora – sollevai una serie di dubbi. Ma c’erano i provvedimenti cautelari, le intercettazioni, soprattutto le ingenuità commesse dagli indagati. Era, in quel momento, “la” notizia. Che andava data, con tutti i particolari. Ma proprio conoscendoli e seguendo il processo, ci si rendeva conto di quanto la montagna stesse partorendo il topolino.

Indagare, certo, ma prima di arrivare ad arrestare e tenere ai domiciliari per mesi una persona occorre pensarci bene. Soprattutto quando ci sono provvedimenti alternativi che possono essere adottati ed evitare, ad esempio, la possibilità che si possa continuare a inquinare le prove. Invece no, si andò avanti. Creando danni alle persone, non dimentichiamolo.

Poi è arrivato l’appello per Santaniello – sulla quale già la Cassazione, pronunciandosi sulla misura cautelare, aveva messo nero su bianco l’inesistenza della corruzione – e adesso c’è l’annullamento per gli altri imputati. Ah, Colarieti nel frattempo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune, mentre ora rischia di andare assolto dal punto di vista penale. Mentre la Santaniello, giustamente, vuole essere risarcita dal Comune per la sospensione comminatale anche oltre il dovuto.

Quando si dice la magistratura… Per carità, fa il suo lavoro e nella stragrande maggioranza dei casi lo fa al meglio, soprattutto quando affronta vicende legate alla criminalità organizzata. Nel caso che stiamo trattando non ha brillato. Soprattutto perché più che delle proroghe o dei “Durc” avrebbe dovuto occuparsi dell’intera vicenda “Francescana“, dei flussi di denaro – quelli veri –  e non di 5.000 euro, dei diversi “passaggi” intorno alla struttura realizzata anche con soldi pubblici (ormai tantissimi anni fa) e finita in mani private.

Ma ormai è acqua passata, questa vicenda sarà uno dei tanti errori giudiziari nel nostro Paese, il problema era ed è: chi paga? L’ingiusta detenzione, la denigrazione degli imputati, l’Ente al centro di una questione che si è rivelata non grave come la si immaginava. E’ retorica: non pagherà nessun altro che il cittadino.

Il compianto Marco Pannella si battè inutilmente sulla responsabilità civile dei magistrati. Si sbaglia, è umano, ma come recita il vecchio adagio inglese: gli errori dei giudici finiscono in carcere, quelli dei medici al cimitero, quelli dei giornalisti in prima pagina.

Li ho lasciati per ultimi, i giornalisti, perché qualche illuminato da tastiera si è divertito sui social a commentare questa vicenda prendendosela, ovviamente, con la stampa. Che ha riportato dei fatti, non dimentichiamolo, e ha provato a ragionare su questa come su tante altre storie, sin dal primo momento. Comprendo che è sport nazionale, ma prima di parlare è sempre bene informarsi.

ps Ricordo una stretta di mano di Italo Colarieti, una volta scarcerato, al quale non avevo mai risparmiato critiche nella sua gestione politico amministrativa. Mi disse: “Scusa per prima, grazie per adesso“. Risposi che non ero un poco di buono prima, non ero il più bravo poi. Semplicemente ho il maledetto vizio di non fare mai questioni di persona e, soprattutto, di documentarmi…

Tributi, riscossione esterna come previsto. Ora verità sui conti

Ho commesso un errore, quindi è giusto rettificare rispetto a quello che leggerete dopo. La riscossione non sarà affidata a un soggetto privato esterno, ma alla Agenzia delle entrate. Ringrazio chi me lo ha fatto notare e ha spiegato.

Resta valido il resto, cioè la richiesta di verità sui conti.

ccanzio

All’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Anzio c’è come quarto punto: “Affidamento alla riscossione coattiva delle entrate comunali, tributarie e patrimoniali all’Ente“. Quando scrissi che si sarebbe arrivati a tanto – con una montagna di residui fatti da chi ci governa da anni, molti ormai non esigibili – e che l’affidamento andava verso un privato, venni apostrofato con veemenza, anzi minacciato è il termine corretto. L’assessore Zucchini replicò e qui trovate le sue affermazioni. E’ passato poco più di un anno, il nodo arriva al pettine. Quale maggioranza – se allargata o meno al gruppo di De Angelis  – lo approverà, si saprà venerdì. Ma occorre sbrigarsi, la Corte dei Conti altrimenti potrebbe chiedere “lumi“.

Il discorso è un altro: rischiamo il dissesto per una gestione “disinvolta” in questo settore, nella quale sono finiti tra i morosi anche consiglieri comunali e assessori, vicenda che occupò l’assise civica su quanto scritto da me e non su chi dovesse pagare. Il metodo del “poi vediamo” ci ha portato a residui attivi per decine di milioni di euro e non si venga a dire che hanno fatto tutto gli uffici, l’indicazione politica è stata chiara in questi anni. E  -sbaglierò – ha riguardato più i “furbi” che quanti, invece, hanno reali difficoltà.

Ebbene, finalmente, si decide di andare a riscuotere affidandoci, appunto, all’esterno. Il consiglio comunale darà un atto di indirizzo, gli uffici faranno il resto. Speriamo di sapere a quanto ammonta il carico di mancati pagamenti ed elusione, ma anche cosa è stato fatto per cercare di recuperarla finora. Il timore è che sia poco, molto poco.

Una cosa è certa, se davvero realizzeremo #unaltracittà la prima cosa sarà quella di dire ai cittadini qual è la verità sui conti. Chi ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, del resto, lo sappiamo già.

Le intercettazioni, Pirandello e la realtà che supera la fantasia

ccanzio

Il consiglio comunale di ieri (foto ilgranchio.it)

Luigi Pirandello, uno dei più grandi drammaturghi del ‘900, non avrebbe saputo fare di meglio. D’altro canto la realtà supera sempre la fantasia e a leggere il quadro che emerge dalle inchieste Evergreen e Touchdown ne abbiamo la conferma.

Una premessa importante, per i tanti improvvisati giuristi e paladini del diritto a “soggetto“: notificata alle parti una ordinanza di custodia cautelare è pubblica. Di più: se i soggetti coinvolti lo sono per il ruolo che ricoprono, quanto emerge – al di là di essere o meno indagati – può essere utilizzato.

Per capirci se Del Giaccio, indagato e intercettato, dice che ha “in cassaforte” il fratello è un conto ma se afferma – magari millantando – di averci un dirigente pubblico o Ivano Bernardone è altro. Chiaro il concetto? Ah, se millanta va denunciato. Soprattutto quando si parla di soldi… E anziché scervellarsi su come escano le carte, si deve piuttosto pensare (prima) a quello che si fa o si dice.

Torniamo agli atti, allora, perché chi guida Anzio è perfettamente  dipinto lì dentro. La maggioranza – vecchia e nuova – si esprime proprio così. Non c’entra il penale – no, assolutamente – ma il modo di agire. Le espressioni forti, il dileggio degli altri anche se “alleati“, la supponenza, la protervia. L’arroganza o la pretesa di controllare Comune e macchina amministrativa – a volte, purtroppo, trovando sponde in questa – come fosse cosa loro e non pubblica.

Ma non li sentite parlare?  E non li vedete impegnati a “trattare” su una cooperativa, un dirigente, le biogas, i mercatini, gli impianti chi più ne ha più ne metta? Le carte delle indagini restituiscono un copione teatrale, la sceneggiatura di un “Romanzo criminale” de noantri tra chi deve “ammazzare” e chi considera un incapace la persona con la quale ha condiviso se non altro una vita politica. Una “Gomorra” in salsa di burro e alici tra presunti affari, pressioni, interessi, telefonate, inviti a far “ragionare” chi sembra aver perso la strada. O forse, Pirandello perdonerà, un realissimo “Uno, nessuno e centomila“. Non è  una perfetta espressione di teatro nel teatro quella che si è vista ieri a Villa Sarsina?
In questo quadro desolante per la città c’è spesso il piagnisteo legato a non meglio specificati attacchi personali e al fatto che “ci sono le famiglie“. Giusto. Sempre per i moralisti di facciata – spesso gli stessi giuristi di cui sopra – si finisce in atti giudiziari per il ruolo pubblico che si occupa o i rapporti che si hanno con la pubblica amministrazione. Ruoli nei quali ci si dovrebbe preoccupare di risolvere le vicende dei cittadini più che degli appalti, magari.

Più  si ha un ruolo pubblico, più si è soggetti a controlli e critiche per ciò che si fa in quanto sindaci,  assessori, consiglieri e dirigenti. E comunque è vero, ci sono “le persone e le famiglie” anche quando si decide di realizzare biogas (Placidi sostiene che sulla prima fossero tutti d’accordo nel 2012…)  – ad esempio – o di far lavorare chi ha portato voti e non altri. Sono quelle dei cittadini.
Ps il Consiglio di ieri e gli atti sono ancora pieni di spunti. Trascorreremo insieme – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – buone feste.

Arresti, nessuna rivincita né brindisi. Ostia è già qui

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Foto da ilclandestino.it

Non è l’ora della rivincita. Troppo facile e scontato. Chi ti definì “pseudo giornalista” in consiglio comunale (poi scusandosi) è ai domiciliari, chi hai avversato una vita sull’agire politico – nei diversi ruoli che ha avuto in oltre 20 anni – pure. E tu dovresti esultare o brindare? Neanche per idea. Certo, sarebbe la cosa più semplice, di fronte a te invitato a “fare un esame di coscienza” e ai cittadini ora “imbecilli locali”, ora “disturbati mentali”, ora denunciati per aver detto che il mare era inquinato e ora bollati come “ominicchi e viperelle” o mandati a lezione di “etica”. Invece nessuna rivincita, né brindisi, perché ero, sono e resto garantista di fronte alle indagini della magistratura e agli arresti. Ieri come oggi, quando sono state eseguite le ordinanze per l’operazione Evergreen.

Che al di là degli accertamenti della magistratura – c’è chi si affretta a dirci che 4.000 euro di tangenti sono poca cosa… – ci dicono che il sistema è crollato. Il vaso di Pandora, se la Procura di Velletri vuole davvero, è scoperchiato. Per questo è bene leggere a fondo il comunicato della finanza.

Oggi è facile dire che si sapeva di Placidi, ma per un ventennio ha fatto l’assessore, è stato ed è un alleato, e alle ultime elezioni i suoi voti – con il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria – sono stati decisivi per far vincere Luciano Bruschini. Né si può immaginare che la magistratura, oggi, abbia risolto un problema con il quale la politica, questa politica e questa maggioranza – vecchia e nuova – hanno convissuto tacendo. Problema di metodo, attenzione, il penale spetta ad altri. Dire oggi, come si cerca di far passare in maggioranza, che “visto? Bruschini non l’aveva confermato” è una colossale fesseria, perché da ultimo qualche giorno fa Placidi spiegava di non aver accettato l’assessorato e di continuare a sostenere questa coalizione, al punto di aver fatto il nome del suo successore. Basta leggere qui sotto.

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Il problema è che qui un po’ tutti sono Placidi e – ripeto – non parliamo di vicende penali.

Questa maggioranza e questa classe politica che da un ventennio imperversa si è mossa sempre sulla base di favori, cooperative vicine, amici da sistemare. Ognuno il suo settore, senza pestarsi i piedi. Fosse un lavoro o la gestione di un impianto pubblico (tra la vicenda del Falasche che non pagava e l’evasione del Deportivo non saprei quale scegliere), la storia di un hotel o i tributi da pagare con calma, un terreno da sbloccare o qualsiasi altra vicenda nella quale entrasse la “politica”. Ne hanno fatto un metodo di governo e controllo che con l’agire politico non c’entra: è stato solo potere per il potere, costruzione di consenso per “comandare”.

Fino a quando è stato fatto mettere il vestito bello a qualche esponente della malavita locale, lo si è fatto avvicinare alla politica, gli sono state spalancate le porte del Comune. Il 16 dicembre c’è un’udienza preliminare che riguarda Placidi e le proroghe alle cooperative per il verde. Secondo il pubblico ministero quelle proroghe garantivano “i soci elettori” dell’assessore. Non fu il sindaco a dire “avete voluto fare le gare? Ecco il risultato” dopo il durissimo passaggio da Giva a Parco di Veio? Insieme a Placidi sono imputati il dirigente Walter Dell’Accio – forse vittima sacrificale in tutta questa storia – e la consigliera Valentina Salsedo che di una delle cooperative è stata presidente fino alla vigilia del voto. Elezioni dove si è presentata in “ticket” con Giorgio Zucchini, attuale vice sindaco, colui che per la storia dei parcheggi finita nell’indagine “Malasuerte” andò a mediare in un incontro presente il marito della consigliera – gestore di un servizio di parcheggio che poi si ritirò – e il fratello del sindaco, indicato dallo stesso primo cittadino, come emerso in Tribunale durante il processo. L’azienda che pagò il “pizzo” – altro che accordo commerciale – lo fece secondo i giudici di primo grado anche per “le pressioni della politica”. Cosa che penalmente non ha rilevanza ma è a dir poco inopportuna. Quei soldi andarono – lo dice l’indagine, lo conferma la sentenza – ai familiari di un detenuto al 41 bis. E il pubblico ministero, in udienza, parlò apertamente di camorra.

Non servivano gli arresti odierni a dirci qual è la situazione, a ipotizzare come leggiamo nel comunicato della Finanza “possibile la sussistenza di accordi illeciti anche con esponenti della criminalità locale, in passato indagati per reati di criminalità organizzata“. Lo sapevamo. Come apertamente, anche in consiglio comunale, Placidi e il sindaco venivano a spiegarci che era meglio per i rifiuti vincesse la Ecocar-Gesam. Oggi sappiamo perché, una parte dell’indagine riguarda i rifornimenti che la seconda faceva nel distributore di Placidi, quello dal quale ogni mattina – nell’ultima campagna elettorale – partivano le “squadre” di galoppini. Una delle tante attività imprenditoriali dell’assessore.

Per questo oggi una commissione d’accesso – chiesta da più parti politiche in passato, con precise interrogazioni – sarebbe facile quanto inutile. Tutte queste cose erano note a un Prefetto che ha preferito prendere tempo, a un Ministero secondo il quale non c’erano i legami tra certe vicende e la politica. C’è Ostia come emergenza, vero? Ma Ostia è già tra noi.

Dispiace che un uomo delle istituzioni, un sindaco che si vanta (e ha ragione) di non essere mai stato sfiorato da indagini in vita sua, non si sia accorto di tutto questo o abbia fatto spallucce. La responsabilità politica è sua, per intero. Da queste vicende alla illegalità delle cose quotidiane, sulla quale abbiamo perso le tracce della responsabile dell’anti corruzione che per la verità in un paio ci ha messo del suo.

Non brindo, non sono contento, non c’entra la possibile candidatura. Dicevo e dico che tutto questo non mi piace – anzi è preoccupante – e che Anzio non lo merita. Qui non c’è solo il sindaco a essere basito – come dice in un comunicato – ma una città vilipesa. Sarebbe il caso che Bruschini e quel che resta della sua maggioranza ne traessero le conseguenze.