Anzio, quell’albero tagliato e una città senza controllo

Stavolta non ci sono fotografi, né mirabolanti operazioni da “vendere” (anche quando è stato fatto ben poco) o da rendere note. Stavolta non si parla di dipingere i muri di uno stabile per il quale sono stati spesi, irritualmente, quasi 200.000 euro evitando una gara e mettersi in bella mostra. Davanti, però, perché se qualcuno avesse girato l’angolo si sarebbe accorto che le scritte ci sono ancora.

E non ci sono foto di lavori per le strade con i commenti da social nei quali sono tutti “grandi”. Né comunicati ufficiali per dirci qualcosa di positivo che si prova faticosamente a fare, abilmente comunicato dopo mesi di silenzio voluto a Villa Sarsina.

No, stavolta si deve ammettere il fallimento dei controlli sul territorio e l’emblema è lo storico albero tagliato sulla Riviera Zanardelli. Il segno della decadenza, del menefreghismo, delle regole calpestate (e meno male che si doveva ripartire proprio da quelle…) in un Comune dove continuano a fare notizia le tensioni di maggioranza, persino le denunce tra chi ha parlato di “marchette” per i debiti fuori bilancio – figli in larga parte di quello che continuo a definire il “sistema Anzio” – e chi ha pensato bene di prendersela con la struttura.

Ma sì, tutti contro tutti, importante era vincere e questa maggioranza l’ha fatto. Importante era mantenere gli equilibri e se questi passavano per qualche dirigente da tenere, dopo che si giurava di “cacciarli” in campagna elettorale, pazienza. D’altro canto, si dovevano mandare “a lavorare” nel 2013 assessori che sono ancora lì o ex che sono stati determinanti per la vittoria e in Comune sono ancora tutti i giorni, che vuoi che sia?

La storia dell’albero tagliato è emblematica, allora: nessuno è passato da Riviera Zanardelli, nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Peggio, se una pattuglia della polizia locale è transitata – e mi rifiuto di credere che non l’abbia fatto – a nessuno è venuto in mente di chiedere se era tutto a posto. Perché l’assunto, in questo Comune – dove ad esempio chi crea tensioni per i parcheggi poi se li vede assegnare gratis, che fa, o pagando una cifra irrisoria l’anno dopo – è che è meglio non vedere.

Certo, la responsabilità è di chi ha deciso di intervenire tagliando l’albero senza autorizzazione. Dopo una richiesta al Comune che è stata presentata priva dei requisiti minimi e perciò non accolta. Perché chi aveva fatto l’hotel “Banzai” (che tempi….) lo aveva lasciato lì quell’albero, costruendoci intorno, comprendendone allora l’importanza. Qualche ignorante, oggi, lo ha tolto. Pazienza i vincoli esistenti, pazienza la specie protetta, pazienza la strada che inevitabilmente sarà stata chiusa o ristretta per eseguire un lavoro del genere. Siamo ad Anzio e tutto si può.

Ora sarà bene risalire alle responsabilità, dare un segno tangibile – a partire da chi voleva ripartire dalle regole – ammettere la carenza dei controlli e agire di conseguenza. Perché alla stessa stregua di quell’albero tagliato, domani mattina potremmo trovarci un magazzino tirato su in una notte a piazza Pia o le fondamenta di una discoteca alla Piccola o la fontana dello Speziale, lì vicino al “Banzai”, chiusa perché dà fastidio.

Qui l’aggravante è che tutto è avvenuto in pieno giorno, alla luce del sole e contando sulla mancanza di qualsiasi controllo.

Vorremmo tanto essere smentiti, ma siamo ad Anzio e tutto si può. Dispiace per “sceriffi”, adulatori e postulatori da social, ma quell’albero è l’emblema di una tristissima realtà.

ps, per chi ha la bontà di seguire questo spazio: perdonate l’assenza di questo periodo, sappiate che ci sono… E Francesco Guccini perdonerà ma “io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi….

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I fuori bilancio figli del “sistema Anzio”. Altro che modello…

Va fatta una premessa indispensabile: chiunque avesse vinto le elezioni, i debiti fuori bilancio che domani arrivano in Consiglio comunale avrebbe dovuto pagarli. Al contrario dell’attuale amministrazione, però, chiunque avrebbe potuto dire ai cittadini “ci dispiace, ma non c’entriamo”. Questa no. Perché saranno pure dell’ultimo decennio, con alcuni che partono anche da prima, ma sono la certificazione del fallimento gestionale di quel “modello di amministrazione” che tale non è stato.

Speriamo che all’albo pretorio finiscano le delibere con tutti gli allegati, in modo che i cittadini possano rendersi conto di come sono stati creati gli oltre 540.000 euro che da domani pagheremo e ai quali – stando a quanto si apprende negli ambienti di Villa Sarsina – se ne aggiungeranno altri.

Intanto ribadisco le scuse, l’hotel del quale si parlava non è tra i debiti di domani. Speriamo non ci sia in futuro. Al netto di sentenze che possono essere spese inattese e da saldare, però, emergono situazioni paradossali e che dimostrano in maniera lampante come il bilancio che ci dicevano a posto, le sbandierate grandi capacità del centro-destra di questi anni, non erano altro che un Comune trasformato a uso e consumo del “sistema Anzio”. Quello che c’era e c’è ancora, direttamente o non, in consiglio comunale.

Questi debiti e il modo con il quale sono stati fatti – nella maggioranza dei casi al di fuori delle previsioni dell’articolo 191 del testo unico degli enti locali – lo dicono chiaramente. E dicono che c’è parte della “macchina” che si è prestata, forse per l’eccessiva invadenza della politica. O forse no.

Vediamolo qualcuno di questi debiti, allora… Una cena in pizzeria può costarci 5000 euro, ad esempio? A tanto ammonta il debito, dopo che si era concordato con l’allora assessore Succi per 36 persone a 12 euro ciascuna, se ne presentarono 50, presero anche degli extra e in Comune qualcuno fece notare che i patti non erano quelli e non pagò. Che fa? Dall’originaria fattura di 944 euro siamo arrivati a oltre cinque volte tanto… E l’allora assessore è – oggi con l’Udc – ancora uno dei protagonisti della vita politica di Anzio.

Era assessore ai lavori pubblici, lo è di nuovo ai servizi sociali, Alessandroni. C’è un debito per la pista ciclabile di viale Severiano del 2011 (già allora  i mattoni si muovevano) era di 17.000 euro diventati 23.000. Nessuno pagò quelle fatture, nessuno si è opposto al decreto ingiuntivo. Nessuno ha chiesto conto, ma l’assessore è sempre lì.

E ci vogliamo mettere il ricorso perso al Tar contro un cittadino al quale era stato ordinato di demolire un abuso? Ma sì, dai… io ordino, tu fai ricorso, io non mi costituisco, tu tieni in piedi quello che io ritenevo un abuso e ti pago anche le spese. Evviva! Nessuno del centro-destra in questi anni ha sentito il bisogno di capire, o forse c’è chi è intervenuto a dettare la linea di ciò che si doveva opporre e cosa no.

Lo ha fatto di sicuro l’ex sindaco Bruschini, su una vicenda già affrontata in questo umile spazio: i cartelli della Bandiera blu. In Comune il dirigente dice che nessuno li aveva chiesti, quando arriva il decreto ingiuntivo si nomina un avvocato, è una causa vinta: se nessuno ha ordinato, perché dobbiamo pagare? Invece no, cinque giorni dopo l’allora sindaco dice che non ci si oppone. Sarà un caso, ma la ditta è la stessa che realizzò i cartelli elettorali 6 metri x 3 alle amministrative 2013. Per Bruschini e per Placidi, assessore all’ambiente e gran fautore della Bandiera blu, tornato in Comune ormai quotidianamente, in pompa magna, ed esponente di questa alleanza politica. Al posto di chi è deputato a indagare andrei a cercare tra le spese elettorali se c’è Rt2… Ah, per Placidi paghiamo anche una fornitura di mobili di ufficio, ricordo che quando lo scrivemmo sul Granchio si adirò non poco… Perché a qualcuno piace dire che nel “sistema” c’eravamo tutti, dimenticando che ci sono interi archivi a smentirlo…

Inizia dalla seconda consiliatura De Angelis, invece, la vicenda del distributore di fronte a Tor Caldara, e oggi arriva tra i debiti da pagare quello relativo alle spese dell’originario ricorso. Gli atti, dopo che il Consiglio di Stato si è pronunciato su un’ulteriore ricorso perso dall’Ente, sono stati mandati già in Procura. I magistrati amministrativi nel trasmettere il fascicolo ai colleghi penali, parlano di “singolare gestione” e “comportamento ondivago” del Comune.

Non erano scelte “politiche”, inoltre, quelle delle aziende di sicurezza? Abbiamo fatto controllare la stazione ferroviaria ma non abbiamo pagato, lo stesso vale per un’altra società che si occupava del museo. Tutte ritenute “vicine” a chi ha governato, governa o è stato in lista per questa coalizione. Oggi, a quanto si dice, in parte attive nei lavori dell’ex commissariato fatti seguire in modo irrituale e passati dagli originali 35.000 a circa 200.000 euro. Per fortuna non fuori bilancio.

Ma vogliamo parlare di “Estate blu”? Quella che regalava biglietti omaggio a consiglieri e amici degli amici? Quella di cui non abbiamo mai compreso i criteri di programmazione e sistematicamente pagato le fatture “numero 1” a qualche associazione, fino al 2018? Ciò che esula dal programma e dagli impegni finanziari si ordina, si fa realizzare, poi non si paga. E i costi, quando arrivano tra i debiti fuori bilancio, aumentano. Il “service” che sarà pagato non era per l’intera stagione 2014, sarebbe interessante capire chi e perché lo ha chiesto. Così come il materiale tipografico dello stesso anno.

E risalgono addirittura a un contratto stipulato nel 2002, sindaco era l’attuale, i circa 6000 euro che daremo a una ditta per il rifacimento di strade.

Aggiungiamo energia elettrica non pagata, lavori per le scuole o la partecipazione a una fiera, la scelta di non liquidare le spese a un avvocato di controparte dopo un ricorso perduto, materiali edili, multe notificate irregolarmente e bocciate dal giudice di pace e perché no le spedizioni, anche queste spesso con sponsor “politico”. Ma sì…

Altri debiti fuori bilancio, comunque, sono in arrivo. Già in Comune, pronto a certificare che la gestione non è stata così eccelsa, c’è chi li ha creati, non se n’è accorto o ha fatto finta di non accorgersene quando era teoricamente opposizione (votando comunque gli ultimi bilanci), chi ci diceva che questo è un Comune dove tutto funziona e magari cercava funzionari “allineati” o da tenere “in cassaforte”.

Bene o male sono tutti lì, i protagonisti politici di questo sfascio. Legittimamente eletti, ci mancherebbe, ma anche responsabili di una situazione che non è quella che vorrebbero farci credere.

Pizza, hotel e cartelli. Anche nei fuori bilancio il “sistema Anzio”

All’ordine del giorno del consiglio comunale convocato per il 5 febbraio ci sono una mole di debiti fuori bilancio. L’eredità del sindaco Luciano Bruschini e della sua amministrazione, ben nota al predecessore/successore che per un periodo ha “tuonato” e poi i bilanci li ha votati. Ma non è solo questo il punto. In quei numerosi atti da approvare c’è un sistema di gestione fallimentare. Ci sono posizioni non liquidate benché ci fossero gli “impegni” sul bilancio, seguiti a previsioni di spesa, ma soprattutto ci sono situazioni di dubbia provenienza rispetto all’articolo 191 (fossi soprattutto nei giovani consiglieri di maggioranza, prima di alzare la mano lo rileggerei bene) del testo unico degli enti locali. E che confermano il “sistema Anzio”.

Un paio, in questo umile spazio, furono segnalate a suo tempo. Si va in consiglio comunale, per esempio, per i cartelloni che nel 2013 nessuno chiese sulla bandiera blu e per i quali l’ex sindaco dispose di non opporsi al decreto ingiuntivo fatto dall’azienda. Su quei cartelli, nella campagna 2013, De Angelis fece giustamente fuoco e fiamme, Bernardone andò in Procura (ma conosciamo Velletri, quindi fece probabilmente un viaggio a vuoto), oggi il sindaco paga. E certo, sembra si sia obbligati a farlo, ma al posto suo avrei cercato ogni strada per dire: no, grazie, se la vedano altri. Quando la vicenda venne resa pubblica De Angelis – ma anche Fontana, Ranucci, Ruggiero… – erano opposizione (!?) ma nulla fecero. Oggi pagano, anzi mettono a carico dei cittadini ciò che la loro alleanza ha fatto per la campagna elettorale di Bruschini e Placidi – allora avversari – del 2013.
Allora, se pure siamo obbligati a deliberare, comunque il sindaco faccia di tutto perché alla fine paghi chi ha fatto quel debito. Anche se oggi è nella sua maggioranza. Per chi vuole, la storia è riassunta qui

E si va in consiglio comunale – molto probabilmente, anche se spero di essere smentito e perciò chiedo scusa sin d’ora – per un singolare conto tra il Comune e l’hotel dell’ex assessore, consigliere e oggi attivista Udc Succi. La vicenda si può leggere qui. E’ questo il debito?

Quello che avevo solo sentito dire ma che mai immaginavo diventasse un debito fuori bilancio è relativa al conto di Pizzamore, dove qualcuno dal Comune mandò a mangiare i ragazzi del gemellaggio con dire che poi si sarebbe pagato… Ovviamente non c’era impegno e nulla, oggi lo ritroviamo tra i fuori bilancio. Che a chiedere quella cena, oggi a carico della collettività, fosse chi ancora oggi naviga dalle parti della maggioranza è semplicemente scontato.

Il “sistema Anzio” è anche questo…

I casi Cupelli e Alessandroni, l’anonimo. Un brutto clima

Succedono cose singolari al Comune di Anzio. Non è da oggi, ma ci sono un paio di vicende recenti che meritano una riflessione. Parliamo della storia di Maria Cupelli e di quella – arrivata in forma anonima a diversi media – di Alberto Alessandroni. Direte: e che c’entra? Un momento… andiamo con ordine.

Maria Cupelli, vigile urbano, attivista politica da una vita, una che non ha mai “mischiato” le due cose, scrive sul proprio profilo facebook il 5 dicembre: “Con tutto il rispetto per la presunzione di innocenza e ci mancherebbe altro, ma dire che la vicenda è marginale nella sostanza, che riguarda fatti privati che potrebbero capitare a chiunque, mi sembra troppo. Quando si accede a cariche pubbliche per servire la comunità non si è come gli altri, talune cariche impongono un rigoroso prestigio morale e di fronte a talune vicende, seppure private, dovrebbero imporre scelte drastiche. Ma parliamo di politica con la P maiuscola, di cui hanno perso il senso e la storia anche i migliori commentatori”. Nei giorni scorsi nei suoi confronti è stato avviato un procedimento disciplinare. Lesa maestà, evidentemente. Mi è venuto di getto scrivere sul mio profilo che tutto ciò avviene: in un Comune dove chi è ancora maggioranza si vantava di avere “in cassaforte” l’ex segretaria, dove si parlava e si parla di dipendenti allineati, dove c’è chi per volere di un assessore ancora in carica fornisce notizie sulla biogas a un imprenditore interessato, dove un dirigente spacchetta e fa lievitare i costi di un lavoro fatto seguire irritualmente a lui e uno è stato qui con un titolo per un altro, dove viene gravemente offeso e rimosso l’ex responsabile dell’ufficio stampa. Il problema di questo Comune è la libera manifestazione del pensiero? Con Maria – alla quale ribadisco la mia piena solidarietà – ci siamo trovati spesso su posizioni divergenti. Ma questo è il sale del confronto e della democrazia.

E l’avvio di un procedimento disciplinare, ammesso abbia violato il codice di condotta dei dipendenti, sembra tanto rientrare in un clima da caccia alle streghe o – peggio – del “abbiamo vinto e facciamo come vogliamo, guai a chi è contrario”. Basta la cronaca dell’ultimo consiglio comunale per avere conferma. Poi che si vadano a guardare le pagine social, soprattutto di chi la pensa diversamente, non è una novità. All’indomani di quella vicenda, scrissi che il sindaco non era per quello che avrebbe dovuto dimettersi ma per tutto ciò che ha intorno e che conosceva alla perfezione.

E qui veniamo ad Alessandroni. A chi ha mandato una mail anonima dico che è un vile. Ci sono scritte cose arcinote, pubblicate, si deve avere il coraggio di non celarsi dietro un sistema di posta elettronica che garantisce (dovrebbe) l’anonimato.

Sarebbe interessante che l’assessore – dal quale sono distante anni luce, com’è noto, e che mi ha pesantemente apostrofato dopo il mio primo e unico intervento in consiglio comunale – sporgesse denuncia alla polizia postale. Per capire chi si cela e magari per scoprire – sbaglierò – che questa vicenda rientra nel “fuoco amico” di una maggioranza che ha dovuto tenerselo assessore per i consensi presi quando qualcuno nel 2013 voleva mandarlo “a lavorare”.

Cupelli all’ufficio procedimento disciplinari e la mail su Alessandroni sono probabilmente facce di una stessa medaglia e confermano il clima che era irrespirabile con Bruschini, lo è ancora di più oggi.

Le tensioni in Consiglio e fuori, la responsabilità. Buon anno!

consiglioanzio

Leggo le cronache del Consiglio comunale del 28 dicembre e trovo conferma del clima pesante che si è respirato. La scusa che “il sindaco è fatto così” non regge più e va la piena solidarietà a chi è stata apostrofata. Da lui e, sembra, da un assessore. Nel giorno in cui De Angelis poteva intestarsi di aver portato per la prima volta nella storia il preventivo nei tempi previsti, la situazione è degenerata. Com’era previsto e prevedibile, quando ti trovi con 4 consiglieri di maggioranza che non si presentano e fai fatica a raggiungere il numero legale.

No, non dipende dall’opposizione ma da promesse ai quattro venti – agli elettori e poi agli eletti – che sono difficili da mantenere. Dalla Biogas a tutto il resto. Ma il clima è teso non da oggi, ad Anzio, le cronache ce lo dicono. Quelle spicciole, attenzione, mica le indagini che pure travolgono l’amministrazione passata e presente che poi, alla fine, è sempre la stessa. Una tumultuosa riunione di giunta, per esempio, nella quale c’è stato un acceso scambio di veduto sull’illuminazione pubblica diventata improvvisamente una priorità. Vedremo.

Certo è che se siamo arrivati al voto, alle prove muscolari che dai seggi si sono spostate nella sede istituzionale per eccellenza dove nella scorsa consiliatura erano state già accennate, se il clima che si avverte era e resta pesante una responsabilità chiara esiste. E’ quella della Prefettura di Roma che aveva tutte le carte per tranquillizzarci, mandare una commissione d’accesso e verificare che le tensioni che avvertiamo sono normali, non dovute ad altro. E’ del Prefetto e di almeno due ministri sordi ai richiami di questo territorio, Alfano prima e Minniti poi. Certo, non erano loro a decidere, ma i documenti che ha il Prefetto sono inequivocabili. Le parole di Rosy Bindi   pesano come un macigno, come quelle sulla camorra nei verbali del processo Malasuerte e come il fatto che un esponente di ‘ndrangheta deporrà al processo Evergreen. Ripeto che le responsabilità penali sono personali, ma certi personaggi sostenevano e hanno sostenuto il centro-destra di Anzio, alcuni ancora sono presenza fissa al Comune.

Nell’augurare a Giusy Piccolo buon lavoro da presidente del Consiglio comunale, il primo appello a uno svolgimento sereno dell’assise civica va a lei.  Sul resto l’auspicio per il 2019 è che certi toni muscolari finiscano e si riparta da quella che ho amato definire “legalità delle cose quotidiane”.  A proposito va salutato l’ormai ex dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli. E’ stato in quel ruolo con un titolo per un altro, chi voleva ripartire dalle regole se lo è tenuto ben sapendo com’era entrato, ora va a Viterbo e ad Anzio ci teniamo un precedente pericoloso quanto emblematico di come vadano le cose. A proposito, del bando della piscina che sembra avesse preparato e che non andava bene al primo cittadino e che doveva essere pronto entro l’anno, non c’è traccia. Intanto all’impianto staccano la luce….

Ah, il 2018 è stato anche l’anno della mia “disavventura” elettorale. Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa bene perché ho lasciato ma conosce anche un impegno che continua. Avevamo un programma e le proposte si fanno in base a quello. Per esempio sull’asilo nido è condivisibile l’ordine del giorno di Anna Marracino, approvato all’unanimità e che diverrà una variazione di bilancio sulla quale è bene vigilare sin d’ora. Poi è chiaro che l’opposizione va fatta senza se e senza ma e che se c’è anche una minima possibilità di mandare a casa De Angelis va perseguita. E non per un’indagine che lo riguarda, ma per quello che ribadisco essere il “sistema Anzio” che emerge da ben altre inchieste e dalle tensioni recenti.

Come dite? Il Pd? Vero… continua a “fare” notizia per le sue evidenti divisioni. Dispiace, un’eterna fase congressuale, le correnti che continuano a scontrarsi, chi in campagna elettorale era altrove e rispunta, chi non ha rispetto. Certo, si fa di tutto per “fare” notizia, ma non va dimenticato che a governare ci sono altri. Ormai da oltre 20 anni.

Buon 2019, questo spazio continuerà a segnalare, raccontare, denunciare. Con tempi e modi legati ai molteplici altri impegni che ho. Venite a visitarlo, ogni tanto, sono certo che non ve ne pentirete. Auguri!

 

Placidi torna libero, non era la peste e ora sono curioso…

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Patrizio Placidi e l’immagine su facebook nella quale annuncia la liberazione

Patrizio Placidi potrà prendere parte ai processi che lo riguardano da uomo libero. Oggi gli sono stati revocati gli arresti domiciliari e lui, sulla sua pagina facebook, ha annunciato: “Da adesso la mia rinascita”. Oltre un anno di privazione della libertà, il Natale 2017 trascorso in carcere, non si augura a nessuno e in un Paese civile – non lo dico da oggi – si scontano le pene quando ci sono le sentenze, non prima. E’ una questione di diritto spicciolo spicciolo che vale per tutti, senza distinzione di appartenenza

Certo, l’ex assessore all’ambiente è implicato in più vicende ma come ricordavo giusto un anno fa, non era certo la peste ed è stato ingrato chi ha condiviso con lui un lungo percorso di alleanze e lo ha scaricato. Vedremo, usiamo sempre le sue parole da facebook, con quanta velocità si rimetterà in piedi.  Di mattoni, non di sassolini dalle scarpe, volendo ne ha tantissimi da tirare fuori ma ora spetta a un “animale” politico come lui decidere se farlo e sfasciare tutto o restare in attesa dell’esito giudiziario delle diverse vicende.

Il quadro, lo sa anche lui, è pesante, ma come emerge anche dalle carte della vicenda “Ecocar” della Procura di Cassino, Placidi era solo una parte di quello che ho definito il “sistema Anzio”.

E’ coinvolto anche un ragazzo che Placidi stesso aveva indicato come assessore all’ambiente a Nettuno qualora la sua parte di centro-destra avesse vinto le elezioni. E’ l’unico rimasto ai domiciliari e per lui, Marco Folco, vale la stessa identica presunzione di innocenza e la necessità che nel Paese di Cesare Beccaria la pena non sia preventiva. Si è fidato, evidentemente, forse invaghito di poter fare cose più grandi di lui, l’ex assessore in questo sa “esaltare” gli animi. Oggi è il vaso di coccio tra quelli di ferro.

Uno di questi vasi di ferro è proprio Patrizio Placidi, il quale torna a irrompere sulla scena in un momento particolarmente delicato per la vita politico-amministrativa di Anzio. Lo fa a carte scoperte, perché quelle di Ecocar le conoscono tutti e lì è chiaro come non fosse il solo, anzi…

Sa come la penso, siamo “avversari” da una vita, a maggior ragione ora sono particolarmente curioso di vedere come si muoverà. Bentornato.

Comune, l’ultima “tegola”. Sindaco, è meglio lasciare

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È bastato cambiare sindaco? Ponevo questa domanda qualche giorno fa, riferendomi al “sistema Anzio”. La ripongo oggi, poiché l’indagine che riguarda il sindaco e la sua attività di famiglia esula da quel “sistema” perché in alcun modo – al contrario delle altre – è legata al Comune. E come è stato per chiunque , di indagine si tratta per cui un sequestro non è una condanna. Non scopro il garantismo oggi e chi ha la bontà e la pazienza di seguirmi sa bene come la penso. Da sempre.

Certo De Angelis si trova al posto dove lo ha messo il 25% dell’elettorato nel momento peggiore per la classe politica di questa città, travolta non da vicende penali che sono di ciascuno bensì da un metodo che traspare dalle carte e avvertiamo ogni giorno. Ci si trova  dopo un accordo con chi quel “sistema” lo ha creato, tollerato, agevolato e che lui conosceva a menadito. E ci si trova nel momento sbagliato.

Non è per l’accusa di evasione – dobbiamo tenere conto della sua versione e conosciamo la storia della famiglia e dell’azienda- ma perché se guardiamo solo al periodo da quando è stato eletto non ne è andata bene una.

Si è infilato nella vicenda dell’aumento dei compensi dovuto per legge ma inopportuno – a maggior ragione con un bilancio che fa acqua ovunque e dove vanno recuperati i soldi di chi ha evaso ed eluso – e lo ha giustificato con un comunicato che definire sgrammaticato è poco.  Ha commesso un errore sulla vicenda dell’ottavo assessore e non ha ancora risolto la vicenda quote rosa, naviga a vista sul porto ma soprattutto non dimostra l’annunciata discontinuità. Anzi, in Comune – e anche nelle riunioni di queste ore a livello politico – si va avanti a chi fa la voce più grossa.

Se poi  aggiungiamo le “eredità” ricevute (situazione amministrativa che doveva essergli nota e le vicende penali intorno ai rifiuti) ma anche un’indagine Ecocar che apre scenari inimmaginabili per quanto c’è nelle carte e quelle appena avviate su Bambinopoli,  Consorzio di Lavinio e sempre un’azienda legata ai rifiuti, si capisce che ci sono responsabilità politiche enormi. Quelle penali si decideranno altrove.  Ma data la situazione, non vorremmo essere al posto del segretario generale del Comune quando ci sarà da scrivere il piano anti-corruzione, per esempio.

Inoltre De Angelis oggi non può dire alla pletora di inquisiti che ha a fianco di fare un passo indietro come stava immaginando, perché gli farebbero notare (nei vari e focosi  “vertici”  del centro destra è già emerso) che è nella loro stessa condizione.

Per tutto questo, per il clima tutt’altro che sereno  – non per una presunta evasione (altro che mafia, per piacere….) – De Angelis deve lasciare. Per tutto questo, se ha davvero le mani libere rispetto al “sistema Anzio”, deve provare a uscire come avrebbe fatto nella sua precedente esperienza da sindaco.

ps: per una possibile evasione fiscale frutto anche di questo “sistema Anzio” sarebbe interessante un approfondimento dei bilanci della Capo d’Anzio

 

Evergreen e non solo, il Comune si gira dall’altra parte

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Al processo per la vicenda nota come Evergreen che entrerà nel vivo il 25 febbraio il Comune di Anzio non ci sarà. Come avvenuto per la storia delle “27 proroghe” non ha ritenuto di costituirsi parte civile. La differenza è minima: in questa è a giudizio un assessore in carica (Salsedo, che ha sempre professato la sua innocenza), insieme all’allora dirigente del settore ambiente che ha sempre denunciato pressioni evidentemente inascoltate. Per Evergreen, invece, il processo riguarda lo stesso dirigente caduto in disgrazia – e per il quale non c’erano gli elementi dell’arresto secondo i giudici che lo hanno liberato – e fra gli altri l’ex assessore Patrizio Placidi. Il quale, piaccia o meno, benché ai domiciliari (e sarebbe ora che la misura finisse, scontare la pena prima di una presunta condanna non è degno di un Paese civile) ha detto la sua nell’ultima campagna elettorale. Negarlo è far torto alla propria intelligenza e sappiamo che non è atteggiamento del sindaco, al quale va l’augurio di una prontissima guarigione.

C’è da aspettarsi che  il Comune – come ente, rappresentativo dei cittadini e quindi non “proprietà” di una maggioranza – eviterà di costituirsi anche al processo che si apre il 20 dicembre e vede coinvolto un altro assessore, Pino Ranucci. All’epoca del passaggio da Giva (cooperativa delle 27 proroghe) a “Parco di Veio”, fu protagonista insieme ad alcuni dipendenti di aggressioni verbali e non solo. Qui, ironia della sorte, la parte lesa è anche Walter Dell’Accio, non più dirigente ma pure sempre dipendente del Comune, il quale oggi è “appoggiato” proprio all’ufficio tecnico dove l’assessore ha il suo ufficio.  Inutile dire che tra un’indagine e l’altra – a partire da Malasuerte – i personaggi che troviamo sono, gira gira, sempre gli stessi.

Più volte ho detto che le responsabilità penali sono personali e lo ripeto. Qui finora è stata fatta, però, una scelta politica. La costituzione di parte civile sarebbe stato un segnale, simbolico, di richiesta di legalità. Un’affermazione precisa di discontinuità evidentemente impossibile data l’alleanza sottoscritta con la precedente maggioranza. Un timido tentativo di dire: vero, il “sistema” è questo, il modo vincente di fare politica ad Anzio è questo, ma quando si arriva in Tribunale Anzio aspira a un risarcimento, fosse anche solo morale.

Non è così e non lo sarà nemmeno per la storia di Ecocar, quando arriverà di fronte a un Tribunale. Storia nella quale i personaggi tornano tutti prepotentemente. Le pagine della direzione distrettuale antimafia fanno riemergere, con ruoli diversi,  personaggi che da una parte parlavano di Biogas (pronta ad aprire, alla faccia delle solenni promesse), da un’altra si preoccupavano di “sistemare” i parcheggi per Ponza, da un’altra ancora chiudevano i cancelli di Villa Adele alla cooperativa che aveva vinto la gara per il verde. Gente accusata di presunti accordi con esponenti legati alla ‘ndrangheta ovvero di aver estorto soldi per un detenuto al 416 bis per camorra. Personaggi che qui avevano una proroga e lì una determina non proprio lineare, qui un impianto da gestire senza pagare e nel silenzio degli uffici e lì qualche dirigente ritenuto “in cassaforte” ovvero la nomina – pazienza i titoli – di chi è ritenuto “vicino”. Personaggi che hanno amministrato e amministrano questa città e loro portatori di voti.

Magari per questo – oltre che per una discontinuità che fatichiamo a vedere (basta sentire le cronache di Villa Sarsina, le liti, seguire le nuove indagini) non si fa il gesto,  per quanto simbolico, di costituirsi parte civile.

Ha ragione Agostino Gaeta – deriso nelle carte di Ecocar dalle quali traspare l’ossessione per chi racconta – quando scrive: “Non facciamo gli ipocriti, in una periferia senza risorse, senza futuro, dove i livelli di disoccupazione raggiungono cifre quasi nascoste per la vergogna, il Pil diventa la corruzione, la risorsa, i posti di lavoro nelle aziende dei rifiuti che gestiscono milioni e milioni di euro”.

Il Comune ha deciso di girarsi dall’altra parte. O forse ha scelto di alimentare tutto questo. Basta leggere a fondo le carte di Ecocar…

Il caso Ranucci, la “discontinuità”. Chi tace acconsente

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Storia di pochi spicci e tanto livore”. Non potrebbe essere definita meglio di come ha fatto Laura D’Amore la storia che vede protagonista l’assessore ai lavori pubblici di Anzio, Giuseppe Ranucci, che viene ricostruita sul numero in edicola di controcorrente. La vicenda, accaduta a Villa Sarsina qualche giorno fa, era già stata anticipata sul profilo facebook di Agostino Gaeta. Era nota, ma l’unico organo di informazione a riportarla è Controcorrente. Che avrà mille difetti e con il quale spesso ci siamo attaccati e ci attacchiamo, ma in questo caso (come in altri) ha il merito di avere reso noto un fatto grave. Gravissimo.

Lo sa bene l’assessore Ranucci che promette chiarimenti ma  non è nuovo a “sparate” del genere. Solo che quando interruppe il consiglio comunale non aveva un incarico in giunta e quando intervenne nel tumultuoso passaggio di consegne tra Giva e Parco di Veio, era formalmente all’opposizione. Nel primo caso non si ha notizia di provvedimenti (intervennero i Carabinieri) nel secondo c’è una più vasta indagine della Procura di Velletri perché quel giorno – fra l’altro – c’è chi andò a minacciare e sfondare la porta all’allora dirigente Walter Dell’Accio.

Ciò non toglie che anche in quelle occasioni Ranucci fosse fuori dalle righe, ma in questa crea l’ennesimo problema al sindaco De Angelis.

Del quale ricordiamo ben altre gesta, come la “cacciata” di Concetto Guerrisi che da assessore al commercio si mise a far caffè in un bar non autorizzato dove si trova l’Eurospin ad Anzio 2. Era il suo, gli uffici tardavano, lui aprì e pagò con la delega revocata quell’errore. Va ricordato, in una città usa a dimenticare in fretta. Altri tempi, evidentemente, e forse anche un sindaco che la pensava diversamente.

L’eredità di Bruschini – che il primo cittadino conosceva e pure bene – è pesante. E il sistema che trascina con sé – fatto di equilibri sottili, minacce, assessorati in dote a mariti, consiglieri che lasciano per una indagine e assessori che restano al loro posto pur in presenza di vicende gravi (lo ricorda “Il Granchio” in edicola oggi) – era di sicuro confacente al carattere dell’ex sindaco ma mal si attaglia a questo. Il quale proverà pure a imitarlo nel tenere buoni tutti, ma non può e non deve fare finta di nulla.

Per quello abbiamo già chi “all’interno del Palazzo comunale ha fatto finta di non vedere e di non sentire” come scrive Gaeta. C’era la Polizia locale che speriamo abbia verbalizzato l’accaduto, le minacce, una bacheca sfondata al piano terra. Perché si fa presto a prendere premi prestigiosi per un’operazione dei Carabinieri e della Procura di Latina (ai quali si è dato l’unico supporto di avere individuato una frutteria) ma poi è sul territorio che si deve tenere la guardia alta.

Ecco, speriamo che la Polizia locale abbia non solo tenuto da parte Ernesto Fiorillo (che al tempo stesso deve denunciare) per la sua incolumità, ma agito di conseguenza. Così come chi è lì e deve occuparsi di anti corruzione e ha saputo che un assessore è intervenuto su una gara. Di “pochi spicci” – vero – ma che la dice lunga sul sistema Anzio. Chi l’ha preceduta in quel ruolo la affidò proprio alla palestra che oggi Ranucci “difende”, come racconta sempre la D’Amore. A maggior ragione quello che è successo a Villa Sarsina non solo è intollerabile, ma crea l’ennesimo precedente. Perché Ranucci ha sì minacciato il direttore del centro formazione professionale, ma negli anni abbiamo assistito a un ex assessore che è andato a menare al dirigente dell’area finanziaria e per tutta risposta ora ottiene i compensi tutti i mesi. Abbiamo assistito a chi sfondava porte per essere pagato. A chi dava uno schiaffo, dimettendosi subito dopo da assessore, all’allora direttore generale Franco Pusceddu. A chi urlava contro il responsabile dell’ufficio comunicazione “reo” di non si sa bene cosa. Va ricordato, in una città usa a dimenticare in fretta.

Ecco, non è questione di commissione d’accesso o meno – ormai immaginare che arrivi è utopia – di chi va da un sottosegretario che la auspica (Gaetti, 5stelle) e chi da un altro per collaborare (Candiani, Lega) ma di un sistema che si trascina e va avanti a chi strilla più forte. Ci vuole un segnale vero di discontinuità con il passato – ad esempio ricordare ciò che avvenne con Guerrisi – perché dire che Ranucci e gli altri hanno preso i voti e vinto è una verità di comodo. Sono i metodi che vediamo a non poter più essere tollerati.

E magari a farsi sentire in tal senso dovrebbe essere, oltre l’opposizione che speriamo lo faccia, oltre ai “mafiologi” di casa nostra, anche qualche giovane rampante di maggioranza che nulla ha a che fare con questo modo di fare. Chi tace, acconsente.

La droga, quella querela e il buon esempio di chi ha un ruolo…

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Massimiliano Millaci, come ogni altro indagato e non da oggi, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Però ha – come altri – un ruolo pubblico nel quale si dovrebbe essere di esempio. Le sue  dimissioni da presidente del Consiglio comunale – un ruolo istituzionale di non poco conto – sono un gesto apprezzabile. Rovinato dal fatto che serviranno a risolvere la vicenda quote rosa in giunta. Entrerà una donna (Piccolo?) che dovrà lasciare lo scranno di consigliere,  al suo posto subentrerà Ruggiero – primo dei non eletti – che ovviamente non sarà più assessore ma assumerà l’incarico di presidente.

Magìe da prima Repubblica,  ma almeno  Millaci da indagato si dimette, assessori da imputati o condannati no. Il problema penale, come spesso vado ripetendo, è personale e per questo – alla luce delle vicende anziati – voglio raccontare una delle più belle querele rispedite al mittente con proscioglimento confermato in Cassazione.

La Confcommercio di Latina organizzava una iniziativa sulla legalità e dalle carte di un processo di camorra era emerso che l’allora presidente dell’Associazione metteva a disposizione il suo locale per un boss. Non era indagato, il presidente, e quel passaggio dell’ordinanza di custodia era stato persino stralciato dall’indagine. Però il fatto “storico” c’era e forse era il caso che l’Associazione non si mettesse a dare esempio di legalità.

Cosa c’entra questo con Anzio? Semplice, vi immaginate il Comune che patrocina una iniziativa contro la droga domani mattina? O – perché no – sulla evasione fiscale quando un assessore aspetta solo la prescrizione dopo averla commessa su un impianto pubblico? E una su abusi d’ufficio e “soci elettori di…“, con un assessore a giudizio per questo?

Per non parlare del Comune che emerge dalle carte di Malasuerte o Evergreen o Touchdown,  scambiato per luogo di interessi propri o dei propri sostenitori e/o elettori. E il sindaco conosceva bene questa situazione quando ha accettato di riunire il centro-destra
Ripeto: per me sono innocenti tutti, il gesto di Millaci è pure apprezzabile,  ma se amministri la cosa pubblica hai a maggior ragione il dovere dell’esempio.