Prefetto e Ministro, servono certezze: dobbiamo sapere

DallaChiesa

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto da wikipedia.it)

Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla compagna, lo diceva senza mezzi termini.  Cosa c’entra con Anzio? Provo a sintetizzarlo.

Si susseguono voci disparate sull’arrivo o meno di una commissione d’accesso al Comune, annunciato sabato in un convegno (dopo un articolo di qualche giorno prima) da Federica Angeli. Strumento di prevenzione che – qualora fosse inviato – arriverebbe fuori tempo massimo, anche se il punto non è questo ma come ci si sta facendo gioco di una città intera.

Dopo le prime richieste – ministro all’epoca Alfano, area vicina a esponenti di maggioranza di Anzio – la politica si è mossa per “frenare“. Funziona così, lo scandalo del mancato scioglimento del Comune di Fondi è ancora lì a dimostrarlo. Oggi la politica – il ministro è Minniti, del Pd – dalla parte della maggioranza di Bruschini cerca “sponde“, da quella del Pd “studia” il da farsi, da quella che compone Leu e dai 5Stelle sembra cavalcare l’onda.

Tutti sanno, tutti hanno certezze, tutti si “muovono” ma ai cittadini nessuno dà le risposte dovute. Chiariamo: qui ci sono sentenze a dimostrare la presenza di una ‘ndrina locale. Ci sono beni sequestrati dai Carabinieri qualche giorno fa, nell’ambito di una indagine di Milano denominata “Area 51” «che aveva consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato ad Arluno (Milano) e collegato alla cosca “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (Catanzaro) con ramificazioni sia in Lombardia che nei comuni di  Anzio e Nettuno (Roma)» come recita un comunicato dell’Arma.

Poi ci sono beni sequestrati appartenuti alla camorra, alla banda della Magliana e a un clan di mafia. Negare quelle che non sono infiltrazioni, ma presenza, è da sciocchi. Altro è capire se queste presenze hanno – o meno – inquinato il Comune. Bruschini dice di no, altri la pensano diversamente, così abbiamo due versioni.

Quella del sindaco e del suo entourage  secondo la quale è tutta una bufala, la Angeli ha citato un atto della Bindi, secondo “indiscrezioni” il Prefetto è infuriata e farà un comunicato congiunto con il Comune del quale – però – ancora non vi è traccia. L’altra è quella dei “bene informati“, secondo i quali la commissione è pronta, mancano un paio di nomi e arriva. Ma siamo su Scherzi a parte? Non possiamo stare in balìa delle voci, dei “si dice” o di non meglio specificate fonti.

Caro Prefetto (e caro Ministro, se il Prefetto continua a tacere), abbiamo il diritto di avere certezze e avete il dovere di darcele. Senza pensare a opportunità politiche o meno, ma solo rispondendo se esistono o non i presupposti per l’invio di una commissione d’accesso. Dobbiamo sapere, subito. Ne va della credibilità delle Istituzioni, non certo delle tessere di questo o quel partito.

 

 

 

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Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

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Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…

Ciao Angelo, sempre e per sempre dalla stessa parte…

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Angelo Cofini (foto ilgranchio.it)

Questa mattina sarà dato l’estremo saluto ad Angelo Cofini, a tutti gli effetti un punto di riferimento del quartiere di Anzio Colonia, del quale aveva fondato anche uno dei primi comitati di cittadini.

La notizia della sua scomparsa, al tempo dei social, mi ha raggiunto mentre ero lontano da Anzio e impossibilitato a scrivere qualcosa. Provo a recuperare oggi, partendo da una frase di Francesco De Gregori: “Sempre e per sempre, dalla stessa parte, mi troverai….”

Ho conosciuto Angelo lì, ad Anzio Colonia, quando ero poco più che bambino. Lui, comunista, io che frequentavo la parrocchia. Estrazioni diverse, cosa che all’epoca pesava, ma alla fine la stessa attenzione verso chi aveva bisogno. Volontario lui, altrettanto io. E se c’era da “dare una mano“, si faceva e basta senza pensare a chi si “apparteneva“.

Oggi che non c’è più, lo stanno ricordando tutti – e giustamente – per non essere mai venuto meno a quell’appartenenza di partito, di ideale comunista con il quale era nato e con il quale è morto. Lo ritrovai anni dopo – già scrivevo – nel tribolato passaggio da Pci a Pds, nella sezione dove oggi c’è un barbiere indiano a discutere dell’ingresso in Rifondazione, ma poi ogni volta che c’era un’iniziativa ad Anzio Colonia sempre lì, a “dare una mano“. Lo ha fatto fin quando ha potuto, anche come “nonno vigile“, raccontandomi che lui andava in strada da volontario, altri se non arrivava il rimborso si fermavano.

Era un’ingiustizia, piccola ma ingiustizia, e lui aveva nell’animo di combatterle. Tutte.

Anche per questo era un piacere incontrarlo,  sapere della stima che nutriva e che gli permetteva di dire senza peli sulla lingua se qualcosa che avevo scritto non gli era andata a genio.

Era una persona umile, un cittadino “normale“, impegnato dal punto di vista civico pur con un’appartenenza marcata, con   la forza di chi, per un’ideale e per scelta di vita, sapeva stare dalla parte degli ultimi. Sempre.

Abbraccio i familiari, Daniela in particolare che mostra i geni paterni nelle battaglie che sta portando avanti contro la violenza di genere. Angelo ne sarà fiero.

 

Realizziamola insieme, senza urlare. Dai che è possibile

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È andata. Abbiamo provato a condividere un punto di partenza. Grazie a chi, questa mattina, è venuto a sentire quello che avevamo da dire. Grazie soprattutto ai tanti che, fuori dall’agone politico, hanno deciso di partecipare. #unaltracittà è questo, si rivolge a chi non si ritrova necessariamente in un partito, a chi è deluso dalla politica in generale, a chi aveva creduto in qualche altro progetto ed è rimasto a sua volta deluso, a chi cerca un’alternativa credibile.

L’ho detto concludendo il mio intervento, c’è un sistema che è fallito, imploso, del quale non interessano gli aspetti penali ma il modo di concepire la cosa pubblica. Un sistema al quale occorre rispondere insieme, unendo un’area troppo spesso divisa per motivi capziosi. Un sistema che ci aveva promesso mare, cultura e natura e ci ha regalato varianti, cemento e furberie.

L’ho detto e ripeto: se servo a questo sono a disposizione, se ci sarà chi riuscirà meglio di me a unire, sono a disposizione. Ho spiegato a chi ironizza sull’auto candidatura – mia o di Valerio Pollastrini con il quale troveremo un’intesa – che personalmente se volevo essere a capo di una lista di partito mi sarei messo in certe logiche 35 anni fa. Non l’ho fatto allora, non lo faccio adesso. E comunque quelle che vengono definite auto candidature, hanno dietro certamente più gente di chi va a prendere i simboli a Roma, appena escono, e continua a parlare in questa città – senza risultati – da ormai circa 50 anni. Rispetto per tutti, sia chiaro, ma non ci interessa fare presenza: vogliamo andare al ballottaggio e vincerlo.

Sulle basi elencate questa mattina: conoscenza dei dati (bello il lavoro di Roberto Fantozzi, grazie, a breve sarà condiviso), coinvolgimento dei cittadini durante e dopo la campagna elettorale (grazie Giuseppe Baratta) e certezze per chi deciderà di darci fiducia ma anche per chi non lo farà.

Come opporsi a chi ci ha governato per un ventennio? Con la qualità al posto della quantità, immaginando di dare risposte immediate che sono dovute: dalle buche ai rifiuti (per questi facendo pagare una bolletta inferiore rispetto a quella attuale) dall’urbanistica con la revoca dei “quattro cantoni” dell’area Puccini/Vignarola, alla revisione dello strumento del piano regolatore. Dicendo che sul porto la Capo d’Anzio ha fallito e che se vogliamo tenerlo in mani pubbliche abbiamo il dovere di andare alla Regione e chiedere che dell’opera si occupi l’Autorità portuale marittima che potrebbe iniziare domani mattina i lavori indispensabili per l’escavo, quindi per la sistemazione del bacino interno. E punto. Senza chiedere posti in consiglio d’amministrazione, ma solo pretendendo lavori fatti presto e bene. Ancora, la macchina amministrativa, le risposte da dare ai cittadini senza mettere il fiato sul collo a chi lavora, né pretendere che siano “allineati” come abbiamo letto in qualche carta giudiziaria o “in cassaforte”.

A proposito di vicende penali: ne risponde chi è accusato di aver commesso reati. Ci sono responsabilità politiche molto più gravi, quelle di averci portato in queste condizioni.

Ecco, non ci sarà spazio per accordi con chi ha alzato la mano a favore di questa maggioranza, con chi non si è ribellato a un leit motiv che è stato “lascia fa, chi te lo fa fa….”. Con chi è il passato e non può rappresentare il futuro.

E ci interessa che si riparta dalla legalità delle cose quotidiane: partiti che pagano le sedi, consiglieri comunali che non siano morosi, assunzioni con i titoli giusti. Sembra banale, non lo è affatto.

Poi serviranno, questo il passaggio fondamentale, le basi per dare risposte a medio e lungo termine che ci dicano dove vogliamo portare questa città, partendo dallo stop al consumo di suolo.

Quale modello di sviluppo dare, affinché si creino condizioni per favorire l’occupazione che non dovrà più essere quella della cooperativa di amici degli amici ma legata agli eventi che Anzio merita.  Sono stati illustrati i dati di Trani e Senigallia, città sul mare della stessa dimensione nostra: siamo pericolosamente verso la prima, puntiamo ad andare verso la seconda ma guardiamo anche a realtà come Ravello, il Salento, il Cilento, Forte dei Marmi, Viareggio…

Partendo dal mare, che oggi grazie all’ospitalità del Molo 5.63 abbiamo apprezzato in tutto il suo splendore. Dal mare che il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso, definiva “il nostro petrolio”. Al mare è legato Nerone, è legato lo sbarco, sono legati i prodotti di eccellenza, l’enogastronomia.

Alcune idee su come valorizzare tutto questo, investendo in eventi internazionali, ci sono. Sullo sbarco, ad esempio, un grande progetto europeo che parta dalla Sicilia, passi per Salerno, ci porti ad Anzio e quindi a Roma liberata, coinvolga i cimiteri di guerra, arrivi alla Normandia e quindi all’Europa liberata.

Siamo impegnati, civicamente, da anni. Non abbiamo mai avuto ruoli in partiti o “fatto” politica come viene intesa dalle nostre parti. Non siamo contro la politica come tale, ma per una che abbia in mente dove vuole andare, non solo il potere fine a se stesso. Ho risposto anche a  quanti si domandano cosa ho da chiedere se non sarò candidato sindaco: nulla.

Chi è in questa avventura ci mette faccia e credibilità personale. Non abbiamo urlato – questa mattina – e non urleremo: sarà il modo per spiegare che anche così è possibile realizzare #unaltracittà. Insieme.

Per chi non c’era e vuole approfondire a questo link il video dell’evento di Angelo Pugliese, a questo il servizio di Gianfranco Compagno del Giornale del Lazio.

Ciao e grazie Vittorio, un colpo di spugna e passava tutto…

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Vittorio Mascia (foto da ilgranchio.it)

La scomparsa di Vittorio Mascia lascia un ulteriore vuoto tra i personaggi che – negli ambiti più disparati – hanno fatto la storia di questa città.

Non c’è gente che abbia frequentato il centro sportivo delle “4 Casette” che non abbia un episodio da ricordare con il custode e massaggiatore come protagonista. Vittorio Mascia è stato una vita su quei campi, per il calcio in particolare ma se c’era da dare una mano ad altre realtà non si tirava indietro.

Aveva 98 anni, ma posso dire che io lo ricordo sempre uguale, da quando appena bambino lo vedevo già in tuta, a seguire le vicende dell’Anzio calcio, ci fosse un giocatore da soccorrere o la bandierina del calcio d’angolo da risistemare in tutta fretta. Vittorio è stato genuino e generoso. Non c’erano le scuole di oggi, ma la pratica quotidiana lo aveva forgiato, insieme all’esperienza che gli faceva capire al volo se si trattava di qualcosa di serio o non era successo nulla. Così bastava un suo colpo di spugna per far passare tutto…

Altri tempi, non c’è dubbio, ma davvero un paternale sguardo, quell’acqua che arrivava – molto prima dei vari spray miracolosi e di giocatori che si straziano anche per una banale caduta – e la pacca sulla spalla di Mascia e si era di nuovo in piedi, pronti a correre.

Penso   sia giusto che al “Bruschini” – che Vittorio ha calcato sicuramente più di tanti altri –  si trovi il modo di dedicargli uno spazio, almeno una sala massaggi. Intanto mando un forte abbraccio ai familiari tutti.

Ciao Vittorio, grazie per il contributo che hai dato allo sport di questa città.

Realizziamola insieme. Vi aspetto domenica

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È in programma domenica 14 gennaio alle 10, presso il Molo 5.63 di Anzio, piazzale Marinai d’Italia (parcheggio dietro al porto) l’incontro organizzato dal movimento #unaltracittà  sul tema “Realizziamola insieme”. Sono in programma due relazioni, un dibattito tra i partecipanti, gli interventi di Valerio Pollastrini e di chi scrive.

La prima relazione sarà di Roberto Fantozzi, sul tema: “Cosa è stato fatto, cosa possiamo fare. #unaltraprospettiva” e metterà a confronto dati socio-economici. La seconda, invece, di Giuseppe Baratta sul tema: “Coinvolgere, emozionare. #unaltracomunicazione” tratterà delle segnalazioni e della partecipazione dei cittadini alle scelte del Comune.

Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora almeno perché c’è un percorso che si sta portando avanti e sul quale intendiamo confrontarci. Rispetto alla mia dichiarata disponibilità, ribadisco il concetto che sono qui per cercare di unire, diversamente ho altro da fare. Tra me e Valerio Pollastrini c’è un’intesa e troveremo la quadratura del cerchio, ne sono certo, per avere un candidato sindaco unitario e in grado di arrivare al ballottaggio. Questa unità di intenti ha spiazzato più di qualche solone della politica di casa nostra, gente che sta lì da una vita, con risultati prossimi allo zero per Anzio ma spesso un sostegno concreto a chi ha governato. Mi spiace per loro, ma si cambia registro.

Realizzare, non costruire #unaltracittà perché di costruito c’è fin troppo. Questo sarà uno dei temi che affronteremo, dicendo stop al consumo di suolo e puntando alla riqualificazione ambientale come punto principale del programma amministrativo.

Realizzare…

#unaltra progettualità per lo sviluppo di Anzio, diverso e alternativo a quello di chi ha governato negli ultimi 20 anni e ci ha portato nelle condizioni in cui siamo. Il Comune non può essere inteso come ufficio di collocamento per amici degli amici o portatori di voti, bensì come “motore” di iniziative che abbiano ricadute nel breve, medio e soprattutto lungo periodo. Chiunque sarà sindaco dovrà tappare buche e raccogliere i rifiuti (facendo spendere meno di oggi), ma anche immaginare cosa sarà da qui ai prossimi 40 anni e quali ricadute in termini economico-sociali avranno le scelte fatte. Uno sviluppo che ruoti intorno al mare e alle sue risorse, che punti sulla qualità di eventi di respiro nazionale e internazionale

#unaltraccoglienza in una città dove l’immigrazione sia vista come una risorsa e mai come un peso, sviluppando modelli di integrazione.

#unaltramacchina amministrativa, dove dipendenti, funzionari e dirigenti non abbiano il fiato sul collo della politica e i ruoli siano rispettati. Un sistema informatico unico, funzionale, che risolve i problemi dei cittadini. Un ente nel quale deve essere bello lavorare e che sarà in grado di fornire servizi senza passare per richieste di favori. Serviranno dirigenti, funzionari e dipendenti lineari, non “allineati” come pretenderebbe qualcuno…

#unaltrasanità, fatta di servizi sul territorio, presa in carico delle persone con fragilità, meno accessi impropri in ospedale e più prevenzione

#unaltratrasparenza, perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale.

Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

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La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?

Mense, il 3.0 “tradito” dal sistema di pagamento

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Volete pagare la mensa con il sistema messo a punto ad Anzio? L’amico Luciano Dell’Aglio ha realizzato questo video che potete vedere qui e che spiega meglio di ogni altra cosa le difficoltà che ha un cittadino medio a pagare on line.

Il Comune di Anzio – fra i tre che hanno avviato il sistema di pagamento della Città metropolitana  – anziché semplificare la vita degli utenti, con questo genere di pagamento l’ha resa più difficile. Sono cinque i siti diversi tra i quali “rimbalzare” e una trentina i passaggi da effettuare in almeno 15 minuti. Di corsa, perché il “token” scade.

Il tutto a un costo, per la collettività, di circa 15.000 euro l’anno. Quando il sistema originario – quello con il quale ci si iscrive, si comunicano le assenze e si verifica la propria posizione – non prevedeva aggravi e consentiva di pagare on line in modi diversi. Bastava volerlo, era tutto pronto, ma si è scelta una strada diversa. Il 3.0 che finalmente diventava realtà – almeno per questo servizio fondamentale – è stato  “tradito” da un sistema che ci costa ed è farraginoso.

Facciamo un esempio, è come se per acquistare un prodotto su Amazon o Ebay si dovesse – dopo aver messo nel carrello ciò che ci interessa – scegliere il metodo di pagamento, aspettare una mail, uscire dal sito, andare a pagare e poi tornare indietro. Sappiamo tutti, invece, che scelto il metodo si va al massimo su un sito esterno, si paga – con carta o paypal – e si torna su quello originale.

Ovunque, non ad Anzio.