Altro arresto per ‘ndrangheta, Prefetto e Ministro ci siete?

 

E’ di poco fa la notizia dell’arresto per ‘ndrangheta e di perquisizioni anche ad Anzio nell’ambito di un’operazione della Guardia di Finanza di Bologna. Estorsioni aggravate con metodo mafioso.

Dopo lo scambio di battute e successivi comunicati a seguito del convegno organizzato da Sinistra italiana  il 13 gennaio, con l’annuncio di Federica Angeli dell’arrivo di una commissione d’accesso e le rassicurazioni del sindaco, tutto tace dalla Prefettura di Roma e – di conseguenza – dal Ministero dell’Interno. I cittadini – a oggi – non hanno il diritto di sapere se ha “fantasticato” la giornalista di Repubblica (conoscendola, non mi sembra il caso) e quindi possono stare tranquilli  o se le Istituzioni hanno deciso di tenerci appesi ancora per quanto tempo e perché. Condizionato o meno il Comune – e le contiguità tra certi personaggi e pezzi dell’amministrazione sono agli atti, su quello le Istituzioni dovrebbero dirci cosa ne pensano – oggi c’è un altro arresto per ‘ndrangheta.

Operazione che – è evidente – è tutta nell’ambito della criminalità organizzata. Continuare a negare che qui esista e sia radicata – come affermano sentenze, non chi scrive né qualche giornalista “sgradito” – è girarsi dall’altra parte. Sapere se ha fatto affari o avuto favori nel nostro Comune, è un diritto dei cittadini.

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Pubblico il comunicato della Finanza. Non fa i nomi degli arrestati, quindi elimino anche quelli dei magistrati indicati. Privacy per tutti….

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con i colleghi dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), e l’ausilio dei Comandi Provinciali di Ravenna, Reggio Calabria e di Roma, hanno tratto in arresto, tra l’Emilia-Romagna, il Lazio e la Calabria, tre pregiudicati ritenuti affiliati alla ‘Ndrangheta e responsabili di un episodio di estorsione maturato e consumato in un contesto di malavita organizzata sul territorio emiliano-romagnolo.
In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di
Bologna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa
dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna,   su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia,  nei confronti di F.B., classe 1983 residente a Siderno (RC), C.F.,
residente a Siderno ma domiciliato in Anzio (RM) e L.C., classe 1967 residente in Massa
Lombarda (RA) .
L’odierna operazione, denominata “Scramble”, trae origine dalle dichiarazioni rese dal
collaboratore di giustizia Nicola Femia (condannato per associazione mafiosa a seguito
della storica sentenza emessa dal Tribunale di Bologna il 22 febbraio 2017 che lo ha
ritenuto capo e promotore di un’associazione di stampo mafioso operante nel settore del
gioco illegale) il quale aveva riferito di comportamenti delittuosi, in particolare di natura
estorsiva, posti in essere da alcuni soggetti di origine calabrese attivi sul territorio emilianoromagnolo e riconducibili alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno (RC) una delle consorterie criminali più antiche, pericolose e potenti della ‘Ndrangheta reggina, con importanti ramificazioni in Emilia-Romagna e nel nord Italia, attiva in diversi settori illeciti, primi fra tutti quelli del narcotraffico, delle estorsioni e del controllo delle attività commerciali e imprenditoriali.
La vicenda originaria risale al gennaio 2011, allorquando l’attuale collaboratore di giustizia riceveva le prime richieste estorsive collegate alla gestione di una sala scommesse da costui diretta a Roma. Le successive vicende giudiziarie, che avevano coinvolto in tempi diversi ed a vario titolo sia gli estorsori che l’estorto, avevano fatto registrare delle battute di arresto nelle indebite pretese di denaro.
Successivamente, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, nonostante il Femia fosse ristretto in regime carcerario, anche a seguito del suo arresto intervenuto con l’operazione “Black Monkey” del G.I.C.O. di Bologna, le richieste illecite, per un ammontare di 250mila euro, sono riprese nei confronti dei suoi figli, residenti in provincia di Ravenna, fino ad arrivare al 05 novembre del 2016 quando le minacce rivolte nei confronti di costoro, direttamente presso le loro abitazioni in Conselice (RA), non li convinsero a pagare in tre soluzioni 50mila euro.
L’attività investigativa, anche di natura tecnica, svolta anche avvalendosi dei filmati delle
telecamere di sorveglianza installate presso il municipio del comune ravvenate, come scrive il GIP nell’ordinanza, “ha permesso di riscostruire e riscontrare analiticamente la vicenda estorsiva che ha visto coinvolti a Conselice (RA), da un lato, come parti offese, i figli del noto boss Nicola Femia e dall’altro, nella veste di autori del delitto estorsivo, gli odierni indagati, inseriti o gravitanti nell’orbita della ‘ndrina “Bellocco”, comunque avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal gruppo criminale di stampo ‘ndranghetista.”
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento cautelare sono state eseguite
perquisizioni a Conselice e Massa Lombarda in Provincia di Ravenna, Siderno, Rosarno e
Palmi in Provincia di Reggio Calabria e ad Anzio in Provincia di Roma“.

Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

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Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…

Il Comune contro Repubblica, guai a raccontare…

angeli

A La7 l’aveva solo annunciata in pompa magna e l’esperienza mi insegna che quando si rivelano, poi le querele o richieste di risarcimento non si fanno. Stavolta, invece, il mandato di procedere contro il quotidiano La Repubblica e la giornalista Federica Angeli è nero su bianco. La collega che vive sotto scorta perché minacciata dalla criminalità organizzata ha raccontato – piaccia o meno – quello che è successo intorno alla politica di questa città. Ha raccolto testimonianze e citato atti giudiziari. Lesa maestà, evidentemente. Potrà aver commesso degli errori, vero, ma non tali da inficiare il racconto.

Perché quello che dice la Angeli, quello che risulta agli atti parlamentari, la contiguità fra ambienti della politica e la vicenda Mala suerte, quello che lo stesso Prefetto ammette non ritenendo comunque di intervenire, sono fatti concreti.

E l’onta per la città non è data da chi racconta ma da chi finge di non vedere. Da chi a partire da quella che definisco da mesi come la legalità delle cose quotidiane calpesta le regole. Fosse il titolo per un concorso o la quota rosa da rispettare, i termini per un bilancio o i pagamenti dovuti al Comune dalla società di un assessore o quel che resta dei partiti. In questo brodo di coltura si denuncia Repubblica ma si tace su Mala suerte. Lì nemmeno abbiamo provato a chiedere se era il caso di costituirsi parte civile, meglio evitare dati i nomi emersi in dibattimento, vero? E lì si è parlato di camorra, mica di noccioline.  Certo,  il Comune non ha incaricato legali e impegnato soldi pubblici contro il clan Schiavone Noviello o al processo Appia Mythos.

Ha provato a farlo, ad onor del vero, nella vicenda rifiuti  (sbagliando processo) e  ora per un furto di carte d’identità. La criminalità? Negare e andare avanti. Ah, per la cronaca, Repubblica ha anche scritto della condanna dell’ex segretario da parte della Corte dei conti. Nulla da dire?
Maggioranza vecchia e nuova fanno spallucce, ricordano che non ci sono stati arresti tra di loro  (ma molto vicino sì) perde le giornate a domandarsi chi passi le informazioni ai giornali, ma atti concreti su quello che è accaduto no.  Certo, il Comune ha diritto di difendersi se si ritiene leso e sarà un bel processo, Federica Angeli ne affronta a decine, anzi  magari apprenderemo proprio in quella sede tante cose che si finge di non vedere.

ps: all’incontro “Giovani senza mafia”, organizzato dall’associazione 00042 al Chris Cappell college, se la memoria non mi inganna dell’amministrazione comunale non c’era nessuno. La Angeli e la sua scorta, sì.