Sono imputati, non colpevoli. Il problema è un altro….

tribunalevelletri

L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, il consigliere comunale Valentina Salsedo, il dirigente del settore Walter Dell’Accio e gli altri cinque imputati quali rappresentanti legali o di fatto delle cooperative che avrebbero avuto favori dal Comune sono, appunto, degli imputati.

E’ lo status che si acquisisce con la richiesta di rinvio a giudizio e sapremo a gennaio se ci sarà o meno un processo. Erano, sono e restano -comunque – innocenti fino a prova del contrario.

Il problema non è il processo che potrebbe iniziare o meno, come abbiamo sostenuto anche in passato, ma il fatto che secondo la Procura ci fosse un “sistema” per eludere le gare e favorire attività ritenute “vicine” all’assessore.

Se non sarà penalmente rilevante i giudici lo decideranno. Quello che dal punto di vista politico e amministrativo non è condivisibile è il metodo adottato e che emerge dalle carte. Ci sono questioni di opportunità, di regole che devono essere uguali per tutti e non che vedono affidamenti a cooperative che poi garantiranno voti, usando i soldi della collettività. Questioni che prescindono dalla rilevanza penale.

Non interessa il processo che fra dieci anni, forse, ci dirà se sono colpevoli o meno con certezza. Interessa il sistema utilizzato, denunciato da più parti e oggi al centro di un’indagine che lo smaschera e che – al di là di come andrà a finire – conferma una gestione a vantaggio di pochi.

Il sindaco? Certamente dirà che “non sapeva“, mentre aveva il dovere almeno di capire di fronte alle segnalazioni arrivate da cittadini, stampa e opposizione. Avrebbe avuto un problema di non poco conto in maggioranza durante il suo primo mandato, forse, e magari quella manciata di voti che nel 2013 lo ha confermato al ballottaggio non ci sarebbe stata. I se e i ma non fanno la storia, è vero, ma da chi rappresenta una città ci si aspetta altro anziché i “non so“. Senza ricordare che nel famoso e tormentato passaggio da Giva – tra le società finite nell’inchiesta – e Parco di Veio rispose in Consiglio comunale: “Avete voluto le gare? Ecco il risultato….

E quello che è successo prima, secondo le carte della Procura, andava bene? Va bene?

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La nuova maggioranza alla prova Corte dei Conti

consiglioanzio

Consiglio comunale convocato d’urgenza per lunedì prossimo ad Anzio. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla Corte dei Conti dopo i pesanti rilievi mossi sulla fidejussione prestata alla banca per la concessione del porto e altre vicende di una macchina amministrativa sballata.

Il Comune, dopo che la vicenda era stata resa nota ai consiglieri, ha mandato le sue controdeduzioni ma a quanto pare ai magistrati contabili non basta. Serve un voto del Consiglio comunale e, a questo punto, sarà il primo banco di prova per l’allargata maggioranza.

Voteranno tutti uniti, dicendo che le contestazioni sono – al solito – una specie di “accanimento” nei confronti di Anzio (sono sempre incapaci gli altri, anche quelli della Ragioneria dello Stato) o De Angelis e i suoi, finora mai teneri su questo argomento, manterranno le distanze? Voteranno tutti uniti dicendo che sono “stupidaggini” e tutto si supera?

Qui si gioca sulle tasche di ciascuno, si tratta di responsabilità erariali per le quali un giorno si potrebbe essere chiamati a rispondere, va bene la maggioranza allargata ma…

Basterà aspettare lunedì per verificare se il “patto del Turcotto” poi annunciato in Consiglio, si sarà già sciolto come neve al sole o reggerà. Aspetto che piace a chi “ragiona” e passa le giornate a pensare a maggioranze, voti e intese possibili.

Qui interessa altro: cosa ha risposto il Comune a quelle contestazioni? Perché si va di corsa in Consiglio? Chi ha ragione?

Il centro-destra unito (?) la sfida per gli altri

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La maggioranza ormai allargata ad Anzio, sia pure con distinguo che arrivano da più parti, insieme alla  litanìa che “tanto mancano due anni“, non devono essere un alibi per chi vorrà provare a mandare a casa la maggioranza che governa la città da venti anni. Né individuare in Candido De Angelis, unico in grado di ricompattare il centro-destra a brandelli, il nemico assoluto come fu Silvio Berlusconi a livello nazionale, potrà aiutare a portare a casa il risultato.

La sfida è importante, va giocata per una volta provando a vincerla. Non è detto che si riesca per il radicamento che il centro-destra ha dimostrato di avere in questo territorio e non da oggi, ma nemmeno si può immaginare di andare avanti pensando che gli elettori sono tutti “scemi“, “venduti” alle clientele e via discorrendo. Certo, il centro-destra non ha dato grandi prove di sé dal punto di vista amministrativo, ormai sono la Corte dei conti e la Ragioneria generale dello Stato a dircelo, oltre a un bilancio pieno di residui difficilmente riscuotibili e una città invasa dai rifiuti, né prove di solidità assoluta se il sindaco è dovuto andare in Consiglio comunale a dire “basta ai ricatti“. Non è certo un bello spettacolo, poi, quello di andarsi a “contare” nella vicina Nettuno.

Ma detto questo, fatte tutte le critiche del mondo, qual è il modello alternativo che si vuole proporre? Il nome, come detto in passato, si trova pure, ma non sarà quello a dare una sintesi credibile.

Tre anni fa circa, di fronte alla cocente sconfitta del centro-sinistra anziate capace di sbagliare il rigore a porta vuota, proposi dalle colonne del Granchio la riflessione che riporto qui sotto. Chi avrà la bontà di leggerla troverà riferimento a un grafico che non c’è ma segna – in modo netto – i “numeri” citati nelle righe che seguono. Ecco, la sfida è quella di riflettere su un modello alternativo, cominciando anche a rendersi conto che quanti non fecero l’accordo su Mangili (o Conte) nel ’95 e quanti mandarono a casa Mastracci praticamente appena eletto nel ’97, sono ormai un residuato bellico nello schieramento alternativo al centro-destra. Magari proprio da qui si potrebbe ripartire….

***

Dal “Granchio”, giugno 2013

Centro-sinistra. Il suicidio (assistito) degli ultimi venti anni

Centro sinistra. Forse no, centro-sinistra. No, no, meglio centrosinistra. Basterebbe questo a capire la confusione che accompagna ad Anzio come in Italia una parte politica che non sa più vincere. Il boom berlusconiano del ’94 vide la vittoria a sorpresa, anche nel nostro territorio, di un perfetto – o quasi – sconosciuto, quarta fila Dc, che battè l’ex e accreditatissimo sindaco nonché ex presidente della Regione sull’intero collegio uninominale e nella “sua” Anzo in particolare. C’era ancora il centro diviso dalla sinistra ma i due schieramenti, insieme per comodità nel grafico che riportiamo, avrebbero fatto ad Anzio il 46,7%. “Forti” di questo dato e incapaci di leggere la realtà che emergeva dal consiglio, alle comunali del ’95 si privilegiò l’alleanza dando spazio alla “società civile” e a Luciano Marigliani preferendolo a un Sergio Mangili o Francesco Conte per i quali il Pds si divise. Vinse Stefano Bertollini ma uniti, quei voti, facevano ancora il 40,8%. Si tornò alle urne per la Camera, nel ’96, c’era l’onda lunga di Prodi, ma il centro-destra qui mieteva successi nonostante il sindaco vacillasse. Vinse Enzo Savarese, An, alla Camera, contro un uomo per tutte le stagioni come Maurizio Fiasco, poi consulente di ogni Regione guidata dal centro-sinistra e scomparso dal territorio. Il ritorno alle urne per il Comune fa capire, finalmente, che occorre andare uniti e nel ’98 Renzo Mastracci al primo turno ottiene il 45,4% poi batte Stefano Bertollini al ballottaggio. L’inizio della fine: nemmeno due settimane dopo gli alleati dei Popolari – segretario Antonio Cappuccia, ancora oggi in pista per presentare la lista del Pd – posero veti sugli assessorati e gli scavarono intorno la fossa. Il sindaco cominciò a “incartarsi” al suo interno, presentò e sfasciò a tempo di record “la migliore giunta degli ultimi cinquanta anni”, per cercare di accontentare tutti non lo fece con nessuno. Un anno e mezzo dopo di nuovo alle urne, centro-sinistra diviso tra la società civile e un “ulivista” come Giovanni Garzia e Maria Vittoria Frittelloni, centro-destra unito con Candido De Angelis. Vinse quest’ultimo, fine dei giochi. Eppure, se unito, il centro- sinistra avrebbe avuto ancora il 45,1%. Invece Garzia – l’ha detto in questi giorni – dopo il voto viene “tradito” dai partiti dei quali neanche farà il portavoce. Alla faccia dell’unità. Si vota per la Regione nel 2000, a Badaloni che diventerà presidente vanno il 39,9% dei consensi. C’è uno “zoccolo duro”, evidentemente, ma si abbandona un anno dopo. Il collegio è “perso”, così contro un big del calibro di Pier Ferdinando Casini il centro-sinistra piazza l’ex sindaco An di Pomezia Angelo Capriotti. Si dà la sensazione di avere abbandonato a se stesso il territorio, nemmeno si prova a giocare la partita. Perché non un altro “big” a rischiare la faccia e a difendere quei voti? Mistero e 38,4%. Intanto l’Ulivo fa fatica a mettere insieme le componenti, ognuno si porta dietro il partito di origine. Elezioni comunali del 2003, De Angelis è all’apice, ha governato bene, il centro-sinistra gioca la sua carta migliore nel momento peggiore: Aurelio Lo Fazio per “tirare” la sua corsa in Provincia è in campo anche come candidato sindaco: cinque liste non bastano ad andare oltre il 30%. Alle regionali 2005 sembra riemergere quello “zoccolo” e i voti per Piero Marrazzo arrivano al 41,6%. Nel 2006 per la Camera entra in vigore il “Porcellum”, Prodi è il candidato premier dell’Unione che si sfascerà di lì a poco, mette insieme Ds, Margherita e qualche altro gruppo sparuto per risalire al 42,6% ad Anzio. Le facce del centro-sinistra anziate sono sempre quelle. De Angelis finisce la sua corsa, si vota nel 2008, insieme alle politiche nelle quali c’è la novità del Pd. Al Comune con le primarie viene scelto Paride Tulli ma la coalizione non va oltre il 30% ed è un miracolo con appena due liste. Alla Camera stesso risultato, leggermente aumentato se si considera l’Idv di Di Pietro si arriva fino al 33,3%. Ancora Regione, 2010, nonostante lo scandalo Marrazzo per Emma Bonino arriva il 38,9% dei consensi. Alle ultime regionali il dato è sostanzialmente confermato, mentre alla Camera l’effetto Grillo fa crollare il Pd e la coalizione Bersani al 23,3%. Ci sono già state le primarie, il candidato è Ivano Bernardone, ma nemmeno il centro-destra spaccato serve perché si va ancora divisi, il Pd con le sue “sensibilità” che non sono altro che i partiti di provenienza e il vecchio che evidentemente dimostra di essere, Pollastrini per conto suo. Garzia – che mette insieme esperienze diverse – non va considerato o forse solo a metà. Il 21,8% di Bernardone dice più di ogni altra cosa, se lo uniamo a Pollastrini fa 27,1%. Sarà solo colpa degli “elettori che non capiscono” o è questo centro-sinistra che ha trascorso vent’anni a suicidarsi che dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda? Già, ma centro sinistra con o senza trattino? Unito o non? Intanto la città la governano altri e si fa fatica a vedere un modello alternativo, una realtà con la quale prima o poi si dovranno fare i conti.

 

Candido-Luciano: 22 anni e ancora non basta…

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Quando Luciano Bruschini avrà finito il suo mandato, salvo dimissioni che ci porteranno al voto nel 2017, sarà stato sindaco per 12 anni, compresi i due all’inizio degli anni ’90. Toccherà riprovarci a Candido De Angelis, il quale lo è già stato per 10. I due nemici-amici, insieme, hanno avuto la massima responsabilità di guidare Anzio per 22 anni su 72 dal dopoguerra a oggi. Esclusi i quattro periodi con il commissario, praticamente quasi un terzo del tempo è stato scandito dalla loro gestione e da quella di maggioranze che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica.

Partiamo da questa considerazione statistica per affrontare il discorso dell’apertura di Luciano Bruschini che ha fatto l’ennesimo “colpo” della sua vita politica – capacità che gli va riconosciuta – e ha allargato la maggioranza, mettendo una pietra sopra ai veleni dell’ultima campagna elettorale che si sono trascinati fino all’ultima intervista – quella del 30 gennaio – rilasciata da De Angelis al Granchio.

Avessero avuto un po’ di dignità i consiglieri dell’attuale maggioranza che hanno votato turandosi il naso improbabili piani triennali dei lavori pubblici – avevano una copia loro e un’altra l’assessore, per esempio – o una fidejussione per il porto oggetto di contestazione della Corte dei Conti, si sarebbero alzati e sarebbero andati via. Avrebbero detto “Bene sindaco, ora vai avanti con loro...”

Non lo hanno fatto perché molti, purtroppo, da quella posizione hanno una “rendita” che sia un’associazione vicina, una cooperativa, una pratica da sbloccare, i terreni per una delle biogas, un lavoro da dover ricominciare se si va a casa e via discorrendo. Candido De Angelis fino a due mesi fa le ha definite una “marchettopoli” e ha parlato di “progetto alternativo” oltre che di “persone che hanno fatto il loro tempo”, ma tanto a ricordargli cosa pensava di questa maggioranza saranno in pochi.

Dalla A di Amabile alla Z di Zucchini la fila per il candidato sindaco del centro-destra che è tornato insieme è già iniziata ed è lunga. Si dimentica il passato, le accuse durissime della campagna elettorale, lo scontro fisico al dibattito organizzato dal Granchio al Serpa Hotel e le parole durissime all’esterno della redazione dello stesso giornale.

Dicono che questa sia la politica, sta bene a loro e ai cittadini che li hanno votati e li voteranno, sta bene a tutti.

Ma guardandosi indietro – Bruschini è stato assessore dall’85 al ’90 prima di fare il sindaco, De Angelis ha fatto per un breve periodo anche l’assessore con la Dc, quindi il capogruppo di An e smesso da sindaco è stato senatore – i due che oggi si ritrovano non pensano che avevano il dovere di creare una nuova classe dirigente? E che rinnovamento è quello per il quale: fuori tutti, tranne me? E come pensa, De Angelis, di presentarsi a chi l’ha votato tre anni fa con l’idea di mandare a casa i Bruschini, Placidi & C.?

Il centro-destra riunito è certamente una scelta, Agostino Gaeta ha parlato di “responsabilità”, qui l’impressione è che sia più “conservazione” che altro. Ma è una scelta che da quella parte della barricata sembra fatta e rappresenta una sfida anche al centro-sinistra incapace – in questi anni – di contrastare quel modello con un progetto alternativo, anzi bravo a suicidarsi. A dire il vero, quel “modello Anzio” è tramontato dopo il primo mandato De Angelis, ma il punto è un altro. Possibile che il centro-destra non possa prescindere dai sindaci che ci hanno già governato per 22 anni?

Ci saranno non un Placidi (è lì dall’85), un Alessandroni (dal ’90), un Attoni (più volte assessore, da An a La Destra, alla civica e ritorno) o uno Zucchini (assessore, sindaco, direttore generale, di nuovo assessore) ma una Nolfi, una Cafà, un Romeo De Angelis, una Di Fede, un Gatti, un Fontana? Possibile che questa città debba essere legata alla staffetta De Angelis – Bruschini – De Angelis?

Nel 2008 parlare di “continuità” poteva anche avere un senso, ma dieci anni dopo l’ex sindaco ed ex senatore (che a voler essere parte della scena somiglia molto a un altro che è stato primo cittadino e anch’egli senatore…) quale “continuità” vuole portarci? Forse quella di chi non vuole schiodarsi dall’essere attore protagonista. Come diceva il Marchese del grillo? “Io so io e voi non sete un c….” La vecchia e nuova maggioranza lo sanno, ma a loro – e finora, diciamolo, anche ai cittadini – va bene così.

Giornali, una riflessione condivisibile

giornali

Quello che il direttore Giulio Anselmi afferma sulla situazione dei giornali (e dei giornalisti) in Italia è assolutamente condivisibile.

Lo è a tal punto che l’impegno di chi fa questo straordinario lavoro – e viene giustamente criticato – deve essere sempre più quello di riscoprirne la “missione“. Basta con i copia e incolla, l’attesa spasmodica di agenzie che confermano ciò che è noto e verificato, con la corsa ad aggraziarsi i potenti di turno.

Più attenzione agli approfondimenti, ai documenti, al “data journalism” e meno al gossip, a “che succede se...” , al “meglio evitare“.   Non è semplice, per niente, ma dobbiamo tornare – sia carta o web, tv, radio o sempre più multimedia –  a essere credibili. Con i lettori, anzitutto,  e di conseguenza con gli editori. Solo così avremo ancora una speranza.

Biogas, i solenni impegni già dimenticati…

sindaco cs biometano

La conferenza dei servizi sul secondo impianto

Fanno bene quelli del comitato No biogas a ricordare che in consiglio comunale sono stati presi degli impegni, ma devono cominciare a rendersi conto che siamo ad Anzio….

Il calendario secondo il quale dovevamo già avere la commissione di esperti, la proposta di variante al piano regolatore, quella del regolamento di igiene e sanità nonché l’avvio dello studio epidemiologico, rischia di fare la fine del “crono-programma” che accompagnò gli ultimi mesi di vita dell’amministrazione guidata da Giuseppe Tarisciotti.

E’ stata l’ultima della cosiddetta “prima Repubblica“, quella che ha chiuso l’era del sindaco eletto in consiglio comunale e non dai cittadini.

Se rileggiamo quel documento e andiamo con la memoria a chi faceva parte della maggioranza scopriamo che molti di loro sono ancora protagonisti. Da Bruschini a Candido De Angelis, da Perronace ad Amabile, da Succi a Placidi, da Nolfi (padre) a Zucchini, da Lo Fazio (fratello) a Mingiacchi (padre), da Borrelli ad Alessandroni.

Di quegli impegni con tanto di data, ovviamente, nessuno venne mantenuto. A cominciare dalla “variante di salvaguardia” per il piano regolatore.

Fanno bene quelli del comitato No Biogas a ricordare, ma al posto loro non ci faremmo grandi illusioni.

Porto, eppur si muove. Ma le domande restano

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Il presidente della Capo d’Anzio, Ciro Alessio Mauro

Il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio si è riunito oggi e sembra voler imprimere una svolta all’annosa vicenda del porto. Bene, anche se alcune vicende rimangono aperte e le domande poste, di recente come in passato, sono prive di risposte ufficiali.

Se ne aggiunge un’altra, dopo che il sindaco in Consiglio comunale ha detto che c’è il sequestro delle quote di Marconi nella Capo d’Anzio. Lo ha chiesto il Comune nella causa intentata? O è un’intenzione? Al momento per quanto ne sappiamo, il 39% resta nelle mani di Marinedi ovvero di Marconi.

Nessuno ha sollevato questioni, poi, e da quello che leggiamo dal Granchio la cosa è stata comunque affrontata, sul bilancio da sanare con i soldi da chiedere agli ormeggiatori. Vicenda tutt’altro che facile. Perché intanto nessuno li ha chiesti alle cooperative, poi vanno in qualche modo quantificati, quindi inseriti in bilancio. E il 30 aprile scade il termine per l’approvazione.

Buona, invece, la mossa di bloccare i compensi agli amministratori fino all’operatività del porto. In bilancio ci sono, però, le somme da dare a chi ha svolto lo stesso ruolo in passato. Bene anche la ricerca di una soluzione per i progettisti del “Life” che potevano già essere stati pagati se la società fosse stata messa in grado di operare, ma che hanno dovuto fare istanza di fallimento per non essere più presi in giro sulla riscossione del dovuto.

Si parla, di nuovo, di “trattativa” con il Circolo della vela quando c’è ben poco da trattare. Se le cooperative difendevano un lavoro e occorre evitare che il porto inizi creando disoccupati anziché posti – pur riconoscendo che hanno perso i ricorsi, quindi sono nel torto – cosa difende il Circolo? Che si deve “trattare” se non la firma della “manleva” come hanno fatto gli altri? Serve massima trasparenza e se i posti barca si levano a tutti, è bene che pure il Circolo ceda quelli dei quali ha disposto in questi anni.

Cosa ne pensano, per esempio, i consiglieri comunali di maggioranza vecchia e nuova? Il sindaco attuale e quello designato?

E i consiglieri – questi solo della vecchia, di maggioranza – che si sono fatti abbindolare dal sindaco con un bando impossibile? E quelli che hanno proposto improbabili cordate?

Vedremo, intanto diamo atto al consiglio d’amministrazione di provare a procedere spedito. Il principale ostacolo per il precedente, lo tengano a mente, è stato il sindaco.

Caso Santaniello, il Tribunale annulla la sospensione

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Angela Santaniello, sullo sfondo Villa Sarsina (foto inliberauscita.it)

“(…) dichiara illegittimo il provvedimento del 31 ottobre 2014, con il quale il segretario comunale dell’ente territoriale ha adottato la sospensione dal servizio della ricorrente per la durata di un anno e mesi quattro“. E’ la parte finale della sentenza con la quale il Tribunale di Velletri, sezione lavoro, ha annullato la sospensione di Angela Santaniello all’indomani della condanna di primo grado per le proroghe degli appalti ai servizi sociali. Si ricorderà che il segretario generale, Pompeo Savarino, adottò a tempo di record il provvedimento – cosa non avvenuta per altri, nel frattempo – ci fu la famosa vicenda dell’ufficio chiuso a chiave, il ricorso al Tar che si dichiarò incompetente e oggi la sentenza del Tribunale ordinario.

A questo punto il Comune – salvo appello – dovrà restituire alla dirigente sospesa un anno e quattro mesi di arretrati, rimetterla al proprio posto ovvero revocare una ulteriore sospensione adottata come provvedimento disciplinare in conseguenza della condanna. Se quella di un anno e quattro mesi è illegittima, difficile immaginare che lo sia anche quella successiva….

La decisione del segretario era stata disposta sulla base della cosiddetta legge Severino, ma il giudice del lavoro afferma che “(…)trattandosi di effetti derivanti da condanna penale, ritiene il decidente, secondo interpretazione in bonam partem, che l’art. 3 del D. Lgs. n. 39/2013, letto in combinato disposto con l’art. 166 c.p., non autorizzi l’effetto ostativo al conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna, anche non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione qualora la pena sia condizionalmente sospesa“.

Cosa che per la dirigente  era intervenuta. Adesso? Da mesi la Santaniello è fuori dal Comune, è stata ridisegnata l’intera organizzazione di fatto escludendo la sua figura, lei ha sempre sostenuto che ad Anzio ha poca intenzione di tornarci avendo, di fatto, pagato per tutti. Ma c’è il posto di Pusceddu, ormai in pensione, vuoto e il Comune privo di dirigenti. Certo la Santaniello non arriverà per fare sconti, né favori di sorta, qualora dovesse tornare.

Intanto dovrà avere gli arretrati e il Comune pagare anche circa 2000 euro di spese. Una nuova vicenda da affrontare nei delicati rapporti tra sindaco e segretario e per la neonata maggioranza, dove più di qualcuno ha addossato alla dirigente tutti i guai del Comune, fingendo di non vedere diverse cose accadute dopo…

 

Porto, gli ormeggiatori dovranno pagare. Parola di Bruschini

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Non solo dovranno andar via – lo dicono le sentenze e dopo un infinito tira e molla era inevitabile – ma la Capo d’Anzio proverà a risanare i suoi conti con i mancati introiti delle aree gestite da luglio 2014 a oggi dalle cooperative degli ormeggiatori.

Lo ha detto ieri in Consiglio comunale il sindaco, Luciano Bruschini, sostenendo che il bilancio 2015 della società non chiuderà in perdita perché vanno conteggiati quegli introiti. Di più: il bilancio è stato approvato dal consiglio d’amministrazione “senza il rappresentante del Comune” – che lui non aveva ancora nominato – e siccome deve andare in assemblea dei soci “io non lo voto“.

Ma quant’è l’introito previsto? Mistero. E quei soldi entreranno automaticamente nelle casse della Capo d’Anzio? Nemmeno per idea, perché per averli sarà necessario aprire un contenzioso con le cooperative o chiedere loro i danni per il mancato avvio dell’opera. Tempi previsti? Vogliamo fare un decennio? Intanto?

Ah, il sindaco dimentica – glielo faceva notare ieri Bernardone del Pd – che mentre quelle aree non erano in uso alla Capo d’Anzio la società ha scritto alla Regione chiedendo di avere lo “storno” delle cifre dovute per la concessione. Circa 80.000 euro sui 200.00 che ogni anno la concessionaria deve alla Regione, essendo l’area interessata pari a circa il 40% di quella che è stata appunto concessa. Soldi che – se si pretendono gli incassi delle coop – vanno inseriti in bilancio di nuovo tra le uscite. Proviamo a farli due conti? Gli ultimi bilanci delle due cooperative danno, insieme, un “valore della produzione” pari a 497.000 euro. E’ questo che chiederà il Comune? Sulla base dei bilanci o di cos’altro? E basta una cifra simile a mandare il bilancio in pareggio? E in quale piano finanziario è scritta una cosa del genere?

Al solito qui si fanno domande, con l’auspicio di avere risposte. A quelle del passato non c’è mai stato riscontro, chissà che fra il sindaco e il neo presidente qualcuno decida di far sapere ai cittadini – ancora proprietari del 61% – come uscire da una situazione che a oggi vede la Capo d’Anzio in perdita e il privato Marinedi in pole position per prendersi l’intero capitale, vuoi per la legge Madia e vuoi perché il Comune non può  mettere un centesimo nella ricapitalizzazione della società.

A meno che – in fondo in fondo – non sia proprio questo l’obiettivo, essendo mestamente fallita, se mai è esistita, la scalata del “gruppo” che aveva 300 milioni di euro in Turchia.

Marconi prende tutto – e sommessamente lo andiamo ripetendo da quando ha avuto il 39%…. – Bruschini finge di opporsi, Candido De Angelis che l’ingegnere ce l’ha portato in casa  con Italia Navigando della quale già deteneva quote, in nome della ritrovata unità nel centro-destra e di un progetto sia pure stravolto ma che ha fortemente voluto dice che purché si parta va tutto bene; i consiglieri di maggioranza che il sindaco ha preso in giro con la storia del bando se ne stanno buoni “perché tanto i lavori iniziano” e alla famosa cordata non pensano più, il Circolo della vela resta lì perché “si sta trattando” (e speriamo senza i posti barca, almeno) e gli altri si arrangiano.

Non avevamo in mente questo quando, con il compianto Gianni Billia, parlavamo del porto “di” Anzio, “della” città.

 

Borrelli, il caso è chiuso. Il dubbio che resta

borrelli

In passato e anche di recente è apparsa la notizia su quanto dissi in Consiglio comunale in occasione del dibattito su una vicenda che era stata portata all’attenzione della città. In quella occasione si polemizzava su una parola usata da un giornalista, il dottor Del Giaccio e intervenni a chiusura. Come ho avuto modo di spiegare al dottor Del Giaccio personalmente non usai l’aggettivo che tanto è stato criticato nei suoi confronti. Voglio pubblicamente in questa assise, pur nella diversità di pensiero che esiste tra noi, attestare personalmente nei suoi confronti la stima per la serietà e l’impegno che impiega nella sua professione. Mi dispiace dell’equivoco ma in tanti anni di politica e di attività pubblica credo sia noto che non ho mai superato i limiti del dissenso civile; aggiungo che il mio discorso era proteso solo ed esclusivamente a chiudere un dibattito sulle cui modalità francamente non mi ritrovavo“.

Sono le parole lette ieri dal presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, e con le quali la vicenda dello “sgarrupato” – termine usato da chi scrive – e dell'”infame” detto da lui, si chiude ufficialmente. Se c’è una cosa alla quale tengo particolarmente è la professionalità, l’onestà, il rigore e la passione che metto nel lavoro che faccio.  Senza dimenticare il rispetto per i giornalisti nel loro insieme, oggetto ora di minacce, ora di improperi, ora di maxi richieste di risarcimento del danno.

Do atto che Borrelli, pur in presenza di una richiesta di archiviazione a tempo di record da parte della Procura di Velletri, ha mantenuto la parola così come concordato nello studio del suo legale quando il procedimento era appena agli inizi. La storia era finita lì, con una stretta di mano che si è ripetuta ieri sera, ma la decisione della Procura aveva imposto una accelerazione e c’erano dei tempi da rispettare.

A questo punto non opporrò la richiesta di archiviazione e la storia- che era di mero principio – termina qui.

Resta il dubbio, che ieri ha sollevato di nuovo Ivano Bernardone, su chi è ancora moroso e chi non , ma temo che andranno ad aggiungersi ai tanti singolari misteri di questa città.