Candido-Luciano: 22 anni e ancora non basta…

Bruschini-DeAngelis

Quando Luciano Bruschini avrà finito il suo mandato, salvo dimissioni che ci porteranno al voto nel 2017, sarà stato sindaco per 12 anni, compresi i due all’inizio degli anni ’90. Toccherà riprovarci a Candido De Angelis, il quale lo è già stato per 10. I due nemici-amici, insieme, hanno avuto la massima responsabilità di guidare Anzio per 22 anni su 72 dal dopoguerra a oggi. Esclusi i quattro periodi con il commissario, praticamente quasi un terzo del tempo è stato scandito dalla loro gestione e da quella di maggioranze che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica.

Partiamo da questa considerazione statistica per affrontare il discorso dell’apertura di Luciano Bruschini che ha fatto l’ennesimo “colpo” della sua vita politica – capacità che gli va riconosciuta – e ha allargato la maggioranza, mettendo una pietra sopra ai veleni dell’ultima campagna elettorale che si sono trascinati fino all’ultima intervista – quella del 30 gennaio – rilasciata da De Angelis al Granchio.

Avessero avuto un po’ di dignità i consiglieri dell’attuale maggioranza che hanno votato turandosi il naso improbabili piani triennali dei lavori pubblici – avevano una copia loro e un’altra l’assessore, per esempio – o una fidejussione per il porto oggetto di contestazione della Corte dei Conti, si sarebbero alzati e sarebbero andati via. Avrebbero detto “Bene sindaco, ora vai avanti con loro...”

Non lo hanno fatto perché molti, purtroppo, da quella posizione hanno una “rendita” che sia un’associazione vicina, una cooperativa, una pratica da sbloccare, i terreni per una delle biogas, un lavoro da dover ricominciare se si va a casa e via discorrendo. Candido De Angelis fino a due mesi fa le ha definite una “marchettopoli” e ha parlato di “progetto alternativo” oltre che di “persone che hanno fatto il loro tempo”, ma tanto a ricordargli cosa pensava di questa maggioranza saranno in pochi.

Dalla A di Amabile alla Z di Zucchini la fila per il candidato sindaco del centro-destra che è tornato insieme è già iniziata ed è lunga. Si dimentica il passato, le accuse durissime della campagna elettorale, lo scontro fisico al dibattito organizzato dal Granchio al Serpa Hotel e le parole durissime all’esterno della redazione dello stesso giornale.

Dicono che questa sia la politica, sta bene a loro e ai cittadini che li hanno votati e li voteranno, sta bene a tutti.

Ma guardandosi indietro – Bruschini è stato assessore dall’85 al ’90 prima di fare il sindaco, De Angelis ha fatto per un breve periodo anche l’assessore con la Dc, quindi il capogruppo di An e smesso da sindaco è stato senatore – i due che oggi si ritrovano non pensano che avevano il dovere di creare una nuova classe dirigente? E che rinnovamento è quello per il quale: fuori tutti, tranne me? E come pensa, De Angelis, di presentarsi a chi l’ha votato tre anni fa con l’idea di mandare a casa i Bruschini, Placidi & C.?

Il centro-destra riunito è certamente una scelta, Agostino Gaeta ha parlato di “responsabilità”, qui l’impressione è che sia più “conservazione” che altro. Ma è una scelta che da quella parte della barricata sembra fatta e rappresenta una sfida anche al centro-sinistra incapace – in questi anni – di contrastare quel modello con un progetto alternativo, anzi bravo a suicidarsi. A dire il vero, quel “modello Anzio” è tramontato dopo il primo mandato De Angelis, ma il punto è un altro. Possibile che il centro-destra non possa prescindere dai sindaci che ci hanno già governato per 22 anni?

Ci saranno non un Placidi (è lì dall’85), un Alessandroni (dal ’90), un Attoni (più volte assessore, da An a La Destra, alla civica e ritorno) o uno Zucchini (assessore, sindaco, direttore generale, di nuovo assessore) ma una Nolfi, una Cafà, un Romeo De Angelis, una Di Fede, un Gatti, un Fontana? Possibile che questa città debba essere legata alla staffetta De Angelis – Bruschini – De Angelis?

Nel 2008 parlare di “continuità” poteva anche avere un senso, ma dieci anni dopo l’ex sindaco ed ex senatore (che a voler essere parte della scena somiglia molto a un altro che è stato primo cittadino e anch’egli senatore…) quale “continuità” vuole portarci? Forse quella di chi non vuole schiodarsi dall’essere attore protagonista. Come diceva il Marchese del grillo? “Io so io e voi non sete un c….” La vecchia e nuova maggioranza lo sanno, ma a loro – e finora, diciamolo, anche ai cittadini – va bene così.

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