Il porto non diventi delle nebbie, per piacere….

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Dal consiglio comunale dei giorni scorsi e dal dialogo in aula tra il sindaco Luciano Bruschini e il suo predecessore Candido De Angelis, sappiamo qualcosa in più sulla vicenda porto. Non tutto, però, né possiamo dire di avere quella chiarezza chiesta da De Angelis in assise e dal Pd che vuole una convocazione specifica, necessaria per capire dove va la Capo d’Anzio che è titolare della concessione ma rischia di essere privatizzata.

Quello che sappiamo è che “Nessuno ha pensato di venderla” – ha detto il sindaco, riferendosi alla società. E che se le cose dovessero andar male “restituiremmo tutto alla Regione, parlando prima con la Corte dei conti“. Alla domanda sul perché un piano di razionalizzazione all’ordine del giorno del consiglio comunale all’inizio di aprile sia stato fatto da un esterno al Comune e si apprenda solo da un intervento della Corte dei conti rispetto alla contestata fidejussione pagata nei giorni scorsi “è previsto per legge che lo faccia il sindaco, ho dato incarico e l’ho mandato con otto mesi di ritardo” . Poi la promessa agli ormeggiatori “Sono sempre stato per il dialogo, ci riparlerò, nessuno vuole fare guerre o creare disoccupati“. E poi la storia degli anni persi, quindi il “famoso” bando. Il 29 mattina il sindaco doveva incontrare i tecnici “per un nuovo progetto, da 190 a 130 milioni di euro per riandare in gara“. SI arriva a quella cifra rivedendo alcuni materiali, non l’atto d’obbligo – quindi le opere – tra Comune e Capo d’Anzio.

Fermi un attimo, ma il sindaco pensa davvero che dormano tutti? Non è lui che ha firmato con Marconi, dopo l’inversione del crono programma e dopo l’assemblea dei soci, una “road map” che prevede intanto l’avvio dei lavori nel bacino interno? Fare la gara non paralizzerà per altri mesi il porto e le casse della società?

La chiarezza che da questo umile spazio si chiede da anni, ormai, va fatta una volta per tutte e in Consiglio comunale, senza proclami (“caccio Marconi….” che infatti è ancora lì) ma dando certezze. Tutto deve diventare il porto della città meno che quello delle nebbie.

Il piano finanziario che anche il sindaco ha approvato e prevede le fasi 1 e 2 – quelle ancora oggi sul sito della società – ha un suo fondamento, la gara, oggi, è un altro salto nel buio.

La delibera presentata ad aprile e rinviata diceva perché la Capo d’Anzio deve restare pubblica, oggi rischiamo sia tardi. De Angelis ha ragione, non vuole avere “la responsabilità morale di aver privatizzato il porto” e il sindaco fa bene a ribadire che “non si vende e se l’argomento viene in consiglio comunale voto contro“. Ma alle buone intenzioni devono seguire i fatti e lui non ha dato corso a un ordine del giorno del 2012, aveva il parere di Cancrini sul passaggio da Italia navigando a Mare 2 – poi Marinedi – sempre Marconi e ha fatto causa tre anni dopo, dice una cosa in assemblea e un’altra in Consiglio, non ha mai fatto le assemblee pubbliche promesse, a chi dobbiamo credere?

Infine Marconi. Un socio che sta lì, buono buono, senza un euro al punto che la fidejussione il Comune l’ha pagata e lui s’è messo a rate, ma personaggio capace di tutto. L’ha dimostrato mentre firmava i patti parasociali ad Anzio, da amministratore di Italia Navigando che doveva essere completamente pubblica ma nella quale aveva già delle quote. L’ha dimostrato rimanendo buono buono in quel carrozzone che lui stesso, con l’appoggio trasversale della politica, aveva creato, ha fatto progetti, messo know how, fino a uscirne con 10 porti – controvalore di 16 milioni di euro – al termine di un’operazione di ingegneria finanziaria senza eguali.

Se e quando presenterà il conto ad Anzio saranno guai, per questo di tutto abbiamo bisogno fuorché di chiacchiere.

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Villa e grotte monumento, ora rilanciamole

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La notizia è arrivata di buon mattino, via whatsapp, dopo la lunga discussione sul bilancio regionale. Ieri era stato detto che si sarebbe trattato l’argomento, ma l’esito era tutt’altro che scontato. Anzi, qualcuno del Pd quando si è visto “scavalcato” ha provato a dire che non era il caso, ma alla fine ha prevalso il buon senso.

Oggi c’è la conferma che la Villa e le grotte di Nerone sono un monumento naturale e che un altro passo in avanti è stato fatto per rilanciare un sito da anni abbandonato a se stesso.

Un plauso al consigliere regionale Giancarlo Righini che ha portato avanti questa iniziativa, uno più grande alla concittadina Chiara Di Fede che con ostinazione non ha mollato. Non è un caso che sia anche componente del variegato comitato che si è battuto per il riconoscimento tra “I luoghi del cuore” del Fondo per l’ambiente italiano di quell’area.

Non è un caso che tutto nasca da quello che abbiamo ribattezzato ben presto eco-mostro e sul quale le procedure sono state tutt’altro che trasparenti.

Ma è bene guardare avanti e pensare, davvero, a come tutelare e rilanciare il luogo non a caso scelto dagli antichi romani – pensare solo a Nerone è riduttivo, ma è un nome che “tira” – e farne un’occasione per la città.

La giunta ha deliberato uno stanziamento, il Fai ha detto che il progetto è meritevole ma non l’ha finanziato, ora c’è questo riconoscimento e magari qualcosa si potrà ottenere anche dalla Regione, ma una cosa è certa: il progetto presentato al Fai non costa un’enormità e un’amministrazione lungimirante – che non si preoccupa di chi ha portato avanti l’iniziativa né di eventuali ricadute “politiche” ma della città- lo finanzia per intero e fa un primo passo.

Sarebbe importantissimo, un segnale, dire che oltre mercatini, luminarie, iniziative con soldi sistematicamente a pioggia, si investe su qualcosa. E’ un augurio, visto mai che il 2016 ci porta una buona notizia e fa intervenire per un bene sul quale Chiara – ma anche Francesco, Silvia, Claudio… – si è spesa, ma che resta un’occasione della città.

Analisi del 2015, grazie a chi mi segue…

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 49.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 18 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

“Ma quale chef…” Ciao, Regina

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Regina ai fornelli (foto Rinobarillari.com)

Mi chiamò un collega dell’Ansa, aveva appena “passato” la notizia che la migliore zuppa di pesce d’Italia era quella di Alceste al Buon gusto e disse che dovevamo andarcela a mangiare insieme.

Non che servisse una giuria specializzata per dircelo, ma faceva piacere che il nome di Anzio e di uno dei suoi ristoranti più rinomati fosse sull’Ansa e con un premio del genere. La gastronomia di qualità è uno dei nostri punti di forza e Regina, che quella zuppa l’aveva preparata, ne è stata una delle migliori rappresentanti.

Se n’è andata lasciando, ne sono certo, una importante eredità a Igino – Gino per tutti noi –  Maria Elena e Priscilla ai quali mando un abbraccio virtuale. Ricordando un aneddoto di quando, con quel collega, andammo a mangiare la zuppa di pesce qualche settimana dopo la vittoria.

Chiese di complimentarsi con la chef e lei rispose “ma quale chef, io so’ cuoca”  con una schiettezza unica.

Una battuta che ci dice come, mentre in tv ci riempiono di programmi di cucina, di improbabili gare e dove a farla da padrone sono chef stellati e a volte un po’ montati, che il protagonista è anzitutto il cibo, poi anche chi lo prepara.

Con le ricette “di una volta“, quelle dei cuochi, di chi da dietro le quinte della cucina ci ha regalato piatti indimenticabili. E quella zuppa, la migliore d’Italia e del Mediterraneo. Ciao, Regina.

Yachting club Capo d’Anzio, ma sul porto prima capiamo…

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La vittoria al Tribunale amministrativo regionale ha spinto il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio ad “accelerare” le procedure per risolvere la questione con le cooperative degli ormeggiatori e il Circolo della vela di Roma.

Mentre gli ormeggiatori se vorranno mantenere il lavoro ora dovranno accettare le eventuali proposte della Capo d’Anzio, tra le idee emerse per il circolo c’è quella di una gestione diretta dello spazio. Ospiterebbe la sede della Capo d’Anzio e uno yachting club. Il tutto con la garanzia del mantenimento dell’attuale occupazione e un bando pubblico per affidare in gestione il ristorante. Proposta che affascina, non c’è dubbio, anche se prima sono altre le cose da capire.

Da una nota della Corte dei conti rispetto alla fidejussione prestata dal Comune alla società – e pagata dopo una delibera di giunta – oltre ai dubbi sullo strumento utilizzato, emerge che la magistratura contabile ignorava l’esistenza della garanzia (e se confermato sarebbe gravissimo) ma soprattutto che un “piano di razionalizzazione” della società per le note previsioni della spending review è stato fatto. Da chi? Cosa prevede? Perché non ne è stato informato il consiglio comunale e, quindi, la città che rappresenta pur sempre il 61% della Capo d’Anzio?

C’è poi il discorso della situazione finanziaria della società partecipata dal Comune, la vicenda del Life e i rapporti con l’Unione europea che rischia di avviare una procedura d’infrazione o inserirci nella “black list“.

Così come resta da capire se vale quanto votato dall’assemblea dei soci – e successivamente confermato dal sindaco in una intesa sottoscritta con Renato Marconi – o se davvero si vuole fare un nuovo bando del quale vedremmo la gara (se va bene) non prima di sei mesi.

La Capo d’Anzio nel frattempo cosa fa? E il porto attuale lo lasciamo abbandonato in attesa di chi vince il bando e “privatizza” la gestione o facciamo in modo che funzioni meglio?

L’altra faccia della medaglia è, purtroppo, la cessione del 61% a Marconi. Una strada obbligata se non si deciderà cosa intende fare il Comune delle sue quote. Per questo la chiarezza su obiettivi e strategie che si invoca da tempo – inutilmente – è fondamentale. Poi ben venga lo Yachting club, ma prima fateci capire.

 

 

Il Consiglio “aggirato” e il singolare caso privacy

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Speriamo che stavolta nessuno si offenda, ma alla vigilia del Consiglio comunale che chiuderà l’anno politico ad Anzio – la convocazione è prevista per il 28 dicembre – c’è qualcosa che non torna.

L’impressione è che su più di qualche argomento il Consiglio sia “aggirato“, per questo sarebbe bene avere dei chiarimenti. Proviamo ad andare con ordine.

C’è un ufficio del Comune, quello delle politiche delle entrate, che diffida consiglieri e assessori a pagare il dovuto all’ente pena l’incompatibilità. Materia, quest’ultima, di competenza del Consiglio. Esce fuori la vicenda, c’è la nota storia dello “sgarrupato“, ma sono passati due mesi e i consiglieri – unici chiamati a decidere su eventuali incompatibilità – non sanno ancora qual è la reale situazione. E se la ignorano loro, figuriamoci i cittadini che li hanno eletti. Sulla questione – rispetto ai destinatari delle lettere – torneremo più avanti.

C’è un consigliere dell’area metropolitana che paventa l’incompatibilità di Cristoforo Tontini – eletto nei 5stelle ma al centro da mesi di scontri interni al movimento di Grillo – e la vicenda anziché essere affrontata nella sede del Consiglio comunale è “risolta” da una nota del segretario generale il quale,  nell’ultima seduta, aveva riferito essere tutto a posto. Ma, lo diciamo da profani, non si dovrebbe conoscere e poi votare?

C’è la vicenda porto, poi, che si sta giocando tutta fuori dall’aula dove il 61% delle quote detenute dai cittadini di Anzio è rappresentato. Si parla di una fidejussione che il Comune è pronto a pagare – previa delibera di giunta – ma di quello che vogliamo fare della società nulla è dato sapere. E dire che c’è stata anche la pronuncia, “snobbata” dal socio di maggioranza che non ha inteso fare comunicati, del Tar a favore della Capo d’Anzio che ha chiuso il contenzioso con gli ormeggiatori.

Ebbene manca il piano di razionalizzazione, c’è la scure della Corte dei conti sulla fidejussione, quella dell’Unione europea sul progetto Life e tutto fila liscio. Anzi, c’è chi continua a fantasticare del bando

C’è la storia della contro-relazione del Ministero dell’economia che respinge buona parte delle risposte del Comune. Qui la memoria – e uno streaming “de noantri” – potrebbe difettare. Qualcuno dei consiglieri ha mai chiesto al sindaco cosa ha fatto a riguardo e a che punto è la situazione?

C’è la variante – perché come tale si palesa – dell’area “Puccini” votata in giunta e sulla quale un comitato di cittadini si sta muovendo. L’urbanistica è materia, notoriamente, di Consiglio comunale e se pure – come dice l’assessore Attoni – siamo in presenza di una “variante non sostanziale” – è inimmaginabile far finta di nulla.

Vedremo se il 28 qualcuno chiederà lumi su queste vicende.

Dicevamo della presunta incompatibilità per i “morosi” e la privacy dei destinatari. Dal Comune hanno risposto, genericamente, che i nomi non possono essere forniti. Ci siamo rivolti al garante della privacy che ha fatto sapere di non poter rispondere a riguardo:  “Spetta all’Amministrazione destinataria della richiesta di accesso verificare, caso per caso, l’interesse e i motivi sottesi alla relativa istanza, nonché valutare la sussistenza di una delle ragioni per le quali il documento può essere sottratto alla conoscibilità del richiedente, essendo la stessa in possesso di tutti i necessari elementi di ponderazione della istanza di accesso. Le determinazioni dell’amministrazione, in caso di ostensibilità oppure di diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso, non sono sindacabili dinanzi a questa Autorità (…)“.

Allora siamo andati alla commissione nazionale per l’accesso istituita dal Governo che per competenza ha girato il quesito al difensore civico regionale, il quale a sua volta l’ha mandato a quello dell’area metropolitana. L’impressione è che si tratti di uno scaricabarile.

La politica è piena di lacune, ma la burocrazia non sembra messa meglio. Vedremo se, come e quando arriverà una risposta. Qui si vuole semplicemente ricordare che non parliamo di semplici cittadini ma di consiglieri comunali e assessori, quindi di personaggi pubblici.

Ivano Bernardone, del Pd, nel consiglio del 5 novembre ha ricordato come, a suo parere, andrebbero pubblicati oltre i redditi anche gli avvenuti pagamenti a favore del Comune dei tributi dovuti in quanto cittadini.  E’ una strada da intraprendere, pensasse a proporla….

E buon Natale a quanti hanno la bontà di seguire questo spazio.

L’ultimo incendio a Zodiaco e la sicurezza percepita

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Non sanno più a chi santo votarsi. L’ultimo incendio nel quartiere Zodiaco dimostra ancora una volta l’assoluta mancanza di sicurezza. Lì, come altrove. I cittadini residenti e il Comitato lancia l’ennesimo appello. A vuoto.

Di certo è impossibile “militarizzare” una città, ma un’attenzione diversa sarebbe indispensabile. Con un sistema di telecamere degno di tale nome, per esempio, mentre su questo fronte si continua ad arrancare. Non si hanno più notizie, poi, dell’attività che la commissione-sicurezza ha svolto e dei risultati che ha prodotto.

Né c’era da aspettarsi di più, visto che nel programma con il quale il sindaco Luciano Bruschini è stato eletto nel 2013 non c’è alcun cenno a politiche di sicurezza per la città.

L’incendio a Zodiaco e il ripetersi di furti,  dicono che la sicurezza percepita – quella più importante, ciò che avvertono i cittadini rispetto alla condizione nella quale si trovano – è ai minimi termini.

Un’amministrazione ha mille problemi, non c’è dubbio, ma a fronte di quello che sta accadendo avrebbe dovuto da tempo mettere mano alla situazione. Cosa non facile, sicuramente, ma qui sembra mancare persino la volontà di occuparsi di certi temi.  O di provare almeno a farsi sentire in Prefettura, al comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Mica sono spettacoli e luminarie, del resto, suvvia….

Vignarola e richiedenti asilo: in piazza una domenica diversa

anzioC’era il comitato “La Vignarola nel cuore” e c’erano i ragazzi richiedenti asilo, insieme a chi li sostiene dal primo momento, a dire che “Non  fermi la solidarietà sparandoci addosso“.

Due vicende solo apparentemente lontane, intorno alle quali in piazza Pia ci si è ritrovati senza bandiere. Ci sono argomenti, del resto, che superano qualsiasi steccato e così è stato oggi.

Nessuna bandiera di partito, ma chi vuole capire da una parte – è il caso della proposta per l’area “Puccini” deliberata dalla giunta – e dall’altra chi ha voluto esprimere, oltre i comunicati ufficiali, la vicinanza agli immigrati dopo che uno di loro – nei giorni scorsi – è stato colpito da uno sparo.

Capire ciò che sta avvenendo a “Puccini” serve a evitare ulteriori scempi sul territorio. Fermo restando che una cubatura lì è prevista dal piano regolatore, perché “spacchettare“? E’ o meno una variante? Sopratutto, chi ci garantisce che domani non avviene come con la convenzione “Federici” e cioè che non essendo più conveniente un albergo si chiede di rivedere il progetto per centro commerciale e residenze?

Domande alle quali non si è risposto nella sede dovuta, quella del Consiglio comunale, titolato a discutere di urbanistica. Pazienza quelli di maggioranza, allineati e coperti, ma gli zelanti (a volte) consiglieri di opposizione non si sono accorti che è stata tolta loro una prerogativa con l’approvazione solo in giunta di quella che vuole essere fatta passare come “variante non sostanziale” quando, di fatto, è sostanziale eccome?

Capire, continuare a battersi, immaginare anche un’alternativa se necessario,  chiedere intanto l’intervento della Regione Lazio. I tempi stringono.

Poco distante c’erano i ragazzi dei centri di via Armellino, dove c’è stato lo sparo, via Sele a Nettuno e dell’hotel Succi. Al loro fianco i tanti che in questi mesi gli sono stati vicini con ogni mezzo, esprimendo solidarietà concreta. Quella che, appunto, gli spari non fermano. In piazza anche a dire che si tratta di esseri umani, sui quali qualcuno forse ha fatto “affari” con complicità tutte da capire, ma che sono già vittime e non c’è alcun bisogno di infierire su di loro.

Una domenica diversa, insomma, il modo per dire che c’è una città che sente ancora il bisogno di dire la sua. Sarà bene non mollare.

Ps: vicenda porto, al contrario del trionfante comunicato dopo la mancata concessione della sospensiva sul ricorso del Pd relativo al bilancio, stavolta sindaco e assessori tacciono. Eppure la Capo d’Anzio, società al 61% del Comune, ha vinto nel merito. La gestione può finalmente partire, perché questo silenzio?

“Sangue sporco”, il viaggio non si ferma

11235437_10205843514500370_6893699645416827861_nLo ripetevano tutti, quelli che dicevano subito di sì e quelli che dovevano pensarci, ma anche quelli che declinavano l’invito a raccontare la propria storia o quella dei familiari alle prese con il sangue infetto. Ripetevano che era necessario parlarne, farlo sapere, denunciare, dare voce a chi – fino a quel momento – non ne aveva mai avuta.

Il viaggio di “Sangue sporco” è iniziato quasi tre anni fa e nei giorni scorsi, a Formia, si è concluso per il 2015 il “giro” di presentazioni. Scherzando (ma non troppo….) c’è chi sottolinea come sembra il tour di un Casadei o di qualche altro gruppo musicale. Siamo a 18 tappe da quando è uscito – Cesena, 28 marzo – ma in realtà il viaggio parte prima.

Dai primi accenni con l’avvocato Renato Mattarelli alla raccolta delle storie, dai contatti con le persone coinvolte alle telefonate per illustrare brevemente l’idea, dai primi incontri, fino alle interviste. Da Milano a Vibo Valentia, da Torino a San Felice Circeo, da Roma a Napoli e non solo.

Giornate spese grazie alla “corta” al giornale e inevitabilmente sottratte alla famiglia, ma dalle quali si tornava sempre con una esperienza unica. Auto, treni, aerei, manca la nave ma mai dire mai…

In ogni presentazione gli interlocutori chiedono cosa mi sia rimasto, in alcune è stato detto che traspare un inevitabile coinvolgimento, a me piace parlare di arricchimento e riscoperta del piacere di questa professione. Tra i ricordi di quando volevo fare il giornalista c’è quello di un collega della Rai che amava ripetere che ci siamo per “far parlare gli altri”.

Non avevano avuto voce, finora, i quindici protagonisti delle storie di “Sangue sporco” e – idealmente – non l’avevano avuta tutti coloro che quotidianamente continuano a battersi per vedere riconosciuti i loro diritti.

Ho provato a dargliela, ricevendo in cambio tante lezioni di dignità assoluta. Persone amareggiate, indignate, ma che possono andare a testa alta. Al contrario di chi, invece, quando va bene la testa la mette sotto la sabbia. Fingendo di non vedere il problema. Lo fanno, sistematicamente, al Ministero con i rimborsi o quando si costituiscono nei processi copiando e incollando e sapendo, in partenza, che tanto perderanno. Già, tanto poi non pagano mica….

L’ho scritto sul libro e vado a raccontarlo dove mi chiamano, ogni volta con la stessa voglia ma al tempo stesso l’apprensione per l’evento, con l’idea di proseguire il viaggio perché si parli di un argomento misconosciuto e la certezza che potrò incontrare gente nuova, scambiare opinioni, conoscere.

A Cesena, in occasione della fiera organizzata dall’editore, l’adrenalina era alle stelle: giocavo fuori casa e in platea c’erano medici che si erano presentati poco prima dell’evento. La responsabile di un centro trasfusionale che annuiva allentava la tensione nella bella sala della biblioteca Malatestiana, la presenza di Angelo Magrini – uno degli intervistati – arrivato apposta da Torino era un segnale importante per l’esordio del libro, mentre a rassicurarmi c’era la “prima fila” con sorella, nipote e cugino della collega Monica Forlivesi. Dalla “sua” Romagna erano arrivati i fans. E poi la cena a casa di Francesco Giubilei, il giovane editore senza il quale il libro non sarebbe mai uscito, in famiglia, con i piatti tipici….

Latina, la mia seconda città, la sala “De Pasquale” appena rinnovata, la bella lettera del sindaco Giovanni Di Giorgi letta dal presidente del consiglio comunale, Nicola Calandrini, l’avvocato Renato Mattarelli al fianco, il presidente dell’Ordine dei medici – alla faccia di quelli che quando leggono “malasanità” storcono il naso – la brava Dina Tomezzoli a moderare, un pubblico di amici, colleghi, tanti intervistati che avevano scelto di esserci. Tra loro ricordo il sorriso e l’abbraccio della ragazza down che sa di essere parte del libro… A Latina un altro paio di tappe, prima a una festa in piazza e poi all’Avis, di recente, con il complimento che il libro “è un monito a fare attenzione”.

A Roma l’appuntamento era in Senato, realizzato grazie all’amico e collega Lidano Grassucci. collaboratore del senatore pontino Claudio Moscardelli. Diciamo la verità: avremmo ufficialmente dovuto parlare di un disegno di legge, ma eravamo lì – nello splendido complesso di Santa Maria in Aquiro – per il libro. Mia moglie, i genitori, gli zii, la presenza istituzionale del Comune di Anzio con il vice sindaco Giorgio Zucchini, amici romani – alcuni persi di vista anni fa – quelli anziati e di Latina venuti apposta, la “sponsor” Maria Letizia Mariani che avrebbe offerto il cocktail subito dopo, i colleghi ex Ansa, quelli del sindacato. Tra tutti Santo Della Volpe, presidente della Federazione della stampa, venuto a mancare qualche mese dopo. Le sue toccanti parole sul libro, sull’argomento, sul “giornalismo di prossimità”, sono impresse nel mio cuore. Già non stava bene eppure volle esserci, spero che il mio grazie arrivi fin lassù….

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Con Santo Della Volpe al Senato, dopo la presentazione del libro

Rotta verso Milano, la sala Melampo con pochi presenti ma un dibattito comunque forte, con l’amico e collega Alessandro Fulloni al quale mi legano i trascorsi sul litorale romano, in mezzo alla strada, a raccontare la cronaca. In sala altri intervistati, alcuni conosciuti via facebook dopo l’uscita, amici e colleghi, qualche anziate in “trasferta”.

Anzio, allora, la mia città, alla vigilia della Comunione di Gaia, nell’aula magna del Chris Cappel College. Con me il presidente uscente dell’Unione cronisti, Guido Columba, e il fratello acquisito Ivo Iannozzi, direttore del Granchio. Il contatto creato da Elena Ammannito con i coniugi Cappelluti che hanno fatto un gesto d’amore incondizionato donando la scuola alla città per ricordare il figlio scomparso era andato a buon fine: tanti in sala, alcuni inaspettati, firme, abbracci, complimenti. Pensavo fosse finita, invece le tappe erano appena agli inizi.

Perché non se ne era mai parlato e adesso ti cercavano, chiedevano di organizzare, c’erano articoli sui giornali, l’ospitalità in tv e radio, sui siti….

L’amico e collega Claudio Pelagallo alla biblioteca di Aprilia, dove i rappresentanti degli emofilici hanno fornito la loro esperienza, la collega Adriana Paratore a Cosenza, dove ho conosciuto persone fantastiche; la collega Sandra Cervone a Gaeta – in una sala bellissima e con i passaggi letti dalla stessa Sandra emozionanti, oltre a Vanni Albano chiamato a moderare – il comitato elettorale dell’ex sindaco di Ceccano, l’iniziativa in piazza a Sabaudia con l’editore, il contatto creato con Tina Muscio a Salerno e la conoscenza con il collega Alessandro Mazzaro che mi avrebbe portato successivamente a Pontecagnano Faiano per il compleanno del suo sito, anche qui con la conoscenza di persone assolutamente piacevoli che senza “Sangue sporco” non avrei mai incontrato. E Gallicano (Lucca)? Lì hanno fatto storie per la sala, eravamo in “casa” dei Marcucci… Ma l’Arci Garfagnana non s’è tirata indietro, figuriamoci io…. Alle 21,15, in un paesino di provincia: “Verrà qualcuno?” chiedo mentre siamo a tavola. “Qui le cose si fanno dopo cena…” Era pieno, peccato per i pochi libri disponibili. Però nuovi contatti, conoscenze, appuntamenti che vorremmo organizzare.

Ancora Anzio, con il Comitato Villa Claudia su input di Angelo Pugliese e Stefano Colelli, Terracina grazie a Franco Iannizzi E Marcela Avduramani, Formia con il sacerdote e amico Alfredo Micalusi, il presidio di Libera e il “consigliere” Saverio Forte a moderare l’appuntamento al quale ha preso parte il direttore generale della Asl Michele Caporossi.

No, non finisce il viaggio, passato da sale importanti a librerie, da incontri all’aperto a hotel, caratterizzato sempre dalla voglia di raccontare.

Sangue sporco” è alla prima ristampa, spero ne seguano altre, a gennaio forse ci vediamo a Bari (il 19, da confermare), a febbraio sicuramente a Ferrara (il 10) e poi Modena e Bologna, di nuovo a Lamezia Terme, ancora Genova, Torino, Napoli….

Critiche, complimenti e contatti arrivano grazie a facebook che ha facilitato scambi di idee e appuntamenti, ma passare dal mondo virtuale all’incontro con le persone resta la cosa più bella.

E’ quello che noi giornalisti dovremmo fare, sempre. Facendo “parlare gli altri”. Grazie a tutti.

Porto, il Comune paga (forse) e Marconi si mette a rate

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L’ultima versione è che si aspetta una delibera di giunta. Intanto il 15 dicembre è passato e l’ultimo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio – quello della serie “o paghi o partono gli atti” – non è ancora stato rispettato.

L’istituto di credito, dopo aver avuto una pazienza infinita ed essersi preso le briciole del prestito alla Capo d’Anzio – società nata per realizzare e gestire il porto – ha avuto un “aut aut” dalla Banca d’Italia. Non si poteva tollerare oltre il piano di rientro che era successivo a un altro e un altro ancora. Benché garantito da una fidejussione sulla quale la Corte dei conti, di recente, ha avanzato più di qualche perplessità.

Risultato? Si è scelto di pagare dei circa 840.000 euro tra iniziale prestito per registrare la concessione e interessi, 500.000 euro circa subito e il resto a rate. Com’è noto la Capo d’Anzio ha il 61% del Comune e il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi.

Quest’ultimo, fra l’altro, è in predicato di acquisire l’intero capitale quando necessariamente si dovranno dismettere le quote pubbliche per la “spending review” e per non avere predisposto il piano previsto dalla legge. Inutile denunciarlo da anni, perché molti continuano a fossilizzarsi su un progetto che ha la concessione ma dimenticano che il fulcro dell’operazione è la società.

Ebbene oggi il 61% pubblico è pronto a pagare per intero la sua esposizione – in cambio dell’eliminazione degli interessi –  mentre il 39% privato lo farà a rate. Anzi, sarà la Capo d’Anzio a farlo, con l’impegno di Marconi a versare la sua quota e gli interessi.

L’operazione, praticamente fatta, ha subito un rallentamento perché in Comune c’è chi prima di dare il via libera al pagamento vuole vederci chiaro o chiede, appunto, una delibera di indirizzo.

I 500.000 e rotti euro ci sarebbero pure, si tratta di “accantonamenti” che ora vengono messi a disposizione (ma non si poteva rispettare il piano di rientro, a questo punto?) solo che questa vicenda somiglia tanto all’italica abitudine per la quale le perdite sono pubbliche e i profitti privati. Il Comune paga subito, Marconi lo farà….

Fermo restando che l’ingegnere, finora, se ne è stato buono e tranquillo, ha detto sempre sì, ha ingoiato i dietrofront del sindaco che in assemblea diceva una cosa e in Comune un’altra, firmava con lui un documento e poi – tre anni dopo il parere chiesto allo studio Cancrini –  gli faceva causa.

Sbaglieremo, ma da tempo sosteniamo che prima o poi Marconi presenterà il conto di una serie di attività svolte per la Capo d’Anzio. Come ha fatto con Italia Navigando.

Per questo  – siamo stanchi di ripeterlo – è ora di fare chiarezza, di dire cosa vogliamo fare della Capo d’Anzio, di farci sapere se e come intendiamo pagare non solo questo debito ma anche quello con l’Unione Europea per il progetto “Life” dopo che dagli uffici di Bruxelles è stato risposto picche a un piano di rientro ritenuto inidoneo.

Serve massima chiarezza, almeno finché saremo – tutti noi cittadini – proprietari del 61%.