La Villa di Nerone, l’Unesco: quando il sindaco la pensava diversamente

A me l’idea di candidare il parco archeologico della villa imperiale e i resti dell’antico porto neroniano all’Unesco piace. È una di quelle iniziative che dovrebbero unire la città e sottoscrivo da subito ogni iniziativa. La sintesi sull’ordine del giorno trovata in commissione – dopo che il consigliere Luca Brignone aveva posto la questione in Consiglio ed era stato, al solito, sbeffeggiato dal sindaco – è un passo avanti. Il presidente Vasoli vada avanti, senza guardare ad appartenenze. Va comunque ricordato che se siamo arrivati a questo punto, sarà pur vero che nessuno della “politica” si accorse di quello che accadeva – e l’attuale sindaco era senatore, molti di quelli che sono nell’ambiente c’erano e ci sono, i giovani virgulti pendevano dalle labbra dei più esperti – ma un comitato pose la questione e venne deriso. Grazie a quel comitato c’è stata prima la campagna “Fai”, quindi l’area è stata dichiarata dal Consiglio regionale “Monumento naturale”, esiste ed è stata allegata alla relazione presentata in commissione una proposta per valorizzare il sito…. ieri. Così come lo sbandierato professor Felici, il suo contributo al lavoro del Comitato lo aveva già dato. Insomma, per andare all’Unesco non partiamo da zero, a patto che sia una cosa seria e non una battuta elettorale come quella sulla biogas che sarebbe stata portata fino all’Onu, intanto ha aperto e non sappiamo ancora se i rilievi per la messa in esercizio siano stati fatti o meno.

Ecco perché a partire dalla costituzione di parte civile non si scherza. Il sindaco in consiglio comunale ha – come al solito – provocato “smantellamento e costituzione di parte civile, la dovete votare” – ha detto alla sua maggioranza. Arrivando a ipotizzare che la costituzione era contro il consiglio comunale 2008-2013 e “su proposta di Leu” contro la Regione oggi guidata dal centro-sinistra.

Al primo cittadino piace – come diciamo da queste parti – “buttarla in caciara”. Quella costituzione di parte civile è – eventualmente – in un procedimento penale avviato dalla Direzione distrettuale antimafia, nel quale figurano personaggi riconducibili al periodo della giunta Polverini e c’è un attuale consigliere di Forza Italia coinvolto. Così, per dirlo a chi dovrà votare un ordine del giorno concordato in commissione e in consiglio rappresenta proprio quel partito. Vedremo se sta dalla parte del Comune e dei cittadini che hanno subito un danno o da quella del proprio schieramento politico.

Altro discorso riguarda lo smantellamento del molo in cemento. Su questo il Comitato e anche Brignone sono stati chiarissimi, il presidente della commissione parla di “riprogettazione” e commentando sui social ha scritto che servirebbero le bombe per togliere il cemento. Non dobbiamo escludere che al processo l’azienda potrebbe essere condannata, insieme agli altri al momento indagati, a ripristinare i luoghi. Passeranno anni e non possiamo permettercelo, è chiaro, per questo togliere quel cemento è intanto una strada da percorrere.

E siccome questa città ha una memoria cortissima, va ricordato che in consiglio comunale, il 20 maggio 2014 – i passaggi sono presi dal verbale della seduta – l’attuale sindaco (allora formalmente ancora all’opposizione di Luciano Bruschini, del quale oggi dice di essere ed è la continuità) disse “(…) Non ricordo che si parlasse di cemento ma può essere che la mia memoria sia labile e faccia fatica a ricordarlo ma non ricordo che si parlasse di cemento, perché obiettivamente l’opera si attesta male in quel sito ma al di là di questo, quello che io vorrei sapere è come si va avanti, cosa facciamo adesso. (…) Questo lavoro non aveva nulla di urgente, cioè l’urgenza era tanta perché il Terzo ormai è quasi scomparso, per cui c’era bisogno di un’opera a protezione ma perché dopo tanti anni non c’è stata una procedura di Via che potesse stabilire con la conferenza di servizi tutte le accortezze per intervenire in un luogo per noi sacro? Su questo avremmo dovuto avere la massima attenzione e fare tutto il necessario per poter salvaguardare le opere che andavano fatte in quella zona (…) per cui la mia domanda è questa: cosa abbiamo intenzione di fare per il futuro? La ditta ha lasciato il lavoro finito o lo ha lasciato a metà? (…) Rispetto a queste cose noi non siamo in grado di salvaguardare quella villa, probabilmente non stiamo facendo nemmeno le minime cose che dovremo fare, come la pulizia, l’attenzione, un controllo più serio, ecc.,. Io per esempio qualche sera sono passato e il sito è spento, c’è l’illuminazione ma non funziona. Allora chiedo al Sindaco la convocazione di una immediata conferenza dei servizi che possa vedere intorno ad un tavolo tutti gli attori principali a livello nazionale per quello che riguarda la salvaguardia di un monumento che per noi è fondamentale, è storia, è tradizione, e cultura. Una conferenza dei servizi con il ministero, con la Regione, con la Soprintendenza, con il Ministero dei beni culturali, con il Ministero dei lavori pubblici, Prefettura, Demanio, tutti gli attori interessati per mettere su un tavolo nazionale un problema che noi non siamo più in grado di affrontare (…).”

Sul cemento è evidente come la pensasse il sindaco, ha cambiato idea? E comunque dal 2014 a oggi la città era ed è governata da loro. Invece della conferenza dei servizi auspicata, sono continuate le derisioni verso i cittadini che si interessavano della vicenda. Sul resto poco è cambiato, anzi nulla. Però oggi – almeno – un obiettivo condiviso lo abbiamo.

Villa di Nerone, la proposta del Comitato: un’idea per ripartire

Vale la pena di leggere le 28 pagine della relazione che il Comitato per la tutela della villa di Nerone ha illustrato nel corso della commissione lavori pubblici al Comune di Anzio. Va dato atto al presidente, il consigliere Flavio Vasoli, di aver aperto a un contributo esterno che è arrivato – come è uso del Comitato – senza gridare, senza proclami, semplicemente proponendo. L’auspicio, si passi la battuta, è che il consigliere non sia stato redarguito dal primo cittadino per aver dato spazio a due persone che la pensano diversamente da lui – la professoressa Maria Antonietta Bonaventura Lozzi e l’architetto Paolo Prignani – e che non sono mai andate a genio al sindaco. Digressione a parte, c’è materiale sul quale lavorare affinché si faccia chiarezza su quello scempio e si trovi il modo di uscire dalla situazione.

Quel molo era un’opera di difesa immaginata per il “raddoppio” della riviera propedeutico alla realizzazione del nuovo porto che non si farà più. Quel molo è stato realizzato con palesi difformità e con più di qualche favorevole “svista” a vantaggio della ditta poi colpita da interdittiva antimafia. Cosa chiede il Comitato che nei suoi portavoce mette insieme – non me ne vogliano gli amici Chiara, Francesco e Silvia – diavolo e acqua santa? Semplice: “valutare gli estremi per la costituzione di parte civile nel procedimento che si celebrerà a breve e che, nelle presunte azioni illecite commesse dagli indagati, ha cagionato un grave danno alla nostra città con il lascito di uno scempio in cemento nel cuore del prezioso sito archeologico noto come Grotte di Nerone”. E ancora:

  • “la messa in campo tutte le azioni utili non solo alla protezione, ma anche alla valorizzazione di un sito che è tuttora un fiore all’occhiello del nostro territorio, purtroppo solo per gli addetti ai lavori.
  • la richiesta di promuovere una Conferenza dei Servizi, aperta ai contributi dei cittadini, coinvolgente tutti gli attori e i portatori di interesse di questa vicenda, in primis Regione Lazio e Soprintendenza, affinché agiscano efficacemente per eliminare dal nostro territorio questo “omaggio” deturpante, abbattendolo con gli accorgimenti necessari alla tutela del valore del sito.
    Auspichiamo che le proposte, frutto ragionato di sette anni di ricerca documentale e battaglie nelle sedi istituzionali preposte, trovino accoglimento a tutela e nell’interesse del prezioso sito noto come Grotte di Nerone”.

Ecco, questo è un modo di confrontarsi civile, pacato, portato avanti sin dall’inizio. Proposte del genere – come ho provato a dire, inascoltato – sono sempre una risorsa per la città e mai qualcosa da osteggiare. Certo, costituirsi parte civile mina qualche rapporto, basta risalire a chi mise la ruspa sui ruderi, ma sarebbe – quello sì – un segno di vera discontinuità. Comunque in quelle 28 pagine c’è una proposta ancora valida, di difesa e valorizzazione del sito. Sarebbe un bel modo di affrontare la vicenda. Senza gridare.

Di seguito ciò che in questo spazio ha riguardato l’argomento, per chi volesse approfondire

Il Consorzio, la soluzione dei 5stelle, la querela…

(Immagine dal sito http://www.consorziolavinio.org)

Dico la verità, delle vicende del Consorzio di Lavinio sento parlare da quando muovevo i primi passi nel mondo della cronaca locale, ormai qualche decennio fa, ma non me ne sono mai interessato approfonditamente. Per l’esperienza della campagna elettorale ascoltai le ragioni del Consorzio e quelle dei “dissenzienti”. Ho sempre immaginato quell’ente come qualcosa di avulso dalla città, solo che prende soldi del Comune e allora di recente ho ricostruito – è il mio mestiere, in questo spazio allargato anche alle opinioni personali – alcune vicende diciamo singolari. Al Consorzio non sono piaciute e ha deciso di sporgere querela.

Liberissimi, per carità, aspetto di essere chiamato e mi difenderò come ho sempre fatto. Vedremo se avranno ragione o se saremo di fronte all’ennesima azione temeraria nel tentativo di imbavagliare chi scrive. Vedremo se sarà utile a tirare fuori qualche carta…. Di questa vicenda, però, vi terrò informati da questo momento solo sulla base di atti giudiziari.

Quello che non ho raccontato, però, è che una soluzione ci sarebbe. L’ha proposta il Movimento 5stelle di Anzio attraverso il suo capogruppo Rita Pollastrini ed è stata approvata all’unanimità (e dimenticata) dal Consiglio comunale. La mozione prevede la modifica della convenzione affinché tutta la somma che il comune eroga sia destinata interamente alle strade ( quindi non a stipendi o tfr, per esempio) e che si inserisca una scadenza nella convenzione medesima. La stessa Pollastrini ha presentato in commissione l’ipotesi di avocazione della manutenzione di tutte le strade pubbliche ricadenti nel consorzio al Comune, come sta accadendo con successo in alcuni municipi di Roma. Di fatto si “svuoterebbe” il Consorzio e c’è da ipotizzare che questa cosa non piaccia molto a chi governa la città.