Villa di Nerone, la proposta del Comitato: un’idea per ripartire

Vale la pena di leggere le 28 pagine della relazione che il Comitato per la tutela della villa di Nerone ha illustrato nel corso della commissione lavori pubblici al Comune di Anzio. Va dato atto al presidente, il consigliere Flavio Vasoli, di aver aperto a un contributo esterno che è arrivato – come è uso del Comitato – senza gridare, senza proclami, semplicemente proponendo. L’auspicio, si passi la battuta, è che il consigliere non sia stato redarguito dal primo cittadino per aver dato spazio a due persone che la pensano diversamente da lui – la professoressa Maria Antonietta Bonaventura Lozzi e l’architetto Paolo Prignani – e che non sono mai andate a genio al sindaco. Digressione a parte, c’è materiale sul quale lavorare affinché si faccia chiarezza su quello scempio e si trovi il modo di uscire dalla situazione.

Quel molo era un’opera di difesa immaginata per il “raddoppio” della riviera propedeutico alla realizzazione del nuovo porto che non si farà più. Quel molo è stato realizzato con palesi difformità e con più di qualche favorevole “svista” a vantaggio della ditta poi colpita da interdittiva antimafia. Cosa chiede il Comitato che nei suoi portavoce mette insieme – non me ne vogliano gli amici Chiara, Francesco e Silvia – diavolo e acqua santa? Semplice: “valutare gli estremi per la costituzione di parte civile nel procedimento che si celebrerà a breve e che, nelle presunte azioni illecite commesse dagli indagati, ha cagionato un grave danno alla nostra città con il lascito di uno scempio in cemento nel cuore del prezioso sito archeologico noto come Grotte di Nerone”. E ancora:

  • “la messa in campo tutte le azioni utili non solo alla protezione, ma anche alla valorizzazione di un sito che è tuttora un fiore all’occhiello del nostro territorio, purtroppo solo per gli addetti ai lavori.
  • la richiesta di promuovere una Conferenza dei Servizi, aperta ai contributi dei cittadini, coinvolgente tutti gli attori e i portatori di interesse di questa vicenda, in primis Regione Lazio e Soprintendenza, affinché agiscano efficacemente per eliminare dal nostro territorio questo “omaggio” deturpante, abbattendolo con gli accorgimenti necessari alla tutela del valore del sito.
    Auspichiamo che le proposte, frutto ragionato di sette anni di ricerca documentale e battaglie nelle sedi istituzionali preposte, trovino accoglimento a tutela e nell’interesse del prezioso sito noto come Grotte di Nerone”.

Ecco, questo è un modo di confrontarsi civile, pacato, portato avanti sin dall’inizio. Proposte del genere – come ho provato a dire, inascoltato – sono sempre una risorsa per la città e mai qualcosa da osteggiare. Certo, costituirsi parte civile mina qualche rapporto, basta risalire a chi mise la ruspa sui ruderi, ma sarebbe – quello sì – un segno di vera discontinuità. Comunque in quelle 28 pagine c’è una proposta ancora valida, di difesa e valorizzazione del sito. Sarebbe un bel modo di affrontare la vicenda. Senza gridare.

Di seguito ciò che in questo spazio ha riguardato l’argomento, per chi volesse approfondire

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