Biogas: i voti, la salute, qualche numero, i silenzi…

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Nell’acceso dibattito che si sta sviluppando sulle due centrali biogas previste ad Anzio, una autorizzata con parere favorevole del Comune nel 2012 – presente l’assessore Patrizio Placidi – e l’altra prossima alla conferenza dei servizi, noto che pochi provano a capire e tanti (soprattutto politici e affini), invece, mirano a spararla più grossa.

E’ stato convocato un nuovo consiglio comunale, ma francamente per fare cosa dopo che c’è stata una mozione unanime è tutto da capire. Così come è incomprensibile il “nervosismo” che ha riguardato la maggioranza appena dopo il voto della mozione stessa. Non s’è mai vista, lo sostengo da mesi, una mozione fermare delle centrali e pertanto è incomprensibile questa agitazione. Oppure, in fondo in fondo, i cittadini che si stanno muovendo, hanno ragione? E se fosse, qual è stata ed è la linea del Comune?

Ondivaga, come sempre, ma intanto si deve dire davanti “non si faranno” per aggraziarsi i cittadini di Sacida e dintorni – immaginando i loro voti e il fatto che abbiano il cosiddetto anello al naso – e contemporaneamente muoversi  nel sottobosco della politica per vedere, aggiustare, trattare, tentare accordi in vista delle prossime elezioni.

Perché di voti si tratta, di un’uscita in più o in meno sui giornali, ma alla salute dei cittadini ci pensano pochi. Almeno questa è l’impressione. Hai voglia a dire che non inquinano, sono moderni, e via discorrendo, vogliamo intanto affermare il principio che uno è già troppo? Addirittura due….

Ripetiamo, non è che la storia del ricorso al Tar serve per fermare, intanto, un’iniziativa e dare anche all’altra la possibilità di avere il via libera?

Diciamo pure che sono impianti straordinari, ma vogliamo metterci che per circa 100.000 tonnellate – qualcosa più, qualcosa meno – destinate ai due siti, passeranno almeno 30 camion da 10 tonnellate ognuno al giorno in entrata e in uscita? Fa, se va bene e sono sempre a pieno carico, minimo 60 mezzi al giorno tra via della Spadellata e Cinque Miglia,  tra l’altro con una scuola vicino e strade ben note. Ma ci si preoccupa almeno di questo? Già perché nessun imprenditore si accontenta di avere un impianto che lavora a mezzo regime e si andranno a prendere i rifiuti di mezza provincia di Roma per farli funzionare.

C’è chi si è posto il problema, tra i tanti politici urlanti, compresi quelli di maggioranza che si sono visti sotto al naso approvare una centrale a loro insaputa? E significava biogas o affini il punto del programma 2013 di Bruschini nel quale si afferma che: “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà ed agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili con la creazione di un parco solare Comunale“?

Andrebbe chiesto al sindaco, all’assessore Placidi al quale – invece – nessuno osa chiedere. Né in consiglio comunale, né in comunicati, né in trasmissioni tv, né dai mezzi di informazione. Eppure il parere nel 2012 l’ha dato lui – siamo certi informandone il sindaco – oggi è il suo assessorato ad avere ancora in mano la situazione per la conferenza del 17 marzo, perché questi silenzi? Cosa dà a Placidi quest’aura di “intoccabilità“? Mistero.

Magari domani a qualche giovane di buone speranze che interverrà al convegno sull’inquinamento urbano  organizzato da ragazzi di area Forza Italia e affini, verrà in mente di porre almeno dei quesiti agli illustri docenti annunciati. Così, per capire….

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Biogas, se a decidere fosse un referendum…

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Si poteva anche scommettere a essere facili profeti quando, giorni addietro, scrivevamo che sulle centrali avevamo scherzato. Colleghi di più testate dicono senza mezzi termini che si sta lavorando per tornare indietro sulla mozione che impegna il Comune a fare ricorso al Tar su quella autorizzata e ad esprimersi in modo contrario su quella che andrà in conferenza dei servizi il 17 marzo.

Ovviamente dagli ambienti politici ci dicono il contrario, si affrettano a incontrare comitati, fare riunioni “da cittadini” dimenticando di essere in maggioranza e con dei ruoli precisi. La confusione regna sovrana, la certezza era e resta che un impianto è autorizzato con il benestare del Comune e senza che uno – sì, anche uno solo – in Consiglio abbia chiesto lumi all’assessore Patrizio Placidi di cosa fosse andato a dire nell’esprimere il “” del Comune. Un altro lo sarà ovvero a oggi non c’è un parere del Comune perché l’assessore ha detto che si stava preparando e il dirigente ha riferito di non saperne nulla.

L’impressione è che dietro a questa vicenda degli impianti con un chiaro riferimento ad assessori – i quali però smentiscono, dobbiamo darne atto – ci siano strategie ben diverse. Che guardano, purtroppo, al voto prossimo venturo. Ecco che il ricorso al Tar è passato come una “vittoria” di Cafà e Nolfi, con la presa di posizione ancora oggi incomprensibile di Alessandroni, l’eventuale ritiro porterebbe (dicono) alle loro dimissioni, già date una volta e poi rimangiate. Ma davvero abbiamo bisogno di questo teatrino? Ma davvero si pensa che i cittadini siano così sciocchi?

Forse sì, d’altro canto il sindaco e i suoi amano ripetere di essere stati votati ed essere stati eletti democraticamente, segno quindi che ai cittadini va bene che si giochi sulla loro pelle. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, quando i Placidi, Nolfi, Cafà, Alessandroni, Zucchini, Attoni e compagnia ci fantasticavano di un central park o di neropolis, del porto e altre amenità, una biogas era già autorizzata con parere favorevole del Comune. All’insaputa sicuramente dei cittadini. Non di Bruschini e Placidi. I quali, poi, in Consiglio comunale non hanno avuto il coraggio di difendere la loro scelta. Di spiegarci che serve, non inquina, crea occupazione o quello che si vuole…. No: mozioni, riunioni, pianti, scuse, silenzi colpevoli almeno dell’opposizione nei confronti di Placidi, trattative, comunicati, interpretazioni autentiche, accuse, finte dimissioni.

Basta, per piacere. Di fronte al rischio che una centrale è autorizzata e ce la terremo così com’è, si decida di far scegliere i cittadini che un amministratore oculato avrebbe coinvolto prima di dare un parere. Si faccia un referendum, perché sono rimasti pochi capelli e ormai bianchi a chi scrive, ma abbastanza memoria per ricordare Luciano Bruschini sindaco che in una riunione a Colle Cocchino – anni ’90 – veniva a parlare del depuratore che sarebbe diventato “una grande villa” mentre negli anni i cattivi odori sono ormai all’ordine del giorno e l’impianto è visibile a tutti, altro che villa con alberi intorno…. E la biogas che sarà? Una specie di domus romana dei giorni nostri?

Si faccia scegliere ai cittadini, allora, vediamo cosa ne pensano. Peccato che per farlo ci si dovrebbe prendere la briga, anziché pensare a sagre, comunicati sul nulla e strategie elettorali, di fare in consiglio comunale un regolamento che da quando c’è lo Statuto non è mai stato preso in considerazione e decidere come si fa un referendum in questa città.

E’ tardi, certo, difficilmente si fermerebbero i due impianti, ma qui si affermerebbe un principio. Invece no. Far votare i cittadini su questioni che li riguardano? Ma quando mai…

Porto, auguri al presidente. Cominci dagli abusivi

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Vanno fatti sinceri auguri al neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, così come al nuovo componente del consiglio d’amministrazione ancora “misterioso“. Il sindaco, anziché dirlo ai cittadini proprietari del 61% delle quote, si è “sbottonato” al bar con alcuni consiglieri comunali, fermandosi però solo al presidente, dell’altro consigliere sappiamo essere un commercialista di sua fiducia. Il tutto senza un confronto, pare, nemmeno con la maggioranza se non qualche fidato amico di vecchia data e – almeno per l’avvocato – con qualche problema di opportunità dato che ha già incarichi per il Comune e che l’Ordine professionale vuole che non possano assumersi presidenze. Ma diciamo che ne abbiamo viste di peggio in questa città, quindi….

Auguri doppi, tripli, quadrupli perché l’avvocato prende in mano una situazione difficilissima. Consiglio spassionato: legga bene tutti i verbali d’assemblea e dei consigli d’amministrazione nei quali il sindaco che l’ha nominato ha detto e votato cose precise, quindi se vuole salvare la società vada in quel senso. Altrimenti lasci perdere subito e porti i libri in tribunale.

Non era e non è una questione di nomi, Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu – come conferma la mozione unanime del consiglio comunale – hanno fatto ciò che dovevano e se siamo a questo punto è perché il sindaco, quale rappresentante del socio di maggioranza, ha fatto una cosa nella società e un’altra in Comune, ha aspettato, mischiato le carte, parlato di improbabili cordate, promesso il bando impossibile o il mantenimento di posti a chi non poteva più averli, a maggior ragione dopo la sconfitta al Tar.

E questo è un altro punto importante, fondamentale. Caro presidente, per iniziare i lavori si deve partire dalla zona dove sono gli ormeggiatori. Il sindaco lo sapeva e l’ha votato, nessuno vuole creare disoccupati ma devono andarsene perché altrimenti l’opera non inizia. Va trovata un’intesa, certo, a meno di ciò che era stato offerto perché abbiamo perso un altro anno, ma il Comune deve riprendersi le aree.

E stupisce che ogni mattina, affacciandosi dalle finestre, nessuno dalla Capitaneria di Porto o dalla Guardia di Finanza si accorga di loro che – “sine titulo” – continuano a stare lì. Che succederebbe se domani mattina, in piazza, uno aprisse un cantiere davanti a tutti?

Stupisce che dopo le lettere della Regione e la mozione unanime del consiglio comunale, il sindaco non abbia ancora proceduto. La primavera, “a mare“, è già arrivata e la stagione è vicina. Si deve intervenire. Per loro, per il circolo della Vela che ha preferito spendere più soldi per ricorsi e cause di quelli che pagherebbe di concessione ed è altrettanto abusivo. Per tutti quelli che continuano a essere al loro posto senza aver firmato con la Capo d’Anzio che è – piaccia o meno – l’unica concessionaria. E con il Comune che continua a essere chiamato in causa dalla banca, in quanto socio di maggioranza, per la famosa fidejussione.

Caro avvocato, c’è un bilancio che fa acqua, il caso aperto con Marconi, quelli del Life non pagati, una controllata che forse andrà dismessa, ma è anzitutto questione di diritto. Quello della società a poter operare e salvarsi, perché il porto è della città prima ancora che di chi ha avuto degli spazi nel corso degli anni. Lo spieghi al sindaco, il quale se dopo l’inversione del crono-programma, i verbali d’assemblea, del consiglio d’amministrazione, i piani finanziari e le mozioni del consiglio comunale, sarà l’unico responsabile del fallimento della Capo d’Anzio e del porto.

Biogas e giocolieri, è ora di finirla

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Da sinistra Bernardone, Alessandroni, Placidi e Bruschini

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!” Ci soccorre l’immenso Luigi Pirandello per raccontare ciò che è accaduto e sta accadendo ad Anzio con le centrali biogas. Dai  “Sei personaggi in cerca d’autore” del drammaturgo possiamo tirar fuori diverse figure di Anzio che cercano non solo autore, ma di far passare la propria linea, possibilmente senza dire la verità ai cittadini.

Che è disarmante e semplice: il Comune, il sindaco Bruschini e l’assessore Placidi, ha dato parere favorevole all’impianto della “Spadellata” senza mai consultare nessuno e di fronte alle proteste dei cittadini ha cercato di fare marcia indietro con la puerile scusa del “non sapevo“. I cittadini si sono mobilitati dopo che è stata resa nota la notizia di un secondo progetto, in via delle Cinque Miglia.

In tutto questo la maggioranza ha vacillato, Alessandroni ha consegnato una lettera al sindaco dopo che in riunione si è detta una cosa e le colleghe Nolfi e Cafà ne hanno fatta comunicare un’altra (oh… lesa maestà!), oggi ha chiesto un chiarimento dopo la vicenda dimissioni sì-dimissioni no, dicendo che i giocolieri non servono. Ma dai?

Placidi ha avuto la fortuna di non essere nemmeno sfiorato durante il lungo dibattito in Consiglio comunale (che bravi questi consiglieri di opposizione, il manovratore non va disturbato….) nemmeno per sentirsi dire cosa era andato a comunicare in Regione, dando il parere favorevole. Il presidente della commissione ambiente, Geracitano, incompatibile per opportunità in quel ruolo, annuncia dal suo giornale che la commissione stessa si è riunita – ma nel Comune 3.0 non c’è traccia di convocazione all’albo pretorio – e ha deciso che un altro impianto non si può fare. Intanto il Pd aveva chiarito la sua posizione in una conferenza stampa, fatto depositare al capogruppo Andrea Mingiacchi una lettera nella quale chiedeva tra l’altro la revoca del parere sul primo impianto, ma il giorno dopo il consigliere sempre del Pd Ivano Bernardone insieme alla collega Valentina Salsedo (ex Forza Italia, ora del neo gruppo “Noi con il cuore”, dov’è affiancata politicamente da chi alle ultime elezioni era contro il sindaco Bruschini….) ha chiesto garanzie, mentre in Comune nominavano l’avvocato Carlo Malinconico per il ricorso al Tar. Finita? Macché… Il capogruppo di quel che resta di Forza Italia, Millaci, ha invitato il sindaco a fare squadra. L’opposizione di centro-destra, intanto, ha chiesto un altro Consiglio comunale e abbiamo – perché siamo ad Anzio, non potrebbe essere altrimenti – due comitati contro le centrali. Così come, in amministrazione, c’è chi è più favorevole alla prima e chi alla seconda. Si dice, ma gli interessati smentiscono a gran voce, che per la prima sia Placidi a spingere, per la seconda Zucchini. Il tutto dopo che c’è voluto una sorta di conclave per una mozione concordata e oggi, di fatto, carta straccia o quasi.

Risultato? Al Tar, se non altro, si prenderà tempo, quello necessario a mandare in Regione alla valutazione di impatto ambientale anche la seconda centrale. Il rischio del quale nessuno parla – salvo il comitato No Biogas –  è che ce le ritroveremo autorizzate entrambe. E che  per lavorare avranno bisogno non dei rifiuti di Anzio e Nettuno ma di mezza provincia di Roma. Certo, daranno lavoro, qualche consenso elettorale, ci diranno che risparmieremo sui rifiuti, ma è questo lo scenario. Perché va accontentata la “politica“, mica la città. Se invece davvero si è contrari, si vada a dire no alla conferenza dei servizi per via Cinque Miglia e si revochi il parere per la Spadellata. Troppo tardi, vero?

E’ un sistema che si muove così e che è agli ultimi fuochi. Un’amministrazione seria doveva avere il coraggio di dire: chi sei? Bene, ho visto il tuo progetto e mi rendo conto che il ciclo dei rifiuti va chiuso. Sappi che sono contraria per principio, ma non esistono norme regionali stringenti e se proprio vuoi farla ad Anzio non avrai vita facile, ma intanto possiamo mettere dei paletti. Il primo è che mi confronterò con i cittadini, domani convoco un’assemblea pubblica. Il secondo che se vuoi realizzarlo non potrai utilizzare più dei rifiuti prodotti ad Anzio e Nettuno. Come? Non è remunerativa con circa 20.000 tonnellate? Mi spiace, cercati un altro posto. Ah, si può ragionare? Benissimo, facciamo un piano per mandare a metano i mezzi pubblici, come contribuisci? Quanti ne compri l’anno?

Invece, giocolieri del potere o politici di lungo corso, fate voi, hanno usato il metodo delle segrete stanze e non hanno avuto nemmeno il coraggio di dire la verità in Consiglio comunale. Oggi si cerca di apparire, mettere pezze, si finge di intendersi – parafrasando Pirandello – ma ognuno va per la sua strada. Che non è quella della città. Per questo è ora di farla finita.

 

Candidato all’Inpgi, quello che vogliamo fare

Ho scritto poco fa una mail rivolta ai colleghi, ripropongo qui il testo per raggiungerne anche altri che eventualmente non erano nel mio indirizzario.

Cari colleghi,
so che molti in questi giorni hanno ricevuto una serie di mail di candidati all’Inpgi e che ciò ha creato più di qualche fastidio.
Sono candidato anch’io, tra gli “attivi” e questa è l’unica mail che vi mando. In allegato trovate i punti sui quali si basa la proposta di informazione@futuro e i candidati per i diversi profili.

Il nostro istituto di previdenza è in una situazione drammatica, noi che non abbiamo mai avuto ruoli al suo interno (al contrario di molti candidati che si ripresentano, dimenticando di aver votato la stragrande maggioranza delle delibere) vogliamo evitare che finisca all’Inps con la decurtazione delle pensioni presenti e future.

Partiamo dal documento approvato all’unanimità dal direttivo di Stampa Romana e ci prendiamo l’impegno di rispettarlo.

Se saremo eletti trasparenza e informazioni continue sulla situazione dell’Inpgi saranno la nostra linea guida.

Sulla vicenda Camporese/Sopaf siamo l’unica associazione che ha chiesto le dimissioni del presidente e la costituzione di parte civile dell’Istituto, ma riteniamo anche che la dirigenza tutta ha cercato di nascondere la polvere sotto al tappeto e poi si è arroccata nel suo fortino.

Biogas beffa e i giochi di maggioranza

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Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

Ciao Micche’, che bel lavoro facevi…

colella

Oh senti, leggemo bene, hai visto mai che sbagliamo co’ ‘sto Russel…“. Chiunque ha avuto la necessità di stampare qualcosa, ad Anzio, è passato di lì. Da quella piccola tipografia in via XXII gennaio, la “Marina“.

Da Zì’ Micchele, per intenderci, perché noi in questa città con i nomi facciamo un po’ come vogliamo.

Michele Colella se n’è andato oggi, in tipografia è stato una vita e finché ha potuto. Faceva un lavoro bellissimo per chi, come il sottoscritto, ha iniziato a muoversi nel mondo dei giornali quando ancora circolava il piombo. In quei locali, dove ti accoglieva un odore inconfondibile, trovavi i vari passaggi, l’evoluzione dei sistemi di stampa, ancora i caratteri nei cassetti se c’era da costruire e realizzare un biglietto da visita o una partecipazione di nozze, un manifesto politico o la locandina di uno spettacolo. O se, per un’edizione straordinaria, c’era da stampare il Granchio da far uscire il giorno dopo.

La frase riferita a Russel riguardava la partecipazione di nozze di chi scrive, sembra una banalità ma non potevi certo sbagliare. Quelle parole, allora,  erano il segno dell’attenzione che Michele metteva nel suo lavoro.  Dal piombo ai computer che avevano preso il posto delle vecchie lavorazioni ormai da tempo.

Dire che se ne va un pezzo di storia della città può sembrare banale, ma è la verità. Di storia di Anzio e del mondo delle tipografie locali, dove iniziò da ragazzo tramandando poi ai figli il suo mestiere e la sua dedizione.

In questo triste momento un abbraccio forte va proprio a loro, agli amici Cristoforo, Marina e Andrea.

Morosi, niente nomi. Ma che fine hanno fatto?

savarinoborrelli

Il segretario comunale (a sinistra) e il presidente del consiglio comunale

Era questione di qualche giorno, sono passati ormai quattro mesi e non sappiamo ancora – né sembra interessare ai consiglieri comunali che pure si stracciarono le vesti per l’uscita della notizia – chi sono gli eletti o gli assessori “morosi” nei confronti del Comune di Anzio.

La vicenda, sollevata dall’ufficio politiche delle entrate per circa 400.000 euro, riguardava sedici tra consiglieri e assessori, direttamente o per società legate a familiari o per le quali si possedevano delle quote. Abbiamo provato a chiedere i nomi, ma ci sono stati negati per la privacy, cosa confermata anche dal difensore civico dell’Area metropolitana. Non potremo sapere chi sono i rappresentanti eletti o che svolgono un ruolo pubblico in giunta, morosi nei confronti dell’ente nel quale prendono decisioni o svolgono un ruolo amministrativo.

Se esistono e che cosa è successo, però, sarebbe ora di renderlo noto. Finora l’unica cosa che sappiamo è che ci sono state le lettere dell’ufficio, quindi si è cercato di ridimensionare la vicenda a “solo” 30-40.000 euro, ma ignoriamo se l’ufficio inviando quelle lettere avesse ragione o meno. E se la situazione è stata sanata oppure no ovvero se, da allora, c’è chi è rimasto in consiglio o in giunta come incompatibile.

Passato il Santo, come diciamo da queste parti, finita la festa. Archiviato lo stucchevole Consiglio dedicato al termine “sgarrupato” usato in questo spazio, ci si è dimenticati della vicenda. Lo hanno fatto per primi coloro che  pure avevano avviato il dibattito. Il presidente dell’assemblea, Sergio Borrelli, ha detto che gli uffici stavano lavorando. Che fine abbiano fatto i dati, però, non lo sappiamo.

Sentiamo dire – e magari qualche consigliere di quelli che tanto si animarono, a cominciare da Ivano Bernardone,  dovrebbe chiedere conferma – che pochi hanno pagato o si sono messi a rate. Non solo, c’è chi avrebbe “rimosso” la potenziale incompatibilità lasciando quote societarie.

Fossero anche 10 euro che un consigliere o un assessore deve al Comune – al netto di dimenticanze e difficoltà del momento – possibile che nell’era del 3.0 non si debba sapere una cosa del genere? Comprendiamo che la politica tenda a rinviare, auto assolversi, comprendere e via discorrendo, ma i tecnici? Il segretario generale, nonché responsabile dell’anti corruzione, ha nulla da dire in materia? Non a chi scrive, certo, ma al Consiglio comunale ovvero alla città.

La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

confeservizibiogas

Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.

Biogas, porto, dimissioni. Quello che vogliono farci credere

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Nell’atteso consiglio comunale di ieri sono state affrontate le vicende che hanno tenuto in apprensione, negli ultimi giorni, la maggioranza che sostiene un Luciano Bruschini sempre più stanco e sfiduciato. Ci sono state questioni discusse in aula, alla luce del sole, e altre che sono state al centro di accesi dibattiti post consiglio. In particolare sulla vicenda biogas. Proviamo ad andare con ordine, a partire proprio dagli impianti proposti sul territorio.

Ci sono due progetti, uno frutto di una procedura avviata nel 2012, alla quale il Comune ha partecipato dando parere positivo, un altro arrivato a settembre e che data l’attenzione che si è creata ci ha consentito di scoprire anche il primo. Passato sotto silenzio negli uffici, al punto che il sindaco ha giocato la sua solita carta del “non sapevo” chiedendo persino scusa.

Vogliono davvero farci credere che sia così? L’assessore Placidi è andato per conto suo a dire sì? Per favore… Alle favole abbiamo smesso di credere da tempo: l’amministrazione era favorevole, poi qualcosa si è incrinato, ma l’impressione è che – ricorso al Tar o meno, ci arriviamo – quella della Spadellata è una centrale fatta. Perché Placidi ha detto sì in conferenza a nome del Comune e perché – come per l’assegnazione dell’appalto dei rifiuti – non nasconde le sue preferenze. Poi certo, la butta “in caciara” come diciamo noi, firma una mozione per dire “vedete, tengo all’ambiente…., ascolto i cittadini” e mandare in fibrillazione la maggioranza, ma intanto rassicura chi deve realizzare l’impianto. Se ce ne sarà uno, sarà quello. Poi quelle birichine delle assessore Nolfi e Cafà – che pure avevano firmato  – se proprio devono ingoiare il rospo chiedono almeno che si faccia ricorso. Lo fanno con un comunicato ufficiale, via mail e facebook (non eravamo al 3.0?) e apriti cielo. Lo ripetono anche in Consiglio, quando – caso più unico che raro nella storia della nostra assise – si fa di tutto per evitare che il segretario generale risponda a Maranesi sulla possibilità di fare quel ricorso. Non che ci fosse bisogno di Savarino, basta leggere la determina regionale ed è una delle possibilità, ma il segretario avrebbe dato il crisma dell’ufficialità. Si è cercato di non farlo parlare, poi per evitare di dire che si è d’accordo si è votato anche il ricorso al Tar, salvo nel post consiglio “mangiarsi” le due assessore ree di aver posto il problema e di averlo comunicato.

Facciamo gli ingenui, allora, perché tanto fastidio per un ricorso? Se è tutto a posto, non ci saranno problemi nel realizzare l’impianto. Se, invece, si pensa che si hanno possibilità di vincerlo allora ancora meglio. O si vuole giocare a “traversone“? Il sindaco non sa, i cittadini sì, che un impianto è investimento, quindi  posti di lavoro. Il sindaco finge di non sapere, i cittadini sanno benissimo – e c’è la Procura che ha chiuso indagini per voto di scambio – che Placidi promette posti di lavoro. Fa l’assessore all’ambiente (male, basta guardarsi intorno o confrontare ciò che paghiamo rispetto ad altre città) e anche una sorta di ufficio di collocamento? Lo disse dopo essere stato vittima di una intimidazione: “Tutti mi chiedono lavoro, di ogni estrazione“.

Per questo bisognava dire ai cittadini “Visto, tutti contro, all’unanimità….” Salvare la faccia e andare avanti, invece c’è il ricorso al Tar e – strano ma vero – rappresenta un ostacolo. Scusate, ma allora che lo avete votato a fare voi rappresentanti di maggioranza? Già, una mozione non ha mai fermato niente, un ricorso se non altro rallenta. E comunque resta la pessima figura di un sindaco e un assessore che erano d’accordo, ci hanno ripensato (o fingono di averlo fatto) e restano al loro posto. Troppo comodo, come fanno notare i Grilli di Anzio.

Le dimissioni, allora, quelle dell’assessore Alessandroni, legate proprio a questa vicenda. Anziché occuparsi dei lavori pubblici (male, le auto dei concittadini ne sanno qualcosa a forza di buche) è passato all’ambiente? E perché avrebbe tanto interesse? Saperlo… Da questa mattina non risponde a nessuno al telefono. Dimissioni finte, consegnate al sindaco, mentre i suoi consiglieri di riferimento (Velia Fontana e Gatti) non si sono visti ieri in aula, ma oggi erano in commissione mense. Dimissioni non protocollate, hai visto mai che sono accettate e devi tornare a lavorare dopo una quindicina d’anni nelle giunte di centro-destra…. Alessandroni, azzardiamo ma non troppo, resterà al suo posto.  Le annunciate dimissioni sono l’ennesima “mina” per Bruschini che – basta vedere lo streaming –  ormai riesce a malapena a puntellare i malumori.

Al punto che per evitare di discutere del porto prende e dice sì, prima che finisca di leggerla, alla mozione di Candido De Angelis con il quale se non il feeling politico-elettorale ha ritrovato ormai da tempo rapporti sereni, al punto che gli passerebbe volentieri il testimone. Quella mozione dice che se il porto non si fa c’è un solo responsabile: il sindaco Luciano Bruschini.

Perché la Capo d’Anzio si è comportata secondo le delibere dell’assemblea alle quali era presente, perché si era deciso un percorso oggi fattibile e perché annunciare un bando (nuova data, per i creduloni di maggioranza che hanno scoperto il problema porto da qualche mese, 4 marzo) significa paralizzare tutto. Quella mozione dice che il sindaco deve andare, subito, a prendersi le aree  e avviare la fase “0” prevista dal crono-programma invertito. Anzi,  ogni giorno che passa aumenta il danno erariale. Ma anche qui il sindaco ha le mani legate, c’è chi in maggioranza vuole tenere lì gli ormeggiatori e chi spera in un bando che avrebbe altro respiro – in termini di favori, lavoro da promettere – rispetto a un’opera che può iniziare in economia. Ecco, anche qui vogliono farci credere che tengono al porto pubblico – con la Capo d’Anzio da libri in tribunale – ma si sono ben guardati dal cacciare Marconi il quale, se pure resta, sempre il 39% ha. Il rischio è che è stato fatto di tutto per creare le condizioni affinché arrivasse al 100%, forse è questo il dato reale. O forse si spera sempre che arrivi il famoso “gruppo” con i 300 milioni in Turchia… Per iniziare i lavori ne servono meno di 2, se vogliono anticipare qualche euo….