I cartelli, le multe, il decreto non opposto. Altro che politica

 

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E’ una storia che arriva dalla campagna elettorale del 2013, dalla “sanatoria” dei cartelli 6×3 che portò – guarda caso – solo esponenti del centro-destra di governo a occupare quegli spazi. Allora, da sfidante e candidato sindaco, Candido De Angelis fece fuoco e fiamme. Ad aprile 2013, con delibera 32 si è proceduto alla “Regolarizzazione impianti pubblicitari già esistenti“.

De Angelis chiese lo spazio e gli fu negato, era già occupato da Bruschini, Placidi e compagnia. Il candidato sindaco del Pd, Ivano Bernardone, presentò un esposto – forse archiviato e del quale comunque non si conosce il seguito, siamo a Velletri – e in uno dei primi consigli comunali un’interrogazione che è stata riportata qui per chi vuole approfondire.

Non sappiamo che fine abbiano fatto le sanzioni a chi ha svolto campagna elettorale in modo illegittimo, sappiamo però che la vicenda del decreto ingiuntivo accennata in quella ricostruzione ha avuto uno sviluppo.

Proviamo a raccontarlo. Quattro dei cartelli vengono usati dal Comune per pubblicizzare la conquista della “Bandiera blu“. Ci sta, anche se eravamo in piena campagna elettorale e non era opportuno né, forse, regolare. A un certo punto l’azienda presenta fattura e chiede di essere pagata, ma in Comune non si capisce chi avesse ordinato quei “6×3“. Non ci sono pezze d’appoggio, forse qualche assessore a voce ha detto di procedere, tanto “poi si sistema“, a proposito di modello di governo che il centro-destra rivendica.

Non si “sistema” e l’azienda presenta un decreto ingiuntivo, al quale l’ufficio legale del Comune di Anzio si oppone il 2 aprile, affidandosi con una determina, come previsto, a un avvocato.  Il quale non si opporrà mai, perché nelle alte sfere della politica di casa nostra, quelle dove in questi giorni si “gioca” alla crisi, qualcuno ha deciso così.

Ci sarebbe – ma volendo, qualche consigliere comunale potrebbe avere accesso senza troppi giri – una lettera del sindaco che invita a non costituirsi. Di sicuro la determina non risulta revocata, non all’albo pretorio almeno, mentre l’ufficio Ragioneria del Comune avrebbe “disimpegnato” la spesa per l’avvocato. Risultato? Non ci siamo opposti, pagheremo quei cartelli  chiesti non si sa da chi e con quale pezza d’appoggio, oltre interessi e tutto ciò che un decreto ingiuntivo comporta.  Funziona così, la chiamano politica.

Mi piacerebbe tanto essere smentito e, al tempo stesso, anche sapere che fine hanno fatto le multe a chi affiggeva irregolarmente. Hai visto mai, in un impeto di trasparenza, questa maggioranza allargata…

Dimissioni rientrate, il finale della commedia era già scritto

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La lettera di dimissioni della Cafà

Potevamo scriverlo subito il finale di questa commedia. Anzi l’avevamo scritto e l’abbiamo confermato alcuni giorni dopo. Interpretando al meglio quel comunicato in “politichese” che Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo volevano farci credere significasse che le dimissioni erano confermate. Sui social, dopo più di una settimana e solo una volta uscita la dura lettera con la quale avevano lasciato in maniera “irrevocabile” l’incarico, Cafà e Nolfi avevano deciso di uscire finalmente allo scoperto e spiegare che c’erano dei problemi ma si affidavano al sindaco. E che lui doveva trovare la quadra. E’ uno specialista e lo ha confermato.

Si affidavano al gran sacerdote Luciano Bruschini, che tanto ricorda quello raccontato da Oriana Fallaci nelle ultime righe di “Un uomo“. Il gran sacerdote “simbolo di ogni potere presente e passato e futuro“. Non citiamo a caso quel libro, perché parla di dignità. La stessa alla quale si sono appellate Cafà, Nolfi e Salsedo andando via per finta, prendendoci in giro – le due assessore per la seconda volta in un anno – per poi tornare sui loro passi. Si sapeva, era scritto, con buona pace di chi – per ragioni sentimentali comprensibili ed anche encomiabili – sui social ci dava dei “furbetti” o avvertiva (minacciava?) colleghi dicendo che prima o poi ci si sarebbe incontrati per strada.

Non c’era e non c’è un bel niente di irrevocabile, Cafà e Nolfi verranno rinominate, ci diranno che hanno chiarito e il gran sacerdote Luciano Bruschini dispenserà parole di saggezza. “Che vi avevo detto? Nessuna crisi….” Peccato che non siamo a casa loro, bensì in un Comune di quasi 60.000 abitanti. Tenuto in scacco da politici – vecchi e nuovi, anzi i “rivoluzionari” ultimi arrivati ci fanno rimpiangere i vecchi – che non stanno guardando al bene della città ma a questioni che non comprendiamo.

Allora Cafà e Nolfi, domani, dovranno dirci cosa è cambiato rispetto alla mancanza di “trasparenza, corretta amministrazione ed efficacia” denunciate nella lettera di dimissioni. Se adesso condividono le politiche “illogiche, arroganti e incontrollabili” o chi le ha portate avanti finora nei loro confronti. Dovranno dire ai cittadini se sono disponibili, adesso, a “offendere ulteriormente la dignità umana” o chi l’ha offesa, finora, perché e cosa è cambiato grazie ai vertici tra bar, ristoranti e finalmente l’incontro di questa mattina in Comune che ha messo una pietra sopra a tutto.

Poi gli altri assessori, quelli che avevano chiesto al sindaco il chiarimento dovranno dirci se le pesanti parole usate nei loro confronti sono superate, mentre la maggioranza dovrà spiegarci se sono più importanti cooperative, spettacoli, prebende varie e la “marchettopoli” della quale parlava Candido De Angelis o il bene della città. I giovani che sono diventati ben presto peggio dei vecchi dovranno dirci il motivo per il quale si allineeranno, anche stavolta, senza fiatare. Avevano già incassato, in silenzio, l’apertura di Bruschini a De Angelis, continuano a votare senza colpo ferire bilanci che ci hanno portato al dissesto, ora ingoieranno anche questa soluzione.

Ci diranno che è per il bene di Anzio, spiegheranno che da qui si riparte, con nuovo vigore e slancio. Anche che la situazione è difficile per le casse comunali, ma che dopo questo nuovo scossone funzionerà tutto: riscuoteremo i tributi, partirà l’estate priva di atti formali, raccoglieremo i rifiuti che ci travolgono. Funzionerà, fidatevi, “deve” funzionare.

Perché a questo castello di carte, se ne togli una, crolla tutto. Perché ci sono legami che vanno oltre la politica, interessi che non possono essere messi a rischio, c’è il terrore dei “grillini” o di una maggioranza diversa prima ancora che delle indagini che stanno travolgendo l’amministrazione e  di una commissione d’accesso dietro l’angolo per la vicinanza – se non commistione – con chi si vanta di essere camorrista. Altro che incontro – generico – in Prefettura. Con chi, sindaco?

Magari domani lo spiegherà ai colleghi presenti alla conferenza stampa, a quelli che Cafà e Nolfi hanno ignorato per dieci giorni e che da quando le assessore torneranno al loro posto riprenderanno a chiamare. Perché chiunque, nel 3.0 de noantri, ha smania di comparire, e se c’è chi è troppo “visibile” apriti cielo. Come dire: cari cittadini, abbiamo scherzato, ma come credevate alle dimissioni? E cari giornalisti, che volete? Sapere? Ma quando mai…. Ecco, andrebbe disertata quella conferenza (sarò assente per lavoro, questo spazio è un diletto personale) ma invece i cronisti ci saranno perché hanno il dovere di raccontare.

Ma c’è stata mancanza di rispetto. Verso chi ha eletto Cafà e Nolfi – in primo luogo – e verso chi le cercava per lavoro – dopo le dimissioni – per far sapere anche ai non elettori il motivo di quella rottura. Che si sapeva sarebbe stata ricucita, altro che proclami e promesse solenni. E’ stata una commedia con finale già scritto, ora ci dicessero che non è vero, rispondessero in “politichese“, ma questo è.

Citavo inizialmente Oriana Fallaci, la stupenda conclusione del romanzo che più mi ha affascinato della giornalista e scrittrice: “(…) lo capì anche il gregge che bela dentro il suo fiume di lana. Non più gregge, quel giorno, ma piovra che strozza e ruggisce (…)

Forse è questo il vero timore, i cittadini che non sono più gregge.

Cafà ci ripensa (forse) Nolfi no, il sindaco dà l’ultimatum

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Ti arrivano comunicati in “politichese” e poi provano a farti l’interpretazione “autentica“, al solito sei te, insieme ai colleghi ma da quando esistono i social anche i cittadini, a non capire.

Allora devi affidarti all’esperienza, all’interpretazione, provare a fare un minimo di analisi. Le assessore Cafà e Nolfi se ne vanno con una lettera di dimissioni “irrevocabili” e durissima. Le segue la Salsedo che riconsegna le delghe. Quando la missiva esce provano ad addolcire la pillola con un comunicato fiume dopo dieci giorni di silenzio e una serie di incontri – l’ultimo a pranzo con il sindaco –  che sono serviti a chiarire. Tutti capiamo che tornano sui loro passi, ma loro si affrettano a dire che abbiamo compreso male: le dimissioni sono confermate.

Le parole, però, hanno un peso e gli altri assessori, quelli rimasti, coloro dei quali si chiede la testa ma senza il coraggio di dirlo ufficialmente (lo facciamo noi, ce l’hanno soprattutto con Placidi e Zucchini, più di qualcuno potrebbe dire “benvenute nel club“) replicano al comunicato e lanciano la sfida: riuniamoci.

Le assessore vacillano, ma non troppo, e questa mattina si rivedono con il sindaco al quale si erano “affidate” per una soluzione e che già un anno fa le aveva fatte tornare sui propri passi. Fallito l’azzeramento per poi di fatto  rinominare tutti, si era provato – devi stare alle fonti e alle interpretazioni, ricordiamolo – a fare qualche “aggiustamento” e a tirare a campare fino al 2018. Perché così non va – guarda un po’, cominciano ad accorgersene anche gli amministratori – e qualcosa occorre inventarsi. “Padre Luciano” ricorda che c’è il porto, agita lo spauracchio di Grillo, non vuole chiudere indegnamente la sua lunga carriera politica.

Nuovo vertice al Bar Nolfi e alla fine un ultimatum: entro lunedì devono scegliere, rientrare o lasciare. Tra le cose che sono state sollevate in Prefettura sembra – lo riferiscono ambienti vicini al sindaco – che la più preoccupante sia la mancanza di “quote rosa“. Circolano nomi alternativi, gli assessori non molleranno e allora? Cafà sarebbe pronta a tornare, la Nolfi non ci pensa proprio, Salsedo resta comunque consigliera e pazienza le deleghe. Nel pomeriggio, si dice, altro bar e altro vertice ma solo tra le dimissionarie. Lunedì sapremo, forse.

Le condizioni della città? Spettacoli estivi fai da te, un palco montato per nulla (e senza trasparenza, a oggi) e figuracce come questa? Ma sì… c’è la crisi politica.

Qualcuno ha scritto, giustamente, che nemmeno Pirandello avrebbe saputo immaginare di meglio. Però adesso basta, finite questa tragicomica, chiedete scusa e se siete in grado governate fino al termine del mandato. Altrimenti andate pure a casa.

Smontate il palco, lo spettacolo è a Villa Sarsina (e nei bar)

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Smontate il palco a Villa Adele, tanto non c’è impegno né sappiamo quanto costa. Paghiamo il minimo, sospendiamo la stagione e portiamo i cittadini a Villa Sarsina. Lo spettacolo è lì e in qualche bar della zona o dell’immediata periferia, nei ristoranti, dove si consumano riunioni, ragionamenti e si prendono posizioni.

Prego cittadini, si accomidino pure. Le assessore Nolfi e Cafà insieme alla delegata Salsedo se ne vanno perché mancano “trasparenza e corretta amministrazione” e ci sono “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“. Lo scrivono nella lettera di dimissioni, poi una volta scoperte provano a mettere una pezza con un comunicato in perfetto politichese che di fatto ne preannuncia il rientro. Risultato?

Gli altri rispondono con una lettera aperta al sindaco: ” Presa conoscenza di quanto contenuto nella nota del 21 luglio, a firma delle Sign. Cafà e Nolfi nonché della Consigliera Salsedo, ed evidenziato che in particolare occorre “evitare incomprensioni che potrebbero ostacolare la buona amministrazione”, i sottoscritti Assessori Ti chiedono la convocazione di un incontro urgente, con la presenza delle stesse, per approfondire le tematiche sollevate. I sottoscritti ribadiscono che i principi espressi sono altrettanto insiti in ognuno di noi e che da sempre ci hanno guidato nella nostra vita amministrativa; proprio per questo dichiarano la propria disponibilità a porre in essere ogni azione, politico-amministrativa, utile e necessaria, nella convinzione che ciò possa contribuire a ritrovare l’intento di continuare a lavorare insieme per la città”. 

Al contrario delle ex e quasi nuovamente colleghe Giorgio Zucchini,  Patrizio Placidi , Alberto Alessandroni Sebastiano Attoni e Giorgio Bianchi almeno lo comunicano subito usando l’ufficio stampa dell’ente.

E volete negare ai cittadini lo spettacolo di questo incontro urgente? Magari si parlerà di biogas, di nuovo organico, di porto, di richiesta di commissione d’accesso, di bilancio che fa acqua, di un programma inattuato. Hai visto mai che questa crisi è servita davvero? O forse no, si dirà che Placidi e Zucchini sono prevaricatori – è con loro che ce l’hanno Cafà e Nolfi, è noto negli ambienti – e che una coop ha lavorato più di un’altra o il consigliere x ha avuto più fondi di quello y per l’estate. E dai su…. almeno un bello streaming 3.0

 

Dissidenti pronte al rientro, ad Anzio la pantomima è servita

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Da sinistra il sindaco Luciano Bruschini e le dimissionarie pronte a ripensarci Valentina Salsedo, Roberta Cafà e Laura Nolfi

Un pranzo e l’accordo per il rientro vicino, anzi dato quasi per scontato negli ambienti della politica anziate. Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo sono pronte a tornare sui propri passi. Il “pressing” del sindaco – che oggi si è intrattenuto ancora a lungo con loro in un ristorante – è andato a buon fine. Luciano Bruschini, è noto, in questo è maestro. Si tratterà ora di trovare la via per spiegare alla città questa nuova pantomima.

A fronte delle pesanti accuse mosse nelle lettere di dimissioni, sarà interessante capire cosa avranno da dirci le assessore e la delegata all’archeologia che dieci giorni fa hanno sbattuto la porta.

E quali ragioni politiche le hanno spinte a ripensarci, cosa si aspettano che cambi rispetto  alla mancanza di “trasparenza e corretta amministrazione” e di fronte a “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“.

Si dimisero già un anno fa, adesso avevano rassegnato “irrevocabile rinuncia al mandato” e invece già domani potrebbero accettare di essere rinominate,altro che irrevocabile…. con buona pace di chi al sindaco aveva fornito già i  nomi alternativi.

Se pure non rientrassero, poi, è stucchevole che Cafà, Nolfi e Salsedo siano state zitte per dieci giorni, non abbiano sentito il dovere di spiegare ai cittadini perché si erano dimesse. Lo apprendiamo oggi, grazie ai servizi dei giornali on-line, gli stessi ai quali loro si rivolgevano un giorno sì e l’altro pure per apparire con i loro comunicati e che hanno fortunatamente “carpito” la lettera di dimissioni.

Un modesto suggerimento ai siti e giornali locali. Se le assessore e la delegata richiamano o mandano un comunicato, pubblicatelo 10 giorni dopo o comunque per il tempo che vi hanno fatto attendere e hanno portato in giro i cittadini. E fate così ogni volta che presenteranno iniziative.

Perché il silenzio dalle dimissioni in poi è irrispettoso dei cittadini, vero, ma anche di chi lavora in siti o giornali locali che non possono andare bene solo quando fa comodo e c’è “smania” di comunicare.

Cafà, Nolfi e Salsedo: se ci siete battete un colpo….

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E’ passata una settimana dalle dimissioni delle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi e dala riconsegna della delega da parte della consigliera Valentina Salsedo. Le prime due hanno fatto parte di una maggioranza che si è presentata alla città per essere 3.0, hanno sempre comunicato a spron battuto, siamo nell’era della comunicazione globale ma loro ancora non ci fanno sapere perché sono andate via. Non a chi scrive, attenzione, ma ai cittadini di Anzio. A chi le ha votate, anzitutto, ma anche a chi le ha viste operare. Perché uno quando amministra lo fa per tutti, non solo per chi l’ha votato. La terza è ancora consigliere di maggioranza 3.0, invece

Gli apprezzamenti tardivi arrivati alle assessore sanno, diciamoci la verità, di presa in giro. Sono state a lungo sulla graticola, sono state pesantemente accusate dentro e fuori dalla maggioranza perché troppo “visibili” o perché presenzialiste e piene di iniziative, sono andati a far loro le pulci su tutto – in certi casi anche giustamente – ma adesso devono far conoscere il motivo per il quale sono andate via aprendo una crisi che solo i vecchi politicanti di casa nostra fingono di ignorare. E ovviamente  anche Valentina Salsedo dovrebbe dirci perché ha riconsegnato la delega ai beni archeologici.

Le tre donne “ribelli” ieri sera si sono riunite a lungo, del loro come di altri incontri nei bar sappiamo grazie ai social network o a chi vede i nostri politici riunirsi per cercare di uscire dall’angolo nel quale sono finiti, mentre la città è allo sbando.

Tra le altre cose c’è la vicenda quote rosa, per le quali è ancora in piedi una petizione on line, e l’amministrazione anziate non solo è fuori legge ma adesso è sotto l’attenzione del Prefetto e della Consigliera regionale di parità  Alida Castelli – che ha risposto al nostro sollecito dicendo: “Condivido la vostra posizione e rimango in attesa di un fattivo atto che ponga fine all’inapplicazione di una norma per la quale le donne, ma non sole, si sono battute“.

Ecco, un bel comunicato (dall’amministrazione ci arriva di tutto, meno le cose serie) o una conferenza stampa, per dire: “Siamo andate via perché...” E per smentire le voci – che tali sono, ma come recita il vecchio adagio “se la foglia si muove il vento tira…” – secondo le quali Cafà e Nolfi rientrerebbero se si azzera la giunta, sarebbero state convinte, si sottoporrebbero a una colossale figuraccia per “salvare” l’amministrazione. Ovvero che hanno lasciato per paura della possibile commissione d’accesso.

Serve trasparenza, dunque, ma capiamo benissimo che avendo fatto parte di questa amministrazione che ha un sito istituzionale ancora lontano dal rispettare le norme, non è facile. Affidiamoci allora al più pratico Cafà, Nolfi e Salsedo: se ci siete battete un colpo….

Feste, concerti e cani. Sul resto il Comune preferisce tacere

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Nell’ordine: la notte bianca, il giorno dopo la richiesta di commissione d’accesso pubblicata dal Corriere della sera e ripresa – con il testo dell’interrogazione di Sel – dai siti locali e non;  la Corale e i Carmina burana, il giorno dopo le dimissioni delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà; le serate dedicate alla “Pizzica“, nel giorno in cui durante un convegno sulla legalità un senatore dell’antimafia ribadisce che la situazione è gravissima e chiede al Prefetto di intervenire; ieri la spiaggia per cani, il giorno successivo a un consiglio comunale nel quale non s’è fatto altro che minimizzare: sulle dimissioni e sul condizionamento della criminalità e a una giunta che ha votato (rischiava di perdere finanziamenti) in violazione di legge. Giunta che qualche giorno prima ha votato – senza leggere cosa allegava – una dotazione organica che in un documento dice una cosa e in un altro la smentisce.

Sono le quattro note diffuse, martedì, mercoledì, giovedì e ieri dall’ufficio comunicazione di Anzio o dal suo responsabile. Il quale manda – com’è giusto – ciò che gli dicono. Dobbiamo dedurre che sul resto il sindaco Luciano Bruschini, i suoi assessori rimasti in sella, i capigruppo di maggioranza, qualche consigliere comunale di questa sorta di armata Brancaleone, i rappresentanti dei partiti (?!) che sostengono l’amministrazione, preferiscono tacere. Immaginando, forse, che attraverso comunicati di iniziative pure lodevoli i cittadini   possano essere tenuti a bada. O presi in giro.

E poi che vuoi parlare con i “giornaletti“? Eh no…. Nell’immaginario dei nostri scienziati della politica, di quelli che “ragionano“, di quelli del “che c’è dietro” ripetuto per convincersi in interminabili sedute nei bar e delle certezze assolute non si può….

Quello Agostino Gaeta con il suo controcorrente fa pure l’amico ma difficilmente poi concede sconti, figuriamoci. Il Granchio? Ma scherziamo, ormai è “grillino” e prima s’era tolto di mezzo Del Giaccio e un po’ si era allineato, ora sta scatenato. Ecco, l’autore di questo blog, il “candidato sindaco“, non sia mai. Vogliamo parlare dei siti? Quei “comunisti” di inliberauscita.it sono inaffidabili, dietro al Clandestino ci sta Tizio o Caio, meglio tutto sommato chi copia e incolla sulla free press, ma anzi è meglio non comunicare e basta.

Così l’unica posizione che abbiamo è quella della free press che fa riferimento al presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano. Non c’è crisi e non rompete, sostanzialmente.

Ecco, il Titanic affonda ma ad Anzio si fa festa e inauguriamo la spiaggia per cani. Il resto? Ma sì….

Senza donne giunta illegale, l’affanno di Bruschini

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Roberta Cafà e Laura Nolfi (foto il Granchio)

Mentre vogliono farci credere che è tutto a posto, non c’è crisi, e che si va avanti anche senza sostituire la Nolfi e la Cafà che si sono dimesse, aumenta con il passare delle ore la preoccupazione per le quote rosa. Un vero e proprio affanno, con diverse caselle da incastrare.

Senza donne in giunta, anche restando in cinque, Luciano Bruschini non può stare. Lo dice la legge – ma è vero che di questa, ad Anzio, spesso ci si fa gioco – e lo dice da ultimo una sentenza del Consiglio di Stato che ha scritto la parola fine su una storia avvenuta in Calabria.

Quel “andiamo avanti” – mentre Nolfi e Cafà non sentono ancora il bisogno di spiegare alla città perché se ne sono andate – suona di smania di potere, di sfida, di voler restare a tutti i costi legati alle poltrone pur sapendo, benissimo, che non uno dei punti del programma è stato rispettato.

Sapendo benissimo che la città è stremata, i conti sono al collasso, i rifiuti ci sommergono e la “fame” ha portato a insediare personaggi tutt’altro che raccomandabili intorno al Comune. Sapendo benissimo che le indagini – mai come adesso – danno un’immagine desolante del modo di guidare questa città. Ma va tutto bene, ce lo dice il giornale edito dal consigliere di maggioranza Antonio Geracitano, perché nella smania di comunicare che contraddistingue questo presunto 3.0 negli ultimi giorni Luciano Bruschini  e i suoi si sono  distinti per una cosa: tacere.

Non una parola ufficiale sulla richiesta di commissione d’accesso, tanto meno sulle carte dell’inchiesta “Mala suerte” ad essa riferite nell’interrogazione parlamentare, nessun commento sulle dimissioni. Eppure mentre questo andava in scena, mentre due assessore si dimettevano e si giocava agli accordi della vecchia politica, mentre si votava in giunta una dotazione organica che dopo tre mesi “boccia” la super organizzazione della quale ci si vantava ad aprile e non si leggevano gli atti allegati, dall’ufficio stampa del Comune (se serve solo a questo, chiudiamolo) ci mandavano locandine di spettacoli. Praticamente il collante, finora, della maggioranza: questo lo organizzo io, questo tu, all’associazione di Tizio abbiamo dato X e a quella di Caio non possiamo dare meno…. Eccola la crisi, ditelo, smettetela di prenderci in giro.

E trovate le donne per la giunta, non tra le consigliere comunali perché i primi dei non eletti non sarebbero più dalla vostra parte, altrimenti continuerete a essere nell’illegalità. In ogni delibera. Ma che problema c’è? Siete abituati….

Giovedì riprendiamoci il Consiglio comunale

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Se stavolta saranno vere o meno, lo vedremo. Roberta Cafà e Laura Nolfi, che sabato sfilavano contro la turbogas, si sono nuovamente dimesse. Lo apprendiamo dai siti locali e dai social network che in tempi di 3.0 sono stati, sono e saranno – se mai l’esperienza di Luciano Bruschini andrà avanti – la croce di questa amministrazione. Riunioni nelle quali si mostravano dichiarazioni su facebook, liti furibonde per quello che usciva sui giornali on line, accuse di “visibilità“.

Le dimissioni – mesi fa rientrate – arrivano nel periodo più caldo dell’anno e della stagione politica di Luciano Bruschini che volge ormai mestamente al termine. Da tempo ha perso il controllo della macchina, la sua gestione “anni ’90” è fallita nel tentativo di accontentare tutti e non ha retto. La richiesta della commissione d’accesso e i pesanti legami che emergono dall’interrogazione presentata, dicono che non gli è sfuggita di mano solo la situazione politica ma ben altro.

E se già da ieri si vociferava che giovedì non ci sarebbe stato il consiglio comunale chiesto dall’opposizione di Candido De Angelis, queste ultime dimissioni ne sono la conferma. Anche perché è pronta una richiesta di sfiducia nei loro confronti proprio a seguito della manifestazione, alla quale era presente anche la delegata all’archeologia Valentina Salsedo che avrebbe – anche lei – lasciato l’incarico.

Altri, comunque, pensavano di sfilarsi, addirittura di lasciare la maggioranza, resisi conto forse troppo tardi di una corda tirata all’infinito  e ormai spezzata. Di un’amministrazione priva di guida, di una città sommersa dai rifiuti, di un cartellone estivo che apprendiamo da chi organizza spettacoli e non dal Comune, di una serie di cose che semplicemente non funzionano e per di più sono al centro di indagini come mai prima d’ora.

Ecco, giovedì il Consiglio comunale convocato per argomenti seri e con la vicenda della richiesta di accesso che inevitabilmente andrebbe affrontata al 99% non si farà. Allora facciamo una cosa, riprendiamocelo. Facciamolo, riuniamoci nella sala consiliare per dire che  questi signori – benché democraticamente eletti – non rappresentano più la città.

Venga un commissario, faccia un po’ d’ordine, e poi vinca il migliore. Ma intanto riprendiamoci il Consiglio comunale.

La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

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Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.