Le cause “ondivaghe” del Comune: silenzi e atti in Procura

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Lo dico subito, così sgomberiamo il campo. Qualora #unaltracittà dovesse arrivare alla guida di Anzio, chi fa causa al Comune viene contrastato in ogni sede e se si arriva a un’intesa prima di una eventuale sentenza, devono esserci dei vantaggi concreti per i cittadini.

Che c’entra? Voglio raccontare un paio di storie, quella di spazi pubblicitari e di un distributore. Sono emblematiche di questa maggioranza che guida Anzio e che è ormai allargata anche agli ex avversari di centro-destra. Una l’ho accennata in passato, fu motivo di scontro nel 2013 proprio con chi oggi è alleato e ha deciso di metterci una pietra sopra. La chiamano politica, beati loro.

Riguarda la cartellonistica, una “sanatoria” in piena campagna elettorale, spazi 6×3 tutti presi dalla coalizione del sindaco. Apriti cielo: De Angelis “tuona“, Bernardone va in Procura, la cosa sembra finire lì. Invece no, perché fra i tanti cartelli ci sono quelli “istituzionali” – che fra l’altro in campagna elettorale non potrebbero essere posizionati – sulla conquista della Bandiera blu. Tutto bene? Macché…. Quando in Comune arriva la richiesta di pagamento si scopre che nessuno li ha ordinati, perciò nessuno paga. L’azienda presenta ricorso per decreto ingiuntivo, il Comune si oppone – come fa ogni volta – ma il sindaco dispone (lui che dice di non sapere  mai, lui che dice di non conoscere gli atti dei dirigenti e di non entrarci) che quella opposizione va bloccata. Non conosciamo l’esito del procedimento, ma il Comune sarà condannato a pagare, con spese e interessi, e quello sarà un debito fuori bilancio che chiunque andrà ad amministrare si troverà a pagare. Ora a pensar male si fa peccato, vero, ma l’idea è che la “sanatoria” dei cartelli, la disponibilità degli stessi per la campagna elettorale solo di alcuni e la mancata opposizione a quel decreto ingiuntivo, abbiano un collegamento. Se qualcuno volesse approfondire, a partire dall’anti – corruzione…

Poi c’è una esemplare sentenza del Consiglio di Stato, riguarda il distributore in costruzione di fronte a Tor Caldara. Indirettamente è coinvolto un consigliere di maggioranza, la storia ha inizio addirittura nel 2003, e nel concluderla il Consiglio di Stato (la vicenda è ben riepilogata nella sentenza che si può scaricare qui) pone le spese “a carico del Comune di Anzio, che con il proprio comportamento ondivago ha dato origine alla presente controversia“. Tradotto, prima ha rinunciato a un ricorso, poi se ne è fatto fare un altro, poi è stato condannato a 265.000 euro di risarcimento, quindi ha provato a opporsi troppo tardi. Lo stesso Consiglio di Stato “In considerazione delle singolarità che hanno caratterizzato la vicenda in esame” ha disposto la trasmissione della sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri e alla Procura regionale della Corte dei conti  per il Lazio“.  Difficilmente procederanno, però…

Due esempi – ma spulciando chissà quanti altri ce ne saranno – di come per interessi di maggioranza si decida come comportarsi quando c’è chi fa causa al Comune. E’ quello che ci lasciano e che vorrebbero portare avanti, è ciò che combattiamo affinché con #unaltracittà non ci siano figli e figliastri a seconda delle convenienze della politica.

 

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I cartelli, le multe, il decreto non opposto. Altro che politica

 

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E’ una storia che arriva dalla campagna elettorale del 2013, dalla “sanatoria” dei cartelli 6×3 che portò – guarda caso – solo esponenti del centro-destra di governo a occupare quegli spazi. Allora, da sfidante e candidato sindaco, Candido De Angelis fece fuoco e fiamme. Ad aprile 2013, con delibera 32 si è proceduto alla “Regolarizzazione impianti pubblicitari già esistenti“.

De Angelis chiese lo spazio e gli fu negato, era già occupato da Bruschini, Placidi e compagnia. Il candidato sindaco del Pd, Ivano Bernardone, presentò un esposto – forse archiviato e del quale comunque non si conosce il seguito, siamo a Velletri – e in uno dei primi consigli comunali un’interrogazione che è stata riportata qui per chi vuole approfondire.

Non sappiamo che fine abbiano fatto le sanzioni a chi ha svolto campagna elettorale in modo illegittimo, sappiamo però che la vicenda del decreto ingiuntivo accennata in quella ricostruzione ha avuto uno sviluppo.

Proviamo a raccontarlo. Quattro dei cartelli vengono usati dal Comune per pubblicizzare la conquista della “Bandiera blu“. Ci sta, anche se eravamo in piena campagna elettorale e non era opportuno né, forse, regolare. A un certo punto l’azienda presenta fattura e chiede di essere pagata, ma in Comune non si capisce chi avesse ordinato quei “6×3“. Non ci sono pezze d’appoggio, forse qualche assessore a voce ha detto di procedere, tanto “poi si sistema“, a proposito di modello di governo che il centro-destra rivendica.

Non si “sistema” e l’azienda presenta un decreto ingiuntivo, al quale l’ufficio legale del Comune di Anzio si oppone il 2 aprile, affidandosi con una determina, come previsto, a un avvocato.  Il quale non si opporrà mai, perché nelle alte sfere della politica di casa nostra, quelle dove in questi giorni si “gioca” alla crisi, qualcuno ha deciso così.

Ci sarebbe – ma volendo, qualche consigliere comunale potrebbe avere accesso senza troppi giri – una lettera del sindaco che invita a non costituirsi. Di sicuro la determina non risulta revocata, non all’albo pretorio almeno, mentre l’ufficio Ragioneria del Comune avrebbe “disimpegnato” la spesa per l’avvocato. Risultato? Non ci siamo opposti, pagheremo quei cartelli  chiesti non si sa da chi e con quale pezza d’appoggio, oltre interessi e tutto ciò che un decreto ingiuntivo comporta.  Funziona così, la chiamano politica.

Mi piacerebbe tanto essere smentito e, al tempo stesso, anche sapere che fine hanno fatto le multe a chi affiggeva irregolarmente. Hai visto mai, in un impeto di trasparenza, questa maggioranza allargata…

Campagna elettorale, cartelli “sanati” e multe. Proviamo a capire

 

 

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Nel clima di ritrovata unità del centro-destra di Anzio e di corsa a dimenticare quanto accaduto nel 2013, c’è una questione che torna di assoluta attualità. Alla vigilia di quella campagna elettorale, infatti,  la delibera di giunta numero 32 dell’11 aprile 2013  ha “sanato” 80 cartelli e 10 impianti pubblicitari sui quali – fra l’altro – “si affiggeva propaganda illegittima“. Lo sosteneva, a ragione, in una interrogazione durante uno dei primi consigli comunali – finita nel dimenticatoio – Ivano Bernardone del Pd. Era stato candidato sindaco e ricordava che “ciò avveniva nel mezzo del periodo elettorale e senza alcuna gara per l’affidamento degli spazi“. Si era risentito, almeno a mezzo stampa, anche Candido De Angelis che oggi è il successore “incaricato” di Luciano Bruschini.

Il punto non è questo, né l’esposto (finito come altri nel nulla, a Velletri va spesso così)  che lo stesso Pd fece sulla vicenda. No, si tratta di sapere un paio di cose che sono molto più attuali.

La prima: che fine hanno fatto  i 206.000 euro, frutto di 352 verbali, comminati dalla Polizia locale a chi non aveva rispettato le norme sulla pubblicità elettorale. Da settembre 2013, data di quella interrogazione, a oggi, quanti soldi sono stati incassati dal Comune?

La seconda, ancora più recente: vero che un contenzioso con la ditta che ha avuto la “sanatoria” sta creando più di qualche disagio in Comune? Si parla di un decreto ingiuntivo per un non meglio specificato debito contratto (da chi e perché?) per pubblicizzare sempre nel 2013 – si veda la foto – la conquista della quarta  “Bandiera blu” consecutiva.

L’azienda vuole i soldi, qualcuno in Comune avrebbe “osato” opporsi, non essendoci il titolo di impegno originale. Questo quanto si sente negli ambienti, ma ovviamente siamo qui per avere chiarimenti e se del caso essere smentiti. Magari, però, fateci prima sapere che fine hanno fatto quelle sanzioni va…

Per approfondire, ecco l’atto di Bernardone interrogazionesanzionicampagnaelettorale