Candidato sindaco, ma non “per forza”. Alleiamoci

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Ho incontrato nel pomeriggio all’enoteca Del Gatto i colleghi giornalisti del territorio, rompendo gli indugi e indicando la mia candidatura a sindaco. Ho preso un po’ tutti di sorpresa, a cominciare da chi (e me ne scuso) aveva condiviso con me parte di questo percorso. L’ho fatto perché mentre noi – giustamente – diciamo che vengono prima i programmi, quello che vogliamo fare, poi eventualmente i candidati, altrove si “corre“. Gli avversari politici – forti anche del potere che gestiscono e attraverso il quale spesso comunicano – sono in campo da tempo e così mi è sembrato opportuno mettere un punto fermo.

Questo non vuol dire, come ho spiegato in altre occasioni, che se non sono il candidato salta tutto, anzi. Non devo esserlo “per forza“, però è ora di pensare a chi rappresenterà un cartello necessariamente alternativo a chi ci governa da un ventennio. Se il mio nome, spesso circolato a sproposito e a volte vilipeso da chi rappresenta le Istituzioni locali, serve a unire, eccolo. Se c’è un nome che mette insieme più del mio, ben venga.

Avrà a disposizione il sostegno, per quel poco che vale, del sottoscritto.

L’obiettivo? Arrivare al ballottaggio e vincerlo. Dimostrare che in questa città che ha votato e dato fiducia a un centro-destra che non la rappresenta più come prima e che sta facendo conti spietati al suo interno, c’è qualcosa di diverso e credibile. Che la Politica, sì la maiuscola è voluta, può ancora dire la sua. Nei confronti di chi l’ha intesa – nonostante i plebisciti di questi anni – con la p minuscola e di chi, invece, ha fatto dell’anti politica etero guidata da una srl il suo cavallo di battaglia. Posizioni rispettabilissime, sia chiaro, ma che non condivido.

Ho fatto una conferenza stampa senza claque – al contrario di chi è solito persino annunciarle in pompa magna – ma solo con i giornalisti, in uno dei luoghi di eccellenza di questa nostra amata Anzio. Ce ne sono altri, per fortuna, come sono certo che esistono persone di buona volontà che vanno al di là dell’appartenenza politica ma hanno fatto del loro impegno civico – più o meno visibile – una bandiera.

Alle ultime amministrative i candidati Bernardone, Pollastrini e Garzia hanno preso, insieme, i voti necessari per andare al ballottaggio. Perché non si fece un’alleanza è cosa per gli appassionati di dietrologie, qui si deve guardare avanti. Non fare oggi un’alleanza tra chi c’era allora e chi – invece – si è francamente scocciato di questo centro-destra, sarebbe un suicidio che non possiamo permetterci. Soprattutto non possiamo chiudere la porta in faccia a chi – non avendo governato – proviene da un’area moderata che risulta ancora essere la maggioranza ad Anzio.

Questo è lo spirito, alleiamoci e proviamoci. Sarò io il candidato? Eccomi. Toccherà ad altri? Eccomi. A patto che non ci sia chi ha governato finora e chi – vecchio e nuovo – ha sostenuto questa maggioranza, magari dopo averne dette di tutti i colori.

Di certo non  sarò candidato di “bandiera“, senza fare troppi giri non lo sarò da solo con una civica tanto per fare presenza, né esclusivamente per il Pd, come espressione di un partito che ho sempre criticato (molti lo sottolineano, è vero) ma che dal ’98 non ha responsabilità di governo in città. Al quale va riconosciuto, comunque, di avere messo in campo un rinnovamento – che sono certo non è solo anagrafico – con la scelta di Gabriele Federici segretario.

Un Comune non si occupa di ius soli, di fine vita, di testamento biologico. Sul fatto che un Comune deve tappare le buche e raccogliere i rifiuti, tenere le scuole aperte e offrire servizi efficienti siamo tutti d’accordo, è sul come che si fanno le differenze. E’ su queste che dovremo confrontarci ed essere più credibili di chi c’è stato finora. E’ sul modello di sviluppo alternativo a quello che ci ha portato varianti, cemento e furberie anziché mare cultura e natura che dovremo convincere i cittadini che è possibile #unaltracittà

Uno sviluppo – e basterebbe solo il mare, davvero – che ci porti ad Anzio del 2058, quando tanti di noi non ci saranno più, ma magari si sarà affermato un modello per il quale le scelte Politiche (una città lanciata a livello internazionale, per esempio) hanno creato sviluppo e non fatto del Comune un anomalo ufficio di collocamento.

Poi decideranno i cittadini, sempre sovrani. Ma abbiamo il dovere di provarci

 

 

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A proposito di candidato sindaco. E scusate il ritardo

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Siamo ormai in una fase nella quale, come per il termine “presidente“, se andiamo in piazza e diciamo “sindaco” più di qualcuno si gira, sentendosi ormai investito come tale o almeno come candidato. Scusate il ritardo, aggiorno solo oggi questo spazio perché impegni di lavoro e studio, oltre che personali, mi hanno tenuto lontano. Lo faccio con una riflessione su quello che dovremmo provare a condividere prima di individuare il “sindaco“. E’ noto ai più che il mio nome circola, ripeto da tempo che sarei lusingato ma anche che non è questo il punto. Perché, prima, ce ne sono diversi.

Cosa vorremmo fare: dare un’amministrazione diversa a questa città, mettere in campo una proposta alternativa al modello di varianti, cemento e furberie che il centro-destra fintamente diviso (lo dimostrano gli ultimi accordi, De Angelis quattro anni fa aveva illuso molti…) ha messo in campo nel ventennio che parte dalla fine del 1998. Immaginare un modello di gestione alternativo a quello degli “amici degli amici“, che parta dalla legalità delle cose quotidiane. Mettere in campo un’idea di sviluppo che guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ai soldi a pioggia, al rilancio del nome della città, ai servizi moderni per i residenti e non, al coinvolgimento – serio – degli operatori, non solo locali, in un progetto che abbia la visione di Anzio del 2038 e del 2058 e non sia semplicemente quello di vincere le elezioni. Serve un programma, condiviso, su quanto si vuole realizzare a breve, medio e lungo termine e su quale visione della Anzio da qui a 40 anni abbiamo.

Con chi: sappiamo che non abbiamo alcuna intenzione di stare con quanti hanno condiviso il governo cittadino. Ma anche con chi – benché senza rilievi penali o con profili ancora da definire – è finito in situazioni che sono politicamente inaccettabili, al di là di quello che avviene nelle Procure e nei Tribunali. Nulla di personale – questo è chiaro –  ma la situazione nella quale ci hanno portato non è condivisibile. Da soli, però, non si va da nessuna parte. Se ne sono accorti anche esponenti del Pd che quattro anni fa – con ruoli diversi – forse non fecero gli sforzi necessari a chiudere un quadro che avrebbe scritto una storia diversa. Passato a parte, è evidente che si debba cercare di mettere insieme chi quattro anni fa era dalla parte di Ivano Bernardone, chi da quella di Valerio Pollastrini e chi da quella di Giovanni Garzia. Sapendo che non basta, per questo occorre guardare a realtà civiche e a chi – pur provenendo dal centro-destra e senza aver governato – si è rotto le scatole della staffetta Bruschini-De Angelis, Bruschini-De Angelis, ma soprattutto non ne condivide più i metodi. E non pensa affatto, come chi scrive e tanti altri, che la panacea possa essere quella di un movimento come il 5stelle che si affida ai “guru” e quando ha un eletto – com’è stato ad Anzio – non fa nemmeno opposizione

Perché: un’alleanza vasta, aperta a realtà civiche, basata sulle cose sulle quali la vediamo alla stessa maniera (e sono molte di più di quanto si possa immaginare) a prescindere dalla storia e dalla cultura personale, dall’appartenenza politica che pure molti hanno, di militanza in alcuni casi. C’è una città da provare a salvare, un centro-destra compatto che proverà a vincere al primo turno promettendo ancora la luna, si può provare a contrastarlo solo unendosi. Ripeto quello che ho detto in diversi incontri: dobbiamo tenere la città pulita, riparare le buche, tenere aperte le scuole in sicurezza, immaginare un modello di sviluppo alternativo. Ius soli, fine vita e altre questioni che potrebbero dividerci attengono a vicende nazionali, lasciamole ad altri.

Quando: Su cosa siamo d’accordo? Cominciamo da lì. Alle elezioni mancano 8-9 mesi, ci saranno prima politiche e regionali, ma i tempi per metterci intorno a un tavolo e vedere cosa ci unisce, quale modello di futuro condividiamo, sono maturi. Un tavolo programmatico, scevro da personalismi e da pregiudizi. Sappiamo chi non vogliamo, è evidente, dobbiamo fare in modo che intorno ci siano gli altri. Se e come andrà a finire, dipende da noi.

Come: ai cittadini andrà detta la verità, si dovrà spiegare che la situazione dell’ente è molto difficile (era De Angelis che quattro anni fa parlava di dissesto finanziario, la situazione non è che sia migliorata) e che un’alleanza e un sindaco non hanno la bacchetta magica ma possono proporre un modello diverso. Come si diceva nel breve, medio e lungo periodo. Servirà rovesciare il paradigma del “volemose bene” che ha fatto la fortuna – politica, si intende – di chi ci amministra. Si potrà fare solo rinunciando agli interessi particolari in favore di quelli generali. E’ una rivoluzione culturale che riguarda i cittadini, quelli che spesso preferiscono il favore al diritto. Nella certezza delle regole, per tutti, e nel loro rispetto, c’è la base per #unaltracittà

Chi scrive: ho detto e ripeto, fare il sindaco piacerebbe a tutti, ma candidarsi tanto per dire “io ci ho provato” o “io c’ero” ha poco senso. Farlo per una “testimonianza“, pure. Diverso è il discorso di costruire, prima, un programma e un’alleanza per come ho provato a delinearle sopra. La mia disponibilità è nota, soprattutto a fare non uno ma dieci passi indietro qualora si trovi una figura che mette d’accordo tutti e unisce una coalizione che deve puntare al ballottaggio per poi vincerlo. Tutto mi interessa, oggi, fuorché una poltrona. #iosonopronto e se servo a unire, bene, se non spetterà ad altri. Le cose da fare, per fortuna, non mi mancano.

Però non mi arrendo all’idea che si debba vedere questa città continuare nella sua agonia e che a darci le ricette per il futuro siano quelli che ci hanno ridotto nelle condizioni in cui siamo.

Campagna elettorale, cartelli “sanati” e multe. Proviamo a capire

 

 

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Nel clima di ritrovata unità del centro-destra di Anzio e di corsa a dimenticare quanto accaduto nel 2013, c’è una questione che torna di assoluta attualità. Alla vigilia di quella campagna elettorale, infatti,  la delibera di giunta numero 32 dell’11 aprile 2013  ha “sanato” 80 cartelli e 10 impianti pubblicitari sui quali – fra l’altro – “si affiggeva propaganda illegittima“. Lo sosteneva, a ragione, in una interrogazione durante uno dei primi consigli comunali – finita nel dimenticatoio – Ivano Bernardone del Pd. Era stato candidato sindaco e ricordava che “ciò avveniva nel mezzo del periodo elettorale e senza alcuna gara per l’affidamento degli spazi“. Si era risentito, almeno a mezzo stampa, anche Candido De Angelis che oggi è il successore “incaricato” di Luciano Bruschini.

Il punto non è questo, né l’esposto (finito come altri nel nulla, a Velletri va spesso così)  che lo stesso Pd fece sulla vicenda. No, si tratta di sapere un paio di cose che sono molto più attuali.

La prima: che fine hanno fatto  i 206.000 euro, frutto di 352 verbali, comminati dalla Polizia locale a chi non aveva rispettato le norme sulla pubblicità elettorale. Da settembre 2013, data di quella interrogazione, a oggi, quanti soldi sono stati incassati dal Comune?

La seconda, ancora più recente: vero che un contenzioso con la ditta che ha avuto la “sanatoria” sta creando più di qualche disagio in Comune? Si parla di un decreto ingiuntivo per un non meglio specificato debito contratto (da chi e perché?) per pubblicizzare sempre nel 2013 – si veda la foto – la conquista della quarta  “Bandiera blu” consecutiva.

L’azienda vuole i soldi, qualcuno in Comune avrebbe “osato” opporsi, non essendoci il titolo di impegno originale. Questo quanto si sente negli ambienti, ma ovviamente siamo qui per avere chiarimenti e se del caso essere smentiti. Magari, però, fateci prima sapere che fine hanno fatto quelle sanzioni va…

Per approfondire, ecco l’atto di Bernardone interrogazionesanzionicampagnaelettorale

De Angelis, la riunificazione, la replica

Candido De Angelis replica a quanto affermato ieri in questo spazio. Dandomi, anche lui, come aspirante sindaco. Non ribatto, a questo né ad altre affermazioni pure pesanti.  Solo dovute precisazioni e  De Angelis  (ma chiunque ha la bontà di seguire questo spazio) sa bene di cosa parlo: mi baso sui fatti, non sono solito raccontare menzogne, né gettare fango.
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Caro Gianni,
leggendo i tuoi scritti mi chiedo sei stai parlando da giornalista oppure da potenziale candidato Sindaco? La critica costruttiva è sempre ben accetta ma la menzogna no. Conoscendoci da tanti anni, tu meglio di altri, sai benissimo il rapporto di stima e di affetto che mi lega, da sempre, a Luciano Bruschini con il quale, in passato, ci possono essere state fisiologiche divergenze di natura politica ma nessuno è mai dovuto intervenire per separarci. Questa è una menzogna e tu lo sai benissimo, visto che eri presente all’episodio a cui ti riferisci.
Negli anni 2000 c’era un’altra Città, che ti piaceva molto, fatta di nuove scuole, cultura, musei, mostre, attenzione per il sociale, opere pubbliche… c’era un disegno ed un modello di Città che ha ricevuto il consenso, libero, dei cittadini. Ridurre un modello di amministrazione ad una forma di clientelismo di piccolo cabotaggio, come tu stai facendo, è riduttivo ed offensivo.
Le tue fantasiose esternazioni sulla Giunta futura non sono cronaca giornalistica ma, purtroppo, astio politico. Stiamo lavorando, con forte determinazione, al percorso di riunificazione e ricostruzione del centrodestra, consapevoli che la strada intrapresa sia quella più giusta per dare risposte ai cittadini. Alla carica di Sindaco non ci si autocandida ma si viene scelti da gruppi di persone, da partiti politici, da associazioni e dagli stessi cittadini che ti riconoscono, come profilo ideale, per rappresentarli.   
Forse, finalmente, sarebbe opportuno finirla di gettare fango sulle persone con le quali hai avuto l’opportunità di crescere umanamente e professionalmente.     
Ti rivolgo i miei più cari auguri per il tuo percorso all’interno del partito democratico auspicando, qualora non riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo, una tua candidatura al Consiglio Comunale visto che, in un’altra Città, ci sarà sicuramente bisogno anche del tuo illuminato contributo.   
Siamo amici da sempre, spero che il tuo ingresso in politica non turbi i nostri rapporti.
Candido De Angelis

La politica “sangue e…” , la nuova (!?) giunta De Angelis

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Chi “fa” politica ricorda che questa è sì l’arte della mediazione, ma prevede anche – cito testualmente – di avere a che fare con “sangue e…“. Lo ricorda anche il candidato sindaco “incaricato” da Luciano Bruschini, il suo predecessore ed ex avversario Candido De Angelis. Chi non “fa” politica, o semplicemente non intende adeguarsi a certi metodi, immagina – per restare in metafora – che può anche essere “linfa vitale e cioccolata“. Se mai esisterà #unaltracittà evidentemente non sarebbe disposta ad adeguarsi agli standard di chi “fa” politica oggi. Cioè a mantenere in piedi un sistema che funziona secondo il principio dell’omeostasi. Vale a dire l’equilibrio di una composizione chimica. C’è un problema? Viene “compensato“. Questo per prenderla alla lontana, perché il ritorno di De Angelis oltre ad avere possibilità di riuscita (“aho, servono i voti” ripetono da quelle parti, non curanti di come molti vengono presi), comporta che questo sistema per stare in equilibrio debba prevedere per l’ex sindaco ed ex senatore di avere a che fare e sopportare tanto “sangue” e non solo. Liberissimo, per carità, se se la sente lui….

Basterebbe ricordare il 2013, quando voleva mandare l’alleanza di Luciano Bruschini e chi “per mestiere fa l’assessore” a “lavorare“. Il sindaco uscente ha detto che è a disposizione, non si ripresenterà ma se lo facesse sarebbe il candidato naturale a presiedere il consiglio comunale. Borrelli, dopo venti anni di onorata carriera su quello scranno e i venti precedenti trascorsi in politica ad Anzio, sembra destinato a una dignitosa pensione. La giunta? Importante è vincere, mantenere in piedi l’omeostasi, evitare che qualcuno (“Grillini” in testa, ma basta una persona di buona volontà) rompa un sistema che rigenera se stesso da una vita e contro il quale De Angelis ha detto che voleva combattere, nel 2013. Anzi, prima ancora, nel ’90 quando tirava calci all’interno della Dc, poi quando entrò in An sgomitando, quindi nel momento in cui seguì Fini in Fratelli d’Italia e come spesso ricorda Bruschini anziché fare il “pompiere” in maggioranza ad Anzio – ruolo che l’attuale sindaco aveva avuto da capogruppo nei due mandati di De Angelis – faceva l’incendiario.

Rinnovamento, tutti a casa, ricordate il 2013? Ma quando mai…. Se ne dissero (e per carità di patria non tutte le riportammo) di tutti i colori,  all’esterno della redazione del Granchio dovemmo dividerli per evitare che arrivassero alle mani, nel dibattito pubblico al “Serpa hotel” si dovette chiedere l’intervento delle forze dell’ordine…. Tutto dimenticato, tutto a posto.

Proviamo a immaginare la giunta De Angelis che verrà, qualora i cittadini decidessero di confermare la fiducia a un centro-destra che escluso il primo mandato dello stesso “incaricato” di oggi poco ha brillato. Altri tempi, certo, situazione assolutamente diversa, ma se arrivasse l’elezione? Bruschini, dicevamo, presidente del consiglio comunale, un ruolo che a un grande mediatore come lui si addice benissimo. Zucchini non dovrebbe ripresentarsi, ma ci sono un paio di dirigenti ai quali sembra tenere molto e con i concorsi da bandire… Con uno, del resto, De Angelis si è interfacciato spesso per il bilancio (che fino a qualche mese fa aveva bollato sempre come falso) e se non per concorso, potrebbe pensare a un altro incarico ex 110, stavolta inserendo nel bando anche la laurea in Giurisprudenza.

Resterebbe il genero di Zucchini, Sebastiano Attoni, che in caso di conferma dal punto di vista dei voti un posto in giunta per celebrare il ventennale lo pretenderebbe di diritto. E Alessandroni? Sui voti all’assessore ci sono pochi dubbi, quindi andrebbe confermato perché altrimenti deve tornare al lavoro. De Angelis, inoltre, dovrebbe “accollarsi” anche la situazione del campo di Falasche che attualmente la società occupa senza aver restituito al Comune i soldi che lo stesso ex sindaco, in passato, contestava. Ma sì, una strada si trova… Tra Roberta Cafà che pure un pensiero a candidarsi sindaco l’aveva fatto e Laura Nolfi, dipenderà dai consensi presi. Stesso discorso per Giorgio Bianchi che se resta con la lista “Enea” deve fare i conti con il neo pupillo di Patrizio Placidi, Donatello Campa. Già, Placidi ha detto che forse nemmeno si ripresenta ma di ritirarsi dalla politica di casa nostra non ci pensa proprio. Fermi, perché questi sono gli assessori dell’attuale maggioranza, nella quale un pensierino nel 2018 a ricoprire un incarico in giunta potrebbero farlo – sempre in base ai consensi – Giusy Piccolo (sponsorizzata da Renato Amabile che non si ripresenterà), Velia Fontana e Davide Gatti. Poi ci sono quelli della neo maggioranza, anche loro “contro” nel 2013 ma pronti a dimenticare e sostenere Candido che è – oggettivamente – l’unico in grado di metterli d’accordo tutti. Si conteranno i voti, ovvio, ma non sarà facile per l’ex senatore tenere in piedi la baracca. Chi non dovesse farcela, potrà sempre contare sulla “Capo d’Anzio” – ammesso resti in vita – e su qualche altro incarico, magari su cooperative o associazioni vicine, spazi pubblici da gestire. Sarebbe più attento su qualche indagine, ne siamo certi, ma poi una strada si trova, via…

Non solo, pur di vincere e tornare a fare il sindaco De Angelis strizza l’occhio anche a pezzi ex Pd o degli stessi democratici, compresi quelli che lo avrebbero fatto perdere per i famosi “300 voti” quattro anni fa e compreso chi era da Boccuccia a festeggiare con Bruschini. Sì, lo stesso che lo ha fatto condannare dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune. Com’è la politica? “Sangue e…” .

Un progetto diverso e senza “dinosauri”, per Anzio

Faccio mio l’intervento che Valerio Pollastrini ha postato su facebook:

valeriopollastrini

A proposito della politica…
Tante volte ho ascoltato quelli “bravi”, i professionisti della politica locale distinguere tra azione politica e azione personale. Come se le due cose potessero scindersi…come a dire che qualunque porcata perpetrata in nome della politica lasciasse intatta l’immagine della persona. Ebbene, io che politico non sono, io che spero che alle prossime elezioni vi siano persone in grado di scalzare una schiera di dinosauri capaci di tenere un paese intero sotto la cappa dei propri interessi, invito costoro a buttarla proprio sul personale. Non cadiamo nel tranello di spersonalizzare l’operato del politico…perché è quel politico che sta mandando a puttane il futuro di generazioni intere di ragazzi.
Basta ossequi, nessun onore delle armi per lo zio anziano, nessuna remora per il cugino o per quello che in fondo è simpatico. Basta: chi fotte il futuro dei nostri ragazzi va trattato da feccia. Ripeto: LA QUESTIONE È PERSONALE!” 

E riporto il mio pensiero, rivolto a lui e a quanti seguono questo spazio di informazione  e proposta: “Caro Valerio  hai perfettamente ragione. Io sono convinto che con te e altri – al di là delle rispettive idee di provenienza – su alcuni punti concreti si possa e si debba ragionare. Abbiamo iniziato a farlo con Chiara Di Fede. Oggi – a proposito di personale – il sindaco Luciano Bruschini ha nuovamente “investito” chi lo aveva preceduto, Candido De Angelis, ed era stato poi suo avversario nel 2013. Loro, chi finge di opporsi, chi si gira dall’altra parte, chi ha contribuito a tutto questo sono l’avversario da battere. E a proposito di personale, al contrario di chi si affanna a indicare sindaci, occorre partire da quello che ci unisce, per il nome c’è tempo. Prima un progetto serio, credibile, condiviso“.

L’idea di #unaltracittà parte da qui, ora avanti a cercare quello su cui siamo d’accordo. Per Anzio. Se riusciremo, bene, altrimenti pazienza. Ma basta “dinosauri“, grazie.

La lezione che arriva dal voto

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Sarà pure come dice Matteo Renzi, cioè che non è stato un voto di protesta, ma l’impressione è che la politica fatta di liturgie fini a se stesse, “correnti“, schieramenti, lotte per guidare un partito e per il potere fine a se stesso, per arrivare a contare se c’è da dividere qualcosa del “sottobosco“, abbia preso dei sonori schiaffoni. C’è – ed è forte – la voglia di cambiamento che ha vinto – per restare dalle nostre parti – a Nettuno come a Latina. Ma si è fatta sentire in maniera ancora più clamorosa a Roma e Torino.

Del Movimento 5 stelle e del suo “guru” Beppe Grillo, è noto, condivido poco o nulla. Certo è che molti li hanno sottovalutati e oggi ne pagano le conseguenze. Meglio, hanno sottovalutato la stanchezza di chi vota e si era – si è – francamente rotto di una “buca” al centro di Nettuno e dei numeri civici, ad esempio, così come di chi per tentare di vincere ha imbarcato politici (e metodi in alcuni casi poco ortodossi) dalla vicina Anzio. Chi vota, dopo Mafia capitale, dopo Marino e la sua figura, come poteva ancora dare retta al Pd? Giachetti era e resta una brava persona, ma sapeva che l’impresa era impossibile. Per non parlare di quel che resta del centro-destra che preso tra Bertolaso e Marchini, ha dimenticato/abbandonato la Meloni che al ballottaggio avrebbe dato alla Raggi più filo da torcere.

Ora i “grillini” sono chiamati alla prova più difficile, quella del governo. Sinceri auguri di buon lavoro all’amico Angelo Casto a Nettuno. Sa che il compito che lo aspetta è gravoso, ma già dalla nomina della giunta sembra andare nella direzione giusta. Andrà giudicato alla prova dei fatti, mentre piacciono meno le affermazioni dei supporter che danno – nella migliore delle ipotesi – per “accerchiati” i Comuni vicini. Calma, ragazzi. Parliamo di voti, di democrazia, è comprensibile lo sfogo ma non andiamo oltre. Si rischia di cadere nelle “guerre” del centro-destra che hanno caratterizzato recenti campagne sul territorio.

La prossima fermata, per Casto, è quella di Anzio. E’ un obiettivo legittimo e giusto da porsi, a maggior ragione dopo lo “sbarco” di anziati a Nettuno e dopo i toni tutt’altro che tranquilli usati verso di lui.  Sarà bene, però, che i Cinque Stelle ci facciano capire bene chi li rappresenta sul territorio e quale metodo useranno ad Anzio dato che un consigliere comunale ce l’hanno. Non abbiamo visto Cristoforo Tontini gioire per l’elezione di Casto (si veda nota sotto, però) ma intanto ha dichiarato che chiederà al prefetto di sciogliere il Consiglio anziate per i ritardi sul bilancio. Non avrà brillato in questi anni, ma lui è il rappresentante fino a prova contraria. E qual è il “meetup” giusto? E non sarà che questa “rete” nasconda moderne “correnti” di democristiana memoria? E’ una provocazione, sia chiaro, la lezione che arriva dal voto è chiara. Ma a Latina con due senatori e un deputato – che avevano poi lasciato il Movimento – e tre diversi “meetup” la certificazione delle liste non è arrivata.

Una cosa che ha quasi certamente favorito l’esperimento civico di Damiano Coletta, cardiologo che riesce con le sue liste dove il Pd e il centro-sinistra hanno fallito: mandare a casa dopo 23 anni un centro-destra litigioso e rancoroso, alle prese con lotte di potere che abbiamo visto anche a Nettuno (stesso protagonista, il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, Acqualatina sullo sfondo…). Un centro-destra che a Latina era “nato” come esperienza di governo con Ajmone Finestra nel ’93.

Mentre il Pd si “uccideva” sulle primarie, candidava cavalli di ritorno della Prima Repubblica, puntava a un uomo di partito che fa politica da quando era ragazzino come Enrico Forte, non si accorgeva di perdere proseliti e consensi. I cittadini gli hanno dato una lezione , Latina bene Comune e le sue liste hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro ciò che il Pd doveva essere e non è stato dalla sua fondazione a oggi. Qualcosa che andava oltre il partito inteso in senso tradizionale e guardava, davvero, alla società civile. Una sonora lezione.

Buon lavoro a Casto, Coletta, a tutti i nuovi sindaci, di ogni schieramento. Ne hanno bisogno, ora questa voglia sacrosanta di nuovo e cambiamento è chiamata alla prova dei fatti.

***

Vengo giustamente “richiamato” da Cristoforo Tontini. Non mi ero accorto, nel marasma elettorale, del suo post di complimenti a Casto. Correggo e chiedo scusa pubblicandolo. Questa era e resta una provocatoria riflessione sul voto….

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Se la politica scende ai mezzucci. A Nettuno (e altrove) non serve

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Non nutro grande simpatia per Beppe Grillo, è noto, ma ho rispetto immenso per le scelte degli elettori. Qualunque siano. A Nettuno i cittadini hanno mandato al ballottaggio Angelo Casto, candidato del Movimento 5 stelle, stimato funzionario di polizia, a sorpresa. Dovrà vedersela con Rodolfo Turano, stimato medico, che è arrivato al primo posto ed è a capo di una coalizione di parte del centro-destra con il “soccorso” degli assessori anziati Patrizio Placidi e Roberta Cafà che dalle urne, a dire il vero, non hanno avuto gran riscontro.

Alla vigilia del primo turno è uscita su facebook una notizia infondata relativa al figlio di Casto, prontamente rimossa e al centro di una denuncia. Adesso qualche buontempone – definiamolo così – fa le “pulci” alla sua possibile casta.

Speravo, dico la verità, che certe cose fossero finalmente superate dopo la guerreggiante campagna elettorale di tre anni fa, ad Anzio come a Nettuno. Invece ci risiamo. Qualcuno mi spiegherà che “è la politica….” Ma qui si va su vicende personali – che se uno diventa personaggio pubblico avrà anche il dovere di far conoscere, certo, eliminando eventuali incompatibilità che più della legge sono dettate dall’opportunità  – e non sui programmi.

Poi pazienza i candidati, ma cosa c’entrano quelli che non lo sono? E perché coinvolgerli? L’impressione è che quanti hanno fatto il post sul figlio di Casto e quanti  si sono impegnati nell’ultimo attacco – è stato lo stesso candidato a diffondere questo volantino e quello, improponibile, con la stella a 5 punte che ricorda le Brigate rosse – siano alla frutta.  Ed è bravo Casto  a non cadere nel facile paragone del “senti chi parla….” andando a scorrere candidati, potenziali eletti e loro associazioni, malgoverno del passato.

Il “grillino” non ha esperienza in un Comune, è vero. I suoi non ce l’hanno. Fanno proposte che potranno essere condivisibili o meno, ma se vincessero sarebbero i cittadini di Nettuno ad averlo decretato e loro stessi a dover giudicare, alle prossime elezioni.  Fa così tanta paura la scelta degli elettori? Ma dai…. Come ha detto un’arzilla ottantatreenne incontrata per Nettuno: “I so votati tutti, ecco come semo finiti, chesso (intendendo per Casto) de peggio che po’ fa?” Ecco, cosa può fare di peggio?

Un consiglio comunale sciolto in passato per condizionamento della criminalità, un giovane sindaco che al secondo mandato – dopo essersi “incartato” e aver perso pezzi per strada grazie a perdenti di successo perché “è la politica.…” – ha portato a un altro scioglimento anticipato, una situazione disastrosa alla quale il commissario ha  cercato di porre qualche rimedio. Poi i cittadini sono tornati a scegliere e domenica prossima decideranno a chi spetterà governare Nettuno.

Sul programma, sulla credibilità, sulle cose che faranno per i numeri civici, il parcheggione, le vicende urbanistico/edilizie delle quali da settimane parla Agostino Gaeta sulle sue pagine, le casse del Comune e via discorrendo.

Il resto, francamente, è fuori luogo. Lo dicesse a chiare lettere anche Turano, dissociandosi da certe iniziative.

*** Aggiornamento delle 18,54: apprendo dal Granchio che Turano ha preso le distanze. Bene.

Meno male che gli elettori esistono e tolgono certezze

elezioni

Che dici?” o “Che sensazione hai?” Lo hanno ripetuto in tanti – a me e ai colleghi – fino a ieri sera prima che iniziasse lo spoglio. Inutile dire che nessuno di noi ci ha preso o quasi. Perché le certezze, i “sentito dire“, le sensazioni, quando sono gli elettori a decidere vengono meno.

E sconfessano sondaggi, exit poll, timori di vario genere. Abbiamo trascorso la serata, per esempio, a preoccuparci se nei Borghi “tenesse” o meno Coletta o se “sfondasse” com’era previsto Calandrini – a Latina – o quale fosse la sorte di Angelo Casto e dei 5 Stelle a Nettuno che per un lungo periodo sono stati davanti a tutti. Per tutto il pomeriggio, noi e tanti analisti o presunti tali, fantasticavamo di affluenza e di chi sarebbe stato favorito o meno. Senza contare che fino all’ultimo c’è chi – dai social – raccomandava in caso di voto con la parità di genere di “mettere le preferenze sotto la stessa lista“.

Prima c’erano stati quelli delle “liturgie” di partito, delle “correnti“, delle ripicche, i perdenti di successo, quelli che “la politica….”

Diciamo, generalizzando, che pensiamo un po’  tutti di avere davanti elettori incapaci di intendere e volere e partiamo da certezze che loro – chi vota – ha superato da tempo.

E ora vediamo chi si sbrigherà a dire “gli elettori non hanno capito“, senza preoccuparsi se sono stati capaci o meno di farsi capire e di spiegarsi per bene.

A mio modestissimo parere chi vota, alla fine, ha sempre ragione. E anche questa tornata amministrativa l’ha dimostrato. Così come le sensazioni di chi scrive e di tanti altri colleghi, alla fine restano buone per ingannare il tempo verso la lunga notte dei risultati – indegnamente in ritardo – e niente più.

 

Magari interessa a pochi, ma a votare ci vado…

scheda-referendum-trivelle

Interesserà a pochi, ma a votare domenica 17 aprile ci vado…

perché è un mio diritto e intendo esercitarlo, come ho sempre fatto;

perché c’è chi si è battuto, è stato torturato, è morto perché avessimo questo diritto;

perché mia nonna non poteva votare e ricordava con gioia l’avvento “della democrazia”, per lei ben presto diventata anche “cristiana” ma questo conta poco;

perché il referendum è uno strumento previsto dalla Costituzione e – se non erro – dopo quelli voluti da centinaia di migliaia di cittadini, per la prima volta a chiederlo sono stati i Consigli regionali;

perché il mancato raggiungimento del quorum al referendum sulla caccia, insieme all’allora caporedattore di Latina Oggi – il compianto Mauro Benedetti – che mi mandò a intervistare le associazioni di cacciatori (proprio a me….), ancora brucia;

perché quando Craxi ci invitò ad andare al mare, da presidente di seggio al centro di Anzio ho fatto votare tutti coloro che non avevano documento, tanto li conoscevo e sento di aver contribuito al raggiungimento del quorum;

perché senza i referendum proposti negli anni dai Radicali, l’Italia sarebbe, oggi, un Paese arretrato;

perché quando i cittadini scelgono, qualsiasi cosa scelgono, hanno sempre ragione e mi fa arrabbiare chi dice “non hanno capito” quando perde, senza chiedersi se ha fatto di tutto per farsi comprendere;

perché rappresentanti delle Istituzioni dovrebbero ricordarsi che sono tali e non invitare all’astensione oggi e, magari, al voto domani (leggi referendum costituzionale);

perché è ora che Napolitano si goda la pensione;

perché se avesse fatto le stesse affermazioni Berlusconi da capo del governo sarebbe venuto giù il mondo.

Sì o No? Confesso, ci ho capito poco. Ma ho ancora tempo per approfondire. E votare secondo coscienza.