Il Pd, Gabriele, l’indispensabile discontinuità

pdprimarie

La pagina del Granchio del 2007

Domenica è in programma il congresso del Pd di Anzio, partito che come tale non ha mai governato in città e che ha avuto un’esperienza – brevissima – come centro sinistra ormai oltre venti anni fa.

Quando Renzo Mastracci venne malamente mandato a casa Gabriele Federici, uno dei candidati alla segreteria del Pd, aveva appena 12 anni. Dieci in più quando si votava al “Fiamma” per far nascere il nuovo partito e le facce, purtroppo, erano sempre le stesse. Votai, c’ero, e lo scrissi sul Granchio. Inimicandomi, allora come oggi, più di qualcuno.  C’era anche Gabriele. All’ultimo congresso mi mandarono una  sua relazione e risposi “scommetto che non è stato eletto“. Avevo ragione.

Spero lo sia adesso, a patto che garantisca una indispensabile discontinuità. Nulla contro l’altra candidata Maria Cupelli, figuriamoci, chi la sostiene o chi – comunque – con il suo bagaglio personale, culturale e politico ha tenuto “botta” in questi anni.  Ma i personaggi che mandarono a casa Mastracci – segnando l’inizio del declino del centro-sinistra ad Anzio – c’erano e ci sono. Così come quelli che non scelsero Mangili, due anni prima. Così come gira ancora Veltroni che doveva essere in Africa.

C’erano e ci sono quelli che sul piano regolatore sono stati di lotta e di governo, arrivando persino a sbagliare tribunale nel quale presentare ricorso, salvo uscire dall’aula consiliare quando c’erano da votare le osservazioni. C’erano e ci sono i sacerdoti delle procedure sulla vicenda porto, quelli che hanno impedito di realizzarlo allora passando per il partito del “no“.

Attenzione Gabriele: non basta essere giovani, acculturati, parlare inglese fluentemente, aver scelto di tornare ad Anzio per vivere e lavorare. Nell’esperienza almeno di quello che un tempo era il Pds c’è stato un giovane di belle speranze, durato ben poco: Massimiliano Pucci, ora avvocato di fama nazionale e specializzato nel settore del gioco.

Se posso permettermi, sommessamente, da ultimo arrivato,  forse in questi 10 anni ci sono stati tanti “ex” (della Dc e del Pci, dei Popolari e dei Ds) ma poco Pd. Tante divisioni -in questi anni quella tra segreteria e gruppo consiliare, basta vedere come si comunicava – poca attenzione al lavoro di squadra. Che pure c’è stato, dalle iniziative sui rifiuti (paghiamo il doppio di Senigallia) a quelle sulla legalità, dalle battaglie sul bilancio (dai tempi di approvazione al rischio dissesto) alle mancate certezze sul porto. Forse è mancata incisività,  si è scelto il fioretto e non la spada, ma adesso si deve guardare al futuro.

Per questo serve assoluta discontinuità,   legarsi a “liturgie” che sanno di vecchia politica è inutile. Una squadra rinnovata e giovane, correnti di nostalgici addio per quanto possibile, vicinanza reale al territorio anche dando ascolto a esperienze civiche che esprimono malessere nei confronti della politica che non si sporca le mani con le vicende quotidiane. Soprattutto un’idea di città da anteporre a quella della destra e da affermare con credibilità.

Gabriele – a modesto parere di chi scrive – è la persona giusta. Anzi, forse l’ultima carta da giocare

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