Le primarie, il Pd e Palomba in maggioranza. Ma dai…

Per la prima volta non andrò a votare alle primarie del Pd, l’ho sempre fatto da quelle che dovevano consegnarci un partito nuovo, moderno, europeo ed europeista, fuori da logiche da ex qualcosa e dentro quelle di una visione avveniristica. Quello che in parte è riuscito – sui diritti civili, per esempio – a essere un riferimento. Cosa che si dimentica troppo facilmente…

Sono andato a votare quando c’erano da indicare i candidati sindaco – con il senno di poi, consegnando agli avversari del centro-destra la possibilità di scegliersi l’avversario più comodo – e anche alle “parlamentarie” tra Natale e Capodanno o quando si doveva decidere tra Bersani e Renzi, poi tra quest’ultimo (ampiamente sostenuto da chi prima era con Bersani) e il “nulla” o quasi.

Non lo farò domani – e potete anche dire chi se ne importa e smettere di leggere a questo punto – perché come ebbi modo di dire già commentando le liste e le “correnti” della prima volta, poco è cambiato. Mi sono illuso ogni volta, lo rifarei domani votando Giachetti, ma è ora di dire basta. Perché quello che vediamo a livello nazionale, a cominciare da chi dice di voler eliminare i “capi bastone” ma poi li ha tutti dalla sua parte – come Zingaretti – è ancora peggio a livello locale.

E’ una vicenda che si trascina da anni, sulla quale mi sono sempre espresso e che – nell’ultimo periodo – mi ha riguardato da vicino per la storia della candidatura a sindaco. “Indigesta” a molti, ahimé perdente (e la responsabilità me l’assumo per intero) ma con tanti, troppi “giochini” – anche se c’è chi la chiama politica – che è bene puntualizzare. Partono dall’ultimo congresso, quando c’era da scegliere tra Gabriele Federici (nato quando tanti dentro al Pd erano già protagonisti della politica locale e Luciano Bruschini, sindaco in quel momento, era già assessore) e Maria Cupelli, frutto di un’intesa – si passi il paragone – tra diavolo e acqua santa. Ebbi modo di esprimermi in quella occasione, spiegando perché Gabriele fosse probabilmente l’ultima carta da giocare. Vinse Gabriele, ma le fratture anziché sanarsi aumentarono. E sono andate avanti, fino al “tavolo” per indicare un candidato sindaco possibilmente condiviso, poi in campagna elettorale, ancora oggi quando emerge chiara la posizione di chi – vedi Lina Giannino, sostenuta in lista da chi era in minoranza nel Pd – diventata consigliere a seguito delle mie dimissioni, annuncia un gruppo a sé. Di “Piazza Grande” – perdoneranno quelli che prima stavano con Bersani, poi sono stati sostenitori di Renzi e oggi sono pronti a brindare alla vittoria di Zingaretti – conosco solo l’immensa canzone di Lucio Dalla, il resto non mi appartiene. Ma è evidente che “rompere” fa sì che la notizia diventi quella e non il lavoro che il Pd e la capogruppo Marracino provano a fare su bilancio, porto e tutto il resto.

E facciamo un passo indietro, alla candidatura “indigesta”, perché le vicende di questi giorni, Roberto Palomba che passa in Fratelli d’Italia e quindi nella maggioranza che guida la città (dopo essere stato in passato consigliere comunale silente e assente, espressione di parte della odierna minoranza Pd ad Anzio) rimettono un po’ di cose a posto. Quel “tavolo” – al quale io non andavo bene perché autocandidato – a un certo punto saltò perché al direttivo del Pd venne proposto di sostenere come candidato sindaco proprio Palomba. La notizia uscì, ovviamente, e ci fu una sollevazione dei componenti di quel gruppo che faticosamente provava a cercare un’intesa. Mi piace pensare che i punti programmatici in comune con Luca Brignone, ad esempio, siano stati frutto anche di quel confronto. Al quale c’erano forse troppi marpioni della politica anziate, ma va così…

Ebbene Palomba fino a qualche settimana prima era stato “sponsor” del candidato presidente della Regione Stefano Parisi, aveva sostenuto la candidatura di Capolei in consiglio regionale. Dopo la proposta appresa dalla stampa, il tavolo respinse l’ipotesi e qualcuno nel Pd scelse di stare comunque con Palomba. Anche dopo la scelta del direttivo di indicare me, ritenuto “l’amico di De Angelis” lì e da più di qualcuno del “tavolo“. Non ho mai fatto mistero della nostra amicizia, è noto, notevolmente “raffreddata” da qualche tempo, ma le mie posizioni su certe scelte erano note. Non è bastato, perché prima dell’indicazione da parte del direttivo in una riunione qualcuno dell’associazione “Ora” – posso sbagliare – disse che forse il partito sarebbe stato commissariato e che poi si sarebbe lavorato per “prendere il Pd”. Non è bastato, perché si decise di affidare la predisposizione di un documento per respingere l’ipotesi Palomba, nel quale era scritto che: ” Riaffermiamo quindi con forza l’alternatività della nostra proposta politica a qualunque partito o esperienza civica che abbia avuto nell’ultimo ventennio qualsiasi tipo di collaborazione con le amministrazioni di centro destra che si sono succedute alla guida della città“.

Era nota la mia collaborazione all’ufficio stampa di De Angelis, nel 2001 e per sei mesi. Chiesi se quel “qualsiasi tipo di collaborazione” fosse riferito a me, senza ottenere risposta, e non firmai il documento. Anzi mi prese una punta d’orgoglio e anziché fare il passo indietro dissi “no, allora lo faccio“. Era una “trappola“? Difficile dirlo, di certo – con il senno di poi – ho sbagliato. In quello stesso periodo molti del centro-destra (De Angelis non ne fa mistero) cercavano sponde a Roma, nello stesso Pd, perché arrivasse una candidatura unitaria che fermasse il rischio “grillino“. Tanti mi dicevano, anche per questo: “Non sarai te...”

Arrivò l’indicazione dal direttivo, chiamai il giorno dopo chi aveva espresso voto contrario per dire che ora si doveva guardare avanti. Seee…..

Poi nel Pd c’è chi ha fatto scelte diverse – e rispettabili, ci mancherebbe – chi ha portato Brignone e chi Palomba. Ma passare dal non indicare “l’amico di Candido” a ritrovarsi in maggioranza chi è stato sostenuto deve essere un grande successo, vero? Per giunta, nelle stesse ore delle primarie, Capolei sarà in piazza a raccogliere le firme proprio contro Zingaretti…. Per non parlare di chi la campagna elettorale l’ha fatta altrove o al Comitato del sottoscritto ha brillato per assenza o ha organizzato eventi per i “suoi” in lista senza invitare il candidato sindaco o ha continuato a dire che il problema non ero io ma Gianni De Micheli. Il quale di difetti ne avrà pure molti, però con me ha brillato per vicinanza e lealtà.

Non abbiamo e non avremmo vinto, lo dimostrano i pochi cenni di questo sfogo, ma sono vicende che la dicono lunga su come si intende la politica da queste parti. Altro che visione di città, altro che trovare il modo di andare dalla stessa parte pur con divergenze… E’ così ad Anzio, lo è in Italia. Allora dai…. “prendetevi” il Pd. Ho smesso di illudermi

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