Caro Pd, che vogliamo fare? Io resto “indigesto” ma…

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Ho votato al congresso del Pd. Sono andato, come ogni volta dalle primarie del 2007 a oggi, per esprimere il mio pensiero nell’auspicio che l’esperienza di dieci anni avesse insegnato qualcosa. Avesse fatto comprendere che c’è (forse) un solo modo di essere protagonisti. Smetterla di essere “ex” qualcosa o dividersi tra chi sta con il segretario di turno e chi non, chi ci stava e ci ha ripensato, chi è uscito dalla porta e prova a rientrare dalla finestra. Comprendere che (forse) è il caso di rileggere ciò che si voleva fare nel 2007 ed essere ciò che praticamente non si è mai stati. Magari mandando a casa più di qualche “solone“. Auspicio che dato il clima avvertito in via Aldobrandini e quello che si sente a livello nazionale rischia di restare tale. Ad Anzio pesa ancora la scelta che mi ha riguardato con la candidatura a sindaco.

Entrando per votare non pretendevo il tappeto rosso, ma ad esempio una parola di solidarietà per quanto affermato da un assessore nei miei confronti forse sì. Perché quella che amo continuare a chiamare “legalità delle cose quotidiane” è fondamentale. Ma pazienza. I problemi erano altri, comprendo, anzi se ci sono stati errori si vada fino in fondo con massima trasparenza.

L’occasione, però, mi consente di puntualizzare qualcosa. Ho perso e della sconfitta mi sono assunto la responsabilità. Mi ha fatto piacere vedere in sezione chi in campagna elettorale era da una parte diversa, a sostegno – per carità legittimo – di Roberto Palomba o Luca Brignone. Della serie: considerato che Gianni non andava bene, per stereotipi che ancora oggi purtroppo resistono, si è sostenuto altri. Preoccupandosi di dire sempre “non è questione personale” che ancora oggi suona tanto (sbaglierò…) come quelle di chi inizia i discorsi sui migranti con “io non sono razzista”. Era evidentemente questione personale, oltre che di ripicche interne, però almeno ho trovato in chi mi ha sostenuto passione e lealtà assolute. E posso solo dire grazie a tutti quelli che ci sono stati. Del Pd e della civica, a chi non si sarebbe mai avvicinato al solo sentire il Partito democratico e che lo ha fatto per me.

Grazie a tutti loro, non ad altri. In particolare a chi ha usato (e continua a usare) espressioni fuori luogo. Si trattava di Anzio, altri hanno anteposto questioni che – ammetto la mia ingenuità – fatico ancora oggi a capire. Sarebbe lungo il discorso su quel “tavolo” saltato, sulla richiesta al Pd di fare un nome quando ad arte era stato fatto uscire quello di Roberto Palomba (schierato alle Regionali con Parisi e prossimo al riavvicinamento a destra). Sarebbe lungo dire che dal centro-destra veniva la certezza che non sarei stato candidato, dal “tavolo” quella che il Pd sarebbe stato commissariato, dagli stessi incontri quella che “tanto poi ci andiamo a prendere il partito” o di chi “a Roma” aveva altre informazioni.

E sarebbe lungo ricordare che in campagna elettorale chi oggi si candida alla guida del partito nemmeno ha detto “no, grazie ad Anzio non riesco“. Oppure che c’è chi sapeva prima del sottoscritto che l’assessore alla salute avrebbe mancato l’appuntamento preso, esponendomi ed esponendoci a una figuraccia visto che era a 20′ da Anzio. Per la cronaca, ci fosse stato il miracolo del ballottaggio sarebbe venuto De Luca, presidente della Regione Campania. Lui, almeno, la buona creanza di rispondere l’ha avuta.

Non avremmo vinto lo stesso e pur arrivati in Consiglio non hanno vinto Luca Brignone (lo avessero indicato prima forse qualche riflessione l’avremmo fatta) né Roberto Palomba. Abbiamo perso tutti – parte di quel “suicidio assistito” del centro-sinistra dal ’98 a oggi – e rischiamo di farlo ancora se il clima continua a essere ostile ad Anzio, figuriamoci nel resto d’Italia. “Prendersi ” il Pd di Anzio? E per fare cosa? Gli elettori ci hanno posto all’opposizione e quella va fatta, senza sconti, provando a unire anziché dividere. Che non sarei rimasto consigliere comunale in caso di sconfitta non solo era noto. Era ed è questione di opportunità, di rispetto della parola data (Veltroni dovrebbe essere in Africa, Renzi doveva smettere di far politica…) e un impegno assunto anche con il Pd proprio nel tentativo di mettere tutti d’accordo sul mio nome. Lo affermo senza tema di smentita.

Non avevo né ho bisogno di “fare” politica come si intende dalle nostre parti per contare” o essere chiamato a qualche tavolo. Era noto che non facevo, non faccio e non farò vita “di” partito per numerose ragioni. Ciò non toglie che prima di essere candidato – e si aprirebbe un capitolo infinito sul perché ho accettato, lo rinvio a una prossima riflessione – ho sempre rotto le scatole e continuerò a farlo. So che questo mi rende “indigesto” ma pazienza

La visione della città è quella che era nel programma elettorale sul quale ho messo la faccia, che è ancora attualissimo e che si deve fare in modo di portare in Comune come proposta del gruppo consiliare e di chi vorrà confrontarsi su quei temi. E va portato tra i cittadini per dimostrare cosa non sta facendo chi ci governa. Chi vuole “prendersi” il Pd oltre questo legittimo obiettivo, quale visione ha?

E in Comune, come nella città, va tenuta al tempo stesso la barra dritta contro le prepotenze alle quali assistevamo ed assistiamo. Ma sì, una minaccia di querela a Gianni ci sta, le prendo per mestiere (e le vinco nel 99% dei casi, per fortuna) quello che non va bene è sottovalutare il clima che si respira ad Anzio ma nel resto del Paese con la strana alleanza Lega-5Stelle. Ripartire da queste vicende pratiche, pensando al 2007 e a quello in cui speravamo in molti. Forse questo – prima delle lotte interne – deve fare il Pd. Anche con altri protagonisti, certo, ma mettendo da parte le divisioni di questo decennio. Auguri!

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Le dimissioni, l’opposizione, il Pd. Ma prima ascoltate…

gdgconsiglio

Dieci minuti, poco più. Prendeteveli, ascoltate il video in questo link: da 1 ora e 19 minuti a 1 ora e 30. È Il mio intervento nel corso del primo consiglio comunale. Alcuni scienziati della politica da social ironizzano, altri si lanciano in “analisi”, altri ancora usano – come era stato in campagna elettorale – termini poco consoni, ignorando il mio impegno civile in questa città. Pazienza. Ascoltate e poi traete le conclusioni. Era una cosa annunciata prima del voto, è una parola rispettata, ribadisco che se sollevo questioni di opportunità per gli altri, sono il primo a dovermi porre il problema e ad agire di conseguenza

Della sconfitta mi sono assunto la responsabilità. I cittadini ci hanno mandato all’opposizione e quella dobbiamo fare, anzi abbiamo iniziato a farla. Nel consiglio di domani (auguri a Lina Giannino che prende il mio posto) si discute la mozione che impegna sindaco e giunta a revocare i “quattro cantoni” a Puccini. Il sindaco si è detto d’accordo, è un passo avanti rispetto a un altro pezzo di “villettopoli” mascherata da strutture turistiche.

Opposizione che controlla (per davvero, senza sconti) ma fa anche proposte. Questo è l’impegno assunto, anche da chi scrive, insieme a chi ha fatto parte dell’esperienza della campagna elettorale e non si tira indietro, anzi.

In questo quadro riemerge la polemica tutta interna al Pd sulla convocazione di un’assemblea per analizzare il voto. Legittimo, per carità, tra chi lo chiede però c’è chi alle amministrative sosteneva altri candidati apertamente. C’è pure chi, quando si è trattato di indicare un nome, pensava a chi davvero fino a qualche settimana prima aveva sostenuto candidati di destra alle regionali, dicendo falsamente che io ero “uomo di De Angelis”. È un gioco delle parti che ho imparato a conoscere meglio nelle settimane di campagna elettorale, con molto “fuoco amico” purtroppo. Dovevo metterlo in conto e ripeto: la responsabilità è di chi perde.

Dispiace che qualcuno che per quella sconfitta ha gioito oggi voglia “processare” il Pd, dopo aver fatto altrove la campagna elettorale. Dispiace che mentre si prova a costruire un’opposizione che non farà sconti – e De Angelis se ne è già accorto ed è molto nervoso di fronte alle iniziative adottate – qualcuno continui a seguire logiche che a me non appartengono.

Ah, in campagna elettorale ho ricordato – anche a chi oggi convoca riunioni che da quanto so comunque sono già previste – che i rapporti personali sono una cosa, le posizioni rispetto alla visione della città sono altro. L’ho ribadito anche in Consiglio a De Angelis, se qualcuno avesse la bontà di ascoltare…

Il Pd, Gabriele, la necessità di cambiare e il dovere di provarci

gabriele

Quando parli con chi frequenta l’ambiente politico di Anzio e chi, anche se di riflesso, si interessa alle vicende cittadine una delle litanie è, sistematicamente: “Va be’ ma il Pd?” Giusto. Non si è fatto volere bene. Prima come centro-sinistra, fallendo clamorosamente dopo l’elezione di Mastracci – vittima sacrificale di logiche che poi hanno continuato a trascinarsi – quindi con le diverse anime spesso di lotta e di governo (leggi piano regolatore), poi con il “no” a prescindere al porto, fossilizzandosi su procedure che erano corrette, quando il solo Aurelio Lo Fazio ripeteva – e oggi va ribadito che aveva ragione – che il problema era la società, infine con la candidatura Bernardone e il mancato allargamento alle esperienze di Pollastrini e Garzia.

Negli ultimi quattro anni ha provato a invertire la rotta, ma la litania è rimasta la stessa:  “Va be’ ma il Pd?” Eppure qualche battaglia l’ha fatta. Dal bilancio ai rifiuti, dalla vicenda porto al titolo sbagliato per il dirigente dell’area finanziaria. L’ha fatta senza troppa enfasi? Può darsi. Dando l’impressione (qualcosa in più) che il partito andava da una parte e il gruppo dall’altra? Certo. Ma come ha detto il segretario uscente, Gianni De Micheli, che avrebbe avuto la conferma unanime ma ha preferito dare un segnale di reale cambiamento: “Io ho voltato pagina, oggi si chiude un libro e se ne apre un altro“. Federici ha le idee chiare , ma non dimentichiamo che c’è stato un dibattito e che Maria Cupelli ha detto la sua (si veda cupelli_facebook). Se doveva essere il partito nel quale le diversità sono una risorsa, non la guerra tra correnti o gli “ex qualcosa” com’è stato finora, sarà bene far tesoro di tutto. Non sono mai stato, non sono e certamente non sarò tenero con il Pd, ma oggi va dato atto che qualcosa è successo. Vedremo se servirà al momento del voto del 2018.

Il centro-destra? Minestra riscaldata dopo le accese divisioni del 2013, fallimento di 20 anni di governo e promesse. La situazione di questi giorni e l’annuciatoprogramma di fine consiliatura” ricorda   l’ultimo periodo di Tarisciotti sindaco, tra il ’94 e ’95. I personaggi erano gli stessi di oggi (Bruschini, De Angelis allora molto più battagliero, Amabile, Perronace, Succi, Borrelli, Nolfi padre) e quelli arrivati dopo si sono adeguati, né si può immaginare che escluso Placidi i cittadini dimentichino che lui è stato un asse portante di questo centro-destra. Da ultimo sulla biogas, voluta da tutti e che lui si è “accollato” andando a dire sì.

I Cinque stelle? Sono una grande novità, cavalcano l’onda,  ma se vogliono governare come hanno fatto opposizione – perché un consigliere l’hanno avuto…. – e con le divisioni annunciate tra i diversi meet up, non è che possano andare lontano.

Va be’ ma il Pd?”  Oggi, almeno, ha un segretario di 32 anni (è nato quando Bruschini era già assessore ai lavori pubblici, in giunta con Paride Tulli e Giorgio Zucchini, mentre Perronace era già consigliere comunale, ad esempio), un ragazzo che ha passione e cercherà di cambiare le cose, dentro e fuori il partito. Ha il dovere di provarci. Per le amministrative ripartendo da chi era con Bernardone, con Garzia e Pollastrini nel 2013 e provando ad allargare il campo. Buon lavoro Gabriele.

Il Pd, Gabriele, l’indispensabile discontinuità

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La pagina del Granchio del 2007

Domenica è in programma il congresso del Pd di Anzio, partito che come tale non ha mai governato in città e che ha avuto un’esperienza – brevissima – come centro sinistra ormai oltre venti anni fa.

Quando Renzo Mastracci venne malamente mandato a casa Gabriele Federici, uno dei candidati alla segreteria del Pd, aveva appena 12 anni. Dieci in più quando si votava al “Fiamma” per far nascere il nuovo partito e le facce, purtroppo, erano sempre le stesse. Votai, c’ero, e lo scrissi sul Granchio. Inimicandomi, allora come oggi, più di qualcuno.  C’era anche Gabriele. All’ultimo congresso mi mandarono una  sua relazione e risposi “scommetto che non è stato eletto“. Avevo ragione.

Spero lo sia adesso, a patto che garantisca una indispensabile discontinuità. Nulla contro l’altra candidata Maria Cupelli, figuriamoci, chi la sostiene o chi – comunque – con il suo bagaglio personale, culturale e politico ha tenuto “botta” in questi anni.  Ma i personaggi che mandarono a casa Mastracci – segnando l’inizio del declino del centro-sinistra ad Anzio – c’erano e ci sono. Così come quelli che non scelsero Mangili, due anni prima. Così come gira ancora Veltroni che doveva essere in Africa.

C’erano e ci sono quelli che sul piano regolatore sono stati di lotta e di governo, arrivando persino a sbagliare tribunale nel quale presentare ricorso, salvo uscire dall’aula consiliare quando c’erano da votare le osservazioni. C’erano e ci sono i sacerdoti delle procedure sulla vicenda porto, quelli che hanno impedito di realizzarlo allora passando per il partito del “no“.

Attenzione Gabriele: non basta essere giovani, acculturati, parlare inglese fluentemente, aver scelto di tornare ad Anzio per vivere e lavorare. Nell’esperienza almeno di quello che un tempo era il Pds c’è stato un giovane di belle speranze, durato ben poco: Massimiliano Pucci, ora avvocato di fama nazionale e specializzato nel settore del gioco.

Se posso permettermi, sommessamente, da ultimo arrivato,  forse in questi 10 anni ci sono stati tanti “ex” (della Dc e del Pci, dei Popolari e dei Ds) ma poco Pd. Tante divisioni -in questi anni quella tra segreteria e gruppo consiliare, basta vedere come si comunicava – poca attenzione al lavoro di squadra. Che pure c’è stato, dalle iniziative sui rifiuti (paghiamo il doppio di Senigallia) a quelle sulla legalità, dalle battaglie sul bilancio (dai tempi di approvazione al rischio dissesto) alle mancate certezze sul porto. Forse è mancata incisività,  si è scelto il fioretto e non la spada, ma adesso si deve guardare al futuro.

Per questo serve assoluta discontinuità,   legarsi a “liturgie” che sanno di vecchia politica è inutile. Una squadra rinnovata e giovane, correnti di nostalgici addio per quanto possibile, vicinanza reale al territorio anche dando ascolto a esperienze civiche che esprimono malessere nei confronti della politica che non si sporca le mani con le vicende quotidiane. Soprattutto un’idea di città da anteporre a quella della destra e da affermare con credibilità.

Gabriele – a modesto parere di chi scrive – è la persona giusta. Anzi, forse l’ultima carta da giocare

Sapete che c’è? Avete ragione: evviva Bruschini

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Vai cercando #unaltracittà, ma lascia stare…. Sai, a pensarci bene, devi prendere atto che forse Luciano Bruschini e la sua rabberciata maggioranza hanno ragione. Beati voi e l’#altracittà, questi vanno avanti contro tutto e tutti, portano a casa la biogas che volevano, si preparano per un’altra, e vuoi pure metterti a discutere?

Certo, ci sarebbe, anzi c’è. Rileggi i programmi elettorali (2008 e 2013) e non trovi Biogas, ma Patrizio Placidi nel 2012 insieme al dirigente e con il sindaco che finge di non sapere è andato in Regione a dire sì. Ora il Tar ha detto, sostanzialmente, ma che volete? E così al posto di “favorire la promozione sul risparmio energetico con la divulgazione e la realizzazione di impianti fotovoltaici e solari termici” – è il programma del 2008 – abbiamo una biogas decisa nelle segrete stanze. Non sia mai che ti confronti con i cittadini…. Poi fa finta di accontentarli, fai ricorso perché altrimenti Cafà e Nolfi le perdi per strada (se ne andranno “irrevocabilmente“, dopo, ma torneranno), passa tempo ma la centrale ce l’hai. Dai che Placidi può promettere qualche altro posto di lavoro, su….

Gli stessi che in campagna elettorale 2013 promise per l’avvio del “porta a porta“, forse decisivi per vincere le elezioni insieme a qualche cooperativa oggi accostata a esponenti della camorra, ma tu che vuoi? Ma sì, viva Bruschini. Volete sapere cosa ha scritto nel programma 2013 rispetto all’ambiente? “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà e agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili (…)” Già fatto, grazie. Non sono rinnovabili, ma pazienza, che vai cercando…. Intanto le isole comparse in centro, mai attivate – ennesima presa in giro di Placidi – funzionano e non hanno scompartimenti che li dividono. Il Granchio lo scrive e non succede nulla. Che vuoi? Niente, Viva Bruschini!

E la maggioranza che continua a discutere perché torna il dirigente Franco Pusceddu? Cafà e Nolfi, insieme a Placidi, che pensano a nuove dimissioni – non c’è due senza tre, del resto – parte dei consiglieri in agitazione. Al di là del caso specifico, quello che stupisce è che una maggioranza, assessori e consiglieri siano preoccupati di una questione tecnica. Se deve tornare, si faccia una determina e via…. E quando mai, si muove persino il sindaco, insieme alla fida segretaria generale, fino all’Inps per affrontare la patata bollente. Qualcuno dice che è pronto ad andarsene dalla maggioranza ma come al solito non lo farà. Ragazzi, ci sono cooperative, associazioni, interessi da tutelare. Andar via dalla maggioranza vuol dire smettere di avere influenza in Comune, per sé e per gli altri “vicini“. Per la propria azienda magari, per dire agli uffici che se devi pagare c’è stata qualche incomprensione, per cercare chi vuole i soldi che devi al Comune perché pubblicando un atto la cosa è finita sui giornali…. No no, minacciano di andarsene ma non lo faranno. Viva Luciano, allora, l’hanno capito presto anche i presunti giovani di questa maggioranza, quelli che per primi si sono allineati e coperti. Altro che nuovo….

Detto questo, mi candido. Fermi, cosa avete capito: se il Comune bandisce un concorso per l’ufficio legale mi presento con la laurea in sociologia, visto mai che mi prendono? Ah, ma allora insisti…. No, no, dico che se la vicenda del dirigente dell’area finanziaria ammesso al concorso con un titolo non previsto dal bando è risolta lasciandolo al suo posto, tutti aspiriamo allo stesso trattamento. Anzi, chiedo sin d’ora a Luciano – e alla segretaria – se mai fosse, di andare all’Inpgi (Istituto di previdenza dei giornalisti) e vedere se i contributi il Comune può versarli lì. Basta anche andare in treno eh… da Termini a via Nizza sono 7 euro di taxi.

Ma ci rendiamo conto? Il diritto che si studia alle superiori ci spiega – mi ergo a giurista da bar pure io – che la mala fede va provata e la buona fede si presume. Ecco, presumiamola. Ebbene uno si presenta magari sapendo di avere un titolo sbagliato, è “sponsorizzato” dal vice sindaco  che intanto è oggetto di pesanti intimidazioni, nessuno si accorge (e in commissione c’è un condannato per reati contro la pubblica amministrazione) o verifica i titoli, quello vince. No, scusate…. L’avesse fatto Candido De Angelis quando era sindaco si sarebbe scatenato il putiferio, a cominciare da accertamenti d’ufficio della Procura o delle forze di polizia locali, per non contare la stampa – a cominciare dal sottoscritto. Qui? E’ tutto a posto, evviva Luciano.

L’unico che prova a chiedere lumi è Andrea Mingiacchi. Potrebbe andare in Procura ma preferisce l’accesso agli atti, verifica che il titolo non è equipollente, chiede una revoca. Svolge il ruolo di opposizione che gli compete. Ma scherziamo? All’interno del Pd la critica indiretta arriva a mezzo stampa, del resto è noto che in quel partito si è bravi a pestarsi i piedi e l’obiettivo era ed  è di perdere le elezioni.

Si vede che andava bene l’opposizione al piano regolatore con un ricorso al Tar notificato per la discussione a Latina, anziché  a Roma, cosa che nemmeno un neo laureato in giurisprudenza avrebbe fatto. Lì si incaricò un fior di professore, ma come per il ricorso sulla Biogas – evidentemente – bisognava far vedere che si era fatto e nel frattempo far costruire, costruire e progettare. Ah, memorabile l’assenza dai Consigli “per disciplina di partito“, con il sindaco che poteva andare avanti indisturbato. E l’esposto in Procura sul parere “scomparso” in Comune, secondo il quale Placidi era incompatibile, tirato fuori da chi scrive e pubblicato sul Granchio? Annunciato e mai presentato. Ma sì, che ti metti a fare.

Evviva Luciano Bruschini!

Porto: un tweet, la proposta del Pd, le scomposte reazioni di D’Arpino

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E’ bastato un “tweet” a scatenare un mezzo putiferio. Recita: “Porto dei cittadini. Il Pd di Anzio lancia azionariato diffuso per evitare che società finisca in mani private”. Una comunicazione in diretta, fatta da chi scrive, durante la conferenza stampa che era in corso nella sede del Pd, dove veniva presentata una proposta. Il che è già notizia, dopo anni di “rincorse” a dire che le procedure erano sbagliate e a non approfondire – invece – quello che Aurelio Lo Fazio, da solo, denunciò sin dall’inizio ovvero che Renato Marconi era già socio di Italia Navigando e che quindi non era pubblica come ci avevano fatto credere.

Il punto non è questo, comunque, ma la reazione scomposta – altro che dotte citazioni di Seneca…. – che il presidente delle dimissioni annunciate ma non formalizzate, Luigi D’Arpino, ha avuto. Annunciate e rispedite al mittente dal sindaco che in Consiglio comunale gli ha confermato la fiducia. Dimissioni beffa, insomma, a meno che D’Arpino ora non ci smentisca e le dia per davvero. Reazione su facebook – quello che si legge nella foto è solo l’inizio, ma basta e avanza – e nelle dichiarazioni rilasciate al Clandestino. Dimenticando di essere il rappresentante istituzionale nella società pubblica che deve (dovrebbe) realizzare e gestire il porto, anziché entrare in questioni di merito attacca. Nei giorni precedenti, sempre usando facebook, aveva dato dei “cazzari” ai giornalisti che scrivevano della candidatura, annunciata da lui, della moglie a sindaco. Nel frattempo è stato anche a Young tv e ha usato parole pesanti – o meglio da denuncia – nei confronti di ormeggiatori e forze dell’ordine che controllano il porto. Speriamo che sia già andato in Procura o che, nel frattempo, siano state acquisite le registrazioni e che si vada fino in fondo. Perché sono affermazioni gravi, fatte da chi rappresenta il socio pubblico nella “Capo d’Anzio” e non da chi passa per strada… Da chi ha un ruolo istituzionale e per questo ha – avrebbe – il dovere di mediare o eventualmente di denunciare nelle sedi opportune.

Non c’è dubbio che sul porto c’è chi abbia vissuto e viva di rendite di posizione, abbia sentito “suo” e non della collettività il bacino portuale. Qui – e prima ancora dalle colonne del “Granchio” – lo si sostiene da anni.

Ma il punto è ancora un altro. Fatte le debite proporzioni: cosa sarebbe successo se il presidente dell’Expo, manifestazione destinata a rilanciare le sorti dell’Italia avesse usato toni a dir poco “coloriti” come quelli di D’Arpino? E se il presidente del futuro comitato per ospitare le Olimpiadi del 2024 cominciasse a dare dei “parassiti” ai titolari delle bancarelle intorno allo stadio? Immaginiamo che capirebbe da solo di dover rassegnare il mandato. Il porto è per Anzio, così ci ripetono da anni, l’occasione di rilancio e chi scrive ci ha creduto e ci crede ancora.

D’Arpino è stanco, ne ha sopportate di tutti i colori come dice lui e dobbiamo credergli, ma fa il presidente della “Capo d’Anzio” per una indicazione squisitamente politica. Era un papabile candidato sindaco, si misero d’accordo Candido De Angelis e Luciano Bruschini, quest’ultimo sindaco e D’Arpino presidente della società del porto che aveva visto – in quel ruolo – il compianto Gianni Billia e Antonio Baldassarre. Oggi, con certe dichiarazioni, D’Arpino si fa fuori da solo. E’ evidente che non può restare lì a rappresentare il socio di maggioranza ovvero la città. Da persona intelligente qual è avrebbe dovuto andarsene prima, quando il sindaco in assemblea dei soci diceva una cosa e poi in Consiglio comunale un’altra. Ora il sindaco dovrebbe intervenire, ringraziare e passare oltre. Non prima di aver dato risposte a domande alle quali sfugge dall’ingresso di Marinedi a oggi.

D’Arpino ha anche rinunciato a parte dell’emolumento per far quadrare il bilancio 2014, gli va riconosciuto, ma va ricordato che resta tra i creditori della società per i soldi da presidente dal 2008 a oggi. Lui come gli altri componenti del consiglio d’amministrazione passati e presenti. E’ un debito – uno dei tanti, circa 2 milioni – che la “Capo d’Anzio” ha.

Pari pari a quello nei confronti di chi ha preparato il progetto “Life” e non ha visto un euro, oggi ha un decreto esecutivo ma di fatto inutilizzabile, mentre con i soldi arrivati dall’Unione europea “è stato fatto altro” – come disse il dirigente dell’area finanziaria in Consiglio comunale. Cosa è stato fatto? Ed è vero che si rischia di entrare in una procedura di infrazione della Ue? E la proposta del Pd di aumento di capitale, piaccia o meno al presidente dimissionario D’Arpino, è fattibile o non? Le alternative sono la liquidazione della società oppure la cessione delle quote del Comune come ha suggerito lo stesso dirigente dell’area finanziaria? E se quelle quote vanno cedute è vero o meno che Marinedi ha un diritto di prelazione? Sono domande alle quali la città deve avere le risposte, non il Pd o chi scrive, tanto meno gli operatori, almeno fino a quando il 61% resterà del Comune.

Perché se proviamo a guardare al futuro – e sarebbe ora, conosciamo a memoria i pareri “a soggetto” e tutto il resto che fa parte di un pessimo passato – il rischio che arrivi un privato al 100% era, è e resta dietro l’angolo. Si deve avere l’onestà di dirlo ai cittadini, a cominciare da quelli che hanno votato il centro-destra come il presidente dimissionario ci ripete a ogni occasione.

Porto, con la Capo d’Anzio ora si gioca a carte scoperte

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Ha fatto bene il Pd a presentare una mozione per la ricapitalizzazione della “Capo d’Anzio”, società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio. Come da anni ripeteva Aurelio Lo Fazio, il nodo della questione è tutto nella società. Altri si ergevano a “sacerdoti” delle procedure (sbagliando) e cercavano pareri a soggetto, intanto la Capo d’Anzio finiva per il 39% in mano a un privato grazie a un regalo fatto qui, come altrove, da più governi. Privato – leggi Renato Marconi – che aveva “inventato” Italia Navigando, ne era stato amministratore e nel frattempo aveva creato le condizioni per prendersi, come sontuosa buonuscita, una serie di pacchetti societari.

Ecco perché è importante ricapitalizzare e il motivo per il quale la mozione del Pd – poi votata all’unanimità e inizialmente presa “male” dal sindaco – mette un punto fermo. Un Pd propositivo e capace – era ora – di mettere in difficoltà una maggioranza alle prese con le sue bazzecole. Di “inchiodare” il Consiglio alla sua responsabilità.

Se il Comune per la sua parte ricostituisce il capitale sociale, altrettanto deve fare Marconi, Se il capitale sociale c’è si evita la liquidazione coatta o, peggio, il fallimento. Restano i debiti, non c’è dubbio, ma a quelli finalmente – dopo 15 anni dalla sua costituzione –  la società può iniziare a fare fronte con gli introiti derivanti dalla concessione ottenuta.

Anche il 13 novembre – il Pd è dovuto ricorrere all’accesso agli atti, sempre per la trasparenza… – i revisori dei conti hanno detto che occorre ricostituire il capitale. Il sindaco, che com’è noto “non sa” ma poi diventa tuttologo, ha detto in consiglio comunale che “non è vangelo“. Certo, sa pure che l’alternativa è la scalata di Marconi alla Capo d’Anzio, come modestamente da questo spazio si ripete da mesi. Perché se un giorno fosse necessario cedere le quote il privato sarebbe in prima fila. Perché ha fatto  per la Capo d’Anzio – come fece per Italia navigando – una serie di servizi che andranno in qualche modo riconosciuti. Giochiamo  a carte scoperte, allora: ecco i soldi per il capitale sociale, Marconi metta i suoi.

E qui sorge un altro dubbio: “Non si può fare – ha detto subito il sindaco – il Comune non può“. Salvo poi rivedere la sua posizione a seconda di ciò che diranno i tecnici. Premessa: se non si può fare questo, non era possibile fare nemmeno la fideiussione per il prestito del quale, fra l’altro, scade la prima rata…

Se la fideiussione è servita per una “star up” (!?) e si è trovato il modo di prestare la garanzia perché non potevamo buttare a mare il lavoro fatto finora alla vigilia dell’avvio degli incassi, si trovi adesso il modo di finanziare questa operazione. Magari bastava qualche spesa in meno per manifestazioni estive di nessun lustro – non coperta dal bilancio e per la quale è servita una variazione – e oggi ci sarebbero anche i soldi. Che si trovano, volendo. Così come si può spiegare al commissario per la spending review che prima di chiudere la Capo d’Anzio e metterla nelle mani di un privato per i bilanci in perdita da anni, è il caso almeno di far incassare qualche euro. Di mandarla a regime, come sta cercando faticosamente di fare e come sa bene il sindaco che in assemblea dei soci ha votato il piano della società.

Bruschini ha ribadito in Consiglio che sta lavorando per rifare la gara, in bocca al lupo. Intanto però dia corso a questa mozione, non facciamo la fine della sua “parola d’onore” per riprendersi le quote entro il mese di ottobre o, peggio, dell’ordine del giorno rimasto un pezzo di carta con il quale prima che arrivasse Marconi il consiglio comunale all’unanimità aveva chiesto di procedere in tal senso.

Su una cosa siamo sempre stati d’accordo: il porto è della città. Nessun magnate russo, turco, del Kuwait o americano (queste le voci messe in giro) e nessun Marconi di casa nostra potrà mai impedirci con una sbarra o un cancello di fruire di un ipotetico “Marina“. Noi abbiamo un porto, quel porto “è” Anzio. Non dimentichiamolo.

La campagna elettorale a costo… zero. Crediamoci, anche se ricordiamo

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Prendeteci pure in giro con le spese elettorali. Raccontateci pure che alle ultime amministrative di Anzio i partiti hanno speso solo 54.914 euro, tanto non succede nulla… Già, perché nel referto sui conti consuntivi delle ultime amministrative la Corte dei Conti alza le mani: “il Collegio ritiene che le irregolarità riscontrate, in quanto generalizzate o quantitativamente prive di gravità offensiva, non siano passibili di sanzioni. Allora accontentiamoci del fatto che “le carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibilie non se ne parli più. Invece no, perché ricordiamo tutti la campagna elettorale. E sappiamo per certo che se formalmente non è stato superato il limite di legge, sono stati spesi più di quei 54.914 euro. Sapete quanto hanno dichiarato, invece, le liste alla Corte dei Conti?

Pdl 155,74 euro, Lista Enea 15.844, Lista Candido De Angelis sindaco 2.300, Sindaco Candido De Angelis 701,8, Realtà nuova 550, La Destra 1.500, Pd 3.328, Bernardone sindaco 2.170, Sel 1.288, Movimento 5 stelle 2.239, Alleanza civica Pollastrini sindaco 3.500, Rifondazione-Verdi-Di Pietro 3.500, Giovanni Garzia sindaco 8.918,49, Patto per Anzio 8.918,49. Hanno dichiarato di non aver speso un euro, invece, le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio e Movimento Anzio. Dobbiamo crederci, parliamo delle liste e non dei candidati sindaco o dei singoli consiglieri, ma tutti ricordiamo quella campagna elettorale… Allora? La Corte dei Conti parla di : “lacune e anomalie generalizzatementre le “carenze riscontrate con maggiore frequenza attengono alle informazioni concernenti l’importo globale e la fonte di provenienza delle entrate utilizzate a copertura delle spese dichiarate ed ammissibili. Queste ultime, poi, non sempre sono supportate da esaustiva documentazione probativa. Insomma, non si sa da dove sono entrati i soldi e non ci sono le pezze d’appoggio che giustificano le spese. Ma siccome così hanno fatto tutti – o quasi – pazienza. In ogni modo: “Solo in casi specificatamente indicati di dispone di attestazioni che consentono di escludere con ragionevole certezza l’esistenza di oneri non dichiarati e, per l’effetto, accertare compiutamente il rispetto dei tetti di spesa riferibili alle singole liste.

L’ANALISI

Il Pdl indica 119,8 euro di entrate come “parziale utilizzo dei fondi incassati a titolo di rimborso elettorale della dallo Stato nell’anno 2012” la spesa ha riguardato “stampa, distribuzione e raccolta dei moduli, autentificazione delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Secondo il collegio: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto non contenente l’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Enea, quella di Patrizio Placidi per capirci, non dichiara entrate, mentre le spese riguardano “materiali e mezzi di propaganda – organizzazione di manifestazioni di propaganda – propaganda radio televisiva – spese per il personale impiegato nella campagna elettorale – varie. La documentazione giustificativa risulta “non prodotta. Anche qui “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. E’ una litania che si ripete.

La lista Candido De Angelis non dichiara entrate, le spese sono per “materiali e mezzi di propagandae la documentazione giustificativa non è prodotta. Siamo alle solite: “Il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo.

La lista Sindaco Candido De Angelis non dichiara entrate e ha sostenuto solo “spese telefonichema senza documentarle. La formula di valutazione è come sopra

Anche Realtà Nuova non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche e automezzima mancano le pezze d’appoggio. Stessa formula nelle valutazioni.

La Destra non dichiara entrate, le spese sono “telefoniche, tipografiche e affitto locali, non c’è la documentazione giustificativa e “ non sono documentate neppure rispetto alla data degli esborsi.

Il Pd non dichiara entrate, le spese sono state per “materiale e mezzi di propaganda – tipografichema finalmente c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però “il rendiconto si presenta formalmente incompleto in quanto privo dell’attestazione di copertura delle spese dichiarate con entrate di pari importo complessivo. La documentazione delle spese è corretta “ anche rispetto alla data degli esborsi.

A indicare entrate per 700 euro è la lista Bernardone sindaco, le spese sono andate per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – telefonichee c’è la documentazione giustificativa. Anche qui, però, si parla di incompletezza “sebbene le fonti di copertura indicate si presentino documentate”. Ma i conti non quadrano.

Sel non dichiara entrate, le spese riguardano “manifestazioni e propagandae la valutazione è quella degli altri partiti: “il rendiconto si presenta formalmente incompleto.…”

Il Movimento 5 stelle non dichiara entrate, le spese sono per “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi, c’è la documentazione giustificativa ma le spese sono “parzialmente documentate, anche rispetto alla data degli esborsi.

L’alleanza civica Pollastrini sindaco non dichiara entrate, le spese hanno riguardato “materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – certificati penali candidati – pubblicità su stampa, non c’è documentazione giustificativa e la valutazione ricalca le altre.

La coalizione con Rifondazione, Verdi-Di Pietro non dichiara entrate, ha avuto le stesse spese della lista precedente e la stessa valutazione dalla Corte dei Conti.

La lista Giovanni Garzia sindaco non dichiara entrate la spesa è andata in “affitto locali – materiale e mezzi di propaganda – tipografiche – automezzi – pubblicità radio televisiva – sondaggie c’è la documentazione giustificativa. Lo stesso vale per Patto per Anzio e medesime sono le valutazioni e cioè che “il rendiconto si presenta….”

Le liste Bruschini sindaco, Evoluzione Anzio, Fratelli d’Italia e Movimento Anziohanno espressamente dichiarato, senza alcuna formalità di rito, di non aver sostenuto alcuna spesa. Crediamo alle favole, insomma, perché in realtà quella campagna elettorale, i manifesti 6×3, i camper e tutto il resto, ce la ricordiamo tutti.

La Provincia è rimasta, i giochetti pure

Palazzo-Valentini11

Si chiamano elezioni di secondo livello. Ormai, come nella contrattazione sindacale che avviene nelle aziende, si demanda tutto a un altro livello. Ma mentre nelle imprese c’è almeno il rapporto diretto con i lavoratori, qui decidono tutto i partiti e gli eletti nei consigli comunali. Sì sì, si vota. Eleggeranno al posto nostro il consiglio della Città metropolitana, la nuova Provincia. Quella che Berlusconi aveva inserito nel suo programma per essere abolita – ma intanto ne creava altre tre o quattro – e quella che Renzi ci fa credere di aver abolito. Non votiamo più, votano gli altri per noi, e certamente si risparmia. Chi viene eletto non percepisce emolumenti e certamente si risparmia, ma le competenze restano e i “carrozzoni” pure. Serviva una riforma costituzionale, vero, ma la stessa fretta che si usa per cancellare il Senato non poteva essere utilizzata anche qui? Mistero. Quello che si capisce davvero, invece, è altro: i giochetti sono sempre gli stessi.

Ha senso candidare a Nettuno sindaco e presidente del consiglio comunale, dello stesso partito? Se c’è da “contarsi” evidentemente sì… Nel Pd sono maestri di tattiche, strategie e chi più ne ha ne metta. Dopo il voto, una volta “contati”, avranno da ridisegnare chissà quale assetto o meditare qualche “vendetta”… Certo il clima a Nettuno, nello stesso Pd, non è dei migliori e questa doppia candidatura ne è una dimostrazione. Anche se ci diranno che il partito ha diverse sensibilità da far esprimere… 

Ma è ancor più singolare ciò che avviene ad Anzio. Candidato con il Nuovo centrodestra è Danilo Fontana. Quando c’è da presentarsi lui è sempre presente, ma una domanda sorge spontanea: qui è all’opposizione verso lo stesso Nuovo centrodestra con il quale ora si candida… Eh sì, perché alle ultime europee nel manifesto che invitava a votare i candidati del partito (!?) di Alfano c’era una folta schiera di amministratori, da Zucchini ad Alessandroni. Insomma, ci spiegheranno che “questa è la politica” – che è la stessa frase che sentiamo sui campi dopo una partita e cioè “questo è il calcio” – ma si può fare ricorso al Tar, opposizione sul bilancio e sul resto e poi candidarsi con quello schieramento? Di lotta e di governo, ma sì…

 D’altro canto la Provincia è rimasta, i giochetti di partito evidentemente pure.

Stalking, il corso e i chiarimenti negati. Trasparenza, questa sconosciuta…

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare…” avrebbe cantato Francesco Guccini. Sì, piccola e ignobile perché un cittadino ha diritto ad avere risposte dal suo Comune se viene tirato in ballo, accusato di “diffondere informazioni superficiali e tendenziose”, e poi le sue richieste di chiarimento spariscono misteriosamente.

Fa bene il Pd di Anzio a rivolgersi al Prefetto (che alle vicende di casa nostra non sembra molto attento, a dire il vero) e all’autorità nazionale anti corruzione. Dopo interrogazioni, aperture di credito, comprensione, il capogruppo Andrea Mingiacchi e i suoi colleghi consiglieri Maria Teresa Lo Fazio e Ivano Bernardone chiedono (nella foto) di far applicare la legge. Era ora! Ad Anzio il decreto legislativo 33/2013 è calpestato e prima ancora le norme sulla trasparenza che l’hanno preceduto. Si fa fatica a trovare atti normali, dalle delibere alle determine, e qui torniamo alla storia ignobile…

Il 28 febbraio la giunta decide di finanziare un corso per la difesa personale delle donne, da tenere l’8 marzo. Appena 3.500 euro di spesa, a un’associazione ospite presso una palestra locale. Diffondo il 5 marzo la notizia esprimendo delle perplessità e gli assessori Laura Nolfi e Roberta Cafà replicano il giorno dopo attraverso la pagina facebook di una dipendente comunale (ma l’ufficio comunicazione che ce l’abbiamo a fare?) parlando appunto di “informazioni superficiali e tendenziose”.

Il 10 marzo chiedo ufficialmente al segretario generale, attraverso una mail certificata, copia del programma del corso indicata al punto 2 della delibera ma non allegata né reperibile sull’albo pretorio web (a proposito di trasparenza) e di conoscere la data di presentazione del progetto che risulta “assunto agli atti” con il protocollo 5622/2014. Voglio capire, insomma, se veramente sono stato superficiale e tendenzioso.

Nessuna risposta dal Comune. Il 22 aprile sollecito, rispedendo tutto per posta certificata – compresa la ricevuta di consegna della mail precedente – e interesso anche il sindaco Luciano Bruschini e il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi. Nessuna risposta.

Incontro il segretario generale per altri motivi, presente il responsabile dell’ufficio comunicazione, e chiedo lumi personalmente. Risposta disarmante: “Questa richiesta non c’è, ho fatto anche fare una ricerca, non si trova”.

Allora: uno spedisce con posta certificata all’indirizzo dell’ufficio protocollo del Comune, ha la ricevuta di consegna, la lettera era indirizzata al segretario ma non è mai arrivata. Nel primo e nel secondo caso. Possibile? Evidentemente sì. E tornano vicende singolari, perché il protocollo è efficientissimo quando arriva la richiesta per la sagra del peperoncino che va in giunta il giorno dopo e quando c’è da fare un comando dalla Provincia, poi ci mette qualche giorno a recepire i dati dell’Arpa Lazio sul mare inquinato o smarrisce – come in questo caso – la richiesta di un cittadino.

Siamo al 19 maggio, rispedisco tutto e all’indirizzo certificato del segretario e a quello dell’ufficio comunicazione, sono canali insoliti – vero – ma hai visto mai? E’ trascorso praticamente un altro mese invano. Di quel preventivo e di quando è stata protocollata la proposta non c’è traccia.

Già, che saranno 3.500 euro, ma che vai cercando… E’ una piccola storia ignobile, vero, e Guccini saprà essere comprensivo, perché l’impressione è che come per la canzone questa vicenda sia “solita e banale come tante”. Chissà quante richieste saranno rimaste inevase, si saranno perse tra piazza Cesare Battisti – dove si trova il protocollo – e Villa Sarsina. Ma è diventata una questione di principio: dov’è quel preventivo, cosa c’è scritto, e quando è stato presentato?