Porto pubblico, proviamo a ricapitolare. A beneficio di tutti

Ricapitoliamo, a beneficio comune ma soprattutto a vantaggio della commissione straordinaria, cosa è accaduto intorno e sul porto dalla costituzione della Capo d’Anzio in poi. Pur volendo sintetizzare, dovrete avere un po’ di pazienza. C’è tanto della nostra storia paesana e del “sistema Anzio”.
1) Il porto di Anzio è pubblico
2) Per realizzarne uno nuovo e gestirlo, nel 2000 fu costituita la società Capo d’Anzio, 100% di capitale del Comune, 39% destinato ai cittadini in una seconda fase come azionariato diffuso. Unico a sollevare dubbi sulla società, Aurelio Lo Fazio del Pd. Tutti gli altri si concentravano su un progetto di raddoppio inviato in Regione dalla giunta Mastracci e inserito dall’amministrazione Badaloni nel piano regionale dei porti
3) Il sindaco era Candido De Angelis e la maggioranza quella che ha governato dal 98 allo scioglimento per condizionamento della criminalità
4) Un anno dopo si fece entrare nel capitale “Italia navigando” – controllata da Sviluppo Italia ovvero il Ministero del tesoro e quindi pubblica -che doveva realizzare la rete dei porti turistici con il suo know how. Avrebbe preso il 39%. Sembrava fatta e c’era caduto anche chi scrive. Sbagliando.
5) Italia navigando è “suggerita” da Gianfranco Fini – leader di An e vicinissimo a De Angelis – e amministrata da Renato Marconi, ingegnere che in gioventù era stato direttore dei lavori al vicino Marina di Nettuno. Nei patti parasociali è scritto che la società dovrà reperire i fondi entro un anno dalla concessione.

6) Renato Marconi – ma si scoprirà solo dopo – era già socio di Italia Navigando che quindi non era più pubblica. Per pagargli dei compensi gli avevano dato delle quote.
7) Nel 2005 inizia la trafila per ottenere la concessione (De Angelis nella campagna 2003 parlava di “Inizio lavori”, che sarà…), ma in Regione ora c’è il PD che pone dei paletti sulle procedure
8) Nel 2006 sembra fatta, a luglio la conferenza dei servizi afferma “due progetti, una sola procedura”. A settembre salta tutto e non abbiamo mai saputo perché: la Regione se la prende con il Comune e viceversa
9) Nel 2008 De Angelis diventa senatore e nell’accordo politico Luciano Bruschini va a fare il sindaco e Luigi D’Arpino il presidente della Capo d’Anzio. Gli slogan? “Continuiamo insieme” e “Porto, 1200 posti barca, 1000 posti di lavoro”

10) Nel 2010 la Regione vota contro, ma la conferenza dei servizi approva il progetto, secondo il ministero delle infrastrutture “le procedure sono correttamente individuate”, parte la trafila per un accordo di programma

11) A ottobre 2010, presidente della Regione Renata Polverini (centro-destra) si firma l’accordo di programma che sarebbe lungo riassumere qui ma prevede una serie di punti mai rispettati

12) Un anno dopo arriva l’agognata concessione per la “realizzazione e gestione” del nuovo porto. Ma si comincia anche a parlare dello “spacchettamento” di Italia Navigando. Il senatore De Angelis presenta una interrogazione parlamentare alla quale viene risposto che è tutto regolare. Intanto fallisce la vendita dei “Dolt”: diritti di ormeggio a lungo termine.

13) Nello “spacchettamento” Renato Marconi e la sua Mare 2 spa, poi Marinedi, per essere liquidato ottiene 10 porti tra i quali quello di Anzio. Si rimangerà subito i patti parasociali, venuti meno a suo dire proprio per una firma di De Angelis successiva a quella messa allora.

14) Il consiglio comunale nel 2012 ribadisce che il porto è pubblico e invita il sindaco a mettere in atto ogni azione per far rispettare i patti parasociali. Viene chiesto e tenuto nei cassetti un parere al professor Arturo Cancrini.

15) Nel 2013 si divide il centro-destra, De Angelis (che era entrato in Fli seguendo Fini) aveva già aspramente criticato Bruschini. La spaccatura arriva al limite degli scontri fisici in campagna elettorale. Il socio privato, Marinedi, prende possesso delle sue quote e ottiene dalla Regione l’inversione del cronoprogramma. La richiesta di inversione è voluta e sottoscritta anche da Bruschini, rimasto sindaco.

16) Il consigliere comunale di maggioranza Marco Maranesi chiede e ottiene (a fatica) il parere di Cancrini. L’ex direttore generale del Comune, Franco Pusceddu, pone addirittura il “segreto di stato” per non rilasciarlo. Lo otterrà grazie all’ex segretario Pompeo Savarino

17) Parte la causa, il 30 settembre 2014 Bruschini dice a De Angelis, oppositore di lotta e di governo, in consiglio comunale: “Parola d’onore, caccio Marconi”. Dieci giorni dopo firma con l’ingegnere la road map per realizzare il porto

18) La Capo d’Anzio nel frattempo caccia gli ormeggiatori, comincia a gestire il porto, si fa imporre dall’allora comandante della polizia locale, Sergio Ierace (lo stesso che servirà a togliere i sigilli agli amici di De Angelis in “Tritone”) di dare gratis il parcheggio di piazzale Marinai d’Italia agli eredi di “Malasuerte” che come si evince dalle carte avevano a che fare con la camorra.

19) I bilanci della Capo d’Anzio fanno acqua, la gestione non va, la gara per i lavori va deserta, le banche non danno un euro e anzi la Popolare del Lazio chiede di restituire i soldi della fideiussione che era stata necessaria per ottenere la concessione. Il Comune paga l’intera quota, 517.000 euro, la Capo d’Anzio non ha mai restituito un centesimo. La cosa è all’attenzione della corte dei conti. La Capo d’Anzio non ha mai pagato i canoni concessori alla Regione, non ha mai restituito i soldi dell’escavo, ha debiti verso l’erario e anche verso il socio privato Marconi.

20) Il porto? “Montecarlo” nelle intenzioni del presidente, generale della Finanza, Ugo Marchetti, il quale si fa dare un ufficio a Villa Sarsina, se ne va, poi ritorna, poi si ridimette. Non ha mai detto perché)

21) Il bilancio 2018 votato dal cd’a della Capo d’Anzio, compresi i rappresentanti pubblici, chiude con una perdita di 72.000 euro. Nella nota integrativa al bilancio del Comune il dirigente dell’area finanziaria Luigi D’Aprano scrive che deve essere liquidata

22) Alt, il sindaco – nel frattempo di nuovo Candido De Angelis (2018) – chiama al capezzale della moribonda Capo d’Anzio il professor Ernesto Monti. Luminare, certo, ma anche con qualche esperienza di crack alle spalle. Miracolosamente il bilancio 2018 e 2019 chiudono in attivo, stavolta D’Aprano ci ripensa e scrive alla Capo d’Anzio che va bene così. Il problema? Il compenso del direttore del porto, incarico mai formalizzato ma che firmava carte e dava disposizioni. Anzi, era stato nominato pure responsabile dell’anti corruzione. Nessuno se ne era accorto? Alla faccia dei controlli….

23) Il consiglio regionale del Lazio, su proposta del Pd (e di chi allora lo rappresentava ad Anzio, nel frattempo passato a Italia Viva, forse perdendo un po’ di memoria) chiede la revoca della concessione per i mancati pagamenti, la mancata attuazione della stessa, il mancato rispetto dell’accordo di programma

24) Era vero quello che diceva il Cd’a sulla perdita o quello che ha scritto Monti? Ne sapremo di più dal Tribunale di Velletri, dove tra qualche giorno ci sarà l’udienza preliminare per falso in bilancio

25) Il Comune torna in pieno possesso delle quote, la causa fatta da Cancrini è vinta in primo e secondo grado. Se davvero si voleva cacciare Marconi, forse andava fatta prima e non tenuto il parere nei cassetti. Bruschini e De Angelis facevano finta di litigare o su questo erano d’accordo?

26) In consiglio comunale Monti e Ievolella – che è uscito dalla porta rinunciando a un suo credito ed è rientrato dalla finestra come amministratore della Capo d’Anzio – dicono che con una fideiussione (un’altra?) e un campo boe, il gioco è fatto. Nessuna banca concederà il credito richiesto. Lo dareste voi a chi ha bilanci come quelli della società e soci in contenzioso?

27) Se n’è andato anche Monti, ha sbattuto la porta l’ultimo amministratore delegato Lombardo, il Comune (sempre D’Aprano) ha fatto un bando per trovarne un altro ma era sbagliato, così l’ha ripubblicato il 28 dicembre con scadenza il 4 gennaio. Roba che se l’avesse fatto un politico sentivi tu….

28) La commissione straordinaria in delibera sul mantenimento delle partecipate non si accorge del copia e incolla della delibera dello scorso anno e parla di incassi aumentati (quali? Forse perché sono aumentati i prezzi?), piano industriale (quale?) e 2023 per l’inizio delle opere (come?)

29) In tutto questo Comune e Marconi si sono sono vicendevolmente denunciati su più vicende. De Angelis ha dato del ladro all’ex amministratore delegato Antonio Bufalari in consiglio comunale ed è stato denunciato dall’ex amministratoredelegato. La magistratura chiarirà

30) Il porto è pubblico e tale resta, va chiarito il ruolo della Capo d’Anzio che Marconi cercherà di prendersi come ha fatto con Italia Navigando, è bravissimo in questo e qui abbiamo provato a spiegarlo più volte. La legge regionale è cambiata, però, e sul demanio marittimo è il Comune adesso a decidere. Si potrebbe sempre tentare, chiunque governerà in Regione tra due mesi, di entrare nell’Autorità portuale. Peccato che proprio il Demanio sia uno dei nodi cruciali dello scioglimento del consiglio per condizionamento della criminalità, così come nella relazione sia ampiamente citata la Capo d’Anzio e i voli pindarici sulla gestione della partecipata. Al vertice del Demanio, sempre il dirigente di cui sopra. Ah, pur volendo: è ancora tutto sotto sequestro, difficile mettere mano a qualcosa.

Il dirigente inamovibile e la burla Capo d’Anzio, ridateci il sindaco

Basta un prefisso. Se lo aggiungi – come fece De Angelis nel 2013 – diventa discontinuità, se lo togli resta continuità. L’ex sindaco l’aveva riproposta – la discontinuità – copiando il suo precedente programma, anche nel 2018, salvo poi rivendicare la continuità con Bruschini in consiglio comunale. Adesso è ora che De Angelis torni in Comune, perché tutto ci aspettavamo dalla commissione straordinaria tranne la continuità con le precedenti gestioni. Un paradosso? Certo, ma proviamo a spiegare.

La relazione pubblicata con diversi omissis in Gazzetta ufficiale fa emergere certamente la vicinanza di esponenti di centro-destra a personaggi vicini a ‘ndrangheta e camorra, ma anche palesi responsabilità della macchina amministrativa che proprio De Angelis ha sempre definito “modello di amministrazione”. Se nella relazione sullo scioglimento si parla di “sodalizio tra politici e pubblici funzionari”, finora hanno pagato solo i primi, andando a casa. Decisione che a quanto sembra in queste ore sarà oggetto di ricorso.

E i funzionari? Come nulla fosse, nonostante emergano – al di là degli omissis – situazioni che tutto possono essere tranne che un “modello”. L’ex segretaria controllora e controllata che non segnala alla Corte dei conti la situazione di un funzionario che evidentemente al settore ambiente “garantiva” la maggioranza o ne era – ahilui – succube. Sempre nella relazione leggiamo di “assoluta continuità con il quinquennio precedente”. Al punto che il dirigente “signorsì” voluto dal sindaco con la procedura ex 110 per l’area finanziaria, messo anche a dirigere l’area tecnica pur non potendo farlo, rinomina quel funzionario al quale oggi si vorrebbero addossare tutte le responsabilità. Un vaso di coccio, alla fine, tra quelli di ferro.

Ma il dirigente dell’area finanziaria, nel frattempo vincitore di concorso, sarà quello che senza preoccuparsi troppo firmerà il contratto per consentire alla Aet di Ciampino di avere il deposito mezzi da una società sottoposta a interdittiva antimafia. In un’azienda privata, dopo un evento catastrofico come lo scioglimento, sarebbe ancora al suo posto?

Aet nella quale siamo entrati in fretta e furia e con molti dubbi procedurali (tanto che l’Anac ha scritto ad Aet e fatto emergere che sia lo statuto che il regolamento per l’esercizio del controllo analogo vigenti nell’estate 2021 non garantivano per Anzio effettivamente l’esercizio del controllo analogo al pari dei suoi stessi uffici comunali) e che ha rappresentato l’assoluta continuità con i metodi di Camassa e affini. La politica prendeva voti, il dirigente avallava. Questa è la realtà. Se torniamo al 2013, lo stesso allora era funzionario al servizio tributi e cosa faceva mentre si accumulavano milioni di euro di “residui attivi” proprio per i rifiuti? Come abbia fatto la commissione a dire che i conti sono a posto, è tutto da capire. Per questo ridateci De Angelis.

Da dirigente ex 110, poi, ha avuto la responsabilità del demanio sul quale la relazione relativa allo scioglimento interviene pesantemente, pensate che ci si “accontentava” delle autocertificazioni antimafia da parte dei concessionari e solo dopo l’arrivo della commissione d’accesso si è cominciato a entrare nella banca dati per fare le verifiche. Solo il 22 giugno di quest’anno, l’ex segretaria ha scritto che era necessario farlo. E il patrimonio? Vogliamo ricordare la vicenda Falasche? Il parere legale chiesto quando il guaio ormai era fatto e la commissione insediata?

Ma mentre l’ex segretaria è approdata in altri lidi (buon lavoro alla nuova, si riparta dalla “legalità delle cose quotidiane”), vecchi dirigenti voluti dalla politica (chi con un titolo per un altro e chi da chiamare per far rimuovere i sigilli a un amico) sono il passato, c’è chi resta misteriosamente al suo posto. Come avrebbe fatto se il sindaco fosse ancora in carica.

Ebbene questa cosa ha da essere chiarita. Se la relazione afferma la presenza di “ambiguità nel rapporto tra Comune e partecipate” dipendeva solo dalla politica? Certo che no. Solo che chi ha preso il posto di sindaco, giunta e consiglio comunale sembra non accorgersene e anzi mostra una certa continuità. Intendiamoci, non ci aspettavamo che si arrivasse con i mitra spianati e nemmeno è quello che deve fare una commissione straordinaria, solo che a leggere la relazione (loro ce l’avranno senza omissis) quando si parla di Capo d’Anzio qualche dubbio dovrebbe venire. Invece nell’approvare la ricognizione delle partecipazioni societarie c’è stato un copia e incolla della delibera di un anno fa e ci si vuole far credere che la Capo d’Anzio “ha redatto un piano industriale contenente una serie di investimenti programmati in grado di garantire la continuità aziendale e poter tentare di perseguire l’oggetto sociale, nonché la produzione di un servizio di interesse sociale. Alla data del 31/12/2022 si è registrato un concreto aumento del fatturato annuale e il 31/12/2023 potrebbe ritenersi termine congruo per la verifica della possibilità di avviare le procedure di affidamento dei lavori di realizzazione del nuovo porto di Anzio”. Quale sarebbe il piano, gli investimenti, quanto è aumentato il fatturato non è dato saperlo. Ecco, se resta al suo posto chi pure qualche responsabilità ce l’ha nell’avvenuto scioglimento e se non si adottano provvedimenti intanto sulla Capo d’Anzio, a questo punto torni pure De Angelis.

Porto e interessi, resta il nodo Capo d’Anzio. Commissione, se ci sei…

Tra qualche mese saranno trascorsi trentatré anni da quando – in campagna elettorale per le regionali – Piero Marigliani presentò il suo mega plastico del porto. Nel 2023 ricorreranno 30 anni dalla presentazione, nella sala Fides, dell’idea di doppio porto da parte di Paolo Gallinari a nome del Consorzio nautico di Anzio (esiste ancora?) che mandò in soffitta l’idea dell’ex sindaco Dc. Sempre nell’imminente prossimo anno, ne saranno trascorsi 25 da quando la Regione Lazio ha inserito quell’idea nel piano dei porti. Spedita in fretta e furia, all’insaputa di parte della traballante maggioranza, dal sindaco Renzo Mastracci e voluta dall’allora presidente Piero Badaloni.

Saranno 23 anni da quando è stata costituita la Capo d’Anzio, 20 da quando è entrata l’allora “Italia Navigando” con a capo (e socio) Renato Marconi, 18 da quando ha chiesto la concessione per realizzare e gestire il porto, 13 dall’accordo di programma sbandierato con la presidente della Regione Renata Polverini, 12 da quando ha ottenuto la concessione senza fare nulla.

Leggere di interessi sospetti sul porto fa un po’ sorridere. Di interessi, più o meno leciti, ce ne sono stati tantissimi in questi anni ma il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: il porto non c’è e quello che rimane è indecente.

Interessi che partono da metà anni ’90, quando anziché scegliere Condotte d’acqua ci si affidò a una neonata società vicina a un noto costruttore romano. Non se ne fece nulla, era il “plastico” di Marigliani per intenderci. Fino a quando, nel 2006, con l’idea di “doppio porto”, dopo il via libera della Regione in conferenza dei servizi a luglio, venne ribaltato tutto inspiegabilmente a settembre. Passando per i tentativi di far saltare le conferenze dei servizi da parte di specialisti in presentazione dei progetti, i quali avevano solo l’idea di essere liquidati per andarsene, come la Sofim o le sue derivate.

Poi, di recente, abbiamo avuto fantomatici fondi maltesi e persino una cordata di turco-napoletani. Gli interessi ci sono eccome, ma il problema per chiunque oggi volesse investire e realizzare il porto (la concessione parlava di quello) era e resta proprio la Capo d’Anzio, per due ordini di motivi. Il primo: è titolare della concessione – mai pagata, è vero – che è l’unico valore rimasto. Il secondo: è in condizioni di default, con debiti per oltre 3 milioni ed entrate incerte. Cosa che comporta – se la Commissione straordinaria vorrà applicare le norme – l’inevitabile liquidazione. I libri, purtroppo, andavano portati in Tribunale molto prima e persino il dirigente “Signorsì” – prima di ripensarci – nella relazione al bilancio 2018 parlava di scioglimento (si veda foto sopra).

E’ inutile continuare a dire che i conti sono stati sistemati se proprio su quei bilanci c’è una richiesta di rinvio a giudizio per falso. Imputazione che riguarda il professore specializzato in crack (e altri due consiglieri d’amministrazione, stranamente non chi dal Comune ci aveva ripensato e diceva che andava bene così) messo a presiedere la Capo d’Anzio dall’ex sindaco De Angelis. Lo stesso che ci ha portato Marconi con “Italia navigando” nel 2001. Ebbene in caso di liquidazione, come umilmente in questo spazio ripetiamo da anni, il socio un tempo pubblico ma che si scoprì ben presto che era privato (basta rileggere i verbali di assemblea della società e la copertina del “Granchio” con il titolo “Italia naufragando”), Renato Marconi, avanzerà le sue pretese. Dai bilanci vanta crediti per 600.000 euro circa, potrà eventualmente esercitare un’opzione e prendersi tutto. La stessa operazione con la quale si è ritrovato – al costo delle progettazioni effettuate e dei servizi resi a “Italia navigando” – 10 porti in Italia, tra i quali Anzio.

Mentre c’è chi gridava contro il progetto faraonico, solo la voce di Aurelio Lo Fazio si levava sulla centralità della questione societaria. E solo il Pd tentò, con la proposta di un aumento di capitale destinato a terzi sbeffeggiata dalla destra che ha governato Anzio per 25 anni, di salvare società e concessione. Di recente quel che restava dell’opposizione in Consiglio comunale ha chiesto, invano, lumi sulla società. Ci siamo dovuti anche sorbire un paio di esperti che miracol mostravano su una nuova fiejussione che nessuna banca ha dato, per fortuna, non fosse altro che in bilancio c’è ancora quella vecchia che il Comune ha pagato e la società mai restituito.

C’è un ultimo aspetto, se la Capo d’Anzio viene liquidata e noi saremo costretti a pagare i debiti, senza che Marconi riesca a prendersi il porto, a dover mettere a bando la concessione stavolta dovrà essere il Comune che nel frattempo ha avuto le competenze sul Demanio. Vedete la Commissione straordinaria arrovellarsi per una gestione pubblica o immaginate che si faccia eventualmente un nuovo bando? La risposta sembra semplice e comunque finirà questa storia, il sogno del porto pubblico è purtroppo tramontato da tempo e chi ha gestito politicamente la Capo d’Anzio in questi anni lo sappiamo. Ecco, cara Commissione, se ci sei batti un colpo su questo argomento spinoso e fondamentale. Ce ne sono altri, è noto, ma è ora di mettere un punto sulla questione porto.

Poi certo, ci sono stati presidenti, amministratori, nomi di grido e non. Ma sempre agli input del socio di maggioranza – il Comune – dovevano rispondere. Da ultimo, il redivivo amministratore unico che si è dimesso due volte ed è ancora lì, per salvare il salvabile aumenta i costi ai diportisti e pretende in anticipo le spese per acqua e luce. Nemmeno fossimo davvero a Montecarlo, come declamava un presidente suo predecessore. Ma questa è una storia che approfondiremo più avanti.

Falso in bilancio alla Capo d’Anzio, chiesti tre rinvii a giudizio. Comune parte lesa

Bastava leggere le carte per capire che qualcuno stava mentendo. O lo aveva fatto il consiglio di amministrazione della Capo d’Anzio precedente, approvando il bilancio 2018 presenti i rappresentanti del Comune con 72.000 euro e spicci di perdita, o lo aveva fatto quello indicato dal sindaco De Angelis dopo la vittoria che invece quel bilancio lo aveva fatto chiudere in attivo.

Adesso la Procura di Velletri ha chiesto il rinvio a giudizio per Ernesto Monti, il professore esperto in crack presentato come colui che avrebbe salvato la patria (e che fino all’ultimo voleva farci credere che con la fideiussione si sistemava tutto) e i consiglieri di amministrazione Francesco Novara e Raffaella Barone. Tutti innocenti fino a prova del contrario, come è sempre stato in questo blog. A chi scrive la presunzione d’innocenza non deve certo insegnarla l’ex ministro Cartabia con la sua norma che è l’ennesimo tentativo di bavaglio alla stampa.

Il 24 febbraio 2023 compariranno di fronte al giudice dell’udienza preliminare con l’accusa di concorso in falso per avere esposto “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero”. Avrebbero cioè “taroccato” – Monti e Novara – il bilancio 2018, portando un utile di poco più di 13.000 euro, omettendo di inserire un fondo “svalutazione” per il compenso del direttore del porto, con il quale il bilancio sarebbe andato in perdita. Ai primi due imputati si unisce la Barone per il bilancio 2019, perché la manovra di ingegneria finanziaria è stata la stessa. Che il direttore non avesse – pare – un incarico formale ma che fosse ad Anzio ogni giorno e firmasse carte come tale, la dice lunga su quale controllo pubblico c’è stato negli anni.

Il 24 febbraio sono chiamate a comparire anche le parti lese, vale a dire la Capo d’Anzio (se sarà ancora in vita….), il Comune e Renato Marconi che aveva sporto denuncia sull’approvazione di quel bilancio. Nel frattempo dall’indagine è stata stralciata la posizione di Antonio Bufalari – che insieme all’altro rappresentante privato non votò il consuntivo 2018 – e Gianluca Ievolella che non c’era proprio. Il pubblico ministero si è basato sull’informativa della Guardia di Finanza di Nettuno e la relazione di un consulente tecnico. I nodi arrivano al pettine, purtroppo, e ha ragione Giorgio Buccolini quando indica il responsabile politico di questa situazione. Perché degli aspetti penali risponde ciascuno per sé e non interessano, di come la vicenda Capo d’Anzio e porto è stata gestita le responsabilità sono per intero di chi dal ’98 a oggi ha guidato e guida la città.

Il 24 febbraio le parti lese potranno costituirsi parte civile ovvero potranno farlo in udienza nel momento in cui venisse disposto il giudizio, per ottenere un eventuale risarcimento. Che farà la Capo d’Anzio e che farà il Comune? La prima è senza guida, il secondo ha la stessa per la terza volta e dovrebbe trovarsi a costituire contro chi ha nominato o gli è stato vicino in campagna elettorale. Cose che forse capitano solo ad Anzio… Di certo Marconi – ricordiamo tutti chi lo ha portato ad Anzio, vero? – si costituirà eccome.

Ah, il bilancio 2018 della Capo d’Anzio avrebbe chiuso in attivo se solo si fosse provveduto a far gestire alla società e non agli eredi di Malasuerte i parcheggi dietro al porto, come spesso abbiamo ricordato in questo umile spazio. E il dirigente “signorsì” voleva liquidarla, la società, è nella nota integrativa al bilancio del Comune. Poi, come dice il sindaco, le “vie infinite della politica…”

Capo d’Anzio, continua l’accanimento terapeutico (con qualche bugia)

Va spezzata una lancia a favore della Capo d’Anzio. Finalmente non c’è bisogno di aspettare le visure camerali, il bilancio 2021 è on line e consultabile da tutti. Mentre il Consiglio comunale si appresta a votare un prestito alla società, già ampiamente indebitata bei confronti dell’ente oltre che con il socio privato, i fornitori e l’erario, si scopre che l’accanimento terapeutico continua.

Sì, perché aumentano gli incassi rispetto all’anno precedente ma il bilancio chiude in attivo solo di circa 2000 euro e solo grazie a una manovra di “ingegneria finanziaria” che grazie a una norma del 2020 consente di non iscrivere gli ammortamenti. L’ex presidente professor Ernesto Monti, specialista in società decotte, e l’ex amministratore delegato Gianluca Ievolella – al quale spesso si rivolgerebbe il neo amministratore unico Francesco Lombardo – hanno fatto quadrare i conti ma sono i primi ad ammettere che le cose non vanno. E insieme a loro i revisori dei conti.

Partiamo dai dati: aumenta il valore della produzione che è pari a 968.000 euro (contro 804.000 del 2020) ma crescono anche i costi che sono 948.000 euro circa rispetto ai 771.000 dell’anno precedente. L’utile come detto è di poco superiore ai 2000 euro, contro i 17.000 del 2020. I crediti sono di poco superiori ai 638.000 i debiti, in totale, poco più di 3 milioni. I primi sono diminuiti, i secondi aumentati, entrambi di circa 20.000 euro.

Tralasciamo la cronistoria, il contenzioso con Marconi portatoci con Italia Navigando dall’attuale sindaco (contenzioso che peserà come un macigno, modesto parere di chi segue la vicenda da 20 anni e più), le immobilizzazioni e compagnia e andiamo al succo. Perché va bene tutto, ma essere derisi è troppo. Ad esempio i bilanci approvati in ritardo dal 2018 al 2020 a causa del contenzioso con Marconi. Bene: ma perché nessuno ci spiega il motivo per il quale nel 2018 c’era una perdita approvata dal consiglio d’amministrazione, inserita nella nota integrativa al bilancio del Comune che prevedeva la liquidazione della società e poi magicamente quel bilancio è andato in attivo?

Dicevamo dell’utile, ottenuto grazie a una deroga di legge che consente di “sospendere gli ammortamenti relativi al comparto delle immobilizzazioni”. D’accordo, è una norma e ci mancherebbe non applicarla, ma poi leggiamo che: “L’ammontare dell’impatto della deroga in termini economici è pari a 82.871 euro, da ciò ne consegue un utile civilistico che consente un maggiore appeal dell’azienda verso gli operatori finanziari”. Così tanto “appeal” che quattro istituti di credito hanno rispedito al mittente le richieste di finanziamento presentate dalla Capo d’Anzio. Però, secondo la relazione, tra campo boe e gestione dei parcheggi – che forse saranno finalmente tolti agli eredi di “Malasuerte” (non è mai troppo tardi) questo sarà l’anno decisivo. Peccato che le cose non stiano proprio così. Calano ancora gli indici che ormai tutti prendono in considerazione come significativi della capacità di un’azienda. Il Roe, cioè il ritorno sul capitale di rischio, che viene universalmente indicato come accettabile sopra il 2 è allo 0,47 , il Roi, vale a dire il ritorno sugli investimenti, è dello 0,05 quando è ritenuto accettabile sopra il 5 . Il professore – e il sindaco che di bilanci se ne intende – possono insegnarci cose del genere. Ma qui va tutto bene. Invece no: l’indice di liquidità primaria – cioè la capacità di fronteggiare i debiti – è 0,29 e per essere minimamente utilizzabile per fronteggiare la situazione dovrebbe essere 1, quello di indebitamento è 5,87. Il professore ammette: “L’ammontare dei debiti ha assunto dimensioni decisamente significative in funzione dei mezzi propri esistenti”.

La “salvezza”? Campo boe e parcheggi, come si ripete nella relazione. Passando per una dichiarazione che stando alle notizie che arrivano dal fronte del porto non sarebbe così vera. C’è un capitolo, per esempio, dedicato al personale e al clima lavorativo. Ebbene si dice che “non si fono verificati infortuni gravi sul lavoro” ma sembra proprio che non sia così.

Torniamo alla “salvezza” e al fatto che la società “sta dialogando in maniera assolutamente positiva con vari istituti di credito in maniera di avere un finanziamento di circa 150.000 euro”. Beh, quando è stata scritta la relazione si sapeva già che nessuna banca l’avrebbe concesso…. Tanto che si chiede al Comune di intervenire. Comunque, a detta dell’ex presidente, nel 2022 si dovrebbero incassare 250-3000 euro in più e sistemare le cose. Che la Capo d’Anzio il porto dovesse realizzarlo, con 1000 posti barca e tanti di lavoro, ormai nessuno si preoccupa più.

Solo che i nodi arrivano al pettine e il revisore indipendente esprime: “(…) incertezza significativa riguardo a eventi o circostanze che possano far sorgere dubbi sulla capacità della società di continuare a operare (…)” poi parla di “incertezza riscontrata in tema di concessione demaniale e della determinazione del relativo canone”. Lo stesso fanno i componenti del collegio sindacale della Capo d’Anzio che pur esprimendo parere favorevole sul bilancio sottolineano: “La situazione debitoria nei confronti della Regione, dell’Erario e gli enti previdenziali” ma anche che “l’utile di esercizio non è dovuto all’incremento dei ricavi della gestione (…) ma a poste straordinarie e alla mancata rilevazione contabile degli ammortamenti”. Secondo il collegio: “In estrema sintesi si rileva come la situazione finanziaria sia particolarmente sofferente”.

Ora di chi saranno le responsabilità – ricordando che chi rappresenta il socio pubblico, cioè il sindaco, non viene da Marte – lo accerteranno cause pendenti, indagini della magistratura sulle reciproche denunce tra Comune e Marinedi, Corte dei conti e quant’altro. Ma dopo 22 anni dalla costituzione e oltre 10 dalla concessione mai usata per costruire il nuovo porto, è bene che la Capo d’Anzio porti finalmente i libri in Tribunale.

Capo d’Anzio e il porto che muore, ma loro festeggiano

La smania comunicativa di chi guida Anzio è senza eguali, tanto c’è chi “copia e incolla”. Così per il porto un campo boe è fatto passare come la svolta di un approdo destinato al fallimento e di una società che lo stesso sindaco, oggi, dice di voler liquidare. Società dalla quale vanno via il presidente Ernesto Monti e l’amministratore delegato Gianluca Ievolella, per far posto a un ex magistrato di Corte dei conti che avrà il ruolo di amministratore unico. Non fosse qualcosa di pubblico, interesserebbe poco. Invece sono trascorsi 22 anni, tra poco più di un mese, dalla costituzione della Capo d’Anzio e l’unica cosa che la società ha saputo fare è accumulare debiti o mettere insieme manovre di ingegneria finanziaria che tra una denuncia e l’altra – fra Comune e socio privato che l’attuale sindaco ci ha fatto trovare quando entrò Italia Navigando – forse scopriremo una volta per tutte. Doveva essere il porto da 1200 posti barca, da centinaia di posti di lavoro, raddoppiato, per le crociere, i grandi yacht e compagnia, è diventato peggio di quello che c’era e che tanto criticavamo perché in mano alle cooperative ormeggiatori. Il porto, ma soprattutto la società di gestione che dovrebbe essere la nostra ma è gestita dal “sistema Anzio” in tutto e per tutto. Dai concorsi per le assunzioni riaperti a soggetto, da quando i lavoratori esclusi da una prima graduatoria entravano grazie a una società interinale, alle opere affidate a chi – a quanto sembra – non ha la qualifica. Dai pontili pericolanti e chiusi, formalmente ancora delle coop cacciate, ma poi utilizzati per posizionare le boe del “rilancio”. Non si offenderà Carlo Collodi, ma l’operazione che si vuole far passare somiglia tanto a quello che si chiedeva a Pinocchio nel Campo dei miracoli della celebre favola. Insomma, quelle boe non sono certo quello che da oltre 20 anni si promette. Ci vorrebbe l’onestà intellettuale di ammetterlo.

Come andrebbe spiegato ai cittadini, tutti, che la fidejussione rilasciata a favore della società per ottenere 1,5 milioni di euro era carta straccia sin dall’inizio. Come l’ex amministratore Ievolella ha risposto ai consiglieri 5 stelle Pollastrini e Guain, ben quattro istituti di credito hanno detto “no, grazie” e la garanzia rilasciata dal Comune è stata restituita. Possibile che di fronte all’opera che doveva trasformare la città Intesa San Paolo, Unicredit, Blu Banca e Bcc si siano tirate indietro? E che prima ancora anche la Cassa depositi e prestiti abbia fatto sapere “no, grazie”? Certo, semplicemente perché la Capo d’Anzio non è “bancabile” come si dice in gergo. Non è un caso che Ievolella, quei soldi, li avesse chiesti al Comune prima di andare a bussare per istituti di credito. Sta bene il primo cittadino a dire che la colpa è di Bruschini e Marconi, il “sistema” è sempre lo stesso e lui non viene da Marte, conosceva bene le vicende della Capo d’Anzio. Da sindaco per dieci anni, poi da senatore e da finto oppositore. L’ultimo annuncio è la liquidazione della società a settembre, ma intanto il Comune concede 140.000 euro per fare un minimo di attività sperando che l’estate vada bene. Da unire ai 517.000 delle vecchia fidejussione che la Capo d’Anzio non ha mai restituito, al punto che nel bilancio 2022 del Comune diventa un credito di “dubbia esigibilità”. Il porto muore insieme alla società che doveva realizzarlo ma loro comunicano e quasi festeggiano.

Infine, su una cosa si sta specializzando la Capo d’Anzio che doveva rifare il porto, rilanciare l’economia e tutto quello che sappiamo: trovare appigli per cacciare chi ha una concessione e paga regolarmente. L’ultimo in ordine di tempo è il rimessaggio all’Ondina.

Sorpresa Capo d’Anzio, c’è il bilancio 2020. Con qualche dubbio

Stavolta la Capo d’Anzio ha stupito con effetti speciali. Non c’è stato bisogno di visure in camera di commercio, il bilancio 2020 (e insieme quello 2019 che fino a qualche giorno fa non compariva) è stato pubblicato sul sito della società. Su quello del Comune, ancora no, ma d’altra parte la “casa di vetro” che il sindaco ha enunciato nell’ultimo consiglio comunale mica può essere perfetta….

La prima impressione sul silenzio rispetto all’approvazione del bilancio è che quasi si voglia “nascondere” ciò che la società fa di buono. Si annunciano in pompa magna nomine e alzabandiera, svolte epocali con una fidejussione che forse qualche banca un giorno accetterà, ma non si dice che i conti nel 2020 hanno chiuso con un attivo di 17.363 euro rispetto ai 4.959 dell’anno precedente. Come, il professore presidente e l’amministratore arrivati a miracol mostrare non ci fanno sapere una cosa del genere? E nemmeno il sindaco che finalmente vede la luce (lui, almeno) del “suo” porto? Qualche dubbio sorge e non serve scomodare Norberto Bobbio – secondo il quale era meglio seminare dubbi che raccogliere certezze – ma basta leggere tra le pieghe del bilancio. Ah, non c’è la relazione del collegio sindacale allegata. La “casa di vetro”, appunto, non è perfetta. Aspettiamo di trovarla e leggerla, con calma.

Dicevamo delle pieghe, intanto, e qui viene in mente il film “The karate kid” con la frase “Dare la cera, togliere la cera”. Motivo? Semplice, si sposta un pezzo di bilancio e lo si trasforma. D’altra parte il professor Monti non è arrivato per questo?

Andiamo a leggere qualcosa, allora, e scopriamo che i debiti diminuiscono (meno male!) ma al tempo stesso aumenta il patrimonio netto, cioè i debiti verso i soci. Vale a dire Comune e Marconi ovvero Marinedi. Come? Diventa “altre riserve” il progetto cosiddetto di Fase III che il socio privato brutto, sporco e cattivo definito dal sindaco addirittura ladro qualche giorno fa, si era impegnato a fornire “a fondo perduto”. Dai cera, togli cera, cambia posto e il gioco è fatto. Perché mentre i debiti passano da 3 milioni 212.265 euro a 2.987.771 con una diminuzione di 224.000 euro, le passività aumentano da 4 milioni 4000 e spicci a 4 milioni 149.000 euro, con una crescita di circa 145.000 euro. Aumentano i “ricavi delle vendite e delle prestazioni” che sono 724.941 euro contro 648.320 e fanno registrare più 40.000 circa, diminuisce il valore della produzione nel suo insieme che è pari a 804.853 mentre nel 2019 era di 1.028.403 e quindi meno 200.000 circa.

Qualche “chicca”? Nel 2020 dai parcheggi al centro della vicenda Malasuerte e affidati sempre agli stessi la società ha incassato 83.000 euro circa, l’anno prima 106.000. Vedremo con il cervellotico sistema dei gettoni del 2021, ma certo se lì guadagnano terzi difficile che possa farlo anche la Capo d’Anzio che preferisce far gestire ad altri – a un prezzo irrisorio – buona parte dei posti.

Sui debiti è bene leggere il passaggio di bilancio riportato qui sotto, più esaustivo di ogni altra cosa

Stai a vedere che forse Progetto Anzio di Vasoli, Piccolo e Amaducci aveva ragione a presentare l’ordine del giorno che ha fatto infuriare il primo cittadino ed è stato respinto da quello che resta della maggioranza. Speriamo che qualcosa si possa discutere davvero in commissione trasparenza.

Infine, aspettando marzo e il bilancio 2021 con il quale il professor Monti lascerà la Capo d’Anzio, un paio di domande. Sono le solite, mi rendo conto, ma fondamentali: chi ha imbrogliato rispetto al bilancio 2018 approvato in consiglio d’amministrazione con una perdita e poi miracolosamente diventato in attivo durante l’assemblea? La Capo d’Anzio, nelle condizioni date, può farlo il porto?


Capo d’Anzio: ladri, champagne, misteri e il porto che verrà (forse)

Il programma di De Angelis nel 2003
La campagna 2008, a sostegno di Bruschini per la “continuità”
La campagna 2013. Nel 2018 dopo l’accordo con Bruschini che aveva osteggiato, De Angelis il porto nemmeno lo citava nel programma

Le pesanti parole del sindaco nel consiglio comunale di ieri, 14 febbraio 2022 (si veda lo streaming da 1 ora e 17) confermano che il problema del porto non è mai stato il progetto, ma la società di gestione costituita nel 2000 (sindaco lui) e che fino a oggi si è trascinata tra debiti, contenziosi e ladri.

Sì, avete capito bene: il sindaco ha detto ieri che il rappresentante del socio privato, l’ex amministratore delegato Antonio Bufalari “prendeva buste con i soldi e le portava non si sa dove”. Fermi tutti, perché nella migliore delle ipotesi questa è una appropriazione indebita. Lo stesso sindaco ha riferito che ci sono ulteriori denunce, presentate dall’avvocato Guido Fiorillo, nei confronti di Bufalari e quindi attendiamo che la magistratura faccia chiarezza. La durissima presa di posizione è arrivata con la richiesta al consigliere “traditore” Flavio Vasoli e agli altri cinque firmatari di ritirare la proposta di istituire una commissione speciale sulla vicenda del porto.

Apprendiamo, dal primo cittadino, che il mirabolante professor Ernesto Monti lascerà a marzo 2022 con l’approvazione del bilancio e che l’amministratore delegato, Gianluca Ievolella, lo farà anche prima perché nominato commissario straordinario per le strade provinciali in Sicilia. Per questo il sindaco avrebbe bloccato “la fideiussione e i colloqui con gli istituti di credito”. Come, il milione e mezzo era indispensabile per andare avanti e ora si blocca tutto? E’ vero o non che la Cassa depositi e prestiti ha respinto al mittente la richiesta di finanziamento e altrettanto hanno fatto un paio di banche? Perché se davvero la Capo d’Anzio è “una casa di vetro” e in passato “la gestione Marinedi non ha investito un euro e i soldi non so che fine abbiano fatto” dobbiamo sapere tutto.

Possiamo avere qualche dubbio, allora? Perché Marconi ce lo ha portato l’attuale sindaco, all’epoca. Poi, mentre accadeva che qualcuno portava via gli incassi – come ha sostenuto – senza investire, il primo cittadino era consigliere di finta opposizione ed evidentemente si fidava delle parole di Luciano Bruschini pur conoscendo il rischio che il porto stesse finendo in mani private. E c’è una domanda, alla quale non risulta mai arrivata risposta: perché il bilancio 2018 approvato dal consiglio d’amministrazione, presenti anche i rappresentanti del socio pubblico e cioè il Comune, chiudeva con un passivo al punto che il dirigente “signorsì” dell’area finanziaria proponeva di sciogliere la società e poi, miracolosamente, è andato in attivo? Hanno detto e scritto un falso i consiglieri d’amministrazione o il professor Monti ha usato le sue riconosciute capacità per aggiustare quei conti? Il bilancio 2018, ricordiamolo, è stato approvato dopo l’elezione dell’attuale sindaco, sostenuto dalla maggioranza che aveva osteggiato nel 2013 salvo poi tornarci insieme per vincere. E se davvero le barche ” venivano ad Anzio però pagavano Ischia o Procida” il sindaco dovrebbe sapere che Italia Navigando prima (Marconi) doveva portare il suo “know how” e la “rete dei porti” e lo stesso ha fatto Marinedi (Marconi) poi. Sappiamo, ad esempio, se qualcuno ha pagato Anzio ed ha ormeggiato a Ischia o Procida, gestiti dal network di Marconi? E se esistevano le “tariffe Bufalari” non avevamo presidente e consiglieri d’amministrazione pubblici che dovevano controllare? E cosa facevano i consiglieri comunali, sindaco compreso? Se davvero qualcuno ha rubato, non sarà il caso di assumersi almeno la responsabilità politica di un’operazione finora fallimentare?

Il problema, allora, non è chi va al posto di Monti o Ievolella a costo zero perché “amanti della città”, ma se e come la Capo d’Anzio può continuare a svolgere la sua missione. Vale a dire costruire e gestire il porto, cosa che finora ha fatto (male) solo per il secondo aspetto. Se poi aspettiamo il finanziatore che ha 160 milioni pronti – peccato, i turchi-napoletani ne avevano 300…. – allora si tratta di un progetto di finanza che comunque “cancella” l’idea di un porto “della” città. Ecco, dunque, la mozione dell’ex “delfino” Vasoli e degli altri consiglieri non era semplicemente “strumentale e poco rispettosa di chi si sta impegnando e lavorando con fatica enorme a riportare la società nell’alveo della legalità” – parole del sindaco – ma sarebbe stata un’occasione per capire se e quale porto verrà dopo 21 anni e mezzo dalla costituzione della società. E rispondere a qualche semplice domanda sul porto che forse verrà: può costruirlo la Capo d’Anzio? E solo il bacino interno o tutto? Con quali soldi? Può presentarsi in banca e prenderli? Chi con i contenziosi aperti e infiniti dà fiducia?

Infine, al sindaco piace solitamente insinuare e parla di “qualche giornalista” che oggi fa le pulci a Monti e Ievolella che andava a fare “sciampagnini” in via XX settembre insieme all’ex amministratore delegato. Della vicenda porto si sono occupati chi scrive e Agostino Gaeta, il quale non ha semplicemente fatto le pulci a Monti ma ha riportato la sua presenza in diversi scandali del nostro Paese. Per carità, sono medaglie in certi ambienti….

Ebbene il primo cittadino può stare tranquillo, quando mi capita in quella enoteca bevo Terre di San Venanzio, con amici di sempre, non ho mai fatto “sciampagnini” con Bufalari e dubito li abbia fatti Agostino. Ho visto l’amministratore delegato, è vero, a una cena in casa di quello che era all’opposizione ma poi ha sostenuto questa maggioranza nel 2018, in cambio di qualche catalogo e finanziamenti annuali del Comune per un’iniziativa culturale. Forse il primo cittadino è stato informato male o forse si riferiva al presidente che lui mise alla Capo d’Anzio e che, insieme all’ex direttore generale del Comune (da lui nominato) e consigliere della società oltre all’avvocato che lui non poteva vedere ma oggi assiste il Comune, erano soliti incontrarsi lì. Ignoro se pasteggiassero a champagne.

Porto, altro che commissione. Basterebbe un po’ di trasparenza

Sei consiglieri comunali di Anzio chiedono una commissione speciale sul porto. Poco più di un mese fa hanno alzato la mano – così imponeva il “recinto” – per una fidejussione che rischia di essere più farlocca della precedente e oggi si rendono conto che il piano industriale allegato (!?!?) e illustrato da presidente e amministratore delegato più imbonitori che altro in quella occasione, è “ridotto nei contenuti”. Si potrebbe dire meglio tardi che mai, peccato che questa richiesta ha tutta l’aria di inserirsi nella disputa infinita all’interno della coalizione che ha vinto le elezioni, nel discorso della ricandidatura del sindaco (scontata) ovvero delle future regionali e delle “strategie” che riguardano anche Nettuno.

Perché sul porto, vedete, basterebbe un po’ di trasparenza. A cominciare dall’ultimo bilancio approvato – quello del 2019 – non ancora pubblicato sul sito della società (sono le 10,30 del 31 gennaio 2022) e “non trovato” per un errore sul server in quello del Comune.

A dire il vero, c’è molto, molto altro da sapere. Al posto dei sei consiglieri – e non solo – al sindaco andrebbe chiesto “a chi ci hai messo in mano?” dopo che Agostino Gaeta ha tracciato il profilo del presidente Ernesto Monti in tre pagine (vedi sotto) piene dei flop del professore, molto simili a quelli della Capo d’Anzio.

Si dovrebbe sapere, dato che siamo nel 2022, perché non si approva ancora il bilancio 2020 e a che punto è quello del 2021. Andrebbe reso noto ai cittadini – proprietari delle quote della Capo d’Anzio – a che punto sono i contenziosi con Marconi (altro “acquisto” per il quale dobbiamo ringraziare il sindaco che ce lo portò insieme a Italia Navigando) e la sua Marinedi, quelli con gli ormeggiatori, con i fornitori e i lavoratori che erano in graduatoria ma sono stati “scavalcati” da chi è stato preso da un’agenzia interinale. E andrebbe spiegato che il prossimo contenzioso sarà con il circolo Pescatori sportivi, “sfrattato” tra qualche giorno, che quando c’è stato il passaggio alla Capo d’Anzio non è stato mai coinvolto e ha continuato a pagare i suoi canoni al Comune.

Ancora di più, andrebbe detto che non solo la Cassa depositi e prestiti ma anche un paio di istituti di credito hanno detto “no, improponibile”, alla richiesta di prestito che i due imbonitori hanno fatto votare dal Consiglio comunale con un piano finanziario inesistente. Quale banca darà credito alla Capo d’Anzio che non ha mai restituito la precedente fidejussione (contestata dalla Corte dei conti), fuori dai canoni per la richiesta di prestiti, indebitata fino al collo? Chi lo farà, sapendo che la Procura di Velletri – tramite la Guardia di Finanza – ha acquisito documenti sulla società dopo gli esposti a vicenda tra Comune e Marinedi?

A proposito, ci sarà qualcuno – tra magistratura ordinaria e contabile – che un giorno ci spiegherà perché il bilancio 2018 approvato dal consiglio d’amministrazione chiudeva in negativo e poi magicamente ha avuto un saldo positivo? Quale operazione di ingegneria finanziaria è stata compiuta e chi ha dichiarato il falso? I consiglieri – i sei della commissione speciale, ma volendo anche gli altri – perché non vanno dal dirigente dell’area finanziaria “signorsì” del sindaco, a chiedere per quale motivo proponesse lo scioglimento della Capo d’Anzio (nota integrativa al bilancio, si veda qui sotto)

e oggi copia e incolla la delibera della fidejussione nella nota integrativa al bilancio 2022-2024, recependo i “miracoli” illustrati da Ievolella e Monti?

Infine un altro paio di questioni: siamo ancora certi che la Capo d’Anzio abbia le caratteristiche minime per stare in piedi e non debba portare i libri in Tribunale? E siamo sicuri che tra un contenzioso e l’altro, fatturato medio e via discorrendo, Marconi non si stia già preparando a prendersi tutto? La responsabilità politica di tutto questo è nota: quella di chi governa la città dal ’98 a oggi, hai voglia a fare commissioni speciali…

Capo d’Anzio, porte in faccia sul prestito. E si scoprono nuovi altarini

Come si dice dalle nostre parti: “Se la foglia si muove, il vento tira”. Ebbene, ci vorrebbe un consigliere comunale di buona volontà che andasse a vedere se è davvero arrivata a Villa Sarsina la risposta della Cassa depositi e prestiti che nega gli 1,5 milioni di euro richiesti per mettere una pezza a colori alla disastrosa situazione della società. Il presidente Monti e l’amministratore delegato Ievolella, possono permettersi di non rispondere alle domande dell’opposizione in Consiglio – con una prosopopea degna di chi li ha nominati – ma quando ti presenti a chiedere soldi, servono certezze e non quattro paginette di un piano finanziario al quale credono solo loro. Pontili, centraline ed è tutto a posto.

No, non lo è affatto. Perché trovare una banca che concederà quei soldi è un azzardo. I parametri della Capo d’Anzio sono negativi in tutto e per tutto, c’è un istituto di credito che ha già ritenuto “improponibile” la richiesta, altri lo faranno e se quel prestito fosse concesso con qualche miracolo da ingegneria finanziaria (il presidente non è nuovo a imprese del genere) andrebbe contro le norme che regolano il settore e costerebbe alla collettività in termini di beni ipotecati non si sa quanto. Capo d’Anzio ha bilanci “singolari”, soci in contenzioso, debiti da pre fallimento. Le colpe? Di chi l’ha gestita, politicamente, dall’inizio a oggi. E di chi non si è ancora impegnato – a cominciare dalla Procura di Velletri e passando per i revisori dei conti – perché i libri finiscano in Tribunale e a quelle politiche si uniscano le responsabilità penali e civili.

Perché poi, quando la situazione è esplosiva come quella della società che doveva realizzare e gestire il porto ma si è limitata a utilizzare (male) i posti barca a disposizione, gli altarini si scoprono. La voglia di parlare di chi finora ha taciuto cresce….

Ad esempio, quanto spende di benzina la Capo d’Anzio ed è vero che qualcuno ha fatto rifornimento per se stesso? E’ plausibile che c’è chi non abbia mai pagato il posto barca per motivi, diciamo così, di “amicizia”? Ci sono esponenti della Capitaneria di porto, soliti frequentare gli uffici e non per motivi istituzionali? E’ vero che le spese in una nota ferramenta erano “libere”, tanto paga Capo d’Anzio, sono state abbassate e con il nuovo corso di Monti/Ievolella sono nuovamente cresciute? Chi ha proposto l’aumento dei prezzi per i posti barca causando una comprensibile fuga, dato che i servizi sono minimi? Ci sono state “ritorsioni” verso alcuni scafi che non hanno accettato determinati meccanismi e si sono ritrovati qualche danno o spostati in ormeggi lontani? I lavori per i “corpi morti” sono stati fatti a regola d’arte o ci sono state messe nuovamente le mani, tanto paghiamo noi?

Capitolo a parte merita il personale. Per gli ormeggiatori c’era una graduatoria, alcuni hanno lavorato in base a quelle ma sono stati mandati a casa con la scusa che benché pubblica la Capo d’Anzio non poteva stabilizzare il personale. Sarà stato uno stratagemma per far rientrare dalla finestra – attraverso agenzie interinali – chi era uscito dalla porta, risultando tra gli ultimi in graduatoria? La consigliera d’amministrazione Barone, dopo aver incontrato i lavoratori, ha mai indicato al sindaco quale socio di maggioranza e ai vertici della società le esigenze che erano state rappresentate?

Come dicevo all’inizio, “se la foglia si muove, il vento tira”. E i dubbi sono sempre di più intorno alla Capo d’Anzio e alla sua gestione, vecchia e nuova.

Va posta fine a questa agonia, tanto ripeto da anni che prima o poi Marconi presenta il conto e si prende tutto. Sarà il fallimento di chi ha sempre detto che era tutto pubblico, ma l’ingegnere qui ce l’ha portato…