Porto e Capo d’Anzio addio, la società va sciolta

No, stavolta non si comunica. Nessun #brand, né #soldout, tanto meno mirabolanti primati nazionali o mondiali. Niente di tutto questo, perché si deve prendere atto di un fallimento, uno di quelli pubblici per cui – e meno male – non avremmo primati. Il fallimento della Capo d’Anzio e – di conseguenza – del porto dei miracoli. ” Nel corso dell’esercizio del 2018 la società ha però fatto evidenziare una perdita di esercizio che ha eroso il capitale sociale al di sotto del minimo legale (Euro 50.000,00 per le S.p.A.), configurandosi così una causa di scioglimento ai sensi dell’art. 2484 comma 1 codice civile“. E’ scritto nella nota integrativa al bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio, approvato dalla giunta.

Il passaggio della nota integrativa al bilancio consolidato del Comune di Anzio

Sono finiti i tempi – cari anzitutto all’ingegnere Renato Marconi, portatoci dal primo De Angelis sindaco (“via” Fini), ma anche a Bruschini che prima voleva cacciarlo e poi siglava la “road map” – dell’ingegneria finanziaria. Sono finiti i tempi del presidente suggerito dall’attuale sindaco, il generale Marchetti, che si è dimesso quando ha capito la mal parata. Pensate, la società è senza guida da oltre un anno, non c’è un rappresentante del Comune a presiederla. E’ stata fatta morire e non da oggi. E’ nero su bianco. Era nero su bianco quando lo riportavo in questo umile spazio e prima ancora sul Granchio, dalle colonne del quale scoprimmo e denunciammo “Italia naufragando” e la presenza di un privato (Marconi) nel capitale che doveva essere pubblico. Vicenda che nel 2007 era nota anche all’attuale sindaco e che risulta dai verbali nei quali ci si preoccupava di risolvere la situazione, perché altrimenti la Regione avrebbe fatto storie.

Quando questo era segnalato – da anni – dal Pd (il primo a mettere il dito nella piaga della società fu Aurelio Lo Fazio, poi ci fu il tentativo di De Micheli di lanciare l’aumento di capitale destinato a terzi che venne sbeffeggiato, andrebbe risentito l’intervento di Anna Marracino in consiglio comunale sul bilancio dello scorso anno con puntuali osservazioni) e qualcuno della intellighenzia di sinistra di questo strano paese che è Anzio continuava a preoccuparsi del progetto.

Che ci avessi creduto, a quella idea, è noto. Che abbia seguito gli sviluppi proprio per averci creduto, senza fare sconti, è altrettanto dimostrabile e per chi vuole un riassunto è qui.

Sostenevo che i libri dovessero andare in Tribunale e forse è il caso che ci vadano. L’ultima perdita di esercizio – bilancio 2018 – è di 73.979 euro che uniti ai debiti fa saltare ogni tavolo. Il già ridotto capitale sociale – per ripianare precedenti perdite – non c’è più e il patrimonio netto della Capo d’Anzio è di appena 18.680 euro. Vogliamo aggiungere i 517.794 euro “ballerini” di una fideiussione per registrare la concessione che il Comune ha pagato e la Capo d’Anzio mai restituito? E’ iscritta all’attivo del primo come crediti verso altre amministrazioni, al passivo della seconda come debiti verso il Comune. Che ha già provveduto a saldare la Banca Popolare del Lazio, a carico della collettività.

E per quella concessione, i canoni pagati a una Regione Lazio sorda e cieca, sono stati ben pochi se non nulli, così come è ormai scaduto non il termine per iniziare i lavori ma ultimarli. Solo dopo la presentazione di un ordine del giorno in Consiglio regionale proposto da Mattia e Minnucci (Pd) e approvato, qualche burocrate – magari gli stessi che dicevano no al progetto di Anzio ma approvavano Fiumicino e Formia – sembra essersi svegliato.

Ricordare i passaggi, a questo punto, serve per dire che c’era chi poneva dubbi e veniva preso per matto da una parte e il “sistema” Anzio dall’altra. Ad esempio le illusioni di cordate americane, di finanziatori turco-napoletani, di Igea banca, del fondo maltese? E le annunciate manifestazioni d’interesse, seguite da bandi inesorabilmente deserti? Montecarlo? Le centinaia di posti di lavoro?

Aveva un senso, questa operazione, forse quando la pensò il compianto Gianni Billia. Viene da dire che se ci fosse stato lui sarebbe realizzato da un pezzo. Anche per rispetto alla sua memoria, è bene che il sindaco stacchi la spina: lui l’ha creata e lui la chiude, la Capo d’Anzio. Ne uscirà meglio di quanto pensi.

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Parcheggi, non si può sapere tutto. Ma io insisto e “sfido”

Il Comune di Anzio e la Capo d’Anzio hanno fatto bene a tacere. Non posso sapere tutto sui parcheggi. Riporto, di seguito, la risposta del difensore civico dell’Area metropolitana che accoglie parzialmente la mia richiesta:

Con riferimento all’istanza di riesame indicata in oggetto, si invita codesta Amministrazione a disporre in favore del ricorrente l’ostensione dei seguenti atti: – I criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca per l’isola di Ponza. Le altre due richieste del ricorrente non possono essere accolte. Infatti: – Il contratto sottoscritto tra la società Capo d’Anzio e la società di parcheggio fa parte della fase esecutiva dell’appalto, fase che essendo disciplinata dalle norme di diritto privato non è soggetta a quelle pubblicistiche in materia di diritto d’accesso: sul punto cfr. TAR Marche Sez. I n. 677/2018 e TAR Toscana Sez. III n. 577/2019. – La situazione dei pagamenti e le eventuali contestazioni/sanzioni alle società concessionarie non possono essere accolte in quanto generiche, esplorative e massive: tali richieste infatti non indicano né gli anni di riferimento, né il nome o il numero dei concessionari, né altri estremi per identificarli“.

Ne prendo atto, ho sempre rispetto per le istituzioni. Che il contratto sia disciplinato da norme di diritto privato è una delle anomalie in presenza di una società pubblica, ma pazienza. Mentre per la seconda parte insisto e sfido un’amministrazione che si dice in discontinuità con la precedente a fornire ugualmente i dati. Se non a me a qualche consigliere comunale di buona volontà, nell’esercizio del suo mandato. Ha ragione il difensore civico, non indico anni di riferimento né nome o numero dei concessionari, ma in Comune e alla Capo d’Anzio hanno capito benissimo e tutti noi sappiamo ciò che l’avvocato Alessandro Licheri non è tenuto a conoscere. Per questo insisto e sfido l’amministrazione: qual è la situazione dei pagamenti? Ci sono state sanzioni?

E intanto Comune e Capo d’Anzio, provvedano a rilasciare quanto richiesto anche dal difensore civico. Ribadisco: non ci fosse stata “Malasuerte” e il “coinvolgimento nella vicenda di esponenti della politica locale”, tutto ciò avrebbe un interesse minore. Ma anche questo l’avvocato Licheri non era tenuto a saperlo.

A tutto #brand, ma silenzio sui parcheggi al porto

Va bene, è l’estate del #brand e dei grandi personaggi. Dei siti di informazione che non sono primi in Italia ma vengono spacciati come tali (basterebbe leggere audiweb), dell’ufficio turistico in piazza costato oltre 50.000 euro tra lavori, creativi e arredamento. E’ l’estate delle foto di consiglieri e assessori sorridenti, perché va tutto bene.

E sia, avremo anche il “sold out” – prudenzialmente rivisitato in “numeroso pubblico” – ma le abitudini restano quelle di un tempo. Ho presentato il 17 giugno richiesta di accesso agli atti sui parcheggi concessi al porto alle società che gestiscono il traffico diretto a Ponza.

Comune e Capo d’Anzio, della quale l’ente detiene la totalità ma resta in “lite” con il privato, si sono ben guardate dal rispondere. Sul porto è calata una coltre di silenzio che deve riguardare, evidentemente, anche le vicende ben trattate nell’indagine “Malasuerte” ovvero la “Pressione esercitata dal coinvolgimento di esponenti delle istituzioni comunali” . Perché su quegli spazi – sarà un’impressione sbagliata – poco è cambiato.

Ebbene nessuno ha sentito il dovere, in oltre un mese e mezzo, di rispondere. Né la plenipotenziaria segretaria generale e responsabile della trasparenza, controllora e controllata con gli ultimi incarichi nei quali deve occuparsi anche di gare e contratti (alla faccia dell’anti corruzione), tanto meno la Capo d’Anzio del plenipotenziario amministratore delegato che è diventato “padrone” del porto.

Chiedevo e chiedo:

  • Criteri di assegnazione alle società presenti in piazzale Marinai d’Italia, delle aree di parcheggio per i mezzi di chi si imbarca alla volta dell’isola di Ponza;
  • Contratto sottoscritto tra Capo d’Anzio e società di parcheggio, durata e introiti previsti per la partecipata del Comune di Anzio, penali previste in caso di inadempienze;
  • Situazione dei pagamenti riferite agli anni precedenti;
  • Eventuali sanzioni/contestazioni riferite agli anni precedenti da parte della Capo d’Anzio ovvero della polizia locale

Sì, la Polizia locale grazie alla quale ottennero l’area gratis due anni fa, su indicazione del dirigente appena arrivato e anch’egli plenipotenziario ormai nel Comune guidato da De Angelis.

Per questo ho coinvolto il difensore civico dell’area metropolitana, ho chiesto alla presidente della commissione trasparenza di interessarsi della vicenda e anche alla Procura, ammesso voglia seguire gli sviluppi di “Malasuerte”

Il fallimento del porto, l’urbanistica dimenticata

Per una volta persino la stampa locale è d’accordo. Di fallimento ha parlato Controcorrente, di illusione finita il Granchio. Giratela come vi pare, la telenovela del porto è terminata e fra qualche anno sarà un Tribunale a dirci se  Renato Marconi ha fatto un altro miracolo di ingegneria finanziaria ovvero se il Comune aveva ragione ma dal rapporto con una società inizialmente pubblica (Italia navigando) poi divenuta parzialmente privata (con il 3% di quote a Marconi, anche mentre firmava i patti con Anzio) e definitivamente affidata all’ingegnere, ci ha solo rimesso.

Come ho detto in tempi non sospetti al porto ho creduto, alla capacità di una città di gestire il “suo” bacino. E’ stato sacrificato su più di qualche altare politico e chi ha la voglia e la pazienza di rileggere quanto scritto in questo umile spazio o sulle colonne del Granchio (viene in mente la copertina “Italia naufragando”) può comprendere bene cosa è avvenuto per non farlo, il porto. Certo è che a 20 anni dalla costituzione della Capo d’Anzio, a 14 dalla richiesta di concessione, a ormai 8 da quando la società ne è titolare è stato fatto nulla. Ne va preso atto, restituendo la concessione stessa alla Regione e sperando che possa intervenire l’autorità portuale perché altrimenti anziché realizzarlo, il porto lo chiudiamo.

Regione che, anzi, ha atteso sin troppo a intervenire. E attenzione, dopo il 2005 e per l’intero mandato di Marrazzo/Montino continuo a pensare che in nome di una non meglio specificata “politica” sia stato fatto un danno alla città, ma la Polverini prima e Zingaretti poi hanno fatto tutto e di più. Allora il fallimento del porto è quello di 20 anni di centro-destra che guida Anzio, inutile girarci intorno. Dispiace che per saperne qualcosa siano dovute arrivare le interrogazioni di Brignone e Pollastini in Consiglio e che finora nessuno abbia risposto alle puntuali richieste della capogruppo Pd Marracino sul bilancio e le quote della Capo d’Anzio. Che deve portare i libri in Tribunale, non ci sono alternative purtroppo. E alla Corte dei conti, perché non siano i cittadini a pagare dove altri hanno sbagliato. E come Bruschini, De Angelis ha evitato il discorso del porto che è “di” Anzio, non di chi guida il Comune. Ci hanno fatto tre/quattro campagne elettorali, nell’ultimo programma nemmeno lo avevano inserito, quando dal Pd si ribadiva che il problema era proprio la società facevano spallucce o ci presentavano improbabili fondi maltesi (Marconi), gruppi di turchi-napoletani o singolari cordate ovvero banche pronte a mettere soldi (Bruschini). Basta: la Capo d’Anzio doveva realizzare il porto, non limitarsi a gestirlo. Non lo ha fatto, non è in grado di farlo, non ha rispettato un solo punto dell’intesa con la Regione e va chiusa.

“Mi fido di un sindaco che si batte come un leone per il porto del quale non vedrà l’inizio dei lavori”. Il sindaco era (ed è) Candido De Angelis. La frase è di Pierluigi Cervellati, progettista della Villettopoli che il centro destra ha regalato a questa città, finendo di devastarla. Lo disse a chi scrive in un servizio per “Il Granchio”, commentando una sua intervista all’Espresso nella quale affermava che non si fidava dei sindaci. Di De Angelis sì, proprio perché voleva fortemente il porto. E quell’idea era centrale nello sviluppo indicato dallo stesso Cervellati: mare, cultura e natura, diventati ben presto varianti, cemento e furbizie.

L’ultima riguarda lo strano silenzio sul piano del centro urbano, l’ultimo tentativo di “sacco” della città. Dopo l’adozione della  variante – portata dall’allora assessore Attoni e votata in Consiglio anche dal gruppo De Angelis che era ancora di lotta e di governo in quel periodo ma di lì a poco avrebbe “riappallato” il centro-destra – ci sono state le osservazioni.

Qualche consigliere comunale, forse inesperto, si è “divertito” a commentare sui media sulla opportunità di discuterne e altri ha invitato i cittadini a presentarle. Fatto sta che ci sono ma l’urbanistica è sparita dal dibattito. Tra #brand e compagnia non si capisce qual è   l’orientamento di un’amministrazione che dopo aver candidato (e vinto) tutti gli uscenti dell’amministrazione Bruschini/Placidi, si vantava di esserne la discontinuità. Fatichiamo a vederla, ma c’è il #workinprogress o il #soldout e sono tutti contenti in maggioranza, 

Ma ci sono le osservazioni, si deve andare in Consiglio, resta aperta la questione delle altezze   richiamate nel “Ptp” regionale che vanno affrontate. E ci sono vicende ataviche, come Villa Adriana o Bambinopoli, sulle quali in questa maggioranza più di qualcuno ha delle mire. Come nel ’92, ad esempio, quando Bruschini era sindaco, De Angelis per un periodo fece l’assessore, Tuscano doveva diventare primo cittadino ma la “staffetta” non si realizzò e la discussione sull’urbanistica alla fine mandò tutto all’aria. Già allora si parlava di Bambinopoli, già allora i protagonisti erano quelli di oggi. Serve altro per parlare di vittorie elettorali che sono proseguite nel tempo e non si discutono (i cittadini hanno scelto e hanno sempre ragione) ma di un evidente fallimento politico?  

Il porto, l’illuminazione, il rischio Depfa bank…

E’ di qualche giorno fa la notizia che il Tribunale ha dato ragione al Comune di Anzio sulle quote della società che doveva realizzare e gestire il porto, sostenendo che quanto previsto dai patti parasociali andava rispettato. A un anno dalla concessione – quindi settembre 2012 – dovevano esserci i soldi che il socio minoritario si era impegnato a mettere. Non sono mai arrivati, addio.

Le quote che erano di “Italia navigando” e che il suo “inventore” Renato Marconi si era preso, insieme a quelle di altri nove porti (di fatto senza tirar fuori un soldo ma “monetizzando” un contenzioso milionario) tornano al Comune. Per la prima volta l’ingegnere vede svanire una partecipazione ottenuta in un modo che a parere di chi scrive era e resta singolare.

E’ una buona notizia quella della restituzione delle quote che erano nate originariamente per essere dei cittadini di Anzio, ma intorno alle quali si sono giocate, evidentemente, ben altre partite.

La domanda, adesso, è che fine fa la “Capo d’Anzio” che agonizzante era e agonizzante resta. C’è un bando pubblicato per la realizzazione del porto e in una intervista il sindaco (che da senatore chiese invano “lumi” sull’operazione Italia Navigando/Marconi, sentendosi rispondere che era tutto a posto) ha parlato di un prestito di Marinedi. Cioè dello stesso Marconi. Non c’era ancora stata la sentenza, arrivata dopo solleciti a non finire all’ex sindaco Bruschini, un mandato pieno del Consiglio comunale su proposta dell’allora consigliere Pd De Micheli (il resto non entrava in aula, consentendo a un Bruschini in difficoltà di governare comunque il consiglio comunale….) e dopo che la caparbietà di Marco Maranesi consentì di avere il parere dell’avvocato Cancrini, coperto persino da “segreto di Stato”. Ebbene il bando è pubblicato, non crediamo che Marinedi dia ancora quei 7 milioni dopo la sentenza, anzi aspettiamoci un ulteriore contenzioso. Ma se volesse darli, sarebbe il caso di dire: no, grazie…. Si è sostenuto in questo umile spazio che dovrebbe essere Marconi a pagarci per andare via, siamo certi che il sindaco non vorrà cedere a proposte diverse.

Perché un eventuale finanziamento, attraverso un fondo che poco piace, ricorda l’operazione che Acqualatina fece con Depfa Bank. La società che gestisce il servizio idrico integrato ha rischiato di finire in mano alla banca irlandese, qui andremo verso un gruppo maltese sconosciuto o quasi. Anche no, grazie….

Resta la necessità intanto di manutenere il porto, a cominciare dal canale di accesso. La Capo d’Anzio non ha mai ottemperato alla concessione, ora la Regione Lazio è pronta a intervenire “in danno” e potrebbe essere il primo passo per rimettere sul tavolo l’intera vicenda porto. Certo, Zingaretti ha altro a cui pensare adesso, ma può dimostrare una volta ancora che la Regione ha chiuso il periodo buio del “porto ad Anzio non si fa” e dire che la Regione stessa diventa parte attiva nel suo rilancio: porto pubblico, a partire dal bacino interno sistemato.

Non è facile dal punto di vista burocratico/amministrativo, ma sarebbe un’azione qualificante e quando vuole la Politica (la maiuscola è voluta) le soluzioni sa trovarle.

Sembra l’uovo di Colombo, cambiando radicalmente argomento, quello dell’illuminazione pubblica. In un apprezzabile slancio comunicativo, avremo anche una conferenza nella quale la società aggiudicataria spiegherà i benefici per la cittadinanza dell’adesione alla convenzione Consip. Ricordiamo il sindaco che all’epoca del primo mandato ci evitò provvidenzialmente una “Anzio servizi”, mentre Nettuno, Aprilia, Pomezia e mezza Italia si infilavano in un vortice del quale ancora si pagano le conseguenze. Qui, speriamo di sbagliare, si parte da una base (gli atti li conosce solo la giunta che li approvati, all’albo pretorio non ci sono) ma non sappiamo cosa succede se chi interviene sul territorio scopre che – banalizziamo – i pali non a norma sono di più, come le luci da cambiare e via discorrendo. Anche in questo caso, torna utile l’esempio Depfa Bank. L’istituto mise nero su bianco: voi fate, se non riuscite ci prendiamo tutto noi. E’ stato evitato, per fortuna, anche se in extremis.

Dire “voi fate” alla società che rifarà l’illuminazione necessita di un controllo capillare, perché a passare da circa 10 milioni a molto di più ci vuole poco e avere evitato la “Anzio servizi” per infilarsi in un vortice con l’illuminazione, sarebbe poco onorevole.

Il sindaco, Puccini-Vignarola e il porto. Parliamone

La commissione urbanistica sulla Vignarola

Chi segue questo spazio perdonerà i silenzi. Altre vicende mi tengono un po’ troppo lontano dall’esprimere qui il mio pensiero. Anzitutto tranquilli, se avete sentito o continuate a sentire l’ultima “certezza” della politica di Anzio non date retta: non farò il capo di gabinetto al sindaco, tanto meno mi occuperò della sua comunicazione. Dopo il voto nessuno me lo ha chiesto, comunque non avrei mai accettato, e prima avevo scartato l’ipotesi che alcuni avevano paventato a patto che ritirassi la candidatura. Su questo non c’è altro da aggiungere.

Sull’intervista che il sindaco ha rilasciato ad Agostino Gaeta una settimana fa, sia concessa qualche riflessione. Ho avuto modo già di dire come la vicenda per la quale De Angelis è indagato – e innocente fino a prova del contrario – poco interessa. Non deve stupirsi, però, della eco avuta e del fatto che fosse sui giornali prima che finisse di essergli notificata. Nell’epoca del web, lui “erede” di un sindaco che si diceva 3.0, le forze dell’ordine hanno imparato da tempo a fare dei “lanci” stampa.

E veniamo al contenuto che ci riguarda più da vicino. Il sindaco assume per la terza volta l’impegno sulla vicenda Puccini-Vignarola, in settimana l’assessore all’urbanistica lo ha confermato in commissione .

Al netto della agiografia che alcuni fanno sulla vicenda, va ricordato che nel suo programma “copia e incolla” De Angelis non aveva la revoca della delibera. E’ sempre stato contrario allo “spacchettamento” e gli va dato atto – salvo allearsi con chi lo aveva fatto – si è impegnato in un dibattito pubblico a revocarla, lo ha fatto in Consiglio comunale, poi alla proposta dell’opposizione ha risposto picche. Ora si prepara una delibera che non ci sarebbe mai stata – perché in maggioranza non tutti sono d’accordo – se il Tar non l’avesse imposto. Ne prendiamo atto e non ci giriamo troppo intorno: la previsione di piano esiste, se e quando la proprietà potrà realizzarla bene, altrimenti l’area resta così e non c’è da scandalizzarsi. Come non deve scandalizzarsi un politico navigato qual è il sindaco se l’opposizione al primo consiglio comunale porta avanti una sua proposta programmatica e cerca di farla approvare… Altro che fretta, è stato un passaggio che oggi deve essere rivendicato, insieme alla mobilitazione del comitato.

Sul porto qualcosa va puntualizzato. Intanto che l’approvazione dell’ordine del giorno proposto dai 5stelle in Consiglio regionale e nel quale è confluita anche una mozione del Pd, non fa decadere domani la concessione. Però è un segnale chiaro: non si gioca più alla telenovela degli annunci e si rispettano gli impegni, a cominciare dai canoni che vanno pagati e ora sono a ruolo. E se mai la concessione dovesse decadere, è evidente che la Regione – per la storia che ha il porto “nella” città – non potrebbe che passare per un discorso pubblico. La decadenza non sarebbe “alla cieca” come qualcuno suppone e dobbiamo salvaguardare la pubblicità del porto per eventualmente rivedere anche il progetto originario – partendo dal fare solo il bacino interno – e non viceversa.

Perché qui l’impressione, forse qualcosa in più, è che invece il porto rischiamo di affidarlo a Marinedi e Marconi. Il 31 gennaio, tra una settimana, è atteso per l’ennesima volta un bando. Così dice il sindaco e vedremo. Certo vogliamo capire cosa significa che Marinedi “conferisce” alla Capo d’Anzio 7 milioni al tasso del 5,5%, dopo aver detto non solo che intende cedere le sue quote a un fondo (sì, sempre quello maltese….) ma ha presentato anche un’offerta al Comune per prendersi il 61%. Su questo il sindaco che ha sempre difeso la natura pubblica del porto deve essere categorico. E poi, ci facciamo “conferire” 7 milioni mentre abbiamo un contenzioso aperto con il socio privato? Già in passato, banalizzando, ho sostenuto che è un po’ come una coppia che sta divorziando e va in banca a chiedere un mutuo per la prima casa….

Sui bilanci della Capo d’Anzio, invece, De Angelis conosce bene la situazione. Sono “ballerini”, per ammissione stessa di chi li ha compilati, forse il generale Marchetti ha lasciato la presidenza proprio perché si è reso conto di cosa sarebbe andato a sottoscrivere. Di certo il sindaco non può dire che nel 2005 la società “era pronta per fare una gara da 140 milioni”. Il motivo? Nel 2005 è stata chiesta la concessione, non c’era alcuna gara all’orizzonte. Poi che la Regione abbia creato ostacoli nel periodo Marrazzo/Montino/Astorre (spinti dai seguaci locali) lo abbiamo detto mille volte, è vero, ma da quando Capo d’Anzio ha la concessione (2011) a oggi ha fatto poco o niente. E a leggere le carte il Comune, epoca Bruschini, ancora meno per mandare via Marconi. Perché se la causa è ancora in piedi lo dobbiamo alla serietà dell’avvocato Cancrini.

A proposito di Bruschini colpisce che il sindaco attuale, “incaricato” dal predecessore, dica di essere stato fuori da tutto addirittura dal 2008. Suvvia, D’Arpino alla presidenza della Capo d’Anzio era frutto di un accordo preciso, i primi anni del mandato – fino alla nascita di Fli – sono stati d’amore e d’accordo. Poi dall’opposizione di lotta e di governo, dal 2013, si è arrivati a votare i bilanci. Tutto questo, come diceva l’ospite di una delle prime edizioni di Quelli che il calcio, “per la precisione”.

Porto, l’offerta di Marconi? Bene, paghi e se ne vada. Subito

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Leggiamo di un’offerta di Marinedi per rilevare le quote del Comune in seno alla società “Capo d’Anzio”. Se fosse davvero di 5 milioni di euro riusciremmo sì e no a pagare i debiti della società. Però se l’ingegnere Renato Marconi – patron della Marinedi – vuole pagare davvero per il porto di Anzio, faccia pure. Ma per andarsene.

Che le sue intenzioni fossero tali, in questo umile spazio lo si racconta da tempo. Che la politica di casa nostra abbia contribuito affinché si creassero le condizioni di questo sfascio, pure.  Basta avere la bontà di leggere, anche se averlo detto in tempi non sospetti conta poco in questo momento. Se davvero esiste un’offerta, l’unico modo che esiste per accettarla è che Marinedi paghi il Comune per andare via, la chiudiamo qui e amici come prima. Perché 5 milioni di euro sono un’elemosina per rilevare il porto, anzitutto, e di essere presi in giro su questo argomento siamo francamente stufi. Poi ci sono un’altra serie di motivi.

Il primo è che, dopo aver aperto un contenzioso con “Italia Navigando” che (sbaglieremo) ci ritroveremo pari pari dalle nostre parti, si è ritrovato 10 porti. Un’operazione che solo di spese notarili ha avuto costi record e che ha avuto un via libera “bipartisan“, sulla quale l’allora senatore Candido De Angelis fece una puntuale interrogazione parlamentare che ottenne come risposta, sintetizziamo al massimo, “è così e basta”. Di fatto Marconi, senza un euro o quasi, si è ritrovato 10 porti e fra questi guarda caso proprio Anzio. Che conosceva non bene, benissimo.

Per essere stato tra i progettisti del vicino “Marina di Nettuno” anni addietro e per aver firmato, proprio con Candido De Angelis i “patti parasociali” tra Comune e Italia Navigando. Quando in consiglio comunale si decise che le azioni di “tipo b” non sarebbero più state dei cittadini. Tanto la “rete” dei porti sarebbe stata pubblica, si parlava di fondi stanziati in finanziaria, c’era la “garanzia” di Gianfranco Fini. Quando Marconi firmava, Italia Navigando non era già più completamente pubblica,  perché l’ingegnere che vantava un credito nei confronti della società si era fatto dare una parte di quote. Quando venne scoperto, con la copertina sul Granchio “Italia naufrgando”, il Comune non fece nulla Ora, ad Anzio, sembra le voglia tutte quelle quote…

I “patti parasociali” prevedevano, fra l’altro, che “Italia navigando” trovasse i finanziamenti per realizzare il porto entro un anno dalla concessione. Quell’anno è scaduto a settembre 2012, Marinedi rilevando – senza che nessuno avvisasse il Comune come invece era previsto – quelle quote, si è assunto gli oneri di “Italia navigando” e Marconi come prima cosa ha “disconosciuto” i patti parasociali. Sostenendo – così ci raccontava l’ex sindaco Luciano Bruschini – di aver firmato altro ancora con De Angelis, dopo quei patti, e di averli “superati”.

Basterebbe e avanzerebbe questo, il recitare più parti in commedia da parte dell’ingegnere, per dire “grazie, ci dia i soldi e vada”.  Ma c’è stato altro, dal 2012 a oggi, con precise responsabilità politiche di  chi ha guidato la città e – di conseguenza – di chi ci si è alleato.

Marconi si è inventato “Marina di Capo d’Anzio” senza che il Comune trovasse qualcosa da dire, ha mandato il suo avvocato – sicuramente mettendo in conto chissà quanto – a fare i contratti “porta a porta”. In Comune, nel frattempo, si votavano ordini del giorno all’unanimità sul porto pubblico, puntualmente disattesi, si teneva nei cassetti il parere di Cancrini senza fare causa, si diceva – rispondendo proprio a De Angelis – “Parola d’onore, caccio Marconi” ma poi ci si firmava la “road map”. Pensando, fino a qualche settimana fa, che tanto con l’ingegnere era tutto a posto. Alla “Capo d’Anzio” cambiavano i presidenti e si affrettavano ad annunciare bandi impossibili, mentre la parte privata immaginava un fondo maltese, preparava i documenti, i business plan,  i progetti e teneva i bilanci, creando – come è stato  per “Italia navigando” – i presupposti per avere un credito nella “Capo d’Anzio”.  Salvo scrivere, nel documento mandato in Camera di commercio al posto del bilancio, che loro – benché soci – non si assumono responsabilità.

Ecco, andassero altrove se l’apporto che devono dare è questo. E intervenga la Regione, una volta per tutte. L’offerta di Marinedi è un’offesa. Se vuole pagare, va ribadito, lo faccia per andare via.

Il porto è di Anzio, pubblico, questo carrozzone messo in piedi ha fallito, ma nessuno può venire a offrire una miseria sperando magari in protezioni politiche “bipartisan” com’è stato finora.

Il porto? Cosa fatta… La parola (anzi le bugie) di Marinedi

marinedi

Vivessimo su Marte, pure pure. Ma siamo ad Anzio, la situazione della società ancora al 61% pubblica – la Capo d’Anzio – è pressoché fallimentare, però leggiamo su un periodico specializzato come “Nautica report” che il porto cresce.

Giova ricordare che la Capo d’Anzio è rimasta senza presidente per le dimissioni del generale Ugo Marchetti e dopo averne cambiati quattro in tre anni. La società da sette anni ha una concessione che non riesce a rendere operativa, da più di tre annuncia improbabili bandi, chiude i bilanci in rosso sistematicamente, ha un contenzioso aperto con gli ormeggiatori, uno ancora più serio tra soci, non paga i canoni di concessione, ha una fidejussione che non si poteva concedere ancora in piedi e sotto la lente della Corte dei Conti, ma continua a vendere fumo.

(…) Un progetto, dunque, impegnativo reso possibile dalla forte partnership pubblico-privato tra una amministrazione comunale lungimirante e una società specializzata nella portualità turistica – la Marinedi srl, forte di una rete di ben 13 marina operativi e 10 in sviluppo – nonché dalla volontà  appassionata di alcuni operatori locali come il “nostromo” Luigi d’Arpino, che hanno permesso il superamento delle iniziali difficoltà tecnico-burocratiche e delle consuete beghe locali di parte“.  La data sul post come potete vedere è quella del 29 novembre, dell’impegno di D’Arpino per il porto sappiamo bene, però non guida più la società ormai da tempo e anzi vanta (o vantava, non sappiamo se è stato risolta la vicenda) un credito per gli stipendi non avuti.

E le difficoltà tecnico-burocratiche non ci sono da quando, nel 2010, è stato firmato l’accordo di programma con la Regione che nel 2011 ha dato la concessione (giunte Polverini) e – nel 2014 (giunta Zingaretti) – ha invertito su richiesta della società il crono programma. Peccato che di quell’accordo, della concessione – che per esempio prevede l’escavo del canale di accesso – e dei vari piani finanziari dall’inversione del crono programma a oggi sia stato solo demolito l’ex Splash down, dipinta qualche bitta, fatto piccoli lavori che hanno “aperto” il cantiere che lì si è fermato. In cambio della gestione del bacino, dopo aver “sfrattato” cooperative che avevano certamente mille difetti (e comportamenti minacciosi) ma delle quali si stanno ancora usando – gratis –  le attrezzature. Peggio, indicando in bilancio la cifra di un potenziale risarcimento dalle stesse coop che nessuno ha ancora stabilito.

Che Marinedi punti a “prendersi” il porto non è un mistero, in questo umile spazio lo vado ripetendo da tempo e chi vuole può scaricare qui una serie di precedenti. E’ il caso che il socio di maggioranza si faccia almeno sentire (sembra abbia revocato i patti parasociali, è già qualcosa) così come la Regione Lazio, magari iniziando a rispondere alle puntuali richieste di Anna Marracino, capogruppo del Pd.

Delle bugie siamo stanchi.

Cerchi il bilancio, trovi il piano. Così vorrebbero fare il porto

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Il bilancio 2017 della Capo d’Anzio? Cerchi in Camera di commercio, scopri che è stato depositato, clicchi e scarichi il documento ma – sorpresa – esce fuori il piano finanziario che la società ha presentato per l’ennesimo tentativo di realizzare il porto. Deve esserci anche il bilancio, sia chiaro, ma evidentemente non è stato ancora “caricato” dalla Camera di commercio. Né compare – come invece è previsto per legge – sul sito della società (vedere questo link) né su quello del Comune (siamo fermi al 2015, cliccare qui ) e questa è una prima segnalazione alla neo segretaria comunale Giosy Tomasello, insieme all’augurio di buon lavoro.

Ma torniamo al piano che, invece, qualcosa ci dice. Intanto che è aggiornato a gennaio 2018, poi che Marinedi – socio privato della Capo d’Anzio, al 39% – informa di averlo elaborato “esclusivamente su informazioni fornite dalla Capo d’Anzio“. Come se loro fossero soci di altro… Ma non è nemmeno questo il punto, perché gli autori del piano mettono le mani avanti dicendo: “Prospettive, previsioni e proiezioni indicate dal cliente ed enunciate nel presente documento, si riferiscono a eventi futuri e sono basate su presupposti che potrebbero non rimanere validi per l’intero periodo considerato. Conseguentemente, su di esse non si può fare affidamento e Marinedi non esprime alcuna opinione su quanto i risultati effettivamente conseguiti rifletteranno ciascuna delle prospettive, proiezioni e previsioni enunciate“. Ancora: “Marinedi non fornisce alcuna dichiarazione o garanzia, con riferimento all’accuratezza o completezza delle informazioni contenute nel presente documento o dei risultati conseguiti all’applicazione del modello, nonché rispetto a qualsiasi altra comunicazione scritta o orale eventualmente trasmessa o resa disponibile a terzi. Marinedi declina espressamente qualsiasi tipo di responsabilità fondata su tali informazioni ovvero derivante dalla loro omessa comunicazione“. Della serie: io il piano – che riguarda l’arco temporale 2015-2029-  lo faccio, ma non garantisco. Andiamo bene…

Lo studio è elaborato “per analizzare le concrete possibilità di realizzare la seconda fase dei lavori” e in riferimento ai precedenti piani finanziari “costituisce un aggiornamento che succede alla realizzazione dei lavori di fase 1″ quelli di “messa in sicurezza, funzionali all’avvio dell’operatività, conclusi fra fine 2016 e inizi del 2017“. Chi li ha visti? Andiamo avanti e scopriamo che sono 236.000 euro spesi evidentemente per qualche rattoppo, non certo per la messa in sicurezza che originariamente era ben altro.

Ancora, vediamo la seconda fase: realizzazione di un bacino di ormeggio di 593 posti barca, oltre a 81 destinati alla pesca, circa 300 posti auto scoperti e 33 box. “L’ammontare dell’investimento previsto è pari a 20 milioni 129.256 oltre iva, al netto di un ribasso in fase di gara stimato prudenzialmente al 10% rispetto a una media di settore del 25%“.

Nel piano sono inserite anche le “posizioni debitorie” della Capo d’Anzio, a partire da quella con la Banca Popolare del Lazio pari a 226.182 euro fino ad “altri debiti”. L’intenzione è quella di chiudere i conti entro il 31 dicembre 2019 con la Bpl, entro il 2021 con i fornitori, il 2022 per chiudere almeno il 50% degli “altri” e poi procedere “progressivamente al saldo negli anni successivi”. A quanto ammonta il totale nel 2017 non è dato sapere, mancando il bilancio, sappiamo che i debiti accumulati fino al 2016 erano 2 milioni 494.938 euro.

Nel piano ci sono grafici, tabelle, incrementi previsti e contratti stimati da stipulare, ma come si affronta la spesa per la realizzazione? Ecco la spiegazione a gennaio 2018, recenti interviste sembrano dire altro, ma restiamo ai documenti: 10 milioni di euro di mutuo; finanziamento della linea Iva e rimborso al termine dei lavori mediante cessione del credito Iva per complessivi 4 milioni; 5,7 milioni a carico della ditta aggiudicataria dei lavori, tramite cessione per l’intera durata della concessione di “dolt” (i diritti di ormeggio a lungo termine) di eguale importo a una tariffa speciale di 2.100 euro al metro; 3,5 milioni derivanti dalla cessione dei “dolt” alla tariffa standard di 2.750 euro al metro e 2,1 milioni dai flussi di cassa derivanti dalla cessione dei “dolt” e dalla gestione corrente fino al 2029 per il pagamento degli interessi. Totale previsto, 26 milioni 617.000 euro, iva inclusa.

Ah, per la cronaca. Il bilancio non c’è, ma nel piano si legge che il risultato 2017 è stimato in un utile di 127.212 euro, destinato secondo lo studio a salire di anno in anno fino a 1 milione 457.000 del 2029 ma – tornando all’inizio e a quello che afferma Marinedi – “su di esse non si può fare affidamento

ps,  chi ha perso le puntate precedenti o ha la memoria corta, può approfondire qui

Malasuerte: parcheggi, “sistema” e il finto interesse pubblico

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Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Partiamo da qui, prima di fare qualche passo indietro e tornare ai giorni nostri. Partiamo dal 14 luglio 2017, da quello che è scritto nella sentenza del processo “Malasuerte”. Una delle estorsioni che la polizia giudiziaria ha documentato in quell’indagine riguarda – è noto – la gestione dei parcheggi al porto di Anzio, destinati a chi si imbarca per Ponza e gestiti, ancora oggi, da due cooperative che non si fanno più concorrenza, ma si sono accordate – come emerso in Tribunale – per “una macchina ciascuno”.

Il giro è importante, non c’è dubbio, ma dobbiamo ricordare che sono cooperative private e che il Comune di Anzio – e la sua società controllata, “Capo d’Anzio” – dovrebbero preoccuparsi di far rispettare le regole e non di tirare fuori non meglio chiariti interessi pubblici per consentire di gestire spazi in piazzale Marinai d’Italia. Un anno fa a titolo gratuito, quest’anno pagando una sciocchezza. Ma andiamo con ordine, così scopriamo che l’unico interesse pubblico è evidentemente quello di chi ha messo in piedi il “sistema Anzio” che continua a mietere consensi.

Facciamo un piccolo salto indietro, al 2015. La Polizia di Stato indaga su alcune estorsioni, emerge chiaramente quella ai danni della società “Supercar” che paga tangenti per poter lavorare. Racconta la titolare agli investigatori di essere stata in Comune a lamentarsi della concorrenza sleale dei Neroniani (Giva), nel 2012, e di non avere avuto risposte, quindi di essersi rivolta a un politico. Poi dice che a rivolgersi a lei – forse perché saputo della cosa – è Giorgio Zucchini, allora consigliere comunale. La ricostruzione di quel verbale, finita in più interrogazioni parlamentari, non lo convincerà al punto che Zucchini denuncerà la signora. Però l’incontro ci fu eccome, perché la situazione al porto era esplosiva, tutti cercavano di accaparrarsi clienti, e lui si prodiga per sistemare. Torniamo al 2017, 22 giugno, testimonianza dello stesso Zucchini, vice sindaco: “Nei parlai col sindaco dicendo che tutta l’estate c’era stata questa lamentela e magari se si poteva evitare, che potevo occuparmene io e io dissi “non ho confidenza molta con la Marchesi” e lui disse “dillo a mio fratello”, il fratello credo abbia un’amicizia da tantissimi anni e io mi rivolsi al fratello del sindaco per dire “vediamo se riusciamo a trovare… a fare un tavolo per vedere una soluzione possibile” e questo facemmo. l’ho suggerito io, presente io e il fratello del sindaco, la signora, il figlio ed Ernesto Parziale”. L’incontro viene collocato tra fine 2012 e inizio 2013. Parziale è lì per conto dei Neroniani, la moglie si candiderà in “ticket” con Zucchini alle amministrative della primavera di quell’anno. Una coincidenza. Eletta, si dimetterà dalla presidenza della Giva, avuta fino a qualche tempo prima, la stessa società per la quale oggi è a giudizio per le proroghe “infinite” del Comune.

Comune nel quale si sapeva bene, eccome, cosa succedeva al porto, tanto che in una delle intercettazioni dell’operazione che portò ai domiciliari (poi assolta) Angela Santaniello, l’allora direttore generale Franco Pusceddu chiedeva “che state a fa con le cooperative di Italo?” Inteso come Colarieti, ex assessore ai servizi sociali. Di quella inchiesta ritroviamo, in “Malasuerte”, come addetto a consegnare le buste con i soldi, l’altro imputato Augusto De Berardinis. Va ricordato che la Santaniello è stata assolta in appello, mentre per Colarieti e il ragazzo della cooperativa Raimbow la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviandola ad altra sezione. Ma qui il penale non interessa, il “sistema Anzio” sì.

Ed è palese che il presunto interesse pubblico altro non è che quello di chi “fa” politica.

Torniamo all’incontro promosso da Zucchini, nato con l’intenzione di costituire un Consorzio o trovare un accordo commerciale, diventato quello che sulle buste piene di soldi era indicato come “pizzo per Angelo”. Destinato non tanto a chi riceveva il denaro ma ai familiari di Raffaele Letizia, alle prese con il 416bis. Andrà così fino a quando la Polizia di Stato eseguirà le misure cautelari per l’operazione “Malasuerte”, 20 maggio del 2016. E si scopriranno gli interessi anche intorno ai parcheggi. Così come quelli sui lavori in Comune di chi sta “a piscià a Villa Sarsina” ma è sempre insieme a Bruschini e ha anche l’onore di essere portato sulla barca delle autorità a Sant’Antonio.

Un mese e mezzo prima – il 4 aprile – la giunta aveva autorizzato le due cooperative a installare un box e gestire l’attività per cinque anni. La situazione non cambia, anzi peggiora, il 30 giugno Luciano Bruschini diffida le due società a “vietare ai propri dipendenti (…) a occupare la strada per fermare o rallentare veicoli al fine di procacciarsi la rimessa”. La relazione del comandante dei vigili, Mario Camilli, del 25 giugno parla di “situazione di grave disagio”. La mattina stessa della diffida si fa riferimento a “disordini”, il 9 luglio a “disturbo della quiete pubblica” e avanti così, fino al 13 agosto. Camilli chiederà inutilmente al sindaco di “adottare provvedimenti”. La vicenda “Malasuerte” è di dominio pubblico, ma Bruschini si limiterà solo a quella diffida che nessuno rispetta. E in consiglio comunale, nessuno aprirà bocca.

E arriviamo al 2017, 3 marzo, quando con un improbabile italiano il dirigente della polizia locale, Sergio Ierace scrive alla Capo d’Anzio. I verbali dell’anno precedente? “Disagi causati alla viabilità, sfociati anche in situazioni incresciose”. Della serie, tu crei disagio e io trovo la soluzione. Perciò: “Si ritiene doverosa da parte di questa amministrazione intervenire energicamente al fine di meglio organizzare il servizio stesso”. Dei parcheggi? Di aziende private benché con delibera di assegnazione di uno spazio per il quale non hanno rispettato le regole? Evidentemente sì. Al punto di individuare l’area in fondo al piazzale “messa a disposizione a titolo gratuito dalla Capo d’Anzio a partecipazione comunale”. La Capo d’Anzio acconsente e mette a disposizione del Comune – non delle coop – l’area. Le attività l’avranno gratis, salva l’ordinaria manutenzione. Il senatore Gaetti, del Movimento 5stelle, scriverà alla Procura e a rileggere le carte oggi forse c’era più di qualcosa da approfondire, ma a Velletri va così…

Arriviamo al 2018, all’1 luglio, alla presunta aggressione verbale a un disabile che occupava un posto fra l’altro non concesso alle cooperative e alla richiesta fatta da chi scrive, allora ancora in carica come consigliere comunale di minoranza, alla quale gli uffici hanno risposto con molta calma. La polizia locale, fra l’altro, allegando il materiale già inviato proprio a Gaetti a suo tempo. La richiesta puntava a sapere:

1) a che titolo le società occupano lo spazio e quanti sono gli stalli riservati; 2) a quanto ammonta la “riserva onerosa” e in che modo è stata calcolata; 3) i pagamenti finora ricevuti; 4) per quale motivo non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi; 5) a che titolo le società hanno occupato lo spazio e quanti stalli sono stati loro riservati nel 2017; 6) se e quanto ha percepito la “Capo d’Anzio” per gli spazi riservati nel 2017; 7) per quale motivo, anche lo scorso anno, non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli stalli in questione.

Sul punto 1 un po’ di pazienza, sul 2 sappiamo che pagano 5.000 euro più Iva alla Capo d’Anzio, ma non sappiamo in che modo è stata calcolata. Sul 3 non c’è risposta, sul 4 neanche (i bandi, questi sconosciuti….), sul 5 e 6 abbiamo visto la richiesta dello scorso anno di Ierace, sul 7 vedi il 4

Eccolo, allora, il punto 1 che è sconcertante, in quanto viene “ribadita l’esigenza di pubblica utilità” con un “sollecito del sindaco del 23 maggio 2018”. Vale a dire a due settimane dal voto. Quelle coop andavano “sistemate” in piena campagna elettorale e la Capo d’Anzio ha proceduto su richiesta del rappresentante del 61% delle quote pubbliche nella società.

Non serve aggiungere molto. Il “sistema Anzio” è lapalissiano e forse il sindaco che proprio Bruschini ha indicato come suo successore, Candido De Angelis, e ha vinto al primo turno, non conosceva la vicenda parcheggi così a fondo.

Diamogli il beneficio di inventario, anche se era consigliere di opposizione (!?) e perfettamente a conoscenza di “Malasuerte” e compagnia. Se l’interesse pubblico è quello di tutelare due coop che magari portano consensi, alziamo le mani. Se è quello dei cittadini – tutti – ha il dovere di prendere i provvedimenti del caso. Mettendosi contro il suo predecessore e anche contro chi è stato candidato nelle sue liste e ha favorito tutto questo con quelle coop e con chissà quante altre vicende. Adottando il “sistema Anzio“. Ecco, De Angelis dimostri la tanto sbandierata discontinuità.