Malasuerte, sentenza definitiva: le responsabilità politiche

La Corte di Cassazione

La sentenza è definitiva. Quella di “Malasuerte”, delle estorsioni che hanno riguardato anche i parcheggi al porto per le auto dirette a Ponza e lambito la politica, è una storia chiusa dal punto di vista giudiziario. Una vicenda che ci racconta molte cose di come abbia funzionato – e funzioni – quello che amo definire da tempo come il “sistema Anzio”. E che, dalla sentenza di Cassazione e dalle dichiarazioni della difesa di uno degli imputati, emerge ancora più chiaramente. Dichiarazioni pesanti, come quelle che il pubblico ministero fece in primo grado – a Velletri – dicendo senza mezze misure che “sì, ad Anzio c’è la camorra”. La fece rispondendo a chi, i difensori degli imputati, non voleva si acquisissero gli atti relativi a Raffaele Letizia. Un presunto camorrista, detenuto al 416 bis, ai familiari del quale andavano i soldi estorti per la gestione dei parcheggi.

Gestione che secondo le intenzioni di un esponente di punta del centro-destra anziate – l’ex vice sindaco Giorgio Zucchini, in corsa fino alle ultime amministrative nella coalizione che ha eletto De Angelis – doveva essere “consorziata” ma che invece divenne il “pizzo per Angelo”. Al secolo Angelo Pellecchia, nell’orbita delle attività che in Comune passano per le cooperative del verde. Cooperative per le quali sono pendenti un paio di processi che non lo vedono coinvolto ma riguardano da un lato la vicenda delle 27 proroghe e dall’altro le violenze al momento del passaggio da Giva (sempre riconducibile a Salsedo) a Parco di Veio. Nel primo e nel secondo caso, sono a giudizio due assessori dell’attuale giunta, nel primo anche un ex assessore di nuovo molto presente in Comune. Ribadisco il concetto che si è innocenti fino a prova del contrario, ma la responsabilità politica di tutto questo è palese ed è altrettanto grave.

Torniamo a “Malasuerte”: Zucchini si fece promotore di un incontro, al quale presero parte secondo le sue dichiarazioni in sede di testimonianza in Tribunale, anche il fratello dell’ex sindaco Luciano Bruschini e l’imprenditore Ernesto Parziale, consorte dell’attuale assessore Valentina Salsedo e uso frequentare abitualmente gli uffici dell’ente. Quest’ultimo era arrivato a occuparsi di parcheggi con la cooperativa “Neroniani”. Quell’incontro – irrilevante dal punto di vista penale – diede di fatto il via alla vicenda che per comodità chiamiamo con il nome dell’operazione.

Si capisce, allora, perché nonostante le ripetute segnalazioni della Polizia Locale sui disagi che le società in concorrenza al porto per le auto dirette a Ponza il sindaco facesse spallucce. E forse si capisce pure il motivo per il quale, riferendosi ai disagi per l’ordine pubblico, arrivato ad Anzio l’attuale dirigente della polizia locale (sembra su “sponsorizzazione” proprio di Zucchini) si sia preoccupato di far spostare quelle società dietro al porto. Gratis. Su un’area della “Capo d’Anzio” che nell’ultima stagione ha invece affittato gli spazi a un prezzo irrisorio, che nonostante più accessi agli atti (di chi scrive, della Marracino capogruppo Pd e della Pollastrini capogruppo 5stelle) non sappiamo come sia stato determinato.

E veniamo alla Cassazione, perché la difesa di Pellecchia non ci ha pensato un attimo e intanto ha evidenziato come “chiunque era legittimato ad operare nel settore del car valet e nessuno poteva pretendere di avere il monopolio per evitare problemi di ordine pubblico, che già in passato si erano verificati in ragione della concorrenza deregolamentata tra le diverse ditte operanti al porto”. E poi ha chiamato in causa la politica, sostenendo che l’accordo era stato stipulato e “rinnovato nei due anni successivi, sulla base di una prospettazione di future problematiche per l’attività che non proveniva dagli imputati bensì dall’assessore comunale Giorgio Zucchini”.

Il processo ha detto altro, ma la linea di confine tra politica e chi operava al porto in un settore evidentemente redditizio, ne esce ancor più assottigliata. E non dimentichiamo il “ticket” di genere alle elezioni del 2013 tra Zucchini e Salsedo. Di più, la Cassazione ricorda come la vittima dell’estorsione, secondo la sentenza di primo grado: “nel 2013, dopo avere rifiutato di costituire un consorzio con la cooperativa “I Neroniani”, al primo anno di attività, decise comunque di versare una quota dei propri utili a detta cooperativa, assumendo una parte del personale, per evitare che “si potessero verificare al porto quelle paventate problematiche di ‘ordine pubblico’ in ragione delle quali il Comune […] avrebbe potuto bloccare la sua attività“. C’era una attenzione – chiamiamola così – evidente di chi “fa” politica. La stessa sentenza di primo grado parla infatti di “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”.

C’è poco altro da aggiungere, se non che aspettiamo di sapere dove e versando quale canone – se ciò avvenisse ancora su uno spazio dei cittadini – le società gestiranno il servizio di parcheggio per chi è diretto a Ponza.

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