Anzio, la “battaglia” per la commissione trasparenza. Ma pensate a governare…

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si riunisce la commissione

In commissione trasparenza ci deve essere un amico o uno scemo”. Paride Tulli, anni fa, amava definire così la presidenza che spettava all’opposizione per legge. Lui, che l’aveva presieduta, di certo scemo non era e non è. La frase dell’ex consigliere Psdi, già assessore nella giunta D’Amico a fine anni ’80, quindi capogruppo di Forza Italia e poi candidato sindaco del Pd, alle ultime amministrative schierato a sostegno di Roberto Palomba sindaco e quindi oggi riteniamo in maggioranza, la dice lunga su come vadano le cose nella politica di casa nostra.

Paride perdonerà, il suo excursus è quello comune a molti di quelli che ancora oggi rappresentano la politica di Anzio, e che nella maggioranza che da un ventennio e oltre guida la città vorrebbero scegliersi oggi anche l’avversario. Quando si svolsero le primarie per il candidato sindaco del centro-sinistra non parteciparono molti esponenti di destra? Su, non ci prendiamo in giro.

Allora, oggi, non basta aver vinto, il manovratore non vuole essere disturbato. E al tempo si deve coalizzare sempre contro qualche “nemico“.

Francamente quale sia il “reato” commesso dalla presidente della commissione trasparenza, Rita Pollastrini dei 5stelle, che oggi si vuole sfiduciare non lo comprendo. O forse sì, è andata a chiedere chiarezza – anche sulla base di sollecitazioni arrivate da non pochi cittadini – sul bando per la spiaggia di Lido dei Pini. Insomma, ha fatto ciò che un presidente né amico né scemo, deve fare. Ma ad Anzio, evidentemente, non è concesso. Lei stessa ricorda le quattro convocazioni, sempre su temi di assoluta attualità, sui quali fra l’altro non c’era né c’è alcuna chiarezza: porto, Consorzio Sant’Olivo, bando per la piscina (qui è arrivata una delibera quadro, va detto per correttezza) e appunto spiaggia di Lido dei Pini. Non si doveva? Non si può? E perché?

Esiste un precedente di “sfiducia“, ricordiamolo, e riguarda l’allora capogruppo del Pd Andrea Mingiacchi che “osò” chiedere chiarimenti sull’appalto mense. Sappiamo che la commissione trasparenza non è un tribunale, ci mancherebbe, ma il buon Mingiacchi – poi passato armi e bagagli nella coalizione di De Angelis sindaco – venne defenestrato per far posto a Eugenio Ruggiero, allora formalmente all’opposizione. Quel volpone di Luciano Bruschini aveva “neutralizzato” la commissione che, di fatto, non si riunì più e se lo fece non trattò temi scottanti. A proposito di discontinuità, ora il sindaco prova a disinnescare le richieste che arrivano da una commissione che per legge deve fare il suo mestiere, per legge spetta come presidenza alla opposizione e che non può essere la maggioranza a decidere di cambiare. Rita Pollastrini è stata indicata dai consiglieri di opposizione – allora presenti anche Cafà e Palomba, poi entrati in maggioranza – e se proprio si deve cambiare sono loro a doverlo decidere.

Ma la maggioranza, alla quale serve il “nemico“, la butta sulla commissione per non affrontare i suoi fallimenti. Sì sì, è vero, il bilancio nei tempi, il “rinascimento“, i “selfie” a ogni lavoro pubblico, la grande stagione estiva che si annuncia (compresi gli spettacoli affidati a un candidato consigliere non eletto nella coalizione, che fa….) ma se andiamo a rileggere il programma del centro-destra quanti punti del programma sono avviati/realizzati un anno dopo? Non dicessero il “De.Co.” per la minestra di pesce, perché era nel programma di altri la denominazione comunale dei prodotti tipici. Come? Ah sì, il mediatico #brandAnzio, unica cosa che corrisponde tra le promesse elettorali messe nero su bianco e ciò che si prova a realizzare.

La maggioranza, divisa e litigiosa su diversi argomenti, pensi a governare e non alla commissione trasparenza e a mettere un presidente “amico o scemo“. Ecco, faccia una cosa di reale discontinuità se ci riesce: e lasci al suo posto la Pollastrini.

E l’opposizione che l’ha indicata, dica all’unanimità che non spetta a chi ha vinto “scegliersi” il presidente.

Annunci

Fu proposta “assessore” ad Anzio, arrestata per mafia

Aggiornamento del 5 giugno: a “proporre” assessore ad Anzio una esponente della famiglia Fragalà è stato un esponente Pd di Pomezia, nel frattempo espulso dal partito. E’ ancora più grave, perché qui amministrava il centro-destra e conferma purtroppo la “trasversalità” di certi rapporti nel “sistema Anzio“. Che squallore….

Di seguito quello che scrivevo ieri.

Assessore ad Anzio, per fortuna, non c’è mai diventata e va dato atto a chi ha detto “no, grazie“. Ma il fatto che qualcuno vicino al clan Fragalà, sgominato oggi dai Carabinieri sia arrivato a proporla deve comunque rappresentare un campanello d’allarme.

E continuare a ripetere che poco interessano le vicende penali, è la politica a dover prendere distanze nette da certa gente. Astrid Fragalà, così si racconta in una intercettazione, venne “sponsorizzata” per fare l’assessore ad Anzio “tu sei stata in lista per fare l’assessore ad Anzio (…) ma là , tu
quello che sei qui è una cosa, a … a quaranta chilometri … non c’è il collegamento!
“, si legge nelle carte dell’inchiesta. La conversazione risale al 2015 e non è escluso che l’interlocutore possa aver millantato.

Ma ormai non c’è vicenda giudiziaria che non arrivi ad Anzio, da Mafia Capitale (Buzzi disse di aver “buttato 150.000 euro” ad Anzio, non sappiamo per cosa o chi) alla nostrana Malasuerte che coinvolge pesantemente la politica, passando per le vicende Ecocar di Cassino e fino alle proroghe degli appalti per il verde o alle minacce per un cambio di azienda (sempre per il verde), da Evergreen a Velletri a Touchdown a Latina, arrivando fino agli omissis dei pentiti del clan Di Silvio che raccontano dei loro legami con esponenti di camorra e ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno.

Bene chi ha detto “no” a quell’assessore, ma continuare a negare l’evidenza di certi rapporti è un errore clamoroso.